ALL'INIZIO DELLA MIA VITA C'E' DIO

IL NULLA è il tema fondamentale da cui incomincia l'esperienza umana: l'essere o il non essere, il tema della gratuità o casualità o fatalità della mia vita.

Sono pensieri questi che di solito non si avvertono perché siamo impegnati con le cose, col fare, non abbiamo tempo di porci dei grossi quesiti, ma effettivamente questo è il pensiero primo con cui comincia la vita umana in noi.

Io sono incominciato dal nulla, prima di me c'era il nulla, infatti non c'ero prima, prima del tal giorno non c'ero ed ho cominciato ad esserci uscendo dal nulla.

E quando noi pensiamo a qualcuno che non c'è più ce ne accorgiamo; la morte è il segno del nulla e lo si sperimenta forte quando magari avevi la mamma e poi non ce l'hai più, entri in casa, chiami e non c'è più e così il padre o il fratello o la sorella.

Il nulla è il mio confinante.

Il primo dato elementare dell'esperienza umana è questo: non c'eravamo e poi ci siamo, ci siamo e poi non ci saremo: il fatto del nascere e del morire su cui noi non abbiamo tempo di riflettere; ce ne accorgiamo, se ce ne accorgiamo, siamo nati senza accorgercene, molti muoiono senza accorgersene.                 

Allora sta di fatto che io ci sono mentre prima non c'ero, ci sono e scomparirò.

A me importa moltissimo che voi abbiate il coraggio di arrivare giù, in fondo, alle fondazioni, per chiedere a voi stessi: "Signore, come mai ci sono anziché non esserci? Perché ci sono? Non c'ero, ci sono, non ci sarò; perché, Signore?

Ci sono: è un fatto prodigioso; non è mica stato necessario che io ci fossi, figlioli cari, potevo non esserci. Come mai ci sono?

Perché ci sono e non ci sarò? Perché questo mio essere è comparso al mondo, se devo starci un po' e poi scomparire? Quanta gente del secolo scorso non c'è più; cosa c'è stata a fare? Nel prossimo secolo cosa importerà se il tal dei tali c'è stato? Saranno scomparse anche le lapidi, perché un po' ce le lasciano, ma dopo le buttano via.

Fra 100, 200 anni le nostre lapidi non conteranno più niente.

Costui chi era? Mah!                            

Questo è collocarsi in una posizione genuina tipicamente umana: un'isola tra il nulla, un nulla prima, un nulla dopo, un'isola emergente chissà da dove, un'isola che è emersa, ma che sarà sommersa.

Donde allora l'interrogativo fortissimo: perché ci sono? Cosa ci sto a fare? Come posso salvarmi dal nulla?                   

L'interrogativo è tremendo; molti lo sciolgono evitandolo e contentandosi di vivacchiare.

Voi tutti capite che se quest'isola è emersa dal nulla e sarà sommersa dal nulla, se in altre parole io sono un orfano abbandonato, se io penso che il nulla mi si spalanca davanti e che io sono abbandonato alle forze della natura, alla forza della materia che dentro di me adesso si svolge benino perché sto bene, ma il giorno in cui comincia a logorarsi, come avviene alle macchine, come succede al vestito che più lo si usa più diventa liso, cosa sarà di me?

Finirò fatalmente nel niente.             

Se dunque credo che sono vittima di forze che giocano dentro di me, che io non ho inventato, a cui sono abbandonato, è chiaro allora che la vita è solo un viaggio sconfortante verso una determinazione priva di significato.

"Sono diceva uno scrittore francese in un recente romanzo sulla nave che è destinata all'affondamento". E' tutto lì. E aggiunge ad un certo momento: "Vivo presso il mio nemico", che è il corpo, perché fra poco ci sarà un piede che non funziona, comincia la necrosi e quel piede lì mi farà morire.

Siamo dunque abbandonati al gioco, alla fatalità, all'evoluzione capricciosa di queste forze che portiamo addosso, come il nostro corpo, oppure delle forze che ci stanno attorno?

Ecco, questo è il grande rischio.

