ORA SANTA_10 

Introduzione

« Ecco quel Cuore che ha tanto amato gli uomini, che nulla ha risparmiato fino ad esaurirsi e consumarsi per testimoniar loro il suo amore ».

Tali sono, o Maestro adorato, le parole che rivolgevate alla vostra fedele Margherita Maria, e l'intera vostra vita fu la manifestazione di questo amore per noi; le vostre parole e i vostri atti ne furono l'insistente e continua espressione; la vostra dolorosa agonia ne fu la prova più commovente.

Getsemani!... Giardino sacrato, oh, qual testimonio d'inesprimibile amore tu fosti!... In quest'Ora Santa, in unione con Voi, o divino Maestro, voglio rivivere questa notte d'agonia diradate Voi le tenebre che oscurano il mio spirito e agghiacciano il mio cuore in conseguenza dei miei peccati. Rimpiango e detesto questi peccati; vi amo, o Gesù, unico mio Bene. Venite in me, o divino Spirito, create in me un cuor nuovo! Spirito di luce, di sapienza e d'amore, venite !

 

O Maestro. amabilissimo, io sono con Voi, presso di Voi, io vi accompagno.

Seguito dai vostri Apostoli, Voi entrate nel giardino del Getsemani. Fermatevi qui, Voi dite alla maggior parte di         essi, io mi apparto         a pregare ». Fate alcuni passi sotto gli olivi, seguito da Pietro, Giacomo e Giovanni; poi vi arrestate; inchinate la testa: sembra che un invincibile accasciamento pesi su di Vdi.

«L'anima è triste sino alla morte. Sostate qui, dite loro, e vegliate con me ». E lentamente, solo, andate un po' più innanzi, quanto è il getto d'una pietra.

Colà v' inginocchiate, vi         prostrate colla faccia a terra e pronunciate queste parole misteriose: « Padre, se è possibile, s'allontani da me questo calice.

Voi tremate in tutto il vostro essere! Quanto è violenta la vostra emozione ! Fino a tal punto volete soffrire i nostri languori e i nostri spasimi. Vere languores nostros ipse tulit et dolores nostros ipse portavit (Isaia, 53°, 4).

Il tedio vi assale; il terrore sfigura il vostro volto; la tristezza vi accascia; Voi venite meno, come se tutte le forze vi sfuggissero. La vostra anima è ora scossa violentemente: Nunc anima mea turbata est valde (loan. XII, 27); Voi vi sentite morire. O Gesù, quanto soffrite!...

Basta poco per abbattere un cuore pusillanime o un animo volgare; ma per atterrare il gigante dell'Amore, qual Voi siete; per sconvolgere l'ardente vostra anima, vivente di tutta la forza celeste, qual colpo mai avete Voi ricevuto?

Ora suprema questa, la vostra ora per eccellenza: invero per essa siete venuto inquesto mondo. Propterea veni in hanc horam (Ioan. XII, 27).

Quest'ora Voi l'avete desiderata, invocata, amata sì intensamente per trentatre anni. Eppure Voi siete atterrito, Voi siete sconvolto!

Ah, è perchè questa è l'ora in cui abbandonate la vostra umanità ai colpi della Giustizia divina. E' in quest'ora, o adorabile vittima espiatoria dei peccati degli uomini, che vi siete caricato delle iniquità di noi tutti. E prosteso, abbattuto, gemente, Voi impersonate la vittima, abbandonandovi interamente alla maledizione del peccato, di cui, vi siete addossata la responsabilità.

Nel luogo ove gemete, Voi siete veramente il maledetto per 1' umanità colpevole. Dal primo peccato di Adamo all'ultimo grido di rivolta del1' ultimo dei suoi discendenti, tutti i delitti, tutti i misfatti del genere umano pesano sulla vostr' anima sì pura, sì delicata e vi schiacciano, strappandovi fremiti di dolore e provocando in tutto il vostro essere una pena indicibile...

