ORA SANTA_3

Preludio

Avea il nostro Salvatore Gesù compiuta in Gerusalemme l' ultima Cena, quando, già inoltrata la notte, usciva dall' ingrata città in compagnia degli undici Apostoli che, mesti e silenziosi, seguivano le orme dell'amato Maestro. Erasi Questi incamminato secondo il costume, verso l' orto del Getsemani e, passato oltre il torrente Cedron, entrò co' suoi discepoli in quell' orto dove Egli ben sapea che lo attendevano i primi dolori della sua acerba Passione. Al primo porvi il piede Egli avea detto agli Apostoli: L'anima mia è triste fino alla morte, sostate qui e vegliate meco. E tolti seco i più fervorosi tra questi, cioè Pietro, Giacomo e Giovanni, l'introdusse più addentro nel Giardino, e disse loro Vegliate e pregate a fine di non cadere in tentazione. E discostatosi da loro quant' è un tirar di sasso, si prostrò a terra e incominciò a pregare con indicibile angoscia. Levatosi quindi fu di nuovo ai discepoli, e trovatili che dormivano, disse loro: Perchè dormite? che! non sapeste vegliare un' ora meco ?

Quella esortazione medesima in questa notte il buon Gesù la dirige a te, o anima fedele, e appunto t'invita a vegliare un'ora sola in orazione con Lui. Egli ti vuol compagna della sua afflizione, de' suoi dolori, delle sue preghiere. E avrai cuore di ricusarti? Non mai. Anzi, grata alla degnazione di Gesù, tu gli terrai compagnia mentre tanto soffre, agonizza, e prega per amor tuo.

L'Anima O addolorato e penante Salvator mio, chi può resistere ai vostri inviti? Chi anzi non avrà a somma grazia essere da voi scelto a consolatore e compagno, mentre patite tanto per salvarci? Ma più si commuove il mio cuore se penso a quel vostro lamento tanto pieno di ragione « Cercai ed aspettai chi volesse partecipare del mio dolore e compatirmi, ma nol trovai! ». Sono dunque, o Gesù mio, così duri, così ingrati verso di Voi i cuori degli uomini, di quegli uomini stessi pei quali avete penato tanto? Ma essi non pensano chi è Colui che li invita a vegliar seco almen per un'ora. Ah! se conoscessero l'infinita bontà del Cuor di Gesù... Ah! se riflettessero che quell'amarezza in cui è sommersa l'anima benedetta di Lui, ci ha meritato divini conforti in questa misera vita... Se pensassero che quelle preghiere che prostrato sulla terra ha innalzato all' Eterno Padre erano per noi... Se ricordassero che quel sudor di Sangue che scorrea dalle membra adorabili del Salvatore dovea lavare le nostre iniquità, oh come scuoterebbesi dagli uomini quel freddo languore  che li opprime, e terrebbero in gran conto il favore di stare presso a Gesù nell' agonia che soffre per loro! Ma invece la maggior parte di essi dorme il sonno funesto o della tiepidezza o della colpa, ed altri più iniqui vegliano con Giuda e coi nemici del Salvatore presti a rinnovargli tradimenti, percosse, obbrobrii e morte! Ed io che feci per lo passato?... Che faccio adesso?

O buon Gesù, che da me pure sopportaste tanta ingratitudine, vi domando perdono di essere stato anch'io nel numero di coloro che vi hanno oltraggiato, ed anche mi duole che ben poco ho pensato e compatito ai Vostri dolori, e di cuore vi ringrazio che ora vi degnate chiamarmi a tenervi compagnia.

Ecco che a Voi mi appresso, o Salvator mio, agonizzante nell'orto, e mentre io vi contemplo ivi solo, prosteso a terra, nella oscurità di quella dolorosa notte, immerso in un mare di amarezza, oppresso da tristezza mortale, o Gesù, voi volgetemi uno dei vostri benignissimi sguardi, e beneditemi.  

Considerazioni da meditare per qualche tempo

Considerazione 1. Chi è colui che inginocchiato sulla terra a guisa di peccatore, geme, prega e soffre agonie di morte? E' il Figliuol dell'Altissimo, il Re del Cielo, il Padrone del mondo... E' l'Amico, il Benefattore, il Salvatore di tutti gli uomini...

Pater, Ave e Gloria adorando Gesù:

Considerazione 2. Che soffre Gesù nell'orto? Tristezza mortale, cagionatagli dall'orrore de' nostri peccati, ch'Egli detesta e abborre come oltraggi alla divina maestà del Padre, come causa dell' eterna dannazione di tante anime, e come ragione unica di quegli strazi, di quella acerbissima morte ch' Ei dovrà tra poco sostenere per compiere 1' opera dell' umano riscatto.

