ADAMO E LA SUA VITA NELL'UNITA' DEL SUO CREATORE E PADRE

scelta di Brani dagli Scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta la PFDV

 

Immergiamoci nel Fiat Divino per contemplare le meraviglie da Lui operate nella creazione del suo bel 'gioiello', della sua bella 'statua', l'uomo!

Accompagniamo il Fiat per far nostri i suoi Atti, per glorificarlo ed amarlo con le stesse sue Opere.

Seguiamolo nella Luce delle Verità da Lui donateci attraverso la sua piccola Figlia,
la Serva di Dio Luisa Piccarreta.

 

Leggiamo quindi alcuni passi dai 36 quaderni, o Volumi, del Diario di Luisa, il 'Libro di Cielo' è questo il titolo che Gesù stesso volle dare al 'suo' Libro!

 

Adamo, capolavoro della Potenza Creatrice, sbocco d'Amore Divino

 

Leggiamo nel Volume 24 Giugno 3, 1928, del Diario di Luisa:

Le Verità sulla Divina Volontà sono scale per salire a Dio. e ascoltiamo con dolore: L'isolamento dell'Amore divino non ricambiato. La Volontà Divina: il rivelatore dell'uomo.

Continuo il mio abbandono nel Voler Divino scrive Luisa e, girando in Esso la mia povera mente si è trasportata nell'Eden, nell'atto in cui Iddio stava formando la natura dell'uomo prima d'infonderle l'anima. E pensando al grande amore con cui il Supremo Creatore formava il corpo umano, e che prima che Adamo esistesse, nel formare il suo corpo, lo amava con amore di Padre che ama il suo parto, e [pensando] che non esistendo ancora la vita dell'anima di Adamo, [questi] non lo ricambiava col suo amore, quindi l'Amore divino restava isolato senza la compagnia dell'amore della sua creatura. Onde non era giusto che il suo amore restasse senza il ricambio del piccolo amore di chi tanto Dio amava. Quindi pensavo tra me: "La Volontà Divina è eterna, e ciò che si fa in Essa è sempre in atto né perde mai l'atto presente, perciò nel Fiat io voglio anticipare l'amore di Adamo e vezzeggiare il mio Creatore col mio amore nell'atto che forma il corpo umano. Voglio far eco al suo amore per dirgli: 'Nel tuo Volere sempre Ti ho amato, anche prima che tutte le cose esistessero'". Onde mentre ciò ed altro pensavo, il mio sempre amabile Gesù mi ha stretta forte nelle sue braccia dicendomi: "Figlia mia, come ne son contento che ti ho manifestato tante Verità sul mio Voler Divino! Tutte le mie Verità detteti sopra di Esso sono scale: tu, per salire negli atti del mio Eterno Volere, per trovare in atto il Primo Atto nostro che tiene virtù d'essere sempre presente, e darci la gioia, la felicità del ricambio del tuo amore, e Noi, per scendere verso di te, per cercare la compagnia di colei per cui operavamo ed amavamo tanto. Com'è dolce la compagnia di chi si ama, essa è piena di gioie indimenticabili! E come è altrettanto amaro l'isolamento e non godere la presenza di chi tanto si sospira, si ama e per la quale si opera! Noi mentre formavamo la natura dell'uomo, prima d'infondergli la vita facevamo come un padre o una madre quando dorme suo figlio che, presi da tenerezza e d'amore irresistibile, vagheggiano, baciano e stringono al loro seno il figlio che dorme, ed il figlio, siccome dorme, non ne sa nulla.

Se sapessi figlia mia, quanti baci, quante strette amorose demmo alla natura umana prima che le dessimo la vita! E fu nella foga del nostro amore che, alitandolo gli demmo la vita dandogli l'anima, ed al corpo il respiro, il palpito, il calore. Sicché il respiro che tu senti è nostro, il palpito che ti batte nel cuore è nostro, il calore che tu senti è il tocco delle nostre mani creatrici che toccandoti ti infuse il calore. E come tu respiri, Noi sentiamo il nostro respiro che respira in te; come palpita il tuo cuore, così sentiamo il nostro palpito di vita eterna che batte in te; e come senti il calore, è il nostro amore che circola in te e continua la sua opera creatrice e conservatrice a riscaldarti...

Tu devi sapere, figlia mia, che il nostro Volere è il rivelatore dell'opera della Creazione. Esso solo può rivelarne tutti i segreti d'amore nascosti nella Creazione. Adamo non seppe tutto, quanti stratagemmi e finezze amorose mettemmo nel crearlo, l'anima e il corpo. [...]

La nostra più che paterna bontà preparava tante nuove sorprese al nostro figlio amato, ed il nostro Voler Divino ne prendeva l'impegno di fargli il rivelatore. Come si sottrò da Esso, Adamo perdette il rivelatore, e perciò non si sa quanto l'amammo e tutto ciò che facemmo per lui nel crearlo. Perciò sentiamo l'irresistibile amore che il nostro Fiat venga a regnare come in Cielo così in terra, affinché dopo tanti anni di silenzio e di segreti dia sfogo alle sue vampe e ritorni a fare il rivelatore della Creazione, perché poco si conosce di tutto ciò che facemmo nel creare l'uomo. Quante sorprese tiene da dire, quante gioie e felicità da comunicare! [...]

La mia Volontà è il libro della Creazione, perciò è necessario, per sapersi e poterlo leggere, il suo regnare in mezzo alle creature. La volontà umana tiene come addormentato il povero uomo, lui dorme e il suo sonno gl'impedisce di sentire e di vedere tutte le carezze e finezze d'amore che gli fa il suo Padre Celeste, le sue sorprese che gli vuol far conoscere. Il sonno gl'impedisce di ricevere le gioie, la felicità che gli vuol dare il suo Creatore e di comprendere il suo stato sublime della sua creazione. Povero uomo, assonnato per il vero bene e sordo per ascoltare dalla mia Volontà ch'è il suo rivelatore , la sua nobile storia, la sua origine, la sua altezza e bellezza maravigliosa! E se veglia, sente, è per il peccato, per le sue passioni o per cose che non hanno un principio eterno. Fa proprio come il bimbo che dorme che, se si sveglia, piange, prende picci e mette in croce il povero padre ch'è quasi dolente d'avere un figlio così irrequieto. E perciò il mio Voler Divino sta rivelando tante sue conoscenze per destare l'uomo dal suo lungo sonno, affinché, svegliandosi, nel mio Fiat perda il sonno dell'umana volontà e riacquista ciò che perdette, e può sentire i baci, l'amore, le strette amorose che gli fa, al suo seno, il suo Creatore.

Sicché ogni conoscenza che riguarda la mia Volontà Divina è un richiamo, è una voce che emetto, è un grido che mando per svegliare l'uomo dal sonno dell'umano volere".

 

L'uomo: capolavoro della Potenza Creatrice. (dal Volume 12 Febbraio 24, 1919)

[...] (Gesù a Luisa:) "Niente hai detto della creazione dell'uomo, del capolavoro della Potenza Creatrice, dove l'Eterno non a spruzzi, ma a onde, a fiumi gettava il suo amore, la sua bellezza, la sua maestria; e preso da eccesso d'amore metteva Se stesso come centro dell'uomo, ma Lui ne voleva una degna abitazione. Che fa dunque questa Maestà Increata? Crea l'uomo a sua immagine e somiglianza; dal fondo del suo Amore vi trae un respiro e col suo alito onnipotente vi infonde la vita, dotando l'uomo di tutte le sue Qualità, proporzionate a creatura, facendolo un piccolo Dio. Sicché tutto ciò che vedi nel creato era un bel nulla a confronto della creazione dell'uomo. Oh, quanti cieli, stelle, soli più belli [l'Eterno] stendeva nell'anima creata!, quanta varietà di bellezza, quante armonie! Basta dire che mirò l'uomo creato e lo trovò tanto bello da innamorarsi e, geloso di questo suo portento, Lui stesso si fece custode e possessore dell'uomo e disse: 'Tutto ho creato per te, ti do il dominio di tutto; tutto è tuo e tu sarai tutto mio'.

Tu non tutto potrai comprendere i mari d'amore, le relazioni intime e dirette, la somiglianza che corre tra Creatore e creatura. Ah, se la creatura conoscesse quanto è bella la sua anima, quante doti divine contiene e come tra tutte le cose create sorpassa tutto in bellezza, in potenza, in luce tanto, che si può dire: 'E' un piccolo Dio ed un piccolo mondo che tutto in sé contiene' oh, come lei stessa si stimerebbe di più e non imbratterebbe con la più leggera colpa una bellezza sì rara, un prodigio così portentoso della potenza creatrice! Ma la creatura, quasi cieca nel conoscere se stessa, molto più cieca nel conoscere il suo Creatore, si va imbrattando tra mille sozzure, da sfigurare l'opera del Creatore, tanto, che stentatamente si riconosce.

Pensa qual è il nostro dolore! Perciò vieni nel mio Volere ed insieme con Me vieni a sostituirti per i nostri fratelli innanzi al trono dell'Eterno, per tutti gli atti che dovrebbero fare per averli creati come un prodigio d'amore della sua onnipotenza, eppure così ingrati!".

(E Luisa commenta:) In un istante ci siamo trovati innanzi a questa Maestà Suprema ed a nome di tutti abbiamo espresso il nostro amore, il ringraziamento, l'adorazione per averci creato con tanto eccesso d'amore e dotato di tante belle qualità.

 

Leggendo nel Volume 29, settembre 29, 1931, scopriamo quale doveva essere la Crescenza della creatura innanzi alla Maestà Divina e come Il vivere nella Divina Volontà è dono che Dio farà alla creatura.

(Scrive Luisa:) Stavo facendo il mio giro nella Divina Volontà, per seguire i tanti suoi atti fatti per amor nostro e, giunta nell'Eden, mi son fermata in quell'atto in cui Dio creava l'uomo. Che momenti solenni! Che foga d'amore! Sicché quell'atto si può chiamare un atto purissimo, completo, sostanzioso, non mai interrotto d'Amor divino. Quindi l'uomo fu formato, ebbe principio, nacque nell'Amore del suo Creatore: era giusto che doveva crescere come impastato ed alitato, come una fiammella, dal soffio di Chi tanto l'amava.

Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù, visitando la piccola anima mia mi ha detto: "La creazione dell'uomo non fu altro che uno sbocco del nostro Amore, ma tanto, che [l'uomo] non lo potette ricevere tutto dentro di sé, non avendo capacità di poter chiudere nel suo interno un atto di Colui che l'usciva alla luce. Onde il nostro atto rimaneva dentro e fuori di lui, affinché gli potesse servire di alimento per poter crescere innanzi a Colui che con tanto amore lo aveva creato e che tanto l'amava. E siccome non fu il solo nostro amore che sboccò nel creare l'uomo, ma tutte le nostre Qualità divine, quindi sboccò la Potenza, la Bontà, la Sapienza, la Bellezza e così di seguito, perciò il nostro amore non si contentò d'amarlo, ma sboccando tutte le nostre Qualità divine, restava la mensa sempre preparata ed a disposizione dell'uomo, in modo che ogni qualvolta il volesse, potesse venire a sedersi a questa mensa celeste per alimentarsi della nostra Bontà, Potenza, Bellezza, Amore e Sapienza e così crescere innanzi a Noi colle nostre stesse Qualità divine col modello della nostra somiglianza. Ed ogni qualvolta veniva alla nostra presenza per prendere i nostri sorsi delle nostre Qualità divine, Noi dovevamo cullarlo sulle nostre ginocchia, per fargli prendere riposo e fargli digerire ciò che aveva preso, affinché potesse di nuovo alimentarsi dei nostri sbocchi divini, per formare la sua crescenza completa di bontà, di potenza, di santità, di bellezza, come il nostro amore lo desiderava ed il nostro Volere lo voleva. Noi, quando facciamo un'opera è tanto il nostro amore che tutto diamo e prepariamo affinché nulla manchi alla nostra opera creatrice; facciamo opere compiute, non mai a metà, e se qualche cosa pare che manchi, è la parte della creatura che non prende tutto ciò che Noi abbiamo messo fuori per suo bene e per gloria nostra".

[...] "Il vivere nella mia Volontà è un dono che facciamo alla creatura! dono grande che supera in valore, in santità, in bellezza ed in felicità tutti gli altri doni, in modo infinito ed inarrivabile. Quando facciamo questo dono sì grande, non facciamo altro che aprire le porte per farla posseditrice dei nostri possedimenti divini, luogo dove non più hanno vita le passioni, i pericoli, né nessun nemico le può nuocere o farle del male; questo dono conferma la creatura nel bene, nell'amore, nella stessa vita del suo Creatore, ed il Creatore resta confermato nella Creatura, quindi succede l'inseparabilità tra l'uno e l'altro. Con questo dono la creatura si sentirà cambiata la sorte: da povera ricca, da malata perfettamente guarita, da infelice si sentirà che tutte le cose si cambiano per lei in felicità. [...] E' questo che vogliamo dare alle creature:la nostra Volontà come dono! perché guardandola e possedendola come cosa propria, riuscirà facile a farle formare il suo Regno. Questo dono fu dato all'uomo nell'Eden, ed ingrato Ce lo respinse, ma Noi non mutammo Volontà, lo teniamo a riserva; e ciò che uno Ci respinse, con grazie più sorprendenti Lo teniamo preparato per darlo agli altri; [...] Però ci vogliono grandi preparazioni da parte delle creature, conoscere il gran bene del dono per sospirarlo, ma tempo verrà che la nostra Volontà sarà posseduta come dono dalla creatura".

 

Nel Volume 24 Giugno 7, 1928, Gesù ci spiega come Iddio nel creare l'uomo gli infuse tre soli: intelletto, memoria e volontà.

(Luisa:) Il mio volo nel girare negli atti della Volontà Divina continua sempre, e quando giungo nell'Eden mi sembra che Gesù ha voglia di dire qualche cosa. Il ricordo, il luogo dove creò l'uomo, la sua Volontà creante, il suo Amore sfoggiante, le prerogative, la bellezza con cui creò l'uomo, i beni, la grazia con cui lo arricchì, sono i più dolci e cari ricordi al suo Cuore Paterno, che Lo fanno affogare d'amore; e per dare sfogo alle sue vampe vuol parlare di ciò che fece nel crearlo, tanto che, mentre scrivo, sento il suo Cuore che batte forte forte [...]:

(Gesù:) "Quanti nostri prodigi concorsero nel creare l'uomo! Col nostro alito gli fu infusa l'anima, nella quale la nostra paterna bontà gli infondeva tre soli in cui formava in essa il perenne e fulgido giorno, non soggetto a nessuna notte. Questi tre soli venivano formati dalla Potenza del Padre, della Sapienza del Figlio, dall'Amore dello Spirito Santo. Questi tre soli, mentre venivano formati nell'anima, restavano in comunicazione con le Tre Divine Persone, in modo che l'uomo teneva la via per salire a Noi e Noi tenevamo la via per scendere in lui.

Questi tre soli sono le tre potenze: intelletto, memoria e volontà, che mentre son distinte tra loro, si danno la mano e giungono a formarne anche una sola. Simbolo della nostra Trinità adorabile, che mentre siamo distinti nelle Persone, formiamo una sola Potenza, un Intelletto solo ed unica Volontà. Fu tanto l'amore nel creare l'uomo, che il nostro Amore allora si contentò, quando gli comunicammo la nostra somiglianza. Questi tre soli furono messi nel fondo dell'anima umana come il sole nel fondo della volta del cielo, [...]

Questi tre soli esistono nell'uomo, ma si trovano nelle condizioni di quando il sole che splende nel cielo si trova circondato da dense nubi e non può riempire la terra con la vivezza della sua luce. E sebbene le comunicazioni non sono né interrotte né spezzate in virtù delle nubi, però gli effetti la terra li riceve stentati e non gode tutto il bene che le potrebbe fare il sole [...]. Tale si trova l'uomo. Tutte le cose stanno a posto, tra Noi e lui niente è spezzato né interrotto, ma l'umano volere ha formato dense nubi e perciò si vede l'uomo senza la gloria, l'ordine ed armonia della sua creazione; e quindi le sue opere sono senza frutti, guaste e senza bellezza, i suoi passi sono vacillanti, si può dire ch'è il povero malato perché non si [fa] dirigere dai tre soli che possiede nell'anima sua. Onde venendo a regnare la mia Volontà, la prima cosa che abbatterà sarà l'umano volere e, soffiando, metterà in fuga le nubi e l'uomo si farà dirigere dai tre soli che tiene nel fondo dell'anima che posseggono la nostra comunicazione; e subito salirà alla nostra origine e tutto sarà festa e gloria per Noi e per lui".

 

E l'amore di Dio Creatore verso la sua creatura non ha limiti: Iddio nel creare l'uomo gettò in lui il germe dell'Eterno Amore. (Volume 15 Giugno 28, 1923)

[...] (Gesù:) "Nel creare l'uomo io gettai in lui tanti germi d'amore: nella sua intelligenza, negli occhi, nella parola, nel cuore, nelle mani, nei piedi, in tutto ci misi il germe dell'amore, ed io dovevo lavorarlo da fuori; ed insieme con me misi tutte le cose create per far uscire questo germe, crescerlo a seconda che io volessi. Questo germe, essendo messo da un Dio Eterno, era eterno anch'esso; sicché l'uomo contiene in sé un eterno amore, ed un eterno Amore gli va sempre incontro per ricevere il contraccambio dei germi del suo eterno amore gettato nell'uomo, e dargli nuovo ed eterno amore, perché io volevo essere dentro dell'uomo come germe, e fuori come lavoratore, per formare in lui l'albero del mio eterno amore. Perché che gioverebbe all'uomo avere l'occhio pieno di luce, e non avesse una luce esterna che lo illuminasse? Resterebbe sempre all'oscuro; sicché per godere l'effetto della luce ci vuole la luce interna dell'occhio e la luce esterna del sole che lo illumina. Così della mente: se non avesse la parola che manifesta il pensiero, la vita dell'intelligenza morrebbe e sarebbe senza frutto, e così di tutto il resto.

Amai tanto l'uomo, che non solo gettai questo germe in lui del mio Eterno Amore, ma lo misi sotto le onde del mio Eterno Amore che è sparso in tutto il creato, per farlo germogliare in lui e travolgerlo tutto nel mio Eterno Amore. Sicché se la luce del sole splende nel suo occhio, gli porta l'onda del mio Amore; se prende l'acqua per dissetarsi, il cibo per nutrirsi, gli portano l'onda del mio Eterno Amore; se la terra si stende sotto i suoi piedi e resta ferma per dargli il passo, gli porta l'onda del mio Amore; se il fiore olezza il suo profumo, se il fuoco sprigiona il suo calore, tutti gli portano il mio Eterno Amore. Ma questo non basta, io vi sto insieme lavorando dentro e fuori per assestare, confermare e suggellare tutte le mie similitudini nell'anima dell'uomo, affinché Amore Eterno gli do ed Amore Eterno Mi dà. Sicché anche la creatura mi può amare con eterno amore perché ne contiene il germe; ma con sommo mio dolore l'uomo soffoca questo germe, ed allora succede che ad onta che il mio amore lo tiene sotto le sue onde, [l'uomo] non sente la luce che gli porta il mio amore, perché lui avendo soffocato il germe è restato cieco; ad onta che brucia non si riscalda, e per quanto beva e mangi, né si disseta né si nutre; dove non c'è il germe non c'è fecondità".

 

Dio vuole partecipare alla sua creatura tutte le particelle della sua Divinità, per quante ne può contenere.

Nel creare l'uomo, Dio infuse l'anima col suo alito, volendogli infondere la parte più intima del suo interno qual è la sua Volontà; ora, volendo disporlo di nuovo a ricevere questa sua Volontà, è necessario che ritorni di nuovo ad alitarlo. (Volume 17 Luglio 16, 1924)

[...] (Gesù:) "Il Creatore va in cerca della creatura per deporre nel suo grembo i beni che Lui ha messo fuori nella Creazione, e perciò dispone sempre, in tutti i secoli, che ci siano anime che vadano solo in cerca di Lui, affinché deponga i suoi beni in chi lo cerca e vuole ricevere i suoi doni. Sicché il Creatore si muove dal Cielo e la creatura si muove dalla terra per incontrarsi: l'Uno per dare, l'altra per ricevere. Sento tutta la necessità di dare; preparare i beni per darli e non avendo a chi poterli dare, e tenerli inoperosi per incorrispondenza di chi non se ne cura di volerli ricevere, è sempre una gran pena. Ma [...] in chi posso Io deporre i beni da Me messi fuori nella Creazione? In chi fa sua la mia Volontà, perché Essa sola le dà la capacità, l'apprezzamento e le vere disposizioni per ricevere i doni del suo Creatore, e le somministra il ricambio, la gratitudine, il ringraziamento, l'amore che è dovuto di dare per i doni che con tanta bontà ha ricevuto. [...]

Nel creare l'uomo gli infusi l'anima col mio alito, volendogli infondere la parte più intima del nostro interno, qual è la nostra Volontà, la quale gli portava insieme tutte le particelle che poteva contenere, come creatura, della nostra Divinità, tanto da renderlo una nostra immagine; ma l'uomo ingrato volle romperla con la nostra Volontà, e sebbene gli rimase l'anima, la volontà umana che prese posto invece della Divina lo offuscò, lo infettò, e rese tutte le particelle divine inoperose, tanto da disordinarlo tutto e contraffarlo. Ora, volendo Io disporlo di nuovo a ricevere questa mia Volontà, è necessario che Io ritorni di nuovo ad alitarlo, affinché il mio alito gli metta in fuga le tenebre, le infezioni, e renda operose le particelle della nostra Divinità, infuse in lui nel crearlo. Oh, come vorrei vederlo bello, ripristinato come lo creai! E solo la mia Volontà può operare questo grande prodigio". [...]

 

Iddio nel creare l'uomo, col suo alito gli infondeva la vita, ed in questa vita gli infondeva un'intelligenza, memoria e volontà, per metterle in rapporto con la sua Divina Volontà,
e Questa doveva dominare tutto l'interno della creatura e dar vita a tutto
. (Volume 17 Aprile 23, 1925)

[...] "Tutto il Cielo e tutte le cose da Me create, vivono e ricevono vita continua dal mio Volere, nel quale trovano la loro completa gloria, la loro piena felicità e la loro perfetta bellezza, e tutti aspettano con ansia il bacio dell'anima viatrice che vive nello stesso Volere in cui essi vivono, per ricambiarle il loro bacio e mettere in comune con essa la gloria, la felicità, la bellezza che loro posseggono, affinché un'altra creatura si accresca al loro numero, che Mi ridoni la gloria completa, per quanto a creatura è possibile, e mi faccia guardare la terra con quell'amore con cui la creai perché esiste in terra un'anima che opera e vive nella mia Volontà. Conoscendo il Cielo che nessun'altra cosa Mi glorifica tanto, quanto un'anima che vive nella mia Volontà, perciò anche loro sospirano che il mio Volere viva nelle anime sulla terra. Sicché ogni atto che fa la creatura nella mia Volontà, è un bacio che dona e riceve da Colui che l'ha creata e da tutti i Beati. Ma sai tu che cosa è questo bacio? E' la trasformazione dell'anima col suo Creatore, è il possesso di Dio nell'anima e dell'anima in Dio, è la crescenza della Vita Divina nell'anima, è l'accordo di tutto il Cielo, ed è il diritto della supremazia su tutte le cose create. L'anima purgata dalla mia Volontà, mercé quel fiato onnipotente che le venne infuso da Dio, non più dà nausea dalla volontà umana, e quindi continua a fiatarla col suo alito onnipotente, affinché cresca con quella Volontà con cui la creò. Mentre l'anima che non sia stata ancor purgata sente l'attrattiva della sua volontà, e quindi agisce contro la Volontà di Dio facendo la sua, [e] Iddio non può avvicinarsi a lei per alitarla di nuovo, sintantoché non si dà tutta all'esercizio e adempimento della Divina Volontà.

[...] Iddio nel creare l'uomo, col suo alito gli infondeva la vita, ed in questa vita gli infondeva una intelligenza, memoria e volontà, per metterle in rapporto con la sua, e questa Volontà Divina doveva essere come re, che doveva dominare tutto l'interno della creatura e dar vita a tutto, in modo da formare l'intelligenza e la memoria voluta dalla Volontà Suprema in essa. Formata questa, era come connaturale che l'occhio della creatura doveva guardare le cose create e conoscerne l'ordine e la Volontà di Dio su tutto l'universo; l'udito doveva sentire i prodigi di questa Eterna Volontà; la bocca, che doveva sentirsi alitata continuamente dal suo Creatore per comunicarle la vita ed i beni che contiene il suo Volere, doveva la sua parola far eco a quel Fiat Eterno per narrare che significa Volontà di Dio; le mani dovevano essere lo sbocco delle opere di questa Volontà Suprema; i piedi non dovevano fare altro che seguire passo passo i passi del suo Creatore. Sicché, stabilita la Volontà Divina nella volontà della creatura, essa ha l'occhio, l'udito, la bocca, le mani, i piedi della mia Volontà, non si scosta mai dal principio donde uscì, quindi sta sempre nelle mie braccia, e riesce facile a lei sentire il mio fiato, ed Io ad alitarlo. Ora, è proprio questo che voglio dalla creatura, che faccia regnare la mia Volontà nella sua, e che la sua le serva d'abitazione per farla deporre i beni celesti che contiene. (E Gesù, rivolto a Luisa:) Questo voglio da te, affinché tutti i tuoi atti improntati dalla mia Volontà formino un atto solo, che unendosi a quell'atto solo della Mia che non ha molteplicità di atti come è nell'uomo restino in quel principio eterno per copiare il tuo Creatore e dargli la gloria ed il contento che il suo Volere sia compiuto in te come si compie in Cielo".

 

Ed ecco quindi la necessità del Ritorno dell'alito di Gesù per far regnare la Divina Volontà. (Volume 24 Agosto 26, 1928)

[...] (Gesù a Luisa:) "Piccola figlia del mio Volere, il mio alito fiatandoti ti rinnova, e colla sua potenza vivificatrice distrugge in te l'infezione del germe dell'umano volere e vivifica il germe del mio Fiat Divino. Quest'alito è il principio della vita umana della creatura, la quale come si allontanò dal mio Volere perdette il mio alito e, sebbene le restò la vita, tuttavia non sentiva più la forza vivificativa del mio alito, che vivificandola la manteneva bella, fresca, a somiglianza del suo Creatore. Sicché l'uomo senza il mio alito, rimase come quel fiore che non avendo più pioggia, vento e sole, si scolorisce, appassisce e declinando il suo capo tende a morire.

Ora per riabilitare il Regno del mio Volere Divino in mezzo alle creature, è necessario che ritorni il mio alito continuo in mezzo a loro, che soffiandoli più che vento faccia entrare in loro il Sole della mia Volontà, che col suo calore distrugge il germe cattivo dell'umano volere, e ritorna bello e fresco come era stato creato; ed il fiore ridrizzando il suo stelo sotto la pioggia della mia grazia, rialzi il suo capo, si vivifica, si colorisce e tende alla vita del mio Volere, non più alla morte. Oh, se sapessero le creature il gran bene che sto preparando, le sorprese d'amore, le grazie inaudite, come sarebbero più attenti! E chi conosce le conoscenze del mio Volere, oh, come metterebbero la vita per slanciarle in mezzo al mondo, affinché le creature si disponessero a ricevere un tanto bene!" [...]

 

Ed ancora: Dio vuole ridare alla sua creatura il suo alito continuato, ma per poterlo ricevere la creatura deve vivere nel Volere Divino. Solo rientrando nel Fiat Divino l'uomo può ritornare al suo posto d'onore ed operare insieme col suo Creatore. (Volume 26 Aprile 28, 1929)

(Scrive Luisa:) Stavo facendo il mio giro nel Fiat Divino per seguire i suoi atti nella Creazione e, giunta nell'Eden, la mia povera mente si è fermata nell'atto quando [Dio] creava l'uomo ed alitandolo gli infondeva la vita, e pregavo Gesù che alitasse la povera anima mia per infondermi il primo alito divino della Creazione, affinché col loro alito rigeneratore potessi ricominciare la mia vita tutta nel Fiat e secondo lo scopo per cui mi avevano creata. Ma mentre ciò facevo, il mio dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno, come in atto di volermi alitare e mi ha detto: "Figlia mia, è nostra Volontà che la creatura risalga nel nostro Seno, tra le nostre braccia creatrici, per ridarle il nostro alito continuato ed in questo alito darle la corrente che genera tutti i beni, gioie e felicità. Ma per poter dare questo alito, l'uomo deve vivere nel nostro Volere, perché solo in Esso Lo può ricevere e Noi darlo. Il nostro Fiat tiene tale virtù da rendere inseparabile la creatura da Noi, e ciò che Noi siamo e facciamo per natura, lei lo può fare per grazia.

Noi col creare l'uomo non lo mettevamo a distanza da Noi e, per averlo insieme con Noi gli davamo la nostra stessa Volontà Divina, La quale gli darebbe il primo atto, ad operare insieme col suo Creatore. Fu questa la causa che il nostro Amore, la nostra Luce, le nostre gioie, la Potenza e Bellezza nostra, rigurgitarono tutte insieme e, straripando fuori del nostro Essere Divino imbandivano la mensa a colui che avevamo con tant'amore formato colle nostre mani creatrici e generato col nostro stesso alito. Volevamo goderci l'opera nostra, vederlo felice della nostra stessa felicità, abbellito della nostra stessa Bellezza, ricco della nostra ricchezza; molto più che era Volontà nostra di starci vicino colla creatura, operare insieme e trastullarci insieme con essa: i giuochi non si possono fare da lontano, ma da vicino. Ecco perciò che per necessità di creazione e per mantenere integra l'opera nostra e lo scopo con cui l'avevamo creata, l'unico mezzo era dotare l'uomo di Volontà Divina, La quale lo avrebbe conservato come uscì dalle nostre mani creatrici e lui avrebbe goduto tutti i beni nostri e Noi dovevamo godere perché lui era felice.

Perciò non ci sono altri mezzi per fare che l'uomo ritorni al suo posto d'onore e che rientri di nuovo ad operare insieme col suo Creatore ed a vicenda si trastullino insieme, che rientrare di nuovo nel nostro Fiat, affinché Ce lo porti trionfante nelle nostre braccia che lo stanno aspettando per stringerlo forte nel nostro Seno divino e dirgli: 'Finalmente dopo seimila anni sei tornato; sei andato errante, hai provato tutti i mali, perché non c'è bene senza il nostro Fiat; hai provato abbastanza e toccato con mano ciò che significa uscire da Esso, perciò non uscirne più e vieni a riposarti ed a godere ciò ch'è tuo, perché nel nostro Volere tutto ti fu dato'.

Quindi figlia mia, sii attenta, tutto ti daremo se vivi sempre nel nostro Fiat; il nostro alito prenderà piacere a fiatarti sempre, per strariparti le nostre gioie, la nostra Luce, la nostra Santità e comunicarti l'attitudine delle nostre opere, affinché sempre insieme possiamo tenere la piccola figlia rigenerata dalla nostra Divina Volontà". [...]

"E' prerogativa del mio Voler Divino mettere al sicuro tutto ciò che possiede. Quindi quando entra nell'anima come possessore di essa, tutte le cose le mette al sicuro; mette al sicuro la santità, la grazia, la bellezza, le virtù tutte e, per fare che tutto fosse al sicuro, fa sostituire [tutto] nell'anima [con] la sua Santità divina, la sua Bellezza, le sue Virtù, tutto in modo divino e, mettendovi il suo suggello ch'è intangibile da ogni cambiamento, rende la creatura intangibile da ogni pericolo. Sicché per chi vive nel mio Volere nulla c'è più da temere, perché lui ha assicurata ogni cosa colla sua assicurazione divina". [...]

 

Nel progetto divino l'alito di Dio verso la sua creatura non doveva mai essere spezzato: Volume 29 Ottobre 12, 1931: L'Alito incessante di Dio forma delle creature i facsimili dell'Essere Supremo e queste saranno i principi, la corte nobile e l'esercito regio del Regno Celeste. La Vita Divina e l'atto compiuto di Dio nella creatura.

[...] "Solo il mio Volere conserva e mantiene intatto, con un atto continuo, il principio della creazione della creatura. Il nostro Ente Supremo dava il principio ed animava la sua vita colla potenza del nostro alito divino; quest'alito non doveva essere mai spezzato, molto più che quando Noi diamo e facciamo un atto, non lo ritiriamo giammai, e questo serve per formare opere compiute dell'essere che mettiamo alla luce. Questo nostro primo atto, mentre serve per dar principio e formare la vita, la continuazione, serve per fare della creatura un nostro atto compiuto, e come l'alitiamo, così formiamo in essa i nostri atti continui per completare la nostra vita divina. Il nostro alito, come lo diamo forma, a sorsi a sorsi, la crescenza di questa vita nostra nella creatura. Il nostro alito, come si dà, così forma il nostro atto compiuto di santità, di bellezza, d'amore, di bontà, e così di seguito; e quando l'abbiamo riempita tanto in modo che non abbiamo dove più mettere quell'atto nostro, nella creatura, perché essa è limitata, il nostro alito cessa e termina la sua vita in terra, e per eternare il nostro alito nel Cielo, trasportiamo la nostra vita formata in essa, il nostro atto compiuto, nella nostra Patria Celeste come trionfo della nostra Creazione. Non vi è rarità più bella di queste vite ed atti compiuti, nostri, nel Celeste Soggiorno! Esse sono le narratrici della nostra potenza, della foga del nostro amore, sono voce parlante del nostro alito onnipotente che, lui solo, poteva formare la vita divina, il nostro atto compiuto nella creatura. Ma sai tu dove possiamo formare questa vita e questo nostro atto compiuto, per quanto a creatura è possibile ed immaginabile di ricevere dal suo Creatore? Nell'anima che vive nella nostra Divina Volontà e si fa dominare da Essa. Ah, solo in lei possiamo formare la nostra vita divina e formare il nostro atto compiuto! Il nostro Volere dispone la creatura a ricevere tutte le Qualità e colori divini, ed il nostro alito non mai interrotto, come pennello peritissimo, dipinge con maestria ammirabile ed inimitabile le più belle sfumature e vi forma i facsimile del nostro Essere Supremo [...] Per Noi fare un atto compiuto è la gloria più grande che più Ci glorifica, è l'amore più intenso che più Ci decanta, è la potenza che Ci inneggia continuamente. Ma ahimè! per chi non vive nel nostro Volere, quanti nostri atti spezzati, senza compimento! quante nostre vite divine, appena concepite o al più nate senza crescere! [Le creature che non vivono nel Voler Divino] Spezzano la continuazione del nostro lavoro e Ci legano le braccia per poter andare avanti; [...] è l'umano volere che, opponendosi al Nostro, Ci mette nell'impotenza di formare la nostra vita divina in esse. [...] In Cielo non si entra se non si possiede la nostra vita divina, o almeno concepita o nata; e tale sarà la gloria, la beatitudine del beato, per quanta crescenza ha formata della nostra vita in esso. Ora, qual sarà la differenza di chi appena è stata concepita, nata o cresciuta con piccole proporzioni, da chi Ci ha fatto formare vita compiuta? Sarà tanta la differenza che si rende incomprensibile all'umana creatura. Quelli saranno come il popolo del Regno Celeste, invece i nostri facsimile saranno come principi, ministri, la corte nobile, l'esercito regio del Gran Re. Perciò chi fa la mia Divina Volontà e vive in Essa può dire: 'Faccio tutto ed appartengo, anche da questa terra, alla Famiglia del mio Padre Celeste'".

 

La Creazione forma la gloria muta di Dio. Nel creare l'uomo fu un giuoco d'azzardo, ma fallito, e di questo gioco il Creatore si deve rifare. (Volume 19 Marzo 9, 1926)

[...] "Tutta la Creazione dice: 'Gloria, adorazione verso il nostro Creatore, amore verso le creature'. Sicché la Creazione è una gloria, un'adorazione muta per Noi, perché non le fu concessa nessuna libertà, né di crescere né di decrescere; l'uscimmo fuori di Noi ma la restammo in Noi, cioè dentro della nostra Volontà a decantare, sebbene muta, la nostra Potenza, Bellezza, Magnificenza e Gloria; sicché siamo Noi stessi che ci decantiamo la nostra Potenza, la nostra Gloria, l'infinito Amore nostro, Potenza, Bontà, Armonia e Bellezza. La Creazione nulla Ci dà da per sé stessa, sebbene essendo essa lo sbocco di tutto il nostro Essere Divino, serve di specchio all'uomo come guardare e conoscere il suo Creatore, e le dà lezioni sublimi di ordine, d'armonie, di santità e d'amore. Si può dire che lo stesso Creatore, atteggiandosi a Maestro Divino, dà tante lezioni per quante cose creò, dalla più grande alla più piccola opera che uscì dalle sue mani creatrici.

Non fu così nel creare l'uomo. Il nostro Amore fu tanto per lui, che sorpassò tutto l'amore che avemmo nella Creazione. Perciò lo dotammo di ragione, di memoria e di volontà, e mettendo la nostra Volontà come al banco nella sua perché la moltiplicasse, la centuplicasse, non per Noi che non avevamo bisogno, ma per suo bene, affinché non restasse come le altre cose create, mute ed in quel punto come Noi le uscimmo, ma che crescesse sempre, sempre in gloria, in ricchezze, in amore ed in somiglianza col suo Creatore. E per fare che lui potesse trovare tutti gli aiuti possibili ed immaginabili, le demmo a sua disposizione la nostra Volontà, affinché operasse con la nostra stessa potenza il bene, la crescenza, la somiglianza che voleva acquistare col suo Creatore.

Il nostro Amore nel creare l'uomo volle fare un giuoco d'azzardo, mettendo le cose nostre nella piccola cerchia della volontà umana come al banco: la nostra Bellezza, Sapienza, Santità, Amore, eccetera, e la nostra Volontà che doveva farsi guida ed attrice del suo operato, affinché non solo lo facesse crescere a nostra somiglianza, ma le desse la forma d'un piccolo dio. Perciò il nostro dolore fu grande nel vederci respingere questi grandi beni dalla creatura, ed il nostro giuoco d'azzardo per allora andò fallito, ma per quanto fallito, era sempre un giuoco divino che poteva e doveva rifarsi del suo fallimento. Perciò, dopo tanti anni volle di nuovo il mio Amore giocare d'azzardo, e fu con la mia Mamma Immacolata. In Lei il nostro giuoco non andò fallito, ebbe il suo pieno effetto, e perciò tutto le demmo e tutto a Lei affidammo [...]

(E qui, Gesù, rivolto espressamente a Luisa, continua:)

Ora, tu devi sapere che il nostro Amore anche con te vuol fare questo giuoco d'azzardo, affinché tu, unita con la Mamma Celeste, Ci faccia vincere nel giuoco col farci rifare del fallimento che Ci procurò il primo uomo, Adamo; onde la nostra Volontà rifatta nelle sue vincite può mettere di nuovo in campo i suoi beni che con tanto amore vuol dare alle creature; e [...] farò risorgere il Sole della mia Volontà, perché faccia la sua via in mezzo alle creature. [...] ".

 

Dio creava la necessità della Volontà Divina nella creatura: la creatura non poteva vivere senza di Essa. (Volume 35 Aprile 4, 1938)

[...] "Il mio amore fu tanto nella creazione dell'uomo, che davo la mia Volontà come sua vita primaria e di assoluta necessità, tanto che senza di Essa non poteva produrre nulla di bene. [...] Creavo la stretta necessità della mia Volontà nella creatura. Creavo l'anima, come l'acqua alla terra, che dovea scorrere più che acqua nella terra del suo corpo; creavo la mia Volontà in essa, come sole, luce e calore che dovea vivificarla, fecondarla, abbellirla, ma con tale rara bellezza da rapirci continuamente ad amarla. E, come l'agricoltore si occupa di gettare il seme nella terra per farla produrre, così la mia Volontà prendeva l'impegno di gettare nella creatura tanti semi divini, per i quali doveano sorgere tanti soli, uno più bello dell'altro, che doveano produrre fioriture e frutti celesti che doveano servire come cibo suo, delle creature e del suo stesso Creatore, perché il nostro cibo, la nostra vita, è la nostra Volontà. Vedi dunque la necessità dell'unione degli atti che, come semi, [la mia Volontà] forma nella creatura? Questa [unione degli atti] forma la crescenza della mia Volontà in essa, comunica la virtù delle nostre Qualità divine e ne forma tali prodigi di grazia, di bellezza, che Noi stessi l'amiamo tanto da renderci non solo inseparabili, ma operanti continuamente in essa; perché sappiamo che, se amiamo ama, se operiamo opera, né sa far nulla senza di Noi, perché mancando la nostra unione si ridurrebbe nell'inutilità, come la terra senza acqua, senza sole e senza semi. Perciò Noi, amandola assai, facciamo tutto in essa. Vedi in che punto doloroso, nocivo e quasi orribile si mette la creatura senza della nostra Volontà?"

Poi ha soggiunto con un accento più doloroso e commovente: "Figlia mia, come Ci duole il non veder vivere la creatura nella nostra Volontà! Essa col non vivere in Essa Ci vuole rintanarci nella nostra Patria Celeste, non vuole che viviamo insieme sulla terra. Con ciò la nostra Volontà le è di peso; sfugge dalla nostra santità, chiude le porte alla luce e cerca le tenebre. Poveretta! Col fare la sua volontà morrà di freddo e di fame, e potrà dire: 'Il Cielo non mi appartiene'. [Gli uomini che non vivono nella nostra Volontà] vivono esiliati sulla terra, senza appoggio, senza difesa, senza forza; lo stesso bene per loro si converte in amarezze, e se occorre anche in difetti. Perciò formano il nostro dolore e soffogano continuamente il nostro amore. è tanto l'amore della nostra Volontà, che ogni parola o conoscenza che manifesta di Se stessa è una sua vita divina, non solo, ma nuova, distinta l'una dall'altra: nuova nella santità, nella bellezza, nell'amore. Perciò godiamo tanto e facciamo festa nel far conoscere che cosa è la nostra Volontà, quel che sa fare e può fare nel cerchio della creatura, ed a che punto nobile, sublime, alto, vuol collocarla nel nostro Seno divino, perché col farla conoscere non facciamo altro che sprigionare nuove vite divine e, come [queste] si fanno possedere, così riceviamo il nostro nuovo amore, la nostra nuova bellezza, bontà e così di seguito, dalla creatura. Ed oh, come Ci sentiamo glorificati, amati, per mezzo delle nostre stesse vite, da chi Ci siamo fatti conoscere!

[...] Il farci conoscere, trovare, [da] chi Ci vuole conoscere, è l'atto che più Ci glorifica. Il nostro amore trova per chi sfogare e poter dare ciò che vogliamo. E poi, a che pro creare la creatura se non Ci volevamo farci conoscere? è la conoscenza che Ci fa scendere in essa e le dà il volo per farla salire sino a Noi. [...]"

 

La Divina Volontà è più che madre; cresce insieme alla creatura e forma la sua vita; e l'operato della creatura in Essa è lampo di luce. (Volume 24 Agosto 26, 1928)

[...] (Gesù a Luisa:) "Figlia mia, quanto ti ama il mio Volere! Più che madre ti tiene fra le sue braccia e, mentre ti tiene stretta al suo Seno, ti sta dentro per crescere insieme con te. Palpita nel tuo cuore, circola nel tuo sangue, cammina nei tuoi piedi, pensa nella tua mente, parla nella tua voce; è tanto il suo amore, la sua gelosia, che se sei piccola si fa piccola, se cresci cresce insieme, e se operi t'ingrandisce tanto che ti distende in tutte le opere sue. [...]

Ecco, perciò tu giri nella Creazione, perché questa madre che è mia Volontà Divina vuole la sua vita che ha formata in te, la sua figlia, in tutti gli atti suoi. Quindi chi vive nel mio Fiat Divino corre insieme alla corsa vertiginosa, ordinata ed armonica di tutta la Creazione. [...]

L'anima che vive nel mio Volere, come opera sprigiona i suoi lampi dal seno della sua umanità e forma altra luce nel Sole del mio Fiat Divino; non solo, ma rischiara la terra dalle tenebre dell'umano volere. [...] L'operare nel mio Volere contiene la forza universale, quindi forza unica, nuova Creazione, vita divina. Perciò come la creatura fa il suo atto di lampo, tutte le porte si aprono delle opere mie per ricevere la nuova Creazione ed il lampo di luce dell'operato della creatura nel mio Fiat; perciò tutte le opere mie si sentono rinnovate e doppiamente glorificate, sicché tutte festeggiano nel sentire la nuova forza creatrice sopra di loro". [...]

 

Volume 13 Novembre 4, 1921: La santità nella creatura dev'essere fra lei e Gesù: Lui a dare la sua Vita e, come fido Compagno, a comunicarle la sua Santità, e lei, come fida ed inseparabile compagna, a riceverla.

[...] "E' tuo dovere di venire nelle braccia del tuo Creatore e di riposarti in quel Seno donde uscisti, perché tra la creatura ed il Creatore ci passano tanti fili elettrici di comunicazione e di unione, che la rendono quasi inseparabile da Me, purché non si sia sottratta dal mio Volere, ché sottraendosi non è altro che rompere i fili di comunicazione, spezzare l'unione. La Vita del Creatore, più che elettricità, scorre nella creatura ed essa scorre in Me, la mia Vita è sparsa nella creatura; nel crearla concatenai la mia Sapienza alla sua intelligenza, affinché non fosse altro che il riverbero della mia, e se l'uomo giunge a tanto con la sua scienza che dà dell'incredibile, è il riflesso della mia che riflette nella sua; se il suo occhio è animato da una luce, non è altro che il riflesso della mia Luce eterna che riflette nel suo.

Tra le Divine Persone non avevamo bisogno di parlarci per intenderci; nella Creazione volli usare la parola e dissi: 'Fiat', e le cose furono fatte, ma a questo Fiat legavo e davo il potere che le creature avessero la parola per intendersi; sicché anche le voci umane sono legate come filo elettrico alla mia prima Parola, da cui tutte le altre discendono. E mentre creai l'uomo lo alitai col mio fiato, infondendogli la vita, ma in questa vita che gli infusi ci misi tutta la mia Vita a seconda che la capacità umana poteva contenere, ma tutto vi misi, non ci fu cosa mia che non gli feci parte. Vedi, anche il suo fiato è il riflesso del mio alito, cui gli do vita continua, ed il suo riflette nel mio, che sento continuamente in Me. Vedi dunque quanti rapporti ci sono tra Me e la creatura? Perciò l'amo assai, perché la guardo come parto mio ed esclusivamente mio.

E poi, come nobilitai la volontà dell'uomo? La concatenai con la Mia, dandole tutte le mie prerogative, la feci libera come la Mia; [...] E se la vita umana non è animata da questa Volontà, non farà nulla di bene. Io nel crearla le dissi: 'Tu sarai la mia sorella sulla terra, il mio Volere dal Cielo animerà il tuo, saremo in continui riflessi, e ciò che farò Io farai tu, Io per natura e tu per grazia dei miei continui riflessi; ti seguirò come ombra, non ti lascerò giammai'. Fu il mio unico scopo nel creare la creatura: che facesse in tutto il mio Volere. Ma con ciò volevo nuovi parti di Me stesso dare alla esistenza. Volevo farne un prodigio portentoso, degno di Me e tutto simile a Me; ma, ahimè, la prima a mettersi contro di Me doveva essere la volontà umana!...

[...] Così voglio la santità nella creatura: fra lei e Me, fra due, Io da una parte e lei dall'altra, Io a dare la mia Vita e come fido Compagno a comunicarle la mia Santità, e lei come fida ed inseparabile compagna a riceverla. Così, lei sarebbe l'occhio che vede ed Io il Sole che le do la luce; lei la bocca ed Io la Parola; lei le mani ed Io che le somministro il lavoro per operare; lei il piede ed Io il passo; lei il cuore ed Io il palpito. Ma sai tu chi forma questa Santità? La mia Volontà! E' la sola che mantiene in ordine lo scopo della Creazione; la Santità nel mio Volere è quella che mantiene il perfetto equilibrio tra Creatore e creature, che sono le vere immagini uscite da Me".

 

Quante volte l'anima entra nel Voler Divino, tante vie apre tra il Creatore e le creature, che servono per incontrarsi con Lui, ed in questo incontro lei copia le virtù del suo Creatore, assorbe in sé nuova Vita Divina, e tutto ciò che fa non è più umano, ma divino. (Volume 15 Maggio 5, 1923 )

[...] Mi sentivo tirata verso su, ed aprendosi innanzi a me questo cielo, mi son trovata davanti ad una Luce purissima, innanzi alla quale, sprofondandomi, ho richiamato nelle mia intelligenza tutte le intelligenze umane, da dove Adamo aveva incominciato, col sottrarsi dalla Volontà Divina, a spezzare l'unione della sua intelligenza con quella del suo Creatore, fino all'ultimo che esisterà sulla terra, e cercavo di dare al mio Dio tutto l'onore, la gloria, la sottomissione, eccetera, di tutte le intelligenze create; e così facevo di tutti gli altri miei sensi, richiamando, nei miei, tutti quelli delle altre creature; sempre, tutto ciò, nel suo amabile Volere, dove tutto si trova, niente sfugge ad onta che al presente non esistano e tutto si può fare.

Onde, mentre ciò facevo, una voce è uscita da dentro l'immensità di quella Luce, dicendo:

"Quante volte l'anima entra nel Voler Divino per pregare, operare, amare ed altro, tante vie apre tra il Creatore e le creature e, la Divinità, vedendo che la creatura si fa via per andare a Lui, apre le sue vie per incontrarsi con la sua creatura. In questo incontro lei copia le virtù del suo Creatore, assorbe in sé sempre nuova Vita Divina, s'addentra più dentro negli eterni segreti del Voler Supremo, e tutto ciò che fa non è più umano in lei, ma divino, e questo operato divino in lei forma un cielo d'oro, dove la Divinità, dilettandosi di trovare l'operato suo nella creatura, passeggia su questo cielo, aspettando la creatura per ricevere i suoi atti divini e, quindi, aprirle altre vie nella sua Divinità, e va ripetendo con tanto amore: 'Ecco, ecco come nel mio Volere la creatura si avvicina alla mia somiglianza, come realizza i miei disegni, come compie lo scopo della Creazione!'".

 

Nostro Signore in tutte le cose da Lui create accentrava il suo amore verso l'uomo. Sboccò d'amore nel creare l'uomo e il Fiat lo faceva vivere ai riflessi del suo Creatore. (Volume 20 Ottobre 29, 1926)

Stavo continuando il mio giro in tutta la Creazione, per seguire ciascun atto della Volontà Suprema, in ciascuna cosa creata ed il mio sempre amabile Gesù è uscito da dentro l'interno per accompagnarmi in tutto lo spazio della volta dei cieli e come giungevamo a ciascuna cosa creata, Gesù aveva dei sussulti di gioia e di amore e poi soffermandosi mi ha detto: "Figlia mia, Io creai il cielo ed accentrai il mio amore verso dell'uomo nel cielo e per dargli maggior diletto lo tempestai di stelle: Io non amai il cielo ma l'uomo nel cielo, e per lui lo creai. Come fu forte e grande il mio amore nello stendere sul capo dell'uomo questa volta azzurra, ornata di fulgidissime stelle, come un suo padiglione che né re, né imperatori ne possono aver l'eguale. Ma non Mi contentai di accentrare il mio amore nel cielo verso dell'uomo, che doveva servire, per puro diletto volendomi dilettare in amore con lui; volli creare il sole, accentrando verso dell'uomo tanto amore nel sole, Io amavo l'uomo nel sole, non il sole, e perciò Io mettevo in esso, amore di necessità, perch'era necessario il sole per la terra, che doveva servire alle piante ed al benessere dell'uomo; amore di fuoco che doveva riscaldarlo; tutti gli effetti che produce questo pianeta che sono innumerevoli, miracolo continuo che sta nella volta dei cieli, e che scende colla sua luce a bene di tutti, tante specialità d'amore accentrai nel sole verso dell'uomo, per quanti beni ed effetti produce. Oh! Se la creatura facesse almeno attenzione, al mio amore che gli porta il sole, come Mi sentirei felice e contraccambiato del gran amore che ho messo in questo mio relatore divino e portatore del mio amore, della mia luce. Se la mia Suprema Volontà operava costituendosi vita in ogni cosa creata, per darsi anche per mezzo di Essa come vita alle umane generazioni, il mio Amore facendo la sua via nel mio Eterno Fiat Mi accentrava per amarlo. Sicché in ogni cosa creata, nel vento, nel mare, nel piccolo fiore, nell'uccellino che canta, in tutto Io accentravo il mio amore, affinché tutti gli portassero amore; ma per sentire e comprendere e ricevere questo mio linguaggio d'amore, l'uomo doveva amarmi, altrimenti sarebbe stata tutta la Creazione come muta per lui e senza vita.

Ora dopo che il tutto creai formai la natura dell'uomo colle mie stesse mani creatrici e come formai le ossa, stendevo i nervi, formai il cuore, così accentravo il mio Amore, e dopo che lo vestii di carne formando come la più bella statua che nessun altro artefice poteva mai fare lo guardai, lo amai tanto, che il mio Amore sboccò non potendo contenerlo ed alitandolo gli infusi la vita. Ma non fummo contenti. La Trinità Sacrosanta, dando in eccesso d'amore volle destarlo, dandogli intelletto, memoria e volontà ed a secondo la sua capacità di creatura, lo arricchimmo di tutte le particelle del nostro Essere Divino. Tutta la Divinità era tutta intenta ad amare ed a riversarsi nell'uomo; fin dal primo istante della sua vita sentì tutta la forza del nostro Amore e dal fondo del suo cuore espresse colla sua voce l'amore al suo Creatore. Oh, come Ci sentimmo felici nel sentire che l'opera nostra, la statua fatta da Noi, parlava, Ci amava, e con amore perfetto! Era il riflesso del nostro Amore che usciva da lui; quest'amore non era stato contaminato dalla sua volontà, perciò il suo amore era perfetto, perché possedeva la pienezza del nostro Amore. Fin allora tutte le cose da Noi create, nessuna cosa Ci aveva detto che Ci amava; ora nel sentire che l'uomo Ci amava, la nostra gioia, il nostro contento, fu tanto grande, che per compimento della nostra festa, lo costituimmo re di tutto l'universo e come il più bello gioiello delle nostre mani creatrici. Com'era bello l'uomo, nei primi tempi della sua creazione! Era il nostro riflesso, e questi riflessi gli davano tanta bellezza che rapiva il nostro Amore, e lo rendeva perfetto in tutti gli atti suoi. Perfetta era la sua gloria che dava al suo Creatore, perfetta la sua adorazione, il suo amore, le sue opere; la sua voce era tanto armoniosa che risuonava in tutta la Creazione, perché possedeva l'armonia divina, e di quel Fiat che gli aveva dato la vita. Tutto era ordine in lui, perché il nostro Volere gli portava l'ordine del suo Creatore, lo rendeva felice, e lo faceva crescere a nostra somiglianza e secondo il nostro detto: 'Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza'. Ogni suo atto fatto nell'unità della luce del Fiat Supremo era una tinta di bellezza divina che acquistava, ogni suo detto, era una nota armoniosa di più che suonava. Tutto era amore in lui; in tutto Ci decantava la nostra Gloria, la nostra Potenza e Sapienza infinita, e tutto, cielo, sole e terra gli portavano gioie, felicità ed Amore di Colui che l'aveva creato.

[...] Solo la mia Volontà può ridarmi la mia statua bella come Io la feci, perché Essa è la conservatrice di tutte le opere nostre, è il portatore di tutti i nostri riflessi in modo che l'anima vive dei nostri riflessi, i quali, se ama le somministra la perfezione dell'amore, se opera opera la perfezione delle opere; insomma tutto ciò che fa tutto è perfetto in lei e questa perfezione le dà tante tinte di tante bellezze da innamorare l'Artefice che la formò. Ecco perciò amo tanto che il Fiat Supremo sia conosciuto e vi formi il suo Regno in mezzo alle umane generazioni per stabilire l'ordine tra Creatore e creatura per ritornare a mettere in comune i nostri beni con essa; e solo la nostra Volontà tiene questo potere, senza di Essa non ci può essere molto di bene, né la nostra statua può ritornarci bella come uscì dalle nostre mani creatrici".

 

La vita che Gesù forma in chi vive nel suo Volere. (Fiat!!! Volume 36 Agosto 21, 1938)

[...] (Gesù:) "Come formo la mia vita nel pensiero della creatura che vive nel mio Volere, sento la compagnia dell'intelligenza umana che Mi corteggia, Mi ama, Mi comprende e Mi dà la sua memoria, l'intelletto, la volontà in mio potere; e siccome in queste tre potenze fu creata la nostra immagine, Mi sento dare per compagnia la nostra eterna Memoria che non dimentica mai nulla, sento la compagnia della mia Sapienza che Mi comprende, e poi la compagnia della volontà umana fusa colla Mia, che Mi ama col mio eterno Amore. Come non moltiplicare in ogni suo pensiero altrettante vite nostre, quando troviamo che più Ci comprende e Ci ama? Possiamo dire, troviamo il nostro tornaconto, perché quante più vite formiamo tanto più Ci facciamo comprendere; le diamo duplicato amore e Ci ama di più. [...] Che bella compagnia! Chi vive nella nostra Volontà, non vi è pericolo che Ci lascia mai soli, siamo inseparabili ambedue.

Perciò il vivere nel nostro Volere è il prodigio dei prodigi, dove facciamo sfoggio delle nostre tante vite divine, Ci facciamo conoscere Chi siamo, quello che possiamo fare, e mettiamo in ordine la creatura con Noi, quale la creammo; perché queste nostre vite portano con sé mari di luce, d'amore, mari di sapienza, di bellezza, di bontà, che investono la creatura per farle possedere la luce che sempre cresce, l'amore che mai si spegne, la sapienza che sempre comprende, la bellezza che sempre si abbellisce di più...". [...]

 

Ed ancora, leggiamo nel Volume 28 Aprile 23, 1930:

Dio nel creare l'uomo non lo distaccò da Sé quindi si trova nella condizione di necessità d'amarlo. E l'ultimo assalto dell'Amore Divino alla sua creatura è farle il gran dono della Volontà Divina. Il Creatore nel creare l'uomo stendeva nel fondo della sua anima l'ordine delle sue Qualità divine, come tanti cieli.

[...] Gesù ha voglia di parlare dell'amore rigurgitante con cui fu creato l'uomo. [...]

"Figlia del mio Voler Divino, voglio farti conoscere tutte le particolarità con cui fu creato l'uomo, per farti comprendere l'eccesso del nostro amore ed il diritto del nostro Fiat di regnare in lui.

Tu devi sapere che il nostro Essere Divino nella creazione dell'uomo si trovava nella condizione di necessità dell'Amore d'amarlo, perché tutto ciò che gli demmo non restò distaccato da Noi, ma trasfuso in Noi; tanto vero che alitandolo gli infondemmo la vita, ma non distaccammo il nostro alito da quello creato in lui, ma lo lasciammo immedesimato col nostro, in modo che come l'uomo fiatava sentivamo e sentiamo il suo fiato nel nostro. Se [il nostro Essere Divino] col nostro Fiat creò la parola, col pronunziarsi sulle sue labbra non restò distaccata la parola, dono grande datogli da dentro il nostro Voler Divino; se creammo in lui l'amore, il moto, il passo, quest'amore restò vincolato col nostro amore, col moto nostro, e la virtù comunicativa dei nostri passi nei suoi piedi. Sicché sentivamo l'uomo dentro di Noi, non fuori di Noi; non il figlio lontano, ma vicino, anzi immedesimato con Noi. Come non amarlo se era nostro e la sua vita stava nella continuazione degli atti nostri? Non amarlo sarebbe andare contro la natura del nostro amore. E poi chi è che non ama ciò ch'è suo e ciò ch'è stato formato da lui?

