ORA SANTA SULLA PASSIONE

Col Servo di Dio Idebrando Santangelo

Tratto dal libro: "E tu come mi ami"? del Servo di Dio: Ildebrando A. Santangelo Comunità Editrice 95031 Adrano (CT)

Il Getsemani continua

Dice Pascal: « L'agonia di Gesù dura sino alla fine del mondo »; il suo Getsemani finirà soltanto allora.

Gesù ce ne ha dato la conferma nel grandioso prodigio di Adrano. Qui il 7.12.1980, nel pomeriggio, improvvisamente la casa Orofino apparve irrorata di sangue in tutte le pareti; faceva paura vedere tutto quel sangue vivo e le larghe chiazze di sangue sul pavimento. Contemporaneamente cominciarono a scorrere lacrime dagli occhi della Madonna, raffigurata in una cartolina. Tale prodigio durò fino a che un pellegrino da Catania portò un poster di Gesù Misericordioso e, dopo alcuni giorni, un altro della Madonna di Fatima. Ogni giorno il Gesù Misericordioso versava nuove lacrime di sangue, e finì pure per coprirsi in tutto il volto di sudore di sangue; così come tuttora si vede: molti non vogliono guardare per ribrezzo questa immagine, così come tanti ebrei si coprivano il volto dinanzi a Gesù Crocifisso, come aveva profetizzato Isaia (Is. 53, 5).

Le lacrimazioni dalle immagini di Gesù e di Maria si ripeterono per circa cento giorni. Un giorno, avvisato tempestivamente, accorsi e trovai 4 gocce di sangue scorse sul volto di Gesù alla presenza di 30 persone; le raccolsi e dopo alcuni minuti, alla presenza mia e di tutti, ne scorsero altre 4, che raccolsi come le precedenti, con una siringa; dopo alcuni altri minuti, alla presenza di tutti ne scorsero altre 4. è superfluo dire come tutte quelle persone pregassero, gridassero e piangessero. Fattele analizzare, quelle lacrime risultarono sangue umano gruppo AB; lo stesso ottenne il tribunale di Catania dall'analista da esso mandato; conservo fotocopia di tali analisi. Tali fatti e il loro sconvolgente messaggio sono esposti nel libro Dalla Polonia a Adrano. Prodigi di lacrimazioni, sebbene molto meno vistosi, se ne sono ripetuti a centinaia nel mondo intero. Gesù veramente agonizza e il suo Getsemani continua sino alla fine del mondo. Egli dal suo tabernacolo ci ripete: « L'anima mia è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate con me ». (Mt. 26, 38).

Perché piange Gesù?

1. Per le numerose messe nere giornaliere, nelle quali il suo Corpo viene offerto a Satana, sputato, pugnalato, gettato, infine, nella, fogna.

2. Per 1a moltitudine infinita di bestemmie che ogni giorno centinaia di milioni di cristiani scagliano contro di lui e contro la sua SS. Madre.

3. Per le innumerevoli oppressioni e persecuzioni contro innocenti e contro cristiani; per le violenze, i sequestri, gli omicidi; per i più e non meno di 25.ooo bambini uccisi ogni giorno dalle loro madri con gli aborti; per tutte le altre infinite sofferenze umane: dei lebbrosi, degli affamati (almeno 6 milioni di uomini muoiono ogni anno di fame, ed altri 30 milioni per malattie causate dalla fame), ecc.

4. Per tutti gli altri infiniti peccati fatti giornalmente dagli uomini: peccati di superbia, di avarizia, di lussuria, ira, gola, invidia, accidia.

5. Per il grandissimo numero di peccatori che ogni giorno vanno all'inferno.

Gesù sta lì nel tabernacolo in perenne agonia per tutti questi mali e peccati, supplicando continuamente il Padre di perdonare l'umanità, di non castigare gli uomini come si meritano, di moltiplicare le sue misericordie e i suoi interventi per convertirli. « Egli vive sempre, come dice s. Paolo, per intercedere per noi » (Ebr. 7, 25); e supplica noi suoi amici di tenergli compagnia, di consolarlo in questo suo perenne Getsemani col nostro amore, con la nostra compassione verso di lui, con le nostre ardenti preghiere per la conversione dei peccatori, col nostro infaticabile apostolato per salvare i peccatori, con i nostri interventi per lenire le sofferenze umane.

