4-6-2017  -FINE- CATECHESI SULLA PACE Tratta da: “Pace nei riflessi di Dio” don Giuseppe Tomaselli

LA MESSA E LA PACE - Il Sacrificio della Messa è l'atto di cul­to più eccellente e più solenne. Durante il suo svolgimento sovente è ricordato il pensiero della pace.

A principio della Messa ci sono tre formule del saluto, che il Sacerdote ri­volge ai presenti. La seconda formula dice: « La grazia e la pace di Dio nostro Padre e del Signore nostro Gesù Cristo sia con tutti voi! ».

Quando la Liturgia prescrive il Gloria, il Celebrante dice: « Gloria a Dio nell'alto dei Cieli » ed il popolo continua: « E pace in terra agli uomini di buona vo­lontà ... ». .

Il tratto della Messa, che precede la Comunione, è intonato alla pace. Difatti, dopo la recita del Padre Nostro il Sa­cerdote continua la preghiera ad alta voce: « Liberaci; Signore, da tutti i mali; concedi benigno la pace ai nostri gior­ni...» Subito segue l'altra preghiera per la pace della Chiesa: Signore Gesù Cristo, che hai detto ai tuoi Apostoli: "Vi lascio .la pace, vi dò la mia pace", non guardare ai nostri - peccati, ma alla fede della tua Chiesa, e donale unità e pace secondo la tua vo­lontà ».

Il Sacerdote dopo, allargando le brac­cia, dice ai fedeli: « La pace del Signore sia sempre con voi! ».

E’ bene che sia esternato il sentimento di pace ed il Celebrante invita a farlo, dicendo:

«Scambiatevi il segno della pace!»

Allora tutti si scambiano un segno di pace, secondo l'uso locale.

Mentre il Sacerdote spezza la Santa Ostia sulla patena, i fedeli recitano o can­tano « Agnello di Dio », che ha tre in­vocazioni; la terza è: « Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, dona a noi la pace! ».

La Messa comincia col saluto della pace e così anche termina.

Data la Benedizione finale, il Sacer­dote dice: « La Messa è finita; andate in pace! ».

È bene che quando si assiste alla Messa si ponga un'attenzione speciale alle invocazioni, che richiamano la pace.

 

ASPIRAZIONE GENERALE - Ero a Torino in occasione del Con­gresso Internazionale degli Ex allievi Sale­síani. Davanti alla Basilica di Maria Ausi­liatr ce sventolavano le bandiere di cin­quantatre nazioni.

Era da vedersi quella gente piovuta a Torìno chi sa da quali plaghe. Varíetà di volti e di vestiario attiravano lo sguardo degli italiani.

A me colpi fra l'altro l'incontro con un Etiope: tutto nero, carnagione e ve­stiario; spiccava il bianco dei denti. L'in­domani rividi l'Etiope; la scena era cam­biata: vestiario tutto bianco, dalla testa ai piedi; solo il volto era nero.

Domandai: Perché oggi lei veste in bianco?

Perché oggi in Etiopia comincia l'anno civile.

- Strano! Altrove comincia il primo gennaio. Dunque per voi Etíopi il colore bianco è segno di festa?

- Niente affatto! Per noi il segno di festa e il nero.

- Ma allora il significato potrebbe essere questo: comincia un anno nuovo; ogni giorno c'è qualche cosa da soffrire ed in un anno chi sa quante sofferenze si accumuleranno. Il colore bianco vi ricorda le amarezze che vi attendono. Vor­rei sapere: Se il nero per voi è bello ed il bianco è brutto, come rappresentate voi, ad esempio, un Angelo ed un de­monio?

-- L'Angelo in colore. nero ed il de­monio, ché è brutto, in bianco. - Quante stranezze nel mondo! Quanta varietà e'contraddizione di gusti! È inutile discutere sui gusti.

Uno sguardo sull'umanità mette su­bito in rilievo un cumulo di differenze: Diverso il colorito delle razze, differenti i linguaggi dei popoli, diversa la foggia di vestire, diversissimo il gusto dei cibi, una cosa piace a cento e disgusta a mille ...

Una cosa piace a tutti indistintamente e che se non si ha, si fa di tutto per averla: passare la vita in pace.

Gesù era risorto. I suoi discepoli, per paura dei Giudei, stavano ritirati.

Giunta la sera di quel giorno, il primo dopo il sabato, Gesù entrò a porte chiuse e stette in mezzo a loro, dicendo: Pace a voi!

Ciò detto, mostrò loro le mani ed il costato. Disse loro di nuovo: Pace a voi! (Giovanni, XX-19).

Gesù è pace, parla di pace, augura la pace.

Che Gesù stenda le mani sul mondo e ripeta le parole rivolte ai discepoli: Pace a voi, governanti, e custoditela nel mondo!

Pace a voi, o famiglie, che portate il nome di cristiane!

Pace a voi, che vivete nell'irrequíe­tezza dello spirito!

Pace a te, o gregge della mia Chiesa! Pace sia al mondo intero!

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LA PACE DI CRISTO - L'Apostolo San Paolo sapeva bene quanto dolce e soave e al cuore che crede il frutto delizioso della pace. Ripetutamen­te nelle sue Lettere ai primitivi Cristiani, nella più tenera effusione della sua ar­dente carità, egli offriva quale dono più squisito l'augurio della pace del Signore: La pace di Cristo esulti nei vostri cuori (Colossesi, III-15).

Oh, quanto è preziosa la pace di Gesù! Riempie i cuori e li fa esultare; rende soave la vita e serena la morte.

Bisogne conoscere, provare e custo­dire la pace di Cristo nel nostro cuore. Tale pace, completa, la godono i Beati in Cielo; sulla terra essa è relativa, cioè corrispondente al grado d'amore con cui l'anima sta unita a Dio.

I Santi godevano in terra - di questa pace divina, la quale traspariva anche dal­la serenità del volto, come riferiscono i biografi di tanti che veneriamo sugli Al­tari; basta ricordare San Romualdo, il Cottolengo, Don Bosco e Santa Teresa del Bambino Gesù. I loro volti ispiravano serenità e bastava guardarli ed intratte­nersi un po' con loro per rasserenarsi e mettere il cuore in pace.

Le anime veramente devote provano questa pace quando s'intrattengono amo­rosamente con Gesù dopo la Comunione o quando visitano con, viva fede Gesù Sacramentato.

La provano coloro che si accostano al Sacramento della Confessione con le dovute disposizioni. Si alzano dai piedi del Confessore con un senso di leggerezza e di gioia, che non può esprimersi a parole,

La provano specialmente i grandi pec­catori, quando troncano con risolutezza la vita di peccato e si danno sul serio a Dio. Allora il Signore si fa sentire. forte­mente e l'anima contrita resta invasa da una gioia mai provata. Al cuore in tem­pesta sottentra la pace.

Provò questa pace Sant'Agostino quando si convertì e pote esclamare: O Dio, hai fatto il nostro cuore per te ed è inquieto finché non si riposi in te! - D'ordinario si avverte la pace di Cri­sto, con profonda gioia, quando si è su­perata una forte tentazione, quando si è compiuta, un'opera buona con sacrificio e quando si accetta e si offre a Dio con amo­re qualche croce pesante.

Sono degni di compassione quelli che non hanno la pace di Cristo nel cuore, perché vivono abitualmente in peccato, come pure quelli che l'hanno perduta con la grave colpa e non si danno premura di riacquistarla.

In conclusione, la pace di cui si parla è quella che proviene dall'amicizia intima dell'anima con Dio.

È importante vivere in pace con Dio, ma è più importante morire nella pace di Dio.

Il giorno più prezioso della vita è l'ultimo, come pure fra le ore la più im­portante è l'ultima di quel giorno.

Ultimo giorno ... ultima ora! Se si ri­flettesse su questo, quanto bene potrebbe ricavarsene!

Lo scrivente conosce un uomo, che vive cristianamente ed ha un pensiero dominante nella mente: Dall'ultimo gior­no e dall'ultima ora della mia vita dipen­derà, la mia sorte eterna. 'Voglio assicu­rarmi per quel giorno, che senza dubbio sarà penoso e difficile. Tutti i giorni ri­volgo a Dio una preghiera particolare per quella mia ultima data. A tal fine faccio celebrare anche delle Messe. Al­lorché bacio le Piaghe del Crocifisso, dico: In quel giorno ed in quell'ora custo­discimi, o Gesù, in queste Piaghe e nel Cuore della Madonna!

Dice quell'uomo: Ho fiducia che in quei momenti estremi del mio trapasso la grazia di Dio mi assisterà e potrò mo­rire nella pace di Cristo. -

 

I PACIERI - Il Maestro Divino dice: Imparate da me, che sono mite ed umile di cuore e troverete il riposo alle anime vostre (Matteo, XI-29).

Primo compito è trovare la pace; se­condo compito è irradiarla.

Chi non ha, non può dare; chi non ha fuoco, non può incendiare; chi non ha la pace, non può darla.

I veri Cristiani devono essere porta­tori di pace.

Come ci sono nella società i così detti « attacca brighe », che ovunque si met­tono portano sconvolgimento e fanno da piccolo terremoto, così è bene che ci sia­no i « pacieri », i quali si propongono di calmare le acque smosse.

È compito dei pacieri spegnere il fuo­co che cova tra i parenti, i vicini ed altri. Si racconta che due amici avevano rotta ogni relazione; la loro indifferenza a poco a poco degenerò in avversione e poi in odio.

Un terzo, amico dei due, volle fare da paciere e disse al primo: Perché non ti si vede più a passeggiare con quell'amico?

- Non me ne parlare! È un mascal­zone!

- Ti sbagli. Ti vuole proprio bene. Dice spesso a me: Come devo fare per riattaccare l'amicizia? Vorrei mandargli un bel regalo. E se poi non l'accettas­se?... - Come vedi, è pronto ad ab­braççigrti ed aspetta l'occasione propizia.

- Non lo credevo! Ma, se è così, sono pronto a fare la pace. -

Finita la prima scena, cominciò la se­conda; andò dall'altro e fece gli elogi del­l'avversario:

- Non puoi immaginare come sia afflitto senza la tua amicizia! Di te mi parla sempre bene. Vorrebbe riabbrac­cíarti; lui stesso me l'ha detto proprio - Ah dici sul serio?

- E che, dubiti di me?! - E cosa potremmo fare?

- Una cosa semplicissima: alla data ora essere al ristorante e lì incontrarvi, abbracciarvi, prendere due paste, una birra e non si pensa píú al. passato. Pa­gherò io al ristorante. -

I tre all'ora stabilita erano sul posto; avvenne l'abbraccio e ritornò la pace in due cuori.

In questo episodio si ammira l'astu­zia del paciere, però non si approva la bugia, la quale non è mai lecita.

In simili casi si sappia trovare la porta d'entrata dei cuori in contesa; si abbia l'arte di spegnere il fuoco senza soffiarvi sopra; avvenuta una conciliazione, si rin­grazi Dio con una fervente visita al Ta­bernacolo, poiché la pace ratificata in Chiesa suole essere più salda e più du­ratura.

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TUTTO NERO? - Si sono presentati al lettore i lati negativi del tempo presente. È stato ne­cessario, perché non può curarsi un male se non si conosce.

Ma tutto è nero nel mondo?

No! I lati positivi non mancano. I buoni sempre ci sono stati e ci saranno ed anche nel nostro tempo si compiono tante opere di bene.

Però il male è più abbondante e più clamoroso ed il bene che si fa nel mondo viene oscurato e travolto dalle moderne valanghe di ateismo e di sessualità.

SCOPO DELLA VITA - A principio di questo scritto si è fatto cenno del più grande problema della vita: Perché siamo nel mondo?

Certamente non per godere; difatti si soffre tanto, fisicamente e moralmente. Il mondo è chiamato « Valle di lacri­me...».

Certamente non per la gloria, cioè per lasciare un nome. Col tempo anche i nomi dei più grandi passano in oblio.

Ma dunque, chi può rispondere a que­sto grande perché?