Perciò il nostro Essere Supremo si trovava e si trova tutt'ora nella condizione di necessità d'amarlo, perché l'uomo è ancor tutt'ora quello da Noi creato, il suo fiato lo sentiamo nel nostro, la sua parola è l'eco del nostro Fiat, tutti i nostri doni non li abbiamo ritirati; siamo l'Essere immutabile né siamo soggetti a mutarci: l'amammo e l'amiamo; ed è tanto questo nostro amore, che Noi stessi Ci mettemmo in condizione di necessità d'amarlo. Ecco, perciò i nostri tanti stratagemmi d'amore e l'ultimo assalto che vogliamo dargli: il gran dono del nostro Fiat, affinché lo faccia regnare nell'anima sua; perché senza del nostro Volere l'uomo sente gli effetti della sua vita, ma non scorge la causa e perciò non si cura d'amarci. Invece la nostra Divina Volontà farà sentire Chi è che gli dà la vita ed allora anche lui si sentirà la necessità d'amare Colui che è causa primaria di tutti gli atti suoi e che tanto l'ama".

(E Luisa continua:)

Onde seguivo il mio giro nella Creazione ed il mio sempre amabile Gesù ha soggiunto: "Figlia mia, vedi che ordine c'è nella Creazione di tutto l'universo; ci sono cieli, stelle, soli, tutti ordinati. Molto più nel creare l'uomo, il nostro Essere Divino stendeva nel fondo della sua anima l'ordine delle nostre Qualità divine, come tanti cieli. Quindi stendevamo in lui il cielo dell'Amore, il cielo della nostra Bontà, il cielo della nostra Santità, della nostra Bellezza e così di seguito. E dopo d'aver disteso l'ordine dei cieli delle nostre Qualità divine, il nostro Fiat nella volta di questi cieli si costituì Sole dell'anima, che colla sua luce e calore, riflettendo in lui, doveva [far] crescere e conservare la nostra vita divina nella creatura. E come le nostre Qualità divine Ci additano il nostro Essere Supremo, così questi cieli distesi nell'uomo additano che lui è nostra abitazione. Chi può dirti il modo, l'amore con cui Ci dilettammo nel creare l'uomo? Oh, se lui conoscesse chi è, che possiede, oh, come si stimerebbe di più e starebbe attento a non macchiare l'anima sua, ed amerebbe Colui che con tant'amore e grazia lo ha creato!"

 

Ed ecco, nel Volume 33 Dicembre 10, 1933:

La prima parola che pronunziò Adamo. La prima lezione che Dio gli diede. La Divina Volontà operante nell'uomo.

(Scrive Luisa:)

[...] Girando nelle opere del Fiat Divino mi son soffermata nell'Eden, in cui mi son fatta presente la creazione dell'uomo, e pensavo tra me qual potette essere la prima parola che Adamo disse quando fu creato da Dio; ed il mio Sommo Bene Gesù, visitandomi colla sua breve visitina, tutto bontà, come se Lui stesso voleva dirmelo, mi ha detto: "Figlia mia, anch'io sento il desiderio di dirti qual fu la prima parola pronunciata dalle labbra della prima creatura da Noi creata. Tu devi sapere che non appena Adamo si sentì la vita, il moto, la ragione, si vide il suo Dio innanzi a sé e comprese che Lui lo aveva formato; sentiva in sé, in tutto il suo essere, ancor fresco le impressioni, il tocco delle sue mani creatrici e, grato, in un impeto d'amore pronunziò la sua prima parola: 'Ti amo, mio Dio, Padre mio, Autore di questa mia vita!' Ma non fu la sola parola, ma il respiro, il palpito, le gocce del suo sangue che correvano nelle sue vene, il moto, tutto l'essere suo unito insieme, dicevano come in coro: 'Ti amo, Ti amo, Ti amo'. Sicché la prima lezione che apprese dal suo Creatore, la prima parola che imparò a dire, il primo pensiero che ebbe vita nella sua mente, il primo palpito che formò nel suo cuore, fu: 'Ti amo, Ti amo'; si sentì amato, ed amò. Potrei dire che il suo Ti amo non lo finiva mai, fu sì lungo che allora fu interrotto quando ebbe la disgrazia di cadere nel peccato. Onde la nostra Divinità si sentì ferita nel sentire sulle labbra dell'uomo: 'Ti amo, Ti amo'; era la stessa parola che Noi avevamo creata nell'organo della sua voce che Ci diceva: 'Ti amo'; era l'amor nostro creato da Noi nella creatura, che Ci diceva: 'Ti amo'; come non restar ferito? Come non contraccambiarlo con un amore più largo, più forte, degno della nostra magnificenza? Come Ci sentimmo dire: 'Ti amo', così Noi gli ripetemmo: 'Ti amo'; ma nel nostro ti amo facemmo scorrere in tutto l'essere suo la vita operante della nostra Divina Volontà. Sicché chiudevamo nell'uomo, come dentro d'un nostro tempio, la nostra Volontà, affinché chiusa nel cerchio umano mentre restava in Noi perché operasse cose grandi e fosse Essa il pensiero, la parola, il palpito, il passo e l'opera dell'uomo. Il nostro ti amo non poteva dar cosa più santa, più bella, più potente, che solo poteva formare la vita del Creatore nella creatura, che la nostra Volontà operante in lui. Ed oh, come Ci riusciva gradito vedere che la nostra Volontà teneva il suo posto di attrice, ed il volere umano abbagliato dalla sua luce godeva il suo Paradiso e dandole piena libertà le faceva fare ciò che voleva, dandole il primato in tutto ed il posto d'onore che ad un Volere sì santo si conveniva!

Vedi dunque, il principio della vita di Adamo fu un atto pieno d'amore verso Dio, di tutto il suo essere. Che lezione sublime [di] come il principio dell'amore dovrebbe correre in tutto l'operato della creatura! La prima lezione che ricevette dal nostro Ente Supremo, nel contraccambio del suo Ti amo, fu che mentre [il nostro Ente Supremo] amava teneramente rispondendogli: 'Ti amo', gli dava la prima lezione sulla nostra Divina Volontà, e mentre lo istruiva gli comunicava la vita di Essa e la scienza infusa di che significava il nostro Fiat Divino; ed ogni qual volta Ci diceva: 'Ti amo', il nostro amore gli preparava altre lezioni più belle sul nostro Volere. Lui restava rapito e Noi Ci dilettavamo nel conversare con lui e facevamo scorrere su di lui fiumi d'amore e di gioie perenni, sicché la vita umana veniva racchiusa da Noi nell'amore e nella nostra Volontà.

Perciò, figlia mia, non c'è dolore più grande per Noi, che vedere il nostro amore come spezzato nella creatura e la nostra Volontà inceppata, soffocata, senza la sua vita operante e come sottoposta all'umano volere. Quindi sii attenta ed in tutte le cose [fa' che tu] abbia per principio l'amore e la mia Divina Volontà".

 

Ed ancora:

Dio creò l'uomo in un'estasi d'amore. La Creazione è il corredo dato all'uomo. Estasi vicendevole tra il Creatore e la creatura. (Fiat!!! Volume 31 Ottobre 9, 1932)

Il mio abbandono nel Fiat continua (scrive Luisa), e quanto più mi abbandono, tanto più sento la sua forza che mi fortifica, la sua vita che anima la mia, la sua luce che mi conforta, mi rischiara e facendosi rivelatrice mi rivela Colui nelle cui braccia sono tutta abbandonata. E con attrazione potente mi fa girare nelle opere sue, ama e vuole che la sua piccola figlia sia spettatrice di ciò che ha fatto per amore delle creature. Onde mentre giravo, il mio Divino e Sovrano Gesù, soffermandomi nell'atto della creazione dell'uomo, mi ha detto: "Figlia mia, che dolce ricordo la creazione dell'uomo! Lui fu creato in una nostra estasi d'amore; fu tanto il nostro amore che restammo rapiti innanzi alla nostra stessa opera che mettevamo alla luce. Ci rapiva la beltà con cui lo avevamo investito, Ci rapiva la santità con cui lo avevamo riempito, Ci rapiva la forma, l'armonia con cui lo avevamo formato. Le sue prerogative, ciascuna sua qualità era un'estasi d'amore che sentivamo e Ci rapiva ad amarlo. Sicché il nostro amore restò scosso, soggiogato e, mettendoci in estasi, faceva sorgere in Noi l'amore operante ed imperituro verso dell'uomo. Ed in questa estasi d'amore, rapiti come stavamo, non si badava a nulla, non si mettevano limiti, si sfoggiava tanto nell'amarlo e nell'arricchirlo di tutti i beni che non gli restammo [lasciammo] nessun vuoto, affinché il suo amore fosse pieno per Noi e così poterci rapire ad amarlo continuamente. Onde il solo ricordo del come fu creato l'uomo Ci ripete la nostra estasi amorosa verso di lui.

Ora, chi gira nella nostra Volontà, come trova le nostre opere che furono come preparativo per poi creare l'uomo, suona il campanello per chiamare tutte le creature a riconoscere questo amore di Dio verso dell'uomo. Ed il suo dolce suono chiama la nostra attenzione, ridesta il nostro amore, e fa risorgere in Noi la nostra estasi d'amore verso di lui. Estasi significa riversamento totale verso di chi si ama, e chi viene nella nostra Volontà tiene forza di farci subire la nostra estasi d'amore affinché Ci riversiamo in lei; e Noi mettiamo con la nostra potenza la creatura in estasi per Noi, affinché nulla le resti e tutta si riversi nel nostro Essere Supremo. Succede un riversarsi a vicenda, l'uno nell'altro. Perciò non vi è cosa che più ci piace che vedere la creatura in quella stessa Volontà in cui fu creata. Mirare le opere nostre, conoscerle, sentire le pulsazioni del nostro amore che ciascuna cosa creata possiede, era il corredo che preparavamo e davamo all'uomo nel creare tante cose e la Creazione tutta. Ora, chi riceve la vita del bene che le cose create contengono? Chi fa uso di questo corredo sì splendido e con diritto? Chi le conosce. Conoscendole trova il nostro amore palpitante, la nostra Volontà operante, e le ama ed ama in esse quell'Ente Supremo che tanto l'ama. Perciò sii attenta e costante nel girare nelle opere nostre, affinché ci diamo la mano nell'amarci, ci mettiamo in estasi a vicenda, e con utile farai uso del gran corredo che con tant'amore ti ha dato il tuo Creatore". [...]

 

Grande compiacimento di Dio per la creazione dell'uomo. (Volume 21 Aprile 22, 1927)

(Scrive Luisa:) [...] Ho seguito il Supremo Volere nell'atto quando stava, l'Essere Divino, per creare l'uomo, affinché potessi anch'io, insieme col mio primo padre Adamo amarlo con quell'amore con cui lui Lo amò nel primo istante quando fu creato. Volevo ricevere quell'alito divino, quello sbocco d'amore per ridarlo al mio Creatore. Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù tutto compiacendosi mi ha detto: "Figlia mia, chi vive nella mia Volontà non c'è atto nostro a cui non può essere presente, né atto nostro che abbiamo messo fuori da Noi che non può ricevere. Ecco a te il mio alito ed il nostro sbocco d'amore. Come fu grande il nostro compiacimento in questo primo atto della Creazione dell'uomo! Avevamo creato cielo e terra, ma nulla di nuovo sentimmo in Noi. Ma nel creare l'uomo, fu ben diverso! Era una volontà che veniva creata, e questa volontà libera! Ed in essa racchiudemmo la Nostra mettendola come al banco per riscuotere l'interesse del nostro Amore, della gloria, dell'adorazione che a Noi veniva. Oh, come rigurgitava in Noi l'amore! Come fremeva di gioia nello sboccare in questa libera volontà per sentirsi dire Ti amo! E quando l'uomo, riempito del nostro [Amore], sprigionò dal suo petto la prima parola Ti amo, grandissimo fu il nostro compiacimento, perché fu come se Ci desse l'interesse di tutti i beni che avevamo messo in lui. Questa volontà libera creata da Noi, era la depositaria del capitale d'una Volontà Divina, e Ci contentavamo d'un tenue interesse, senza più pretendere il capitale. Perciò fu grande il dolore della caduta dell'uomo, perché Ci respinse il capitale per non darci il tenue interesse. Il suo banco restò vuoto ed il suo nemico, facendo lega con lui, lo riempì di passioni e di miserie; poveretto, restò fallito.

(E rivolto a Luisa, Gesù le dice:)

Ora, figlia mia, siccome l'atto della Creazione dell'uomo fu un atto solenne e di grande nostro compiacimento, chiamiamo e vogliamo te in quest'atto per ripetere le solennità dell'atto, mettendo nella tua volontà il grande capitale della Nostra; e mentre ciò facciamo, il nostro amore rigurgita e freme di gioia, di grande compiacenza, perché vediamo realizzato il nostro scopo. Tu, certo, non Ci negherai il tenue interesse, non respingerai il nostro capitale, non è vero? Anzi, ogni giorno faremo i conti, ti chiamerò presente a quel primo atto quando creammo questa libera volontà, tu per darmi l'interesse ed Io vedere se posso aggiungere altro al mio capitale".

(E Luisa continua:)

La mia mente si perdeva nel Fiat Divino, e pensavo tra me: "Oh, come vorrei vivere quell'atto primo della Creazione, quello sbocco divino d'intenso amore che versò sulla prima creatura quando la creò! Vorrei ricevere quell'alito onnipotente, per poter ridare al mio Creatore tutto quell'amore e tutta quella gloria che avea stabilito di ricevere dalla creatura". Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù stringendomi a Sé ha detto: "Figlia mia, è proprio questo il mio scopo di venire Io stesso da te, tanto che a qualcuno potrà comparire strano e quasi fuori dal mio solito, perché quasi non l'ho fatto con nessuno di andare così spesso. Tutto ciò è per riordinare il mio atto primo del modo come creai la creatura, e perciò ritorno a te, Mi trattengo come il più amantissimo Padre colla sua figlia. Quante volte non ti ho alitato fino a non poter [tu] contenere il mio soffio onnipotente? Ho versato in te il mio amore contenuto, fino a riempirti fino all'orlo dell'anima tua; tutto ciò non era altro che la rinnovazione dell'atto solenne della Creazione. Volevo sentire quel grande compiacimento di quando creai l'uomo, e perciò vengo da te, non solo per rinnovarlo, ma per riordinare l'ordine, l'armonia, l'amore tra Creatore e creatura nel modo come fu creato.

Nel principio della Creazione dell'uomo non c'era distanza tra Me e lui, tutto era famigliarità; non appena Mi chiamava Io ero da lui, lo amavo da figlio, e come a figlio Io Mi sentivo tanto tirato verso di lui, che non potevo farne a meno di andare a trattenermi spesso spesso con lui. Io con te sto rinnovando il principio della Creazione, perciò sii attenta a ricevere un tanto bene".

 

Nel Volume 29 Maggio 16, 1931, Gesù ci rivela la Foga d'amore divino nel creare l'uomo ed i tocchi delle Qualità divine in lui.

[...] (Gesù:) La nostra Divinità, di nostra spontanea Volontà, sta sotto l'impero d'un amore che corre irresistibilmente, ché vuol dare alla creatura, tanto che nel creare l'uomo, fu creato nella nostra foga d'amore dai tocchi delle nostre Qualità divine. Il nostro Essere Divino, essendo purissimo spirito, non aveva né mani, né piedi: le nostre Qualità divine Ci servirono di mani per formare l'uomo, e riversandosi sopra di lui come un impetuoso torrente, lo plasmammo e toccandolo gli infondemmo gli effetti delle nostre Qualità Supreme. Questi tocchi son rimasti nell'uomo, e perciò si vedono in lui certe belle qualità di bontà, d'ingegno, d'intelligenza ed altro; sono la virtù dei nostri tocchi divini, che continuando a plasmare l'uomo producono i loro effetti; sono i nostri pegni d'amore con cui lo impastammo che, ad onta che lui non si ricorda e forse neppure Ci conosce, continuano il loro ufficio perenne d'amarlo. E siccome quando si tocca un oggetto o una persona, chi tocca sente l'impressione della persona toccata, quindi, come i nostri tocchi delle Qualità divine restarono nell'uomo, così restò nelle nostre Qualità Supreme l'impressione d'averlo toccato. Sicché lo sentiamo in Noi stessi; come non amarlo? Perciò per quanto ne faccia l'uomo, gli andiamo incontro con nuovi ritrovati d'amore, e col nostro gradito ritornello d'amarlo sempre".

 

E continua ancora (Volume 28 Agosto 24, 1930):

La creazione dell'uomo fu il centro dove si insediarono il Fiat e l'Amore Divino. In Adamo venivano plasmate tutte le creature.

(Luisa:) [...] Seguivo la Divina Volontà negli atti della Creazione, e giunta nell'Eden dove fu creato l'uomo, il mio sempre amabile Gesù ha soggiunto: "Figlia mia, la creazione dell'uomo fu il centro dove il nostro Fiat ed il nostro Amore si insediò per tenervi la sua sede perenne. Il nostro Essere Divino teneva tutto dentro di Noi, il centro del nostro Amore e lo svolgimento della vita del nostro Volere; col creare l'uomo volle formare il secondo centro del nostro amore, per fare che il nostro Fiat potesse svolgere le vite umane col suo impero e dominio, come faceva nel nostro Essere Supremo.

Perciò tu devi sapere che nel creare Adamo tutte le creature venivano create in lui, tutte Ci furono presenti, nessuna Ci sfuggì; amavamo come lui ed in lui tutte le creature. E quando con tanto amore formavamo la sua umanità plasmandola e maneggiandola colle nostre mani creatrici, formando le ossa, stendendo i nervi, coprendoli di carne, formando tutte le armonie della vita umana, in Adamo venivano plasmate, maneggiate tutte le creature; in tutte formavamo le ossa, stendevamo i nervi e coprendole di carne lasciavamo il tocco delle nostre mani creatrici, l'impronta del nostro Amore, la virtù vivificatrice del nostro Volere. Ed infondendogli l'anima, colla potenza del nostro alito onnipotente, venivano formate le anime in tutti i corpi colla stessa potenza in cui veniva formata l'anima in Adamo. Vedi dunque che ogni creatura è una nuova creazione, come se avessimo creato il nuovo Adamo, perché in ciascuna di esse vogliamo rinnovare il gran prodigio della Creazione, l'insediamento del centro del nostro Amore, lo svolgimento della vita del nostro Fiat.

Fu tanto l'eccesso del nostro amore nel creare l'uomo, che fino a tanto che verrà l'ultima creatura sulla terra staremo in continuo atto di creazione per dare a ciascuno ciò che fu dato al primo uomo creato: il nostro Amore rigurgitante, il tocco delle nostre mani creatrici per la formazione di ciascuna di esse. Perciò, figlia mia, ti raccomando che sappia riconoscere e conservare in te l'insediamento del nostro Amore e la vita operante del nostro Fiat, e sentirai i prodigi della continua creazione ed il nostro Amore rigurgitante, che affogandoti d'amore non sentirai che Amore e Volontà mia".

 

Iddio creò l'uomo per tenerlo sulle sue ginocchia e fargli fare il ripetitore degli atti suoi.
(Volume 23 Marzo 8, 1928)

Continuavo a starmi tutta abbandonata nel Santo Voler Divino scrive Luisa , seguendo i suoi innumerevoli atti come più potevo, ché son tanti, [è tanta] la loro molteplicità che molte volte non posso né seguirli né numerarli tutti e devo contentarmi di guardarli, ma non di abbracciarli; la sua attività supera in modo incredibile l'attitudine umana, e perciò alla mia piccolezza non mi vien dato di tutto fare, ma di fare quanto più posso e di non mai uscire da dentro le opere del Fiat Divino. Onde mentre la mia mente si sperdeva nelle opere del Voler Divino, il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto: "Figlia mia, la nostra paterna Bontà creò l'uomo per tenerlo sulle nostre paterne ginocchia, per godercelo continuamente, e lui per godersela in modo perenne col suo Creatore; e per essere stabili i suoi ed i nostri godimenti lo tenevamo sulle nostre ginocchia. E siccome la Volontà nostra doveva essere anche la sua, Essa portava l'eco di tutti i nostri atti nel fondo dell'uomo, che amavamo come figlio nostro, ed il nostro figlio nel sentire l'eco nostro faceva il ripetitore degli atti del suo Creatore. Quali contenti non si formavano tra lui e Noi, nel risuonare nel fondo del cuore del nostro figlio questo nostro eco creante, che formava in lui l'ordine degli atti nostri, l'armonia delle nostre gioie e felicità, l'immagine della nostra Santità. Che tempi felici per lui e per Noi! Ma sai tu chi strappò dalle nostre ginocchia paterne questo figlio tanto da Noi amato? Il voler umano; Ce l'allontanò tanto, che [l'uomo] perdette il nostro eco creante e non ne seppe più nulla [di] che cosa faceva il suo Creatore, e Noi perdemmo la felicità di vedere il nostro figlio felice e trastullarsi sulle nostre ginocchia paterne; perché in lui sottentrò l'eco del suo volere che lo amareggiava, tiranneggiava, con passioni le più degradanti, da renderlo tanto infelice da far pietà. è proprio questo che significa vivere nel nostro Volere: vivere sulle nostre ginocchia paterne, a cura nostra, a spese nostre, nell'opulenza delle nostre ricchezze, gioie e felicità. Se tu sapessi il contento che sentiamo nel vedere la creatura vivere sulle nostre ginocchia, tutta attenta a sentire l'eco della nostra parola, l'eco delle nostre opere, l'eco dei nostri passi, l'eco del nostro Amore per farne la ripetitrice, tu saresti più attenta per fare che nulla ti sfuggisse dell'eco nostro per darci il contento di vedere la tua piccolezza far da ripetitrice agli atti del tuo Creatore!" [...]

 

Ed Ogni cosa creata doveva subire l'azione di Adamo. E poi Gesù spiega come Dio è primo modello della Creazione, Adamo il secondo, il terzo è chi deve far ritornare il Regno del Fiat Divino. (Volume 23 Novembre 10, 1927)

(Scrive ancora Luisa:) [...] Stavo seguendo il mio giro nel Voler Divino, e giunta nell'Eden stavo glorificando il mio Creatore nell'atto che col suo alito onnipotente infondeva la vita nel corpo del mio primo padre Adamo; ed il mio sempre amabile Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto: "Figlia, con che ordine ed armonia fu creato l'uomo! Adamo fu creato da Noi re di tutta la Creazione, e come re teneva la supremazia su tutte le cose, e se non Ci avesse respinto il nostro Fiat, possedendo l'unità di Esso, in tutta la sua vita avrebbe riempito degli atti suoi tutte le cose create; come re e padrone teneva il diritto che ciascuna cosa creata doveva subire la sua azione, doveva essere investita dalla sua luce, perché ogni sua azione era un sole, uno più bello dell'altro. Sicché lui doveva formare la corona a tutta la Creazione; non sarebbe stato vero re se non avesse conosciuto tutti i suoi domini e non avesse avuto il diritto di mettervi gli atti suoi in tutte le cose da Noi create. Succedeva [come] quando un tale è padrone d'un terreno, il quale come padrone tiene il diritto di passeggiarvi dentro, di piantare fiori, piante, alberi, insomma tutto ciò che vuole. Tale era Adamo: colla Potenza del nostro Fiat Divino faceva ciò che voleva, si bilocava in tutte le cose create, e se parlava, se amava, se adorava ed operava, la sua voce risuonava in tutta la Creazione ed [essa] era investita dell'amore, dell'adorazione ed opera di lui. Quindi la Divinità sentiva l'amore, l'adorazione, l'opera del suo primo figlio in tutte le opere sue.

Ora tutto l'operato d'Adamo sarebbe rimasto in tutta la Creazione come il primo modello a tutti i suoi discendenti, i quali avrebbero modellati tutti gli atti loro ai riflessi di luce degli atti suoi, che [egli] come primo padre avrebbe dato in eredità a tutti i suoi posteri, che non solo avrebbero tenuto il loro modello, ma il possesso dei suoi stessi atti. Quale sarebbe stata la gloria nostra e sua, vedere l'operato del nostro caro figlio, del nostro prezioso tesoro partorito dal nostro amore, fuso colle opere nostre? Qual felicità per lui e per Noi?

Ora se questo fu lo scopo nostro per il quale fu creata tutta la Creazione ed il nostro caro gioiello qual è l'uomo, non è giusto che, ad onta che Adamo cominciò e non finì anzi finì nel dolore e nella confusione, perché respinse il nostro Volere Divino che gli serviva come atto primo e lo faceva operare nelle opere del suo Creatore che effettuiamo questo nostro scopo nei suoi discendenti? Ecco, perciò ti chiamo in mezzo alle opere mie, in tutta la Creazione, per formare il modello in cui devono modellarsi le altre creature per ritornare nel mio Fiat. Se tu sapessi qual gioia sento quando vedo che tu, facendo tuo il mio Volere Divino, vuoi animare la luce del sole a dirmi che Mi ama e chiedermi il Regno mio, la rapidità del vento, il mormorio del mare, il fiore, il cielo disteso, fin il canto del piccolo uccellino, vuoi dare la tua voce a tutti, animare tutti a dirmi che Mi ami, Mi adori e vuoi il Regno del Fiat Supremo! Mi sento tal contento che Mi sento ripetere le prime gioie, il primo amore del mio caro gioiello, e Mi sento inclinare a mettere tutto da parte, a dimenticare tutto per fare ritornare il tutto come fu da Noi stabilito. Perciò sii attenta, figlia mia, si tratta di troppo.

Tu devi sapere che il primo modello nella Creazione fu l'Ente Supremo, in cui l'uomo doveva modellare tutti i suoi atti col suo Creatore; il secondo doveva essere Adamo, in cui dovevano modellarsi tutti i suoi discendenti, ma siccome si sottrasse dalla mia Volontà, mancando Essa, la sua unità in lui, gli mancarono i pennelli, i colori e la materia prima per poter fare i modelli a somiglianza del suo Creatore. Poveretto! Come poteva formare i modelli colla stessa forma divina, se non stava più in possesso di quella Volontà che gli somministrava abilità e tutto l'occorrente che ci voleva per poter formare gli stessi modelli di Dio? Respingendo il mio Fiat Divino respinse la potenza che tutto può fare e tutto sa fare. Successe di Adamo come succederebbe di te se non avessi né carta né penne né inchiostro per scrivere; se ciò ti mancasse non saresti capace di vergare una sola parola. Così lui non fu più capace di formare i modelli sullo stampo divino.

Il terzo modello lo deve fare chi deve far ritornare il Regno della mia Volontà; perciò i tuoi doveri sono grandi, ai tuoi modelli saranno modellati tutti quelli degli altri, e perciò in tutti i tuoi atti fa' che scorra la vita del mio Volere Divino, affinché ti somministri tutto l'occorrente che ci vuole, e così il tutto andrà bene ed il tuo Gesù starà insieme con te per farti eseguire bene i suoi modelli divini".

 

Nel Volume 21 Marzo 10, 1927, Gesù spiega come Iddio nella Creazione dava i diritti di possedere il Regno della Divina Volontà.

Stavo secondo il mio solito seguendo gli atti del Volere Supremo nella Creazione e, giunta a quel punto quando Iddio metteva fuori la Creazione dell'uomo, mi univo coi primi atti perfetti che fece Adamo quando fu creato, per incominciare insieme con lui e per seguire dove finì d'amarlo, d'adorarlo, quando peccò, con quella perfezione con cui aveva incominciato in quella unità del Fiat Supremo. Ma mentre ciò facevo pensavo tra me: "Ma abbiamo diritto noi a questo Regno del Voler Divino?" Ed il mio dolce Gesù muovendosi nel mio interno mi ha detto: "Figlia mia, tu devi sapere che Adamo prima di peccare faceva i suoi atti nel Fiat Divino; ciò significa che la Trinità ne aveva dato il possesso di questo Regno, perché per poter possedere un regno ci vuole chi lo forma, chi lo dona e chi lo riceve. La Divinità lo formò e lo donò, l'uomo lo ricevette. Sicché Adamo nella sua prima epoca della Creazione possedeva questo Regno ed il Fiat Supremo, e siccome lui era il capo di tutta l'umana generazione, tutte le creature ricevevano il diritto di questo possesso. E sebbene Adamo col sottrarsi dalla nostra Volontà perdette il possesso di questo Regno perché col fare la sua si mise come in stato di guerra con l'Eterno Fiat, e poveretto, non avendo forza sufficiente per combattere né esercito ben fornito per poter guerreggiare con un Volere sì santo che teneva forza invincibile ed esercito formidabile, restò vinto e perdette il Regno da Noi dato, molto più che la forza che possedeva prima era la nostra, dandole anche il nostro esercito a sua disposizione, come peccò la forza se ne venne alla nostra sorgente e l'esercito si ritirò da lui mettendosi a nostra disposizione , tutto ciò non tolse i diritti ai suoi discendenti di poter riconquistare il Regno della mia Volontà. Successe come ad un re che per guerra perde il suo regno: non ci può essere tutta la probabilità che uno dei suoi figli con un'altra guerra può rivincere il regno di suo padre, che già era suo? Molto più che venni Io sulla terra, il Divin Vincitore, per rifare le perdite dell'uomo, e [molto più] che trovando chi volesse ricevere questo Regno gli restituivo la forza, mettendole di nuovo il mio esercito a sua disposizione per mantenere l'ordine, il decoro, la gloria di esso. E qual è questo esercito? è tutta la Creazione in cui in ciascuna cosa creata sta bilocata la Vita della mia Volontà più che esercito meraviglioso e formidabile, per mantenere la vita di questo Regno. Allora l'uomo perderebbe la speranza di possedere di nuovo questo Regno se vedesse scomparire tutto l'esercito invincibile della Creazione. Allora si potrebbe dire: 'Iddio ha ritirato la sua Volontà dalla faccia della terra, che la vivificava, l'abbelliva, l'arricchiva. Il Regno non c'è più speranza che può essere in nostro possesso'. Ma fino a tanto che questa [Creazione] esiste, sono effetti dei tempi per trovare coloro che lo vogliono ricevere. E poi se non c'era da sperare il possesso di questo Regno del Fiat Divino, non era necessario che Dio ti manifestasse tante sue conoscenze che lo riguardano, né il suo Volere che vuole regnare, né il suo dolore perché non regna. Quando una cosa non si può effettuare è inutile parlarne, quindi non avrei avuto nessun interesse di dire tante cose che riguardano la mia Volontà Divina. Sicché il solo parlarne è segno che voglio che ritorni il suo possesso".

 

Il germe della Divina Volontà nell'atto della creatura. (Volume 26 Settembre 15, 1929)

[...] "Figlia mia, la ripetizione dei tuoi atti nel Fiat Divino spezza l'isolamento di Esso e genera la compagnia a tutti gli atti che fa la Divina Volontà; quindi Essa non si sente più sola, ma tiene a chi può ridire le sue pene, le sue gioie ed affidare i suoi segreti. E poi, un atto continuamente ripetuto è virtù divina e tiene virtù di generare i beni che non esistono, di riprodurli e comunicarli a tutti. Un atto continuato è il solo capace di formare la vita e di poter dar vita. [...]

Non c'è un istante in cui la mia Divina Volontà lasci la creatura e che, riversandosi sopra di lei non le comunichi le sue varie tinte di bellezza, la sua dolcezza infinita, il suo amore inestinguibile; che cosa non le fa e dà la mia Divina Volontà? Tutto; eppure non è riconosciuta né amata, né [le creature] conservano in loro i beni che comunica loro. Qual dolore! Mentre si sviscera sopra ciascuna creatura non trova i beni che comunica, e nel suo dolore continua il suo atto di luce sopra di loro senza mai cessare. Ecco, perciò chi deve vivere nel mio Fiat deve avere i suoi atti ripetuti e continui, per far compagnia [alla mia Divina Volontà] e raddolcirla nel suo intenso dolore".

(E Luisa prosegue:)

Dopo di ciò continuavo a valicare il mare interminabile del Fiat Divino, e come emettevo i miei piccoli atti nell'Eterno Volere, così si formavano nell'anima mia tanti germi ed il seme di questi germi era di luce di Volontà Divina variati da tanti colori, ma animati tutti di luce. Ed il mio dolce Gesù facendosi vedere, ad uno ad uno alitava quei germi, e come li fiatava, quei germi crescevano tanto da toccare l'immensità divina. Io son restata meravigliata nel vedere la bontà del mio sommo Bene Gesù, che con tanto amore prendeva nelle sue mani santissime quei germi per alitarli, e poi li metteva tutti in ordine nell'anima mia; e guardandomi con amore mi ha detto: "Figlia mia, dove c'è la forza creatrice della mia Divina Volontà, il mio alito divino ha la potenza di rendere immensi gli atti della creatura; perché mentre la creatura opera nel mio Fiat, nel suo atto vi entra la forza creatrice, la quale vi mette la sorgente dell'immensità divina, ed il piccolo atto della creatura si converte, chi in sorgente di luce, chi in sorgente d'amore, altri in sorgente di bontà, di bellezza, di santità; insomma, quanti più atti fa, tante sorgenti divine più acquista, e crescono tanto da sperdersi nell'immensità del suo Creatore. [...] La mia Divina Volontà, più che lievito [...] getta la fermentazione divina nell'atto umano e l'atto umano diventa atto divino. Ed Io quando trovo il germe della mia Divina Volontà nell'atto della creatura, mi diletto di fiatare l'atto di essa e lo elevo tanto da renderlo immenso; molto più che quell'atto lo possiamo chiamare atto nostro, Volontà nostra operante nella creatura".

 

Nel Volume 29 Maggio 16, 1931, Gesù conferma maggiormente quanto ha già detto precedentemente affermando che

La Divina Volontà è la confermatrice degli atti della creatura.

[...] (Gesù:) "Tutti gli atti fatti dalla creatura nella Divina Volontà sono confermati da Dio come atti divini, e questa confermazione forma la vita degli stessi atti, e vengono suggellati col suggello divino come atti imperituri, sempre nuovi, freschi e d'una beltà incantevole. Gli atti fatti dalla creatura nella mia Volontà potrei chiamarli: nuova Creazione che Io faccio nella creatura; come essa va facendo il suo atto in Essa, il mio Fiat s'impone colla sua forza creatrice e vi forma l'atto suo e come diritto lo conferma. Succede come successe nella Creazione: siccome correva la forza creatrice della mia Volontà nel creare tante cose, restarono immutabili, senza mai cambiarsi. Si è forse cambiato il cielo, le stelle, il sole? Affatto! Quali furono creati, tali sono; perché, dovunque mette la sua forza creatrice il mio Volere, resta la vita perenne del suo stesso atto, e come conferma non si può mutare mai. Vedi dunque che significa fare e vivere nella mia Divina Volontà: stare sotto l'impero d'una forza creatrice e confermatrice, che mette al sicuro tutti gli atti della creatura, rendendoli immutabili. Sicché col vivere nel mio Volere essa resterà confermata nel bene che fa, nella santità che vuole, nella conoscenza che possiede, nel trionfo del sacrificio. [...]

 

E nel Volume 20 Dicembre 6, 1926, Gesù ci dice che

L'atto si può dire perfetto allorquando regna la Volontà Divina.

[...] (Scrive Luisa:) Stavo facendo i miei soliti atti nel Fiat Supremo, e pensavo tra me che volevo nascondere il mio piccolo amore, la mia meschina adorazione e tutto ciò che io potessi fare nei primi atti che fece Adamo quando possedeva l'Unità della Luce della Divina Volontà, ed in quelli della Mamma Regina, che furono tutti perfetti; ed il mio adorato Gesù ha soggiunto: "Un atto allora si può chiamare perfetto quando racchiude in sé tutti gli atti insieme, e solo la mia Volontà racchiude quest'atto perfetto, che mentre dà un Atto Solo scaturiscono da quest'Atto Solo tutti gli atti possibili ed immaginabili che ci sono in Cielo e in terra. Quest'Atto Solo del mio Volere è simbolo d'una fonte che mentre la fonte è una, da Essa scaturiscono mari, fiumi, fuoco, luce, cielo, stelle, fiori, monti e terra: da questa sol fonte esce tutto. Ora, Adamo nello stato d'innocenza e l'altezza della Sovrana Regina, possedendo la mia Volontà, se amavano, nell'amore racchiudevano l'adorazione, la gloria, la lode, la benedizione, la preghiera; nel più piccolo loro atto, nulla mancava, scorreva la molteplicità delle Qualità dell'Atto Solo del mio Supremo Volere che facendole abbracciare tutto in un atto davano al loro Creatore ciò che gli conveniva. Sicché se amavano adoravano, se adoravano amavano; gli atti isolati che non abbracciano tutti gli atti insieme, non si possono chiamare perfetti, sono atti meschini, che danno di volontà umana. Ecco perciò che solo nel Fiat l'anima può trovare la perfezione vera nei suoi atti, ed offrire un atto divino al suo Creatore".

 

Gesù è Luce, e tutto ciò che da Lui esce è luce, che diffondendosi in mezzo a tutte le creature si sostituiscono come vita di ciascuna di loro. (Volume 13 Settembre 28, 1921)

Continuando il mio solito stato, il mio sempre amabile Gesù Si faceva vedere a me vicino, col Cuore tutto in fiamme, ed in ogni palpito che emetteva il suo Cuore usciva una luce, queste luci mi circondavano tutta e si diffondevano su tutta la Creazione. Io ne son restata sorpresa, e Gesù mi ha detto: "Figlia mia, Io sono Luce eterna, e tutto ciò che da Me esce è luce; sicché non è il solo mio palpito che sprigiona luce, ma ogni mio pensiero, respiro, parola, passo, ogni goccia del mio Sangue sono luce che si sprigionano da Me, che diffondendosi in mezzo a tutte le creature, si sostituiscono come vita di ciascuna di esse, volendone il ricambio delle loro piccole luci, perché anche loro sono luce, essendo anch'esse sprigionate da dentro la mia stessa luce, ma il peccato converte in tenebre l'operato della creatura.

Figlia mia, amo tanto la creatura che la concepii nel mio alito e la partorii sulle mie ginocchia, per farla riposare sul mio Seno e tenerla al sicuro, ma la creatura Mi sfugge, ed Io, non sentendola nel mio alito né trovandola sulle mie ginocchia, il mio alito la chiama continuamente, e le mie ginocchia sono stanche d'aspettarla, e la vado fiutando dappertutto per averla a Me di ritorno. Ah, a quali strette di dolore e d'amore Mi mettono le creature!" [...]

 

Contempliamo anche noi estasiati L'Amore e la tenerezza di Dio nel creare l'uomo.
(Volume 23 Ottobre 23, 1927)

[...] Stavo seguendo il mio giro nel Voler Divino e portandomi nell'Eden per essere presente quando la Maestà Divina, avendo formato la bella statua dell'uomo, gli stava dando la vita alitandolo col suo fiato onnipotente, per poter glorificare il mio Creatore in un atto così solenne, amarlo ed adorarlo e ringraziarlo per un amore sì eccessivo e traboccante verso l'uomo. Ed il mio divino Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto: "Figlia mia, quest'atto di formare e d'infondere la vita nell'uomo col nostro alito onnipotente fu sì tenero, commovente e di gioia sì grande per Noi, che tutto il nostro Essere Divino traboccò fuori tanto in amore, che con forza rapitrice rapì le nostre Qualità divine per infonderle nell'uomo; nell'alitarlo tutto versammo in lui e nel fiatarlo mettevamo il nostro Essere Supremo in comunicazione con lui, in modo da renderlo inseparabile da Noi. Questo nostro alito non cessò mai, perché se nella Creazione di tutto l'universo fu la nostra Volontà che si costituiva vita di tutto, nell'uomo non solo si dava il nostro Fiat, ma insieme col nostro alito si dava a lui la medesima Vita nostra. E questo nostro alito non cessa ancora, per continuare la generazione delle altre creature, per renderle inseparabili da Noi.

è tanto il nostro amore quando facciamo un'opera, che fatta una volta resta l'attitudine di farla sempre. Perciò l'ingratitudine dell'uomo è grande, perché disconosce, disprezza, offende questa nostra Vita in lui medesimo. E siccome quando si emette il fiato per fiatare, si emette fuori e si ritira dentro per poter di nuovo fiatare, nel fiatarlo diamo Noi a lui, e nel ritirare il fiato ritiriamo l'uomo in Noi; e non sentendolo venire in Noi perché la sua volontà non è con Noi, sentiamo tutto il peso dell'ingratitudine umana. Ecco, perciò chiamiamo te per darti il nostro alito incessante, affinché come lo ritiriamo per uscirlo di nuovo, ti sentiamo venire in Noi per ricevere il compimento della nostra Volontà nell'atto solenne di emettere il nostro alito rigeneratore per generare le creature".

 

Gesù nel Volume 14 Aprile 29, 1922, precisa:

[...] "... che significa vivere nel mio Volere: vivere di un palpito eterno e divino, vivere col mio alito onnipotente".

 

E nel Volume 36 Maggio 17, 1938, Gesù ci ricorda che dell'uomo "Tutto uscì da Noi e plasmato dalle nostre mani creatrici: l'anima ed il corpo; perciò tutto dev'essere nostro, l'uno e l'altro. Ed il Voler Divino vuole i più piccoli atti dell'uomo per far sorgere il suo sole. Ed il mio Amore vuole sempre più vincolarsi colla creatura e, come manifesta le Verità sul suo Volere Divino, così prepara lo sposalizio tra Dio e l'anima".

[...] (Gesù a Luisa:) "Figlia mia, tutto uscì da Noi e plasmato dalle nostre mani creatrici: l'anima ed il corpo; perciò tutto dev'essere nostro, l'uno e l'altro. Anzi, fecimo del corpo l'organo, ed ogni atto che dovea fare, fatto per compiere la Divina Volontà, dovea formare un tasto, il quale dovea racchiudere tante note e concerti di musica, distinte tra loro; e l'anima dovea essere colei che con l'unione del corpo dovea formare la voce, il canto, e toccando questi tasti dovea formare le musiche più belle. [...] L'anima ed il corpo: c'è tale armonia, ordine, unione, che l'uno non può fare senza dell'altro. Perciò sto attento, ti vigilo i tuoi passi, le tue parole, il muovere delle tue pupille, i tuoi più piccoli atti, acciò la mia Volontà abbia la sua vita, il suo posto.

Noi non badiamo se l'atto sia naturale o spirituale, se sia grande o piccolo, ma stiamo attenti a guardare se tutto è nostro, se il nostro Volere ha fatto sorgere il suo Sole di luce, di santità, di bellezza, d'amore, e Ce ne serviamo anche dei piccoli atti di essa per formare i nostri portenti più prodigiosi, i quali formano le scene più belle per tenerci divertiti. Non fu sul nulla che formammo le meraviglie, l'incanto di tutta la Creazione? Non fu sul nulla che formammo tante armonie, fino la nostra immagine che Ci somiglia, nella creazione dell'uomo? Figlia mia, se la creatura dovea darci ciò che solo è spirituale, poco poteva darci; invece col darci anche i suoi piccoli atti naturali, può darci sempre, stiamo in continui rapporti, l'unione tra Noi ed essa non si spezza mai; molto più che le cose piccole sono sempre fra le mani, alla portata dei piccoli e dei grandi, degli ignoranti e dei dotti: il respirare, il muoversi, servire se stessi nelle cose personali è di tutti, e non cessano mai, e [questo] fatto per amarci, per far formare la vita della Divina Volontà in essi, è il nostro trionfo, la nostra vittoria e lo scopo per cui l'abbiamo creato. Vedi dunque com'è facile il vivere nel nostro Volere: [la creatura] non deve fare cose nuove, ma quello che fa, cioè svolgere la sua vita, come [glie]l'abbiamo data, nella nostra Volontà".

[...] "Come il sole ogni giorno semina luce, calore, dolcezza, profumi, colore, fecondità, diversità di gusti, e con ciò abbellisce tutta la terra [...] così [per] chi vive nella mia Volontà, superando Essa in modo insuperabile la semina che fa il sole, semina, sopra di chi vive in Essa, luce, amore, varietà di bellezza, santità, dando a ciascun seme la fecondità divina. Ed oh, com'è bello vedere questa creatura abbellita, fecondata dalla nostra semina divina! Come resta speciosa, da formare l'incanto alle nostre pupille divine!

[...] L'anima per ricevere la semina della mia Volontà deve vivere in Essa, deve stare sempre unita, con sommo accordo, deve farsi plasmare per ricevere la nuova vita che [la mia Volontà] vuol dare, altrimenti [la mia Volontà] [...] non semina, e la creatura resta sterile, senza bellezza, sotto le tenebre della sua volontà umana.

Ecco, perciò voglio l'anima a vivere nel mio Volere, non solo per seminare, ma per fare che la mia semina non vada perduta, facendomi Io stesso Coltivatore per poter produrre le più svariate bellezze".

(E Luisa scrive ancora:)

Poi ha soggiunto con più tenerezza d'amore: "Figlia mia buona, il mio Amore vuole sempre più vincolarsi colla creatura, e quante più Verità manifesta sulla mia Volontà, tanti più vincoli d'unione metto tra Dio ed essa; e come manifesta le Verità, così prepara lo sposalizio tra Dio e l'anima, e quanto più manifesta, tanto più con pompa e con sfarzo verrà fatto lo sposalizio. Vuoi sapere? Le mie Verità serviranno come dote per potersi sposare con Dio; Lo faranno conoscere Chi è Colui che si abbassa, e che solo il suo amore Lo induce fino a vincolarsi col nodo di sposalizio. Le mie Verità toccano e ritoccano la creatura, la plasmano, le formano la nuova vita, le restituiscono ed abbelliscono la nostra immagine e somiglianza, [come] quando da Noi fu creata; [e il Creatore] le imprime il suo bacio d'unione inseparabile.

Una nostra Verità può formare un mare di prodigi e di creazioni divine in chi ha il bene d'ascoltarla; essa può cambiare un mondo intero, da perverso in buono e santo, perché è una vita nostra che viene esposta a bene di tutti e un nuovo Sole che facciamo sorgere nelle intelligenze create, il quale a via di luce e di calore si farà conoscere, per trasformare in luce e calore chi ha il bene d'ascoltarla. Perciò occultare una Verità che Noi con tanto amore usciamo fuori dal nostro Seno paterno, è il più gran delitto, e priva le umane generazioni del bene più grande.

Oltre di ciò, chi vive nel nostro Volere, sposandosi con Noi forma la festa a tutti i Santi: tutti prendono parte alle nozze divine, ed in virtù di questa [anima] hanno una festa tutta propria in Cielo e un'altra in terra. Ogni atto che fa la creatura che vive nel nostro Volere è una festa ed una mensa che bandisce alle Regioni Celesti, ed i Santi la ricambiano con nuovi doni e l'impetrano da Dio che le manifesti altre Verità per allargare sempre più i confini della dote che Dio le ha dato".

 

Lo sbocco d'amore del Creatore, il suo alito, si sprigiona continuamente dal suo Seno Divino e corre per alitare la generazione delle creature. Ed attende che le creature
formino il loro sbocco d'amore verso il loro Creatore.
(Volume 21 Aprile 24, 1927)

[...] (Gesù:) "Io voglio far ritornare le cose come al principio della Creazione, che non fu altro che uno sbocco d'amore, ed esso dura ancora, perché ciò che Noi facciamo una volta facciamo sempre, non viene mai interrotto. [...] Sicché il nostro sbocco d'amore, il nostro alito si sprigiona continuamente dal nostro Seno Divino e corre per alitare la generazione delle creature. Onde il nostro sbocco d'amore aleggiando in tutta la Creazione investe cielo e terra, sole e mare, vento e acqua, e corre verso le creature; se ciò non fosse, il cielo si restringerebbe, le stelle si sperderebbero, il sole si impoverirebbe di luce, l'acqua verrebbe a mancare, la terra non produrrebbe né piante né frutti, perché mancando la vita del nostro amore [che va] aleggiando in tutte le cose, si ritirerebbero dalla nostra sorgente da dove uscirono; e se venisse a mancare il nostro alito, la generazione delle creature finirebbe, perché esse non sono altro che faville che manda il nostro alito per fecondare la crescente generazione.

Ora le creature prendono ciò che è materia nelle cose create e lasciano la vita dell'amore, che aleggiando in tutto, resta sospeso senza poter dare. Succede come quando si va in un prato fiorito o in un giardino dove ci sono alberi carichi di preziosi frutti: se solo si guarda il fiore e non si coglie, non si riceverà il gusto e la vita del profumo del fiore; se si guarda il frutto e non si prende dall'albero per mangiarlo, non si gusterà né si riceverà la vita del frutto. Così è di tutta la Creazione: l'uomo la guarda, ma non riceve la vita d'amore messa da Dio in tutte le cose create, perché l'uomo non mette la sua volontà né apre il suo cuore per ricevere questo sbocco d'amore continuato del suo Creatore. Ma ad onta di ciò il nostro sbocco d'amore non si arresta, il nostro alito rigeneratore è sempre in atto ed in moto, ed aspettiamo il Regno del nostro Fiat Divino per fare che questo nostro amore, aleggiando, scenda in mezzo alle creature e da questa nostra Vita divina, che, ricevendola, formeranno, le creature, il loro sbocco d'amore da dare a Colui dal Quale lo ricevono.

Perciò, figlia mia, tutta la Creazione è accentrata su di te. Io ti guardo dal cielo stellato e ti mando questo sbocco d'amore, ti guardo dal sole ed alitandoti ti mando la mia Vita divina, ti guardo dal mare e nelle sue onde spumeggianti ed impetuose ti mando il mio amore che, essendo contenuto, lo scarico con impetuosità come mare su di te; ti guardo dal vento e ti verso il mio amore imperante, purificante e riscaldante; ti guardo dai monti e ti mando lo sbocco del mio amore fermo ed irremovibile. Non c'è punto o cosa creata da dove non ti guardo per versarti amore, perché, stando il mio Volere in te, da tutte le parti Mi tiri a guardarti, perché Esso allarga la tua capacità per ricevere questo mio sbocco d'amore continuato [...]".

 

Bruttezza della natura umana senza la Divina Volontà; la natura umana fu creata per vivere insieme al Fiat Divino. (Fiat!!! Volume 29 Agosto 10, 1931)

[...] "Figlia mia, brutta è la natura umana che vive senza della mia Volontà, perché essa fu creata dall'Ente Supremo per vivere unita insieme col Fiat Divino, sicché col vivere senza di Esso succede uno spostamento nell'umana natura; in questo spostamento viene spostato l'ordine, la forza, l'amore, la luce, la santità, la stessa ragione; tutte queste belle doti ci sono nella creatura perché furono messe da Dio come dentro d'un sacrario , ma ci sono fuori del loro posto, tutte in disordine; e siccome stanno fuori posto, una è contro dell'altra: le passioni combattono la santità, la debolezza combatte la forza, l'amore umano combatte il divino, la creatura il Creatore, e così di seguito. La natura umana senza della Divina Volontà si trasforma in brutto, si capovolge e nel suo disordine muove guerra al suo Creatore. Succede come [per] l'anima ed il corpo, che sono stati creati da Dio per fare vita insieme; se il corpo volesse far vita separata dall'anima, non gli toccherebbe la triste sorte di subire tale trasformazione da non più riconoscersi da quel che era? Col creare l'uomo la nostra Divinità, vi concorse la nostra infinita Sapienza che, come Artefice e come perito che possiede tutta la scienza dell'arte di saper creare, nella nostra onniveggenza vide che, per fare che quest'uomo fosse il nostro onore ed opera degna delle nostre mani creatrici, e la nostra gloria ed anche la sua, doveva essere formato corpo ed anima; e sobbarcavamo la nostra Volontà come vita primaria dell'anima e del corpo, sicché ciò che è l'anima al corpo, la nostra Volontà doveva essere per l'una e per l'altro. Quindi la creatura è stata creata ed ha avuto il suo principio: corpo, anima e volontà umana e Divina, tutto insieme, le quali dovevano fare vita in comune con sommo accordo. E la nostra Volontà, che teneva il primato, doveva farsi alimentatrice e conservatrice e dominatrice di questa creatura.

Onde se senza della nostra Volontà Divina la natura umana è bruttezza, unita colla Nostra è d'una bellezza rara ed incantevole. Nella sua creazione gli fu messo da Noi il germe della luce, ed il nostro Fiat, più che madre tenerissima, si stende colle sue ali di luce sopra di questo germe e lo carezza, lo alita, lo bacia, lo alimenta, lo fa crescere e gli comunica, col suo calore e luce, tutte le varietà delle bellezze divine e la natura umana [ne] riceve la partecipazione, se sta sotto l'influsso impetuoso e continuo d'una forza, d'una santità, d'un amore tutto divino, e cresce bella, amabile ed ammirabile a tutti. Perciò la natura umana come fu creata da Noi non è brutta, ma bella né Noi sappiamo fare cose brutte , ma si può rendere brutta col non stare ai modi come fu creata e voluta da Noi. Vedi dunque come è necessario che le creature facciano e vivano nella nostra Volontà, perché Essa entra nel primo atto della sua creazione. Quindi, distrutto questo, [la natura umana] resta sfigurata e senza vera vita. [...] Ora, che cosa può sperare di bene la creatura, se non vive unita colla nostra Volontà Divina in cui fu stabilito il principio della sua creazione? Oh, se tutti comprendessero! come sarebbero attenti a farsi dominare, alimentare, crescere dalla mia Volontà che, essendo principio della loro esistenza, formerebbe in essi tutto il bello, il buono ed il santo e la grande fortuna della vita quaggiù, e poi la grande gloria della lor vita lassù". [...]

 

Nel Volume 14 Novembre 6, 1922, Gesù spiega come Solo nella Divina Volontà la creatura può dare a Dio il contraccambio del suo Atto in modo divino.

[...] "La mia Volontà cristallizza l'anima, e siccome ad un cristallo qualunque oggetto si avvicina, vi si forma dentro un altro oggetto tutto simile a quello che si mette di fronte, così la mia Volontà, tutto ciò che fa, riflette in queste anime cristallizzate dalla mia Potenza, e ripetono e fanno ciò che fa il mio Voler Supremo; [...] Onde sono i miei specchi, ed il mio Volere li moltiplica ad ogni atto che fa e dappertutto. Perciò non c'è cosa creata dove essi non si trovino: nelle creature, nel mare, nel sole, nelle stelle, e fin nell'empireo, ed il mio Volere riceve il contraccambio del mio atto in modo divino dalla creatura. Ecco anche la causa [del per]ché amo tanto che il vivere nel mio Volere sia conosciuto: per più moltiplicare questi specchi resi cristalli dal mio Volere, per far ripetere in loro le opere mie, ed allora non sarò più solo, ma avrò la creatura in mia compagnia, l'avrò con Me, intimamente con Me, nel fondo del mio Volere, quasi inseparabile da Me, come se allora allora fosse uscita dal mio Seno [allor] quando la creai, senza aver fatto altre vie contrarie alla mia Volontà. Quanto sarò contento!" [...]

 

Scrive Luisa nel Volume 33 Maggio 31, 1935:

[...] Gesù, mi circonda tanto del suo Santo Volere che non saprei vivere senza di Esso. Me lo sento dentro di me che col suo dolce impero domina su tutto il mio interno e con un amore indicibile Si fa vita del mio pensiero, del mio palpito e respiro, e pensa, palpita, respira insieme con me e pare che mi dice: "Come son felice che tu senti, conosci che la vita del tuo pensiero, del tuo palpito, di tutta te sono Io! Tu senti Me in te ed Io sento te in Me; siamo felici ambedue di fare una sol cosa tutti e due. Questa è la mia Volontà: che la creatura sente, conosce che sto insieme con essa, Mi abbasso a tutti gli atti suoi e li faccio insieme con essa per darle la similitudine della mia vita e degli atti miei divini. Quanto Mi duole quando Mi mettono da parte e non riconoscono il mio dominio e che sono Io proprio Colui che forma la loro vita!"

 

L'Amore è la culla dell'uomo. (Volume 14 Febbraio 17, 1922)

[...] "... E' il mio Amore che più si avvicina all'uomo, anzi, è la culla dove lui è nato, sebbene nella mia Divinità tutto è armonia come sono in piena armonia le membra al corpo. Sebbene l'intelligenza prende la parte dirigente dove risiede la volontà dell'uomo, se lei non vuole si può dire che l'occhio non vede, la mano non opera, il piede non cammina; invece, se vuole, l'occhio vede, la mano opera, il piede corre, tutte le membra si mettono d'accordo. Così la mia Divinità: la mia Volontà prende la parte dirigente, e tutti gli altri Attributi si mettono in piena armonia per seguire ciò che il mio Volere vuole; sicché vi concorre la Sapienza, la Potenza, la Scienza, la Bontà, eccetera. E siccome tutti i miei Attributi, sebbene distinti tra loro, ma vivono nella fonte dell'Amore, sboccano d'Amore, ecco perciò [che] mentre è l'Amore che corre, che agisce, che si dona, tutti gli altri miei Attributi vi concorrono insieme.

Poi, all'uomo, ciò che più gli è necessario è l'Amore. L'Amore è come il pane alla vita naturale; sicché può farne a meno della scienza, della potenza, della sapienza, o al più sono cose che si vogliono a tempo ed a circostanza; ma, che si direbbe se avessi creato l'uomo e non lo amassi? E poi, a che pro crearlo se non dovessi amarlo? Questo Mi sarebbe di disonore e non opera degna di Me, che non so far altro che amare. E che sarebbe dell'uomo se non avesse un principio d'amore e non potesse amare? Sarebbe un bruto, e neppure degno di essere guardato. Perciò in tutto deve correre l'Amore; l'Amore dovrebbe correre in tutte le azioni umane, come corre l'immagine del re nella moneta del regno; e se la moneta non è improntata dalla immagine del re, non viene riconosciuta per moneta; così, se [in tutto] non corre l'Amore, non è riconosciuta per opera mia".

 

Sentiamo da Gesù la spiegazione del Perché non poteva venire il Regno della Divina Volontà prima della venuta del Verbo sulla terra. E L'Innesto di Gesù e l'innesto di Adamo all'albero dell'umanità. (Volume 27 Ottobre 27, 1929)

(Scrive Luisa:) Stavo facendo il mio giro nella Creazione, ed andavo seguendo tutti gli atti fatti dal Fiat Divino, dall'Eden fino alla discesa del Verbo Divino sulla terra; ma mentre ciò facevo pensavo tra me: "E perché non venne il Regno della Divina Volontà sulla terra prima che scendesse il Figlio di Dio dal Cielo in terra?" Ed il mio dolce Gesù [...]: "Figlia mia, il Regno della mia Divina Volontà non poteva venire sulla terra prima della mia venuta in essa, perché non c'era nessuna umanità che possedeva, per quanto a creatura è possibile, la pienezza del mio Fiat Divino, e non possedendola non c'era nessun diritto, né secondo l'ordine divino né secondo l'ordine umano. Il Cielo era chiuso, le due volontà, umana e Divina, stavano in cagnerio, l'uomo si sentiva impossibilitato a chiedere un tanto bene, tanto che neppure ci pensava. Dio, per diritto di Giustizia, impossibilitato a darlo. [...] Ora nella mia venuta sulla terra, il Verbo Divino si vestì d'umana carne, con questo formò l'innesto all'albero dell'umanità. La mia Umanità si prestò come seme al Verbo Eterno e la mia Volontà Divina formò l'innesto nuovo colla mia volontà umana; da questo incominciò, essendo Io il capo di tutte le umane generazioni, il diritto d'ambo le parti, umana e Divina: loro di poter ricevere il Regno della mia Divina Volontà, Dio di poterlo dare.

