ORA SANTA CON SANT'ALFONSO MARIA DE LIGUORI

Tratta da: "Meditazioni sulla Passione" Editrice Bettinelli Verona

 

Atto di dolore

Mio Dio,

mi pento e mi dolgo con tutto il cuore

dei miei peccati,

perché peccando ho offeso te,

infinitamente buono

e degno di essere amato

sopra ogni cosa.

Propongo col tuo santo aiuto

di non offenderti mai più

e di fuggire le occasioni prossime di peccato.

Signore, misericordia,

perdonami.

 

Ecco come il nostro amorosissimo Salvatore giunto all'orto di Getsemani volle da se stesso dar principio alla sua amara Passione con dar libertà alle passioni del timore, del tedio e della mestizia che venissero ad affliggerlo con tutti i loro tormenti: Cominciò a sentire paura, tristezza e angoscia (Mc 14, 33; Mt 26, 37). Cominciò dunque per prima a sentire un gran timor della morte e delle pene che dovea tra breve soffrire: Cominciò a sentire paura. Ma come? non era egli quello che spontaneamente si era offerto a tali patimenti? Si offerse perché egli lo volle (cf Is 53, 7). Non era egli quello che avea tanto desiderato questo tempo della sua Passione, avendo poc'anzi detto: Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi? (Lc 22, 15). E poi allora come apprese tanto timore di sua morte che giunse a pregare suo Padre a liberarnelo: Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice? (Mt 26, 39).

Risponde il V. Beda e dice: Prega che passi il calice per manifestare che è veramente uomo. Egli l'amante Signore ben volea morire per noi per dimostrarci colla sua morte l'amore che ci portava; ma acciocché gli uomini non avessero pensato che egli avesse assunto un corpo fantastico come han bestemmiato alcuni eretici o pure che per virtù della sua divinità fosse morto senza provare alcuna pena; perciò egli fece quella preghiera al Padre non già per essere esaudito, ma per dare ad intendere a noi ch'esso moriva come uomo, e moriva afflitto da un gran timor della morte e dei dolori che doveano accompagnar la sua morte.

O Gesù amabilissimo, voi voleste prendere per voi la nostra timidezza per dare a noi il vostro coraggio nel soffrire i travagli di questa vita. Siate sempre benedetto di tanta pietà ed amore. V'amino tutti i nostri cuori quanto voi lo desiderate e quanto lo meritate.

Atto di dolore, Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.

 

Cominciò a sentire angoscia. Cominciò anche a sentire un gran tedio delle pene che gli erano apparecchiate. Quando v'è tedio anche le delizie riescono penose. Or quali angosce unite a tal tedio dovette recare a Gesù Cristo l'orrido apparato che allora se gli rappresentò alla mente di tutti i tormenti esterni ed interni che in quel resto di vita doveano fieramente cruciare il corpo e l'animia sua benedetta? Allora se gli fecero avanti distintamente tutti i dolori che dovea soffrire, tutti i scherni che aveva a ricevere dai Giudei e dai Romani: tutte le ingiustizie che gli doveano fare i giudici della sua causa: e specialmente se gli fece innanzi quella morte desolata che far dovea, abbandonato da tutti, dagli uomini e da Dio, in un mare di dolori e di disprezzi. E ciò fu che gli cagionò un tedio così amaro che l'obbligò a dimandare conforto all'Eterno suo Padre. Ah Gesù mio, vi compatisco, vi ringrazio e v'amo.

Atto di dolore, Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.

 

Gli apparve allora un angelo... a confortarlo (Lc (22, 43). Venne il conforto, ma questo, dice Beda, più gli accrebbe che alleggerì la pena. Sì, perché l'angelo lo confortò a più patire per amore dell'uomo e per la gloria del suo Padre.

Oh quanto vi apportò di affanno, amato mio Signore, questo primo combattimento! Nel progresso di vostra Passione i flagelli, le spine, i chiodi vennero divisamente a tormentarvi, ma nell'orto i dolori di tutta la vostra Passione vi assalirono tutti insieme ad affliggervi. E voi tutto accettaste per mio amore e per mio bene. Ah mio Dio, quanto mi rincresce di non avervi amato per lo passato, e di avere posposta la vostra volontà ai gusti miei maledetti! Li detesto sopra ogni male e me ne pento con tutto il cuore. Gesù mio, perdonatemi.

