Luisa Piccarreta

(Tratta da: QUANDO LA DIVINA VOLONTA’ REGNA NELLE ANIME”

Selezione di Brani dagli Scritti di Luisa Piccarreta

"La Piccola Figlia della Divina Volontà"

Nihil obstat

Trani 4 marzo 1997

+ Carmelo Cassati

Arcivescovo

La sua vita

È nata il 23 aprile 1865 nella piccola città di Corato, provincia di Bari nell'Italia del sud. Lì è vissu­ta sempre e lì è morta in concetto di Santità il 4 marzo 1947.

Visse quasi 82 anni, 70 dei quali li passò nella cella più piccola che ci sia stata nel mondo: il suo let­to. Sopra e intorno al suo letto vi era una leggera strut­tura metallica dalla quale per i quattro lati pendevano tende, che facevano del suo letto una clausura di ap­pena 2 metri quadrati, spazio sufficiente per lei e per il suo amato Gesù, che la visitava e ammaestrava affin­ché essa modellasse tutta la sua vita interiore a somiglianza di Lui. E non solo per Lui, ma anche c'era spazio per Maria SS, la Quale fu chiamata Mamma da Luisa. La SS. Vergine la visitava frequentemente per lo stesso scopo: di formare di Luisa una perfetta copia della vita interiore di Gesù.

Luisa fu sempre sotto la potestà della "Signora Obbedienza", davanti alla quale Luisa sempre si pie­gava e sottometteva - obbedienza che, durante tutta la sua vita, fu espressa dai suoi Confessori, nominati dal Vescovo.

Intervenne Nostro Signore per mettere Luisa definitivamente e senza dubbi nella sua missione di vittima di riparazione e di espiazione in favore degli uomini e si servì del colera dell'anno 1887. Luisa pre­gò Gesù di far cessare questo flagello, che da mesi ser­peggiava mietendo tante vite, e il Signore acconsentì, a condizione che lei accettasse di essere vittima di ri­parazione; avendo accettato, dopo tre giorni di soffe­renze nel suo ormai abituale stato di morte, il colera scomparve a un tratto.

Quando aveva 21 anni, il suo nuovo Confesso­re, Don Michele de Benedictis, per conoscere, prova­re e discernere quest'anima, le impose per prima cosa che, se doveva soffrire, doveva chiedergli l'ubbidien­za. Senza il suo consenso, Luisa non poteva né doveva accettare da Gesù lo stato di sofferenza.

Un anno dopo, all'incirca, Gesù le chiese di of­frirsi a patire, non già come in passato, ad intervalli, ma in continuazione, allo scopo di risparmiare agli uomini i tanti castighi che su di loro stavano per piombare, a causa dei loro peccati. Avendo dunque comu­nicato ciò al Confessore e domandatagli l'ubbidienza di stare continuamente a soffrire al letto, "per un cer­to tempo" - che lei aveva pensato che fosse non più di una quarantina di giorni - questi le disse che, se tale era la Volontà di Dio, le dava questa ubbidienza. Il confessore acconsentì e Luisa restò definitivamente a letto a 22 anni, e visse ancora per altri quasi 60 anni, sì 60 anni nella sua "cella", giacché l'ubbidienza le veni­va rinnovata, e li visse così senza essere stata mai mala­ta e senza mai le piaghe che tale stato presenterebbe.

Iniziò allora un'altra catena di grazie singolari, facendosi vedere Gesù molto spesso e disponendola allo sposalizio mistico, portandola ad una conformità perfetta con la sua Volontà. Gesù continuò il suo lavo­ro disponendo Luisa ad un ultimo "sposalizio", lo spo­salizio della Croce. Finalmente, una mattina, mostran­dosi a lei Crocifisso, le comunicò le dolorosissime stig­mate della sua Passione, acconsentendo tuttavia alla richiesta di Luisa, di lasciarle invisibili. D'allora in poi, frequentemente, Gesù stesso le rinnovò misticamente la crocifissione, in particolar modo nel giorno dell'Esal­tazione della Santa Croce. Pari ai suoi desideri incontenibili del Cielo, divenne la sua fame insaziabi­le di patire.

Morto questo Confessore, uno nuovo, Don Gennaro di Gennaro la prese sotto la sua cura nel 1898, per 24 anni. Come prima cosa, le diede l'ubbidienza dolorosissima di dover scrivere tutto quanto era avve­nuto tra lei e Gesù, fin dall'inizio. Luisa cominciò a scrivere, in forma di diario, il 28 febbraio 1899.

