4-1-17 CATECHESI GESÙ BAMBINO NEGLI SCRITTI DI LUISA PICCARRETA padre Pablo Martín Sanguiao

   

46 - «Trovandomi  nel  solito mio  stato,  stavo  desiderando il Bambinello  Gesù.  Dopo molti stenti si è fatto vedere  nel mio interno  da  piccolo bambino,  e mi diceva:  “Figlia mia,  il  miglior modo  per  farmi nascere  nel proprio  cuore  è vuotarsi di tutto,  perché trovando il vuoto posso mettervi tutti i miei beni e allora posso rimanervi per sempre, se c’è luogo per poter trasportare tutto ciò che mi appartiene, tutto [ciò che è] mio, in essa. Una  persona  che  andasse  ad  abitare  in  casa  di  un’altra  persona  si potrebbe  dire contenta,  quando  in quella casa trovasse il  vuoto per poter mettere tutte le cose sue, altrimenti si renderebbe infelice. Così sono Io.

La seconda  cosa per farmi nascere  e accrescere la mia felicità è che tutto ciò che l’anima contiene, sia interno che esterno, tutto dev’essere fatto per Me, tutto deve servire per onorarmi, per seguire i miei ordini. Se anche una sola cosa, un pensiero, una parola, non è per Me, Io mi sento infelice e dovendo far da padrone mi rendono schiavo; posso Io tollerare tutto questo?

La terza è l’amore eroico, l’amore ingrandito, l’amore di sacrificio: questi tre amori faranno crescere in modo meraviglioso la mia felicità, perché si esibirà l’anima ad opere superiori alle sue forze, facendole con la sola mia forza; la ingrandiranno col fare che non solo essa, ma anche gli altri mi amino; e giungerà a sopportare qualunque cosa, anche la stessa morte, per poter trionfare in tutto e potermi dire: «Non ho più niente, tutto è solo amore  per Te». Questo  modo  non  solo mi farà nascere,  [ma]  mi farà crescere, e mi formerà un bel paradiso nel proprio cuore.”

Mentre ciò diceva,  io lo  guardavo  e, da  piccolo,  in un  istante  si è fatto grande,  in modo che ne restavo tutta riempita di Lui; e tutto è scomparso.» (Vol. 8°, 25.12.1908)

 

47 - «Stavo meditando il mistero dell’infanzia e dicevo tra me: “Bambino mio, a quante pene  volesti assoggettarti! Non ti bastava  il  venire [da]  grande,  hai voluto venire [da] bambino,  soffrire le fasce, il silenzio, l’immobilità della tua piccola Umanità, dei piedi, delle mani. A che pro tutto questo?”

Mentre ciò dicevo, si è mosso nel mio interno e mi ha detto: “Figlia mia, le mie opere sono perfette. Volli venire piccolo infante per divinizzare tutti i sacrifici e tutte le piccole azioni che nell’infanzia ci sono; sicché, finché i bambini non  giungono  a commettere peccati,  tutto  resta  assorbito  nella  mia  infanzia  e  divinizzato da  Me.  Quando   poi incomincia il peccato, allora incomincia la separazione tra Me e la creatura, separazione per Me dolorosa e per loro luttuosa”.

Ed io: “Come può essere ciò, se i bambini non hanno  ragione e non sono capaci di meritare?”

E Lui: “Questo lo do prima per grazia mia, il merito; secondo, perché non è di loro volontà che non vogliono meritare e perché così porta lo stato d’infanzia da Me disposto. E poi, non  resta onorato  e anche  coglie il  frutto un  giardiniere che ha  piantato  una pianta, ad onta che la pianta non ha ragione? L’artefice che fa la sua statua, e tante altre cose? Solo il peccato è quello che distrugge tutto e separa  la creatura da Me, che poi tutto il resto parte da Me alle creature e a Me ritorna, anche  le azioni più triviali, con l’impronta dell’onore della mia Creazione”. (Vol. 8°, 30.12.1908)

 

48 - «Continuando il mio solito stato,  mi son  trovata  fuori di me  stessa  col Bambino Gesù in braccio. Io gli ho detto: “Dimmi, carino mio, che cosa fa il Padre?”

E Lui: “Fa una sola cosa con Me, sicché ciò che fa il Padre [lo] faccio Io”.

Ond’io ho soggiunto: “E coi Santi, che cosa fai?”

E  Lui:  “Darmi  continuamente,   sicché  Io  sono  vita  loro,  gaudio,  felicità, bene immenso, senza termini e confini. Di Me sono pieni, in Me tutto trovano; Io sono tutto per loro, e loro sono tutti per Me”…» (Vol. 9°, 10.03.1909)

 

49 - «Continuando il mio solito stato, mi pareva  di trovarmi in braccia il Bambino,  e da

Uno  se  ne  sono   fatti  Tre  ed  io  mi  sentivo   tutta   immersa   in  Loro….»  (Vol.  9°,

14.10.1909)

 

50 - «Stando  molto  afflitta per  la privazione  del mio  sommo  Bene  e avendo  fatta  la Comunione, nel ricevere la santa  Particola si è fermata  alla gola ed io, succhiandola per mandarla  giù, vi succhiavo un umore  dolce e squisito e, dopo  avere molto succhiato,  se ne  è andata in basso  e vedevo  la Particola  cambiata  in Bambino,  che  diceva:  “Il tuo corpo è il mio Tabernacolo, la tua anima è la pisside che mi contiene, il palpito del tuo cuore è come particola che mi serve per trasformarmi in te come in una particola; con questa  differenza, che nella particola, consumandosi,  sono  soggetto a continue morti; invece, nel palpito del tuo cuore simboleggiato nel tuo amore, non essendo soggetto a consumarsi, la mia vita è continua. Dunque, perché tanto affliggerti delle mie privazioni? Se non  mi vedi mi senti, e se non  mi senti mi tocchi, ora  con la fragranza dei miei profumi che spando  intorno a te, ora  con la luce di cui ti senti investire, ora  col far scendere in te un liquore che sulla terra non si trova, ora col solo toccarti, e poi [in] tanti altri modi a te invisibili”. (Vol. 9°, 08.07.1910)

 

51 - «Trovandomi  nel solito mio stato,  mi sono  trovata  fuori di me  stessa  dentro  una chiesa,  e sopra  l’altare stava  la Regina  celeste e il Bambino  Gesù  tutto  piangente. La celeste Mamma,  facendomi  cenno  con gli occhi, mi faceva  comprendere che mi prendessi  il Bambino   in  braccio  e  facessi  quanto   più  potessi  per  quietarlo.  Io  mi  sono avvicinata  e l’ho preso  in braccio,  me l’ho stretto e gli ho detto: “Carino mio, che hai? Sfogati con  me.  Non  è  l’amore il  lenitivo, l’assopimento a  tutti i dispiaceri? Non  è l’amore  che  fa  tutto  dimenticare,  che  raddolcisce  tutto,  che  rappacifica  qualunque contesa? Se piangi, qualcosa di discordante ci deve essere tra l’amore tuo e quello delle creature, perciò amiamoci, dammi il tuo amore, e con lo stesso tuo amore ti amerò”. E poi, chi può  dire di quelle tante  sciocchezze che gli ho detto?  Pareva  un po’ più senza pianto, ma non del tutto, ed è scomparso.

Onde il giorno appresso  di nuovo mi son trovata fuori di me stessa, in un giardino, ed io andavo  facendo  la Via Crucis e mentre  ciò facevo  mi son  trovato  Gesù  in braccio. Giunta all’undecima  stazione, non potendo più stare, il benedetto Gesù mi ha fermato e avvicinando  la sua bocca alla mia ha versato una cosa densa  e liquida; il liquido potevo ingoiarlo, ma il denso  non mi andava giù, tanto che quando Gesù ha allontanato la sua bocca  da  me,  l’ho dovuto  versare  a terra;  poi ho  guardato  Gesù  e ho  visto che  dalla bocca  gli scorreva  un liquido denso  e nero,  nero.  Io mi sono  spaventata tanto,  tanto,  e gli ho detto:  “Mi pare che non sei Gesù, Figlio di Dio e di Maria, Madre di Dio, ma il demonio.  È vero  che  ti voglio, ti amo,  ma  è  sempre  Gesù  che  voglio, non  mai  il demonio,  con lui non  voglio avere a  che fare. Mi contento  di starmene  senza Gesù, anziché avere a che fare col demonio”.

E per essere più sicura, ho segnato  Gesù di croce ed io mi sono segnata  con la croce. Gesù,  per  togliermi lo spavento,  ha  ritirato dentro  di Sé quel  liquido  nero  che  non  si poteva  guardare,  e mi ha detto: “Figlia mia, non sono demonio. Questo che tu vedi non è altro che le iniquità grandi che mi fanno le creature, che, non potendole più contenere, le verserò su loro stesse. Ho versato in te, e tu non hai potuto contenere  tutto e lo hai versato a terra; Io continuerò a versare su di loro”.

E  mentre  ciò  diceva,  mi  faceva  comprendere  che  farà  piovere  flagelli  dal  Cielo; ravvolgerà  i popoli in lutto, in lacrime amarissime  e strazianti, e [per] quel poco  che ha versato  in me  risparmierà,  se non  in tutto,  in parte  la nostra  città. Poi  faceva  vedere grande   mortalità  di  genti   per   epidemie,   per   terremoti   ed   altri  infortuni.   Quante desolazioni, quante  miserie!» (Vol. 9°, 19.08.1910)

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40 - «Trovandomi  fuori di me  stessa,  mi son  trovata  col Bambino  Gesù  in braccio  in mezzo a tanta  gente e Lui mi ha detto: “Figlia mia, tutte le opere, parole e pensieri delle creature dovrebbero essere suggellati con l’impronta: “Gloria Dei, Gloria Dei”, e tutto ciò che  non  è  suggellato da  questa  impronta  resta  oscurato  e  come  sepolto in tenebre, macchiato o al più di nessun valore, sicché la creatura non fa altro che far uscire da se stessa tenebre e cose abominevoli, perché la creatura, non operando  per la gloria di Dio, sfugge dal fine per cui è stata creata,  resta come sperduta  da Dio e lasciata sola a se stessa.  E solo Dio è  luce e  per  Dio le azioni umane  acquistano  valore.  Ora,  quale meraviglia se la creatura, non operando  per la Sua gloria, resta sepolta nelle sue stesse tenebre e non acquista niente dalle sue fatiche, anzi si carica di gravi debiti?”

