ORA SANTA CON DON GIUSEPPE TOMASELLI_13

NELLA NOTTE DEL GETSEMANI

L'incredulità

Dinanzi a me mille anni sono come il giorno di ieri, che è trascorso, e come una vigilia notturna. Presso di me scompaiono i secoli e tutto è presente ai miei occhi.

Sono Dio, l'Onniscìente;  perciò       nella notte del Getsemani mi furono presenti tutte le generazioni; in un attimo io percorsi i secoli, con tutto ciò che in essi avviene.

Questa riflessione vi farà comprendere, o anime riparatrici, come la visione dei peccati e dei delitti di tutti i tempi, i quali in quell'ora si concentravano su di me e si presentavano alla mia mente con realtà e vicinanza spaventosa, doveva opprimere e sconvolgere sino a fondo l'anima mia.

In quest'Ora Santa mettetevi vicino a me, per vedere ed udire quanto io vidi ed udi nella notte del Getsemani! Vi darò in compenso un santo orrore di tutto ciò che sa di peccato e v'ispirerò un generoso amore alla riparazione.

Ascoltate!

Sono passati quasi venti secoli da che ho predicato il mio Vangelo. Eppure, quanta incredulità si trova ancora nel mondo!

Pensate al miliardo di pagani, che non conoscono ancora me, vero Dio; a tutte quelle anime che stanno ancora assise nelle tenebre e nell'ombra e si abbandonano alle più vergognose aberrazioni!

Alla visione di queste tenebre mi sentì invadere l'animo da una indicibile tristezza. Accanto ai pagani io vedevo l'incredulità degli eretici. Li vedevo sorgere in tutti i secoli, tentando stracciare le vesti inconsutili della mia Chiesa: Ario, Nestorio, Lutero, tutti gli eretici moderni, di questi tempi, che vorrebbero distruggere la fede rivelata nelle sue stesse fondamenta.

Vedevo anime, nate e cresciute in seno alla mia Chiesa, che oggi voltano le spalle, perché preferiscono le tenebre alla luce. Per costoro pregavo ed angosciavo nella mia agonia nel Getsemani. Per tali anime ora pregate così:

Signore, che ti degni richiamare all'unione della Chiesa tutti gli erranti e che tu guidi alla luce del Vangelo tutti gl'infedeli, ti preghiamo, ascoltaci!

Mentre pregavo nell'Orto degli Ulivi, più che l'incredulità degli eretici e dei pagani ferì il mio Cuore il pensiero di tanti che portano il glorioso nome di Cristiani e che pure peccano d'incredulità.

In quell'ora pensavo a quei Cristiani che non conoscono affatto le bellezze della mia Religione e che quindi non l'apprezzano ed a coloro che vivono come se non fossero Cristiani.

Mi erano presenti quelle persone, anche pie, che, nonostante le condanne della Chiesa, corrono dietro alle più vergognose superstizioni.

Nella notte del Getsemani pensavo a quelli che mi avrebbero lasciato solo nel Tabernacolo, come se io non ci fossi.

Vedevo pure tanti miei figli, che mormorano contro di me, che mancano di fiducia in me nelle prove della vita, come se io non fossi Padre giusto ed amoroso, che provvedo con sapienza infinita le mie creature.

Dinanzi ad una tale visione, rimasi profondamente addolorato! ... A che dunque tutte le prediche, a che i miei prodigi, coi quali ho confermato la mia Divinità, se poi la mia verità avrebbe dovuto rimanere nascosta a tanti pagani e venire falsata dagli eretici o ignorata dagli increduli?

Il mio dolore sia anche vostro! Soffrite con me, a vedere tanta incredulità nei mondo! Cosa farete per consolarmi? Il mio Vangelo vi dà la risposta.

Quando nella Sinagoga di Cafarnao avevo predetto il dolce mistero nell'Eucaristia, tanti mi voltarono le spalle, perché non vollero credere alle mie parole. Allora mi rivolsi agli Apostoli con la domanda: Volete andarvene anche voi? Ma Pietro, a nome degli altri, mi rispose: Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Cristo, Figlio di Dio!

Ecco come mi consolerete!... Per tutti quelli, che per loro colpa ignorano le verità da me predicate, voi vogliate illuminarvi alla luce del mio Vangelo, con la predica, con l'istruzione religiosa, con la meditazione, con la lettura dei libri santi ...

Per tutti coloro che non mi conoscono ... adoratemi con viva fede, perché io sono il Cristo, il Figlio di Dio Vivente!

(Recitare il Credo e rimanere alcuni istanti in silenziosa adorazione).

Una lode.

 

La bestemmia

La bestemmia! Follia nella bocca di chi non mi crede! Perché insultarmi, se non si presta fede alla mia esistenza?

La bestemmia! Ingratitudine orrenda nella bocca dei redenti! Perché offendere con i titoli più bassi Colui che vi ha tanto amati? Perché tirare nel fango il mio dolce nome, che vi ricorda tutti quegli immensi benefici della redenzione? Perché bestemmiare l'Ostia Santa, in cui si concentrano l'onnipotenza, la sapienza e l'amore di un Dio verso le sue creature?

Perché coprire d'insulti la Madre mia Santissima, Colei che diede al mondo me, vostro Redentore?

éppure, chi può contare le bestemmie, che giorno per giorno, ora per ora, si vomitano contro il Cielo? ... Là, nel silenzio del Getsemani, io le ho contate, le ho udite una per una ... Udivo ormai gli urli diabolici, che gli sgherri avrebbero proferito contro di me nelle ore della mia Passione; udivo gl'insulti che avrebbero lanciato contro di me i Sacerdoti ed i Farisei, mentre sarei appeso alla Croce ... E tutto questo non doveva essere altro che il triste preludio di una falange sterminata di bestemmie, che mi avrebbero colpito per la china dei secoli ...