Soltanto Dio, per mezzo della Divina Rivelazione, dalla quale risulta che siamo stati creati per conoscere Dio, amarlo, servirlo in questa vita, ubbidendo ai suoi Comandamenti, e andare poi a goderlo nell'altra vita, nel regno dei Beati!

Il mondo è popolato di persone; ognu­na è un composto di anima e di corpo. Avvenuta la morte, il corpo va in dissolu­zione e l'anima (intelligenza e volontà), essendo spirituale, non può andare in dis­soluzione e sopravvive nel regno dello spirito.

Il problema primo della vita e il sal­vare l'anima, cioè vivere da meritare un premio dopo il passaggio all'eternità. Gesù Cristo dice: Qual vantaggio avrà l'uomo, se guada­gnerà il mondo intero e poi perderà la propria anima? O che cosa l'uomo potrà dare in cambio della propria anima? Poi­ché il Figlio dell'Uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi. Angeli, e ren­derà a ciascuno secondo le sue opere (Matteo, XVI-24 ...)

 

IL GRANDE ASSILLO - Ciò che si pensa: Mancando la luce della fede, natural­mente si pensa solo al tempo presente. L'unico impegno della vita allora è: stare nel mondo meno a disagio che sia pos­sibile; procurarsi soddisfazioni, lecite ed illecite; guadagnare denaro, non solo per vivere, ma anche per avere i mezzi di procurarsi dei piaceri.

Ciò che non si pensa: I senza fede, pur sapendo che in questa vita si sta a disagio, non vogliono sentir parlare di morte. Non vogliono pensarci per non amareggiarsi quel po' di quieto vi­vere.

Ciò che si deve pensare: La vita. di oltre tomba. È un assillo, è un pungolo che in certe ore della vita si fa sentire con prepotenza.

Un americano, sotto l'incubo di un tale pensiero, pubblicò sui giornali: Chi dimostra scientificamente che c'è la vita di oltre tomba, riceverà da me in dono diecimila dollari. -

Nessuno rispose all'invito, poiché scientificamente non si può dimostrare che dopo di questa c'è un'altra vita.

È verità di fede divina; si crede solo perché Dio l'ha rivelato.

È questo il problema della più alta portata, che in tutti i secoli ha tormen­tato i più forti ingegni.

A chi non vuole pensare e credere al­l'altra vita, si presenta il dilemma:

1° Potrà darsi che dopo la morte tu abbia a ritornare nel nulla, cioè non tro­verai un'altra vita. In questo caso tu avre­stí ragione di vivere come vivi, senza una legge morale.

2° E se ci fosse un'altra vita, come insegna Gesù Cristo, Somma Verità, per­ché Figlio Unigenito del Padre Eterno, come insegnano tutti i libri della Sacra Rivelazione, come testimoniano milioni di Martiri, come protestano di credere i più eccellenti scrittori cattolici, come sen­tono profondamente nell'animo coloro che vivono cristianamente, come hanno cre­duto miliardi di uomini e di donne di ogni ceto sociale ... se ci fosse dunque un'altra vita, tu come ti troveresti? Po­tresti forse rimediare?

Insipiente chiunque mette da parte questo problema vitale!

Ero a Pavia, in Piazza Cielo D'Oro. Entrai nella Chiesa che sta a destra della Piazza. Pregai, poi osservai quanto di bello e di buono l'arte può presentare. In fine mi fermai a meditare davanti ad un sepolcro, ov'è il corpo di Sant'Ago­stino.

Sant'Agostino, Vescovo, Fondatore di Ordine Religioso, Dottore di Santa Chie­sa, oratore insigne, filosofo eccezionale, scrittore profondissimo, mente che ra­ramente può trovarsi uguale ... credeva alla vita di oltre tomba ... mentre tanti, che non potrebbero fargli neppure da sga­bello, se ne ridono!...

 

PERCHÈ NON CI SI VUOL PENSARE? - Pensare che c'e un'altra vita, felice o infelice, con il Paradiso e con l'inferno, porta alla conclusione pratica: e neces­sario vivere nell'osservanza della Legge Divina; e siccome tale osservanza è le­gata a delle rinunzie, non si è disposti a farle.

Non si vuol pensare e credere all'al­tra vita, perché si preferisce vivere senza freno, tuffarsi nelle passioni.

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FATTACCIO - Mentre stendo queste pagine, un tri­ste ricordo si affaccia alla mente.

Mesi or sono, rientrando in casa, vidi un giovane. Non era la prima volta che veniva a chiedere aiuto.

- Ma tu come fai a vivere così?

- Tiro avanti; qualcuno mi dà delle offertine.

- Perché non cerchi lavoro?

- Sono epilettico e nessuno mi pren­de a lavoro. Sono stato ricoverato due volte al manicomio.

Non hai diritto all'Assistenza?

- Non ho le marche. -

Caso pietoso: ammalato di sistema nervoso, in ozio tutto il giorno, bisognoso di tutto nel fior degli anni.

Quale compatimento non merita un tale infelice.

Pochi giorni dopo questo colloquio il giornale cittadino pubblicava un arti­colo e la foto del suddetto giovane: « Omicidio! Assassino arrestato! » ... Cosa era capitato? -

Un giovane amico; approfittando della di lui debolezza, non misurava le pa­role e vi aggiunse alcuni schiaffi.

L'epilettico a dirgli: Non abusare di me! Sai come sono. Lasciami in pace! - L'amico, chiamiamolo ancora così, non la smetteva ed allora, perdute le staffe, l'epilettico gli diede due coltellate al cuore e lo stese cadavere.

Fattacci che capitano! Ma se si fosse avuta un po' di carità, di compatimento e di pazienza, uno non sarebbe in galera, l'altro non sarebbe morto e due famiglie non avrebbero perduta la pace.

E’ proprio così: in pratica si riflette poco e non si dà il dovuto peso alla carità.

 

GELOSIA - Nemico della carità, come si e già detto, è l'egoismo individuale: essere il primo, il preferito, volere sempre ragione, non vedere altro che se stesso. L'egoista non ha pace e non ne dà agli altri.

L'egoismo. genera la gelosia, che tur­ba o toglie la pace. Ne sanno qualche cosa gli sposi gelosi e gl'impiegati a mo­tivo della superiorità.

La gelosia penetra ovunque, negli am­bíenti commerciali, nelle famiglie ed an­che può mettere piede tra fratelli e fra­telli, tra sorelle e sorelle.

Giustamente si dice: Se la gelosia ap­portasse la gobba, il mondo sarebbe po­polato di gobbi e di gobbetti. -

 

ALCUNI TARLI - Tra le mancanze di carità, che più tol­gono la pace, sono annoverare: la calunnia, la mormorazione ed il riferire agli interessati quanto di male si è sen­tito dire sul loro conto.

Queste mancanze sono il tarlo della parentela e dell'amicizia.

Più che tutto si deve essere sempre disposti a perdonare, come Dio è sem­pre pronto a perdonarci.

Chi perdona, resta in pace ed apporta pace.

In ultimo si raccomanda: ciascun membro della famiglia vada a gara per non turbare la pace domestica.

È lodevole la pratica di quelle mamme che ogni giorno, da sole o con i familiari, recitano un'Ave Maria particolare per « la pace in casa ».

 

LO SPECCHIO - Se non è vera, di certo sarà stata ben inventata la seguente storiella .. . sim­bolica.

Oggi non si fa caso di certe cose; se ne vedono tante; il progresso presenta sovente delle novità ed ormai siamo abi­tuati a vederle.

Ad esempio, lo specchio non desta più alcuna meraviglia: un po' di mercurio sul vetro ed . ecco riprodursi esatta­mente e con nitidezza l'immagine che vi sta dinnanzi. Ma un tempo lo specchio non si conosceva e quando cominciò a cono­scersi ed a diffondersi fu un avvenimento.

Si racconta che un boscaiolo era an­dato in città a fare provviste. Entrato in un negozio, istintivamente tolse il berret­to per salutare un uomo. Si accorse che questi ricambiava il saluto. e che era ve­stito proprio come lui.

Toh! E chi sarà mai quest'uomo? - esclamò il boscaiolo.

- Siete voi! - interruppe il padrone del negozio, ridendoci su.

- E come posso essere io, se io so­no qui?

- Siete proprio voi ... Questo è uno specchio, e una nuova invenzione. Qui nel negozio io tengo specchi di ogni dimensione, per muro, per tavolo, per ta­sca ... Osservate questo piccolo specchio tascabile, riproduce la vostra faccia.

- Si vende?

- Certo.

- Datemene uno; lo porto a mia moglie. È un bel regalo. -

Ritornato a casa, disse alla moglie: - E poi mi dici che non ti penso! Ti ho portato un dono speciale. Guar­da! - e le pose lo specchio davanti al volto.

- Chi è questa strega! - gridò la donna. Cosa hai portato a casa?

- Chi e questa strega? ... Sei tu! - Io? ... Impossibile!

- Proprio tu! -

La moglie, che sino allora si era cre­duta un piccolo capolavoro di bellezza, davanti alla realtà dovette ricredersi.

L'attuale società crede di essere qual­che cosa di stupendo e di essere in un se­colo invidiabile: si annullano le distanze, si scompone l'atomo, si signoreggia sugli oceani e negli spazi celesti tutto e meccanizzato, si rende molto con poca fatica, divertimenti, gite, gare, ritrovi ...

Si pensa, e non da pochi: Ora l'uma­nita è vera umanità. I popoli dei secoli scorsi erano arretrati ed oggi sono da compiangersi. Fortunati noi che viviamo in una società rinnovata e progredita ol­tre ogni dire.

Proprio come la moglie del boscaiolo che si credeva bella!

Se ci fosse uno specchio ideale, im­menso, addirittura fantastico, tale da farvi riflettere contemporaneamente tutta l'umanità e da potervi contemplare la so­cietà moderna alla luce morale, ci sarebbe da inorridire.

Si vedrebbero in questo specchio idea­le, in uno sfondo oscuro: armi confezio­nate ed altre in lavorazione, sangue uma­no, fango e monete false.

Si dovrebbe allora esclamare: Povera umanità, bisognosa di pace! Poveri popoli, ridivenuti pagani! -

È vero che il treno della società corre, ma fuori strada; il mondo si agita, ma è irrequieto. Vi manca Dio; vi manca tutto.

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E DA AUGURARSI! - La societa soffre nel suo organismo e nelle sue funzioni sociali; ne è causa l'al­lontanamento da Dio. Bisogna dunque ritornare a Dio, Fonte di salute e di gra­zia, Autore della vita individuale e so­ciale.

I credenti devono adoperarsi con gran­de amore, con preghiere e con offerta di sacrífici per ottenere la pace duratura, affinché Dio ristabilisca il suo regno in mezzo ai popoli ed affermi il suo dominio sopra tutti i poteri della terra.

È da augurarsi che il mondo si rin­novri, riconoscendosi opera di Dio e che gl'increduli si convincano che la loro in­credulità è causa del loro pervertimento e di tante loro sofferenze.

Dio può tutto a favore della povera umanità, ma esige anche qualche cosa dai fedeli; vuole essere amato ed adorato; vuole che il delitto dell'apostasia abbia la sua riparazione e che il vizio venga compensato dalla virtù, l'odio dall'amore, l'ingíustizia e l'egoismo dalla giustizia. Se buona parte dell'umanità ha voltato le spalle a Dio, è compito dei buoni pla­care la Divina Giustizia e mostrare tanto più di gratitudine e di riconoscenza verso il Signore, quanto più gl'increduli ed i traviati si mostrano ingrati verso Colui, dal quale hanno avuto l'esistenza.

 

PREGHIERA - La preghiera placa la Divina Giustizia. Gioverà ed è consigliabile la seguente orazione: « O Signore, tu, per cui sono santi i desideri, retti i consigli e giuste le opere, concedi a noi tuoi servi quella pace che il mondo non sa e non vuole dare, affinché i nostri cuori siano fedeli ai tuoi precetti e, liberati dal terrore dei nemici, i nostri giorni, mercé la tua protezione, si fac­ciano tranquilli.