Con nostra grande  amarezza guardavamo tutta quella gente come sepolta in tenebre. Onde  io, per distrarre da quella amarezza il benedetto Gesù, lo stringevo e baciavo  e gli dicevo,  quasi  volendo  scherzare  con  Lui: “Dì insieme con  me:  Do tale potenza  alla preghiera di quest’anima, da concederle ciò che mi domanda”.  E Lui non mi dava retta, ed  io,  volendolo  costringere  a  dire  insieme  con  me,  replicavo  i baci,  gli abbracci  e ripetevo: “Dì, dì insieme con me le stesse parole dette sopra”.

Ho fatto tanto,  che mi pare  che le abbia  detto  e mi son trovata  in me stessa, mera- vigliandomi  della  mia  arditezza  e  pazzia,  e  mi  vergognavo   di  me  stessa.»  (Vol. 7°,

11.09.1906)

 

41 - «Questa mattina,  mentre  mi trovavo  fuori di me stessa, ho visto il Bambino  Gesù dentro  uno  specchio  tersissimo  e  grandissimo,  in  modo  che  da  qualunque parte  mi mettessi lo potevo vedere benissimo. Io gli facevo cenno con la mano  che venisse a me e Gesù  mi faceva  cenno  che  andassi  a Lui. In questo  mentre  vedevo  persone  devote  e sacerdoti,  come  se  si mettessero  in mezzo tra  me  e  Lui e  sparlavano di me;  io non badavo  loro, la mia mira era  il mio dolce  Gesù.  Ma Lui è uscito tutto frettoloso dallo specchio  e voleva  battere  quelli che  sparlavano, dicendo  loro: “Nessuno me la tocchi, perché toccando  chi mi ama mi sento più offeso che se toccaste Me direttamente,  e vi farò vedere come so prendere difesa di chi tutta a Me si dona e della sua innocenza”.

E con un braccio stringeva me e con l’altro minacciava  quelli. Ed io, che niente  mi premeva  che dicessero male di me, [ma] solo mi dispiaceva  che Lui li volesse battere,  gli ho  detto:  “Dolce mia vita, non voglio che per causa mia soffra nessuno,  e da questo conoscerò che mi ami, se Ti calmi per loro e non li batti, altrimenti resterò scontenta”.

Così pare che si è calmato  e mi ha tirato da mezzo a quella gente, conducendomi in me  stessa;  e  continuando  a  vederlo  non  più  bambino,   ma  crocifisso,  gli ho  detto: “Adorabile mio Bene, se quando  soffristi la crocifissione tutte le anime tenevano  posto nella tua Umanità, il mio posto in quale punto si trovava?”

E Lui: “Figlia mia, il posto delle anime amanti era nel mio Cuore. A te poi, oltre a tenerti nel Cuore, dovendo coadiuvare alla Redenzione con lo  stato di vittima, ti tenevo in tutte le mie membra, come loro aiuto e sollievo.” (Vol. 7°, 14.09.1906)

 

42 - «Continuando il mio solito stato, mi son trovata fuori di me stessa insieme con Gesù Bambino.  Questa  volta pareva  che avesse  voglia di scherzare,  si stringeva al mio petto, nelle mie braccia,  e mentre  mi guardava  con tanto  amore,  ora mi stringeva, ora con la sua testolina mi spingeva  quasi urtandomi, ora mi baciava  così forte che pareva  che mi volesse  chiudere  ed  immedesimare dentro  di Sé,  e mentre  ciò faceva  io sentivo  gran dolore, tanto che mi sentivo venire meno,  e Lui, ad onta che mi vedesse soffrire così non mi dava  retta,  anzi, se vedeva  nel mio  volto che  mostravo  di soffrire, perché  io non ardivo dirgli niente, si faceva più forte, mi faceva soffrire di più.

Ora, dopo che si è sfogato ben bene, mi ha detto: “Figlia mia, Io sono il padrone di te e posso fare di te quello che voglio. Ora sappi che, essendo  tu cosa mia, non sei più padrona  di te e se ti arbitri disponendo  tu di qualche cosa, anche di un pensiero, di un desiderio, di un palpito, sappi che mi fai un furto”.

In questo  mentre  ho visto il Confessore  che, non stando  bene,  voleva come sgravare le sue sofferenze su di me, e Gesù tutto in fretta con la mano  lo respingeva  e ha detto: “Prima devo sgravarmi Io delle mie pene, che sono molte, e poi tu”.

E  mentre   ciò  diceva   si  è  avvicinato   alla  mia  bocca   e  ha   versato   un  liquore amarissimo; ed io poi gli ho raccomandato il Confessore,  pregandolo che lo toccasse con la  sua  manina   e  che  lo  facesse  star  bene.  Lo  ha  toccato  e  ha  detto:  “Sì, sì”, ed  è scomparso.» (Vol. 7°, 05.10.1906)

 

43 - «Trovandomi  nel  solito  mio  stato  mi  son  trovata  fuori  di  me  stessa  con  Gesù Bambino  e pareva  che dicesse a un sacerdote:  “La stima propria avvelena la grazia in te e negli altri, perché dovendo per il tuo ufficio somministrare la grazia, se le anime avvertono (perché facilmente si avverte quando  c’è questo veleno) che quello che dici e fai lo fai per essere stimato, già la grazia non entra sola, ma insieme col veleno che hai tu; quindi, invece di risorgere alla vita, trovano la morte”. Poi ha soggiunto:  “È necessario vuotarsi di tutto per potersi riempire del Tutto che è Dio, e avendo in te il Tutto, darai il Tutto a  tutti quelli che  verranno  da  te.  Dando  il  Tutto agli altri, troverai tutti a  tua disposizione, in modo  che  nessuno  saprà  negarti niente,  neanche  la stima, anzi, da umana l’avrai divina, quale si conviene al Tutto che abita in te”. (Vol. 7°, 14.10.1906)

 

44 - «Trovandomi nel solito mio stato,  mi sono  trovata  fuori di me  stessa e vedevo  il Bambino  Gesù che, mettendosi  sul mio letto, mi batteva  con le sue mani tutto il corpo, menandomi anche  dei calci. Quando mi ha battuto  ben bene e calpestato,  è scomparso. Ritornando  in me stessa non capivo il perché  di queste  battiture;  solo ero contenta,  ché mi ricordavo  che più sotto mi facevo a Gesù  per essere più battuta.  Onde,  sentendomi tutta pesta,  di nuovo  sono stata sorpresa  dal benedetto Gesù,  che togliendosi la corona di  spine,  Lui stesso  l’ha conficcato  nella  mia  [testa],  ma  con  tale  forza che  tutte  mi penetravano dentro.  Poi, mettendosi  nel mio interno,  quasi in atto di andare  più avanti, mi ha  detto:  “Figlia mia,  come  andiamo?  Andiamo,  andiamo  più su nel castigare il mondo”.  Io mi sono  sentita  spaventare nel sentire  che  univo  la mia  volontà  alla Sua nell’andare più su nei castighi.

E Lui ha  soggiunto:  “Quello che Io ti dico non  lo devi dimenticare.  Ricordati che tempo addietro Io ti facevo vedere i castighi presenti e quelli che dovevo mandare,  e tu, presentandoti   dinanzi  alla  mia  giustizia, tanto  perorasti  a  pro  dell’umano  genere, offrendoti tu a soffrire qualunque cosa, che ti fu concesso in elemosina che invece di far per  dieci  avrebbe  fatto  per  cinque,  per  tuo  riguardo.  Perciò  questa  mattina  ti  ho percosso, per poterti dare il tuo intento, che dovendo fare per dieci, faccio per cinque”. (Vol. 8°, 29.10.1907)

 

45 - «Avendo fatto la Comunione, vedevo  il Bambino  nel mio interno, come se andasse cercando  una  cosa  importante. Io ho  detto:  “Carino mio, che vai cercando  con tanta premura?” E Lui ha detto: “Figlia, vado cercando il pennello della tua volontà per poter dipingere la mia immagine nel tuo cuore, perché se non mi dai la tua volontà mi manca il  pennello  per poter  liberamente  dipingere Me in te; e come  la volontà  mi serve da pennello nelle mie mani, così l’amore mi serve da tinte per poter imprimere la varietà dei colori della mia immagine. Oltre  a ciò, come la volontà umana  mi serve da  pennello, così  la  mia  Volontà  serve  da  pennello  nelle  mani  dell’anima  per  dipingere  la  sua immagine nel mio Cuore, e in Me poi troverà abbondante  tinta d’amore per la varietà dei colori.” (Vol. 8°, 14.08.1908)

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34 - «Continuando il mio solito stato, mi son trovata fuori di me stessa con in mano  una chiave e, sebbene  facevo una  via lunga e qualche  volta mi distraevo  pure,  non appena pensavo   alla  chiave  me  la  trovavo  sempre  in  mano.  Ora  vedevo  che  questa  chiave serviva ad aprire un palazzo dentro  [il quale] vi stava il Bambino  Gesù che dormiva; ché io vedevo  il tutto da lontano, ed io avevo tutta la premura,  la fretta di andare  ad aprire, temendo che si svegliasse, che piangesse  e non  mi trovasse  vicino. Onde  mi affrettavo sempre più, ma quando mi son trovata lì per salire, mi sono trovata in me stessa, quindi sono  rimasta  impensierita.  Ma dopo,  essendo  venuto  il benedetto Gesù,  mi ha  detto: “Figlia mia, la chiave che ti trovavi sempre in mano è la chiave della mia Volontà, che Io ho messo nelle tue mani, e chi ha in mano un oggetto può farne ciò che vuole”. (Vol. 6°,

02.03.1905)

 

35 - «Trovandomi  nel solito mio stato,  vedevo  il benedetto Gesù  fuori e dentro  il mio interno; se fuori lo vedevo  Bambino,  Bambino  lo vedevo  dentro; se lo vedevo  Crocifisso fuori, lo stesso lo vedevo  dentro.  Io sono rimasta meravigliata e Lui mi ha detto: “Figlia mia, quando  la mia immagine è completamente  formata nell’interno dell’anima, qualunque forma voglio prendere esternamente  per rimirarmi, quella stessa vi prende la mia stessa  immagine  che  ho  formato  nell’anima.  Quale  meraviglia  dunque?”  (Vol.  6°,

25.05.1905)

 

36 - «Trovandomi  fuori di me stessa, mi son trovata  col Bambino  Gesù in braccio e gli stavo dicendo:  “Carino mio, tutta e sempre tua sono; deh, non permettere che scorra in me alcunché, fosse anche un’ombra, che non sia tua”.

