GESU' E MAOMETTO

ILDEBRANDO A. SANTANGELO

COMUNITA' EDITRICE 95031 ADRANO (CATANIA)

I MAOMETTO

Muhammad, ossia in italiano Maometto, nacque alla Mecca tra il 570 e il 580 d.C. dalla stirpe dei Curasciti (Quraysh). Suo padre AbdAllah, morì prima che egli nascesse. Sua madre, Aminah bint Wabb, morì quando egli aveva 9 anni. Maometto fu affidato prima al nonno paterno, Abd al Muttalib, poi allo zio Abu Talib. Il ragazzo ebbe un'infanzia triste, rievocata nella Sura 93. I più antichi autori arabi della « vita di Maometto » riferiscono che quando questo fanciullo passava « gli arbori si piegavano, le rupi erano agitate e si piegavano dall'alto in basso per mostrare il rispetto che di lui avevano » (Peirone, Il Corano, 1, p. 38). Fin da principio si scorge la leggenda. Religiosamente la Mecca era pagana, con un pantheon di divinità, tra le quali il Corano ricorda: Allat (la dea per eccellenza), Aluzza (la dea potente), Almanat (la dea della morte), Alwaddu (il dio dell'amore), AlHubal e Allah (il Dio supremo), ossia Allahakbar, di cui tutti erano figli.

Erano ancora presenti nella Mecca il culto delle pietre (del quale resta un residuo nell'Islamismo nel culto della pietra nera della Ka'ba), il culto delle sorgenti (di cui resta un residuo nel culto della sorgente di Zemsen) e degli alberi.

Nella Mecca c'erano molti ebrei, come nel resto dell'Arabia, venutivi in due ondate: nella distruzione di Gerusalemme, nel 70, e sotto Adriano nel 138.

Gli ebrei erano installati soprattutto nella zona di Medina, dove avevano occupato e coltivato tutto i1 buon terreno raggiungendo un alto livello di benessere e una grande influenza sociale, e si erano arabizzati al punto che il re dell'Arabia del Sud, Dhu Nuwas, si era convertito all'ebraismo.

Anche i cristiani erano presenti nell'Arabia; ma quasi tutti eretici e schiavi e, quindi, senza alcuna influenza sociale: essi non avevano i Vangeli e se li trasmettevano oralmente, attingendo, soprattutto ai Vangeli apocrifi, quali il Vangelo di Giacomo e il Vangelo dell'infanzia. D'altronde l'analfabetismo in Arabia era quasi totale.

In tale ambiente crebbe Maometto; non tardò a subire l'influsso ebraico, per cui abbandonò l'idolatria e si convertì al monoteismo ebraico; tuttavia gli piacevano i racconti della vita di Gesù e si fece amico di uno schiavo cristiano.

Divenuto carovaniere, un giorno passando vicino a una «laura », ossia a un eremo, vi trovò un monaco di nome Serghiu; restò colpito dalla sua vita di preghiera e di penitenza e restò alcuni giorni presso di lui. L'esempio di quella vita lo colpì profondamente e, a suo tempo, orientò la sua predicazione alla preghiera e alla penitenza.

A trent'anni si sposò con la ricca vedova Khadigah, dieci anni più grande di lui, e ne ebbe quattro figlie.

Dopo un po' di anni, stanco di tutto, si ritirò dal mondo e si rifugiò nella caverna di Hira, vicino alla Mecca.

Lì, riflettendo su tutte le sue esperienze passate, le sue idee su Dio, quali gliele avevano comunicate gli ebrei, divennero chiarissime e sentì di avere la missione di farle conoscere a tutti. Tale missione non fu preceduta da alcuna preparazione, ma si manifestò d'un colpo.

Uscito dalla caverna si mise a predicare ai meccani il monoteismo, dichiarandosi inviato da Dio. Un drappello di contadini cominciò a seguirlo e con essi Maometto fece la prima « umma », ossia la prima comunità.

Maometto non scrisse nulla; tutta la sua azione consistette nella predicazione di concetti e di frasi che egli andava ripetendo come una poesia; né d'altronde, in un paese di analfabeti si poteva diversamente. Tale metodo di predicazione è rimasto vivo presso i mussulmani fino ad oggi, ed è la loro catechesi. Il contenuto di tale prima predicazione sono le prime sure, ossia i primi capitoli del Corano. Corano equivale a recitazione.

Intanto i meccani, quando Maometto cominciò a farsi notare, gli chiesero un segno di essere egli veramente mandato da Dio, ossia un miracolo che ne garantisse la missione da parte di Dio.

Maometto rispose: « E segno che io vi do è la dottrina stessa che io vi predico ». I meccani, naturalmente, non accettarono tale garanzia e gli dichiararono guerra.

Tale lotta fu veramente aspra e durò nella Mecca per dieci anni; tanto che parte dei membri dell'umma dovette emigrare in Etiopia. A un certo punto la situazione di Maometto divenne disperata. Fortunatamente egli venne in contatto con un gruppo di commercianti di Yathrib, sita a 400 km dalla Mecca, e li conquistò alle sue idee. Essi gli assicurarono l'adesione della loro città; e allora Maometto se ne partì alla volta di Yathrib: era l'anno 622. Tale anno segna la nascita dell'Islam: ed è il I anno dell'egira. Da allora Yathrib venne chiamata Medina.

Allora Maometto, che aveva già assimilato alla Mecca una grande quantità dei racconti del Vecchio Testamento e ne aveva fatto oggetto della sua predicazione coranica, per darle maggiore credito, e che cominciava a pensare di dare una svolta politica alla sua missione e a costruire uno stato islamico, pensò alla grande utilità per la sua causa di un'allenza e di un'assoggettazione degli ebrei; e per meglio legarli a sé ordinò a tutti i suoi seguaci di fare tutte le preghiere di adorazione prostrati a terra e rivolti a Gerusalemme.

Se si fosse mantenuto nella semplice predicazione del monoteismo e avesse voluto fare uno stato islamico, Maometto avrebbe avuto sempre la fedeltà degli ebrei, anzi li avrebbe attirati da tutta l'Arabia e stati limitrofi, perché essi avrebbero pensato di ricostruire lo Stato d'Israele, fosse pure senza il titolo specifico; ma egli nell'euforia del successo cominciò a predicare di essere l'ultimo dei profeti e il suggello dei profeti; e allora tutti gli ebrei si ribellarono in blocco a lui e da lui si distaccarono. Allora Maometto, per ripicca, ordinò a tutti i suoi seguaci di fare le loro preghiere rivolti non più a Gerusalemme, ma alla pietra nera della Ka'ba meccana. Dopo aver bene rassodato la sua umma a Medina sia religiosamente che politicamente, Maometto cominciò a pensare di conquistare la Mecca, sua città natale; e, incoraggiato dal successo di una scaramuccia contro una carovana meccana e contro i soldati meccani accorsi per difenderla, mosse guerra nel 625 (3° dell'egira) contro la Mecca; ma ne restò pienamente sconfitto. Nel 628 (6° dell'egira) tentò una rivincita, ma fu bloccato dai meccani presso Hudaybiyyah. Allora Maometto ricorse all'astuzia e alla frode: fece di tutto per ottenere dai meccani un trattato di mutua non aggressione per dieci anni. Ottenutolo, dopo due anni lo infranse unilateralmente, marciò contro la Mecca con le sue truppe e, trovatala disarmata, facilmente la conquistò. Quindi Maometto, assoggettate facilmente alcune tribù dei dintorni della Mecca, ritornò a Medina, divenuta il centro politico della nuova religionestato.

Lì con la sua instancabile entusiasmante predicazione mise le basi di quello che doveva in seguito divenire l'impero islamico. Morì nel 632 (11° dell'egira).

VALORE DI MAOMETTO E DEL CORANO

Maometto è stato senza dubbio un grande uomo e trascinatore di folle. I suoi contatti con gli ebrei e con i cristiani gli diedero la certezza della fede in un solo Dio, e, contemporaneamente la coscienza della sua discendenza da Abramo, padre di Ismaele capostipite degli arabi, e di Isacco, capostipite degli ebrei. I suoi contatti con monaci cristiani gli fecero conoscere la grandezza, la bontà e lo zelo di Gesù e quindi la bellezza di Maria, madre di Gesù, per cui concepì un'immensa stima per entrambi, come manifesta ripetutamente nel Corano. I suoi contatti con cristiani eretici, particolarmente con ariani, gli diedero la convinzione che Gesù era stato un grandissimo profeta; ma solo questo; e stimò e raccomandò il Vecchio e il Nuovo Testamento come libri rivelati da Dio.

Convintosi che egli era l'ultimo e il più grande dei profeti per ristabilire in tutto il mondo la fede nell'unico vero Dio, si diede, anima e corpo, a questa grande missione.

La sua opera fu veramente grande: egli riuscì, a prezzo di grandi sacrifici e di grandi lotte, a convertire alla fede nell'unico vero Dio moltissime popolazioni pagane e a fondare un grande impero mussulmano e una delle più grandi religioni della Terra.

Il Corano, che egli andò predicando dovunque poté arrivare, è una bella e ricchissima miniera di grandi verità e di santi precetti per una vita veramente religiosa e umana.

è impossibile trascriverli tutti; si dovrebbe trascrivere quasi l'intero Corano. Ne citiamo soltanto un po':

a) Su Dio

Il Dio, egli è il Dio! Non vi è altro Dio se non lui; egli è il sovrano, il santo, egli è la pace, il fedele; egli è il vigilante e l'onnipotente; egli è il fortissimo e il padrone di ogni grandezza. Si canti a lui l'osanna!

Il Dio! Egli è il creatore, il plasmatore, il formatore di ogni essere. Gli appartengono per diritto tutti i più bei nomi.