Oppure siamo lasciati a forze magiche fuori di noi, che dispongono di noi, irriconoscibili, sulle quali è inutile fare ricerche perché sono più  potenti di noi, come quando noi passiamo e calpestiamo una formica ed è tutto finito?  Come per tante formiche è così per noi, su cui si scatenano forze primordiali magiche, che fan di noi quel che vogliono, e noi siamo lì alla mercé?

Ed ecco allora che abbiamo trovato queste dimensioni, abbiamo scoperto questi problemi che intaccano l'essere tutto, tutta intera la vita.

Quando uno si è posto questo problema comincia a mettersi alla scuola del Signore.         

Il Signore è venuto per darci la risposta, non è venuto per dirci: siate bravi, non siate cattivi, fate il bene, non fate il male; non è venuto per portare un'etica, per renderci dei galantuomini o per rendere la nostra vita sopportabile.

Il Signore è venuto prima di tutto come maestro, come luce, proprio per rispondere a questi quesiti terribili, messi dentro la nostra natura.

Il suo primo compito è di spiegare; Lui che creò venne a spiegare quello che fece, venne a svelare i piani con cui fece e poi a dare una mano a costruire il progetto insieme a noi.

La sua risposta è questa: "In principio Dio creò il cielo e la terra". Qui, figlioli, non vi dirò niente di nuovo. Chi ci ha creato?

CI HA CREATI DIO. Sono in queste parole le più alte verità, la vera salvezza.

La parola della Bibbia incomincia "In principio"; è fatta per chi si interroga sul principio,  per chi è riuscito  a venir fuori dall'ingranaggio e a chiedersi: "Ci sono ma scomparirò, non c'ero, cosa ci sto a fare?". Questa parola è la vera luce e risponde a tutti gli enigmi, fa scomparire di colpo tutte le incertezze, gli incubi e le paure.

In principio non c'era il nulla, prima di me, presso di me, attiguo a me, al capolinea della mia esistenza, alla mia partenza, alla mia sorgente non c'era il nulla: c'era Dio.

Uno c'era, un essere c'era, un IO c'era, un io che noi chiamiamo Dio, che è l'origine di tutte le cose, è il pensiero che ha concepito tutte le cose, la presenza che ha dato l'esistenza a tutte le cose, l'Assoluto che non dipende dalle cose, ma le cose dipendono da Lui, l'Eterno che il tempo non misura e non consuma; ma è sorgente inesauribile sempre fresca, il permanente, colui che dà consistenza a tutte le cose.

La Bibbia vuol dire anche così: guarda che Colui che ha fatto tutte le cose ha fatto te e se vedi che le cose, le stelle, sono tanto ordinate, sappi che Colui che ha fatto tante meraviglie ha fatto te; e se le cose le ha fatte con infinita intelligenza, alla tua origine c'è un essere intelligente che sapeva quel che faceva.

Non ha fatto per necessità, per violenza,  così  per caso, non gli sei sfuggito per caso, ma ti ha fatto pensando, volendo, cercando, progettando.

Vediamo di graduare i pensieri. Dicevamo: presso di me, alla mia origine, prima che io fossi, vicino a me c'era il Creatore del cielo e della terra.

Dunque il Creatore del cielo e della terra è  presso di me; quindi, se ci sono, la colpa è sua e soltanto sua; il che significa che questi occhi sono stati inventati da Lui, se esistono, vicino ai miei occhi c'è Lui, presso la mia carne c'è Lui, presso la mia persona c'è Lui, la sorgente me la porto sempre dietro, la porto sempre con me.

Allora aggiungerò:

SONO DOVUTO a qualcuno,  sono dovuto all'Onnipotente, all'Onnisciente, alla sorgente; io sono dovuto a Lui, non al caso, perché allora sarei dovuto a nessuno.

Dunque c'è un preesistente a me presso di me; se io son dovuto vuol dire, figlioli, che quello che ho ricevuto è suo, è dono quel che ho e quel che sono, e porto dentro di me la marca di fabbrica.

