ANTOLOGIA DI MEDITAZIONI_11 sul vivere nella DIVINA VOLONTA'

seguendo gli "Scritti" della Serva di Dio Luisa  Piccarreta

 

Meditazioni sul Volume 1 del Diario di Luisa Applicazioni per l'anima

Linee Guida

 

Introduzione

Dopo tanti giri negli atti della Divina Volontà, cos'é questo?  Un passo indietro?

Necessari Approcci Graduali al Volume Uno:

1 Si diviene familiari con le circostanze "esterne e storiche" della vita di Luisa. nello spazio e nel tempo. 

2 L'entità delle sue sofferenze. Le prove a cui venne sottoposta. Il grande lavoro di preparazione da parte di Nostro Signore.

Significa questo "conoscere chi é Luisa" secondo il piano di Dio e nella Sua Volontà?  Non ancora.

"...E come s'inoltreranno a conoscere tutte le manifestazioni, i beni che ci sono nel Fiat Supremo troveranno le tue norme, come hai messo Cielo e terra sossopra, girando ovunque e chiedendo che presto fosse conosciuto questo regno, troveranno ciò che hai sofferto per ottenergli un sì gran bene, come devono comportarsi, che devono fare per poter avere libera entrata a vivere in esso.  Perciò tutto è necessario che si faccia conoscere, per fare che il regno mio fosse tutto completo, per fare che nulla manchi, tanto le cose più grandi quanto le più piccole; perciò certe cose che a te sembrano piccole potrà essere una pietra divina trasformata in oro purissimo che formerà parte delle fondamenta del regno della mia Suprema Volontà." (Vol. 20  Gennaio 30, 1927)

3 Andando avanti, ed entrando più profondamente nell'area delle disposizioni di ciascun anima e delle conoscenze della Divina Volontà, si entra finalmente nella sfera dell'applicazione del Volume Uno a ciascuna anima in modo unico non secondo la 'lettera' e la 'superficie', ma alla luce delle verità del vivere nel Divin Volere.  (ex. avendo già girato diverse volte negli atti della DV nella Creazione, seguendo il parallelo della creazione della DV nell'anima, ci é più agevole scoprire il processo di "creazione" nei diversi passi che Gesù compie con Luisa nel Volume Uno)

Chi é dunque Luisa?  Luisa é lo svolgimento e la manifestazione del Terzo Fiat di Dio; ella incorpora e racchiuse l'Opera della Santificazione delle creature secondo il piano di Dio per la Sua Creazione; Luisa E' l'Opera di Dio di far vivere l'anima nella Sua Divina Volontà.

Qual é allora il rapporto tra l'anima che vuole vivere nella Divina Volontà e Luisa?...
Come imposta Luisa stessa questa relazione?...

La conoscenza di sé procede di pari passo con la conoscenza di Dio.  

"Volume Uno" significa conoscere se stessi (il nulla) al fine di conoscere Dio (il Tutto):  "Che io conosca me; che io conosca Te" (S. Agostino)

 

Giugno 2, 1899  Volume 2

Il favore più grande ad un'anima, è il farle conoscere sé stessa.

Il mio dolcissimo Gesù questa mattina mi ha voluto far toccare con le proprie mani il mio nulla. Nell'atto che si è fatto vedere, le prime parole che mi ha indirizzato sono state: "Chi sono Io, e chi sei tu?" In queste due parole vidi due luci immense: In una comprendevo Dio, nell'altra vedevo la mia miseria, il mio nulla. Mi vedevo non essere altro che un'ombra, come quell'ombra che fa il sole nell'irradiare la terra, che dipende dal sole, che passando per essa ad altri punti, l'ombra finisce d'esistere fuori del suo splendore.  Così l'ombra mia, cioè il mio essere, dipende dal mistico Sole Iddio, e che in un semplice istante può disfare quest'ombra. Che dire poi, come ho deformato quest'ombra che il Signore mi ha dato, non essendo neppure mia? Fa orrore a pensarlo, puzzolente, putrida, tutta verminosa, eppure in questo stato così orrido, ero costretta a stare innanzi ad un Dio sì santo, oh! come sarei stata contenta se mi fosse dato nascondere nei più cupi abissi.

Dopo ciò Gesù mi ha detto: "Il favore più grande che posso fare ad un'anima, è il farle conoscere sé stessa, la conoscenza di sé e la conoscenza di Dio, vanno pari passo, per quanto conoscerai te stessa, altrettanto conoscerai Dio. L'anima che ha conosciuto sé stessa, vedendosi che da sé non può niente operare di bene, quest'ombra del suo essere la trasforma in Dio e ne avviene che in Dio fa tutte le sue operazioni.  Succede che l'anima sta in Dio e cammina presso di Lui, senza guardare, senza investigare, senza parlare, in una parola, come morta, perché conoscendo a fondo il suo nulla, non ardisce di fare niente da sé, ma ciecamente segue il tiro delle operazioni del Verbo."

A me sembra che all'anima che conosce sé stessa, succede come a quelle persone che vanno in vapore, che mentre passano da un punto all'altro, senza fare un passo da sé stesse, fanno dei lunghi viaggi, ma tutto ciò in virtù del vapore che le trasporta. Così l'anima, mettendosi in Dio, come le persone in vapore, fa dei sublimi voli nella via della perfezione, ma conoscendo appieno che non essa, ma in virtù di quel Dio benedetto che la porta in Sé. Oh! come il Signore favorisce, arricchisce, concede le grazie più grandi, sapendo che non a sé, ma tutto a Lui attribuisce. Oh! anima che conosci te stessa, quanto tu sei fortunata!

   "Volume Uno" significa premersi e riordinarsi al fine di espandere il campo di azione della Divina Volontà in noi

 

Settembre 18, 1917  Volume 12

..."Figlia mia, pazienza, la costanza nel bene mette tutto in salvo, anzi ti dico che quando tu, priva di Me, lotti tra la vita e la morte per il dolore di essere priva del tuo Gesù, e con tutto ciò sei costante nel bene e nulla trascuri, non fai altro che premere te stessa, e nel premere esce l'amor proprio, le naturali soddisfazioni, la natura resta come disfatta e rimane un succo tanto puro e dolce che Io con tanto gusto prendo, che mi raddolcisco e ti guardo con tanto amore e tenerezza, da sentire le tue pene come se fossero mie. Così se sei fredda, arida ed altro e sei costante, tante premute di più dai a te stessa, e più succo formi per il mio cuore amareggiato. Succede come ad un frutto spinoso e di corteccia dura, ma dentro contiene una sostanza dolce ed utile; se la persona è costante nel togliere le spine, nel premere quel frutto, ne estrarrà tutta la sostanza del frutto e ne gusterà il bello di quel frutto, sicché il povero frutto è restato vuoto del bello che conteneva, anzi le spine e la corteccia sono state gettate. Così l'anima, nel freddo, nelle aridità, getta a terra le soddisfazioni naturali, si svuota di sé stessa, e con la costanza preme sé stessa, e l'anima resta col frutto puro del bene, ed Io ne gusto il dolce. Sicché, se sei costante, tutto ti servirà a bene, ed Io appoggerò con sicurezza le mie grazie."


Agosto 20, 1923  Volume 16

"...Questo è il tuo compito figlia mia, affascinarmi, vincolarmi tanto col tuo interno tutto riordinato nel Supremo Volere, da trasportarlo dal Cielo in terra, affinché sia conosciuto e abbia vita come in Cielo così in terra. Di tutto il resto non ti dar pensiero...".

Ma cos'é tutto questo? Una stretta precondizione da soddisfarsi per poter iniziare a vivere nella Divina Volontà? Certamente no sarebbe troppo difficile, o addirittura impossibile per una piccola anima applicare ciò. Si tratta piuttosto di una continua e costante espansione delle sue disposizioni. 

 

Luglio 25, 1917  Volume 12 

Gesù purifica l'anima per ammetterla a vivere nella Sua Volontà.

...Ed io: "Vita mia, sono tanto cattiva, come posso fare ciò?" E Gesù: "Tu devi sapere che l'atto più nobile, più sublime, più grande, più eroico, è fare la mia Volontà ed operare nel mio Volere, quindi, a quest'atto che nessun altro potrà eguagliare, Io faccio pompa di tutto il mio amore e generosità, e non appena l'anima si decide a farlo, Io, per darle l'onore di tenerla nel mio Volere, nell'atto che i due voleri s'incontrano per fondersi l'uno nell'altro e farne uno solo, se è macchiata la purifico, e se le spine della natura umana la involgono, le frantumo; e se qualche chiodo la trafiggesse, cioè il peccato, Io lo spolverizzo, perché niente può entrare di male nella mia Volontà; anzi, tutti i miei attributi la investono e cambiano la debolezza in fortezza, l'ignoranza in sapienza, la miseria in ricchezza, e così di tutto il resto. Negli altri atti rimane sempre qualche cosa di sé, ma in questi rimane spogliata di tutta sé stessa, ed Io la riempio tutta di Me."

Ebbene, la risposta al quesito iniziale "E' questo un passo indietro?"  é: "No! E' uno slancio in avanti!"

 

Il Volume 1 dell'anima[1]

L'INIZIO... UN PUNTO NERO

Ottobre 6, 1921  Volume 13

Il peccato è il punto nero dell'uomo, ma lo stato di grazia e di operare il bene è il punto luminoso dell'uomo.

Stavo pregando ed adorando le piaghe del mio crocifisso Gesù, e pensavo tra me:  "Quanto è brutto il peccato, che ha ridotto il mio sommo bene in uno stato così straziante." Ed il mio sempre amabile Gesù, poggiando la sua santissima testa sulla mia spalla, sospirando mi ha detto: "Figlia mia, non solo è brutto il peccato, ma orribile, è il punto nero dell'uomo!  Mentre pecca subisce una trasformazione brutale, tutto il bello che gli ho dato si copre d'una bruttezza orribile a vedersi, e non solo il senso che pecca, ma tutto l'uomo corre insieme, sicché, peccato il pensiero, il palpito, il respiro, il moto, il passo; la volontà ha trascinato l'uomo ad un sol punto, e da tutto il suo essere manda fitte tenebre che lo accecano ed un'aria velenosa che lo avvelena, tutto è nero intorno a lui, tutto è micidiale, e chiunque a lui si avvicina si mette in uno stato pericolante, orribile e spaventoso, tal'è l'uomo nello stato di peccato."

Io sono rimasta atterrita e Gesù ha ripreso: "Se orribile è l'uomo nello stato di colpa, è pure bello nello stato di grazia e di operare il bene; il bene, fosse anche il più piccolo è il punto luminoso dell'uomo; mentre fa il bene subisce una trasformazione celestiale, angelica e divina; il suo buon volere trascina tutto il suo essere ad un punto solo, sicché bene è il pensiero, la parola, il palpito, il moto, il passo, tutto è luce dentro e fuori di lui, la sua aria è balsamica e vitale, e chiunque s'avvicina si mette al sicuro. Com'è bella, graziosa, attraente, amabile, speciosa, l'anima in grazia nel fare il bene, che Io stesso ne resto innamorato, ogni bene che fa è una sfumatura di bellezza di più che acquista, è una somiglianza di più col suo Creatore che lo fa distinguere per suo figlio, è un potere divino che mette al traffico. Ogni bene che fa sono i portavoce tra il Cielo e la terra, sono le poste, i fili elettrici che mantengono le comunicazioni con Dio."


Agosto 31, 1926  Volume 19

La volontà umana paralizza la vita della Divina nell'anima.

...Sospirando ha soggiunto: "Figlia mia, la volontà umana paralizza la vita della mia nell'anima, perché senza della mia Volontà non circola la Vita Divina nell'anima, che più che sangue puro conserva il moto, il vigore, l'uso perfetto di tutte le facoltà mentali, in modo da farla crescere sana e santa, da poter conoscere in lei la nostra somiglianza, quante anime paralizzate senza della mia Volontà! Quale spettacolo compassionevole, vedere le umane generazioni quasi tutte paralizzate nell'anima, e quindi sragionevole, cieche per vedere il bene, sorde per ascoltare la verità, mute per insegnarla, inerti per le opere sante, immobili nel camminare la via del Cielo, perché la volontà umana, impedendo la circolazione della mia Volontà, forma la paralisi generale nell'anima delle creature. Succede come al corpo, che la maggior parte delle malattie, specie poi di paralisi, sono prodotte da mancanza di circolazione di sangue, se circola bene il sangue l'uomo è robusto e forte, non avverte nessun malessere, ma se incomincia l'irregolarità della circolazione del sangue, incominciano le indisposizioni, le debolezze, le tisi, e se la circolazione si fa tanto irregolare, si resta paralizzato, perché quel sangue che non circola e che con rapidità non scorre nelle vene, forma i gravi mali della natura umana.  Che non farebbero le creature se sapessero che c'è un rimedio per la regolarità della circolazione del sangue, andrebbero chi sa dove per averlo, per non andare incontro a nessun malanno. Eppure c'è il gran rimedio della mia Volontà per evitare qualunque male dell'anima, per non restare paralizzata nel bene, per crescere forte, robusta nella santità, e chi lo prende?  Eppure è un rimedio che si dà gratis, né devono girare per averlo, anzi è sempre pronta a darsi e a costituirsi vita regolare della creatura. Quale dolore figlia mia! qual dolore!"  Detto ciò è scomparso.


Giugno 2, 1930  Volume 28

La sconfidenza, l'atto debole nel corso dei secoli. 

"...Dovrebbero comprendere che tutto ciò che ho fatto all'anima tua, doveva servire alla mia Divina Volontà, la quale tutto merita, e doveva servire nel sentire le mie tante condiscendenze amorose, a far comprendere quanto amo la creatura e quanto posso amarla per elevare la creatura al mio puro Amore, e alla piena confidenza che deve avere verso chi tanto l'ama. Perché se non c'è piena confidenza tra Me e la creatura, non si possono elevare a vivere nella mia Divina Volontà. La sconfidenza mette sempre ostacolo all'unione tra Creatore e creatura, è la tarpitrice del volo verso chi tanto l'ama, la fa vivere rasente la terra, e ad onta che non ci cade, le fa sentire al vivo le sue passioni. Molto più che la sconfidenza è stato l'atto debole nel corso dei secoli, e delle volte anche le anime buone sono state arretrate nel cammino delle virtù per causa della sconfidenza, ed Io per togliere questo torpore che produce lo spettro della sconfidenza, ho voluto mostrarmi con te tutto amore, e alla famigliare più che padre e figlia, per richiamare non solo te, ma tutti gli altri a vivere da figli, come cullati nelle mie braccia, ed Io ho gustato e anche tu, com'è bello avere la creatura tutt'amore e tutta fiducia con Me; Io posso dare ciò che voglio, ed essa non tiene nessun timore di ricevere ciò che vuole. Onde messa in ordine tra Me e la creatura la vera confidenza, viene tolto il maggiore ostacolo di far regnare la mia Divina Volontà nelle anime loro....".

Ebbene allora, come Luisa, l'anima esclama:  "E' vero che anch'io sono una sentina di vizi, ma Voi mi potete purificare e far qual Voi mi volete".  (Volume 1)

 

Il punto iniziale della ricreazione dell'anima, come quando il primo Fiat fu pronunziato sopra il caos degli elementi:

Gennaio 2, 1923  Volume 15

Prodigi del Fiat Divino nel gran vuoto dell'anima.

Stavo pregando ed abbandonandomi tutta nelle braccia della Santissima Volontà di Dio, ed il mio sempre amabile Gesù, uscendo dal mio interno e dandomi la mano, mi ha detto:  "Figlia mia, vieni insieme con Me e guarda il gran vuoto che esiste tra il Cielo e la terra.  Questo gran vuoto, prima che il mio Fiat si pronunziasse era orribile a vedersi, tutto era disordine, non si vedeva né divisione di terra né di acqua, né di monti, era un ammasso che metteva spavento; non appena il mio Fiat si pronunziò, tutte le cose rotolarono, scuotendosi fra loro ed ognuna prese il suo posto, restando tutte ordinate con l'impronta del mio Fiat Eterno, e non possono spostarsi se il mio Fiat non vuole. La terra non metteva più spavento, anzi, nel vedere la vastità dei mari, le loro acque non più fangose ma cristalline, il loro dolce mormorio, come se le acque fossero voci che zitte zitte parlassero tra loro, le loro onde fragorose che delle volte si alzano tanto che compariscono monti d'acqua e che poi cadono nello stesso mare, quanta bellezza non contiene? Quanto ordine e quanta attenzione non riscuote dalle creature?  E poi, la terra tutta verdeggiante e fiorita, quanta varietà di bellezza non contiene?  Eppure era nulla ancora, il vuoto non era riempito del tutto, e come il mio Fiat aleggiò sulla terra e divise le cose ed ordinò la terra, così, aleggiando su, in alto, distese i cieli, li ornò di stelle, e per riempire il vuoto dell'oscurità creò il sole, che fugando le tenebre, riempì di luce questo gran vuoto e mise il risalto di tutta la bellezza di tutto il creato. Onde, chi fu la causa di tanto bene? Il mio Fiat onnipotente, ma questo Fiat volle il vuoto per creare questa macchina dell'universo...."