Gesù continuò insegnandole e preparandola per la sua eccelsa missione, per la grazia più grande, e per uno stato superiore: vivere nella Divina Volontà. Nel 1900, le parla per la prima volta e le dà questa Grazia delle grazie come la prima, e la costituisce la piccola figlia della Divina Volontà, cominciando così in essa, nel silenzio e nel nascondimento, la nuova Era di Gra­zia, il veritiero Regno della Divina Volontà sulla terra, il compimento del Padre Nostro: sia fatta la tua Volon­tà come in Cielo così in terra.

Da questo momento in poi, Luisa scrive 36 vo­lumi su come vivere nella Divina Volontà, e altre ope­re, fra le quali: "Le Ore della Passione", pubblicata 4 volte, nel 1915, 1917, 1921 e1924, e la "La Regina del Cielo nel Regno della Divina Volontà", pubblicata 3 volte, nel 1932, 1933 e 1937. Tutte con Nihil Obstat e Imprimatur. L'ubbidienza di scrivere cessò e l'ultimo brano del Volume 36 lo scrisse il 28 dicembre 1938.

Il Padre Gennaro morì nel 1922. Gli successe il Can. Don Francesco De Benedictis, il quale morì 4 anni dopo nel 1926. Per ultimo, fu nominato Confessore dall'Arcivescovo, il Can. Don Benedetto Calvi, il quale assistette Luisa fino alla sua morte.

Il 4 marzo 1947, alle 6 della mattina, Luisa morì dopo una breve ma intensa polmonite. Dopo 4 giorni di venerazione pubblica dei suoi resti, aveva la sua pri­ma apoteosi: i suoi trionfali funerali, ai quali parteci­parono innumerevoli personaggi della Chiesa locale di Trani, diocesi a cui appartiene Corato, come pure da altre località. Attualmente i suoi resti mortali riposano, con autorizzazione della Chiesa, nella Parrocchia di Santa Maria Greca a Corato.

Come era una qualsiasi giornata di Luisa? Il suo ultimo Confessore, Don Benedetto Calvi, ha lasciato questa testimonianza:

"Fenomeni Straordinari in Vita.

Verso le 6 del mattino, il Confessore era al capezzale del suo Iettino. Luisa si trovava tutta come un sol pezzo, rannicchiata cosi fortemente, che quando la sorella o per­sona di casa, per ubbidire al Confessore o al Vescovo, dove­vano sederla al letto, nella sua solita posizione, non ci riu­scivano a muoverla, per il peso, come se fosse un grosso pezzo di piombo, ne distenderle membro alcuno, perché for­temente irrigiditi. Solo quando il Confessore, che poteva essere anche, in data circostanza, un qualsiasi Sacerdote, le ridava la vita e movimento del corpo, dandole una benedi­zione e facendole sul dorso della mano, col pollice, un segno di croce, il corpo di Luisa allora si riaveva, cominciava a muoversi, mentre la sorella poteva facilmente e senza sforzo alcuno, sollevarla e rimetterla al suo posto e nella sua so­lita ed unica posizione, seduta nel suo Iettino.

Altro fenomeno straordinario: in 64 anni inchiodata nel suo lettino, non subì mai piaga di decubito.

Seguiva immediatamente la lettura, fatta solamen­te dal suo Confessore al suo capezzale, di quanto Luisa nella notte aveva scritto sulle sublimi verità della Divina Volontà.

Ancora un altro fenomeno straordinario: quale il suo vitto? Tutto quanto prendeva per cibo, dopo qualche ora, veniva tutto e completamente rimesso.

Tutti questi fenomeni sono stati osservati personal­mente e controllati scrupolosamente, e poi sottoposti a severi esami, da non pochi Dott. e Prof. Di Dogmatica, di Morale, di Ascetica e di Mistica, chiamati dai nostri Supe­riori Diocesani a riferire il loro giudizio. Ne citiamo un paio: il Dott. P Domenico Franze, O.F.M., Prof. In Fisiologia e Medi­cina nel Collegio Internazionale di Roma, e il Dott. P Consalvo Valls, O.F.M., anche costui  Dott. in Teologia, Morale, Ascetica e Mistica, e altri ancora.

