CELEBRIAMO LA PASSIONE DI GESU'

momenti di preghiera comunitaria su testi biblici e riflessioni esegeticopastorali

BERNARDINO NARCISO BORDO

II EDIZIONE ROMA 1998

Proprietà letteraria riservata

Se ne permette la stampa p. Ottaviano D'Egidio sup. Provinciale Roma / Scala Santa, 211998

 

INDICE

1 Vigilia di Passione

2 La Cena di Betania

3 Ingresso trionfale

4 Ultima Cena

5  Al Gethsemani

6 Il Processo Religioso

7 Il Processo Civile

8 Sevizie e condanna a morte

9 La «Via Dolorosa»

10 Morte di Gesù

11 Al Sepolcro

12 Resurrextit

 

SCHEMA

Canto d'ingresso

Introduzione esegetica al "quadro" proposto

Proclamazione del testo della Passione, da parte di tre lettori

Coro alternato

Riflessioni spirituali

Invocazioni

Canto cristologico

Benedizione con la S. Croce.

 

è possibile anche un inserimento nella S. Messa. In questo caso, iniziare la liturgia eucaristica more solito, fino alle letture escluse e inserire a questo punto:

Introduzione al testo

Testo della Passione

Coro alternato

Riflessioni e Invocazioni.

Riprendere la S. Messa, e il Canto Cristologico eseguirlo alla Comunione.

 

COME è SORTA L'IDEA

La proclamazione liturgica della Passione nella Settimana Santa ha esercitato sempre un fascino misterioso sull'anima cristiana, per i suoi contenuti salvifici e la ripartizione dialogata del testo, che presenta una certa drammaticità suggestiva.

Abbiamo voluto partire da questo tracciato liturgico, per un tipo di celebrazione, che abbracciasse un mistero per volta, risultante dalla convergenza di tutt'e quattro gli evangelisti, sul medesimo episodio.

Dei tre lettori, l'evangelista e Gesù trovano il loro ruolo ben definito dal testo, mentre l'interlocutore dovrà necessariamente impersonare ora un apostolo, o una delle pie donne, oppure un avversario del Salvatore, come pure la turba scatenata contro di lui, davanti a Pilato, secondo le circostanze. Siamo certi che non vi scapiterà la chiarezza, per i contrasti inconfondibili che accompagnano tutto il racconto della Passione di Gesù.

E bastato aggiungervi una cornice esegetica, un commento dialogato e poche riflessioni, derivate spontaneamente dai passi presi a soggetto, per avere una paraliturgia che riteniamo pastoralmente assai valida.

Prima di offrirla al pubblico, abbiamo voluto verificarla, attraverso svariate esperienze di preghiera comunitaria, durante le Missioni passioniste, incentrate, com'è noto, sul mistero della Passione di Cristo. è proprio per questo che abbiamo suddiviso tutto il materiale in dodici riquadri, quanti sono i giorni di cui dispone una Missione, nella sua durata normale di due settimane, da lunedì a sabato.

L'effetto ci è sembrato dei più consolanti, e tale, da giustificare la richiesta, pervenutaci da più parti, di darla alle stampe, perché servisse per celebrazioni comunitarie e per una preghiera personale, nutrita di testi ispirati, ai quali si fa precedere un'introduzione che li evidenzi nel modo più conveniente.

La conferma pervenutaci in questi anni dalla prima edizione, ci ha incoraggiati ad allestire questa seconda, che presentiamo ora al pubblico.

 

Personaggi del testo della Passione

EV. = Evagelista

GESù

INT. = Interlocutore

 

Primo quadro

VIGILIA DI PASSIONE

INTRODUZIONE AL TESTO

Le cause storiche della Passione di Gesù vanno cercate nella natura particolare dell'esperienza religiosa d'Israele, contro la quale sembrò che il nuovo rabbi di Nazaret volesse ergersi, e nelle prevenzioni che ne derivarono contro di lui, trasformatesi col tempo in ostilità implacabile, almeno da parte della casta sacerdotale.

Subito sugli inizi della sua predicazione, tutti si avvidero che Gesù trasmetteva il suo messaggio con autorità e non alla maniera dei rabbini. Questi esperti della Torah generalmente usavano un sistema d'insegnamento espositivo, consistente nel leggere un testo biblico e farlo seguire da un commento derivato dagli esponenti più accreditati della sapienza giudaica. Il loro parere personale non contava molto, e non ci tenevano ad esprimerlo, nelle dissertazioni che organizzavano.

Al contrario, il Nazzareno non solo dava quasi sempre una sua interpretazione arbitraria alla Legge e ai profeti, ma talvolta osava contrapporsi ai detti degli antichi, giungendo non di rado all'audacia di presentare se stesso come punto di riferimento delle promesse fatte ad Israele!

Nessuno poteva illudersi sulle conseguenze di un magistero così inconsueto e provocatorio.

I responsabili del potere religioso cercarono dapprima di dissimulare, credendo che si trattasse di un fenomeno innocuo, e comunque di poca durata; tentarono, anzi, d'inserire nel sistema quel giovane rabbi, sperando che volesse collaborare con loro. Una volta esaurite le vie del compromesso e delle polemiche inutili, non ebbero scrupoli a scegliere la via della lotta scoperta e dei provvedimenti disciplinari più energici.

Il nostro quadro vuole darcene un saggio, partendo dall'episodio del discorso di Gesù nella sinagoga di Nazaret, all'inizio della sua azione missionaria. Dopo un accenno al discorso programmatico della montagna, con una eco delle diatribe durante la festa della dedicazione del tempio, viene presentata la scena turbolenta della seduta del gran sinedrio, dove per la prima volta fu pronunciata la parola di morte nei confronti del pericoloso avversario.

Sono brani che abbracciano uno spazio notevole di tempo e una serie di circostanze assai diverse fra di loro. Per questo motivo, esigono attenzione e un certo sforzo di sintesi, per coglierne il nesso profondo.

 

TESTO DIALOGATO

EV. Gesù si mise ad insegnare. Ed erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi; tanto che si chiedevano a vicenda: Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità. Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono!

La sua fama si diffuse subito dovunque nei dintorni della Galilea (Mc 1, 2122, 2728).

GESù Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri il lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore.

INT. Non è il figlio di Giuseppe (Lc 4, 1819, 22)? Donde gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data? E questi prodigi compiuti dalle sue mani? Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Joses, di Giuda, di Simone (Mc 6, 23)?

GESU Di certo, voi mi citerete il proverbio: "Medico, cura te stesso". Quanto abbiamo udito che accadde a Cafarnao, fallo anche qui, nella tua patria. Nessun profeta è bene accetto in patria. (Gv 9, 2829; 10, 20)?

EV. La sua fama si diffondeva ancor più; folle numerose venivano per ascoltarlo e farsi guarire dalle loro infermità. Ma Gesù si ritirava in luoghi solitari a pregare (Lc 4, 2324; 5, 1516).

GESù Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno, e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell'uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli (Lc 6, 2023).

INT. Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo infatti che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia. Ha un demonio ed è fuori di sé; perché lo state ad ascoltare?

EV. Ricorreva in quei giorni a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era d'inverno. Gesù passeggiava nel tempio, sotto il portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano:

INT. Fino a quando terrai l'animo nostro sospeso? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente!

GESù Ve l'ho detto e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste mi danno testimonianza; ma voi non credete, perché non siete mie pecore (Gv 10, 2226).

EV. Allora i sommi sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dicevano:

INT. Che facciamo? Quest'uomo compie molti segni. Se lo lasciamo fare così, tutti crederanno in lui, e verranno i Romani e distruggeranno il nostro luogo santo e la nostra nazione.

EV. Ma uno di loro, di nome Caifa, che era sommo sacerdote in quell'anno, disse loro:

INT. Voi non capite nulla e non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera.

EV. Gesù pertanto non si faceva più vedere in pubblico tra i Giudei; egli si ritirò di là nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Efraim, dove si trattenne con i suoi discepoli (ivi, 11, 4750, 54).

 

CORO ALTERNATO

1. Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani dei sommi sacerdoti e degli scribi, venire ucciso e risuscitare il terzo giorno.

2. Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare, dicendo: Dio te ne scampi, Signore questo non ti accadrà (Mt 16, 2122)!

3. Il Figlio dell'uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno ma il terzo giorno risorgerà (ivi 17, 22).

4. Tutti rimarrete scandalizzati poiché sta scritto: Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse (Mc 14, 27).

 

INSIEME

Bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria (Lc. 24, 26). Andiamo anche noi a morire con lui (G. 11, 16)!

 

RIFLESSIONI

Il Salvatore ha una consapevolezza perfetta della propria posizione, di fronte al Padre di cui deve attuare il progetto salvifico, e agli uomini che reagiscono negativamente alle sue sollecitazioni benefiche. Non se ne mostra contrariato, non smorza le tinte, e quando avvisterà le prime avvisaglie di tempesta, non cercherà di sottrarsi alla propria missione.

Noi probabilmente siamo generosi finché l'impegno si presenta in forma semiromantica, con emozioni preziose e soddisfazioni personali che ripagano di ogni sforzo. Quando, col passare degli anni, affiorano le prime erosioni dello slancio e l'accumularsi delle rinunce determina stanchezza e indecisione, ci si preoccupa più del necessario; si tenta, una prima volta, eppoi sempre con più frequenza, il sistema della sottrazione dello sforzo, o della ripetizione meccanica dei gesti. Donarsi, quando non se ne vedono più chiaramente i risultati, è assai duro, anche per i più generosi.

Continuare a beneficare gli altri, quando non c'è più nessuno che dica un grazie e, anzi, qualcuno s'incarica di rispondere: Chi te lo ha chiesto?, allora sì che è lecito parlare di eroismo.

Ma eroismo è una parola che piace di più, proprio a chi è meno degli altri disposto a farne una qualsiasi esperienza... D'altra parte, le ostilità che incontra il Salvatore non alterano la dolcezza profondamente umana del suo linguaggio, soprattutto del suo atteggiamento con chi rifiuta di accettarlo. Continua a benedire bambini, a guarire miracolosamente ogni specie di sofferenti e a consolare chiunque incontra sul suo cammino.

Vuole mostrarci come sia possibile continuare a voler bene agli uomini, anche quando questi facessero tutto il possibile per non meritarselo, e ad insistere nel nostro servizio di carità, senza amarezza e con sincera magnanimità cristiana.

 

INVOCAZIONI:

Gesù ci ha mostrato di quale ardimento dobbiamo essere capaci, se vogliamo collaborare con lui alla redenzione dell'umanità. Chiediamogli d'infondercelo profondamente nell'anima, da poterne dare la testimonianza più espressiva.

 

Maestro divino, che, per obbedire al Padre, non dubitasti di proclamare apertamente la verità, anche a costo di malintesi e ostilità,

insegnaci a prendere piena coscienza di quello che Dio vuole da noi e attuarlo con ferma determinazione.

 

Maestro buono, che parlasti per ridare coraggio ai poveri e speranza ai sofferenti, senza preoccuparti della reazione di chi aveva interesse a contrastare il tuo messaggio di liberazione.

donaci la forza delle scelte più adatte al bene dei fratelli bisognosi, anche quando il nostro gesto dovesse urtare contro l'opportunismo e la viltà dei più.

 

Maestro di sapienza eterna, che. proclamasti l'interessamento del Padre, non più riservato ad un solo popolo, o ad una sola epoca della storia, ma esteso ad "ogni tribù, popolo e nazione",

rendici capaci di comprendere, rivivere e propugnare l'universalismo cristiano, come dimensione inconfondibile della Redenzione.

 

Orazione. O Padre, che hai voluto il tuo Figlio Unigenito sulla Croce, a braccia stese, alla ricerca di una fratellanza universale, fa che quelle braccia giungano a stringere tutti, in una unione che annulli discriminazioni, odi e rivalità. Te lo chiediamo per lo stesso Cristo nostro Signore. Amen.

 

CANTO CRISTOLOGICO (Christus)

1. Cristo Gesù pur essendo di natura divina non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio.

2. Ma spogliò se stesso assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini umiliò se stesso fatto obbediente fino alla morte e morte di croce

INSIEME

Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra d'ogni altro nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore (Fil 2, 511).

 

Secondo quadro

LA CENA DI BETANIA

INTRODUZIONE AL TESTO

Lo scenario si apre con la presentazione della casa ospitale di Betania, un villaggio a poca distanza da Gerusalemme, dove il Salvatore aveva trovato tante volte accoglienza e affetto, pieni di venerazione.

Le parole che ascolteremo da Marta sembrerebbero contraddirlo; sono, invece, la riprova della confidenza che la donna aveva raggiunto con lui. Difatti Gesù, per tutta risposta, non le farà sentire un rimprovero, ma un invito a stabilire il confronto fra il servizio accurato, come quello che stava a cuore a lei, e l'amore in ascolto della Parola, di cui dava prova sua sorella Maria. Ebbene, tutto sommato, Marta doveva convincersi che a lui piaceva di più il secondo.

Nel frattempo, era accaduto il fatto strepitoso della risurrezione di Lazzaro, fratello delle due donne, ad opera del potere taumaturgico di Cristo.

Dalla casa di Marta, si passa a quella di Simone il lebbroso, sempre lì a Betania. Il personaggio facoltoso che adesso invitava a mensa il Salvatore era stato, con tutta verosimiglianza, guarito per suo intervento dal terribile male della lebbra. Simone aveva sollecitato la presenza delle due sorelle, per indovinare con sicurezza le preferenze del rabbi, e Lazzaro, perché non è di tutti i giorni il lusso di avere a mensa un uomo risuscitato... L'episodio deve essere accaduto immediatamente prima della cavalcata di Gesù a Gerusalemme.