Ho ricevuto un pacchetto con dentro un biglietto e ci sta scritto: a Maria, a Maurizio, a Gabriella, ecc. ecc. con la firma: il Creatore del cielo e della terra, Colui che è, il solo che è, mentre tutte le altre cose divengono, la sorgente di tutti gli esseri, l'essere infinito che è la pienezza dell'essere.

Il senso religioso incomincia qui: col senso del dovuto; mi sveglio al mattino e dico: "Mio Dio, vi adoro e vi ringrazio di avermi creato".

Cos'è ringraziare se non essere dovuto? Io ringrazio Colui al quale sono dovuto.

Quando ti presenti davanti al Signore a pregare, tu ti presenti a Colui al quale sei dovuto;  una confidenza radicale, originale dovrai sempre avere, sapendo che sei dovuto tutto intero.

Tra me e Lui c'è un rapporto radicale, ineliminabile perché sarò sempre dovuto, anche quando dovessi andare all'inferno, sarò sempre dovuto.

Purtroppo questo è il senso che va scomparendo nella filosofia moderna e nell'atteggiamento anche teologico perché si cerca di dare sempre tanta importanza alla decisione dell'uomo, meno invece a quello che è stato deciso dell'uomo; a quello che io devo decidere piuttosto che al fatto che io sono stato deciso; a quello che devo volere più che a quello che fu voluto per me.                            

Io fui voluto, io fui deciso senza essere interrogato, senza che ci mettessi nulla, senza che avessi fatto niente, prima ancora che avessi fatto qualcosa di bene o di male.

Fui scelto, fui deciso con un consiglio, con una elezione immotivata per me, nella quale io non sono entrato, nella quale non ho dato nessun parere, non mi fu chiesto parere per nulla, né fu chiesto parere per nessuno, neppure mia madre e mio padre furono convocati per sentire il loro parere.

Sono per un parere unico esclusivo, per una invenzione unica esclusiva sua, alla radice di me c'è soltanto Lui, a farmi fare il passaggio dal nulla all'essere c'è soltanto Lui. Presso la mia sorgente non c'è il nulla, c'è il  Tutto.

L'AMORE DI DIO incomincia qui, figlioli cari, s'accende l'amore di Dio quando uno comincia a rendersi conto di questa grande verità radicale.

Mio Signore, quanta importanza do alle creature al punto che, se uno mi fa un favore, se sento dire che il tale ha parlato bene di me, mi entra subito in simpatia.

Questo essere infinito ha fatto tutto prima che gli altri mi conoscessero, fu il primo a conoscermi e gli altri mi conoscono perché Lui mi conobbe; se Lui non mi avesse conosciuto, gli altri non mi conoscerebbero, non saprebbero nulla di me, a Lui solo totalmente son dovuto.

Ebbene, a quello a cui siamo dovuti totalmente, in genere diamo il meno di pensieri e di sentimenti, ci inteneriamo per una caramella e non ci inteneriamo per il dono della vita.

Figlioli cari, che meraviglia se fossimo stati presenti all'attimo in cui fummo pensati, in cui nell'intimo della Trinità fu deciso che noi saremmo venuti al mondo alla tale ora, al tal giorno, che saremmo venuti così, con questo dono qui, pur con la consapevolezza delle nostre miserie, dei nostri peccati, delle nostre imperfezioni, delle nostre ingratitudini anche.

Se fossimo stati presenti chissà cosa avremmo esclamato, chissà cosa avremmo gridato a Dio di riconoscenza.

La meditazione è il momento in cui una creatura risale il corso del suo piccolo torrente, risale alla sua sorgente, si va a specchiare ai suoi inizi e si scopre con l'occhio innocente e pulito proprio degli inizi.

Si vede nascere ed emergere dal nulla, come il giorno in cui emergemmo dal seno di nostra madre, e nostro padre ci prese in mano e fece chissà quanta festa.

RICEVERSI DALLE MANI DI DIO. Fatela questa esperienza, di ricevervi dalle mani di Dio, di risalire là nel tempo, nell'intimo di Dio, di vedervi decidere, di sentir pronunciato il vostro nome per la prima volta e di sentirvi dire: "Ti voglio, eccoti la vita".

