ORA SANTA_8

1. Il fatto dell' agonia

Gesù  ha istituita 1' Eucaristia,         ha dato agli Apostoli il suo testamento di carità, ha innalzato al Padre la sublime e commoventissima preghiera per gli Apostoli e per noi; forte nelt' amore s'incammina all'Oliveto.

Entrato nell'orto di Getsemani, si stacca dagli altri apostoli, e coi tre fidi, Pietro, Giacomo e Giovanni, si inoltra più avanti.

Per un mistero che conosceremo solo in Paradiso, Gesù comincia a sentire una mestizia, una paura, un tedio, che lo farebbero morire, se la divinità non lo sorregesse. E dice ai tre: « L'anima mia è triste fino alla morte; vegliate meco: pregate per non cadere nella tentazione ». Con uno strappo doloroso del Cuore, si stacca dai tre, e, solo, s'inoltra là dove più folti eran gli ulivi. Cade ginocchioni, e poi bocconi a terra, comincia l'agonia, e nell'agonia prega: « Padre, se è possibile, passi da me questo calice: tuttavia si faccia non la mia, ma la tua volontà ». Si commossero le celesti gerarchie di compassione per il loro Re, e un Angelo, il più fortunato di loro, ebbe dal Padre il soavissimo incarico di scendere a confortare Gesù. Lo sollevò, gli disse parole arcane di conforto. Ma 1'agonia continuava atroce ed opprimente. Rinnova lo scongiuro al Padre: un sudor di sangue gli bagna la fronte e le guance, gli intride le membra e le vesti, e scorre fino a bagnare le zolle del giardino. Non ne può più, e va dai tre fidi a mendicare un conforto. Ohimè! sono addormentati. Li sveglia: chiama Pietro in particolare, e dice: « Simone, anche tu dormi? Non avete potuto vegliare un'ora          con me? Su, dunque, vegliate e pregate... ». Torna soletto al luogo di prima: con gemito divino ripete la stessa preghiera, di scongiuro e di rassegnazione. Torna agli Apostoli, che sono addormentati, così da non saper più cosa rispondere all'amorevole richiamo del Maestro. Si ritira e per la terza volta ripete la preghiera, rinnova l'accettazione rassegnata della volontà del Padre.

Ma ormai era l'ora segnata; da lungi già si sentiva l'avanzarsi della masnada per catturarlo. Si leva, viene ai discepoli dormenti e dice: « E' giunta l'ora, ecco che il Figliuol dell'uomo sarà consegnato ai peccatori. Levatevi, andiamo, il traditore è vicino». Ancor parlava Gesù, e Giuda, in atteggiamento sinistro e losco di perfido e sacrilego traditore, era già dappresso, e ratto gli stava per dare il bacio convenuto per la cattura.

Accompagniamoci cogli Apostoli e seguiamo il Maestro divino Gesù. Invece di addormentarci, vegliamo a Lui dappresso. Contempliamo quel viso mesto, quelle membra tremanti, quell' atteggiamento sconsolato; vediamo come si prostra, e gemente supplica il Padre suo. In quel momento Gesù si sente responsabile dei nostri peccati; quindi si sente come maledetto. Lui, Innocenza increata, si sente come peccatore.

Adoriamolo, vero Dio e vero Uomo, in preda alla paura, alla più terribile desolazione; derelitto da tutti, dagli Apostoli, dall' Umanità; intriso di sudor sanguigno... Adoriamolo orante; adoriamo quel Cuore divino, purissimo e innocentissimo, oppresso sotto il torchio di ineffabile dolore.

Oh! fra tutte le creature fortunatissimo quell'Angelo che si fe' dappresso a Gesù: lo sollevò, gli asciugò il viso adórabile, gli sussurrò divini accenti di conforto. Lo adorò come suo Creatore, adorò in Lui la Natura e la Persona divina, la natura umana in quella sussistente, il cuore, il corpo; Gli offrì le adorazioni della Corte Celeste, dolente di non poter sostituirsi a Lui nell'opprimente Passione.