« O Signore; noi ti preghiamo per tan­te anime infelici. Apri nei loro cuori un varco alla tua parola ammonitrice con la forza irresistibile della tua grazia.

« Come un giorno, o Dio, hai cavato dall'orrida pietra una fonte limpida al po­polo ebreo nel deserto, così oggi da tanti cuori induriti ed increduli fa' sgorgare le lacrime del pentimento, cosicché, pian­gendo sinceramente su tante ingiustizie, tutti possiamo meritare la grazia del tuo perdono e della tua pace »..

 

TERZO NEMICO: ASSENZA DI CARITÀ - Il re Saul era geloso di Davide; tentò più volte di ucciderlo, scagliandogli la lancia addosso. Ma Davide, assistito da Dio, riuscì a salvarsi; vedendosi tanto per­seguitato, fu costretto a fuggire dalla corte di Saul.

Il Re aveva deciso di ucciderlo ed andò in cerca di lui; non era facile trovarlo. Gli fu detto: Davide è rifugiato nella zona di Engaddi. -

Realmente il ricercato era in quei dintorni; in compagnia di persone fidate stava nascosto in fondo ad una profonda spelonca.

Avvenne un giorno che Saul, mentre cercava Davide, entrò in quella spelonca e vi si fermò alquanto. Fu riconosciuto da­ gli amici dì Davide, i quali dissero: Ecco, o Davide, colui che ti cerca a morte! Ap­profitta per ucciderlo!

- No, non voglio fargli del male! Voi state fermi, non parlate e non fate rumore. -

Davide, con la sua destrezza, senza farsi accorgere si avvicinò a Saul, riusci a tagliare un lembo del suo mantello e ri­tornò in fondo alla spelonca.

Di poi Saul, lasciata la grotta, conti­nuò il cammino. Davide gli tenne dietro e gli gridò: O re, mio signore! - Saul si volse indietro. Poi Davide disse: Perché dài retta a coloro che ti dicono che io voglio farti del male? Tu oggi eri nelle mie mani nella spelonca; eppure ti ho ri­sparmiato. Guarda il lembo del tuo man­tello! Io l'ho tagliato, mentre avrei potuto ucciderti. -

Visto ciò, Saul pianse (1° Re, XXIV 4... )

In questo fatto della Sacra Scrittura risplende la magnanimità di Davide ed il suo buon cuore.

Avere in mano un nemico che cerca a morte, potersi vendicare e non farlo, anzi perdonarlo generosamente, è indice di grande e vera carità.

La carità verso il prossimo è la virtù che Gesù Cristo di più ha inculcata; l'ha messa come distintivo dei suoi seguaci: Amatevi l'un l'altro, come io ho amato voi. Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli,, se avrete mutuo amo­re (Giovanni, XIII-34 ... ).

Il mondo non ha pace perché, oltre che la giustizia, vi manca anche la carità. Egoismo, interesse, gelosia, cupidigia, materialismo... sono i nemici della ca­rità e quindi della pace.

La carità è un dovere per tutti ed è una necessità indispensabile per vivere in pace. Si deve dunque lottare contro i ne­mici della carità.

Quanti sono sconvolti, furibondi, ama­reggiati e talvolta disperati per essersi al­lontanati dalla vera carità!

Liti, gelosie, prepotenze, odi, vendet­te... sono alberi che hanno pessimi frut­ti; mentre la pazienza, il compatimento, la sopportazione, la longanimità, la com­prensione, il soccorso ai bisognosi ... sono gli alberi che danno ottimi frutti, tra cui la pace.

 

PAZIENZA - Dice San Paolo che la carità è pa­ziente.

Pazienza significa sapere sopportare i difetti altrui, specialmente quelli del ca­rattere.

Nessuno è perfetto; in ogni mortale si riscontrano delle deficienze, dovute in parte alla debolezza fisica ed in parte alla mancanza di educazione e d'istruzione. Con la pazienza si coprono le deficien­ze altrui e si conserva la pace nel cuore, nella famiglia e nell'ambiente in cui si vive, come con una buona nevicata si co­prono le buche e le fosse.

Come vogliamo essere compatiti e scusati noi, così comportiamoci con gli altri.

Se, ad esempio, le le mogli sapessero compatire e sopportare gli eventuali di­fetti dei mariti e questi di quelle, non ci sarebbero nelle famiglie tanti disagi e cre­pacuori.

Compatire i deboli, specie i malati di nervi, e non abusare di chi è incapace di difendersi, è giustizia e carità.

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UNA MAMMA TRISTE - Il Settimanale fa il commento: Il mondo non dovrebbe avere figli ingrati, cioè ingiusti, per quello che hanno ricevuto e ricevono.

Quando una madre conta molto sui figli, corre molti rischi e potrà restare de­lusa. Come si fa ad immaginare che i fi­gli possano essere ingrati? Eppure ve­diamo ogni giorno ragazzi fortunatissimi, che dai genitori ricevono tutto e per loro questo tutto è nulla, neppure se ne ac­corgono.

Allora bisogna dire che i ragazzi de­vono imparare a .soffrire di più; devono capire per tempo il senso della fatica, il sacrificio della rinunzia, il valore del merito. Considerarli signori fin da piccoli, significa renderli incapaci di comprendere, pretenziosi, pronti âl confronto, facilmen­te ingrati e quindi ingiusti verso i genitori.

 

VENTESIME OLIMPIADI - Verso la fine dell'agosto 1972 ci fu l'apertura delle Olimpiadi a Monaco di Baviera. Quanti preparativi e quanto mo­vimento di sportmans!

Solenne fu il momento in cui il gio­vane tedoforo fece la lunga scala a passo svelto con la fiaccola in mano ed accese il fuoco del tripode.

Erano rappresentate nella gran massa di concorrenti e di spettatori quasi tutte le nazioni del mondo.

Il commentatore della trasmissione te­levisiva, davanti a quella scena suggesti­va, disse: Questo incontro di nazioni di­mostra che il mondo è in pace. -

Ma è proprio vero che il mondo è nella pace?... E la guerra che da lunghi anni si sta combattendo nel Vietnam? ... E la guerra e le guerriglie del Medio Oriente? ... Ed i vari colpi di Stato, che qua e là vanno verificandosi?… E gli assassini e gli attentati a certi capi di Governo?... E gli armamenti clandestini delle nazioni più forti?...

Non e l'entusiasmo di un'ora spor­tiva il sigillo della pace! L'eccidio di di­ciotto uomini nelle Olimpiadi ne è prova.

 

SI LAVORA... MA SENZA DIO - Si dice che i capi delle nazioni lavo­rano per la pace; nel frattempo si armano. Quante sedute e discussioni tra i reggi­tori dei popoli! Ma se non mettono Dio a base di tutto, lavorano invano.

Quante volte nella Società delle Na­zioni si parla dei diritti di Dio nel mondo o si nomina Dio? ... Nei Parlamenti Na­zionali e Regionali chi fa menzione di Gesù Cristo?... La mole stragrande di stampa che assedia il mondo, in quanti: ar­ticoli s'interessa di Dio?...

Dio è messo fuori dalla società e per questo il mondo oggi è quello che e!

 

UN MANIFESTO - Altro è la noncuranza ed altro e il disprezzo e l'offensiva diretta a Dio. Dio, Uno nella Natura e Trino nelle Persone, è Purissimo Spirito e quindi non visibile all'occhio umano. Non ci si può avventare contro uno che non si vede. Il Figlio di Dio, Gesù Cristo, seconda Persona della Santissima Trinità, pur re­stando vero Dio, divenne anche vero Uomo; così si rese visibile.

Il mondo empio, sobillato da Satana, si avventa contro Gesù Cristo e la sua Dottrina.

Il giornale « Roma » il 15 febbraio 1972, nella Cronaca di Napoli pubblicò un articolo, che dimostra l'empietà e la pazzia di chi vuol lottare contro Gesù Cristo, l'invincibile Re dei secoli.

Si riporta integralmente l'articolo, dal titolo « Cristo Ricercato ».

« I teppisti americani questa volta hanno proprio esagerato: si sono lasciati tradurre in italiano (...cioè hanno fatto il loro stesso ritratto di banditi ... ) in quel capolavoro di bestemmia, che 'è il manifesto affisso nei giorni scorsi per le strade della cittadina San Giuseppe Ve­suviano.

« Esso raffigura il volto di Gesù, sotto il titolo a carattere di scatola di « Ricer­cato » ovvero « bandito ».

« Il ricercato è appunto Gesù Cristo, definito capo di un movimento clandestino di liberazione e per le seguenti accuse:

1a Pratica la medicina (uguale: guari­sce gl'infermi).

2a Distribuisce alimenti senza licenza (uguale: cambia l'acqua in vino e molti­plica i pani per sfamare la folla).

3a S'introduce negli affari pubblici (uguale: oggi si parla tanto di Lui e la sua immagine campeggia in mille luoghi pubblici).

4a Sobilla il popolo ed attenta alla li­bertà dei commercianti (uguale: ciò che avete in più, datelo ai poveri).

5a Si associa ai noti criminali, estre­mïsti, sovversivi, gente della strada (ugua­le: ama i peccatori, perdona le peccatrici, assolve il ladrone).

6a È un cospiratore e si attribuisce il potere di trasformare gli uomini in figli di Dio ».

Il manifesto continua:

Segni particolari: aspetto tipico di bandito, con capelli lunghi, barba, tunica e sandali.

« Si aggira per la periferia. Ha pochi amici fra i ricchi; spesso si nasconde in zone deserte. Ha un gruppo di seguaci chiamati apostoli:

« Attenzione! Quest'uomo è estre­mamente pericoloso. Il suo messaggio in­cendiario (uguale: minaccia di fuoco eter­no) è un'insidia soprattutto per i giova­ni; una volta conosciuto, difficilmente lo si dimentica.

« Questo vagabondo è ancora in li­bertà (uguale: con la Dottrina Evangelica) e costituisce un pericolo pubblico ».

« Il manifesto è rimasto attaccato ai muri per molto tempo e soltanto qual­cono si e limitato a cancellare la testata, lasciando intatta l'immagine del Reden­tore, finché un cittadino, ravvisando in esso gli estremi del reato di vilipendio alla Religione, si è recato al Commissariato di Pubblica Sicurezza ed ha esposto for­male denunzia còntro ignoti ai sensi del­l'Articolo 402 del Codice Penale ».

Così oggi e chi sa in quali altre forme blasfeme e trattato Gesù Cristo, Creatore, Salvatore, Re dell'eterna gloria!

NOTA - Si prende occasione dall'episodio esposto, per esortare le anime pie a fare atti di riparazione per gl'insulti che Gesù Cristo riceve, in privato e in pubblico. È dovere dei Cristiani riparare l'onore del Cristo.

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DIRITTI E DOVERI - Si cercano i diritti e si dice: Voglio il giusto. Voglio e pretendo i miei di­ritti! -

Ma ci sono anche i doveri. Pretendere i diritti e non fare caso dei doveri, è base di grande ingiustizia.

Non si vogliono qui passare a rasse­gna tutte le ingiustizie umane. Sarebbe impossibile; si fa solo cenno di alcune delle più semplici e comuni.

Alla fine del mese si vuole il mensile del lavoro e si vuole intiero, per nulla mutilato. È un diritto.

Ed il dovere? Quell'andare, abitual­mente con ritardo al lavoro, quelle licenze arbitrarie o carpite dolosamente, quel non rendere quanto si deve e si può ... tutto ciò non e ingiustizia?

Il promovere un candidato impre­parato, che abbia sborsata una somma; il bocciare chi potrebbe meritare, perché non dà nulla; il ritenere in qualche ma­teria chi merita, per usufruire della ri­petizione nelle, vacanze; l'assegnare un posto di lavoro a persona amica, negan­dolo a chi avrebbe il diritto di precedenza; il favorire nei concorsi chi più aggrada, ecc.... tutto ciò e mille altri casi non sono indice delle ingiustizie di questo tempo?

Non è la giustizia che trionfa; ma l'egoismo, il denaro e la sensualità. Come la giustizia germoglia la pace, così l'ingiustizia genera gli odi, le ven­dette e le ribellioni.