All'agonia di Gesù e alle sue lacrime la Madonna associa il suo immenso dolore e le sue lacrime. Per questo lei ha pianto in centinaia i posti da sue immagini o da sue statue, e per questo è apparsa sempre molto triste: a Fatima, a Medjugorje, a Belpasso, a Kibeho, ecc. è emblematica l'apparizione sua dell'1.4.1988 a Belpasso: lì apparve Gesù Crocifisso e la Madonna inginocchiata ai suoi piedi, che supplicava il Padre di perdonare l'umanità per amore di Gesù Crocifisso. Ed il 18.7.1986, pure a Belpasso, disse: «Il mio pianto si associa a quello del mio figlio. Come consolarlo? ... Il Redentore piange e continuerà a piangere a causa dei vostri peccati ... ».

Per questo la Madonna ha chiesto ai suoi figli di recitare ogni giorno i tre rosari, ma almeno uno; di pregare ogni giorno 4 ore; di fare dei gruppi di preghiera; di fare ogni settimana giovedì l'ora santa eucaristica e ogni venerdì l'ora santa sulla passione di Gesù; di confessarsi spesso e di andare a Messa possibilmente ogni giorno facendovi la comunione; di baciare ogni giorno il Crocifisso; di fare apostolato; di fare sacrifici e qualche digiuno settimanale. Quasi lo stesso ha chiesto a Belpasso.

 

1° Quarto d'ora

Gesù venne con i suoi discepoli in un podere chiamato Getsemani, ossia frantoio (Mt. 26,30

Era notte alta, illuminata dalla luna piena. Nell'orto però gli alti ulivi permettevano a pochi raggi di illuminare la scena.

Eri già triste, o Signore, perché sapevi cosa era cominciato: Giuda dal Sinedrio si muoveva con la ciurma degli sgherri per tradirti e consegnarti ai tuoi carnefici.

La solitudine e le ombre ti cominciarono ad opprimere e a terrorizzare.

L'ora del principe delle tenebre era venuta: l'inferno era scagliato contro di te con le armi di una intera umanità ebbra di odio e di peccati.

Come allora, ancora oggi tu piangi, o Signore, oppresso dai peccati dell'umanità.

Rit. Noi ti consoliamo col nostro amore, o Signore.

 

Tu l'avevi voluta quest'ora perché l'umanità non fosse annientata ad ogni istante dalla giustizia di Dio e perché il tuo sogno infinito d'amore nella formazione del Corpo Mistico potesse realizzarsi.

Ed ora la giustizia di Dio è sopra di te: quella giustizia che è infinita come è infinito Iddio, che si confonde con Dio stesso. Sicché non la macina del frantoio, non il mondo intero, ma l'infinito Iddio, che automaticamente tende ad annientare il peccato, è sopra di te per annientare in te tutti i peccati degli uomini che tu hai voluto prendere sopra di te.

Rit. Noi ti consoliamo col nostro amore, o Signore.

 

Lì, prostrato sotto un olivo, vedi tra quelle ombre salire gli spaventosi demoni dell'inferno e scagliarsi contro di te; vedi le spade e le pistole degli assassini, i pugnali dei traditori, le immani stragi operate da una moltituine di condottieri, di tiranni, di generali e di negrieri; il brulicame degli innumerevoli uomini nel fango della lussuria; la industrializzazione del peccato operata da innumerevoli lenoni, sospinti dalla fame di peccato e di denaro a corrompere col vizio impuro, con la pornografia, con la pornocinematografia l'umanità intera; le immani stragi degli aborti.

Rit. Noi ti consoliamo col nostro amore, o Signore.

 

Vedi gli infiniti strali delle bestemmie scagliati al tuo cuore da innumerevoli malvagi, con rabbia e con odio satanico o anhe per solo capriccio e passatempo. Vedi i sanguinosi attentati degli eretici alla tua Chiesa e le orribili mutilazioni da loro inferte al tuo Corpo Mistico.

Vedi gli empi e i furibondi attentati contro il trono dell'Altissimo fatti da uomini satanici, arsi dal desiderio di scalare il cielo ed atterrare e calpestare Iddio.

Vedi lo strappo a carne viva di innumerevoli membri infedeli del tuo Corpo Mistico per essere gettati all'inferno.

Rit. Noi ti consoliamo col nostro amore, o Signore.

 

Già per un solo peccato avresti dovuto soffrire ed eri disposto a soffrire la tua dolorosa passione e morte. L'infinito esercito dei fornicatori, dei ladri, dei bestemmiatori, degli assassini, degli eretici e di tutti i peccatori ti fu sopra, dandoti infinite morti quante i loro peccati.