 

VUOTO E PURIFICAZIONE

Distacco dalle creature e dal mondo

Distacco dalle persone sante:

"...Ricordo che, ragazza, avevo quasi una smania di volermi far suora, e siccome andavo dalle suore a scuola, io sentivo un affetto un po' spinto per loro, ma però le volevo bene perché volevo essere come una di loro; ma nel mio interno sentivo rimproverarmi di questo affetto, e mentre promettevo di non amare altro che Gesù, ricadevo di nuovo, e Gesù ritornava a darmi amari rimproveri. Unico affetto che ricordo, che ho sentito in vita mia in modo speciale, che poi non mi son sentita più amore con nessuno. Che tirannia è un affetto naturale e forse anche innocente, al povero cuore umano! Lo ricordo con terrore; i rimproveri interni mi mettevano in croce; mi sembrava che il mio affetto teneva in croce Gesù, e Gesù per ricambio metteva in croce me, e perciò non godevo la vera pace, perché è la natura dell'amore umano guerreggiare un povero cuore. Aver pace ed amare persone con modo speciale, non esiste nel mondo, e se esiste significa non aver coscienza, ed ancorché fosse con fine santo o indifferente.

Ma il benedetto Gesù la fece subito finire, ed ecco come. Una mattina pregai la mamma che mi mandasse a far visita alla Superiora, e l'ottenni con stento e sacrificio. Mentre andai domandai che mi facessero uscire la Superiora., e dopo mi fu risposto che stava occupata e non poteva uscire; io restai come ferita nel sentir ciò. Andai in chiesa e sfogai la mia pena con Gesù, e Lui prese occasione da ciò per farmela finire. Mi parlò del suo Amore e dell'incostanza dell'amore delle creature, e come voleva che assolutamente la finissi, dicendomi che: "Quando un cuore non è vuoto, Io lo rifiuto, né posso incominciare il lavorio che ho disegnato di fare nel fondo dell'anima"... Ma chi può dire tutto ciò che mi disse nel mio interno? Ricordo che là finì, ed il mio cuore restò impavido, senza saper amare più nessuno.

Onde pregavo sempre Gesù che  mi facesse giungere a farmi suora, e spesso Gli domandavo quando me Lo sentivo nel mio interno, se doveva giungere a compimento la mia vocazione religiosa, e Gesù mi assicurava dicendomi:"Sì, ti contenterò; vedrai che sarai suora". Io restavo tutta contenta nel sentirmi assicurare da Gesù, e cercavo di disporre la famiglia per ottenere il consenso, la quale era contraria, specie la mamma; giungeva fino a piangere e mi diceva che mi avrebbe contentato se avessi voluto farmi suora di clausura, ma delle suore attive, non me l'avrebbe fatta mai vincere.

Io però, a dire il vero, volevo farmi suora attiva, perché quelle che conoscevo erano stata le mie maestre, ma sopravvenne la mia lunga malattia, e mise termine alla mia vocazione; e molte volte mi lamentavo con Gesù e Gli dicevo:"Eppure mi dicevate la bugia, mi davi la burla, promettendomi che dovevo giungere a farmi suora". E Gesù molte volte mi ha assicurato che mi diceva la verità, dicendomi: "Io non so né ingannare né burlare; la chiamata che Io facevo a te era più speciale: chi mai col farsi suora, anche nelle religioni più strette, non può camminare, non prendere aria, non godere nulla? E quante volte nelle religioni fanno entrare il piccolo mondo e si divertono magnificamente? Ed Io resto come da parte. Ah, figlia mia, quando io chiamo ad uno stato, Io so come realizzare la mia chiamata; il luogo è per Me indifferente, l'abito religioso per Me dice nulla, quando nella sostanza dell'anima è quello che dovrebbe essere se fosse entrata in religione; e perciò ti dico che sei e sarai la vera monacella del Cuore mio".  (Dal Quaderno di Memorie d'Infanzia di Luisa)  

 

Distacco dalle cose sante (aspettative, ragionare umano) (doveri primari vs. cause secondarie): ....Dopo di ciò stavo pensando alla Divina Volontà, come mi sembrava difficile che venisse il suo Regno. Ed il mio amato Gesù ha soggiunto: "Figlia mia, come il lievito tiene virtù di fermentare il pane, così la mia Volontà è la fermentatrice degli atti della creatura; come essa chiama la mia Volontà Divina negli atti suoi, così restano fermentati da Essa e formano il pane del Regno del mio Volere. Ora non basta il lievito per fare molto pane, ma ci vuole molta farina, ci vuole chi deve compiere questi atti d'unire farina e lievito, ci vuole l'acqua, vincolo d'unione per poter impastare farina e lievito, per fare che il lievito comunicasse la virtù fermentatrice e la farina la ricevesse, poi ci vuole il fuoco per cuocere questo pane per formarlo pane alimentare e digestivo. Ora, non ci vuole più tempo, più atti per formarlo che per mangiarlo? Il sacrifizio sta nel formarlo, a mangiarlo si fa subito e si sente il gusto del sacrifizio. Onde figlia mia, non basta il lievito del mio Fiat Divino che tiene solo virtù di fermentare i tuoi atti, svuotarli dell'umano volere per convertirli in pane di Volontà Divina, ma ci vogliono una continuazione di atti, di sacrifizi e per lungo tempo, in modo che il mio Volere con la sua virtù fermentatrice, fermenterà tutti questi atti per formare molto pane e tenerlo preparato e a riserba per i figli del Regno suo. Quando il tutto sarà formato, resta disporre gli eventi, e questo è più facile e si fa più subito, perché sta in nostro potere muovere le cause seconde per fare quel che Noi vogliamo. Non feci altrettanto per la Redenzione? I miei lunghi trent'anni della mia vita nascosta, furono come il lievito in cui restarono fermentati tutti i miei atti per formare e fermentare il gran bene della Redenzione, la breve vita della mia vita pubblica e la mia Passione fu il mio pane fermentato che la mia Volontà Divina formò e fermentò negli atti miei, che come pane spezzai a tutti e diedi a mangiarlo per fare che tutti ricevessero il pane dei redenti, per acquistare le forze necessarie per mettersi in salvo. Perciò non ti dare nessun pensiero, pensa a fare il tuo dovere e non far sfuggire nessun atto tuo in cui non ci metta il lievito della mia Divina Volontà, affinché l'essere tuo resti fermentato da Essa, ed Io ci penserò a tutto il resto."...  (Vol. 29  Maggio 10, 1931)

 

Distacco dagli effetti visibili e dall'apparenza dei risultati delle azione buone e sante che la creatura può compiere:

Aprile 26, 1899  Volume 2

Le anime distaccate. Luisa prega per la guarigione di un difetto di pronuncia del suo confessore.

Mentre quest'oggi il mio amante Gesù si faceva vedere, mi pareva che mi mandava tanti lampi di luce, che tutta mi penetravano, quando in un istante ci siamo trovati fuori di me stessa ed insieme si è trovato il confessore.  Io subito ho pregato il mio diletto Gesù che desse un bacio al confessore e che andasse un poco nelle braccia di lui (Gesù era bambino). Per contentarmi subito ha baciato il confessore nel volto, ma senza volersi da me distaccare, io sono rimasta tutta afflitta, dicendogli: "Tesoretto mio, non era questa la mia intenzione, di farti baciare il volto, ma la bocca, acciocché, toccata dalle tue purissime labbra, restasse santificata e fortificata da quella debolezza, così potrà più liberamente annunziare la santa parola e santificare gli altri. Deh! ti prego di contentarmi." Così Gesù ha dato un altro bacio alla bocca di lui e dopo ha detto: "Sono tanto a Me gradite le anime distaccate da tutto, non solo nell'affetto, ma anche in effetto, che a misura che vanno spogliandosi, così la mia luce le va investendoli e divengono tale e quale come cristalli, che la luce del sole non trova impedimento a penetrarvi dentro, come lo trova nelle fabbriche e nelle altre cose materiali."

"Ah!", disse poi, "Credono di spogliarsi, ma invece vengono a vestirsi non solo delle cose spirituali, ma anche corporali, perché la mia provvidenza ha una cura tutta particolare e speciale per queste anime distaccate, la mia provvidenza le adombra dappertutto; succede che niente hanno, ma tutto posseggono."...

 

Annichilimento di se stessi.  Umiltà

Gennaio 12, 1900  Volume 3

Differenza tra la conoscenza di sé stesso e l'umiltà.

Trovandomi nel solito mio stato, l'amabile mio Gesù è venuto in un stato compassionevole.  Teneva le mani legate strettamente ed il volto coperto di sputi, e parecchie persone che lo schiaffeggiavano orribilmente, e Lui se ne stava quieto, placido, senza fare un moto o muovere un lamento, neppure un muovere di ciglia, per far vedere che Lui voleva soffrire quegli oltraggi, e questo non solo esternamente, ma anche internamente. Che spettacolo commovente, da far spezzare i cuori più duri! Quante cose diceva quel volto con quegli sputi pendenti, imbrattato di fango!

Io mi sentivo inorridire, tremavo, mi vedevo tutta superbia innanzi a Gesù. Mentre stava in questo aspetto, Lui mi ha detto: "Figlia mia, i soli piccolini si lasciano maneggiare come si vuole, non quelli che sono piccoli di ragione umana, ma quelli che sono piccoli ma ripieni di ragione divina. Solo Io posso dire che sono umile, che nell'uomo ciò che si dice umiltà, piuttosto si deve dire conoscenza di sé stesso, e chi non conosce sé stesso cammina già nella falsità."

Per qualche minuti Gesù ha fatto silenzio ed io me ne stavo a contemplarlo. Mentre ciò facevo, ho visto una mano che portava una luce che frugando nel mio interno, nei più intimi nascondigli, voleva vedere se fosse in me la conoscenza di me stessa e l'amore alle umiliazioni, alle confusioni ed agli obbrobri; quella luce trovava un vuoto nel mio interno, ed io pur lo vedevo che doveva essere riempito d'umiliazioni e confusioni ad esempio del benedetto Gesù. Oh! quante cose mi faceva comprendere quella luce e quel volto santo che mi stava dinanzi!  Dicevo tra me:  "Un Dio, per amor mio umiliato, confuso, ed io, peccatrice, senza di queste divise! Un Dio stabile, fermo nel sopportare tante ingiurie, tanto che non si smuove un tantino per scuotersi da quegli sputi fetenti. Ah! mi si fa manifesto il suo interno innanzi a Dio e l'esterno innanzi agli uomini, e pure, se lo vuole lo può, a liberarsi, perché non son le catene che lo legano, ma la sua stabile Volontà, che a qualunque costo vuol salvare il genere umano. Ed io?  Ed io?  Dove sono le mie umiliazioni, dove la fermezza, la costanza nell'operare il bene per amor del mio Gesù, e per amor del mio prossimo? Ahi! che vittime differenti siamo io e Gesù! Ahi! che non ci conformiamo affatto!

Mentre il mio piccolo cervello si perdeva in questo, il mio adorabile Gesù mi ha detto:  "Solo la mia Umanità fu ripiena d'obbrobri e di umiliazioni, tanto da traboccarne fuori, ecco perciò che innanzi alle mie virtù trema il Cielo e la terra; e le anime che mi amano, si servono della mia Umanità come scala per salire a lambire qualche goccioline delle mie virtù.  Dimmi un po', dinanzi alla mia umiltà, dov'è la tua?  Solo Io posso gloriarmi di possedere la vera umiltà, la mia Divinità unita alla mia Umanità, poteva operare prodigi in ogni passo, parole ed opere, ed invece volontariamente mi restringevo nel cerchio della mia Umanità, e mi mostravo il più povero, e giungevo a confondermi con gli stessi peccatori.

L'opera della Redenzione in pochissimo tempo potevo operarla, ed anche per una sola parola, ma volli per il corso di tant'anni, con tanti stenti e patimenti, fare mie le miserie dell'uomo, volli esercitarmi in tante diverse azioni per fare che l'uomo fosse tutto rinnovato, divinizzato, anche nelle minime opere, perché esercitate da Me, che ero Dio ed Uomo, ricevevano nuovo splendore e restavano con l'impronta d'opere divine. La mia Divinità nascosta nella mia Umanità..., scendere a tanta bassezza, assoggettarsi al corso delle azioni umane mentre con un solo atto di Volontà avrei potuto creare infiniti mondi..., sentire le miserie, le debolezze altrui, come se fossero sue, vedersi coperta di tutti i peccati degli uomini innanzi alla divina giustizia e che ne doveva pagare il fio col prezzo di pene inaudite e con lo sborso di tutto il suo sangue, esercitava continui atti di profonda ed eroica umiltà.

Eccoti oh figlia, la diversità grandissima della mia umiltà con la umiltà delle creature, che innanzi alla mia, appena è un'ombra; anche quella di tutti i miei santi, perché la creatura è sempre creatura e non conosce quanto pesa la colpa come lo conosco Io, sia pure che anime eroine, al mio esempio si son offerte a soffrire le pene altrui, ma queste non sono diverse di quelle, dalle altre creature, non sono cose nuove per loro, perché sono formate dalla stessa creta. Poi, il solo pensare che quelle pene sono causa di nuovi acquisti e che glorificano Iddio, è un grande onore per loro. Oltre di ciò, la creatura è ristretta nel cerchio dove Iddio l'ha messo, né può uscire da quei limiti, onde, stata circuita da Dio. Oh! se stesse in loro potere il fare ed il disfare, quant'altre cose farebbero, ognuno giungerebbe alle stelle. Ma la mia Umanità divinizzata non aveva limiti, ma volontariamente si restringeva in sé stessa, e questo era un intrecciare tutte le mie opere d'eroica umiltà. Era stata questa la causa di tutti i mali che inondano la terra, cioè, la mancanza dell'umiltà, ed Io con l'esercizio di questa virtù, dovevo attirare dalla divina giustizia tutti i beni. Ah! si, che non si partono dal mio trono rescritti di grazie, se non che per mezzo dell'umiltà, né nessun biglietto può essere da Me ricevuto, se non contiene la firma dell'umiltà, nessuna preghiera ascoltano le mie orecchie e muove a compassione il mio cuore, se non è profumata dall'olezzo dell'umiltà.

Se la creatura non giunge a distruggere quel germe d'onore, di stima, e questo si distrugge col giungere ad amare di essere disprezzata, umiliata, confusa, sentirà un intreccio di spine intorno al suo cuore, avvertirà un vuoto nel suo cuore che le darà sempre fastidio e la renderà molto dissimile dalla mia Santissima Umanità, e se non si giunge ad amare le umiliazioni, al più potrà qualche poco conoscere sé stessa, ma non risplenderà innanzi a Me vestita della bella e simpatica veste dell'umiltà."

Chi può dire quante cose comprendevo su questa virtù e la differenza tra il conoscere sé stessa e l'umiltà?  Mi pareva di toccare con mano la distinzione di queste due virtù, ma non ho parola come spiegarmi.  Per dire qualche cosa me n'avvalgo d'una idea, per esempio:  Un povero dice che è povero, ed anche a persone che non lo conoscono e che forse possono credere che possiede qualche cosa, manifesta schiettamente la sua povertà, si può dire che conosce sé stesso e dice la verità, e per questo viene più amato, muove gli altri a compassione del suo misero stato e tutti lo aiutano, tale è il conoscere sé stesso.  Se poi, quel povero vergognandosi di manifestare la sua povertà, menasse vanto che lui è ricco, mentre tutti sanno che lui non tiene neppure le vesti come coprirsi e si muore della fame, che avviene?  Tutti lo disprezzano, nessuno lo aiuta ed addiviene soggetto di burla e di ridicolaggine a chiunque lo conosce, ed il misero, andando di male in peggio, finisce col perire.  Tale è la superbia innanzi a Dio ed anche innanzi agli uomini, ed ecco che chi non conosce sé stesso, già esce dalla verità e precipita nella via della falsità."