Dio, Giustizia per essenza, vuole e comanda la giustizia. Solo credendo in Dio ed ubbidendo ai suoi Comandamenti si raggiunge la pace.

 

ESSERE GIUSTI CON I FIGLI - In certe famiglie manca la pace; non c'è giustizia; al solito si pretendono i diritti e si.trascurano i doveri.

La fedeltà degli sposi è un dovere di giustizia. Ma quante lotte, separazioni legali e divorzi si verificano! Manca Dio, manca la giustizia, manca la pace.

E la giustizia verso i figli? Quanto lascia a desiderare! I figli hanno un'anima, di cui in gran parte dovranno dare conto a Dio i genitori.

Non interessarsi come si deve delle anime dei figli, specie se piccoli o adole­scenti, è una grave ingiustizia da par­te del padre e della madre.

Istruire nella Religione i figli, abituar­li a vivere nel timore di Dio, aiutarli a formarsi una coscienza retta, vigilare che non vengano corrotti dal fango del mondo, correggerli con soavità e fortezza, non risparmiare loro, quando occorre, la verga, come dice lo Spirito Santo, e più' che tutto dare loro il buon esempio ... tutto questo è dovere di giustizia per i geni­tori. Siano giusti specialmente nel fare il testamento, per evitare odi e liti.

Facendo così, assicurano la pace in famiglia, perché i figli crescono sottomessi, preparano alla società onesti cittadini e formano i futuri abitatori del Cielo.

 

INGRATITUDINE - In periodo estivo ero sulle falde del­l'Etna; m'imbattei in un giovane e te­nemmo un colloquio:

- È venuto a prendere un po' di aria ossigenata?

- Cosa vuole! Mi preparo ad un esame d'Università e la mattina per ri­posare la mente dedico qualche ora alla ricerca dei funghi.

- Stia attento, perché in queste zone si vedono dei serpentelli e potrebbe im­battersi in qualche vipera.

- Eh, lo so! Difatti mi è capitato un caso. Andando in giro, gli occhi si posarono sopra un cespuglio; vicino vi stava arrotolata ed accovacciata una ser­pe; era abbastanza grossa al ventre. Mi guardava, ma non si muoveva. Preso un fuciletto, tirai alla testa; colpì, ma la be­stia non morì. Allora tirai al ventre e non diede più segno di vita. Dopo alcuni istan­ti sbucarono dal ventre parecchi serpentelli, i quali si avventarono sul corpo della madre morta e ne mangiavano le carni. - Caso strano!

- Ma chi può comprendere i segreti degli istinti bestiali, specialmente trattan­dosi di serpenti? -

Ricevere la vita dalla madre ed av­ventarsi contro la madre! Ingratitudine inconcepibile. Tra le creature umane que­sto non avviene, neppure tra i cannibali, che sono i divoratori della carne ùmana. Ma avviene nel mondo qualche cosa di simile, sebbene in altro campo: la nera ingratitudine di certi figli verso i geni­tori.

 

UNA LETTERA - Il Settimanale « Famiglia Cristiana » in prima pagina pubblicò la lettera di una mamma, indirizzata al Sacerdote che s'in­teressa della Rivista. È una lettera che potrebbero scrivere chi sa quante mamme: Caro Padre, Ho allevato quattro figli; ma per uno di questi ho tribolato tanto; ho sofferto la fame; ho perduto il posto di lavoro. Mio marito era disoccupato, ho dato in pegno tutto ciò che possedevo.

Abitavo in città ed andavo tutte le mattine al Monte di Pietà, col bambino in braccio, a piedi, per risparmiare i 25 cen­tesimi del tram. Portavo via a poco a poco, tutta la biancheria, la sveglia, per­fino l'anello nuziale. Non avevo più nien­te; mi erano rimaste soltanto quelle crea­ture morte di fame.

Ora il mio povero marito è morto ed io vivo sola, perché i miei figli sono tutti sposati.

Per la festa della mamma da un mio figlio, quello che più mi è costato, mi sarei accontentata anche di una foglia di edera in una busta; invece silenzio. Devo ama­ramente constatare che appartiene alla ca­tegoria dei figli ingrati. Non ricevo una te­lefonata, che mi dica: Mamma, ti batte ancora il cuore o sei passata sull'altra sponda? -

Mi perdoni, caro Padre, ma ora che le ho raccontato la pena, mi sento più sol­levata.

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LOTTA AL PECCATO - Ci si è intrattenuti sul tema dell'im­moralità, la quale toglie la pace ai singoli ed alle famiglie. Ma non è peccato sola­mente il violare il Sesto ed il Nono Co­mandamento della Legge di Dio. Sono peccati pure le violazioni degli altri Co­mandamenti.

Si pecca un po' da tutti, più o meno gravemente, con frequenza o ad intervalli. Ogni peccato è sempre uno strappo alla pace del cuore.

Si deve sinceramente riconoscere che quando si è caduti in qualche colpa, da quello stesso momento si è perduta la pace, la serenità dello spirito. Non occorre che si vada a cercare l'esperienza altrui, quando già la storia dell'anima propria insegna chiaramente che il peccato è il primo ed inconciliabile nemico della pace.

Dobbiamo fare nostra la preghiera del­la Chiesa: « Esaudisci, o Signore, le pre­ghiere di noi, che ti supplichiamo; e perdona i peccati nostri, che umilmente da­vanti a te confessiamo; sicché col perdono delle nostre mancanze tu ci abbia ad elar­gire altresì il dono della pace ».

 

INVOCARE LA PACE  - La misericordia di Dio è infinita e su­pera il numero e la gravità di tutte le colpe.

Conviene perciò supplicare la Divina Clemenza, che facilmente perdona il cuo­re contrito.

Gesù non negò il perdono alla pecca­trice Maria Maddalena e promise il Pa­radiso al ladrone pentito.

Chi molto ha peccato, ami molto il Signore e godrà gran pace.

Poiché la vera pace viene solo da Dio, a Lui si domandi con fervorosa preghiera. Comprese bene ciò Santa Teresa del Bam­bino Gesù, che così pregava: O Signore, fa' di me quello che vuoi, ma non pri­varmi della tua pace! -

 

SECONDO NEMICO: L'INGIUSTIZIA - A Tòrino, percorrendo il Corso Regi­na Margherita, si giunge ad una piazza, detta « Rondò »; e quasi a centro di tre luoghi storici: La Consolata, la Casa del Cottolengo e la Basilica di Maria Ausilia­trice.

Nelle Cronache Torinesi il Rondò è ri­cordato quale luogo lugubre, perché ivi funzionava la forca.

Nella piazza si erge un monumento, raffigurante un Prete e due galeotti. Il Prete è Giuseppe Cafasso, oggi Santo, che con zelo apostolico s'interessava dei carcerati ed assisteva gl'infelici sino al patibolo. In tutte le carceri d'Italia oggi è esposta l'immagine di San Giuseppe Ca­fasso, il Santo dei detenuti.

Lo scrittore di queste pagine, trovan­dosi a Torino, volle vedere i ricordi sto­rici del Cafasso ed in particolare ciò che riguarda i carcerati di quel tempo.

Nei locali della Chiesa della Misericordia sono messi in mostra i tristi cimeli. C'è una lanterna a vetro, funzionante allora ad olio; dava un po' di luce, poiché la forca si metteva in azione nelle ore buie. Trovasi pure un bicchiere di piombo, al quale posarono le labbra arse chi sa quanti prima di essere giustiziati.

È esposta la lunga corda, che serviva all'impiccagione; è piuttosto robusta é di colore azzurro cupo. La corda ha il ca­pestro con due piastre. le quali venivano poste sotto le mascelle.

C'è un registro, sopra i cui fogli in doppia colonna sono scritti i nomi dei giu­stiziati, con i dati necessari. Il tutto fu scritto a pugno da San Giuseppe Cafasso, che metteva un segno particolare presso il nome dei convertiti.

Doveva essere assai tragico il momen­to dell'impiccagione. Una volta Don Bo­sco vi assistette e svenne.

In quel registro quanti fogli con lun­ghe colonne di nomi! Sembrerebbe in­credibile!

Potrebbe dire taluno: Se tutti costoro furono condannati a morte, significa che lo meritarono. La giustizia umana pare disumana, ma è sempre giustizia. La giu­stizia nel mondo c'è e deve esserci.

Si sa bene che le carceri al presente ri­gurgitano di detenuti, poiché per molti il principio di libertà è divenuto regola di libertinaggio.

Ma c'è forse giustizia nel mondo, poi­ché le carceri sono strapiene? Tutti i vio­latori della giustizia sono in prigione?

Chi sa quante carceri occorrerebbero, se si dovessero rinchiudervi tutti gli as­sassini ed i loro mandanti, tutti gli infan­ticidi, tutti i ladri ed i falsificatori di mo­neta e di merce, tutti i sofisticatori di cibi e di bevande e tutti coloro che abusano del loro ufficio o professione!

L'ingiustizia è troppo sfacciata! - esclama la buona gente, succube dei so­prusi:

Ponzio Pilato doveva giudicare Gesù Cristo. L'uomo peccatore ... giudice del Figlio di Dio! Nell'interrogatorio Gesù disse: Sono venuto al mondo per rendere testimonianza alla verità. -

Il Pretore Romano esclamò: E che cosa è la verità? -

Al nostro tempo molti si domandano: E che cosa è la giustizia? -

Il rapido diffondersi della colpa in tutte le manifestazioni della vita moderna, ha trascinato molte anime al punto da non sapere più neppure comprendere ciò che la stessa coscienza più primitiva potrebbe insegnare intorno alla nozione di giustizia.

 

LA GIUSTIZIA - La giustizia è la virtù che fa dare a ciascuno ciò che spetta e riguarda tanto i rapporti con Dio, quanto quelli col prossimo.

Il Vangelo, parlando di San Giuseppe, dice: Era uomo giusto (Matteo, I-19). Egli dava a Dio ed al prossimo quanto era di dovere.

Nel mondo difetta la giustizia, per­ché difetta l'amore di Dio e quello.dei fratelli.

La giustizia è unita alla pace, come la madre al suo bambino. Dice la Sacra Scrittura: La giustizia e la pace si sono abbracciate (Salmi, 84-11).

Parlare di pace nel mondo è cosa va­na; mancando la giustizia, necessariamente manca la pace.

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IL SUPER TESTIMONE DELLA STORICITA’ DI CRISTO E DEI VANGELI

15. GESÚ SPIEGA IL MISTERO DELL'UNIVERSO

Una prova scientifica della creazione non esiste, perché la scienza è fatta di esperimenti ripetibili. Per lo stesso motivo non ci sono, né ci potranno mai essere prove scientifiche dell'ateismo. Però uno sguardo nell'universo ci fa vedere la necessità di un Dio creatore. Le particelle di cui la materia è formata preesistevano alla forma­zione dell'universo. La materia di cui siamo formati è, nei suoi componenti, identica per tutto ciò che esiste. Un Kg di qualunque materia, sia piombo che acqua, siano fiori che spaghetti o carne, contiene circa Kg 1/2 di protoni, Kg 1/2 di neutroni, grammi 0,25 di elettroni. A parte il mistero della comparsa delle particelle sub-atomiche, si vede già all'inizio un genio divino che con alcune particelle, combinandole diversamente, è riuscito a formare e tutti gli elementi del regno minerale e tutte le varietà infinite dei vegetali e degli animali. Dice lo scienziato sub-atomico A. Zichichi: « La presunta incon­ciliabilità tra scienza e fede è una delle grandi mistificazioni della cultura dominante, cioè della cultura dei filosofi, dei letterati e dei falsi scienziati murati nel loro orgoglio intellettuale (Grieco: Il bisogno di Dio, pag. I 18). La scienza è arrivata a concludere con Einstein e con gli astrofisici e i biologi contemporanei (attraverso la curvatura della luce e quindi dello spazio, attraverso la topografia e la velocità delle galassie e dei quasars, e attraverso l'effetto ottico Doppler-Fizeau) che l'universo è finito;

- che esso ha avuto origine circa 15 miliardi di anni addietro con un'e­splosione di luce, la quale lanciò la materia in tutte le direzioni forman­do gli immensi banchi che sarebbero divenute galassie;

- che la terra ha circa 5 miliardi di anni (attraverso la percentuale di uranio trasmutato in isotopi di piombo);

- che la vita ha avuto origine dai mari;

- che gli organismi semplici cellulari risalgono a quasi 3 miliardi e mezzo di anni;

- che gli organismi multicellulari esistono da circa 700 milioni di anni;

- che i vertebrati esistono da 400 milioni di anni;

- che i mammiferi esistono da 200 milioni di anni;

- che « l'Homo sapiens-sapiens » esiste da circa 20.000 anni.