Il gesto di Maria, che unge i piedi del Cristo, non va assolutamente confuso con quello, assai simile, della peccatrice anonima in casa di un altro Simone. Quella donna potrebbe essere Maddalena (per la professione di intrecciatrice di capelli, e non per una condotta veramente equivoca!); qui, al contrario, è Maria di Lazzaro. La prima compie un gesto di penitenza, la seconda di gratitudine, per avere riavuto il fratello risuscitato da morte.

Quel nardo usato a Betania era veramente extra, di un valore elevatissimo, a sentire Giuda Iscariota, che di prezzi se ne intendeva e trovava giusto riprovare certi sprechi irragionevoli...

Nella risposta di difesa, Gesù allude ad un presentimento arcano, che ha guidato la donna, eco evidente delle confidenze che le erano state fatte dall'Amico divino, forse in data assai recente.

 

TESTO DIALOGATO

EV. Mentre erano in cammino, [Gesù] entrò in un villaggio, e una donna di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto fattasi avanti, disse:

INT. Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti.

EV. Ma Gesù le rispose:

GESU Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta (Lc 10, 3842).

EV. Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò [di nuovo] a Betania (Gv 12,1), nella casa di Simone il lebbroso (Mc 14,3). Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell'unguento.

Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli che doveva poi tradirlo, disse:

INT. Perché quest'olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?

EV. Questo egli disse non perché gl'importasse dei poveri, ma perché era ladro, e siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.

Gesù allora disse:

GESù Lasciatela fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura.

I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me (Gv 12, 28).

Essa ha fatto ciò che era in suo potere, ungendo in anticipo il mio corpo per la sepoltura. In verità vi dico, che dovunque, in tutto il mondo, sarà annunziato il vangelo, si racconterà pure in suo ricordo ciò che ella ha fatto (Mc 14, 89).

EV. Intanto la gran folla di Giudei venne a sapere che Gesù si trovava là, e accorse non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti.

I sommi sacerdoti allora deliberarono di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui, e credevano in Gesù (Gv. 12, 911).

 

CORO ALTERNATO

1. L'amore di Cristo ci spinge al pensiero che uno è morto per tutti e quindi tutti sono morti.

2. Ed egli è morto per tutti perché quelli che vivono non vivano più per se stessi ma per colui che è morto e risuscitato per loro.

3. Colui che non aveva conosciuto peccato Dio lo trattò da peccato in nostro favore perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio (II Cor, 5, 14, 21).

4. Siamo infatti tribolati da ogni parte ma non schiacciati perseguitati ma non abbandonati colpiti ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo.

 

INSIEME

Sempre, infatti, noi che siamo vivi veniamo esposti alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù sia manifesta nella nostra carne mortale (ivi, 4, 11).

 

RIFLESSIONI

è l'ultima pausa serena, prima dello scatenarsi della tempesta. Gesù lo sa, e vi si colloca dentro con la sua consueta naturalezza, piena di umanità.

Betania, anche per lui suona richiamo all'amicizia sincera, che ripaga delle incomprensioni, al riposo e al silenzio, dove si ricompongono le tensioni accumulate dalla fatica e dalle preoccupazioni.

Fu un'esigenza che riconobbe anche ai suoi apostoli; anzi la propose loro, come alternativa al dinamismo che avrebbe potuto fuorviare le intenzioni perfino di coloro che lavoravano accanto a lui.

Oggi il divino Maestro suggerisce anche a noi di riservarci un pò di spazio per il riposo spirituale, che permetta la riconquista perfetta dell'orientamento interiore, compromesso dalla ridda degli impegni e dalla velocità sfrenata, impressa alla nostra attività.

Dobbiamo assolutamente fermarci, per chiarire quali siano le nostre aspirazioni più recondite, in tutto questo agitarci; e se non si corra il pericolo di cadere in una smania insensata di affermazione.

Questo nostro modo di accelerare i ritmi, di bruciare le tappe, finirebbe di rovinarci la vita, impedendoci di goderla come un dono di Dio.

Fare di meno, per fare meglio! Fare di meno, per essere sempre se stessi! Ridurre le proprie esigenze, per dare ad esse una collocazione più razionale! Diminuire gli impegni personali, per soddisfarli con più grazia e maggior vantaggio altrui e nostro! Smetterla di voler arrivare dappertutto, per non portare dovunque la nostra inquietudine e il nostro vuoto!...

Chi oserebbe propugnare, a volume alzato, un programma di questo genere, che oggi tutti contestano, perché troppo vero? ...

 

INVOCAZIONI:

Le riflessioni fatte ci portano a chiedere al Signore di facilitarci un contatto più efficace con Lui, come accadeva ai suoi prediletti di Betania, ogni volta che tornava nel villaggio.

 

Signore Gesù, che accettasti con tanta benignità il servizio di Marta, come espressione di devozione sincera e affetto profondo,

insegnaci a dare ad ogni nostra incombenza il senso di un ossequio al Padre , con te, nello Spirito Santo.

 

Amico divino, che preferisti ancora di più l'ascolto amoroso di Maria alle tue parole di vita, ai tuoi colloqui ineffabili,

permetti anche a noi di perseverare, in ascolto attento, di fronte alle ispirazioni con le quali ci guidi a salvezza.

 

Salvatore del mondo, che accetti sulla tua persona quella unzione, come presagio della tua Passione, e quel profumo riservato alla tua inumazione imminente,

ispiraci le vie più adatte e riesprimere la tua Passione redentrice nella nostra vita mortale.

 

Orazione. O Padre che, fra umiliazioni e contrarietà, predisponesti per il tuo Figlio divino qualche pausa di intensa gioia, causata dalle anime migliori, fa', che anche noi sappiamo valorizzare con saggezza i vari momenti di consolazione e di gaudio che disponi sul nostro cammino. Per Cristo Nostro Signore. Amen.

 

CANTO CRISTOLOGICO (Christus)

1. Cristo Gesù pur essendo di natura divina non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio.

2. Ma spogliò se stesso assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini umiliò se stesso fatto obbediente fino alla morte e morte di croce

INSIEME

Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra d'ogni altro nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore (Fil 2, 511).

 

Terzo quadro

INGRESSO TRIONFALE A GERUSALEMME

INTRODUZIONE AL TESTO

L'evento evangelico che ci accingiamo a celebrare è quello dell'entrata trionfale di Gesù a Gerusalemme, pochi giorni prima della sua Passione.

Egli parte da Betania in direzione del monte Uliveto e, a breve distanza, giunge al villaggio di Betfage, dove manda per l'asinello necessario all'insolita cavalcata. Solo Matteo precisa che si trattava di asina e puledro: il Salvatore si sarebbe servito di quest'ultimo, ma la madre era indispensabile, perché la bestiola non era stata ancora domata da nessuno.

L'incontro con le folle provenienti dalla capitale avvenne poco appresso; si trattava prevalentemente di pellegrini giunti dalla Galilea, più che di giudei della capitale, notoriamente ostili a Gesù. I ramoscelli d'ulivo derivavano dalle piante lì attorno, quelli di palma da zone più lontane. Parte ne stendevano a terra, insieme ai loro mantelli, per farne un tappeto verde e festoso, parte ne agitavano in aria, mentre echeggiava il grido aramaico Hosana', Salve! Evviva!

Il festeggiato, invece di esaltarsi a quello spettacolo, chiaramente evocativo dell'era messianica, stava piangendo sulla città che rifiutava di accoglierlo come salvatore. Il punto dove Gesù pianse, sull'Uliveto, è ricordato da un tempietto chiamato Dominus flevit.

Dopo l'ingresso solenne in città e l'entrata nel tempio, sentiremo il riferimento alla cacciata dal luogo sacro dei mercanti e cambiavalute. Non siamo assolutamente certi che questo gesto autoritario del Salvatore sia avvenuto in questo momento preciso.

La giornata, dominata dal corteo osannante e dai fanciulli che inneggiavano al remessia, si chiuse col ritorno a Betania, che era ormai notte. Il Maestro avrebbe fatto così per tutte le altre giornate che gli rimanevano di vita, perché il sinedrio era più che mai deciso ad arrestarlo e ucciderlo. Ma questo sarebbe accaduto solo al momento esatto stabilito da lui e non quando lo volevano i suoi avversari.

 

TESTO DIALOGATO

EV. Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli dicendo loro:

GESù Andate nel villaggio che vi sta di fronte: subito troverete un'asina legata e con essa un puledro. Scioglieteli e conduceteli a me. Se qualcuno poi vi dirà qualche cosa, risponderete: il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà subito.

EV. I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l'asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla numerosissima stese i suoi mantelli sulla strada mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla via (Mt 21, 13, 68), gridando:

INT. Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d'Israele (Gv 12, 1213)! Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli (Lc. 19, 38)!

Benedetto il regno che viene del nostro padre David! Osanna nel più alto dei cieli (Mc 11, 10)!

EV. Sul momento i suoi discepoli non compresero queste cose; ma quando Gesù fu glorificato, si ricordarono che questo era stato scritto di lui. Intanto la gente che era stata con lui quando chiamò Lazzaro fuori dal sepolcro, e lo risuscitò dai morti, gli rendeva testimonianza. Anche per questo la folla gli andò incontro, perché aveva udito che aveva compiuto quel segno (Gv 12, 1618).

Alcuni farisei tra la folla gli dissero:

INT. Maestro, rimprovera i tuoi discepoli!

EV. Ma egli rispose:

GESù Vi dico che se questi taceranno, grideranno le pietre!

EV. Quando fu vicino, alla vista della città, pianse su di essa, dicendo:

GESù Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace! Ma ormai è stata nascosta ai tuoi occhi. Giorni verranno per te, in cui i tuoi nemici ti cingeranno di trincee, ti circonderanno e ti stringeranno da ogni parte; abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata (Lc 19, 3944).

EV. Entrato Gesù in Gerusalemme, tutta la città fu in agitazione, e la gente si chiedeva:

INT. Chi è costui?

EV. E la folla rispondeva:

INT. Questi è il profeta Gesù, da Nazaret di Galilea.

EV. Gesù entrò poi nel tempio e scacciò tutti quelli che vi trovò a comprare e a vendere; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe e disse loro:

GESù La Scrittura dice: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera; ma voi ne fate una spelonca di ladri.

EV. Gli si avvicinarono ciechi e storpi nel tempio, ed egli li guarì. Ma i sommi sacerdoti e gli scribi, vedendo le meraviglie che faceva e i fanciulli che acclamavano nel tempio:

INT. Osanna al figlio di David!

EV. Si sdegnarono e gli dissero:

INT. Non senti quello che dicono?

EV. Gesù rispose loro:

GESù Si; non avete mai letto: Dalla bocca dei bambini e dei lattanti ti sei procurata una lode?

EV. E lasciatili, uscì fuori dalla città, verso Betania, e là trascorse la notte (Mt 21, 1017)

 

CORO ALTERNATO

1. Ringraziamo con gioia il Padre che ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce.

2. è lui, infatti, che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto per opera del quale abbiamo la redenzione la remissione dei peccati.

3. Egli è immagine del Dio invisibile generato prima di ogni creatura. Egli è il capo del corpo, cioè della Chiesa.

4. Il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti per ottenere il primato su tutte le cose.

 

INSIEME

Piacque a Dio di far abitare in lui ogni pienezza e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli (Col. 1, 1220).

 

RIFLESSIONI

Quegli Osanna festosi non riuscirono a distogliere il Salvatore dalla visione lucida della realtà che gli stava davanti: una città tanto beneficata, che ora si ostinava nel rifiuto al suo messaggio di liberazione. Da questo momento, la parola sarebbe passata al castigo, inevitabile, tremendo.

Nella storia biblica, l'ostinazione d'Israele è una esperienza ritornante, quasi che la benignità di Dio autorizzi l'arroganza e la presunzione. A furia di vedere Jahvé propenso per il loro bene, gli israeliti avevano finito di credersi padroni, e non servi di Lui...

In effetti, la presunzione è l'atteggiamento di chi si sente privilegiato e non sa, o finge di non sapere, che quei privilegi derivano solo dalla liberalità altrui, non dai propri meriti.

L'ostinazione deriva dal credersi autosufficienti, sia sul piano delle convinzioni raggiunte con particolare fatica, che su quello delle esperienze personali, con le quali uno più facilmente identifica se stesso.

Tutt'e due, questi atteggiamenti, denotano paura di rimettere in questione se stessi, incapacità nel rinnovare il proprio piccolo mondo e difficoltà di assimilare nuovi elementi di crescita.

La Parola di Dio deve poter sottoporre a revisione di continuo, ogni nostra conquista, senza che noi corriamo a nascondere quanto abbiamo di più geloso, o di meno nobile, nella nostra vita privata...

Gerusalemme dimostrava, ormai, di non saperlo fare più: camminava per la sua via, chiusa nel suo orgoglio nazionalistico e religioso, rifiutando le sollecitazioni di Colui che voleva salvarla dal castigo e dalla catastrofe.

L'incredibile magnanimità del Signore sarà sempre disposta ad attenderci, anche quando, per mesi e per anni, ci saremo messi a studiare la possibilità di sopravvivenza, anche lontani da Lui, magari fra i morsi di una fame intollerabile e la compagnia di tutto ciò che può esserci di più degradante per un uomo...

 

INVOCAZIONI:

Gesù tentò fino all'ultimo di vincere l'ostinazione di Israele con la mansuetudine, l'umiltà e l'amore. Supplichiamolo di forzare con la medesima benevolenza ogni durezza che dovessimo contrapporre all'azione della sua grazia.