Or, la differenza dell'umiltà, sebbene mi pare che siano sorelle nate ad un parto e non può mai essere umile se non conosce sé stesso, per esempio un ricco che spogliandosi, per amore delle umiliazioni, delle sue nobili vesti, si copre di miseri cenci, vive sconosciuto, a nessun manifesta chi egli sia, si confonde coi più poveri, vive coi poveri come se fosse loro pari, fa sue delizie i disprezzi e le confusioni, ed ecco la bella sorella della conoscenza di sé stesso, cioè l'umiltà. Ah! si, l'umiltà chiama la grazia, l'umiltà spezza le catene più forti, qual'è il peccato. L'umiltà supera qualunque muro di divisione tra l'anima e Dio, ed a Lui la ritorna.  L'umiltà è la piccola pianta, ma sempre verde e fiorita, non soggetta ad essere rosa dai vermi, né i venti, la grandine, il caldo potranno portarle nocumento, né farla menomamente appassire. La umiltà, sebbene è la più piccola pianta, ma manda fuori rami altissimi, che penetrano fin nel cielo e s'intrecciano intorno al cuore di Nostro Signore, e solo i rami che escono da questa piccola pianta hanno libera l'entrata in quel cuore adorabile. L'umiltà è l'àncora della pace nelle tempeste delle onde del mare di questa vita. L'umiltà è sale che condisce tutte le virtù e preserva l'anima dalla corruzione del peccato. L'umiltà è l'erbetta che spunta sulla via battuta dai viandanti, che mentre è calpestata scomparisce, ma subito si vede spuntare di nuovo più bella di prima. L'umiltà è qual innesto gentile, che ingentilisce la pianta selvatica. L'umiltà è il tramonto della colpa. L'umiltà è la neonata della grazia.  L'umiltà è qual luna che ci guida nelle tenebre della notte di questa vita. L'umiltà è come quello avaro negoziante che sa ben trafficare le sue ricchezze, non ne fa sciupio neppure di un centesimo della grazia che gli vien data. L'umiltà è la chiave della porta del Cielo, sicché nessuno può entrarvi, se non si tiene ben custodita questa chiave.  Finalmente, altrimenti non la finisco più ed andrei troppo per le lunghe, l'umiltà è il sorriso di Dio e di tutto l'Empireo, ed il pianto di tutto l'inferno.


Aprile 3, 1899  Volume 2

L'umiltà senza confidenza è virtù falsa.

Dopo aver passato parecchi giorni di privazione e di lacrime, io mi trovavo tutta confusa ed annientata in me stessa, nel mio interno andavo dicendo continuamente: "Dimmi oh mio bene, perché ti sei da me allontanato, dove ti ho offeso che non più ti fai vedere, e se ti mostri è quasi adombrato ed in silenzio?  Deh! non più farmi aspettare e riaspettare, che il mio cuore non ne può più."

Finalmente Gesù si è mostrato un po' più chiaro e vedendomi così annientata mi ha detto:  "Se tu sapessi quanto mi piace l'umiltà. L'umiltà è la pianta più piccola che si potesse trovare, ma i suoi rami sono così alti, che giungono fino al Cielo, serpeggiano intorno al mio trono e penetrano fin dentro al mio cuore. La piccola pianta è l'umiltà, i rami che somministra questa pianta, è la confidenza, sicché non si può dare vera umiltà senza confidenza. L'umiltà senza confidenza è virtù falsa." Dalle parole del mio Gesù si vede che il mio cuore non solo era annientato, ma pure un poco scoraggiato.

 

Non più pensare al passato

Luglio 1, 1907  Volume 8

Nella Divina Volontà si dimenticano i peccati.

Stavo leggendo di una santa che pensava sempre alle proprie colpe, e che chiedeva a Dio dolore e perdono. Nel mio interno dicevo: "Signore, che confronto diverso tra me e questa santa, io che non penso ai peccati, e questa che pensa sempre, si vede che l'ho sbagliata."  In un istante me lo sentii muovere nel mio interno e si fece come un lampo di luce nella mente, e sentii dirmi: "Sciocca, sciocca che sei; non vuoi capirlo? Quando mai la mia Volontà ha prodotto peccati, imperfezioni? La mia Volontà è sempre santa, e chi vive nella mia Volontà resta già santificato, e gode, si ciba e pensa a tutto ciò che la mia Volontà contiene, ed ancorché per il passato abbia commesso peccati, trovandosi nella bellezza, nella santità, nella immensità dei beni che contiene la mia Volontà, dimentica il brutto del suo passato e si ricorda solo del presente, meno che non uscisse dal mio Volere; allora, ritornando al proprio essere, non è meraviglia che ricordi peccati e miserie. Tieni bene a mente che nella mia Volontà non entrano né ci possono entrare questi pensieri di peccati e di sé stessa, e se l'anima se li sente significa che non è stabile e fissa dentro di Me e vi fa delle uscite."...

 

Dalle lettere di Luisa:

# 13  '...Non pensate al passato, questo vi farà molto male; piuttosto, oggi stesso cominciate la vita con Gesù e toccherete con mano come tutte le cose si cambiano per voi, vi sentirete un altro uomo e rinato in tutto ciò che è santo....'

# 17  '...Sentite la Mamma Celeste e il dolce Gesù. Essi vogliono che non pensiate al passato, che mettiate una pietra sepolcrale sopra, affinché dimentichiate tutto e diciate: "Oggi incomincerà la mia vita, rinasco di nuovo insieme con la mia Mamma Regina, con Gesù e con la Divina Volontà"; e le vostre pene, le vostre croci, per quanto gravi, serviranno al Mendicante Divino, che cerca le nostre pene per formare e continuare la sua vita in noi. Oh, come vi sentirete felice, se in ogni pena dite "questa pena serve a Gesù"! Quindi vi sentirete la sua pazienza invitta, la fiducia filiale, il coraggio degli eroi. La pazienza, la fiducia, il coraggio è il pane dei forti, l'eroismo dei martiri. Perciò, coraggio! Chi pensa al passato perde il presente. Tutto ha disposto il Signore: le croci, la malattia, lo stato di matrimonio; in una parola, tutto. Il Signore doveva preparare i materiali per farvi santa e ve ne ha preparato abbastanza. Perciò non vi resta altro da dire e da fare che (questo): "Il Cuore di Gesù mi vuole santa: devo farmi santa!". Ci siamo intesi?...'

# 60  '...Circa voler ridire il passato, no, perché ciò che è passato è passato in Dio e sarebbe un usurpare i suoi diritti, le cose sue. Se male ce ne fosse, il Signore può con calma farlo conoscere. Circa il futuro, neanche preoccuparci, perché non è cosa nostra, ma è cosa di Dio. Noi dobbiamo ubbidire e farci santi, non per il nostro interesse, ma per la gloria di Dio. Dunque, bandire ogni dubbio, perché il dubbio, il timore, l'agitazione non viene da Dio, ma dal demonio, e pensare piuttosto ad amare e fare la Volontà di Dio, perché il Signore coi dubbi si dispiace molto più che se commettessimo il peccato....'

 

Retto operare

Gesù:  "Voglio che sii sempre retta nel tuo operare, un occhio guarda a Me, e l'altro occhio quello che stai facendo; voglio che le creature ti scompariscono affatto..."  (Volume 1)

Maggio 7, 1899  Volume 2

Purità d'intenzione nell'operare.

Mentre al giorno ho fatto la meditazione, Gesù continuava a farsi vedere a me vicino e mi ha detto: "La mia persona è circondata da tutte le opere che si fanno dalle anime, come da una veste, ed a misura della purità d'intenzione e dell'intensità dell'amore che si fanno, così mi danno più splendore ed Io darò a loro più gloria, tanto che nel giorno del giudizio le mostrerò a tutto il mondo, per far conoscere a tutto il modo come mi hanno onorato i miei figli ed il modo come Io onoro loro."

Prendendo un'aria più afflitta ha soggiunto:  "Figlia mia, che sarà di tante opere, anche buone, fatte senza retta intenzione, per usanza e per fine d'interesse? Qual vergogna non sarà di loro nel giorno del giudizio, nel vedere tante opere, buone in sé stesse, ma marcite dalla loro intenzione, che invece di renderle onore come a tanti altri, le stesse loro azioni le renderanno vergogna? Perché non sono le opere grandi che miro, ma l'intenzione con cui si fanno, qui è tutta la mia attenzione."

Per poco Gesù ha fatto silenzio ed io pensavo alle parole che aveva detto mentre andavo ruminando nella mia mente, specialmente sulla purità dell'intenzione e come facendo il bene alle creature, le stesse devono scomparire, facendo una la creatura con lo stesso Signore e fare come se le creature non esistessero...".


Luglio 30, 1899  Volume 2

Non giudicare il prossimo.

Si continua quasi sempre lo stesso. Questa mattina, trasportandomi Gesù secondo il suo solito fuori di me stessa, siamo passati da mezzo molta gente e la maggior parte di queste, intente a giudicare le azioni altrui senza guardare le proprie, il mio diletto Gesù mi ha detto:  "Il mezzo più sicuro per essere retto col prossimo è non guardare affatto ciò che essi fanno, che guardare, pensare e giudicare è tutto l'istesso, poi guardando il prossimo, vieni a defraudare l'anima propria, quindi ne avviene che non è retto né per sé, né per il prossimo, né per Dio."...


Ottobre 29, 1910  Volume 9

Le tre armi per vincere la turbazione.

"...Devi sapere che le cose fatte con [1] purità d'intenzione, [2] le opere giuste e [3] tutto ciò che si fa per mio amore, se Io non lo premiassi mancherei ad un dovere di giustizia, e tutti gli altri miei attributi resterebbero oscurati. Quindi, queste sono le tre armi più potenti per distruggere questa bava velenosa ed infernale della turbazione.

Onde, se la necessità di flagellare mi costringesse a non venire qualche giorno, e quest'aria d'inferno ti volesse investire, mettile contro queste tre armi:  [1] La purità d'intenzione, [2] l'opera giusta e buona in sé stessa di vittima, e [3] sacrificarti per Me, e solo lo scopo d'amarmi, ché sconfiggerai qualunque turbazione e la sconfinerai fino nel più profondo dell'inferno; e con la noncuranza menerai la chiave per non farla più uscire e poterti più molestare."

 

Carità sopra ogni cosa

Gesù:  "Deh statti dunque attenta, e fa' che le tue opere, anche le minime, siano investite dalla carità, cioè, in Me, con Me e per Me"  (Volume 1)


Marzo 13, 1899  Volume 2

... Il mio amabile Gesù mi disse: "Questo è il tutto che voglio: Amare Dio ed il prossimo per amor mio." 


Maggio 7, 1899  Volume 2

"...Vedi, il mio Cuore è larghissimo, ma la porta è strettissima, nessuno può riempire il vuoto di questo Cuore, se non che le anime distaccate, nude e semplici, perché come tu vedi, essendo la porta piccola, qualunque impedimento, anche minimo, cioè, un'ombra d'attacco, un'intenzione storta, un'opera, senza il fine di piacermi impedisce che entrino a deliziarsi nel mio cuore.  L'amore del prossimo molto ne va nel mio Cuore, ma deve essere tanto congiunto al mio, in modo che deve formare uno solo, senza potersi discernere uno dall'altro; ma quell'altro amore del prossimo che non è trasformato nel mio amore, Io non lo guardo come cosa che a Me appartiene."


Marzo 18, 1899  Volume 2

La carità è semplice.

Questa mattina seguitava ancora il mio diletto Gesù a farsi vedere da dentro il cuore mio e vedendolo un poco più carino, mi feci coraggio e l'incominciai a pregare che non mandasse tanti castighi. E Gesù mi disse: "Che ti muove oh mia figlia a pregarmi che non castighi le creature?"

Io subito risposi:  "Perché sono tue immagini e dovendo le creature soffrire, verresti Tu stesso a soffrire."  Allora Gesù mandando un sospiro, mi disse:  "Mi è tanto cara la carità, che tu non puoi comprenderlo. La carità è semplice, come l'Essere mio, che sebbene è immenso, è pure semplicissimo, tanto che non c'è parte in cui non vi penetra.  Così la carità, essendo semplice, si diffonde dappertutto, non ha riguardo di nessuno, amico o nemico, cittadino o forestiero, tutti ama."

 

MORTIFICAZIONE E IMITAZIONE DI CRISTO (FIGURE 1014)

Mortificazione

Febbraio 16, 1900  Volume 3

La mortificazione dev'essere il respiro dell'anima.

Continua quasi sempre lo stesso. Questa mattina, dopo avermi rinnovato le pene della crocifissione, mi ha detto: "La mortificazione dev'essere il respiro dell'anima. Come al corpo è necessaria la respirazione, e dall'aria buona o cattiva che si respira così resta infettato o purificato, come pure dalla respirazione si conosce se è sano o infermo l'interno dell'uomo, se tutte le parti vitali vanno d'accordo, così l'anima: se respira l'aria della mortificazione, tutto starà in lei purificato, tutti i suoi sensi suoneranno di uno stesso suono concordante, il suo interno rimanderà un respiro balsamico, salutare, fortificante. Se poi non respira l'aria della mortificazione, tutto sarà discordante nell'anima, manderà un respiro puzzolente, stomachevole; mentre sta per domare una passione, un'altra si sfrena. Insomma, la sua vita non sarà altro che un giuoco da fanciulli." 

Mi pareva di vedere la mortificazione come uno strumento musicale, che se le corde sono tutte buone e forti, produce un suono armonioso e gradito. Se poi le corde non sono buone, ora bisogna aggiustare una, ora accordare un'altra, onde tutto il tempo l'impiega ad aggiustare, ma mai a suonare, al più potrà suonare un suono discordante e sgradito, quindi, non si farà mai niente di buono.

 

Il Mare della Sua Passione ("Anima, aiutami!")

Novembre 9, 1906  Volume 7

Effetti del meditare sempre nella Passione.

Trovandomi nel solito mio stato, stavo pensando alla passione di Nostro Signore, e mentre ciò facevo è venuto e mi ha detto: "Figlia mia, è tanto gradito chi va ruminando sempre la mia passione, e ne sente dispiacere e mi compatisce, che mi sento come rinfrancato da tutto ciò che soffrii nel corso della mia passione, e l'anima, ruminandola sempre, viene ad apprestare un cibo continuo, e in questo cibo ci sono tanti diversi condimenti e sapori che formano diversi effetti, sicché se nel corso della mia passione mi diedero funi e catene per legarmi, l'anima mi scioglie e mi dà la libertà; quelli mi disprezzarono, mi sputarono e disonoravano, essa mi apprezza, mi pulisce da quei sputi e mi onora; quelli mi spogliarono e mi flagellarono, essa mi risana e mi veste; quelli mi coronarono di spine trattandomi da re di burla, mi amareggiarono la bocca di fiele e mi crocifissero, l'anima ruminando tutte le mie pene, mi corona di gloria e mi onora per suo re, mi riempie la bocca di dolcezza dandomi il cibo più squisito qual'e la memoria delle mie stesse opere, e schiodandomi dalla croce mi fa risorgere nel suo cuore, dandole Io per ricompensa, ogniqualvolta che fa ciò, una nuova vita di grazia, sicché essa è il mio cibo, ed Io mi faccio suo cibo continuo. Onde la cosa che più mi piace è il ruminare sempre la mia passione."


Dalle Ore della Passione Terza Ora, dalle 7 alle 8 pm La Cena Legale:

"...O Gesù, niente tu fai che non raffiguri al vivo la tua dolorosissima passione, che hai sempre presente nella mente, nel cuore, in tutto; e ciò m'insegna che, se anch'io avessi innanzi alla mente e nel cuore il pensiero della tua passione, mai mi negheresti il cibo dell'amor tuo.  Quanto te ne ringrazio!

O mio Gesù, nessun atto ti sfugge che non abbia me presente e che non intenda farmi un bene speciale. perciò ti prego che la tua passione sia sempre nella mia mente nel mio cuore, nei miei sguardi, nei miei passi e nelle mie pene, affinché dovunque mi volga, dentro e fuori di me, trovi te sempre a me presente;  e dammi la grazia che mai dimentichi ciò che hai sofferto e patito per me.  Sia questa sia la mia calamita, che attirando tutto il mio essere in te, non mi faccia piu' allontanare da te.

 

Una applicazione pratica del continuo "orologio" della Passione di Luisa: es. per mezzo della coroncina della Divina Misericordia.


Spirito di pace

Gennaio 3, 1900  Volume 3

Pace, in ogni circostanza.

Continuo a vedermi tutta piena di miserie, non solo, ma anche inquieta. Mi pare che tutto il mio interno si fosse messo all'arme per la perdita di Gesù. Andavo pensando tra me, che i miei grandi peccati mi avevano meritato che il mio adorabile Gesù mi avesse lasciato, e quindi non dovevo più rivederlo. Oh! che morte crudele è questo pensiero per me!  Anzi, più spietato di qualunque morte! Non più vedere Gesù! Non più sentire la soavità della sua voce!  Perdere Colui da cui la mia vita dipende e da cui mi viene ogni mio bene!  Come poter vivere senza di Lui? Ah! per me tutto è finito se perdo Gesù! Con questi pensieri mi sentivo un'agonia di morte, tutto l'interno sossopra che voleva Gesù, e Lui in un lampo di luce si è manifestato all'anima mia dicendomi: "Pace, pace, non volerti turbare. Come un fiore odorosissimo profuma il luogo dove si mette, così la pace riempie di Dio l'anima che la possiede."  E come lampo è sfuggito. 

Ah! Signore, quanto siete buono con questa peccatrice, e vi dico pure in confidenza:  "Quanto siete impertinente, che nientemeno che devo perdere Voi, e neppure volete che mi turbi e mi inquieti, e se ciò faccio mi fate capire che io stessa m'allontano da Voi, perché con la pace mi riempio di Dio e col turbarmi mi riempio di tentazioni diaboliche." Oh mio dolce Gesù! quanta pazienza ci vuole con Voi! che qualunque cosa mi succeda, neppure posso inquietarmi, né turbarmi, ma volete che me ne stia in perfetta calma e pace.