E nessuno ti venne in aiuto; e restasti solo, o Signore, contro tutti i fantasmi della notte, contro tutte le mostruose forme prese dai peccati, contro tutti i demoni dell'inferno, contro la giustizia di Dio. Così come oggi nella tua amarezza e nel tuo pianto.

Rit. Noi ti consoliamo col nostro amore, o Signore.

 

La tua anima fu terrorizzata, il tuo corpo oppresso, e schiantato così da sprizzare sangue da tutti i pori, come l'uliva nel frantoio: Annientato a terra in un bagno di sangue come un cencio sanguinante, ripetesti a Colui che poteva salvarti: « Padre se è possibile passi da me questo calice; ma, se non è possibile sia fatta non la mia ma la tua volontà» (Mt. 26, 99).

Ma non c'era scelta: o la flagellazione, la coronazione di spine, la morte in croce o tutta l'umanità perduta.

Così, come oggi per te non c'è altra scelta che la tua amarezza infinita e le tue lacrime di sangue per placare il Padre e per commuovere l'umanità e salvarla.

E tu, pietosissimo Signore, che avevi già scelto la nostra salvezza, aggiungesti: « Ma, se non è possibile, sia fatta non la mia, ma la tua volontà ».

Rit. Noi ti consoliamo col nostro amore, o Signore.

 

Ed il Padre tuo amorosissimo ti mandò un angelo per consolarti. Ti fece vedere coloro che avrebbero preso parte alla tua amarezza, coloro che avrebbero offerto la loro vita per aiutarti a redimere il mondo, coloro che si sarebbero uniti in un solo sacrificio con te, prendendo sulla loro anima una parte della tua tristezza per i peccati degli uomini e sul loro corpo una parte dei tuoi flagelli, della tua corona, della tua croce. Hai visto coloro che l'avrebbero presa tutta, per quanto è possibile ad umane forze. Hai visto le anime che avrebbero rinunziato per te ai loro onesti piaceri, alle loro oneste ricreazioni per vegliare con te, per amareggiarsi con te nelle ore sante.

Rit. Noi ti consoliamo col nostro amore, o Signore.

 

E la tua anima ne fu consolata. Hai visto anche me, o Signore? Hai visto purtroppo anche i miei peccati, numerosi come le arene del mare e ne hai sofferto tanto, come se fossi stato io solo a farti soffrire.

Ma hai visto, o Signore, come lo vedi oggi, il mio amore e il mio pentimento, frutto della tua passione ed hai benedetto i tuoi flagelli, i tuoi chiodi e la tua croce per la gioia di redimermi. Non vedi, o Signore, la mia anima triste con te oggi, desiderosa di piangere e gemere con te, amareggiata con te per i peccati miei e del mondo intero?

Rit. Noi ti consoliamo col nostro amore, o Signore.

 

Oggi voglio essere il tuo Angelo del Getsemani per consolarti. Da ogni luogo dove mi trovo durante il giorno e la notte voglio volare vicino a te tutte le volte che uomini empi tramano contro di te e il tuo Corpo Mistico, tutte le volte che l'aggravarsi delle colpe dell'umanità ti getta in agonia. Vorrei per tutta la vita essere l'Angelo del tuo conforto; vorrei dimenticare tutto: la mia vita, le promesse della vita, il mondo e i suoi divertimenti e starti sempre vicino nel tuo continuo Getsemani; vorrei piangere, soffrire e gemere con te sui peccati e sulle sventure dell'umanità intera per aiutarti a salvare gli uomini.

Rit. Noi ti consoliamo col nostro amore, o Signore.

 

E, perché questi miei desideri siano efficaci e non sterile sentimentalismo, dammi, o Gesù abbandonato, la grazia di venirti a soccorrere quando ti vedrò nel povero abbandonato nella sua miseria, nell'afflitto, abbandonato nel suo sconforto, nell'ammalato, abbandonato nel letto del suo dolore.

Rit. Noi ti consoliamo col nostro amore, o Signore.

 

Dammi la grazia di ricordarmi del tuo abbandono e di soffrire contento e silenzioso con te quando gli altri godono e quando mi vedrò solo e stanco nel mio duro lavoro, abbandonato nelle mie fatiche, incompreso nei miei sforzi, e nei miei ideali e nel mio cuore.

Dammi la grazia di ricordarmi del tuo abbandono quando vedrò tutto nero avanti a me e non vedrò nessun aiuto e nessuno scampo alla mia crocifissione; dammi la grazia di sapere allora gioire per le pene che così potrò alleviarti e per le innumerevoli anime che potrò salvare.

Rit. Aiutaci e confortaci, o Signore, nel nostro Getsemani.