 

Cristo Salvatore, che non rimanesti offeso dal rifiuto del tuo popolo, ma continuasti a sollecitare la sua apertura al Messaggio di salvezza che gli offrivi,

concedi anche a noi di continuare a sentire l'insistenza amorosa dei tuoi richiami, anche quando la nostra ottusità volesse tentare di respingerli.

 

Cristo Figlio di Dio che, pur rispettando l'autonomia delle coscienze trovi sempre le vie più misteriose di ottenerne l'adesione spontanea,

non permettere che un orgoglio ingiustificato e ridicolo ci privi dei beni riservati a chi si lascia guidare dal tuo Santo Spirito.

 

Cristo, Figlio di David, che volesti quel trionfo, a poca distanza dalla morte, solo per dimostrare che questa restava sempre una tua libera scelta e non una imposizione altrui,

aiutaci a non essere ingenerosi con te, che sei l'unico degno di ogni nostro ossequio, l'unico che sai rispondere adeguatamente ad ogni più tenue tributo d'amore.

 

Orazione. Padre santo, che porti a Salvezza ogni tua creatura, attuando pienamente il tuo progetto d'Amore, senza menomare la loro libertà individuale, non permettere mai che affermiamo questa nostra libertà, opponendoci a te e ai tuoi richiami paterni. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

CANTO CRISTOLOGICO (Christus)

1. Cristo Gesù pur essendo di natura divina non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio.

2. Ma spogliò se stesso assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini umiliò se stesso fatto obbediente fino alla morte e morte di croce

INSIEME

Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra d'ogni altro nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore (Fil 2, 511).

 

 

Quarto quadro

L'ULTIMA CENA

INTRODUZIONE AL TESTO

Il racconto che stiamo per ascoltare è quello dell'Ultima Cena, consumata da Gesù insieme ai suoi discepoli, in una casa di amici, al lato sud occidentale di Gerusalemme, di proprietà, come sembra, della madre del futuro evangelista S. Marco, di nome Maria. Donna facoltosa, se disponeva di servi in casa, se questa casa si presentava a due piani: quello inferiore per gli ambienti di lavoro, quello superiore per l'abitazione della famiglia, con cubiculum e cenaculum.

La naturalezza con cui il padrone di casa, suo marito, accolse il rabbi di Nazaret dice chiaro che, anche lui, apparteneva alla schiera dei discepoli, o almeno dei simpatizzanti. A sua volta, l'ora tarda che segna l'ingresso del gruppo al cenacolo è in rapporto con la vicinanza del palazzo di Anna e Caifa, i responsabili del sinedrio, e col tradimento, ormai in atto, da parte di Giuda Iscariota.

La scena della lavanda dei piedi, che seguiremo sul nostro testo, ebbe luogo all'inizio della cena tradizionale, al momento delle abluzioni rituali che, questa volta, il Maestro intendeva di riservare a sé. Dopo le preghiere prescritte fu consumato il pasto ordinato da Mosè, comprendente l'agnello pasquale, il pane azzimo, le verdure amare di campagna, insieme ad una salsa, fatta di olive, fichi secchi, aceto e altri ingredienti, chiamata karoseth.

L'istituzione dell'eucaristia, che si colloca al centro della nostra lettura, sembra sia accaduta dopo il pasto tradizionale, cioè dopo che era girato fra i commensali il terzo calice, colmo di vino rosso. Giuda, a quell'ora, era già uscito e il clima si ricomponeva nell'intimità desiderata dal divino Maestro, dopo l'alterco per i primi posti a tavola e il tentativo di scoprire il traditore.

Va tenuto presente che i commensali mangiavano sdraiati sui divani del triclinio, come si usava, ormai da tempo, nelle famiglie benestanti, e che l'ambiente dove avvennero questi eventi tanto cari alla pietà cristiana era, forse, l'unico che potesse offrire, a Gesù e ai suoi, un minimo di sicurezza in quella città inospitale.

Dei memorabili discorsi di Gesù, in quella circostanza veramente storica, ascolteremo solo qualche tratto iniziale.

 

TESTO DIALOGATO

EV. Venne il giorno degli Azzimi, nel quale si doveva immolare la vittima di Pasqua. Gesù mandò Pietro e Giovanni, dicendo:

GESU' Andate a preparare per noi la Pasqua, perché possiamo mangiare.

INT. Dove vuoi che la prepariamo?

GESU' Appena entrati in città, vi verrà incontro un uomo che porta una brocca d'acqua. Seguitelo nella casa dove entrerà e direte al padrone di casa: Il Maestro ti dice: Dov'è la stanza in cui posso mangiare la Pasqua con i miei discepoli? Egli vi mostrerà una sala al piano superiore, grande e addobbata; là preparate.

EV. Essi andarono e trovarono tutto come aveva loro detto, e prepararono la Pasqua. Quando fu l'ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse:

GESù Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione; poiché vi dico: non la mangerò più finché essa non si compia nel regno di Dio (Le 22, 716).

EV. Gesù, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugatoio di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse:

INT. Signore, tu lavi i piedi a me?

GESù Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo.

INT. Non mi laverai mai i piedi!

GESù Se non ti laverò, non avrai parte con me.

INT. Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo.

GESù Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete mondi, ma non tutti (Gv 13, 410).

EV. Sorse anche una discussione, chi di loro poteva essere considerato il più grande.

Egli disse:

GESù I re delle nazioni le governano e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori. Per voi però non sia così; ma chi è il più grande tra voi, diventi come il più piccolo, e chi governa come colui che serve (Lc 22, 2426).

EV. Ora mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo:

GESU' Prendete e mangiate: questo è il mio corpo.

EV. Poi prese il calice, e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo:

GESù Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati (Mt 26, 2628).

Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli.

INT. Signore, con te sono pronto ad andare in prigione e alla morte.

GESù Pietro, io ti dico: non canterà oggi il gallo, prima che tu per tre volte avrai negato di conoscermi. Quando vi ho mandato senza borsa, né bisaccia, né sandali, vi è mancato qualcosa?

INT. Nulla.

GESU Ma ora chi ha una borsa la prenda, e così una bisaccia; chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. Perché vi dico: deve compiersi in me questa parola della Scrittura: E fu annoverato tra i malfattori. Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo termine.

EV. Ed essi dissero:

INT. Signore, ecco qui due spade.

EV. Ma egli rispose:

GESù Basta (Lc 22, 3138)!

 

CORO ALTERNATO

1. Procuratevi non il cibo che perisce ma quello che dura per la vita eterna.

2. Non Mosè vi ha dato il pane dal cielo ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo quello vero, che dà la vita al mondo.

3. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, e sono morti. Questo è il pane che discende dal cielo perché chi ne mangia non muoia.

4. Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me ed io in lui (Gv. 6, 27, 32, 49, 56).

 

INSIEME

Ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunciate la morte del Signore finché egli venga.

Ciascuno, pertanto, esamini se stesso eppoi mangi di questo pane e beva di questo calice (I Cor. 11, 26, 28).

 

RIFLESSIONI

è il momento cristologico, denso di mistero, che riviviamo ad ogni celebrazione eucaristica.

Avremo notato senz'altro che il moto di rinnovamento nella Chiesa ha investito, prima di tutto, e con impegno preferenziale, la sua vita eucaristica, con riti nuovi e celebrazioni più adatte a coinvolgere le nostre assemblee di preghiera e i singoli partecipanti.

In verità, la vita cristiana non può fare a meno della presenza reale del Cristo, come sussidio indispensabile al suo itinerario di fede, nè della rinnovazione del sacrificio del Golgota, come conferma della "nuova ed eterna alleanza" fra Dio e l'umanità, fra il Padre e ciascuno dei suoi figli.

La Chiesa ha percepito fino alla sofferenza, che ogni rinnovamento doveva iniziare di qui, come da punto di partenza per ogni tentativo di rilancio vitale.

Se ci accostiamo di rado alla mensa eucaristica, non abbiamo diritto di stupirci, che la nostra testimonianza risulti priva di mordente, e le più piccole difficoltà riescano a vanificarla.

D'altro canto, una frequenza lodevole non per questo ci farà sentire necessariamente migliori, perché l'aumento di luce che scaturisce dal contatto col Cristo dà rilievo più nitido alle nostre miserie, e noi ci troveremo sempre più lontani dalla vanità e dall'autocompiacenza.

Che tutto questo non degeneri in pusillanimità, motivata da una certa ossessione da colpa e indegnità.

Non ci si accosta all'eucaristia perché degni, ma perché malati e l'eucaristia è medicina efficace per ogni malessere spirituale.

Non ci si asside alla mensa di Cristo, perché convinti di averne diritto, per supposte benemerenze di fronte a lui, ma perché sentiamo fame di Dio e l'eucaristia è "il pane vivo disceso dal cielo, perché chi ne mangia, non muoia".

Al momento dell'incontro d'amore fra Gesù e l'anima, il clima deve essere solo quello dell'umile confidenza, su cui domina il desiderio del "vero cibo" e la sete della "vera bevanda".

 

INVOCAZIONI:

La scelta del pane e del vino, come segni sacramentali della sua presenza in mezzo a noi, ci mostra quali intenzioni stupende abbia avuto Gesù, nell'istituire il sacramento del suo amore.

Supplichiamolo che ce le faccia approfondire ogni volta più efficacemente.

 

Signore Gesù, divenuto pane per sostentare una vita che, senza le tue energie, languisce e rischia di estinguersi,

ravviva la nostra fame di te, per far fronte, con vigore sempre nuovo, ai nostri impegni cristiani.

 

Signore Gesù, che giungi a darci il tuo sangue come bevanda, per non farci tornare più ad attingere acqua dalle cisterne malsane del mondo,

aumenta la nostra sete di te, che sei l'unica sorgente della nostra salvezza.

 

Signore Gesù, che con l'eucaristia ci lasciasti il Memoriale perenne della tua Morte redentrice, a perpetuarne l'efficacia di salvezza,

concedi di rivivere questa tua Passione, come risposta al tuo amore e come contributo alla Redenzione dell'umanità.

 

Orazione. O Padre clementissimo che nel sacrificio eucaristico ci doni, lungo i secoli, di partecipare a quello cruento di Gesù sulla croce, fa che sappiamo trarre, da questa fonte di grazia, quanto richiede il nostro pellegrinaggio terreno. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

CANTO CRISTOLOGICO (Christus)

1. Cristo Gesù pur essendo di natura divina non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio.

2. Ma spogliò se stesso assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini umiliò se stesso fatto obbediente fino alla morte e morte di croce

INSIEME

Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra d'ogni altro nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore (Fil 2, 511).

 

Quinto quadro

AL GETSEMANI

INTRODUZIONE AL TESTO

Il termine stesso Getsemani, gat shemani, "torchio per olio", ci avverte che siamo in un appezzamento di terreno dove ci sono piante d'ulivo e frantoio. Gli ulivi avevano perfino dato il nome al monte che si allunga sopra la valle del Cedron. Non è improbabile che quel terreno appartenesse agli stessi proprietari del cenacolo: ce lo fa pensare il giovinetto che sentiremo fuggire nudo, nel buio della notte, al momento dell'arresto di Gesù.

Potevano essere le ore 21, o 22 del nostro giovedì santo, quando Gesù vi giunse con i suoi. Otto li lasciò andare nel locale del frantoio e solo i tre prediletti, Pietro, Giacomo e Giovanni, li volle accanto a sé, più avanti, fra le piante d'ulivo. L'orazione penosa avvenne su di un rialzo pietroso, ancora visibile nell'attuale basilica dell'Agonia, e si sviluppò in tre tempi, della lunghezza complessiva di circa tre ore, scandite dal ritorno del Maestro a vedere se realmente i tre pregassero con lui.

L'evangelista medico, S. Luca, spiega il sonno di quei tre con la tristezza da cui erano oppressi. Gli antichi sapevano che l'angoscia genera insonnia, quando è limitata; se raggiunge intensità estrema, intorpidisce il paziente e lo soprafa con un sonno tormentoso.

L'apparizione dell'angelo si determina al terzo momento dell'orazione, ed ha per scopo di aiutare il Salvatore non nel senso del sollievo che attenua la pena, ma in quello di un sostegno vigoroso, necessario ad affrontare il calice ripugnante, proiettato davanti allo spirito del divino agonizzante. Per questo lo sforzo provoca il sudore di sangue, o ematoidrosi, osservata dagli esperti del tempo, come fenomeno eccezionale di parossismo o di angoscia suprema. Il sangue si sarebbe coagulato, a contatto con l'aria; al contrario, veniva travolto e fatto sgocciolare a terra dal sudore freddo di tutta la persona. Gesù ne avrebbe dovuto venir fuori prostrato di forze e frastornato; invece era lui che prendeva l'iniziativa e andava incontro al traditore, che si avvicinava circondato dagli scherani e dai soldati romani.

I brani che ascolteremo ci diranno quanto fosse presente a se stesso e quanto fosse sicuro di ciò che intendeva di accettare per la salvezza dell'umanità.

 

TESTO DIALOGATO

EV. Dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Allora Gesù disse loro:

GESù Voi tutti vi scandalizzerete per causa mia in questa notte. Sta scritto infatti: Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge. Ma dopo la mia risurrezione, vi precederò in Galilea.

EV. Allora Gesù andò con loro in un podere chiamato Getsemani, e disse ai discepoli:

GESU' Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare.

EV. E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. Disse loro:

GESù La mia anima è triste fino alla morte: restate qui e vegliate con me.

EV. E, avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava, dicendo:

GESù Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!

EV. Poi tornò dai discepoli, e li trovò che dormivano. E disse a Pietro:

GESù Così non siete stati capaci di vegliare un'ora sola con me? Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole.

EV. E di nuovo allontanatosi, pregava dicendo:

GESù Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà (Mt 26, 3032, 3642).