Inginocchiamoci appresso a Gesù, tocchiamo colle dita le sue guance sanguinose e segnandoci colla croce, lodiamolo, benediciamolo, adoriamolo, con fede, compassione ed amore.

Dalla scena dolorosa del Getsemani rivolgiamo i nostri occhi, la nostra pietà al santo Tabernacolo; vi troviamo il medesimo divino agonizzante Gesù. Nella solitudine, nell'abbandono Eucaristico Gesù continua l'agonia del Getsemani. Quegli stesso che il

timore, il tedio, la tristezza, la desolazione hanno prostrato nel giardino degli Ulivi, nascosto sotto il velo delle sante specie, non ha più nè aspetto, nè voce, nè apparenza d'uomo, è umiliato ed esanimato. Intorno a Lui che vive, prega e s'immola, i nemici cospirano, gli amici dormono e Gesù non può neppur alzar la voce a chiedere conforto. Continua la sua preghiera con gemiti inenarrabili in tutte le Ostie consacrate del mondo, in questo divin Tabernacolo, ripetendo anche a noi: « vegliate e pregate con me ».

Sì, o Gesù, o divino agonizzante, ti siamo vicini, vigilanti ed oranti. In questa ora vogliamo essere gli Angeli tuoi adoratori, consolatori, nell'amore e nel dolore. Ti riconosciamo, o divin Verbo, bellezza eterna velata di mestizia, potenza infinita annichilita nell'oblio ; ti adoriamo vero Dio e vero Uomo, Salvatore e Signore nostro ! Uniamo la nostra preghiera alla tua, teco benedicendo il Padre e lo Spirito Santo, col quale vivi e regni nello splendor del Cielo e nel silenzio dell' Eucaristia.

 

II. I fini dell' agonia

L' agonia del Getsemani è un vero mistero di dolore e di amore che ci sarà noto solo in Paradiso. Il Verbo Incarnato si sente eguagliato ad un peccatore. Sente paura, tedio e tristezza; suda sangue; prega che si allontani da Lui un calice di Passione e poi lo accetta. Perchè tanta umiliazione, tanta pena, tanto martirio?

Innanzi tutto per espiazione. Gesù vedeva i peccati passati, presenti e futuri gravitare sopra di Lui, come sopra vittima responsabile ed espiatoria. Nella sua chiaroveggenza divina Gesù aveva davanti, sentiva pesare sul suo Cuore tutti i delitti ed i sacrilegi dell'umanità, i peccati di senso e di intelletto, di fragilità e di malizia, commessi dal principio e che si commetterebbero sino alla fine del mondo; le bestemmie, le disonestà, gli scandali, le apostasie e le vergogne degli individui e dei popoli; l'abuso della sua Redenzione; la guerra che si sarebbe mossa al suo Cuore, alla sua Croce, alle sue Anime. Gesù vince la ritrosia sensibile e si offre pronto a soddisfare la divina giustizia per tutti i peccati; tutti li accetta e per tutti si dichiara mallevadore.

Secondariamente Gesù agonizza per dare a noi conforto nella tribolazione. Egli aveva assunto la nostra umanità con tutte le sue miserie e debolezze per divenire misericordioso (Ebr. II, l7). Gesù nell'agonia lascia che la natura umana effettivamente segua le sue leggi e il suo corso; vuol sentire il tedio, lo spavento, la ripugnanza, lo scoraggiamento, per soffrirli santamente.

In terzo luogo Gesù vuol darci esempio di rassegnazione nel dolore. Vuol insegnarci che non è male sentire le ripugnanze della natura e che non è male il supplicar Dio perchè allontani da noi una tribolazione: ma che alla carne deve prevalere lo spirito; che pur gemendo e dolorando, dobbiamo riconoscere ed adorare le divine disposizioni, dichiarandoci pronti a tutto soffrire per amore del nostro benedetto e divino Signore.