Dopo aver "risvegliato" Luisa, con la santa ubbi­dienza, il Confessore, oppure un altro Sacerdote, cele­brava la S. Messa nella stanzetta, davanti al suo letto. Quin­di, ricevuta la S. Comunione, Luisa restava ancora come addormentata, estasiata, in intimo colloquio col Signo­re, per due o tre ore, senza restare però irrigidita o con perdita assoluta dei sensi. Molte volte, tuttavia, durante la giornata le accadeva di stare con Nostro Signore in modo a lei sensibile e, delle volte, le persone che le tene­vano compagnia avvertivano il fatto.

Quando ritornava in sé, si metteva a lavorare, se­duta sul letto. Cuciva e ricamava sul tombolo, in genere lavori per la chiesa, e da lei venivano ogni giorno altre ragazze a imparare, attirate soprattutto dal dolce incanto che emanava la presenza di Dio in Luisa. E con Luisa si pregava tutto il tempo, si meditavano le Ore della Passione di Gesù e si facevano ore sante di riparazione e altri eserci­zi di pietà. La sua vita, dall'esterno appariva così, sempre uguale: lavoro, silenzio e preghiera.

Verso le due e mezza o le tre pomeridiane, le veni­va portato il pranzo, che l'ubbidienza voleva: una piccola quantità di cibo, che pochi minuti dopo rimetteva. Nel pomeriggio ancora consacrava di solito un'ora alla medi­tazione e proseguiva poi il lavoro fino alle dieci e mezza o le undici della sera; allora Luisa si metteva a scrivere, a seconda che avesse ricevuto qualche particolare manife­stazione di Nostro Signore (o in giornata o nello stato di assopimento della notte), oppure a seconda che le venis­se rinnovata l'ubbidienza di scrivere. Finalmente, verso mezzanotte o l'una, Luisa perdeva i sensi e subiva lo stato di "morte"; se ciò le avveniva prima di coricarsi, in quella posizione rimaneva, come una statua di pietra.

Così trascorrevano i giorni di Luisa.

Lasciamo adesso la parola a un altro dei suoi Confessori: il Padre Annibale Maria Di Francia. An­che se fu solo Confessore straordinario per meno di 2 anni, fu in contatto con lei durante un periodo di 17 anni, fino alla morte di lui nel 1927. Lui si interessò tanto alla persona, agli scritti di Luisa e alla dottrina della Divina Volontà e fu lui che pubblicò le "Ore del­la Passione".

Nel 1910 arrivò a Corato il Beato P. Annibale M. Di Francia e iniziò una serie di visite e un frequente e intimo contatto spirituale con Luisa. Conoscerla signi­ficò per lui una svolta trascendentale nella sua vita, e la manifestazione del Divin Volere fu decisiva per la sua spiritualità. Negli ultimi tempi (1926) l'Arcivesco­vo di Trani lo designò come Direttore e Censore eccle­siastico nelle tre diocesi di Trani, Barletta e Bisceglie per quel che riguardava gli scritti di Luisa, in vista di una pubblicazione che il Padre desiderava fare ma che la sua morte impedì.

Il Beato P. Di Francia intraprese subito la stam­pa delle 24 Ore della Passione. A sua richiesta, Luisa dovette scriverle verso il 1913-1914. Il Padre le intito­lò "Orologio della Passione di N. S. Gesù Cristo" e ne fece quattro edizioni, col "nulla osta" e "Imprimatur". Il Padre, come Censore degli scritti ottenne da S.E. l'Arcivescovo di Trani l'Imprimatur per i volumi scritti da Luisa fino a quel momento, che erano già dician­nove.

Il Beato P. Di Francia ha lasciato di Luisa questa bella testimonianza, che trascriviamo in parte: "...Essa vuole vivere solitaria, nascosta ed inco­gnita. Per nessun patto al mondo avrebbe posto in ecrit­to le intime e prolungate comunicazioni con Gesù ado­rabile, dalla più tenera età fino ad oggi, e che seguitano ancora chi sa fino a quando, se Nostro Signore stesso non l'avesse replicatamente obbligata, sia pereonalmen­te, sia per mezzo della santa ubbidienza dei suoi Diret­tori, alla duale si arrende con grande fortezza e genero­sità, perché il concetto che essa ha della santa ubbi­dienza le farebbe rifiutare anche un ingresso in Paradiso, come effettivamente avvenne..."