EV. Gli apparve allora un angelo dal cielo a confortarlo. In preda all'angoscia, pregava più intensamente; e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra. Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza. E disse loro (Lc 22, 4346):

GESù Alzatevi, andiamo! Ecco colui che mi tradisce è vicino.

EV. E subito, mentre ancora parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni, mandata dai sommi sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. Chi lo tradiva aveva dato loro questo segno:

INT. Quello che bacerò, è lui: arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta.

EV. Allora gli si accostò dicendo (Mc 14, 4145):

INT. Salve, Rabbì (Mt 26,49).

GESù Giuda, con un bacio tradisci il Figlio dell'uomo (Lc 22, 48)?

EV. Gesù, allora, conoscendo tutto quello che gli doveva accadere, si fece innanzi e disse loro:

GESù Chi cercate?

INT. Gesù, il Nazzareno.

GESù Sono io!

EV. Appena disse: Sono io, indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo:

GESù Chi cercate?

INT. Gesù, il Nazzareno.

GESU' Vi ho detto che sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano.

EV. Allora Simon Pietro che aveva una spada, la trasse fuori e colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l'orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora disse a Pietro:

GESù Rimetti la tua spada nel fodero; non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato (Gv 18, 411 )?

EV. Allora Gesù disse:

GESù Come contro un brigante, con spade e bastoni siete venuti a prendermi. Ogni giorno ero in mezzo a voi a insegnare nel tempio, e non mi avete arrestato. Si adempiano dunque le Scritture!

EV. Tutti, allora, abbandonandolo, fuggirono.

Un giovanetto però lo seguiva, rivestito soltanto di un lenzuolo, e lo fermarono. Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo (Mc 14, 4852).

 

CORO ALTERNATO

1. Poiché abbiamo un grande sommo sacerdote che ha attraversato i cieli Gesù figlio di Dio manteniamo ferma la professione della nostra fede.

2. Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità essendo stato, lui stesso provato in ogni cosa a somiglianza di noi escluso il peccato.

3. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia ed essere aiutati al momento opportuno (Eb. 4, 1416).

4. Nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudito per la sua pietà.

 

INSIEME

Pur essendo Figlio imparò tuttavia l'obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono (ivi 5, 79).

 

RIFLESSIONI

Il divino Maestro appare come sotto un incubo pesante, tormentoso, finché non s'immerge nell'orazione. Benché questa si sviluppi in un contesto di angoscia profonda, egli ne esce ridonato alla sua solita fermezza incomparabile.

Coloro che non avevano pregato, gli apostoli, allo scatenarsi della bufera cercarono di cavarsela con strategie d'emergenza, con una difesa armata senza criterio.

Nell'ora della prova può difenderci efficacemente solo l'arma della preghiera; ogni altro espediente finisce, prima o poi, di aggravare la situazione.

Il traditore, Giuda, giunto al culmine della sua azione proditoria, sceglie per consumarla il gesto più paradossale: il bacio. A questo punto, Gesù, che ha tentato tutte le vie per dissuaderlo dal precipitare nel baratro, non si oppone più e accetta quel bacio satanico.

La misericordia di Dio è senza limiti; ma ne ha la nostra capacità di accettarla e usufruirne per la salvezza! ... Da quel momento, tutto può abbuiarsi, dentro di noi, lasciandoci rotolare nell'abisso, senza percepire più la sensazione di vuoto...

La reazione armata degli apostoli fu frenata dal Salvatore, perché lì dietro, nel buio, c'erano i legionari romani, pronti ad intervenire in caso di tafferuglio. Gesù si dava pensiero dei suoi cari, che non si recasse loro alcun male, quando si consegnava da sé nelle mani dei nemici. Li aveva coinvolti nella sua azione missionaria; non voleva aggiungervi la richiesta dell'eroismo, di cui ancora non li vedeva capaci.

La delicatezza divina non spinge mai le sue esigenze su di noi, al di là delle nostre reali capacità di resistenza.

Loro, gli apostoli, non si preoccupavano di lui, e si davano alla fuga; Gesù si lasciava arrestare, e tuttavia si dava pensiero di chi lo abbandonava vilmente nelle mani dei nemici.

Con questo, noi siamo sempre in grado di pensare che, almeno qualche volta, Dio non si prenda cura di noi: lo pensiamo proprio quando siamo noi a dimenticarci di lui e del suo regno...

 

INVOCAZIONI:

Gesù, con tutto che fosse unito di continuo al Padre, mediante uno spirito di orazione ineffabile, volle intensificare questa unione, in vista della prova suprema del suo amore e della sua obbedienza verso di Lui. Scongiuriamolo che non ci faccia andare incontro ai pericoli, senza la difesa validissima della preghiera.

 

Gesù buono, che non disdegnasti di apparire debole, disposto a evitare un calice tanto amaro, come quello della tua Passione e Morte,

fa che prendiamo atto della nostra debolezza, per non presumere di noi e affidarci alla tua assistenza.

 

Salvatore del mondo, che ti trovasti solo, quando sentivi più vivo il bisogno della vicinanza orante dei tuoi cari,

resta almeno tu vicino a noi, quando la solitudine minaccia di farci ripiegare su noi stessi.

 

Gesù, Figlio dell'uomo prostrato dall'agonia, eppure pronto ad andare incontro a chi ti arrestava per portarti alla morte,

dona anche a noi la fiducia nella tua assistenza premurosa, per superare ogni difficoltà.

 

Orazione. Padre santo, che esaudisti il tuo Figlio nell'Orto, per la sua profonda pietà e adesione al tuo volere, concedi anche a noi di pregare con insistenza amorosa e rimetterci in tutto, con piena fiducia, alla tua bontà paterna. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

CANTO CRISTOLOGICO (Christus)

1. Cristo Gesù pur essendo di natura divina non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio.

2. Ma spogliò se stesso assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini umiliò se stesso fatto obbediente fino alla morte e morte di croce

INSIEME

Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra d'ogni altro nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore (Fil 2, 511).

 

Sesto quadro

IL PROCESSO RELIGIOSO

INTRODUZIONE AL TESTO

L'ambientazione del quadro che presentiamo rimanda al palazzo dei sommi sacerdoti Anna e Caifa. Il vero responsabile della religiosità ebraica era Giuseppe Caifa, ma la supremazia effettiva veniva esercitata dal suocero, Anna o Hananiah. Veramente la sala delle sedute del sinedrio era la Liskat Agazzith, nelle immediate adiacenze del tempio, ma nessuno aveva potuto prevedere così facile l'arresto del profeta di Nazaret; per cui ci si adattò ad una sala del palazzo dei sommi sacerdoti.

L'interrogatorio davanti ad Anna, informale e senza un disegno ben preciso, ebbe per scopo di dar tempo a Caifa di radunare i sinedristi anche per un dovuto riguardo a colui che, sicuramente, era stato il più accanito propugnatore di quell'impresa.

Quando Gesù si trovò davanti al sinedrio, vide di fronte a sé il presidente Caifa e, di qua e di là, seduti sui propri scanni, ad emiciclo, i tre ordini del sinedrio: i sacerdoti, gli anziani del popolo e gli scribi. è stato possibile rintracciare quasi tutti i loro nomi...

Il dibattito prese il via verso l'una di notte, fra il nostro giovedì e venerdì santo, anche questo senza uno schema ben chiaro; finché l'indagine si polarizzò da sé sulla minaccia di distruggere il tempio.

Siccome, però, la procedura esigeva assolutamente una consonanza perfetta fra i testimoni, ogni singola accusa trovava sempre una voce discorde che la faceva saltare. Quella della figliolanza divina, gettata là da Caifa, non va intesa in senso trinitario cristiano, ma come semplice pretesa messianica. Ciò spiega perché l'imputato, nell'ammetterla, si rifece espressamente all'immagine del figlio dell'uomo, derivata dal profeta Daniele.

Senonché, tutte quelle sottigliezze del sinedrio dovevano servire solo a mascherare la vera colpa dell'avversario: quella di aver osato di dare alla religiosità ebraica una dimensione universalistica, non razziale, o tribale, come l'avevano ridotta loro. Se la dottrina di quel profeta della Galilea non fosse stata stroncata tempestivamente, sarebbe saltata all'aria, a loro avviso, non solo la religione israelitica, ma la stessa sopravvivenza della razza, a cui purtroppo quella era asservita...

Il nocciolo della questione era tutto qui.

Ma era giusto che quei signori, così privi di scrupoli davanti ad un delitto, si mostrassero tanto sensibili di fronte a formalità giuridiche, consacrate dalla prassi dei secoli. Per questo

motivo, dato che non si poteva comminare una pena di morte durante la notte, stabilirono di tenere un'altra seduta, sul primo mattino della Parasceve, per la convalida del verdetto.

 

TESTO DIALOGATO

EV. Allora il distaccamento con il comandante e le guardie dei Giudei afferrarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli era infatti suocero di Caifa. Il sommo sacerdote interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e alla sua dottrina, Gesù gli rispose:

GESù Io ho parlato al mondo apertamente: ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro.

EV. Aveva appena detto questo, che una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo:

INT. Così rispondi al sommo sacerdote?

EV. Gli rispose Gesù:

GESù Se ho parlato male, dimostrami dov'è il male: ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?

EV. Allora Anna lo mandò legato a Caifa sommo sacerdote (Gv 18, 1213, 1924). Là si riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi: cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano. Alcuni si alzarono per testimoniare il falso contro di lui, dicendo:

INT. Noi lo abbiamo udito mentre diceva: Io distruggerò questo tempio fatto da mani d'uomo, e in tre giorni ne riedificherò un altro non fatto da mani d'uomo.

EV. Ma nemmeno su questo punto la loro testimonianza era concorde. Allora il sommo sacerdote, levatosi in mezzo all'assemblea, interrogò Gesù dicendo:

INT. Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano contro di te?

EV. Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli (Mc 14, 5360):

INT. Ti scongiuro, per il Dio vivente, perché ci dica se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio.

GESù Tu l'hai detto. Anzi vi dico: d'ora innanzi vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra di Dio, e venire sulle nubi del cielo.

EV. Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti, dicendo:

INT. Ha bestemmiato! Perché abbiamo ancora bisogno di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?

EV. E quelli risposero:

INT. è reo di morte.

EV. Allora gli sputarono in faccia e lo schiaffeggiarono; altri lo bastonavano dicendo:

INT. Indovina, Cristo! Chi è che ti ha percosso (Mt 26, 6368)?

EV. Appena fu giorno, si riunì il consiglio degli anziani del popolo, con i sommi sacerdoti e gli scribi; lo condussero (Gesù) davanti al Sinedrio e gli dissero:

INT. Se tu sei il Cristo, diccelo.

GESù Anche se ve lo dico non mi crederete; se vi interrogo, non mi risponderete. Ma da questo momento starà il Figlio dell'uomo seduto alla destra della potenza di Dio.

INT. Tu dunque sei il Figlio di Dio?

GESU' Lo dite voi stessi: io lo sono.

INT. Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza? L'abbiamo udito noi stessi dalla sua bocca (Lc 22, 6671).

 

CORO ALTERNATO

1. Quest'uomo non viene da Dio perché non osserva il sabato.

2. Come può un peccatore compiere tali prodigi? Noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori (Gv 9, 16,31).

3. Ha un demonio ed è fuori di sè. Perché lo state ad ascoltare?

4. Queste parole non sono di un indemoniato può forse un demonio aprire gli occhi dei ciechi (ivi 10, 2021)?

5. Forse vi siete lasciati ingannare anche voi? Forse gli ha creduto qualcuno fra i capi, o fra i farisei? Ma questa gente che non conosce la Legge è maledetta (ivi 7, 4749).

 

INSIEME

Gerusalemme, Gerusalemme che uccidi i profeti e lapidi coloro che sono mandati a te quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come una gallina la sua covata sotto le ali e voi non avete voluto (Lc 13, 34)!

 

RIFLESSIONI

La dignità personale di Gesù veniva, così, calpestata, innanzitutto perché il processo si basava essenzialmente sul falso, come mezzo di difesa contro una verità troppo scomoda; eppoi perché la legalità serviva solo di copertura alla gelosia, alla paura di perdere il proprio prestigio e i privilegi di casta. Era perfettamente inutile chiarire, tentar di riportare il dibattito alle sue dimensioni più vere.

Per questo, Gesù parlerà solo quando vi sarà costretto, non per difendere se stesso, ma solo per riaffermare l'autenticità del messaggio ricevuto dal Padre.

è l'esempio che ci ha proposto di seguire: accettare con magnanimità le critiche che ci sono rivolte, non drammatizzare l'azione di chi si oppone alle nostre iniziative migliori.

Non è sempre così facile... O ci si lascia in preda a depressioni sproporzionate, o si scatta in posizione di difesa nevrotica, da non misurare più le reazioni che ne derivano.

Molto più saggio, molto più utile alla nostra crescita spirituale, quel sapere attendere che il tempo addolcisca le tensioni, schiarisca l'atmosfera perturbata e permetta di ridimensionare giudizi e atteggiamenti dai quali siamo stati sconvolti.

Gli apprezzamenti degli uomini, negativi o positivi, di consenso o di condanna, sono generalmente legati ad uno stato d'animo particolare, ad una depressione psichica, ad una buona o cattiva digestione! ... Massimalizzarli è una delle sciocchezze che non dovrebbe capitarci mai!

Gesù trova più giusto "rimettere la propria causa" al Padre; e il Padre trasforma l'ignominia della croce nella gloria più vera per il suo divin Figlio.

Così farà anche per noi, se sapremo affidarci alla sua premura paterna, per le necessità di rilievo, come per le esigenze più sottili della nostra vita cristiana, per la difesa del nostro diritto a fare del bene nella Chiesa, come per la tutela e conservazione di quello già operato con la sua grazia.