[...] l'innesto fatto da Me all'albero dell'umanità: sono circa duemil'anni e l'umanità non ha ricevuto tutti gli umori del mio innesto, ma c'è da sperare, perché c'è il seme, l'innesto, onde la creatura lo può chiedere. Dio si trova nella possibilità di darlo, perché c'è la mia Umanità che possedendo in virtù del Verbo fatto carne la mia Divina Volontà per natura, ha restituiti i diritti all'uomo ed a Dio. Perciò tutto ciò che Io feci nella Redenzione non è altro che preparativo, innaffiamento, coltivazione, per dare sviluppo a questo innesto celeste fatto da Me, tra le due volontà, umana e Divina.

Dunque, come poteva venire il Regno della mia Divina Volontà prima della mia venuta sulla terra, se mancava l'innesto, il principio della sua vita e l'operato in atto nell'anima ed il primo suo Atto nell'atto della opera umana, per stendervi il suo Regno in ciascun atto di esse? è vero che il mio Fiat Divino colla sua potenza ed immensità stendeva il suo impero ovunque, ma nella volontà umana non si trovava come principio di vita ma solo per potenza e immensità. [...] Fino a tanto che l'uomo non cede la sua [volontà] nella Mia, la Mia non può gettare il suo principio di vita nella volontà umana, la fusione dell'una e dell'altra non può avvenire, [e] la creatura sarà sempre creatura senza la somiglianza e la vita del suo Creatore nel fondo dell'anima sua, che può solo formarla il mio Fiat Divino. Quindi ci sarà sempre dissomiglianza, distanza ad onta che il mio Voler Divino la illumina e gli comunica i suoi mirabili effetti, per sua bontà e liberalità e per effetto di potenza e d'immensità che per sua natura possiede.

Molto più che Adamo col peccare, col fare la sua umana volontà, non solo formò il tarlo alla radice dell'albero dell'umanità ma vi aggiunse l'innesto, il quale innesto comunicò tutti gli umori cattivi che nel corso dei secoli doveva produrre nell'albero dell'umanità l'innesto d'Adamo. A principio un innesto non può produrre né grandi beni né grandi mali, ma solo il principio o del male o del bene; difatti Adamo non fece i tanti mali delle umane generazioni, ma appena l'innesto egli fece, e fu causa di torrenti di mali, molto più che non ebbe subito l'innesto in contrario della mia venuta sulla terra, ma dovettero passare secoli e secoli, quindi gli umori cattivi crescevano ed i mali si moltiplicavano, perciò al Regno della mia Volontà non c'era da pensarci. Ma quando Io venni sulla terra, col mio Concepimento formai l'innesto contrario all'albero della umanità ed i mali incominciarono ad arrestarsi, gli umori cattivi a distruggersi, onde c'è tutta la speranza che il Regno della mia Divina Volontà può formarsi in mezzo alle umane generazioni. Le tante Verità che ti ho manifestato sul mio Fiat Divino sono sorsi di vita i quali: chi innaffia, chi coltiva, chi aumenta gli umori all'albero dell'umanità da Me innestato. Quindi, se nell'albero della mia Umanità è entrata la vita del mio Fiat Divino ed ha formato l'innesto, c'è tutto da sperare che il mio Regno abbia il suo scettro, il suo giusto dominio ed il suo comando in mezzo alle creature. Perciò prega e non dubitarne".

 

Adamo peccò perché si dimenticò che Dio lo amava e dimenticò d'amarlo

"Adamo peccò perché dimenticò che Io lo amavo e dimenticò d'amarmi... Perciò, ci invita Gesù in tutte le tue pene e privazioni, non dimenticare mai che Io ti amo assai,
per non dimenticarti mai d'amarmi... e d'amarmi per tutti".
(Volume 16 Settembre 6, 1923)

[...] (Gesù a Luisa:) "Vuoi tu sapere perché Adamo peccò? Perché dimenticò che Io lo amavo, e dimenticò d'amarmi; fu questo il primo germe della sua colpa. Se avesse pensato che Io lo amavo assai e che lui era obbligato ad amarmi, mai si sarebbe deciso a disubbidirmi. Sicché prima cessò l'amore, poi cominciò il peccato. E come cessò d'amare il suo Dio, cessò il vero amore verso sé stesso. Le sue stesse membra e potenze si ribellarono a lui stesso, perdette il dominio, l'ordine e diventò pauroso. Non solo, ma cessò il vero amore verso le altre creature; mentre Io lo avevo creato con lo stesso Amore che regnava tra le Divine Persone, che uno doveva essere l'immagine dell'altro, la felicità, la gioia, la vita dell'altro. Perciò, venendo [Io] sulla terra, la cosa a cui diedi più importanza, fu che si amassero l'un l'altro come erano amati da Me, per dar loro il mio primo Amore, per far aleggiare sulla terra l'Amore della Santissima Trinità.

Perciò, in tutte le tue pene e privazioni, non dimenticare mai che Io ti amo assai, per non dimenticarti mai d'amarmi e, [...] d'amarmi per tutti. Così starai nell'ordine e non avrai timore di nulla".

 

Nel Volume 15, al Giugno 6, 1923, ci vien posta nuovamente la domanda: Adamo, perché peccò? Perché distolse lo sguardo dall'allettamento divino. Ed il segno se l'anima è tutta di Dio, è se non prova gusto di tutto ciò che esiste.

[...] (Gesù spiega:) "Il gusto pare che sia cosa da nulla, eppure non è così: è l'atto primo, o del bene o del male. E vedi un po' come è così: Adamo, perché peccò? Perché distolse lo sguardo dall'allettamento divino; e come Eva [gli] presentò il frutto per farlo mangiare, guardò il frutto e la vista prese piacere nel guardarlo, l'udito prese diletto nel sentire le parole di Eva, che se mangiava il frutto doveva diventare simile a Dio, la gola prese gusto nel mangiarlo. Sicché il gusto fu il primo atto della sua rovina. Se invece avesse provato dispiacere nel guardarlo, noia, fastidio nell'udire le parole di Eva, disgusto nel mangiarlo, Adamo non avrebbe peccato, anzi avrebbe fatto il primo atto eroico nella sua vita, resistendo e correggendo Eva d'aver ciò fatto, e lui sarebbe rimasto con la corona imperitura della fedeltà verso a Chi tanto doveva e che teneva tutti i diritti della sua sudditanza [...]".

 

Perché Adamo cadde così in basso dopo il peccato. (Volume 21 Marzo 26, 1927)

(Luisa scrive:)

[...] Pensavo tra me: "Come mai Adamo, da un posto sì alto quando fu creato da Dio, cadde così in basso dopo il peccato?" Ed il mio sempre amabile Gesù, muovendosi nel mio interno, mi ha detto: "Figlia mia, nella Creazione una fu la Volontà che uscì in campo nel creare tutte le cose; e con diritto a Questa sola spettava il dominio, il regime e lo svolgimento della sua stessa Vita in ciascuna cosa ed essere da Essa creati. Ora, l'uomo col sottrarsi dalla nostra Volontà non fu più una la Volontà che regnava sulla terra, ma due; e siccome l'umana era inferiore alla Divina, si svuotò di tutti i beni di questo Fiat Supremo, e [l'uomo] facendo la sua [volontà], tolse il posto alla Volontà Divina e questo fu il più grande dei dolori, molto più che questa volontà umana era uscita ed era stata creata dalla Divina Volontà perché tutto fosse proprietà sua, dominio suo.

Ora, l'uomo col sottrarsi dalla Nostra si rese reo di rubare i diritti divini, e facendo la sua, nulla più gli apparteneva delle cose create da questo Fiat. Sicché dovea trovare un luogo dove non si stendeva la nostra opera creatrice, ma ciò era anche impossibile, questo luogo non si trova; e mentre non era con la nostra Volontà, prendeva delle cose sue per vivere: se ne serviva del sole, dell'acqua, dei frutti della terra, di tutto, e questo erano tutti furti che Ci faceva. Sicché l'uomo col non fare la nostra Volontà si rese il ladroncello di tutti i nostri beni.

Come fu doloroso vedere che la Creazione doveva servire a tanti disertori, a tanti che non appartenevano al Fiat Divino! E quante creature dovevano venire alla luce e non dovevano vivere nel Regno nostro e farsi dominare dalla nostra Volontà, tanti posti [Essa] perdeva sulla terra. Successe come in una famiglia che, invece di comandare e dominare il padre, coman­dano e dominano tutti i figli, i quali neppure sono d'accordo tra loro, chi comanda una cosa e chi un'altra. Qual è il dolore di questo povero padre nel vedersi tolto il dominio dai figli, e la confusione ed il disordine di questa famiglia? Molto più fu doloroso per il mio Fiat Supremo che l'opera delle sue stesse mani creatrici le toglieva il dominio [alla Divina Volontà] e, facendo la sua volontà, si metteva contro la Mia togliendole il diritto di regnare. Figlia mia, il non fare la mia Volontà è il male che racchiude tutti i mali ed è il crollo di tutti i beni, è distruzione di felicità, d'ordine, di pace, è la grande perdita del mio Regno divino".

 

Il momento terribile della caduta d'Adamo. (Volume 27 Ottobre 7, 1929)

[...] Stavo facendo il mio giro per seguire gli atti del Fiat Divino nella Creazione, e giunta nell'Eden mi son fermata nell'atto quando l'uomo respinse la Volontà Divina per far la sua. Oh, come comprendevo bene il gran male di fare l'umana volontà! Ed il mio amato Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto: "Figlia mia, certo che fu terribile il momento della caduta d'Adamo; come respinse il nostro Voler Divino per fare il suo, il nostro Fiat stava in atto di ritirarsi dal cielo, dal sole e da tutta la Creazione per risolverla nel nulla, perché colui che aveva respinta la nostra Divina Volontà non meritava più che il nostro Fiat mantenesse l'Atto continuo di creazione e conservazione in tutta la Creazione, fatta per amor dell'uomo e data a lui come dono dal suo Creatore. Se non fosse stato che il Verbo Eterno avesse offerto i suoi meriti previsti del futuro Redentore, come li offerse per preservare la Vergine Immacolata della colpa originale, tutto sarebbe andato in rovina. Il cielo, il sole, si sarebbero ritirati nella nostra sorgente, e ritirandosi la nostra Divina Volontà, tutte le cose create perderebbero la vita. Ma presentandosi il Verbo Umanato innanzi alla Divinità e facendo presenti i suoi meriti previsti, tutte le cose stettero al loro posto, ed il mio Fiat continuò la sua opera creatrice e conservatrice, aspettando la mia Umanità per farne il dono legittimo che meritavo; tanto vero che si fece solenne promessa all'uomo, dopo la sua caduta, che sarebbe sceso il futuro Redentore per salvarlo, affinché pregasse e si disponesse a riceverlo. Tutto fece la nostra Volontà, e con giustizia teneva diritto su tutto; l'uomo col fare la sua volontà umana, gli toglieva i suoi diritti divini, perciò non meritava che il sole le desse la luce, e come la luce lo investiva si sentiva strappare i diritti della sua luce; ogni cosa creata che prendeva e godeva, erano tanti strappi che gli faceva. Se non fosse per la mia Umanità, per l'uomo tutto era perduto. Perciò il non fare la mia Divina Volontà racchiude tutti i mali, e [fa] perdere tutti i diritti del Cielo e della terra; il farla racchiude tutti i beni ed acquista tutti i diritti umani e divini".

 

Tutte le figure e simboli dell'Antico Testamento simboleggiavano i figli della Divina Volontà. Adamo da un punto alto precipitò su un punto più basso. (Volume 21 Aprile 8, 1927)

Stavo seguendo gli atti che il Voler Divino in tutta la Creazione aveva fatto, come pure cercavo gli atti che aveva fatto nel primo padre Adamo, quanto in tutti quelli che aveva fatto in tutti i sensi dell'Antico Testamento, specialmente dove il Supremo Volere aveva fatto risaltare la sua Potenza, la sua Fortezza, la sua Virtù vivificatrice. Ed il mio dolce Gesù, muovendosi nel mio interno, mi ha detto: "Figlia mia, le più grandi figure dell'Antico Testamento, mentre erano figure ed ombravano il futuro Messia, racchiudevano insieme i doni, le figure e simboleggiavano tutti i doni che avrebbero posseduto i figli del Fiat Supremo. Adamo fu la vera e perfetta immagine, quando fu creato, dei figli del mio Regno. Abramo fu simbolo dei privilegi, dell'eroismo dei figli del mio Volere; e come chiamai Abramo ad una terra promessa che scorreva latte e miele, facendolo padrone di quella terra, terra tanto feconda che era invidiabile ed ambita da tutte le altre nazioni, era tutto simbolo di ciò che avrei fatto ai figli della mia Volontà. Giacobbe fu un altro simbolo di essi, ché scendendo da lui le dodici tribù di Israele, doveva nascere da mezzo a loro il futuro Redentore che doveva rannodare di nuovo il Regno del Fiat Divino ai figli miei. Giuseppe fu simbolo del dominio che avrebbero tenuto i figli della mia Volontà; e come questo non fece perire di fame tanti popoli ed anche i suoi ingrati fratelli, così i figli del Fiat Divino avranno il dominio e saranno causa di non far perire i popoli che chiederanno da loro il pane della mia Volontà. Mosè era figura della potenza. Sansone simbolo della fortezza dei figli del mio Volere. Davide simboleggiava il regnare di essi. Tutti i Profeti simboleggiavano le grazie, le comunicazioni, le intimità con Dio che, più di loro, avrebbero popolato [tra] i figli del Fiat Divino. Vedi, tutti questi non erano che simboli, figure di essi. Che sarà quando verranno fuori le vite di questi simboli?

Dopo di tutti questi, venne la Celeste Signora, la Sovrana Imperatrice, l'Immacolata, la senza macchia, la mia Madre, la Madre mia. Essa non era simbolo né figura, ma la realtà, la vera Vita, la prima Figlia privilegiata della mia Volontà. Ed Io guardavo nella Regina del Cielo le generazioni dei figli del Regno mio; era la prima impareggiabile creatura che possedeva integra la Vita del Volere Supremo, e perciò meritò di concepire il Verbo Eterno e maturare nel suo Cuore materno la generazione dei figli dell'Eterno Fiat. Poi venne la mia stessa Vita in cui veniva stabilito il Regno che doveano possedere questi figli fortunati.

Da tutto ciò puoi comprendere che tutto ciò che Dio fece dal principio della creazione del mondo, che fa e che farà, il suo scopo principale è di formare il Regno della sua Volontà in mezzo alle creature. Queste sono tutte le nostre mire, questa è la nostra Volontà, ed a questi figli saranno dati tutti i nostri beni, le nostre prerogative, la nostra somiglianza. E se ti chiamo a seguire tutti gli atti che ha fatto la mia Volontà, tanto nella creazione dell'universo, quanto nelle generazioni delle creature, non escludendo né quelli che feci nella mia Madre Celeste né quelli che feci nella mia stessa Vita, è per accentrare in te tutti gli atti suoi, fartene dono per potere fare uscire da te, tutti insieme, i beni che può possedere una Volontà Divina, per potere formare con decoro, onore e gloria il Regno dell'Eterno Fiat. Perciò sii attenta nel seguire la mia Volontà".

Stavo pensando tra me: "Come mai che, col sottrarsi Adamo dalla Volontà Divina, da tanta altezza precipitò tanto nel basso?" E Gesù, muovendosi nel mio interno, mi ha detto: "Figlia mia, come nell'ordine naturale chi cade da un punto altissimo o perisce del tutto o rimane tanto sfracellato e deformato che gli riesce impossibile riacquistare il suo stato primiero di sanità, di bellezza, di altezza, rimarrà un povero storpiato, curvo e zoppo, e se questo è padre uscirà da lui la generazione degli storpiati, dei ciechi, dei gobbi e degli zoppi, così nell'ordine sovrannaturale. Adamo cadde da un punto altissimo; lui era stato messo dal suo Creatore ad un punto tant'alto, che sorpassasse l'altezza del cielo, delle stelle, del sole; col vivere nella mia Volontà, dimorava al di sopra di tutto, in Dio stesso. Vedi, dunque, da dove precipitò Adamo? Dall'altezza da dove cadde fu miracolo che non perì del tutto, ma se non perì, il colpo che ricevette nella caduta fu tanto forte che fu inevitabile il non rimanere storpiato, sfracellato e deformato nella sua rara bellezza. Lui restò fracassato in tutti i beni, indolenzito nell'operare, intontito nell'intelletto; una febbre continua lo debilitava, che affievolendogli tutte le virtù, non sentiva più forza e [né sapeva più] dominarsi. Il più bel carattere dell'uomo, il dominio di sé stesso, era svanito e sottentravano le passioni a tiranneggiarlo, a renderlo inquieto e mesto; e siccome era padre e capo delle generazioni, venne fuori la famiglia degli storpi. Il non fare la mia Volontà si credono che sia cosa da nulla, invece è la rovina totale della creatura, e quanti atti in più di volontà propria commette, tante volte accresce i suoi mali, la sua rovina, e si scava l'abisso più profondo dove precipitare".

Onde pensavo tra me: "Se Adamo, [che] per una sol volta si sottrasse dalla Divina Volontà, cadde così in basso e cambiò la sua fortuna in miseria, la sua felicità in amarezza, che sarà di noi che tante e tante volte ci sottraiamo da quest'adorabile Volontà?" Ma mentre ciò pensavo, il mio amato ed unico Bene ha soggiunto: "Figlia mia, Adamo cadde tanto nel basso perché si sottrasse ad una Volontà espressa del suo Creatore, in cui veniva racchiusa, in essa, la prova per provarlo nella sua fedeltà verso Colui che gli avea dato la vita e tutti i beni che possedeva. Molto più che ciò che Iddio richiedeva da lui ai tanti beni che gratuitamente gli avea dato, che si privasse, di tanti frutti che gli avea dato, d'un solo frutto, per amor di Colui che tutto gli avea dato. Ed in questo piccolo sacrificio che Iddio voleva da lui, gli avea fatto conoscere che non era altro che voleva essere sicuro del suo amore e della sua fedeltà. Adamo avrebbe dovuto sentirsi onorato che il suo Creatore voleva essere sicuro dell'amore della sua creatura. Si crederebbe [impossibile che] la colpa di colui che lo tirò e persuase a cadere non fu [di] un essere superiore a lui ma [di] un vile serpente, suo capitale nemico. La sua caduta portò più gravi conseguenze perché era il capo di tutte le generazioni, quindi tutte le membra, come connaturale, doveano sentire gli effetti del male del loro capo.

Vedi, dunque, che quando una mia Volontà è espressa, voluta e comandata, il peccato è più grave e le conseguenze sono irrimediabili, e solo la mia stessa Volontà Divina può riparare ad un tanto male, come successe ad Adamo. Invece quando non è espressa, sebbene la creatura è in dovere di pregarmi per conoscere la mia Volontà nel suo operato, se dentro del suo atto c'entra un bene e la pura gloria mia, però se non è espressa non è così grave il male ed è più facile trovare rimedio. E questo lo faccio a ciascuna creatura per provare la loro fedeltà ed anche per mettere al sicuro l'amore che dicono di volermi. Chi è che non vuol essere sicuro d'un podere che acquista, tanto che giungono a fare la scrittura? Chi è che non vuol essere sicuro della fedeltà di un amico, della lealtà vera d'un servo? Onde per essere sicuro faccio conoscere che voglio i piccoli sacrifici, i quali le porteranno tutti i beni, la santità, e realizzeremo lo scopo per cui [gli uomini] furono creati. Invece se saranno restii, tutto sarà sconvolto in loro e tutti i mali le piomberanno addosso. Però il non fare la mia Volontà è sempre un male, più o meno male secondo la conoscenza che di Essa si possiede".

 

Nel Volume 16 Febbraio 28, 1924, Gesù chiarisce: Come l'uomo si sottrasse dalla Volontà Suprema, respinse tutti questi doni, ma la Divinità non se li ritirò in Sé stessa,
ma li lasciò sospesi nella sua Volontà, aspettando che la volontà umana si vincolasse con la Sua ed entrasse nel primo ordine da Lei creato.
(Volume 16 Febbraio 28, 1924)

[...] "Come la Divinità decretò la Creazione, mise fuori di Sé tutto ciò che doveva dare alla creatura: i doni, le grazie, le carezze, i baci, l'amore che doveva manifestarle; come uscì fuori il sole, le stelle, l'azzurro cielo e tutto il resto, così uscì fuori tutti i doni con cui doveva arricchire le anime. Ora, come l'uomo si sottrò dalla Volontà Suprema, respinse tutti questi doni, ma la Divinità non se li ritirò in Sé stessa, ma li lasciò sospesi nella sua Volontà, aspettando che la volontà umana si vincolasse con la Sua ed entrasse nel primo ordine da Lei creato, per mettere in corrente con l'umana natura i doni da Lei stabiliti. Sicché stanno sospesi nella mia Volontà tutte le finezze d'amore, i baci, le carezze, i doni, le comunicazioni ed i miei trastulli innocenti che dovevo seguire con Adamo se non avesse peccato. La mia Volontà vuole sgravarsi di questi cumuli di beni che aveva stabilito di dare alle creature, e perciò voglio stabilire la Legge del vivere nel mio Volere, per mettere in vigore tra Creatore e creatura tutti questi beni sospesi. [...] M'interessa tanto questo riordinamento dell'umana volontà con la Divina e che del tutto viva in Essa, che fino a tanto che ciò non ottengo, Mi sento come se la Creazione non avesse il mio scopo primario. Del resto, Io creai la Creazione non perché ne avessi bisogno, ero più che sufficientemente felice per Me stesso; e se la creai fu solo ché ai tanti beni che contenevamo in Noi stessi, volevamo un divertimento all'esterno di Noi. Perciò il tutto fu creato e, dentro d'un intenso sfogo del più puro Amore nostro, mettemmo fuori dal nostro alito onnipotente questa creatura, per poterci trastullare con lei, e lei felicitarsi con Noi e con tutte le cose da Noi create per amor suo.

Ora, non fu distruggere il nostro scopo, che chi doveva servire solo per farci gioire e scherzare insieme, col sottrarsi dalla nostra Volontà Ci servì d'amarezze e, allontanandosi da Noi, invece di trastullarsi con Noi si trastullò con le cose da Noi create, con le sue stesse passioni ed a Noi Ci mise da parte? Non fu questo un capovolgere lo scopo di tutta la Creazione?

Vedi dunque come è necessario che Ci rifacciamo dei nostri diritti, che la creatura ritorni nel nostro Seno per ricominciare i nostri trastulli? Ma deve ritornare dove l'uomo fece incominciare il nostro dolore, e vincolarsi con nodo indissolubile con la nostra Eterna Volontà; deve smettere la sua, per vivere della Nostra. Perciò sto lavorando nell'anima [...] ".

 

Seguiamo ora le Scene nell'Eden: la caduta dell'uomo; la Regina del Cielo schiaccia il capo al serpe infernale. (Volume 29 Maggio 19, 1931)

Stavo continuando i miei atti nel Voler Divino ed unendomi ai suoi atti che fece nella Creazione, per dargli l'omaggio, l'amore, l'adorazione per ciascuna cosa creata per amor delle creature. La mia povera mente si è portata nell'Eden, nell'atto della caduta dell'uomo, [e consideravo] come il serpe infernale colla sua astuzia e bugia indusse Eva a sottrarsi dalla Volontà del suo Creatore ed Eva coi suoi modi lusinghieri indusse Adamo a cadere nello stesso peccato.

Ora, mentre ciò pensavo, il mio amato Gesù mi ha detto: "Figlia mia, il mio amore non si estinse per la caduta dell'uomo, ma si riaccese di più, e sebbene la mia Giustizia giustamente lo punì e lo condannò, il mio Amore, baciando la mia Giustizia, senza frapporre tempo in mezzo, promise il futuro Redentore e disse al serpe ingannatore coll'impero della mia potenza: 'Tu te ne sei servito d'una donna per strapparmi l'uomo dalla mia Volontà Divina, ed Io per mezzo di un'altra Donna, che terrà in suo potere la potenza del mio Fiat, abbatterò il tuo orgoglio, e col suo piede immacolato ti schiaccerà la testa'". [...]

 

Nel Volume 16 Dicembre 8, 1923, Gesù confida a Luisa che: Maria SS. ricevette il germe del Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra, che la nobilitò e la restituì al suo principio, quale fu da Noi creato l'uomo, prima che peccasse.

[...] "Voglio far conoscere l'Immacolato Concepimento della Vergine, concepita senza peccato... [...] tutto ciò che Io, Verbo Eterno, dovevo fare nella mia assunta Umanità, formava un solo atto con quell'Atto solo che contiene la mia Divinità. Sicché prima che questa nobile Creatura fosse concepita, tutto esisteva di ciò che doveva fare sulla terra il Verbo Eterno; onde nell'atto che questa Vergine fu concepita, si schierarono intorno al suo concepimento tutti i miei meriti, le mie pene, il mio Sangue, tutto ciò che conteneva la Vita d'un Uomo e Dio, e restò concepita negli interminabili abissi dei miei meriti, del mio Sangue divino, nel mare immenso delle mie pene. In virtù di essi restò Immacolata, bella e pura; al nemico sbarrato il passo dagli incalcolabili meriti miei e non potette recarle nessun nocumento. Era giusto che chi doveva concepire il Figlio d'un Dio, doveva essere prima Lei concepita nelle opere di questo Dio, per poter tenere virtù di concepire quel Verbo che doveva venire a redimere il genere umano. Sicché, Lei prima restò concepita in Me ed Io restai concepito in Lei; [...] Oh, la bellezza di questa tenera Piccina! Era un prodigio della Grazia, un portento della nostra Divinità; crebbe come Figlia nostra, fu il nostro decoro, la nostra allegrezza, l'onore e la gloria nostra".

[...] Pensavo nella mia mente: "E' vero che la mia Regina Mamma fu concepita negli interminabili meriti del mio Gesù, ma il sangue, il corpo, furono concepiti nel seno di S. Anna, la quale non era esente dalla macchia d'origine, dunque, come può essere che nulla ereditò dai tanti mali che tutti abbiamo ereditato dal peccato del nostro primo padre Adamo?"

E Gesù: "Figlia mia, tu non hai capito ancora che tutto il male sta nella volontà. La volontà travolse l'uomo, cioè la sua natura, non la natura travolse la volontà dell'uomo; sicché la natura restò al suo posto, quale fu da Me creata; nulla cambiò. Fu la sua volontà che si cambiò, si mise nientemeno contro una Volontà Divina, e questa volontà ribelle travolse la sua natura, la debilitò, la contaminò e la rese schiava di vilissime passioni. [...] Alla mia Mamma l'essere concepita in una creatura della razza umana non le recò nessun nocumento, perché la sua anima era immune da ogni colpa: tra la sua volontà e Quella del suo Dio non c'era divisione; le correnti divine non trovavano intoppo né opposizione per riversarsi su di Lei; in ogni istante stava sotto la pioggia dirotta di nuove grazie. Onde con questa volontà e quest'anima tutta santa, tutta pura, tutta bella, il recipiente del suo corpo che prese dalla sua madre restò profumato, riabilitato, ordinato, divinizzato, in modo da restare esente anche da tutti i mali naturali di cui è invasa l'umana natura.

Ah, fu proprio Lei che ricevette il germe del Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra, che la nobilitò e la restituì al suo principio, quale fu da Noi creato l'uomo, prima che peccasse! Anzi, lo sorpassò; la abbellì di più ancora ai continui flussi di quel Fiat che ha solo virtù di riprodurre immagini tutte simili a Colui che le ha create. Ed in virtù di questa Volontà Divina che agiva in Lei, si può dire che ciò che Dio è per natura, Lei è per Grazia.

La nostra Volontà tutto può fare, dovunque giungere, quando l'anima Ci dà libertà d'agire e non interrompe con la sua volontà umana il nostro operato!"

 

L'uomo, col peccare si trovò nudo della luce della veste regale della Volontà Divina; nella flagellazione, Gesù volle essere spogliato per impetrare nuovamente dal Padre, per le creature, la nobile veste regale della sua Volontà. (Volume 16 Gennaio 14, 1924)

[...] "Vuoi tu sapere la causa perché fui spogliato quando fui flagellato? [...] L'uomo quando nell'Eden spezzò i vincoli dell'unione tra la Volontà Suprema e la sua, si spogliò delle vesti regali della mia Volontà e si vestì dei miseri cenci della sua, debole, incostante, impotente a far nulla di bene. La mia Volontà gli era un dolce incanto in cui lo teneva assorbito in una luce purissima, che non gli faceva conoscere altro che il suo Dio, da cui era uscito, il quale non gli dava altro che felicità senza numero, ed era tanto assorbito dal tanto dare che gli faceva il suo Dio, che non si dava nessun pensiero di sé stesso. Oh, come era felice l'uomo, e come la Divinità Si dilettava nel dare a lui tante particelle del suo Essere per quanto la creatura ne può ricevere, per farlo simile a Sé! Onde, non appena spezzò l'unione della nostra Volontà con la sua, perdette la veste regale, perdette l'incanto, la luce, la felicità; guardò sé stesso senza la luce della mia Volontà, e guardandosi senza l'incanto che lo teneva assorbito, si conobbe, ebbe vergogna, ebbe paura di Dio, tanto che la stessa natura sentì i suoi tristi effetti, sentì il freddo e la nudità, e sentì il vivo bisogno di coprirsi; e come la nostra Volontà lo teneva al porto di felicità immense, così la sua lo mise al porto delle miserie.

La nostra Volontà era tutto per l'uomo, ed in Essa trovava tutto. Era giusto che essendo uscito da Noi e vivendo come un nostro tenero figlio nel nostro Volere, vivesse del Nostro, e questo Volere doveva sostituirsi a tutto ciò che a lui occorreva. Quindi, come volle vivere del suo volere, ebbe bisogno di tutto, perché il volere umano non tiene potere di potersi sostituire a tutti i bisogni, né tiene in sé la fonte del bene; perciò fu costretto a procurarsi con stento le cose necessarie alla vita. Vedi dunque che significa non stare unito con la mia Volontà? Oh, se tutti La conoscessero! Come avrebbero un solo sospiro: che il mio Volere venga a regnare sulla terra! Sicché se Adamo non si fosse sottratto dalla Volontà Divina, anche la sua natura non avrebbe avuto bisogno di vesti, non avrebbe sentito la vergogna della sua nudità, né sarebbe stato soggetto a soffrire il freddo, il caldo, la fame, la debolezza. Ma queste cose naturali erano quasi nulla, erano piuttosto simboli del gran bene che aveva perduto la sua anima.

Onde, prima d'essere legato alla colonna per essere flagellato, volli essere spogliato per soffrire e riparare la nudità dell'uomo quando si spogliò della veste regale della mia Volontà. Sentii in Me tale confusione e pena nel vedermi così denudato in mezzo a nemici che si facevano beffe di Me, che piansi per la nudità dell'uomo e offrii al mio Celeste Padre la mia nudità, per fare che l'uomo fosse rivestito di nuovo della veste regale della mia Volontà. E per sborso, affinché ciò non Mi fosse negato, offrii il mio Sangue, le mie carni strappate a brani, Mi feci spogliare non solo delle vesti, ma anche della mia pelle, per poter pagare il prezzo e soddisfare al delitto di questa nudità dell'uomo. Versai tanto Sangue in questo mistero che in nessun altro ne versai tanto, tanto che bastava a coprirlo come d'una seconda veste, e veste di Sangue; per coprirlo di nuovo, così riscaldarlo, lavarlo, per disporlo a ricevere la veste regale della mia Volontà".

[...] "Se l'uomo sentì vergogna della sua nudità e fu soggetto a tante miserie naturali, fu proprio appunto perché perdette il dolce incanto della mia Volontà, e sebbene il male lo fece l'anima, non il corpo, ma però indirettamente [il corpo] fu come complice della cattiva volontà dell'uomo, la natura restò come profanata dal mal volere dell'uomo, quindi l'una e l'altro dovevano sentire la pena del male fatto. In riguardo a Me, [...] venni a trovare l'uomo peccatore e con tutte le sue miserie, e dovetti accomunarmi con loro, prendere su di Me tutti i loro mali e assoggettarmi alle necessità della vita, come se fossi uno di loro. [...] Volli in tutto sacrificarmi, anche nelle cose più innocenti create da Me stesso, per attestargli il mio ardente amore; anzi ciò serviva ad impetrare dal mio Divin Padre, che per riguardo mio e della mia Volontà tutta sacrificata a Lui, restituisse all'uomo la nobile veste regale della nostra Volontà".

 

Con la sua Circoncisione Gesù intendeva risanare la ferita della volontà umana per farla rientrare nella Volontà Divina. (Volume 25 Gennaio 1, 1929)

[...] (Gesù:) "Nella prima epoca della sua vita, Adamo peccando fece una ferita all'anima sua, donde uscì la mia Divina Volontà, ed entrarono in ricambio le tenebre, le miserie, le debolezze, che formarono il tarlo a tutti i beni dell'uomo. Sicché se beni tiene senza della mia Divina Volontà, se pur ne tiene, sono beni tarlati, infraciditi senza sostanza, quindi senza forza e senza valore. Ed Io che l'amo tanto, nei primi giorni della mia vita quaggiù volli sottopormi alla Circoncisione, soffrendo un taglio durissimo, fino a strapparmi le mie lacrime infantili, ed in questa ferita Io aprivo le porte alla volontà umana, per farla rientrare di nuovo nella Mia, affinché questa mia ferita risanasse la ferita dell'umana volontà e gli chiudesse di nuovo il mio Fiat Divino, il quale gli avrebbe tolto il tarlo, le miserie, le debolezze, le tenebre; e tutti i suoi beni, in virtù del mio Fiat onnipotente resterebbero rifatti e ripristinati. [...]

 

Gesù, nello scendere dal Cielo in terra formò il nuovo Eden in cui faceva ed abbracciava tutti gli atti che fece Adamo innocente e che avrebbe fatto se non fosse caduto. (Volume 27 Dicembre 29, 1929)

[...] "Nello scendere dal Cielo in terra per formare la Redenzione, dovevo formare il nuovo Eden, dovevo ripristinare il primo atto ed il principio della Creazione dell'uomo nella mia Umanità. Sicché Bethlem fu il primo Eden; Io sentivo nella mia piccola Umanità tutta la forza della nostra Potenza creatrice, la foga del nostro Amore con cui fu creato l'uomo, sentivo le fibre della sua innocenza, della sua santità, del suo dominio con cui lui era investito. Sentivo in Me quell'uomo felice oh, come l'amavo! , ché avendo perduto il suo posto d'onore, Io riprendevo il suo posto, perché Mi conveniva prima mettere in Me l'ordine del come fu creato l'uomo, e poi scendere nella sua sventura per rialzarlo e metterlo in salvo. Perciò c'erano in Me due atti continuati, fusi in uno: l'Eden felice con cui dovevo mettere in vigore tutta la bellezza, la santità, la sublimità della creazione dell'uomo; era lui innocente e santo, ed Io sorpassandolo non solo ero innocente e santo, ma ero il Verbo Eterno, e tenendo in Me tutta la potenza possibile ed immaginabile e Volontà immutabile, dovevo tutto riordinare il principio della creazione dell'uomo e rialzare l'uomo caduto. Altrimenti non la farei da Dio, né l'amerei come opera nostra uscita e creata in una foga del nostro Amore! Il nostro Amore si sentirebbe arrestato e come impotente ciò che non può essere , se non avessi tutto aggiustato: la sorte dell'uomo caduto e la sorte del come fu lui creato. Sarebbe stata uno sfregio alla nostra Creazione e Ci avrebbero tacciato di debolezza se non avessimo ripristinato del tutto l'uomo. Perciò Bethlem fu il mio primo Eden, in cui facevo ed abbracciavo tutti gli atti che fece Adamo innocente e che avrebbe fatto se non fosse caduto; la nostra Divinità aspettava con giustizia il mio ricambio in vece sua, e come andavo rifacendo quello che avrebbe fatto l'Adamo innocente, così Mi abbassavo e stendevo la mia mano per rialzarlo caduto.

Quindi [nel]la mia Umanità non facevo altro che, come giravo e Mi fermavo, formavo nuovi Eden, perché in Me c'erano tutti gli atti del principio della creazione dell'uomo, e dovunque Mi fermavo potevo formare nuovi Eden colla mia innocenza e santità. [...] La mia Volontà agiva in Me da Regina, perché realmente sempre tale è stata, perché Essa in natura è Regina; nella nostra stessa Divinità tiene il primo posto, regge e domina tutti i nostri Attributi, non vi è atto nostro che [nel quale] non vi tiene il suo posto di Regina. Sicché Regina è in Cielo e in terra, nella Creazione, in tutto e dovunque regna. Perciò il volere che l'uomo facesse la nostra Volontà Divina e che Le desse il posto di Regina, era l'onore più grande e l'amor più insuperabile che gli davamo, e regnando una sola Volontà lo facevamo sedere alla nostra mensa celeste, partecipandole i nostri beni divini. Lo volevamo felice, e volevamo la gloria di veder felice colui che con tanto amore avevamo creato colle nostre mani creatrici. Onde il nostro Voler Divino ed il nostro Amore non poteva né contentarsi né arrestarsi alla sola opera della Redenzione, ma vuole andare avanti fino ad opera compiuta; molto più che non sappiamo fare opere a metà, ed avendo i secoli a nostra disposizione possiamo giungere dove vogliamo".

 

Dio nel creare l'uomo lo metteva dentro i suoi recinti divini. (Volume 28 Giugno 18, 1930) (Scrive Luisa:)

[...] Seguivo il mio giro nella Creazione e, giunta nell'Eden seguivo ciò che Dio fece nella creazione dell'uomo; ed il mio amato Gesù mi ha detto: "Figlia mia, come tu giungi a questo punto della creazione dell'uomo, Ci sentiamo feriti ed abbiamo presente la scena commovente come fu da Noi creato. Il nostro amore si gonfia, straripa, corre per rintracciare l'uomo come fu da Noi creato; il nostro amore delira e nel suo delirio vuole abbracciarlo, stringerlo al nostro Seno, bello e santo come uscì dalle nostre mani creatrici e, non trovandolo, il nostro amore si cambia in delirio d'amore dolente e sospira colui che tanto ama.

Fu tanto il nostro amore nel creare l'uomo che, non appena creato fu messo da Noi nei nostri recinti divini e gli demmo come piccolo atomo la volontà umana immersa nell'immensità della Divina Volontà, per cui era connaturale per lui che, essendo piccolo atomo, dovesse vivere di Volontà Divina. La nostra Divinità gli diceva: 'Ti diamo la nostra Divina Volontà a tua disposizione, affinché il tuo piccolo atomo della tua senta il bisogno di vivere della sua immensità, di crescere della sua santità, di abbellirsi colla sua bellezza, di servirsene della sua luce; vedendosi piccolo, si sentirà felice di vivere nei recinti del nostro Fiat per vivere delle nostre Qualità divine!' E Noi Ci dilettavamo di vedere questo piccolo atomo dell'umana volontà vivere nei nostri interminabili recinti, a cura nostra sotto il nostro sguardo cresceva bello e grazioso, d'una beltà rara da rapirci! e trovare in lui le nostre delizie.

Ma fu breve la sua felicità e le nostre gioie per aver creato l'uomo. Quest'atomo dell'umano volere non volle vivere di Volontà Divina, ma di sé stesso; si può dire che repressò la nostra [Volontà] per vivere della sua, perché per quanto volesse uscire dalla nostra Volontà non trovava neppure un piccolo spazio dove andarsene, perché non c'è punto dove Essa non si trova; perciò per quanto non volle vivere del nostro, non aveva dove andare. Quindi mentre stava nel nostro Fiat Divino, tuttavia vi viveva come se non ci fosse, e volontariamente viveva delle sue miserie e delle tenebre che si formava lui stesso. Ecco perciò il nostro sospiro continuo che non più tenga represso il nostro Volere, ma piuttosto che reprima l'atomo del suo volere per vivere felice e santo e [Noi] poter trovare in lui le nostre delizie".

 

E Gesù ricorda ancora come, per Dio, la creazione dell'uomo è dolce ricordo. (Volume 28 Febbraio 26, 1930)

[...] Seguivo il mio giro nel Fiat Divino e giunta nell'Eden mi son soffermata nel pensare all'amore scambievole tra Dio e l'Adamo innocente, come la Divinità non trovando nessun intoppo dalla parte dell'uomo si riversava a torrenti sopra di lui, col suo amore lo rapiva a Sé con dolci attrattive, facendogli sentire la sua voce tutta soavità che gli diceva: "Figlio ti amo, ti amo assai"; ed Adamo ferito e rapito dall'Eterno Amore ripeteva il suo ritornello: "Ti amo, Ti amo", e slanciandosi nelle braccia del suo Creatore si stringeva tanto, che non sapeva distaccarsi, come ad unico amore che conosceva e che viveva solo per amarlo.

Ma mentre la mia mente si perdeva in questo scambievole amore di Dio e della creatura, il mio dolce Gesù tutto bontà mi ha detto: "Figlia mia, che dolce ricordo è la creazione dell'uomo! Lui era felice e Noi pure; sentivamo il frutto della felicità dell'opera nostra, sentivamo tal gusto nell'amarlo e nell'essere riamati! La nostra Volontà Divina Ce lo conservava fresco e bello, e portandolo fra le sue braccia di luce Ce lo faceva contemplare: com'era bella l'opera da Noi creata, il nostro caro figlio! Ed a figlio lo tenevamo in casa nostra, nei nostri beni interminabili e, per conseguenza, come figlio faceva da padrone. Sarebbe stato contro la natura del nostro amore non far fare da padrone a chi tanto amavamo e Ci amava; nel vero amore non c'è il tuo e mio, ma tutto è in comune. E poi il fargli fare da padrone niente Ci veniva di male, anzi Ci rallegrava, Ci faceva sorridere, Ci trastullava, Ci dava le belle sorprese degli stessi beni nostri; e poi come non doveva essere padrone, se possedeva la nostra Volontà Divina che signoreggia tutto e domina tutto? Per non farlo padrone dovevamo mettere in servitù la nostra Volontà, ciò che non poteva essere: dove Essa regna non esistono servitù, ma tutto è padronanza.

Perciò fino a tanto che l'uomo visse nel nostro Fiat Divino, non conobbe servitù; come peccò, sottraendosi dal nostro Volere Divino, perdette la padronanza e si ridusse in servitù. Che cambiamento! Da figlio a servo! Perdette il comando sulle cose create, divenne il servo di tutto. L'uomo, col ritirarsi dal nostro Fiat Divino, si sentì scosso fin dalle fondamenta, e la sua stessa persona la sentì vacillante, provò che cosa è debolezza e si sentì servo di passioni che lo facevano vergognare di sé stesso e giunse a perdere il suo dominio. Sicché non stava più in suo potere come prima, la forza, la luce, la grazia, la pace, ma le doveva mendicare con lacrime e preghiere dal suo Creatore. Vedi dunque che significa vivere nel mio Volere Divino? Essere padrona; è servo chi fa la sua Volontà". [...]

 

Nel Volume 24 Aprile 1, 1928, Gesù spiega a Luisa la Necessità della prova e quale sarà la prova dei figli del Regno Divino.

(Luisa scrive:) Pensavo tra me: "Qual sarà la prova che Gesù vorrà per quelli che vivranno nel Regno della Divina Volontà? Se da tutti Gesù vuole una prova di fedeltà, per confermare lo stato in cui lo chiama e per essere sicuro di poter affidare alla creatura i beni che le vuol dare, molto più a questi figli del Regno suo che sarà lo stato più sublime che può esistere richiederà questa prova". Ma mentre ciò pensavo, il mio sempre amabile Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto: "Figlia mia, certo che non c'è sicurezza senza una prova, e quando l'anima resiste alla prova, riceve la conferma dei miei disegni e tutto ciò che le necessita e conviene per svolgere lo stato [in cui è] da Me chiamata. Perciò volli provare Adamo, per confermare il suo stato felice ed il diritto di re su tutta la Creazione; e siccome non fu fedele nella prova, di giustizia non poteva ricevere la conferma dei beni che voleva dargli il suo Creatore, perché nella prova l'uomo acquista il suggello della fedeltà, il quale lo mette in diritto di ricevere i beni che Dio aveva stabilito di dargli nello stato in cui l'anima veniva da Lui chiamata. Chi non è provato si può dire che non ha nessun valore, né avanti a Dio né avanti agli uomini né innanzi a sé stesso. Dio non può fidarsi di un uomo senza prova; lui stesso, cioè l'uomo, non sa che forza tiene. Onde se Adamo avesse resistito alla prova, tutte le umane generazioni sarebbero state confermante nel suo stato felice e di regalità.

Così Io, amando con amore tutto speciale questi figli del mio Volere Divino, volli Io stesso sostenere la prova per tutti loro nella mia Umanità, riserbandomi per loro la sola prova di non fargli fare mai la loro volontà, ma solo e sempre la Mia, per riconfermare loro tutti i beni che ci vogliono per vivere nel Regno del mio Fiat Divino. Con ciò chiusi loro tutte le porte d'uscite, li ungevo d'una fortezza invincibile, in modo che nessuno potrà entrare nei recinti altissimi del Regno mio. Perché, quando Io comando che: 'Questa cosa non si faccia!', è una porta che resto dove l'umano volere può fare la sua uscita, è una occasione che la creatura tiene sempre da dove può uscire da dentro la mia Volontà, ma quando dico: 'Da qui non si esce!', tutte le porte restano chiuse, la debolezza viene fortificata e solo le resta [alla creatura] la decisione d'entrare per non più uscire, o pure di non entrarci affatto. Quindi per vivere nel Regno del mio Volere ci sarà la sola decisione; la decisione porterà l'atto compiuto. [...]

 

Gesù, manifestando il dolore di Dio per la caduta di Adamo ci fa riflettere su: Il gran male di chi non fa la Divina Volontà; ne è esempio Adamo. (Fiat!!! Volume 29 Luglio 27, 1931)

[...] "Adamo. [Da] Quanti preparativi non fu preceduta la sua esistenza! Il nostro amore non si dava pace [per] come più mettere fuori e cielo, e sole, ameno giardino e tant'altre cose: tutti atti preparatori, come sbocco delle opere nostre, per amor di quest'uomo! E nel crearlo sboccò la nostra vita divina in lui, facendosi vita permanente di costui, in modo che, Ci sentiva dentro come vita perenne, e Ci sentiva fuori nelle opere nostre create per amor suo. Il nostro amore fu tanto che si fece rivelatore del nostro Essere Divino: nell'interno dell'uomo, perché aveva stabilito la nostra Vita permanente in lui, e rivelatore al di fuori [dell'uomo], in modo che ogni cosa creata era una rivelazione del [che il] nostro amore che gli faceva. Molto più che nella Creazione gli furono date, all'uomo, tanto la vita nostra quanto tutte le cose create, in modo permanente, non ad intervallo. Un bene oggi sì e domani no, è un amore spezzato, e la natura del nostro amore non si adatta ad un amore interrotto: esso è eterno e non dice mai basta. Quindi Adamo come la ruppe colla Volontà Divina, si giocò tutta la Creazione ed anche la nostra vita in lui; è tanto grande l'offesa di sottrarsi dalla nostra Divina Volontà, che mettiamo da parte tutti i nostri preparativi, il gran bene che abbiamo messo fuori e Ci ritiriamo dall'uomo; e con Noi resta offesa la Creazione tutta. Sicché, come Adamo formò la rottura colla nostra Volontà, si offese il cielo, le stelle, il sole, l'aria che respirava, il mare, la terra che calpestava, tutti si sentirono offesi. Perché la mia Divina Volontà è come palpito e circolazione di sangue di tutte le cose create, perciò tutti sentirono il dolore della rottura dell'umano volere, sentendosi toccare il palpito da cui ricevevano vita e conservazione [...]".

 

E continua, nel Volume 30 Maggio 8, 1932: La creatura col fare la sua volontà impedisce il corso ai doni di Dio e se potesse Lo metterebbe nell'immobilità. 'Oh, uomo, richiama in te quella Volontà che respingesti!'

[...] Adamo col sottrarsi dalla nostra Volontà arrestò il corso dei doni che [Essa] doveva dare alla sua amata creatura; se avesse potuto avrebbe costretto Dio all'immobilità. Il nostro Ente Supremo col creare la creatura voleva stare in corrispondenza continua con essa, voleva darle ora un dono ed ora un altro, voleva farle tante belle sorprese non mai interrotte. Ora, come [la creatura] fa la sua volontà, così tacitamente dice al suo Creatore: 'Ritirati, non ho dove mettere i tuoi doni. Se tu mi parli non ti capisco, le tue sorprese non sono per me, io basto a me stesso'. E con ragione dice ciò, perché senza della mia Volontà che è sua vita primaria, ha perduto la vita e la capacità dove mettere i miei doni, di comprendere il nostro linguaggio celeste e si rende estranea alle nostre più belle sorprese. La creatura col non fare la nostra Volontà perde la vita divina, l'atto più bello, più interessante, più necessario della sua creazione e del come fu creata da Dio.

Ecco perciò, come l'uomo si sottrasse dal nostro Fiat, si disordinò in modo che ad ogni passo vacillava, perché si distaccò, respinse l'atto vitale della sua vita, e [si distaccò] dall'atto stabile e permanente che doveva vivere con lui come una sola vita, quale la nostra Divina Volontà. Di modo che Ci sentiamo immobilizzati dall'uomo, perché vogliamo dare e non possiamo, vogliamo dire e non Ci intende; è come se da lontano facciamo sentire i nostri dolorosi lamenti col dirgli: 'O uomo, finiscila, richiama in te quella Volontà che respingesti! Essa non bada ai tuoi mali, e se La chiami è pronta a prenderne il possesso ed a formare il suo Regno in te, di dominio, di pace, di felicità, di gloria, di vittoria per Me e per te. Deh, non voler essere più schiavo né vivere nel labirinto dei tuoi mali e miserie! Tale non ti creai, ma ti creai re di te stesso, re di tutto. Perciò chiama la mia Volontà come vita, e ti farà conoscere la tua nobiltà e l'altezza del tuo posto in cui fosti messo da Dio. Oh, come ne sarai contento, e contenterai il tuo Creatore!'" [...]

 

L'Ente Supremo alimenta la sua creatura con le sue stesse Qualità divine, per far crescere l'anima e la vita divina nell'anima. (Fiat!!! Volume 32 Marzo 19, 1933)

(Gesù:) [...] "La nostra Bontà Suprema non si contentò d'amare l'uomo, di dargli tutto l'universo a sua disposizione, ma per dare sfogo al nostro intenso amore mettevamo le nostre Qualità divine per alimentare l'anima sua; sicché mettevamo la nostra Potenza, Sapienza, Bontà, Amore, Santità, Fortezza, come suo alimento celeste e divino. Quindi ogni qualvolta veniva da Noi gli bandivamo la nostra mensa celeste, per alimentarlo e saziarlo. Non vi è cosa che più si unisce, si immedesima con la creatura, che il cibo, il quale giunge a formarsi sangue, calore, forza, crescenza e vita di essa; così la nostra Divinità, volendo alimentare colle nostre Qualità divine, si faceva calore, forza, crescenza e vita della creatura. Ma ciò non bastò; questo alimento digerito non solo faceva crescere la creatura tutta bella e santa, colle virtù degli alimenti che prendeva, ma serviva a far crescere la vita divina, la quale non si adatta ad alimenti umani, ma vuole i suoi stessi alimenti divini, per crescere e formare la sua stessa vita nel fondo dell'interno dell'anima. Vedi, si può dare amore più grande, unione più intima ed inseparabile, che esporre il nostro Essere Divino, le nostre Qualità immense ed infinite per alimento, per farla crescere colle nostre similitudini?, e poi servircene per somministrarle gli alimenti per non farci stare digiuni nell'anima sua, e così poter dire: 'Dio alimenta l'anima, ed io col cibo che [Egli] mi dà alimento la sua vita e la faccio crescere in me'? L'amore allora è contento, quando può dire: 'Tu mi hai amato ed io ti ho amato, ciò che hai tu fatto per me, io l'ho fatto per te'; e siccome sappiamo che la creatura non ci può mai arrivare, diamo del nostro e così eguagliamo le parti, e restiamo contenti e felici, essa e Noi. Perché il vero amore allora si sente felice e soddisfatto quando può dire: 'Ciò ch'è tuo è mio'. E non ti credere che questo fu per il primo uomo, ciò che facciamo una volta continuiamo sempre, tutt'ora siamo a disposizione delle creature; ogni qualvolta [la creatura] si unisce alla nostra Volontà, sperde la sua nella Nostra, la fa dominare, sono come tante visite che viene a fare al nostro Essere Supremo, e Noi la manderemo digiuna? Ah no, non solo la alimentiamo, ma le diamo del nostro, affinché tenga alimenti sufficienti per crescere come il nostro Volere la vuole, ed affinché non le manchino i mezzi necessari per far crescere sempre più la nostra vita in essa; molto più che da parte nostra non le facciamo mancare mai nulla, anzi diamo sempre in modo sovrabbondante; se manca qualche cosa sarà sempre da parte della creatura, ma da Noi giammai". [...]

 

La Divina Volontà darà alla creatura il dono della scienza infusa, che le sarà come occhio divino. (Fiat!!! Volume 30 Maggio 22, 1932)

[...] Chi vive nella Divina Volontà riacquisterà, tra tante prerogative, il dono della scienza infusa, dono che le sarà di guida per conoscere il nostro Essere Divino, che le faciliterà lo svolgimento del Regno del Fiat Divino nell'anima sua; le sarà di guida nell'ordine delle cose naturali, sarà come la mano che la guida in tutto e farà conoscere la vita palpitante del Voler Divino in tutte le cose create ed il bene che continuamente le porge. Questo dono fu dato ad Adamo nel principio della sua creazione; insieme colla nostra Divina Volontà possedeva il dono della scienza infusa, in modo che conosceva con chiarezza le nostre Verità divine, non solo, ma tutte le virtù benefiche che possedevano tutte le cose create a bene della creatura, dalla cosa più grande fino al più piccolo filo di erba. Ora, come respinse la nostra Divina Volontà col far la sua, il nostro Fiat ritirò la sua vita ed il dono di cui era stato portatore; quindi [Adamo] rimase all'oscuro, senza la vera e pura luce della conoscenza di tutte le cose. Onde col ritornare la vita della mia Volontà nella creatura, ritornerà il suo dono della scienza infusa.

Questo dono è inseparabile dalla mia Divina Volontà come è inseparabile la luce dal calore, e dove Essa regna forma l'occhio pieno di luce nel fondo dell'anima, la quale guardando con quest'occhio divino acquista la conoscenza di Dio e delle cose create, per quanto a creatura è possibile. Ora ritirandosi la mia Volontà, l'occhio resta cieco, perché colei che animava la vita è partita, cioè non è più vita operante della creatura. Succede come al corpo: fino a tanto che l'occhio è sano essa vede, distingue i colori, gli oggetti, le persone, ma se la pupilla si oscura e perde la luce rimane cieca, quindi non sa distinguere più nulla, al più si aiuterà a via di sentire per sapere e comprendere qualche cosa, ma la sua luce si è spenta ed è finita; forse avrà l'occhio, ma non più pieno di vita di luce, ma di dense tenebre che sono portatrici di dolore alla vista perduta.

Tale è la mia Volontà. Dove Essa regna accentra nell'anima questo dono della scienza infusa, che più che occhio vede e comprende, ma senza sforzo, le Verità divine, le conoscenze più difficili del nostro Ente Supremo, ma con una facilità meravigliosa, senza artifizio e senza studio; molto più [per] le cose naturali, [delle quali] nessuno può conoscere la sostanza, il bene che c'è dentro, se non Chi le ha create. Quindi nessuna meraviglia se il nostro Voler Divino si fa rivelatore, nell'anima dove regna, del nostro Essere Divino e delle cose che Lui stesso ha create.

 

La Divina Volontà è pienezza ed Adamo prima di peccare possedeva la pienezza della santità. La Vergine e tutte le cose create posseggono questa pienezza. (Volume 26 Aprile 21, 1929)

[...] "La mia Divina Volontà è tutta pienezza, non c'è cosa che non possiede: immensità di luce, santità inarrivabile, interminabilità senza confini; generatrice incessante, vede tutto, sente e plasma tutto. Tutto ciò è natura nel mio Fiat Divino, perciò gli atti suoi posseggono la pienezza di tutti i beni. Quindi per poter rinchiudere un solo suo atto nel fondo dell'anima, è necessario che [l'anima] si sgombri di tutta sé stessa, ritorni nel vuoto del nulla come nell'atto quando fu creata, affinché il mio Voler Divino trovi lo spazio del nulla per poter deporre un suo atto di pienezza, il quale possedendo la virtù generatrice incessante, un atto chiamerà l'altro, in modo che nulla deve mancare, né pienezza di luce, di santità, d'amore, di bellezza né molteplicità di atti divini.

Perciò la santità fatta nel mio Voler Divino possiede tutta la pienezza, ma tanto, che se Iddio volesse darle di più non troverebbe luogo dove mettere altra luce, altra bellezza. Noi diremo: 'Tutta bella sei, né altra bellezza possiamo aggiungerti tanto sei bella; sei opera del nostro Volere e ciò basta per essere un'opera degna di Noi'. E l'anima dirà: 'Sono il trionfo del vostro Fiat Divino, perciò sono tutta ricca e bella, posseggo la pienezza d'un atto del vostro Volere Divino, il quale tutta mi riempie; e se voleste darmi di più, non so dove mettere'.

Tale fu la pienezza della santità d'Adamo prima di cadere nel labirinto della sua volontà umana, perché possedeva il primo atto del nostro Fiat generatore della sua creazione, e perciò possedeva pienezza di luce, di bellezza, di fortezza, di grazia; tutte le qualità del nostro Fiat [si] riflettevano in lui, e lo abbellivano tanto che Noi stessi Ci sentivamo rapiti nel guardarlo, nel vedere in lui così ben scolpita la nostra cara immagine che formava in lui il nostro Essere Divino. E perciò ad onta che cadde, non perdette la vita né la speranza rigeneratrice del nostro Fiat, perché avendo posseduto nel principio della sua vita la pienezza dell'atto suo, [il nostro Fiat] non volle perdere colui che Lo aveva posseduto. La Divinità si sentì talmente legata con Adamo, che non Si sentì di sbandirlo per sempre. Perdere ciò che una volta è stato posseduto dal nostro Fiat, ci vuol troppo! La nostra forza si sentirebbe debole; il nostro amore, il fuoco che possiede, si ristringerebbe per non farlo; sarebbe il vero imbarazzo divino perdere colui che ha posseduto un atto solo della pienezza della nostra Volontà!

Tale pienezza di santità la possedette l'altezza della Sovrana Regina e perciò nessun vuoto c'è in Lei; si riempì tanto che mari di luce, di grazie, di bellezza, di potenza possiede. è tale e tanta la sua pienezza, che non abbiamo dove mettere e Lei non ha dove ricevere, perché è l'unica Celeste Creatura che visse sotto l'impero dell'atto del nostro Fiat ..." [...]