E Lui: “Figlia mia, quando  l’anima è tutta mia, Io sento un mormorio continuo del suo essere in Me. Me lo sento scorrere, questo suo mormorio, nella mia voce, nel mio cuore, nella mente, nelle mani, nei miei passi e fin nel mio sangue. Oh, come mi è dolce questo suo mormorio in Me! E come lo sento vado ripetendo: tutto, tutto, tutto è mio di quest’anima, ed Io l’amo, l’amo tanto che suggello il mormorio del mio amore in essa. Sicché, come Io sento il suo, così l’anima sente il mormorio mio in tutto il suo essere; sicché se l’anima in tutta se stessa si sente scorrere il mio mormorio, è segno che l’anima è tutta mia.” (Vol. 6°, 26.05.1905)

 

37 - «Continuando il mio solito stato, mi son trovata  fuori di me stessa e ho trovato  la Regina Mamma col Bambino  Gesù in braccio, che gli stava dando  il suo dolcissimo latte. Io, nel vedere  che il Bambino  succhiava  il latte dal petto della nostra Madre, pian piano l’ho tolto dal petto e mi sono messa io a succhiare. Nel vedermi fare ciò, entrambi hanno sorriso della mia furberia,  ma  mi hanno  lasciato succhiare.  Onde,  dopo  ciò, la Regina Madre mi ha detto: “Prendi il tuo carino e godilo”.

Io l’ho preso in braccio. In questo mentre, fuori si sono sentiti rumori di armi e Lui mi ha detto: “Questo governo cadrà”. Ed Io: “Quando?”

Toccandosi l’estremità della punta del dito ha soggiunto: “Un’altra punta di dito”.

Ed Io: “Chissà innanzi a Te quanto sarà questa punta di dito”.

Lui non  mi ha  dato  retta  ed  io, non  avendo  voglia di sapere,  ho  detto:  “Quanto vorrei conoscere la volontà di Dio riguardo a me”.

E Lui mi ha detto: “Hai una carta? Ti scriverò Io stesso e dichiarerò la mia Volontà su di te”. Io non  ne  avevo,  sono  andata a cercarla  e l’ho data,  e il Bambino  ha  scritto: “Dichiaro innanzi al Cielo e alla terra che è mia Volontà, che l’ho scelta vittima. Dichiaro che  mi  ha  fatto  donazione  dell’anima e  del  corpo  ed,  essendo  l’assoluto padrone, quando a Me piace le partecipo le pene della mia Passione ed Io in contraccambio le ho dato  l’adito  nella  mia  Divinità. Dichiaro  che  in  quest’adito  mi  prega  ogni  giorno continuamente  per i peccatori e ne attinge un continuo flusso di vita a pro degli stessi peccatori”.

Ha scritto anche  tante altre cose che io non ricordo tanto bene,  perciò le tralascio. Io, nel sentire ciò, mi sono sentita tutta confusa  e ho detto: “Signore, perdona  se mi rendo impertinente, questo che hai scritto non volevo saperlo, mi basta che lo sappia Tu solo. Quello che vorrei sapere è se è volontà tua che continui in questo stato”, e nella mia mente  continuavo:  “È volontà sua che venga il Confessore a chiamarmi all’ubbidienza, oppure  è mia fantasia il  tempo  che perdo  col Confessore?”, ma  non  ho  voluto  dirlo, temendo di voler sapere  troppo  e convincendomi io stessa  che,  se è volontà  sua  una cosa, sarà anche volontà sua l’altra.

Ed il Bambino  Gesù ha seguitato a scrivere: “Dichiaro che è volontà mia che continui in questo stato, che il Confessore venga a chiamarti all’ubbidienza e il tempo che perdi con lui, ed è volontà mia che ti sorprenda il timore che non sia volontà mia il tuo stato; questo timore e dubbio ti purifica da ogni minimo difetto”.

La Regina Madre e Gesù  mi hanno  benedetto; ho baciato  loro  la  mano  e mi sono trovata in me stessa. (Vol. 6°, 03.07.1905)

 

38 - «Continuando  il mio  solito stato,  mi son  trovata  fuori di me  stessa  insieme  col Bambino  Gesù,  tutto afflitto. Io, nel vederlo  così afflitto, ho detto:  “Carino mio, dimmi che cosa vuoi? Che soffri, per sollevarti?”

E Lui si è messo con la faccia per terra e pregava,  quasi che volesse che interpretassi la sua Volontà, ma io non capivo niente; l’ho sollevato da terra, l’ho baciato  più volte e ho  detto:  “Diletto  mio,  non  capisco  che  cosa  vuoi  che  soffra. Vuoi  che  soffra la crocifissione?”

E Lui: “No”, e ha preso il braccio in mano e mi spuntava  i polsi della camicia.

Io, nel vedere  ciò, ho  detto:  “Vuoi che sia spogliato? Sento molta ripugnanza, ma per amor tuo mi sottometto”.

In questo  mentre,  vedevo  un uomo  che, preso da disperazione  e dalla stima propria di se stesso, si suicidava,  e questo  [accadeva] nel nostro paese.  Il Bambino  mi ha detto: “Non posso contenere tanta amarezza, ricevi tu una parte”. E ha versato nella mia bocca un poco della sua amarezza. Io sono corsa da quell’uomo per aiutarlo a pentirsi del male che  aveva   fatto.  I  demoni   prendevano  quell’anima  e  la  mettevano   sul  fuoco  e  la volgevano  e rivolgevano  come se la arrostissero. Io per ben due volte l’ho liberato e mi son trovata  in me stessa, pregando il Signore che usasse misericordia verso quell’anima sventurata….» (Vol. 7°, 05.03.1906)

 

39  -  «Continuando  lo  stesso,  è  venuto   il  Confessore,   che  ha  continuato   a  darmi l’ubbidienza, ed essendo  venuto  il Bambino  Gesù,  gli ho detto  le mie amarezze sull’ubbidienza e Lui mi accarezzava,  mi compativa  e mi dava  tanti baci. In questi baci mi infondeva  un alito di vita e, trovandomi  in me stessa, sentivo come rinvigorita la mia umanità.  Dio solo può capire queste mie pene, perché sono pene che non so raccontare. Spero  almeno  che  il Signore  voglia  dar  lume  a  chi dà  questa  razza  d’ubbidienza.  Il Signore mi perdoni,  il dolore mi fa dire anche degli spropositi.» (Vol. 7°, 26.06.1906)

 

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29 - «Questa mattina,  trovandomi  fuori di me stessa, mi son trovata  col Bambino  Gesù in braccio, e una vergine mi ha distesa in terra per farmi soffrire la crocifissione, non con chiodi, ma col fuoco, mettendomi un carbone  di fuoco alle mani e ai piedi, e il benedetto Gesù,  che mi assisteva mentre  soffrivo, mi diceva:  “Figlia mia, non c’è sacrificio senza rinnegamento  di se stesso, e il sacrificio e il rinnegamento  di sé fa nascere l’amore più puro e perfetto, ed essendo  il  sacrificio sacro, avviene che mi consacra  l’anima come degno mio santuario per farvi la mia perpetua dimora. Onde fa’ che il sacrificio  lavori in te per renderti sacra l’anima e il corpo, per poter essere in te tutto sacro e consacrarmi tutto a Me.” (Vol. 6°, 16.11.1903)

 

30 - «Questa mattina,  trovandomi  nel solito mio stato è venuto  il Bambino  Gesù ed io, vedendolo  piccino piccino, come se allora fosse nato, gli ho detto: “Carino mio, quale fu la causa che ti fece venire dal Cielo e nascere così piccino nel mondo?”

E Lui: “L’amore ne fu la cagione; non solo mia, ma la mia nascita nel tempo fu lo sbocco d’amore della SS. Trinità verso le creature. In uno sbocco d’amore di mia Madre nacqui dal suo seno, e in uno sbocco d’amore rinasco nelle anime. Ma questo sbocco viene formato dal desiderio. Non appena  l’anima incomincia a desiderarmi, Io resto già concepito;  quanto  più  s’inoltra nel  desiderio,  così mi vado  ingrandendo  nell’anima; quando  questo desiderio riempie tutto l’interno e giunge a farne lo sbocco fuori, allora rinasco in tutto l’uomo, cioè, nella mente, nella bocca, nelle opere e nei passi. All’opposto, anche  il demonio  fa le sue nascite nelle anime: non appena  l’anima incomincia a desiderare e a volere il male, resta concepito il demonio con le sue opere perverse, e se questo  desiderio  viene  nutrito,  il  demonio  s’ingrandisce e  riempie  tutto  l’interno di passioni, le più brutte e schifose, e giunge a farne lo sbocco fuori, dando tutto l’uomo la disfatta di tutti i vizi. Figlia mia, quante nascite fa il demonio in questi tristissimi tempi! Se gli uomini e i demoni avessero potere, avrebbero distrutto le mie nascite nelle anime.” (Vol. 6°, 24.12.1903)

 