 

Volendo, o Signore, mio Gesù, associarmi alla tua agonia e completare nel mio corpo quanto manca alla tua passione, accetto fin da oggi ben volentieri tutti i dolori con cui vuoi cospargere la mia vita e accetto la morte e l'agonia assegnatami. Solo ti chiedo per la tua passione e morte la forza di potere e saper tutto soffrire con te.

E, se mi sarà data la sorte di restare abbandonato in una morte desolata, vieni.tu a darmi forza e a confortarmi come oggi io conforto te, affinché mi unisca al tuo ultimo abbandono dal Padre sulla croce, affinché sappia dare a te e al Padre la suprema prova di amore e possa così con te redimere il mondo.

Rit. Aiutaci e confortaci, o Signore, nel nostro Getsemani.

 

2° Quarto d'ora

Sollevato dai tuoi angeli consolatori sorgesti, o Signore, per andare incontro al tuo martirio.

Ed ecco si avanza Giuda, seguito da una ciurma di sgherri armati di spade e di bastoni. Si avvicina a te e ti bacia per farti riconoscere e catturare. è la storia della tua Chiesa continuamente tradita dai suoi figli. La tua passione, come la sua, si va rinnovando ogni giorno, per il tradimento dei tuoi figli: prima gli eretici, poi i protestanti, quindi i nobili e i giacobini, i capitalisti e i comunisti.

Ma soprattutto si rinnova per il tradimento di tutti quei cattolici, di tutte quelle anime consacrate, di tutti quei preti che ti hanno abbandonato e sono apertamente passati nel campo nemico.

Rit. Noi non ti tradiremo, o Signore.

 

In quel momento vedesti pure, o Signore, l'attuale consegna della tua Chiesa ai tuoi nemici operata dai cristiani materialisti di destra e di sinistra; l'attuale tradimento operato dai bianchi in mezzo ai popoli di colore; il tradimento della tua eucaristia operato da innumerevoli cristiani che si comunicano pur con l'animo deciso a non abbandonare gli spettacoli proibiti, le mode smodeste, le riviste immorali, i piaceri proibiti, i peccati contro la santità del matrimonio; il tradimento della consacrazione a te fatta da tante anime sconsacrate da attacchi disordinati.

Rit. Noi non ti tradiremo, o Signore.

 

E il tuo cuore ne fu oppresso e dicesti: « Amico, con un bacio tradisci il Figliuolo dell'uomo? » (Lc. 22, 48).

Rit. Forse anch'io ti ho tradito o Signore?

 

Tremo al pensiero di questa possibilità. Pure se a te son venuto senza odio al peccato, se qualcuno ho messo al tuo posto nel mio cuore, se sono venuto a compromessi col male e con i tuoi nemici anch'io ti ho tradito, o Signore.

Se potessi ora con i miei baci sinceri, con i miei atti sinceri d'amore, con le mie comunioni riparatrici farti dimenticare i miei tradimenti e i tradimenti di tuti gli uomini!

Signore, ti amo sinceramente. Tu che sai tutto, tu che vedi tutto in fondo al cuore, tu sai che io ti amo!

Tu vedi quanto son pentito dei miei peccati e come li voglio riparare!

Rit. Tu che sai tutto; tu che vedi in fondo al cuore, tu sai che noi ti amiamo.

 

Tradito da Giuda, vieni, o Signore, circondato da una masnada di sgherri, che, ripieni di odio e di furore diabolico, non si avvedono della tua onnipotenza, né quando alla tua parola sono scaraventati a terra, né quando vedono la guarigione di Malco. Come tante furie si avventano su di te, ti legano, ti percuotono, ti bastonano e ti trascinano fino alla casa dei pontefici.

Ivi i tuoi nemici istruiscono un sommario processo contro di te e chiamano falsi testimoni per dare un'apparente legalità alla morte che da tempo ti avevano decretato.

Rit. Noi ti consoliamo col nostro amore, Signore.

 

Sempre così i tuoi nemici! Si allontanano da te perché le loro opere sono tenebrose e poi cercano pretesti contro di te e contro la tua Chiesa!

Tutti i tormenti di quella notte furono, o Gesù, tormenti senza conforto e senza speranza: hai visto allora, o Signore, la moltitudine immensa de tuoi nemici che peccano contro la luce, che hanno il cuore guasto dall'impurità e l'animo dalla superbia e dall'invidia e che, per tacitare la loro coscienza, chiudono gli occhi alla verità e vanno cercando cavilli contro di essa. Per essi non è possibile salvezza alcuna, come con profonda amarezza hai ricordato ai pontefici: « Vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra dell'onnipotente Iddio venire sulle nubi del cielo » (Mt. 14, 62).