In quarto luogo, Gesù volle darci esempio di preghiera umile, rassegnata, ardente, perseverante, conforme in tutto ai divini voleri. Nell'agonia Gesù ha voluto far suoi i gemiti nostri, rendere efficaci le nostre preghiere quando sono modellate sulla sua.

Quante finezze d'amore in Gesù agonizzante. Egli non ci appare il Dio sempiterno, superiore ad ogni miseria umana; ci appare il Verbo Incarnato simile a noi, modello a tutti ed a ciascuno di noi, nell'espiazione, nelle sofferenze, nella rassegnazione, nella preghiera. Gesù nell'agonia pensava a me, pregava per me, santificava i dolori miei, meritava per me!

E perchè queste grazie possano giungere a me nella loro pienezza, le ha deposte nel Sacramento dell'amor suo. Nella vita di annientamento Eucaristico, Gesù è vittima che continua la sua espiazione pei peccati del mondo; è divino consolatore che versa nelle anime tesori di fortezza e di pace; è divino prigioniero che per noi, sofferenti e deboli, continua la sua preghiera, implorandoci rassegnazione generosa; è divino orante che fa sue le preghiere e le suppliche nostre, per offrirle al Padre degne di esaudimento. Nella S. Messa, nella S. Comunione, nella permanenza sui santi Altari, Gesù è il divino nostro modello, amico, avvocato nell'espiazione e nella preghiera.

Comprendo, o mio Gesù, i fini santissimi della tua agonia; ti ringrazio di tanta generosità, finezza e delicatezza divina. A te vengo ora, a te verrò sempre nell'ora         della colpa, della tristezza e delle tenebre. Tu mi insegnerai ad espiare, a soffrire a rassegnarmi, a pregare. Con te e per te sarà d' ora innanzi ogni mia pena, ogni mia preghiera. Nell'ora dolorosa mi sarà famigliare I' orazione tua « o Padre, se è possibile, passi da me questo calice; tuttavia si faccia non la mia, ma la tua volontà! ».

 

III. Le cause dell'agonia

Penetriamo ancor meglio nel cuore di Gesù agonizzante per scoprire ed intendere le cause di tanto suo patire. Cause prossime dell'agonia di Gesù nel Getsemani furono la volontà del Padre, l'imminenza della Passione, l'abbandono degli Apostoli.

Il Padre suo era divenuto il Dio suo giudice e suo vindice.

Mentre l'umanità di Cristo godeva l'intima comunione di beatitudine col Padre, perchè sussisteva nella Persona del Verbo consostanziale al Padre, per mistero di dolore sentiva scendere sopra di sè tutti i rigori della divina giustizia irritata. Il Padre, giustamente sdegnato, a Gesù chiedeva espiazione. E l'espiazione incombeva terribile su Gesù, che sentiva iniziarsi la Passione coi tormenti fisici, coll'ignominia morale, colla sofferenza spirituale. L'umanità santa di Cristo nell'agonia simultaneamente provava le pene della Passione che si sarebbe svolta nelle ore successive.

Gli Apostoli, pochi momenti prima da Lui consacrati Sacerdoti, cibati delle sue stesse Carni e del suo Sangue divino, dormivano : scossi e richiamati, non si davano per intesi. Gesù era solo nel suo dolore.