Infamie di tutti i culti pagani, delle lor feste, delle loro cerimonie. Ignominie di tutte le grandi città, veri agglomeramenti d' ogni immoralità. Orgie mostruose d'incontinenza, di lussuria. Raffinate corruzioni di tutte le sedicenti civiltà future;         corruzioni ciniche e brutali di tutti i popoli barbari e selvaggi. Disordini d' ogni sorta: il dilagare dell'orgoglio e dell'ambizione, rivolte dell'empietà, dell'irreligione, sacrilegi, bestemmie, apostasie, spergiuri, scismi, eresie, tradimenti, menzogne, vendette, rapine, assassini, tutte le criminosità dello spirito e del cuore.

Peccati dei popoli e dei re; peccati dei figli e dei genitori; peccati dei laici e delle persone sacre ; peccati sociali e individuali; peccati ignominiosi, gravi e leggeri. Da ogni parte Voi non vedete che torrenti d'iniquità, e tutto questo cumulo di nefandezze pesa su di Voi e vi schiaccia...

Nel vedervi in tal modo caricato di tutte queste infamie, Voi, la purità e la santità infinita, apparite dinanzi al Padre vostro come un uomo coperto della lebbra più ripugnante e ignominiosa. Con una vivezza inesprimibile ne risentite tutta l'onta e, con l'anima inondata di amarezza, sospirate: «Padre mio, se è possibile, allontanate da me questo calice »...

 

II°

Ma il calice non s'allontana, anzi il supplizio vostro raddoppia. Avete visto le colpe ed ora siete costretto a vederne ed accettarne 1' espiazione.

Vi si parano dinanzi a una a una tutte le umiliazioni, tutte le torture, tutti i dolori che vi attendono. 1 vostri nemici vi si delineano con i loro contorni atroci, sitibondi di sangue, eccitanti una folla che vi maledice. Voi subite il rinnegamento di un discepolo prediletto; sentite le calunnie, gl' insulti, gli oltraggi, il feroce sogghigno, i dileggi, i falsi testimoni, le maledizioni. Siete posposto a Barabba. Sentite la vostra carne solcata dalle vergate, mentre il sangue ne cola a fiotti. Vi vedete seduto cogli occhi bendati, colle spalle coperte di uno straccio di porpora, circondato da una folla che vi schiaffeggia, che vi sputa in viso; da soldati che affondano a colpi di bastone una corona di spine sulla vostra testa; vedete la vostra fronte livida, mortificata, bruttata dagli sputi, rigata dalle ferite e dal sangue.

Dalla plebaglia, feroce come una belva aizzata, un clamore s'eleva rabbioso: « A morte Gesù! Gesù alla croce!

Voi vedete le defezioni, gli abbandoni, i tradimenti. Per una strada sassosa, in mezzo ad una folla accanita, vi si trascina, barcollante sotto il peso di una pesante croce, verso il Golgota infamante.

Da ogni parte c'è l' insulto, il disprezzo, il disdegno.

Vedete, su d'un patibolo d'ignominia, un uomo confitto con quattro chiodi che traversano i suoi piedi e le sue mani. Il suo corpo non è più che una piaga: non un punto senza ferite, non una fibra senza lacerazioni.

La madre è presente, e questo è un dolore più che un raddolcimento. Egli è abbandonato da tutti.

Egli grida la sua infinita desolazione verso il cielo, che resta sordo a tanta angoscia.

Nel sommovimento spaventoso degli elementi, in mezzo a profonda tenebra, e a scosse misteriose della terra, quest'uomo agonizzante sta per morire e quest'uomo siete Voi....

E di tutte queste umiliazioni, di tutte queste sofferenze, Voi ben ne sapete il numero e la violenza. Il dolore di ciascuna sofferenza vi è conosciuto nella sua intensità, nella sua durata, e con l'estrema sensibilità dell'anima vostra, delicata quant' altre mai, Voi le risentite tutte.

A tal previsione d'ignominie e di sofferenze senza nome, un orrendo tremito agita le vostre membra, che s'agghiacciano dallo spavento. Le vostre ginocchia si piegano, le vostre spalle si curvano, il vostro sguardo si fissa: una lotta terrorizzante vi getta nella più grande angoscia.

Ma ogni ripugnanza della natura è presto domata: l'obbedienza e l'amore tutto hanno calmato. Voi volete bere fino all'ultima goccia questo calice, assaporarlo stilla a stilla in tutta la sua amarezza. « Padre, la vostra volontà sia fatta e non la mia! ».