 

INVOCAZIONI:

Cristo Gesù non rifiutò di sottostare al giudizio di uomini che, paradossalmente, consideravano la sua opera non come salvezza, ma come attentato alla loro sopravvivenza e a quella della nazione giudaica. Preghiamolo che conceda anche a noi d'accettare qualsiasi specie d'interpretazione distorta della nostra opera di bene, perché questa si purifichi e si rassodi convenientemente.

 

Tu che tollerasti di vedere fraintesa ogni tua parola di vita, proclamata a vantaggio del mondo,

sostienici nei momenti in cui ogni nostro sforzo generoso venisse letto dagli altri come inopportuno o stravagante.

 

Tu che non ti difendesti dalle accuse più atroci, da parte di coloro che il Padre aveva preposto alla guida del suo popolo in attesa della tua venuta,

non permettere che l'incomprensione dei superiori ci deprima e i voltafaccia dei colleghi c'inasprisca sul nostro cammino.

 

Tu che rispondesti pacato, in perfetta padronanza di te stesso, anche quando alla falsità si aggiunsero l'insolenza e l'oltraggio,

aiutaci a propugnare la tua verità senza alterigia, a difenderla senza arroganza, come cosa tua e non nostra.

 

Orazione. Concedi, Padre santo, che ciascuno di noi sia disposto a pagare con incomprensioni e sofferenze profonde il bene che ci chiedi di operare a vantaggio della tua Chiesa, sull'esempio di Gesù Cristo, nostro Signore, che vive e regna con te, nei secoli dei secoli. Amen.

 

CANTO CRISTOLOGICO (Christus)

1. Cristo Gesù pur essendo di natura divina non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio.

2. Ma spogliò se stesso assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini umiliò se stesso fatto obbediente fino alla morte e morte di croce

INSIEME

Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra d'ogni altro nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore (Fil 2, 511).

 

Settimo quadro

IL PROCESSO CIVILE

INTRODUZIONE AL TESTO

Il nostro quadro stenta a riprodurre, in uno spazio così ridotto, le voci, le tensioni e i movimenti di un evento tanto colmo di contrasti. Per questo, si limita ad un raggio da dove si possa cogliere almeno il senso di quanto accadde in quella mattina della Parasceve dell'anno 30 dell'ex. Ponzio Pilato è da 5 anni, circa, il responsabile dell'amministrazione romana della Giudea; ne ha, quindi, abbastanza della ostinazione e protervia dei suoi sudditi. Fa presto a capire che Gesù è solo una vittima del loro fanatismo religioso; e tenta di difenderlo e rimetterlo in libertà. I suoi sforzi, specialmente dopo l'intervento della moglie, puntano su diverse direzioni, sempre nella speranza di trovarne una che porti alla salvezza dell'imputato: la devoluzione del foro in favore di Erode Antipa, l'inchiesta sulle pretese regali, la contrapposizione a Barabba e infine la flagellazione, come ultimo, disperato espediente, prima che tutto fallisca sotto la minaccia di essere, lui stesso, accusato a Cesare di connivenza con un colpevole di quelle proporzioni.

L'intervento di Claudia Procula, la giovane sposa di Pilato, si ricollega ad un gesto simile, da parte di Calpurnia che parla al marito, Giulio Cesare, del sogno premonitore di morte, alla vigilia delle fatali idi di marzo. Procula apparteneva, appunto, alla famiglia dei Cesari...

Barabba non era una specie di partigiano giudeo nella lotta contro i romani, ma un criminale comune; altrimenti l'espediente avrebbe sortito l'effetto contrario.

Tutto ebbe inizio quando il procuratore, invece di firmare la condanna del sinedrio, uscì fuori dal pretorio, cioè dalla Torre Antonia, e impose di riprendere daccapo il processo. I sinedristi non erano gente da lasciarsi cogliere alla sprovvista: avevano già pronte tre accuse contro di Gesù, tutt'e tre di carattere politico: sobillazione del popolo, evasione fiscale promossa come ribellione, pretesa di successione al trono di David.

Pilato capì benissimo che si trattava di un bluff banale; tuttavia ritenne giusto prenderne in considerazione almeno una: quella delle pretese regali. Ne chiese spiegazioni all'imputato e si convinse, ancora di più, che si trovava di fronte ad una manovra faziosa e senza dignità.

 

TESTO DIALOGATO

EV. Allora condussero Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l'alba ed essi non vollero entrare nel pretorio per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua.

Uscì dunque Pilato verso di loro e domandò:

INT. Che accusa portate contro quest'uomo?

EV. Gli risposero:

INT. Se non fosse un malfattore non te l'avremmo consegnato.

EV. Allora Pilato disse loro:

INT. Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra legge!

EV. Gli risposero i Giudei:

INT. A noi non è consentito mettere a morte nessuno (Gv 18, 2831).

Abbiamo trovato costui che sobillava il nostro popolo, impediva di dare i tributi a Cesare e affermava di essere il Cristo re.

EV. Pilato lo interrogò:

INT. Sei tu il re dei Giudei (Lc 23, 23)?

GESù Dici questo da te oppure altri te l'hanno detto sul mio conto?

INT. Sono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me; che cosa hai fatto?

GESù Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù.

INT. Dunque tu sei re?

GESù Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce.

INT. Che cos'è la verità?

EV. E detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro:

INT. Io non trovo in lui nessuna colpa. Vi è tra voi l'usanza che io vi liberi uno per la Pasqua; volete dunque che io vi liberi il re dei Giudei (Gv 18, 3439)?

EV. Avevano in quel tempo un prigioniero famoso, detto Barabba (Mt 27, 16). Si trovava in carcere insieme ai ribelli che nel tumulto avevano commesso un omicidio. La folla accorsa cominciò a chiedere ciò che sempre egli le concedeva. Allora Pilato rispose loro (Mc 15, 79):

INT. Chi volete che vi rilasci: Barabba o Gesù chiamato il Cristo?

EV. Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia. Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire:

INT. Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi fui molto turbata in sogno, per causa sua.

EV. Ma i sommi sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a richiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò:

INT. Chi dei due volete che vi rilasci?

EV. Quelli risposero:

INT. Barabba!

EV. Disse loro Pilato:

INT. Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?

EV. Tutti risposero:

INT. Sia crocifisso!

EV. Ed egli aggiunse:

INT. Ma che male ha fatto?

EV. Essi allora urlarono:

INT. Sia crocifisso (Mt 27, 1723)!

 

CORO ALTERNATO

1. La mia testimonianza è vera perché so da dove vengo e dove vado. Voi giudicate secondo la carne io non giudico nessuno. E anche se giudico il mio giudizio è vero.

2. Abramo vostro padre esultò nella speranza di vedere il mio giorno lo vide e se ne rallegrò (Gv 8, 14, 15, 56).

3. Io offro la mia vita per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso.

4. Se non compio le opere del Padre mio non credetemi, ma se le compio, anche se non volete credere a me credete almeno alle opere perché sappiate e conosciate che il Padre è in me e io nel Padre (ivi 10, 1718, 3638).

 

INSIEME

Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, che deve venire nel mondo (ivi 11, 27).

 

RIFLESSIONI

I tentativi fatti da Pilato per salvare Gesù finivano di compromettere sempre più gravemente la causa dell'innocente. Mancò nel preside la decisione ferma, che sorreggesse subito sul principio il suo senso romano di giustizia; per questo, gli avversari trovarono ogni volta una via di uscita, per insistere e spuntarla.

è sempre pericoloso rimettere al dopo una decisione che già esige la presenza del pericolo. La serpe va schiacciata, prima che si avvinghi alla persona.

Pilato aveva già una sufficiente esperienza della protervia giudaica, per disilludersi sulla possibilità di salvare quell'uomo "giusto" mediante il giuoco diplomatico delle mezze misure.

Davanti a Cristo, o si è capaci di scelte coraggiose, o ci si trova fuori giuoco, anzi contro di lui e contro se stessi.

Dal canto suo, il Redentore tace, anche quando potrebbe aiutare la propria difesa: vuole lasciare al romano il merito dell'impegno o la responsabilità del cedimento.

A noi, certe volte, farebbe comodo che Dio "ci privasse della libertà, per seguirlo incatenati", piuttosto che, liberi, allontanarci dal suo servizio lo aveva pensato anche uno dei nostri santi più noti. Purtroppo (!) l'Altissimo non sembra dello stesso parere, e continua a preferire che noi si rischi, per averci con sé, a titolo di scelta libera...

Il paragone con Barabba, soprattutto perché conclusosi con la scelta di un volgare malvivente, ci riempie di orrore e di sdegno. Ma Gesù non aveva di che farne un caso a parte. L'avere accettato di farsi uomo, per il Verbo eterno, aveva rappresentato una umiliazione, un calo di dignità, assai più grave di quella che intercorre fra un uomo giusto e un malvivente.

Questi contrasti, umanamente inaccettabili, sono stati accettati, anzi voluti, da Gesù per incoraggiare anche noi a non guardare troppo alla propria reputazione, ogni volta che lo esiga l'interesse del Regno di Dio.

 

INVOCAZIONI:

Il processo contro Gesù non è stato di rifiuto e di condanna solo quella mattina della Parasceve, ma quasi sempre, lungo la nostra storia. Promettiamogli di accettarlo, almeno noi, che lo abbiamo riconosciuto come nostro Salvatore e capo.

 

Maestro incomparabile, che vedesti la tua dottrina sovrana fraintesa e stravolta intenzionalmente, fino a condannarla come pericolosa per l'umanità,

insegnaci ad aver fiducia nella verità, la quale, come tutto ciò che deriva da Dio, finisce sempre di prevalere sull'iniquità e sull'errore.

 

Gesù mite ed umile di cuore, che non ti mostrasti intimorito e preoccupato, per quanto si tramava contro di te,

aiutaci a non rinunciare a nessun'opera di apostolato, per timore delle difficoltà che comporta.

 

Cristo Redentore, centro della storia e del progetto divino di salvezza, che sopportasti il paragone assurdo con un rifiuto della società, come Barabba,

donaci di non temere alcuna emarginazione, finché crediamo che da ogni margine si può sempre giungere a vivere ed operare con te.

 

Orazione. Padre clementissimo, che ti prendi cura di noi, fino a far convergere al bene nostro e della tua Chiesa ogni particolare della nostra giornata terrena, concedici di perseverare con costanza nel nostro impegno cristiano di vita. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

CANTO CRISTOLOGICO (Christus)

1. Cristo Gesù pur essendo di natura divina non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio.

2. Ma spogliò se stesso assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini umiliò se stesso fatto obbediente fino alla morte e morte di croce

INSIEME

Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra d'ogni altro nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore (Fil 2, 511).

 

Ottavo quadro

SEVIZIE E CONDANNA A MORTE

INTRODUZIONE AL TESTO

è già accaduto l'episodio di Gesù davanti ad Erode, e Pilato lo vuole far valere come riprova della innocenza dell'imputato. Ciò nonostante, con una logica stranissima, pur dichiarando, ancora una volta, l'assenza in lui di qualsiasi reato, dice che lo sottoporrà ad un severo castigo e lo rimetterà in libertà. Era un controsenso atroce, che il romano vedeva solo come una manovra tattica per salvare Gesù.

Quel castigo era nientemeno che la flagellazione, riservata da Roma agli schiavi ribelli e in Israele usata solo in circostanze eccezionali. Per i romani la vittima doveva essere battuta senza pietà; per i giudei bastava infliggergli quaranta colpi meno uno: tredici per spalla e tredici sulla schiena o sul petto. Gesù fu flagellato alla maniera romana, o con la lora, detta anche fllagellam, oppure col flagrum, chiamato anche scorpiones: nel primo caso l'ordigno era composto di un manico da cui pendevano alcune striscie di nerbo di bue; nel secondo, venivano applicate a quelle striscie dei piombini, oppure degli ossicini acuminati.

Molti soccombevano sotto quel supplizio che i romani chiamavano horribile flagellum; Gesù, invece, sopravvisse solo per disporsi a tormenti ancora più atroci e ignominiosi. Difatti, dopo la flagellazione, seguì la coronazione di spine, un insulto arbitrario che i legionari gli inflissero, in attesa di ordini dal procuratore. Quella corona era ricavata da un fascio di spine, raccolto dai soldati, per riscaldarsi, durante le veglie di guardia alla Torre Antonia. Aveva la forma di un nido di falco rovesciato, per simboleggiare le corone reali dell'oriente, a forma conica.

Le ultime battute del processo denotano nervosismo crescente fra le due parti, giunte in prossimità dell'epilogo. Pilato cede solo alla minaccia di sollevazione e di denuncia del suo operato all'imperatore. Tiberio era marito di Giulia, madre di Claudia Procula: non conveniva ad un magistrato di provincia rischiare fino a quel punto, per difendere un plebeo qualunque...

 

TESTO DIALOGATO

INT. Mi avete portato quest'uomo come sobillatore del popolo; ecco, l'ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in lui nessuna colpa di quelle di cui lo accusate; e neanche Erode; infatti ce l'ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte. Perciò, dopo averlo severamente castigato, lo rilascerò (Lc 23, 1416).

EV. Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la coorte (Mt 27, 27).

Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare (Gv 19, 1).

Lo rivestirono di porpora, e, dopo aver intrecciato una corona di spine, gliela misero sul capo. Cominciarono poi a salutarlo:

INT. Salve, re dei Giudei!

EV. E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso, e, piegando le ginocchia, si prostravano a lui. Dopo averlo schernito, lo spogliarono della porpora e gli rimisero le sue vesti (Mc 15, 1720).