Era questa la ricompensa del mondo per la mia dolorosa Passione, che stavo per incominciare con la mia agonia nell'Orto! Dal mio Cuore amareggiato per tanta ingratitudine umana, si sprigionò questo doloroso lamento: Ho cresciuto dei figli, li ho esaltati ed essi mi hanno disprezzato!... Popolo mio, che cosa ti ho fatto? In che ti ho contristato? Rispondimi...

Riparate le amarezze del mio Cuore! Detestate la bestemmia! Impeditela con ogni mezzo! Infelici quelle famiglie, ove alberga un vizio così detestabile! Sul capo del bestemmiatore pende la spada della mia giustizia; soltanto la riparazione trattiene la mia mano punitrice.

Preghiera

Non sappiamo, Gesù benedetto, che cosa rispondere a tanta ingratitudine umana! Ma deh, o Gesù, non ascoltare gl'insulti dei cattivi; ascolta piuttosto le sincere espressioni del nostro amore e della gratitudine!

Per tutti coloro che t'insultano e ti bestemmiano, vogliamo amarti ed esaltarti, o nostro Gesù!

A te ogni palpito del nostro cuore, a te ogni nostro pensiero. Vogliamo in tutte le occasioni difendere l'onore del tuo santo Nome. Sia infinitamente benedetto il Santissimo Nome di Gesù! Gloria, amore, riconoscenza al Sacro Cuore di Gesù!

Sia da tutti conosciuto, adorato e ringraziato ogni momento, il Santissimo e, Divinissimo Sacramento!

Cuore di Gesù, converti i poveri bestemmiatori!

Recitare il « Dio sia benedetto! ».

Dio sia benedetto.
Benedetto il suo Santo Nome.
Benedetto Gesù Cristo vero Dio e vero Uomo.
Benedetto il Nome di Gesù.
Benedetto il suo Sacratissimo Cuore.
Benedetto il suo Preziosissimo Sangue.
Benedetto Gesù nel Santissimo Sacramento dell'altare.
Benedetto lo Spirito Santo Paraclito.
Benedetta la gran Madre di Dio Maria Santissima.
Benedetta la sua Santa e Immacolata Concezione.
Benedetta la sua gloriosa Assunzione.
Benedetto il Nome di Maria Vergine e Madre.
Benedetto San Giuseppe, suo castissimo sposo.
Benedetto Dio nei suoi Angeli e nei suoi Santi.

 

Esaminatesi: se avete sempre fatto tutto ciò che stava in voi, per educare i vostri piccoli ad un santo orrore della bestemmia, per impedirla in famiglia, fra i conoscenti; se, all'udire delle bestemmie, avete sempre detto almeno mentalmente una giaculatoria, se avete fatto qualche ora di adorazione o qualche Comunione in riparazione...

(Fate qualche proponimento al riguardo).

 

Litanie del SS. Nome di Gesù

Gesù, Figlio del Dio vivo,  Abbi pietà di noi

Gesù, splendore del Padre

Gesù, vera luce eterna

Gesù, re di gloria

Gesù, sole di giustizia

Gesù, figlio della Vergine Maria

Gesù, amabile

Gesù, ammirabile

Gesù, Dio forte

Gesù, padre del secolo futuro

Gesù, angelo del gran consiglio

Gesù, potentissimo          

Gesù, pazientissimo          

Gesù, obbedientissimo       

Gesù, mite ed umile di cuore

Gesù, amante della castità     

Gesù, che tanto ci ami .

Gesù, Dio della pace      

Gesù, autore della vita     

Gesù, esempio di ogni virtù    

Gesù, che vuoi la nostra salvezza.

Gesù, nostro Dio

Gesù, nostro rifugio ..

Gesù, padre di ogni povero

Gesù, tesoro di ogni credente

Gesù, buon pastore

Gesù, vera luce             

Gesù, eterna sapienza         

Gesù, infinita bontà          

Gesù, nostra via e nostra vita  ...

Gesù, gioia degli angeli        

Gesù, re dei patriarchi       

Gesù, maestro degli apostoli   

Gesù, luce degli evangelisti

Gesù, fortezza dei martiri         

Gesù, sostegno dei confessori

Gesù, purezza delle vergini     

Gesù, corona di tutti i santi     

Sii a noi propizio Perdonaci Gesù

Sii a noi propizio Ascoltaci Gesù

Da ogni peccato Liberaci Gesù

Dalla tua giustizia         

Dalle insidie del maligno

Dallo spirito impuro

Dalla morte eterna

Dalla resistenza alle tue ispirazioni

Per il mistero della tua santa incarnazione

Per la tua nascita

Per la tua infanzia

Per la tua vita divina

Per il tuo lavoro

Per la tua agonia e per la tua passione

Per la tua croce e il tuo abbandono

Per le tue sofferenze

Per la tua morte e sepoltura

Per la tua resurrezione

Per la tua ascensione

Per averci dato la SS. Eucaristia

Per le tue gioie

Per la tua gloria

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo   Perdonaci o Signore

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo    Esaudiscici o Signore

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo   Abbi pietà di noi

 

Preghiera

O Signore Gesù Cristo, che avete detto: Domandate e riceverete; cercate e troverete; battete e vi sarà aperto! vi preghiamo,

dateci l'affetto al vostro divino amore, affinché possiamo amarvi con tutto il cuore, con le parole e con le opere, e non abbiamo mai a cessarvi dal lodarvi! O Signore, concedeteci un perpetuo timore ed amore del vostro Santo Nome, poiché giammai voi lasciate in abbandono coloro che confermate nel vostro amore. Voi che vivete e regnate nei secoli dei secoli. Amen!