Atto di dolore, Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.

 

Cominciò a sentire tristezza e afflizione. Col timore e col tedio cominciò insieme a sentire Gesù una gran malinconia ed afflizione d'animo. Ma, Signor mio, voi non siete quello che ai vostri martiri avete data tanta gioia nel patire che giungevano a disprezzare i tormenti e la morte? Di S. Vincenzo, dice S. Agostino, che egli parlava con tanta allegrezza nel suo martirio che pareva che un altro patisse ed un altro parlasse. Di S. Lorenzo narrasi che bruciando sulla graticola era tanta la consolazione che godeva nell'anima che insultava il tiranno dicendogli: Serviti e mangia. E come poi voi stesso, o Gesù mio che donaste un'allegrezza sì grande ai vostri servi nel morire, vi eleggeste morendo una tanta mestizia per voi?

Atto di dolore, Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.

 

O allegrezza del paradiso, voi col vostro gaudio rallegrate il cielo e la terra, ed ora perché vi miro così afflitto e mesto? e vi sento dire che la tristezza che v'affligge è valevole a darvi

la morte? La mia anima è triste fino alla morte (Mc 14, 34). Mio Redentore, e perché? Ah già v'intendo! No, che non tanto furono i dolori della vostra Passione quanto i peccati degli uomini e fra questi i peccati miei che allora vi apportarono quella gran pena di morte.

Atto di dolore, Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.

 

Egli l'Eterno Verbo quanto amava il suo Padre, tanto odiava il peccato, di cui ben conoscea la malizia: onde per togliere il peccato dal mondo e per non vedere più offeso il suo amato Padre, egli era venuto in terra e si era fatto uomo, ed aveva intrapreso a soffrire una Passione ed una morte così dolorosa. Ma vedendo poi che con tutte le sue pene pure s'aveano da commettere tanti peccati nel mondo, questo dolore, dice S. Tommaso, superò il dolore che qualsivoglia penitente ha sentito mai per le sue proprie colpe e superò qualunque pena che possa affliggere un cuore umano. La ragione è, perché tutte le pene degli uomini sempre sono mescolate con qualche sollievo, ma il dolore di Gesù fu puro dolore senza sollievo.

Ah se io v'amassi, o Gesù mio, al mirare quanto voi avete patito per me mi diventerebbero dolci tutti i dolori, tutti gli obbrobri e le molestie del mondo. Deh, concedetemi voi il vostro amore, acciocché io patisca con gusto o almeno con pazienza quel poco che mi date a soffrire. Non mi fate morire così sconoscente a tante finezze del vostro amore. Propongo nelle tribolazioni che mi occorreranno dir sempre: Gesù mio, abbraccio questa pena per amor vostro; la voglio soffrire per dar gusto a voi.

Atto di dolore, Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.

 

Nelle istorie si legge che molti penitenti essendo illuminati dalla divina luce a vedere la malizia dei loro peccati sono arrivati a morirne di puro dolore. Or quale tormento poi doveva essere al Cuore di Gesù la vista di tutti i peccati del mondo, di tutte le bestemmie, sacrilegi, disonestà e di tutte l'altre colpe che s'aveano a commettere dagli uomini dopo la sua morte, ciascuna delle quali venne allora come una fiera crudele a leccargli il Cuore colla sua propria malizia?

Onde diceva allora il nostro afflitto Signore colà agonizzando nell'orto: Dunque, o uomini, questa è la ricompensa che voi avete a rendere all'immenso amor mio? Ah se io vedessi che voi grati al mio affetto lasciaste di peccare e mi cominciaste ad amare, oh con quanta mia gioia anderei ora a morire per voi! Ma il vedere dopo tante mie pene tanti peccati, dopo tanto mio amore tanta ingratitudine, questo è quello che più mi affligge, mi fa mesto sino alla morte e mi fa sudar vivo sangue. E il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra (Lc 22, 44). Sicché al dir del Vangelista questo sudore sanguigno fu così copioso che prima bagnò tutte le vesti del Redentore e poi scorse in copia a bagnar la terra.

Atto di dolore, Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.