31 - «Continuando  il mio  solito stato,  è  venuto  il benedetto Bambino  Gesù  e  dopo essersi messo  fra le mie  braccia,  mi ha  benedetto con  le sue  manine  e  mi ha  detto: “Figlia mia, essendo  la razza umana  tutta una  famiglia,  quando  uno fa  qualche opera buona  e mi offre qualche cosa, tutta l’umana famiglia partecipa a quell’offerta e mi è presente come se tutti me la offrissero. Come oggi, nell’offrirmi i Magi i loro doni, Io ebbi presenti nelle loro persone  tutte le umane  generazioni e tutti parteciparono  al merito della loro opera buona. La prima cosa che mi offrirono fu l’oro, ed Io, in contraccambio, diedi loro l’intelligenza e la conoscenza della verità. Ma sai tu qual  è l’oro  che voglio adesso dalle anime? Non l’oro materiale, no, ma l’oro spirituale, cioè, l’oro della loro volontà, l’oro degli affetti, dei desideri, dei propri gusti, l’oro di tutto l’interno dell’uomo; questo è tutto l’oro che l’anima possiede e lo voglio tutto per Me. Ora, per darmi questo all’anima riesce quasi difficile senza sacrificarsi e mortificarsi, ed ecco la mirra, che qual filo elettrico lega  l’interno dell’uomo  e  lo rende  più  risplendente,  gli dà  la  tinta  di variopinti colori, dando  all’anima tutte le  specie di bellezza.  Ma questo non è tutto, ci vuole chi mantenga  sempre  vivi i colori, la freschezza, che  quasi  [come]  profumo  e venticello spiri dall’interno dell’anima, ci vuole chi offra e chi ottenga doni maggiori di quelli che dona, come pure ci vuole ancora chi costringa a dimorare nel proprio interno Colui che riceve e Colui che dona  e tenerlo in continua  conversazione e in continuo commercio con lui. Onde,  chi fa tutto questo? L’orazione, specie lo spirito di orazione interiore, che sa convertire non solo le opere interne in oro, ma anche le opere esterne, e questo è l’incenso.” (Vol. 6°, 06.01.1904)

 

32 - «Questa mattina,  trovandomi  fuori di me stessa, mi sono trovata col Bambino  Gesù in braccio, circondata  da varie persone  devote  e sacerdoti,  molte delle quali intente alla vanità, al lusso e alla moda e pareva  che dicessero tra loro quel detto antico: “l’abito non fa monaco”. Il  benedetto Gesù  mi ha  detto:  “Figlia diletta mia, oh,  quanto  mi sento defraudato della gloria che mi deve la creatura e che con tanta  sfacciataggine mi negano perfino le persone che si dicono devote”.

Io,  nel  sentire  ciò,  ho  detto:  “Carino  del  mio  cuore,  recitiamo  tre  Gloria  Patri, mettendo  l’intenzione di dare tutta quella gloria che la creatura deve alla tua Divinità; così riceverai almeno una riparazione”. E Lui: “Sì, sì, recitiamoli”.

E li abbiamo recitato  insieme,  poi  abbiamo  recitato  un’Ave Maria,  mettendo  pure l’intenzione di dare  alla Regina Madre tutta quella gloria che le devono  le creature.  Oh,

come  era  bello pregare  col benedetto Gesù!  Mi trovavo  così bene  che  ho  soggiunto: “Diletto mio, quanto vorrei fare la professione di fede nelle tue mani col recitare insieme con Te il Credo”. E Lui: “Il Credo lo reciterai tu sola, perché a te spetta e non a Me, e lo dirai a nome di tutte le creature per darmi più gloria e onore”.

Ond’io ho messo le mie mani nelle sue ed ho recitato il Credo.  Dopo ciò il benedetto Gesù mi ha detto: “Figlia mia, pare che mi sento più sollevato e allontanata quella nube nera  dell’ingratitudine umana,  specie delle devote.  Ah, figlia mia, l’azione esterna  ha tanta forza di penetrare all’interno, da formare una veste materiale all’anima, e quando il tocco divino le tocca, non lo sentono  vivo, perché hanno  la veste fangosa che investe l’anima  e,  non  sentendo  la  vivacità  della  grazia,  questa  o  viene  respinta  o  resta infruttuosa.  Oh,  quanto  è  difficile godere  i  piaceri,  vestire di  lusso  esternamente   e disprezzarli internamente, anzi succede il contrario, cioè, amare nell’interno e godere ciò che esternamente  ci circonda. Figlia mia, considera tu stessa qual è il  dolore del mio Cuore in questi tempi, vedere la mia grazia respinta da tutte le specie di gente, mentre tutta la mia consolazione è il soccorrere le creature e tutta la vita delle creature è l’aiuto divino, e le creature respingono indietro il mio soccorso e il mio aiuto. Entra tu a parte del mio dolore e compatisci le mie amarezze”.

Detto ciò è scomparso,  restando  io tutta afflitta per le pene  del mio adorabile  Gesù.

(Vol. 6°, 26.04.1904)

 

33 - «…È venuta  una vergine che, pigliandomi per mano,  mi ha condotto  in una stanza su un lettino, dove  stava  il Bambino  Gesù,  che placidamente dormiva.  Io, contenta  di averlo trovato,  mi sono  messa  vicino a Lui, ma senza svegliarlo. Dopo  qualche  tempo, essendosi  svegliato, si è messo a passeggiare  sul letto. Io, temendo che scomparisse,  ho detto: “Carino del mio cuore, Tu sai che sei la mia vita, deh, non mi lasciare”.

E Lui: “Stabiliamo quante volte devo venire”. Ed io: “Unico mio Bene, che dici? La vita è necessaria sempre, quindi sempre, sempre”.

In questo mentre, sono venuti due sacerdoti e il Bambino  si è ritirato in braccio a uno di quelli, comandandomi che io parlassi con l’altro. Onde  quello voleva conto  dei miei scritti ed uno per uno  li stava rivedendo.  Onde  io, temendo, ho detto  a quello: “Chissà quanti errori ci sono”.

E quello, con una serietà affabile, ha detto: “Che, errori contro la legge cristiana?”

Ed io: “No, errori di grammatica”. E quello: “Questo fa niente”.

Ed io, prendendo confidenza, ho soggiunto: “Temo che sia tutta illusione”.

E quello, guardandomi in faccia, ha ripetuto:  “Credi tu che ho bisogno di rivedere i tuoi scritti per conoscere se sei illusa o no? Io, con due domande che ti faccio, conoscerò se è Dio o il demonio  che opera in te. Primo, credi tu che tutte le grazie che Dio ti ha fatto te le sei tu meritate, oppure è stato dono e grazia di Dio?”

Ed io: “Il tutto per grazia di Dio”.

“Secondo, credi tu che in tutte le grazie che il Signore ti ha fatto, la tua buona volontà abbia prevenuto la grazia, o la grazia abbia prevenuto te?”

Ed io: “Certo, la grazia mi ha prevenuta sempre”.

E quello: “Queste risposte mi fanno conoscere che tu non sei illusa”.

In questo mentre mi son trovata in me stessa.» (Vol. 6°, 03.12.1904)

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24 - «Trovandomi  nel solito mio stato,  mi sono  sentita  uscire fuori di me  stessa  e ho trovato un bambino  che piangeva,  e parecchi uomini, tra i quali uno più serio, ha preso una  bevanda amarissima  e l’ha data  a quel  bambino  che  piangeva,  il quale  nel trangugiarla ha sofferto tanto che pareva  che si strozzasse la gola. Io, non sapendo chi fosse, per compassione l’ho preso in braccio dicendogli: “Eppure è un uomo serio e ti ha fatto questo, poverino; viene a me, che ti voglio asciugare il pianto”.

E Lui mi ha detto: “La vera serietà si trova nella religione, e la vera religione consiste nel guardare  il  prossimo in Dio e Dio nel prossimo”. Poi,  avvicinandosi  all’orecchio, tanto  che  le  sue  labbra  mi  toccavano   e  la  sua  voce  risuonava   nel  mio  interno,  ha soggiunto: “La parola religione per il mondo è parola ridicola e pare che vale niente; ma innanzi a Me ogni parola che appartiene a religione è una virtù di valore infinito, tanto, che mi servii della parola  per propagare  la fede in tutto l’universo, e chi in questo  si esercita mi serve di bocca per manifestare alle creature la mia Volontà”.

Mentre ciò diceva, capivo benissimo che era Gesù nel sentire la sua voce chiara, che da tanto tempo non sentivo; mi sentivo risorgere da morte a vita e stavo aspettando, che appena finisse di parlare dovevo  dirgli i miei estremi bisogni, macché;  non  appena ho finito di sentire la sua voce è scomparso  ed io sono rimasta sconsolata  ed afflitta.» (Vol. 4°, 01.11.1902)

 

25 - «Questa mattina,  dopo  aver molto stentato,  è venuta  la Regina Madre col Bambino in braccio  e  me  lo ha  dato  dicendomi  che  lo tenessi  corteggiato  con  gli atti continui d’amore.  Ho fatto per quanto  ho potuto e, mentre ciò facevo, Gesù mi ha detto: “Diletta mia, le parole più gradite e che più consolano la mia Madre, sono il «Dominus Tecum», perché  non  appena  furono  pronunciate  dall’Arcangelo, sentì in sé  comunicarsi  tutto l’Essere Divino e  quindi  si sentì investita del  divino Potere,  in  modo  che  il  suo  si disperdette  davanti  al Potere  divino, e mia Madre rimase col Potere  divino nelle sue mani”. (Vol. 4°, 10.01.1903)

 

26 - «Dopo  aver  passati  giorni amari  di privazione  e di sofferenze,  questa  mattina  mi sono trovata fuori di me stessa col Bambino  Gesù in braccio, ed io appena l’ho visto ho detto: “Ah, caro Gesù, come mi hai lasciata sola! Almeno insegnami come devo comportarmi in questo stato di abbandono e di sofferenze”.

E Lui: “Figlia mia, tutto ciò che tu soffri nelle braccia, nelle gambe e nel cuore, offrilo insieme con le sofferenze delle mie membra, con la recita di cinque Gloria Patri, e offrilo alla divina giustizia per la soddisfazione delle opere, dei passi e dei desideri cattivi dei cuori, che continuamente  si commettono  dalle creature.  Unisci poi le sofferenze delle spine e delle spalle con la recita di tre Gloria Patri e offrile per la soddisfazione delle tre potenze dell’uomo, tanto deformate da non riconoscere più la mia immagine in loro, e cerca di mantenere  la tua volontà sempre unita a Me e in continuo atto di amarmi. La tua memoria  sia il campanello  che continuamente  risuoni in te e ti ricordi ciò che ho fatto e patito per te e quante  grazie ho fatto all’anima tua, per ringraziarmi ed essermi riconoscente, ché la riconoscenza è la chiave che apre i tesori divini. Il tuo intelletto non ad altro pensi e si occupi che di Dio. Se ciò farai, ritroverò in te la mia immagine e ne prenderò la soddisfazione che non posso ricevere dalle altre creature. E questo lo farai di continuo, perché se continua è l’offesa, continua deve essere la soddisfazione”.