 

L'immoralità

Dio, il Santo dei Santi, io odio il peccato; ma in modo tutto particolare odio il peccato impuro. Ne dà prova il diluvio universale e l'incendio di Sòdoma e di Gomorra. Nella notte del Getsemani, all'animo mio angosciato si presentò tutta quella marea di peccati impuri, che dilaga nel mondo... Io, Creatore della luce eterna, Agnello Immacolato, Purezza infinita, dovetti prendere sopra di me la mole ingente dei peccati impuri di tutta l'umanità!

Quale nausea sentì l'anima mia santissima al vedersi caricata di queste colpe sì ributtanti!...

Sono l'amante dell'innocenza. Con gioia entro nel cuore degli innocenti nel giorno della prima Comunione.

Nella visione terribile della notte del Getsemani, vidi tanti di questi innocenti, fanciulli e giovani, tante di queste anime predilette, voltarmi le spalle, per correre dietro al vizio e per imbrattare così l'anima loro.

Vidi allora tutte quelle arti diaboliche che il mondo usa, per corrompere gli uomini: la immoralità sulle spiagge, la licenziosità nel vestire e nei divertimenti.

Un giorno mi rattristai tanto, perché un buon giovane non sentì in sé la forza di seguirmi nella via della perfezione. Quanto più mi rattristai e piansi nel Getsemani, vedendomi dinanzi tante anime giovanili, che non mi avrebbero seguito affatto, che si sarebbero perdute nel fango... gigli infranti,... templi viventi di Dio, distrutti!... Benedissi la famiglia, la santa convivenza dell'uomo e della donna, assistendo alle nozze a Cana ed operandovi il primo prodigio. Ma in quell'ora di tenebre e di tedio di morte nel giardino del Getsemani, mi furono presenti le nefandezze e le innumerevoli profanazioni della vita coniugale, di tutti i tempi e di tutti i luoghi. Quanto orrore al mio sguardo!...

 

Preghiera

Gesù, perdonaci, se qualche volta siamo stati troppo liberi nei nostri pensieri, nei nostri sguardi, nei discorsi, negli affetti... nelle letture! D'ora innanzi saremo tutti tuoi, con tutte le fibre del nostro povero cuore. Non solo! Noi che facciamo quest'ora di adorazione, per essere anime riparatrici, vogliamo fare tutto ciò che possiamo per preservare gl'innocenti, i tuoi prediletti dalla corruzione. Ci adopereremo che i piccoli si accostino al più presto possibile alla tua Sacra Mensa, affinché tu entrando in quei cuori ancor puri, possa deliziarti della loro innocenza, in compenso di tanta gioventù corrotta, che ti amareggia.

Stenderemo il nostro apostolato a vantaggio della moralità, esortando alla modestia del vestire e dandone l'esempio; evitando e facendo evitare di assistere agli spettacoli immorali, vera scuola di corruzione.

Scenda il tuo Sangue, o Agnello Immacolato, a distruggere gli scandali del mondo, di quel mondo per il quale esclamasti un giorno: Guai al mondo, per i suoi scandali!

 

Le persecuzioni

Tutto spirava odio e vendetta contro i miei seguaci. Saulo s'avvicinava alle porte di Damasco, quand'ecco lo colpì il primo raggio della mia grazia onnipotente. In mezzo alla luce, che lo abbagliava, udì la mia voce: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? ... Io sono il Cristo, Colui che tu perseguiti!

Con queste parole volevo significare che chi perseguita la mia Chiesa, perseguita me stesso, che ne sono il Capo.

Nella notte della mia angoscia, vedevo insorgere contro la Chiesa i persecutori di tutti i tempi... dalle persecuzioni nei primi tre secoli, nel Messico, nella Spagna, nella Russia, nella Germania e fino all'ultima grande lotta decisiva alla fine del mondo.

Vedevo scorrere il sangue dei Martiri, maltrattati ed insultati i miei Ministri, rigurgitare le prigioni dei miei Confessori.

Soffrivo tutto questo, come se fosse fatto a me stesso.

O voi, nuovi Sauli, dicevo nel mio Cuore, perché continuare a perseguitarmi? Perché volete cozzare contro la pietra, su cui ho edificato la mia Chiesa? Perché tentare di rovinare quella Chiesa, alla quale ho affidato i tesori della mia Passione e morte per il bene delle anime?

Perché togliere dal cuore dei credenti, con la persecuzione subdola, la fiducia nei miei Ministri?

Voi, anime adoratrici, consolate il mio Cuore! Siate sempre i figli fedeli della mia Chiesa e giurate fedeltà al mio Vicario in terra ed al Sacerdozio da me istituito! Come il mondo lavora per combattere la Chiesa, così non vogliate più restare inerti neppure voi ed adoperatevi con tutte le vostre forze a fiancheggiare l'opera della mia Chiesa con l'apostolato per le anime redente!

Innalzate continue e fervorose preghiere, affinché io risvegli e conservi nei giovani la vocazione sacerdotale e missionaria!

Pregate per i Sacerdoti, perché la mia grazia li santifichi e siano altrettanti Cristi in terra!

Supplicatemi, affinché si propaghi il regno del mio amore nelle terre pagane!

Recita del Rosario coi misteri dolorosi.

 

MISTERI DOLOROSI

1° L'AGONIA NEL GETSEMANI

Solitudine, angoscia, pianto e sangue, nel giardino del Getsemani, durante il plenilunio d'aprile: Gesù è oppresso dai peccati del mondo.