Rit. Noi ti consoliamo col nostro amore, o Signore.

 

O Signore, anche per questi sventurati tuoi negatori e crocifissori ti domando pietà. Per la tua passione e morte fa' brillare la luce irresistibile della tua verità agli increduli moderni; agli indifferenti moderni e a tutti quelli che una benda tiene lontano dalla tua Chiesa nel comunismo, nello scisma e nell'eresia.

Rit. Per il tuo sangue prezioso salva tutti, o Signore.

 

E, fatto giorno, ti conducono da Pilato per farti condannare. Pilato ti stima e ti riverisce e vorrebbe liberarti, ma per debolezza consuma il tuo martirio; ti fa flagellare, ti lascia a dei soldati che ti coronano di spine, ti scherniscono e ti percuotono.

Spogliato dalle vesti, vieni legato a un cippo: due soldati afferrano due flagelli armati alle punte di strisce di cuoio con palle di piombo e cominciano con tutte le loro forze a colpirti.

L'aria sibila lacerata dalle corde; le tue carni si squarciano con indìcibile strazio; le pareti rintuonano per l'eco sorda dei colpi; il sangue sprizza tutto intorno.

Rit. O Signore, vogliamo soffrire con te per consolarti.

 

Alla fine, appena sciolto, cadi come un cencio per terra ed i soldati, affamati di torture, ti trascinano, ti seggono su una panca, intrecciano una corona di spine e te la caricano con bastoni sulla testa.

O Signore, quale belva avrebbe saputo inventare un tormento così crudele?

Ma per le tue sofferenze non c'è limite, come non c'è limite per la malizia umana.

Rit. O Signore, vogliamo soffrire con te per consolarti.

 

Così, o Signore, hai dovuto compensare la giustizia divina per tutti i piaceri peccaminosi!

La serie infinita di tutti i cattivi pensieri e desideri degli uomini, di tutte le cattive letture e i cattivi spettacoli, di tutti i cattivi discorsi e di tutti gli scandali, di tutte le impurità e di tutto l'infinito fango umano ti precipitò sopra con i colpi dei flagelli, con la coronazine di spine fino a penetrarti totalmente nella carne e nel sangue, così da renderti impossibile ogni liberazione; non ti restava, così colpito e torturato che prendere la croce e morirvi per lasciare su di essa ogni peccato insieme con la tua vita.

Rit. O Signore, vogliamo soffrire per consolarti.

 

L'anima mia oggi è triste dinanzi a te così ridotto, al pensiero che tutto questo ti ho procurato io come Pilato, pur credendoti, pur stimandoti, pur vivendo nel tuo servizio.

è vero che non avrei voluto farti soffrire né questo, né la minima parte di questo, come non lo voleva Pilato; ma pure questo ti ho fatto soffrire, o Signore, ogni qualvolta per la mia debolezza sono caduto nell'impurità.

Rit. O Signore, vogliamo soffrire con te per consolarti.

 

Quindi i soldati ti gettano uno straccio rosso sulle spalle, ti mettono una canna nelle mani, una benda agli occhi e ti cominciano a percuotere e ad insultare per puro capriccio.

Alla fine ti riportano da Pilato, che resta colpito e commosso alla vista dello stato in cui sei ridotto e ti presenta al popolo per muoverlo a pietà dicendo: «Ecce homo, ecco come è ridotto!.

Rit. Noi ti consoliamo col nostro amore, o Signore.

 

Così ti descrive il profeta Isaia: « Noi l'abbiamo visto e non aveva alcuna apparenza che attirasse i nostri sguardi. Abbietto, l'ultimo degli uomini, l'uomo dei dolori che conosce la sofferenza, e quasi cerca di nascondere la faccia, così abbietto che non ne abbiamo fatto alcun conto. Veramente delle nostre infermità si è caricato e si è addossato i nostri dolori e noi l'abbiamo reputato come un lebbroso e percosso da Dio e umiliato. Ma egli è stato trafitto per le nostre iniquità, è stato maltrattato per le nostre colpe: il castigo per la nostra rappacificazione fu addossato a lui, e per le sue piaghe siamo stati risanati » (Is. 53, 2).

Rit. Noi ti consoliamo col nostro amore, o Signore.

 

Ma il popolo non ha alcuna pietà e rincalza « Crocifiggilo, crocifiggilo! ».

Pilato cerca un ultimo espediente e, pur di salvarti, ti mette a paragone con un gran ladro e omicida e grida: « Chi volete libero: Gesù o Barabba?».