 

Dalle Lettere di Luisa:

# 10  A Suor Remigia, sua nipote.

Mia buona figlia nel Voler Divino, il Volere Divino ti dia la pace, tanto voluta da Gesù e anche da me. La tua lettera dice a chiare note che non godi la pace. Figlia mia, che fai? La pace fa vedere le cose quali sono innanzi a Dio, non come le veggono le creature; e, siccome la pace ci dà la vista divina, noi guardiamo nelle circostanze, nelle umiliazioni, ciò che vede Dio. Noi restiamo con una pace che nessuno ci può togliere, unico tesoro che possiamo possedere in questa terra di esilio, ed essa è la portatrice della Divina Volontà come vita in noi....'

# 14  Alla Signora Costanza Benedetta Pettinelli, di Siena.

'...Quante volte non restate inquieta nei vostri desideri, nelle opere sante, nel male che vorreste impedire? Ma Gesù benedetto vi sussurra all'orecchio del cuore: "Pace, pace, figlia mia; non voglio che ti turbi. Il tuo Gesù, ad onta che Lo offendano, che Lo fuggano e Lo mettano fuori dai loro cuori, non perde mai la pace; così voglio da te, ti voglio pacifica. La pace sarà la bandiera che andrà avanti, per impedire il male e per fare il bene che vuoi....'

# 53.  A Suor Agnese, delle Suore di Clausura Benedettine di Lecce.

'...Da tutto ciò che non è pace, statevi in guardia, perché i timori, le agitazioni, anche sotto aspetto di bene, sono sempre aliti infernali e stracci dell'inferno, roba che non ci appartiene, e noi dobbiamo stare in guardia a non fare entrare nell'anima nostra roba estranea e nociva, che ci fa del male. Perciò, se amate Gesù, statevi in pace, qualunque siano le cose non vi turbate mai e con tutta fiducia statevi come una piccola bambina nelle braccia di Gesù....'

 

Consolare Gesù

Dalle Ore della Passione Settima Ora, Dalle 11 pm a Mezzanotte Terza Ora di Agonia nell'Orto del Getsemani Riflessioni e Pratiche:

Gesù in questa terz'ora del Getsemani chiese dal Cielo aiuto, ed erano tante le sue pene, che chiese conforto anche ai suoi discepoli. E noi, in qualunque circostanza dolore, sventure, chiediamo sempre aiuto dal Cielo? E se anche ci rivolgiamo alle creature, facciamo ciò ordinatamente, presso chi può santamente confortarci? Siamo rassegnati almeno, se non abbiamo quei conforti che speravamo, servendoci della noncuranza delle creature per abbandonarci di più nelle braccia di Gesù?  Gesù fu confortato da un Angelo, e noi, possiamo dire che siamo l'angelo di Gesù con lo starci intorno a Lui per confortarLo e prendere parte alle sue amarezze?  Ma per poter fare da vero Angelo a Gesù, é necessario prendere le pene come mandateci da Lui, perciò come pene divine; solo allora possiamo osare di confortare un Dio tanto amareggiato; altrimenti se le pene le prendiamo in senso umano, non possiamo servicene per confortare quest'UomoDio, e quindi non possiamo fare da Angeli.

Nelle pene che Gesù c'invia, pare ci mandi il calice dove noi dobbiamo mettere il frutto delle stesse, e queste pene, sofferte con amore e rassegnazione, si convertiranno in dolcissimo nettare per Gesù. In ogni pena diremo: Gesù ci chiama a fare l'angelo intorno a Lui, vuole i nostri conforti, e perciò ci fa parte delle sue pene.

Amore mio Gesù, nelle mie pene cerco il tuo Cuore per riposo e nelle tue intendo di darTi riparo con le mie pene, per scambiarcele insieme, ed io sia il tuo angelo consolatore.

 

Moltiplicazione di 'atti immediati'

Marzo 28, 1917  Volume 12

Il 'ti amo' di Gesù.  L'atto immediato con Lui.

Continuando il mio solito stato, appena si faceva vedere il mio sempre amabile Gesù, ma tanto afflitto che faceva pietà, ed io gli ho detto: "Che hai, Gesù?"  E Lui: "Figlia mia, ci saranno e succederanno cose impreviste e all'improvviso, e scoppieranno rivoluzioni dappertutto. Oh! come peggioreranno le cose."  E tutto afflitto è rimasto in silenzio. Ed io:  "Vita della mia vita, dimmi un'altra parola." E Gesù, come se mi alitasse ha soggiunto: "Ti amo." Ma in quel ti amo pareva che tutti, e tutte le cose ricevessero nuova vita, ed io ho ripetuto: "Gesù, dì un altra parola ancora."  E Lui:  "Parola più bella non potrei dirti che un ti amo, e questo mio ti amo riempie Cielo e terra, circola nei santi, e ricevono nuova gloria; scende nei cuori dei viatori, e chi riceve grazia di conversione, e chi di santificazione; penetra in Purgatorio, e come benefica rugiada piove sulle anime, e ne sentono refrigerio; gli stessi elementi si sentono investire di nuova vita nel fecondare, nel crescere, sicché tutti avvertono il ti amo del tuo Gesù.  E sai quando l'anima si attira un mio ti amo?  Quando fondendosi in Me prende l'attitudine divina, e sperdendosi in Me fa tutto ciò che faccio Io."

Ed io:  "Amor mio, molte volte riesce difficile tener sempre quest'attitudine divina."  E Gesù:  "Figlia mia, ciò che l'anima non può fare sempre coi suoi atti immediati in Me, può supplire con l'attitudine della sua buona volontà, ed Io la gradirò tanto, che mi farò vigile sentinella d'ogni pensiero, d'ogni parola, d'ogni palpito, ecc., e me li metterò in corteggio dentro e fuori di Me, guardandoli con tale amore, come frutto del buon volere della creatura. Quando poi l'anima fondendosi fa i suoi atti immediati con Me, allora mi sento tanto tirato verso di essa, che faccio insieme ciò che essa fa, e trasmuto in divino l'operato della creatura; Io faccio conto di tutto e premio tutto, anche le più piccole cose, ed anche un atto buono solo di volontà non resta defraudato nella creatura."


Maggio 27, 1922  Volume14

L'atto preventivo e l'atto attuale.

Stavo pensando tra me:  "Se è così grande un atto fatto nel suo Volere, quanti, ahimè! non ne faccio sfuggire?"  Ed il mio dolce Gesù muovendosi nel mio interno mi ha detto: "Figlia mia, c'è l'atto preventivo e l'atto attuale. Il preventivo è quello quando l'anima, dal primo sorgere del giorno, fissa la sua volontà nella mia, e si decide e si conferma di voler vivere ed operare solo nel mio Volere, previene tutti i suoi atti e li fa scorrere tutti nel mio Volere. Con la volontà preventiva il mio Sole sorge, la mia Vita resta duplicata in tutti i tuoi atti come dentro d'un solo atto, e questo supplisce all'atto attuale. 

Ma però, l'atto preventivo può essere ombrato, oscurato dai modi umani, dalla volontà propria, dalla stima, dalla trascuratezza ed altro, che sono come nubi innanzi al sole, che rendono meno vivida la sua luce sulla faccia della terra.  Invece l'atto attuale non è soggetto a nubi, ma ha virtù di diradare le nubi se ci sono, e fa sorgere tant'altri soli in cui resta duplicata la mia Vita, con tale vivezza di luce e calore, da formare altrettanti nuovi soli, l'uno più bello dell'altro.  Però tutti e due sono necessari, il preventivo dà la mano, dispone e forma il piano all'attuale; l'attuale conserva ed allarga il piano del preventivo."

 

LA PROVA E LA FORTEZZA (FIGURE 1519)

Prova di fedeltà

La prova di fedeltà più importante per l'anima che crede, accetta e decide per il Dono della Divina Volontà come sua propria vita, e il lavorio divino di purificazione del suo essere, é la fermezza, la costanza e la attenzione, nel lavoro che ha cominciato con Gesù, e nella sua attitudine di continui 'atti immediati' nella Divina Volontà volendo sempre rimanere fissa e focalizzata su di Essa e in Essa sola, e guardando sempre dentro la Divina Volontà, mai fuori di Essa.

 

Marzo 4, 1918  Volume 12

La fermezza produce l'eroismo.

Continuando il mio solito stato, mi lamentavo con Gesù del mio povero stato, e Lui mi ha detto: "Figlia mia coraggio, non ti spostare in nulla, la fermezza è la virtù più grande, la fermezza produce l'eroismo, ed è quasi impossibile che non sia un gran santo; anzi, come va ripetendo i suoi atti, così va formando due sbarre, una a destra e l'altra a sinistra, che le servono di appoggio e difesa; e reiterando i suoi atti, si forma in sé una sorgente di nuovo e crescente amore. La fermezza rassoda la grazia e vi mette il suggello della perseveranza finale.  Il tuo Gesù non teme che le sue grazie possano restare senza effetti, e perciò a torrenti Io le verso sull'anima costante.  Sicché un'anima che oggi opera e domani no, ora fa un bene, ora un altro, non c'è da sperare un gran che, non avrà nessun appoggio, ed ora sarà sbattuta ad un punto ed ora ad un altro, morirà di fame perché non terrà la sorgente della fermezza che fa sorgere l'amore; la grazia teme di versarsi, perché ne farà abuso e se ne servirà per offendermi."


Febbraio 13, 1923  Volume 15

Il bene che porta l'essere fedele ed attento.

Mi sentivo tutta afflitta, ed il mio dolce Gesù facendosi vedere appena mi ha detto: "Figlia mia, coraggio, siimi fedele ed attenta, ché la fedeltà e l'attenzione producono l'eguaglianza degli umori nell'anima, e vi formano un solo umore e stabiliscono la perfetta pace, e questa la rende dominatrice, in modo che fa ciò che vuole e giunge dove vuole.  Specie per chi vive nel mio Volere succede come al sole, non si cambia mai, uno è il suo atto:  Sprigionare dalla sua sfera luce e calore; non fa oggi una cosa e domani un'altra; è sempre fedele e costante nel fare la stessa cosa, ma mentre uno è il suo atto, come quest'atto scende e batte la superficie della terra, quanti atti diversi non succedono?  Quasi innumerevoli:  Se trova il fiore socchiuso, col bacio della sua luce e col calore lo apre, gli dà il colore ed il profumo; se trova il frutto acerbo, lo matura e gli dà la dolcezza; se trova i campi verdi, li biondeggia; se trova l'aria putrida, col bacio della sua luce la purifica; insomma, a tutte le cose dà ciò che l'è necessario per la loro esistenza su questa terra, e per poter produrre l'utile che le cose contengono e da Dio stabilito, sicché il sole con la sua fedeltà e col fare sempre la stessa cosa, è il compimento della Volontà Divina su tutte le cose create. Oh! se il sole non fosse sempre eguale nel mandare la sua luce, quante oscillazioni, quanti disordini ci sarebbero sulla terra?  E l'uomo non potrebbe far nessun calcolo, né sui campi, né sulle piante; direbbe: "Se il sole non mi manda la sua luce ed il suo calore, non so quando devo mietere né quando matureranno i frutti." 

Così succede per l'anima fedele ed attenta, nella mia Volontà uno è il suo atto, ma gli effetti sono innumerevoli, invece se è incostante e disattenta, né lei né Io possiamo fare nessun calcolo, né fissare il bene che può produrre."


Gennaio 5, 1923  Volume 15

L'attenzione é la via della conoscenza. 

Gesù: "...L'attenzione ti farà conoscere dove stai, e che cosa fai; la conoscenza ti farà più apprezzare e stimare la divina reggia della mia Volontà.  Supponi che una tale persona si trovi nella reggia d'un re, e che essa non sappia che quell'abitazione sia appartenente al re, essa non ne farà nessun apprezzamento, se occorre andrà distratta, parlando, ridendo, né si disporrà a ricevere i doni del re; ma se sapesse che quella è la reggia del re, guarderebbe con attenzione le cose e le apprezzerebbe, andrebbe in punta di piedi, parlerebbe sottovoce, starebbe tutt'occhi per vedere se il re uscisse da qualche stanza, e si metterebbe come in aspettativa di ricevere grandi doni dal re.

Vedi, l'attenzione è la via della conoscenza, la conoscenza cambia la persona e le cose, e la dispone a ricevere grandi doni, sicché conoscendo tu che stai nella reggia della mia Volontà, riceverai sempre, e prenderai tanto da poter dare a tutti i tuoi fratelli."


Settembre 21, 1923  Volume 16

Il cerchio della Divina Volontà, come è necessario guardare al di dentro di questo cerchio, mai al di fuori.

... Onde dopo qualche tempo è ritornato di nuovo, e si faceva vedere dentro di me, in mezzo ad un cerchio, e sopra del quale invitava le anime a salirvi, per farle camminare su quel cerchio. Io vi salivo per non scendere mai più, ed il mio amabile Gesù mi ha detto:  "Figlia mia, questo cerchio è la mia Volontà Eterna, cui abbraccia la gran ruota dell'eternità; tutto ciò che c'è dentro di questo cerchio, non è altro che tutto ciò che fece la mia Umanità nella Divina Volontà, per impetrare che il mio Volere si compisse come in Cielo così in terra, tutto è preparato e fatto, non resta altro che aprire le porte e farlo conoscere, per farli prendere il possesso. Di me fu detto quando venni sulla terra a redimere l'uomo, che sarei stato la salvezza e la rovina di molti; così si dirà ora, che questa mia Volontà sarà o di grande santità, perché la mia Volontà è di assoluta santità, o di rovina per molti. Vedi, su quel cerchio, mentre si gira è necessario guardare al di dentro, mai al di fuori, perché dentro c'è la luce, la conoscenza, la mia forza, i miei atti, come aiuto, allettamento e vita, per poter prendere la Vita della mia Volontà in loro. Al di fuori non c'è tutto questo, troveranno le tenebre e precipiteranno nell'abisso, perciò sii attenta, guarda sempre fissa nel mio Volere, e ti troverai con la pienezza della grazia di vivere nella mia Volontà."

 

Armi sante per la battaglia: (a) Preghiera

Maria Santissima, vero modello di preghiera. I figli di Maria, che desiderano vivere nella Divina Volontà, sono innanzi tutto figli di preghiera, per mezzo della quale possono sconfiggere ogni male, vincere tutte le battaglie col nemico, e conquistare il Regno sulla terra:

 

Da "La Vergine Maria nel Regno della Divina Volontà":

"...T'insegnerò speciali e nuove preghiere, mediante le quali impegnerai il cielo, il sole, la creazione, la mia stessa Vita e quella del Figlio mio, e tutti gli atti dei santi, affinché a nome tuo essi impetrino il Regno adorabile del Voler Divino. Queste preghiere sono le più potenti, perché compromettono lo stesso operato divino. Per mezzo loro Dio si sentirà disarmato e vinto dalla creatura."  (dall'Appello Materno iniziale)  

 "...Le mie preghiere erano incessanti, e mentre pregavo nella mia stanzetta, un Angelo venne spedito dal cielo come messaggero del gran Re; mi si fece davanti, ed inchinandosi mi salutò: "Ave, o Maria, Regina nostra; il Fiat Divino ti ha riempita di grazia. Già ha pronunziato il Fiat che vuol scendere; già è dietro delle mie spalle; ma vuole il tuo Fiat per formare il compimento del suo Fiat."  (Giorno 19)

"...A Gerusalemme, ci recammo difilato al tempio, e, giuntivi, ci prostrammo con la faccia a terra, adorammo profondamente Dio e pregammo a lungo. La nostra orazione era talmente fervida e raccolta, che apriva i cieli, attirava e legava il celeste Padre, e quindi accelerava la riconciliazione tra lui e gli uomini.

Ora, figlia mia, ti voglio confidare una pena che mi tortura: purtroppo vi sono tanti che vanno bensì in chiesa per pregare, ma la preghiera che essi rivolgono a Dio si ferma sul loro labbro, perché il cuore e la mente loro fuggono lontani da Lui! Quanti si recano in chiesa per pura abitudine o per passare inutilmente il tempo! Questi chiudono il cielo invece di aprirlo. E come sono numerose le irriverenze che si commettono nella casa di Dio! Quanti flagelli non verrebbero risparmiati nel mondo e quanti castighi non si convertirebbero in grazie, se tutte le anime si sforzassero di imitare il nostro esempio!

Soltanto la preghiera che scaturisce da un'anima in cui regna la Divina Volontà agisce in modo irresistibile sul cuore di Dio. Essa è tanto potente, da vincerlo e da ottenere da Lui le massime grazie. Abbi perciò cura di vivere nel Divin Volere, e la Mamma tua, che ti ama, cederà alla tua preghiera i diritti della sua potente intercessione."  (Giorno 25o)

 

Armi sante per la battaglia: (b) Obbedienza

Agosto 17, 1899  Volume 2

Potenza e ufficio della  "Signora Obbedienza".

Questa mattina, avendo fatto la comunione, stavo a dire al mio amabile Gesù:  "Come va che questa virtù della obbedienza è tanto impertinente e delle volte è tanto forte, che giunge a rendersi capricciosa?" 