Pater, Ave e Gloria compatendo a Gesù.

Considerazione 3. Perchè mai, santo ed innocente com' è, soffre affanni così crudeli? Perchè s'è addossato le nostre colpe e vuol portarne le pene Egli stesso per noi; e placata così la divina giustizia, vuol salvare tutti gli uomini ed averli seco per sempre nel Paradiso. Pater, Ave e Gloria ringraziando Gesù. 

L' orazione nell' orto

Se consideriamo Gesù quando bambinello giacea nella grotta di Betlem su dura mangiatoia, esposto ai rigori del freddo, noi lo vediamo patire invero, ma pure di su quell' ispida paglia Egli volge talora il sorridénte sguardo a Maria, a Giuseppe, ai Pastori.

Se lo vediamo quando il popolo giudaico, sedotto dai nemici di Lui, prende le pietre per lapidarlo, noi l'osserviamo uscirsi placidamente di mezzo a loro.

Se consideriamo Gesù quando lasciasi catturare dagli sgherri che vogliono trascinarlo in Gerusalemme, noi lo vediamo muover loro incontro tranquillo, e porger le mani alle lor funi.

Se l'osserviamo nel pretorio, nei tribunali, sotto i flagelli, o col capo tra le spine, noi non udiamo dalla sua bocca una parola di lamento, nè in Lui scorgiamo un atto solo che accenni a tristezza.

Perchè mai adunque vediamo ora nell'orto del Getsemani il buon Gesù temere, impallidire, piangere e volgersi al Padre supplicandolo che passi da Lui l'amaro calice della Passione? E non è Egli stesso che già si rassegnò a beverlo sino all'ultima feccia? Non è Egli che in accettarlo si sottomise liberamente a tutti gli obbrobrii, a tutti gli strazi della sua morte? Ed ora Perchè al solo mirarsi innanzi quei dolori, quegli oltraggi, quella croce, Egli si contrista così, fino a cadere in mortale agonia?

Ah mio Dio! mio Dio! v'intendo. Voi volevate che anche la dolcissima Anima vostra avesse il suo martirio. E tanto fu la medesima straziata dal funesto pensiero dell'imminente Passione, tanto l'umanità vostra sentì di orrore e di ripugnanza, che foste costretto a gridare: Padre, Padre! Se è possibile passi da me questo calice! Ma non si faccia la mia, sibbene la tua volontà!

Fu questa, o Gesù, la vostra dolorosa preghiera: quella preghiera che per ben tre volte ripeteste con lagrime e con sospiri, e che non fu esaudita se non in quanto chiedeste l'adempimento della volontà del Padre celeste. E poichè era volere del Padre che Voi consumaste il Sacrifizio di Redenzione, o vero Maestro della più perfetta obbedienza, Voi, abbassato umilmente il capo, acconsentiste e vi sottoponeste, a tutti gli strazi dell' imminente Passione. Ma questa obbedienza, o diletto Salvatore, quanto non vi costò? Chi può immaginarlo? Fu tanta la violenza che n'ebbe a soffrire l'adorabile Umanità vostra che ricadeste agonizzante sulla terra!

Ah! se in quei momenti di supremo dolore aveste potuto, o Gesù, far intendere la vostra amorosa voce alle anime che con tante pene avete salvato, quante cose non avreste Voi dette che ci avrebbero spezzato il cuore per contrizione, e ce lo avrebbero ferito d'amore per Voi; per Voi, o innocente vittima, che v' immolate per le nostre colpe?

Ma se tace la vostra voce divina, parlano, o Gesù, i  vostri sospiri, i vostri affanni... parla il vostro capo inchinato fino a terra... parla il pallore del vostro volto... parlano le lacrime... parla il Sangue che incomincia a versarsi da tutte le vostre membra... Mio Dio!... mio Gesù!... E non v'è una mano pietosa che faccia sostegno al cadente vostro capo? una voce amica che vi dia un po' di conforto? un' anima fedele che vi stia dappresso? un cuore amoroso che vi compatisca?

No, desolato mio Bene! Voi straziato tanto; Voi agonizzante; Voi abbandonato da tutti!...

Mio Dio! E' vero che è miserabile, è vero che è peccatrice, ma ecco l'anima mia che viene a Voi vicino, e riconoscente e pentita vuol dirvi tante cose, e, se potesse, vorrebbe alleggerire i vostri tormenti, Gesù, ascoltatela.