Mai, come ora, è evidente lo spaventoso atteggiamento degli uomini verso di lui: «In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta» (Gv I 45).

«è mai possibile che gli uomini mi respingano?». Gesù soffre il rifiuto degli uomini: Lui che è luce, vita, amore del mondo.

Rivolto al Padre: «E' possibile che tu lo permetta? è possibile che tu pure mi lasci solo?».

«Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» Tu sei lontano dalla mia salvezza...

Dio mio, invoco di giorno e non rispondi. Grido di notte e non trovo riposo» (Sal 22, 23). In ogni dolore c'è sempre l'ombra di un'assurdità, e ci si chiede con angoscia: Perché?

Anche a Gesù l'esperienza completa della sofferenza umana fa toccare il punto insopportabile: perché?

Il Padre «sa» il perché, e può colmare il vuoto che attacca e sfalda l'inconsistenza umana, ma permette l'estremo smarrimento.

Se nell'agonia di Gesù, intuissimo la terribilità del peccato e l'amore infinitamente sopravanzante del Padre, che offre il Figlio ad ogni possibile pena, non saremmo lontani da una vera partecipazione al dolore di Gesù.

Egli si rivolge anche ai discepoli, suoi amici da tre anni, ma essi ora non reggono sotto il peso della loro mediocrità: «Rimanete con me» (Mc 14, 34).

La straziante implorazione s'imbatte nello sbigottimento, nell'incomprensione, per poi spegnersi sopraffatta dal sonno greve, invincibile. Intanto un addensamento di tristezza, un disgusto violento della vita assalgono il grande Cuore.

Il fisico cede alla tempesta che flagella la santa anima.

Dov'è, ora, la sua sicurezza di innamorato della vita e della natura, la capacità di sfidare il male, la supremazia contro Satana, quella immediatezza di presenza, fino all'intimità, che Egli sa stabilire con tutti, rivelandone debolezze, o suscitando slancio di affetti? Dov'è ora l'intima gioia di sapersi nella gioia del Padre, e d'esser mandato a schiudere decisamente i folgoranti segreti della divina gloria?...

Tutto sembra lontano!

Gesù, nella prostrazione, vive la morte, è tutto impregnato di sangue.

L'assoluto deserto del suo spirito, accompagnato dall'accasciamento del corpo, è al limite: ma no, il calice dovrà venire degustato stilla a stilla, in lunga agonia.

Perciò la morte, che già lo tiene, lo risparmia; e per amore l'Angelo (una sua creatura) viene in soccorso a lui, che è onnipotenza divina, fattasi mendicante di conforto.

Il Maestro, nell'aggravarsi della desolazione, rinnova e grida più intensamente la preghiera, un gemito altissimo che fende il silenzio della notte: «Padre mio, Padre mio...», fino a quando dopo tre ore immani, si abbandona: «Non sia fatta la mia, ma la tua volontà» (Lc 22, 42).

In questa notte, contro il vivente Amore si danno convegno la malvagità del mondo e la furia dell'inferno: «Questa è la vostra ora, è l'impero delle tenebre» (Lc 22, 53).

è giunto, per Lui, il terribile appuntamento d'amore con il Padre, «che non risparmia il suo proprio Figlio, ma lo sacrifica per tutti noi» (cf Rom. 8, 32).

Questa notte accumula su di lui le peccaminose nefandezze di milioni di anime, d'ogni tempo. Esse stanno conculcando l'Amore.

Questa amara notte, converte l'invincibile forza di Gesù, nell'estrema debolezza della morte. Quale è la risposta, fatta di lacrime e sangue, se non lasciar fare al Padre?

A Gesù basta amare, amare sovrabbondantemente, morire d'amore... Noi siamo dentro tale mistero di dolore e di raccapriccio, perché a motivo di noi e a nostro vantaggio, Egli vi soggiace!

Noi che lo causiamo, siamo coinvolti dall'amoroso annientamento!

Ora noi, ciascuno personalmente, sappiamo qual è il nostro posto, il nostro impegno: tenergli compagnia, contemplarlo, adorarlo, riamarlo senza misura.

La nostra salvezza è legata alla sua follia d'amore: Amore obbedienze al Padre: «Al Signore è piaciuto prostrarlo col dolore, facendo ricadere su di Lui l'iniquità di noi tutti»... Amore misericordioso per noi: «Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossati i nostri dolori... Egli è stato trafitto per i nostri delitti e scacciato per le nostre iniquità» (cf Is 52).

Notte più triste che mai, tu racchiudi l'immenso peccato degli uomini, che tentano d'insozzare l'innocenza e travolgere l'amore!

Tu occulti Satana, che s'avventa con furore contro Colui che altro non ha e non è, se non la Santità di Dio.

Notte di pianto, in cui scorre il sangue di Colui, che doveva offrire all'umanità l'ebbrezza della Gioia divina!

Ma non dura anche oggi la tua agonia, o mio Dio? Quanto sei ancora sconosciuto, isolato, rifiutato, tradito!

Noi siamo raggiunti dalla tua preghiera e dal tuo lamento: «Rimanete con me, vegliate... Dunque non siete capaci di vegliare un'ora sola con me?» (Mt 26, 40).

Possiamo ancora dormire?

Signore, strappami alle vanità del mondo, anche a me stesso, per fissarmi nella sola occupazione di amarti e farti amare.

Devo saperlo: ciò comporterà l'ingresso nel buio del Getsemani, nella desolazione dell'anima, nel martirio del corpo, nel cuore. Ma con te e in te, devo lasciarmi andare alla volontà del Padre...

Fa' pure, purché sia tutto a te somigliante in amore, tutto offerto per la salvezza del mondo.