Ma altre cause più intime rendevano atroce quell' agonia: la turpitudine

dei peccati, la pena di sconto, l'inutilità della Redenzione per molti. Gesù in quel momento era la vera vittima dei nostri peccati (II Cor., c. V. 21). Sostituitosi ai peccatori, era divenuto come un peccatore davanti al Padre suo. La stessa santità, innocenza, purità, verità, umiltà, carità, appariva peccato: ossia immondezza, bestemmia, menzogna, orgoglio, avarizia e tutti gli altri peccati. Quale lotta in Gesù tra la perfezione e la degradazione! Sul Cuor di Gesù convengono le onde fangose di tutte le malizie, ne sommergono l'anima, ne schiantano le fibre. 1 fulmini del cielo sdegnato si riversano sopra di Lui, che grida al Padre: « Allontana da me questo calice! ». E perchè la volontà del Padre è legge, prostrato nella polvere, sotto il peso della vergogna e dell'orrore, soggiunge: «Sia fatta la volontà tua ! ».

A qual prezzo? Basterebbe una lagrima, un sospiro, una preghiera... Ma è scritto che debba esser immolato come un agnello, che esecrata sia la sua memoria, che alla croce Egli debba andare attraverso il tradimento, la condanna, l'ignominia, i flagelli, le spine, la sentenza più ingiusta ed obbrobriosa. E a tal vista Gesù raccapriccia, supplica che passi quell'uragano di dolore; ma poi tosto vi si offre rassegnato.

Almeno l'amor suo, il suo sacrificio fosse corrisposto e tornasse utile a tutti i figli del Nuovo Testamento! Gesù sa e vede chiaramente che molti saranno indifferenti e che non avranno neppure il senso della riconoscenza; per altri (Egli solo ne conosce il numero e ne sa il nome) il Sangue suo sarebbe stato in rovina e maledizione. Gesù prevede 1' ignavia dei suoi ministri, il tradimento di anime rinnegate; il suo regno d' amore manomesso. Quale strazio pel Sacro Cuore di Gesù! tormento questo assai più sensibile della Passione medesima, che lo schiaccia sotto un torchio di dispiacere che lo fa agonizzare nello spirito, nel cuore e nel corpo stesso. Gesù si accascia gemente" e implora misericordia: si offre generoso al sacrificio supremo.

Nell' Eucaristico Sacramento tali cause si ripetono e si rinnovano con ineffabile dolore del Cuore SS. di Gesù. Egli ama, vive e spasima d'amore, continuando nel corso dei secoli l'umiliazione della sua agonia, vivendo in mezzo ai peccatori, portando i nostri peccati ed offrendosi vittima alla divina giustizia per i colpevoli. Egli vede sotto i suoi occhi, alla sua medesima presenza, moltiplicarsi i peccati, i disordini, che giungono fino alla sua adorabile maestà velata sotto le specie Sacramentali. E' derelitto dalle moltitudini, condannato a perpetua solitudine; deserta la Mensa, ignorato l'Altare, fuggita la presenza, bestemmiato lo stato suo Sacramentale. Mentre il mondo pecca ed Egli soffre, i suoi fidi dormono. Molti ministri dell'amor suo non si preoccupano dei suoi interessi; molte, troppe anime consacrate a Lui con vincoli di amore perenne si preoccupano solo dei loro comodi, ignorando Gesù.

O mio dolce Signore, mio amabilissimo Gesù, agonizzante nel Getsemani e nel Sacramento dell'amore, anch'io ho cooperato ad amareggiarti l'anima, a spezzarti il Cuore, a farti sudar vivo sangue. Nel Calice del Getsemani v'era la mia vita peccaminosa, vi era la mia ingratitudine, vi era la mia indifferenza per il tuo Eucaristico Sacramento. Perdono, o Gesù! Misericordia ti prenda di me, che finora non ti ho compreso, ti ho miseramente abbandonato. Se i miei peccati furono la feccia del Calice che ti offriva il Padre, oh I in quel Calice c'era pure la mia presente contrizione, l'ammenda onorevole che ora ti offro, la promessa che solennemente ti faccio di consolare, di riparare, di         amare         il tuo Cuore         amantissimo.