« Tutto il creato, in cielo e in terra, canta osanna; egli è il potente, il saggio » (S LIX, 222324).

Proclama: « Sia che nascondiate accuratamente ciò che è nel vostro intimo, sia che lo divulghiate, lo conosce Dio, lui che sa assai bene ciò che è in cielo e ciò che è in terra. Il Dio su ogni cosa è onnipotente » (S III, 2g).

« Non hanno prestato attenzione agli uccelletti sottomessi alle leggi del volo nell'aere? Nessuno li sostiene tranne il Dio. Eccoli veramente i segni per coloro che credono » (S XVI, 79).

« Lui (Dio), proprio lui è verità, e ciò che gli altri invocano fuor di lui è falsità. Il Dio! Egli è l'altissimo, il grande veramente (S XXII, 62).

b) Sul fare il bene

« Chi fa il bene lo fa tutto a suo vantaggio; chi fa il male danneggia se stesso. Al Signore sarete ricondotti » (S xLv, 15)

« Fortunati coloro che credono e operano per il bene! Il Signore li farà entrare nella sua misericordia, e questa è veramente gioia incontestata» (S XLV, 30).

« Osservate la preghiera; non siate avari nelle largizioni; ritroverete presso il Dio il bene che avrete prima fatto a voi stessi... Dio vede ciò che fate con chiarezza » (S II, 110).

«Non è espressione di pietà volgere il volto a oriente o a occidente. è pietà, invece, credere al Dio, credere al giorno finale e agli angeli e alla Scrittura e ai nabi;(*)= (profeta, colui che parla in nome di Dio senza fondare comunità) è pietà impoverirsi, per suo amore, e largheggiare in beni verso i parenti, gli orfani, gli emarginati, i pellegrini, i mendicanti; è pietà sciogliere le catene ai prigionieri, stabilire il tempo per la preghiera e fare l'elemosina. Quelli che mantengono gli impegni assunti, i pazienti davanti alla sferza del destino e alla disgrazia e al momento del pericolo... quelli sono giusti, quelli sono i timorati del Dio » (S II, 177).

« O credenti! Temete il Dio! Rinunciate alla vita di strozzini, se veramente siete dei credenti ».

« Se agite diversamente riceverete l'ultimato della guerra da parte del Dio e del suo rasul; ma se vi pentirete, tornerà a voi il capitale e non sarete danneggiati».

« Concedete dilazione al debitore fino a che sia in grado di pagarvi; ma sarà meglio che gli condoniate tutto; sarà meglio per voi. Se almeno ne foste coscienti!» (S II 278279290).

« Non fare boccacce al tuo prossimo; non camminare pestando con arroganza i piedi per terra. Infatti Dio non ama in modo più assoluto i presuntuosi farciti di vana gloria ».

« Modesto sia il tuo modo di incedere; non alzare mai il volume della tua voce, ché la più detestata delle voci è il ragliare degli asini» (S XXXI, 1819).

« O figlio mio, osserva i tempi della preghiera; domanda le cose che sono buone; impedisci le cose sconvenienti e porta pazienza nelle avversità » (S XXXI, 17).

Conforta: « O schiavi, schiavi miei che avete contro voi peccato! Non disperate della misericordia di Dio. Il Dio tutti i peccati perdona. Egli è il perdonante misericordioso » (S XXXIX, 53).

«Fate un patto col Dio? Mantenetelo. Avete fatto dei giuramenti? Non violateli. Soprattutto se si tratta di giuramenti solidi e avete preso Dio come garante. Sa bene Dio ciò che operate » (S XVI, 91).

c) Vita eterna

« Ben presto avranno fine le cose vostre, ma quelle che si trovano presso il Dio non finiranno mai. Pagheremo una buona mercede a coloro che furono pazienti e costanti per ricompensa delle loro ottime azioni ».

« Chiunque opera per il bene, maschio o femmina credente, avrà in premio esistenza felice, e li ricompenseremo delle loro azioni più belle » (S XVI, 9697).

« La vita di quaggiù è diventata effimera e giochi di bambini, mentre la vita eterna è solo vera vita » (S XIX, 64).

« Quel giorno (quello del giudizio universale) squillerà la tromba. Che spavento, Signore, per quelli che in cielo già saranno e per quelli che in terra ancora si troveranno! Tutti a lui andranno contriti » (S XVII, 87).

« Chi si presenterà con un granello di bene, troverà un bene ancora più grande e si troverà al riparo dall'angoscia; ma chi verrà portando avanti il male gli sarà esposta la faccia vicinissima al fuoco ».

« Il giorno in cui raduneremo i pii presso il trono dell'abbondante in misericordia, saranno trattati con mille riguardi; e spingeremo in truppa i malfattori al gaharinam, proprio come si spingono i greggi verso il pozzo » (S XIX, 8586).

 

II LIMITI DI MAOMETTO E DEL CORANO

1) Moralità di Maometto

Nel Vecchio Testamento Dio mai autorizzò qualcuno ad avere diverse mogli; e se tanti ne ebbero parecchie, specialmente i re, lo fecero senza alcuna autorizzazione, né approvazione di Dio.

I profeti, poi, a cominciare da Mosè fino all'ultimo, Zaccaria, ebbero tutti una sola moglie; anzi alcuni si mantennero celibi, come Elia.

Nel Nuovo Testamento i costumi divennero molto più rigidi, come vedremo, fino alla proibizione di sguardi e di desideri di altre donne; e Gesù non soltanto diede l'esempio della più perfetta purezza e della più angelica verginità, ma, contemporaneamente diede il massimo elogio a tale virtù.

In Maometto vediamo perfettamente il contrario: ha 15 mogli e una grandissima quantità di concubine; non permette ad alcun suo seguace di avere un qualunque dialogo con alcuna di esse; invaghitosi della moglie del suo figlio adottivo Zaid, caccia Zaid e si prende sua moglie; e avendo il fatto suscitato grande scandalo, Maometto, nella Surra XXXIII, 4, fa dire a Dio che i figli adottivi non hanno gli stessi diritti dei figli naturali, e nei seguenti versetti proclama che è stato Dio stesso a ordinagli di fare tutto questo, e a dichiarare sacro il suo harem. Li citiamo:

N. 37: « Ricordi? Tu stavi raccomandando un tale che Dio aveva colmato di benefici (come, d'altronde, avevi fatto anche tu). Tieniti tua moglie, temi Dio; e al tempo stesso, per rispetto umano nascondevi in seno ciò che Dio avrebbe reso palese. Iddio ha più diritto degli umani ad essere temuto. E allorquando Zaid cessò di trarre intenso godimento dalla sua sposa, noi te l'abbiamo concessa in moglie, affinché per i credenti non sia peccato sposare le mogli dei figli adottivi, quando esse abbiano messo a posto ogni cosa, chiarificandola, a loro riguardo. L'ordine di Dio non deve essere discusso » (S XXXIII, 37). (La verità fu un'altra come abbiamo detto: Maometto, impose a Zaid di lasciare la moglie per prendersela lui).

N. 38: « Nulla da rimproverare al nabi (cioè a Maometto) ciò che Dio gli ha comandato; fu comportamento di Dio verso quelli che prima di lui erano vissuti, e comandamento di Dio è decreto immutabile! » (S XXXIII, 38).

N. 50: « Oh tu, nabi! Abbiamo reso lecite per te, proprio per te, le donne alle quali avevi pagato quanto era loro dovuto; le schiave che Dio ti ha concesse come bottino di guerra; le figlie di tuo zio e le figlie delle tue zie dal lato paterno, le figlie di tuo zio e le figlie delle tue zie dal lato materno, emigrate con te. In più ti abbiamo reso lecito la donna credente che si sia dedicata completamente al nabi, a condizione che il nabi la voglia prendere in moglie. è un privilegio che accordiamo a te, ad esclusione degli altri credenti. Ben sappiamo ciò che abbiamo imposto a loro a proposito delle loro donne e delle schiave, affinché tu non abbia scrupolo alcuno. E il Dio è colui che perdona, egli è il misericordioso ».

N. 51: « Ti è data la facoltà di rimandare il momento dell'amore a quelle di esse che tu vuoi, e di ricevere presso di te quelle che tu vuoi, e quelle di cui senti desiderio fra le lasciate in disparte; non c'è peccato in questo ».

N. 53: « O voi, proprio voi che credete, non permettete di entrare nei sacri recessi del nabi (a meno che siate stati invitati a un pasto: ma pure in questo caso non entrate nel tempo della preparazione). Quando vi si chiama entrate pure. Dopo aver preso parte al banchetto, allontanatevi a uno ad uno, senza entrare in familiarità che causerebbero pettegolezzi.

Ciò reca sofferenza al nabi, che rimane imbarazzato avanti a voi (ma Iddio non è mai imbarazzato!). Se chiedete alle sue donne qualche utensile, fatelo dietro una tenda: ciò è più casto per i vostri cuori, per il loro cuore. Non siate voi causatori di sofferenze al rasùl(*)=(inviato da Dio, profeta che fonda anche comunità) di Dio, né sposate le donne che erano state sue mogli, vedove o divorziate: sarebbe fallo enorme al cospetto di Dio.

N. 57: « Chi addolora Dio e il suo rasùl è maledetto da Dio in questa vita; e nell'altra troverà un castigo ignominioso.

Se egli (Maometto) vi darà il libello del ripudio, è molto probabile che il Signore lo faccia innamorare di altre donne, certamente migliori di voi. Saranno mussulmane, piene di fede, devote... Poco importa se saranno vergini o deflorate » (S LXVI, 5).