Rit. Noi vogliamo te, o Gesù.

 

Ma il popolo grida: «Barabba»; e Pilato ti condanna a morte. Ecco a che cosa ti preferisce il popolo, a che cosa preferisce l'Altissimo, il Buonissimo, il Bellissimo Iddio: a qualunque creatura, (inorridisco a pensarlo!) anche alla più abbietta; a qualunque animale, anche al più schifoso: a qualunque materia, anche a un soldo!

Milioni di grida di morte, di infami insulti, di bestemmie si elevano ad ogni istante da questo popolo cristiano, dal popolo redento e prediletto contro la tua santità e la tua bellezza infinita.

Così ripagano gli uomini le tue piaghe e il tuo sangue!

Rit. Noi ti consoliamo col nostro amore, o Signore.

 

3° Quarto d'ora

E, presa sulle tue spalle la croce, ti avvii al Calvario. Con te due ladroni portano pure la loro croce: uno rassegnato, l'altro imprecando. Entrambi vi moriranno sopra con te, ma con diversa sorte: l'uno dalla croce andrà con te in paradiso; l'altro dalla croce passerà direttamente all'inferno.

Ma com'è pesante la tua Croce e come grava tutta sulle tue spalle! Stremato di forze, cadi e ricadi sotto di essa; ma nessuna pietà è per te.

Rit. Noi vogliamo aiutarti a portare la croce, o Signore.

 

Sospinto dalla canea umana, impietosamente percosso invece che aiutato, ti rialzi e prosegui barcollante verso il Calvario. Ogni passo è un tormento ed è un passo verso la crocifissione. Un uomo ti aiuta per un pezzo a portare la croce e cosa riesci a raggiungere il calvario.

Rit. Noi vogliamo aiutarti a portare la croce, o Signore.

 

è questa la nostra vita e la nostra storia: un viaggio sotto la croce verso la morte.

Questa croce l'abbiamo meritata per i nostri peccati, anzi abbiamo meritato molto peggio. Se il legno verde infatti soffre tanto, cosa dovrà soffrire il legno secco? Alle volte la nostra croce diventa dura, ma è sempre immensamente più leggera della tua.

E tuttavia noi peccatori cerchiamo in tutti i modi di scrollarla dalle nostre spalle, e con infinite precauzioni cerchiamo di evitare ogni sacrificio, anche piccolo e di trasformare la nostra vita in un paradiso di delizie!

Rit. Dacci la forza, o Signore, per portare la nostra croce.

 

E la croce la ripigli tutta sopra di te, per darci qualche possibilità di salvarci. E, quando non possiamo fare a meno della croce, quando dobbiamo soffrire per forza, ci lamentiamo, brontoliamo, ci irritiamo e perdiamo tutto il frutto di tante fatiche, di tante sofferenze, spesso gravissime e preziosissime.

Così soffriamo noi uomini: quasi tutti inutilmente!

Altri, ancor peggio, si disperano, imprecano, sicché quell'ultimo tentativo di Dio per salvarli diventa strumento della loro dannazione eterna.

Rit. Dacci la forza, o Signore, per portare la nostra croce!

 

Dammi la grazia, o Signore, di sapere portare la mia croce quotidiana del lavoro, delle malattie, della povertà, delle sofferenze fisiche e morali che mi travagliano; dammi la grazia di aiutarti a portare la croce sollevando i poveri, gli oppressi, gli ammalati, i tribolati, nei quali continui la tua passione; dammi la grazia di amare la croce come l'hai amata tu, di desiderarla, di cercarla, di portarla innocente come l'hai portata tu fino alla morte, di sapervi morire crocifisso come sei morto tu per aiutarti a salvare il mondo.

E, quando vedi, o Signore, che sto per cadere o che sono caduto sotto la croce, non mi fare restare schiacciato e avvilito sotto di essa, ma vieni a sollevarmi perché sappia bere il calice delle amarezze fino alla morte, come l'hai bevuto tu, o Signore.

Rit. Dacci la forza, o Signore, per portare la nostra croce.

 

è giunta l'ora fatale, l'ora che non fu possibile allontanare, l'ora stabilita dall'eternità per la redenzione del mondo.

Giunto sul Calvario vieni brutalmente spogliato, o Signore; ti distendi quindi sulla croce e i tuoi carnefici vi ti inchiodano. Le tue mani gentili, che tanto bene avevano fatto agli uomini, vengono traforate da grossi chiodi; ed i tuoi piedi anche; quei piedi benedetti che tanto avevano camminato per cercare le pecorelle smarrite.