Fa' pure, purché molte anime siano raggiunte e ferite dai tuoi gemiti di Salvatore.

Signore, che molti smettano di correre lungo le vie del peccato e si liberino dalle sue catene.

Che molti, contemplandoti agonizzante, entrino nella tua intimità dolorante, per non sentirti ripetere il rimprovero: «Non siete stati capaci di vegliare un'ora sola con me?».

Perché ci ama, accetta di sprofondarci con sé in quel buio abisso, dove non c'è aria, non c'è spazio, non c'è vita, non c'è un filo di chiarore in alcuna direzione.

E' duro per lui aprire la porta della sua anima ai peccati del mondo e inabbissarsi dove risuona la bestemmia del rifiuto del Padre. Ma là deve arrivare il Figlio per rompere i ceppi del peccato e ridare all'uomo la possibilità dell'amore e della vita, fino alla pienezza della visione eterna.

«Vegliate con me»: ci sono, e ci saranno sempre nella Chiesa, anime che Cristo associa all'esperienza del Getsemani, perché dal loro martirio venga moltiplicata la salvezza e la fecondità apostolica.

Quando sopraggiunge la sofferenza del corpo o dello spirito, ricordiamoci di Gesù agonizzante, accettiamo di stare con lui, senza chiedere «perché» né «fino a quando»; restiamo vicino a lui, con la certezza che Egli è con noi.

«Gesù mi ha fatto sentire che esistono davvero delle anime senza fede... Ha permesso che l'anima mia fosse invasa dalle tenebre più fitte, e che il pensiero del cielo, dolcissimo per me, non fosse più se non lotta e tormento.

Questa prova non doveva durare per qualche giorno, non per qualche settimana: terminerà soltanto all'ora segnata da Dio misericordioso, e quest'ora non è ancora venuta...

Signore, la tua figlia ha capito la tua luce divina, ti chiede perdono per i suoi fratelli, accetta di nutrirsi per quanto tempo tu vorrai del pane di dolore e non vuole alzarsi da questa tavola, colma di amarezza, alla quale mangiano i poveri peccatori, prima del giorno che tu hai segnato.

Ma anche lei osa dire a nome proprio e dei suoi fratelli: «Abbi pietà di noi, Signore, perché siamo poveri peccatori. Signore, rimandaci giustificati... che tutti coloro i quali non sono illuminati dalla fiaccola della fede, vedano finalmente...» (S. Teresa di G. B., MA 276277).

Ogni anima apostolica conosce quanto Paolo ha lasciato scritto su Gesù: «Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio» (2 Cor 5.21).

Il suo sangue è salvezza per tutti noi che abbiamo peccato.

La sua morte è vita per tutti noi che abbiamo perduto il Padre.

Ma il Suo amore vuole di più: da peccatori, che la sua santa agonia redime, siamo chiamati a divenire, con lui, salvatori dei fratelli.

 

2° LA FLAGELLAZIONE

Dopo il tradimento, l'arresto e l'abbandono, per Gesù tutto precipita.

Dalla cattura alla crocifissione è una fuga di eventi, uno scorrere veloce di decisioni forsennate.

Gesù ormai si lascia schiacciare. Tacciono sempre più le sue parole umane; rare ne affiorano nel silenzio dell'immolazione.

Solo il linguaggio del sangue diviene più vivido, tremendo. Egli lo dona goccia a goccia, ad ogni istante, come nota dietro nota, nello strazio che ingigantisce.

Nel suo precipitare, il silenzio crea una sospesa atmosfera di lentezza. L'indefinito tempo del mondo si contrae e raccoglie intorno a lui: «Una volta sola, nella pienezza dei tempi, è apparso per annullare il peccato, mediante il sacrificio di se stesso» (Eb 9,26).

Gli uomini hanno fretta di consumare il loro delitto e di lasciarselo dietro. Al contrario, proprio il suo tacere, quel lasciarsi andare e non appartenersi più, quell'essere come morto prima di morire, sopraffatto dalla furia banale e dalla malvagia serietà dei nemici, colma di mistero l'estenuante adagio di questa passione, drammatica sinfonia universale.

«Chi si affligge per la sua sorte?» (Is 51, 8). Gesù è processato: ciò che si dice di lui, che si osa fare di lui, dove venga portato, perché venga trascinato qui e là, tutto ciò non lo riguarda.

Egli sta vivendo intensamente la sua offerta: «Ecco! io venga a fare, o Dio, la tua volontà» (cf Eb 10, 8).

Ed è tale l'offerta che, dove c'è più sacrificio, ivi c'è più amore.

Con quale illimitato entusiasmo i cristiani dovrebbero amare il Cuore di Cristo! è sconsolante quanto non sia compreso, mentre tutta la creazione gravita attorno al suo Amore!

Chi intende, anche solo per un attimo, il desiderio di Cristo di essere profondamente riamato? Quanti cristiani si danno pensiero di lui?

Come vieni ridotto, Gesù! Per molti appari una rimembranza sfocata. Eppure sei così vicino al cuore dell'uomo, e... sarebbe così facile riconoscerti!...

Tu soffri, soprattutto per questo. In risposta al tuo amore, ricevi indifferenza.

Scuotimi, Gesù, non avere rispetto di me, come non l'hai avuto di te!

Mostrati come sei nell'orto, o «avvolto nel tuo mantello abbeverato di sangue» (cf Ap 19, 13), o partecipandomi qualcosa della tua passione, perché anch'io, «gettato a terra» dal tuo amore, sia vittima per salvare i fratelli che cercano la luce, sono deboli di fronte al male o fanno, lucidamente, dei loro vizi una folle esibizione.