"La sostanza è che quest'anima è in una lotta tre­menda tra un prepotente amore al naecondimento e l'ine­sorabile impero dell'Obbedienza, a cui assolutamente deve cedere. E l'Obbedienza la vince sempre! E questo costituisce uno dei più importanti caratteri di uno spi­rito vero, di una virtù solida e provata, poiché si tratta di una quarantina di anni, in cui con la più forte violenza contro se stessa si sottopone alla gran Signora Ubbi­dienza che la domina!"

"Quest'anima solitaria è una vergine purissima, tut­ta di Dio, che appare come oggetto di singolare predilezio­ne del Divin Redentore Gesù. Nostro signore, che di secolo in secolo accresce sempre di più le meraviglie del suo Amo­re, pare che di questa vergine, che Egli chiama la più piccola che abbia trovato sulla terra, destituita di ogni istruzione, abbia voluto formarne un ístrumento adatto per una miessione così sublime, che nessun'altra le si possa paragona­re, cioè il trionfo della Divina Volontà sull'universo orbe, in conformità con quanto e detto nel Pater Noster: `Fiat voluntas tua, sicut in Coelo et in terra`.

"Questa Vergine del Signore da più di 40 anni, dacché era ancora adolescente, è stata posta a letto come vitti­ma del Divino Amore. Quello è stato il letto di una lunga serie di dolori naturali e soprannaturali e di inebriamenti della Carità eterna del Cuore di Gesù. Origine dei dolori, eccedenti ogni ordine di natura, è stata quasi continua­mente un'alternata privazione di Dio..."

"Ai patimenti dell'anima si aggiungono anche quelli del corpo, di cui la massima parte allo stato mistico. Sen­za che nessun segno appaia nelle mani, nei piedi e nel co­stato o sulla fronte, essa riceve da Nostro Signore stesso una frequente crocifissione. Gesù stesso la stende sopra una croce e le conficca i chiodi. Allora avviene in essa quello che diceva S. Teresa quando riceveva la ferita dal serafino, cioè un sensibilissimo dolore da farla venir meno e nel tem­po stesso un inebriamento di amore."

"Ma se Gesù così non facesse, sarebbe per quest'ani­ma un patire spirituale, immensamente più grande, perché come la Serafina del Carmelo, dice anch'essa: `O patire o morire'. Ecco un altro segno del vero spirito..."

"Dopo quanto abbiamo accennato della lunga conti­nuata dimora di anni ed anni in un fondo di letto, nella qua­lità di vittima, con partecipazione di tanti dolori spirituali e fisici, potrebbe parere che la vista di tale vergine dovreb­be essere qualche cosa di affliggente, come il vedere una persona giacente con tutti i segni di patiti dolori o di at­tuali sofferenze e simili."

"Eppure qui sta qualche cosa di ammirabile. Questa Sposa di Gesù, che la notte la passa nelle estasi dolorose e nei patimenti dí ogni genere, la si vede poi nella giornata mezzo seduta in letto, lavorare di ago e di spillo; e non traspare af­fatto che la notte abbia tanto sofferto, nulla, nulla di aria di straordinarietà, di sovrannaturale. Invece la si vede in tutto aspetto di una persona sana, lieta e gioviale. farla, discorre, occorrendo ride, accoglie però poche amiche."

"Talvolta qualche cuore tribolato le si confida, le do­manda preghiere. Ascolta benignamente, conforta, ma giammai si avanza a fare da profetessa, giammai una pa­rola che accenni a rivelazioni. Il gran conforto che essa pre­senta è sempre uno, sempre lo stesso argomento: la Divina Volontà."

"Sebbene non possegga alcuna umana scienza, pure è dotata in abbondanza di una Sapienza tutta celeste, della Scienza dei Santi. Il suo parlare illumina e consola. Di sua natura non è scarsa d'ingegno. Di studi quando era picco­la, fino alla prima classe."

"Una nota del gran distacco di quest'anima da ogni cosa terrena, è l'aborrimento e la costanza di non accet­tare qualunque dono o in denaro o in altro. fiù di una volta, persone che hanno letto "L'Orologio della Passione" - e si è svegliato in loro un senso di sacro affetto per quest'anima solitaria e sconosciuta - mi hanno iscritto di volerle inviare del denaro. Ma essa si è opposta così decisamente come le avessero fatto un'offesa."