Onde  io ho soggiunto: “Ah, Signore, come mi sono fatta cattiva, perfino golosa sono diventata!”

E  Lui: “Figlia mia,  non  temere,  quando  un’anima  fa tutto per  Me, tutto ciò che prende, perfino gli stessi ristori, Io li ricevo come se ristorasse il mio corpo sofferente, e quelli che li danno li ritengo come se li dessero a Me stesso, tanto che se non li dessero, Io ne sentirei pena. Ma per toglierti ogni dubbio, ogniqualvolta ti daranno qualche ristoro e ne sentirai necessità di prenderlo, non solo lo farai per Me, ma aggiungerai: Signore, intendo di ristorare il tuo corpo sofferente nel mio”. (Vol. 5°, 06.06.1903)

NOTA: Gesù desidera vivere nella creatura come nel proprio corpo, e che essa riproduca in sé l’operare e la vita intera di Lui.

 

27 - «Continuando il mio  solito stato,  mi son  trovata  fuori di  me  stessa,  e  vedevo  il Bambino  Gesù che teneva  in mano  una tazza piena d’amarezza e una bacchetta, ed Egli mi  ha  detto:  “Vedi, figlia mia,  che  tazza d’amarezza mi dà  a  bere  continuamente  il mondo”.  Ed io: “Signore, fai parte a me, così non soffri da solo”.

Onde  mi ha dato un pochettino  a bere di quell’amarezza,  e poi con la bacchetta  che teneva  in mano  si è messo  a trapassarmi  la parte  del cuore,  tanto  da  fare un buco  da dove usciva un rivolo di quell’amarezza che avevo bevuto,  ma cambiato  in latte dolce, e andava alla bocca del Bambino,  il quale tutto si raddolciva e ristorava, e poi mi ha detto: “Figlia mia, quando  do all’anima l’amaro, le tribolazioni, se l’anima si uniforma alla mia Volontà e mi è grata, se mi ringrazia e me ne fa un presente offrendolo a Me stesso, per essa è amaro, è sofferenza, e per Me si cambia in dolcezza e ristoro. Ma quello che più mi ricrea e mi dà piacere è vedere che l’anima, se opera o se patisce, è tutta intenta a piacere a Me solo, senza altro fine o scopo di ricompensa, ma quello che rende più cara l’anima, più bella, più amabile, più intrinseca nell’Essere Divino, è la perseveranza  in questo  modo  di comportarsi, rendendola  immutabile con l’Immutabile Dio; perché se oggi fa e domani no, se una volta ha un fine e un’altra volta un altro, se oggi cerca di piacere a Dio e domani alle creature, è immagine di chi oggi è regina e domani è vilissima serva, che oggi si nutre di squisiti cibi e domani di sporcizie”. (Vol. 5°, 16.06.1903)

 

28 - «Trovandomi  fuori di me stessa, ho visto la Regina Madre e prostrandomi ai suoi piedi  le ho  detto:  “Dolcissima Madre mia, in che terribile strette mi trovo! Priva dell’unico mio Bene e della mia stessa Vita mi sento di toccare gli estremi”.

Mentre ciò dicevo piangevo,  e la Vergine Santissima, aprendosi  dalla parte del cuore, come  se  aprisse  una   custodia,   ha  preso  il Bambino   da  dentro   e  me  lo  ha  dato, dicendomi:   “Figlia mia,  non  piangere,  eccoti il  tuo  Bene,  la  tua  Vita, il  tuo  Tutto. Prendilo e tienilo sempre con te, e mentre lo terrai con te, tieni il tuo sguardo fisso nel tuo interno su di Lui; non ti imbarazzare se non ti dice niente o se tu non saprai dire nulla. Guardalo solo nel tuo interno, ché col guardarlo comprenderai  tutto, farai tutto e soddisferai per  tutti. Questa  è la bellezza dell’anima interiore, che  senza voce, senza istruzione, siccome non c’è nessuna cosa esterna che la attira o la inquieta, ma tutto ciò che la attira, tutti i suoi beni stanno rinchiusi nell’interno, col semplice guardare  Gesù facilmente intende  tutto e opera  tutto. In questo  modo  camminerai  fino alla vetta del Calvario, e giunte che lì  saremo,  non  più Bambino  lo vedrai, ma  Crocifisso, e tu vi resterai insieme con Lui crocifissa”.

Onde pareva  che col Bambino  in braccio e la Vergine Santissima facevamo  la via del Calvario.  Mentre si camminava qualche  volta trovavo  qualcuno  che mi voleva  togliere Gesù  e chiamavo  in aiuto  la Regina Madre, dicendole:  “Mamma mia, aiutami, che mi vogliono strappare Gesù!” Ed Essa mi rispondeva:  “Non temere, il tuo studio sia tenere lo sguardo interno fisso su di Lui, e questo ha tanta forza, che tutte le altre forze umane e diaboliche restano debilitate e sconfitte”.

Ora,  mentre  si camminava, abbiamo trovato  un tempio  in cui si celebrava la Santa Messa; nel punto  di far la Comunione io sono  volata  col Bambino  in braccio  all’altare per comunicarmi,  ma quale non è stata la mia sorpresa,  quando appena è andato  dentro di me Gesù  Cristo, mi è scomparso  dalle braccia?  E dopo  poco  mi son trovata  in me stessa.» (Vol. 5°, 30.06.1903)

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20 - «Questa mattina,  trovandomi  fuori di me stessa, mi sono trovata con Gesù Bambino fra  le  braccia  e  mentre  mi  deliziavo  nel  guardarlo,   senza  sapere  come,  dallo  stesso Bambino  è uscito un secondo  e dopo  brevi istanti un terzo Bambino,  tutti e due simili al primo,  sebbene  distinti fra loro. Stupita  nel  guardare  ciò ho  detto:  “Oh, come si tocca con  mano  il  mistero sacrosanto  della Santissima Trinità, che mentre  siete Uno, siete anche Tre!”

Mi parve  che tutti e Tre mi dicessero  (ma mentre  usciva la parola  formava  una  sola voce): “La nostra Natura è formata di Amore purissimo e semplicissimo, comunicativo, e la natura del vero Amore ha questo di proprio, di produrre da solo immagini tutte simili a sé nella potenza, nella bontà e nella bellezza; e in tutto ciò che esso contiene, solo per dare un risalto più sublime alla nostra onnipotenza, ci mette il marchio della distinzione, in modo che questa nostra Natura, liquefacendosi in Amore, siccome è semplice, senza alcuna materia che possa impedire l’unione, ne forma Tre, e ritornando a liquefarsi ne forma Uno solo. Ed è tanto vero che la natura del vero Amore ha questo (di produrre immagini tutte simili a sé o di assumere l’immagine di chi ama), che la Seconda Persona, nel redimere il  genere umano,  assunse  la natura  e l’immagine dell’uomo e comunicò all’uomo la Divinità”.

Mentre ciò dicevano,  io distinguevo  benissimo  il mio diletto Gesù,  riconoscendo in Lui  l’immagine  dell’umana   natura,   e  solo  per  Lui  avevo  fiducia  di  stare  alla  Loro presenza, altrimenti chi avrebbe  ardito? Ah, sì, mi pareva  che l’Umanità assunta  da Gesù avesse aperto  il commercio  alla creatura,  per farla salire fino al trono della Divinità, per essere ammessa  alla Loro conversazione  e ottenere  rescritti di grazie. Oh, che momenti felici ho gustato,  quante  cose comprendevo; ma per scrivere qualche  cosa avrei bisogno di descriverle quando l’anima mia si trova col  mio caro  Gesù,  ché mi pare  sprigionata dal  corpo,   ma   nel  trovarmi   di  nuovo   imprigionata,   le  tenebre   della  prigionia,   la lontananza del mio mistico Sole, la pena  di non vederlo, mi rendono  inabile a descriverle e mi fanno  vivere morendo, ma  sono  costretta  a vivere allacciata,  carcerata  in questo misero corpo. Ah, Signore, abbi compassione di una misera peccatrice che vive inferma e  imprigionata,  rompi  presto  il  muro  di  questo  carcere  per  volare  a  Te  e  non  più ritornarvi.» (Vol. 4°, 03.12.1900)

 

21 - «Trovandomi  nel  solito mio stato,  mi sono  sentita  fuori di me stessa e dopo  aver girato mi sono  trovata  dentro  di una  spelonca e ho visto la Regina Mamma,  che stava nell’atto di dare  alla luce il Bambinello  Gesù.  Che  stupendo prodigio!  Mi pareva  che tanto  la Madre quanto  il Figlio  fossero trasmutati  in luce purissima, ma in quella luce si scorgeva  benissimo  la natura  umana  di Gesù  che  conteneva in sé la Divinità, che  gli serviva come di velo per coprire la Divinità, in modo che squarciando il velo della natura umana  era Dio, e coperto  con quel velo era uomo;  ed ecco il prodigio dei prodigi: Dio e uomo,  uomo  e Dio, che senza lasciare il Padre  e lo Spirito Santo  viene ad abitare  con noi e prende  carne umana, perché il vero amore non si disunisce giammai.

Ora, mi è parso  che la Madre e il Figlio in quel felicissimo istante sono rimasti come spiritualizzati, e senza il minimo  intoppo  Gesù  è uscito dal seno  materno,  traboccando entrambi  in un eccesso d’amore,  ossia, trasformati in Luce quei santissimi corpi, senza il minimo impedimento Gesù Luce è uscito da dentro  la luce della Madre, restando  sano e intatto sia l’Uno che l’Altra, ritornando  poi allo stato naturale.  Ma chi può dire la bellezza del Bambinello,  che in quel momento dal suo nascere  trasfondeva  anche  esternamente i raggi della Divinità? Chi può dire la bellezza della Madre, che ne restava tutta assorbita in quei raggi divini?