Una distinzione fondamentale esiste tra il cristianesimo e l'islamismo: mentre Gesù si limita ad annunziare e a fare annunziare il Vangelo, Maometto impone il Corano. Lo diffuse col terrore e la guerra, ammazzando e facendo ammazzare quanti non lo accettavano; e nel Corano moltissime volte egli incita i suoi seguaci alla guerra santa, mostrando loro la vittoria o, nel caso che fossero morti, il Paradiso. Basta anche solo leggere la Sura IX dall'art. 38 all'art. 44. Sura(*)= (Il Corano è diviso nin sure, capitoli)

A tutto questo dobbiamo aggiungere dei fatti che presso tutti i popoli civili hanno un solo nome: crudeltà. Ne citiamo solo alcuni: 1) Maometto varie volte assalì delle carovane, sotto il pretesto che non erano mussulmane; ma in effetti per impadronirsi dei loro beni, uccidendo i carovanieri. La più nota è la razzia fatta nel 624.

2) La grossa comunità arabogiudea in un primo tempo aveva aiutato Maometto contro i meccani. Maometto per ingraziarseli aveva ordinato a tutti i suoi seguaci, come abbiamo visto, di pregare rivolti verso Gerusalemme. Ma quando, però, si proclamò l'ultimo profeta e il suggello dei profeti e gli arabogiudei gli si ribellarono, Maometto ordinò il loro sterminio; i suoi seguaci li assediarono e sgozzarono tutti i maschi, in numero di 6oo; quindi vendettero le loro donne e i loro bambini come schiavi. Da allora Maometto ordinò di pregare rivolti verso la Mecca.

3) Contemporaneamente a Maometto era sorto un altro «profeta » in Arabia e predicava un altro Corano. Questi si chiamava Eichala ibn Kaab, si era impadronito dello Yemen, uccidendone il governatore e mettendo in grave pericolo l'esclusività della missione profetica e politica di Maometto. Allora Maometto, senza scrupoli, mandò dei suoi seguaci, Rais e Firus, a uccidere il suo antagonista. I due killer, ottenuta la complicità della moglie di Eichala ibn Kaab, s'introdussero nel mezzo della notte nella sala da letto dell'antiprofeta e l'uccisero.

 

2) Storia o leggende?

Il Corano riporta quali fatti storici tante vecchie leggende. Ne riportiamo alcune:

« Ricordi quel tale che si aggirava desolato per le vie di una città sventrata, dai tetti distrutti? Si preoccupò assai: "Come farà Dio a restituire la vita dopo che è spenta?" Il Dio lo tenne in stato di morte per cento anni, lo risuscitò, poi lo interrogò: "Quanto tempo sei stato morto?" "Un giorno, o almeno una buona parte di esso". "Invece sei stato morto per cento anni! Cibo e bevanda guardali! non sono corrotti; ma il tuo asino, guardalo un po'! Facciamo di te un segno per gli umani: guarda le sue ossa, come le ricostruiamo, come le rivestiamo di carne". Davanti all'evidenza quel tale si umiliò: "Ora sono veramente convinto che il Dio può tutto!" » (S II, 261).

« Mandò il Dio un corvo, che si mise a scavare nel terreno per insegnargli (a Caino) come doveva ricoprire il sesso del fratello. Gemette: "Wailun a me! Non sarò capace io di imitare questo corvo e di nascondere ciò che non deve essere visto di mio fratello?". Solo allora si pentì » (S V, 31).

« L'esercito di Sulayman (Salomone), composto da spiritelli, da umani e da uccelli fu riunito davanti a lui, fu diviso in battaglioni, e allorché giunse alla vallata delle formiche, una di esse gridò: "Ehi, formiche, affrettatevi a rintanarvi nei vostri buchi, che Sulayman e il suo esercito non vi schiaccino passandovi sopra, senza vedervi".

Sorrise sotto i baffi Sulayman... e passò in rivista gli uccelli; mancava l'upupa e Sulayman si arrabbiò; ma l'upupa, sopraggiunta subito, gli portò la notizia dell'esistenza della regina di Saba » (S XXXII, 17 e ss.).

« Certo, Qarun apparteneva alla gente di Musa (Mosè), ma contro di essa poi si ribellò. Gli avevamo offerto dei tesori, le cui chiavi, da sole, sarebbero state pesanti anche per una schiera di uomini assai forti » (S XXVIII, 76). (Che razza di chiavi!)

« E a Sulayman sottomettemmo il vento. Il vento che percorreva il cammino di un mese al mattino e il cammino di un mese alla sera. Per lui facemmo scorrere una fonte di rame fuso e alcuni spiritelli lavoravano sotto di lui... Poi decidemmo che anche per lui ci fosse la morte, e gli spiritelli non si accorsero della sua scomparsa se non quando videro che l'animaletto della terra aveva rosicchiato il suo bastone ... » (S XXXIV, 1214).

Nella Sura XVIII il Corano narra come un gruppo di giovanetti credenti, per sfuggire ai persecutori che volevano far loro apostatare la fede in Dio e farli diventare pagani, si rifugiarono nella grotta di AlKahf. Ivi si addormentarono; e si svegliarono dopo 300 anni, credendo di aver dormito un giorno o mezza giornata.

Nella Sura VII, n.163 il Corano dice: « Interroga circa la città sita sulle rive del mare. I suoi abitanti trasgredivano il sabbat: prima di ciò i pesci si presentavano in superficie nel dì del sabbat, mentre nei giorni feriali se ne stavano acquattati nel mare. Noi li provammo così perché erano perversi ».

Da quali fonti ha il Corano attinto tutte queste storie? Da leggende popolari, e Maometto le mette nella bocca di Dio. Leggendo le Sure cvui e LXXIi non si può non sorridere: Dio dice a Maometto: « In verità: se qualcuno ti odia diventerà sterile » (S CVIII, 3).

« Ma presso gli uomini c'erano dei maschi che cercavano protezione da spiritelli maschi e quelli aumentavano la loro stupidità » (S LXXXII, 6). è come dire che c'è il vento maschio e il vento femmina.

« Certamente abbiamo creato una quantità considerevole di spiritelli e di uomini per il gahannam » (S VII, 179). Domandiamo al Corano: « Da dove ha appreso tutto questo? » Certamente non dal Vecchio o dal Nuovo Testamento. Lo dice soltanto il Corano. Altrove dice che « Dio ha creato Saytan, e che protegge anche Saytan » (S XXl, 82). Ma se Dio è buono può fare cose cattive? E Saytan e questi ipotetici spiritelli cattivi come poteva Dio crearli? E come poteva crearli solo per mandarli all'inferno? Invece è la Bibbia che dà la rispota giusta: « Dio creò gli angeli; una parte di essi si ribellarono a Dio. Dio mandò contro di essi l'Arcangelo Michele e li gettò all'inferno »; fu così che gli angeli ribelli divennero demoni.

 

3) Giuramenti

Il giuramento è un invocare chi è al di sopra di sé quale testimone e garante della verità di quanto si afferma, e un richiederne un severo castigo, finanche la morte, per sé o per persona a sé carissima qualora si dicesse una menzogna o non si facesse quanto si promette.

Giacché Dio non ha nessuno superiore a sé, egli può giurare soltanto per sé stesso. Dice Dio a Mosé: « Non nominare il nome di Dio inutilmente » (Es. 20,7). E dice Gesù: « Non giurate mai; né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, che è sgabello dei suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran re. Non giurare neppure per la tua testa, perché tu non puoi fare bianco o nero un tuo capello; ma sia il vostro dire: "si, si; no, no"; quel che vi è di più proviene dal male » (Mt 5, 3437)

Invece il Corano è ripieno di giuramenti, quasi sempre senza senso, fatti, secondo il Corano, da Dio stesso. Ne citiamo alcuni: « Lo giuro per i venti che spargono e per le portatrici di peso, le nuvole, e per quelli che agilmente vogano ... » (S LI, 13).

«Lo giuro per il calamo e per quello che essi registrano» (S LXVIII, 1).

« Lo giuro per la stella, quando il suo chiarore declina » (S LII, 1).

« Lo giuro per coloro che lacerano con lacerazione intensa, e per quelli che ritirano con levità, e per quelli che scivolano nuotando in modo leggero e per quelli che innanzi vanno gli altri precedendo, e per quelli che le cose dirigono » (S Lxxix, 15).

« Verissimo! Lo giuro per le stelle che filano, che vengono via scopate! Lo giuro per la notte che si abbuia, per l'alba che sua luce alita» (S LXXXIX, 1518).

« Giuro per i puledri che vanno a spron battuto, ansimando, che fanno sprizzare scintille scalpitando ... » (S C, 1).

« Lo giuro per il malinconico tramonto; lo giuro per la notturna oscurità e per ciò che avviluppa e per il plenilunio; salirete per strati successivi » (S 84, 1619).

« Lo giuro per il cielo trapuntato di segni zodiacali, lo giuro per il giorno dell'incontro, lo giuro per testimonianze e testimoniato! » (S 85, 13).

Lo giuro per il cielo e per il viandante notturno!... Lo giuro per il cielo che sempre ritorna, lo giuro per la terra quando si apre ai germogli » (S 86, 1 e il + 12).

« Ma no! Lo giuro per questo territorio urbano (tu sei un cittadino qualunque di questo paese), e giuro per il generante e per ciò che ha generato » (S 90, 13).

« Giuro per l'astro diurno e per il suo splendore! Lo giuro per la luna quando lo segue. Lo giuro per la luce del giorno quando manifesta la gloria solare! E per la notte fosca che di oscurità la tinge!" (S 91, 14).

« Giuro per l'avanzata mattina! Giuro per la tenebra notturna quando stende il suo velo! » (S 93, 12).

Potremmo molto continuare a riportare giuramenti simili. Domandiamo a qualunque persona di buon senso: « Ti sentiresti di fare simili giuramenti dinanzi a chiunque, o, peggio, dinanzi al giudice di un tribunale? Sei sicuro di non far ridere tutti e di non esser preso in giro? Può Dio essere tanto ridicolo da fare simili giuramenti? ».