"Il suo vivere è molto modesto. Essa possiede poco, vive con una amorevole consanguinea che l'assiste. Non ba­stando il poco che possiedono, per affitto di casa e pel mantenimento indispensabile in questi tristi tempi di caro vivere, essa lavora tranquillamente, come innanzi abbiamo detto, e trae qualche guadagno dal suo lavoro, e del tutto deve fruirne specialmente la sua amorevole consanguinea, poíché in quanto ad essa non ha da fare spese per un ve­stito o per calzature; il suo cibarsi è di poche once al gior­no, quale le viene presentato dall'assistente, perché essa non ordina nulla e per di più, dopo qualche ora che ha preso lo scarso cibo, lo rimette. Peró il suo aspetto non é di una morente, ma neanche di una persona perfettamente sana. Eppure non sta inerte, ma consuma le forze, sia con le so­vrumane vicende del patire e dell'affaticarsi la notte, sia con il lavoro di giorno. II suo vivere si riduce quindi quasi ad un miracolo perenne."

"Al suo gran distacco da ogni guadagno che non pro­cacci con le sue mani, si deve aggiungere la sua fermezza di non avere mai voluto accettare un tanto, che di diritto le apparterrebbe come proprietà letteraria sull'edizione e ven­dita dell'Orologio della Passione. Pressata da me a non ri­fiutarlo, ha risposto: `lo non ho nessun diritto, perché il lavoro non é mio, ma é di Dio'".

"Io non passo avanti. La vita di questa vergine Sposa di Gesù è più celeste che terrena. Essa vuol passare nel mondo ignorata e sconosciuta, non cercando che Gesù solo e la sua SS. Madre, che essa chiama la Mamma, la quale ha preso di quest'anima eletta una particolare protezione."

E’ molto valida questa testimonianza perché il Padre Di Francia, che conosceva Luisa così bene du­rante tanti anni e che con tanto fervore pubblicò "Le Ore della Passione", fu beatificato dal Papa Giovanni Paolo Il il 7 ottobre 1990 e fu messo come esempio per i sacerdoti dei nostri tempi.

 

I Suoi Scritti

Potremmo riportare innumerevoli esempi me­ravigliosi e aneddoti straordinari della vita esteriore di Luisa come ci sono stati narrati dai numerosi testimo­ni di tali episodi, ma ci sarebbe il rischio di rimanere con le cose secondarie, riducendo così la vita di Luisa a una serie di episodi miracolosi, pietosi ed edificanti e mettendo da parte quello che è più importante di Luisa, quello che la distingue da tutti gli altri, dove troveremo il suo vero ritratto come pure la sua missio­ne.

Allora, chi è Luisa? Cosa ha fatto durante la sua vita? Qual è stata la sua missione?

Le risposte a queste domande, risposte meravi­gliose, si trovano nei suoi scritti. Non è possibile cono­scere Luisa senza conoscere i suoi scritti. Essi forma­no non solo la conoscenza della sua vita interiore, ma sono i canali attraverso i quali ci arriva la conoscenza come anche la formazione della sua vita in noi: la vita della Divina Volontà.

Prima di meravigliarci dei suoi scritti, vogliamo trascrivere due opinioni dei due già menzionati sacer­doti, Doménico Franzé e Consalvo Valls.

Eccoli qui.

 

DOTT. P. DOMENICO FRANZE' O.F.M.

Medico-Chirurgo Prof. di Fisiologia e Medicina Missionaria nel Collegio Internazionale S. Antonio Socio di merito della Pontificia Accademia Romana di M.I. Roma - Via Merulana, 124 - Telef. 71.334

PACE E BENE! Reverendo Padre Palma,

Circa un anno addietro, e precisamente nello scor­so Settembre, V.R. consegnava a me, da parte anche di un autorevole Personaggio, due copie del Libro intitolato "NEL REGNO DELLA DIVINA VOLONTA"' (Storia di un'Anima) - Parte I - ALBA CHE SORGE - ecc.; allo scopo che da me si desse un giudizio su detta Opera, il cui Autore si era trin­cerato nel più stretto incognito.

Ebbene, Rev.do Padre, come sa, io non mi sono ac­contentato di leggere il Libro in parola, ma ho preteso an­che, pel meglio del mio giudizio, di conoscere la persona che l'ha scritto.

Dopo aver letto le parole ed aver parlato con chi ha scritto, non mi sono fermato alla mia sola convinzione, ma ho cercato anche il parere di alcuni tra i miei competenti Confratelli Religiosi, di uno dei quali Le accludo una breve relazione, e cioé del Padre Conealvo Valle, Professore di Teo­logia in questo nostro Collegio Internazionale di S. Antonio ed Esaminatore Delegato, per la Revisione dei noetri Libri.