E San Giuseppe?  Mi pareva  che non fosse presente  nell’atto del parto,  ma che se ne stava in un altro cantone  della spelonca,  tutto assorto in quel profondo  Mistero, e se non vide con gli occhi del corpo, vide benissimo con gli occhi dell’anima, perché  se ne stava rapito in estasi sublime.

Ora, nell’atto che il Bambinello  uscì alla luce, io avrei voluto volare per prenderlo  fra le mie  braccia,  ma  gli Angeli me  lo impedirono, dicendomi  che  toccava  alla  Madre l’onore di prenderlo  per prima. Onde  la Vergine Santissima,  come scossa, è ritornata  in sé e dalle mani di un Angelo ha ricevuto il Figlio  nelle braccia,  lo ha stretto tanto  forte nella foga dell’amore in cui si trovava,  che pareva  che volesse inviscerarlo di nuovo; poi, volendo   dare   uno  sfogo  al  suo  ardente   amore,   lo  ha  messo  a  succhiare  alle  sue mammelle.   In  questo  mentre  io  me  ne  stavo  tutta  annichilita,  aspettando  che  fossi chiamata, per non ricevere un altro rimprovero dagli Angeli. Onde la Regina mi ha detto: “Vieni, vieni a prendere il tuo Diletto e godilo anche tu, sfoga con Lui il tuo amore”.

E così dicendo,  io mi sono  avvicinata  e la Mamma  e me lo ha dato  in braccio.  Chi può dire il mio contento,  i baci, gli stringimenti, le tenerezze? Dopo che mi sono sfogata un poco,  gli ho detto:  “Diletto mio, Tu hai succhiato il latte dalla nostra Mamma, fai a me parte”.

E Lui, tutto condiscendendo, dalla sua bocca ha versato parte di quel latte nella mia e dopo  mi ha detto: “Diletta mia, Io fui concepito unito al dolore, nacqui al dolore e morii nel dolore, e coi tre chiodi con cui mi crocifissero inchiodai le tre potenze: intelletto, memoria e volontà, di quelle anime che bramano  di amarmi, facendole restare attirate tutte a Me, perché la colpa le aveva  reso inferme e disperse dal loro Creatore,  senza nessun freno”. E mentre  ciò diceva,  ha dato  uno  sguardo  al mondo  e ha cominciato  a piangere  le sue miserie.

Io, vedendolo piangere,  ho detto: “Amabile Bambino, non funestare una notte sì lieta col tuo pianto a chi ti ama. Invece di dare sfogo al pianto, diamo sfogo al canto”.

E così dicendo  ho cominciato  a cantare;  Gesù si è distratto sentendomi cantare  e ha cessato  dal piangere,  e terminando il mio verso  ha  cantato  il suo  con  una  voce  tanto forte ed armoniosa, che tutte le altre voci scomparivano alla sua voce dolcissima. Dopo ciò, ho pregato il Bambino Gesù per il mio Confessore e per quelli che mi appartengono, e infine per tutti, e Lui pareva  tutto condiscendente. In questo mentre mi è scomparso  ed io sono ritornata in me stessa.» (Vol. 4°, 25.12.1900)

 

22 - «Continuando a vedere  il Santo  Bambino,  vedevo  la Regina Madre da una  parte e San  Giuseppe  dall’altra, che stavano  adorando profondamente l’Infante divino. Stando tutta intenta  in Lui, mi pareva  che la continua  presenza  del Bambinello  li teneva  assorti in  estasi  continua,   e  se  operavano era  un  prodigio  che  il Signore  operava   in  loro, altrimenti sarebbero  rimasti immobili, senza potere  esternamente accudire ai loro doveri. Anch’io  vi  ho  fatto  la  mia  adorazione   e  mi  sono  trovata   in  me  stessa.»  (Vol.  4°,

26.12.1900)

 

23 - «Trovandomi  fuori di me stessa, mi pareva  di vedere  quando i santi Magi giunsero nella  spelonca  di  Betlemme;  appena giunti  alla  presenza  del  Bambino,   Egli si com- piacque  di far rilucere esternamente i raggi della sua Divinità, comunicandosi ai Magi in tre modi: con l’amore, con la bellezza e con la potenza,  in modo  che restarono  rapiti e sprofondati  alla presenza del Bambinello Gesù; tanto che se il Signore non avesse ritirato un’altra  volta internamente i raggi della sua  Divinità, sarebbero rimasti lì per  sempre, senza potersi più muovere.  Onde  appena il Bambino  ritirò la Divinità, ritornarono  in sé stessi i santi Magi, si scossero stupefatti nel vedere  un eccesso d’amore  sì grande,  perché in  quella  luce  il Signore  aveva  fatto  loro  capire  il mistero  dell’Incarnazione.  Indi  si alzarono e offrirono i doni alla Regina Madre, ed Essa parlò a lungo con loro; ma non so dire tutto ciò che disse, solo ricordo che inculcò loro forte, non solo la loro salvezza, ma che avessero  a cuore la salvezza dei loro popoli, non avendo  timore neppure  di esporre la loro vita per ottenerne  l’intento…» (Vol. 4°, 06.01.1901)

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13 - «…Ora, stando a Lui vicino, ho incominciato a fare le mie solite adorazioni a tutte le sue sante  membra,  incominciando dalla sua sacratissima  testa.  Nell’atto che ciò facevo mi ha  detto:  “Diletta mia, ho sete, fammi dissetare nel tuo amore,  che più non posso trattenermi”. E prendendo aspetto  di Bambino,  si è lanciato  fra le mie braccia  e si è messo a succhiare, pareva  che prendesse  un gusto grandissimo e restava tutto ristorato e dissetato.» (Vol. 3°, 26.11.1899)

 

14 - «…È venuta   la  mia  cara  Mamma  Regina  portando nel  suo  grembo  il celeste Bambino,  ravvolto  in un  pannolino, tutto  tremante.  Me lo ha  dato  fra le mie braccia dicendomi:  “Figlia mia, riscaldalo coi tuoi affetti, che il  mio Figlio nacque  in estrema povertà, in totale abbandono degli uomini e in somma mortificazione”.

Oh, come era carino con quella sua celeste beltà! L’ho preso fra le mie braccia e me l’ho stretto per riscaldarlo, perché  era quasi intirizzito dal freddo,  non avendo  altra cosa che lo coprisse che un solo pannolino. Dopo  averlo riscaldato  per quanto  ho potuto,  il mio tenero  Bambinello,  snodando le sue purpuree  labbra, mi ha detto: “Mi prometti tu di essere sempre vittima per amor mio, come Io lo sono per amor tuo?”

Ed io: “Sì, Tesoretto mio, te lo prometto”.

E Lui: “Non sono contento della parola, voglio un giuramento e anche una sottoscrizione col tuo sangue”. Ed io: “Se vuole l’ubbidienza lo farò”.

E Lui pareva  tutto contento  e ha  soggiunto:  “Il mio Cuore, da che nacqui, lo tenni sempre offerto in sacrificio per glorificare il Padre, per la conversione dei peccatori e per le persone  che mi circondavano  e che più mi furono fedeli compagni nelle mie pene. Così voglio che il  tuo cuore stia in continuo atto di offrirlo in spirito di sacrificio per questi tre fini”.

Mentre ciò diceva,  la Regina Mamma  voleva  il Bambino  per ristorarlo col suo latte dolcissimo. l’ho restituito e Lei ha messo fuori la sua mammella  per metterla in bocca al Divino  Bambolo,  ed  io,  furba,  volendo  fare  uno  scherzo,  ho  messo  la mia  bocca  a succhiare   1;   ho   tirato   poche   gocce,   e   nell’atto  che   facevo   ciò  sono   scomparsi, lasciandomi  contenta  e  scontenta.   Sia  tutto  a  gloria di Dio e  a  confusione  di questa misera peccatrice.» (Vol. 3°, 25.12.1899)

NOTA: Questi episodi, che Luisa vive “fuori dal corpo” oppure in visione, hanno un significato spirituale.

 

15 - «…Finalmente  l’ho visto uscire da  dentro  il mio cuore,  che  piangeva,  facendomi cenno  con  gli occhi che gli doleva  la ferita fatta nella circoncisione;  perciò  piangeva  e aspettava   da  me  che  gli asciugassi  il sangue  che  scorreva  dalla  ferita e  raddolcissi  il dolore del taglio. Tutta compassione e confusione insieme, tanto che non ardivo fare ciò, ma tirata dall’amore,  non  so come  mi son trovata  un pannolino  in mano  e ho cercato, per quanto  ho  potuto,  di asciugare  il sangue  al Bambino  Gesù.  Mentre ciò facevo,  mi sentivo tutta piena  di peccato  e pensavo  che io ero la causa  di quel dolore  di Gesù…» (Vol. 3°, 01.01.1900)

 

16 - «…Questa mattina  ho fatto la Comunione ed essendomi  trovata insieme con Gesù, ci stava la Mamma Regina e, o meraviglia, guardavo  la Madre e vedevo  il Cuore  di Lei trasmutato  in Gesù  Bambino,  guardavo  il Figlio e vedevo  nel Cuore  del Bambino  la Madre. In questo  mentre,  mi son ricordata  che oggi è l’Epifania ed io, ad esempio  dei santi Magi, dovevo  offrire qualche cosa  al Bambino  Gesù,  ma  vedevo  che non  avevo niente  da  dargli. Allora, vedendo la mia miseria, mi è venuto  il pensiero  di offrire per mirra il mio corpo, con tutte le sofferenze dei dodici anni che ero stata nel letto pronta  a soffrire e a starvi quant’altro tempo a Lui piacesse; per oro, la pena  che sento quando mi priva della sua presenza,  che è la cosa più penosa  e dolorosa per me; per incenso, le mie povere  preghiere,  unite a quelle della Regina Mamma,  affinché fossero più accettabili al Bambino  Gesù.  Onde  ho fatto l’offerta con tutta la confidenza,  che il Bambino  avrebbe tutto accettato.  Gesù  pareva  che con molto gusto accettasse  le mie povere  offerte, ma quello che più gustava  era la confidenza  con cui gliele avevo offerte. Onde  mi ha detto: “La confidenza ha due braccia, con uno si abbraccia alla mia Umanità e si serve della mia Umanità come scala per salire alla mia Divinità, con l’altro si abbraccia alla Divinità e a  torrenti vi attinge le grazie celesti, sicché l’anima resta tutta  inondata  nell’Essere Divino. Quando  l’anima è confidente, è certa di ottenere ciò che domanda.  Io mi faccio legare le braccia, le faccio fare ciò che vuole, la faccio penetrare fin dentro il mio Cuore e da  se stessa le faccio prendere  quello che mi ha  domandato.  Se ciò non  facessi, mi sentirei in uno stato di violenza”.