"Ma, Signore, cosa stai facendo, ma non sai che razza di..." 

"Ti voglio, ti voglio ad ogni costo, mi sei necessario".

Certo che se potessimo entrare nella mente di Dio, sapere la sua maestà, la sua onnipotenza, la sua libertà e sentire che il Signore impiega tutto se stesso per questo povero torrentello che sono io, non cesseremmo di ringraziarlo.

Il fatto di esistere non è un fatto normale; noi ci svegliamo al mattino e per noi è una cosa normale che si alzi il sole e mi alzo io, ma non è una cosa normale, continua lo stupore della nascita, continua il miracolo di essere usciti dal nulla.               

Tu continui a nascere, tanto è vero che un giorno te ne accorgerai che ti si svuoterà il sacco e cascherai giù.      

Ripeto: non è un fatto ordinario, è sempre fatto eccezionale, fatto nuovo, è sempre prodigio, è sempre creazione, è sempre invenzione, quindi c'è sempre l'intervento di Dio presso di te, al tuo svegliarti ed anche al tuo camminare; presso di te c'è sempre questo Onnipotente che ti chiama per nome, che ti da sempre consistenza e che continua ad alimentare il tuo torrente: se la sorgente si chiudesse il torrente andrebbe in secca subito.

Ogni attimo di vita è sempre un miracolo, è sempre un contatto immediato tra il Creatore e la creatura; allora se tu sei è perché Lui è presso di te, immediatamente presso di te.

Sentite queste pagine della Sapienza: (cap.11,24) "Poiché tu ami tutti gli esseri e non detesti nulla di quanto hai fatto: certo se tu odiassi qualche cosa, non l'avresti formata. E poi come potrebbe durare qualche cosa, se tu non volessi? O conservarsi ciò che non è chiamato da te? Ma tu risparmi tutte le cose perché sono tue, o Signore, amico della vita".

Nei momenti di pessimismo dì a te stesso: "Poiché ami tutti gli esseri e non detesti nulla di quanto hai fatto".

Il Signore non ci detesta mai, il nostro essere gli è sempre caro, figlioli, perché ci ha fatto Lui. "Certo se tu odiassi qualche cosa non l'avresti formata". 

"Ma allora, se mi hai formato, Signore, è perché ti sono caro".

Allora, ecco la grande cosa, il passo ulteriore.

Abbiamo detto: sono dovuto, il passo ulteriore è questo:

SONO UN PROGETTO DI LUI. Che significa? Significa che sono sottratto alla magia, alle forze inconscie, che la mia vita non è affidata al caso, significa che attorno a me e per me e su di me furono fatti dei pensieri, significa che io sono un'idea, un pensiero di Dio.

Dunque non appena la potenza di Dio è presso di me, ma il suo pensiero.

Pensateci su, rifletteteci su un momentino e dite: Ma Signore, è proprio vero che prima di farmi tu hai fatto dei calcoli, hai fatto dei conti, hai previsto, hai soppesato e mi hai collocato in un momento particolare della storia, in una famiglia, in una situazione perché io ricevessi questo?

Quali sono i fini precisi non lo so, ma so che mi hai collocato, che hai studiato la mia collocazione, Signore.

Hai studiato la fase nella quale io sarei stato coltivato, poi hai pensato, Signore, il trapianto, la mia collocazione, la mia destinazione; la mia collocazione per ricevere e poi la mia destinazione per dare, le persone da cui dovevo ricevere e le persone a cui avrei dovuto dare.

Hai pensato, Signore, anche le grazie da concedermi, quelle che mi sarebbero state necessarie al momento opportuno, ti sei fatto, in una parola, un piano perché la mia vita riuscisse necessaria alla tua Chiesa, ai tuoi progetti, al progetto della tua Chiesa, al progetto della salvezza del mondo.

Tu mi hai pensato non appena per salvarmi, ma per rendermi salvatore, non appena per essere un vaso di fiori da annaffiare perché splendano, ma per essere io stesso torrente irriguo che salva altri.