Pilato, intanto, uscì di nuovo e disse loro:

INT. Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui nessuna colpa.

EV. Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora.

E Pilato disse loro:

INT. Ecco l'uomo!

EV. Al vederlo, i sommi sacerdoti e le guardie gridarono:

INT. Crocifiggilo, crocifiggilo!

EV. Disse loro Pilato:

INT. Prendetelo voi e crocifiggetelo; io non trovo in lui nessuna colpa.

EV. Gli risposero i Giudei:

INT. Noi abbiamo una legge e secondo questa legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio.

EV. All'udire queste parole, Pilato ebbe ancora più paura ed entrato di nuovo nel pretorio disse a Gesù:

INT. Di dove sei?

EV. Ma Gesù non gli diede risposta.

Gli disse allora Pilato:

INT. Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?

GESù Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall'alto. Per questo, chi mi ha consegnato nelle tue mani ha una colpa più grande.

EV. Da quel momento, Pilato cercava di liberarlo; ma i Giudei gridarono:

INT. Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque infatti si fa re, si mette contro Cesare.

EV. Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette nel tribunale, nel luogo chiamato Litostroto, in ebraico Gabbatà. Era la Parasceve della Pasqua, verso mezzo giorno. Pilato disse ai Giudei:

INT. Ecco il vostro re!

EV. Ma quelli gridarono:

INT. Via, via, crocifiggilo!

EV. Disse loro Pilato:

INT. Metterò in croce il vostro re?

EV. Risposero i sommi sacerdoti:

INT. Non abbiamo altro re all'infuori di Cesare (Gv 19, 415).

EV. Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto cresceva sempre più, presa dell'acqua, si lavò le mani davanti alla folla, dicendo:

INT. Non sono responsabile di questo sangue; vedetevela voi!

EV. E tutto il popolo rispose:

INT. Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli.

EV. Allora rilasciò (Mt 27, 2426) colui che era stato messo in carcere per sommossa e omicidio che essi richiedevano, e abbandonò Gesù alla loro volontà (Lc 23, 25).

Lo consegnò ai soldati, perché fosse crocifisso (Mt 27, 26).

 

CORO ALTERNATO

1. Il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù che voi avete consegnato e rinnegato di fronte a Pilato mentre egli aveva deciso di liberarlo.

2. Voi, invece, avete rinnegato il Santo e il Giusto avete chiesto che vi fosse graziato un assassino e avete ucciso l'autore della vita (At. 3, 1315).

3. Signore tu che hai creato il cielo, la terra, il mare

e tutto ciò che è in essi. Tu che dicesti, per bocca di David: Perché si agitano le genti contro il Signore e contro il suo Cristo?

4. Si radunarono insieme in questa città contro il santo tuo servo Gesù Erode e Ponzio Pilato con le genti e i popoli d'Israele per compiere ciò che la tua mano e la tua volontà avevano preordinato che avvenisse.

 

INSIEME

Ed ora, o Signore volgi lo sguardo alle loro minacce. E concedi ai tuoi servi di annunziare con tutta franchezza la tua parola nel nome del tuo santo servo Gesù (ivi 4, 2430).

 

RIFLESSIONI

Un popolo al quale avevano dedicato ammonizioni e profezie tutti i saggi e i veggenti di Jahvé, al momento giusto prevaricava e preferiva l'oppressione straniera al proprio liberatore. Dall'altra sponda, due romani, senza Bibbia e altri sussidi speciali, Pilato e sua moglie Claudia Procula, si battevano, per una intera mattinata, in sua difesa, rischiando una sommossa popolare dalle conseguenze imprevedibili.

Dio non è quasi mai fortunato con i suoi prediletti; da essi può attendersi l'accettazione passiva, il rimpianto per i porri egiziani, e anche il voltafaccia esplicito.

Non troviamo qualcosa di nostro, in questa storia inconfessabile, che ci mortifica profondamente?

Quella gente odiava Cesare, come si odia un oppressore detestato; eppure si diceva disposta ad accettarlo, pur di respingere quel Messia che non corrispondeva alle proprie attese nazionaliste.

Queste attese erano, e sono anche oggi, il prodotto di una visione arbitraria della realtà che ci circonda e ci trascende. Così non siamo disposti a riprodurre nella nostra vita l'immagine di Dio, perché difforme dalle nostre ambizioni, e pretendiamo di fare Dio a nostra immagine e somiglianza. Naturalmente, non vi riusciamo; e ci capita solo di pagare di persona la confusione incredibile che ne deriva.

I legionari avevano capito di Gesù solo una, cosa: che si era dichiarato re; e ne approfittarono subito per farne un sovrano da commedia. Ma quelle beffe, da persone male informate e prive di vera luce, non arrecavano un aggravio sostanziale alle umiliazioni del Cristo, in quell'ora tenebrosa. è da noi che gli possono derivare gli affronti più cocenti, perché siamo in grado di rivolgere contro di lui e i nostri fratelli le grazie e i doni ricevuti per svolgere nella Chiesa un'azione efficace di bene. Non è questo che accade, quando ci serviamo di esperienze, convinzioni acquisite sulle cose di Dio, per criticare chi non riesce a tradurle in pratica nella misura che presumiamo di aver raggiunto noi?...

 

INVOCAZIONI:

Il nostro Redentore accettò di essere condannato come un volgare malfattore e di essere rigettato dalla sua gente, dopo tante fatiche, tante opere mirabili, tanti prodigi operati per loro. Imploriamo la sua clemenza, per ottenere che la nostra adesione a lui sia sempre più salda e perseverante.

 

Tu che udisti gridare ogni infamia contro di te, solo perché avevi tentato d'illuminare il tuo popolo sulle vie della vera salvezza,

fa che non ci permettiamo mai di reagire col tradimento alle tue sollecitazioni premurose.

 

Tu che notasti il silenzio codardo e opportunistico di chi aveva ricevuto tanti benefici da te, e adesso non osava compromettersi davanti al sinedrio,

non lasciarci ripiegare egoisticamente su noi stessi, rifiutando di cooperare con te alla redenzione del mondo.

 

Tu che interpretasti senza alcuna difficoltà l'orrendo Crucifige come esigenza sovrana e amorosa del Padre, volta alla salvezza dell'umanità,

aiutaci a leggere come messaggi di amore e provvidenza anche gli eventi più funesti della nostra vita.

 

Orazione. Padre di bontà infinita, che dalla perversità del giudizio umano traesti la gloria più eccelsa per il tuo Figlio unigenito; associa anche noi alle sue umiliazioni, per aver parte alla sua vittoria finale. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

CANTO CRISTOLOGICO (Christus)

1. Cristo Gesù pur essendo di natura divina non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio.

2. Ma spogliò se stesso assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini umiliò se stesso fatto obbediente fino alla morte e morte di croce

INSIEME

Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra d'ogni altro nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore (Fil 2, 511).

 

Nono quadro

LA VIA DOLOROSA

INTRODUZIONE AL TESTO

Il tracciato della Via dolorosa, detta comunemente Via Crucis, di cui si occupa il testo che proponiamo, è assai breve; scarsi i particolari che vi si riferiscono. La sua lunghezza non raggiunge il chilometro: dalla Torre Antonia al Golgota. Si sa che i romani facevano girare il condannato per le vie della città, più a lungo possibile, a scopo intimidatorio; ma devono averlo evitato per Gesù, a causa della sua debolezza preoccupante, stremato di forze dalla flagellazione, e anche per il timore, non infondato, di qualche rivolta a sfondo nazionalistico.

Limitati anche gli episodi: il cireneo, le donne piangenti, i due malfattori, condotti al supplizio con Gesù. Il resto è solo pia tradizione.

Del cireneo sappiamo che si chiamava Simone, padre di Alessandro e di Rufo, due personaggi ben noti alla prima comunità cristiana di Roma, e marito di una donna restata anonima, eppure molto benemerita del servizio agli apostoli. Le donne piangenti, o "figlie di Gerusalemme", cittadine della capitale giudaica, appartenevano, forse, a particolari associazioni, incaricate di fare lutto in circostanze pietose. Non erano, pertanto, le Pie donne di Gesù, quelle del "terzo gruppo", che avevano coadiuvato generosamente all'opera missionaria del Salvatore e dei discepoli.

I due malfattori, portati al supplizio insieme a Gesù, non erano, neppure loro, partigiani nazionalisti, ma delinquenti comuni, come Barabba, particolarmente compromessi, se venivano puniti con la croce.

L'iscrizione trilingue, Gesù Nazzareno Re dei Giudei, dava la motivazione della condanna ed era dipinta su di una tavoletta, che il cruciario doveva portare appesa al collo, lungo il tragitto verso il luogo dell'esecuzione, per essere collocata sopra il suo capo, appena confitto in croce.

Quanto al patibolo, la croce, basterà accennare sommariamente che era di origine scita, passata dai fenici e cartaginesi ai romani. Risultava di un'asse verticale, lo stipite, già conficcato sul posto dell'esecuzione, e di quello orizzontale, detto più propriamente patibolo, da inserirsi, con funi e chiodi, sul vertice dello stipite, o poco al di sotto.

Con questo, è precisato che Gesù portò solo il patibolo, non la croce intera; e lo portò sul collo, a braccia distese.

 

TESTO DIALOGATO

EV. Dopo averlo schernito (Gesù), lo spogliarono del mantello, gli fecero indossare i suoi vestiti e lo portarono via per crocifiggerlo (Mt 27, 31). Allora costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce (Mc 15, 21) dietro a Gesù. Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse:

GESù Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato. Allora cominceranno a dire ai monti: Cadete su di noi! E ai colli: Copriteci! Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?

EV. Venivano condotti insieme con lui anche due malfattori per essere giustiziati (Lc 25, 2632). Condussero dunque Gesù al luogo del Golgota, che significa luogo del cranio, e gli offrirono vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese (Mc 15, 2223). Là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra.

Gesù diceva:

GESù Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno (Lc 23, 3334).

EV. Pilato compose anche l'iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto:

INT. Gesù Nazzareno Re dei Giudei.

EV. Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove fu crocifisso Gesù era vicino alla città; era scritto in ebraico, in latino e in greco. I sommi sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato:

INT. Non scrivere: il re dei Giudei, ma che egli ha detto: io sono il re dei Giudei.

EV. Rispose Pilato:

INT. Ciò che ho scritto, ho scritto (Gv 19, 1922).

 

CORO ALTERNATO

1. Non a prezzo di cose corruttibili come l'argento e l'oro foste liberati dalla vostra vuota condotta, ma con il sangue prezioso di Cristo come di agnello senza difetti e senza macchia.

2. Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo ma si è manifestato negli ultimi tempi per voi.

3. E voi, per opera sua credete in Dio che l'ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria e così la vostra fede e la vostra speranza sono fisse in Dio (1 Pt. 1, 1822).

4. Cristo è morto una volta per sempre per i peccati giusto per gli ingiusti messo a morte nella carne ma reso vivo nello spirito (ivi 3, 18).

 

INSIEME

Nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi, perché anche nella rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare (ivi 4, 13).

 

RIFLESSIONI

La pietà cristiana ha fatto di questo cammino doloroso uno dei punti di riferimento più comuni e commoventi dell'ascesi evangelica. Non c'è stata anima pia, in questi duemila anni, che non si sia ritrovata a meditare il viaggio del Cristo penante verso il Calvario, tentando di rintracciarvi qualcosa che le apparteneva misteriosamente.

Tutti si cammina dietro a Gesù, curvi sotto un peso che ciascuno di noi ritiene superiore alle proprie forze. Eppure è stato misurato da Dio e proporzionato attentamente alle nostre spalle.

Questa proporzione nessuno vuole ammetterla, per giustificare il proprio dissenso, anzi il rifiuto di portare la croce. Simone di Cirene poteva scusarsi, perché non conosceva il Salvatore e cosa intendeva fare con quella croce; noi no: lo sappiamo benissimo e temiamo solo di comprometterci, pagando di persona.

Il pianto di quelle "figlie di Gerusalemme" non fu gradito, perché espressione di un sentimento umano, che sarebbe stato offerto a qualsiasi tipo di sventurati. Gesù non accettava di apparire tale, quando aveva scelto da sé di morire per l'umanità. In certe epoche cristiane il Salvatore è stato guardato con accentuazioni preferenziali per la sua divinità; oggi non si hanno scrupoli ad esagerare col mostrarlo tanto umano, da apparire solo un filantropo o un rivoluzionario.

Anche ravvicinato ai rifiuti dell'umanità, posposto ai suoi elementi peggiori, il Cristo esige fede assoluta nella sua persona e nella sua missione di salvezza. Se questa manca, respinge la commiserazione e preavvisa sulle conseguenze funeste del rifiuto.

Con tutto questo, appeso alla croce, svela una comprensione della colpa e del colpevole, che non è più quella dei terribili Guai a voi, scribi e farisei, ipocriti! e neppure quella delle colline da cui sarebbero stati seppelliti gli avversari, come predetto alle donne piangenti. L'esperienza della croce avrebbe rivelato davvero tutto il mistero della misericordia di Dio Salvatore! ...

 

INVOCAZIONI:

Gesù, curvo sotto la croce, è l'immagine più espressiva del cristiano impegnato con lui per la salvezza del mondo. Invochiamo dalla sua bontà la forza di portare il nostro peso con dignità, rinnegando noi stessi, senza rallentare il passo.

 

Tu, che abbracciasti la croce, non guardando alla crudeltà di chi te la porgeva, ma alla misericordia del Padre che, con essa, voleva redimere gli uomini,

concedi anche a noi tanta luce interiore, da non fermarci mai alle apparenze degli eventi, per coglierli nel disegno provvidenziale di Dio.