In verità, a chi non avesse tempo e voglia di percor­rere il volume, basterebbe dare uno sguardo all'Indice del medesimo, per vedere come, un'anima chiamata da Dio alla perfezione s'innalza con passo e salita graduale, per le vie del distacco ed annichilimento, delle tentazioni e delle pro­ve, fra le quali, durissima, una che si trascina da ben quarantasei anni.

A me che sono un Medico, fa semplicemente mera­viglia il fatto che nella paziente, io non abbia riscontrato piaga alcuna di decubito od altra erosione della pelle in una persona costretta a stare immobilizzata a letto, per si lungo periodo di anni.

A me che sono Religioso Regolatore dà tanto con­forto l'avere avuto assicurazione, che in così lunga sequela di anni, i Medici, i Confessori, gli Arcivescovi Ordinari, non abbiano mai, dopo prove esaurienti, scoperto frode alcuna. A me infine, che sono Sacerdote, gode l'animo di aver riscontrato nella paziente, non solo tutta la delicata inte­grità delle virtù cristiane, ma inoltre un'anima tendente alla perfezione, illuminata da una grazia speciale.

A parte quanto Nostro Signore par che si degni di operare in quest'anima, per purificarla e renderla degno strumento di misericordia per i suoi simili, io noto in questi scritti un'idea dominante, che potrei chiamare l'idea madre della esistenza di questa creatura LA DIVINA VOLONTA'. La povera paziente chiama tutte le anime a pene­trare nel male delle singole volontà personali, e vuole far constatare che come uno solo è il male comune di tutte le volontà umane, cioè il peccato, così una sola è l'universale medicina per tutti gli uomini peccatori, cioè che la Santissima Volontà di Dio sia la vita della volontà umana.

Se l'Opera di cui parliamo non facesse altro che in­culcare in chi legge i diritti di Dio e del suo Divin Volere, affermare il suo supremo potere su tutte le umane volontà e su tutti i poteri e Regni della nostra minuscola terra, io direi che ciò sarebbe già molto per il bene delle anime. Reverendo Padre, con giudizio da Medico e da sa­cerdote, le dico che soltanto uno spirito così mortificato e perennemente mortificato, soltanto una volontà umana fusa alla Volontà Divina, può assurgere a concezioni così basilari e fondamentali come quelle che manifesta que­st'anima; la quale senza studi profondi e senza scuola, da sola nel letto del suo dolore e del suo spasimo, con una cultura letteraria, teologica ed ascetica limitatissima, parla con vera competenza, delle piú astruse questioni, risolve i più difficili problemi, conduce l'anima di chi legge i suoi scritti, nei campi più profumati della virtù.

Non è qui certo il caso che io riferisca sulla prove fisiche, psicofisiche e morali da me esperite sulla paziente, io ho la certezza morale, anche perché chi scrive ha sessantacinque anni suonati ed é alieno di tutto ciò che sa di mondo e da tutto ciò che e l'immoderazione, dico, ho la certezza morale, per quanto é dato all'uomo, che il Libro da V.R. presentatomi potrà fare un gran bene, specialmen­te perché è dettato da uno spirito retto e senza infingimenti.

La ringrazio della bella occasione che mi ha offerto, e mi raccomando alle Sue degne preghiere, mentre mi raffermo: Di V.R. Affmo in C. J.

(Firm.) Fr. DOMENICO FRANZE'

Roma, Collegio 5. Antonio, 20 Luglio 1951

 

La relazione che il P. Domenico Franzé acclude nella sua lettera, è questa, a lui indirizzata dal P. Consalvo Valls. O.F.M. (Professore di Teologia Dommatica, di Mistica, ecc. nello stesso Collegio) il 18 Luglio 1931 (trascriviamo, per la sua lunghezza soltanto le affermazioni fondamentali):

Reverendo Padre,

Ho letto e studiato il Libro intitolato "Nel Regno della Divina Volontà" - Parte prima (storia di un'Anima) - "Alba che sorge" ecc.; e dopo averlo meditato in alcuni dei suoi punti posso dichiarare quanto segue:

I. Nel riguardo dommatico.

L'ho trovato in tutto conforme con gli insegnamenti ricevuti dalla Santa Chiesa e manifestati nelle Fonti di Ri­velazioni, ancora quando parla di questioni dommatiche solo di passaggio, come... (segue una serie di punti analizzati, e i commenti sono: "Esattezza teologica sublime e meravi­gliosa...", "Esattissimo pure il concetto... senza stridenze e con meravigliosa armonia", "...Mai si ripete, sempre tro­va nuovi e bellissimi aspetti, e neppure per un momento si stacca dal retto concetto di quelle verità di Fede", ecc.) Vero é che qua e là si trovano delle incertezze e qualche volta delle stranezze che abbisognerebbero qualche spie­gazione; ma pure è vero che quanto più si riflette sulle me­desime, più scomparisce la dissonanza apparente delle pri­me impressioni. Del resto lo dice lo stesso Gesù all'anima, quando la rassicura dei timori che essa sente di scrivere spropositi...