 

E Gesù ci parla ancora su L'Immacolato Concepimento della sua Madre SS. e della prova alla quale pure Lei venne sottoposta. E poi Gesù chiarifica che "Fu Questa, la nostra Volontà operante in Lei, che attirò il Verbo sulla terra, che formò il seme della fecondità divina per poter concepire un Uomo e Dio senza opera umana, e la fece degna d'essere Madre del suo stesso Creatore". (Volume 17 Dicembre 8, 1924)

[...] "Nessuno può essere a Me accettabile senza la prova. Se non ci fosse stata la prova avrei avuto una Madre schiava, non libera, e la schiavitù non entra nei nostri rapporti né nelle nostre opere, né può prendere parte al nostro libero Amore. La mia Mamma ebbe la sua prima prova fin dal primo istante del suo Concepimento: non appena ebbe il suo primo atto di ragione, conobbe la sua volontà umana da una parte, e la Volontà Divina dall'altra, e fu lasciata libera a quale delle due volontà doveva aderire, e Lei, senza perdere un istante e conoscendo tutta l'entità del sacrifizio che faceva, Ci donò la sua volontà, senza volerla più conoscere, e Noi le facemmo dono della Nostra; ed in questo scambio di donazione di volontà d'ambo le parti, affluirono tutti i pregi, le bellezze, i prodigi, i mari immensi di Grazia nell'Immacolato Concepimento della più privilegiata di tutte le creature.

E' sempre la volontà che sono solito di provare. Tutti i sacrifizi, anche la morte, senza della volontà Mi farebbero schifo, e non attirerebbe neppure uno dei miei sguardi. Ma vuoi sapere tu quale fu il più grande prodigio operato da Noi in questa Creatura sì santa, ed il più grande eroismo che nessuno, nessuno potrà mai uguagliare, di sì bella Creatura? La sua vita la incominciò con la nostra Volontà, la seguì e la compì; sicché si può dire che compì da dove incominciò, e cominciò da dove compì; ed il nostro più grande prodigio fu che in ogni suo pensiero, parola, respiro, palpito, moto e passo, il nostro Volere sboccava su di Lei e Lei Ci offriva l'eroismo d'un pensiero, d'una parola, d'un respiro, d'un palpito divino ed eterno operante in Essa. Questo la elevava tanto, che ciò che Noi eravamo per natura, Lei lo era per grazia. Tutte le altre sue prerogative, i suoi privilegi, il suo stesso Immacolato Concepimento, sarebbe stato un bel nulla a confronto di questo grande prodigio; anzi, fu questo che la confermò e la rese stabile e forte in tutta la sua vita. La mia Volontà continua, sboccante su di Lei, le partecipava la Natura Divina, ed il suo continuo riceverla la rese forte nell'amore, forte nel dolore, distinta fra tutti. Fu Questa, la nostra Volontà operante in Lei, che attirò il Verbo sulla terra, che formò il seme della fecondità divina per poter concepire un Uomo e Dio senza opera umana, e la fece degna d'essere Madre del suo stesso Creatore.

Perciò Io insisto sempre sulla mia Volontà, perché conserva l'anima bella come uscì dalle nostre mani, la cresce come copia originale del suo Creatore. E per quante opere grandi e sacrifizi uno possa fare, se la mia Volontà non entra in mezzo, Io li rifiuto, non li riconosco, non è cibo per Me; e le opere più belle, senza della mia Volontà, diventano cibo della volontà umana, della propria stima e dell'ingordigia della creatura".

 

Riflettiamo ancora con Luisa sulla Differenza tra la prova di Adamo e quella di Abramo. (Volume 22 Agosto 15, 1927)

[...] Continuavo il mio giro nel Volere Supremo e siccome avevo prima offerto i primi atti di Adamo quando possedeva l'unità col Volere Supremo, per potermi anch'io unire a quegli atti perfetti che fece nel principio della Creazione, e poi passai ad unirmi con l'eroismo di Abramo, e pensavo tra me: "Che pazienza divina! Di Adamo si dice solo che fu il primo uomo creato da Dio che peccò e che gettò l'umana famiglia nel labirinto di tutti i mali, e poi in tanti anni che visse non si dice più nulla di lui. Non poteva il Signore ritornare a fare qualche altra prova e chiedergli qualche altro sacrificio per provare la sua fedeltà? E mentre Adamo viene messo in oblio chiama Abramo, e facendo prova di lui e trovandolo fedele, lo mette in vista, lo fa a capo delle generazioni e si parla di lui con tanta gloria ed onore".

Ora, mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù Si è mosso nel mio interno e mi ha detto: "Figlia mia, sono le disposizioni della mia Sapienza infinita, ed è mio solito che quando chiedo alla creatura un piccolo sacrificio per il suo bene ed essa ingrata me lo rifiuta, non voglio più fidarmi di lei; smetto i miei disegni di elevarla a cose grandi e la lascio come in oblio e che nessuno l'addita né di opere grandi né di eroismo, né per Dio né per sé né per i popoli.

Poi tu devi distinguere, quello che volli da Adamo era un piccolo sacrificio di privarsi d'un frutto, e non mi fu accordato. Come potevo fidarmi di lui e chiedergli un sacrificio più grande? Invece [ad] Abramo non gli chiesi un frutto per sacrificio, ma prima gli chiesi che andasse in terra straniera dove non era nato, ed egli pronto mi ubbidì. Poi volli più fidarmi di lui: lo abbondai di Grazia e gli chiesi il sacrificio dell'unico suo figlio che amava più di sé stesso, e lui pronto me lo sacrificò. In questo lo conobbi a prove che potevo fidarmi di lui, potevo tutto a lui affidare. Si può dire che fu il primo riparatore a cui veniva affidato lo scettro del futuro Messia. Perciò lo elevai a capo delle generazioni con grande onore di Dio, di sé stesso e dei popoli.

Così succede in tutte le creature. E' mio solito chiedere piccoli sacrifici, di privarsi d'un piacere, d'un desiderio, d'un piccolo interesse, d'una vanità, di distaccarsi da una cosa che gli sembra che non gli possa far danno. Queste piccole prove sembrano come piccoli poggi per mettere il grande capitale della mia Grazia per disporle ad accettare sacrifici maggiori. E quando l'anima Mi è fedele nelle piccole prove allora Io abbondo nella grazia e chiedo sacrifici maggiori per poter più abbondare nel dare, e ne faccio dei portenti di santità. Quante santità hanno principio da un sacrificio, e quanti, con l'avermi rifiutato un piccolo sacrificio, sembrando loro che fossero cose da nulla, invece sono rimaste racchiuse nel bene, cretine nel comprendere, deboli nel camminare per la via che conduce al Cielo! Poverette; si vedono strisciare e lambire la terra da far pietà! Perciò, figlia mia, ci vuole più attenzione ai piccoli sacrifici che ai grandi, perché i piccoli sono la forza dei grandi e dispongono Dio a dare la grazia e l'anima a riceverla".

 

Condizione dell'uomo prima di peccare: Adamo, in ogni suo pensiero che faceva, in ogni sguardo, parola, opera, passo, palpito, dava a Dio il suo atto e Dio dava all'uomo il suo Atto continuato. (Volume 27 Novembre 30, 1929)

[...] "Figlia mia, col mio Volere puoi tutto e puoi giungere a tutto. Or tu devi sapere che Adamo, prima della colpa in ogni suo pensiero che faceva, in ogni sguardo, parola, opera, passo, palpito, dava a Dio il suo atto e Dio dava all'uomo il suo Atto continuato. Sicché le condizioni di lui erano di sempre dare al suo Creatore e di sempre ricevere. C'era tale armonia tra Creatore e creatura, che non potevano stare d'ambo le parti se l'uno non dava e l'altro non riceveva, per ridare di nuovo l'atto suo, fosse pure un pensiero, uno sguardo. Perciò ogni pensiero dell'uomo cercava Dio e Dio correva per riempire il suo pensiero di grazia, di santità, di luce, di vita, di Volontà Divina. Si può dire che il più piccolo atto dell'uomo amava e riconosceva Colui che l'aveva dato la vita, e Dio riamava col contraccambiarlo col suo amore e col far crescere in ogni piccolo e grande atto dell'uomo la sua vita divina. Lui era incapace di ricevere tutta insieme la vita divina, era troppo stretto e Dio gliela dava a sorsi a sorsi in ogni atto che faceva per amor suo, prendendo diletto nel dargli sempre, per formare in lui la sua vita divina. Quindi ogni pensiero ed atto dell'uomo sboccava in Dio, e Dio sboccava in lui. Questo era il vero ordine della Creazione: trovare nell'uomo, in ogni atto suo, il suo Creatore, per potergli dare la sua luce, e ciò che aveva stabilito di dargli. La nostra Divina Volontà che stava in Noi ed in lui, si faceva portatrice dell'uno e dell'altro, e formando in lui il pieno giorno, metteva in comune i beni dell'uno e dell'altro. Com'erano felici le condizioni dell'uomo quando il nostro Fiat Divino regnava in lui! Si può dire che cresceva sulle nostre ginocchia, attaccato al nostro petto, da dove attingeva la crescenza e la sua formazione.

Ecco perciò voglio che nel mio Voler Divino ogni atto di creatura abbia il tuo Ti amo per richiamare l'ordine tra Creatore e creatura; perché tu devi sapere che l'uomo col peccare non solo respinse il nostro Fiat ma spezzò l'amore verso Colui che tanto lo aveva amato, si mise a distanza col suo Creatore, e l'amor lontano non può formare vita, perché il vero amore sente il bisogno d'essere alimentato dell'amore di colui che ama e di starsi talmente vicino che le riesce impossibile il separarsi. Sicché la vita dell'amore creato da Noi nel creare l'uomo, restò senza alimento e quasi morendo; molto più che ogni atto umano che faceva senza della nostra Volontà Divina erano tante notti che formava nell'anima sua: se pensava era notte che formava, se guardava, parlava ed altro, tutto era tenebre che formavano una notte oscura. Senza del mio Fiat non ci può essere giorno, né sole, al più qualche piccola fiammella che stentatamente le strada il passo. Oh, se sapessero che significa vivere senza del mio Voler Divino, ancorché non fossero cattivi e facciano qualche bene! L'umana volontà è sempre notte per l'anima, ché l'opprime, l'amareggia, le fa sentire il peso della vita. Perciò sii attenta, né ti far sfuggire nulla che non entri nel mio Fiat Divino [...]".

 

La Volontà Divina guida l'anima a raccogliere le opere del suo Creatore ed a portargliele per amarlo e glorificarlo con lo stesso suo Amore e le stesse opere sue. (Fiat!!! Volume 32 Ottobre 30, 1933)

(Scrive Luisa:) Stavo facendo il mio giro nella Creazione e mi sembrava che tutte le cose create volevano il grande onore d'essere offerte come omaggio e gloria al loro Creatore; ed io passavo da una cosa all'altra e mi sentivo così ricca, che avevo tante cose da dare a Colui che tanto mi ama, e che mentre tutto aveva fatto per me, io potevo dare tutto a Dio per potergli dire: "Ti amo per mezzo delle opere tue, le quali sono pregne del tuo amore e mi insegnano ad amarti"; ma mentre ciò facevo il mio Sommo Bene Gesù sorprendendomi, tutto bontà mi ha detto: "Com'è bello trovare la figlia nostra in mezzo alle opere nostre! Sentiamo che si vuol mettere a gara con Noi. Noi per amarla abbiamo creato tutto per essa e tutto l'abbiamo dato, affinché le possedesse e le godesse e fossero le narratrici della nostra Potenza, e le portatrici del nostro Amore e perciò essa in ogni cosa creata, sente il nostro amore che l'abbraccia, la bacia e che, plasmandola, le dice fortemente e teneramente: 'Ti amo', sente le nostre strette d'amore che le facciamo al nostro Seno divino, ed essa in mezzo a tant'amore si sperde, si confonde e per farci la gara fa la stessa via nostra che fecimo nel creare tante cose per scendere a lei, e mettendosi in via in ogni cosa creata sente che cosa fecimo per lei e come l'amammo, ed essa ripete a Noi ciò che fecimo per lei, Ci ripete i nostri abbracci amorosi, i nostri baci ardenti, le nostre foghe d'amore; ed oh, i nostri contenti nel vedere che la creatura sale a Noi e Ci porta ciò che con tant'amore le demmo e le diamo! La nostra Volontà le fa da guida e la porta fino a Noi, per farci dare il contraccambio di ciò che le abbiamo dato. Sicché chi vive nella nostra Volontà è la raccoglitrice di tutte le opere nostre e ce le porta nel nostro grembo per dirci: 'Vi amo collo stesso vostro Amore, Vi glorifico per mezzo della vostra Potenza: tutto mi avete dato e tutto Vi dono'".

Onde continuavo il mio giro nella Divina Volontà e, giunta nell'Eden, pensavo tra me: "Oh, come vorrei l'amore, l'adorazione dell'Adamo innocente, per potere anch'io amare il mio Dio collo stesso amore con cui l'amò la prima creatura da Lui creata!" Ed il mio dolce Gesù, sorprendendomi, mi ha detto: "Figlia mia benedetta, chi vive nella mia Divina Volontà trova in Essa ciò che vuole, perché [di] tutto ciò che si fa in Essa niente esce fuori, ma tutto vi rimane dentro insieme con Essa, inseparabile da Essa, anzi formano la sua stessa vita. Quindi Adamo [di] tutto ciò che fece nella mia Divina Volontà nulla potette portarsi con sé, al più il felice ricordo del come aveva amato, dei mari d'amore che l'inondavano, delle pure gioie che aveva goduto, e di ciò che aveva fatto nel nostro Fiat che gli serviva ad amareggiarlo di più! Un atto fatto nella nostra Volontà, un amore, un'adorazione formata in Essa, è tanto grande che la creatura non tiene capacità, né posto dove metterlo, perciò solo nella mia Volontà si possono fare e possedere questi atti. Onde chi entra in Essa trova in atto tutto ciò che fece in Essa l'Adamo innocente, il suo amore, le sue tenerezze di figlio verso il suo Padre Celeste, la paternità divina che da tutti i lati adombrava il suo figlio per amarlo; tutto fa suo ed ama, adora e ripete ciò che fece l'Adamo innocente. La mia Divina Volontà non si cambia, né si muta, qual era, tale è e sarà: purché la creatura entri in Essa e faccia vita insieme con Essa, non mette limiti, né tassa i confini, anzi dice: 'Prendi ciò che vuoi, amami come vuoi: nel mio Fiat ciò ch'è tuo è mio; solo fuori di Esso incominciano le divisioni, le separazioni, le lontananze ed il principio di vita di tuo e mio!' Anzi, tu devi sapere che tutto ciò che deve fare la creatura nella nostra Volontà viene fatto prima in Dio, ed essa nell'atto di farli riceve la trasmissione dell'amore e degli atti divini in sè e continua a fare ciò ch'è stato fatto nel nostro Essere Supremo. Come sono belle queste vite che ricevono la trasmissione di ciò ch'è stato fatto prima in Noi! Sono le nostro opere più belle, le magnificenze della Creazione; il cielo, il sole le resta [loro] dietro, esse sorpassano tutte; sono le santità assolute da Noi decise, che non Ci possono sfuggire. Noi le diamo tanto del nostro che l'affoghiamo dei nostri beni, in modo che [la creatura] non trova il vuoto di pensare se deve o no corrispondere, perché la corrente della luce e dell'amore Divino la tengono assediata e come fusa nel suo Creatore; e le diamo tale conoscenza delle cose, che le serve di libero arbitrio affinché nulla faccia [di] sforzato, ma di volontà spontanea e risoluta. Perciò queste celesti creature sono la nostra occupazione, il nostro lavoro continuo; le teniamo sempre occupate perché la nostra Volontà non sa stare in ozio, perché Essa è Vita, lavoro e moto perenne. Quindi chi vive in Essa tiene sempre da fare e dà sempre da fare al suo Creatore".

 

Tutto ciò che si fa nel Voler Divino costituisce un diritto per tutti e tutti possono fare quel bene. Questi diritti furono dati da Adamo, dalla Regina del Cielo, da Nostro Signore, il Quale ci preparò la veste regale. (Fiat!!! Volume 34 Aprile 8, 1937)

[...] "La mia Divina Volontà colla sua immensità coinvolge tutti e tutto, non vi è essere che non nuota in Essa, perciò tutto ciò che si fa diventa diritto di tutti, e tutti possono ripetere quell'atto; al più chi non vuole ripeterlo e possederlo, e non vuol riconoscere che vive in Essa e [che] la sua vita è animata dal Fiat Divino, questi sono come ciechi che, mentre il sole le dardeggia colla sua luce, essi non veggono e giacciono come se fosse notte per loro, sono come paralizzati, ché mentre possono avere l'uso delle membra di fare il bene, si contentano di restare immobilizzati, sono come muti che non sanno parlarne; ma però [sono] ciechi, paralizzati e muti volontari; ma tutti il resto, come la mia Volontà è vita e sta in comunicazione con tutti, così tutto ciò che si può fare in Essa è vita e bene e diritto di tutti, e tutti possono ripetere quell'atto per formare la vita divina operante in loro.

I primi diritti di far possedere il Regno del mio Volere alle umane generazioni furono dati da Adamo, perché [da] lui, [nel]la prima epoca della sua vita, i suoi atti furono fatti nel Voler Divino e, sebbene peccò e perdette volontariamente la vita operante della mia Volontà in lui, e lui in Noi, ma i suoi atti restarono, perché ciò che si fa nel nostro Volere non esce, perché sono le nostre vincite, le nostre vittorie sull'umano volere, quindi sono nostri e Noi mai mettiamo fuori ciò ch'è nostro. Onde chi entra in Esso, trova il primo amore di Adamo, i suoi primi atti, che le danno il diritto di possedere il nostro Fiat e di ripetere gli stessi atti che lui fece, i suoi atti sono ancora parlanti, il suo amore è ancor fuso nel nostro e incessantemente Ci ama col nostro stesso amore.

Perciò l'operare nel Voler Divino si rende eterno con Noi e non è soggetto a finire e si mette a disposizione di tutti, in modo che solo chi è ingrato non lo prende e non si vuol servire della vita per ricevere vita". [...]

 

Nel creare l'uomo Dio gli diede anche un vuoto invisibile, per l'anima sua, dove l'uomo doveva formare le sue opere sante. (Volume 25 Dicembre 21, 1928)

[...] (Scrive Luisa:) Stavo facendo il mio giro nel Fiat Divino, e riandando ai primi tempi della Creazione, per unirmi agli atti fatti dal nostro padre Adamo nello stato d'innocenza, per unirmi con lui e seguire dove lui lasciò. Ed il mio amato Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto: "Figlia mia, nel creare l'uomo [Dio gli] diede un universo visibile dove doveva spaziarsi, vedere le opere del suo Creatore fatte con tant'ordine ed armonia fatte per amor suo, ed in questo vuoto fare anche le opere sue; e come le diede un vuoto visibile, così le diede un vuoto invisibile, più bello ancora per l'anima sua, dove l'uomo doveva formare le sue opere sante, il suo sole, il suo cielo, le sue stelle, e facendo eco al suo Creatore, doveva riempire questo vuoto di tutte le opere sue. Ma siccome l'uomo scese dalla mia Divina Volontà per vivere dalla sua, perdette l'eco del suo Creatore, ed il modello di poter copiare le nostre opere. Quindi si può dire che non ci sono altro in questo vuoto che i primi passi dell'uomo, tutto il resto è vuoto, eppure dev'essere riempito, e perciò aspetto con tant'amore chi vive e deve vivere nel mio Volere, che sentendo la potenza del nostro eco, ed avendo presente i nostri modelli, si affretteranno a riempire questo vuoto invisibile, che con tanto amore diede nella Creazione. Ma sai tu qual'è questo vuoto? La nostra Volontà. Come diede un cielo, un sole alla natura, così diede il cielo, il sole del mio Fiat all'anima. E quando ti veggo mettere i tuoi passi appresso ai passi dell'Adamo innocente dico: 'Ecco finalmente il vuoto della mia Divina Volontà incomincia a ricevere le prime conquiste e le prime opere della creatura'. Perciò sii attenta e segui sempre il tuo volo nel mio Volere Divino".

 

Ed ecco Come devono stare e che devono fare i piccoli nella Divina Volontà: "E' necessario che tu venga avanti a tutti, e dopo... darai una voltata nella nostra Volontà e andrai dietro a tutti, te li metterai come in grembo e ce li porterai tutti nel nostro Seno...". (Volume 16 Febbraio 8, 1924)

(Luisa scrive:) Stavo fondendomi tutta nel Santo Voler Divino, e siccome nel fare ciò, come la più piccola di tutti, mi metto avanti a tutte le generazioni, anche prima che Adamo ed Eva fossero creati, affinché prima che loro peccassero io preparassi prima di loro l'atto di riparazione alla Divina Maestà perché nel Voler Divino non c'è né passato né futuro, ma tutto presente ed anche [per]ché essendo piccola potessi avvicinarla per perorar e fare i miei piccoli atti nel suo Volere, per poter coprire tutti gli atti delle creature con la sua Volontà Divina, e così poter vincolare la volontà umana spezzata con la Divina e farne una sola. [...]

(E Gesù:) "Chi deve perorare, riparare, unificare la nostra Volontà, non solo con la sua, ma con quella degli altri, deve starci vicino e tanto insieme con Noi da ricevere tutti i riflessi della Divinità per copiarli in sé stesso; deve avere un pensiero che sia di tutti, una parola, un'opera, un passo, un amore che sia di tutti e per tutti. [...]

Se tu sapessi con quale amore ti aspetta il nostro Celeste Padre, il gaudio, il contento che sente nel vederti così piccina, portare nel suo grembo la Creazione tutta per dargli il ricambio di tutti! Si sente ritornare la gloria, le gioie, i trastulli dello scopo della Creazione. Perciò è necessario che tu venga avanti a tutti, e dopo che sarai venuta avanti, darai una voltata nella nostra Volontà e andrai dietro a tutti, te li metterai come in grembo e ce li porterai tutti nel nostro Seno; e Noi, vedendoli coperti dai tuoi atti fatti nel nostro Volere, li accoglieremo con più amore e ci sentiremo più disposti a vincolare la nostra Volontà con quella delle creature, per fare che ritorni nel suo pieno dominio. Perciò, coraggio, [...] tutti fruiscono degli atti fatti [...] nella nostra Volontà, che, più che sole, dardeggiano su tutti per fare che il Sole del Volere Eterno sorga di nuovo con quello scopo per cui furono create tutte le generazioni. [...] ".

 

Il ricambiare Iddio in amore per tutte le cose create, entra nel primo dovere della creatura. La Divina Volontà fu data come vita primaria della creatura. (Volume 18 Agosto 9, 1925) :

[...] (Gesù:) "Questo modo di pregare, cioè di ricambiare Iddio in amore per tutte le cose da Lui create, è un diritto divino ed entra nel primo dovere della creatura. La Creazione fu fatta per amore dell'uomo, anzi, fu tanto il nostro amore che, se fosse necessario avremmo creato tanti cieli, tanti soli, stelle, mari, terre, piante, e tutto il resto, per quante creature dovevano venire alla luce di questo mondo, affinché ognuna avesse una Creazione per sé, un universo tutto suo, come difatti quando il tutto fu creato, solo Adamo fu lo spettatore di tutto il creato, egli poteva godere tutto il bene che voleva. E se ciò non facemmo, fu perché l'uomo poteva godere lo stesso tutto come se fosse suo, ad onta che gli altri ne godano. Difatti, chi non può dire: 'Il sole è mio', e godere della luce del sole per quanta ne vuole? Che 'L'acqua è mia', e dissetarsi e servirsene dove la necessita? Che 'Il mare, la terra, il fuoco, l'aria, sono cose mie'?; e tante altre cose da Me create. E se in qualche cosa l'uomo pare che difetta, che stenta la vita, è il peccato che sbarrando il passo ai miei benefizi, impedisce alle cose da Me create d'essere larghe per la creatura ingrata.

Quindi, stando tutto ciò, che in tutte le cose create Iddio vincolava il suo amore verso ciascuna creatura, in essa entrava il dovere di ricambiare Iddio con il suo piccolo amore, con la sua gratitudine, con il suo grazie verso Chi tanto aveva fatto per lei. Questo non ricambiare Iddio in amore per tutto ciò che ha fatto nella Creazione per l'uomo, è la prima frode che fa la creatura a Dio, è un usurpare i suoi doni senza neppure riconoscerli, da dove vengono, e Chi tanto l'ha amato. Perciò è il primo dovere della creatura. Ed è tanto indispensabile questo dovere ed importante, che Colei che prese a petto tutta la nostra gloria, la nostra difesa, il nostro interesse, non faceva altro che girare per tutte le sfere, dalla più piccola alla più grande delle cose da Dio create, per imprimere il suo ricambio d'amore, di gloria, di ringraziamento per tutti, e a nome di tutte le umane generazioni. Ah, sì, fu proprio la mia Mamma Celeste che riempì Cieli e terra del ricambio a tutto ciò che Dio aveva fatto nella Creazione! Dopo di Lei fu la mia Umanità che compì questo dovere sì sacrosanto, a cui tanto tanto la creatura aveva mancato, e che Mi rese propizio il mio Padre Celeste verso l'uomo colpevole.

[...] Tutte le cose create non furono altro che un atto della nostra Volontà che le mise fuori, né esse possono spostarsi, né cambiare effetti, né posizione, né l'ufficio che ciascuna ricevette dal suo Creatore; esse non sono altro che specchi dove l'uomo doveva mirare i riflessi delle Qualità del suo Creatore: dove la Potenza, dove la Bellezza, in altre cose create la Bontà, l'Immensità, la Luce, ecc., insomma, ogni cosa creata predica all'uomo le Qualità del suo Creatore, e con voci mute gli dicono quanto lo amo. Invece nel creare l'uomo, non fu la nostra sola Volontà, ma una emanazione che uscì dal nostro Seno, una parte di Noi stessi che infondemmo in lui, e perciò lo creammo libero di volontà, acciò crescesse sempre in bellezza, in sapienza, in virtù; a somiglianza nostra lui poteva moltiplicare i suoi beni, le sue grazie.

Oh, se un sole fosse libero di volontà e potesse fare da uno, due soli; da due, quattro soli! Quale gloria, quale onore non darebbe al suo Creatore, e quanta gloria anche a sé stesso? Eppure, ciò che non possono fare le cose create, perché prive di libero arbitrio e perché furono create perché dovevano servire l'uomo, lo può fare l'uomo, perché doveva servire a Dio. Sicché tutto il nostro amore era accentrato nell'uomo, e perciò mettemmo tutto il creato a sua disposizione, tutto ordinato intorno a lui, perché l'uomo se ne servisse delle opere nostre come tante scale e vie per venire a Noi, per conoscerci e amarci. Ma qual è il nostro dolore nel vedere l'uomo al disotto delle nostre cose create, anzi, trasformata dal peccato in bruttezza la sua bell'anima data da Noi; non solo non cresciuto nel bene, ma orrido a vedersi? Eppure, come se tutto ciò che fu creato per lui non bastasse al nostro amore, per custodire questo libero arbitrio gli facemmo il dono più grande, che superò tutti gli altri doni, cioè, gli demmo la nostra Volontà per preservativo, come antidoto, come preventivo ed aiuto alla sua libera volontà. Sicché la nostra Volontà si mise a sua disposizione per dargli tutti quegli aiuti di cui l'uomo avesse bisogno. Sicché la nostra Volontà gli fu data come vita primaria ed atto primo di tutte le sue opere. Dovendo lui crescere in grazia ed in bellezza, aveva bisogno d'una Volontà Suprema che non solo facesse compagnia alla sua umana volontà, ma che si sostituisse all'operato della creatura. Ma anche questo gran dono disprezzò e non lo volle conoscere.

[...] La nostra Volontà entra nella vita primaria della creatura, e fino a tanto che tiene il suo atto primo, la sua vita, la creatura cresce sempre in grazia, in luce, in bellezza, conserva il vincolo dell'atto primo della sua creazione, e Noi riceviamo la gloria di tutte le cose create, perché servono alla nostra Volontà operante nella creatura, scopo unico di tutta la Creazione. Perciò ti raccomando che la nostra Volontà sia per te più che vita, e l'atto primo di tutte le tue azioni".

 

Nel Volume 33 Novembre 18, 1934, Gesù ci disvela maggiormente

L'Amore di Dio nella Creazione, il sacrificio che fa l'Amore della sua gloria, ed il suo grido continuo che vuole la creatura in tutte le cose create perché Gli dia il ricambio che tutte le cose Gli avrebbero dato se tutta la Creazione avesse ragione.

(Scrive Luisa:) Sono sempre in cerca degli atti che continuamente fa la Divina Volontà e siccome non si fa trovare mai senza far nulla, ma sempre in atto operante, oh, com'è bello poter dire al mio Creatore che il suo Fiat Divino mi ama tanto che sta distendendo il cielo, creando il sole, dando la vita al vento ed a tutte le altre cose perché mi ama! Ed è tanto il suo amore che mi dice coi fatti e colle parole: "Per te faccio questo". Non feci, ma faccio; a Noi tanto Ci costa il creare quanto il conservare le opere nostre.

Onde giravo nella Creazione, ed il cielo, le stelle, il sole e tutto pareva che mi venivano incontro col loro ritornello: "Per te ci ha creati il nostro Creatore, perché ti ama, perciò vieni ad amare Chi tanto ti ha amato". Io mi sperdevo nelle cose create, ed il mio sempre amabile Gesù, facendosi incontro, soffermandomi mi ha detto: "Mia piccola figlia del mio Volere Divino, il nostro amore fu tanto e lo è tuttora nella Creazione, che se la creatura facesse attenzione resterebbe affogata dal nostro amore e non saprebbe fare altro che amarci. Senti, figlia mia, dove giunse il nostro amore per la creatura: Noi creammo la Creazione tutta senza ragione; oh, se l'avessimo dotata di ragione, qual gloria non Ci sarebbe data! [...] Ma no, il grido del nostro amore gridò più forte della nostra gloria e quasi Ci impedì di dar la ragione alla Creazione e gridando forte Ci disse: 'E' per amor della creatura che tutto abbiamo creato, quindi ad essa la ragione, affinché venga nel cielo per ricambiarci in amore incessante ed in perenne gloria perché distendemmo un cielo sul suo capo, ed in ogni stella sentiamo il suo grido d'amore che Ci ama con amore irremovibile; venga nel sole e trasformandosi in esso come se fosse suo Ci ricambi con amore di luce, con amore di dolcezza e Ci dà il ricambio d'amore dell'amministrazione dei nostri beni che il sole le dà'. Perciò vogliamo la creatura in tutte le cose create con diritto di giustizia, perché Ci dia il ricambio che Ci avrebbero dato se tutta la Creazione avesse ragione. Ecco, perciò la dotammo di ragione e vogliamo che la nostra Volontà la dominasse ed avesse il suo posto regio come lo tiene nella Creazione, affinché unificandola con tutte le cose create comprendesse tutte le nostre note d'amore verso di essa e Ce le ricambiasse colle sue note d'amore incessante e di gloria perenne. Noi mai smettiamo d'amarla coi fatti e colle parole ed essa è obbligata ad amarci sempre e non restarsi indietro, ma venirci incontro e mettere il suo amore sulle stesse nostre note amorose.

Oltre di ciò, il nostro amore che non dice mai basta, vuol sempre dare alla creatura, né resta contento se non trova nuove invenzioni d'amore per dirle: 'Ti ho amato sempre e con amore operante'. Quindi in ciascuna cosa creata il nostro Fiat metteva dentro e le investiva d'un amore distinto l'uno dall'altro, per dirle: 'Ti amo potentemente'; in un'altra [cosa creata] metteva la dolcezza del nostro amore, e dove l'amabilità e dove la soavità e dove il nostro amore che rapisce, che lega, che vince, in modo che la creatura non Ci avrebbe potuto resistere; insomma in ogni cosa creata mettevamo l'arma del nostro amore distinto. Possiamo dire che il nostro Fiat metteva nella Creazione un esercito armato d'amore, con armi l'una più potente dell'altra, e dotando la creatura di ragione, [la creatura] doveva comprendere e ricevere tutte queste armi d'amore per mezzo delle cose create; e restando essa investita da queste specialità d'armi d'amore, doveva poterci dire, non solo colle parole ma coi fatti, come facciamo Noi: 'Ti amo con amore potente; il mio amore è dolce, è amabile e soave per Te, tanto che mi sento languire, vengo meno, sento il bisogno delle tue braccia per sostenermi; e sorretta da Te sento che il mio amore Ti rapisce, Ti lega, Ti vince: sono le tue stesse armi d'amore, con cui mi hai armato, che Ti amano, che muovono battaglia ad amarci'.

Figlia mia, quanto amore nascosto contiene la Creazione! E siccome la creatura non si eleva nella nostra Volontà, non viene a vivere in Essa, con tutto che ha la sua ragione non ne comprende nulla, e Noi restiamo senza il ricambio a Noi con giustizia dovuto. Ed il nostro amore che fa? Con pazienza invitta aspetta e continua il suo grido che vuol essere amato dalla creatura [...]"

 

Seguiamo ancora gli insegnamenti di Gesù, sempre dal Volume 33 Febbraio 24, 1935:

La ragione è l'occhio dell'anima e luce che le fa conoscere il bello delle sue opere buone. Quali sono i diritti della Divina Volontà.

[...] "Noi dotammo la creatura di ragione, perché conoscesse il bene ed il male che facesse, ed in ogni atto che facesse, se buono, fosse dotata di nuovo merito, nuova grazia, nuova bellezza ed unione maggiore col suo Creatore, se cattivo ne subisse una pena, la qual pena fa sentire la debolezza e l'allontanamento da Colui che l'ha creata. La ragione è l'occhio dell'anima e luce che, mentre fa strada alla creatura, le fa conoscere il bello delle sue opere buone, i frutti dei suoi sacrifici e sa straziarla quando fa il male. La ragione tiene questa virtù: se la creatura opera il bene, [la ragione] si sente al suo posto d'onore e, come re di essa, tiene l'ordine; ed in virtù del merito che acquista, [la creatura] si sente la forza e la pace; e se fa il male si sente tutta sconvolta e schiava dei suoi stessi mali. Ora, se la creatura fa gli atti buoni nella mia Volontà Divina, in virtù della ragione che tiene le diamo il merito di atti divini; il merito le vien dato a secondo che conosce ed a secondo che la volontà umana vuole operare: se nella Nostra, essa si eleva tanto che non resta nel basso delle azioni umane anche buone , ma viene nel nostro Volere Divino, come spugna si tuffa dentro ed impregna i suoi atti di luce, di santità, d'amore, in modo che l'atto suo scompare nel nostro e ricompare il nostro atto divino; quindi con giustizia deve correre il merito divino. E siccome nella nostra Volontà Divina [si] perde il prestigio umano, si crede che la creatura non faccia nulla, ma non è vero; se Essa opera, è in virtù del filo dell'umano volere che ha ricevuto nelle sue mani che forma il trionfo e le sue conquiste sull'atto della creatura, e[d è in virtù del]la ragione umana che volontariamente viene a cedere i suoi diritti ricevuti, come omaggio e padronanza a Colui che l'ha ricevuto. E questo è più che fare, perché Dio ha ricevuto il ricambio dei doni più belli che diede alla creatura, cioè la ragione e la volontà; con ciò Ci dà tutto quello che può darci, Ci riconosce, si spoglia di se stessa, Ci ama con amor puro, ed è tanto il nostro amore, che la vestiamo di Noi stessi, le diamo le nostre opere, in modo che Noi ed essa possiamo dire: 'Facciamo insieme'. [...]

[...] "La mia Divina Volontà è tutto per la creatura, senza di Essa [la creatura] non potrebbe vivere nep­pure un minuto; tutti i suoi atti, moti e passi si possono chiamare imboccamenti, parti che le fa il mio Volere, e la creatura li riceve, li sente in se stessa e non conosce né Chi la imbocca né Chi dà vita alla sua vita; perciò per molti è come se la mia Volontà non stesse per loro e non Le danno i dovuti diritti che conviene darle. Quindi è necessario conoscere quali sono questi diritti del mio Volere Divino, per fare che [le creature], conoscendoli, possano contraccambiarla e conoscere chi è Colei che è vita della loro vita, e che loro non sono altro che le spoglie, le statue animate da Essa.

Ora, i diritti sono innumerevoli: diritto di creazione, diritto di conservazione, di animazione continua; tutto ciò che [la Divina Volontà] ha creato e che serve al benessere dell'uomo, costituisce un suo diritto sopra di lui. Perciò il sole, l'aria, il vento, l'acqua, la terra e tutto, sono stati creati e dati all'uomo dalla mia Volontà, quindi, per quante cose gli ha dato tanti diritti di più tiene sopra dell'uomo; la mia Redenzione, il perdono dopo la colpa, la mia grazia, il bene operare, sono diritti maggiori che Essa acquista sopra di lui. Si può dire che è come impastata nella mia Volontà, eppure [la mia Volontà] non [è] conosciuta! Che dolore non essere riconosciuta! Ora, per avere il trionfo la vita della mia Volontà nella creatura, è necessario che si conosca che cosa ha fatto, che fa per amore di esse e quali sono i suoi giusti diritti; e quando [la creatura] avrà ciò conosciuto si metterà in ordine col mio Volere, sentirà Chi è che le dà la vita, Chi si muove nel suo moto, Chi palpita nel suo cuore e, mentre riceverà da Essa la Vita che forma la sua vita, ridarà ad Essa come omaggio, amore e gloria, quella stessa vita che forma in essa. E la mia Volontà riceverà i suoi diritti e ritornerà nel suo Seno di luce tutto ciò che è suo, che con tanto amore le aveva dato [alla creatura]; insomma si sentirà rinata di nuovo nelle sue braccia colei che con tanto amore aveva creato. [...]"

 

E nel Volume 18 Novembre 12, 1925, Gesù ritorna a parlarci di quanti doni aveva messo in Adamo nel crearlo, e spiega: Chi è chiamato come capo d'una missione, deve racchiudere tutti i beni appartenenti a quella missione per comunicarli agli altri.

[...] "Adamo, essendo il primo uomo veniva costituito capo di tutte le generazioni, ed essendo lui il capo, si rendeva necessario che doveva possedere i germi da poter dare agli altri ciò che è necessario allo sviluppo della vita umana; che poi questi germi sono stati ingranditi, dilucidati, più conosciuti a seconda la buona volontà delle generazioni seguenti, della capacità ed applicazione che hanno fatto sopra quegli stessi germi, ma Adamo li aveva tutti in sé, e si può dire che tutto da lui viene. Sicché, si può dire che nell'essere creato da Dio, fu dotato di tutte le scienze; ciò che gli altri imparano con tante fatiche, lui lo possedeva come dono in modo sorprendente. Quindi possedeva la conoscenza di tutte le cose di questa terra, aveva la scienza di tutte le piante, di tutte le erbe e la virtù che ciascuna di esse conteneva; aveva la scienza di tutte le specie degli animali e del come doveva usarne; aveva la scienza della musica, del canto, dello scrivere, della medicina, insomma di tutto, e se le generazioni posseggono ciascuna la sua scienza speciale, Adamo le possedeva tutte. [...] chi dev'essere capo è necessario che racchiuda in sé tutto il bene che deve partecipare agli altri". [...]

 

Tutti i primi atti furono fatti da Dio in Adamo. Nell'atto della creazione dell'uomo furono presenti tutte le creature che sarebbero venute alla luce, ed il Fiat e l'Amore Divino misero il primato degli atti di Dio in ciascuna creatura che sarebbe venuta all'esistenza. (Volume 28 Aprile 18, 1930)

Gesù a Luisa: [...] "Se tu sapessi con quanto amore fu formata la creazione dell'uomo! Il solo ricordarlo, il nostro Amore si gonfia e forma nuovi innundii e mentre si atteggia a festa nel ricordare l'opera nostra, bella, perfetta e [nella quale avevamo] messavi tale maestria d'arte che nessun altro ne può formare una simile; ed era tanto bella che giunse a suscitare nel nostro amore la gelosia che tutta fosse per Noi. Del resto l'uomo era stato fatto da Noi, era nostro; esserne geloso era un diritto del nostro amore. Tanto vero che il nostro amore giunse a tanto, che tutti i primi atti fatti in Adamo furono fatti dal suo Creatore. Sicché il primo atto d'amore fu creato e fatto da Noi in Adamo; il primo palpito, il primo pensiero, la prima parola, insomma tutto ciò che lui potette fare dopo, stavano i nostri atti primi fatti in lui, e sopra dei nostri primi atti seguivano gli atti di Adamo. Perciò se amava, sorgeva il suo amore da dentro il nostro primo atto d'amore; se pensava, sorgeva da dentro il nostro pensiero il suo pensiero, e così di tutto il resto. Se Noi non avessimo fatto i primi atti in lui, non avrebbe potuto né far nulla né saper far nulla. Invece col fare l'Ente Supremo i primi atti, mettevamo in Adamo tante fontanine per quanti atti primi fecimo in lui, in modo che ogni qualvolta voleva ripetere i nostri primi atti, tenesse a sua disposizione queste fontanine come tante diverse sorgenti d'amore, di pensieri, di parole, di opere e di passi.

Quindi tutto era nostro, dentro e fuori dell'uomo, perciò la nostra gelosia non solo era un diritto, ma anche giustizia, che tutto doveva essere per Noi e tutto nostro. Molto più che gli davamo il nostro Voler Divino affinché Ce lo conservasse bello, fresco e Ce lo facesse crescere d'una beltà divina. Il nostro Amore non era contento né soddisfatto di tanto che gli aveva dato, voleva continuare a dare sempre, non voleva dire basta, voleva continuare la sua opera d'amore e, per averlo con sé, per aver a che fare con l'uomo, gli dava il nostro stesso Volere, affinché lo rendesse capace di poter sempre ricevere e di tenerlo sempre con Noi, con una sola Volontà; con Essa, tutto era garantito ed al sicuro, per lui e per Noi. Sicché doveva essere il nostro trastullo, la gioia e felicità nostra, oggetto di nostra conversazione. Perciò al ricordo della creazione dell'uomo il nostro Amore si atteggia a festa; ma col vederlo senza la garanzia del nostro Fiat, senza sicurezza e quindi vacillante, sfigurato e come lontano da Noi, si atteggia a mestizia e sente tutto il peso del nostro amore infinito come chiuso in se stesso, perché non può darsi a lui, perché non lo trova nella nostra Divina Volontà.

Ma tutto ciò non è tutto; non fu al solo Adamo che tanto si versò il nostro amore, che giunse a fare tutti i primi atti dai quali dovevano aver vita tutti gli atti umani, ma ciascuna creatura che doveva venire alla luce del giorno fu presente in quell'atto della creazione dell'uomo, ed il nostro Fiat unito al nostro Amore correva, correva, ed abbracciando tutti ed amando con un solo amore tutti, metteva il primato dei nostri atti in ciascuna creatura che sarebbe venuta all'esistenza, perché per Noi non c'è né passato né futuro, ma tutto è presente ed in atto [...].

Perciò non fu il solo Adamo il fortunato della Creazione, ma tutte le altre creature venivano arricchite di tutti i beni ed in lui [venivano rese] posseditrici dei suoi stessi beni. Molto più che tutto ciò che Dio fa in una sola creatura, tutte le altre creature acquistano il diritto degli atti nostri, menoché chi non vuole servirsene. Non successe ciò nella stessa Redenzione? Come la Sovrana del Cielo ebbe il bene di concepirmi e di darmi alla luce, tutte le altre creature acquistarono i diritti dei beni della Redenzione, non solo, ma di potermi ricevere ciascuna nei loro cuori e, solo chi, ingrata, non Mi vuole, rimane priva di Me. Ora, figlia mia, Adamo col disubbidire ai nostri voleri perdette il nostro Regno e tutti i beni del nostro Fiat rimasero per lui senza la vita alimentatrice e vivificatrice della nostra Divina Volontà. Si può dire che fu come il distruttore dei beni del Regno della mia Divina Volontà nell'anima sua, perché a tutti i beni se manca la virtù vivificatrice e l'alimento continuo, da per se stessi a poco a poco perdono la vita [...]".

 

Gradimento di Dio quando si ricorda il suo Amore nella Creazione, particolarmente nella creazione dell'uomo. (Fiat!!! Volume 29 Giugno 8, 1931)

[...] "Figlia benedetta, il più dolce ricordo che più immensamente gradisco è quando la creatura ricorda il mio amore nella Creazione, in modo speciale quello dell'uomo; il nostro amore si sviscerò, più che una madre quando mette fuori il suo caro figlio alla luce. Il nostro amore correva, correva, per racchiuderlo in esso [in sé], affinché dovunque, dentro e fuori di sé, [l'uomo] potesse trovare il poggio del nostro amore che gli dice: 'ti amo, ti amo'. Il dolce suono del nostro amore sussurra all'orecchio, palpita nel suo cuore, risuona forti ed ardenti baci alle [sue] labbra, stretti abbracci, per portarlo nelle nostre braccia paterne come trionfo del nostro amore, che a qualunque costo vuole amare la creatura. Sicché non vi è cosa più dolce, più gradita, che il ricordarmi con quanto amore creammo l'uomo e tutte le cose. E' tanto il nostro gradimento, che [con] la fortunata creatura che viene innanzi alla nostra Maestà adorabile per ricordarci questo nostro amore così grande, raddoppiamo i nostri vincoli amorosi con lei, le diamo nuove grazie, nuova luce, e la chiamiamo la ripetitrice della nostra festa; perché nella Creazione tutto era festa per Noi e per tutti. E la creatura col ricordarci ciò che fecimo nella Creazione, Ci mette in festa il nostro Amore, la nostra Potenza, la nostra Sapienza creatrice che con tanta maestria inimitabile aveva creato tutto l'universo; e poi, la maestria nel creare l'uomo, che supera tutto! Quindi tutte le nostre Qualità divine festeggiano e, guardando la creatura che col suo ricordo e col suo piccolo ricambio d'amore sono state messe in festa, fanno a gara tra di loro e, chi le raddoppia l'amore, chi la bontà, chi la santità; insomma, ciascuna nostra Qualità divina vuol dare del suo, per ripetere con essa ciò che fecimo nella Creazione.

Perciò ripeti spesso il dolce ricordo del nostro amore insuperabile che ebbimo nella Creazione: era una creatura nostra, una nostra immagine, un nostro figlio che uscivamo alla luce, e perciò sfoggiammo tanto in amore! ed il sentircelo ricordare, sentiamo d'amarlo di più [...]".

 

L'Unità dell'Umana Famiglia nel Fiat Divino

Adamo, primo sole umano, investito dal Volere Divino i suoi raggi dovevano investire tutta l'umana famiglia in modo da vedersi tanti in uno. La Volontà una agente in Dio
doveva agire unica nell'uomo per formare l'unità di tutti. Dio è l'Artefice divino che vuole rifare la bella statua dell'uomo
. (Volume 25 Dicembre 25, 1928)

[...] (Scrive Luisa:) Seguivo i miei atti nel Fiat Divino riandando nell'Eden, nei primi atti della Creazione dell'uomo, ed il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto: "Figlia mia, Adamo primo Sole umano, investito dal nostro Volere, i suoi atti erano più che raggi di sole, che allungandosi ed allargandosi dovevano investire tutta l'umana famiglia, in cui si dovevano vedere tanti in uno, come palpitanti in questi raggi accentrati tutti nel centro di questo primo Sole umano, i quali tutti dovevano tenere virtù di formare il loro Sole senza uscire dal vincolo del primo Sole, perché avendo principio la vita di ciascuna da questo Sole, ciascuno poteva essere Sole per sé stesso. Come fu bella la creazione dell'uomo! Oh! come superò tutto l'universo intero! Il vincolo d'unione di uno in tanti, era il più gran prodigio della nostra Onnipotenza, cui la nostra Volontà Una, in Sé doveva mantenere l'inseparabilità di tutti, la vita comunicativa ed unitiva di tutti. Simbolo ed immagine della nostra Divinità, che siamo inseparabili, e che sebbene siamo Tre Divine Persone, siamo sempre Uno, perché una è la Volontà, una è la santità, la potenza nostra; perciò viene guardato da Noi l'uomo sempre come se fosse uno solo, ad onta che doveva tenere la sua generazione lunghissima, ma sempre accentrata nell'uno; era l'Amore increato che veniva da Noi creato nell'uomo e perciò doveva dar di Noi e rassomigliarsi a Noi, e la nostra Volontà unica agente in Noi, doveva agire unica nell'uomo per formare l'unità di tutti, ed il vincolo inseparabile di ciascuno. Perciò l'uomo col sottrarsi dal nostro Fiat Divino si difformò e disordinò, e non sentì più la forza dell'unità ed inseparabilità, né col suo Creatore, né con tutte le generazioni; si sentì come un corpo diviso e spezzato nelle sue membra, che non possiede più tutta la forza del suo corpo intero. Ecco perciò vuole entrare di nuovo come atto primo nella creatura la mia Divina Volontà, per riunire le membra spezzate, e dargli l'unità e l'inseparabilità come uscì dalle nostre mani creatrici. Noi Ci troviamo nella condizione di un artefice che ha fatto la sua bella statua da far stupire Cielo e terra; l'artefice ama tanto questa statua che vi ha messo la sua vita dentro di essa, sicché ogni atto o movimento che essa fa, l'artefice sente in sé la vita, l'atto, il movimento della sua bella statua. L'artefice l'ama con amore di delirio, né sa distaccare il suo sguardo da essa, ma in tant'amore la statua riceve un incontro, urta e resta spezzata nelle membra e nella parte vitale che la teneva vincolata ed unita coll'artefice, quale non sarà il suo dolore e che non farà costui per rifare la sua bella statua? Molto più che lui l'ama ancora, ed all'amore delirante si è aggiunto l'amore dolorante. Tale si trova la Divinità a riguardo dell'uomo. E' il nostro delirio d'amore e di dolore che vogliamo rifare la bella statua dell'uomo, e siccome l'urto successe nella parte vitale della nostra Volontà, che lui possedeva, ristabilita Essa in lui, la bella statua Ci sarà rifatta ed il nostro amore resterà appagato. Perciò non voglio altro da te, che la mia Divina Volontà abbia la sua vita".

Poi ha soggiunto con un accento più tenero: "Figlia mia, nelle cose create la Divinità non creava l'amore, ma le sfioriture della sua Luce, della sua Potenza, della sua Bellezza, eccetera. Sicché si può dire che nel creare il cielo, le stelle, il sole, il vento, il mare, la terra, erano le opere nostre che mettevamo fuori e le sfioriture delle nostre belle Qualità. Solo per l'uomo questo prodigio grandissimo di creare la vita, e la vita del nostro Amore medesimo, e perciò è detto che fu creato a nostra immagine e somiglianza. E perciò l'amiamo tanto, perché è vita ed opera ch'è uscita da Noi, e la vita costa più che tutto".

 

Nel Volume 19 Marzo 28, 1926, Luisa scrive: Se la creatura non si fosse sottratta dal Volere Divino, Dio doveva trovare tutti in una creatura e ciascuna in tutti e tutto doveva essere in comune.

Avendo fatto la Santa Comunione, stavo chiamando tutti: la mia Regina Mamma, i Santi, il primo uomo Adamo col seguito di tutte le generazioni fino all'ultimo uomo che verrà sulla terra, e poi tutte le cose create, affinché tutte insieme con me, prostrate intorno a Gesù lo adorassimo, lo benedicessimo, lo amassimo, onde a Gesù nulla le mancasse intorno a Lui di tutte le opere uscite dalle sue mani [...]

(E Gesù:) "Come son contento nel vedermi intorno tutte le opere mie, Mi sento ridonare la gioia, la felicità che le diedi nel crearle, ed Io ricambio loro di nuova felicità. [...] Se la creatura non si fosse sottratta dal mio Volere, Io dovevo trovare tutti in una creatura, e ciascuna in tutti; i beni, la luce, la forza, la scienza, l'amore, la bellezza, dovevano essere comuni a tutti, non ci doveva essere né tuo né mio, né nell'ordine naturale né nell'ordine spirituale; ciascuna poteva prendere quanto ne voleva. [...] Ma come l'uomo si sottrasse dalla mia Volontà, i beni, la luce, la forza, l'amore, la bellezza, restarono divisi e come dimezzati tra le creature. Perciò non ci fu più ordine, né armonia, né vero amore, né verso Dio né fra loro [...].

Della mia Volontà, l'uomo col sottrarsi da Essa perdette la pienezza dei beni, la pienezza della luce, della forza, della bellezza eccetera, e perciò fu costretto a vivere di stenti. [...]".

 

E nel Volume 27 Dicembre 25, 1929 Gesù spiega:

[...] "Figlia mia, la mia nascita nel tempo fu la rinascita della mia Divina Volontà nella mia Umanità, e siccome rinasceva in Me, portava la lieta novella della rinascita nelle umane generazioni. Il mio Fiat è eterno, ma si può dire [che è] come se nascesse in Adamo per formare la lunga generazione della sua rinascita nella creatura. Ma siccome Adamo respinse questa Volontà Divina, col respingerla impedì le tante rinascite che doveva fare in ciascuna creatura; e [il mio Fiat] con amore costante ed invincibile aspettò la mia Umanità per rinascere di nuovo in mezzo all'umana famiglia [...]".

 

Quanto è importante ritornare nell'Unità del Fiat Divino per ridare a Dio l'amore e la gloria di tutta la Creazione e tutta la Redenzione! Tutte le creature possiedono l'Unità della Volontà Divina. (Volume 22 Agosto 15, 1927)

(Scrive Luisa:) Stavo secondo il mio solito girando per tutta la Creazione per unirmi agli atti della Volontà Suprema che esercita in essa, ed il mio sempre amabile Gesù, muovendosi nel mio interno, mi ha detto: "Figlia mia, tutte le cose create tengono l'Unità del mio Fiat Divino. Essa mentre è divisa in tanti atti, questi atti sono vincolati ed inseparabili tra loro nell'Unità della medesima Volontà Divina. Guarda il sole. La sua luce è un atto distinto dalle altre cose create; ma la sua luce vincola tutti, investe la terra e la vincola con la sua luce, e la terra si vincola con essa e beve a larghi sorsi la sorgente della luce, riceve i suoi effetti, il suo calore e i suoi baci ardenti, e forma un atto solo col sole. La luce investe l'aria e si rende inseparabile da essa, investe l'acqua e l'acqua si tuffa nella luce e si vincola nella loro unità. Insomma, siccome una è la Volontà che le domina tutte, le cose create sono tanto vincolate tra loro che si rendono inseparabili, ed una non potrebbe stare senza dell'altra.

Ora, l'anima che vive nel mio Fiat Divino possiede l'Unità di Esso, e perciò è inseparabile da tutti gli atti che mette fuori l'Unità del mio Volere. L'Unità di Esso la vincola con Dio e Mi dà la gloria dell'operato divino, la vincola con gli Angeli e con i Santi e Mi dà la gloria angelica e dei Santi; la vincola con tutta la Creazione e Mi dà la gloria del Cielo, del sole, del mare; insomma di tutto dove la mia Volontà opera, lei resta inseparabile e forma la sua unità. Perciò solo chi vive nel mio Volere può darmi l'amore e la gloria di tutta la Creazione, di tutta la Redenzione, non c'è atto di esso in cui l'anima resta divisa; le altre creature lo potranno dire in parole, ma solo chi vive nel mio Volere possiede i fatti".

 

Allora accompagniamo Luisa nel suo compito. Luisa deve supplire per chi non ha operato nell'Unità del Fiat Divino. Ragione perché finora non hanno parlato della Divina Volontà. Chi non vive nell'Unità, riceve gli effetti dalla Volontà Divina, non la vita di Essa. Esempio del sole colla terra. (Volume 23 Febbraio 2, 1928)

(Scrive Luisa:) Stavo seguendo il mio giro nel Fiat Supremo, e giunta nell'Eden stavo dicendo tra me: "Mio Gesù, faccio mia l'Unità del tuo Volere per supplire a quell'Unità che perdette il mio padre Adamo quando si sottrò da Esso, e per supplire a tutti quegli atti che non hanno fatto nell'Unità di Esso tutti i suoi discendenti". Ma mentre ciò dicevo, pensavo tra me: "Ed io sto nell'Unità del Fiat Divino? Se non sto, come posso supplire per gli altri? Quindi il mio dire finisce in parole, ma non nei fatti". Ed il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto: "Figlia mia, quando Adamo peccò, ci fu la ritirata dell'Unità della mia Volontà d'ambo le parti: l'uomo si ritirò da Essa, ed Essa si ritirò da lui, e col ritirarsi la Mia Volontà, l'uomo perdette la mia Unità, tutti i suoi pregi ed i diritti che Dio gli aveva dato nel crearlo, perché lui fu il vero disertore dal Regno della mia Volontà, ed il disertore perde tutti i diritti ed il possesso dei suoi stessi beni. Ora, come la mia Volontà si ritirò dall'uomo, perché fu lui a ritirarsi per il primo, così può di nuovo darsi a chi, ritirandosi dall'umano volere, rientra nel suo Regno come nuova conquistatrice di quell'Unità del mio Fiat Divino. Molto più che tra te e la Divinità c'è stato un accordo insieme: il mio Volere a farti il gran dono della sua Unità, chiamandoti al primo atto della Creazione, e tu non solo a riceverlo, ma a fargli il dono della tua volontà. Sicché d'ambo le parti c'è stato lo scambio, ma non in semplici parole, ma coi fatti, tanto vero che la mia Volontà ti sta mettendo a giorno ciò che riguarda il Dono grande che ti ha fatto, acciocché conosci ciò che possiedi, godi dei suoi beni, ed apprezzandolo lo impetri all'umana famiglia. E tu avendo fatto il dono della tua volontà, non vuoi più riconoscerla e senti terrore solo a ricordarla.

Ora è giusto che tu faccia il tuo dovere e supplisci a quell'Unità perduta dall'uomo, da che la Mia fece la sua ritirata ritirandosi nelle sue Regioni Celesti. Non è forse padrona la mia Volontà di darsi di nuovo, purché trova di nuovo chi non più vuol vivere della sua volontà umana? E poi tu devi sapere che se non ci fosse la mia Volontà in te, non avresti potuto comprendere il suo linguaggio celeste, sarebbe stata per te come un dialetto a te estraneo [...] Perciò era necessario farti il dono della mia Volontà Divina, per darti grazia necessaria per farti conoscere e trascrivere tutte le più belle prerogative del Regno del mio Fiat Divino. Ed è anche questa la ragione perché nessuno finora ha parlato a lungo della mia Volontà, per far comprendere i mari immensi di bene che contiene e che vuol dare e può dare alle creature; al più se ne sono uscite con poche parole e con parole quasi mezzo spezzate, come se non avessero che dire del mio Fiat sì lungo ed esteso che contiene ed abbraccia tutta l'eternità. Non possedendolo come dono e cosa propria, per tutti era come estraneo il linguaggio di parlare dell'importanza e dei suoi pregi infiniti; se non la conoscevano a fondo, come potevano parlarne d'una Volontà Divina che contiene tanto, che non bastano tutti i secoli a parlarne di Essa? [...]".

(E Luisa continua:)

Stavo pensando sull'Unità del Fiat Divino e dicevo tra me: "Come, tutti quelli che hanno fatto il bene, tante opere grandi, come potevano farle se non possedevano la sua Unità?" E Gesù sempre benigno ha soggiunto: "Figlia mia, tutto il bene fatto finora dalle creature è stato fatto in virtù degli effetti della mia Volontà Divina, perché non c'è bene senza di Essa; ma che siano vissuti totalmente e pienamente nella sua Unità, nessuno finora, solo la mia Mamma Regina, e perciò attirò il gran prodigio dell'Incarnazione del Verbo; se ciò fosse, la terra sarebbe ritornata allo stato dell'Eden. E poi colui che l'avrebbe posseduta l'Unità del mio Volere, non avrebbe potuto né contenerla né resistere senza parlarne. [...] Possedere l'Unità del mio Fiat e non parlarne, e non spandere i suoi raggi, la bellezza delle sue conoscenze, alla creatura le sarebbe stato impossibile, le creperebbe il cuore se non desse sfogo a manifestare in parte la pienezza della sua luce e dei beni di Esso. Quindi il bene è stato fatto in virtù degli effetti di Esso.

