ORA SANTA_11 

Preparazione

I.

Rappresentatevi alla immaginazione l'Orto di Getsemani. E' notte... La natura intera sembra riscossa..: Gli olivi, richiarati dal pallido raggio della luna, riflettono sulla terra un'ombra sinistra... Gesù, allontanatosi alquanto dai suoi discepoli, si prostra per terra e prega... 

II.

Domandate a Gesù la grazia di accompagnarlo nella sua agonia e di piangere amaramente i peccati vostri e i peccati di tutto il mondo, che furono la vera cagione delle sue atrocissime pene.

O Gesù, Voi desiderate che io vi accompagni nelle vostre pene e vi consoli nella vostra agonia... Voi, Dio mio, domandate consolazione alle vostre creature! Ma come potrò io consolare il vostro cuore, io che, per i miei peccati, sono la cagione dei vostri spasimi? Continuatemi, Signore, le vostre misericordie... Perchè la mia compagnia vi sia di conforto nell' angoscia, date lagrime ai miei occhi e contrizione al cuor mio. Veglierò con Voi, o Gesù; e siccome Voi faceste vostre le mie colpe e le mie pene, io farò mie le vostre ambascie e le vostre desolazioni... Vi amo, mio buon Gesù, vi amo tanto, e non voglio altro che il vostro santo amore. 

PRIMO QUARTO D'ORA

Afflizione di Gesù per i peccati del mondo

Gesù è afflitto... Afflitto quel Gesù, che, in vita sua, sempre calmo e sereno, avea consolato tanti dolori, asciugato tante lagrime, risanato tante ferite... Ma adesso ?... Adesso geme, sospira, e chiedendo pietà esclama: «L'Anima mia è addolorata sino alla morte!...»  E avanzatosi di alcuni passi piega le ginocchia... cade boccone in terra... nasconde nella polvere quel suo volto divino, che forma l'incanto e la delizia dei celesti ed esclama: « Padre mio, se è possibile passi da me questo calice ». Oh Dio! Addolorata la gioia del Paradiso; inferma la virtù dell'Onnipotente; disteso al suolo il supremo Dominatore di tutte le cose! Quanti misteri in quelle parole e in quell' atteggiamento!

Gesù è la vittima innocente, che si è offerta alla Giustizia di Dio per espiare i peccati di tutto il mondo. Ma egli non può espiarli, se in qualche modo non se li addossa, se non li fa suoi. Capo di tutta l'umana famiglia, Gesù assume la responsabilità di tutti i nostri debiti... L'amor generoso è così: comunica agli altri i propri beni e fa suoi i mali altrui... I peccati di tutto il genere umano si riuniscono insieme e formano un torrente. Questo torrente, composto di sacrilegi, di bestemmie, d'impurità, d'ingiustizie, di odi, passa attraverso le generazioni e, passando, ingrossa sempre più, e poi con fremito impetuoso si scarica sull'anima del Redentore. Gesù si abbassa inorridito sotto quel cumulo immenso di scelleratezza, ed in esso, quasi in un mare limaccioso, si sente trovolto e sommerso... Come deve essere profonda l'umiliazione di Gesù! La Santità coperta di malizia, l'innocenza unita all'impurità, l'infinito Bene associato all'infinito male!

Non solo ripugna a Gesù questa unione col peccato, ma gli cagiona un dolore ineffabile. Vittima per le nostre colpe, Gesù non potrebbe ottenerne a noi il perdono, se non le detestasse con una contrizione proporzionata... Egli vede distintamente tutti i peccati di tutti gli uomini, e ne comprende tutta là malizia e tutta la ingratitudine, che giungerebbe a dar la morte al suo buon Padre, se il suo buon Padre potesse morire... Alla vista di tanta perversità e sconoscenza, il Cuore di Gesù, che ama con infinita tenerezza il suo Padre celeste, si sente affranto e straziato dal più vivo dolore. E questo dolore, che è immenso, perchè immenso è l'amore che Gesù porta al Padre, si moltiplica tante volte quanti sono i peccati degli uomini e, aumentando di intensità ed estensione, lacera e schiaccia il Cuore di Gesù, e poi trabocca e si distempra in lagrime, in sospiri, in lamenti di estrema desolazione: «L'Anima mia è triste sino alla morte!»