Si faccia un atto di ringraziamento a Gesù che ha patito tanto per noi, quindi offrasi all'Eterno Padre, insieme con le afflizioni e la rassegnazione dell'Agonizzante divino, anche la volontà nostra; dichiarandoci pronti a soffrire quanto piacerà al Signore, ripetendo sempre coll'addolorato Gesù Non mea voluntas, sed tua fiat. Non la mia, ma la tua volontà sia fatta. 

Il sudore di sangue

Che i pesanti e ripetuti colpi dei flagelli, che le trafitture delle spine, che le piaghe apertevi nelle mani e nei piedi dai chiodi vi facessero versare il Sangue a rivi, o mio appassionato Gesù, non fa meraviglia; ma quel Sangue che versaste nell' orto mentre stavate genuflesso pregando e gemendo, chi vel trasse dalle vene, o mio Signore?

Ah che mente umana non può comprendere l'eccessivo strazio del vostro cuore adorabile che, per la dolorosa oppressione e per la violenza che soffre, è costretto a premere a forza il suo Sangue divino, che spinto con impeto nelle vene, va a versarsi da tutto il corpo in tal copia da irrigarne la terra!

E intanto, straziata l'anima da mortale agonia, impallidito, perdute le membra il vigore vitale, cadete, o Gesù, come esanime sulla terra, su quella terra che già rosseggia del vostro Sangue!... Perchè non posso con le mie profonde adorazioni levarvi, o Signore, da tanto abbassamento? Perchè non posso io con atti del più acceso amore consolarvi tra tante pene?

O Eterno Padre, che dal cielo mirate il vostro Figlio divino in preda alla più straziante agonia versar vivo Sangue che scorre in copia sull' erbe del Getsemani, deh! ascoltate, vi prego, la voce di questo Sangue innocente che grida misericordia per noi.

Deh placatevi, Eterno Padre, ed accogliete, ve ne supplico, le offerte che di questo Sangue medesimo sono per farvi. 

Offerte

Vi offro, Eterno Padre, il Sangue che Gesù versò nell' orto supplicandovi a lavare in esso le anime e purificarle da ogni macchia di peccato. Pater, Ave e Gloria.

Vi offro, Eterno Padre, il Sangue che Gesù versò nell'orto, supplicandovi a concederci vero spirito di penitenza e la grazia di espiare nella presente vita le pene dovute ai nostri peccati. Pater, Ave e Gloria.

Vi offro, Eterno Padre, il Sangue che Gesù versò nell'orto, supplicandovi acciocchè il buon Gesù sia da tutti conosciuto ed amato, e trovi gratitudine nei nostri cuori. Pater, Ave e Gloria.

Vi offro, Eterno Padre, il Sangue che Gesù versò nell' orto, supplicandovi ad imprimerci nella mente la memoria dei patimenti del Salvatore, e a darci grazia di ricopiare in noi i suoi santissimi esempi. Pater, Ave e Gloria.

Vi offro, Eterno Padre, il Sangue che Gesù versò nell'orto, supplicandovi a concedere a tutti i peccatori, vivi sentimenti di contrizione, la conversione e la perseveranza. Pater, Ave e Gloria.

Vi offro, Eterno Padre, il Sangue che Gesù versò nell' orto, supplicandovi pei moribondi acciocchè passino felicemente dalla terra al Cielo. Pater, Ave e Gloria.

Vi offro, Eterno Padre, il Sangue che Gesù versò nell' orto, supplicandovi ad applicarne i meriti alle anime del Purgatorio e ad aprir loro le porte del Paradiso. Pater, Ave e Gloria. 

Il Calice della Passione

Allo smorto raggio che manda la luna a traverso le fronde degli ulivi, immaginati di mirare, o anima mia, il tuo Redentore prosteso a terra, pallido, anelante, bagnato del proprio Sangue, che mormora ancor tra le labbra la preghiera al suo divin Padre: « Si faccia la tua volontà, non la mia ». Immaginati di vederlo abbandonato da tutti, perfino dai suoi più amati discepoli, e umiliato, a segno che non osa levare il guardo, al Cielo, perchè si vede ricoperto di tutte le iniquità degli uomini che ha preso a espiare. L' Eterno Padre par che non vegga più in Esso se non le aborrite sembianze di peccatore, e lascia che la sua Giustizia si armi contro di Lui.