E Lui: "Sai perché questa nobile signora obbedienza è come tu dici?  Perché dà la morte a tutti i vizi, e naturalmente uno che deve far subire la morte ad un altro, dev'essere forte, coraggioso, e se non giunge con questo se ne avvale delle impertinenze e dei capricci. Se questo è necessario per uccidere il corpo, che è tanto fragile, molto più per dar morte ai vizi ed alle proprie passioni, che è tanto difficile che delle volte mentre compariscono morte, incominciano a rivivere di nuovo. Ecco che questa diligente signora sta sempre in movimento e continuamente sta a spiare; se vede che l'anima fa la minima difficoltà a ciò che le viene comandato, quindi temendo che qualche vizio potrà incominciare a rivivere nel suo cuore, le fa tanta guerra e non le dà pace, fino a tanto che l'anima non si prostri ai suoi piedi ed adori in muto silenzio ciò che lei vuole, ecco perché è tanto impertinente e quasi capricciosa come tu dici.

Ah, si, non c'è vera pace senza obbedienza, e se pare che si goda pace, è pace falsa, e pare perché va d'accordo con le proprie passioni, ma giammai con le virtù e si finisce col rovinare, perché discostandosi dall'ubbidienza si discostano da Me, che fui il Re di questa nobile virtù.

Poi, l'ubbidienza uccide la propria volontà ed a torrenti riversa la Divina, tanto che si può dire che l'anima ubbidiente non vive della volontà sua, ma della Divina; e si può dare vita più bella, più santa, del vivere della Volontà di Dio medesimo?  Onde con le altre virtù, anche le più sublimi, ci può stare l'amor proprio, ma con l'ubbidienza non mai."


Settembre 2, 1899  Volume 2

Luisa: ... Pare che sono lasciata libera e non ho tanto che ci fare con questo guerriero sì potente; altrimenti questa volta si sarebbe reso tanto forte che mi dava la morte; ma però mi avrebbe fatto fare un gran guadagno, perché mi sarei unita per sempre al sommo bene e non ad intervallo, e lo avrei ringraziato, non solo, ma gli avrei cantato il cantico dell'ubbidienza, cioè il cantico delle vittorie, quindi me ne sarei risa di tutta la sua fortezza... 

Ma mentre ciò dico, innanzi a me è comparso un occhio risplendente e bello, e una voce che diceva: "Ed io mi sarei unito insieme con te e mi sarei compiaciuto di ridere, perché sarebbe stata mia la vittoria." 

Ed io: "Oh cara obbedienza, che dopo averci fatto una risata insieme, ti avrei lasciato alla porta del Paradiso per dirti addio e non più rivederci, per non avere che ci fare con te, e me ne sarei ben guardata di lasciarti entrare."  

 

Armi sante per la battaglia: (c) Coraggio

Aprile 16, 1931  Volume 29

Il coraggio é delle anime risolute. 

...Il mio amato Gesù mi ha detto: "Coraggio figlia mia, il coraggio è delle anime risolute di fare il bene, esse sono imperturbabili sotto a qualunque tempesta, e mentre sentono lo scroscio dei tuoni e lampi fino a tremarne, e restano sotto all'acqua dirotta che le piove di sopra se ne servono dell'acqua per lavarsi e uscire più belle, e senza badarci alla tempesta, sono più che mai risolute e coraggiose di non spostarsi dal bene incominciato. Lo scoraggiamento è delle anime irresolute, che non giungono mai a compiere un bene. Il coraggio strada la via, il coraggio mette in fuga qualunque tempesta, il coraggio è il pane dei forti, il coraggio è il battagliero che sa vincere qualunque battaglia. Perciò figlia buona, coraggio, non temere...." 

 

Vittoria sul nemico

Dal "protesto" (Volume 1), al suo figlio naturale e legittimo nella Divina Volontà:  l'"atto preventivo" (Volume 14):

...M'insegnò Gesù Cristo che il mezzo più efficace per fare che l'anima restasse libera da ogni vana apprensione, d'ogni dubbi, d'ogni timore, era il protestare innanzi al Cielo, alla terra ed ai stessi demoni, di non voler offendere Dio, anche a costo della propria vita, di non voler consentire a qualunque tentazioni del demonio, e questo appena che l'anima avverte che viene la tentazione, se può nell'atto della battaglia, ed appena che s'incomincia a sentire libera, ed anche tra il corso del giorno.  Facendo così, l'anima non perderà tempo a pensare se sia o no acconsentito, che il solo ricordarsi della protesta, già le restituirà la calma, e se il demonio cercherà d'inquietarla, potrà rispondergli che se aveva intenzione d'offendere Iddio, non si protestavo il contrario, e così resterà salva d'ogni timore. (Volume 1)

 

Maggio 27, 1922  Volume 14

L'atto preventivo e l'atto attuale.

Stavo pensando tra me:  "Se è così grande un atto fatto nel suo Volere, quanti, ahimè! non ne faccio sfuggire?"  Ed il mio dolce Gesù muovendosi nel mio interno mi ha detto:  "Figlia mia, c'è l'atto preventivo e l'atto attuale.  Il preventivo è quello quando l'anima, dal primo sorgere del giorno, fissa la sua volontà nella mia, e si decide e si conferma di voler vivere ed operare solo nel mio Volere, previene tutti i suoi atti e li fa scorrere tutti nel mio Volere.  Con la volontà preventiva il mio Sole sorge, la mia Vita resta duplicata in tutti i tuoi atti come dentro d'un solo atto, e questo supplisce all'atto attuale. 

Ma però, l'atto preventivo può essere ombrato, oscurato dai modi umani, dalla volontà propria, dalla stima, dalla trascuratezza ed altro, che sono come nubi innanzi al sole, che rendono meno vivida la sua luce sulla faccia della terra.  Invece l'atto attuale non è soggetto a nubi, ma ha virtù di diradare le nubi se ci sono, e fa sorgere tant'altri soli in cui resta duplicata la mia Vita, con tale vivezza di luce e calore, da formare altrettanti nuovi soli, l'uno più bello dell'altro.  Però tutti e due sono necessari, il preventivo dà la mano, dispone e forma il piano all'attuale; l'attuale conserva ed allarga il piano del preventivo."


Ottobre 15, 1919  Volume 12

Il Voler Divino porta lo stato di sicurezza.

Continuando il mio solito stato, stavo pensando: "Come sarà! sono così cattiva, non son buona a nulla; con le privazioni del mio Gesù mi son ridotta ad uno stato da far piangere, se si potesse vedere, anche le pietre; e con tutto ciò non dubbi, né timori, né di giudizio né d'inferno, che stato raccapricciante è il mio." 

Mentre ciò pensavo, il mio amabile Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto: "Figlia mia, non appena l'anima entra nel mio volere e si decide a vivere in Esso, partono da lei tutti i dubbi e tutti i timori; succede come ad una figlia d'un re, che per quanto si voglia dire dalla gente che non è figlia a suo padre, lei non da retta, anzi va orgogliosa e dice a tutti:  E' inutile dirmi il contrario, mettermi dubbi e timori, io sono vera figlia del re, lui è padre mio, vivo con lui, anzi, il suo stesso regno è mio. 

Sicché, a tanti altri beni che porta il vivere nel mio Volere, porta insieme lo stato di sicurezza, e siccome fa suo ciò che è mio, come può temere di ciò che possiede?  Sicché il timore, il dubbio, l'inferno si smarriscono e non trovano la porta, la via, la chiave per entrare nell'anima, anzi, come l'anima entra nel Voler Divino si spoglia di sé, ed Io la vesto di Me con abiti regali, e queste vesti le mettono il suggello che è mia figlia; il mio regno, come è mio è suo, e difendendo i nostri diritti prende parte a giudicare ed a condannare gli altri, dunque, come vuoi tu andare pescando timori?"


IMPARANDO LA VIA DELLA CROCE (FIGURE 2024)

Accettazione della croce:  Rassegnazione

Agosto 8, 1899  Volume 2

..."La rassegnazione assorbisce tutto ciò che può essere di pena e di disgustoso alla natura e lo converte in dolce". 

 
Ottobre 31, 1900  Volume 4

... "La medicina più salutare ed efficace negli incontri più tristi della vita, è la rassegnazione...."

Marzo 16, 1904  Volume 6 

..."La vera rassegnazione, non fantastica, non mette a scrutinio le cose, ma adora in silenzio le divine disposizioni."


Aprile 9, 1904  Volume 6

Basta un atto perfetto di rassegnazione alla Volontà Divina, per restare purgato da tutte le imperfezioni nelle quali l'anima non ci ha messo niente del suo.

Dovendo fare questa mattina la comunione, stavo pensando tra me: "Che dirà il mio benedetto Gesù quando verrà nell'anima mia?  Dirà: "Quanto è brutta quest'anima, cattiva, fredda, abominevole." Quanto presto farà consumare le specie per non stare a contatto con questa così brutta, ma che vuoi da me? Ad onta che sono così cattiva, pure dovete avere pazienza a venire, perché in tutti i modi mi sei necessario, e non ne posso fare a meno."  In questo mentre è uscito da dentro il mio interno e mi ha detto: "Figlia mia, non volerti affliggere per questo, non ci vuol niente per rimediarvi, basta un atto perfetto di rassegnazione alla Volontà mia per poter restare purgato da tutte queste bruttezze che tu dici, ed Io ti dirò il contrario di quello che tu pensi, ti dirò: 'Quanto sei bella, sento il fuoco del mio amore in te, ed il profumo dei miei odori, con te voglio fare la mia perpetua dimora'".  Ed è scomparso....       

 

Novembre 8, 1905  Volume 6

Il primo passo per entrare nella Volontà di Dio é la  rassegnazione. L'anima che si rassegna alla Divina Volontà, giunge a fare di Dio il suo cibo prelibato.

Avendo molto stentato, quando appena è venuto mi ha detto: "Figlia mia, all'anima che si rassegna alla mia Volontà succede come a quel tale, che avvicinandosi a vedere un bel cibo sente il desiderio di mangiarlo, ed eccitandosi il desiderio passa a gustare quel cibo e trasmutarlo nella sua carne e nel suo sangue. Se non avesse visto il bel cibo non poteva venire il desiderio, non poteva sentire il gusto, e ne seguiva col rimanersi digiuno. Ora, così è la rassegnazione all'anima, mentre si rassegna, nello stesso rassegnarsi vi scorge una luce divina, e questa luce snebbia ciò che impedisce di vedere Dio, e vedendolo desidera di gustare Dio, e mentre lo gusta sente come se lo mangiasse, in modo che se lo sente tutto trasmutato in sé lo stesso Dio. 

Onde, ne segue che il primo passo è il rassegnarsi, il secondo è il desiderio di fare in tutto la Volontà di Dio, il terzo farne suo cibo prelibato quotidianamente, il quarto è consumare la Volontà di Dio nella sua.  Ma se non fa il primo passo, vi resterà digiuno di Dio."


Abbracciare la croce:  Abbandono in Gesù

Luglio 2, 1918  Volume 12

Come l'anima si abbandona in Gesù, Lui si abbandona nell'anima.

Stavo dicendo al mio amato Gesù: "Gesù, ti amo, ma il mio amore è piccolo, perciò ti amo nel tuo Amore per farlo grande; voglio adorarti con le tue adorazioni, pregare nella tua preghiera, ringraziarti nei tuoi ringraziamenti."  Ora, mentre ciò dicevo, il mio amabile Gesù mi ha detto: "Figlia mia, come hai messo il tuo amore nel mio per amarmi, il tuo ha restato fissato nel mio e si è allungato ed allargato nel mio, e Mi son sentito amare come vorrei che la creatura Mi amasse; e come adoravi nelle mie adorazioni, pregavi, ringraziavi, così restavano fisse in Me, e mi sentivo adorare, pregare e ringraziare con le mie adorazioni, preghiere e ringraziamenti. Ah! figlia mia, ci vuole grande abbandono in Me, e come l'anima si abbandona in Me, così Io mi abbandono in lei, e riempiendola di Me faccio Io stesso ciò che essa deve fare per Me.  Se poi non si abbandona, allora ciò che fa resta fissato in lei, non in Me, e sento l'operato della creatura pieno d'imperfezioni e miserie, ciò che non potrà piacermi."


Febbraio 2, 1924  Volume 16

L'abbandono in Dio forma le ali per volare nell'ambito dell'Eternità. Cosa è l'Eternità.

Mi sentivo molto oppressa per la privazione del mio dolce Gesù, e per altre ragioni che non è necessario scriverle su carta; ed il mio amato Gesù, muovendosi nel mio interno e stringendomi a Sé per darmi la forza, ché mi sentivo soccombere, mi ha detto:  "Figlia mia, la mia Volontà è vita e moto di tutto; ma sai tu chi segue il suo moto e prende il volo nel mio Eterno Volere, in modo che gira come Esso gira nell'ambito dell'eternità, e si trova dove Esso si trova e fa ciò che Esso fa?  L'anima del tutto abbandonata nella mia Santa Volontà; l'abbandono sono le ali per volare insieme col mio Volere, come cessa l'abbandono così perde il volo e restano distrutte le ali. Sicché tutti sentono il moto, la vita della mia Volontà, ma vi restano al punto dove stanno, perché non c'è moto che non parta da Me, ma solo chi tiene le ali dell'abbandono in Me, che fa la stessa via della mia Volontà, sorvola su tutto, sí in Cielo che in terra, entra nell'ambito dell'eternità e gira in mezzo alle tre Divine Persone, penetra nei più intimi nascondigli di loro, è a giorno dei loro segreti e delle loro beatitudini.  Succede come ad una macchina, dove in mezzo c'è la prima ruota ed intorno tant'altre piccole rotelle, ma fisse; come si muove la prima ruota, tutte ricevono il moto, ma mai giungono a toccare la prima ruota, né nulla sanno di ciò che essa fa e dei beni che contiene; invece un'altra piccola rotella non è fissa, e per mezzo di un meccanismo gira sempre per tutte le rotelle, per trovarsi in ogni moto della prima ruota, per far di nuovo il suo giro; ora, questa rotella girante sa ciò che c'è nella prima ruota e vi prende parte ai beni che essa contiene.  Ora, la prima ruota è la mia Volontà; le rotelle fisse sono le anime abbandonate a sé stesse, il che le rende immobilizzate nel bene; la rotella girante è l'anima che vive nella mia Volontà; il meccanismo è l'abbandono tutto in Me, sicché ogni mancanza di abbandono in Me è un giro che perdi nell'ambito dell'Eternità.  Se sapessi che significa perdere un giro eterno!"...


Febbraio 10, 1924  Volume 16

Necessità del completo abbandono nella Divina Volontà. 

Stavo pensando tra me a tutto ciò che sta scritto in questi giorni passati, e dicevo tra me che non erano cose né necessarie né serie, potevo fare a meno di metterle su carta, ma l'ubbidienza l'ha voluto, ed io ero in dovere di dire il Fiat anche in questo. Ma mentre ciò pensavo, il mio amato Gesù mi ha detto: "Figlia mia, eppure era tutto necessario per far conoscere come si vive nel mio Volere, non dicendo tutto, tu faresti mancare una qualità del modo come vivere in Esso, e quindi non potranno avere il pieno effetto del vivere nella mia Volontà, come per esempio sull'abbandono del vivere nel mio Volere, se l'anima non vivesse del tutto abbandonata nella mia Volontà, sarebbe come una persona che vivesse in un sontuoso palazzo, e ora esce ad una finestra, ora ad un balcone, ora scende al portone, sicché la poveretta poco o di passaggio vi passa da qualche stanza, sicché non se ne intende né del regime, né del lavoro che ci vuole, né dei beni che ci sono, né ciò che può prendere e né ciò che può dare; chi sa quanti beni ci sono e lei non se ne intende, perciò non ama come dovrebbe amare, né fa quella stima che merita quel palazzo.  Ora, l'anima che vive nella mia Volontà e non è del tutto abbandonata in Essa, le riflessioni proprie, le cure di sé stessa, i timori, le turbazioni, non sono altro che finestre, balconi, portoni che si forma nella mia Volontà, che uscendo spesso spesso è costretta a vedere e sentire le miserie della vita umana, e siccome le miserie sono proprietà sua, e le ricchezze della mia Volontà sono mie, si attacca più alle miserie che alle ricchezze, onde non prenderà amore e né gusterà che significa vivere nel mio Volere; e avendosi formato il portone, un giorno o l'altro se ne andrà per vivere nel misero tugurio della sua volontà. 

Vedi dunque come è necessario il pieno abbandono in Me per vivere nella mia Volontà; Essa non ha bisogno delle miserie della volontà umana, la vuole a vivere insieme, bella come la usci dal suo seno, senza il misero corredo che si ha formato nell'esilio della vita; altrimenti ci sarebbe disparità che porterebbe dolore alla mia, ed infelicità alla volontà umana.  Vedi come è necessario far capire che ci vuole il pieno abbandono per vivere nella mia Volontà, e tu dici che non era necessario scrivere su ciò; ti compatisco, perché tu non vedi ciò che veggo Io, perciò lo prendi alla leggiera...."