[...] La creatura che non possiede l'Unità della mia Volontà: non si eleva nella sua sfera altissima per diventare sole, né il mio Sole divino scende per formare la vita di essa, ma volendo fare il bene si aggira intorno alla sua luce, ed essa comunica gli effetti per fare germogliare il bene che [le creature] vogliono. Perché il mio Fiat non si nega a nessuno, anzi colla sua luce risveglia la natura umana per farla rinverdire e farle produrre frutti d'opere buone".

 

Nel Volume 24 Agosto 12, 1928, Luisa scrive: Chi vive nel Fiat Divino risale negli atti dell'Adamo innocente e possiede la virtù universale.

Stavo continuando il mio giro nella Creazione, (scrive Luisa) ed ora mi soffermavo ad un punto ed ora ad un altro per poter seguire e guardare ciò che Iddio aveva fatto nella Creazione; e giungendo a ciò che aveva fatto Adamo nello stato d'innocenza, dicevo tra me: "Come vorrei saper fare ciò che fece il nostro padre nello stato d'innocenza, per poter anch'io amare e glorificare il mio Creatore come fece lui nel suo stato primiero della sua creazione!" Ma mentre ciò pensavo, il mio amato Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto: "Figlia mia, Adamo nello stato della sua innocenza, possedendo la vita della mia Divina Volontà possedeva la vita e la virtù universale, perciò nel suo amore e negli atti suoi Io trovavo accentrato l'amore di tutto e di tutti, e tutti gli atti erano unificati tutti insieme, neppure il mio operato era escluso dall'atto suo. Quindi Io trovavo tutto nell'operato d'Adamo, trovavo tutte le tinte delle bellezze, pienezza d'amore, maestà inarrivabile ed ammirabile, e poi tutto e tutti. Ora, chi vive nel mio Volere risale nell'atto dell'Adamo innocente e, facendo sue la vita e virtù universale, fa suo [proprio] l'atto suo; non solo, ma risale negli atti della Regina del Cielo, in quelli del suo stesso Creatore, e scorrendo in tutti gli atti, si accentra in essi e dice: 'Tutto è mio e tutto do al mio Dio; com'è mia la sua Volontà Divina, così tutto è mio tutto ciò ch'è uscito da Essa, ed io non avendo nulla di me, col suo Fiat tengo tutto e posso dare Dio a Dio. Oh, come mi sento felice, gloriosa, vittoriosa nell'Eterno Volere! Posseggo tutto e posso dare tutto, senza nulla esaurire delle mie immense ricchezze!' Sicché conclude Gesù non c'è atto, né in Cielo né in terra, in cui non trovo chi vive nella mia Volontà".

 

Nel Volume 23 Febbraio 20, 1928, Gesù chiarisce a Luisa Che significa Unità.

[...] (Scrive Luisa:) Continuavo a seguire il mio giro nella Divina Volontà, ed unendomi all'Unità che possedeva il mio primo padre Adamo prima di peccare, il mio dolce Gesù ha soggiunto: "Figlia mia, tu non hai compreso bene che significa Unità. Unità significa accentramento e principio di tutti gli atti delle creature, passate, presenti e future. Sicché Adamo prima di peccare, quando possedeva la nostra Unità, racchiudeva nei suoi pensieri l'unità di tutti i pensieri delle creature, l'unità di tutte le parole, opere e passi. Quindi Io trovavo in lui, nella mia Unità, il principio, il seguito e la fine di tutti gli atti delle umane generazioni; lui nella mia Unità racchiudeva tutti e possedeva tutto. Onde, figlia mia, salendo tu a quella stessa Unità lasciata da lui, prendi il suo posto, e mettendoti nel principio di tutti e di tutto, racchiudi in te gli stessi atti di Adamo, con tutto il seguito di tutti gli atti delle creature. Vivere nella mia Volontà significa: sono il principio di tutti, da me tutto discende, come tutto discende dal Fiat Divino; sicché sono il pensiero, la parola, l'opera ed il passo di tutti, tutto prendo e tutto porto al mio Creatore.

Si intende che Adamo doveva possedere e racchiudere tutti se non si fosse sottratto dalla nostra Volontà ed avesse vissuto sempre nell'Unità nostra; e quindi le umane generazioni, se ciò fosse, avrebbero vissuto tutti nel nostro Volere, onde una sarebbe stata la Volontà, una l'Unità, uno l'eco di tutti, che mettendo in comune tutto, ciascuno avrebbe racchiuso tutto in sé stesso".

 

Ed ecco quindi che

Il vero vivere nella Volontà Suprema è proprio questo: che Gesù deve trovare tutto e tutti nel fondo dell'anima, e tutto dev'essere, col suo amore, vincolato nell'anima. (Volume 18 Dicembre 6, 1925) :

[...] "Il vero vivere nella Volontà Suprema è proprio questo, che Io devo trovare tutto e tutti nel fondo dell'anima; tutto ciò che dalla mia Volontà è uscito fuori per il bene delle creature nella Creazione, dev'essere, col suo amore, vincolato nell'anima. [...]

Non solo devo trovare la Creazione tutta, ma il vero vivere nella mia Volontà vincola tutti, e quindi debbo trovare nell'anima come in atto, Adamo santo come uscì dalle mani creatrici e Adamo colpevole, umiliato e piangente, affinché si vincoli con lui nello stato di santità e prendendo parte ai suoi atti innocenti e santi Mi dà la gloria e fa sorridere di nuovo tutta la Creazione; e prendendo parte alle sue lacrime, sospira con lui quel Fiat respinto che aveva causato tanta rovina. Devo trovar in essa i profeti, i patriarchi, i santi padri, con tutti i loro atti, e se quelli sospiravano il Redentore, tu Luisa sospirerai il mio Fiat Supremo come trionfo e compimento dei loro sospiri. Voglio trovare la mia inseparabile Mamma con tutti gli atti suoi, dove il mio Volere operò tanti portenti, avendone pieno dominio. Voglio trovare tutto Me stesso e tutti gli atti miei. Insomma, voglio trovare tutte le cose mie, tutto ciò che Mi appartiene, tutto quello che ha fatto e farà la mia Suprema Volontà, perché sono cose tutte inseparabili da Me, e per chi vive nel mio Volere è giusto e necessario che si rendano inseparabili da essa. [...]

Il Cielo, che ordine, che armonia tra le stelle; una stella non può stare senza dell'altra, sono tanto vincolate insieme, che una sostiene l'altra, una è forza dell'altra; se, mai sia, una sola stella si spostasse dal suo posto, ci sarebbe tale scompiglio e disordine nell'atmosfera, che passerebbe pericolo che tutto andasse in rovina, sicché tutta la bellezza del cielo sta riposta nello stare ognuna al suo posto, nell'unione comune e nella forza comunicativa e attrattiva che hanno tra loro, che più che elettricità le tiene sospese ed avvinte tra di loro. L'uomo è il nuovo cielo, anzi più che cielo sulla terra; ogni creatura si può dire che è una stella animata.

Ciò che fece il primo uomo Adamo, fino all'ultimo che verrà, tutto doveva essere in comune tra di loro; sicché non doveva possedere la sola sua forza, ma la forza di tutti; tutti i beni dovevano essere in comune tra di loro. La mia Volontà più che elettricità doveva portare il vincolo tra loro e la comunicazione di tutto ciò che è buono e santo e, ad onta che ogni uomo doveva fare il suo ufficio e occuparsi in azioni diverse, siccome tutti dovevano partire dal punto primo della mia Volontà, tutti dovevano convertirsi in luce, e quindi uno doveva essere luce per l'altro. Perciò il mio dolore nel veder scompigliato questo cielo delle creature fu tanto grande, che è incomprensibile ad umana creatura! Tolta la mia Volontà, che avvince tutti e vincola tutto, vi entrò il disordine, lo scompiglio, la disunione, la debolezza, le tenebre. Povero cielo delle creature, non si riconosce più! Ed il solo vivere nel mio Volere riordinerà di nuovo questo cielo, lo farà risplendere di nuova luce". [...]

 

E nel Volume 23 Marzo 3, 1928, Gesù completa: Chi possiede l'Unità del Divin Volere
tiene in sé la sorgente del bene.

[...] "Chi possiede l'Unità del mio Volere è padrona d'agire e di fare quanto bene vuole, perché tiene in sé la sorgente del bene, la tiene a sua disposizione, sente in sé i tocchi continui del suo Creatore, le onde del suo paterno Amore, e si sentirebbe troppo ingrata se non formasse le sue onde, molto più che si sente scorrere nell'anima sua il suo piccolo mare del mare immenso di Colui che l'ha creata. Invece chi non possiede la sua unità non possiede sorgente, quindi ha bisogno, se vuol fare il bene, della liberalità divina in ogni atto buono che vuol fare, quasi atto per atto deve chiedere grazia per poter compiere il bene che vuole. Invece chi possiede la mia Unità, il bene si converte in natura, e solo che vuol operare trova la sorgente del bene in sé, ed opera".

 

Adamo dopo il peccato perdette l'unità della Luce della Volontà Divina. (Volume 19 Maggio 31, 1926)

[...] "... Adamo dopo il peccato: lui perdette l'unità della luce e quindi la sorgente dei beni ed effetti che il Sole della mia Volontà contiene; non sentiva più in sé stesso la pienezza del Sole Divino, non scorgeva più in lui quell'unità della luce che il suo Creatore gli aveva affissato nel fondo dell'anima sua, che comunicandole la sua somiglianza faceva di lui una sua copia fedele. Prima di peccare, possedendo la sorgente dell'unità della luce col suo Creatore, ogni suo piccolo atto era raggio di luce, che invadendo la Creazione tutta andava ad affissarsi nel centro del suo Creatore, portandogli l'amore ed il contraccambio di tutto ciò che era stato fatto per lui in tutta la Creazione. Era lui che armonizzava tutto e formava la nota d'accordo tra il Cielo e la terra, ma come si sottrasse dalla mia Volontà, non più i suoi atti come raggi invadevano Cielo e terra, ma si restrinsero quasi come piante e fiori nel piccolo circuito del suo terreno, sicché perdendo l'armonia con tutta la Creazione, diventò la nota scordante di tutto il creato. Oh, come scese nel basso e pianse amaramente l'unità della luce perduta, che elevandolo sopra a tutte le cose create faceva di Adamo il piccolo dio della terra!

[...] Il vivere nella mia Volontà è possedere la sorgente dell'unità della luce della mia Volontà, con tutta la pienezza degli effetti che in Essa ci sono. Sicché sorge in ogni suo atto la luce, l'amore, l'adorazione, ecc., che costituendosi atto per ogni atto, amore per ogni amore, come luce solare invade tutto, armonizza tutto, accentra tutto in sé, e come fulgido raggio porta al suo Creatore il contraccambio di tutto ciò che ha fatto per tutte le creature e la vera nota d'accordo tra il Cielo e la terra. [...]

Sicché l'unità della luce la possedeva Adamo prima di peccare, e non potette più ricuperarla stando in vita; di lui successe come terra che gira intorno al sole, che non essendo fissa, mentre gira si oppone al sole e forma la notte. Ora, per renderlo fermo di nuovo e poter così sostenere l'unità di questa luce, ci voleva un riparatore, e questo doveva essere superiore a lui, ci voleva una forza divina per raddrizzarlo, ecco la necessità della Redenzione. L'unità di questa luce la possedeva la mia Celeste Mamma, e perciò più che sole può dare luce a tutti, [...] i suoi più piccoli atti fatti nell'unità di questa luce erano superiori ai più grandi atti e a tutti gli atti di tutte le creature insieme; [...] Adamo, col perdere quest'unità della luce si capovolse e formò la notte, le debolezze, le passioni, per sé, per le generazioni. Questa Vergine eccelsa, col non fare mai la sua volontà stette sempre diritta e di rimpetto al Sole Eterno, e perciò per Lei fu sempre giorno e fece spuntare il giorno del Sole di giustizia per tutte le generazioni. Se questa Vergine Regina non avesse fatto altro che conservare nel fondo dell'anima sua immacolata l'unità della luce dell'Eterno Volere, sarebbe bastato per ridarci la gloria di tutti, gli atti di tutti ed il contraccambio dell'amore di tutta la Creazione. La Divinità, per mezzo suo, in virtù della mia Volontà, si sentì ritornare le gioie e la felicità che aveva stabilito di ricevere per mezzo della Creazione. [...]

Adamo nello stato d'innocenza e la mia Mamma Celeste, possedevano l'unità della luce della mia Volontà, non in virtù propria, ma per virtù comunicata da Dio, invece la mia Umanità la possedeva per virtù propria, perché in Essa non solo c'era l'unità della luce del Supremo Volere, ma c'era il Verbo Eterno... [...] La mia Umanità non solo possedeva la pienezza della mia Volontà come virtù propria, ma lo stesso Verbo, e per conseguenza dell'inseparabilità il Padre e lo Spirito Santo, perciò superò in modo più perfetto tanto Adamo innocente quanto la stessa Mamma mia, perché in loro era grazia, in Me era natura; loro dovevano attingere da Dio la luce, la grazia, la potenza, la bellezza, in Me c'era la fonte che sorgeva luce, bellezza, grazia, ecc. [...] ".

 

Ed ancora, nel Volume 19 Agosto 8, 1926, Gesù ci ricorda che

[...] "Adamo, col sottrarsi dalla Volontà Suprema perdette la forza unica del suo Creatore, e restando con la sua forza umana limitata, sentiva lo stento nel suo operare; molto più che la forza che metteva nel compiere un'azione lo debilitava, e dovendo farne un'altra, non si sentiva la stessa forza, sicché toccò con mano la povertà delle sue azioni, che non avendo la stessa forza, non solo erano divise, ma ognuna aveva il suo difetto. [...] Adamo, col sottrarsi dalla mia Volontà perdette la forza unica del suo Creatore, e con ciò perdette la sua signoria, il suo dominio, né più sentiva la forza di sfoggiare nel bene. E così succede per chi non è del tutto abbandonato in braccio alla mia Volontà, perché con Essa la forza del bene si converte in natura e la povertà non esiste".

 

Consideriamo allora la Sublimità dello stato dell'Adamo innocente; e perché Nostro Signore finora non ha manifestato il suo stato felice. (Volume 23 Marzo 3, 1928)

[...] (Scrive Luisa:) Seguivo il mio giro nella Divina Volontà, e giungendo nell'Eden per unirmi allo stato d'Adamo prima di peccare, quando possedeva l'unità col suo Creatore, per ricominciare i miei atti insieme con lui e per supplire e continuarla quando la perdette col cadere in peccato, pensavo tra me: "Perché Gesù benedetto non ha manifestato a nessuno lo stato sublime, le maraviglie che passavano tra Adamo innocente ed il suo Creatore, il pelago delle felicità, delle bellezze che possedeva? Tutto era accentrato in lui, tutto da lui partiva; oh, se si conoscesse lo stato di Adamo, le sue grandi prerogative, forse tutti sospirerebbero di ritornare alla sua origine dove l'uomo uscì!" Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù Si è mosso nel mio interno e tutto bontà mi ha detto: "Figlia mia, la mia paterna bontà allora manifesta un bene, quando deve portare un utile alla creatura; se ciò non vedo, a che pro manifestarlo? La storia dell'uomo innocente Mi è troppo tenera; il solo ricordarla il mio Amore sorge, rigurgita e forma le sue onde altissime per riversarsi come si riversava sopra ad Adamo innocente; e non trovando a chi riversarlo, perché non trova un altro Adamo che li riceve, capace di ridarmi i suoi sbocchi d'amore perché il mio Fiat Divino integro in lui manteneva la vita reciproca di corrispondenza tra l'Infinito ed il finito il mio Amore ne soffre e ritornando in Me le mie stesse onde d'amore, perché non trova a chi riversarlo, resto soffocato dal mio stesso Amore. Ecco perché non ho manifestato finora lo stato d'Adamo innocente; né lui manifestò quasi nulla del suo stato felice, perché [con] il solo ricordarlo si sentiva morire di dolore ed Io mi sentivo soffocare dal mio Amore.

 

(Continua Gesù a Luisa:)

Ora, figlia mia, volendo ripristinare il Regno della mia Divina Volontà, vedo l'utile di manifestare lo stato d'Adamo innocente; ed è questa la causa perché spesso ti parlo del suo stato sublime, perché voglio ripetere ciò che facevo con lui, ed in virtù del mio Volere voglio elevarti allo stato primiero della creazione dell'uomo. Che cosa non può darmi la creatura che possiede il mio Fiat, l'unità di Esso? Tutto può darmi, ed Io tutto posso dare. Onde potendo dare ciò che manifesto, il mio Amore non soffoca le mie onde, anzi Me le mette fuori, e vedendole riprodotte nella creatura ne gode, e Mi sento di manifestare ciò che non si conosce, per utile e bene loro. Se tu sapessi quanto godo nel dare, come il mio Amore festeggia quando vedo disposta la creatura che vuol ricevere i miei beni, saresti più attenta a farmi sfogare il mio Amore contenuto!" [...]

 

Nel Volume 25 Marzo 3, 1929, vediamo come La Divina Volontà sta sempre in atto di rinnovare ciò che fece nella creazione dell'uomo.

(Luisa scrive:) Stavo continuando il mio giro nel Fiat Divino, e soffermandomi nell'Eden, stavo adorando la Volontà Suprema nell'atto di creare l'uomo, per unirmi a quell'unione di Volontà che esisteva tra Creatore e creatura quando fu creato. Ed il mio Sommo Bene Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto: "Figlia mia, la creazione dell'uomo fu l'atto più bello, più solenne di tutta la Creazione. Nella pienezza della foga del nostro amore creante, il nostro Fiat creava in Adamo tutte le altre creature, e vi rimaneva in atto sempre di creare e di rinnovare su ciascuna creatura ciò che fecimo sul primo uomo. Perché tutti i suoi discendenti, da lui dovevano avere l'origine. E perciò il nostro Volere Divino prendeva l'impegno che come le creature uscivano alla luce di rinnovare i nostri sbocchi d'amore, di mettere fuori tutte le nostre Qualità divine e di fare nuovi sfoggi di bellezze, di grazie, di santità, d'amore sopra ciascuna di esse. Sicché ogni creatura doveva essere una nuova festa per Noi, la ben uscita, la ben venuta e la felice accresciuta nella Famiglia Celeste. Oh, come il nostro Fiat Divino gioì nel mettersi in atto di dover dare sempre alla creatura, e di rinnovare la magnificenza, la sublimità e l'insuperabile maestria che doveva avere sopra di ciascuna creatura! E siccome Adamo uscì dal nostro Voler Divino, i discendenti perdettero la via di venire al primo atto della creazione dell'uomo. E per quanto il nostro Voler Divino non ha smesso, perché Noi quando decidiamo di fare un atto non c'è chi Ci sposta, quindi sta sempre in atto di rinnovare i prodigi della Creazione, e ad onta di ciò, non trova sopra di chi rinnovarle ed aspetta con una fermezza e pazienza divina che la creatura ritorni nel suo Volere per poter rinnovare il suo atto sempre in atto, di poter ripetere ciò che feci nella creazione dell'uomo. E per quanto aspetta tutti, ( e qui Gesù si rivolge esplicitamente a Luisa ) trova solo la sua piccola figlia, la neonata del mio Volere Divino che ogni giorno entra nel primo atto della creazione dell'uomo quando il nostro Essere Divino fece sfoggio di tutte le nostre Qualità divine, per fare dell'uomo il piccolo re, ed il nostro figlio inseparabile, abbellendolo delle nostre divise divine, per fare che tutti lo conoscessero come il più grande portento del nostro amore. Figlia mia, se tu sapessi con quanto amore ti aspetta, che ogni giorno tu faccia la tua piccola visitina in quell'Eden dove il nostro Fiat preso da impeto d'amore si atteggiò a festa per creare l'uomo. Oh! quanti atti repressi tiene in Sé, quanti sospiri d'amore soffocati, quante gioie contenute, quante bellezze rinchiuse in Sé, perché non vi è chi entra in questo suo Atto Creante, per prendere i beni inauditi che vuol dare! E vedendo te che nel suo stesso Volere Divino tieni la via per giungere nell'atto della creazione dell'uomo, oh! come gioisce, e si sente tirato come da calamita potente a farsi conoscere dalle creature, affinché facendo regnare la mia Divina Volontà in mezzo a loro, trovino la via per giungere al primo atto della creazione dell'uomo, per non tenere più ripresi in Sé, i beni che vuol dare alle creature. Oh! se sapessero le creature quanti nuovi atti creanti, uno più bello dell'altro sta per creare ed uscire da Sé il mio Fiat Divino per versarli su ciascuna di esse oh! come si affretterebbero d'entrare nel mio Voler Divino, per ricominciare la loro vita in Esso e ricevere i suoi beni infiniti!". [...]

 

La Creazione è lo specchio dell'uomo. (Volume 23 Dicembre 22, 1927)

[...] Seguivo il mio giro nella Creazione continua Luisa per seguire gli atti della Divina Volontà che ci sono in essa; ed il mio amato Gesù ha soggiunto: "Figlia mia, prima che fosse creato l'uomo volli creare prima tutta la Creazione, che doveva servire come specchio dell'uomo, nella quale, specchiandosi, doveva servirgli come copiare in sé stesso le opere del suo Creatore. Doveva essere tale e tanta la copia che doveva fare in sé di tutta la Creazione, che si doveva vedere nell'uomo, come specchio, tutti i riflessi di essa, e nella Creazione tutti i riflessi di lui. Sicché l'una doveva specchiarsi nell'altro.

Iddio amò più l'uomo che tutta la Creazione, perciò volle prima formargli lo specchio delle opere sue dove, rimirandosi, doveva copiare l'ordine, l'armonia, la luce, la fermezza delle opere di Colui che lo aveva creato. Ma, ingrato, l'uomo non guardò questo specchio per copiarlo, e perciò è disordinato, le sue opere sono senza armonia, scordanti, come uno che vuol suonare senza imparare la musica, che invece di dar piacere a chi ascolta dà fastidio e scontento; il bene che fa è senza luce e calore e perciò senza vita ed incostante ad ogni soffiar di vento. Ecco perciò che per chi deve vivere nel mio Voler Divino la chiamo a specchiarsi nella Creazione, affinché spaziandosi in essa trovi la scala per salire nell'ordine della mia Volontà".

 

Gesù richiama l'attenzione di Luisa (Volume 18 Febbraio 11, 1926): La volontà umana è il tarlo che rode tutti i beni e la chiave che apre tutti i mali. Ogni atto di volontà umana non connessa con Quella di Dio, forma un abisso di distanza tra il Creatore e la creatura.

[...] "Se un solo istante uscissi dalla Volontà Suprema, [...] ti ridurresti quasi quasi dallo stato di Adamo innocente allo stato di Adamo colpevole, e siccome Adamo era stato creato come capo di tutte le generazioni, la sua volontà sottratta dal suo Creatore formò il tarlo nella radice dell'albero di tutte le generazioni, perciò tutti sentono le rovine che formò il tarlo della volontà umana fin dal principio della creazione dell'uomo. Ogni atto di volontà umana non connessa con Quella di Dio forma un abisso di distanza tra il Creatore e la creatura, quindi, distanza di santità, di bellezza, di nobiltà, di luce, di scienza, ecc.

Onde Adamo non fece altro, col sottrarsi dalla Divina Volontà, che mettersi a distanza col suo Creatore; questa distanza lo debilitò, lo impoverì, lo squilibrò tutto, e portò lo squilibrio a tutte le generazioni, perché quando il male è nella radice, tutto l'albero è costretto a sentire gli effetti maligni, gli umori cattivi che ci sono nella radice". [...]

[...] (E Luisa continua:) Comprendevo con tal chiarezza che significa un atto di volontà umana a confronto d'un atto di Volontà Divina, e come l'anima col fare la sua volontà perde la fisionomia del suo Creatore, e spogliandosi della bellezza con cui fu creata si veste di miseri cenci, si trascina a stento nel bene, acquista la somiglianza diabolica, si nutre di cibi sporchi. 'Mio Gesù, dacci grazia a tutti di mai fare la propria volontà, la quale è richiamare a vita tutte le passioni'. [...]

 

Nel Volume 36 Novembre 20, 1938, Gesù afferma: 'Vivendo nel nostro Volere la creatura ha ricevuto da Noi virtù di poter produrre vita divina, non opera, perché Noi nel dare la nostra santità, il nostro amore ed altro, diamo la virtù generativa, ed essa genera continuamente vita di santità, vita d'amore, vita di luce, di bontà, di potenza, di sapienza...'.

[...] (Gesù:) Tu devi sapere che quanti più atti la creatura fa nel nostro Volere, tanto più entra in Dio, e più allarghiamo il campicello nel nostro Seno divino e più opere più belle possiamo fare, possiamo dare [di] più, del nostro. Sicché la creatura si trova sempre sotto l'atto crescente della nostra vita divina. Il nostro Amore l'ama tanto, Ce la porta in braccio e Ci fa dire continuamente: 'Ti facciamo a nostra immagine e somiglianza'; e Ce la fa crescere col nostro alito divino, colla nostra santità, potenza, santità e bontà; la guardiamo e troviamo il nostro riflesso, la nostra sapienza e beltà incantevole. Come poter stare senza di questa creatura, se siamo legati colle nostre prerogative divine? se possiede del nostro e, per amarci e per sdebitarsi di quanto le abbiamo dato, Ci dà continuamente ciò che le abbiamo dato? Molto più che vivendo nel nostro Volere essa ha ricevuto da Noi virtù di poter produrre vita, non opera, perché Noi nel dare la nostra santità, il nostro amore ed altro, diamo la virtù generativa, ed essa genera continuamente vita di santità, vita d'amore, vita di luce, di bontà, di potenza, di sapienza, e Ce le offre, Ci circonda, e non la finisce mai di darci cambiato in vita ciò che le abbiamo dato. Ed oh, il nostro compiacimento, la nostra festa, la gloria nostra nel vederci ritornare a Noi tante vite che Ci amano, che glorificano la nostra santità, fanno eco alla nostra luce, sapienza e bontà nostra! [...] Ha ricevuto da Noi la virtù generativa di poter generare quante vite vuole, per poterci dire: 'Vita mi hai dato e vita Ti do'. [...] Lo sentiamo dire sempre: 'Ti amo, Ti amo, Ti amo Vita della mia vita; Tu mi hai generato ed io Ti amerò sempre'. [...]

Qualunque cosa vuol fare chi vive nella nostra Volontà, non fa altro che formare vita: se fa atti buoni e santi, possedendo la vita della nostra Volontà genera la vita della nostra bontà e della nostra santità; e venendo nelle nostre braccia [queste anime] Ci parlano della storia della nostra bontà e santità, ed oh, quante cose belle Ci dicono! Con quanta grazia Ci narrano dove giunge la nostra bontà, che altezza e grandezza di santità possediamo! Non la finiscono mai di dire quanto siamo buoni e santi, e gettandosi nel nostro Seno divino penetrano nei più intimi nascondigli per conoscere di più quanto siamo buoni e santi, e restano a decantarci quanto siamo buoni e santi. Ed oh, com'è bello sentirci narrare la nostra storia divina da una volontà umana unita colla Nostra, che le suggerisce Chi è il suo Creatore! Insomma, se vuole glorificarci genera la vita della nostra gloria e Ci narra la gloria nostra; se ammira la nostra potenza, sapienza e bellezza, sente in sé come vita le nostre Qualità divine e Ci narra come siamo potenti, sapienti e belli; Ci dice: 'Vita della mia vita, Ti ho conosciuto e sento il bisogno di parlare di Te e di narrarti la tua storia divina'.

Queste vite sono la più grande gloria nostra, la nostra lunga generazione inseparabile da Noi; sono sempre in moto, hanno sempre che dire del nostro Essere Supremo, ed una vita non aspetta l'altra: mentre una ne viene, un'altra corre appresso, e poi un'altra ancora, non finiscono mai. Il nostro contento è pieno, lo scopo della Creazione è realizzato, cioè: la compagnia della creatura che Ci conosce; e mentre la godiamo e sta con Noi, la facciamo crescere nella nostra somiglianza. Chi è che non ama la compagnia di chi gli appartiene? Molto più Noi amiamo la compagnia della creatura, ché siamo Vita della sua vita. Perciò il nostro dolore fu grande quando Adamo, il primo figlio nostro, scese da dentro il nostro Volere per fare il suo; poveretto, perdette la virtù generativa di generare coi suoi atti vite divine; al più potette fare opere, non vite! Lui, unito col nostro Volere, teneva la virtù divina in suo potere e perciò poteva formare coi suoi atti quante vite voleva. Successe a lui come ad una madre sterile che non le è dato di potere generare, o pure come ad una persona che vuol fare un lavoro, che possiede filo d'oro fulgidissimo, [e] questa allontana da sé il filo d'oro, anzi lo mette sotto i piedi. Il filo d'oro partì da sé, cioè la mia Volontà come vita, e sottentrò il filo della sua volontà, che si può chiamare filo di ferro. Poveretto! Lavori d'oro non ne potette far più, investiti dal fulgido sole del mio Volere! Dovette contentarsi di fare lavori di ferro e se occorre lavori anche sporchi, pieni di passioni. La sorte di Adamo subì tale mutamento, che quasi non si riconosceva più; scese nell'abisso delle miserie, la forza, la luce, non stava più in suo potere. Prima di peccare, in tutti i suoi atti cresceva in lui la nostra immagine e somiglianza, perché era un compito che prendemmo nell'atto di crearlo, e volevamo mantenere il nostro compito, tenere in vigore la nostra parola creatrice per mezzo dei suoi stessi atti, anche per tenerlo sempre insieme con Noi e stare in continua comunicazione con lui. Quindi il nostro dolore fu grande. Se la nostra onniveggenza non Ci facesse presente che la nostra Volontà dovea regnare come vita nei secoli futuri [il] che fu come balsamo al nostro intenso dolore! , per forza di dolore avremmo ridotto nel nulla tutta la Creazione, perché non regnando la nostra Volontà, non più Ci serviva, dovea servire solo alla creatura, mentre Noi creammo tutte le cose ché doveano servire a Noi ed a loro.

Perciò prega è l'invito di Gesù a Luisa, ma anche a tutti noi ché ritorni la mia Volontà come vita [...]".

 

In un altro piccolo inciso, tratto ancora dal Volume 36 Novembre 6, 1938, Gesù, rivolto a Luisa, dichiara che Un atto nel Voler Divino racchiude ed abbraccia tutto, tutti i tempi.

[...] "Figlia mia, [...] tu devi sapere che gli atti fatti nel mio Volere uniscono i tempi e ne formano un solo; lontananza non esiste tra loro, sono tanto immedesimati, che mentre sono, si può dire, innumerevoli, formano un solo [atto], tanto che come si opera nel mio Volere, si ama, si adora, ... unendo i tempi si trovano uniti insieme cogli stessi atti che fece l'Adamo innocente quando amava ed operava nei nostri campi divini del nostro Fiat; s'incorporano cogli atti e amore della Celeste Regina e fin cogli stessi atti ed amore del nostro Ente Supremo. Questi tengono il potere d'immedesimarsi con tutti, di prendere il loro posto d'onore dovunque; dove c'è la mia Volontà, possono dire: 'è posto nostro...' [...] ".

 

E, più ampiamente, nel Volume 18 Gennaio 28, 1926, Gesù ci spiega: Adamo, dopo il peccato, faceva gli stessi atti di prima, ma come si sottrasse dalla Volontà Suprema,
erano vuoti di sostanza di Vita Divina.

(Luisa scrive:) Stavo pensando al Santo Voler Divino, e pensavo tra me: "Come può essere che Adamo, dopo il peccato, avendo rotto la sua volontà con quella di Dio perdette la forza, il dominio, e i suoi atti non erano così accetti a Dio da formargli la sua delizia, mentre Adamo prima di peccare, aveva fatto i suoi atti verso Dio, li aveva imparati, e perché ripetendoli dopo non suonavano lo stesso suono, non più contenevano la pienezza dell'amore divino e della completa gloria di Dio?"

(Gesù:) "Figlia mia, prima di tutto, Adamo, prima che si sottraesse dalla mia Volontà, era mio figlio, conteneva per centro della sua vita e di tutti i suoi atti la mia Volontà, quindi possedeva una forza, un dominio, un'attrattiva tutta divina; onde il suo respiro, il palpito suo, i suoi atti, davano di divino, tutto il suo essere emanava un profumo celeste, che tutti Ci attiravano a lui. Sicché Ci sentivamo feriti da tutte [le] parti da questo figlio: se respirava, se parlava, se operava le cose più innocenti, indifferenti e naturali, erano ferite d'amore per Noi, e Noi divertendoci con lui, lo colmavamo sempre più dei nostri beni, perché tutto ciò che faceva usciva da un solo punto, qual era la nostra Volontà. Perciò tutto Ci piaceva, non trovavamo nulla in che dispiacerci.

Ora, dopo il peccato, Adamo scese dallo stato di figlio e si ridusse allo stato di servo, e come la ruppe con la Volontà Suprema, così uscì da lui la forza divina, il dominio, l'attrattiva, il profumo celeste, perciò non più davano di divino gli atti suoi, il suo essere, ma si riempì d'una sensazione umana, che facendole perdere l'attrattiva, non più Ci sentivamo feriti, anzi Ci mettevamo a distanza lui da Noi e Noi da lui. Dice nulla che lui ripeteva gli stessi atti che faceva prima di peccare come difatti li faceva . Ma sai tu che cosa sono gli atti della creatura senza la pienezza della nostra Volontà? Sono come quei cibi senza condimenti e senza sostanza, che invece di gustarli disgustano il palato umano; così [gli atti della creatura senza la pienezza della Volontà Divina] disgustano il palato divino; sono come quei frutti non maturi, che non contengono né dolcezza né sapore; sono come quei fiori senza profumo; sono come quei vasi, pieni, sì, ma di robe vecchie, fragili e stracciate. Tutto ciò può servire ad una stretta necessità dell'uomo e anche a un'ombra, una sfumatura della gloria di Dio, ma non alla felicità e a tutto il benessere della creatura, e alla pienezza della gloria di Dio.

Ora, di contraccambio, con qual gusto non si mangia un cibo ben condito e sostanzioso, come rafforza tutta la persona, il solo profumo del condimento stuzzica l'appetito e l'avidità di mangiarlo? E così Adamo, prima che peccasse, con la sostanza della nostra Volontà condiva tutti i suoi atti, e quindi stuzzicava l'appetito del nostro Amore a prendere tutti i suoi atti come il cibo più gradito per Noi, e Noi di ricambio gli davamo il nostro cibo prelibato della nostra Volontà. Ma dopo il peccato, poveretto, perdette la via diritta di comunicazione col suo Creatore, non regnava più in lui il puro amore; l'amore fu diviso dal timore, dalla paura, e non contenendo più l'assoluto dominio della Suprema Volontà, i suoi atti di prima non avevano più quel valore fatti dopo il peccato. Molto più, che tutta la Creazione, compreso anche l'uomo, uscì dall'Eterno Creatore come fonte di Vita, nella quale dovevano conservarsi solo con la Vita della Divina Volontà, tutto doveva essere basato su di Essa, e questa base del Divin Volere doveva conservare tutte le cose belle, nobili, come erano uscite da Dio. Come di fatto, tutte le cose create, quali furono create tali sono, nessuna ha perduto nulla della loro origine, solo l'uomo perdette la vita, la base, e perciò perdette la sua nobiltà, la forza, la somiglianza col suo Creatore.

Ma con tutto ciò la mia Volontà non lasciò del tutto l'uomo, e non potendole essere più fonte di vita e base che lo sostenevano, perché lui stesso si era sottratto da Essa, Si offrì come medicina per fare che non perisse del tutto. Sicché la mia Volontà è medicina, è sanità, è conservazione, è cibo, è vita, è pienezza della più alta santità. A seconda che la creatura la voglia Essa Si offre: se la vuole come medicina, Essa Si offre per toglierle la febbre delle passioni, le debolezze delle impazienze, le vertigini della superbia, il malessere degli attacchi, e così di tutto il resto dei mali; se la vuole come sanità, Essa Si offre a conservarla sana, per liberarla da qualunque male spirituale; se la vuole come cibo, Essa Si dona come cibo per farle sviluppare le forze e crescere di più nella santità; se la vuole come vita e come pienezza di santità, oh, allora la mia Volontà fa festa, perché Si vede ritornare l'uomo nel grembo della sua origine, donde uscì, e Si offre a dargli la somiglianza del suo Creatore, scopo unico della sua creazione. La mia Volontà mai lascia l'uomo, se lo lasciasse si risolverebbe nel nulla; e se non si presta a farsi fare santo dalla mia Volontà, Essa usa i modi almeno per salvarlo".

[...] "Lo scopo primario della mia venuta sulla terra fu proprio questo, che l'uomo ritornasse nel grembo del mio Volere, come ne uscì quando fu creato; ma per fare ciò dovetti formare per mezzo della mia Umanità la radice, il tronco, i rami, le foglie, i fiori da cui dovevano uscire i frutti celesti del mio Volere; [...] Quando avranno gustato che significa vivere solo per fare la mia Volontà, se non tutti, in parte ritorneranno sulla via del mio Volere, le due volontà si daranno il bacio perenne, non più ci sarà contesa tra la volontà umana e Quella del Creatore, e la mia Redenzione, ai tanti frutti che ha dato, darà anche il frutto del Fiat Voluntas Tua come in Cielo così in terra [...] ".

 

Nel Volume 25 Marzo 31, 1929, leggiamo: Il Fiat Divino ha diritti assoluti di tenere il primato su ciascun atto della creatura, ma la volontà umana cambiò la sorte umana e quella Divina a suo riguardo. Se l'uomo non avesse peccato, Gesù sarebbe venuto sulla terra glorioso e collo scettro del comando. L'uomo doveva essere il portatore del suo Creatore.

[...] (Gesù:) "Figlia piccola del mio Voler Divino, tu devi sapere che sono diritti assoluti del mio Fiat Divino di tenere il primato su ciascun atto della creatura, e chi Gli nega il primato Gli toglie i suoi diritti divini, che Gli son dovuti di giustizia, perché è Creatore del voler umano. Chi può dirti figlia mia quanto male può fare una creatura quando giunge a sottrarsi dalla Volontà del suo Creatore? Vedi, bastò un atto di sottrazione del primo uomo alla nostra Volontà Divina, che giunse a cambiare la sorte delle umane generazioni, non solo, ma la stessa sorte della nostra Divina Volontà.

Se Adamo non avesse peccato, l'Eterno Verbo, ch'è la stessa Volontà del Padre Celeste, doveva venire sulla terra glorioso, trionfante e dominatore, accompagnato visibilmente dal suo esercito angelico che tutti dovevano vedere, e collo splendore della sua gloria doveva affascinare tutti e attirare tutti a Sé colla sua bellezza, coronato da re e collo scettro del comando per essere Re a capo dell'umana famiglia, in modo da dargli [darle] il grande onore di poter dire: 'Teniamo un re Uomo e Dio'. Molto più che il tuo Gesù non scendeva dal Cielo per trovare l'uomo malato, perché se non si fosse sottratto dalla mia Volontà Divina non dovevano esistere malattie, né di anima né di corpo, perché fu l'umana volontà che quasi affogò di pene la povera creatura! Il Fiat era intangibile d'ogni pena, e tale doveva essere l'uomo. Quindi Io dovevo venire a trovare l'uomo felice, santo e colla pienezza dei beni con cui l'avevo creato. Invece perché volle fare la sua volontà cambiò la nostra sorte, e siccome era decretato che Io dovevo scendere sulla terra e quando la Divinità decreta non c'è chi la sposta solo cambiai modo ed aspetto, ma vi scesi, ma sotto spoglie umilissime, povero, senza nessun apparato di gloria, sofferente e piangendo, e carico di tutte le miserie e pene dell'uomo. La volontà umana Mi faceva venire a trovare l'uomo infelice, cieco, sordo e muto, pieno di tutte le miserie, ed Io per guarirlo [le] dovevo prendere sopra di Me, e per non incuter loro spavento dovevo mostrarmi come uno di loro, per affratellarli [con Me] e dar loro le medicine e rimedi che ci volevano. Sicché l'umano volere tiene la potenza di rendersi felice o infelice, santo o peccatore, sano o malato

Vedi dunque, se l'anima si decide di fare sempre, sempre, la mia Divina Volontà e di vivere in Essa, cambierà la sua sorte, e la mia Divina Volontà si slancerà sopra la creatura, la farà sua preda, e dandole il bacio della Creazione cambierà aspetto e modo, e stringendola al suo seno le dirà: 'Mettiamo tutti da parte; per te e per Me sono ritornati i primi tempi della Creazione, tutto sarà felicità tra te e Me, vivrai in casa nostra, come figlia nostra, nell'abbondanza dei beni del tuo Creatore'.

Senti, mia piccola neonata della mia Divina Volontà: se l'uomo non avesse peccato, non si fosse sottratto dalla mia Divina Volontà, Io sarei venuto sulla terra, ma sai come? Pieno di maestà, come quando risuscitai dalla morte, che sebbene avessi la mia Umanità simile all'uomo, unita all'Eterno Verbo, ma con quale diversità la mia Umanità risuscitata era glorificata, vestita di luce, non soggetta né a patire né a morire! Invece la mia Umanità prima di morire era soggetta, sebbene volontariamente, a tutte le pene, anzi fui l'uomo dei dolori. E siccome l'uomo aveva ancora gli occhi abbacinati dall'umano volere, e quindi ancor malato, pochi furono quelli che Mi videro risuscitato, che servì per confermare la mia Risurrezione. Quindi Me ne salii al Cielo per dare il tempo all'uomo di prendere i rimedi e le medicine, affinché guarisse e si disponesse a conoscere la mia Divina Volontà, per vivere non della sua ma della Mia; e così potrò farmi vedere pieno di maestà e di gloria in mezzo ai figli del mio Regno. Perciò la mia Resurrezione è la conferma del Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra. Dopo un sì lungo dolore sofferto dalla mia Divina Volontà per tanti secoli, di non tenere il suo Regno sulla terra, il suo assoluto dominio, era giusto che la mia Umanità mettesse in salvo i suoi diritti divini e realizzasse il mio ed il suo scopo primiero di formare il suo Regno in mezzo alle creature.

Oltre di ciò tu devi sapere, per maggiormente confermarti, come la volontà umana cambiò la sorte sua e quella della Divina Volontà a suo riguardo. In tutta la storia del mondo due solo hanno vissuto di Volontà Divina senza mai fare la loro, e fu la Sovrana Regina ed Io; e la distanza, la diversità tra Noi e le altre creature è infinita, tanto che neppure i nostri corpi rimasero sulla terra: erano serviti come reggia al Fiat Divino ed Esso si sentiva inseparabile dai nostri corpi, e perciò reclamò e colla sua forza imperante rapì i nostri corpi insieme colle anime nostre nella sua Patria Celeste. Ed il perché di tutto ciò? Tutta la ragione sta perché mai la nostra volontà umana ebbe un atto di vita, ma tutto il dominio ed il suo campo d'azione fu solo della mia Divina Volontà. La sua potenza è infinita, il suo amore è insuperabile".

[...] "Figlia mia, col non fare la mia Divina Volontà la creatura mette in scompiglio l'ordine che tenne la Divina Maestà nella Creazione, disonora se stessa, scende nel basso, si mette a distanza col suo Creatore, perde il principio, il mezzo e la fine di quella vita divina che con tanto amore le venne infusa nell'atto d'essere creata. Noi amavamo tanto quest'uomo, che mettevamo in lui come principio di vita la nostra Divina Volontà, volevamo sentirci rapire da lui, volevamo sentire in lui la nostra forza, la nostra potenza, la nostra felicità, il nostro stesso eco continuo. E chi mai poteva farci sentire e vedere tutto ciò, se non la nostra Divina Volontà bilocata in lui?

Volevamo vedere nell'uomo il portatore del suo Creatore, il quale doveva renderlo felice nel tempo e nell'eternità. Perciò [con] il non fare [l'uomo,] la nostra Divina Volontà, sentimmo al vivo il gran dolore della nostra opera disordinata; il nostro eco finì, la nostra forza rapitrice, che doveva rapirci per dargli nuove sorprese di felicità, si convertì in debolezza, insomma [tutto] si capovolse. Ecco perciò che non possiamo tollerare un tal disordine nell'opera nostra; e se tanto ho detto sul mio Fiat Divino è proprio questo lo scopo: che vogliamo mettere l'uomo nell'ordine, affinché ritorni sui primi passi della sua creazione, e scorrendo in lui l'umore vitale del nostro Volere, formi di nuovo il nostro portatore, la nostra reggia sulla terra, la sua e la nostra felicità".

 

Nel Volume 19 Febbraio 28, 1926, Gesù precisa che: Per vivere nella Divina Volontà l'anima viene rivestita della veste di Luce della stessa Volontà Suprema.

[...] "L'anima per vivere nella mia Volontà, prima viene spogliata delle vesti del vecchio Adamo colpevole, e viene rivestita delle vesti dell'Adamo novello e santo; la sua veste è la luce della stessa Volontà Suprema, nella quale le vengono comunicati tutti i suoi modi divini, nobili e comunicativi a tutti. Questa luce le fa perdere le fattezze umane e le restituisce la fisionomia del suo Creatore. Che maraviglia dunque che prenda parte a tutto ciò che possiede il Divin Volere, essendo una la vita e una la Volontà? [...]".

 

La venuta di Gesù sulla terra servì per formare le vie, le scale, per giungere al Regno del suo Volere. (Volume 19 Luglio 1, 1926)

[...] (Luisa si domanda:) "Possibile che i tanti Santi dell'Antico Testamento, che tanto si sono distinti con la potenza dei miracoli, come un Mosè, un Elia ed i tanti profeti, e tanti Santi dopo la venuta di Nostro Signore, [...] nessuno di questi abbia posseduto il Regno della Volontà Divina e vissuto nell'unità della sua Luce? Pare incredibile!". [...]

(E Gesù risponde:) "Eppure è proprio vero che finora nessuno ha posseduto il Regno della mia Volontà, né goduto tutta la pienezza dell'unità della Luce che Essa contiene. Se ciò fosse stato, [...] Io avrei fatto in modo che l'avrei fatto conoscere [...] I Santi dell'Antico Testamento si trovavano nelle stesse condizioni di Adamo, al quale mancava il Divino Riparatore, che mentre doveva rinsaldare l'umana e Divina Volontà, doveva pagare in modo divino i debiti dell'uomo colpevole. [...]

Io stesso poco parlai; se avessi voluto parlare in modo disteso sul Regno della mia Volontà e di volerlo formare nell'uomo come lo possedeva Adamo innocente, essendo il punto più alto, il più immediato a Dio e che si avvicina più dappresso alla somiglianza divina, essendo ancor fresca la caduta di Adamo, si sarebbero tutti scoraggiati, e voltandomi le spalle avrebbero detto: 'Se Adamo innocente non si fidò né ebbe la costanza di vivere nella santità di questo Regno, tanto che precipitò lui stesso e tutte le generazioni nelle miserie, nelle passioni ed in mali irreparabili, come possiamo noi, colpevoli, vivere in un Regno sì santo? Bello, sì, ma possiamo dire che non è per noi'. Non solo, ma essendo il punto più alto la mia Volontà, ci volevano le vie, i mezzi di trasporto, le scale, le vesti decenti, i cibi adatti, per poter dimorare in questo Regno. Onde, la mia venuta sulla terra servì per formare tutto questo [...] ".

 

La Volontà di Dio è la via regia che conduce alla Santità della somiglianza del Creatore. E Luisa deve entrare nel Divin Volere per continuare gli atti divini da dove Adamo lasciò. (Volume 15 Aprile 25, 1923)

[...] (Gesù:) "Figlia mia, ho voluto pregare insieme con te per raffermarti nella mia Volontà, e darti la grazia di trovarti innanzi alla Maestà Suprema nell'atto della Creazione dell'uomo, e siccome lo dotammo di tutti i beni, e la sua volontà era la Nostra e la Nostra la sua, tutto era armonia tra lui e Noi; ciò che voleva prendeva da Noi: Santità, Sapienza, Potenza, Felicità, eccetera; era il nostro prototipo, il nostro ritratto, il nostro figlio felice. Sicché, Adamo nel principio della sua esistenza ebbe un'epoca che compiva a meraviglia lo scopo per cui fu creato; provò che significa vivere del Volere del suo Creatore; eravamo felici a vicenda nel veder riprodurre nella nostra immagine i nostri stessi atti. Onde, come ruppe la sua volontà con la Nostra, restò diviso da Noi; quindi i primi atti dell'uomo ci sono nella Nostra Volontà, ed Io non voglio altro da te, che venga nel nostro Volere per seguire da dove Adamo lasciò, per poter vincolare in te tutte le armonie che lui spezzò". [...]

(Luisa risponde a Gesù:) "Mio Gesù, come può essere ciò possibile, se col venire Tu stesso sulla terra a redimerci ed a soffrire tante pene neppure si è acquistato la felicità che il primo uomo perdette per sé e per tutti [...]?"

(Gesù:) [...] "Potevo benissimo portare la felicità che contiene la mia Volontà sulla terra, ma non trovai nessuna volontà umana che volesse far vita perenne nella Mia, per riannodare i vincoli della Creazione e ridarmi tutti gli atti del primo uomo come se li avesse fatti tutti col suggello della Volontà Suprema, e quindi mettere in campo la felicità perduta... [...] Se Io avessi voluto dare la felicità che contiene la mia Volontà, sarebbe come darla ai morti e farla calpestare! Era indisposto di ricevere un tanto bene, e perciò volli insegnare la preghiera per disporli, e Mi contentai d'aspettare altre epoche, far passare secoli e secoli per far conoscere il vivere nel mio Volere, per dare il principio a questa felicità".

[...] "L'uomo sarà sempre libero, non gli toglierò mai i diritti che gli diedi nel crearlo; solo che nella Redenzione venni ad aprire tante vie, viottoli, scorciatoie per facilitare la salvezza, la santità dell'uomo; con la mia Volontà vengo ad aprire la via regia e diritta che conduce alla Santità della somiglianza del loro Creatore e che contiene la vera felicità. Ma con tutto ciò saranno sempre liberi di restare, chi nella via regia, chi nei viottoli, e chi fuori del tutto; ma ci sarà nel mondo ciò che ora non c'è: la felicità del Fiat Voluntas Tua come in Cielo così in terra.

L'uomo fece i primi atti nel mio Volere e poi si sottrò, perciò rovinò, e siccome era il capo di tutti, tutte le membra rovinarono insieme. La mia Umanità formò il piano di tutti gli atti umani nella Volontà Divina, la mia Mamma Mi seguì fedelmente; sicché, tutto è preparato... [...]

 

Adamo prima che peccasse possedeva la Divina Volontà e con Essa cresceva nella somiglianza del suo Creatore; dopo il peccato perdette il possesso del Divin Volere, e potette solo più fare la Divina Volontà, ma non possederla. (Volume 18 Dicembre 20, 1925)

[...] (Gesù:) "Adamo prima che peccasse, possedeva la mia Volontà, e col possesso della mia Volontà cresceva nella somiglianza del suo Creatore, e tanto cresceva che formava l'incanto di tutto il Cielo e tutti si sentivano onorati nel servirlo; dopo il peccato ne perdette il possesso del mio Volere, e ad onta che pianse la sua colpa e non peccò più, potette fare la mia Volontà, ma non possederla, perché mancava il Divino Offeso che doveva formare il nuovo innesto divino tra la creatura ed il Creatore, per fare varcare di nuovo le soglie dei possedimenti dell'Eterno Volere.

Questo innesto venne fatto da Me, Verbo Eterno, dopo quattro mila anni, e Adamo era già passato alle soglie dell'eternità. Ma ad onta di questo innesto divino fatto da Me con lacrime e sospiri e pene inaudite, quanti si riducono alla condizione di Adamo dopo il peccato a fare solo la mia Volontà, altri non la vogliono conoscere, altri si ribellano ad Essa! Solo chi vive nella mia Volontà si eleva allo stato di Adamo innocente, prima di cadere nel peccato. Perché c'è gran distanza tra chi fa la mia Volontà e quelli che la posseggono! Passa la distanza tra Adamo innocente e Adamo dopo il peccato! Ed Io venendo sulla terra dovevo farla da Dio, dovevo completare in tutto l'opera dell'uomo, dovevo innalzarlo al punto primo della sua origine, col dargli il possesso della mia Volontà. E sebbene molti se ne servono della mia venuta come rimedio alla loro salvezza, e quindi prendono la mia Volontà come medicina, come forza e come antidoto per non andare all'inferno, Io aspetterò ancora, affinché sorgano le anime che la prendano come vita, e col farla conoscere ne prendano il possesso, e così completerò l'opera della mia venuta sulla terra e avrà frutto l'innesto divino formato di nuovo con la creatura, e le mie lacrime si cambieranno in sorrisi celesti e divini per Me e per loro".

 

Scopo della Creazione e della Redenzione è il Regno del Fiat Divino sulla terra

Ed ancora, nel Volume 19 Marzo 28, 1926, Gesù ribadisce che Lo scopo primario della Redenzione fu che il Fiat Divino regnasse sulla terra.

[...] "Tutto ciò che fece la mia Mamma e tutto ciò che feci Io nella Redenzione, il primo scopo primario fu che il mio Fiat regnasse sulla terra. [...]

Quando Io venni sulla terra le creature erano tutte analfabete delle cose del Cielo, e se Io avessi voluto parlare del Fiat e del vero vivere in Esso, sarebbero state incapaci di comprenderlo se non conoscevano la via per venire a Me. Erano la maggior parte zoppi, ciechi, infermi; dovetti abbassarmi nelle spoglie della mia Umanità che copriva quel Fiat che volevo dare, affratellarmi con loro, accomunarmi con tutti per poter insegnare i primi rudimenti, l''a, b, c' del Fiat Supremo; e tutto ciò che Io insegnai, feci e patii, non fu altro che il preparare la via, il Regno ed il dominio alla mia Volontà.

Questo è solito delle opere nostre, fare le cose minori come atto preparatorio alle cose maggiori. [...] Così fu nella Redenzione: tutto fu fatto per lo scopo che il Fiat potesse di nuovo regnare nella creatura, come quando l'uscimmo dalle nostre mani creatrici. [...] ".

 

Gesù teneva preparato il Regno della sua Volontà nella sua Umanità, per darlo di nuovo alle creature. Tutti gl'interessi divini e umani stanno in pericolo se non si vive nella Divina Volontà. (Volume 19 Luglio 14, 1926)

[...] "Questo Regno lo tenevo come in segreto e celato nel mio Cuore, senza avere neppure lo sfogo di manifestarlo, e questo Mi faceva spasimare di più, perché non vedendo nelle creature le vere disposizioni per poter dare questo mio parto, e non avendo preso loro tutti i beni che ci sono nel Regno della Redenzione, non potevo azzardarmi a dargli il Regno della mia Volontà che contiene beni più grandi; molto più che i beni della Redenzione serviranno come corredo, come antidoto, per fare che entrando nel Regno della mia Volontà [gli uomini] non potessero ripetere una seconda caduta, come fece Adamo.

Dunque, se di tutti questi beni non tutti sono stati presi, anzi manomessi e calpestati, come poteva uscire questo parto del mio Regno da dentro la mia Umanità? Perciò Mi sono contentato di spasimare, di soffrire, di aspettare, più che una madre, per non esporre a pericolo il mio caro parto del mio Regno. E perciò, spasimando, ché volevo metterlo fuori per farne dono alla creatura e per mettere al sicuro gl'interessi della Creazione e Redenzione, tutti in pericolo; perché fino a tanto che l'uomo non ritorni nel Regno del Supremo Volere, gl'interessi nostri e i suoi saranno sempre pericolanti. L'uomo fuori della nostra Volontà è sempre un disordine nella nostra opera creatrice, è una nota scordante che toglie la perfetta armonia alla santità delle nostre opere. [...]

E perciò Io guardavo il giro dei secoli, aspettando [...] per ristabilire il Regno del loro Dio in mezzo alle creature. [...] Pregno della mia Volontà è il cielo ... Pregno della mia Volontà è il mare ... Sicché tutti gli elementi sono pregni della mia Volontà: il vento, il fuoco, il fiore, la terra tutta, sono tutti veli che la nascondono. Ora, [...] chi riconoscerà in tutte le cose il portatore della mia Volontà e facendole i dovuti onori la farà regnare nell'anima sua, dandole il dominio e la sua sudditanza?" [...]

 

All'anima che prende tanto a cuore i diritti del Fiat Divino e che per questo prega unita con tutta la Creazione, Gesù promette che tutto le sarà concesso. (Volume 20 Gennaio 13, 1927)

(Scrive Luisa:) [...] Mi son messa a pregare portando innanzi alla Maestà Suprema tutta la Creazione insieme con me, cioè il cielo, le stelle, il sole, il mare, insomma tutto, affinché la mia preghiera fosse animata da tutti gli atti che esercita il Fiat Supremo in tutta la Creazione. Il mio dolce Gesù si è messo a me vicino poggiando la sua testa vicino alla mia e stendendomi il braccio al collo come per sostenermi ed io Gli dicevo: "Amor mio Gesù, non sono io sola che Ti prego, ma insieme con me c'è la tua Volontà operante in tutta la Creazione, che prega che venga il tuo Regno. Essa stessa vuole i suoi diritti tutti interi e completi, su tutti e tutto, e solo col venire il Regno del Fiat Supremo sulla terra tutti i suoi diritti Le verranno ridati. Senti o Gesù com'è commovente la voce del tuo Fiat in tutto l'azzurro del cielo, com'è eloquente nel sole, com'è attraente e forte nel mare, dovunque si sente risuonare il tuo Fiat che vuole i diritti del Regno suo. Deh! Ascolta il tuo stesso Fiat, ascolta la piccola tua figlia che facendo suoi tutti gli atti suoi Ti prega, Ti supplica che venga il Regno tuo, e che sebbene neonata appena qual sono anch'io voglio i diritti miei, e sai o Gesù quali sono? Che alla tua Volontà io ridoni tutta la gloria, l'onore come se nessuno l'avesse offesa, come se tutti l'avessero compita, adorata ed amata; se son sua figlia, voglio che i diritti suoi Le siano ridati; e voglio pure che al mio primo padre Adamo gli siano ridati l'onore come se non si fosse sottratto dalla tua Volontà". Ed il mio dolcissimo Gesù tutto commosso mi ha detto: "Alla piccola figlia mia, che prende tanto a cuore i diritti del mio Fiat Divino e che se ne serve del suo stesso potere per farmi breccia nel mio Cuore, tutto le sarà concesso. Come non contentarti, figlia mia? A te tutto ti sarà dato, anzi aggiusteremo insieme ciò che riguarda la mia Volontà e ciò che riguarda le creature; non ne sei tu contenta? Guarda figlia mia, come la mia Volontà uscì in campo nella Creazione è stata sempre ferma ed irremovibile nel fare del bene, ad onta di tante movibilità delle creature ed offese. Essa trionfando di tutto ha fatto il suo corso di sempre, sempre beneficare. Vedi, per fare risalire la creatura nella fermezza, nel bene perenne, nella irremovibilità del mio Volere, voglio stabilire il mio Regno in mezzo a loro. Vedi dunque in qual punto ti ho messo: nella fermezza ed irremovibilità del Fiat per poterti fare distendere in Esso questo mio Regno; e come il mio Volere trionfa di tutto colla sua fermezza, così tu con la sua fermezza e nella irremovibilità dei suoi atti trionferai di tutto e riordinerai l'ordine divino tra le due volontà e la Divina Volontà sarà reintegrata nella sua gloria, e l'umana si rimetterà nell'ordine da Dio stabilito". [...]