II. E’ sotto l'aspetto ascetico.

E' giustissimo in tutte le sue apprensioni, sia nel presentare i mezzi attivi di santificazione: orazione, lavoro, adempimento dei propri doveri, Sacramenti, preghiere, let­ture, sofferenza, ecc. - sia specialmente negli ampi inse­gnamenti che dà sulle virtù stesse... Nota bene: Fer giu­stificare tutti questi punti bisognerebbe citare tutto il Li­bro. Basterebbe però attendere, a quelle che spiccatamen­te si trovano nell'Indice: L'UBBIDIENZA - L'UMILTA' - LA SPERANZA - LA MORTIFICAZIONE.

III. In quanto ai fenomeni mistici:

II Libro sembra veramente inspirato. (Deí numerosi punti che elenca, prendiamo, ad esempio, questo: "Diffe­renza tra la conoscenza astrattiva e intuitiva di Dio e del­l'anima stessa. La descrizione che fa di quella intuitiva é una dimostrazione psicologica e sperimentale della Dottri­na Teologica sul modo di operare divino dei doni dello spiri­to Santo e dei sensi spirituali in contrapposizione al modo di operare umano delle virtù", ecc.

IV. In quello che riguarda l'autoritratto di quest'anima. Si vede che vive intensamente la vita della grazia, della quale fa descrizioni così belle ed esatte, che unica­mente i doni dello Spirito Santo possono darle i'intelligen­za e anche la scienza di poterle esprimere.

Da questi doni in piena attività, ne viene quella con­templazione di Dio nei suoi attributi e nella sua vita trinítaria, quella contemplazione di Cristo e della Madonna nei suoi misteri, quella visione così consolante e meravi­gliosa della Divina Volontà che governa il mondo. pag. 232; quella ammirabile introspezione psicologica, con la quale scopre nelle pieghe nascoste dell'anima i nascondigli sotti­lissimi dell'amor proprio, pag. 234.

Non da altra fonte che dalla grazia Divina, che as­sorbe tutto l'essere di quest'anima, ne può venire quella risolutezza e generosità con la quale si dà ai più grandi sacrifici intimi, che le domanda il suo Diletto; quella delica­tezza e vivacità di sentimenti -, ad esempio la lotta che essa sostiene tra gli impulsi della misericordia e della giu­stizia divína, dei quali si é fatta zelatrice, come corrispon­de ad una vittima, anche la immensa carità verso il prossi­mo, scaturita e fondata sull'amore a Gesù, e che le fa di­fendere le anime contro i castighi di Dio, per lo stesso amore che Dio ha per esse: PERMETTEREI, dice, CHE DIO CASTI­GA55E GLI UOMINI, SE CON LO STESS0 COLPO COL QUA­LE FERISCE QUESTI, NON COLPISSE SE STESSO IN CRI­STO... pag. 336 - E soprattutto solo dalla grazia può veni­re questa sostituzione della propria volontà in quella del Signore, che la fa restare in pace, sicura e contenta in mezzo alle più grandi tribolazioni, sofferenze, siccità (aridità), e che costituisce la missione particolare di quest'anima. - Anche su questo punto occorrono di tanto in tanto delle stonature, come per esempio:

a) Le autoesaltazioni, che sembrerebbero esage­rate. Ma si osservi che accanto a quelle, fa risaltare sem­pre il dono di Dio, e che quegli stessi favori, la sprofondano di più nel suo nulla pagg. 222, 224, 234, ecc.

b) Così pure la necessità che essa fa delle sue espiazioni per salvare il mondo, come se non bastassero i meriti di Cristo... Certo qui ci troviamo dinanzi al mistero dell'intima unione tra Cristo ed il suo Corpo Mistico, per il quale lo stesso S. Paolo diceva: "ADIPLEO IN ME QUAE DESUNT PA55ION1 CHRISTI..:" ecc.