Ottobre 26, 1931  Volume 29

Effetti mirabili dell'abbandono nelle braccia di Gesù.

...Dopo di ciò seguendo il mio abbandono nel Volere Divino, mi sentivo tutta afflitta per la privazione del mio dolce Gesù, la sua privazione è come un martello che sempre batte per rincrudire maggiormente il dolore, e allora cessa di battere quando l'Ospite Divino esce dal suo nascondiglio per fare la sua visitina alla sua amata creatura, la sua dolce presenza, il suo tratto amabile fa risorgere dallo stesso dolore la gioia, ed il martello cessa il suo lavorìo crudele; ma non appena il Celeste Visitatore si ritira, incomincia il suo battere di nuovo, e la mia povera anima si sente tutt'occhio, tutt'orecchie, chi sa potesse vederlo e sentirlo di nuovo, ed ansiosa aspetta e riaspetta Colui che avendomi ferita, Lui solo tiene il potere di rimarginare la ferita che mi ha fatto, ahimè! troppo dolorosa. Ma mentre sfogavo il mio dolore, il mio dolce Gesù è ritornato ed abbracciando la povera anima mia mi ha detto:  "Figlia, sono qui, abbandonati nelle mie braccia e riposati in Me, il tuo abbandono in Me chiama il mio abbandono in te e forma il mio dolce riposo nell'anima tua. L'abbandono in Me forma la dolce e potente catena che mi lega tanto all'anima, che non posso svincolarmi da essa, fino a rendermi il suo caro e dolce prigioniero. L'abbandono in Me partorisce la vera fiducia, ed essa ha fiducia di Me, ed Io ho fiducia di lei, ho fiducia nel suo amore che non verrà mai meno, ho fiducia nei suoi sacrifizi che non mi rifiuterà mai nulla di ciò che voglio, e ho tutta la fiducia che posso compiere i miei disegni. L'abbandono in Me dice che mi dà libertà e sono libero di fare ciò che Io voglio, ed Io affidandomi a lei le manifesto i miei più intimi segreti. Perciò figlia mia, ti voglio tutta abbandonata nelle mie braccia, e quanto più abbandonata in Me, più sentirai il mio abbandono in te."...

 

Trovare contento nella croce

Dalle Ore della Passione 17esima Ora Dalle 9 alle 10am Gesù é coronato di spine.  Presentato al popolo:  "Ecce Homo!"  Gesù é condannato a morte: 

...Mio Re Gesù, i tuoi nemici continuano i loro insulti; il Sangue che scorre dal tuo SS. capo è tanto, che giungendoti fino alla bocca T'impedisce di farmi sentire chiaramente la tua dolcissima voce, e quindi non posso fare ciò che fai Tu. Perciò vengo nelle tue braccia, voglio sostenere il tuo capo trafitto e addolorato, voglio mettere la testa sotto queste spine per sentire le loro punture.

Ma mentre dico ciò, il mio Gesù mi chiama col suo sguardo di amore ed io subito mi abbraccio al suo Cuore e cerco di sostenere la sua testa.  Oh, come è bello stare con Gesù anche in mezzo a mille tormenti!  E Lui mi dice:  "Figlio mio, queste spine dicono che voglio essere costituito Re di ogni cuore; a Me spetta ogni dominio.  Tu prendi queste spine e pungi il tuo cuore, fanne uscire tutto ciò che a Me non appartiene e poi lascia dentro una spine, come suggello che Io sono il tuo Re e per impedire che nessun'altra cosa entri in te.  Poi gira per tutti i cuori e, pungendoli, fanne uscire tutti i fumi di superbia e il marciume che contengono, e costituiscimi Re di tutti".


Aprile 12, 1917  Volume 12

Non è il patire che rende infelice la creatura, è resa infelice quando manca qualche cosa al suo amore per Dio.

Trovandomi nel solito mio stato, il mio sempre amabile Gesù è venuto, e siccome stavo un poco sofferente mi ha preso nelle sue braccia dicendomi: "Figlia diletta mia, diletta figlia mia, riposati in Me, anzi, le tue pene non tenerle con te, mandale sulla mia croce, affinché facciano corteggio alle mie pene e mi sollevino, e le mie pene corteggino le tue e ti sostengano, brucino dello stesso fuoco e si consumino insieme; ed Io guarderò le tue pene come mie, gli darò gli stessi effetti, lo stesso valore, e faranno gli stessi uffici che feci Io sulla croce presso il Padre e presso le anime, anzi, vieni tu stessa sulla croce, come saremo felici stando insieme, anche patendo, perché non è il patire che rende infelice la creatura, anzi il patire la rende vittoriosa, gloriosa, ricca, bella, ma è resa infelice quando manca qualche cosa al suo amore.  Tu, unita con Me sulla croce sarai appagata in tutto nell'amore, le tue pene saranno amore, la tua vita amore, tutta amore, e perciò sarai felice!"

 

Comprendere il valore della croce

Agosto 11, 1906  Volume 7

Gesù le dice che la croce è un tesoro.

Trovandomi nel solito mio stato, vedevo il mio adorabile Gesù con una croce in mano, tutta piena di perle bianche, che facendomi un dono, la poggiava sul mio petto, la quale si è internata dentro del mio cuore, come dentro d'una stanza, e mi ha detto:  "Figlia mia, la croce è un tesoro, ed il luogo più sicuro dove mettere in salvo questo pregiato tesoro, è l'anima propria; cioè, è luogo sicuro quando l'anima è disposta con la pazienza, con la rassegnazione, e con le altre virtù a ricevere questo tesoro, che le virtù sono tante chiavi che lo custodiscono per non sciuparlo ed esporlo ai ladri, che se non trova specialmente la chiave d'oro della pazienza, troverà questo tesoro tanti ladri che lo ruberanno e ne faranno sciupio."


Maggio 9, 1907  Volume 7

...Un altro giorno venendo il buon Gesù, mi faceva comprendere la preziosità del patire, e pregavo che facesse comprendere a tutti il bene che c'è nel patire. E Lui mi disse: "Figlia mia, la croce è un frutto spinoso, che fuori è molesto e pungente, tolte le spine e scorza, si trova un frutto prezioso e saporito, che solo chi ha la pazienza di sopportare le molestie delle punture, può giungere a scoprire il segreto della preziosità e sapore di quel frutto; e solo quello ch'è giunto a scoprire questo segreto, lo guarda con amore, e con avidità va in cerca di questo frutto senza curare le punture, e tutti gli altri lo guardano con sdegno e lo disprezzano."  Ed io: "Ma dolce mio Signore, qual'è questo segreto che c'è nel frutto della croce?" E Lui: "Il segreto dell'eterna beatitudine, perché nel frutto della croce si trovano tante monetine che solo corrono per entrare in Cielo, e che l'anima con queste monetine si arricchisce e si rende beata in eterno." 


Ottobre 4, 1907  Volume 8

Esaltazione della croce.  La croce innesta la Divinità all'umanità.

Continuando il mio solito stato di privazione, e quindi con poche sofferenze, stavo dicendo tra me:  "Non solo di Gesù sono priva, ma anche il bene delle sofferenze mi viene tolto.  Oh! Dio, dovunque volete mettere ferro e fuoco e toccarmi le cose a me più care, e che formavano la mia stessa vita:  Gesù e la croce.  Se a Gesù sono abominevole per le mie ingratitudini, ha ragione che non viene, e tu, oh! croce, che ti ho fatto che così barbaramente mi hai lasciato?  Ahi! forse non ti ho fatto buon viso quando sei venuta?  Non ti trattavo come mia fedele compagna?  Ahi! ricordo che ti amavo tanto, che non sapevo stare senza di te, e qualche volta ti preferivo allo stesso Gesù; io non sapevo che cosa mi avevi fatto che non sapevo stare senza di te, eppure mi hai lasciato?  E' vero che molti beni mi hai fatto, tu eri la via, la porta, la stanza, il segreto, la luce in cui trovavo Gesù, perciò ti amavo tanto, ed ora è tutto finito per me." 

Mentre ciò pensavo, quando appena il benedetto Gesù è venuto, mi ha detto: "Figlia, la croce è parte della vita, e solo non l'ama chi non ama la propria vita, perché solo con la croce innestai la Divinità all'umanità perduta.  E' solo la croce che continua la Redenzione nel mondo, innestando chiunque la riceve nella Divinità; e chi non l'ama significa che non sa niente né di virtù, né di perfezione, né di amor di Dio, né di vera vita, succede come ad un ricco, che perdute le ricchezze, gli si presenta un mezzo come acquistarle di nuovo e forse di più; quanto non ama questo mezzo?  E non mette forse la propria vita in questo mezzo per ritrovare la vita nelle ricchezze?  Così è la croce, l'uomo era divenuto poverissimo, e la croce è il mezzo non solo per salvarlo dalla miseria, ma per arricchirlo di tutti i beni; perciò la croce è la ricchezza dell'anima."  Ed è scomparso, ed io sono rimasta più amareggiata, pensando alla perdita che avevo fatto.

 

Riconoscere la propria 'vera croce' e il suo scopo

La vera croce e la continua crocifissione dell'anima che vive nella Divina Volontà corrisponde al suo rimanere 'inchiodata' ai Suoi atti, il suo crocifiggere ogni riflessione su sé stessa solo per fondersi continuamente nella Divina Volontà e costituirsi atto di ogni atto di creatura, e girare e vivere tra gli atti del Divin Volere nelle Opere Divine della Creazione, Redenzione e Santificazione delle anime:

 

Maggio 15, 1920  Volume 12

La Divina Volontà forma nell'anima la crocifissione completa.

Mi lamentavo col mio dolce Gesù dicendogli: "Dove sono le tue promesse?  Non più croce, non più somiglianza con Te, tutto è svanito e non mi resta che piangere la mia dolorosa fine."  E Gesù, muovendosi mi ha detto nel mio interno: "Figlia mia, la mia crocifissione fu completa, e sai perché? Perché fu fatta nella Volontà Eterna del Padre mio. In questa Volontà la croce si fece tanto lunga e larga, da abbracciare tutti i secoli, da penetrare in ogni cuore presente, passato e futuro, in modo che restavo crocifisso in ciascun cuore di creatura, questa Divina Volontà metteva chiodi a tutto il mio interno, ai miei desideri, agli affetti e palpiti miei, posso dire che non avevo vita propria, ma la Vita della Volontà eterna, che rinchiudeva in Me tutte le creature ed a cui voleva che rispondessi per tutto. Mai la mia crocifissione poteva essere completa ed distesa tanto da abbracciare tutti, se il Voler eterno non ne fosse l'attore.

Anche in te la crocifissione voglio che sia completa e distesa a tutti. Ecco perciò il continuo richiamo nel mio Volere, le spinte a portare innanzi alla Maestà Suprema tutta l'umana famiglia, ed a nome di tutti emettere gli atti che loro non fanno. L'oblio di te, la mancanza di riflessioni personali, non sono altri che chiodi che mette la mia Volontà. La mia Volontà non sa fare cose incomplete e piccole, e facendosi corona intorno all'anima, la vuole in Sé, e distendendola in tutto l'ambiente del suo Voler eterno, vi mette il suggello del suo completamento. Il mio Volere svuota tutto l'umano dall'interno della creatura, e vi mette tutto il divino, e per essere più sicuro, va suggellando tutto l'interno con tanti chiodi, per quanti atti umani possono aver vita nella creatura, sostituendoli con tanti atti divini, e così vi forma le vere crocifissione e non per un tempo, ma per tutta la vita."


Giugno 6, 1922  Volume 14

Vivendo nella Divina Volontà, la croce e la santità si fanno simile a quelle di Gesù.

Stavo pensando tra me: "Come mai il mio buon Gesù ha cambiato con me, prima tutto si dilettava nel farmi patire, tutto era partecipazione di chiodi e croce; adesso tutto è svanito, non più si diletta nel farmi patire, e se qualche volta soffro mi guarda con una indifferenza, non mostra più quel gusto d'una volta." Ora, mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù muovendosi nel mio interno, sospirando mi ha detto: "Figlia mia, quando ci sono i gusti maggiori, i gusti minori perdono il loro diletto, la loro attrattiva, e perciò si guardano con indifferenza. La croce lega la grazia, ma chi l'alimenta, chi la fa crescere a debita statura?  La mia Volontà. E' lei sola che completa tutto e fa compiere i miei più alti disegni nell'anima, e se non fosse per la mia Volontà, la stessa croce, per quanto potere e grandezza contiene, può far rimanere le anime a mezza strada. Oh! quanti soffrono, e siccome manca l'alimento continuo della mia Volontà, non giungono alla meta, al disfacimento del volere umano, ed il Voler Divino non può dare l'ultimo colpo, l'ultima pennellata della santità divina. 

Vedi, tu dici che sono svaniti chiodi e croce, falso figlia mia, falso, prima la tua croce era piccola, incompleta, ora la mia Volontà elevandoti nella mia Volontà, la tua croce si fa grande, ed ogni atto che fai nel mio Volere è un chiodo che riceve il tuo volere, e vivendo nella mia Volontà, la tua si stende tanto da diffonderti in ogni creatura, e mi dà per ciascuna quella vita che ho dato loro per ridarmi l'onore, la gloria, lo scopo perché l'ho creato. Vedi, la tua croce si stende non solo per te, ma per ciascuna creatura, sicché dovunque vedo la tua croce; prima la vedevo solo in te, ora la veggo dappertutto. Quel fonderti nella mia Volontà, senza nessuno interesse personale, ma solo per darmi quello che tutti dovrebbero darmi, e per dare a tutti tutto il bene che il mio Volere contiene, è solo della Vita Divina, non umana; sicché solo la mia Volontà è quella che forma questa santità divina nell'anima.  Onde le tue croci primiere erano santità umana, e l'umano per quanto santo, non sa fare cose grandi, ma piccole, molto meno elevare l'anima alla santità e alla fusione dell'operato del suo Creatore, resta sempre nella restrizione di creatura, ma la mia Volontà abbattendo tutte le barriere umane, la getta nell'immensità divina, e tutto si fa immenso in lei: Croce, chiodi, santità, amore, riparazione, tutto; la mia mira in te non era la santità umana, sebbene era necessario che prima facessi le cose piccole in te, e perciò tanto mi dilettavo.

Ora, avendoti fatto passare oltre e dovendoti far vivere nel mio Volere, vedendo la tua piccolezza, il tuo atomo abbracciare l'immensità per darmi per tutti e per ciascuno amore e gloria per ridarmi tutti i diritti di tutta la Creazione, questo mi diletta tanto, che tutte le altre cose non mi danno più gusto. Onde la tua croce, i tuoi chiodi, sarà la mia Volontà che tenendo crocifissa la tua completerà in te la vera crocifissione, non ad intervallo, ma perpetua, tutta simile alla mia, che fui concepito crocifisso e morii crocifisso, alimentata la mia croce della sola Volontà eterna, e perciò per tutti e per ciascuno Io fui crocifisso. La mia croce suggellò tutti col suo emblema."

L'esempio più perfetto di anima crocifissa crocifissa agli atti della Divina Volontà, agli atti del Suo Padre e Creatore, agli atti del Suo Figlio e Redentore, agli atti del Suo Sposo e Santificatore: Maria Santissima, specialmente nel periodo dopo la Ascensione di Gesù al Cielo. Ella rimase sulla terra per compiere la Divina Volontà, per assistere e alimentare la Chiesa nascente, e poté sopravvivere all'ambascia e all'ardente desiderio di ricongiungersi al Suo Gesù solo attraverso il continuo ripetere gli eccessi d'Amore di Gesù nella Incarnazione, le meraviglie della Sua vita nascosta in Nazareth, ed i momenti, i minuti le Ore della Passione, le Sue parole, i Suoi atti... e tutti gli atti della Divina Volontà.  Per poter restare in vita sulla terra, e non morire d'ambascia e del desiderio del Cielo, Ella aveva assoluto bisogno della costante, ininterrotta, completa crocifissione della Sua volontà e di tutto il Suo essere agli atti della Divina Volontà."

 

LUCE E UNIONE CON GESU'

Contemplando Gesù e ascoltando la Sua parola

Dalle Ore della Passione Ventunesima Ora Dall'1 alle 2pm Seconda Ora di Agonia sulla Croce.  Seconda, terza e quarta parola di Gesù:

...Fronte maestosa del mio Gesù ti bacio, attira tutti i miei pensieri a contemplarti, a comprenderti. Occhi dolcissimi del mio Bene, quantunque coperti di Sangue, guardatemi; guardate la mia miseria, guardate la mia debolezza, guardate il povero mio cuore e fate che possa provare gli effetti mirabili del vostro sguardo divino. Orecchi del mio Gesù, sebbene assordati dagli insulti e dalle bestemmie degli empi, ma pure intendi ad ascoltarci; deh, ascoltate le mie preghiere e non disdegnate le mie riparazioni. Sì ascolta, o Gesù, il grido del mio cuore; allora si calmerà quando me lo avrai riempito del tuo amore. Volto bellissimo del mio Gesù, mostrati, fa che io Ti veda, affinché da tutti e da tutto possa staccare il mio povero cuore. La tua bellezza m'innamori continuamente e mi tenga sempre rapito in Te.  Bocca soavissima del mio Gesù parlami, risuoni sempre la tua voce in me e la potenza della tua parola distrugga tutto ciò che non è Volontà di Dio, che non è amore....