Mentre  ciò diceva,  dal petto  del  Bambino  e  da  quello  della  Madre  uscivano  tanti ruscelli di liquore  (ma  non  so dire proprio  come  si chiamava  quello che dico liquore), che m’inondavano tutta l’anima. La Regina Madre è scomparsa.

Dopo  ciò, insieme col Bambino  siamo usciti fuori nella volta dei cieli, vedevo  il suo grazioso volto mesto e ho detto tra me: “Forse vuole il latte, perciò è mesto”.

Onde gli ho detto: “Vuoi succhiare da me, visto che la Regina Mamma non c’è?”

Ma prima  di fare ciò ho  avuto  timore  che fosse il demonio,  onde,  per  assicurarmi, l’ho segnato  più volte con la croce e gli ho detto: “Sei Tu veramente Gesù Nazareno, la Seconda Persona della SS. Trinità, il Figlio di Maria Vergine Madre di Dio?”

Il  Bambino   assicurava  di  sì.  Quindi  assicurata,   l’ho  messo  a  succhiare  a  me.  Il Bambino   pareva   che  si  ravvivasse,   prendendo  un   aspetto   giulivo,  e  vedevo   che succhiava  parte  di quei  ruscelli, coi quali Lui stesso mi aveva  inondato. E mentre  ciò faceva,  mi sentivo  tirare  il cuore,  ché  da  Lui pareva  che  venisse  quel  latte che  Gesù tirava da me. Chi può dire ciò che passava  tra me ed il Bambino  Gesù? Non ho lingua a saperlo manifestare,  né vocaboli per poterlo descrivere.» (Vol. 3°, 06.01.1900)

 

17 - «…Il benedetto Gesù mi ha tirato da mezzo a quella gente e facendosi Bambino  lo portavo   nelle  mie  braccia   per  farlo  riposare.   Lui,  chiedendomi   un  ristoro,  voleva succhiare da me: io, temendo che fosse il demonio, l’ho segnato  varie volte con la croce e poi gli ho  detto:  “Se sei veramente  Gesù, recitiamo insieme l’Ave Maria alla nostra Regina Mamma”,  e Gesù  ha  recitato  la prima  parte  ed  io il  Santa  Maria.  Dopo,  Lui stesso  ha  voluto  recitare  il Pater  Noster.  Oh,  come  era  commovente il suo  pregare, inteneriva tanto che il cuore pareva  che si liquefacesse…» (Vol. 3°, 19.02.1900)

 

18 - «…Dopo  poco  è  ritornato  da  Bambino  e  tutta  mi ha  baciato;  dalle  sue  labbra scorreva un latte ed io ho bevuto  a larghi sorsi quel latte dolcissimo dalle sue purissime labbra…» (Vol. 3°, 20.02.1900)

 

19 - «…Mi son trovata fuori di me stessa, dentro un giardino, e da lì dentro si vedevano i raccolti disseccati  e  le vigne,  e  dentro  di me  andavo   dicendo:  “Povere  genti, povere genti, come faranno?” Mentre così dicevo, dentro a quel giardino vi era un ragazzino che piangeva  e gridava  tanto  forte, che  assordava  Cielo e terra,  ma  nessuno  aveva  di lui compassione, sebbene  lo sentissero tutti che così piangeva  tanto,  non si brigavano  di lui e lo lasciavano  abbandonato e solo. Un pensiero  mi è balenato:  “Chissà che non sia Gesù?” Ma non  ne sono  rimasta  certa.  Onde,  avvicinandomi  a lui, ho detto:  “Che hai che piangi, bambino  caro? Vuoi venire insieme con me, giacché tutti ti hanno  lasciato in preda  alle lacrime e al dolore,  che  ti opprime  tanto  che  ti fa gridare così forte?” Macché! Chi poteva  quietarlo?  Appena  con singulti ha  risposto di sì, che se ne voleva venire.  Onde  l’ho preso  per  mano  per  condurlo  insieme  con  me  e,  nell’atto stesso  di farlo, mi son trovata in me stessa.» (Vol. 3°, 29.05.1900)

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9  -  «Gesù  continua   a  volere  che  gli  faccia  da  madre;   onde   facendosi   vedere   da graziosissimo  Bambinello  piangeva,   e  per  quietarlo  dal  pianto,  tenendolo  fra  le  mie braccia, ho incominciato  a cantare;  quindi avveniva  che quando io cantavo  cessava  dal piangere  e quando no riprendeva  il suo pianto. Io avrei voluto passare in silenzio ciò che cantavo,  perché,  primo, non ricordo tutto, ché essendo  fuori di me stessa difficilmente si ritengono  tutte le cose che passano  e anche  perché  credo  che siano  spropositi. (…) Mi ricordo  che  cantavo:   “Bambinello,  sei piccolo e  forte, da  Te  aspetto  ogni  conforto; Bambinello grazioso e bello, Tu innamori anche le stelle; Bambinello, rubami il cuore per riempirlo del tuo amore; Bambinello tenerello, rendi me bambinella; Bambinello, sei un Paradiso, deh, fammi venire a giocondare nell’eterno riso! » (Vol. 2°, 16.08.1899)

 

10 - «…Ad un tratto me lo sono visto venire, gettandosi  fra le mie braccia, tutto acceso e languendo, subito mi sono ricordata  del comando ricevuto e gli ho detto: “Signore, non volermi tentare questa mattina, non sai che l’ubbidienza non vuole?”

E Lui: “Mi ha mandato il Confessore, perciò sono venuto”.

Ed  io:  “Non  è  vero,  sei  forse qualche  demonio,  che  vuole  ingannarmi  e  farmi mancare  all’ubbidienza?” E Gesù:  “Non sono demonio”.  Ed io: “Se non sei demonio, facciamoci a vicenda il segno di croce”. E così ci siamo segnati tutti e due con la croce.

Poi ho continuato  a dirgli: “Se è vero che ti ha mandato  il Confessore, andiamo  da lui, affinché possa lui stesso vedere se sei Gesù Cristo oppure un demonio, e allora potrò essere sicura”. Così siamo andati  dal Confessore  e, siccome Gesù era da Bambino,  l’ho dato in braccio a lui, dicendogli: “Padre, vedete voi stesso: è il mio dolce Gesù, o no?”

Ora,  mentre  Gesù  benedetto stava col Padre,  gli ho detto: “Se sei veramente Gesù, bacia la mano  al Confessore”. Nella mia mente  pensavo  che se fosse stato  il Signore, avrebbe  fatto quella umiliazione di baciare  la mano,  ma se fosse stato il demonio, no. E Gesù  sì,  l’ha  baciata,   ma  non  all’uomo,  ma  alla  potestà   sacerdotale….»   (Vol.  2°,

01.09.1899)

 

11 - «…Prima  ho  passato  più  di un’ora  d’inferno. Di sfuggita ho  fatto  per  guardare l’immagine del Bambino  Gesù e un pensiero come fulmine ha detto al Bambino:  “Come sei brutto!” Ho  cercato  di non  curarlo    di turbarmi,  per  evitare  qualche  gioco  del demonio;  eppure,  con tutto ciò, quel fulmine diabolico  è penetrato  nel cuore  e sentivo che il mio povero cuore odiava  Gesù. Ah, sì, mi sentivo nell’inferno a fare compagnia ai dannati,  mi sentivo  l’amore  cambiato  in odio! O Dio, che  pena  il non  poterti  amare!

Dicevo: “Signore, è vero che non sono degna di amarti, ma almeno accetta questa pena, che vorrei amarti e non posso”. (Vol. 2°, 30.09.1899)

 

12 - «Questa  mattina  il mio  amabile  Gesù  è  venuto  e  mi ha  trasportata   fuori di me stessa,  in una  chiesa,  ed  è  scomparso  ed  io sono  rimasta  sola.  Ora,  trovandomi  alla presenza  del SS. Sacramento, ho fatto la mia solita adorazione; ma mentre  ciò facevo, mi pareva  che fossi divenuta  tutt’occhi per vedere  se potevo  scorgere il dolce Gesù.  In questo  mentre,  l’ho  visto  sopra  l’altare,  da  Bambino,   che  mi  chiamava   con  la  sua graziosa  manina.  Chi può  dirne  il contento?  Sono  volata  da  Lui e,  senza  pensare  ad altro, l’ho stretto fra le mie braccia  e l’ho baciato.  Ma nell’atto di fare ciò, ha preso  un aspetto  serio e mostrava  di non gradire i miei baci, e ha incominciato  a respingermi.  Io, non  curando  ciò, seguitavo  e gli ho  detto:  “Carino mio, bello, l’altro giorno volesti Tu sfogarti con me, coi baci e con gli abbracci, ed io ti diedi tutta la libertà; oggi voglio sfogarmi con Te anch’io. Deh, dammi la libertà!” Ma Lui continuava a respingermi  e, vedendo che io non cessavo, mi  è scomparso.» (Vol. 3°, 03.11.1899)

 

13 - «…Ora, stando a Lui vicino, ho incominciato a fare le mie solite adorazioni a tutte le sue sante  membra,  incominciando dalla sua sacratissima  testa.  Nell’atto che ciò facevo mi ha  detto:  “Diletta mia, ho sete, fammi dissetare nel tuo amore,  che più non posso trattenermi”. E prendendo aspetto  di Bambino,  si è lanciato  fra le mie braccia  e si è messo a succhiare, pareva  che prendesse  un gusto grandissimo e restava tutto ristorato e dissetato.» (Vol. 3°, 26.11.1899)

 

14 - «…È venuta   la  mia  cara  Mamma  Regina  portando nel  suo  grembo  il celeste Bambino,  ravvolto  in un  pannolino, tutto  tremante.  Me lo ha  dato  fra le mie braccia dicendomi:  “Figlia mia, riscaldalo coi tuoi affetti, che il  mio Figlio nacque  in estrema povertà, in totale abbandono degli uomini e in somma mortificazione”.