 

Tu, che ricompensasti il cireneo col dono della fede per lui e la sua famiglia, solo per un gesto di aiuto, anche se dato sotto costrizione,

rendici generosi con te, che sei l'unico in grado di considerare con magnanimità quel poco che riusciamo a fare in tuo onore.

 

Tu, che rifiutasti il conforto di una compassione solamente umana, esigendo fede nella tua missione salvifica e nel valore redentivo del tuo sacrificio,

fa che animiamo con le motivazioni soprannaturali più adatte le scelte e le imprese della nostra giornata, per piacere al Padre e collaborare attivamente con te al bene della Chiesa.

 

Orazione. Padre di ogni bontà, che caricasti sulle spalle del tuo Divin Figlio la croce dei peccati del mondo, permetti anche a noi di partecipare a quel peso e a quel gesto, per giungere alla esperienza più diretta della nostra comunione con lui. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

CANTO CRISTOLOGICO (Christus)

1. Cristo Gesù pur essendo di natura divina non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio.

2. Ma spogliò se stesso assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini umiliò se stesso fatto obbediente fino alla morte e morte di croce

INSIEME

Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra d'ogni altro nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore (Fil 2, 511).

 

Decimo quadro

LA MORTE DI GESù

INTRODUZIONE AL TESTO

Lo scenario che ci si apre davanti, ci porta con la mente al Calvario: non un monte, ma una semplice prominenza rocciosa, appena fuori delle mura di Ezechia, al lato nordovest di Gerusalemme. Calvario, da Golgota, (luogo del teschio) chiaramente riferito ai residui umani, tibie, teschi, vertebre di sventurati, seppelliti a fior di terra, alla mercé degli sciacalli e dei rapaci notturni.

Il particolare della tunica di Gesù, è riportato dal solo Giovanni, per il suo simbolismo ecclesiologico. Il dialogo dei due malfattori è trasmesso dalla penna di Luca e fa supporre che i due avessero avuto, in precedenza, qualche notizia di colui che era stato crocifisso in mezzo a loro.

Il termine "paradiso" proviene dalla lingua persiana e vuol dire "luogo di delizie".

Le Pie donne, che, durante l'esecuzione dei tre condannati, erano rimaste forzatamente a distanza, adesso, ad operazione avvenuta, riuscivano ad accostarsi alla croce di Gesù. L'elenco fornito da Giovanni risulta di quattro persone, perché la "sorella di sua madre", cioè della madre di Gesù, è Maria Salomè, non nominata espressamente, come usa l'evangelista, quando parla di se stesso o di ciò che si riferisce alla sua persona: Salomè era, appunto, sua madre.

L'aceto presentato a Gesù, al momento del Sitio, "Ho sete", era la seconda pozione che gli veniva offerta sul Golgota: la prima, detta impropriamente di fiele e aceto era, invece, di vino e mirra (bevanda fortemente inebriante, in funzione analgetica); la seconda, di acqua acidula, chiamata posca dai romani, era un ottimo dissetante, durante l'estate e le campagne militari, ma usata sul Calvario per disinfettarsi dopo la crocifissione dei tre giustiziati.

L'equivoco di Eloi in Elia, denota la scarsa conoscenza dell'aramaico, da parte dei legionari di Pilato.

Il decesso di Gesù intervenne verso le nostre tre pomeridiane, con un forte grido, emesso a dimostrare la dimensione straordinaria dell'evento.

 

TESTO DIALOGATO

EV. I soldati, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica.

Ora quella tunica era senza cucitura, tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro:

INT. Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca.

EV. Così si adempiva la Scrittura: Si son divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica han gettato la sorte. E i soldati fecero proprio così (Gv 19, 2324).

Il popolo stava a vedere, i capi invece lo schernivano, dicendo:

INT. Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto.

EV. Anche i soldati lo schernivano e dicevano:

INT. Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso.

EV. Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava:

INT. Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!

EV. Ma l'altro lo rimproverava:

INT. Neanche tu hai timore di Dio, benché condannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male.

EV. E aggiunse:

INT. Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno.

GESù In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso (Lc 23, 3537, 3943).

EV. Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria Maddalena. Gesù allora, vedendo la madre, e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre:

GESù Donna, ecco il tuo figlio.

EV. Poi disse al discepolo:

GESù Ecco la tua madre.

EV. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.

Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura:

GESù Ho sete.

EV. Vi era lì un vaso pieno d'aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima ad una lancia e gliela accostarono alla bocca. E, dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse:

GESù Tutto è compiuto (Gv 19, 2530)!

EV. I passanti lo insultavano e, scuotendo il capo, esclamavano:

INT. Ehi, tu che distruggi il tempio e lo riedifichi in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce! Il Cristo, re d'Israele, scenda ora dalla croce perché vediamo e crediamo!

EV. Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio.

Alle tre Gesù gridò con voce forte:

GESù Eloi, Eloi, lema sabactàni? Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

INT. Aspettate, vediamo se viene Elia a toglierlo dalla croce.

EV. Ma Gesù, dando un forte grido spirò.

Il velo del tempio si squarciò in due, dall'alto in basso. Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse:

INT. Veramente quest'uomo era Figlio di Dio (Mc 15, 32, 3334, 3739)!

EV. Anche tutte le folle che erano accorse a questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornavano percuotendosi il petto (Lc 23, 48).

 

CORO ALTERNATO

l. Gesù Nazzareno uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni fu consegnato a voi. Voi l'avete inchiodato sulla croce e l'avete ucciso (At. 2, 2223).

2. Quale dei profeti, i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunziavano la venuta del Giusto del quale voi ora siete divenuti traditori e uccisori (ivi 7, 52).

3. Voi avete agito per ignoranza così come i vostri capi. Pentitevi, dunque, e cambiate vita perché siano cancellati i vostri peccati e così possano giungere i tempi della consolazione da parte del Signore.

4. Ed egli mandi quello che vi aveva destinato come Messia, cioè Gesù. Egli dev'essere accolto in cielo fino ai tempi della restaurazione di tutte le cose (ivi 3, 17, 1921).

 

INSIEME

In nessun altro c'è salvezza Non vi è, infatti, altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati (ivi 4, 12).

 

RIFLESSIONI

Dell'olocausto consumato sulla croce non sarebbe restato più nulla: era vita donata totalmente al Padre, per il genere umano da riscattarsi. Sarebbero restate solo le vesti; ma di quelle non avrebbe avuto più bisogno, colui che sarebbe risorto dopo tre giorni. Quindi toccavano ai soldati.

Cosa ne avrebbero fatto, di quelle reliquie di valore incomparabile?...

Cosa ne facciamo, noi, di un dono assolutamente superiore, il Corpo e Sangue di Cristo, che ci viene offerto ad ogni rinnovazione del sacrificio eucaristico?

Restava ancora qualcos'altro, a Gesù; e ce lo avrebbe dato, senza alcuna esitazione: la propria Madre! La Chiesa ha inteso l'importanza del gesto, e del momento sublime in cui veniva compiuto.

Maria era un dono della Passione di Gesù; la maternità di lei si realizzava sullo sfondo della morte del suo Figlio primogenito: per questo, la Vergine Madre sarebbe rimasta legata indissolubilmente alla storia della comunità dei redenti e a quella di ciascuno di essi. Giungiamo a salvezza, salendo col Cristo sulla croce; ma riusciamo a persistervi, solo perché accanto a noi ci resta sempre lei! ...

Lo scenario si allunga al misterioso duello fra l'iniquità umana che assiste a quello spettacolo inaudito, per insultare e funestare gli ultimi momenti della vittima, e la sovrana benignità di questa, che non accetta altra sfida se non quella dell'amore.

Vi si aggiunge l'abbandono apparente del Padre. Il grido angoscioso di Gesù morente sembra inseguire quel seno da cui il Verbo non si era allontanato con l'Incarnazione.

Sono i paradossi della Rivelazione, supremo tentativo di Dio per salvarci dalla nostra logica cieca ed egoista. Non mi salverò neppure osservando puntigliosamente la Legge, se non mi affiderò del tutto all'azione redentrice del Figlio di Dio, lasciandomi guidare, purificare e santificare dal suo Spirito. All'ultimo atto del mio dramma terreno, con tutte le opere buone, che spero di trovarmi fra le mani, dovrò mormorare: Vulnera tua, merita mea: I miei meriti, la mia speranza, sono solo le tue ferite!

 

INVOCAZIONI:

La liturgia più espressiva che sia mai salita al trono di Dio è quella celebrata da Gesù sul Calvario. Chiediamogli di associarci ad essa, per diventare, anche noi, oblazione pura e a Dio gradita.

 

O Gesù, che hai voluto riconciliarci col Padre, pagando di persona, con la vita, il nostro riscatto,

fa che sappiamo vivere in questa libertà, difendendola dagli assalti del mondo, della carne e dell'egoismo.

 

O Gesù, che sospeso fra cielo e terra, fra dolori e silenzi ineffabili, placasti il Padre, garantendo il nostro ritorno a lui,

aiutaci a percorrere questo cammino di conversione permanente senza soste superflue, senza sguardi all'indietro, senza ripensamenti codardi.

 

O Gesù, che giungesti all'apice della tua vera grandezza di Redentore, nel momento stesso in cui ti lasciavi sopraffare dalla dissoluzione della morte,

fa' che non siamo "stolti e tardi di cuore", anche noi, a comprendere questo mistero che dobbiamo e vogliamo rivivere con te.

 

Orazione. Padre della Salvezza, che hai ridato all'umanità la speranza e la vita, nella morte del tuo Figlio diletto, fa che prevalgano sempre le forze del bene sul nostro itinerario cristiano. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

CANTO CRISTOLOGICO (Christus)

1. Cristo Gesù pur essendo di natura divina non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio.

2. Ma spogliò se stesso assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini umiliò se stesso fatto obbediente fino alla morte e morte di croce

INSIEME

Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra d'ogni altro nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore (Fil 2, 511).

 

Undicesimo quadro

AL SEPOLCRO

INTRODUZIONE AL TESTO

I vari brani che abbiamo ricavato dai quattro evangelisti comprendono i particolari del crurifragium, la comparsa dei due protagonisti della sepoltura di Gesù, Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo, più i dettagli della imbalsamazione e del sepolcro dove fu deposta la salma.

Il crurifragium consisteva nello spezzare le gambe agli infelici che pendevano dalle rispettive croci, con daghe e mazze, per accelerarne la morte, provocando l'emorragia. Lo esigeva la decenza e il perbenismo ipocrita dei giudei, i quali non volevano funestare lo sguardo dei pellegrini, che venivano a celebrare la Pasqua, con quello spettacolo macabro...

Per il Salvatore non fu necessario: era già spirato. Il colpo di lancia che voleva accertare se veramente fosse morto, fu vibrato al lato sinistro del petto, dalla parte del cuore; l'acqua che ne uscì era siero del pericardio, effetto di una pericardite traumatica, causata dalla flagellazione. Quel sangue fluido costituì un grosso enigma, per chi lo vide e per chi ne intese parlare a quei primi tempi, perché gli antichi erano persuasi che, nei cadaveri, il sangue facesse presto a coagularsi. Per questo, Giovanni, chiaramente preoccupato, attesta di aver visto così, stranamente, ma esattamente così, senza comprenderne affatto la ragione. Ne intuiva, invece, il simbolismo ecclesiologico; e questo gli bastava.

Giuseppe e Nicodemo facevano parte della seconda categoria dei sinedristi: gli anziani del popolo. Si erano lasciati vincere fin lì dalla paura e dall'opportunismo; adesso la morte dell'Amico divino aveva creato in loro un coraggio insolito e capace di osare e rischiare per lui.

L'imbalsamazione della salma ebbe dell'affrettato, a causa della Pasqua imminente: ma Giovanni avverte che, comunque, fu eseguita secondo l'uso ebraico: con la sindone, servita a trasportare la salma al sepolcro, con i trattamenti a base di unguenti e mirra, con l'uso di bende per il corpo e sudario per il capo.

 

TESTO DIALOGATO

GESù Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. Io quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me (Gv 12, 3132).

EV. Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato (era infatti un giorno solenne quel sabato) chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all'altro che era stato crocifisso insieme con lui. Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il costato con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera ed egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate.

Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura:

INT. Non gli sarà spezzato alcun osso.

EV. E un altro passo della Scrittura dice ancora:

INT. Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto.

EV. Dopo questi fatti, Giuseppe d'Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù (id. 19, 3138). Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, lo interrogò se fosse morto da tempo. Informato dal centurione, concesse in dono la salma a Giuseppe. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo calò giù dalla croce (Mc 15, 4446).

GESù è giunta l'ora che sia glorificato il Figlio dell'uomo. In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto (Gv 12, 2324).

EV. Vi andò anche Nicodemo, quello che in precedenza era andato da lui di notte, e portò una mistura di mirra e di aloè, di circa cento libbre. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com'è usanza seppellire per i Giudei (Gv 19, 3940). Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono la tomba e come era stato deposto il corpo di Gesù (Lc 25, 55).

Il giorno dopo, si riunirono presso Pilato i sommi sacerdoti e i farisei, dicendo:

INT. Signore, ci siamo ricordati che quell'impostore disse, mentre era vivo:

GESU' Dopo tre giorni, risorgerò.

INT. Ordina, dunque, che sia vigilato il sepolcro fino al terzo giorno, perché non vengano i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: è risuscitato dai morti. Così quest'ultima impostura sarebbe peggiore della prima!

EV. Pilato disse loro:

INT. Avete la vostra guardia, andate e assicuratevi come credete.

EV. Ed essi andarono e assicurarono il sepolcro, sigillando la pietra e mettendovi la guardia (Mt 27, 6266).