 

Dove imparo a contemplare e ad ascoltare Gesù? Dove posso vederlo e ascoltare la Sua voce?  ...guardandolo, faccia a faccia, nel Santissimo Sacramento dell'Altare...


Dalle Ore della Passione Quarta Ora Dalle 8 alle 9pm La Cena Eucaristica:

...O Gesù, Ti contemplo nell'Ostia Santa e come se Ti vedessi nella Tua adorabile Persona, bacio la Tua fronte maestosa, ma baciandoti sento le punture delle tue spine.  O mio Gesù, in quest'Ostia santa quante creature non ti risparmiano le spine:  esse si portano innanzi a te e, invece di mandarti l'omaggio dei loro buoni pensieri, ti mandano i loro pensieri cattivi, e tu di nuovo abbassi la testa come nella passione e ricevi e tolleri le spine di questi pensieri cattivi.  O mio Amore, mi avvicino a te per dividere le tue pene;  metto tutti i miei pensieri nella tua mente, per respingere queste spine che tanto ti addolorano, ed ogni mio pensiero scorra in ogni tuo pensiero, per farti l'atto di riparazione per ogni pensiero cattivo e così consolare la tua mesta mente.

Gesù, mio Bene, bacio i tuoi belli occhi.  Vedo il tuo sguardo amoroso rivolto a quelli che si portano alla tua presenza, ansiosi di avere il ricambio dei loro sguardi d'amore.  Ma quanti vengono innanzi a te e, invece di guardare e cercare Te, guardano cose che li distraggono e privano Te del gusto che provi nello scambio degli sguardi d'amore!  Tu piangi, ed io, baciandoti, sento le mie labbra bagnate dalle tue lacrime.  Mio Gesù, non piangere;  voglio mettere i miei occhi nei tuoi, per dividere insieme queste tue pene e piangere con Te;  e volendo riparare tutti gli sguardi distratti delle creature, ti offro i miei sguardi sempre fissi in Te.

Gesù, mio Amore, bacio le tue santissime orecchie e Ti veggo intento ad ascoltare ciò che vogliono da Te le creature per consolarle.  Ma queste invece, Ti fanno giungere alle orecchie preghiere malamente recitate, piene di diffidenza, preghiere fatte per abito, ed il tuo udito in quest'Ostia santa è molestato più che nella stessa Passione.  O mio Gesù, voglio prendere tutte le armonie del cielo e metterle nelle tue orecchie per ripararti, e voglio mettere le mie orecchie nelle tue, non solo per dividere insieme queste pene, ma per offrirti il mio atto continuo di riparazione e consolarti....


Dal Vol. 25  Ottobre 7, 1928 (quando Luisa fu trasferita nella Casa della Divina Volontà (Convento delle Suore del Divino Zelo in Corato)):

... Oh! come mi sento felice, che d'ora in poi, se Gesù vuole che continui a scrivere, scriverò sempre dando un occhio al tabernacolo e l'altro sulla carta che scrivo.  Quindi ti prego amor mio che mi assista e dammi la forza di compiere il sacrifizio che Tu stesso vuoi....

E l'anima che contempla Gesù e lo ascolta dalla Santa Ostia esposta nell'Ostensorio, o presente nel Tabernacolo, e prega con Gesù di fronte a Gesù, riceve tanta lice e acquista sempre più fiducia nelle sue preghiere e giri negli atti della Divina Volontà.  E applicando e incorporando costantemente le nuove conoscenze acquisite ai suoi atti interiori, non si sentirà impacciata o imbarazzata, ma sperimenterà i suoi atti con Gesù, ... chiedendogli cosa ne pensa...!  Qual contento per il suo Signore e amoroso Maestro!  

...Gli ho detto:  "Amor mio, voglio farti sentire come faccio per entrare nel tuo Volere, per vedere se ti piace o no." Quindi ho detto ciò che sono solito di dire quando entro nel suo Volere, che non credo essere necessario il dirlo, avendolo detto altrove.  Ed Gesù mi ha dato un bacio, approvando col suo bacio ciò che io gli dicevo...  (Vol. 12  Marzo 23, 1921) 


Dal Quinto Eccesso di Amore nella Incarnazione Volume 1:

..."Oh! come son solo, eppure in mezzo a tanti.  Oh! come mi pesa la mia solitudine, non ho a chi dire una parola, con chi fare uno sfogo, neppure d'amore; sono sempre mesto e taciturno, perché se parlo non sono ascoltato. Ah! figlia mia, ti prego, ti supplico non mi lasciare solo in tanta solitudine, dammi il bene di farmi parlare coll'ascoltarmi, presta orecchio a miei insegnamenti, Io sono il maestro dei maestri.  Quante cose voglio insegnarti!  Se tu mi darai ascolto mi farai cessare da piangere e mi trastullerò con te. Non vuoi tu trastullarti con Me?...

 

Ricevendo la sostanza della Sua parola:  (a) Fede

Febbraio 28, 1899  Volume 2

...Ora, mentre vedevo il confessore, mi ricordavo che mi aveva detto che doveva scrivere sulla fede il modo come il Signore mi aveva parlato su questa virtù.  Mentre così pensavo, in un istante il Signore mi ha tirato talmente a Sé, che mi sono sentita fuori di me stessa nella volta dei cieli, insieme con Gesù e mi ha detto queste precise parole:  "La Fede è Dio."

Ma queste due parole contenevano una luce immensa, che è impossibile spiegarle ma come posso le dirò. Nella parola "fede" comprendevo che la fede è Dio stesso.  Come al corpo il cibo materiale dà vita acciocché non morisse, così la fede dà la vita all'anima; senza la fede l'anima è morta. La fede vivifica, la fede santifica, la fede spiritualizza l'uomo e lo fa tenere l'occhio ad un Ente Supremo, in modo che niente apprende delle cose di quaggiù e se le apprende, le apprende in Dio. Oh! la felicità d'un anima che vive di fede, il suo volo è sempre verso il Cielo, in tutto ciò che le succede si rimira sempre in Dio ed ecco come nella tribolazione la fede la solleva in Dio e non se ne affligge, neanche meno lamento, sapendo che non deve formare qui il suo contento, ma nel Cielo. Così se la gioia, la ricchezza, i piaceri la circondano, la fede la solleva in Dio e dice fra sé:  "Oh! quanto sarò più contenta, più ricca nel Cielo!" Quindi, di questi terreni ne prende fastidio, li disprezza, e se li mette sotto dei piedi; a me sembra che ad un'anima che vive di fede, succede come ad una persona che possedesse milioni e milioni di monete ed anche regni interi ed un'altra che vorrebbe offrirle un centesimo. Or, che direbbe costei? Non l'avrebbe a sdegno, non glielo getterebbe in faccia?  Aggiungo:  E se quel centesimo fosse tutto infangato, quale sono le cose terrene.  Di più e se quel centesimo fosse dato solo ad imprestito? Or direbbe costei:  "Immense ricchezze io godo e posseggo e tu ardisti d'offrirmi questo vil centesimo, così fangoso e solo per poco tempo?" Io credo che ritorcerebbe subito lo sguardo e non accetterebbe il dono.  Così fa l'anima che vive di fede in riguardo alle cose terrene.

Or andiamo un'altra volta all'idea del cibo, il corpo, prendendo il cibo, non solo si sostiene, ma partecipa della sostanza del cibo, che gia si trasforma con lo stesso corpo.  Ora così l'anima che vive di fede; siccome la fede è Dio stesso, l'anima viene a vivere dello stesso Dio e cibandosi dello stesso Dio, viene a partecipare della sostanza di Dio e partecipando, viene ad assomigliarsi a Lui ed a trasformarsi con lo stesso Dio, quindi avviene all'anima che vive di fede che santo Iddio, santa l'anima; potente Iddio, potente l'anima; sapiente, forte, giusto Iddio, sapiente, forte, giusta l'anima, così di tutti gli altri attributi di Dio.  Insomma, l'anima  diviene un piccolo Dio.  Oh! la beatitudine di quest'anima sulla terra, per essere poi più beata nel Cielo.

Compresi ancora che non altro significano quelle parole che il Signore dice alle anime sue dilette, cioè: "Ti sposerò nella fede."  Che il Signore in questo mistico sposalizio viene a dotare le anime delle sue stesse virtù. Mi sembra come due sposi, che unendo le loro proprietà insieme, non si discerne più la roba dell'uno e dell'altro e ambedue si rendono patrono.  Ma nel fatto nostro, l'anima è povera, tutto il bene ne viene da parte del Signore, che la rende partecipe delle sue sostanze.

Vita dell'anima è Dio, la fede è Dio e l'anima possedendo la fede, viene ad innestare in sé tutte le altre virtù, di modo che essa se ne sta come re nel cuore e le altre se ne stanno d'intorno, come sudditi servendo alla fede, sicché le stesse virtù, senza la fede, sono virtù che non hanno vita.

Pare a me che Iddio in due modi comunica la fede all'uomo:  La prima è nel santo battesimo; la seconda è quando Iddio benedetto, spiccando una particella della sua sostanza nell'anima, le comunica la virtù di far miracoli, come poter risorgere i morti, sanare gli infermi, arrestare il sole ed altro.  Oh! se il mondo avesse fede, si cambierebbe in un paradiso terrestre!

Oh! quanto alto e sublime è il volo dell'anima che si esercita nella fede.  A me sembra che l'anima, esercitandosi nella fede, fa come quei timidi uccelletti che temendo d'essere presi dai cacciatori o pure qualche altra insidia, fanno la loro dimora sulle cime degli alberi, o pure sulle alture, quando poi sono costretti a prendere il cibo scendono, prendono il cibo e subito se ne volano nella loro dimora; e qualche uno, più accorto, prende il cibo e neppure se lo mangia sul terreno, per essere più sicuro se lo porta sulle cime degli alberi e là se lo inghiottisce.

Così l'anima che vive di fede, è tanto timida delle cose terrene, che per paura di essere insidiata, neppure le degne d'uno sguardo, la sua dimora è in alto, cioè sopra tutte le cose della terra e specialmente nelle piaghe di Gesù Cristo e da dentro quelle beate stanze geme, piange, prega e soffre insieme col suo Sposo Gesù sulla condizione e miseria in cui giace il genere umano.

Mentre essa vive in quei forami delle piaghe di Gesù, il Signore le dà una particella delle sue virtù e l'anima si sente in sé quelle virtù come se fossero sue, ma però avverte che sebbene se le vede sue, il possederle le viene dato, che sono state comunicate dal Signore. 

Succede come ad una persona che ha ricevuto un dono che essa non possedeva, ora che fa?  Se lo prende e se ne rende padrona, ma per ogni qual volta lo guarda dice fra sé:  "Questo è mio, ma però mi fu donato da quel tale."  Così fa l'anima cui il Signore spiccando da Sé una particella del suo Essere Divino, la trasmuta in Sé stesso.  Or, quest'anima, come aborrisce il peccato, ma insiememente compatisce gli altri, prega per chi vede che cammina nella via del precipizio, si unisce insieme con Gesù Cristo e si offre vittima a soffrire per placare la divina giustizia e per risparmiare le creature dai meritati castighi e se fosse necessario il sacrifizio della vita, oh! quanto volentieri lo farebbe per la salvezza di un'anima sola.


Giugno 25, 1899  Volume 2

Tre gaudi spirituali della fede.

Continua Gesù a farsi vedere questa mattina d'intanto in tanto, partecipandomi qualche poco delle sue sofferenze e qualche volta si vedeva anche il confessore unito. Siccome lui mi aveva detto di pregare per certi suoi bisogni, vedendolo insieme con Nostro Signore ho incominciato a pregare Gesù che lo esaudisse in ciò che lui voleva.

Mentre io lo pregavo, Gesù, tutto bontà si è voltato al confessore e gli ha detto:  "La fede, voglio che t'inondi dappertutto, come quelle barche che sono inondate dalle acque del mare e siccome la fede sono Io stesso, essendo inondato da Me, che tutto posseggo, posso e do liberamente a chi in Me confida, senza che tu ci pensi a quel che verrà ed al quando ed il come che farai, Io stesso, secondo i tuoi bisogni, mi presterò a soccorrerti."

Poi ha soggiunto:  "Se ti eserciterai in questa fede, quasi nuotando in essa, in ricompensa ti infonderò nel cuore tre gaudi spirituali:  Il primo, che penetrerai le cose di Dio con chiarezza e nel fare le cose sante ti sentirai inondato da una gioia, da un gaudio tale, che ti sentirai come inzuppato e questa è l'unzione della mia grazia.  Il secondo è una noia delle cose terrene e sentirai nel tuo cuore una gioia delle cose celesti.  Il terzo è un distacco totale di tutto e dove prima sentivi inclinazione, sentirai un fastidio, come da qualche tempo lo sto infondendo nel tuo cuore e tu già lo stai esperimentando.  E per questo il tuo cuore sarà inondato dalla gioia che godono le anime nude, che hanno il loro cuore tanto inondato dell'amore mio, che dalle cose che li circondano esternamente non ne ricevono nessuna impressione."

 

Ricevendo la sostanza della Sua parola:  (b) Speranza

Ottobre 14, 1899  Volume 2

La Speranza Madre paciera.

...Il mio dolce Gesù continua a dirmi:  "La natura della speranza è pace, e ciò che lei è per natura, l'anima che vive nel seno di questa madre paciera lo consegue per grazia."  E nell'atto stesso che Gesù benedetto dice queste parole, con una luce intellettuale mi fa vedere sotto una similitudine di una madre, ciò che ha fatto questa speranza per l'uomo. Oh! che scena commovente e tenerissima, che se tutti la potessero vedere, piangerebbero di compunzione anche i cuori più duri e tutti si affezionerebbero tanto, che riuscirebbe impossibile distaccarsi per un solo momento dalle sue ginocchia materne. Ed ecco che provo a dire ciò che comprendo e posso:  L'uomo viveva incatenato, schiavo del demonio, condannato alla morte eterna, senza speranza di poter rivivere all'eterna vita; tutto era perduto ed andata in rovina la sua sorte.  Questa Madre viveva nell'Empireo, unita col Padre e lo Spirito Santo, beata, felice con Loro; ma pareva che non fosse contenta, voleva i suoi figli, le sue care immagini intorno a lei, l'opera più bella uscita dalle sue mani. Ora, mentre stava nel Cielo, il suo occhio era intento all'uomo, che va perduto sulla terra. Ella tutta si occupa per il modo come salvare questi suoi amati figli, e vedendo che questi figli non possono assolutamente soddisfare alla Divinità, anche a costo di qualunque sacrifizio, perché molto inferiori ad Essa, che cosa fa questa Madre pietosa? Vede che non c'è altro mezzo per salvare questi figli, che dare la propria vita per salvare la loro, e prendere sopra di sé le loro pene e miserie e fare tutto ciò che loro dovevano fare per loro stessi. Onde, che pensa di fare? Si presenta innanzi alla divina giustizia questa Madre amorosa, con le lacrime agli occhi, con le voci più tenere, con le ragioni più potenti che il suo magnanimo cuore le detta, e dice:  "Grazie vi chiedo per i miei perduti figli, non mi regge l'animo di vederli da me separati, a qualunque costo voglio salvarli, e sebbene veggo non esserci altro mezzo che mettere la mia propria vita, la voglio mettere pure perché riacquistino la loro.  Che cosa volete da loro?  Riparazione?  Vi riparo Io per loro.  Gloria, onore?  Vi glorifico ed onoro Io per loro.  Ringraziamento?  Vi ringrazio Io.  Tutto ciò che volete da loro, ve lo faccio Io, purché li possa avere insieme con Me a regnare."

La Divinità ne resta commossa nel vedere le lacrime, l'amore di questa Madre pietosa, e convinta dalle sue ragioni potenti, si sente inclinata ad amare questi figli e ne piangono insieme la loro sventura, e concordemente concludono che accettano il sacrifizio della vita di questa Madre, restandone pienamente soddisfatti, per riacquistare questi figli. Non appena è firmato il decreto, scende immantinente dal Cielo e viene sulla terra, e deponendo le sue vesti regali che aveva nel Cielo, si veste delle miserie umane, come se fosse la più vilissima schiava e vive nella povertà più estrema, nelle sofferenze più inaudite, nei disprezzi più insopportabili alla umana natura; non fa altro che piangere ed intercedere per i suoi amati figli.  Ma quello che più fa stupire, e di questa Madre e di questi figli, è che mentre lei ama tanto questi figli, questi, invece di ricevere questa Madre a braccia aperte, che veniva per salvarli, ne fanno il contrario. Nessuno la vuole ricevere né riconoscere, anzi la fanno andare raminga, la disprezzano ed incominciano a macchinare come uccidere questa Madre sì tenera e svisceratamente amante di loro.  Che farà questa Madre sì tenera nel vedersi così malamente corrisposta dai suoi ingrati figli?  Si arresterà Ella?  Ah! no, anzi, più si accende di amore per loro e corre da un punto all'altro per riunirli e metterglieli in grembo. Oh! come fatica, come stenta, fino a gocciolare sudore, non solo d'acqua, ma anche di sangue! Non si dà un momento di tregua, sta sempre in attitudine per operare la loro salvezza, provvede a tutti i loro bisogni, rimedia a tutti i loro mali passati, presenti e futuri; insomma, non c'è cosa che non ordine e disponga per loro bene.