Ma come ciò sia avvenuto la scienza non è in grado e non sarà mai in grado di dircelo.

Jacques Monod ha tentato di dare una prova scientifica del suo ateismo nel suo libro Il caso e la necessità; ma il suo libro è stato criticato per l'inconsistenza dei suoi argomenti, oltre che dai credenti, da quasi tutti gli scienziati agnostici e atei, in particolare dai premi Nobel Kastler, Jacob, Rostand.

Frangois Rostand nel suo libro La logique du vivant dice: «Alla concezione che l'evoluzione sia dovuta esclusivamente a una successione di micro-eventi, a mutazioni, ciascuna delle quali sopraggiun­ge in modo casuale, si oppongono il tempo e l'aritmetica.

Per estrarre da una roulette, passo per passo, sottounità per sottouni­tà, ognuna delle quasi centomila catene proteiche che possono costituire il corpo di un mammifero, è necessario un tempo che supera, e di gran lunga, la durata attribuita al sistema solare ».

Jean Rostand dice del libro di Monod: « È un libro che sul piano filosofico non porta nulla di nuovo. Esso riprende la vecchia tesi scientista cui aderivo quando avevo dodici anni, solo rivista attraverso la biologia molecolare, poiché si tratta del caso delle molecole. C'è un po' di Democrito, un po' di Darwin, e chi piú ne ha piú ne metta: niente di nuovo » (Grieco: Il bisogno di Dio, Rusconi).

E aggiunge, citando Huxley, che col suo meccanicismo fa il gioco dei teologi.

Alfred Kastler dice del Monod: « Per non parlare di finalità, si inventa la parola teleonomia. Monod è costretto ad accettare l'esistenza di una teleonomia, cioè di un progetto, di un programma svolto dall'evoluzione degli esseri viventi ».

Dal canto suo il Kastler parlando del progetto dei viventi dice: « Se un astronauta andando nell'altra faccia della luna trovasse una fabbrica automatizzata che estraesse dal suolo il minerale, es. l'allumina, e desse il prodotto finito, non direbbe: "uarda che fabbrica hanno combi­nato gli atomi!"; ma penserebbe: "Da dove son venuti gli uomini a costruire questa fabbrica? " ».

Per questo il Kastler piú che ateo si dichiara agnostico: « A mio avviso è assurdo pensare che l'universo si sia determinato per puro caso: non posso ammetterlo. Penso che vi sia una finalità, ma non vedo cosa sia. Ma la finalità esiste ».

Gesú ci dà la risposta al mistero dell'origine e della finalità dell'univer­so.

Attualizzando tutte le profezie dei libri del Vecchio Testamento ce ne fa vedere la verità e la divina ispirazione, perché l'uomo di 3.000 anni addietro non poteva intuire la risposta al problema delle origini.

È impressionante la descrizione e la successione che il 1° libro della Bibbia, la Genesi, nel 1° capitolo ci fa della creazione e la sua corrispon­denza con la scienza moderna.

Si deve soltanto ricordare che la parole ebraica jom significa sia «gior­no», sia «periodo».

A principio Dio disse: « Sia fatta la luce ».

Quindi, dice la Genesi, comparvero il firmamento, il sole, la luna, la terra, e le acque si divisero dalla terra formando i mari.

Quindi Dio disse: « Brulichino le acque di una moltitudine di esseri viventi »; e creò i pesci, i cetacei, gli uccelli.

Quindi Dio disse: « Produca la terra animali viventi secondo la loro specie »; e creò tutti gli animali della terra. Infine Dio creò l'uomo dalla terra ispirandogli il suo Spirito.

Per oltre un secolo ha dominato, quasi incontrastata, nel mondo la teoria della evoluzione di Darwin. Essa è stata usata per abolire l'idea della creazione e quindi dell'esistenza di Dio, sebbene ciò non fosse nella mente di Darwin.

Antonio Zichichi, presidente della Società Europea di Fisica, attacca questa specie di dogma dell'Evoluzione. Egli scrive in Presenza cristiana (Andria) del 23.10.1981: « Si arriva ai Primati: 70 milioni di anni. La famiglia ominoidea inizia con la scimmia primitiva Dryopithecus: circa 20 milioni di anni fa. E si sdoppia in un ramo che porta agli scimpanzé, ai gorilla, agli orangutanghi da una parte, e a noi dall'altra; attraverso l'uomo dell'età della pietra, l'uomo che scopre il fuoco, l'uomo di Neandertal che comincia a ragiona­re, fino alll’Homo Sapiens Sapiens » che siamo noi.

Questo dicono gli evoluzionisti; ma questa catena, ha molti "anelli mancanti » e ha bisogno di ricorrere a uno "sviluppo miracoloso" del cervello, occorso circa due milioni di anni fa. Arrivati all'Homo Sapiens Neanderthalis, centomila anni fa circa, con un cervello di volume superio­re al nostro, la teoria dell'evoluzione ci dice che, 40 mila anni fa circa, l'Homo Sapiens Neanderthalis si estingue in modo inspiegabile. E com­pare infine, in modo altrettanto inspiegabile, 20 mila anni fa circa, l'Homo Sapiens Sapiens, cioè noi. Una teoria con "anelli mancanti", sviluppi miracolosi, inspiegabili estinzioni, improvvise scomparse, non è Scienza Galileana. Essa è un interessante tentativo di stabilire una correlazione temporale diretta tra osservazioni di fatti ovviamente non riproducibili, obiettivamente frammentari e necessariamente bisognosi di ulteriori ricer­che ».

-continua-

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BACILLI - Vedevo un giovane andare e venire da solo, a passo lento, meditabondo. I piedi erano a terra, ma la mente chi sa dove. Conoscendo la sua storia, pensai: Povero giovane! Ha il cuore spezzato.

Francesca non c'e più; e già cadavere in casa. -

Triste storia!

Alcuni anni prima ero stato chiamato al letto di un fanciullo gravemente infer­mo. Dal sangue emesso dalla bocca de­dussi: È tubercolotico!

Sentivo tossire un'uomo là vicino; era il padre dell'infermo. Conclusi: Prima partirà il figlio e poi il padre, perché an­ che questi ha il microbo ai polmoni. –

Non passò molto ed il fanciullo morì; presto fu seguito dal padre. All'accompa­gnamento funebre del padre c'era pure Francesca e c'ero anch'io. All'uscita dal ci­mitero diedi uno sguardo all'addolorata giovane e dissi fra me: Povera Francesca, fra non molto sarai accompagnata tu! –

E venne il suo giorno.

Anche lo zio, dimorante in quella ca­sa, era colpito dalla tisi polmonare. Davanti a simili casi, da Sacerdote non potevo restare indifferente; volli. trovare la causa di questi lutti.

Fin dalle prime visite in quella casa chiesi alla madre di famiglia:

- Come vivete voi?

- Siamo poveri. Mio marita fa il cenciaiolo;. va in giro a raccogliere stracci, poi li vende e compriamo il pane! -

Sventurato uomo! Andava di qua e di là in cerca di stracci e non pensava che cercava la morte! Chi sa quanti bacilli stavano in quei cenci! Li portava in casa nella speranza di portare il pane ai figli ed invece portava la rovina.

Nella sua ignoranza il cenciaiolo tal­volta si sdraiava sul mucchio di stracci e vi dormiva sopra.

Nessuna meraviglia quei ripetuti lutti. Col bacillo della tisi polmonare c'è po­co da scherzare. Se all'inizio si corre ai ripari, si può riuscire ad incapsulare il microbo; se si trascura, ne segue la morte. Il bacillo, di cui si è parlato, è la ro­vina del corpo. Ma ce n'è un altro più micidiale, che colpisce l'anima ed è la sensualità o impurità.

Moralmente parlando, al presente so­no senza numero le famiglie colpite dal mi­crobo impuro e dovrebbero fare più com­passione della famiglia del cenciaiolo.

I germi dell'immoralità entrano in ca­sa col televisore non controllato, con le riviste a rotocalco, con i romanzi sessuali. Questi germi deleteri sono gettati a larga mano dai films, dalla moda contempora­nea, dalla musica e dalla danza lasciva...

Il mondo è infestato di grande immoralita e vi domina il peccato impuro... quindi vi manca la pace.

 

ROVINA - Ragazza d'indole buona, giudiziosa, studia con profitto ed accudisce un po' alla famiglia. Ha la pace nel cuore. Tutto ciò sino ai tredici anni.

A sedici anni, e forse prima, non si ri­conosce più. È ribelle, nervosissima; non vuol sentire più. parlare di chiesa; non si applica allo studio; è invece smaniosa di godere, di mettersi in mostra; corre là, dove è più attratta; balli, gite, compagnia Ai giovanotti; il suo svago è il fumo, il televisore, il romanzo giallo.

Infelice ragazza! Ha perduto la pace del cuore; il peccato l'ha rovinata. Come quel cenciaiolo, sta tra i bacilli spirituali e si avvia all'eterna perdizione. Lo sguar­do non è più limpido come una volta; il sorriso, quando c'è, è studiato e forzato.

Abisso chiama abisso. Delusa nel­l'amore ora da quest'uomo ora da quel­l'altro, si accosta a qualunque acqua nella vita sfrenata, finçhé riesce a legarsi a qual­che divorziato.

Ha perduta la pace e l'ha tolta alla famiglia.

Se tanto avviene in una ragazza, di peggio si constata in un giovanotto, il quale, avendo bisogno di denaro per alimentare i vizi, lo prende di nascosto in casa o lo ruba a mano armata. Risulta che la maggior parte dei quotidiani rapitori è di giovanotti.

Si guardino e si osservino bene in certe ore del giorno, ad esempio il pomeriggio della domenica, i giovanotti e le signorine. Escono di casa, perché per loro la casa è una specie di albergo, ove si sta per man­giare e dormire; gironzolano lungo le vie e sulle piazze. Fanno pena a guardarsi: vestiti si e no; non si distinguono se sono uomini o donne; volti macilenti; sguardo sperduto; vanno randagi e neppure loro sanno ciò che vorrebbero. Così nel vaga­bondaggio trascorrono il pomeriggio e la serata. Si rincasa verso le due o le tre dopo la mezzanotte. Dove sono stati nel cuore della notte?... Cosa hanno com­binato?... Dio solo sa tutto; l'indomani forse i giornali pubblicheranno qualche prodezza giovanile.

Tanti giovani e tante ragazze sentono la spossatezza, hanno la delusione, sono stanchi della vita. Sono invecchiati prima del tempo.

Gioventù senza Dio, gioventù senza pace!

 

DISASTRO FAMILIARE - Anche i genitori possono essere col­piti dal bacillo dell'impurità ed allora i disastri sono maggiori.

Una famiglia vive in pace: timore di Dio, lavoro e salute discreta.

In un brutto incontro, o nell'ufficio, o in viaggio, o lungo la via, entra il microbo della disonestà nel cuore del padre di famiglia. Il microbo non viene respinto o incapsulato; presto si moltiplica.

Il misero genitore dopo non molto chiede il divorzio, abbandona la sposa ed i figli.

Due famiglie rovinate: quella del­l'uomo e quella della donna, la quale ab­bandona pure la sua famiglia.

A parte lo scandalo, le liti e le eventualí vendette dei familiari lesi; ma che pace possono godere questi miserabili, che hanno rotto e calpestano i sacri vincoli della famiglia?