Per tutte queste osservazioni, fatte così alla vola­ta (di qua e di là) e per confronti, io nutro l'intima persua­sione, che la persona in questione è un'Anima di Dio e che è divina l'opera che in essa si compie. Non conosco la vita, né la storia cli quest'Anima, ma mi basta, per giustificare que­sto mio concetto, l'esame di questo libro e l'effetto che io stesso ho esperimentato con la sua lettura, che stillava nel mio spirito, nuove ansie di miglioramento spirituale. Solo Iddio ha le chiavi del cuore e le fa vibrare verso la Santità.

Capisco che il libro in questione abbisognerebbe di uno studio più profondo e tranquillo, di quello che io abbia potuto fare in mezzo alle mie distrazioni. Forse lo farò in avvenire, se a Dio piace: ma sono persuaso di non cambia­re, ma di confermare con ciò, la mia opinione.

Roma (Collegio internazionale S. Antonio - Via Merulana 124, 18. Luglio 1931)

Di vostra Reverenza

Molto Reverendo Padre Domenico Franzè O.F.M. Medico-Chirurgo; Prof. di Fisiologia e cli Medicina Missionario, ecc.

Aff.mo Confratello

(Firmato: Fr. ConsalvoValle O.F.M.) Professore di Teologia Dommatica, di Mistica, ecc. nel Collegio Internazionale S. Antonio di Roma ecI Esaminatore Delegato per la Revisione dei Libro dell'Ordine.

Dunque, dov'è la singolarità di Luisa, ciò che la distingue da tutte le altre? Diciamolo subito e con pa­role semplici: è la prima a vivere della Divina Volontà,

a imitazione perfetta della Umanità di Nostro Signo­re: "Il mio cibo è fare la Volontà del mio Padre" ... e a imitazione perfetta della SS. Vergine: "Fiat Mihi"...

I Santi e la Chiesa hanno conosciuto fin ora la conformità alla Volontà di Dio, il pieno abbandono, e fino l'unione alla Volontà di Dio. Potremo prendere come esempi di questo, i concetti di San Francesco di Sales o di San Vincenzo di Paolo, fra tanti, nella se­guente espressione: "Svuotarsi di se stesso e unire la propria volontà così totalmente a Dio che ci risulta più che una con la sua..." Potremmo dire, questo è il pun­to più elevato. E qual'è la differenza tra la dottrina di Luisa e questa `unione di volontà'? Prenderemo la risposta dagli scritti di Luisa. Nel Volume 14, il 6 Otto­bre 1922, di fronte alla domanda di Luisa di come fos­se possibile che essa era la prima nel vivere nel Divino Volere dopo tanti secoli e tanti Santi che la Chiesa ha avuto, Nostro Signore le dice:

..."E poi, è tanto vero che ho chiamato te per prima, che a nessun'altra anima, per quanto a Me cara, ho manifestato il modo di vivere nel mio Volere, gli effetti di Esso, le meraviglie ed i beni che riceve la cre­atura operante nel Voler Supremo. Riscontra quante vite di Santi vuoi, o libri di dottrine; in nessuno trove­rai i prodigi del mio Volere operante nella creatura e la creatura operante nel Mio. Al più, troverai la rasse­gnazione, l'unione dei voleri, ma il Volere Divino ope­rante in essa, ed essa nel Mio, in nessuno lo troverai. Ciò significa che non era giunto il tempo in cui la mia Bontà doveva chiamare la creatura a vivere in questo stato sublime. Anche lo stesso modo come ti faccio pregare non si riscontra in nessun altro..."

In altre parole, dalla unione dei voleri già cono­sciuto per alcuni Santi, Luisa passa alla attività della unione, alla attività e vita della creatura nella Divina Volontà, i suoi effetti, etc.

Tutta questa nostra affermazione, il lettore la potrà corroborare se legge gli scritti senza pregiudizio e "con la mente aperta alla luce della Verità", se non è così, "non capirà nulla." (Volume 12, 19/01/1919).

A continuazione, e anche in forma di introdu­zione, presentiamo una prima selezione di brani da diversi volumi del diario di Luisa, non in ordine di date. Poi viene un'altra selezione in ordine di date, che por­ta una pedagogia crescente, voglio dire, che da cono­scenze e verità minori, si passa a conoscenze e verità maggiori. E sempre raccomandabile leggerli in ordi­ne di date, almeno la prima volta.

José Luis A cuna R.