O mio caro Gesù, quanto vi veggo afflitto! Ed io pure sono la cagione delle vostre pene!... In quella notte tremenda io stava presente ai vostri occhi misericordiosi, e i miei peccati erano altrettante spade che vennero a ferire e lacerare il vostro Cuore amantissimo!... O Gesù, quanto siete buono! O Gesù, quanto io sono ingrato!... Se io avessi peccato meno, meno avreste patito Voi!... Perdono, mio buon Signore, perdono!... Piangerò sempre i disgusti che vi ho dato, e le mie lagrime, vivificate e santificate dalle vostre lagrime, mi renderanno puro e bello agli occhi vostri. Così sia. 

SECONDO QUARTO D'ORA

Afflizione di Gesù

per i tormenti della sua passione L'afflizione mortale, che eccitano nel Cuore di Gesù i peccati degli uomini, aumenta oltre misura alla vista dei tormenti che gli sono preparati. Il Giusto, che, spinto da un eccesso di carità, volle apparire peccatore universale e quasi trasformato nello stesso peccato, deve anche divenire l'uomo dei dolori...

Al peccato fu minacciata la morte; e Gesù deve morire. Qui Egli non è più il Figlio diletto, non è più il termine di una compiacenza infinita; è il peccatore universale, è l'oggetto della divina maledizione; e perciò non è risparmiato, ma è punito, è condannato a morte: alla crudele e ignominiosa morte di Croce! E' la terribile verità, espressa dall' apostolo S. Paolo in queste parole: « Dio non risparmiò nemmeno il proprio Figlio, ma lo ha dato a morte per tutti noi ».

Gesù, dunque, deve morire; ma prima ancor di provare nelle sue sante membra, ad uno ad uno, tutti i tormenti che gli hanno preparato i rigori della Giustizia divina e la crudeltà dell'umana malizia, Egli deve sentirli nel suo Cuore dolcissimo, e deve sentirli tutti allo stesso tempo, riuniti in un solo tormento d'amarezza ineffabile. Si vede preso e legato come un malfattore... schiaffeggiato in casa di Anna... maltrattato, percosso, sputacchiato nel tribunale di Caifa... schernito nella corte di Erode... flagellato alla colonna... coronato di spiné... condannato a morte... oppresso dal peso della Croce... trascinato su per l'erta del

Calvario... spogliato delle sue vesti davanti ad un popolo beffardo... inchiodato sulla Croce... agonizzante per tre ore su quel patibolo... Povero Gesù! Alla vista di tanti tormenti e di tante ignominie, la sua Umanità, di una delicatezza e sensibilità squisitissime, si riempie tutta di spavento, di tristezza... Così Gesù agonizza e muore nel suo Cuore, prima ancora di agonizzare e morire nel suo Corpo.

O Gesù, quanto soffrite! Ah, Signore, e perchè faceste vostre le nostre colpe? Non sapevate che, addossandovi i nostri peccati, vi sarebbero stati addossati anche i castighi da noi meritati?... Voi ci avete amato, o Gesù, ci avete amato sino all'eccesso, d'un amor senza limiti!... Ecco perchè vi siete offerto ai patimenti più atroci, alla morte più ignominiosa.,. Voi avete patito per noi; ma le vostre pene ci hanno restituito la grazia, le vostre umiliazioni ci hanno meritato la gloria, la morte vostra ci ha fruttato la beatitudine eterna... Siate sempre amato, benedetto e ringraziato, o Gesù, che, a costo di tanti sacrifizī, avete redento le anime nostre! 