GESù Padre, è giunta l'ora, glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te. Poiché tu gli hai dato potere sopra ogni essere umano. Io ti ho glorificato sopra la terra; compiendo l'opera che mi hai dato da fare (Gv 17, 14).

 

CORO ALTERNATO

l. Cristo patì per voi lasciandovi un esempio perché seguiate le sue orme.

2. Egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca, e soffrendo non minacciava vendetta ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia.

3. Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più al peccato vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti.

4. Eravate erranti come pecore ma ora siete tornati al pastore e guardiano delle vostre anime (I Pt. 2, 2125).

 

INSIEME

Poiché, dunque, Cristo soffrì nella carne anche voi armatevi degli stessi sentimenti. La fine di tutte le cose è vicina.

Siate moderati e sobri, per dedicarvi alla preghiera (ivi 4, 1, 7).

 

RIFLESSIONI

Gesù è ormai al di là della storia umana; eppure la domina più con la sua morte, che con la sua vita.

I due amici timidi, Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo, balzano avanti con iniziative audaci; le Pie donne osservano ogni cosa e fanno progetti insoliti; i nemici si sentono più insicuri di prima e corrono ai ripari...

Non ci siamo accorti, anche noi, che tutta la nostra vita cristiana porta il segno della Passione di Cristo, sia come sua sorgente, che come soggetto da riproduzione costosa e nobilissima?

Toccava, adesso, a Gesù di riesprimere in se stesso il mistero del chicco evangelico, caduto in terra, per morire e riprodursi.

Nell'ombra gelida del suo sepolcro sarebbe restata in gestazione, per tre giorni, tutta la storia della Salvezza, anche quella antecedente...

Se avessimo la pazienza di restare fiduciosi in un pò di penombra, accettando quella specie di emarginazione in cui tutti crediamo di essere confinati dalla incomprensione altrui, allora di certo la nostra presenza nella Chiesa raggiungerebbe un'efficacia superiore alle nostre stesse attese.

I sinedristi si erano illusi che quel pericoloso rabbi, lasciatosi crocifiggere da loro, si sarebbe rassegnato a finire per sempre sotto terra. Ma la scaltrezza adoperata contro Dio si risolve sempre contro chi ci si affida. Cristo uscirà dal sepolcro quando e come vorrà; e il mondo gli correrà dietro. A loro, ai vincitori della Parasceve, non resterà che fare la guardia davanti a quel sepolcro, per impedirgli ancora di risorgere!...

Chi lavora, oggi, per la Chiesa deve assolutamente essere certo che non prevarrà il male sul bene, che una pietra sepolcrale non potrà bloccare la vita dirompente del Risorto!

Semmai potremmo compromettere noi quella luce di una Pasqua perenne, noi operatori di una pastorale diventata più difficile perché più aperta ai veri bisogni dell'uomo, qualora tentassimo di addomesticarla, per paura di non trovare più gente disposta ad accettare lo scandalo della croce.

 

INVOCAZIONI:

Gesù è nel sepolcro e parla, ormai, solo nel silenzio dei cuori che hanno sofferto con lui. Supplichiamolo di far sentire anche a noi il linguaggio delle sue ferite e del suo sangue.

 

O Gesù, che ti sei fatto aprire il costato, perché nessuno si sentisse escluso dal tuo abbraccio di pace,

vinci ogni nostra resistenza ai tuoi inviti, per una comunione più sentita con te e col Padre, nello Spirito Santo.

 

O Gesù, che, dopo la morte, ti lasciasti totalmente alle premure affettuose dei discepoli,

ispiraci un interessamento sempre più personale, per quanto riguarda i bisogni della Chiesa, tuo corpo mistico.

 

O Gesù, che, nel buio della tomba preparasti i fulgori della risurrezione, garanzia della redenzione avvenuta mediante la croce,

insegnaci a valorizzare sapientemente le pause dall'attività, per restituirci al dialogo confidenziale con te, fonte di ogni apostolato efficace.

 

Orazione. Padre di misericordia, che rispondesti con la risurrezione al dono della vita offerto da Gesù alla tua maestà, rendici attenti e generosi nei nostri impegni battesimali, per partecipare, un giorno alla risurrezione dei giusti. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

CANTO CRISTOLOGICO (Christus)

1. Cristo Gesù pur essendo di natura divina non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio.

2. Ma spogliò se stesso assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini umiliò se stesso fatto obbediente fino alla morte e morte di croce

INSIEME

Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra d'ogni altro nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore (Fil 2, 511).

 

Duodecimo quadro

RESURREXIT!

INTRODUZIONE AL TESTO

Gesù è risorto sul primo mattino del giorno dopo il sabato, cioè della nostra domenica di Pasqua: l'ora esatta non la sapremo mai. Come non sapremo mai ricostruire con precisione gli spostamenti delle donne e degli apostoli, durante quella mattinata di mistero. Gli stessi evangelisti sembrano dar poca importanza alla collocazione cronologica dei dettagli, presi come sono dall'evento centrale: la Risurrezione di Cristo.

Potremo, pertanto, ricomporre con una certa approssimazione tutto il quadro, seguendo lo schema che proponiamo: La prima a scattare, appena passato il riposo sabbatico, è Maria Maddalena: va al sepolcro, ma lo trova vuoto. Senza avere la pazienza di affacciarsi a quella imboccatura, che crede violata, fugge a riferirlo agli apostoli.

Nel frattempo, giungono alla tomba le altre donne del "terzo gruppo", quello, cioè delle collaboratrici del Salvatore; anch'esse trovano la tomba aperta, ma, curvandosi a guardare

l'interno, vi scorgono due angeli, dai quali odono il primo annuncio della Risurrezione del crocifisso. Subito lì per lì, ne restano sbigottite e piene di spavento; poi, però, corrono anche loro a darne notizia agli apostoli. Due di questi si sono già precipitati al sepolcro, dietro quanto aveva riferito Maddalena: osservano l'interno della tomba, le bende e tutto il resto, sistemato ordinatamente a parte, eppoi tornano desolati al cenacolo, dagli altri, convinti che non potesse trattarsi di una profanazione di tomba, ma per niente disposti a credere che il Maestro fosse risorto davvero...

Maddalena sola era rimasta là, dove poco dopo avrebbe visto il Risorto. Il dialogo ineffabile che ne derivò è riportato integralmente dal nostro testo, trattandosi di un momento fra i più commoventi della nuova vita del Salvatore.

Gli uomini di Gesù, gli apostoli, si trovarono messi da parte in questo primo momento, e certamente lo intesero come qualcosa da ricollegarsi col contegno incoerente assunto da loro, durante la Passione. Per questo, stentarono a credere alla testimonianza delle colleghe...

Ci vorrà l'apparizione a Simone, quella ai due di Emmaus e, infine, quella comunitaria al cenacolo, sul calare della sera di quel giorno memorabile, per dissipare ogni dubbio.

Dall'altra parte della barricata c'è ancora clima di dramma, con quei legionari spaventati e confusi, che non sanno dare ai sinedristi una spiegazione di quanto è accaduto in quella tomba lasciata alla loro vigilanza.

I giudei danno ancora una prova di realismo, che questa volta, però, prende rilievo tragicomico, quando pensano di difendersi da quel misterioso rabbi di Nazaret, riprendendo nuovamente a giocare di borsa, come avevano fatto con Giuda. Proprio questa volta, non sarebbe servito a nulla!

 

TESTO DIALOGATO

EV. Passato il sabato, Maria Maddalena, Maria di Giacomo e Salomè comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù. Di buon mattino, il primo giorno dopo il sabato, vennero al sepolcro al levar del sole.

Esse dicevano tra loro:

INT. Chi ci rotolerà via il masso dall'ingresso del sepolcro?

EV. Ma, guardando, videro che il masso era già stato rotolato via, benché fosse molto grande. Entrando nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d'una veste bianca, ed ebbero paura.

Ma egli disse loro:

INT. Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. E' risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano deposto. Ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete come vi ha detto (Mc 16, 17). Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea, dicendo:

GESù Bisogna che il Figlio dell'uomo sia consegnato in mano ai peccatori, che sia crocifisso e risusciti il terzo giorno (Lc 24, 67).

EV. Esse fuggirono via dal sepolcro perché erano piene di timore e di spavento. E non dissero niente a nessuno, perché avevano paura (Mc 16, 8). Maria Maddalena corse e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro:

INT. Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!

EV. Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte.

Maria, invece, stava all'esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno dalla parte del capo, e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù.

Ed essi le dissero:

INT. Donna, perché piangi?

EV. Rispose loro:

INT. Hanno portato via il mio Signore e non so dove l'hanno posto.

EV. Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù.

Le disse Gesù:

GESù Donna, perché piangi? Chi cerchi?

EV. Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse:

INT. Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo.

EV. Gesù le disse:

GESù Maria!

EV. Essa allora voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico:

INT. Rabbunì, maestro mio!

EV. Gesù le disse:

GESù Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma và dai miei fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro.

EV. Maria Maddalena andò subito ad annunziare ai discepoli:

INT. Ho visto il Signore (Gv 20, 218).

EV. Alcuni della guardia giunsero in città e annunziarono ai sommi sacerdoti quanto era accaduto.

Questi si riunirono allora con gli anziani e deliberarono di dare una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: Dichiarate:

INT. I suoi discepoli sono venuti di notte e l'hanno rubato, mentre noi dormivamo.

EV. Quelli, preso il denaro, fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questa diceria si è divulgata fra i Giudei fino ad oggi. Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano. E Gesù, avvicinatosi, disse loro:

GESù Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Mt 28, 1120).

 

CORO ALTERNATO

1. Se si predica che Cristo è risuscitato dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non esiste risurrezione dei morti?

2. Se non esiste risurrezione dai morti neanche Cristo è risuscitato! Ma se Cristo non è risuscitato allora vana è la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati.

3. Ora, invece, Cristo è risuscitato dai morti primizia di coloro che sono morti. Perché, se a causa di un uomo è venuta la morte, a causa di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti.

4. Come tutti muoiono in Adamo così tutti riceveranno la vita in Cristo. Il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente, l'ultimo Adamo divenne spirito datore di vita.

 

INSIEME

Siano rese grazie a Dio che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro, Gesù Cristo! Rimanete saldi e irremovibili prodigandovi sempre nell'opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore (1 Cor. 15, 1214, 17, 2021, 45, 5658).

 

RIFLESSIONI

Gesù non ha inteso di mortificare più del giusto i suoi apostoli, facendo pesare sulla loro coscienza l'abbandono in cui l'avevano lasciato, nel momento supremo della Passione; era, però, nella logica delle cose che chi più vi aveva partecipato, ne godesse i primi vantaggi. Il Vangelo ha escluso la legge del taglione nei rapporti fra gli uomini; molto più in quelli con Dio. E tuttavia ogni errore porta con sè il suo castigo, ogni colpa la sua pena.

C'è chi pensa che le primizie della Risurrezione siano toccate alla Vergine, appunto per questa logica e non è difficile ammettere che sia successo proprio così. Ma la madre di Gesù stava con lui in un rapporto che non può misurarsi col nostro metro, e, d'altra parte, non era lei ad ever bisogno di certi privilegi...

Siamo noi che stentiamo a donar qualcosa al Signore, senza pensare ad un vantaggio più o meno immediato.

Il mistero fondamentale del Cristianesimo poggia sulla testimonianza di quattro o cinque povere donne, prima che su quella degli apostoli e dei discepoli: non ci si può stupire che la sapienza umana stenti tanto a credere ad un risorto!

La nostra salvezza deve maturarsi in un clima di certezze dinamiche e non di punti fermi creati dalla paura. Siamo sicuri che Dio ci accoglierà con sé, per i meriti di Cristo; ma non saremo mai altrettanto sicuri della nostra adesione irrevocabile all'alleanza...

Così cammineremo verso di lui, in timore et tremore, come consiglia la Scrittura.

Le parole di Gesù, con cui si chiude il quadro e, con esso, tutta la nostra paraliturgia della Passione, si proiettano su questo 'sfondo di certezze e di timori, come segno di una speranza che non delude: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo!" Si dissolverà la storia umana, terminerà la nostra presenza su questa terra: solo le parole di Gesù non passeranno!

 

INVOCAZIONI:

Gesù risorto è ciò che noi saremo, come Gesù crocifisso è ciò che tuttora siamo. Chiediamogli che questa nostra celebrazione della sua Passione ci conduca davvero ad una risurrezione di vita seriamente impegnata con lui, in preparazione a quella conclusiva della storia della Salvezza.

 

Cristo Redentore che, risorgendo dai morti, hai dissipato le ombre dell'aldilà, con le tue certezze di vita immortale,

illumina la nostra mente vacillante, perché le tue promesse immancabili ci provochino ad un'adesione più coerente a te e al tuo messaggio.

 

Cristo risorto, che nascondi nel mistero della tua nuova vita lo splendore che ci renderà in eterno simili a te nella gloria,

sorreggi la nostra debolezza, tutte le volte che volesse comprometfére la dovuta perseveranza nel bene.

 

Cristo Gesù, che nella condizione di primo risorto, ti lasci riconoscere solo attraverso la frazione del pane e la ricerca appassionata e costante,

svelaci nell'eucaristia e nelle esperienze più pure dell'Amore le meraviglie del tuo volto, immagine del Padre che si accosta fino a noi, e di chiunque si eleva con te fino a lui.

 

Orazione. Padre di clemenza e degnazione infinite, che, nella Risurrezione del Signore Gesù, ci dai la garanzia della tua fedeltà alle promesse, fatte attraverso la sua mediazione, accoglici accanto a te, ora nel tenebrore denso di mistero della vita di Fede e, un giorno, nello splendore della gloria eterna. Per Cristo nostro Signore. Amen.