 

Ma se è così importante il Regno del Fiat Divino sulla terra, Perché Nostro Signore nel venire sulla terra non manifestò il Regno del suo Volere? (Volume 19 Luglio 18, 1926)

[...] (Gesù:) "Col venire sulla terra non diedi il Regno del mio Volere né lo feci conoscere: volli far prova novella della creatura, volli darle cose minori di quelle che le diedi nella Creazione, rimedi e beni per guarirla; perché nel crearlo, l'uomo non era malato, ma sano e santo, quindi poteva benissimo vivere nel Regno del mio Volere, ma sottraendosi dal Voler Supremo cadde malato, ed Io venni sulla terra come medico celeste per vedere se accettava i rimedi, le medicine per la sua malattia, e dopo aver fatto prova di ciò, allora gli avrei fatto la sorpresa di manifestare il Regno della mia Volontà, che nella mia Umanità tenevo per lui preparato.

S'ingannano quelli che pensano che la nostra somma Bontà e Sapienza infinita avrebbe lasciato l'uomo nei soli beni della Redenzione, senza innalzarlo di nuovo allo stato primiero da Noi creato: allora la nostra Creazione sarebbe stata senza il suo scopo e quindi senza il suo pieno effetto, ciò che non può essere nelle opere d'un Dio; al più faremmo passare e girare i secoli, dando ora una sorpresa, ora un'altra, ora affidando all'uomo il piccolo bene ed ora un altro più grande. [...] La paterna bontà, nella Creazione mise l'uomo nell'opulenza dei beni, senza restrizione alcuna; ma, solo perché volle provarlo in una cosa che a lui non costava un gran che, con un atto di sua volontà contraria alla Mia sciupò tutti questi beni. Ma il mio Amore non si arrestò: incominciai, più che padre, a dargli a poco a poco, e prima a guarirlo. Con il poco, molte volte si usa più attenzione di quando si posseggono le cose grandi, perché se si possiede proprietà grande e si sciupa, c'è sempre da dove prendere, ma se si sciupa il poco si resta digiuno. Ma la decisione di dare il Regno della mia Volontà all'uomo non l'ho cambiata: l'uomo si cambia, Dio non si cambia. Ora la cosa è più facile, perché i beni della Redenzione hanno fatto la via, hanno fatto conoscere molte sorprese del mio amore per l'uomo, come li ho amato, non col solo Fiat, ma col dargli la [mia] propria Vita, sebbene il mio Fiat Mi costa più della mia stessa Umanità, perché il Fiat è Divino, immenso ed eterno, la mia Umanità è umana, limitata e nel tempo ha il suo principio. Ma le menti umane non conoscendo a fondo che significa il Fiat, il suo valore, la sua potenza e che può fare, si fanno più vincere da tutto ciò che feci e patii venendo a redimerli, senza sapere che sotto alle mie pene e alla mia morte c'era nascosto il mio Fiat che dava vita alle mie pene.

Ora, se avessi voluto manifestare il Regno della mia Volontà, tanto quando venni sulla terra, quanto prima che i beni della Redenzione fossero riconosciuti ed in gran parte posseduti dalle creature, i miei Santi più grandi si sarebbero spaventati, tutti avrebbero pensato e detto: 'Adamo innocente e santo non seppe vivere né perseverò in questo Regno di luce interminabile e di santità divina, come lo possiamo noi?'" [...]

 

Nel Volume 20 Settembre 17, 1926, Gesù spiega come Ogni cosa creata da Dio tiene il suo posto; anche all'uomo fu assegnato il suo posto, il suo ufficio di sovrano sopra tutte le cose create, ma l'uomo sottraendosi al Volere Divino perdette il suo posto. e Gesù puntualizza pure l' importanza del Regno del Fiat Divino.

(Luisa scrive:) [...] Mi sentivo tutta investita dal Voler Supremo, il quale tirandomi nella sua luce immensa, mi faceva vedere l'ordine della Creazione, come ciascuno stava al suo posto assegnato dal suo Creatore. La mia mente si perdeva e restava rapita nel vedere l'ordine, l'armonia, la magnificenza, la bellezza di tutta la Creazione ed il mio dolce Gesù ch'era con me mi ha detto: "Figlia mia, tutto ciò che uscì dalle nostre mani creatrici fu assegnato a ciascuna cosa creata il suo posto ed il suo ufficio distinto, e tutte stanno al posto loro, magnificando con lodi incessanti quel Fiat Eterno che le domina, le conserva e dà la vita novella. Sicché il conservarsi sempre belle integre, nuove è il moto del Fiat Supremo dominante in esse. Quindi anche all'uomo fu assegnato il suo posto, il suo ufficio di sovrano sopra tutte le cose create, colla differenza che le altre cose da Noi create restavano tali quali Iddio le aveva create, senza mai mutarsi, né crescere, né decrescere. Invece la mia Volontà dando all'uomo la supremazia su tutte le opere delle nostre mani, e volendo sfoggiare con lui più in amore gli dava l'ufficio di crescere continuamente in bellezza, in santità, in sapienza, in ricchezza fino ad elevarlo alla somiglianza del suo Creatore. Ma sempre che doveva farsi dominare, guidare per dare libero campo al Fiat Supremo di formare la sua Vita Divina in lui, per poter formare questa continua crescenza di beni e di bellezza, colla felicità senza fine; perché senza della mia Volontà dominante non ci può essere né crescenza, né bellezza, né felicità, né ordine, né armonia. La mia Volontà origine, padrona, principio di tutta l'opera della Creazione, dove Essa regna tiene virtù di conservare bella l'opera sua, quale la uscì, ma dove non esiste manca la comunicazione dei suoi umori vitali per conservare l'opera uscita dalle nostre mani. Vedi dunque che gran male fu l'uomo al sottrarsi dalla nostra Volontà. Sicché tutte le cose anche le più piccole tengono il loro posto, si può dire che stanno in casa loro, al sicuro, nessuno le può toccare, posseggono l'abbondanza dei beni, perché quel Volere che scorre in esse possiede la sorgente di tutti i beni. Stanno tutte nell'ordine, l'armonia e la pace di tutti. Invece l'uomo col sottrarsi dal nostro Volere perdette il suo posto, rimase senza la casa nostra, esposto ai pericoli; tutti lo possono toccare per fargli del male; gli stessi elementi sono superiori a lui perché posseggono una Volontà Suprema, mentre lui possiede una volontà umana degradata, che non sa dargli altro che miserie, debolezze e passioni. E siccome ha perduto il suo principio, il suo posto, è restato senza ordine, disarmato con tutti e non gode pace neppure in sé stesso. Sicché si può dire che è il solo essere ramingo in tutta la Creazione che per diritto nulla gli tocca, perché Noi tutto diamo a chi vive nella nostra Volontà, perché sta in casa nostra, è uno della nostra famiglia: i rapporti, i vincoli di figliolanza che possiede col vivere in Essa, gli danno il diritto a tutti i nostri beni. Invece chi non vive nella vita di Essa ha spezzato tutti i vincoli, tutti i rapporti, perciò è tenuto da Noi cosa che non Ci appartiene. Oh se tutti sapessero che cosa significa spezzarla con la nostra Volontà ed in quale abisso si precipitano! Tutti tremerebbero di spavento e farebbero a gara per tornare nel Regno del Fiat Eterno; per riprendere il loro posto assegnatogli da Dio!

Ora, figlia mia, col voler dare, la mia eterna Bontà, di nuovo questo mio Regno del Fiat Supremo, dopo d'avermelo così ingratamente respinto, non ti sembra che sia il più gran dono che Io possa fare alle umane generazioni? Ma per darlo debbo formarlo, costituirlo, far conoscere della mia Volontà ciò che finora non si conosce. E tale conoscenza su di Essa sarà tale da vincere coloro che le conosceranno, ad amare, apprezzare, e desiderare di venire a vivere in Esso [Regno del Fiat Supremo]. Le conoscenze saranno le catene, però non forzate, ma loro stessi volontariamente si faranno legare; le conoscenze saranno le armi, le frecce conquistatrici che conquisteranno i figli nuovi del Fiat Supremo; ma sai tu che cosa posseggono queste conoscenze? Di cambiare la natura in virtù, in bene, in Volontà mia, in modo che le possederanno come proprietà propria".

Ond'io nel sentire ciò ho detto: "Amor mio Gesù, se tanta virtù contengono queste conoscenze sulla tua adorabile Volontà, perché non le manifestasti ad Adamo affinché facendole conoscere ai posteri avrebbero amato, apprezzato di più un tanto bene, ed avrebbero disposto gli animi [per] quanto Tu Divin Riparatore decretavi di darci: questo gran dono del Fiat Supremo".

E Gesù riprendendo il suo dire ha soggiunto: "Figlia mia, Adamo finché stette nell'Eden terrestre, che visse nel Regno del Supremo Volere, conobbe tutte le conoscenze, per quanto a creatura è possibile, di ciò che apparteneva al Regno che possedeva; ma come uscì da esso il suo intelletto si oscurò, perdette la luce del Regno suo e non trovava i vocaboli adatti, per manifestare le conoscenze che aveva acquistato sulla Suprema Volontà, perché mancava in lui quello stesso Volere Divino che gli porgesse i vocaboli necessari, per manifestare agli altri ciò che lui aveva conosciuto. Questo da parte sua; molto più che ogni qualvolta ricordava la sua sottrazione alla mia Volontà, il Bene sommo che aveva perduto, aveva tale stretta di dolore da renderlo taciturno perché rapito nel dolore della perdita di un Regno sì grande e [nel dolore] di mali irreparabili che per quanto Adamo potesse fare non gli era dato di riparare, ma ci voleva quel Dio stesso che aveva offeso a porvi rimedio. Da parte del suo Creatore non aveva nessun ordine e perciò [Dio] non gli dava capacità sufficiente per manifestarsi, perché a che pro manifestare una conoscenza quando non doveva dargli il bene che conteneva? Io, allora faccio conoscere un bene, quando lo voglio dare. Ma ad onta che Adamo non parlò diffusamente sul Regno della mia Volontà ma [tuttavia] insegnò tante cose importanti su ciò che gli riguardava, tanto vero che i primi tempi della storia del mondo, fino a Noè, le generazioni non ebbero bisogno di leggi, né ci furono idolatrie, ma tutti riconoscevano uno il loro Dio, perché ci tenevano di più alla mia Volontà. Invece quanto più si allontanarono da Essa sorsero le idolatrie e peggiorarono i mali peggiori e perciò Iddio vide la necessità di dare le sue leggi come preservativo alle umane generazioni. E perciò per chi fa la mia Volontà non ha bisogno di leggi: Essa è vita, è legge, ed è tutto per l'uomo.

L'importanza del Regno del Fiat Supremo è grandissima ed Io l'amo tanto che sto facendo più che a nuova Creazione e Redenzione, perché nella Creazione appena sei volte fu pronunciato il mio Fiat onnipotente per disporla ad uscirla tutta ordinata; nella Redenzione parlai, ma siccome non parlai del Regno del mio Volere che contiene infinite conoscenze e beni immensi, quindi non avevo una materia lunghissima di parole da dire perché tutto ciò che insegnai era di nature limitate, e con poche parole si finiva col farle conoscere. Invece per far conoscere la mia Volontà ci vuole assai, figlia mia. La sua storia è lunghissima, racchiude una eternità, senza principio e senza fine, perciò per quanto dico tengo sempre da dire; perciò sto dicendo, oh, quanto di più! Essendo più importante di tutto, contiene più conoscenze, più luce, più grandezze, più prodigi. Quindi sono necessarie più parole. Molto più che quanto più faccio conoscere tanto più allargo i confini del mio Regno da dare ai figli che lo possederanno, perciò ogni cosa che manifesto della mia Volontà è una nuova creazione che faccio nel Regno mio, da farle godere e possedere a coloro che avranno il bene di conoscerlo. Ed ecco, si richiede perciò da parte tua grande attenzione nel manifestarle".

 

Nel Volume 23 Ottobre 2, 1927, Gesù ci ricorda che Adamo fu il più santo prima di peccare, ed i suoi atti fatti nel Divin Volere avevano pienezza e totalità di beni e si estendevano a tutti. Il vivere nel mio Fiat Divino e l'operare in Esso è la trasfusione del Creatore nella creatura.

(Scrive Luisa:) Stavo facendo il mio giro nella Creazione per seguire tutti gli atti della Divina Volontà che ci sono in essa, e giunta nell'Eden dove Iddio creò il primo uomo Adamo, per unirmi con lui a quella unità di volontà che possedeva con Dio, nella quale faceva i suoi primi atti nella sua prima epoca della Creazione, pensavo tra me: "Chi sa che santità possedeva il mio primo padre Adamo, qual valore contenevano i suoi primi atti fatti nel Regno del Fiat Divino? E come io posso impetrarlo di nuovo sulla terra un Regno sì santo, essendo io sola occupata per ottenere un sì gran bene?" Ma mentre ciò pensavo, il mio sempre amabile Gesù è uscito da dentro il mio interno che mandava raggi di luce, e quella luce si convertiva in parole, e mi ha detto: "Figlia mia, figlia primogenita della mia Volontà, come figlia di Essa voglio svelarti la santità di colui che possedette il Regno del mio Fiat Divino. Nel principio della Creazione questo Regno ebbe la sua vita, il suo perfetto dominio ed il suo completo trionfo; sicché esso non è del tutto estraneo all'umana famiglia, e siccome non è estraneo c'è tutta la speranza che ritorni di nuovo in mezzo a loro per regnare e dominare.

Ora tu devi sapere che Adamo possedeva tale santità quando fu creato da Dio ed i suoi atti anche minimi avevano tal valore, che nessun santo, né prima né dopo la mia venuta sulla terra, può paragonarsi alla sua santità; e tutti gli atti di questi [santi] non giungono al valore d'un solo atto di Adamo, perché lui possedeva nella mia Volontà Divina la pienezza della santità, la totalità di tutti i beni divini. E sai tu che significa pienezza? Significa essere riempito fino all'orlo, fino a traboccarne fuori, [di] luce, santità, amore, di tutte le qualità divine, in modo da poter riempire cielo e terra, di cui [Adamo] teneva il dominio e [in cui] si stendeva il suo regno. Perciò ogni suo atto fatto in questa pienezza di beni divini aveva tal valore, che nessun altro, per quanto [la creatura] si sacrificasse, patisse ed operasse il bene, e non possiede il Regno della mia Volontà ed il suo totale dominio, può paragonarsi ad un solo di questi atti nel Regno di Essa.

Quindi la gloria, l'amore che Mi diede Adamo finché visse nel Regno del mio Divin Volere, nessuno, nessuno Me l'ha dato, perché lui negli atti suoi Mi dava pienezza e totalità di tutti i beni, e solo nella mia Volontà si trovano questi atti, fuori di Essa non esistono. Perciò Adamo teneva le sue ricchezze, i suoi atti di valore infinito che gli partecipava il mio Eterno Volere, innanzi alla Divinità, perché Iddio nel crearlo, nulla di vuoto aveva lasciato in lui, ma tutto era pienezza divina, per quanto [a] creatura era possibile di contenere. Onde col cadere nel peccato non furono distrutti questi atti, queste ricchezze sue, questa gloria ed amore perfetto che aveva dato al suo Creatore, anzi in virtù di essi e del suo operato fatto nel mio Fiat Divino meritò la Redenzione. No, non poteva restare senza Redenzione chi aveva, anche per poco, posseduto il Regno della mia Volontà.

Chi possiede questo Regno entra in tali vincoli e diritti con Dio, che Iddio stesso sente con lui la fortezza delle sue stesse catene, che legandolo, non può disfarsi di lui. La nostra Maestà adorabile si trovava con Adamo nelle condizioni d'un padre, che tenendo un figlio, [questi] gli è stato causa di tante conquiste, di grandi ricchezze, di gloria incalcolabile; non c'è cosa che possiede il padre, in cui non trova gli atti di suo figlio, dovunque si sente risuonare la gloria, l'amore del figlio suo. Ora, questo figlio per sua sventura cade in povertà; può mai il padre non aver compassione di suo figlio, se si sente dovunque e dappertutto l'amore, la gloria, le ricchezze con cui l'ha circondato il figlio suo?

Figlia mia, Adamo col vivere nel Regno della nostra Volontà era penetrato nei nostri confini che sono interminabili, e dovunque aveva messo i suoi atti, la sua gloria, il suo amore per il suo Creatore; e come figlio nostro coi suoi atti che emetteva Ci portava le nostre ricchezze, le nostre gioie, la gloria ed amor nostro; l'eco suo era risuonante in tutto l'Essere nostro, come il nostro nel suo. Ora vedendolo caduto in povertà, come il nostro Amore poteva sopportare di non aver compassione di lui, se la nostra stessa Volontà Divina Ci guerreggiava amorosamente e perorava per colui che aveva vissuto in Essa? Vedi dunque che significa vivere nel mio Voler Divino, la sua grande importanza? In Essa c'è pienezza di tutti i beni divini e totalità di tutti gli atti possibili ed immaginabili, abbraccia tutto l'Essere Divino. [...].

L'anima che vive nella mia Volontà, Essa la riempie di tale pienezza che non lascia nessun vuoto in lei, e siccome [l'anima] non è capace di possedere tutta l'immensità divina, [la Divina Volontà] la riempie per quanto più [la] creatura può contenere; e senza separarsi vi resta fuori di lei, portandosi nell'interminabilità della sua luce la pupilla della volontà dell'anima, per farle fare ciò che fa la mia Divina Volontà, per ricevere il contraccambio dei suoi atti e del suo amore. Oh, potenza del mio Fiat Divino operante nella creatura, che facendosi investire dalla sua luce non gli ricusa il suo dominio ed il suo Regno! E se Adamo meritò compassione, fu perché la prima era della sua vita fu nel Regno del Voler Divino.

Se la Sovrana Celeste potette ottenere, ancorché fosse sola, la venuta del Verbo sulla terra, fu perché diede libero campo al Regno del Fiat Divino in Lei. Se la mia stessa Umanità potette formare il Regno della Redenzione, fu solo perché possedeva tutta l'integrità ed immensità del Regno dell'Eterno Volere, perché Esso dovunque si estende, tutto abbraccia, tutto può, né c'è potenza contro di Lui che può restringerlo. Sicché uno solo che possiede il Regno della mia Volontà vale più che tutto e tutti, e può meritare ed impetrare ciò che tutti gli altri insieme non possono né meritare né ottenere [...].

[...] Chi vive il mio Volere sono più che sole, e colla luce che contengono s'abbassano e con rapidità s'innalzano, penetrano ovunque, in Dio, nei suoi atti; colla Volontà Divina che posseggono imperano su Dio stesso, sulle creature, sono capaci di travolgere tutto per porgere a tutti la vita della luce che posseggono. Sono il portatore del loro Creatore e fanno camminare la luce avanti per impetrare ed ottenere e dare ciò che vogliono. Oh, se le creature conoscessero un tanto bene farebbero a gara, e tutte le passioni si cambierebbero in passione di luce di vivere solo e sempre in quel Fiat Divino che tutto santifica, tutto dona e tutto impera".

[...] "Il vivere nel mio Fiat Divino e l'operare in Esso è la trasfusione del Creatore nella creatura, e c'è una distanza infinita tra l'operato divino e l'operato solo della creatura. Lei si presta al suo Dio come materia per fargli operare cose grandi, come si prestò la materia della luce al Fiat Divino nella Creazione per fargli formare il sole, il cielo, le stelle, il mare, tutte materie in cui il Fiat Supremo risuonò e fabbricò la Creazione tutta. Prodigio di Essa è il sole, il cielo, il mare, la terra, che furono vivificati ed animati dal Fiat, vista perenne ed incantevole di che sa fare e può fare la mia Volontà.

[...] L'anima: può fare, dire, soffrire ciò che vuole, ma se non corre dentro il mio Fiat Divino, sono sempre cose finite e vili; ma in chi vive in Esso, le sue parole, le sue opere, le sue pene, sono come veli che nascondono il Creatore, e di questi veli se ne serve Colui che creò il cielo e la terra, e vi fa opere degne di Lui e vi mette la sua Santità, la sua Potenza creatrice, il suo Amore infinito. Perciò nessun altro può giungere, per quanto faccia cose grandi, a confronto di quella creatura in cui vive, regna e domina la mia Volontà Divina.

[...] Così succede per chi possiede la mia Divina Volontà: possiede la vita, la virtù creatrice, ed i suoi più piccoli atti contengono un valore divino ed interminabile, perciò nessuno può eguagliare le sue ricchezze. Invece chi non possiede la mia Volontà come vita propria è senza vita e lavora insieme colla materia del proprio volere, e perciò è sempre il povero cencioso innanzi a Dio e digiuno di quel cibo che forma in lui il 'Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra'".

 

E quindi, nel Volume 24 settembre 10, 1928, siamo invitati a contemplare la Gloria di Adamo nel Cielo; i suoi atti di prima di cadere nel peccato, restarono integri e belli, e lui restò ferito. In Adamo si conosce nel Cielo ciò che Dio fece nella Creazione.

[...] (Scrive Luisa:) Seguivo il mio giro nelle opere della Maestà Suprema e giungendo al punto della Creazione dell'uomo pensavo tra me: "Adamo, il principio della sua vita la fece nella Divina Volontà, sicché i suoi pensieri, parole, opere e passi erano animati dall'Unità del Fiat, il quale abbraccia tutto e contiene tutto, senza che nulla Le sfugge. Quindi gli atti suoi possedevano la totalità e pienezza di tutti e di tutti i beni. E se un atto solo fatto in questo modo nell'Unità del Fiat, che abbraccia tutto, è un atto che, messo insieme a tutti gli altri atti delle creature, [questi] non possono equivalere a quest'atto solo, Adamo, che ebbe un periodo di vita in questa Unità del Fiat, chi sa quanti atti potette fare!

Sicché la sua gloria nel Cielo sarà grande e forse supera tutto, tolta la Sovrana Regina che formò vita compiuta nella Divina Volontà. è vero che Adamo peccò ed uscì da questa unità di Volontà Divina, ma se uscì lui, i suoi atti restarono, perché credo che nessuna forza, né divina né umana, può distruggere un atto solo fatto in questa Unità del Fiat, che abbraccia tutto e possiede tutto. Dio stesso non può annientare un atto simile, o al più dovrebbe distruggere la sua stessa Volontà Divina, ciò che neppure può fare, perché essendo eterna ed infinita, senza principio e senza fine, è intangibile a tutto e nessuno La può toccare".

(E Gesù:) "[...] Veramente Adamo possiede nel Cielo una gloria che a nessun altro, per quanto santo, gli vien data, all'infuori della Mamma Celeste, perché nessun altro possiede un atto solo nell'Unità della mia Volontà Divina.

Era giusto e decoroso per la nostra Maestà Divina, che la prima creatura uscita dalle nostre mani creatrici possedesse più gloria che tutti gli altri, molto più che il primo periodo della sua vita fu fatta come da Noi si voleva. Si può dire ch'era vita nostra, Volontà e opere nostre che scorrevano in lui; come poter distruggere questo primo periodo della vita di Adamo, s'era più nostra che sua? è inutile il pensarci; ciò che si fa nella nostra Divina Volontà resta intangibile, nessuno lo può toccare, perché entrano nell'ordine divino ed infinito. E sebbene scivolò e cadde, ma i suoi atti [fatti] fino allora, restarono integri e belli quali li aveva fatti. Quindi lui restò ferito, malato, sfigurata la nostra immagine in lui, perché non c'era più in lui la nostra Volontà Divina che aveva preso l'impegno di conservarlo bello, fresco, forte, santo, tutto in ordine a Noi come lo avevamo creato, perché Adamo stesso l'aveva respinta; ma le opere sue fatte fino a che ebbe la sventura di cadere, che possedevano l'Unità del nostro Fiat, non subirono nessun cambiamento; perché anche Noi stavamo gelosi di questi atti che tanto Ci avevano glorificati, Ci avevano messo in festa nel vedere che l'uomo, nostro figlio, si elevava fino a Noi per assorbire in lui i modi nostri divini, la nostra somiglianza e portarci nell'Unità del nostro Volere, gioie, felicità, il ricambio ed il sorriso di tutte le cose create. Noi eravamo rapiti nel vedere il nostro caro figlio, l'opera delle nostre mani che, vivendo nella nostra Volontà come in casa nostra, prendendo del nostro Ci poteva portare nuove felicità e gioie senza fine. è un periodo indimenticabile, figlia mia, il primo periodo della vita d'Adamo, per Noi, per lui e per tutto il Cielo. Dopo caduto nella colpa, lui rimase come un cieco che prima di perdere la vista ha fatto tante opere belle, da riempire cielo e terra; chi può mai dire che non sono opere fatte da lui, solo perché volontariamente perdette la vista e che, non potendole più ripetere perché cieco, restano senza il valore quelle che ha fatto? Certo che no! O pure una persona che si applica a studiare le scienze ed a metà dello studio non vuole andare più avanti e, solo perché non va avanti si possono togliere o distruggere il bene delle scienze che ha acquistate? Certo che no! Se questo succede nell'ordine umano, molto più e con più validità e certezza nell'ordine divino.

Onde Adamo in virtù del primo periodo della sua vita innocente e fatta tutta nell'Unità del nostro Fiat, possiede tale gloria e bellezza che nessuno lo può pareggiare, che, solo [al] vederlo tutti i Beati riconoscono quanto fu bello, maestoso, arricchito di tanta grazia la creazione del primo uomo. Nel guardarlo si vede in lui il bene incalcolabile della Divina Volontà nella creatura, la gioia e felicità che può possedere. E solo in lui, come dentro uno specchio, veggono, i Beati, come fu creato l'uomo, l'amore esuberante che gli portammo, le dovizie con cui lo arricchimmo: tutto gli demmo per quanto creatura poteva contenere, fino a straripare fuori e poter allagare tutta la terra.

Se ciò non fosse, [cioè] che in Adamo non si vedesse tutta la magnificenza dell'opera delle nostre mani creatrici, neppure, nel Cielo, si doveva conoscere ciò che facemmo di grande nella Creazione e quello che fa e può fare la creatura nella nostra Divina Volontà. è il nostro Amore che lo esige, ed anche la nostra Giustizia che vuol tenere nel Cielo la realtà di quella immagine di come fu creato l'uomo, e non un altro, ma quello stesso che uscì dalle nostre mani creatrici, affinché se non lo conosce la terra, lo conosca il Cielo: guardano la loro origine in Adamo e, riconoscenti, Mi ringraziano e pregano che venga a regnare il mio Fiat sulla terra e formi altre immagini più belle di Adamo, perché lui non fu opera compiuta nel mio Voler Divino, ma periodo di vita. Solo la Sovrana Regina possiede vita ed opere compiute nel mio Fiat, perciò non c'è chi La può pareggiare; ed il mio Volere vuol fare altre vite compiute in Esso, per ripetere ciò che fece nella Creazione e far conoscere alla terra in che modo ed ordine fu creata la creatura e ciò che può fare di grande, di bello, di santo la mia Divina Volontà in lei.

Oltre di ciò tu devi sapere che finora non ho manifestato a nessuno né i grandi pregi d'Adamo né la sublimità e grandezza e santità sua perché visse nel suo primo periodo della sua vita nell'Unità del mio Volere, ed in virtù di questi atti suoi fatti in Esso, la sua grande gloria che gode nel Cielo. Anzi, si teneva da molti che, siccome scivolò nella colpa, al più potesse tenere una gloria comune a tutti gli altri Beati, o forse anche meno [rispetto] agli altri. Ma volendo ripristinare di nuovo il Regno della mia Divina Volontà, sento in Me una necessità d'amore di manifestare la prima epoca della Creazione ed il primo periodo della vita di Adamo, tutta di Volontà Divina, e la sua gloria che gode nel Cielo in virtù di essa, affinché conoscendo le altre creature un tanto bene, si dispongano e sospirino il Fiat Divino come in Cielo così in terra".

 

Ed a questo scopo Gesù moltiplica i suoi chiarimenti: La grazia più grande che Dio fece all'uomo nella Creazione, fu di poter fare i suoi atti nella Divina Volontà. Questo Regno esiste ed Umanità vissute lo hanno posseduto. (Fiat!!! Volume 29 Giugno 30, 1931)

[...] (Gesù:) "La grazia più grande che fecimo all'uomo nella sua creazione, fu che poteva entrare nella nostra Volontà Divina per poter emettere i suoi atti umani; e siccome l'umano volere era piccolo e la [Volontà] Divina grande, quindi teneva virtù di assorbire il piccolo nel Grande, e di cambiare l'umano nel Divin Volere. Onde Adamo nel principio della sua creazione entrò nell'ordine della nostra Volontà Divina e vi fece molti dei suoi atti e, mentre col sottrarsi dal nostro Volere lui uscì da dentro di Esso, i suoi atti umani operati nel nostro Volere restano come pegno e diritto dell'uomo, e come principio e fondamento d'un Regno divino che lui acquistava; nella Divina Volontà, ciò che si fa in Essa è incancellabile, Dio stesso non può cancellare un atto solo fatto dalla creatura nel Fiat Supremo. Ora, essendo Adamo il primo uomo creato, era come conseguenza, essendo lui come la radice, il tronco, di tutte le umane generazioni, [era come conseguenza] che esse ereditassero, quasi come rami, ciò che possedeva la radice ed il tronco dell'albero dell'uomo; e, come tutte le creature come in natura ereditarono il germe del peccato originale, così ereditarono i primi atti suoi fatti nel nostro Volere, che costituirono il principio ed il diritto del Regno del nostro Voler Divino per le creature. A confermare ciò venne la Umanità della Vergine Immacolata ad operare ed a seguire gli atti di Adamo, per compiere tutto intero il Regno della Divina Volontà, per essere la prima Ereditiera d'un Regno sì santo e per dare i diritti ai suoi cari figli di farlo possedere; ed a completare tutto ciò venne la mia Umanità che possedeva in natura la mia Divina Volontà ciò che Adamo e la Sovrana Regina possedevano per grazia per confermare col suggello dei suoi atti questo Regno della Divina Volontà. Sicché questo Regno esiste in realtà, perché Umanità viventi hanno formato i loro atti in Essa, come materiali necessari per formare questo Regno, per dare il diritto alle altre umanità di possederlo. E, per maggiormente confermarlo, insegnai il Padre nostro, affinché colla preghiera [l'uomo] si disponesse ed acquistasse i diritti per riceverlo e Dio si sentisse come il dovere di darlo. Coll'insegnare il Pater Noster, Io stesso mettevo nelle loro mani il diritto di riceverlo, e Mi impegnavo a dare un Regno sì santo. Ed ogni qualvolta la creatura recita il Pater Noster, acquista una specie di diritto di entrare in questo Regno: primo, perché è preghiera insegnata da Me, che contiene il valore della mia preghiera; secondo, perché è tanto l'amore della nostra Divinità verso le creature, che facciamo attenzione di tutto, notiamo tutto, anche i più piccoli atti, i santi desideri, le piccole preci, per ricambiarli con grazie grandi; possiamo dire che sono pretesti, occasione che andiamo trovando per dirle: 'Tu hai fatto questo, e Noi ti diamo questo; tu hai fatto il piccolo e Noi ti diamo il grande'.

 

E nel Volume 26 Giugno 14, 1929, Gesù continua con i Ricordi indimenticabili nell'Eden.

[...] Figlia mia, quante cose indimenticabili ci sono in questo Eden! Qui il nostro Fiat creò l'uomo e sfoggiò tanto in amore che a torrente si riversò sopra di lui, tanto che sentiamo ancora il dolce mormorio con cui Ci riversavamo sopra di lui; qui cominciò la vita del nostro Fiat nella creatura ed il dolce e caro ricordo degli atti del primo uomo fatti in Essa; questi atti esistono tuttora nel nostro Volere e sono come pegni che lui rinasca per riavere il Regno del nostro Fiat. In quest'Eden c'è il doloroso ricordo della caduta dell'uomo, l'uscita che fece dal nostro Regno, sentiamo ancora i passi quando uscì dal nostro Fiat Divino; e siccome questo Eden era stato dato a lui finché vivesse in Esso, perciò fummo costretti a metterlo fuori, ed ebbimo il dolore di vedere l'opera a Noi più cara senza Regno suo, ramingo e dolorante. L'unico nostro sollievo furono i pegni degli atti suoi rimasti nel nostro Volere; questi chiamavano i diritti dell'umanità a rientrare da dove uscì. Ecco, perciò ti aspetto nell'Eden per ricevere il tuo tenue interesse, per rinnovare ciò che fecimo nella Creazione e ricevere il ricambio d'un tanto amore non compreso dalle creature, e per trovare un amoroso pretesto di dare il Regno della nostra Divina Volontà.

Perciò voglio che sia anche a te caro questo Eden, affinché Ci preghi, Ci pressi che ritorni il principio della Creazione, la vita del nostro Fiat in mezzo all'umana famiglia".

 

Tutte le generazioni pendono dagli atti fatti da Adamo. (Volume 26 Maggio 25, 1929)

[...] "Tutte le generazioni pendono dai primi atti fatti da Adamo nella pienezza della mia Divina Volontà, perché essendo fatti in Essa erano atti pieni di vita e potevano dar principio e vita a tutti gli altri atti di tutte le creature. E ad onta che le creature non vivono di mia Volontà, ma della loro, tuttavia è sempre Essa che dà loro vita; e mentre dà loro vita La tengono come soffocata ed agonizzante negli atti loro! Perciò tutti gli atti di Adamo fatti nel mio Volere stanno come atto primo di tutti gli atti delle creature. Chi può distruggere un atto fatto nella mia Divina Volontà? Chi mai può toglierle la sovranità, la potenza, la bellezza, la vita? Nessuno. Non c'è cosa che non penda dal primo atto; tutte le cose create pendono dal primo atto fatto da Colui che le ha create. E se tanto amo, sospiro e voglio che la mia Volontà sia conosciuta e vi regni in mezzo alle creature, è proprio questa la ragione: che siano restituiti i suoi diritti giusti e santi e che, come ebbe principio la Creazione tutta, così ritorni tutta, nella nostra Divina Volontà".

 

E sempre nel Volume 26 Giugno 4, 1929 , Gesù riafferma nuovamente che Chi esce dalla Divina Volontà, lui ne esce, ma i suoi atti restano in Essa.

[...] "Ciò che si fa nella mia Divina Volontà resta sperduto in Essa, e come è inseparabile la luce ed il calore e, se si estingue la luce resta estinto il calore e se si dà vita alla luce, di sua natura la luce fa sorgere insieme la vita del calore, così gli atti della creatura fatti in Essa sono inseparabili dal mio Volere; molto più che la mia Volontà non è soggetta ad estinguersi, perché è luce eterna ed immensa. è perciò che Adamo, lui uscì da dentro la mia Volontà quando peccò, ma gli atti suoi restarono in Essa; lui potette distaccarsi dai suoi stessi atti, ma gli atti suoi fatti nel mio Volere né potettero uscire né distaccarsi, perché già avevano formato la loro vita di luce e di calore in Essa. Ciò che entra nella mia Volontà, [questi atti] perdono la [loro] vita in Essa, formano la stessa vita, perdono i diritti di uscire, ed il mio Volere dice: 'Questi atti sono stati fatti in casa mia, nella mia luce, i diritti sono i miei e non c'è forza né umana né divina che può fare uscire e separare un atto fatto dalla creatura nella mia Volontà'. Ecco perciò che gli atti di Adamo fatti in Essa prima di peccare, stanno come atto primo da cui dipende la Creazione e gli atti delle umane generazioni. [...]

 

Ed ancora: Gli atti fatti nella Divina Volontà sono pegni di valore infinito; vincoli eterni; catene non soggette a spezzarsi. (Fiat!!! Volume 29 Aprile 16, 1931)

[...] "Gli atti fatti nella mia Divina Volontà sono imperituri ed inseparabili da Dio, e lasciano il continuo ricordo: che l'anima ha avuto il bene d'operare insieme con una Volontà Divina, e Dio che [e che Dio] ha tenuto insieme con Lui la creatura per farla operare colla sua stessa Divina Volontà. Questo ricordo felice, operativo e santo, ci fa tenere sempre ad occhio [vicendevolmente]: Dio e l'anima; in modo che restiamo indimenticabili l'uno e l'altro [all'altro]; tanto che se la creatura avesse la sventura d'uscire dalla nostra Volontà, andrà vagando, girerà lontana, ma sentirà l'occhio del suo Dio sopra di sé che la chiama dolcemente, ed il suo occhio [attirato, rivolto] verso di Colui che la guarda continuamente; e [tanto] che sebbene va vagando, sente [tuttavia] l'irresistibile bisogno, le forti catene che la tirano fra le braccia del suo Creatore. Ciò successe ad Adamo: perché il principio della sua vita fu fatto nella mia Volontà Divina, ad onta che peccò, fu cacciato dall'Eden, andò vagando tutta la sua vita, ma si perdette egli forse? Ah, no! perché sentiva sopra di sé la potenza della nostra Volontà in cui egli aveva operato, sentiva il nostro occhio che lo guardava e che tirava l'occhio suo a guardarci, ed [aveva] il caro ricordo che le primizie degli atti suoi avevano avuto vita nella nostra Volontà. Tu non puoi comprendere tutto il bene e che significa operare nella nostra Volontà; coll'operare in Essa l'anima acquista tanti pegni di valore infinito, per quanti atti fa nel nostro Fiat, e questi pegni restano in Dio stesso, perché la creatura non tiene capacità né posto dove tenerli, tanto è il valore che contengono; e puoi mai tu credere che mentre teniamo questi pegni di valore infinito della creatura, dobbiamo permettere che vada perduta colei cui appartengono questi pegni sì preziosi? Ah, no! no!... Perciò non temere, gli atti fatti nel nostro Volere sono vincoli eterni, catene non soggette a spezzarsi; e supponi che tu uscissi dal nostro Volere Divino ciò che non sarà , tu puoi uscire, ma i tuoi atti restano, né possono uscire, perché sono stati fatti in casa nostra; e la creatura tiene i suoi diritti fino a tanto che sta in casa nostra cioè nella nostra Volontà, come esce perde i suoi diritti, ma però questi atti avranno tale potenza da richiamare colei che n'era posseditrice [...]".

 

Adamo fu il figlio primogenito della Divina Volontà e per conseguenza teneva il primato su tutto ed il suo Creatore lo visitava spesso. (Volume 20 Ottobre 12, 1926)

(Gesù:) [...] "Adamo fino a tanto che si mantenne il figlio primogenito della mia Volontà e per conseguenza teneva il primato su tutto, Io lo visitavo spesso; la mia Volontà, regnante in lui, gli somministrava tutti i modi necessari, per trattenersi con Me, come figlio, che forma la consolazione di suo Padre, sicché Io parlavo con lui come a figlio e lui con Me come a suo padre; come si sottrasse dalla mia Volontà perdette il primato, la primogenitura ed insieme perdette tutti i miei beni, né sentivasi più la forza di sostenere la mia presenza, né Io Mi sentivo tratto da una forza e Volontà Divina di andare a lui. Perciò tutti i suoi vincoli con Me restarono spezzati, per diritto nulla più gli toccava, né più Mi vide svelato ma fra lampi ed eclissato nella mia luce, in quella luce della mia Volontà che lui aveva respinto. Ora [...] il primato che perdette Adamo, come figlio primogenito della mia Volontà è passato a te [Luisa], ed Io debbo racchiudere in te tutti i beni che dovevo racchiudere in lui, se non si fosse sottratto dalla mia Volontà. Perciò Io ti guardo come la prima creatura uscita dalle nostre mani perché chi vive in Essa è sempre la prima presso il suo Creatore e ad onta che nel tempo sia nata dopo, questo dice nulla: nel nostro Volere è sempre prima chi non ha fatto nessuna uscita da dentro di Esso. [...]

 

Nel Volume 20 Ottobre 26, 1926, ci viene spiegato come In tutti gli atti che fece Gesù ebbe per scopo il Regno del Fiat Divino. E ci vien detto come Adamo si sentì ridare da Luisa l'onore e la gloria da lui perduto.

[...] (Gesù:) "Tutti gli atti che feci nel redimere l'uomo anche gli stessi miei miracoli che Io feci nella mia vita pubblica, non erano altro che richiamare il Regno del Fiat Supremo in mezzo alle creature, e nell'atto di farli chiedevo al mio Padre Celeste che lo facesse conoscere e lo ripristinasse in mezzo alle umane generazioni. [...] Non ci fu un atto che Io feci stando in terra che non mettevo la mia Volontà come atto primo da ristabilire in mezzo alle creature perché era la cosa che più Mi stava a cuore. E se ciò non fosse o non facessi che in tutto ciò che operai e patii non avessi come atto primo il Regno del Fiat Supremo da ripristinare in mezzo alle creature, la mia venuta sulla terra avrebbe portato un bene a metà, non completo alle generazioni e la gloria del mio Celeste Padre non sarebbe stata da Me completamente reintegrata perché siccome la mia Volontà è principio d'ogni bene, è scopo unico della Creazione e Redenzione, quindi è fine di completazione di tutte le nostre opere. Sicché senza di Essa le nostre opere più belle restano incorniciate e senza compimento, perché Essa solo è la corona delle opere nostre ed il suggello che l'opera nostra è compiuta. Ecco perciò che per onore e gloria della stessa opera della Redenzione dovevo avere come atto primo lo scopo del Regno della mia Volontà".

(E Luisa continua a scrivere:) Stavo incominciando il mio giro nella Divina Volontà e portandomi nell'Eden terrestre dove Adamo aveva fatto il primo atto di sottrazione della sua volontà alla Divina, dicevo al mio dolce Gesù: "Amor mio, voglio annientare il mio volere nel tuo, affinché mai abbia vita per fare che in tutto e per sempre abbia vita la Tua [Volontà] per riparare il primo atto che fece Adamo, per ridare tutta quella gloria al tuo Supremo Volere come se Adamo non si fosse sottratto da Esso. Oh! Oh! Come vorrei ridargli l'onore da lui perduto, perché fece la sua volontà e respinse la Tua! E quest'atto intendo di farlo quante volte tutte le creature hanno fatto la loro volontà causa di tutti i mali ed hanno respinto la Tua, principio e fonte di tutti i beni. Perciò Ti prego che venga presto il Regno del Fiat Supremo affinché tutti da Adamo fino a tutte le creature che hanno fatto la loro volontà ricevano l'onore, la gloria perduta, ed il tuo Volere riceva il trionfo, la gloria ed il suo compimento".

Ora mentre ciò dicevo il mio Sommo Bene Gesù si è commosso ed intenerito e facendomi presente il mio primo padre Adamo mi ha fatto dire da lui con un enfasi d'amore tutta speciale: "Figlia benedetta, finalmente il mio Signore Iddio dopo tanti secoli ha fatto uscire alla luce del giorno colei che doveva pensare a ridarmi l'onore, la gloria che io perdetti, col fare sventuratamente la mia volontà. Come mi sento raddoppiata la mia felicità! Finora nessuno ci ha pensato a ridarmi quell'onore che perdetti. Perciò ringrazio vivamente Iddio che mi ha fatto uscire alla luce e ringrazio te come figlia a me più cara che hai preso l'impegno di ridare a Dio la gloria come se mai la sua Volontà fosse stata da me offesa, ed a me il grande onore che il Regno del Fiat Supremo fosse ristabilito in mezzo alle umane generazioni. E' giusto che ti ceda il posto che a me toccava come prima creatura uscita dalle mani del nostro Creatore".

Dopo ciò il mio amabile Gesù stringendomi a Sé mi ha detto: "Figlia mia, non solo Adamo, ma tutto il Cielo aspettano i tuoi atti nel mio Volere affinché ricevano l'onore che gli ha tolto il loro umano volere; tu devi sapere che ho messo più grazie in te che non misi in Adamo per fare che il mio Volere ti possedesse e con trionfo ti dominasse, ed il tuo si sentisse onorato che mai avesse vita e cedesse il posto alla mia Volontà. In lui non misi la mia Umanità come aiuto e fortezza sua e corteggio della mia Volontà, perché non l'avevo allora; in te l'ho messa per somministrarti tutti gli aiuti che ci vogliono per fare che la tua [volontà] stia al suo posto e la Mia possa regnare, ed insieme con te seguire i tuoi giri nel mio Eterno Volere, per stabilire il suo Regno".

Io, nel sentire ciò come sorpresa ho detto: "Mio Gesù che dici? Mi sembra che vuoi tentarmi e farmi una burla; possibile che hai messo più grazie in me che in Adamo ?"

E Gesù: "Certo, certo, figlia mia; dovevo fare in modo che la tua volontà fosse sostenuta da un'altra Umanità divina, per fare che non traballasse e stesse ferma nella mia Volontà; perciò non ti burlo, ma te lo dico affinché Mi corrispondi e sii attenta".

 

Contempliamo nel Volume 25 Marzo 13, 1929, come L'Amore divino rigurgitò nel primo atto della creazione dell'uomo e tutta la Creazione ne rimase investita. Fino a tanto che Adamo possedette il Fiat Divino, possedette il suo atto continuato e faceva a gara col suo Creatore: tutto era armonia tra lui e Dio, armonia d'amore, di bellezza, di santità...

(Scrive Luisa:) Il Fiat Divino sente tutta la gioia, la felicità, per aver messo fuori la Creazione. Onde la sua luce ha trasportata la mia piccola intelligenza nell'Eden, nell'atto quando il nostro Creatore creava in una foga d'amore la vita dell'amore in Adamo, per amarlo sempre senza mai cessare, come difatti non cessò mai, per essere riamato da lui con un amore incessante. Volle amarlo con un amore che non dice mai basta, ma voleva essere riamato. [...]

(E Gesù:) "Nel primo atto della Creazione dell'uomo il nostro Amore rigurgitò tanto forte ed alzò tant'alto le sue vampe che feci sentire le sue voci arcane, tanto forte e penetrante che si sentirono investiti il Cielo, le stelle, il sole, il vento, il mare e tutto, da voci misteriose che gridavano sul capo dell'uomo: 'ti amo, ti amo, ti amo'; queste voci arcane e potenti chiamavano l'uomo, e lui scosso come da un dolce sonno e sentendosi rapire da ogni ti amo di Colui che lo aveva creato, gridava anche lui nella sua foga d'amore nel sole, nel Cielo, nel mare ed in tutto: 'Ti amo, Ti amo, Ti amo, o mio Creatore!'. La nostra Divina Volontà che dominava Adamo, non lo faceva perdere nulla, neppure un nostro ti amo che lui non rispondesse col suo. Era un amore, un dolce incanto, il sentirlo, che la potenza del nostro Fiat Divino prendeva sulle ali della sua luce il Ti amo del nostro figlio, il caro gioiello del nostro Cuore ed invadendo tutta la Creazione, Ci faceva sentire in ciascuna cosa creata il suo Ti amo continuato, come il nostro. La nostra Divina Volontà non sa fare cose spezzate ed interrotte, ma continue. Fino a tanto che Adamo possedette la sua cara eredità del nostro Fiat, possedette il suo atto continuato, si può dire che faceva a gara con Noi, che quando facciamo un atto non si smette più. Perciò tutto era armonia tra lui e Noi, armonia d'amore, di bellezza, di santità; il nostro Fiat non gli faceva mancare nulla di tutte le cose nostre. Come si sottrasse dal nostro Volere perdette la via per raggiungere le cose nostre e formò tanti vuoti tra lui e Noi, vuoti d'amore, vuoti di bellezza e di santità, e formò un abisso di distanza tra Dio e lui. E perciò il nostro Fiat vuole ritornare come fonte di vita nella creatura, per riempire questi vuoti, e farla ritornare come piccola neonata nelle sue braccia e ridarle il suo atto continuato come la creò". [...]

 

Nel Volume 20 Novembre 10, 1926, Gesù ci fa riflettere su come Chi vive nel Voler Divino racchiude in sé tutta la Creazione, godendo di vincoli indissolubili con tutte le cose create. Adamo col sottrarsi dal Volere Divino ruppe questi vincoli con tutta la Creazione. Ma coloro che vivranno nella Volontà Divina saranno i veri figli in cui l'Eterno Creatore si sentirà onorato, glorificato d'averli per figli, perché riconoscerà in loro la Volontà Divina operante, che ha riprodotto le sue vere immagini.

[...] "Figlia mia, coraggio, non ti arrestare, il tuo volo nel mio Eterno Volere sia continuo. Tu devi sapere che la mia Volontà in tutte le cose create fa il suo ufficio continuo, ed in ciascuna cosa, ed il suo atto distinto; né fa nel cielo ciò che fa nel sole, né nel sole ciò che fa nel mare: in ogni cosa tiene il suo atto speciale la mia Volontà, e sebbene la mia Volontà è una, i suoi atti sono innumerevoli. Ora l'anima che vive in Essa, viene a racchiudere in essa tutti gli atti che fa in tutta la Creazione. Sicché deve fare ciò che fa nel Cielo, nel sole, nel mare eccetera, tutto deve racchiudere in essa, per fare che l'anima segua tutti gli atti suoi, non solo, ma per avere l'atto di ricambio della creatura. Dunque se il tuo atto non è continuo, la mia Volontà non ti aspetta, fa il suo corso, ma in te lascia il vuoto degli atti suoi, e tra te ed Essa, resta una certa distanza e dissomiglianza.

Ora tu devi sapere il gran bene che racchiude col racchiudere in te, tutto ciò che fa la mia Volontà nella Creazione. Mentre tu segui i suoi atti ricevi il riflesso del cielo e si forma e si stende in te il Cielo, ricevi il riflesso del sole e si forma in te il Sole, ricevi il riflesso del mare e si forma in te il mare, ricevi il riflesso del vento, del fiore, di tutta la natura, insomma tutto ed oh! Come si eleva dal fondo dell'anima tua, il Cielo che protegge, il Sole che illumina e riscalda e feconda, il mare che inonda e che forma le onde d'amore, di misericordia, di grazia e di fortezza a pro di tutti, il vento che purifica e porta la pioggia sulle anime arse dalle passioni, il fiore dell'adorazione perpetua al tuo Creatore! Perciò è il prodigio dei prodigi il vivere nel mio Volere, è il vero trionfo del Fiat Supremo, perché l'anima diventa il riflettore del suo Creatore e di tutte le opere nostre. Perché la nostra Volontà allora trionfa completamente quando, mette in essa ciò che può e sa fare; vuol vedere non solo Colui che l'ha creata, ma tutte le opere sue; non è contenta se le manca la minima cosa che ad Essa appartiene.

Le anime del Fiat Supremo saranno le opere nostre, non incomplete, ma complete; saranno i nuovi prodigi, né visti, né mai conosciuti, né dalla terra, né dal Cielo. Quale non sarà l'incanto, la sorpresa dei stessi comprensori, quando vedranno entrare nella loro Patria Celeste, la prima figlia del Fiat Divino? Quale non sarà il loro contento, la loro gloria, nel vederla che porta con sé il suo Creatore, con tutte le opere sue, cioè il cielo, il sole, il mare, tutta la terra fiorita colle sue svariate bellezze? Riconosceranno in essa l'opera completa dell'Eterna Volontà, perché solo Essa sa fare questi prodigi e queste opere complete".

Onde continuavo il mio abbandono nell'Eterno Fiat, per ricevermi i suoi riflessi, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto: "Figlia mia, la mia Mamma Celeste fu la prima che occupò il primo posto nel Cielo, come Figlia del Volere Supremo, e siccome fu la prima tiene intorno a Sé il posto per tutti i figli del Fiat Supremo. Sicché intorno alla Regina del Cielo, si veggono tanti posti vuoti, che non possono essere occupati da altri se non dalle sue copie, e siccome fu Lei la prima della generazione della mia Volontà, il Regno del Fiat si chiamerà pure, il Regno della Vergine. Oh! Come in questi figli nostri, si riconoscerà la sovranità su tutta la Creazione! Perché essi in virtù della mia Volontà godranno vincoli indissolubili con tutte le cose create, staranno in continui rapporti di comunicazioni con esse, saranno i veri figli in cui l'Eterno Creatore si sentirà onorato, glorificato d'averli per figli, perché riconosceranno in loro la loro Volontà Divina operante, che ha riprodotto le sue vere immagini".

(Luisa continua a scrivere:) Dopo ciò pensavo tra me: "Il mio primo padre Adamo, prima di peccare possedeva tutti questi vincoli e rapporti di comunicazione con tutta la Creazione perché possedendo lui integra la Volontà Suprema era come connaturale sentire in sé tutte le comunicazioni dovunque Essa operava. Ora nel sottrarsi da questo Volere sì santo non sentì lo strappo che faceva da tutta la Creazione? Lo spezzamento di tutte le comunicazioni e tutti i vincoli rotti come da un sol fiato da Essa? Che io, solo col pensare se debbo o no farlo un atto e solo col tentennare sento che il cielo trema, il sole si ritira, tutta la Creazione si scuote e sta in atto di lasciarmi sola, tanto che io stessa insieme con loro e spaventata, subito senza esitare faccio quello che devo fare. Come potette fare, non sentì questo strappo così straziante e crudele?" E Gesù, muovendosi nel mio interno, mi ha detto: "Figlia mia, Adamo sentì questo strappo sì straziante, con tutto ciò cadde nel labirinto della sua volontà, che non le dette più pace, né a lui, né ai suoi posteri; come in un solo fiato tutta la Creazione si ritirò da lui, ritirandosi la felicità, la pace, la forza, la sovranità, tutto, resta solo a se stesso; povero Adamo, quanto gli costò il sottrarsi dalla mia Volontà, il solo sentirsi isolato, non più corteggiato da tutta la Creazione, sentiva tale spavento e raccapriccio che diventò l'uomo pauroso, temeva di tutto e delle stesse opere mie e con ragione, perché si dice: 'Chi non è con me è contro di me'. Non essendo lui più vincolato con esse, di giustizia, si dovevano mettere contro di lui. Povero Adamo, c'è molto da compatirlo: lui non aveva nessun esempio, d'un altro che era caduto e del gran male che gli era successo, che poteva stare sull'attenti a non caderci; lui non aveva nessuna idea del male. Perché, figlia mia, il male, il peccato, la caduta d'un altro tiene due effetti: per chi è cattivo e vuol cadere serve come esempio, come spinta, come incentivo a precipitare nell'abisso del male; per chi è buono e non vuol cadere serve come antidoto, come freno, come aiuto e come difesa a non cadere, perché vedendo il gran male, la sventura dell'altro serve d'esempio a non cadere ed a non fare la stessa via per non trovarsi in quella stessa sventura; sicché il male altrui fa stare sull'attenti e guardingo. Perciò la caduta di Adamo è per te di grande aiuto, di lezione, di richiamo, mentre lui non aveva nessuna lezione del male, perché il male allora non esisteva".

 

Seguiamo ancora gli insegnamenti che Gesù ci dà, sempre nel Volume 20 Novembre 16, 1926: Ogni atto di volontà umana è un velo che impedisce di conoscere la Volontà Divina. La Volontà Divina prende tutti gli uffici per l'anima.

[...] "Quanto più ti abbandoni nel mio Supremo Volere, tanto più ti incammini nelle sue vie, più conoscenze acquisti e più possesso prendi dei beni che ci sono nella Divina Volontà; perché in Essa c'è sempre da conoscere e da prendere. Essendo la primaria eredità data da Dio alla creatura, e possedendo il mio Volere beni eterni, tiene il compito per chi vive in questa eredità di sempre dare, ed allora è contenta e si mette in attività d'ufficio quando trova la creatura nei confini del suo Volere e mettendosi in festa dà cose nuove alla sua ereditiera. Sicché l'anima che vive in Essa è la festa della mia Volontà. Come al contrario chi vive fuori di Essa è il suo dolore, perché la mettono nell'inabilità di poter dare, d'esercitare il suo ufficio e di compiere il suo compito. Molto più che ogni atto di volontà umana è un velo che l'anima si mette innanzi alla vista, che le impedisce di vedere con chiarezza la mia Volontà ed i beni che ci sono in Essa; e siccome la maggior parte delle creature vivono continuamente della loro volontà, sono tanti veli che si formano che rimangono quasi ciechi per conoscere e vedere la mia Volontà, la loro prediletta eredità che doveva renderle felici nel tempo e nell'Eternità. Oh! Se le creature potessero comprendere il gran male della volontà umana, ed il gran bene della Mia, aborrirebbero tanto la loro, che metterebbero la vita per fare la Mia!

La volontà umana rende schiavo l'uomo, gli fa avere bisogno di tutto, sente continuamente mancarsi la forza, la luce, la sua esistenza è sempre in pericolo, e ciò che ottiene è a via di preghiere e stenti. Sicché è il vero mendicante, l'uomo che vive di volontà sua. Invece chi vive della Mia, non fa bisogno di nulla, tiene tutto a sua disposizione, la mia Volontà gli dà il dominio di sé stesso, e quindi è padrone della forza, della luce, ma non della forza e luce umana, ma della divina; la sua esistenza è sempre al sicuro, ed essendo padrone può prendere ciò che vuole, né ha bisogno di chiedere per avere, tanto vero che per Adamo prima di sottrarsi dalla mia Volontà, la preghiera non esisteva: il bisogno fa nascere la preghiera; se di nulla aveva bisogno non aveva né che chiedere, né che impetrare. Sicché lui amava, lodava, adorava il suo Creatore; la preghiera non tenne luogo nell'Eden terrestre. La preghiera venne, ebbe vita dopo il peccato, come bisogno estremo del cuore dell'uomo. Chi prega, significa che ha bisogno, e siccome spera, prega d'ottenere. Invece, chi vive nella mia Volontà vive nell'opulenza dei beni del suo Creatore da padrona, e se bisogno e desiderio sente vedendosi in tanti beni è quello di voler dare agli altri la sua felicità ed i beni della sua grande fortuna, vera immagine del suo Creatore che le ha dato tanto senza restrizione alcuna, vorrebbe imitarlo col dare agli altri ciò che possiede. Oh, come è bello il cielo dell'anima che vive nella mia Volontà! E' il cielo senza tempesta, senza nubi, senza pioggia, perché l'acqua che disseta, che feconda e che le dà la crescenza e la somiglianza di Colui che l'ha creata, è la mia Volontà; è tanta la sua gelosia che l'anima nulla prenda se non è suo, che fa tutti gli uffici: se vuol bere si fa acqua che, mentre la rinfresca, le smorza tutte le altre seti, per fare che la sola sua sete, sia la sua Volontà; se sente fame si fa cibo che mentre sazia le toglie l'appetito di tutti gli altri cibi; se vuole essere bella si fa pennello dandole pennellate di tale bellezza, da restare la mia stessa Volontà rapita d'una bellezza sì rara impressa da Essa stessa nella creatura: deve poter dire a tutto il Cielo: 'Miratela come è bella, è il fiore, è il profumo, è la tinta del mio Volere che l'ha fatta sì bella'. Insomma, le dà la sua fortezza, la sua luce, la sua santità, tutto per poter dire: 'E' un'opera tutta del mio Volere, perciò voglio che nulla le manchi, che Mi somigli e possieda'. [...]".