Rit. Noi ti benediciamo, o Signore, per le tue sante piaghe.

 

La croce viene innalzata ed il tuo corpo viene a gravare sulle ferite dei piedi e a pendere dalle ferite delle mani.

Ora che per te è finita, l'odio dei tuoi nemici si placa e viene rallentata la guardia attorno a te.

La tua dolcissima e afflittissima Madre si avvicina alla tua croce come la statua vivente del dolore avanti a te, a bere e a riflettere tutto il tuo dolore.

Anch'essa è sfinita perché anch'essa ha subito con te invisibilmente ma più dolorosamente di tutti gli stimmatizzati, i tormenti della tua agonia nell'orto, della tua cattura, del tuo processo, della tua flagellazione, della tua coronazione di spine, del tuo viaggio al Calvario.

Solo la grandezza del suo amore la sorregge, là davanti alla croce perché possa venir crocifissa con te; e agonizza con te.

 

« O voi tutti che passate per la via, o voi tutti che soffrite e che gemete, fermatevi un istante e vedete se vi è un dolore simile al dolore della Madre di Dio ».

R. Vogliamo stare con te vicino alla croce di Gesù, o Maria.

V. O Madre, fonte di amore, fammi sentire l'intensità del dolore perché pianga conte.

R. Fa' che il mio cuore arda d'amore per Cristo Dio, affinché gli sia accetto.

V. Madre Santa, imprimi nel mio cuore indelebilmente le piaghe del Crocifisso.

R. Dividi con me le pene del Figlio, che tanto si degnò di soffrire per me.

V. Fammi piangere devotamente con te e compatire il Crocifisso per tutta la vita.

R. lo desidero starmene con te ai piedi della croce e associarmi a te nel pianto.

V. O Vergine piena di grazie, sii a me benevola; fa' che io pianga assieme con te.

R. Fa' che io viva della morte di Cristo, m'associ alla passione, richiami le sue piaghe.

V. Fammi ferire dalle piaghe, fammi inebriare della croce e del sangue del Figlio.

R. Perché io arda tra le fiamme, sia difeso da te, o Vergine, nel giorno del giudizio.

V. Fa' o Cristo che nell'ora della morte ottenga da Maria la palma della vittoria.

R. Allorché se ne morrà il corpo fa' che all'anima sia donata la gloria del cielo. Amen.

 

Ultimo quarto d'ora

Il tuo martirio è inenarrabile: se vuoi alleggerire lo strazio dei piedi pendendo di più dalle mani, aumenta lo strazio delle mani; se vuoi alleggerire lo strazio delle mani poggiando di più sui piedi, aumenta lo strazio dei piedi. Questa continua alternativa ti stringe i polmoni e ti soffoca fino a portarti alla morte; e, se vuoi alleggerire il soffocamento poggiando la testa alla croce, le spine ti penetrano maggiormente nella nuca.

Così oggi, trafitto dalle malvagità di tutti gli uomini, versi sangue da tutto il corpo.

Rit. Quanto ti facciamo soffrire con i nostri peccati, o Signore!

 

Il Sangue scorre a rivoli dalle tue ferite e ti procura la sete tormentosa, mentre l'infezione dei chiodi si diffonde nel tuo sistema nervoso procurandoti crampi spaventosi in tutto il corpo.

Per tre ore, che durano eterne, gemi e boccheggi pietosamente così da commuovere la stessa natura, che si oscura e si scuote, e da trapassare parte a parte il cuore della tua afflittissima Madre.

Rit. Vogliamo soffrire con te per aiutarti a salvare il mondo.

 

Accetta, o Padre santo, questo mio odierno sacrificio; è cosa poca e soprattutto sporca, ché sono ripieno di innumerevoli peccati; ma è quanto ti posso dare; e il sacrificio della nostra madre Addolorata e di tutti i Santi.

Accetta, o Padre santo, il sacrificio di tutto il Corpo Mistico per la salvezza del mondo. Guarda quanta oppressione nei tuoi eletti, quante dolorose rinunzie, quante mortificazioni, quante agonie interiori; guarda quanti martiri per la fede, nella penitenza, nell'apostolato, nelle malattie, nella verginità.

Rit. Unisci alle tue le preghiere e le sofferenze nostre e dei Santi, o Gesù, per salvare le anime.

 

Guarda il tuo figlio straziato dai tormenti suoi e di tutto il Corpo Mistico, che dalla croce ti ripete: « Ho sete », dammi tutte le anime; e tutta la Chiesa ti ripete col suo Sposo: « Ho sete »; e anch'io ti ripeto col tuo Figlio: o Signore: «Ho sete».