O Maestro divino, voglio ripetere con Voi questa eroica parola.

 

III°

Ma ecco che vi vedo levarvi: siete livido, disfatto, irriconoscibile, barcollante sulle ginocchia che mal vi reggono; e in questo stato vi trascinate fin dove sono rimasti i vostri apostoli prediletti. Simone, Voi dite con tristezza, tu dormi ? Non hai potuto vegliare un' ora sola con me?

E ritornate al luogo dell'agonia, vi prostrate ancora nella polvere e di nuovo pronunciate quelle generose parole: « Padre mio, se non è possibile che passi da me questo calice senza ch' io lo beva, sia fatta la vostra volontà ».

Ma allora il vostro martirio raddoppia: ciò che Voi vedete è spaventevole. La divina giustizia reclama le vostre sofferenze, il vostro sangue e Voi date tutto fino all'estremo con infinita generosità.

Ma, oh, visione spaventevole!... il peccatore con le sue ingratitudini renderà inutili, anzi funesti a se stesso, i vostri dolori espiatori.

Mistero di terrore !... Tutto ciò Voi lo vedete in un avvenire così chiaro, come è per noi il presente!

Il vostro cuore è preso da un' immensa pietà per cotesti ciechi e colpevoli, dei quali portate i delitti. Vedete la loro follia che renderà inutile il vostro sacrificio; vedete l'opera maledetta di Satana che li inganna, li attira nel fuoco eterno.

Le anime sedotte passano davanti a Voi come un turbine gemente e singhiozzante in un pianto lugubre e disperato, e quelle disgraziate son trascinate verso gli abissi infernali.

Voi volete strappare quelle anime all'eterno supplizio, alla disperazione che non avrà fine. Voi tendete loro le mani supplichevoli; Voi indirizzate loro appelli d'un'ineffabile tenerezza: « O anime, anime sì care, quante volte ho voluto stringervi al mio cuore, come la gallina raduna i pulcini sotto le sue ali e non avete voluto!... ».

Ma il turbine terrificante passa e ripassa: il numero delle anime travolte è terrificante. Questo, dunque, sarà il risultato della vostra vita, delle vostre preghiere, dei vostri sudori, delle vostre umiliazioni, della vostra agonia, della vostra passione, della vostra morte, del vostro amore infinito? Tutto ciò sarà per sempre perduto per cotesti ciechi, per cotesti sciagurati colpevoli?

Allora come una madre cui si strappano i figli, senza ch'ella possa difenderli, Voi, o Cuore il più amante che fu e che sarà, Voi soffrite atrocemente, Voi vi torcete nella stretta dell'angoscia più acerba e il vostro dolore s'ingigantisce, e diventa il supremo, 1' infinito dolore!

Dai vostri Apostoli Voi sperate d'avere un raddolcimento alla vostra tristezza, perciò vi levate e andate verso di loro; ma essi dormono, tanto che il suono della vostra voce non facilmente li risveglia.

Perchè dormite?

Ma i poveretti non sanno che rispondere, e Voi lentamente tornate al luogo della vostra agonia.

 

IV°

Quale sconvolgimento io vedo in Voi, o Signore! Serrato tra la vita e la morte, tra la volontà di Dio e l'ingratitudine degli uomini, triste, abbeverato d'amarezza, terrorizzato, Voi non percepite, o Gesù; che immagini d'afflizione e d'orrore.

Su nel cielo il Padre vostro irritato vi tratta con inesorabile giustizia, come il più grande dei peccatori. Quaggiù, coloro che circondate del vostro immenso amore, ingrati, vi preparano un seguito di orrendi supplizi.

Una moltitudine di anime si perdono per sempre, nonostante i vostri richiami, il vostro amore divino, le vostre sofferenze, il sangue da Voi versato.

Oh Gesù, ciò è troppo!...

Sotto la pressione di tanti mali, Voi vi ripiegate; il tremito della febbre vi pervade; un sudor freddo, il sudore dell'agonia e della morte, agghiaccia le vostre membra; il vostro cuore è agitato da palpiti violenti, e in questa lotta di tutto il vostro essere, il sangue cola a larghe goccie fino a terra!...