[...] "Quanto male ha prodotto l'umana volontà; si sono tanto accecati, che stanno preparando guerre e rivoluzioni accanite; adesso non sarà la sola Europa, ma altre razze che si uniranno insieme; il giro sarà più esteso, altre parti del mondo prenderanno parte. Quanto male fa la volontà umana: lo acceca [l'uomo], lo immiserisce e lo fa essere omicida di sé stesso! Ma Io me ne servirò per i miei altissimi fini, e la riunione di tante razze servirà per facilitare le comunicazioni delle verità, affinché si dispongono per il Regno del Fiat Supremo. Sicché i castighi successi non sono altro che i preludi, di quelli che verranno; quant'altre città saranno distrutte, quante genti sepolte nelle rovine, quanti luoghi sepolti e sprofondati nell'abisso; gli elementi prenderanno la difesa del loro Creatore. La mia Giustizia non ne può più, la mia Volontà vuol trionfare e vorrebbe trionfare per via d'Amore per stabilire il suo Regno, ma l'uomo non vuole venire incontro a questo Amore, quindi è necessario usare la Giustizia". [...]

 

Adamo prima di peccare era vestito di luce e come peccò sentì il bisogno di coprirsi. (Volume 20 Dicembre 12, 1926)

[...] (Gesù:) "Nella mia Passione c'è un mio lamento uscitomi con immenso dolore dal fondo del mio Cuore straziato, cioè: 'Divisero le mie vesti e la mia tunica tirarono a sorte'. Come Mi fu doloroso nel veder divise le mie vesti in mezzo ai miei stessi carnefici e messo a gioco la mia tunica! [...] In quelle vesti Mi si fece Adamo presente vestito con la veste dell'innocenza e coperto con la tunica non divisibile della mia Suprema Volontà. L'Increata Sapienza nel crearlo si fece più che madre amorosissima, lo vestì più che tunica con la luce interminabile della mia Volontà, veste non soggetta né a scomporsi né a dividersi, né a corrompersi, veste che doveva servire all'uomo come conoscere l'immagine del suo Creatore, le sue doti ricevute e che doveva renderlo mirabile e santo in tutte le cose sue, non solo, ma lo ricoprì con la sopraveste dell'innocenza. E Adamo divise nell'Eden con le sue passioni le vesti dell'innocenza e si giocò la tunica della mia Volontà, veste impareggiabile e di luce smagliante. Ciò che fece Adamo nell'Eden Mi si ripeté sotto dei miei occhi sul monte Calvario. Nel vedere divise le mie vesti e giocato la mia tunica, simbolo della veste regale data all'uomo, il mio dolore fu intenso tanto che ne feci un lamento. Mi si fecero presenti quando le creature facendo la loro volontà ne fanno un gioco della Mia, quante volte dividono con le loro passioni la veste dell'innocenza. Tutti i beni vengono racchiusi nell'uomo in virtù di questa veste regale della Divina Volontà. Messa a gioco questa, lui restò scoperto e perdette tutti i beni, perché gli mancava la veste che lo teneva racchiuso in Lei. Sicché fra tanti mali che fanno le creature col fare la loro volontà, aggiungono il male irreparabile del giocarsi la veste regale della mia Volontà, veste che non potrà essere sostituita da nessun'altra veste".

(Luisa continua a scrivere:) Gesù mi faceva vedere che metteva la piccola anima mia dentro di un sole, e con le sue sante mani mi teneva ferma in quella luce, la quale coprendomi tutta dentro e fuori, io non potevo né sapevo vedere altro che luce, ed il mio adorato Bene ha soggiunto: "Figlia mia, nel creare l'uomo la Divinità lo metteva nel Sole della Divina Volontà ed in lui tutte le creature. Questo Sole le serviva di veste, non solo all'anima, ma i suoi raggi erano tanti che coprivano anche il corpo in modo che le serviva più che veste da renderlo tanto onorato e bello che né re né imperatori sono mai comparsi così ornati, come compariva Adamo con questa veste di luce fulgidissima. Si sbagliano coloro che dicono che Adamo prima di peccare andava nudo. Falso, falso! Se tutte le cose create da Noi sono tutte ornate e vestite, lui che era il nostro gioiello, lo scopo per cui tutte le cose furono create, non doveva avere la più bella veste ed il più bello ornamento fra tutti ? Perciò a lui conveniva la bella veste della luce del Sole della nostra Volontà e siccome possedeva questa veste di luce non aveva bisogno di vesti materiali per coprirsi. Come si sottrasse dal Fiat Divino, così si ritirò la luce dall'anima e dal corpo e perdette la sua bella veste e non vedendosi più circondato di luce, si sentì nudo e vergognoso nel vedersi lui solo nudo in mezzo a tutte le cose create e sentì il bisogno di coprirsi e si servì delle cose superflue alle cose create, per coprire la sua nudità. Tanto vero ciò che dopo il mio sommo dolore di vedere divise le mie vesti e giocare a sorte la mia tunica, nel risorgere la mia Umanità non prese altre vesti, ma si vestì con la veste fulgidissima del Sole del mio Volere Supremo: era quella stessa veste che possedeva Adamo quando fu creato, perché per aprire il Cielo la mia Umanità doveva portare la veste della luce del Sole del mio Supremo Volere, veste regale che dandomi le divise di re ed il dominio nelle mie mani aprì il Cielo a tutti i redenti, e presentandomi al mio Celeste Padre gli offersi le vesti integre e belle della mia Volontà con cui era coperta la mia Umanità per far riconoscere tutti i redenti per nostri figli. Sicché la mia Volontà mentre è vita è nel medesimo tempo, la vera veste della creazione della creatura, e perciò tiene tutti i diritti su di lei; ma quanto non fanno esse per sfuggire da dentro questa luce? Perciò tu sii ferma in questo Sole dell'Eterno Fiat ed Io ti aiuterò a tenerti in questa luce".

Onde io nel sentire ciò gli ho detto: "Mio Gesù e mio Tutto, com'è, se Adamo nello stato di innocenza non aveva bisogno di vesti, perché la luce della tua Volontà era più che veste, eppure la Sovrana Regina possedeva integra la tua Volontà, Tu stesso eri la stessa Volontà, eppure né la Mamma Celeste, né Tu portavi le vesti di luce, ed ambedue ve ne serviste di vesti materiali per coprirvi; come va ciò?" E Gesù ha ripreso a dire: "Figlia mia, tanto Io quanto la Mamma mia, venimmo ad affratellarci con le creature, venimmo ad innalzare l'umanità decaduta e quindi a prendere le loro miserie ed umiliazioni in cui era caduta per coprirle a costo della [nostra] propria vita; se ci fossimo vestiti di luce chi avrebbe ardito di avvicinarci e trattare con noi? E nel corso della mia Passione chi avrebbe ardito di toccarmi? La luce del Sole del mio Volere li avrebbe accecati e stramazzati a terra; quindi dovetti fare un miracolo più grande nascondendo questa luce col velo della mia Umanità e comparire come uno di loro. Perché Essa rappresentava non Adamo innocente, ma Adamo caduto e quindi doveva assoggettarmi a tutti i suoi mali, prendendoli sopra di Me, come se fossero miei, per coprirli innanzi alla Divina Giustizia. Invece quando risorsi dalla morte, che rappresentavo Adamo innocente, il novello Adamo, feci cessare il miracolo di tenere nascosto nel velo della mia Umanità le vesti del fulgido Sole del mio Volere e restai vestito di luce purissima e con questa veste regale ed abbagliante feci il mio ingresso nella Patria mia, restando le porte aperte che fino a quel punto erano state chiuse, per fare entrare tutti coloro che Mi avevano seguito. Perciò con non fare la nostra Volontà non c'è bene che non si perde, non c'è male che non si acquista".

 

Difatti, ancora dal Volume 20 febbraio 6, 1927, arrivano maggiori conferme di quanto affermato sopra: Dove c'è la Volontà Divina c'è tutto, non c'è cosa che sfugge e chi la possiede vive nella comunanza dei beni del suo Creatore; amore e felicità riceve, amore e felicità dà.

(Scrive Luisa:) Stavo tutta immersa nel Supremo Volere seguendo i suoi atti per costituirmi atto di ciascuna creatura, ed il mio dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno e stendendomi le sue braccia mi abbracciava forte, stringendomi tutta a Sé. Ora mentre Gesù mi abbracciava, tutte le cose create, il cielo, il sole, il mare, tutti anche il piccolo uccellino mettendosi intorno a Gesù tutti mi abbracciavano volendo ripetere l'atto suo; facevano come a gara e nessuno voleva restare dietro. Io sono rimasta confusa nel vedere che tutta la Creazione correva verso di me per abbracciarmi e Gesù mi ha detto: "Figlia mia, quando l'anima vive nel mio Volere ed Io faccio un atto verso di lei, anche un semplice bacio, una parolina sola, tutta la Creazione incominciando dalla Sovrana Regina fino all'ultimo del più piccolo essere tutti si mettono in moto per ripetere l'atto mio. Perché essendo una la volontà dell'anima, della Mia e di loro, tutti tengono il diritto di accomunarsi con Me per fare la stessa cosa che faccio Io. Perciò non sono solo Io ma tutti gli esseri dove esiste integra la mia Volontà erano insieme con Me ad abbracciarti. Quindi quando faccio un atto di più con chi vive nel mio Volere, dà una festa nuova a tutta la Creazione, e quando c'è una festa nuova tutti si muovono e stanno sull'attenti, quando io sto per farti un dono, dirti una parola per concorrere insieme con Me, ripetere l'atto mio, ricevere la nuova festa e fare a te la festa degli atti loro. Non è stata festa per te sentire l'abbraccio della Mamma Celeste, l'abbraccio della luce del sole, delle onde del mare, fin del piccolo uccellino che stendeva le sue ali per abbracciarti? Figlia mia, dove c'è la mia Volontà c'è tutto, non c'è cosa che le può sfuggire". [...]

"Chi possiede la mia Volontà è come se tenesse accentrato il sole in se stesso, ma non il sole che si vede nell'alto dei cieli, ma il Sole Divino, quello stesso Sole che sta accentrato in Dio, divulgando i suoi raggi si accentra nell'anima. Sicché lei è padrona della Luce, perché possiede dentro la vita della Luce e tutti i beni ed effetti che essa contiene; perciò gode la conoscenza dei beni del suo Creatore. Tutto è in comune con chi possiede la mia Volontà: comune è l'Amore, comune è la Santità, comune è la Luce, tutto è in comune con lei; anzi riguardandola [il Creatore] come parto della sua Volontà Divina, [l'anima] è già figlia sua, e [Egli] quindi gode, ama e vuole che i suoi beni siano comuni. E se ciò non potesse essere, soffrirebbe come un padre potrebbe soffrire, che essendo ricchissimo si trova nell'impossibilità di non poter dare i suoi beni ai veri e fedeli suoi figli, e quindi non potendo dare ciò che lui possiede, è costretto a vederli poveri. Questo padre in mezzo all'opulenza delle sue ricchezze ne morrebbe di dolore ed attossicato dalle sue amarezze, perché la gioia del padre è di dare e rendere felici i figli della sua stessa felicità. Se tanto potesse soffrire un padre terreno per non poter fare comunanza di beni con i suoi figli, fino a morire di dolore, molto più l'Eterno Creatore, più che Padre tenerissimo ne soffrirebbe, se non potesse mettere in comune i suoi beni con chi possiede il Fiat Divino che come figli suoi tiene i suoi diritti di possedere la comunanza dei beni del padre suo. E se ciò non fosse, cozzerebbe con quell'amore che non conosce limiti e con quella bontà più che paterna che è il continuo trionfo di tutte le nostre opere. Perciò come l'anima giunge a possedere il Fiat Supremo, il primo atto di Dio è di mettere in comune i suoi beni con lei ed accentrandole il suo Sole mette la corrente della sua luce per far scendere i suoi beni nel fondo dell'anima, e lei prende ciò che vuole, e sulla stessa corrente della luce che possiede li fa risalire di nuovo al suo Creatore come il più grande omaggio d'amore e di riconoscenza, e la stessa corrente li discende di nuovo in essa. Quindi salgono e scendono continuamente questi beni, come certezza e suggello di comunanza che tra Creatore e creatura vi è tra loro.

Tale era lo stato di Adamo quando fu creato, fino a quando peccò: ciò che era nostro era suo; la pienezza della luce accentrata in lui in vita, ché una era la sua volontà con la nostra, gli portava la comunanza dei nostri beni. Come Ci sentivamo raddoppiare la nostra felicità per causa della Creazione, non per altro, perché vedevamo Adamo, il figlio nostro felice della nostra stessa felicità, perché la sua volontà essendo una con la Nostra, la Nostra pioveva a torrenti coi nostri beni e la nostra felicità, tanto che lui non potendola tutta contenere perché non teneva la larghezza del suo Creatore, mentre si riempiva fino all'orlo fino a traboccarne fuori, faceva risalire tutto il resto a Colui da cui li riceveva; e che cosa faceva risalire? Il suo amore perfetto che aveva ricevuto da Dio, la sua santità, la sua gloria che possedeva con Noi in comune, come per ridarci la pariglia della felicità, dell'amore, della gloria. Felicità davamo e felicità Ci dava; amore, santità e gloria gli davamo, amore, santità e gloria Ci dava. Figlia mia, il possedere una Volontà Divina è cosa da far strabiliare e non il tutto può comprendere l'umana natura, che sente, possiede e non sa esprimersi".

 

E' con divino entusiasmo che Gesù parla della grandezza della sua Volontà: La Divina Volontà è immensa e, data all'uomo come Dono, Dio può deporvi in Essa gli immensi doni del suo Fiat Divino. (Volume 21 Maggio 8, 1927)

[...] "La mia Volontà è immensa, e tutto ciò che può mettere fuori da dentro di Essa porta l'impronta della sua immensità. Una sola parola mise fuori l'immensità del cielo con tutte le stelle, in una sua parola uscì il sole con l'immensità della sua luce, e così di tante altre cose. Ora, per mettere fuori questa immensità di luce e di cielo, dovetti prima creare lo spazio dove poter mettere queste immensità di luce e di cielo. Ora, quando la mia Volontà vuol parlare, prima vede se c'è spazio dove mettere il gran dono della sua parola, che può essere un altro cielo, un sole, un mare, ancor più grande. Ecco, perciò molte volte la mia Volontà tace, perché manca lo spazio nelle creature dove deporre il gran dono dell'immensità della sua parola. E per poter parlare, prima biloca la sua Volontà e poi parla, e depone in Essa stessa i suoi doni immensi.

Fu questa la ragione che nel creare l'uomo gli demmo il più gran dono, l'eredità la più preziosa, la più ricca: la mia Volontà, come depositrice in lui; per potergli dire le sorprese dei nostri doni immensi della parola del nostro Fiat. Come Ci respinse la nostra Volontà bilocata, non trovammo più lo spazio per poter deporre in lui il gran dono della nostra parola creatrice, e perciò restò povero e con tutte le miserie della sua volontà umana. Vedi anche tutto ciò che si svolse nella mia Umanità: il più gran miracolo fu il restringere tutta l'immensità della mia Volontà Divina in Essa. I miracoli che Io feci si possono chiamare nulla a confronto di Essa; molto più che in Me era natura il poter dare la vita [ai morti] col farli risorgere, il dare la vista ai ciechi, la lingua ai muti e tutto il resto di miracoloso che feci, perché in Me era natura di poter dare quanti beni volevo; al più era miracolo per chi li riceveva. Ma per Me il gran miracolo fu il restringere in Me la mia Divinità, l'immensità della mia Volontà, la sua Luce interminabile, la sua Bellezza e Santità inarrivabile. Questo fu il prodigio dei prodigi che solo un Dio poteva fare.

Perciò, per quanto posso dare ad una creatura darei sempre poco, messo al confronto se le faccio il gran dono della mia Volontà. In essa si vedranno nuovi cieli, soli più fulgidi, cose inaudite, sorprese non mai viste. Cieli e terra tremano e si inginocchiano innanzi ad un'anima che possiede il grande dono della mia Volontà. E con ragione, perché veggono uscire da essa la virtù e forza vivificatrice e creatrice che li conserva, nella nuova vita da Dio creata. Oh, potenza della mia Volontà! Se Ti conoscessero, quanti ambirebbero il tuo gran dono e darebbero la vita per averti!"

[...]

"Chi vive nella mia Volontà tiene in sé stessa questa Divina Volontà dominante e regnante. L'anima è posseditrice, La tiene in suo potere; e mentre essa possiede il Divin Volere, tiene in suo potere la sua Forza, la sua Santità, la sua Luce, i suoi beni. Il Divin Volere possiede l'anima e, tenendola in suo potere, le debolezze umane, le passioni, le miserie e l'umana volontà stanno sotto la Potenza irremovibile e Santità della Suprema Volontà, quindi innanzi a questa Potenza si sentono perdere la vita; sicché la debolezza si sente vinta dalla Forza irresistibile del Fiat Divino, le tenebre si sentono vincere dalla Luce, le miserie dalle sue ricchezze infinite, le passioni dalla sue Virtù, l'umana volontà dalla Divina.

Che differenza fra chi vive nel mio Volere e quella che fa solo la mia Volontà! La prima La possiede e La tiene a sua disposizione, la seconda è sottostante ad Essa ed a secondo le sue disposizioni La riceve; e dal possederla al riceverla c'è distanza come dal cielo alla terra, c'è distanza come [tra] chi possiede immensa ricchezza e chi giorno per giorno riceve ciò che [gli è] di assoluta necessità. Perciò, chi fa la mia Volontà e non vive in Essa è costretta a sentire la debolezza, le passioni e tutti gli stracci e miserie che sono il corredo dell'umana volontà.

Tale fu lo stato di Adamo prima di sottrarsi dalla Divina Volontà. Essa gli fu data dal suo Creatore come il Dono più grande, perché conteneva tutti i beni in uno. Lui La possedeva, La dominava e si faceva reggitore di questa Volontà Divina, perché Dio stesso ne aveva dato il diritto di padroneggiarla. Quindi era padrone della Forza, della Luce, della Santità, della Felicità di questo Eterno Fiat. Invece quando si sottrasse da Essa perdette il possesso ed il dominio e si ridusse a ricevere, non a possedere come cosa propria, gli effetti della mia Volontà a secondo le sue disposizioni; e chi si trova in condizioni di ricevere è sempre povero, non è mai un ricco, perché il ricco possiede, non riceve, e sta in condizione di poter dare agli altri parte dei suoi beni".

 

Vediamo allora, nel Volume 23 Novembre 2, 1927, la Differenza che passa tra chi vive nel Voler Divino ed opera e chi fa il bene nella notte dell'umana volontà.

(Scrive Luisa:) Il mio volo è continuo nel Voler Divino e la mia povera intelligenza è come fissata in Esso, e nella sua luce comprendevo la gran differenza tra l'operato nel Voler Supremo e l'operato umano, buono in sé stesso, ma nel quale manca la vita del Fiat Divino nell'azione della creatura. Onde dicevo tra me: "Possibile tanta differenza?" Ed il mio amato Gesù movendosi da dentro il mio interno mi ha detto: "Figlia mia, l'umana volontà formò la notte all'umana famiglia, nelle anime loro, e se fanno opere buone anche importanti, siccome il bene da per sé stesso è luce, sprigionano da loro stessi tante piccole luci [...]

Solo il vivere nel mio Volere e l'operare in Esso è sempre giorno; e l'anima come opera, sia piccola, sia grande la sua azione, agisce sotto il riflesso del Sole eterno ed immenso del mio Fiat, il quale riflettendo nell'azione della creatura, viene formato in virtù di Esso il sole nell'azione umana, in cui [le creature] restano in possesso di questi soli che le fanno loro godere il pieno giorno continuato. E siccome questi soli sono stati formati in virtù dei riflessi del Sole del mio Volere Divino che possiede la sorgente della luce, l'azione umana convertita in sole viene alimentata dalla sorgente della luce, e perciò non sono soggetti né a smorzarsi né a diminuire di luce.

Vedi dunque che gran differenza c'è tra chi opera e vive nella mia Volontà e chi opera il bene fuori di Essa? Passa differenza tra chi può formare il sole e tanti soli, e chi luce; e basta un sole per eclissare tutte le luci, e tutte le luci insieme non hanno virtù né forza di luce di poter sorpassare un sole. E per comprendere con più chiarezza, lo puoi vedere nell'ordine dell'universo che, tutte le luci di qualunque specie formate dall'industria umana, non sono capaci di formare il giorno, invece il sole creato dalle mie mani creatrici ad onta che è uno forma il giorno, perché possiede la sorgente della luce messavi dentro dal suo Creatore, e perciò non è soggetto a diminuire di luce; simbolo di chi vive nel mio Volere Divino, che in tutti gli atti loro vi scorre dentro un atto di vita divina, una forza creatrice che tiene virtù di formar soli, né si abbassa né vuole formare piccole luci, ma soli che mai si estinguono. Da ciò puoi comprendere che il bene prodotto dall'umano volere, ad onta che non può formare il giorno, è sempre un bene per l'uomo e [le creature] ricevono l'utile della luce nella notte dell'umana volontà, serve loro per non morire nelle fitte tenebre della colpa. Quelle luci, sebbene piccole, stradano loro il passo, fanno loro vedere i pericoli ed attirano la mia paterna bontà verso di loro, che vede che se ne servono della notte della loro volontà umana per formare almeno piccole luci per stradarsi il passo per la via della salvezza.

Fu proprio questo che attirò tutta la nostra tenerezza e la paterna nostra bontà verso Adamo; lui aveva compreso che significava vivere nel nostro Voler Divino e come nei suoi piccoli atti, come nei più grandi, correva dentro la nostra virtù creatrice, ed erano investiti dal sole dell'Eterno Fiat, che essendo sole teneva virtù di poter formare quanti soli voleva. Onde nel vedersi svuotato di questa forza creatrice, non potette formare più soli, quindi poveretto si sforzava quanto più poteva di formare piccole luci, e vedendo la gran differenza del suo stato primiero e quello dopo la colpa, ne sentiva tal dolore che si sentiva morire in ogni suo atto. L'Ente Supremo si sentiva commosso ed ammirava l'industria del povero Adamo, che non potendo formare più soli s'industriava di formare coi suoi atti piccole luci, ed in virtù di ciò gli mantenne la promessa del futuro Messia".

 

Ed ancora nel Volume 23 Ottobre 6, 1927, leggiamo che Chi opera nella Divina Volontà lavora nelle proprietà divine e forma tanti soli per quanti atti fa.

[...] (Gesù afferma:) "Chi opera nella mia Volontà lavora nelle mie proprietà divine, ed essa forma negli interminabili miei beni di luce, di santità, d'amore, di felicità senza fine, gli atti suoi, i quali si trasformano in tanti soli, riprodotti questi soli dalle mie stesse Qualità che si son prestate all'atto dell'anima per decoro di lei e per fare che fossero atti degni del suo Creatore, e per rimanere questi atti come atti perenni in Dio stesso, che Lo glorificano, Lo amano coi suoi stessi atti divini.

Onde Adamo prima di peccare formò tanti soli nel suo Creatore per quanti atti fece; ora chi vive ed opera nella mia Volontà trova questi soli fatti da lui. (Rivolto direttamente a Luisa Gesù continua:) Quindi il tuo impegno di seguire i primi atti della Creazione, di prendere il tuo posto di lavoro vicino all'ultimo sole, o pure atto, che fece Adamo quando possedeva l'unità di volontà col suo Creatore, deve supplire a ciò che lui non continuò a fare perché uscì da dentro le mie proprietà divine ed i suoi atti non furono più soli perché non teneva più in suo potere le mie Qualità divine che si prestavano a fargli formare i soli; al più si ridussero, i suoi atti, per quanto buoni, a piccole fiammelle, perché la volontà umana senza la Mia non tiene virtù di poter formare soli, le manca le materie prime. Sarebbe come se tu volessi formare un oggetto d'oro senza che avessi in tuo potere il metallo dell'oro; per quanta buona volontà avessi, ti riuscirebbe impossibile. Solo la mia Volontà tiene luce sufficiente per fare formare i soli alla creatura e dà questa luce a chi vive in Essa, nelle sue proprietà, non a chi vive fuori di Essa. Onde devi supplire a tutte le altre creature che non hanno posseduto l'unità colla mia Volontà; il tuo lavoro è grande e lungo, hai da fare molto negli interminabili miei confini. Perciò sii attenta e fedele". [...]

 

Leggiamo nel Volume 24 Aprile 16, 1928: La volontà umana è simbolizzata da un germe guasto. La Divina Volontà tiene virtù di restituire la vita primiera al germe. L'eco del Fiat Divino in mezzo alle creature.

(Luisa scrive:)

Stavo pensando al Santo Voler Divino e mille pensieri si aggiravano nella mia testa, specie: "Come potrà venire il suo regno? Come le creature potranno ricevere un tanto bene ed elevarsi tanto da entrare in quel Fiat da dove uscì la Creazione?" Ma mentre ciò ed altro pensavo, il mio amato Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto: "Figlia mia, la mia Volontà tiene virtù di purificare, snebbiare, abbellire e cambiare la stessa natura. La volontà umana è come un germe guasto al di dentro, mentre al di fuori sembra buono [...] E' la volontà umana: un germe guasto, pieno di fumo, di marcio e mezzo infracidito. Ma [questi germi] non sono tutti morti del tutto, [ve ne sono che] hanno un filo di vita, che se questi germi che posseggono un filo di vita si espongono al Sole del mio Volere Divino, la sua luce, il suo calore ed il suo vento penetrante ed imperante investirà il germe dell'umano volere e la luce ed il calore snebbieranno il germe, togliendogli ciò ch'è guasto, lo riempiranno di vita, ed il vento imperante del mio Fiat lo giocherà, elevandolo tanto in alto da rinchiuderlo in quel Fiat da donde ne uscì; colla sua virtù cambierà la natura del germe, dandogli la sua vita primiera. Il tutto sta [nel]l'esporsi al Sole del mio Volere ed ai raggi ardenti e fulgidi delle sue conoscenze, farsi investire da esse, carezzare dalla sua luce, riscaldare dal suo calore, portare dall'impero del suo vento, per fare che il Regno della mia Volontà venga sulla terra. [...] il mio Volere [...] sulle anime che si faranno investire dalla mia Volontà. Essa col suo calore le plasmerà di nuovo, distruggerà loro il guasto ed alitandolo [l'uomo] colla sua luce, lo svuoterà dal peso dell'umano volere dandogli la sua natura primiera.

E se Adamo quando peccò, che corruppe il germe del suo volere, la mia [Volontà] non si fosse ritirata da lui, la luce ed il calore del mio Volere l'avrebbe subito rifatto; ma giustizia volle che lui sentisse gli effetti del suo germe corrotto e perciò, la mia Volontà ritirandosi, [Adamo] non sentì né più luce né calore nell'anima sua, da potersi rifare per mantenere incorrotto il germe del suo volere. Non è forse questo il Regno della mia Volontà: che Essa vuol ritornare di nuovo in mezzo alle creature e più che sole togliere la corruzione al germe di esse, per poter regnare e dominare in mezzo all'umana famiglia?"

[...] "La Volontà Divina, come pronunziò il Fiat nella Creazione formò l'eco; quest'eco divino tirò con sé come risuonò nel vuoto di tutto l'universo , portò con sé tutte le nostre Qualità e riempì cielo e terra del nostro Amore. Quest'eco come usciva dal nostro Fiat creava le cose più belle: cieli, sole, venti, mari e tant'altre cose. L'eco rimase in ciascuna cosa creata e mantiene la vita dell'azzurro cielo con tutte le stelle, la vita del sole e, continuando il suo eco di luce e di calore lo conserva pieno di luce, integro e bello come lo creò. Sicché ogni cosa creata tiene come principio e come conservazione l'eco del nostro Fiat, perciò conservano l'ordine, l'armonia, la magnificenza, la potenza delle opere nostre. Quando la Divinità vuole operare e riprodurre anche la nostra stessa Vita, il nostro Fiat forma l'eco e l'eco crea e forma ciò che Noi vogliamo. Vedi, anche nell'istituire il Sacramento della Eucaristia il nostro Fiat formò l'eco, l'eco investì il pane ed il vino e formò in essi il Corpo, il Sangue, l'Anima e la Divinità mia; quell'eco risuona ancora in ogni Ostia e si perpetua continuamente la mia Vita Sacramentale.

Ora, quest'eco risuonò nella creazione dell'uomo, e [l'uomo] col sottrarsi dal nostro Volere perdette l'eco, non sentì più dentro e fuori di lui il suo suono dolce, potente, armonizzatore, che teneva virtù di conservarlo come uscì dalle nostre mani creatrici, e perciò divenne debole, disarmonizzato; povero uomo senza l'eco del nostro Fiat che gli aveva dato la vita! Non si seppe più riordinare, non sentiva più in lui l'eco della luce del suo Creatore, l'eco dell'amore, l'eco dell'ordine, della potenza, della sapienza, della dolcezza e bontà divina. [...] Tale è l'uomo senza l'eco del nostro Fiat: come un bambino senza mamma, come uno scolaro senza maestro.

Ora, l'anima a seconda che chiama come principio di tutto l'essere suo la mia Volontà, così sentirà l'eco suo divino; quest'eco la richiamerà nel suo principio e risuonando in essa la riordinerà di nuovo. E come il nostro eco si ritirò dall'uomo perché [egli] si sottrasse dalla nostra Volontà Divina, così col riconoscerla, amarla e non voler altro che il nostro Fiat Divino, ritornerà l'eco della nostra Volontà in mezzo alle creature. è proprio questo il Regno del nostro Fiat: il ritorno del nostro eco divino, non l'eco lontano che spesso ha risuonato all'udito dell'uomo dacché si sottrò dal nostro Volere, ma l'eco continuo che risuonerà nel fondo delle anime che, trasmutandole, formerà in loro la vita divina, restituendole [all'uomo] l'ordine del come era stato creato".

 

Nel Volume 24 Giugno 12, 1928, leggiamo che quando Luisa gira nella Divina Volontà

Iddio si sente rinnovare le gioie dei primi tempi della Creazione.

Ascoltiamo pure L'incanto che farà la Divina Volontà all'umana volontà.

(Luisa scrive:) Continuo il mio giro negli atti che fece nella Creazione il Fiat Divino e che tuttora conserva nel suo proprio pugno con tale potenza e sapienza come se in ogni atto ripetesse l'atto già fatto, mentre non è altro che la continuazione d'un solo atto. Ora, mentre la mia mente si portava nell'Eden, il mio dolce Gesù mi ha detto: "Figlia mia, quando fai il tuo giro nella mia Volontà per rintracciare tutti i suoi atti, per corteggiarli, amarli, per farli uno coi tuoi e giungi nell'Eden, Io Mi sento ripetere le gioie, le feste, la felicità che la nostra Divinità provò nella Creazione. Oh, come Ci ricorda al vivo, il veder te scorrere nel sole, nel vento, nel mare, nel cielo, i voli rapidi della prima creatura uscita dalle nostre mani creatrici! Perché lui stando nell'unità del nostro Volere, di tutti gli atti nostri fatti nella Creazione per amor suo ne faceva un solo e nel suo solo atto Ci portava come in trionfo tutti gli atti nostri. Perciò Adamo tutte le gioie Ci portava di tutte le cose che Noi avevamo come rotolato, ordinato ed armonizzato in tutto l'universo. Ed oh, come Ci sentivamo felici nel vederlo così ricco, forte, potente, d'una bellezza incantevole, venire innanzi a Noi dotato di tutte le opere nostre, e ce le portava per felicitarci e glorificarci, e felicitarsi lui insieme con Noi! Onde nel veder te riprendere i suoi voli e girare ovunque, vediamo com'è bella la vita della creatura nella nostra Volontà: pare che vuole entrare in tutti gli atti nostri, tutto vuol prendere, ma per far che? Per darci tutto e per felicitarci; e Noi in ricambio le diamo tutto, le diciamo: 'Son robe tue, per te le abbiamo create ed uscite da Noi'. Onde nel veder ciò Ci sentiamo il desiderio di ripristinare la creazione dell'uomo e di dare il Regno della nostra Volontà".

Onde con un'enfasi più tenera (Gesù) ha soggiunto: "Figlia mia, potenza non Me ne manca, Volontà neppure; quindi devo Io rialzare l'uomo decaduto e ripristinarlo, perché l'umano volere rese sfasciata l'opera delle nostre mani creatrici".

Quindi commosso e dolente per il povero uomo (Gesù) ha fatto silenzio, ed Io pensavo tra me ( scrive Luisa ) : "Come mai si può ritornare allo stato primiero della Creazione, stando che l'umana volontà ha fatto ricadere l'uomo in un abisso di miserie e quasi deformandolo dal come era stato creato?" Ed il mio dolce Gesù ha soggiunto: "Figlia mia, la mia Volontà tutto può e, come dal nulla fece l'uomo, così può dalle sue miserie ritrarre il nuovo uomo e, senza cambiar sistema dal come lo creammo, lasciandogli il suo libero arbitrio, useremo un'altra industria amorosa: la luce della nostra Volontà vibrerà più forte i suoi raggi fulgidissimi, si avvicinerà in modo da guardare in faccia alla volontà umana, la quale riceverà l'incanto d'una luce penetrante che, abbagliandola dolcemente l'attira a sé, e questa, tirata da una luce sì fulgida e di bellezza rara, avrà desiderio di vedere che cosa c'è di bello in quella luce. Col guardare subirà l'incanto, si sentirà felice ed amerà, non forzata ma spontanea, di vivere nella nostra Volontà. Non tiene questa virtù la luce del sole, che se si vuol guardare fissa, la pupilla dell'occhio umano resta abbagliata nella luce, e se vuol guardare non vedrà altro che luce e la forza della luce impedisce alla pupilla di guardare le cose che le sono d'intorno? E se l'uomo è costretto ad abbassare gli occhi per disfarsi della luce, è perché la troppa luce lo rende impacciato e non si sente felice, ma se si sentisse felice, non facilmente ritirerebbe la pupilla da dentro la luce del sole. Invece la luce del mio Volere non impaccerà la pupilla dell'anima, anzi [questa] avrà il bene di vedere gli stessi atti umani convertiti in luce ed amerà che questa luce vibri più forte i suoi raggi per vedere gli atti suoi coll'incanto e bellezza di questa luce divina.

La mia Volontà tiene potenza di risolvere il problema dell'uomo, ma deve usare un atto più eccessivo di magnanimità più grande del nostro Fiat Supremo. Perciò tu prega e perora una causa sì santa per le povere creature". [...]

 

Quando e dove fu fatto il vero sposalizio di Dio coll'umanità e quando sarà rinnovato di nuovo. (Volume 24 Giugno 12, 1928)

[...] "Il vero sposalizio coll'umanità fu nella Creazione, nulla mancò né all'anima né al corpo, tutto fu fatto con sontuosità regale. Alla natura umana fu preparato un palazzo grandissimo, che nessun re né imperatore ne può avere un simile, qual è tutto l'universo. Un cielo stellato è la sua volta, un sole che non si doveva mai estinguere per luce, ameni giardini dove la coppia felice, Dio e l'uomo, doveva passeggiare, ricrearsi e mantenere la festa continua, non mai interrotta del nostro sposalizio; vesti non tessute di materie, ma formate dalla nostra potenza di purissima luce, quale si conveniva a persone regali. Tutto era beltà nell'uomo, anima e corpo, perché Colui che preparava lo sposalizio e lo formava era d'una bellezza inarrivabile.

Sicché dalla sontuosità esterna delle tante bellezze incantevoli che ci sono in tutta la Creazione, puoi immaginare i mari interni di santità, di bellezza, di luce, di scienza, eccetera, che possedeva l'interno dell'uomo. Tutti gli atti dell'uomo, interni ed esterni, erano tanti tasti musicali che formava[no] le più belle musiche dolci, melodiose, armoniose, che mantenevano l'allegria allo sposalizio, ed ogni atto in più che si disponeva a fare, era una nuova sonatina che preparava per chiamare lo Sposo a ricrearsi con lui.

La mia Volontà Divina che dominava l'umanità, le portava l'atto nuovo continuato e la somiglianza di Colui che l'aveva creato e sposato. Ma a tanta festa l'uomo ruppe l'anello più forte in cui stava tutta la validità e per cui aveva avuto vigore il nostro sposalizio, che fu il sottrarsi dalla nostra Volontà, il quale [sposalizio] in virtù di ciò andò sciolto e, perduti tutti i diritti, restò il solo ricordo dello sposalizio, ma la sostanza, la vita, gli effetti non esistevano più.

[...] Ora, le condizioni in cui si trova la povera umanità è ancor di povera malata; ed [il Re] aspetta che la mia Volontà sia conosciuta e regni in mezzo alle creature, la Quale le darà la vera sanità, le vesti regali, la bellezza degna di Lui, ed allora formerà di nuovo il vero e primiero sposalizio".

 

Ed allora consideriamo I beni che produce la Divina Volontà ed i mali che produce
l'umana volontà. Se regnerà la Divina Volontà tutti i mali cesseranno come d'incanto.
(Volume 24 Luglio 7, 1928)

Stavo seguendo il mio dolce Gesù nella sua vita pubblica e, pensando alle tante malattie umane che Gesù risanò, pensavo tra me: "E perché la natura umana si trasformò tanto fino a diventare chi muti, chi sordi, chi ciechi, chi coperti di piaghe e tant'altri mali? Se il male lo fece la volontà umana, perché subì tanto anche il corpo?" Ed il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto: "Figlia mia, tu devi sapere che il fisico nulla fece di male, ma tutto il male lo fece la volontà umana; ma siccome Adamo prima di peccare possedeva nell'anima sua la vita totale della mia Volontà Divina si può dire che [ne] era piena fino all'orlo, fino a traboccarne fuori quindi l'umana volontà, in virtù della Mia, traspirava fuori luce, esalava tutti i profumi del suo Creatore, profumi di bellezza, di santità e di piena salute, profumi di candidezza, di fortezza, in modo che come tante nubi luminose uscivano da dentro la sua volontà, ed il corpo restava talmente abbellito in virtù di queste esalazioni, che era un amore il vederlo bello, vegeto, luminoso, sanissimo, con una grazia che rapiva. Ora, come peccò Adamo, restò sola la volontà umana e non teneva più chi spandeva nella sua, la luce, la varietà di tanti profumi che, trasparendo fuori, conservavano l'anima ed il corpo com'era stato creato da Dio; ma invece incominciò ad esalare da dentro la volontà umana dense nubi, aria putrida, profumi di debolezza, di miserie, in modo che anche il corpo perdette la sua freschezza, la sua bellezza, si debilitò e restò soggetto a tutti i mali, partecipando, come partecipò al bene, così ai mali della volontà umana.

Sicché se si sana essa col darle di nuovo la vita del mio Volere Divino, come d'incanto tutti i mali della natura umana non avranno più vita. Non succede forse lo stesso quando un'aria putrida, cattiva, puzzolente, circonda le creature? Quanti altri mali non accresce? Come la puzza giunge a togliere il respiro e penetra fin nelle viscere, fino a produrre mali contagiosi che portano alla tomba? E se tanto male può fare un'aria di fuori, molto più male può fare l'aria nebbiosa e putrida della volontà umana che viene [d]al di dentro della creatura, dal fondo di tutto il suo essere. [...] L'aria se è buona comunica la vita del bene, se è cattiva comunica la vita del male e la stessa morte. L'esalazione dell'aria se è buona si può chiamar vita, se è cattiva si può chiamar morte per le povere creature. Se tu sapessi quanto Io soffrivo nella mia vita pubblica quando si presentavano innanzi a me ciechi, muti, lebbrosi, eccetera! Perché riconoscevo in essi tutte le esalazioni dell'umano volere e come l'uomo senza del Mio si deforma nell'anima e nel corpo; perché solo il mio Fiat tiene virtù di conservare le opere nostre integre, fresche e belle come uscirono dalle nostre mani creatrici". [...]

 

E continuando sempre nel Volume 24 Luglio 7, 1928, Gesù spiega a Luisa come Nella casa di Nazareth regnava la Divina Volontà.

[...] (Luisa scrive:) Pensavo tra me, mentre stavo accompagnando il mio dolce Gesù nella stanzetta di Nazareth per seguirne i suoi atti: "Il mio amato Gesù con certezza ebbe il Regno della sua Volontà nella sua vita nascosta, perché la Sovrana Signora possedeva il suo Fiat, Lui era la stessa Volontà Divina, San Giuseppe, in mezzo a questi mari di luce interminabile, come non poteva farsi dominare da questa Santissima Volontà?" Ma mentre ciò pensavo, il mio sommo Bene Gesù sospirando di dolore nel mio interno mi ha detto: "Figlia mia, certo che in questa casa di Nazareth regnava la mia Volontà Divina come in Cielo così in terra! Io e la mia Mamma Celeste non conoscevamo altra volontà, San Giuseppe viveva ai riflessi della Nostra; ma Io ero come un Re senza popolo, isolato, senza corteggio, senza esercito, e la mia Mamma come Regina senza prole, perché non era circondata da altri figli degni di Lei, a cui poteva affidare la sua corona di Regina per avere la sua stirpe dei suoi nobili figli tutti re e regine. [...] sebbene ebbi San Giuseppe come primo ministro, però un solo ministro non costituisce ministero; dovevo avere un grande esercito, tutto intento a combattere per difendere i diritti del Regno della mia Volontà Divina, ed un popolo fedele che avesse solo per legge la legge della mia Volontà.

Ciò non era, figlia mia, perciò non posso dire che col venire sulla terra, per allora ebbi il Regno del mio Fiat. Perciò il nostro Regno fu per Noi soli, perché non fu ripristinato l'ordine della Creazione, la regalità dell'uomo; ma col vivere Io e la Madre Celeste tutto di Volontà Divina, fu gettato il germe, formato il lievito come far spuntar e crescere il nostro Regno sulla terra. Quindi furono fatti tutti i preparativi, impetrate tutte le grazie, sofferte tutte le pene perché il Regno del mio Volere venisse a regnare sulla terra. Onde Nazareth si può chiamare il punto di richiamo del Regno della nostra Volontà".

 

Nel Volume 35 Dicembre 21, 1937, Gesù afferma con decisione che E' decretato nel Concistoro della Trinità adorabile il Regno della Divina Volontà sulla terra. E'quindi di necessità Il nuovo alito di Dio con cui sarà ripristinata la creatura.

(Luisa:) La mia povera mente era occupata dalle grandi meraviglie e prodigi che sa fare il Voler Divino se regna nella creatura, e pensavo fra me: "Che sorte felice vivere in Esso! Fortuna più grande non ci può essere né in Cielo né in terra. Ma come può mai venire a regnare sulla terra, se i mali, i peccati, abbondano tanto che fanno raccapricciare? Solo una potenza divina con un suo prodigio dei più grandi può farlo, altrimenti il Regno della Divina Volontà starà in Cielo, ma non sulla terra". Ma mentre ciò pensavo, il mio caro Gesù, la dolce mia vita, visitando la povera anima mia, con una bontà indicibile mi ha detto: "Figlia mia buona, è decretato nel Concistoro della Trinità Sacrosanta che la mia Divina Volontà avrà il suo Regno sulla terra, e quanti prodigi ci vorranno li faremo, non risparmieremo nulla per avere ciò che Noi vogliamo. Ma Noi nell'operare usiamo sempre i modi più semplici, ma potenti da travolgere Cieli e terra, creature tutte, nell'atto che vogliamo.

Tu devi sapere che nella Creazione, per infondergli la vita all'uomo, non ci volle che il nostro alito onnipotente; ma quanti prodigi in quell'alito! Creammo l'anima dotandola colle tre potenze, vera immagine della nostra Trinità adorabile; con l'anima ebbe il palpito, il respiro, la circolazione del sangue, il moto, il calore, la parola, la vista. Che cosa ci volle per fare tutti questi prodigi nell'uomo? L'atto più semplice nostro armato della nostra potenza, cioè il nostro alito, e della corsa del nostro amore, che non potendo contenerlo correva, correva verso di lui fino a farne il più gran prodigio di tutta l'opera creatrice.

Ora, figlia mia, l'uomo col non vivere nel nostro Voler Divino, le sue tre potenze sono state oscurate e la nostra Immagine adorabile deformata in lui, in modo che ha perduto il primo palpito d'amore di Dio nel suo, il respiro divino nel suo respiro umano; cioè, non che l'ha perduto: non lo sente. Quindi non sente la circolazione della vita divina, il moto del bene, il calore dell'Amore supremo, la parola di Dio nella sua, la vista di poter guardare il suo Creatore. Tutto è restato oscurato, affievolito e forse anche deformato.

Ora, che cosa ci vuole per ripristinare quest'uomo? Ritorneremo di nuovo ad alitarlo con più forte e crescente amore; lo aliteremo nel fondo dell'anima, lo fiateremo più forte nel centro della sua volontà ribelle, ma tanto forte da scuotergli i mali di cui è avvinto; le sue passioni resteranno atterrate e, atterrite innanzi alla potenza del nostro alito, si sentiranno bruciare dal nostro fuoco divino; e la volontà umana sentirà la vita palpitante del suo Creatore, di cui essa come velo Lo nasconderà in sé, e [l'uomo] ritornerà ad essere il portatore del suo Creatore. Oh, come si sentirà felice! Col nostro alito lo ripristineremo, lo risaneremo; faremo come una madre tenerissima che avendo il suo figlio storpio, a via di alito, di fiato, di soffio, si versa sopra il figlio suo, ed allora lascia di fiatarlo, quando lo ha risanato e reso bello come lei lo voleva. La potenza del nostro alito non lo lascerà: allora cesseremo di soffiarlo, quando lo vedremo ritornato nelle nostre braccia paterne bello come Noi lo vogliamo; ed allora Ci sentiremo che il figlio ha riconosciuto la nostra paterna bontà, che tanto lo amiamo.

Vedi dunque che ci vuole per fare venire a regnare la nostra Volontà sulla terra? La potenza del nostro alito onnipotente; con esso rinnoveremo la nostra vita in lui. Tutte le Verità che ho manifestato, i grandi prodigi del vivere nel mio Volere, saranno le proprietà più belle, più grandi, di cui gli farò dono. Anche questo è un segno certo che verrà il suo Regno sulla terra, perché se parlo, prima faccio i fatti e poi parlo; la mia parola è la conferma del dono, dei prodigi che voglio fare. Quindi a che pro esporre le mie proprietà divine, farle conoscere, se non dovesse venire il suo Regno sulla terra?"

 

Iddio nel far le opere che devono servire al bene generale, accentra in una creatura della umana famiglia tutto il bene che vuol dare. (Volume 15 Aprile 14, 1923)

[...] (Gesù:) "Quando voglio fare opere grandi, opere a cui tutta l'umana famiglia deve prendere parte sempre che il volesse! è mio solito di accentrare in una sola creatura tutti i beni, tutte le grazie che questa opera contiene, affinché tutti gli altri, come a fonte, possano attingere quel bene quanto ne vogliano. Quando faccio opere individuali do cose limitate, invece quando faccio opere che devono servire al bene generale, do cose senza limite. Ciò feci nell'opera della Redenzione: per poter elevare una creatura a concepire un Uomo e Dio, dovetti accentrare in Lei tutti i beni possibili ed immaginabili, dovetti elevarla tanto, da mettere in Lei il Germe della stessa fecondità Paterna, e come il mio Celeste Padre Mi generò vergine nel suo Seno, col Germe verginale della sua fecondità eterna, senza opera di donna, ed in questo stesso Germe procedette lo Spirito Santo, così la mia Celeste Mamma, con questo Germe eterno, tutto verginale della fecondità Paterna, Mi concepì nel suo seno vergine, senza opera d'uomo. [...]

Ora, figlia mia, veniamo alla mia Volontà. Tu credi che sia una Santità come le altre santità? Un bene, una grazia quasi pari alle altre che ho fatto per tanti secoli agli altri Santi ed a tutta la Chiesa? No, no! Qui si tratta d'una epoca nuova, d'un bene che deve servire a tutte le generazioni! Ma è necessario che tutto questo bene l'accentri primo in una sola, come feci nella Redenzione accentrando tutto nella mia Mamma. E vedi un po' come le cose vanno pari passo: per far venire la Redenzione e disporre le anime a questo, feci la promessa del futuro Messia, affinché con lo sperarlo non solo si disponessero, ma potessero trovare anche essi nel futuro Redentore la loro salvezza. Ora, per disporre le anime a vivere nel mio Volere e metterle a parte dei beni che Esso contiene e fare ritornare l'uomo sulla via della sua origine, come da Me fu creato, volli Io pregare per primo, facendo risuonare la mia voce da un punto all'altro della terra fin nell'alto del Cielo dicendo: 'Padre nostro che sei nei Cieli'. Non dissi: 'Padre mio', ma Lo chiamai Padre di tutta l'umana famiglia, per impegnarlo in ciò che doveva soggiungere: 'Che tutti santifichino il tuo Nome, affinché venga il Regno tuo sulla terra, e la tua Volontà si faccia come in Cielo così in terra'. Era questo lo scopo della Creazione, ed Io chiedevo al Padre che fosse compiuto. Come Io pregai, il Padre cedette alle mie suppliche, e formai il germe d'un tanto bene. E per fare che questo germe fosse conosciuto, insegnai agli Apostoli la mia preghiera, e questi la trasmisero a tutta la Chiesa, affinché, come il popolo del futuro Redentore trovavano la salvezza in Esso e si disponevano a ricevere il promesso Messia, così con questo germe formato da Me la Chiesa prega e ripete tante volte la stessa mia preghiera, e si dispone a ricevere che riconoscano ed amino il mio Celeste Padre come Padre loro, in modo da meritare d'essere amati da figli e ricevano il gran bene che la mia Volontà si faccia come in Cielo così in terra.

Gli stessi Santi in questo germe ed in questa speranza che la mia Volontà si faccia come in Cielo così in terra, hanno formato la loro santità, il martire ha sparso il suo sangue; non c'è bene che da questo germe non derivi. Sicché tutta la Chiesa prega. E [co]sì come le lacrime, le penitenze, le preghiere per avere il Messia erano dirette [per] quella Vergine eccelsa che dovevo disporre per accentrare un tanto bene per poter [gli uomini dell'Antico Testamento] ricevere il loro Salvatore, sebbene non conoscevano chi fosse [quella Vergine eccelsa], così ora, la Chiesa quando recita il Pater Noster è proprio per te che prega, [e queste parole sono rivolte alla missione specifica di Luisa Piccarreta] per far [sì] che [Io] accentri in te tutto il bene che contiene il mio Volere, il modo, il come che la Volontà Divina abbia vita in terra come in Cielo. E sebbene non sei conosciuta, la Chiesa, facendo eco alla mia preghiera: 'Sia fatta la Volontà tua come in Cielo così in terra', Mi prega, Mi pressa che accentri tutto questo bene in una seconda Vergine, affinché, come un'altra salvatrice, salvi l'umanità pericolante, e, facendo uso del mio inseparabile Amore e Misericordia, [Io] esaudisca la mia stessa preghiera unita a quella di tutta la Chiesa, [ed Io] faccia ritornare l'uomo alla sua origine, allo scopo con cui l'ho creato, cioè: che la mia Volontà si faccia in terra come in Cielo. E' questo proprio il vivere nel mio Volere; tutto ciò che ti vado manifestando a questo ti spinge; in questo ti confermo; questo è il gran fondamento che vado formando nell'anima tua. E per far ciò, vo accentrando tutte le grazie passate, presenti e future che ho fatto a tutte le generazioni; anzi, le raddoppio, le moltiplico, perché essendo il mio Volere la cosa più grande, più santa, più nobile, che non ha né principio né fine, per deporlo in una creatura è giusto e decoroso che accentri in essa tutti i beni possibili, grazie innumerevoli, purità e nobiltà divina, affinché abbia lo stesso corteggio che tiene nel Cielo, questa mia Volontà. E' la stessa che operò nella Redenzione, che volle servirsi d'una Vergine; quali portenti e prodigi di grazie non operò in Essa? [La mia Volontà,] Lei è grande, contiene tutti i beni e nell'operare agisce da magnanima! E se si tratta di fare opere, di fare bene a tutta l'umanità, mette a repentaglio tutti i suoi beni!

Ora vuol servirsi d'una altra vergine per accentrare la sua Volontà e dar principio a far conoscere che la sua Volontà si faccia in terra come in Cielo. E se nella Redenzione volle venire a salvare l'uomo perduto, a soddisfare le sue colpe cui lui era impotente di farlo , a dargli un rifugio e tant'altri beni che la Redenzione contiene, ora, la mia Volontà, volendo sfoggiare più in Amore che nella stessa Redenzione, col fare che si faccia in terra come in Cielo viene a dare all'uomo il suo stato d'origine, la sua nobiltà, lo scopo con cui fu creato, viene ad aprire la corrente tra la Volontà sua e l'umana, in modo che assorbita da questa Volontà Divina, dominata, le darà vita in Essa e Lei regnerà in terra come in Cielo".

 

L'anima che vive nel Voler Divino vive nel Seno della Santissima Trinità. (Volume 14 Aprile 13, 1922)

(Luisa scrive:) Stavo continuando le mie solite preghiere, ed il mio sempre amabile Gesù, sorprendendomi da dietro le spalle, mi ha chiamata per nome, dicendomi: "Luisa, figlia del mio Volere, vuoi tu vivere sempre nel mio Volere?"

Ed io: "Sì, o Gesù!"

E Lui: "Ma è proprio vero che vuoi vivere nella mia Volontà?"

Ed io: "Proprio vero, Amor mio! Né saprei, né mi adatterei di vivere di un'altra volontà".

E di nuovo Gesù: "Ma fermamente lo dici?"

Or, vedendomi confusa e quasi temendo ho soggiunto: "Vita mia, Gesù, Tu mi fai temere con queste domande; spiegatevi meglio. Fermamente lo dico, ma sempre aiutata da Te e nella forza della tua Volontà, che coinvolgendomi tutta, non potrei farne a meno di vivere nel tuo Volere".

E Lui, dando un sospiro di sollievo ha ripetuto: "Come ne son contento della tua triplice affermazione! Non temere, non sono altro che rassicurazioni, raffermazioni e confermazioni, come suggellare in te il triplice suggello del Volere delle Tre Divine Persone. Tu devi sapere che chi vive nella mia Volontà deve elevarsi in alto, ma tanto in alto, da vivere nel Seno della Trinità Sacrosanta. La tua vita e la Nostra dev'essere una sola, quindi è necessario, è decoroso che sappi dove stai, con Chi stai, e di uniformarti in tutto in ciò che facciamo Noi, e che, non forzata, ma volentieri, con amore e con piena conoscenza viva nel nostro Seno.

Ora, sai tu qual è la nostra Vita Divina? Noi Ci divertiamo molto nel far uscire da Noi nuove immagini di Noi stessi; stiamo in atto continuo di formare immagini nostre, tanto che Cielo e terra sono riempiti delle nostre immagini. Le ombre di queste scorrono ovunque. Immagine nostra è il sole, e la sua luce è l'ombra della nostra, che adombra tutta la terra. Immagine nostra è il cielo, che si estende ovunque e che porta l'ombra della nostra Immensità. Immagine nostra è l'uomo, che porta in sé la nostra Potenza, Sapienza ed Amore. Sicché Noi non facciamo altro che produrre continue nostre immagini che Ci somigliano. Ora, chi deve vivere nel nostro Volere, vivendo nel nostro Seno deve insieme con Noi formare tant'altre copie di Noi stessi, dev'essere insieme con Noi nel nostro lavoro, deve far uscire da sé copie ed ombre nostre, riempiendone tutta la terra ed il Cielo.

Ora, nel creare il primo uomo, lo formammo con le nostre mani, ed alitandolo gli demmo la vita; avendo fatto il primo, tutti gli altri hanno origine e sono copie del primo, la nostra Potenza scorrendo in tutte le generazioni ne ripete le copie.

(Rivolto a Luisa, Gesù dice:) Ora, costituendo te figlia primogenita del nostro Volere, è necessario che [tu] viva con Noi per formare la prima copia dell'anima che vive nel nostro Volere, in modo che, come vivi in Noi, così riceva l'attitudine nostra ed impari con la nostra Potenza, ad operare a modo nostro; e quando avremo fatto di te la prima copia dell'anima che vive nel nostro Volere, ne verranno le altre copie.

La via del nostro Volere è lunghissima, abbraccia l'eternità e, mentre pare che [tu, Luisa,] ne abbia navigata la via, resta molto da fare e da ricevere da Noi per imparare i nostri modi e formare la prima copia dell'anima che vive nel nostro Volere. E' l'opera più grande che dobbiamo fare, perciò molto dobbiamo darti e molto conviene disporti per farti ricevere. Ecco le mie ripetute domande, è per disporti, per allargarti ed elevarti per compiere i miei disegni. Mi sta tanto a Cuore, che lascerei tutto da parte per raggiungere il mio scopo. Perciò sii attenta e fedele".

 

Il doppio suggello del Fiat in tutta la Creazione A Luisa, che gira negli atti che la Divina Volontà fa in tutta la Creazione per tenerle compagnia, Gesù fa notare come Chi fa la Divina Volontà è festa e nota d'accordo in tutta la Creazione. (Volume 26 Aprile 7, 1929)

[...] "... Tutta la Corte Celeste unendosi con tutta la Creazione, non solo fanno festa, ma sentono le nuove gioie e felicità che per la tua uscita le dà la mia Divina Volontà. Ed Io, essendo spettatore di tutto ciò, non solo faccio festa dentro di te, ma non Mi sento pentito che creai il cielo, il sole e tutta la Creazione, anzi Mi sento più felice, perché di essa gode la piccola figlia mia; Mi si ripetono le gioie, i contenti, la gloria, quando il tutto fu creato, quando l'Adamo innocente non aveva fatto risuonare la nota del dolore della sua volontà ribelle in tutta la Creazione, che spezzò il brio, la felicità, il dolce sorriso che teneva la mia Divina Volontà nel sole, nel vento, nel cielo stellato, da dare alle creature. Perché figlia mia, l'uomo col non fare la mia Divina Volontà vi mise nell'opera nostra della Creazione la sua nota scordante, perciò perdette l'accordo con tutte le cose create; e Noi sentiamo il dolore ed il disonore che nell'opera nostra c'è una corda scordata, che non fa un bel suono, e questo suono scordato allontana dalla terra i baci, le gioie, i sorrisi che contiene la mia Divina Volontà nella Creazione. Perciò chi fa la mia Volontà e vive in Essa è la nota d'accordo con tutti, il suo suono contiene non nota di dolore, ma di gioia e di felicità, ed è tanto armoniosa che tutti avvertono, anche gli stessi elementi, che c'è la nota della mia Volontà nella creatura e mettendo come tutto da parte vogliono godersi colei che tiene quella Volontà di cui sono tutti animati e conservati".

[...] "Figlia mia, anche al respiro è riconosciuta chi vive nel mio Volere da tutta la Creazione, perché ciascuna cosa creata sentono in quella creatura la potenza del Fiat e la supremazia che Dio le diede su tutta la Creazione. Guarda e senti, figlia mia; nel principio che Adamo ed Eva furono creati fu dato l'Eden per loro abitazione, nel quale erano felici e santi...". [...]

 

Ed ancora: La Divina Volontà vuole trovare l'anima in tutte le cose create. (Volume 23 Ottobre 6, 1927)

[...] (Gesù:) "Figlia mia, come la mia Volontà Divina è sparsa in tutta la Creazione, così tu, unita con Essa, voglio trovarti in tutte le cose create, come sparsa in ciascuna di esse. Sarai il cuore della terra, per trovare la tua vita palpitante in essa che col suo palpito continuo Mi attesta l'amore di tutti i suoi abitatori. Sarai la bocca del mare, che Mi farai sentire la tua voce nelle sue onde altissime e nel suo mormorio continuo, che Mi lodi, Mi adori, Mi ringrazi e nel guizzo dei pesci Mi scocchi i tuoi baci affettuosi e puri, per te e per quelli che valicano il mare. Sarai le braccia del sole che, distendendoti ed allargandoti nella sua luce, dovunque [Io] senta le tue braccia che Mi abbracciano, Mi stringono forte per dirmi che solo Me cerchi, solo Me vuoi ed ami. Sarai i piedi del vento, per corrermi appresso e farmi sentire il dolce calpestio dei tuoi passi, che mai lascia di correre, ancorché non Mi trovi. Non sono contento se non trovo la piccola figlia mia in tutte le cose da Me create per amor suo. A tutta la Creazione Io domando: 'C'è la piccola figlia della mia Volontà? Perché voglio godermela e trattenermi con lei'. E se non ti trovo, Io perdo il mio godimento ed il mio dolce trastullo".