TERZO QUARTO D'ORA

Afflizione di Gesù per l'abbandono del Padre e per l'ingratitudine degli uomini

Gesù è afflitto, e alla sua mortale afflizione nessuno porge il minimo sollievo. II Salvatore questo sollievo lo cerca nella sua coscienza, ma non lo trova; la sua coscienza porta il peso di tutti i peccati degli uomini. Le dolcezze della visione beatifica sono tutte concentràte nella parte superiore dell'Anima sua benedetta, e nemmeno una stilla di balsamo si riversa ad addolcire le pene che opprimono la parte inferiore di quell'Anima e tutta quanta la regione dei sensi... Pallido, ansante, oppresso sotto il peso di tante ambascie, Gesù si rivolge al Padre, al dolce Padre suo, e gli dice: « Padre mio, se è possibile, allontana da me questo calice ». Che preghiera desolante! Eppure Iddio, che è il rifugio e la consolazione di tutti i cuori desolati, non ha per il suo Figlio innocente se non rigore e se verità! Coperto di tutte le iniquità umane, Gesù non merita conforto; merita castigo, merita tormenti, merita la morte. E il Padre celeste rivolge lo sguardo dal Figlio suo, gli nega ogni consolazione, lo abbandona all'odio e alla rabbia dei nemici, e concede a giudici pagani e ingiusti il potere sopra Gesù, affinchè lo flagellino, lo coronino di spine, lo condannino a morte!... Egli, 1' Eterno Padre, conferma la condanna del proprio Figlio!...

Povero Gesù! Può soffrire in silenzio l'abbandono degli uomini, ma l'abbandono del Padre celeste è troppo doloroso al suo cuore di Figlio. E in un lamento tenerissimo gli dice: «Padre, mio buon Padre, perchè quando tutti mi abbandonano, anche Voi mi abbandonate? Perchè quando gli uomini mi apparecchiano tormenti e morte, Voi mi negate le vostre consolazioni e la vostra difesa?... E' vero che i peccati, dei quali mi veggo tutto coperto, mi rendono odioso agli occhi vostri purissimi e gridano vendetta; ma io sono sempre il vostro Figlio... Ho passato la mia vita nelle privazioni, nella povertà, nella fatica; ho cercato sempre la vostra gloria e giammai la mia... E perchè mi condannate? Padre mio, se è possibile, distornate da me questo calice! ».

Almeno trovasse qualche consolazione nella gratitudine delle anime, per le quali va a sacrificare la propria vita! Ma no. Desolato e reietto dal Padre, Gesù domanda un sollievo ai suoi discepoli; ma questi, invece di accompagnare nella tristezza il loro Maestro; si sono abbandonati al sonno... Lo domanda questo sollievo ai secoli futuri, ma quale spettacolo si dispiega agli occhi suoi!... Si vede odiato, maledetto, perseguitato dalla crudeltà di milioni di peccatori, da Lui redenti ed amati infinitamente... Vede combattuta la sua dottrina, negata la sua. Divinità, perseguitata la sua Chiesa, infranta la sua Croce, calpestata l'Ostia santa, il dolce Sacramento dell'amor suo!... Vede innumerevoli anime all'inferno, segnate ancora del suo santo carattere, imprecanti al suo Sangue divino, sparso per esse fino all'ultima stilla !... Alla vista d'ingratitudine sì mostruosa, Gesù cade come annientato. Lo spavento e la paura aumentano, e il suo volto si copre di una pallidezza mortale...

O Gesù, o dolce amico dell'anima mia, quanto vi compatisco... Ah! perchè faceste vostri i miei peccati? Non sapevate che il vostro Padre, vedendovi coperto delle nostre colpe, dovea come dimenticarsi di esservi Padre, e Padre che ama teneramente suo Figlio, per ricordarsi di esser Giudice, e Giudice che punisce severamente le offese fatte alla Maestà divina?... lo dovea esser condannato all' inferno, perchè son io che ho peccato. Eppure Voi vi siete offerto alla morte per liberarmi dall'eterno castigo!... Che ne sarebbe di me, se Voi non foste così buono?... Che farò io per Voi, che tanto avete fatto per me?... Vi amerò, o Gesù, vi amerò sempre e con tutto il cuore; espierò col pianto e colla penitenza le mie colpe e le colpe degli uomini, vi consolerò nelle vostre pene e nel vostro abbandono; passerò il resto della mia vita ai vostri piedi; e così, amando e soffrendo, sarò accolto un giorno nel seno della vostra misericordia infinita...  