Ma, se è così, allora il Signore ha avuto delle attese, il Signore ha sperato su di me, chissà che cosa si sarà aspettato da me il Signore, certo che ha fatto delle speranze su di me, delle attese.

Vedremo poi che il progetto dell'incarnazione, la passione e la morte del Figlio, l'istituzione della Chiesa, i Sacramenti sono tutto in funzione di questo: per santificarmi e rendermi santificante, per attuare queste speranze di Dio su di me.

Ma allora, se è così, io credo che la risposta più forte che dovrebbe venir su dalla vostra coscienza dovrebbe essere questa: Signore, fammi conoscere che cosa speravi da me, perché vorrei tanto, Signore, realizzare queste speranze, anche perché le speranze che io posso avere su di me sono tutte meschine, Signore.

Le speranze della carne, le speranze della vanità, le speranze del denaro sono tanto meschine, così le speranze e i progetti che vengono su dai miei istinti, Signore; anche le speranze che gli altri possono avere su di me possono essere tanto povere e miserabili, sono quasi tutte riduttive.

Le speranze degli uomini sono riduttive, ma il Signore ha parlato, Colui che mi ha creato ha parlato e ha parlato apposta per dirmi i suoi pensieri su di me: come fu che ci sono anziché non esserci, perché si aspettò, pensò, volle, progettò e decise di mettere in moto tutto l'universo perché a me arrivasse la grazia del Salvatore, e poi io dessi il mio contributo, facessi fruttificare questa grazia e rendessi a mia volta.

Dunque non la magia, non l'abbandono al caso, ma un preciso disegno, sicché allora io devo fare una cosa sola se voglio sottrarmi al nulla, alla magia, al caso, all'inconsistenza, alla vacuità, al non senso, ad una vita perduta, se voglio sottrarmi domani ad una morte insignificante dopo una vita insignificante: mettermi alla scuola del mio Signore e pregarlo perché mi parli ancora, mi spieghi meglio, mi riveli davvero che cosa pensava di me.

Alcuni di voi devono ancora decidere il tema della propria vocazione, sono in fase di orientamento: come è importante allora questa meditazione, perché il Signore può dire a ciascuno nel segreto del cuore che cosa veramente si aspetta da lui.

Certo, figlioli, capite subito come la proposta della verginità consacrata è una proposta formidabile.

Colui che ci ha pensato ha osato fare ad alcuni questa proposta, di vivere in esclusiva, in riserva immediata ed esclusiva per Lui, di vivere per l'Amore...

TI HO CREATO PER AMARTI E AVERE IL TUO AMORE. Qui c'è dentro tutto, il resto è tutto realizzazione dei modi di amare, ma il discorso è tutto lì, è solo lì.

Ti ho creato per avere qualcuno da amare, da amare molto, da riversarti totalmente il mio amore per amarti in immediatezza e in esclusiva, e per essere amato molto in esclusiva e immediatezza, per non conoscere nessun altro amore che questo, nessuna maniera di ricambiare che questa.

Voi capite che la consacrazione alla verginità non è qualche cosa che si sopraggiunga, ma raggiunge la radice dell'essere; le sue motivazioni sono alla radice dell'essere.

Signore, ti restituisco integralmente ciò che mi hai dato.

La nostra mamma non è che sia diversa, però la nostra mamma ha assunto un altro compito: amare il Signore, ma in compagnia di un'altra creatura.

E' un compito preziosissimo senza del quale noi non saremmo al mondo e questa è la norma della maggior parte delle creature, ma se al Signore piacesse chiamarci tra quei pochi che egli vuole a sua disposizione esclusiva, cui non vuole affidare il compito della generazione, che richiede pertanto un amore immediato ad una creatura, ma a cui vuole lasciare il compito invece di stare per Lui, per offrirci poi al mondo segni del suo amore per gli uomini, sarebbe bello.

Il Signore è libero di farlo, il Signore ad alcuni offre questo progetto, ad alcuni fa capire che il motivo per cui lo creò fu questo.