 

CURARSI - I risultati della terapia per curare la ti­si polmonare sono molto soddisfacenti; si può vivere anche a lungo, ma attenen­dosi con esattezza alla cura.

Lo stesso può affermarsi nel campo morale; volendo e ricorrendo ai mezzi che Dio ha messo a disposizione delle anime, si può curare il bacillo dell'impurità.

Chi scrive, aveva celebrato la Messa ed usciva dalla Chiesa. Un giovane sui venti­cinque anni gli rivolse la parola:

- Cerco un Sacerdote. Ho bisogno di Dio. Sono senza pace e cerco la pace. Basta ora col peccato! ... Voglio confes­sarmi e cambiare vita! -

Fortunato giovane! La grazia di Dio entrò nel suo cuore ed andò a casa se­reno.

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NEMICO DELLA PACE: IL PECCATO - La pace ha dei nemici ed il primo nemico e il peccato, poiché capovolge l'or­dine messo dal Creatore.

Ammiriamo un prato cosparso di fiori. Ammiriamo la moltitudine delle stelle lu­minose, che solcano le vie del cielo in un incrociarsi di direzioni e di movimenti i più vari. Ammiriamo, con l'aiuto degli strumenti, il mondo delle cose estrema­mente piccole, come delle cose estrema­mente grandi.

Ammirando tutto ciò, siamo costretti a concludere che un ordine meraviglioso regna sovrano là, dove Dio ha lasciato l'impronta della sua sapienza creatrice. Nell'universo materiale c'e un ordine, perciò tutto è armonioso e vi regna la tranquillità e la pace.

Perché tra gli abitatori della terra non c'e la pace? Forse il Creatore mise l'ordine soltanto per gli esseri inanimati e non per le creature ragionevoli?

No! Un ordine armonioso risplendeva alla prima sorgente della vita umana; il peccato dei progenitori distrusse l'ordine messo da Dio.

Adamo ed Eva nello stato d'innocen­za godevano di gran pace e di questa ne avrebbero fatti eredi i discendenti.

Commessa la colpa d'origine, la poste­rità fu presa da una forza dissolvitrice, che penetrando nelle più intime profon­dità delle anime, vi produsse una lacrime­vole inclinazione al male.

Ribellione, disordine, ombre e mac­chie di colpe incominciarono da allora a turbare l'ordine primitivo e la pace del cuo­re, senza la quale nulla può appagare le aspirazioni umane.

Adamo ed Eva innocenti avevano la pace; trasgredito l'ordine di Dio, la. pace cessò ed allora fuggirono dal luogo del peccato ed andarono a nascondersi, cre­dendo di sottrarsi così allo sguardo di Dio. Alla pace sottentrò il timore e lo spa­vento.

Come si vede, il primo nemico della pace è il peccato.

 

VERO ED UNICO MALE - Quando si pecca gravemente, ci si ribella al Creatore e si pretende di usurpare quell'indipendenza assoluta, che ap­partiene solamente a Dio.

Il peccato è un grande male, anzi il vero ed unico male. Così lo consideravano i Santi e così è in realtà.

L'imperatrice Eudossia voleva costrin­gere il Vescovo di Nazianzo a fare la sua volontà. Il Vescovo Gregorío era forte e non voleva offendere Dio col cedere al­l'ordine dell'Imperatrice.

Costei, abusando del potere, disse: Riuscirò a piegarlo! - e manifestò il suo disegno ai sovraintendenti:

- Gli toglierò tutti i beni.

- Maestà, ne ha così pochi e ne è tanto distaccato, contento di distribuirli ai bisognosi! -

- Lo priverò della libertà, mandan­dolo in esilio o chiudendolo in prigione.

- Lui sarà contento, perché resterà in pace ed avrà tempo di pregare per sé e per gli altri.

- Lo farò uccidere.

- Il Vescovo sarà più contento, per­ché pensa di andare subito in Paradiso.

- Ma insomma, esclamò Eudossia, possibile che non tema nulla? -

Uno dei sovraintendenti, che conosce­va l'animo del Vescovo attraverso la pre­dicazione e gli scritti, disse: Il Vescovo non teme nulla di quanto. gli si vorrebbe fare; l'unica cosa che teme è ... fare un peccato. A questo egli. non si deciderà mai! -

 

IL PECCATO... OGGI! - Cosa è dunque questo peccato, da­vanti al quale la stessa morte è nulla? È un rifiuto che la creatura fa al Crea­tore; è un atto di ribellione verso l'Essere Supremo ed è anche una rivolta della carne contro lo spirito e della creatura con­tro se stessa per il male che si procura.

Il mondo attuale pare che non tenga più conto del peccato; preferisce non sen­time più parlare. Lo stesso Sommo Pon­tefice, Paolo VI, in uno dei suoi ultimi Discorsi accenna proprio a questo: Il nostro lamento e che non si parla più del peccato, come se il peccato più non esi­stesse. -

Un giornale, toccando questo argo­mento,giunse a dire: Perché pensare che il peccato sia un male? Conviene piuttosto parlare del e “profumo” del peccato, cioè del piacere che può apportare il così detto peccato. -

Così oggi si giudica il male! Dio però giudica diversamente. Nella Sacra Scrit­tura spesso si parla del peccato e dei ca­stighi privati e pubblici inflitti da Dio ai peccatori ostinati. Del resto tutta la Di­vina Rivelazione è basata sul bene da fare e sul peccato da evitare.

Si cita a proposito un brano del Pro­feta Isaia, che ispirato come Profeta, parla a nome di Dio: Guai alla nazione pecca­trice, al popolo carico di peccati, alla raz­za malvagia, ai figli scellerati, che hanno voltato le spalle a Dio! (Isaia, I-4).

 

L'IMMORALITÀ - Nelle virtù, come nei vizi, ci sono le varie qualità ed i vari gradi; così tra le virtù la più eccellente e la carità, che ha per oggetto Dio ed il prossimo.

Presentando un ordine decrescente del peccato, si fa una classifica di gravità: Empietà, sacrilegio, bestemmia, omicidio, profanazione festiva, odio, furto, impu­rità, ecc...

L'impurità dunque non è il peccato più grave; tuttavia è il peccato più dele­terío per le terribili conseguenze.

Chi pecca contro il Sesto Comanda­mento, anche quando in Confessione presenta alla misericordia di Dio le colpe impure, presto o tardi facilmente vi ricade, perché questo peccato inde­bolisce potentemente la volontà del pec­catore.

Dall'impurità non frenata viene per lo più la perdita della fede e si trascina così sino al termine della vita; si muore con l'impenitenza finale.

Il peccato che oggi maggiormente ot­tenebra il mondo è l'immoralità; dove re­gna il peccato d'impurità, non può regnare la vera pace.

Invano il mondo si dibatte per avere la pace, se prima non si decide a porre un forte freno all'immoralità.

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Questo scritto non si propone di di­mostrare l'esistenza di Dio e la Divinità di Gesù Cristo. A tale scopo si rimanda il lettore ad altri miei scritti, ad esempio: « Perché credo! » - « Il Nazareno Mae­stro Divino. ».

L'argomento che ora vuole trattarsi è quello della pace.

Come si e detto:- Dio esiste! Però è bene sapere che Dio è pace ed irradia­tore di pace e chi vuole la pace per sé e per gli altri, non solo deve credere in Lui, ma deve ubbidire ai suoi Comandamenti. Si presenta prima la Parola di Dio, contenuta nella Sacra Scrittura, riguar­dante la pace; dopo si accennerà a Gesù Cristo, Luce del mondo e Principe della pace.

 

IL DIO DELLA PACE - Il Signore parlò a Mosè, dicendo: Di' ad Aronne ed ai suoi figli: Così voi benedirete i figli d'Israele, dicendo loro: Il Signore rivolga a te la sua faccia e ti dia pace (Numeri, VI-26).

Il mio spirito si compiace di tre cose, che sono approvate da Dio e dagli uomini: La concordia dei fratelli, l'amore dei vi­cini, gli sposi che vanno bene d'accordo. (Ecclesiastico, XXV-1 ... ).

Il mormoratore e l'uomo a doppia lingua saranno maledetti, perché mette­ranno lo scompiglio tra molti che stanno in pace (Eccl., XXVIII-15).

Beati i pacifici, perché saranno chia­mati figli di Dio (Matteo, V-9).

Buono è il sale; ma se diventa scipito, con che salerete? Abbiate sale in voi e state in pace gli uni con gli altri (Marco, X-49).

Per quanto è da voi, vivete in pace con tutti (Romani, XII-18).

Dio non è il Dio della confusione, ma della pace (I Corinti, XIV-33).

Vi scongiuro ad avere una condotta degna della vocazione che avete ricevu­ta... studiandovi di conservare l'unità dello Spirito Santo col vincolo della pace (Efesini, IV-1 ...).

La pace di Dio, che sorpassa ogni in­telligenza, custodisca i vostri cuori (Fi­lippesi, IV-7).

Fuggi le passioni giovanili e segui in­vece la giustizia, la fede, la carità e la pace (II Timoteo, II-22).

Cercate la pace con tutti e la santità, senza la quale nessuno vedrà Dio (Ebrei, XII-14).

Chi vuole amare la vita e vedere gior­ni felici... cerchi la pace, e si sforzi di conseguirla (I Pietro, III-11).

Il frutto della giustizia è seminato nella pace di coloro che procurano la pace (Giovanni, III-18).

 

GESÚ CRISTO LUCE E PACE - Il Profeta Michea, scrivendo del fu­turo Messia che da secoli si attendeva, lo annunziò come la personificazione della pace: Egli (il Cristo) sarà la Pace (Michea, V-5).

Salomone ed il Profeta Isaia; secoli prima che Gesù nascesse, lo chiamarono Re e Principe della pace.

Intratteniamoci sull'eccelsa figura del Figlio di Dio, Verbo Incarnato, figura lu­minosissima, Redentore del mondo.

Il sole che sorge ed illumina la terra, è pallidissima immagine di Gesù, il quale, non solo portò la luce all'umanità, ma Lui stesso è Luce vera, che illumina ogni uomo che viene in questo mondo.

Circa duemila anni or sono Gesù Cristo era tra gli uomini; era nel mondo, il mondo fu creato per mezzo di Lui, ma il mondo non lo conobbe. Venne in casa sua ed i suoi non lo ricevettero; ma a quanti lo accolsero, ai credenti nel suo nome, diede il potere di diventare figli di Dio (Giovanni, I-10 ...).

Gesù Gristo, Luce vera, durante la vita terrena splendeva tra le tenebre, cioè dava luce all'umanità ottenebrata dall'er­rore; ma le tenebre non compresero que­sta luce; gli uomini amarono più le te­nebre che la luce, perché le loro opere erano malvage. Infatti chi fa il male, odia la luce ed alla luce non si accosta, affinché non siano riprese le opere sue. Chi in­vece agisce secondo verità, si accosta alla luce affinché siano manifeste le opere sue, che sono fatte secondo Dio (Giovanni, III-19 ...)

Da venti secoli la Luce Evangelica splende nel mondo; c'e chi si lascia illu­minare e c'e chi preferisce il buio. Si han­no così due grandi schiere, una illuminata e l'altra no, a somiglianza del globo ter­restre: un emisfero ha giorno e l'altro ha notte. Uno sguardo sul mondo ne è conferma. Chi prega e chi bestemmia; chi esercita la carità e chi fa ingiustizîe; chi ama e perdona e chi odia e fa vendetta; chi sente rimorso di un semplice fallo e chi dorme sereno dopo il delitto; chi si. ras­segna nelle prove della vita e chi si ucci­de per disperazione.

La prima schiera, rischiarata dalla lu­ce del Cristo, vive nella pace di Dio, nella vera pace; la seconda schiera vive in una pace apparente, pace che non è pace, che si riduce ad una forte smania di piaceri, ad una specie di frenesia e d'incontenta­bilità, indice del vuoto del cuore.

La parola di Dio, che è infallibile, dice che non c'è pace per gli empi!

Come può aversi la pace nel mondo, se le masse ed i reggitori dei popoli non pensano a Gesù Cristo e non tengono con­to della sua Divina Dottrina?