Ma che cosa fanno questi figli? Si sono forse pentiti dell'ingratitudine che fecero nel riceverla?  Hanno mutato i loro pensieri in favore di questa Madre?  Ah! no, la guardano di malocchio, la disonorano con le calunnie più nere, le procurano obbrobri, disprezzi, confusioni, la battono con ogni sorta di flagelli, riducendola tutta una piaga, e finiscono col farla morire con una morte, la più infame che trovar si potesse, in mezzo a crudeli spasimi e dolori. Ma che cosa fa questa Madre in mezzo a tante pene? Odierà forse questi figli sì discoli e protervi?  Ah! mai no, allora più che mai li ama svisceratamente, offre le sue pene per la loro stessa salvezza e spira con la parola della pace e del perdono.  Oh! Madre mia bella, oh cara speranza, quanto sei in te stessa amabile, io ti amo.  Deh! tienimi sempre in grembo a te e sarò la più felice del mondo.

Mentre son determinata a cessare di parlare della speranza, una voce mi risuona dappertutto che dice:  "La speranza contiene tutto il bene presente e futuro, e chi vive in grembo a lei ed alleva sulle sue ginocchia, tutto ciò che vuole ottiene. Che cosa vuole l'anima?  Gloria, onore?  La speranza le darà tutto l'onore e la gloria più grande in terra, presso tutte le genti, ed in Cielo la glorificherà eternamente. Vorrà forse ricchezza? Oh! questa Madre della speranza è ricchissima, e quello che è più, che dando i suoi beni ai suoi figli, non restano punto scemate le sue ricchezze; poi, queste ricchezze non sono fugaci e passeggere, ma sempiterne. Vorrà piaceri, contenti? Ah! si, questa speranza contiene in sé tutti i piaceri e gusti possibili, che trovar si possano in Cielo ed in terra, che nessun altro potrà mai pareggiarla, e chi al suo seno si nutrisce, a sazietà ne gusta, ed oh! come è felice e contenta.  Vorrà essere dotta, sapiente?  Questa Madre speranza contiene in sé le scienze più sublimi, anzi è la maestra di tutti i maestri, e chi da lei si fa insegnare apprende la scienza della vera santità."

Insomma, la speranza ci somministra tutto, di modo che, se uno è debole, gli darà la fortezza; se un altro è macchiato, la speranza istituì i Sacramenti ed ivi preparò il lavacro alle sue macchie; se si sente fame e sete, questa Madre pietosa ci dà il cibo più bello, più gustoso, quali sono le sue delicatissime carni e per bevanda il suo preziosissimo sangue.  Che altro può fare di più questa Madre paciera della speranza?  E chi altro mai è simile a lei?  Ah! solo lei ha rappacificato Cielo e terra, la speranza ha congiunto con sé la fede e la carità ed ha formato quell'anello indissolubile tra l'umana natura e la Divina. Ma chi è questa Madre?  Chi è questa speranza? E' Gesù Cristo, che operò la nostra Redenzione e formò la speranza dell'uomo fuorviato.

 

Ricevendo la sostanza della Sua parola:  (c) Carità

Focalizziamoci ora su: il Comandamento Nuovo dato da Gesù: "Vi do un comandamento nuovo:  che vi amiate gli uni gli altri; come Io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri."  (Gv  13, 34); "Questo é il mio comandamento:  che vi amiate gli uni gli altri come Io vo ho amato.  Nessuno ha un amore più grande di questo:  dare la vita per i propri amici."  (Gv 15, 1213)

 

Febbraio 21, 1922  Volume 14

La natura del vero amore è morir e vivere continuamente per la persona amata.

Continuando il mio solito stato, il mio sempre adorabile Gesù nel venire mi ha detto:  "Figlia mia, il mio amore verso la creatura mi faceva morire ad ogni istante. La natura del vero amore è morir e vivere continuamente per la persona amata; l'amore di volerla a sé gli fa sentire la morte, gli procura un martirio, forse dei più dolorosi e prolungati, ma lo stesso amore, più forte della stessa morte, nel medesimo istante che muore gli dà la vita, ma per fare che cosa?  Per dar vita alla persona amata e formarvi una sola vita, quelle fiamme hanno virtù di consumare l'una per fonderla nell'altra. E' proprio questa la virtù del mio amore, farmi morire, e dalla mia consumazione formare tanti semi per metterli nei cuori di tutte le creature, per farmi di nuovo risorgere e formare con esse una sola vita con Me.

Ora, anche tu puoi morire chi sa quante volte per amor mio, e forse ad ogni istante, ogniqualvolta mi vuoi e non mi vedi, la tua volontà sente la morte della mia privazione, ma in realtà, perché non vedendomi, la tua volontà muore perché non trova la vita che cerca; ma dopo che in quell'atto si è consumata, Io rinasco in te e tu in Me e ritrovi la vita da te voluta, ma per ritornare di nuovo a morire per vivere in Me. Così se mi desideri, il tuo desiderio non appagato sente la morte, ma facendomi vedere ritrova la sua vita, e così il tuo amore, la tua intelligenza, il tuo cuore, possono stare in continuo atto di morir e vivere per Me. Se l'ho fatto Io per te, è pure giusto che tu lo faccia per Me."


Maggio 2, 1923  Volume 15

Quando il Fiat Voluntas Tua avrà il suo compimento come in Cielo così in terra, allora verrà il pieno compimento della seconda parte del Pater noster.

La mia povera mente me la sentivo come sperduta nell'immensità dell'Eterno Volere, ed il mio dolce Gesù, ritornando al suo dire sulla Santissima Volontà di Dio mi ha detto:  "Figlia mia, oh! come armonizzano bene i tuoi atti fatti nel mio Volere, armonizzano coi miei, con quelli della mia diletta Mamma, e l'uno scomparisce nell'altro e formano uno solo, sembra il Cielo in terra e la terra in Cielo, e l'eco dell'uno nei tre e dei tre in uno della Trinità Sacrosanta, oh! come risuona dolce al nostro udito, come ci rapisce, ma tanto, da rapire la nostra Volontà dal Cielo in terra.  E quando il mio Fiat Voluntas Tua avrà il suo compimento come in Cielo così in terra, allora verrà il pieno compimento della seconda parte del Pater noster, cioè, dacci oggi il nostro pane quotidiano..."

"...Onde dopo soggiunsi: "Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori." Sicché anche la carità sarà perfetta, allora sarà perfetto il perdono, avrà l'impronta dell'eroismo come lo ebbi Io sulla croce, quando l'uomo avrà mangiato il pane della mia Volontà come lo mangiava la mia Umanità, allora le virtù saranno assorbite nella mia Volontà e riceveranno l'impronta del vero eroismo e di virtù divine, saranno come tanti fiumicelli che sbucheranno dal seno del gran mare della mia Volontà....."


Giugno 20, 1924  Volume 17

Quando le creature vivranno vivranno nella Divina Volontà, allora la carità e tutte le virtù raggiungeranno la completa perfezione.

"...Allora la carità raggiungerà la completa perfezione nella creatura, quando la mia Volontà regnerà in modo completo nelle creature, perché allora ognuno si troverà in virtù di Essa, in ogni creatura, amata, difesa, sorretta, come l'ama, difende e sorregge il suo Dio, l'una si troverà trasfusa nell'altra come nella propria vita. Allora tutte le virtù raggiungeranno la completa perfezione, perché non si alimenteranno della vita umana, ma della Vita Divina.  Perciò di due umanità faccio bisogno: Della mia per formare la Redenzione, e l'altra per formare il Fiat Voluntas tua come in Cielo così sulla terra. L'una più necessaria dell'altra, perché se nella prima dovevo venire a redimerli, nella seconda dovevo venire a ripristinarlo allo scopo unico per cui fu creato, e aprire la corrente delle grazie tra la volontà umana e la Divina, e farla regnare come in Cielo così in terra. E come la mia Umanità per redimere l'uomo fece regnare la mia Volontà come in Cielo così in terra, così vo trovando un altra umanità, che facendola regnare come in Cielo così in terra, mi faccia compire tutti i disegni della mia Creazione.  Perciò sii attenta nel far regnare in te la sola mia Volontà, ed Io ti amerò con lo stesso amore con cui amai la mia Santissima Umanità."

 

Vincolo di inseparabilità con Dio:  la Divina Volontà come vita

Focalizziamoci su: La Divina Volontà come Dono, e compimento del Primo dei Comandamenti  "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze.  Amerai il prossimo tuo come te stesso"  (Mc 12, 31; Dt 6,5; Lv 19, 18)

 

(Prima del dono c'é il prestito: Vedi, Dicembre 25, 1925  Volume 18)

Il dono é proprietà assoluta dell'anima....

Settembre 29, 1931  Volume 29

Il vivere nel Divin Volere é dono che Dio fa alla creatura.

... Onde continuavo a pensare alla Divina Volontà, ed il mio amato Gesù ha soggiunto:  "Figlia mia, il vivere nella mia Volontà è un dono che facciamo alla creatura, dono grande che supera in valore, in santità, in bellezza ed in felicità tutti gli altri doni, in modo infinito ed inarrivabile. Quando facciamo questo dono sì grande, non facciamo altro che aprire le porte per farla posseditrice dei nostri possedimenti divini, luogo dove non più hanno vita le passioni, i pericoli, né nessun nemico le può nuocere o fargli del male; questo dono conferma la creatura nel bene, nell'amore, nella stessa Vita del suo Creatore, ed il Creatore resta confermato nella creatura, quindi succede l'inseparabilità tra l'uno e l'altro; con questo dono la creatura si sentirà cambiata la sua sorte: Da povera ricca; da malata, perfettamente guarita; da infelice, si sentirà che tutte le cose si cambiano per lei in felicità. Vivere nella nostra Volontà come dono, c'è gran differenza dal farla, quello è premio e nostra decisione di vincere la creatura, con una forza invincibile ed irresistibile, riempire la volontà umana con la nostra in modo sensibile, in modo che toccherà con mano e con chiarezza il gran bene che le viene, che solo un pazzo potrebbe sfuggire da un tanto bene, perché finché l'anima è viatrice, non si chiudono le porte dietro del dono, ma vi restano aperte affinché liberamente, non forzata, possa vivere nel nostro dono; molto più che questo dono non lo farà la nostra Volontà per necessità, ma perché l'ama ed è tutta sua. Invece il fare la nostra Volontà non è premio, ma dovere e necessità, che volere o non volere deve sottoporsi, e le cose che si fanno per dovere e per necessità, se si possono sfuggire si sfuggono, perché in esse non entra l'amore spontaneo che fa amare e riconoscere la nostra Volontà come degna d'essere amata e conosciuta, la necessità nasconde il suo bene che contiene, e fa sentire il peso del sacrifizio e del dovere. Invece il vivere nel nostro Volere non è sacrifizio ma conquista, non è dovere ma amore, sente nel nostro dono sé stessa sperduta in Esso, e l'ama non solo come Volontà nostra, ma anche perché è esclusivamente sua, e non dandole il primo posto, il regime, il dominio, non amerebbe sé stessa.

Ora figlia mia, è questo che vogliamo dare alle creature, la nostra Volontà come dono, perché guardandola e possedendola come cosa propria, riuscirà facile a farla formare il suo Regno. Questo dono fu dato all'uomo nell'Eden, ed ingrato ce lo respinse, ma Noi non mutammo Volontà, lo teniamo a riserva, e ciò che uno ci respinge, con grazie più sorprendenti lo teniamo preparato per darlo agli altri, né badiamo al tempo, perché i secoli per Noi sono come un punto solo. Però ci vogliono grandi preparazioni da parte delle creature, conoscere il gran bene del dono per sospirarlo, ma tempo verrà che la nostra Volontà sarà posseduta come dono dalla creatura."

...e il dono si converte in natura:

"...Devi sapere che tutto ciò che la creatura fa nella mia Volontà, ha virtù di convertire in natura quel bene che fa, ed il vero bene in natura non si perde mai, né ci sono stenti nel ripeterlo quante volte vuole, stenti tu forse a respirare, a palpitare? Perché è in natura, anzi, se non vuoi farlo devi emettere uno sforzo, ma sforzo che forse se ti viene di farlo ti costerà la vita. Ed è questo il più gran prodigio della mia Volontà, convertire in natura la preghiera, l'amore, la santità, le sue conoscenze, ed Io quando veggo che la creatura si ha dato in balìa della mia Volontà, ma tanto che Essa ha potuto cambiare in natura i beni divini, le mie parole risuonano nell'anima con la mia Potenza Creatrice e danno in natura la maternità...."  (Vol. 29  Luglio 2, 1931)

 

Amore a Dio (Amore per la Divina Volontà) Amore a sé stessi:

"...Sente nel nostro dono sé stessa sperduta in Esso, e l'ama non solo come Volontà nostra, ma anche perché è esclusivamente sua, e non dandole il primo posto, il regime, il dominio, non amerebbe sé stessa...."  (Vol. 29  Settembre 29, 1931)

 

Amore a Dio Amore al prossimo:

".... L'amore del prossimo molto ne va nel mio cuore, ma deve essere tanto congiunto al mio, in modo che deve formare uno solo, senza potersi discernere uno dall'altro; ma quell'altro amore del prossimo che non è trasformato nel mio amore, Io non lo guardo come cosa che a Me appartiene."  (Vol. 2  Maggio 7, 1899)

 

Amore a sé stessi Amore al prossimo:

"...Vuoi tu sapere perché Adamo peccò?  Perché dimenticò che Io lo amavo, e dimenticò d'amarmi, fu questo il primo germe della sua colpa, se avesse pensato che Io lo amavo assai, e che lui era obbligato ad amarmi, mai si sarebbe deciso a disubbidirmi, sicché primo cessò l'amore, poi cominciò il peccato; e come cessò (1)d'amare il suo Dio, cessò il (2)vero amore verso sé stesso; le sue stesse membra e potenze si ribellarono a lui stesso; perdette il dominio, l'ordine, e diventò pauroso, non solo, ma cessò il vero amore verso le altre creature, mentre Io lo avevo creato con lo stesso amore che regnava tra le Divine Persone, che uno doveva essere l'immagine dell'altro, la felicità, la gioia, la vita dell'altro....

 

Il Comandamento Nuovo, fuori della Divina Volontà é un 'comandamento', ma nella Divina Volontà é il naturale e inerente regime del Suo Regno nelle anime.  Sicché, la Divina Volontà come vita dell'anima é l'unico vero e perfetto compimento del Primo dei Comandamenti, identificandosi con esso:

...Perciò, venendo sulla terra, la cosa a cui diedi più importanza, fu che si amassero l'un l'altro come erano amati da Me, per dar loro il mio primo amore, per far aleggiare sulla terra l'amore della Santissima Trinità.  Perciò in tutte le tue pene e privazioni, non dimenticare mai che Io ti amo assai, per non dimenticarti mai d'amarmi, e come figlia del nostro Volere hai il compito d'amarmi per tutti, così starai nell'ordine e non avrai timore di nulla."  (Vol. 16  Settembre 6, 1923)

 

UN CICLO CONTINUO

E ora, ricominciamo tutto da capo...

Settembre 5, 1899  Volume 2

Come Gesù opera la perfezione da passo a passo.

Questa mattina mi trovavo in tale abbattimento d'animo e mi vedevo tanto cattiva, che io stessa mi rendevo insopportabile.  Essendo venuto Gesù, gli ho detto le mie pene e lo stato miserabile in cui mi trovavo, ed Lui mi ha detto:  "Figlia mia, non volerti perdere di coraggio, questo è mio solito, di operare la perfezione a passo a passo e non tutto in un istante, affinché l'anima vedendosi sempre in qualche cosa manchevole, si spinga, faccia tutti gli sforzi per raggiungere ciò che le manca, affine di più piacermi e di maggiormente santificarsi, onde Io, tirato da quegli atti, mi sento sforzato a darle nuove grazie e favori celesti, e con ciò si viene a formare un commercio tutto divino tra l'anima e Dio.  Diversamente, possedendo l'anima in sé la pienezza della perfezione e quindi di tutte le virtù, non troverebbe modi come sforzarsi, come più piacergli, onde verrebbe a mancare l'esca come accendere il fuoco tra la creatura e il Creatore." 

Sia sempre benedetto il Signore!

Fiat!!!

 



[1] Seguono alcune fonti aggiuntive di riflessione, meditazione, preghiera e apprendimento, da altri Volumi, successive al Volume 1, al fine di consolidare e arricchire le linee fondamentali tracciate nel Volume 1.