 

Ah mio innamorato Gesù, io non vedo in quest'orto nè flagelli nè spine nè chiodi che vi feriscano; e come vi miro tutto bagnato di sangue da capo a piedi? Dunque i peccati miei furono il torchio crudele, che allora a forza di afflizione e di mestizia spremettero tanto sangue dal vostro Cuore? Dunque io ancora fui allora uno dei vostri più crudeli carnefici, che mi aggiunsi a maggiormente cruciarvi coi peccati miei? E' certo, che se io meno avessi peccato, meno allora voi, Gesù mio, avreste patito. Quanto dunque più di piacere io m'ho preso in offendervi, tanto più d'affanno io allora accrebbi al vostro Cuore addolorato.

E come questo pensiero ora non mi fa morir di dolore, in intendere che io ho pagato l'amore

che mi avete dimostrato nella vostra Passione, con aggiungervi tristezza e pena? Io dunque ho tormentato quel Cuore così amabile ed amoroso, che mi ha tanto amato? Signore, giacché ora non ho altro mezzo da consolarvi che col dolermi di avervi offeso, sì, Gesù mio, che me ne doglio, e me ne dispiace con tutto il cuore. Datemi voi un dolor sì forte, che mi faccia piangere continuamente sino all'ultimo fiato di mia vita i disgusti che ho dato a voi, mio Dio, mio amore, mio tutto.

Atto di dolore, Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.

 

Si prostrò con la faccia a terra (Mt 26, 39). Gesù vedendosi addossato il peso di soddisfare per tutti i peccati del mondo, si buttò colla faccia a terra a pregare per gli uomini, come si vergognasse di alzare gli occhi in cielo, nel vedersi carico di tante scelleraggini.

Ah mio Redentore, io vi miro tutto affannato ed impallidito per la pena! Voi state in agonia di morte, e pregate! Entrato in agonia, pregava più intensamente (Lc 22, 43). Ditemi, per chi pregate? Ah che allora non tanto pregavate per voi, quanto per me, offerendo all'Eterno Padre le vostre potenti preghiere unite alle vostre pene, per ottenere a me misero il perdono delle mie colpe!

Egli nei giorni della sua vita terrena offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudito per la sua pietà (Eb 5, 7).

Ah mio Redentore, come avete potuto tanta amare chi tanto vi offese? Come avete potuto abbracciare tante pene per me, vedendo già voi sin d'allora l'ingratitudine ch'io dovea usarvi?

Atto di dolore, Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.

 

(...) Giuda giungendo nell'orto insieme coi soldati si fa avanti, abbraccia il suo Maestro e lo bacia. Gesù permette che lo baci; ma conoscendo già il suo animo iniquo, non può trattenersi di non lagnarsi con esso di quel troppo ingiusto tradimento, con dirgli: Giuda, con un bacio tradisci il Figlio dell'uomo? (Lc 22, 48). Indi si affollano d'intorno a Gesù quegl'insolenti ministri, gli pongono le mani sopra e lo legano come un ribaldo: Le guardie dei Giudei afferrarono Gesù e lo legarono (Gv 18, 12).

(...) Mira o uomo, dice S. Bonaventura, quei cani che lo trascinano e l'agnello che li segue, vittima mansueta, senza opporre resistenza. Chi lo afferra, chi lo lega, chi lo strattona, chi lo percuote.

   E voi, Signore mio, tutto soffrite per pagare gli affronti che io misero ho fatto alla divina maestà coi miei peccati. Gesù mio, ve ne ringrazio. Eterno Padre, perdonatemi per li meriti di Gesù.

Atto di dolore, Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.

 

Deh fatemi parte, afflitto mio Signore, di quel dolore che voi aveste allora dei peccati miei. Io gli abborrisco al presente ed unisco questo mio abborrimento all'abborrimento che voi ne sentiste nell'orto. Ah mio Salvatore, non guardate i peccati miei, perché non mi basterebbe l'inferno; guardate le pene che avete patite per me!

O amore del mio Gesù, tu sei l'amore e la speranza mia. Signore, io v'amo con tutta l'anima mia e voglio sempre amarvi. Deh per i meriti di quel tedio e mestizia che patiste nell'orto datemi fervore e coraggio nelle opere di vostra gloria. Per li meriti della vostra agonia datemi conforto per resistere a tutte le tentazioni della carne e dell'inferno. Donatemi la grazia di sempre raccomandarmi a voi e di sempre replicarvi con Gesù Cristo: Non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu (Mc 14, 36). Non si faccia la mia ma sempre la vostra divina volontà. Amen.

Atto di dolore, Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.

 

Pino 12 gennaio 2009.