 

IL VECCHIO ED IL NUOVO TESTAMENTO VISTI DAL CORANO

Il Corano parla sempre con grande rispetto di Gesù e di Maria sua madre. Citiamo alcune Sure:

S II, 254: « Ci furono dei rasul: ad alcuni abbiamo dato la preferenza sugli altri. Ad alcuni Dio ha parlato, altri li ha elevati in dignità. Abbiamo offerto a Isa ibn Maryam prove evidenti, lo abbiamo santificato con lo spirito di santità. Se il Dio lo avesse voluto! Le genti che li seguirono nel tempo non si sarebbero ammazzate a vicenda, dopo che erano giunti i segni: invece si misero a disquisire; ci furono credenti e anche atei. Se il Dio avesse voluto! Non si sarebbero ammazzate a vicenda: ma il Dio fa ciò che vuole, fino in fondo ».

S III, 4254: « Ed ecco, presero la parola gli Angeli: "O Maryam, il Dio ti ha resa immacolata, ti ha posto sopra tutte le donne di questo mondo! O Maryam, devi essere devota al tuo Signore, prosternati davanti a lui nel sugud e chinati come quelli che s'inchinano".

Ecco le novità dell'invisibile mistero, le riveliamo a te. Tu non eri tra la folla quando essi gettavano nel fiume il calamo per avere il responso su chi di loro si sarebbe preso cura di Maryam. Tu non eri in mezzo alla folla, mentre essi si perdevano in discussione.

Ed ecco annunciarono gli angeli: "O Maryam, Iddio ti comunica lieta novella di un Verbo da parte sua: si chiamerà Al Nasih,(*)=(il Messia, l'unto di Dio.) Isa ibn Maryam (cioè Gesù figlio di Maria). Famoso sarà sia in questo mondo che nell'altro, sarà uno degli intimi. Alle genti parlerà fin dalla culla e continuerà a parlare quando sarà cresciuto, e apparterrà alla schiera della gente di bene" ».

Si inquietò Maryam: "Rabbi, Rabbi, proprio io avrò un figlio?

Io che non conosco uomo, che non ho mai conosciuto uomo?". La risposta: "Il Dio crea ciò che vuole, e quando ha ben deciso di creare una cosa egli comanda: Kun Sii e la cosa è creata". A lui Iddio insegnerà la Scrittura e la saggezza, il Testamento Vecchio e quello Nuovo; sarà sarùl ai BaniIsra'il: "O genti! Eccomi, vengo a voi con un segno dalla parte del Signore. Bene, per voi sono capace di modellare nell'argilla un uccello, poi soffierò dentro di lui e la statua inanimata diverrà viva, col permesso del Dio. Guarirò ciechi e lebbrosi, darò la vita ai morti, col permesso del Dio. Saprò indovinare ciò che avete mangiato e ciò che nella vostra casa ammassate. Non è questo un grande segno, per voi che avete fede? Sono venuto per dichiarare che è vero quanto fu scritto nel Testamento Antico e per liberarvi da una parte dei tabù che vi erano stati imposti. Sono proprio venuto con un segno, per voi, da parte del Signore..".

Confessa: "Crediamo nel Dio, crediamo in ciò che venne rivelato a noi. Crediamo in ciò che fu rivelato a Ibrahim, a Ismail, a Ishaq, Ya'kub, alle tribù, a Musa, a Isa, ai nabi, da parte del loro Signore. Per noi non fanno differenza alcuna; noi siamo interamente muslimuna (*)=(mussulmano) verso lui" » (S III, 84).

«Invero abbiamo fatto scendere il Testamento Antico in cui c'è guida e luce. Con esso i nabi giudicavano, quali erano muslim, coloro che erano Yahud; e i rabbini e gli scribi altrettanto operavano a secondo della parte del rotolo del Dio loro affidata e di cui erano testimoni. Non temete gli uomini, dunque; temete solo me. Non vendete a vil prezzo i miei segni. Kafiruna sono quelli che non giudicano gli uomini secondo i dettami che Dio ha rivelato.

Gli abbiamo comandato nel Testamento Antico: vita per vita, occhio per occhio, naso per naso, orecchio per orecchio, dente per dente e anche la legge del taglione per le ferite. Chi, generoso, non farà valere il suo diritto otterrà il perdono dei suoi peccati. Kafiruna sono quelli che non giudicano gli uomini secondo i dettami che il Dio ha rivelato.

In un tempo successivo abbiamo inviato sulle loro orme Isa ibn Maryam affinché riconfermasse ciò che era stato annunziato prima nel Vecchio Testamento. Gli affidiamo lo Ingil (il Vangelo) o Testamento Nuovo guida alla luce perché riconfermasse ciò che era stato annunciato prima di lui nel Testamento Antico guida, esortazione, destinata ai timorati » (S V, 4446).

« Sulle loro tracce (dei profeti) abbiamo fatto seguire i nostri rasul, come Isa inm Maryam. Gli abbiamo consegnato il Testamento Nuovo, e insinuammo nel cuore dei suoi seguaci dolcezza e mansuetudine e la vita solitaria dei monaci, che essi hanno instaurata; noi, però, non glielo abbiamo ordinato se non perché fossero unicamente mossi dalla ricerca del compiacimento di Dio » (S LVII, 27).

« Isa ibn Maryam annunciò: "O Bani Isra'il, in verità io sono un rasul del Dio. Sono venuto per confermare ciò che era stato rivelato prima di me dal Testamento Antico. Sono venuto per apportare il lieto annuncio di un rasul che giungerà dopo di me: il suo nome sarà Ahmad" » (S LXI, 6).

Quindi il Corano raccomanda ai cristiani di seguire tutte le norme del Vangelo, sconoscendo quante cose il Corano stesso dice al contrario di quanto dice il Vangelo: « Ebbene, le genti del Testamento Nuovo sappiano giudicare secondo le norme che in esso si incontrano! Chi non sa giudicare secondo ciò che ha rivelato il Dio appartiene certamente alla schiera dei malvagi » (S V, 47).

Se Maometto avesse letto il Vangelo, non avrebbe detto quanto sopra.

« Queste sono le parole dirette a Isa ibn Maryam: "O Isa ibn Maryam, ricorda il mio ben volere verso di te e verso la Madre tua quando ti ho fortificato con il rfih1qudus. Parlasti alle genti dalla culla come fossi un anziano. Ti ho fatto conoscere il libro, la sapienza, il Testamento Antico e quello Nuovo.

Tu pasticciavi nella creta e modellavi con le mani un volatile; poi v'insufflavi e quello, con il mio permesso, diventava un uccello. Tu guarivi, con il mio permesso, il muto e il lebbroso. Tu ridavi la vita, con il mio permesso, anche ai morti. Da te ho allontanato i Bani Israil, al momento in cui eri venuto da loro con prove irrefutabili, e molti di loro, che erano Kafirunam insultarono: Poh! Questa è soltanto stregoneria di mago" » (S v, iio). « Continua: "O genti della Scrittura, voi fate un buco nell'acqua se non vi mettete ad osservare i precetti del Testamento Antico e quelli del Nuovo e ciò che dal Signore vi è stato rivelato" » (S V, 68).

« O voi, voi credenti! Diventate ausiliari del Dio, come ebbe ad affermare Isa ibn Maryam agli Apostoli suoi: "Quali sono i miei ausiliari nel sentiero di Dio?" Risposero gli apostoli: "Noi siamo gli ausiliari del Dio. Parte dei Bani Isra'il prestò fede, parte divenne scettica. Ma noi aiutammo fortemente coloro che credettero; li aiutammo contro i loro nemici: divennero i trionfatori" » (S LXI, 14).

Per Maometto Gesù non era il Figlio di Dio, ma un rasul: « Il Masih ibn Maryam non era che un rasul. Altri rasul erano stati spediti prima di lui, e la madre era persona degna di fede, ed entrambi mangiavano. Ecco noi facciamo balenare i nostri segni quelli se ne scostano » (S V, 75).

Siccome gli ebrei dicevano che Gesù era stato crocifisso dai capi d'Israele perché si era proclamato Dio, Maometto, conservando un'altissima stima per Gesù e pensando che era impossibile che egli avesse proclamato di essere Dio e che avesse così bestemmiato, fa dire tutto questo a Gesù stesso, e il resto lo dice lui:

« Interrogherà il Dio: "O Isa ibn Maryam, hai tu forse comandato alle genti: Prendete me e mia madre come due dei al di fuori di Dio?". Isa risponderà: "Osanna a te! Come avrei potuto affermare questo, mentre non ne ho diritto alcuno? Se lo avessi affermato, lo avresti saputo di certo. Tu conosci ciò che è in me; io non conosco ciò che è in te! In verità sei il grande conoscitore del mistero invisibile!" » (S V, 116).

« Gente della Scrittura, non lasciatevi andare a esagerare le vostre affermazioni sul problema religioso e sul Dio. Non dite che la verità: il Masih Isa ibn Maryam altro non è che un rasul del Dio, altro non è che il Verbo lanciato in Maryam e un rùh da parte sua. Credete dunque al Dio e ai rasul; smettetela di dire: "Tre". Smettetela! Sarà meglio per voi. Il Dio è il Dio solo. Che? Si sarebbe fatto un Figlio? Osanna, osanna a lui. A lui appartiene tutto ciò che è in cielo, tutto ciò che è in terra. Garante di tutto è il Dio » (S IV, 171).

« E per avere ripetutamente asserito: "Abbiamo ammazzato il Masih Isa ibn Maryam, rasul del Dio!" Orbene essi non l'hanno affatto ammazzato, non hanno crocifisso, che venne apportato qualcuno che gli assomigliava come una goccia d'acqua. Coloro che discutono a tale riguardo sono nel dubbio, inseguono delle congetture. In realtà non l'hanno affatto ucciso, ma verso di lui il Dio lo ha innalzato, egli è potente, il saggio. Non ci sarà nessuno, tra la gente della Scrittura, che non creda in lui prima della sua morte; e nel giorno della resurrezione, egli testimone sarà contro di loro" (S IV, 157159).