Ecco la flagellazione!

Sembra di udirne i colpi, vedere il povero corpo torcersi, a scatti, e sul volto disegnarsi le smorfie dell'atrocità che subisce... Di nuovo sangue, quanto sangue!

Ormai è così libero, che zampilla senza freni. Che soddisfazione per i suoi accusatori, questo supplizio!

Ma a quale spazio di storia essi appartengono?

In quale preciso angolo del tempio si sono essi rifugiati?

Non camminano, anche oggi, per le nostre strade di asfalto, non cercano ogni sera la complicità delle ombre per fustigare a sangue, nuovamente, la carne del Figlio dell'Uomo?

La carne di Gesù: l'unico fiore che il fango del mondo non ha raggiunto e la tossicità del peccato non ha intristito.

è carne verginale quella che offre in sacrificio, più intensamente risonante di sofferenza, perché fresca di purezza, nata «piena di grazia e di verità» (Gv 1, 14) dalla carne di Maria; carne ripiena di Spirito Santo, che diverrà per tutti sorgente di vivificante risurrezione.

Anche il corpo del battezzato è rivestito di dignità grandissima; è l'esterno di un meraviglioso interno: l'anima in grazia di Dio, immagine vivente della Trinità Santa.

Tutto passerà: i monti, il mare, le galassie, ma l'anima custodita dalla purezza, santificata dalla grazia, sfolgorerà immortale della bellezza di Dio, associando nella risurrezione anche il corpo alla sua trasfigurazione di Gloria...

Altari del mondo, sprigionate irresistibile il profumo della purezza, per affascinare le anime con gli ideali del cielo!

Santa Eucarestia, che viva contieni la casta carne di Cristo, liberaci da degradanti passioni e guidaci verso la patria della luce!

Anime in grazia, rese splendide nella purezza dall'Eucarestia, riempite il mondo della vostra fragranza!

Il sangue della Passione di Cristo alimenti il vostro eroismo, perché il mondo ha bisogno di voi.

 

3° LA CORONAZIONE DI SPINE

La scena degli oltraggi sputi, percosse, scherni termina nella coronazione di spine e nella presentazione di Gesù alla folla: Ecco l'Uomo!

«Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: "Ecco l'uomo!"» (Gv 19, 5). Gesù riceve un'accoglienza parossisticamente contraria a quella avuta nel mattino delle palme; eppure sembra che il tumulto scomposto non lo raggiunga.

Ravvolto nello sgargiante manto di piaghe aperte, che lo straccio rosso, gettatogli addosso, non nasconde , all'immenso urlo della folla, solleva appena gli occhi, sempre penetranti, ma la risposta che affiora appena alle labbra, rimane dentro il suo cuore: «Io sono l'Amore infinito, che salva il mondo». Qualunque cosa gli altri osino dire o fare, Egli resta l'Amore, egli è capace solo di amare. Quanto bisogna amare coloro che cercano, coloro che dubitano, coloro che non sanno, coloro che non vogliono sapere, coloro che peccano!

Così ha fatto lui.

Egli mostra pazienza, dona pietà, dichiara la sua attesa, preferisce la morte per risparmiarla loro, è disposto a cercare anche un'anima sola il più lontano possibile, e trovatala, a «farle festa», come premio.

Le sue risorse sono il perdono, il pianto, il sangue, la sconfitta, perché diventi nostra conquista ciò che egli vuole donare.

Se Gesù si comporta così, è permesso ancora dubitare di lui, resistere alla sua bontà, spregiare la salvezza che offre?

A un tale punto si leva un ammonimento, che incute terrore: «E' terribile cadere nelle mani del Dio Vivente» (Eb 10, 31).

Quando l'uomo decidesse di voler abbandonare Dio definitivamente, è atroce pensare a quale condanna si autodetermina!

è dalla serietà di Dio, che «ha tanto amato il mondo da dare il suo figlio unigenito», che apprendiamo la serietà del destino umano.

Guardiamo, con insistente partecipazione, il Figlio di Dio strapazzato e non gli resisteremo più. «Non ha apparenza, né bellezza per attirare i nostri sguardi; non splendore perché proviamo in lui diletto. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori, che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima... Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca» (Is 53, 2.3.7)

Si delinea ostinata la volontà di coloro che vogliono eliminarlo: «Non vogliamo che costui regni su di noi». Quante volte nella storia sembra che si susseguano coloro che ritengono degradante la luce della fede; oppressivo il riconoscimento di Dio nella vita personale e negli ordinamenti della società, e alienante l'obbedienza alle leggi divine!

Non si accorgono, o non vogliono accorgersi, invece, del prezzo che pagano per questo rifiuto: a forza di fare a meno di Cristo Gesù, la loro sicurezza si annebbia e subentra il tormento: «Che cosa è la verità?» (Gv 18, 38). Inutilmente tentano di lavarsi le mani, mentre l'ingiustizia grida contro di loro, e una vantata permissività morale avvia inevitabile il franamento nella paura, nella ipocrisia, nella connivenza, nel cinismo, nella nausea...

Chi non vuole Gesù scatena con le proprie mani, dentro di sé, un'orda di demoni impazziti, che furoreggiano come nel pretorio di Pilato, senza più controllo.

Eppure, anche in questo smarrimento, può affiorare sempre la domanda cruciale: «Di dove sei tu?» (Gv 19, 9).

Gesù, risponde a chiunque, anche per un attimo soltanto, si trovi solo e disarmato davanti a te, nell'intimità della coscienza.

Trasforma quel momento di pausa, in una irruzione di grazia.