O Dio! E in tanto abbandono, e fra tanti dolori non vi sarà nessuno che porga qualche conforto all'agonizzante Salvatore?...

Ma ecco che un Angelo, spiccato il volo dal Cielo, giù discende alla volta del giardino degli ulivi, e viene presso a Gesù. Oh siate benedetto, Angelo di Dio! Voi almeno una stilla di conforto infonderete nel desolato suo Cuore!...

Ma ohimè, che vedo? l'Angelo tiene nell'una mano un calice e con l'altra accenna su al Cielo, e dice intanto a Gesù, che è volontà del Padre ch' Ei beva fino all' ultima feccia il Calice del dolore, e che dalla sua obbedienza sarà glorificato l'Altissimo, saranno salvati gli uomini.

Ma, o mio Gesù! e non è questo quel Calice che tanto terrore mise nel vostro Cuore? Non è questo quel Calice che voi stesso supplicaste il Padre a rimuover da Voi? E ora, o mio Signore, che fate?...

Il desiderio che avete di render condegna soddisfazione all' Eterno Genitore da noi oltraggiato, e la compassione per le umane generazioni e per questa povera anima mia richiede da Voi l'offerta generosa, e già vi disponete a far di Voi medesimo il massimo sacrifizio...

Ma intanto quella tristezza, quel terrore, cui già prima era in preda il penante Gesù, si fa più intenso. Ei vede come in orribil pittura le ingiurie, i disonori, gli strapazzi, i supplizi cui va incontro... vede che fin presso alla Croce si faranno ad insultarlo moribondo i suoi nemici, e che neppur dopo morte avrà requie l'esangue sua spoglia, finchè il Cuore, il Cuore stesso, non gli venga da crudel ferro trafitto!

Ma a più tormentare l'appassionato Gesù, un altro quadro, per Lui, infinitamente più doloroso, gli si spiega dinanzi, nel quale Ei vede innumerevole moltitudine di anime, che, ingrate al benefizio della Redenzione, sarebbero vissute affatto dimentiche di Lui... Vede i molti che violeranno la sua legge, disprezzeranno il suo amore, bestemmieranno il suo Nome, calpesteranno il suo Sangue, lo riconfiggeranno cento e cento volte alla Croce coi loro peccati... Vede tante anime, figlie del suo dolore, conquistate per la sua croce, andarne all' eterna dannazione, preda del suo maggior nemico, il demonio... Vede che nemmeno la sua dolorosa morte varrà a bandire il peccato dal mondo, e neppur un giorno spunterà sulla terra senza che questo mostro abbominevole non si levi superbo contro la Divinità e faccia delle sua creature orribile strage!...

A così orrendo spettacolo che fa il Cuor di Gesù? Rigetterà egli quel Calice ricolmo di tante amarezze?... Ma s' ei lo rigetta siamo tutti perduti...

Ah buon Gesù! non conosce il vostro Cuore chi dubita che Voi possiate respingere il calice del dolore! Neppure quell'enorme cumulo d'iniquità che si commetteranno fino alla consumazione dei secoli, neppur l'eccessiva ingratitudine della maggior parte dei redenti, neppure la crudeltà dei carnefici, neppure le agonie del patibolo valgono a piegare la generosa volontà di Gesù, che ad ogni suo maggior costo ci vuol salvare...

Ed ecco ch' Ei prende l'amarissimo Calice, lo beve fino all'ultima stilla e dice: Purchè sia soddisfatta la Giustizia del Padre; purchè discenda il perdono sopra la terra; purchè l'uomo possa esser salvo io soffrirò, io morrò... anzi, anche fra i tormenti delle ultime agonie io pregherò il Celeste Padre pei miei crocifissori, per coloro che insulteranno al mio dolore... e dalle aperte mie piaghe e dal mio Cuore ferito si verserà insieme col Sangue un torrente inesauribile di grazie e di misericordie!

Agonizzante mio Dio! al vedere che Voi con tanta degnazione e prontezza vi sottomettete per amor mio a sacrifizio così penoso, io mi confondo della mia ripugnanza, del mio aborrimento al patire.