« E ricordò il Dio: "O Isa, ecco ti riprendo e ti faccio salire verso di me. Ti purifico dalle impurità dei kafiruna; colloco fino al giorno della resurrezione coloro che ti hanno seguito al di sopra di coloro che sono stati kafiruna...» (S III, 55).

 

IV PERSONALITà DI GESù

Gesù è il modello di tutte le virtù.

Egli è povero o, meglio, nullatenente, al punto che poté dire: « Le volpi hanno le loro tane, gli uccelli i loro nidi, ma il figlio dell'uomo non ha dove posare il capo » (Mt 8, 20).

Egli è castissimo, o meglio, è vergine, al contrario di Maometto che ebbe almeno 40 tra mogli e concubine, che teneva gelosamente chiuse agli occhi di tutti nel suo harem.

Egli è buono e compassionevole con tutti: accoglieva tutti, non condannava nessuno, sfamava gli affamati, guariva i malati, piangeva sulle sventure altrui e subito veniva in aiuto, risuscitando, all'occorrenza, i morti, come fece col figlio della vedova di Naim e con Lazzaro. Di lui si diceva con ragione: « Passò beneficando e guarendo tutti » (Atti 10, 38).

Egli è umile e dolce, tanto da farsi battezzare da Giovanni Battista, da avvicinare peccatori e prostitute per convertirli; sopportava tutti, non si impazientì mai, non imprecò mai, non resistette a chi volle fargli del male, sopportò tutta la sua spaventosa passione senza dire una sola parola contro di nessuno, anzi perdonando i suoi crocifissori. Egli poté dire e anzi raccomandò ai suoi discepoli: « Imparate da me che sono dolce e umile di cuore » (Mt 11, 29).

Egli fu obbedientissimo alla Legge e ad ogni volere di Dio Padre, al punto che poté dire ai suoi nemici e a tutti: « Chi di voi mi potrà accusare di peccato? » (Gv 8, 45).

Egli rivelò il vero volto di Dio: « Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi e raggiungano la conoscenza della verità » (1 Tm 2, 4); non come il Dio del Corano che decide chi si deve salvare e chi deve mandare all'inferno.

« Dio è amore e chi vive nell'amore, vive in Dio » (1 Gv. 4,16). « Così Dio ha amato il mondo da sacrificare il figlio suo unigenito, affinché ognuno che crede in lui non perisca, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il suo figlio nel mondo perché condanni il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui N (Gv 3, 16).

Una delle cose che più sorprendono nella vita di Gesù è questa: se egli si fosse dichiarato un profeta o il Messia e non Dio e un solo Dio col Padre, gli ebrei lo avrebbero non solo seguito tutti, ma lo avrebbero dichiarato loro Re, lo avrebbero portato in trionfo, come varie volte tentarono di fare, e avrebbero tutti combattuto fino alla morte per stabilire il suo regno. Gesù, invece, si dichiarò Dio perché lo era, ben sapendo che avrebbe incontrato l'ostilità degli ebrei e che sarebbe stato messo per questo a morte; e tale si dichiarò in tribunale dinanzi a Caifa, perché era necessario così morire per scontare i peccati degli uomini e aprirci il Paradiso.

Non bastava, naturalmente, fare una simile affermazione; bisognava darne le prove; e Gesù le diede: ultima, la sua resurrezione, debitamente profetizzata.

 

1) Le credenziali

Non c'è alcun Governo che accetti uno straniero quale ambasciatore del proprio Governo senza che questi ne presenti le credenziali; né c'è alcun direttore di Banca che dia i milioni depositati da un suo cliente a chi si presenti a nome di costui senza portarne regolare procura notarile; né, infine, c'è alcun dottore quale medico, senza presentare il relativo diploma di laurea, ma soltanto perché lo dice lui che è medico. Nessuno può garantire sé stesso.

 

2) Le credenziali di Gesù

Gesù viene a presentarsi quale Messia, ossia quale inviato da Dio; anzi quale figlio naturale e unico di Dio e Dio lui stesso. Naturalmente con una qualifica simile egli più di tutti deve presentare le garanzie e produrre le prove irrefutabili. Quali sono le garanzie e le prove capaci di convincere e di non lasciare dubbi su una simile affermazione?

Sono le opere che nessun uomo può fare, e che può fare soltanto Dio, perché importano una potenza infinita: dare istantaneamente la vista a un cieco; guarire istantaneamente un paralitico, un lebbroso, un canceroso; risuscitare un morto.

Gesù ben sapeva tutto questo e si è comportato di conseguenza. Egli dice: « Se io rendo testimonianza a me stesso, la mia testimonianza non ha valore. Vi è un altro che testifica per me e so che vale la testimonianza che egli mi rende » (Gv 5, 21).

« Se non faccio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le faccio, se anche non volete credere a me, credete alle opere, affinché sappiate e conosciate che il Padre è in me e io sono nel Padre» (Gv 10, 37).

E quando un giorno i discepoli di Giovanni Battista andarono a chiedergli se egli fosse il Messia, Gesù per prima guarì in loro presenza molti ammalati, diede la vista a ciechi, liberò degli ossessi e quindi disse loro: « Andate e riferite a Giovanni le cose che avete visto e udito: i ciechi vedono, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono mondati, i sordi odono, i morti risorgono e la buona novella è annunziata ai poveri» (Lc 7, 22).

Giustamente egli disse quindi per quelli che nonostante tutto questo non volevano credere: « Se non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero colpa; ma ora non hanno scusa del loro peccato... Se non avessi fatto tra loro opere che nessun altro mai fece, sarebbero senza colpa...» (Gv 15, 2224). Se vuoi conoscere bene Gesù leggi il libro Certezze su Gesù (Comunità Editrice).

 

3) Le credenziali di Maometto

Maometto riconosce i libri del Vecchio e del Nuovo Testamento, parla sempre bene di Mosé e di Gesù, riconosce che Dio ha dato loro le sue credenziali facendo loro operare miracoli. Basta citare la Sura X, 75: « Dopo di loro facemmo apparire sulla scena del mondo Musa e Harum con le nostre credenziali »; e la Sura III, 48 e 49: « A lui (a Gesù) Dio insegnerà la Scrittura e la saggezza, il Testamento Vecchio e quello Nuovo. Egli sarà rasul ai Bani Isra'il: "O genti! Eccomi, vengo a voi con un segno da parte del Signore. Bene, per voi sono capace di modellare nell'argilla un uccello, poi soffierò dentro di lui e la statua inanimata diventerà viva, col permesso di Dio. Guarirò ciechi e lebbrosi, darò la vita ai morti, col permesso di Dio. Saprò indovinare ciò che avete mangiato e ciò che nelle vostre case ammassate. Non è un segno grande per voi che avete fede?" ». In molte altre parti il Corano parla di Gesù e ne parla sempre bene, ripetendo, come nell'a. 63 della Sura XLIII che egli venne con prove manifeste. E per la stima che ha per Gesù fa a lui profetizzare la sua venuta (cfr. S LI, a. 6); profezia che non esiste in alcun libro del Nuovo Testamento.

Maometto si dichiara un inviato da Dio, un profeta, anzi il più grande dei profeti, colui che viene a completare il Vecchio e il Nuovo Testamento e la garanzia che dà è lo stesso contenuto del Corano che egli va predicando. Tale dichiarazione viene ripetuta nel Corano da parte di Dio addirittura centinaia di volte. Ne riportiamo alcune: « Se avete dei dubbi sul messaggio che abbiamo mandato al nostro servo, venite, portate un capitolo sacro uguale a questi » (S Il, 23).

« Dio ha inviato il rasul (cioè Maometto) col carisma della retta guida e con la religione della verità. Essa trionferà completamente sulle altre, anche se i fabbricatori di condivinità, sentiranno rabbia infamissima » (S IX, 33). (Per Maometto, i cristiani siamo fabbricatori di condivinità perché crediamo in Dio uno e Trino).

« Ali.Lam.Ra. Ecco i versetti pieni di saggezza: ma che hanno gli umani da stupirsi, se abbiamo fatto scendere la rivelazione su un uomo scelto in mezzo a loro? "Ammonisci gli umani, annuncia a coloro che credono, che essi hanno un punto di vantaggio davanti al Signore, vantaggio meritato grazie alla loro sincerità". Bestemmiano i kafiruna "è uno stregone matto!" » (S X, 12).

Dio dice a Maometto: « Lo giuro per il Corano, sintesi di saggezza! Veramente tu appartieni alla schiera dei rasul per dirigere gli umani su una strada diritta. Questa rivelazione è discesa su di te dall'Onnipotente, dall'abbondante in misericordia affinché tu ammonisca un popolo i cui antenati non furono avvertiti, giacché si disinteressavano di tutto» (S XXXVI, 26).

Dio, dopo aver parlato nei due versetti precedenti del Vecchio e del Nuovo Testamento, rivolgendosi a Maometto, dice: « A te, poi, abbiamo affidato la scrittura con tutta la verità per riconfermare l'autenticità del rotolo di prima, per sua protezione. E allora stabilisci il giudizio con loro secondo ciò che ha fatto scendere Dio; non seguire le lor passioni (ti allontaneresti dalla verità che ti è venuta) ... » (S V, 48).

«Ascoltate la voce di Dio, ascoltate la voce del rasul; state guardinghi, che se voi vi allontanate dovrete sapere che al nostro rasul compete solamente la trasmissione del messaggio in cifra chiara» (S V, 92).