«Luce vera, quella che illumina ogni uomo» (Gv 1, 9), dissipa la tenebra e rompi la schiavitù dei cuori.

Siamo proprio meschini e deboli, nonostante il nostro duro orgoglio!

 

4° LA VIA CRUCIS

Essi instistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso; e le loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta venisse eseguita... e abbandonò Gesù alla loro volontà» (Lc 23, 25).

«Essi allora presero Gesù ed Egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del cranio, detto in ebraico Golgota» (Gv 19, 17).

La croce!

Con quanta tenerezza la liturgia canta e venera la croce! Si fa interprete dell'affetto di anime, che in ogni tempo l'abbracciano con trasporto d'amore.

Per noi, la croce è la prova più grande che apparteniamo al Maestro.

Colui che prende su di sé, nel tardo mattino della Parasceve, e con essa si avvia alla morte, mentre è ormai saturo di maledizioni e di abiezione, proclama il messaggio della più alta dilezione: «Dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine» (Gv 13, 1).

La luce sta per immergersi nelle tenebre.

La vita sta per varcare il confine per consegnarsi come preda della morte.

Il tutto sta per essere ghermito dalla forza dell'annientamento.

Non è facile intendere ciò che sta accadendo. Non è in nostro potere afferrare l'amore di Gesù, il Verbo di Dio, che si lascia andare a tale eccesso!

Gesù, che avanzi con la croce tra gente assiepata e vociante, sappiamo riconoscerti nelle scelte d'ogni giorno?

Quanta folla, quel venerdì!

Ma tu eri solo, lontano da tutti, anche se così vicino, barcollante da un lato all'altro della strada in salita, con il sangue che segnava i tuoi passi, ardente di febbre e di pietà.

Appena qualche persona ti si fece incontro. Prima di tutti, Maria, dalla compassione pari alla sua smisurata purezza in partecipante comunione con te, nell'unicità d'uno sponsale martirio corredentore. Poi la dolce Veronica, miracolo di femminile coraggio, che restituisce al tuo volto, per un attimo, il suo fascino abituale.

La Veronica è il simbolo delle anime, che mettono la verginità a servizio della carità, perché in tutti, fratelli e sorelle, redenti dal male, splenda luminosa l'immagine del Cristo.

Poi, Simone di Cirene, il contadino estraneo alla pazza agitazione di Gerusalemme, timido forse nel soccorrere, ma anche impari a ricevere la riconoscenza del condannato.

«Se qualcuno vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16,24). Senza rinnegamento di sé e senza croce, non si dà sequela di Gesù.

La via della croce è «a senso unico», perché si possa diventare cristiani e realizzare una vocazione d'amore.

L'esperienza della croce è preziosissima grazia; dove Dio la depone, prepara la santità; e niente è più necessario della santità, in ogni luogo e tempo. La santità, per le povere creature che siamo, è il termine di una lunga azione di Dio nei nostri confronti, di una paziente opera di amore, con la quale Egli ci assimila e ci fa protagonisti del suo Regno.

Quando l'anima si accorge che Dio l'ama, deve rispondere, disponendosi al sacrificio, all'abnegazione, alla croce.

La croce fa la santità e la santità fa esplodere l'apostolato.

Dalla croce fiorisce il regno dell'amore.

Solo quando c'è un santo, si constata che cosa sia l'apostolato.

Non è la bocca che predica, ma è l'anima che irradia.

Parli lui molto o poco, sta di fatto che le folle vanno a Dio.

Conosca molto o poco, eppure penetra i cuori tanto profondamente, che nessuno sa vedervi quanto lui, e non c'è nessuno che si parta da lui senza essere stato colpito del dono di Dio...

Ma l'apostolato sempre è esperienza di croce: la prova brucia anche la sua carne e la notte rende desolato il suo spirito. Anime sorde, che si allontanano; fede, che all'intorno svanisce; comunità di anime che si sfaldano nell'indifferenza, nell'abitudine, nel materialismo, anche questo può succedere. Ma è una nuova lezione di fede e di amore.

Dio vuole ricordarci di non contare su di noi, ma su di Lui. Non deve subentrare un sentimento di scoraggiamento, ma si deve chiedere più insistentemente a Dio che ci dia se stesso, disposti ad attenderlo stesi sulla croce, insabbiati nel deserto dello spirito, nella solitudine d'una sera che scende opaca e pesante, sul nostro zelo.

Dio non delude mai un appello d'amore, lanciato verso di Lui: ma interviene quando ci trova disponibili.

Nell'ora della prova bisogna stare attenti a non rifugiarsi nelle creature, a nolo rinchiudersi malinconicamente in se stessi, senza speranza.

La Croce è l'ora di Dio. Il rischio è di non riconoscere una nuova iniziativa dell'amore, è buttarsi nella ribellione e nella disperazione. No, questo non deve succedere.

Gesù sale al Calvario, per andarvi a morire crocifisso.

è davvero paradossale che Egli se ne vada alla morte, così giovane, senza dei giusti motivi e dopo un vile processo, che sigilla di disfatta la breve carriera d'una bontà senza limiti.

Ma egli sta attuando lucidamente un'altra logica: la sua morte è vita per i peccatori.

«Il Figlio di Dio mi ha amato e ha dato se stesso per me» (Gal 2, 20).

«PER ME!»: proprio io, nella mia individualità, sono nelle sue intenzioni e invocazioni, nei suoi passi di morituro, nelle orrende lacerazioni, che i chiodi causano nelle mani e nei piedi, nell'ultimo affanno che segna la fine.

E oltre che per me, Egli muore per la moltitudine delle anime.