E Luisa continua a scrivere: Seguivo il mio amato Gesù negli atti che fece nella Redenzione. Cercavo di seguirlo parola per parola, opera per opera, passo per passo; non vorrei nulla che mi sfuggisse, per premurarlo e chiedergli a nome di tutti gli atti suoi, lacrime, preghiere e pene sue, il Regno della sua Volontà Divina in mezzo alle creature. Ed il mio adorato Gesù mi ha detto: "Figlia mia, quando Io stavo sulla terra, la mia Volontà Divina che per natura regnava in Me, e quella stessa Volontà Divina, che esisteva e regnava in tutte le cose create, ad ogni incontro si baciavano insieme e sospirando il loro incontro facevano festa, e le cose create facevano a gara per incontrarsi con Me e darmi gli omaggi che Mi convenivano. La terra, come sentiva i miei passi, per darmi omaggio rinverdiva e fioriva sotto i miei piedi, voleva uscire dal suo seno tutte le bellezze che possedeva, l'incanto delle fioriture più belle al mio passaggio, tanto che Io molte volte dovevo comandarle che non Mi facesse queste dimostrazioni, ed essa per darmi omaggio obbediva, come per farmi onore fioriva. Il sole cercava sempre d'incontrarsi con Me per darmi gli omaggi della sua luce, sprigionando tutte le varietà delle bellezze dei colori dal suo seno solare innanzi alla mia vista, per darmi gli onori che meritavo. Tutto e tutti cercavano d'incontrarmi per farmi la loro festa: il vento, l'acqua, fino l'uccellino per farmi gli onori dei suoi trilli, gorgheggi e canti; tutte le cose create Mi riconoscevano e si mettevano a gara a chi più potesse onorarmi e farmi festa. Chi possiede la mia Divina Volontà tiene la vista di conoscere ciò che appartiene alla mia stessa Volontà. Solo l'uomo non Mi conobbe, perché non possedeva la vista e l'odorato fino di Essa; dovetti dirglielo per farmi conoscere, e molti con tutto il mio dire neppure Mi credettero, perché chi non possiede il mio Volere Divino è cieco e sordo e senza odorato per conoscere ciò che ad Esso appartiene. Il non possederlo è l'infelicità più grande della creatura, è il povero cretino, cieco, sordo e muto che, non possedendo la luce del mio Fiat Divino, se ne serve delle stesse cose create per prendere gli escrementi che esse gettano, e lascia dentro di esse il vero bene che contengono. Che dolore vedere le creature senza la nobiltà della vita della mia Volontà Divina!"

 

Il doppio suggello del Fiat in tutte le cose create. (Volume 14 Marzo 21, 1922)

Stavo ripensando al Santo Voler Divino scrive Luisa ed il mio sempre adorabile Gesù mi ha stretta fra le sue braccia, e sospirando forte, mi sentivo scendere il suo alito fin nel cuore, e poi mi ha detto: "Figlia del mio Volere, il mio alito onnipotente ti dà la Vita del mio Volere, perché chi fa la mia Volontà, il mio Volere le somministra il suo alito per vita, e come l'alita le allontana tutto ciò che a Me non appartiene, e lei non respira altro che l'aria della mia Volontà; e siccome l'aria si riceve e si emette, così [per] l'anima è un continuo ricevere Me e un darsi in ogni respiro a Me.

Su tutto il creato aleggia la mia Volontà, non c'è cosa che il mio Volere non ne tiene il suggello. Come pronunziai il Fiat nel creare le cose, così il mio Volere ne prese il dominio e si fece vita e conservazione di tutte le cose. Ora, questo mio Volere vuole che tutte le cose siano rinchiuse in Lui, per ricevere il contraccambio dei suoi stessi atti nobili e divini; vuole veder aleggiare su tutti gli atti umani l'aria, il vento, il profumo, la luce del suo Volere, in modo che aleggiando insieme gli atti suoi con quelli delle creature si confondano insieme e si formino una sola cosa. Fu solo questo lo scopo della Creazione, che le emanazioni dei voleri fossero continue; lo voglio, lo pretendo, lo aspetto. Perciò ho tanta premura che si conosca il mio Volere, il suo valore e i suoi effetti, per fare che le anime che vivranno nel mio Volere, con le loro emanazioni continue nella mia Volontà, come faranno i loro atti, come aria li diffonderanno su tutto, si moltiplicheranno in tutti gli atti umani, investendo e coprendo tutto, come atti della mia Volontà; ed allora avrò lo scopo della Creazione, la mia Volontà si riposerà in loro e formerà la nuova generazione, e tutte le cose create avranno il doppio suggello del mio Volere: Il Fiat della Creazione e l'eco del mio Fiat delle creature".

 

E nel Volume 26 Aprile 12, 1929, Gesù ci rivela che Tutta la Creazione non è altro che atti di adorazione profonda delle Tre Divine Persone.

[...] "La santità del nostro Essere Divino, la Potenza unica della nostra Volontà di cui siamo investiti, in modo che se siamo distinti nelle Persone tuttavia la nostra Volontà è sempre una che opera in Noi, che domina, che regge, il nostro Amore eguale, reciproco ed incessante, produce in Noi la più profonda adorazione tra le Divine Persone. Sicché tutto ciò che esce da Noi non sono altro che atti di adorazione profonda di tutto il nostro Essere Divino. Quindi quando il nostro Fiat Divino volle uscire in campo colla sua potenza creatrice, operatrice e vivificatrice tutta la Creazione, come il nostro Fiat si pronunziava, così uscivano da Noi atti di adorazione profonda.

Onde il cielo non è altro che un atto d'adorazione profonda dell'immensità del nostro Essere Divino, e perciò dappertutto si vede cielo e di notte e di giorno; l'immensità del nostro Essere sprigionava dal nostro seno l'immensità della nostra adorazione e stendeva sull'universo l'azzurro cielo per chiamare tutti quelli che avrebbero abitata la terra nell'unica nostra Volontà, per unificarli nell'immensità della nostra adorazione, in modo che in virtù del nostro Fiat, l'uomo si doveva stendere nell'immensità del suo Creatore per formare il suo cielo d'adorazione profonda a Colui che lo aveva creato.

Il sole è un atto d'adorazione della nostra Luce interminabile, il quale è tale e tanta la foga della sua adorazione profonda, che non si contenta di farsi vedere nell'alto sotto la volta del cielo, ma dal centro della sua sfera scende i suoi raggi di luce fino nel basso della terra, plasmando e toccando tutto colle sue mani di luce, investe tutto e tutti colla sua adorazione di luce e chiama piante, fiori, alberi, uccelli e creature a formare una sola adorazione nella Volontà di Chi le ha create. Il mare, l'aria, il vento e tutte le cose create, non sono altro che atti di adorazione profonda del nostro Essere Divino, che, chi da lontano e chi da vicino, chiamano la creatura nell'Unità del nostro Fiat a ripetere gli atti profondi della nostra adorazione, ed essa, facendo suo ciò ch'è nostro, può darci il sole, il vento, il mare, la terra fiorita, come adorazioni profonde che sa e può produrre la nostra Volontà Unica nella creatura. Che cosa non può fare il nostro Fiat? Colla sua forza unica può tutto, unisce tutto, tiene in atto tutto ed unisce cielo e terra, Creatore e creatura e ne forma un solo".

Detto ciò continua a scrivere Luisa Gesù si è ritirato nella profondità della sua Luce ed ha fatto silenzio. Ond'io son rimasta a continuare il mio giro nella Creazione per seguire quell'adorazione profonda del mio Creatore in tutte le cose create. Oh, come si sentiva in ciascuna cosa il profumo dell'adorazione divina! Si toccava con mano il loro alito adorato. Si sentiva nel vento l'adorazione penetrante, imperante del nostro Creatore, che investendo tutta la terra, ora con soffio leggero ora con onde impetuose ora con aliti carezzevoli, ci investe tanto e ci chiama all'adorazione che il vento possiede del suo Creatore. Chi può dire la forza del vento? Esso in pochi minuti gira tutto il mondo, ed ora con impero ora con gemiti ora con voce flebile ed ora urlante, ci investe e ci chiama ad unirci a quell'adorazione divina che dà al suo Creatore.

E seguendo il mio giro vedevo il mare; in quelle acque cristalline, in quel mormorio continuo, nelle sue onde altissime, Gesù diceva che quel mare non era altro che un atto di profonda adorazione della Purità divina, adorazione del loro Amore che mormora continuamente, e nelle onde l'adorazione della Fortezza divina che muove come leggera paglia tutto e tutti. Oh, se il Fiat Divino regnasse nelle creature, a tutti farebbe leggere in ciascuna cosa creata l'adorazione distinta che ciascuna cosa possiede del nostro Creatore; ed unificandoci con tutta la Creazione, una doveva essere l'adorazione, uno l'amore, una la gloria al nostro Ente Supremo! Oh, Volontà Divina, vieni a regnare e fa' che una sia la volontà di tutti...!

 

Chi vive nel Voler Divino viene alimentato dall'Alito Divino, e chi non vive in Esso è un intruso, un usurpatore dei beni di Dio, e riceve i beni a titolo di elemosina. (Volume 19 Maggio 1, 1926)

(Scrive Luisa:) Mi sentivo tutta immersa nel Voler Supremo, ed il mio dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno, e stringendomi forte a Sé metteva la sua bocca vicino alle mie labbra e mi mandava il suo alito onnipotente, [...]

(Gesù:) "Figlia mia, essendo tu nata nel mio Volere, è necessario, è giusto e decoroso che in Esso viva, cresca e ti alimenti e che acquisti le prerogative di vera figlia del mio Volere: nessun lineamento estraneo né cosa che al mio Volere non appartiene si deve vedere in te; sicché, dalla tua fisionomia, dai tuoi modi, dal tuo parlare, e fin dal modo come tu ami e preghi, si deve conoscere che sei la figlia della mia Volontà. Vedi dunque come ti amo e con che gelosia ti custodisco e ti alimento? Col mio stesso alito; perché [per] chi deve vivere nel mio Volere, il solo alito può conservare integra e permanente la Vita della mia Volontà in essa.

Sicché quell'alito che con tanto amore sprigionai dal mio seno nella creazione dell'uomo, per infondergli la mia somiglianza, lo continuo nell'anima che vive nella mia Volontà, per formare le mie vere immagini ed i grandi portenti che avevo stabilito di formare nella Creazione, per causa della quale tutte le cose furono fatte. Perciò sospiro tanto chi vive nel mio Volere, perché essa sola non Mi renderà deluso nello scopo della Creazione. Essa sola godrà per diritto le cose da Me create, perché essendo una la mia Volontà con la sua, ciò ch'è mio è suo e con diritto può dire: 'Il cielo, il sole, la terra, e tutte le altre cose sono mie, perciò voglio godermele, anche per fare onore a quella Suprema Volontà che le ha create e che regna in me'.

Invece l'anima in cui non regna il mio Volere non ha nessun diritto, e se le gode [le cose create] è usurpatore, perché non sono sue, è un intruso nei miei beni, e siccome la mia bontà è tanta che le faccio godere a titolo di elemosina, ma non di diritto. Ecco perciò molte volte gli elementi si scaricano a danno dell'uomo, perché non ha diritto, e delle cose della terra le restano l'elemosina che il Creatore le manda.

Onde, chi vive nel mio Volere è come regina in mezzo alla Creazione, ed Io godo sommamente nel vederla regnante in mezzo ai miei beni". [...]

 

E pure La Creazione possiede la perfetta felicità, da poter dare la felicità terrestre alle creature. Il peccato arrestò la felicità. Il gran male di chi si sposta dal principio. (Fiat!!! Volume 34 Agosto 2, 1937)

Stavo facendo il mio giro nella Creazione scrive Luisa per seguire gli atti della Divina Volontà fatti in essa, ed oh, quante sorprese! Ciascuna [cosa creata] conteneva tale felicità, da poter rendere felici tutto e tutti. Ed il mio sempre amabile Gesù, vedendomi sorpresa, tutto bontà mi ha detto: "Figlia mia, il nostro Ente Supremo possiede la fonte della felicità, perciò da Noi non potevano uscire cose o esseri che non fossero felici. Sicché la Creazione tutta possiede tale pienezza di felicità da poter dare a tutta la terra la perfetta felicità terrestre. Onde Adamo godeva la pienezza della felicità, tutte le cose gli piovevano addosso gioie e felicità; e poi, nel suo interno, possedendo il mio Volere, conteneva mari di contenti, di beatitudini e gioie senza fine; per lui tutto era felicità dentro e fuori. Come peccò sottraendosi dalla mia Volontà, la gioia si partì da lui e tutte le cose create si ritirarono nel loro seno le gioie che possedevano, dando all'uomo i soli mezzi necessari, non come a padrone, ma come a servo ingrato. Vedi dunque: da Noi non uscì l'infelicità, né ne potevamo darla, perché non ne tenevamo; dare ciò che non si tiene è impossibile! Quindi fu il peccato che gettò il seme nell'uomo dell'infelicità, del dolore e di tutti i mali che lo accerchiano dentro e fuori.

Onde come venne sulla terra la Celeste Signora e poi la mia Santissima Umanità, la Creazione tutta si atteggiò a festa, Ci sorridevano di gioia e ripresero il corso di pioverci addosso gioie e felicità e, come uscivamo all'aperto, correvano, si inchinavano e sprigionavano sopra di Noi gioie e felicità: il sole Ci dava le gioie della sua luce, allietava la nostra vista colla varietà dei suoi colori, Ci dava le gioie dei baci d'amore che possedeva e riverente si stendeva sotto dei nostri passi per adorarci; il vento Ci pioveva le gioie della freschezza e coi suoi soffi, Ci allontanava l'aria putrida di tante colpe. Gli uccelli Ci correvano intorno per darci le gioie dei loro trilli e canti; quante belle musiche Ci facevano!, tanto che Io ero costretto a comandarli che si allontanassero d'attorno a Me, che prendessero il volo nell'aria, per inneggiare al loro Creatore. La terra Mi fioriva sotto i miei passi per darmi le gioie di tante fioriture, ed Io le comandavo che non Mi facessero tale dimostrazione e Mi ubbidiva. L'aria Mi portava le gioie del nostro alito onnipotente, [di] quando alitando l'uomo gli davamo la vita colmandolo di gioie e felicità divine; e come Io respiravo così Mi sentivo venire le nostre gioie e felicità che provammo nella creazione dell'uomo. Sicché non vi era cosa creata che non voleva sprigionare le gioie che possedevano, non solo per felicitarmi, ma per darmi gli omaggi, gli onori come a loro Creatore. Ed Io li offrivo al mio Padre Celeste per dargli la gloria, l'onore, l'omaggio, l'amore, per tante magnificenze ed opere meravigliose che fecimo nella Creazione per amor dell'uomo.

Ora, figlia mia, queste gioie nelle cose create esistono ancora. La Creazione come fu fatta da Noi con tanto sfarzo e sontuosità e colla pienezza della felicità, nulla ha perduto, perché aspettiamo i figli nostri, i figli della nostra Volontà, che con diritto godranno le gioie, la felicità terrestre che possiede tutta la Creazione. E posso dire che per amor di questi esiste ancora e le creature fruiscono, se non la pienezza della felicità, ma almeno le cose necessarie per poter vivere. Questo esistere ancora la Creazione dopo tante ingratitudini umane, colpe che fanno inorridire, dice la certezza del Regno della mia Volontà sulla terra; perché la creatura, possedendola [la Divina Volontà], si renderà capace di ricevere le gioie della Creazione, di darci la gloria, l'amore, il contraccambio di quanto abbiamo fatto per essa e di fare tutto il bene possibile ed immaginabile che può fare la creatura.

Perciò il tutto sta nel possedere il nostro Volere, perché così ebbe il principio la Creazione tutta, compreso l'uomo: tutto era Volontà nostra, tutti vivevano racchiusi in Essa ed in essa trovavano ciò che volevano, gioie, pace, ordine perfetto, tutto stava a loro disposizione. Spostato il principio tutte le cose cambiarono aspetto, la felicità si cambiò in dolore, la forza in debolezza, l'ordine in disordine, la pace in guerra. Povero uomo senza della mia Volontà! è il vero cieco, il povero paralizzato, che se qualche bene fa, tutto è stento ed amarezze!

[...] Ah, figlia mia! Fino a tanto che l'uomo non ritorna nel suo principio, non rientra nella mia Divina Volontà, la mia opera creatrice sarà un'opera spezzata, spostata. Povero uomo! Senza le prime vocali della mia Divina Volontà, per quanto gli possa dar luce, gli potessi parlare, non Mi capirà, perché gli manca il principio, gli mancano le prime vocali per poter leggere le mie lezioni sul mio Fiat; quindi senza base, senza fondamento, senza maestro, senza difesa è tanto il suo cretinismo che non conosce il suo povero stato e quindi non implora di rientrare nel mio Volere per imparare le prime vocali con cui fu creato da Dio, per poter seguire ad impararsi la vera scienza celeste e così formarsi tutta la sua fortuna, tanto in terra come in Cielo.

Perciò Io gli sussurro sempre all'orecchio del cuore: 'Figlio mio, rientra nella mia Volontà, vieni nel tuo principio se vuoi rassomigliarmi, se vuoi che ti riconosco per figlio mio'. Oh, come è doloroso aver dei figli che non Mi somigliano, snobilitati, poveri, degradati, infelici! E perché tutto questo? Perché respinsero la grande eredità del Padre Celeste e Mi costringono a piangere sulla sorte loro. ( E Gesù, rivolto a Luisa: ) Figlia, prega ché tutti riconoscano la mia Volontà, e tu riconoscila ed apprezzala, amala più che la tua stessa vita e non te La fare sfuggire neppure un istante".

 

Gesù spiega ancora che L'anima che vive nel Divin Volere è inseparabile da Esso. Nella Divina Volontà c'è l'atto permissivo e l'atto voluto. (Volume 25 Febbraio 17, 1929)

[...] (Gesù:) "L'anima che vive nella mia Divina Volontà. Lei è inseparabile da Me e da tutti gli atti del mio Fiat Divino. Essa entra nella vita della luce e del calore del mio Voler Divino ed acquista la vita della sua luce e del suo calore, e siccome il suo atto incessante si può chiamare la molteplicità ed infinità dei suoi atti, colori che produce la mia Divina Volontà, l'anima forma un solo atto con Essa. Tu devi sapere ch'è tale e tanta l'inseparabilità di chi vive nel mio Divin Volere, che quando l'Eterna Sapienza creava il cielo, il sole e tutto l'universo, tu ( Luisa ) eri insieme con Me e scorrevi nel mio Fiat Divino come luce, calore e colori. Mi sarei ben guardato di fare un atto solo di mia Volontà senza la mia piccola figlia e di chi vive in Essa! sarebbe come se Mi mancasse la forza della luce, del calore e dei colori: questo non Mi può mancare, e perciò sei inseparabile da Me [...]".

(E Luisa:) Ond'io nel sentire ciò gli ho detto: 'Amor mio, se ciò fosse, che in tutti gli atti della tua Divina Volontà c'entro io in mezzo, Adamo prima di peccare possedeva il tuo Fiat. Sicché quando lui peccò anch'io ci stavo e questo mi dispiacerebbe'. E Gesù ha soggiunto: "Figlia mia, tu devi sapere che nella mia Divina Volontà c'è l'atto permissivo, e l'atto voluto. Nella caduta d'Adamo ci fu l'atto permissivo, ma non voluto da Essa, e nell'atto permissivo, la luce, il calore e molteplicità dei colori della mia Divina Volontà si mettono da parte e restano intangibili senza mischiarsi nell'atto umano; invece nel voluto formano un solo atto ed una sol cosa. Resta macchiata la luce del sole perché passa sulle immondezze? certo che no; la luce resta sempre luce e le immondezze restano immondezze. Anzi la luce trionfa di tutto e resta intangibile a tutto, sia che la calpestano, sia che investe le cose più sporche, perché nella sua vita di luce non entrano cose estranee alla luce. Più che sole è la mia Divina Volontà! Essa come luce scorre in tutti gli atti umani, ma resta intangibile di tutti i mali delle creature, e solo entra in Essa chi vuol essere luce, calore e colori, tutto il resto non l'appartiene, cioè chi vuol vivere solo e sempre della (mia) Divina Volontà. Perciò puoi star sicura che tu non entrasti nella caduta d'Adamo, perché non fu la sua caduta un atto di luce, ma di tenebre, le quali una fugge l'altra".

 

E nel Volume 16 Novembre 10, 1923, Gesù ricorda che:Il Signore opera le cose più grandi coi piccoli: per la Redenzione si servì della piccolezza della Ss.ma Vergine, e per il Fiat Voluntas tua della piccolezza di Luisa.

[...] (Gesù:) "Essendo l'opera più grande che voglio fare, il reintegramento dell'uomo nel suo principio donde ne uscì, aprirgli quel Volere Divino che lui respinse, aprirgli le braccia per riceverlo di nuovo nel grembo della mia Volontà, la mia infinita Sapienza chiama dal nulla la più piccina. Era giusto che fosse piccola; se una piccola misi a capo della Redenzione, un'altra piccola dovevo mettere a capo del Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra. Tra due piccole dovevo racchiudere lo scopo della Creazione dell'uomo, dovevo realizzare i miei disegni su di lui: per mezzo di una dovevo redimerlo, lavarlo col mio Sangue delle sue brutture, dargli il perdono; per mezzo dell'altra dovevo farlo ritornare al suo principio, alla sua origine, alla nobiltà perduta, ai vincoli della mia Volontà da lui spezzati, ammetterlo di nuovo al sorriso della mia Eterna Volontà, baciarsi insieme e fare vita una nell'altra. Era solo questo lo scopo della creazione dell'uomo, e a ciò che Io ho stabilito nessuno potrà opporsi. Passeranno secoli e secoli, come nella Redenzione così anche in questo, ma l'uomo ritornerà nelle mie braccia quale da Me fu creato. Ma per fare ciò devo prima eleggere chi deve essere la prima che faccia vita nel mio Eterno Volere, vincolare in lei tutti i rapporti della Creazione, vivere con essa senza nessuna rottura di volontà, anzi, la sua e la Nostra una sola.

Perciò la necessità che sia la più piccola che Noi mettiamo fuori nella Creazione, acciò, vedendosi così piccina, fugga dal suo volere, anzi lo leghi tanto stretto al Nostro, per non fare mai il suo e, sebbene piccola, viva insieme con Noi, con l'alito di quel fiato con cui creammo l'uomo. Il nostro Volere la conserva fresca, bella, e lei forma il nostro sorriso, il nostro trastullo: ne facciamo ciò che ne vogliamo. Oh, come lei è felice! E godendo della sua piccolezza e della sua felice sorte, piangerà per i suoi fratelli; di null'altro si occuperà che di rifarci, per tutti e per ciascuno, [di] tutti i torti che Ci fanno col sottrarsi dalla nostra Volontà. Le lacrime di chi vive del nostro Volere saranno potenti molto più che lei non vuole se non ciò che Noi vogliamo e per mezzo suo apriremo al primo canale della Redenzione, il secondo, del Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra.

[...] Fece vita, la mia Volontà, sulla terra, nella mia Umanità, in virtù della quale feci la Redenzione; non solo, ma in virtù della mia Volontà Mi distesi su tutto l'operato delle umane generazioni, suggellandolo coi miei atti divini, ed impetrai dal mio Celeste Padre non solo di redimere l'uomo, ma che a suo tempo entrasse nella grazia della nostra Volontà, come quando fu creato, per vivere secondo lo scopo da Noi voluto: che la Volontà fosse 'una', quella del Cielo e quella della terra. Quindi, da Me tutto fu fatto. Il piano della Redenzione e quello del Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra non sarebbe stato opera degna di Me se non avessi riabilitato in tutto l'uomo come fu creato..." [...]

 

La Potenza divina non ha limiti: è certo che deve venire il Regno della Divina Volontà sulla terra. La Redenzione ed il Regno della Divina Volontà sono inseparabili. (Volume 33 Maggio 31, 1935)

(Nonostante le continue rassicurazioni di Gesù sulla certezza della venuta del suo Regno sulla terra, Luisa si pone ancora la domanda:) [...] "Mi sembra impossibile che possa venire il Regno della Divina Volontà!Come può venire se i mali abbondano in modo raccapricciante?"

(e Gesù:) [...] "Tu devi sapere che nel creare l'uomo fu messa la nostra vita in lui, e lui era la nostra abitazione; ora, se non mettiamo in salvo questa nostra vita col suo decoro, col suo dominio, col pieno nostro trionfo, facendoci conoscere che stiamo in questa abitazione e [facendo] che essa si senta onorata d'essere dominata ed abitata da un Dio, se ciò non facciamo, significa che la nostra potenza è limitata, non è, il suo potere, infinito. [...]

[...] Col venire sulla terra, patire e morire, venni a mettere in salvo l'uomo, cioè la mia abitazione. Non ti parrebbe strano anche a te, se mentre mettevo in salvo l'abitazione, il Padrone, l'abitatore di essa [restava] senza i suoi diritti, senza dominio e senza potere di mettersi in salvo? Ah, no, no, figlia mia! Sarebbe stato assurdo e senza l'ordine della nostra Sapienza infinita! La Redenzione ed il Regno della mia Volontà sono tutt'uno, inseparabili tra loro. La mia venuta sulla terra venne a formare la Redenzione dell'uomo e nel medesimo tempo venne a formare il Regno della mia Volontà per salvare Me stesso, per riprendermi i miei diritti che di giustizia Mi son dovuti come Creatore. E come nella Redenzione Mi esibii a tante umiliazioni, a pene inaudite, fino a morire crocifisso, Mi sottoposi a tutto per mettere in salvo la mia abitazione e restituirle tutta la sontuosità, la bellezza, la magnificenza con cui l'avevo formata, perché di nuovo fosse degna di Me, ora, quando parve che tutto fosse finito [...] la mia Potenza che non ha limiti richiamò a vita la mia Umanità, e col risorgere, tutto risorgeva insieme con Me: le creature, le mie pene, i beni per loro acquistati. E come la [mia] Umanità trionfò sulla morte, così la mia Volontà risorgeva e trionfava nelle creature, aspettando il suo Regno. [...]

Così la mia Divina Volontà sarà il doppio suggello, la trasmissione nelle creature del suo Regno che possedeva la mia Umanità. Molto più che per le creature formai questo Regno della mia Volontà Divina nella mia Umanità; perché dunque non devo darlo? Al più sarà questione di tempo, e per Noi i tempi sono un punto solo; la nostra Potenza farà tali prodigi, abbonderà l'uomo di nuove grazie, nuovo amore, nuova luce, che le nostre abitazioni Ci riconosceranno e loro stessi, di volontà spontanea, Ci daranno il dominio; e la nostra vita sarà al sicuro coi suoi pieni diritti nella creatura. [...]"

 

Ma, Qual fu la causa perché Gesù non lasciò il Regno della Divina Volontà sulla terra? (Volume 26 Maggio 12, 1929)

[...] Nostro Signore salì al Cielo, glorioso e trionfante, colla sua Umanità non più umiliata, soggetta alle pene, colla divisa dell'Adamo decaduto, ma intangibile d'ogni pena, colla divisa del nuovo Adamo innocente, con tutte le prerogative più belle della Creazione, vestito di luce ed immortale. [...]

(Gesù:) "La mia Umanità rifece in Sé e sopra di Sé stessa tutti i mali dell'umanità decaduta, fino a morire per darle virtù di farla risorgere dalla morte di cui era soggetta. Ecco la causa perché non lasciai il Regno della mia Volontà Divina sulla terra, perché mancava l'umanità dell'Adamo innocente, gloriosa ed immortale, per poter impetrarlo e ricevere il gran dono del mio Fiat. Perciò era necessario che la mia Umanità prima doveva rifare l'umanità decaduta e darle tutti i rimedi per rialzarla, poi morire, e risorgere colle doti dell'Adamo innocente per poter dare all'uomo ciò che perdette. Non solo, ma volli salire al Cielo colla mia Umanità bella, vestita di luce, come uscì dalle nostre mani creatrici, per dire al Padre Celeste: 'Padre mio, guardami come la mia Umanità è rifatta, come il Regno della nostra Volontà sta al sicuro in Essa; son'Io il Capo di tutti e, chi Ti prega tiene tutti i diritti di chiedere e di dare ciò che Io posseggo'.

[...] Ci voleva una Umanità innocente, con tutte le doti con cui uscì dalle nostre mani creatrici, per impetrare di nuovo il Regno della nostra Volontà in mezzo alle creature; fino allora mancava, ed Io l'acquistai colla mia morte e salii al Cielo per compiere [oltre] al primo compito il secondo mio compito di impetrare e dare il Regno della mia Divina Volontà sulla terra. Sono circa duemil'anni che questa mia Umanità prega, e la nostra Maestà Divina sentendosi rigurgitare di nuovo, anzi con più intensità, l'amore della Creazione che ebbimo nel creare l'uomo e sentendosi rapire ed affascinare dalle bellezze della mia Umanità, ha sboccato fuori di nuovo ed aprendo i Cieli ha fatto piovere a torrenti la pioggia di luce delle tante conoscenze sul mio Fiat, affinché come pioggia discenda sulle anime e colla sua luce vivifichi e sani l'umano volere e, trasformandolo, getti la radice della mia Volontà nei cuori e vi stenda il suo Regno sulla terra.

Per venire il mio Regno sulla terra, prima dovevo farlo conoscere, dovevo far sapere che vuol venire a regnare, ed Io, come un Fratello maggiore dell'umana famiglia, sto facendo tutte le pratiche nel Cielo presso la Divinità per darle un acquisto sì grande. Quindi era necessario che Io salissi al Cielo colla mia Umanità glorificata, per poter riacquistare di nuovo il Regno del mio Fiat per i miei fratelli e figli miei".

Con certezza l'Uomo ritornerà nel Fiat e la Divina Volontà regnerà sulla terra come in Cielo!

 

Nel Volume 27 Gennaio 30, 1930, Gesù rassicura Luisa: "E' certa la speranza che il mio figlio l'uomo , in virtù del mio Fiat, deve ritornarmi felice, col darmi le sue gioie
innocenti come fu stabilito da Noi nel crearlo".

[...] (Scrive Luisa:) Seguivo il mio giro nel Voler Divino e giunta nell'Eden pregavo Gesù che subito ripristinasse lo scopo della creazione dell'uomo, come uscì dalle sue mani creatrici; ma mentre ciò facevo, il mio amato Gesù facendosi sentire nel mio interno, faceva sentire che il suo Cuore divino le sussultava forte, forte, e tutto tenerezza mi ha detto: "Figlia mia, ogni qualvolta si fa nome dell'Eden, il mio Cuore sussulta di gioia e di dolore. Nel ricordare il modo, il come fu creato l'uomo, il suo stato felice, la sua bellezza rapitrice, la sua sovranità, le nostre e le sue gioie innocenti con cui Ci dilettavamo insieme, com'era bello il figlio nostro, parto degno delle nostre mani creatrici! Nel ricordare ciò, è tanto dolce e gradito al mio Cuore, che non posso fare a meno di sussultare di gioia e d'amore; ma poi, nel vederlo cambiato nella sua sorte e sceso dalla sua felicità nei mali della sua volontà umana perché la nostra Divina Volontà era il preservativo a tutti i suoi mali e la conservatrice del come uscì dalle nostre mani creatrici, che mettendolo a gara col suo Creatore, lo metteva in condizione di poter dare il suo amore, le sue gioie innocenti a Colui che lo aveva creato , onde nel vederlo infelice, il mio sussulto di gioia è seguito subito dal sussulto di forte dolore. E se tu sapessi come Mi è gradito il tuo ritornare in questo Eden per mettermi avanti ciò che di bello, di santo, di grande si fece nella creazione dell'uomo! Mi dai il contento, la gioia di farmi ripetere il mio sussulto di gioia, e di mettere un lenitivo al mio sussulto di dolore, che se non fosse seguito dalla speranza certa che il mio figlio, in virtù del mio Fiat, deve ritornarmi felice, col darmi le sue gioie innocenti come fu stabilito da Noi nel crearlo, il mio sussulto di dolore non avrebbe tregua, ed emetterei grida tanto forti da far piangere gli stessi Cieli.

E perciò nel sentire il tuo continuo ritornello: 'Voglio il Regno del tuo Voler Divino', il mio Cuore divino si sente arrestato il sussulto di dolore, e sussultando di gioia dico: 'La piccola figlia del mio Volere vuole e chiede il mio Regno; ma perché lo vuole? Perché lo conosce, lo ama e lo possiede! Ecco, perciò prega che lo posseggano le altre creature!'

Perché essendo la mia Divina Volontà principio di vita della creazione dell'uomo, Essa sola gli dà la capacità di poter ricevere tutto dal suo Creatore, e di potergli ridare tutto ciò che vuole, che Egli vuole. Il mio Fiat tiene virtù di far cambiare le condizioni dell'uomo, la sua fortuna; con Esso tutto gli sorride, tutti lo amano, tutti lo vogliono servire, e si stimano fortunati di servire il mio Voler Divino in lui, cioè nella creatura dove regna la mia Divina Volontà".

 

E Gesù continua, nel Volume 26 Maggio 16, 1929, col farci conoscere la sua Foga divina per stabilire il suo Regno della Divina Volontà. Bisogno divino; suo silenzio e dolore dei suoi segreti.

[...] "Figlia mia, se tu sapessi la foga del mio amore che sento, perché voglio stabilire il Regno della mia Divina Volontà sulla terra per realizzare l'unico scopo per il quale fu creato l'uomo! Perciò tutto ciò ch'è stato fatto dalle Divine Persone da che fu creato il mondo, e quello che faremo, il nostro principio sarà sempre quello, né lo smetteremo giammai: che l'uomo ritorni nell'eredità che Ci respinse, del Regno del nostro Fiat. Tanto che nella mia stessa Incarnazione, quando scesi dal Cielo in terra, il primo scopo fu il Regno della mia Divina Volontà, i primi passi li rivolsi nel Regno di Essa, cioè nella mia Madre Immacolata che lo possedeva. La mia prima dimora fu nel suo seno purissimo, in cui il mio Fiat teneva il suo dominio assoluto ed il suo Regno integro e bello; ed in questo Regno del mio Volere, che possedeva la mia Mamma Celeste, incominciai e formai la mia vita quaggiù, di pene, di lacrime e di espiazioni.

Io lo sapevo che dovevo essere il Gesù negletto, non amato né cercato, ma volli venire perché vedevo attraverso i secoli che la mia venuta sulla terra doveva servire a formare il Regno del mio Voler Divino e, per necessità dovevo prima redimerli, per avere il mio primo scopo. [...]

(E rivolgendosi direttamente a Luisa, Gesù continua:)

Quando leggeranno nel mondo queste carte, resteranno strabiliati... [...] Sentivo l'irresistibile bisogno di riprendere e rifare con te tutte le conversazioni, di darti le grazie e gli insegnamenti che avrei fatto coll'Adamo innocente se non avesse respinto la preziosa eredità del mio Fiat: spezzò il mio dire e Mi ridusse al silenzio. E dopo seimil'anni di silenzio sentivo l'estremo bisogno di riprendere il mio dire colla creatura. Oh, come era doloroso contenere tanti segreti nel mio Cuore, che dovevo confidarle! E solo per lei erano riserbati questi segreti, non per altri; e se sapessi quanto Mi è costato il tacere per sì lungo tempo! Il mio Cuore era soffocato e delirante, ripeteva sommessamente: 'Anime!'. Creai l'uomo per avere con chi parlare, ma doveva possedere la mia Divina Volontà per intendermi e, siccome Me La respinse, Mi ha reso il Dio taciturno. Che dolore sento! Che amore soffocato che Mi faceva venir meno e delirare! Perciò non potendo durarlo più a lungo [il silenzio], l'ho voluto rompere con te, ho spezzato il mio lungo silenzio; e quindi la necessità della foga del mio dire sì a lungo e, spesso e ripetuto. E mentre Mi sfogo con te nel dire, Mi sento come se ora sto dando principio alla Creazione, e perciò in queste carte ti sto facendo scrivere il perché vero della Creazione, che cosa è la mia Volontà, il suo valore infinito, come si deve vivere in Essa, il suo Regno e come vuol regnare per rendere tutti santi e felici.

Tutti resteranno sorpresi nel leggere queste carte e sentiranno il bisogno che il mio Fiat viva in mezzo a loro. La Divinità sente un'irresistibile necessità di completare l'opera della Creazione, e questa sarà completata col regnare la nostra Divina Volontà in mezzo alle creature. [...]

Nulla manca all'opera nostra della Creazione: cieli, soli, opere e magnificenza d'ogni specie; ma manca un punto, ma punto che Mi sfigura un'opera sì bella; ma questo punto è il più importante, è la sfumatura più bella, è il colore più vivo che manca alla Creazione. Tutto e tutti vivono nel mio Fiat, ma un punto di essa, cioè l'umana famiglia, è fuori di Esso, fuori del mio Regno e vive infelice. Qual dolore! C'è posto per tutti nel mio Volere, eppure c'è chi vive fuori! Oh, come Ce la sfigurano e Ce la rendono incompleta la Creazione! E che cosa non faremmo per vederla compiuta? Qualunque sacrificio, figlia mia, tutto siam disposti a fare; già ho messo la mia vita nella Redenzione per mettere questo punto all'opera creatrice. E quando conosceranno che significa Volontà di Dio, il gran bene che può fare e come a Noi l'unica cosa che più C'importa è mettere in salvo i diritti del nostro Fiat Divino e farlo regnare, per vedere tutti felici nella Volontà nostra, della nostra stessa felicità, non più si meraviglieranno di leggere in queste carte ciò che ti ho detto e fatto di grande [...]. Perciò sii attenta, perché si tratta di dare i diritti ad una Volontà Divina per rendere completa l'opera della Creazione".

 

Ed ancora: nel Volume 19 Agosto 27, 1926, Gesù ci ricorda quale è il posto della creaturauomo nel disegno di Dio: Il posto assegnato da Dio alla creatura, nella Creazione, è nella Divina Volontà.

[...] "Voglio che la creatura comprenda che il suo posto, assegnatole da Dio, è nella mia Volontà, e fino a tanto che non entri in Essa sarà senza posto, senza ordine, senza scopo, sarà un intruso nella Creazione, senza diritto di sorte, e perciò [l'uomo] andrà ramingo, senza pace, senza eredità, ed Io, mosso a compassione di lui gli griderò continuamente: 'Entra nel tuo posto, vieni nell'ordine, vieni a prendere la tua eredità, a vivere in casa tua, perché vuoi vivere in casa estranea? Perché vuoi occupare un terreno che non è tuo? E non essendo tuo vivi infelice e sei il servo e lo zimbello di tutte le cose create. Tutte le cose create da Me, perché stanno al loro posto, stanno nell'ordine ed in perfetta armonia con tutta la pienezza dei loro beni, assegnatogli da Dio; tu solo vuoi essere infelice, ma [di una] infelicità volontaria. Perciò vieni al posto tuo, là ti chiamo e ti aspetto'. Perciò colui o colei che si presterà a far conoscere la mia Volontà sarà il mio portavoce, ed Io gli affiderò i segreti del Regno di Essa".

[...] Tutta la Creazione, come tutte le cose create stanno al loro posto voluto da Dio, e quindi nell'ordine perfetto e nella completa armonia tra loro; e la Suprema Volontà, perché stanno al loro posto, mantiene la loro esistenza integra, bella, fresca e sempre nuova, e l'ordine porta la felicità comune e la forza universale a tutti. Che incanto nel vedere l'ordine, l'armonia di tutta la Creazione!

[...] (Continua Gesù:) "Come sono belle le opere nostre! Sono il nostro onore e la nostra gloria perenne; tutte stanno al posto loro e ciascuna cosa creata compie perfettamente il suo ufficio. Solo l'uomo è il nostro disonore nella nostra opera creatrice, perché col sottrarsi dalla nostra Volontà cammina con la testa giù in terra e coi piedi all'aria. Che disordine! Che disordine! [...] Il fare la propria volontà è il vero e perfetto capitombolo dell'uomo ed il disordine dell'umana famiglia. Perciò m'interessa tanto che la mia Volontà sia conosciuta, affinché [l'uomo] ritorni al suo posto, non più si strisci con la testa giù, ma che cammini coi piedi; non più formi il mio ed il suo disonore, ma il mio ed il suo onore. [...]"

 

Luisa, nel Volume 16 Febbraio 20, 1924, si pone la domanda:

"Può essere mai possibile che non vi sia stata finora un'anima che non abbia vissuto nel Divin Volere, e che io sia la prima? Chi sa quante altre sono state prima di me ed in modo più perfetto, più attivo, che non sono io".

Se altre anime, prima di Luisa, fossero vissute nella Divina Volontà, Gesù avrebbe fatto uso della sua potenza per far tralucere fuori il modo sublime del vivere nel suo Volere.
Vivere nel Divin Volere significa uno scambio continuo di volontà umana e Divina.

[...] (Gesù:) "Figlia mia, perché non vuoi riconoscere il dono, la grazia, la tua missione d'essere stata chiamata in modo tutto speciale e nuovo a vivere nel mio Volere? Se altre anime ci fossero state nella mia Chiesa prima di te, essendo il vivere nel mio Volere la cosa più importante, la che più M'interessa e che tanto Mi sta a cuore, ci sarebbero state le tracce, le norme, gli insegnamenti nella mia Chiesa di chi avrebbe avuto la sorte di far vita nella mia Volontà; ci sarebbero stati le conoscenze, gli allettamenti, gli effetti, i beni che contiene questo vivere nel mio Volere. Se ci fossero state tant'altre manifestazioni, avrei fatto uso della mia Potenza, facendo tralucere fuori il modo sublime del vivere nel mio Volere. [...]

Se tu sapessi come sospiravo questo tempo che fosse venuta alla luce la mia piccola neonata nella mia Volontà, per farti vivere nel mio Volere, quale corteggio di grazia preparavo per ottenere l'intento, tu ne resteresti stordita e Mi saresti più grata e più attenta! Ah, tu non sai che significa vivere nel mio Volere! Significa farmi ritornare le pure gioie dello scopo della Creazione, gli innocenti miei trastulli del perché creai l'uomo; significa togliermi tutta l'amarezza che la perfida volontà umana Mi diede quasi sul nascere della Creazione; significa uno scambio continuo di volontà umana e Divina, e l'anima temendo della sua vive della Mia, e questa Mia va riempiendo l'anima di gioie, di amore e di beni infiniti.

Oh, come Mi sento felice nel poter dare ciò che voglio a quest'anima! Perché la mia Volontà contiene larghezza da poter tutto ricevere. Sicché, tra Me e lei non ci sono più divisioni, ma stabile unione d'operare, di pensare, d'amare, perché la mia Volontà la supplisce in tutto, onde stiamo in accordo perfetto ed in comunanza dei nostri beni. Era stato questo lo scopo della creazione dell'uomo: farlo vivere come nostro figlio e mettere in comune con lui i nostri beni, affinché lui fosse in tutto felice e Noi restassimo divertiti della sua felicità.

Ora, il vivere nel mio Volere è proprio questo: è il farci restituire lo scopo, le gioie, le feste della Creazione! E tu dici che dovevo tenerlo nascosto nella mia Chiesa, senza farlo uscire fuori? Avrei messo Cielo e terra sottosopra, travolto gli animi da una forza irresistibile, per far conoscere ciò che sarà compimento della Creazione!

Vedi quanto M'interessa questo vivere nel mio Volere, che mette il suggello a tutte le opere mie, affinché tutte siano complete? A te forse ti sembra nulla, oppure che ci siano cose simili nella mia Chiesa; no, no! Per Me, invece, è il tutto delle mie opere! [...]".

 

Ed ancora una volta, nel Volume 15 Marzo 18, 1923, Gesù ribadisce che: Nel disegno di Dio l'uomo doveva vivere del Volere Divino ed a spese del suo Creatore.

[...] "Nel creare l'uomo, la nostra prima Suprema Volontà fu che doveva vivere nel nostro Volere, e dovendo vivere in Esso, doveva prendere del nostro per vivere a nostre spese, ricontraccambiando la nostra Volontà con tanti atti divini per quanti atti umani faceva nella Nostra; e questo, per arricchirlo di tutti i beni che la nostra Volontà contiene. Ma l'uomo volle vivere nel suo volere, a sue spese, e perciò si esiliò dalla Patria sua e perdette tutti questi beni; onde i miei beni rimasero senza eredi, erano immensi e nessuno li possedeva.

Onde sottentrò la mia Umanità a prendere possesso di tutti questi beni, col vivere in ogni istante in questo Volere Eterno; volle vivere sempre a sue spese, nascere, crescere, patire, operare e morire nell'eterno bacio del Voler Supremo. E come vivevo in Esso, così Mi veniva dato il possesso dei tanti beni disoccupati che l'uomo, ingrato, aveva messo in oblio. ( E rivolto a Luisa, Gesù continua ) Ora, figlia mia, coll'averti tanto parlato del mio Volere, la mia Sapienza infinita, non è stato solo per darti la semplice notizia, no! no!; è stato per farti conoscere il vivere nel mio Volere, i beni che ci sono, e mentre [tu] fai la via in Esso, ne prendi il possesso. La mia Umanità fece tutto, prese il possesso di tutto, non per Me solo, ma per aprire le porte agli altri miei fratelli. Ho aspettato tanti secoli, son passate tante generazioni; aspetterò ancora, ma l'uomo deve ritornarmi sulle ali del mio Volere donde ne uscì. [...]".

 

Il Regno della Divina Volontà e quello della Redenzione sono andati sempre insieme.Gesù formò i materiali e gli edifici, e non ci vuole altro che i popoli. (Volume 26 Luglio 27, 1929)

[...] (Gesù:) "La Redenzione ed il Regno della mia Divina Volontà sono andati sempre insieme. Per venire la Redenzione ci voleva una creatura che vivesse di Volontà Divina, come viveva l'Adamo innocente nell'Eden prima di peccare; e questo con giustizia, con sapienza, per nostro decoro, affinché il riscatto dell'uomo caduto fosse basato sul principio del come l'ordine della nostra Sapienza creava l'uomo. [...] La Vergine Regina piegò la sua volontà sotto alla Volontà Divina e La fece regnare liberamente; con ciò le due volontà si fusero, si rappacificarono, l'umano volere subiva il continuo atto del Divin Volere e Lo faceva fare senza mai opporsi, sicché il Regno di Esso teneva la sua vita, il suo vigore ed il suo pieno dominio.

[...] Incominciarono insieme la Redenzione ed il Regno del mio Fiat! Anzi potrei dire che cominciò prima il Regno del mio Fiat, per seguire insieme l'uno e l'altro. E come [per] un uomo ed una donna, perché si sottrassero dal mio Volere Divino, ebbe origine il regno del peccato e di tutte le miserie dell'umana famiglia, così una Donna, in virtù che fece regnare il mio Fiat, fu fatta Regina del Cielo e della terra; unita al Verbo Eterno fatto Uomo ebbe origine la Redenzione, non escludendo neppure il Regno della mia Divina Volontà. Anzi tutto ciò che si fece da Me e dall'altezza della Sovrana del Cielo non sono altro che materiali ed edifici che preparano il suo Regno. Il mio Vangelo si può chiamare le vocali, le consonanti che, facendo da trombettieri, chiamano l'attenzione dei popoli ad aspettarsi qualche lezione più importante, che dovevano portar loro un bene più grande della stessa Redenzione. [...] Sicché, i materiali sono già pronti, gli edifici esistono, le conoscenze del mio Volere, che più che sole devono illuminare il suo Regno e fare innalzare, dai materiali formati da Me, edifici più vasti; quindi non ci vogliono altro che i popoli che devono popolare questo Regno del mio Fiat; ed i popoli si formeranno ed entreranno come si andranno pubblicando le conoscenze di Esso.

Dunque: due creature che scendono dalla Volontà Divina e danno il campo d'azione alla volontà umana e formano la rovina delle umane generazioni; altre due creature, la Regina del Cielo che vive per grazia nel mio Fiat Divino e la mia Umanità che vive per natura in Esso, formano la salvezza ed il ripristinamento e restituiscono il Regno del mio Volere Divino. E come non si può dubitare che sia venuta la Redenzione, essendo connesso insieme l'una e l'altro quindi con certezza spunterà il Regno del mio Fiat Divino; può essere al più effetto di tempo". [...]

 

La nascita della Vergine fu la rinascita di tutta l'umanità. (Volume 26 Settembre 8, 1929)

[...] (Luisa scrive:) Stavo pensando alla nascita della mia Mamma Celeste per darle i miei poveri omaggi, e chiamavo la Creazione tutta insieme con me ad inneggiare la Sovrana Regina, il mio dolce Gesù mi ha detto: "Figlia mia, anch'Io voglio inneggiare insieme con te e con tutta la Creazione la nascita dell'altezza della Mamma mia. Tu devi sapere che questa nascita racchiuse in sé la rinascita di tutta l'umana famiglia, e la Creazione tutta si sentì rinata nella nascita della Regina del Cielo. [...]

Questa Celeste Bambina col tenere integra nell'anima sua la nostra Divina Volontà senza mai fare la sua, riacquistò tutti i diritti dell'Adamo innocente presso il suo Creatore e la sovranità su tutta la Creazione. Perciò tutti si sentirono rinascere in Lei, e Noi vedevamo in questa Vergine Santa, nel suo piccolo Cuore, tutti i germi delle umane generazioni. Quindi per mezzo suo l'umanità riacquistava i diritti perduti, perciò la sua nascita fu la nascita più bella, più gloriosa. Essa fin dal suo nascere racchiuse nel suo Cuoricino Materno, come in mezzo a due ali, tutte le generazioni come figli rinati nel suo Vergine Cuore, per riscaldarli, per tenerli difesi e crescerli e nutrirli col sangue del suo Cuore Materno. Ecco la causa perché questa tenera Madre Celeste ama tanto le creature, perché tutti sono rinati in Lei e sente nel suo Cuore la vita dei figli suoi. Che cosa non può fare la nostra Divina Volontà dove regna e tiene la sua vita? Essa le racchiude [nell'anima dove regna] tutto e tutti e la fa apportatrice di bene a tutti. Sicché tutti sentono, sotto il suo manto azzurro, l'ala materna della lor Madre Celeste e trovano nel suo Materno Cuore il loro posticino dove mettersi al sicuro.

Ora figlia mia, chi vive nella mia Divina Volontà rinnova la sua rinascita e raddoppia le rinascite a tutte le umane generazioni. La mia Suprema Volontà, quando vive dentro d'un cuore e vi stende la pienezza della sua luce interminabile, accentra tutto e tutti, fa tutto, rinnova tutto, ridà tutto ciò che per secoli e secoli non ha potuto dare per mezzo delle altre creature ...". [...]

 

E nel Volume 34 Dicembre 28, 1936, a Luisa, stupita per le meraviglie create da Dio in Maria SS. e per il potere messo nelle sue mani dal Creatore, Gesù risponde: Come si ereditano da Adamo i mali, le passioni, le debolezze, così si possono ereditare dalla Celeste Regina gli infiniti beni che Ella possiede.

[...] "Figlia mia benedetta, non vi è nulla da dubitare. Il mio Essere è tutto amore e, quando pare che ho dato in tali eccessi d'amore da non poterne dimostrare altri maggiori, ecco che ne inventa dei nuovi, i quali sorpassano di gran lunga quelli che precedettero. Ascolta e ti convincerai della realtà delle mie parole. Tu sai che Adamo, in causa del suo peccato che commise, fece ereditare tutti i mali alle umane generazioni, uscendo dalla bella eredità della Volontà Divina in cui viveva e nella quale tutto era opulenza, sfarzo e sontuosità, e perciò perdette per sé e per la sua posterità, il diritto al possesso di tutti i nostri beni, [lui e tutti gli uomini] come suoi discendenti. Ma questi beni non furono distrutti, esistono ed esisteranno, e quando un bene non viene distrutto c'è sempre la certezza che verranno coloro che avranno il bene di possederli. Ora, la Gran Regina diede principio alla sua vita nell'eredità di questa Divina Volontà, anzi con tale abbondanza che si sentiva affogata nei beni del suo Creatore, ma tanto che può rendere felici e ricchi tutti quanti gli uomini. In questa sovrabbondante eredità che Ella acquistò dal Fiat ereditò la fecondità, la Maternità umana e divina, ereditò il Verbo del Padre Celeste, ereditò tutte le umane generazioni, e questi ereditarono tutti i beni di questa Madre Celeste.

Quindi come suoi eredi e come Madre, tiene il diritto di generare nel suo Materno Cuore i figli suoi; ma al nostro ed al suo amore non bastò, volle generare Se stessa ed il Verbo Divino in ciascuna creatura, e siccome era ereditiera del Verbo Divino, tiene il potere di farlo generare in ciascuna di esse. Come? Se si possono ereditare [da Adamo] i mali, le passioni, le debolezze, perché non si possono ereditare i beni [dalla Celeste Regina]? Ecco, perciò la Celeste Ereditiera vuol far conoscere l'eredità che vuol dare ai suoi figli: vuole dare la sua Maternità alle creature, affinché mentre generano Gesù, Gli facciano da mamme e Lo amino come Lei Lo amò. [...] Vuole dotare le creature del suo amore materno, e farle eredi del suo stesso Figlio. Oh, come si sentirà onorata nel vedere che le creature amano il suo Gesù col suo amore di Madre! [...]".

 

Ma tutto questo sarà possibile solo se le creature ritorneranno allo scopo primario della loro creazione, a vivere nel Divin Volere: Lo scopo primiero di tutto quello che Dio ha fatto nella Creazione e Redenzione, è che la creatura viva nel Divin Volere; e solo nel Divin Volere c'è vero riposo. (Volume 14 Settembre 11, 1922)

[...] (Gesù:) "Tutte le opere, allora danno riposo, quando si compiscono, ma se non sono compiute, danno sempre un pensiero, un da fare che rende inquieto il vero riposo.

Ora, il compimento dell'opera della Creazione era che l'uomo compisse in tutto la nostra Volontà. Essa doveva essere la vita, il cibo, la corona della creatura; e siccome questo non c'è ancora, l'opera della Creazione non è compiuta ancora, e né Io posso riposare in essa, né lei in Me; Mi dà sempre da fare, ed Io anelo questo compimento e riposo. Perciò amo e voglio tanto che si conosca il modo di vivere nel mio Volere; né mai potrò dire che l'opera della Creazione e Redenzione è compiuta se non ho tutti gli atti della creatura, che come letto si stendano nel mio Volere per darmi riposo. Ed Io, qual bel riposo non darò a lei, nel vederla ritornare sulle ali della nostra Volontà, col suggello del compimento della Creazione? Il mio Seno sarà il suo letto. Perciò non c'è cosa che ho fatto che non avessi per primo scopo che l'uomo prendesse possesso del mio Volere ed Io del suo. Nella Creazione fu questo il mio primo scopo, nella Redenzione lo stesso. I Sacramenti istituiti, le tante grazie fatte ai miei Santi, sono stati semi, mezzi per far giungere a questo possesso del mio Volere.

(E Gesù rivolto a Luisa:) Perciò non trasgredire nulla di ciò che voglio sulla mia Volontà, sia con lo scrivere, sia con la parola, sia con le opere. Da questo solo puoi conoscere che è la cosa più grande, la più importante, la più che M'interessa, il vivere nel mio Volere: dai tanti preparativi che l'hanno preceduta.

E vuoi sapere tu dove fu gettato questo seme del mio Volere? Nella mia Umanità. In Essa germogliò, nacque e crebbe; sicché nelle mie piaghe, nel mio Sangue, si vede questo seme che vuol trapiantarsi nella creatura, affinché lei prenda possesso della mia Volontà ed Io della sua, affinché l'opera della Creazione ritorni al principio, come uscì, non solo per mezzo della mia Umanità, ma anche della stessa creatura. Saranno poche [creature], fosse anche una sola; e non fu uno solo che sottraendosi dal mio Volere sfregiò, ruppe i miei piani, distrusse lo scopo della Creazione? Così una sola può fregiarla e realizzarla nel suo scopo. Ma le opere mie non restano mai isolate, sicché avrò l'esercito delle anime che vivranno nel mio Volere, ed in loro avrò la Creazione reintegrata, tutta bella e speciosa come uscì dalle mie mani. [...]".

 

O Gesù, io entro ora nell'Unità della tua Volontà, affinché la mia volontà sia una con la Tua, uno l'amore. In questa Unità che tutto abbraccia, la mia voce risuoni nel Cielo, investa tutta la Creazione, penetri nei cupi abissi e dica e gridi: " Venga il Regno del tuo Volere Divino; sia fatta la tua Volontà come in Cielo così in terra!

Io faccio mia la santità, la gloria, l'adorazione, il ringraziamento, i pensieri, gli sguardi, le parole, le opere, i passi di Adamo innocente per offrirti la ripetizione degli atti suoi; e Tu, vedendo in me la tua Divina Volontà operante, concedimi, Te ne prego, che venga il tuo Regno! " Da 'Il Pio Pellegrinaggio dell'anima nell'Operato della Divina Volontà' 4 a Ora

 

"Figlia mia, la mia Volontà è tutto e contiene tutto, e poi è principio, mezzo e fine dell'uomo. Perciò nel crearlo non gli diedi legge, né istituii Sacramenti, ma solo diedi all'uomo la mia Volontà, perché era più che sufficiente, stando nel principio di Essa, per trovare tutti i mezzi per giungere non ad una santità bassa, ma all'altezza della santità divina, e così trovarsi al porto del suo fine. Ciò significa che l'uomo non doveva aver bisogno d'altro che solo della mia Volontà, in cui doveva trovare tutto in modo sorprendente, ammirabile ed agevole, per rendersi santo e felice nel tempo e nell'eternità; e se gli diedi una legge, dopo secoli e secoli di averlo creato, fu perché l'uomo aveva perduto il suo principio, quindi aveva smarrito i mezzi ed il fine. Sicché la legge non fu principio, ma mezzo; ma vedendo che con tutta la mia legge l'uomo andava perduto, nel venire sulla terra istituii i Sacramenti, come mezzi più forti e potenti per salvarlo. Ma quanti abusi, quante profanazioni! Quanti se ne servono per mezzo della legge e degli stessi Sacramenti per più peccare e per precipitare nell'inferno! Mentre con la sola mia Volontà, che è principio, mezzo e fine, l'anima si mette al sicuro, si eleva alla santità divina, raggiunge in modo completo lo scopo per cui fu creata, e non c'è l'ombra del pericolo di potermi offendere. Sicché la via più sicura è solo la mia Volontà; e gli stessi Sacramenti, se non sono fatti in ordine con la mia Volontà, possono servire come mezzi di condanna e di rovina. Perciò inculco tanto la mia Volontà, perché l'anima stando nel suo principio, i mezzi le saranno propizi, e riceverà i frutti che contengono; invece, senza di Essa, gli stessi Sacramenti le possono essere veleno che la conducano alla eterna morte". (Gesù alla Serva di Dio Luisa Piccarreta, la PFDV Volume 17 Giugno 10, 1924)

Pro Manuscripto a cura del Gruppo di Preghiera 'Divino Volere e Divino Amore'