Voi sareste morto certissimamente, se una potenza divina non vi avesse sostenuto per riservarvi ad altri supplizi...

Ah, Voi non potete rimaner più in quel posto, umiliato, solitario, e ritornate ai vostri discepolile dite loro: « L'anima mia è triste,         triste fino alla morte. La maledizione di Dio mi copre come una coltre: mi schiaccia. Ho paura della tempesta che rumoreggia sul mio capo. O voi, che ho tanto amato, non mi abbandonate: vegliate e pregate con me ».

Ognor più triste vi allontanate, seguendo d'un lungo sguardo i vostri Apostoli.

E l'agonia continua...

Il vostro supplizio dura già da due ore.

Dio risponde alla vostra preghiera e un Angelo discende a confortarvi. Finalmente, o Maestro divino, vi levate senza         sforzo. « Fino a questo momento vi siete mostrato tanto uomo, che non si' sarebbe potuto credervi Iddio; ora invece vi mostrate talmente Dio che non si potrebbe credervi uomo » (Bossuet).

Calmo, sicuro nello sguardo, dolce ed energico nel volto, con una maestosa gravità, con passo fermo ritornate verso i vostri Apostoli.

Levatevi. Ecco venuta l'ora in cui il Figlio dell'uomo sta per essere abbandonato nelle mani dei peccatori. Levatevi: andiamo!

O Gesù! O Gesù! Quanto meglio ora comprendo quella confidenza da Voi fatta alla vostra serva fedele, Margherita Alacoque, quando le parlaste delle vostre sofferenze nell'Orto degli Olivi.

« E' qui che ho sofferto immensamente più che in tutto il resto della mia passione, vedendomi in un abbandono completo del cielo e della terra, oppresso dai peccati di tutti gli uomini. Sono apparso davanti alla santità di Dio che, senza guardare alla mia innocenza, mi ha percosso nel suo furore, facendomi bere il calice che conteneva tutto il fiele e 1' amarezza della giusta collera. Non v'è creatura che possa comprendere la grandezza dei tormenti che allora ho sofferto ».

O Cuore che tanto mi avete amato, lasciatevi dire tutta la mia riconoscenza, tutto il mio amore. Vi amo, o Gesù, perchè mi avete tanto amato, perchè avete tanto sofferto per me; perchè sulla croce avete preso il mio posto.

L'agonia spaventosa, gl'ineffabili strazi, le angoscie, il sudore di sangue, la flagellazione, la corona di spine, la croce, la morte, tutto ciò Voi avete sopportato per me, per me peccatore.

E non vi amerò io, o àmantissimo Gesù?

O Cuore, che tanto avete amato gli' uomini, Cuore misericordioso, con tutta la mia fede, con tutta la mia confidenza, con tutto il mio amore riconoscente mi getto ai vostri piedi e vi dico: Cuore sacratissimo di Gesù, abbiate pietà di noi!

Ah sì, Gesù, abbiate pietà.

Abbiate pietà di quelli che non credono! Per l'immenso vostro amore illuminateli, scuoteteli, convertiteli.

Abbiate pietà di quelli che vi disconoscono e disconoscono pure la vostra Chiesa! Fate che non vi sia più che un solo ovile e un solo pastore.

Abbiate pietà di quelli che vi bestemmiano, di quelli che vi combattono, di quelli che vi tradiscono.

Abbiate pietà della Chiesa: beneditela, prosperatela, rendetela vittoriosa contro i suoi nemici.

Abbiate pietà di questa Italia, patria nostra. Fate che, rinnovellata, si stringa sempre più a Voi in un nuovo fervore di vita cristiana, per essere veramente grande e modello alle altre nazioni, essa che, per divina disposizione, è sede del vostro Vicario e centro del cristianesimo.

Ah sì, abbiate pietà di noi tutti, o Signore; perdonateci, benediteci, salvateci! Così sia. 

(Traduzione e riduzione dell'opuscolo: Heare Sainte del Sac. P. Domain edizione Lethielleux, Parigi).