Io credo che il momento più esaltante per una creatura è quando, magari ancor giovane, riesce a risalire alla sorgente, ad entrare nell'intimo di Dio e ad assistere al discorso che Dio fece per lei.

Disse il Signore: ti voglio prete in riserva per gli altri, ti voglio nella verginità in riserva d'amore in modo che il maggior tempo tuo sia nell'ascoltare me, nel parlare fra noi due per poi spenderti ad amare gli altri, oppure ti voglio nella famiglia per amare una creatura, per amare dei figli e avviarli verso di me.

Son discorsi diversi però son tutti nello stesso progetto della Chiesa.

Andiamo avanti ancora; ma per questo progetto che io sono il Signore ha progettato tutto il resto; in altre parole

IO SONO IL PUNTO TERMINALE DELLA CREAZIONE. Nel progetto del mondo il Signore mi ha messo al centro dell'universo perché tutto il mondo venisse a me, gli sono tanto importante che tutto il resto il Signore lo ha fatto per me, per ciascuno di noi: questo sole qui, quest'aria, le stelle, questo mondo immenso è a me che sono destinati, in me le cose trovano il loro senso, il loro mestiere è di servirmi.

Le cose hanno ricevuto un indirizzo al momento della creazione, anche il sole, tutto ha ricevuto un indirizzo..

Era il pensiero che inteneriva S. Francesco, il pensiero che le cose fossero state fatte per lui,  pensate per lui.

Ma se fosse davvero vero che queste piante che sono qui, che questo immenso universo fu destinato a me, se è vero davvero allora siamo degli incoscienti forti.

Quando ci svegliamo al mattino mica siamo pronti a capire, riceviamo posta continuamente e noi cosa facciamo? mettiamo in tasca le lettere o ce ne serviamo per accendere il fuoco. Non ci leggiamo quel che c'è scritto dentro, non le apriamo neanche, sfruttiamo il francobollo e basta.

Se è vero che siamo il punto terminale della creazione, anche adesso in questo momento, allora io mi incontro con Dio in ogni momento, Dio mi si fa incontrare in ogni cosa, in ogni cosa mi dice: ti voglio bene.

Ma allora Dio mi è vicino in ogni cosa, la presenza di Dio è pressante, è incombente in ogni momento, non gli sfuggirò mai perché ovunque vado trovo Lui, le sue cose, il mio indirizzo, il mio nome e il suo nome: mittente e destinatario.

Ogni cosa porta il mio nome e il nome del mittente, sono sempre insieme.

Questo è uno degli aspetti che la spiritualità oggi rischia di perdere; ecco perché si impoverisce, si carica di volontarismo, di misticismo, di tante considerazioni, ma è priva di questo.

Uno spirito religioso autentico non può sfuggire a questa realtà: che Dio lo insegue, lo fascia, che ovunque tu vada, ovunque tu volga sei circondato dall'amore di Dio.                 

Ti si chiede una cosa sola allora: la purezza di cuore, che il tuo occhio si faccia limpido e che veda dietro le cose la presenza del tuo Signore,  che scopra la ragione di dono in ogni cosa, allora diventano tanto più belle le cose, diventano tanto più rispettabili e tanto più pulite e allora tu ti senti continuamente al centro delle attenzioni di Dio, emergi e cresci nella tua importanza perché sei sempre il destinatario.

E allora non appena le cose, ma gli uomini che ti sono vicini ancor di più diventano importanti, ognuno è un destinatario dei pensieri di Dio, ognuno è un pensiero di Dio, ognuno fu deliberato, voluto, cercato, progettato, ognuno è un suo bene, un tesoro; gli uomini sono i lingotti d'oro di Dio.

Ecco allora che vicino alle creature, se ho questo senso creaturale, cioè se sono abituato a vedere nelle cose e in me la presenza di Dio,  come si fa puro l'occhio, come si fa rispettoso, come si fa adorante, come si riempie il cuore, come si mette in moto la vita spirituale, come si nutre.