Estingui questa sete tormentosa; dacci le anime, tutte le anime del mondo.

Converti, o Signore, i peccatori, infervora i giusti, converti il mondo intero.

Rit. Unisci alle tue le preghiere e le sofferenze nostre e dei santi, o Gesù, per salvare le anime.

 

O Signore Iddio Padre Onnipotente, gli uomini, che pur sono cattivi, non danno ai loro figli pietre invece del pane; né gli scorpioni invece dell'uovo, né i serpenti invece dei pesci; ma il Figlio tuo riceve cuori duri come le pietre, e veleno, veleno, veleno con lo sterminato numero dei peccati degli uomini.

Poni termine alla passione del tuo Figlio e della tua Sposa. Fa che i tuoi fedeli amiamo solo te, possiamo unirci tutti in te e divenire una sola cosa affinché il mondo intero creda che Gesù è il tuo inviato.

Rit. Unisci alle tue le preghiere e le sofferenze nostre e dei santi, o Gesù, per salvare le anime.

 

O Padre, dissipa gli errori, le prevenzioni e le bende che tengono avvinte, le centinaia di milioni di scismatici e di protestanti che pure dal tuo Cristo prendono il nome, affinché in Cristo a noi si uniscano, e si faccia un solo ovile sotto un solo Pastore.

Converti i popoli sterminati dell'Asia e dell'Africa: cinesi, indiani, giapponesi, indocinesi, arabi, africani. Sono 4 miliardi che non ti conoscono, che non conoscono il tuo figlio. Eppure tu, o Signore, li hai creati; sono opera delle tue mani e li hai creati per te e per formare la gloria del tuo Figliuolo!

Rit. Unisci alle tue le preghiere e le sofferenze nostre e dei santi, o Gesù, per salvare le anime.

 

E come, o Signore, puoi permettere che non conoscano, che non amino e non servano colui che li ha creati? Come puoi permettere che non conoscano, non amino e non servano colui che, per farsi conoscere, amare e seguire verso il cielo, ha subito i tormenti della croce ed ha sparso tutte le gocce del suo sangue?

Dunque per il tuo Figlio solo non c'è pena?

O no, o Signore; tu ami infinitamente il tuo Figlio e la sua sposa, la Chiesa, e tu ascolti la sua preghiera, come sempre l'hai ascoltata.

Rit. Per il tuo sangue preziosissimo venga, o Signore, il tuo regno nel mondo intero.

 

Non guardare dunque, o Signore, i miei peccati, ma la croce del tuo Figlio, la fede della tua Chiesa e i dolori e i meriti della SS. Vergine e degnati di pacificare e riunire la S. Chiesa Cattolica in tutti i paesi, di riunire ad essa le Chiese separate ed estenderla in tutto il mondo sicché chiami a sé e a te porti tutte le genti.

Rit. Per il tuo sangue preziosissimo venga; o Signore, il tuo regno nel mondo intero.

 

O Signore, sorgi ed abbi pietà di Sion, della tua Chiesa, perché a noi son piaciute le sue pietre e per esse piangiamo e moriamo. Converti il mondo intero, presto, prima che Satana lo perda. Fa' risplendere innazi a tutti la bellezza del tuo volto e della tua misericordia, del volto del tuo Figlio Unigenito e del suo amore infinito; fa' risplendere la gloria della SS. Vergine sicché tutti ti cerchino, ti trovino e ti glorifichino insieme e noi per l'eternità

Rit. Per il tuo sangue preziosissimo, venga, o Signore, il tuo regno nel mondo intero.

 

V. Lodate il Signore, o genti tutte della terra, lodatelo, popoli tutti.

Rit. Perché si è confermata su di noi la sua misericordia. Amen.

 

O fieri flagelli

O fieri flagelli, che al mio buon Signore le carni squarciaste con tanto dolore!

Rit. Non date più pene al caro mio bene, non più tormentate l'amato Gesù.

Ferite, ferite, quest'alma ferite, ferite quest'anima che causa ne fu. O spine crudeli che al mio buon Signore il capo ferite con tanto dolore;

Rit. Non date più pene al caro mio bene, non più tormentate l'amato Gesù.

O chiodi crudeli, che al mio buon Signore, le mani squarciate con tanto dolore;

O chiodi crudeli, che al mio buon Signore i piedi squarciate con tanto dolore;

O lancia crudele, che al mio buon Signore, il cuore squarciate con tanto dolore.