La luce di Dio porta la pace; Gesù, Luce Eterna, è Pace.

Quando Gesù Cristo venne al mondo, gli Angeli attorno alla grotta di Betlem cantavano: Pace in terra! (Luca, II-14).

Il Divin Nazareno, mandando i di­scepoli per i villaggi a predicare, diede loro qúest'ordine: Entrando in una casa, dite: La pace sia a questa casa ed a tutti i suoi abitanti! (Matteo, X-12).

Gesù, conoscendo che c'è la vera pace e c'è anche la falsa, disse agli Apostoli: Vi dò la mia pace. Vi lascio la mia pace, non come quella che dà il mondo (Giovan­ni, XIV-27),

La Santa Chiesa, custode e fedele in­terprete della Parola di Dio, esorta alla pa­ce; infatti i Sommi Pontefici insistono sulla pace e basta ricordare la magistrale Enciclica di Papa Giovanni « Pacem in terris ».

Anche Paolo VI e il grande araldo della pace; lo dimostra con i continui ri­chiami nei suoi Discorsi e lo dimostrò bellamente quando si recò personalmente in America a parlare ai Rappresentanti delle Nazioni, presentandosi quale « Pel­legríno della pace ».

 

COSA É LA PACE? - Fra tutte le cose terrene e mortali, nulla vi e di più grande i di più gradito che la pace; nulla vi è di più desiderabile.

La pace rallegra e fortifica il cuore, unisce e santifica la famiglia e fa prospe­rare i popoli.

Il mondo promette tante cose belle e liete ai suoi seguaci, gloria, ricchezza, piaceri, ma non promette mai la pace, specialmente quella del cuore, perché sa di non poterla dare; può promettere sol­tanto la falsa pace; la vera può darla solo Dio.

La pace e la tranquillità dell'ordine. Poiché si considera la pace nei riflessi di Dio, vediamo qual è l'ordine voluto da Dio nel mondo e quali sono gli ostacoli che vi si frappongono.

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I NEMICI DELL'UMANITÀ - Riepilogando, si dice: Perché nel mondo c'è tanto male? - Si fa a meno di Dio.

Perché c'è anche del bene? - Si agisce alla luce di Dio.

Chi sono i peggiori nemici dell'uma­nità?

- Coloro che negano Dio e peggio ancora coloro che sistematicamente pro­pagano l'ateismo.

In pratica, chi sono costoro?

- Quelli che vivono con l'ideologia marxista. Nelle scuole, ove regna il co­munismo, e comune l'insegnamento ateo.

Tra i nemici più temibili della società sono da annoverarsi i professori di filo­sofia atea, che rovinano la coscienza degli alunni, i quali, divenuti un giorno inse­gnanti, rovineranno altre schiere giovanili.

Cosa sono uomini e donne senza la credenza in Dio e senza il timore di Dio? Sono. automobili senza freno ed auti­sti ubriachi.

Possono trovarsi, ma sono rari, degli atei che hanno una bontà naturale e sanno stare in famiglia ed in società senza nuo­cere ad alcuno.

Ma d'ordinario gli atei, non avendo il freno del timore di Dio, si attengono solo al freno umano, il quale non sempre è sufficiente, ed all'occasione fanno il male, anche assai grave: furti, ingiustizie, omi­cidi, ecc...

L'unico loro freno è il timore di essere scoperti e di non passare più per gente onesta. Tuttavia il male lo fanno, sapen­do che, se scoperti, possono riuscire ad eludere le sanzioni penali o presentando un alibi o addirittura corrompendo i magistrati.

Chi non crede in Dio e pensa di non dover dare conto ad alcuno del proprio operato, nel segreto ( ...sempre relati­vo...) asseconda le più basse passioni, sino all'incredibile: mariti o mogli, che misteriosamente muoiono per veleno som­ministrato lentamente e periodicamente; suicidi; i sequestri di persone che, talvolta uccise; per perdersene le tracce, sono messe dentro blocchi di cemento, utilizzati poi nelle costruzioni; ecc.... Giornali e televisione mettono il pubblico a cono­scenza di tante nefandezze, di certo com­piute da chi non ha il timore di Dio.

Tra i nemici della società devono met­tersi i corrompitori della moralità, pub­blica o privata, qualunque sia il mezzo che adoperino: televisione, rotocalchi, fu­metti, stampa murale, foto, moda inde­cente . . .

Quando una persona, specialmente la donna, perde il pudore, cioè il velo della modestia naturale, difficilmente conserva il ritegno davanti al male e non è più capace di frenare:i sensi ed il cuore e giun­ge al punto di credere lecito anche l'il­lecito.

L'immoralità intercetta la luce di Dio e l'anima resta nel baratro e nel buio.

È la tristissima storia d'innumerevoli donne.

Chi è nella schiavitù dell'impurità, ancorché avesse avuto per l'innanzi la fede in Dio, poco per volta la perde e cade nell'ateismo pratico: vivere come se Dio non esistesse.

I frutti dell'immoralità si conoscono: abulia, stanchezza della vita, perdita della salute, miseranda fine con i barbiturici, necessità di ricovero al manicomio ... È superfluo il dire che i più grandi immorali ed i seminatorí di scandali per lo più sono materialisti o atei.

Chi semina dunque l'immoralità, met­te le basi dell'ateismo in tanti cuori, atei­smo assai deleterio agli individui ed alla società.

 

DIO ESISTE! - Dio esiste! ... Se non esistesse, dicono taluni, si dovrebbe fare di tutto per crear­lo, perché senza il freno di Dio l'umanità corre alla deriva.

Come può negarsi la luce del sole? Solo i pazzi ed i ciechi potrebbero farlo. Come può negarsi l'esistenza di Dio, se tutto il creato parla di: Dio ed è un perenne inno alla sua gloria?

Via le prevenzioni! Via i cavilli ed i sofismi! Il negare l'esistenza di un Essere Supremo nel mondo è da stolti e da per­versi, volutamente perversi.

Il cuore umano sente l'istinto di Dio. Anche quelli che si professano atei, da­vanti ad un pericolo o ad un cataclisma sentono il bisogno dell'aiuto di un Essere Superiore, cioè di Dio.

Gli stessi pagani, di qualunque tempo e razza, sentivano la necessità di Dio e, quantunque errassero nel modo di ono­rarlo, tuttavia a Lui si rivolgevano con l'erezione di tempi e con l'offerta di sa­crifici.

Stalin, corífeo del comunismo russo, era ateo ed imponeva l'ateismo ai sudditi ed ai familiari. La sua figlia Svetlana creb­be atea. Morto il padre, Svetlana fuggì dalla Russià ed andò in America. Inter­pellata in una Conferenza-Stampa negli Stati Uniti, rispose: Devo confessare che crescendo- negli anni ho trovato impossi­bile vivere senza Dio nel cuore. Io credo in Dio!

Certi atei sono arrivati a dire, certo con ironia: Oh, se potessimo salire al cielo, per vedere se realmente esiste que­sto Dio! -

Costoro domandino se esiste Dio al­l'immensità del creato, all'ordine che re­gna nel movimento di miliardi di astri, alla molteplicità delle leggi fisiche e chi­miche! Lo domandino agli esseri di grande mole o al minimo dei batteri!

C'è Dio! - dice il fiorellino, che sboc­cia sopra un pugno di concime. È piccolo, ma bello, simmetrico, variopinto, profu­mato, morbido, pieno di vita.

Si domandi se c'è Dio alla luce del sole nascente, che diffonde giocondità ne­gli spazi!

Si domandi al mare in tempesta da­gli eccelsi cavalloni, davanti ai quali im­pallidisce e trema l'uomo più forte!

Si domandi ai vulcani in eruzione, che vomitano fiumi di fuoco devastatore! Qua­le scienziato può impédirlo?

Se Dio c'è, si chieda a tutto ciò che si muove e che ha vita sotto il cielo!

Si domandi al bambino, che sta per ve­nire alla luce ed al morente, al quale la scienz'a non riesce a prolungare la vita!

Se Dio esiste, si rifletta sul mistero dell'Incarnazione di Gesù Cristo, sulla sublimità della sua dottrina, sulla sua vita intrecciata d'innumerevoli miracoli, sulla sua risurrezione, sulla sua Chiesa, sempre combattuta e mai vinta!

Gli atei domandino se esiste Dio ai miracoli strepitosi che lungo i secoli si sono verificati e continuano a verificarsi nella Chiesa di Dio!

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IL SOLE DIVINO - Il Sacerdote Cattolico è luce e sale del mondo; ma il mondo cieco materiali­sta lo disprezza e spesso lo combatte.

Chi ha la luce di Dio, valorizza lo stato sacerdotale.

La famiglia di Iohn Habiger è cre­dente. È vissuta nella serenità della vita cristiana. I figli, allenati al dovere, hanno alleggerito il peso domestico. Due di essi, valutando la vita alla luce di Dio, si sono decisi ad abbracciare lo stato sacerdotale nell'Ordine Benedettino.

Durante il corso degli studi ecclesiali è morta la madre.

Il Signor Iohn, rimasto libero dal vin­colo matrimoniale, seguendo la divina ispi­razione, si e deciso a divenire Sacerdote come i due figli.

Riconosciuto idoneo, è stato ammesso nel convento dei Benedettini ed ha po­tuto compiere il corso di studio necessario.

Da poco, nell'anno 1972, si è svolta una funzione solenne, forse più unica che rara: il Vescovo ha dato, l'Ordine Sacer­dotale, lo stesso giorno, al padre ed ai suoi due figli.

I tre Sacerdoti oggi dimorano assieme nel convento, niente invidiando a quelli che nuotano negli svaghi mondani.

Il Sole Divino ha rischiarato e fecon­dato prima la vita cristiana in famiglia ed ora quella sacerdotale nel convento.

Non avveniva ogni giorno, ma era fre­quente la presenza di una signora in una famiglia.

La signora da poco era rimasta ve­dova; non possedeva altro che una piccola casetta. Aveva sei figli. Si presentava pe­riodicamente in quella famiglia con un bimbo in braccio e due bambinette a fian­co, una di sei anni ed una di quattro. Ri­ceveva sempre qualche cosa per sfamare sé ed i figlioletti.

Un giorno la povera donna, facendosi coraggio, disse alla benefattrice: Ringrazio del bene che mi si fa; ma il vero bene sarebbe un altro. Prenda con sé questa mia figlia di sei anni; è buona, è bellina. Me ne privo io e la lascio a lei come figlia. So di metterla in buone mani. -

Cosa avrebbe risposto una ricca si­gnora moderna, senza fede cristiana e for­se stanca di accudire a due figli? ...

- Non ci mancherebbe altro! Ma so­no queste proposte da farsi? Voi l'avete messa al mondo e voi ve la sbrigate! -

Diversamente si comportò la buona madre di famiglia, cresciuta nello spirito del Vangelo, sebbene carica di undici figli, di cui due Sacerdoti e due Suore: - Beh, signora, resta fatto! Prendo io la bambina; invece di avere undici figli, da questo momento ne ho dodici. -

Chi scrive queste pagine pote avere un lungo colloquio con i familiari e vedere la figlia della vedova, la quale si è conser­vata buona, religiosa e tanto affezionata alla seconda mamma.

- Figli miei, voi, grazie a Dio, avete tutto in casa. C'è invece chi manca del necessario e muore di fame. Avete visto al televisore le scene pietose dell'India; quando il Papa Paolo VI andò a Bombav. Quegli affamati sono figli di Dio e biso­gna aiutarli per amore di Dio. Per un certo tempo, da ora in poi, eviteremo le spese superflue. Siete cinque figli ed i risparmi giornalieri incideranno sulla be­neficenza.

- Papà, quanto vorresti mandare ai colpiti dalla fame?

- Credo poter mettere da parte mezzo milione. - Ci vogliono sacrifici, che rispondono a rinunzie. Ognuno si com­porti con generosità.

- Ci daranno poi il premio della Bontà?