Perché? Perché ti carichi continuamente di stupore, finisce il tuo isolamento, finiscono la nostalgia e la malinconia perché finisce il nulla, finisce il magico; c'è il chiarore, c'è la certezza, c'è Dio dappertutto.                              

Colui che ti ha creato e ti ha voluto, colui che ti ha dato un posto e una missione è dappertutto.

Soltanto chi ha capito l'importanza della creazione, il fatto cioè che presso l'origine di ogni uomo c'è Dio, che a Dio siamo dovuti, che la colpa della nostra esistenza è sua, che siamo roba sua, suo progetto, punto terminale della sua azione e delle sue meraviglie, può capire l'incarnazione.

Perché Dio ha mandato il Figlio suo in mezzo agli uomini? Perché sono roba sua.

Perché ha voluto salvare gli uomini? Perché sono il suo bene, perché sono dovuti a Lui e non al caso.

Si spiega come la Chiesa agli inizi del secondo secolo sia stata severissima contro i manichei, perché per i manichei alcune creature erano dovute al diavolo e alcune a Dio.               

In principio Dio creò il cielo e la terra; tutte le cose che sono, sono buone, da Lui vengono, Lui le ha fatte.

La conclusione è qui:

SONO COSA BUONA, sono cosa radicalmente buona e sono una cosa pulita, sono uscito pulito dalle mani di Dio.

Allora vuol dire che, se io ho stima di me, il non dare importanza a me stesso, il buttarmi via significa buttar via Dio, significa disprezzare la sua opera.

Vuol dire allora che la cosa che più piace a Dio è che noi siamo contenti del dono della vita, che noi lodiamo la vita.

La cosa che più gli dà dispiacere è quella di lasciarsi andare in balia al chissà chi; la cosa che più gli fa piacere è che contiamo su di Lui, allora.

C'è un progetto che non fallirà e Lui lo realizzerà: è l'Onnipotente.

Questa meditazione deve finire, figlioli, proprio con un senso di sicurezza, di abbandono: Signore, ho rifatto il corso, ho trovato che alla mia origine ci sei Tu, creatore del cielo e della terra, ma non come sei all'origine del sole perché il sole non ti interessa; il sole è stato dato a me, Signore; il sole è per me, ma io interesso Te.

Il Signore ci ha creato per un rapporto immediato, per un tu per tu, perché lo conoscessimo come Lui ci ha conosciuto, e si aprisse un dialogo tra noi e Lui come tra due che si innamorano.

Se questo fosse davvero vero, figlioli bravi, varrebbe la pena far dei salti di gioia, ed una gran festa come fece il Signore.

"Vide Dio che era cosa buona e fece sabato" dice la Bibbia.

Chi fu il primo a celebrare il sabato? Fu proprio Dio Creatore.

Perché celebrò il sabato? Perché fu molto orgoglioso di quel che aveva compiuto, fu molto contento di aver creato l'uomo.

Creò Adamo per se stesso solo, o in Adamo non pensò anche a noi?

In Adamo pensò anche a me, Ersilio Tonini, anche a Franca, ecc. ecc.

Fece festa il Signore, celebrò l'inizio dell'uomo, fece festa per ogni vita e comandò che l'uomo facesse festa per la sua vita: questo vuol dire sabatizzare.

Il precetto del sabato vuol dire partecipare alla gioia di Dio.

Io non so se voi siete in grado di far festa per il dono della vita, ma oggi bisogna farla, sia perché la vita che ci ha dato è un dono grande, ma soprattutto perché vicino alla nostra vita c'è Lui.

Io credo che la cosa più bella sia questa: come tu hai fatto festa per me, perché ci sono io, Signore, io faccio festa perché ci sei Tu.

Quando il Signore si sente dire: Signore sono contento che Tu ci sei, credo che sia per Lui l'atto di lode più alto che gli si sia potuto fare.

Io vengo da Te, Signore, sono contento di esserci, ma sono più contento di esserci da Te, Signore, con Te, Signore.

S.E. Card. Ersilio Tonini

A cura delle Suore della

"Piccola Famiglia di S. Teresa del B.G." Ravenna