Dio dice a Maometto: « Con verità abbiamo fatto scendere questo Corano. Con verità esso è sceso. Ti abbiamo mandato per annunciare la lieta novella e per avvisare gli umani. Abbiamo ripartito questo Corano in frammenti misurati affinché tu li possa recitare pian piano agli umani. Ma sì, lo abbiamo fatto scendere veramente » (S XVII, 105106).

« O tu, proprio tu, nabi. Ti abbiamo inviato come testimone, come annunciatore e mentore, e come colui che chiama il Dio, con il suo permesso, e come splendente lampada » (S XXXIII, 4546).

è superfluo citare tutte le altre numerose dichiarazioni contenute nel Corano, come fatte da Dio.

Naturalmente i meccani fin da principio chiesero a Maometto le prove che il Corano si trovava scritto in cielo e che lui fosse l'inviato di Dio. La prova, invariabilmente, era questa: «Abbiamo fatto pervenire agli uomini, con il Corano, versetti con le prove. Il Dio è la guida di chi vuole veramente » (S XXI,16). « Soltanto i kafiruma discutono senza fine i segni del Dio » (S XL, 4).

« La Scrittura è certamente venuta direttamente dal Signore delle cose create; non c'è dubbio a tal riguardo Essi non sanno esprimersi in altro modo: "è lui che l'ha inventata". No, no, è verità sopraggiunta qui da parte del Signore per ammonizione a gente a cui nessun mentore era mai giunto prima di te. Ma si lasceranno condurre? » (S XXXII, 23). Nei due versetti citati il Corano allude alla missione di Maometto tra i pagani della Mecca; in seguito, quale prova riporta il giuramento fatto da Dio stesso: « Lo giuro per il libro del Corano trasparente di chiarezza. Lo abbiamo rivelato in una notte benedetta, che noi, noi fummo ammonitori: in quella notte fu decretata ogni legge come ordine emesso da noi » (S XLVI, 25).

Praticamente, secondo Maometto, è il Corano che garantisce se stesso. Noi diciamo, come i meccani a Maometto: « Qual è la prova che il Corano è stato scritto in cielo da Dio stesso e che Dio lo ha dato a te? ». Risponde Maometto: « La prova è il Corano stesso ». In tale maniera chiunque potrà rispondere a chi diede le credenzali o le prove di quello che si spaccia di essere: « Ve lo dico io. Non vi basta? » è quanto di più illogico si può pensare.

 

4) Dove si trovano oggi le credenziali di Dio

Gesù, prevedendo le perplessità e i dubbi degli uomini dinnanzi a un annuncio così straordinario di un uomo che si era dichiarato Dio e che, nonostante i miracoli fatti a garanzia, era stato crocifisso, ma che, poi, era risorto e che avrebbe fatto risorgere gloriosi coloro che sarebbero diventati suoi fedeli discepoli, mentre avrebbe condannato coloro che non avrebbero creduto, disse ai suo discepoli prima di salire in cielo: « Andate in tutto il mondo, predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo; chi non crederà sarà condannato. Ed ecco i segni che accompagneranno coloro che avranno creduto: cacceranno i demoni in nome mio, parleranno lingue nuove; prenderanno in mano i serpenti e se berranno qualcosa di mortifero non farà loro del male; imporranno le mani ai malati e saranno guariti » (Mc 16, 16).

E San Paolo, parlando dei tanti doni che lo Spirito dà ai discepoli di Gesù, dice: « ... a uno il dono delle guarigioni, ad un altro il dono di operare miracoli; ad un altro il dono della profezia... » (1 Cor 12, 910).

è facile parlare di miracoli, e tutti possono affermare di averli nella propria confessione religiosa. La Chiesa cristiana cattolica dichiara miracolo una guarigione soltanto:

a) quando la malattia o le minorazioni non sono funzionali, ma organiche e sono certificate da certificati medici, da cartelle cliniche, da analisi biologiche;

b) quando tale guarigione è istantanea, stabile e completa e non viene adoperato nessun rimedio;

c) quando tale guarigione non può avvenire naturalmente e non può venir prodotta da nessun uomo;

d) quando il miracolo è controllato da un'équipe di medici che dichiarano che la guarigione non si spiega con le leggi naturali conosciute, anzi è contraria a essa;

e) quando qualunque medico, qualunque persona, qualunque équipe può andare a controllarlo e a controllarne gli atti.

Miracoli simili ne esistono soltanto nella Chiesa cattolica; ed in essa ne avvengono quasi ogni anno.

Nessuno può imporre a Dio di venirgli a fare un miracolo; chi onestamente cerca la verità deve andare a controllare i miracoli dove Dio li opera; ed egli li opera in tanti santuari. I miracoli meglio certificati e meglio controllati sono quelli che Dio va operando a Lourdes, dove una commissione di 37 medici specializzati li prende in esame per tre anni; e siccome i miracoli che Dio ivi opera son moltissimi (oltre 200.000), tale commissione ne prende in esame soltanto uno ogni 40; e finora ne ha dichiarato tali ben 65. L'ultimo, per ora, miracolo dichiarato tale dal Bureau de Constatation Medical è quello di Erminia Pane, che abita a Milano, Via Parabella, 4. Essa era nata cieca dell'occhio destro, nel quale mancava e manca tutt'ora la retina. Nel 1977, a seguito di una grave paresi facciale, restò quasi completamente cieca. Per potere vedere un poco e fare qualche passo doveva tenere sollevata con la mano la palpebra dell'occhio sinistro. A seguito di altre complicazioni fu ricoverata all'ospedale di Milano, dove fu operata senza risultato. Lì un giorno le comparve la Madonna e le disse di andare a Lourdes, dove l'avrebbe guarita. Vi andò subito, il 3 novembre 1982 e, facendo il bagno nella piscina, guarì dalle sue malattie e acquistò la vista di tutti e due gli occhi; il miracolo permanente è che lei vede perfettamente anche dall'occhio destro, pur restando esso tutt'ora senza retina.

 

V DOMANDE AL CORANO

Sa il Corano che i Vangeli furono scritti nel I secolo dell'era cristiana?

Sa che Matteo, uno dei 12 apostoli, scrisse il suo Vangelo in aramaico verso l'anno 55 e che esso fu tradotto in greco verso l'anno 70?

Sa che Marco, discepolo dell'apostolo Pietro, scrisse il suo Vangelo verso l'anno 63 durante la predicazone di Pietro a Roma?

Sa che Luca, discepolo di Paolo, scrisse il suo Vangelo pure in greco verso l'anno 65?

Sa che Giovanni, un altro dei 12 apostoli, scrisse il suo Vangelo verso l'anno 80?

Sa il Corano che il testo dei Vangeli che abbiamo ora è certamente identico a quello che fu scritto dai 4 evangelisti?

Sa che questo risulta dai 15 scrittori cristiani del I e del II secolo, che ne riportano nei loro scritti una grande quantità di passi, in tutto identici ai Vangeli che abbiamo oggi; che risulta dai papiri egiziani del II secolo, scoperti recentemente, che ne riportano una grande quantità, particolarmente da quello del Ryland, risalente al 125 dopo Cristo, da quello del Bodmer risalente al 150, da quello di Chester Beatty II, risalente a1 200?

Sa ancora che del testo integrale dei Vangeli abbiamo 2 codici in pergamena risalenti a 300 anni dopo Cristo (il Codice Vaticano e il Codice Sinaitico) e tre codici risalenti a 400 anni dopo (il Codice Alessandrino, il Codice di Efrem retroscritto e il Codice di Beza)?

Sa il Corano che tutte queste fonti riportano fedelmente quello che Gesù ha fatto e quello che Gesù ha detto?

Sa che Gesù si è proclamato ed è stato riconosciuto tante volte Figlio di Dio e Dio lui stesso?

Facciamo alcune citazioni:

Dice Giovanni nel suo Vangelo: « In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio... E il Verbo si fece carne e abitò fra noi » (Gesù: Gv 1, 1).

Sa il Corano che quanto esso afferma nella Sura V, 110, cioè che Gesù parla nella culla come un anziano e fa volare gli uccelletti fatti con la creta, non si trova nei Vangeli, ma che è una favoletta scritta dai vangeli apocrifi del secolo V?

Sa il Corano che quanto esso afferma dei cristiani che abbiano creduto o pregato Maria come dea (S V,116) non è vero; e che mai i cristiani hanno creduto o pregato Maria quale dea?

Sa il Corano che Gesù ha tante volte affermato di essere Dio, che non ha mai detto che gli dei sono due o tre ma che ha specificato di essere insieme al padre un solo Dio?

Nel Nuovo Testamento si trova questo innumerevoli volte. Citiamo soltanto alcuni altri passi:

Un giorno Gesù disse: «Prima che Abramo fosse Io sono». Allora i giudei diedero di piglio alle pietre, perché, secondo loro, Gesù aveva bestemmiato; ma Gesù si nascose da loro» (Gv 8, 58).

Un altro giorno Gesù chiese agli apostoli: « Chi gli uomini dicono che io sia? » Essi gli rispondono: « Un profeta ». E Gesù: « Ma voi chi dite che io sia? » Risponde Simon Pietro: « Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio vivente »; e Gesù a lui: « Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché non la carne, né il sangue te lo ha rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io dico a te che tu sei Pietro e che su questa pietra edificherò la mia Chiesa » (Mt 16, 18).

Un altro giorno Gesù disse: « Padre, che siano tutti una cosa sola, come tu sei in me e io in te » (Gv 17, 21).

Un altro giorno Gesù disse: « Io e il Padre siamo una cosa sola ». I giudei allora diedero di piglio alle pietre per lapidarlo. Ma Gesù disse loro: « Vi ho mostrato molte opere buone; per quale di queste opere mi volete lapidare? » I giudei gli risposero: « Non ti lapidiamo per alcuna di queste opere buone; ma per una bestemmia, perché tu che sei uomo, ti fai Dio ». Gesù poi disse ai giudei: « Se non faccio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le faccio, se non volete credere a me, credete alle opere (cioè ai miracoli che faceva), affinché sappiate e conosciate che il Padre è in me, ed io sono nel Padre» (Gv 10, 37).