ULTIMO QUARTO D'ORA

Sottomissione amorosa di Gesù

Il cielo si apre sopra il Redentore e giù scende, colla rapidità del baleno, uno Spirito angelico. Questi st prostra innanzi a Gesù, lo adora profondamente e comincia a glorificarne e benedirne la Passione, dalla quale sono per derivare al Cielo e alla terra frutti copiosissimi, dicendogli: « Vostra è, o Signore, la potenza e la virtù: Voi ne siete il principio e il dispensatore. Siate dunque benedetto e lodato, chè per la vostra passione e morte distruggete l'impero dell'inferno, glorificate il Cielo e salvate il mondo perduto ». Queste parole dell'Angelo infondono un conforto ineffabile all'anima di Gesù e destano nella sua sensibilità un eroico ed invincibile coraggio. Così il suo Cuore si sente invaso e penetrato da due passioni opposte: dal timore e dal coraggio, e in esso comincia e si svolge naturalmente una lotta. Per il timore il Cuore di Gesù trema sotto i colpi della Giustizia di

vina; per il coraggio, li accetta. Per il timore, domanda la liberazione dalle pene; per il coraggio, le desidera. Per il timore, indietreggia davanti alla morte; per il coraggio, le va incontro.

Mentre dura l'angosciosa lotta, Gesù prega con maggiore intensità di fervore ed esclama: « Padre mio, se questo calice non può rimuoversi da me, se il mondo non può salvarsi che a prezzo della mia morte, eccomi pronto a morire. Vi offro la mia fronte perchè sia trafitta dalle spine, il mio volto perchè sia schiaffeggiato e coperto di sputi, la mia bocca perchè sia amareggiata dal fiele, il corpo mio perchè sia solcato dai flagelli e ridotto a una piaga; le mie mani e i miei piedi perchè siano trapassati dai chiodi; il Cuor mio... ah! io Vi offro il mio Cuore perchè sia squarciato dalla lancia e così manifesti, nella effusione delle ultime stille di sangue, il suo amore infinito per gli uomini. Vedo che a tanto eccesso di amore la maggior parte di essi corrisponderà con un eccesso di ingratitudine... Peraltro si faccia la vostra volontà, e non la mia ».

Ma quanto costa a Gesù questo si faccia, che racchiude la salvezza del mondo! Egli, con la sua volontà deliberata, interviene in quella lotta. Il suo Cuore benedetto, in uno slancio supremo di coraggio, vince ogni timore; e, dilatandosi, spinge per tutte le vene un'onda impetuosa di Sangue, e la spinge con tal forza che quel Sangue prezioso comincia a trasudare da tutto il Corpo del Redentore, e, dopo di avergli bagnate le vesti, scorre perfino sulla terra... E Gesù si abbandona... vacilla... e cade...

O Gesù, posate sul mio petto la vostra testa vacillante e fate, cadere sull'anima mia una goccia del Sangue vostro. O Sangue prezioso, esci, esci pure dal Cuore del mio Gesù, bagna e purifica questa terra coperta, da tanfi peccati, sali su al Cielo e, più misericordioso del sangue di Abele, domanda per noi, poveri peccatori, perdono e misericordia... O Gesù, o amore dell'anima mia, io non trovo più espressioni per ringraziarvi. di tanta bontà..: Vi amo, o Gesùamabilissimo, e per amor vostro accetto tutte le tribolazioni e contrarietà della vita; accetto di buon grado la stessa morte che merito per i miei peccati e l'unisco fin da questo momento a quella vostra santissima... O mio adorato Salvatore, fate che io partecipi adesso delle vostre pene e della vostra agonia, affinchè un giorno possa partecipare della vostra gloria e felicità nel santo Paradiso. Così sia.