Ognuno si trova, allora, di fronte ad una precisa vocazione: deve realizzare un'identificazione con Lui fino a poter dire: «Sono stato crocifisso con Cristo, e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Gal 2, 20).

 

5° LA MORTE IN CROCE

«E volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto» (Gv 19, 37).

Gesù, sospeso alla croce, sembra non appartenere né alla terra né al cielo. Gli uomini non ti vogliono e il Padre se ne sta lontano dalla tua salvezza (cf Sal 21, 2). Per te, che ora sei senza parole, hanno già cantato il lamento, molti secoli prima: «Io sono verme, non uomo infamia degli uomini fiuto del mio popolo. Mi scherniscono quelli e mi vedono, storcono le labbra, scuotono il capo... Da me non stare lontano, Signore, perché l'angoscia è vicina.

Come acqua sono versato, sono slogate tutte le mie ossa. Il mio cuore è come cera, si fonde in mezzo alle mie viscere.

E' arido come un coccio il mio palato, la mia lingua si è incollata alla gola... Mi assedia una banda di malvagi; hanno forato le mie mani e i miei piedi, posso contare tutte le mie ossa.

Essi mi guardano, mi osservano, si dividono le mie vesti, e nessuno mi aiuta... sulla mia tunica gettano la sorte. Ma tu, Signore, non stare lontano, scampami... salvami... (cf. Sal 22).

Nello stiramento del corpo, nell'atroce fissità dei chiodi, con l'anima annegata nel vuoto delle tenebre, tu gridi: HO SETE (Gv 19, 28).

Storditi, sbandati, fuggiaschi come siamo, non sapevamo della tua sete.

Tu hai sete dell'ineffabile compiacenza del Padre, e mentre protesti il suo abbandono, gli rimetti nelle mani la vita, in olocausto di tenerezza e fedeltà.

Tu hai sete di tutti noi: quanti uomini sono e saranno sulla faccia della terra.

Il tuo spasimo arde quale incendio: possibile che continuiamo a non sentire il tuo affanno d'amore? Gesù crocifisso, che muori per me, e per tutti gli uomini, tu sei il centro del mondo.

Possibile non mi renda conto che per me, proprio per me, questa divina prodigalità di sofferenza si sta compiendo, che per me, tu sei devastato dalla sete?

Brami amore che venga a compensare il tuo, brami amore che risponda al tuo, in uguale misura; vuoi volgere a te tutti i palpiti dell'universo.

Perciò gridi sul mondo: HO SETE!

«Guardando un'immagine di nostro Signore in croce, fui colpita dal sangue che cadeva da una mano sua divina, provai un dolore così grande pensando che quel sangue cadeva a terra, senza che nessuno si desse premura di raccoglierlo; e risolvetti di tenermi in ispirito ai piedi della croce per ricevere la divina rugiada, comprendendo che avrei dovuto, in seguito, spargerla sulle anime...

Il grido di Gesù sulla croce mi echeggiava continuamente nel cuore: HO SETE!

Volli dare da bere all'Amato, e mi sentii io stessa divorata dalla sete di anime...

Egli fece di me un pescatore di uomini, io sentii un desiderio grande di lavorare alla conversione dei peccatori, un desiderio che non avevo mai provato così vivamente...

Davanti alle piaghe di Gesù, vedendo cadere il sangue suo divino, la sete delle anime mi era entrata nel cuore...

Il mio desiderio di salvare anime crebbe giorno per giorno; mi pareva udire Gesù che dicesse, come alla Samaritana: Dammi da bere!

Era un vero scambio d'amore; alle anime davo il Sangue di Gesù, a Gesù offrivo quelle stesse anime rinfrescate dalla rugiada divina; mi pareva così di dissetarlo, e più gli davo da bere e più la sete della mia povera anima cresceva ed era quella sete ardente che egli mi dava come la bevanda più deliziosa del suo amore» (MA 134.136, S. Teresa di Gesù Bambino).

O Gesù, fa' che la tua sete si comunichi e divampi in noi, rendendoci operai insonni del tuo Vangelo. Non si può vivere tranquilli, di fronte al fatto che tu sei in croce, che la tua agonia riempie i giorni e le notti, che il tuo sangue batte e scorre sulla nostra terra, in continuazione, che la tua sete è struggimento del corpo e martirio del cuore, che il mondo ha tanto bisogno di te, ma veramente tanto, e noi non ci pensiamo!

C'è tanta necessità di lavorare, affinché la tua croce sia fissata in tutte le contrade della terra e la tua Chiesa s'impianti in ogni continente; affinché tutte le genti si affratellino attorno all'altare della tua immolazione, perché il peccato degli uomini sia vinto dalla tua passione redentrice.

Signore Gesù, trasmettici il tormento della tua sete: che nessun sacrificio ci costi troppo per provarti il nostro amore, nessun momento venga sottratto al gran bisogno di spenderci per farti amare, nessun tentativo sia omesso, se si tratterà di salvare anche solo un'anima.

Ma non un'anima sola tu vuoi, bensì tutte le anime. Affretta, mediante la tua Chiesa, l'ora in cui si avvererà il detto del profeta: «Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitta» (cf Zac 12, 10).

Per questo, ascolta la nostra richiesta: tròvati dei santi in questo nostro tempo, capaci di trascinare la nostra mediocrità, di spronarci a dimenticare noi stessi per lavorare con entusiasmo e senza risparmio per te e per la Chiesa.

Donaci dei santi, che abbiano il tormento della tua sete e la vastità del tuo cuore.

Nascondili o rivelali: non importa. Ne sentiremo sempre, certamente, l'irresistibile richiamo. Dimostraci il tuo amore, così, Gesù Crocifisso. Tu sei l'unico grande AMORE.