Quando, poi, dopo morto risuscitò e apparve la seconda volta agli apostoli, presente Tommaso che non aveva voluto credere alla sua resurrezione, Tommaso prostratosi a terra lo adorò dicendo: « Signore mio e Dio mio! ». Allora Gesù rispose: « Tommaso tu hai creduto perché hai visto; beati color che non hanno visto e credono » (Gv 20, 29).

Tutto il Nuovo Testamento è ripieno di affermazioni e di riconoscimenti della divinità di Gesù. Basta, per ultimo, citare San Paolo: « In Gesù abita corporalmente tutta la pienezza della divinità » (Col. 2, 9).

Lo sa il Corano che Gesù è stato realmente flagellato, coronato di spine, crocifisso e che il terzo giorno è realmente risuscitato, come concordemente descrivono i quattro evangelisti e gli altri libri del Nuovo Testamento, adempiendo così le profezie fatte per lui nel Vecchio Testamento da David, da Isaia, da Zaccaria e dagli altri profeti?

Se Maometto avesse conosciuto tutte queste cose certamente si sarebbe fatto cristiano; ma egli non ebbe a leggere né il Vecchio né il Nuovo Testamento; li conosceva soltanto da quanto dei giudei e dei cristiani gli avevano raccontato; e, soprattutto dalle leggende dei Vangeli apocrifi (cioè non storici) che circolavano in quei tempi tra i cristiani, specialmente tra gli eretici che c'erano nei paesi arabi.

D'altro lato non ci può essere altra spiegazione per il fatto che su moltissimi argomenti Dio dice nel Corano il contrario di quanto aveva detto nel Vecchio Testamento e nel Nuovo Testamento, perché Dio non si può contraddire.

La conclusione può essere una sola: è vero soltanto chi presenta le credenziali di Dio, cioè i miracoli, ossia le opere che può fare soltanto Dio. E tali credenziali le presenta soltanto il cristianesimo: e sono soltanto i miracoli fatti da Gesù stesso e dagli apostoli; ma i miracoli che fino ad oggi Dio va operando soltanto nella Chiesa cristiana cattolica.

Conclusione

Giacché tutte queste cose Dio ben le sapeva, è assurdo che egli le avesse dimenticate e avesse detto nel Corano il contrario. Ne consegue che il Corano non è né scritto, né ispirato da Dio. Chi ignorava tutte queste cose non era Dio, ma era Maometto che non aveva mai letto il Vangelo, né, tanto meno ne conosceva la storicità.

Se avesse letto con attenzione il Vecchio e il Nuovo Testamento, avrebbe visto come i profeti avevano profetizzato la nascita di Gesù, il luogo di tale nascita, la missione di Gesù, la sua passione e morte, la sua resurrezione e 1a sua divinità; forse si sarebbe fatto cristiano, a meno che non avesse voluto rinunciare alle sue 40 mogli e concubine; e forse si sarebbe attenuto a quanto dice nella Sura XLII qui riportata e avrebbe impostato tutta la sua missione a reintegrare l'unità dei cristiani come dice in detta Sura: « Dio ha delineato per voi la strada maestra della religione, la strada che aveva già tracciato a Nùh. Ciò che riveliamo a te è 1a stessa cosa che avevamo già ordinato a Ibrahim, a Musa, a Isa: « Rendete stabile la religione, non frazionatevi in sette" » (S XLII, 13).

 

VI CONFRONTO

1) Misercordia

a) Nella Bibbia si proclama innumerevoli volte che Dio è misericordioso; e, anzi, che la sua misericordia è al di sopra di tutte le sue opere.

« Come è vero, afferma il Signore Dio, io non voglio la morte dell'empio, ma che si converta dalla sua condotta e viva. Convertitevi, convertitevi dalle vostre vie cattive! Perché vorreste perire? » (Ez. 33, 11).

« Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi e che giungano alla conoscenza della verità» (1 Tm 2, 4).

Dice Gesù: « Il Figlio dell'uomo è venuto, infatti, a salvare quello che era perduto. Che vi pare se un uomo ha cento pecore ed una di esse si smarrisce, non lascia egli forse le 99 sui monti per andare in cerca di quella smarrita? E se riesce a trovarla, io vi dico in verità, trova più gioia di questa che delle 99 che non si sono smarrite. Così il Padre vostro che è nei cieli non vuole che si perda neppure uno solo di questi piccoli» (Mt 18, 1114).

« Dio ha tanto amato il mondo, che ha sacrificato il suo Figlio unigenito, affinché ognuno che crede in lui non perisca, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il figlio suo nel mondo perché condanni il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo suo » (Gv 3, 16). « Dio non è tentatore dei cattivi e non tenta nessuno » (Gv 1, 13).

 

b) Nel Corano

il Corano proclama migliaia di volte che Dio è misericordioso, che è abbondante in misericordia; dalla prima Sura all'ultima: « Lode a Dio, Signore dell'universo, ricco di clemenza, abbondante in misericordia» (S 1, 23).

Tale misericordia, però, Dio l'esercita soltanto con i mussulmani; gli altri li vota allo sterminio; anzi c'è di più: è Dio che decide chi deve diventare buono, chi deve diventare cattivo. Sembra incredibile; basta leggere il Corano: « Sordi e muti nella tenebra; eccoli quelli che trattano i nostri segni come se fossero menzogna. Il Dio fa sgarrare chi vuole e chi vuole egli colloca nel retto cammino » (S VI, 39).

« Dio apre all'Islam il cuore di quelli che intende dirigere; al contrario restringe, sconquassa il petto di coloro che vuole perdere » (S VI, 125).

« Certamente abbiamo creato una quantità considerevole di spiritelli e di uomini per il gahannam: i loro cuori nulla capiscono, gli occhi loro nulla vedono, e le loro orecchie sono sorde. Sono veri animali, e peggio ancora. Si tratta di gente che non riflette mai » (S VII, 179).

« Se esistesse un Corano in virtù del quale le montagne si mettessero in moto, o la terra si squarciasse, o i morti tornassero a parlare! Ma, no! Il potere appartiene a Dio. Non sanno i credenti che il Dio metterebbe su una strada buona gli umani, se lo volesse? » (S XIII, 31).

E alla fine dell'art. 33: « Chiunque il Dio fa sgarrare non ha più orientamento » (S XIII, 31).

Dio comanda a degli uomini di fare i peccati più infami: «Vogliamo far perire una città? Comandiamo agli abitanti di lasciarsi andare ai peccati più infami. Allora si realizza il Verbo pronunciato contro di essa e la radiamo al suolo» (S XVII, 16).

« E i kafiruna? Gli abbiamo fatto apparire belle le loro azioni; così essi brancolano nel buio; e li raggiungerà castigo assai terribile, e saranno, dopo il passaggio all'altra vita nel novero dei perdenti » (S XXXVII, 4).

Le citazioni si possono moltiplicare; qui non ci sembra necessario. Le Sure citate bastano per fare queste domande:

Se Dio è misericordioso come può creare gli uomini soltanto per mandarli all'inferno?

Se Dio è misericordioso come può ingannare gli uomini, come può loro comandare di fare peccati; e come, dopo averli inganna ti e aver loro comandato di fare peccati, li può mandare al gahannam?

E se è Dio che ha scritto in cielo il Corano, come può dire il contrario di quanto ha detto nel Vecchio e nel Nuovo Testamento, che pure il Corano riconosce essere stati fatti da Dio?

E, infine, dove è la libertà degli uomini sia nel fare il bene, sia nel fare il male, se è Dio stesso che costringe gli uni a fare il bene e gli altri a fare il male?

 

2) Nemici

a) Nella Bibbia

Dice Gesù: «Avete udito che fu detto: "Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico"; ma io vi dico: "Amate i vostri nemici pregate per coloro che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli, che fa sorgere il suo sole sopra i cattivi e sopra i buoni e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Perché, se voi amate quelli che vi amano, quale premio meritate? Non fanno altrettanto anche i pubblicani? E se salutate solo i vostri fratelli, che fate di speciale? Non fanno altrettanto anche i pagani? Siate dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli" » (Mt 5, 43).

E Gesù stesso, moribondo sulla croce, perdonò i suoi crocifissori e così pregò il Padre: « Padre, perdona ad essi, perché non sanno quello che fanno» (Lc 25, 34).

 

b) Nel Corano

Il Corano molte volte esorta i mussulmani ad ammazzare i nemici. Riportiamo soltanto quanto è detto in alcune Sure:

« Ammazzateli ovunque essi si incontrino! Fateli uscire da dove essi si sono cacciati! La persecuzione è più della strage. Non combatteteli presso la moschea haram » (S II, 191).

«Ecco sto per lanciare l'angoscia sul cuore dei kafiruna. Picchiateli sul collo. Picchiateli su tutte le giunture delle dita» (S. VIII, 12).

« Terminati che siano i mesi di haram, ammazzate i fabbricatori di condivinità (cioè i cristiani), dovunque li troviate; catturate, assediate, fateli cadere nelle imboscate...» (S IX, 5).

Per Maometto i cristiani sono fabbricatori di condivinità, perché egli, non comprendendo il mistero della SS. Trinità (cioè un solo Dio in tre persone), è convinto che noi cristiani crediamo in tre dei; e per questo i mussulmani hanno fatto sempre, quando lo hanno potuto, guerra ai cristiani sterminandoli nel Medio Oriente e in tutta l'Africa del Nord, che era un giorno cristiana.

« I medinesi sono gente maledetta; dovunque vengono incontrati vengano presi e assassinati» (S XXXIII, 61).