Oh, come era carino con quella sua celeste beltà! L’ho preso fra le mie braccia e me l’ho stretto per riscaldarlo, perché  era quasi intirizzito dal freddo,  non avendo  altra cosa che lo coprisse che un solo pannolino. Dopo  averlo riscaldato  per quanto  ho potuto,  il mio tenero  Bambinello,  snodando le sue purpuree  labbra, mi ha detto: “Mi prometti tu di essere sempre vittima per amor mio, come Io lo sono per amor tuo?”

Ed io: “Sì, Tesoretto mio, te lo prometto”.

E Lui: “Non sono contento della parola, voglio un giuramento e anche una sottoscrizione col tuo sangue”. Ed io: “Se vuole l’ubbidienza lo farò”.

E Lui pareva  tutto contento  e ha  soggiunto:  “Il mio Cuore, da che nacqui, lo tenni sempre offerto in sacrificio per glorificare il Padre, per la conversione dei peccatori e per le persone  che mi circondavano  e che più mi furono fedeli compagni nelle mie pene. Così voglio che il  tuo cuore stia in continuo atto di offrirlo in spirito di sacrificio per questi tre fini”.

Mentre ciò diceva,  la Regina Mamma  voleva  il Bambino  per ristorarlo col suo latte dolcissimo. l’ho restituito e Lei ha messo fuori la sua mammella  per metterla in bocca al Divino  Bambolo,  ed  io,  furba,  volendo  fare  uno  scherzo,  ho  messo  la mia  bocca  a succhiare   1;   ho   tirato   poche   gocce,   e   nell’atto  che   facevo   ciò  sono   scomparsi, lasciandomi  contenta  e  scontenta.   Sia  tutto  a  gloria di Dio e  a  confusione  di questa misera peccatrice.» (Vol. 3°, 25.12.1899)

NOTA: Questi episodi, che Luisa vive “fuori dal corpo” oppure in visione, hanno un significato spirituale.

 

15 - «…Finalmente  l’ho visto uscire da  dentro  il mio cuore,  che  piangeva,  facendomi cenno  con  gli occhi che gli doleva  la ferita fatta nella circoncisione;  perciò  piangeva  e aspettava   da  me  che  gli asciugassi  il sangue  che  scorreva  dalla  ferita e  raddolcissi  il dolore del taglio. Tutta compassione e confusione insieme, tanto che non ardivo fare ciò, ma tirata dall’amore,  non  so come  mi son trovata  un pannolino  in mano  e ho cercato, per quanto  ho  potuto,  di asciugare  il sangue  al Bambino  Gesù.  Mentre ciò facevo,  mi sentivo tutta piena  di peccato  e pensavo  che io ero la causa  di quel dolore  di Gesù…» (Vol. 3°, 01.01.1900)

 

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1 - Nel Vol. 1°, a conclusione della Novena del Santo Natale, Luisa dice:

«…Così passai i giorni della novena. Mentre giunse la vigilia mi sentivo più che mai accesa d’insolito fervore e vi stavo sola nella stanza, ed eccomi che mi si fa dinanzi il  Bambinello  Gesù, tutto  bello, sì, ma  tremante,  in atto  di volermi abbracciare,  ed io mi alzai e corsi per abbracciarlo, ma nell’atto di stringerlo mi scomparve; e questo si ripeté per ben tre volte. Restai tanto commossa ed accesa, che non so spiegarlo…» (pag. 6)

 

2 - «Questa mattina,  stando  nel mio solito stato, in un momento mi son trovata in me stessa, ma senza potermi  muovere,  quando ho inteso che uno è entrato  nella mia stanzetta e dopo  ha chiuso di nuovo  la porta,  e ho sentito che si è avvicinato al mio letto. Nella mia mente ho pensato  che qualcuno  fosse entrato furtivamente, senza che nessuno  della famiglia lo avesse visto e fosse penetrato fin dentro la mia stanzetta. “Chissà, che cosa mi potrà fare?”

Era tanto  il  timore,  che  mi son  sentita  gelare  il  sangue  nelle vene  e tremavo tutta. “O Dio, che fare? –dicevo tra me– La famiglia non lo ha visto, io mi sento tutta intorpidita e non posso difendermi né posso chiamare  aiuto; Gesù, Maria, Mamma mia, aiutatemi! San Giuseppe, difendimi da questo pericolo!”

Quando ho inteso che è salito sul letto e si è rannicchiato  vicino a me, è stato tanto il timore che ho aperto gli occhi e gli ho detto: “Dimmi, chi sei tu?”

Costui  ha  risposto:  “Io sono  il  povero  dei  poveri,  non  ho  dove  stare;  son venuto da te, se mi vuoi tenere con te nella tua stanzetta. Vedi, sono tanto povero che non ho neppure le vesti, ma tu ci penserai a tutto”.

Io l’ho guardato  bene:  era un ragazzo di cinque  o sei anni,  senza vesti, senza scarpe,   ma   sommamente  bello  e  grazioso.  Subito   gli  ho  risposto:  “Per  me volentieri ti terrei, ma che dirà il mio papà?  Non è che sono persona  libera per poter fare quel che voglio, ho i miei genitori che lo impediscono. Vestirti, sì, posso farlo con le mie povere fatiche, farò qualunque sacrificio, ma tenerti è impossibile. E poi, non hai padre, non hai madre, ché non hai dove stare?”

Ma il ragazzo, amaramente, ha risposto: “Non ho nessuno. Deh, non farmi più girare, fammi stare con te!”

Io stessa  non  ho  saputo  che  fare,  come  tenerlo.  Un pensiero  mi è balenato:

“Chissà che non sia Gesù? Oppure sarà qualche demonio, per disturbarmi?”

Così di nuovo gli ho detto: “Ma dimmi la verità, almeno, chi sei tu?”

E lui ha ripetuto: “Io sono il povero dei poveri”.

Io ho replicato: “Hai imparato a farti la croce?” “Sì”, ha risposto.

“Ebbene, fattela, voglio vedere come la fai”.

Così si è segnato con la croce. Io ho soggiunto: “E l’Ave Maria, la sai dire?” “Sì, ma se vuoi che la dica, diciamola insieme.”

Io  ho  incominciato   l’Ave Maria  e  lui  la  diceva  insieme,  quando  una  luce purissima è spiccata dalla sua fronte adorabile  ed ho conosciuto  che il Povero  dei poveri era Gesù. In un momento, con quella luce che Gesù mi ha mandato, mi ha fatto perdere  di nuovo i sensi e mi ha tirato fuori di me stessa.

Io mi vedevo  tutta confusa innanzi a Gesù, specialmente  per le tante ripulse, e subito gli ho detto:  “Carino mio, perdonami,  se ti avessi conosciuto non ti avrei vietato l’ingresso. E poi, perché non me lo hai detto, che eri proprio Tu? Ho tante cose da dirti, te le avrei detto, non avrei perduto il tempo in tante inutilità e timori. Poi, a tenere Te non ho bisogno dei miei, posso tenerti liberamente, perché Tu non ti fai vedere da nessuno”.

Ma mentre  ciò dicevo, Gesù è scomparso  e così è finito, lasciandomi  una pena per non avergli detto nulla di ciò che volevo dirgli». (Vol. 2°, 21.04.1899)

 

3 - «…Io subito ho pregato  il mio diletto Gesù che desse un bacio al Confessore  e che andasse  un poco nelle braccia di lui (Gesù era Bambino)». (Vol. 2°, 26.04.1899)

 

4 - «…Mi ha trasportata  fuori di me stessa ed io lo tenevo  in braccio; era da Bambino, tutto afflitto. Io subito ho incominciato  a dire: “Bambinello mio, solo ed unico mio bene, com’è che non vieni? In che ti ho offeso? Che cosa vuoi da me, che mi fai così tanto piangere?»  (Vol. 2°, 03.06.1899)

 

5 - «…Mi è venuto  il timore che non  fosse il Bambino  Gesù,  ma il demonio;  perciò ho messo la mia mano  sulla sua fronte e l’ho segnato  con la croce: “Per signum Crucis”. E Gesù mi ha guardato  tutto festoso, e nell’atto stesso di succhiare  sorrideva  e con quegli occhi vivaci pareva  che mi dicesse: “Non sono demonio, non sono demonio”.

“Ora mi spiego, che quando succede  questo  succhiare  dalle mie mammelle  Gesù,  il corpo  non  partecipa  niente  affatto, è quando mi trovo  fuori di me  stessa; pare  che  la cosa  succeda  solo  tra  l’anima  e  Gesù,  e  Lui quando vuol  fare  questo,  è  sempre  da Bambino.  È tanto certo che è la sola anima  e non il corpo, che quando succede  questo, io mi trovo  sempre  o  nella  volta  dei  cieli, oppure  girando  per  altri punti  della  terra. Siccome,  poi, qualche  volta ho detto  che ritornando  in me stessa sentivo un dolore  in quella parte in cui il Bambino  Gesù aveva  succhiato,  perché  nel succhiare,  pareva  delle volte che lo facesse un po’ forte, tanto che in quel succhiare pareva  che si volesse tirare il cuore  al petto.  Quindi  avvertivo  sensibilmente  un  dolore,  e l’anima,  ritornando  in me stessa, lo partecipava al corpo…» (Vol. 2°, 08.06.1899)

 

6 - «…Da lontano  ho visto un bambino  e, come  fulmine che cade  dal cielo, così sono accorsa.  Appena  giunta,  l’ho preso  fra le mie braccia  ed essendomi  venuto  un dubbio che non fosse Gesù, gli ho detto: “Tesoretto mio caro, dimmi un po’, chi sei?”

E Lui: “Io sono il tuo caro ed amato Gesù”.

Ed io a Lui: “Bambinello mio bello, ti prego di prendere il mio cuore e portalo con Te in Paradiso, ché appresso al  cuore ci verrà l’anima”. Gesù  pareva  che mi prendesse  il cuore e lo univa talmente al suo che si faceva uno solo.» (Vol. 2°, 20.06.1899)