Quel Calice fu già offerto anche a me, ed io lo accettai il giorno del mio Battesimo; ma come vi ho tenuto fede, o Signore? Il nome, il carattere di cristiano esige da me perfetta somiglianza con Voi, mio divino esemplare. Se voglio esser cristiano bisogna che mi rassegni al patire. Perdonatemi, ve ne prego, o mio Salvatore, di aver rigettato il vostro Calice, di essermi tante volte sottratto al peso della vostra Croce, d' aver fuggito tutto quanto ripugnava alla mia volontà ed ai miei sensi. O mio Dio, per l'avvenire vi amerò e amando Voi amerò pure i patimenti, li amerò per amor vostro, li amerò perchè mi rendono più simile a Voi, li amerò perchè purificano l'anima dalle macchie del peccato. Amerò le contrarietà, le umiliazioni, amerò le afflizioni dello spirito e i dolori della carne: in una parola, abbraccerò la Croce, non ricuserò di appressare le labbra al vostro amarissimo Calice, vi ringrazierò anzi in mezzo alle tribolazioni, e mi rallagrerò della bella sorte di esser sulla terra a voi congiunto nei patimenti, per esservi eternamente congiunto in Cielo fra gli splendori della vostra gloria.

Si trattenga alquanto l'anima fedele in questi pensieri, poi reciti tre Pater, Ave e Gloria in memoria dell'agonia di Gesù nell'orto. 

AFFETTI

è vero, o buon Gesù, che ora io sto qui a tenervi compagnia e compatirvi nei vostri dolori, ma è anche vero purtroppo che questi medesimi dolori che in Voi compiango, io oh quante volte li ho aggravati con le mie iniquità!

Quando, a maggiormente angustiarvi, si schierarono a Voi davanti i peccati di tutti gli uomini, o buon Gesù, Voi vedeste allora anche i miei... Vedeste quell'orgoglio e quello spirito di ribellione col quale mi son tante volte opposto al vostro divino volere... Vedeste i traviamenti del cuore... Vedeste l'ostinazione della volontà nel male... Vedeste i peccati di rispetto umano... Vedeste le omissioni de' miei doveri... Vedeste la mia resistenza alla grazia... la mia ingratitudine ai vostri benefizi... e il cuor vostro ne pianse, e il dolcissimo vostro spirito ne rimase oppresso di più grave tristezza!

Che farò, mio caro Gesù, in riparazione di tanto male, e per farvi conoscere che davvero mi dispiace di aver così aumentato con le mie colpe le vostre pene?

Dovrò piangere? E' poco. Domandarvi perdono? E' poco. Pentirmi? E' poco.

Patire ed amare? Anche questo è poco, ma è quel più e quel meglio che possa fare una povera creatura come son io. Sì, o buon Gesù: patire ed amare, cioè, patire amandovi, amarvi patendo, patire per vostro amore. Ecco la mia riparazione, ecco il frutto del mio patimento: ma intanto lasciate, o Gesù, che il cuor mio detesti e pianga ai vostri piedi quelle colpe che tanto amareggiarono il vostro Cuore.

Un atto di contrizione.

Già suona l'ora vostra, o Gesù, o Salvatore del mondo, già suona l'ora vostra, e i peccatori si avvicinano per prendervi, legarvi e condurvi come agnello all' altare del sacrifizio...

Già suona l'ora vostra, e falsi testimoni si apparecchiano ad accusarvi, iniqui giudici a condannarvi, stolta plebaglia a deridervi ed insultarvi, crudeli carnefici a flagellarvi, inumani soldati a coronarvi di spine...

E' pronta la Croce... Son pronti i chiodi... il fiele... la morte... e qual morte spietata! O Gesù, non mi regge il cuore...

Ma Voi intanto, trovato nella vostra divina virtù il necessario vigore, vi levate da terra, vi fate incontro agli sgherri, e salutato con benigne parole il discepolo traditore, vi abbandonate all' iniqua volontà de' vostri nemici!

E perchè, o Gesù? Per salvar me, per salvarci tutti! Che il Cielo e la terra vi rendano meco incessanti azioni di grazie, mentre vi ripeto con tutti i divoti della vostra Passione: Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo, perchè per mezzo della tua santa Croce hai redento il mondo Ada ramus te Christe, et benedicimus tibi: quia per Sanctam Crucem tuam redemisti mundum. (Si ripeta per tre volte).

Ma prima di alzarmi dai vostri piedi vi chiedo una grazia, o Gesù, ed è questa: che spesso mi sia presente al pensiero la vostra dolorosa Passione, ed io vi segua passo passo ai tribunali, al pretorio, al Calvario, sulla Croce, al Sepolcro... O Gesù mio, chi potrà dimenticarvi nel giorno dei vostri dolori?

Addolorata Maria, fedele Giovanni, pentita Maddalena, pregate per me ond' io sempre ricordi i patimenti di Gesù e non glieli accresca col peccato.