 

IV. I frutti dell'agonia

La Passione di Gesù Cristo fu la salute del mondo. Ogni dolore del benedetto Salvatore Gesù, come espiava determinati peccati, così valeva a noi un esempio ed una grazia particolare. Nello scempio dei tribunali Gesù espiava le nostre viltà e ci dava esempio e grazia di fortezza nella professione della fede; nella flagellazione espiava i peccati di senso e dava a noi esempio e grazia di purezza; nella coronazione di spine espiava i peccati di intelletto e dava esempio e grazia di umiltà. Sulla croce espiava le nostre malizie e ci otteneva innocenza. L'agonia fu l'espiazione delle nostre ingratitudini, infedeltà e ribellioni al divino volere, e ci valse tre esempi e tre grazie segnalatissime di contrizione, di preghiera e di rassegnazione.

Primo esempio dell'agonia: la contrizione perfetta. Contemplando questo divino agonizzante intendiamo che cosa è la malizia del peccato, quali dolori cagioni a Gesù, a qual prezzo Egli lo abbia espiato. Piangiamo i peccati nostri non solo per il danno che a noi recano, ma per lo strazio che procurano a Gesù. Facciamo nostra la contrizione di Gesù, e soddisferemo la divina giustizia, consoleremo il S. Cuore.

Secondo esempio e frutto: la preghiera perfetta. Gesù prega con umiltà, prega cercando solo la volontà del Padre, prega malgrado il tedio e la tristezza, anzi la prolunga quando queste passioni sono al colmo. Prega colla voce, poi collo stesso patire. Impariamo a pregare col cuore contrito e colla faccia nella polvere; cerchiamo prima le grazie spirituali e poi le materiali, subordinandole al divin beneplacito; perseveriamo pregando, anche se il Cielo par chiuso e Dio sembra sdegnato. La preghiera più efficace è quella fatta nell' aridità e nella pena.

Terzo esempio e grazia: la rassegnazione. Gesù, vittima agonizzante, ci insegna che in mezzo alle più crudeli angoscie dobbiamo abbandonarci interamente ai diritti del nostro Creatore; anche se ci offre il Calice di passione, se domanda il sudor di sangue, l' abiezione, una morte lenta e ignominiosa... Egli è il Padre anche nei rigori della giustizia. Non ci vieta. di chiedergli l'abbreviazione o la fine della prova, ma vuole che pronunciamo il fiat della rassegnazione completa.

Nel SS. Sacramento Gesù ci ripete gli esempi e ci appresta ancora le grazie, frutto dell'agonia del Getsemani. Nell' Eucaristia Gesù è sempre in istato di vittima contrita, orante, rassegnata e conformata alla volontà del Padre. Meditare, adorare, imitare Gesù Eucaristico significa comprenderne i dolori, associarci alle intenzioni e partecipare al suo stato di vittima.

Contrizione abituale, vita interiore e sacrificio perenne, ecco i tre esempi, le tre grazie che Gesù Eucaristico fa ai suoi amanti.

Ed io invece, o mio Gesù, sono superficiale nel dolore, distratto nella preghiera, ritroso ad ogni patire. Mio Eucaristico DioGesù, deh ! non sia sterile di frutti per me l'agonia tua! Da oggi il mio cuore vuol essere un vero altare sul quale arda perenne il fuoco della contrizione, della preghiera, del sacrificio. Sarò vera vittima rassegnata, oso dire gaudiosa, nelle pene e nelle prove della mia povera vita. (Qui ognuno faccia le sue promesse speciali).

Gesù, che svegliasti gli Apostoli all'appressarsi del traditore, deh! siimi sempre vicino nell'ora della prova. Fa che io mai dorma, ma sempre vegli e preghi con te: che mia gioia sia di collaborare teco, nel dolore e nell' immolazione, alla redenzione del mondo. Che per consolare il tuo Sacro Cuore io viva, mi sacrifichi e muoia.

Ex Ipso, per Ipsum et in Ipso !

(Da: Giugno Liturgico del P. Giustino Borgonovo Artigianelli, Trento).