- Il premio lo darà Gesù, che ha detto: Ciò che avete fatto all'ultimo dei miei fratelli, l'avete fatto a me (Matteo XXV-40).

Famiglia davvero cristiana, illuminata dal Sole Celeste! E quanti di questi esem­pi si sono ripetuti al ritorno del Papa dall'India!

Sono fari luminosi, che riflettono i raggi del Sole Divino:

- Le numerose schiere di Missionari e di Missionarie, che lasciano la patria ed affrontano disagi ed anche la morte per aiutare nell'anima e nel corpo gli abitanti delle plaghe selvagge.

- I Sacerdoti, i Catechisti, i medíci, gl'ingegneri, i professori, ecc ... che si prodigano gratuitamente nei tanti lebbro­sari sparsi nel mondo.

- Il personale religioso e laico che presta la sua opera a Torino nella Casa del Cottolengo, accudendo a più di diècimila ricoverati.

- I Missionari volontari delle carceri, maschili e femminili, che lavorano per confortare e riabilitare i fratelli caduti.

- Uomini e donne, dell'aristocrazia o no, che visitano e sovvenzionano a domi­cilio le famiglie bisognose. -

Com'è fecondo il cuore umano, quan­do è illuminato da Dio e sostenuto dalla sua grazia!

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ASSENZA DI DIO - Nella Banca di una cittadina si presen­tano tre uomini; in faccia la maschera, in mano la pistola. Chiedono i milioni.

Avviene una spontanea reazione; su­bito in atto le armi; due morti ed un. fe­rito. I milioni sono in mano ai ladri.

Perché questi teppisti hanno rubato? Perché hanno sparso il sangue innocēntē? Per loro non c'è un Dio, che comanda di non rubare e di non ammazzare.

Sono nel buio; la coscienza per loro è nulla.

- Ti ho detto che denaro da me non ne avrai più!

- Ed io lo voglio!

- Lo voglio? ... Ohé! ... Sono tuo padre e ti comando di andare a lavorare, se vuoi vivere come si deve!

- Ti ripeto che voglio e pretendo il denaro, perché in casa c'è!

- Non ti do quattro schiaffi per non sporcarmi le mani!

- A me ... a me di venti anni ... quattro schiaffi?... -­

Così dicendo, il figlio estrae la pistola ed uccide il padre.

Assassinare il genitore! Ma come si giunge a tanto?

Quel giovanotto è nelle tenebre. Il Sole Divino, al quale da tempo non crede, non gli dà luce ed egli è capace di qualun­que male.

Attentati, società a delinquere, esplo­sivi disseminati, complotti... sono le notizie del giorno nella maggior parte dei periodici.

Ci si va abituando a tali notizie e si dice: Pazienza! Il mondo oggi cammina così. È la conseguenza del risveglio del­l'umanità!

Invece dovrebbe dirsi: Il mondo cammina così, perché va brancolando nelle tenebre. Per molti Dio non esiste.

Gli episodi terrificanti, frutto di atei­smo, sconcertano le persone oneste. Ma ci sono episodi, per nulla terrificanti, che dovrebbero far pensare. molto.

Il furto delle borsette, comunissimo, non .impressiona tanto. Bagattella a con­fronto della rapina.

A Roma una signora stava sul marcia­piedi; le passò vicino un giovane, che le afferrò la borsa e via. La donna cominciò a gridare; il ladruncolo fu fermato dai passanti e consegnato alla Questura. Chi era quel giovane? ... Il figlio della stessa signora derubata. A cinque anni la madre aveva abbandonato il suo bambino, il quale poi era cresciuto ran­dagio.

Di chi la colpa, della madre o del figlio? Di ambedue. Una madre che crede in Dio e sente la responsabilità materna, può giungere ad abbandonare un bambino sino a perderne completamente le tracce?

Cuore materno e cuore filiale ... nel buio fitto! Il Sole Divino non li rischiara. Nel laboratorio clandestino si mani­pola la droga. Si ha paura di essere sco­perti e si lavora in qualche grotta o sot­terraneo.

Voi che preparate la droga, siete di­sumani.

Quante famiglie piangono per voi! Quanti giovanotti, signorine e ragazzi per­dono il sorriso della vita e vanno a finire al manicomio oppure si suicidano!

Per voi non c'è Dio; il vostro idolo è il denaro. Il vostro cuore, nero come il carbone, intercetta l'azione di Dio.

Una signora, amareggiata oltre ogni dire, venne a trovare lo scrivente nel suo ufficio.

Reverendo, s'immedesimi del mio sta­to d'animo! Essere madre, amare immen­samente un figlio ed esserne ricambiata con tanta ingratitudine, è uno strazio. Insulti, minacce, pretese impossibili e questo tutti i giorni! Non ne posso più!

La donna parlava, tenendo il capo chino, la mano alla fronte ed il gomito poggiato sul tavolo. Due grosse lacrime caddero sul tavolo.

Diedi dei buoni suggerimenti all'afflit­ta madre e la congedai.

Rimasto solo, posai lo sguardo sulle due lacrime, luccicanti come perle: lacri­me materne, frutto d'amore e di dolore. Mi vennero alla mente le parole della Sacra Scrittura: « Non dimenticare le la­crime di tua madre! ».

Sventurato figlio, le lacrime della tua genitrice sono sacre. Il Creatore, al quale tu non pensi, te ne chiederà stretto conto e forse nei giorni più amari della vita esclamerai: Piango ... perché ho fatto piangere mia madre! -­

Il giovane gaudente, drogato o no, vittima precoce delle passioni, ha gli occhi e non vede; il vizio gli ha ottenebrata la mente ed indurito il cuore.

Cosa può aspettarsi da un cieco? Ca­dute e ricadute.

- Non è bene fare come tu fai! - E già! -

Unaltro giorno: Tu, figlia mia, non devi perdere il tempo al televisore, la tua mente ha bisogno di riposo. Ti stanchi troppo.

- E già! -

Un altro giorno: Il giusto si fa; le cose storte no!

- E già! -

Bisticci quotidiani tra madre e figlia. Un brutto momento la figlia prese il coltello da cucina, riuscì ad afferrare la lingua della madre e gliela tagliò, dicendo: Così non parlerai più!

Alle grida accorsero i vicini. La signo­rina * * come riferirono i giornali, fu subito arrestata e chiusa nel manicomio.

Senza la luce di Dio « l'uomo è lupo » e « la donna è tigre ».

 ************************************************************IL GRANDE « PERCHÉ »

Un bambino, a passeggio col babbo, guardava e chiedeva spiegazione di ciò che più gli colpiva lo sguardo.

- Papà, perché ai portoni c'è il nu­mero?

- Per indicare l'ordine progressivo delle entrate.

- Guarda, guarda quell'uomo che scopa! Ha il numero sul petto. Perché?

- E ' il numero che portano i nettur­bini per distinguersi tra loro.

- E dietro le macchine perché c'è anche il numero? -

Il papà fece un sorrisetto ironico e so­spirando rispose: Eh, figlio mio indica il numero delle persone investite. - La mente del bambino, che si apre alla vita, domanda tanti piccoli perché; crescendo negli anni, cresceranno anche i perché, ai quali risponderà da se stesso o per mezzo di altri.

Quanti perché ci sono nella vita, cui non sempre può darsi un'adeguata spie­gazione! La stessa filosofia, che studia il perché delle cose, e sovente negli imbrogli e cade in contraddizione; ne sono prova le diverse correnti filosofiche, l'una op­posta all'altra.

Eppure ogni perché richiede la sua spiegazione. L'intelligenza, che è fatta per la verità come l'occhio per la luce, resta inquieta davanti al buio di certi perché. Se si volessero elencare ed analizzare tutti i perché che agitano le menti umane, non si finirebbe più; ce n'è degli inutili o indifferenti e ce n'e degli interessanti e vantaggiosi.

Ma c'e un perché di massima impor­tanza, che tocca tutti, davanti al quale non si può e non si deve restare indifferenti; purtroppo questo grande perché e messo da parte.

Perché sono nel mondo? ... Io un tempo non esistevo; sono venuto all'esi­stenza senza mia volontà e certamente senza mia cooperazione. Occupo un posto nell'universo e precisamente in questo pia­neta, la terra. Ma quale scopo ha la mia dimora nel globo terrestre, dimora che è temporanea?

Quanti sono quelli che approfondi­scono il problema? Dai più si vive nella irriflessione, nella grande incoscienza, o come si dice, con la testa nel sacco.

 

NOTTE E GIORNO - L'astronave, che va alla luna e ritorna alla terra, e il più grande sforzo dell'intel­ligenza che registra la storia. Ma prima di giungere a tanto; si lanciavano ed an­cora si lanciano nello spazio degli ordigni speciali, chiamati satelliti, che hanno il compito di girare ripetutamente attorno al globo terrestre. In un'ora e mezza circa il satellite compie un giro di rotazione at­torno alla terra; in ventiquattro ore i giri si moltiplicano.

Quelli che stanno nel satellite in un giorno assistono una quindicina di volte al sorgere ed al tramonto del sole; hanno così in un'ora e mezza il giorno luminoso e la notte buia.

Cosa osservano gli astronauti sul globo durante la notte della terra? Nulla. E du­rante il giorno? La maestosità della terra e la visione fantastica ed emozionante de­gli oceani e dei continenti.

Il giorno è apportato dal sole; la not­te è l'assenza della luce solare.

Senza ricorrere all'esempio del satel­lite, poiché sono rarissimi coloro che pos­sono osservare la terra dall'ordigno spazia­le, per convincersi della verità basta guar­dare la terra da un alto monte.

Oggi si va sull'Etna, grande vulcano; con molta facilità, poiché da qualche de­cennio funziona la filovia. Ma prima era un'impresa affrontare a piedi l'enorme massiccio etneo e giungere a tremila e trecento metri di altezza.

Lo scrivente più volte ne ha fatto la scalata ed ha potuto osservare il raro pano­rama, che presenta la cima del cratere.

È suggestivo il trovarsi nel cuore della notte sull'orlo di un grande cratere, che per quanto eventualmente tranquillo è sempre pauroso: pennacchi violenti di fumo, qua e là lampeggiare di fiamme, ad intervalli boati leggeri o terrificanti e puz­za di varietà di gas. Volgendo lo sguardo lontano, si vede nulla; il buio è denso.

Ma passano le ore e spunta l'alba, viene l'aurora ed ecco poi il sole! Che cielo smagliante! Il mare è un incanto. Le alture, le pianure, le città, i villaggi ... tutto appare limpido e bello sotto i raggi solari. Quanta bellezza di natura! Durante la notte esiste questa bellez­za? Certo! E perché è come se non esi­stesse? Manca il sole.

Se si distruggesse il sole, il globo reste­rebbe nel buio, nel freddo glaciale e ces­serebbe la vita sulla terra.

La generazione umana è meravigliosa, ricca di energie ed è in continua evoluzio­ne. Ma come il mondo fisico ha bisogno del sole per avere luce e fecondità, così il mondo morale ha bisogno del suo sole, che non è materiale, ma spirituale, anzi divino.

Il sole dell'umanità è Dio. È proprio e solo Dio che dà luce allo spirito, che può rispondere ai più grandi perché, che rende bella e fruttuosa la dimora degli uomini sulla terra.

Senza il Sole Divino l'uomo diviene brutale, la famiglia si riduce ad una bol­gia e la società ad una accozzaglia di egoi­sti, disposti anche a svenarsi.

Una gran maggioranza oggi è volon­tariamente priva del Sole Divino e tutta l'umanità ne risente il preoccupante di­sagio.

L'ateismo, o negazione di Dio, e la rovina della moderna società. È già orga­nizzato e non solo nella Russia e nei paesi ad essa soggetti, ma continua ad organizzarsi qua e là, ora in sordina ed ora clamorosamente.

Se dunque il mondo va male, anzi di male in peggio, lo si deve all'ateismo teo­rico e, più spesso, pratico e ne sono re­sponsabili tanti, che osano proclamarsi be­nefattori dell'umanità.

Chi lavora per distruggere il concetto di Dio nei cuori, e l'assassino delle co­scienze ed il tiranno della società.