 

3) Una serie di domande al Corano

Dice il Corano: « Non c'è peccatore più malefico di colui che essendo stato richiamato sulla retta via dai segni del Signore, se ne torna e scorda le opere delle sue mani. Sul loro cuore abbiamo messo spessori ovattati (così non lo capiscono); nelle loro orecchie abbiamo schiacciato il cerume; se anche li chiami nella retta via, quelli non se ne curano » (S XVIII, 57).

« Dio fa sgarrare chi vuole; e chi vuole colloca sul retto cammino » (S VI, 39). « Dio trae in inganno i kafiruna per farli restare brancolanti nel buio » (S XXVII, 4).

Domanda: E allora perché Dio castiga i cattivi?

Dice il Corano: « Il potere appartiene interamente a Dio; non sanno i credenti che Dio metterebbe (i kafiruna) su una strada buona se lo volesse? » (S XIII, 31).

Domanda: E allora, se Dio è buono, perché non lo fa?

Dice il Corano: « Dio perdona a chi gli pare e piace » (S IV,116).

Domanda: E allora, come Dio può dirsi buono e misericordioso? Lo si dovrebbe dire capriccioso.

Dice il Corano: « Certamente abbiamo creato una quantità considerevole di spiritelli e di uomini per il gahannam » (S VlI, 179).

Domanda: Se Dio è buono come può creare degli esseri per farli soffrire?

Dice il Corano: « Ad ogni città abbiamo assegnato dei criminali affinché vi ordiscano trame » (S VI, 123).

Domanda: Può un Dio buono fare cose così cattive?

 

4) Risposte della Bibbia

Dice il Signore: « Mi compiacerò forse della morte del cattivo, e non piuttosto che egli si converta e viva? » (Ez 18, 23).

Dice il Corano: « Qualunque segno e prodigio Dio facesse, gli uomini non crederebbero affatto, se non lo volesse Dio » (S VI, 111).

Dice la Bibbia: « Ecco, io pongo davanti a te la vita e il bene, la morte e il male. Se tu ascolti gli ordini del Signore Iddio tuo, che io oggi ti prescrivo, amando il Signore tuo Dio, camminando nelle sue vie, osservando i suoi comandamenti, le sue leggi e i suoi precetti, allora tu vivrai... Ma se il tuo cuore si volge indietro, e non vuoi obbedire e ti lasci trascinare a prostrarti davanti ad altri dei e servire loro, io ti dichiaro oggi formalmente che voi perirete ... » (Dt 30, 1519)

Come si vede, Dio lascia all'uomo la libertà di amarlo e di obbedirlo; senza libertà non ci sarebbe merito, né demerito. Per questo Gesù non impone a nessuno di convertirsi, di diventare suo discepolo, ma soltanto propone: « Se vuoi...», egli sempre dice. E tutta la sua missione fu di cercare, di predicare, di invitare, di convincere a seguirlo, ad amare Dio e il prossimo. Egli non condanna nessuno; vuole salvare tutti.

Quando i giudei stanno per lapidare l'adultera, egli la salva e, dopo, l'ammonisce di non peccare più.

Quando, giunti in un villaggio della Samaria, i samaritani non vollero ricevere né lui, né i suoi discepoli, questi, indignati, chiesero a Gesù che facesse scendere il fuoco dal cielo per castigarli; Gesù li rimproverò perché egli « era venuto per salvare gli uomini; non per farli perire » (Lc 9, 51).

Per salvare tutti gli uomini Gesù affronta la sua dolorosissima passione, va coscientemente a Gerusalemme per esservi arrestato e messo a morte, rimprovera Pietro che lo dissuade all'andarvi (Mt 16, 23); e quando lo stesso Pietro vuole uccidere il primo soldato che a lui si avvicina, Gesù lo rimprovera ancora dicendogli: « Rimetti la spada nel fodero; non berrò il calice che il Padre mi ha dato? » (Gv 18, 11).

Infine, morendo fra atroci tormenti nella croce, Gesù non solo non minaccia vendetta, ma prega per coloro stessi che lo avevano messo in croce, dicendo: « Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno » (Lc 23, 24).

E mentre Gesù manda i suoi discepoli come agnelli in mezzo ai lupi (Lc 10, 3) ad offrire a tutti la pace, Maometto parte con gli eserciti a conquistare quanti non vogliono seguirlo e ad ammazzare quanti non vogliono farsi mussulmani; e, contrariamente a quanto ha detto e fatto Gesù, egli dice: « Non tocca né al rasul, né ai credenti implorare perdono in favore degli idolatri, anche se fossero loro parenti, giacché sanno bene che saranno ospiti del gahim » (S IX, 113).

Conclusione: Come si vede, la dottrina del Corano in tanti argomenti importantissimi è opposta a quella rivelata nella Bibbia. E giacché Dio non si può contraddire, egli non può avere rivelato sia la Bibbia, sia il Corano; ma o ha rivelato la Bibbia, o ha rivelato il Corano. Quale dei due ha rivelato? La risposta può essere una sola: quella che egli ha garantito, cioè la Bibbia.

 

5) La morale

a) La morale del Vangelo

Dice Gesù: «Avete udito che fu detto: "Non commettere adulterio". Ma io vi dico che chiunque avrà guardato una donna, desiderandola, ha già commesso adulterio nel suo cuore. Ora, se il tuo occhio destro ti è occasione di caduta, cavalo e gettalo via da te; è meglio per te perdere uno dei tuoi membri, che tutto il tuo corpo sia gettato all'inferno. E se la tua mano destra ti è occasione di caduta, tagliala e gettala via da te, perché è meglio per te perdere uno dei tuoi membri che non tutto il tuo corpo vada all'inferno. Si disse pure: "Se uno ripudia la propria moglie, le dia il libello di ripudio"; ma io vi dico: chiunque ripudia la propria donna, eccetto in caso di concubinato, l'espone all'adulterio; e chi sposa la ripudiata commette pure adulterio » (Mt 5, 2732).

« Ora, avvicinatisi i farisei, gli domandarono per tentarlo: "è lecito a un uomo ripudiare la moglie?". Egli rispose loro: "Che cosa vi ha comandato Mosé". Essi risposero: "Mosé ha prescritto di scrivere un libretto di divorzio e di ripudiare". Ma Gesù disse loro: "Per la durezza del vostro cuore egli ha scritto per voi questo precetto. Ma in principio della creazione Dio li fece maschio e femmina; per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre, si unirà a sua moglie, e i due saranno una sola carne. Non divida dunque l'uomo quello che Dio ha unito" » (Mc 10, 29).

 

b) La morale del Corano

Il Corano ammette che l'uomo possa avere tre o quattro mogli; ma non mette un limite preciso a quante l'uomo ne può avere; accetta poi che ogni uomo oltre alle mogli abbia delle concubine; e di queste ne può tenere quante ne vuole.

Basta che l'uomo preghi e faccia elemosine, poi può tenere mogli e concubine: S XXIII 6.

Infine, se si innamora della moglie di un altro potrà in una maniera o nell'altra togliergliela e farla sua.

« Se vi viene il desiderio di cambiare moglie con un'altra e a una di esse avete già dato un qintr, non riprendetevi nulla». « Vi sono dichiarate illecite le donne sposate, a meno che le vostre mani ne abbiano fatto oggetto di rubello e siano diventate vostre schiave. A parte questo vi è lecito cercare altre donne vivendo castamente, non come fornicatori. Poi ricordatevi: quelle da cui avrete tratto piacere, ricompensatele bene » (S IV, 2024). « ... Sposate due, tre o anche quattro donne di cui siete innamorati...» (S IV, 3).

 

6) Il Paradiso

a) Nel Corano

Il Paradiso descritto nel Corano è fatto su misura per degli uomini primitivi; per quanto cioè, poteva loro interessare e poteva allettarli. Vi si parla di una specie di Paradiso terrestre di vestiti splendidi, di cibi succulenti, di frutta e di bevande deliziose di comodissimi letti e, sopratutto di stupende ragazze messe a disposizione degli eletti mussulmani.

Di Dio si dice soltanto che ci sta lui. Riportiamo alcune Sure:

«Ecco: per quelli ci saranno i gannat di Adn. Ruscelletti che scorrono. Braccialetti d'oro alle braccia. Abiti verdi di seta e di broccato. Troni comodi per accosciarsi. Ricompensa deliziosa, stupendamente comoda» (S XV 31).

Lo stesso viene ripetuto nella Sura XXII, 23.

« Faranno eccezione gli schiavi che Dio avrà scelto, ai quali come a bene familiare, verranno dati dei frutti, e saranno onorati. Circolerà fra loro la coppa di ma'in, coppa candida, piacevole ai bevitori.

Non c'è alcun senso di ubriachezza ed è inesauribile. Avranno per loro stupende fanciulle: occhi sgranati, sguardi casti ».

S XLIV, 5155: « Ma i devoti vivranno in luogo sicuro, in mezzo a gannat e a sorgenti, vestiranno di seta e broccato; saranno collocati in faccia gli uni degli altri, e gli daremo per spose le huri dagli occhi grandissimi. Ivi chiederanno soavemente ogni specie di frutta ».

S LVI 1038: « I primi arrivati, proprio i primi, staranno presso Dio nel gannat dei piaceri. Molti saranno gli antichi, pochi i recenti su troni avvicinati, adagiati staranno, e guarderanno. Efebi immortali fra loro circoleranno, porteranno le coppe, i boccali e tazze piene di bevanda fresca e pura. Non ne avranno mal di capo, neanche ebrezza, e frutti avranno a loro piacere e carni di uccelli a volontà. Ci saranno le Huri dagli occhi grandi, somiglianti alle perle di uno scrigno; compenso alle loro opere saranno... Vivranno tra piante di giuggiole senza spine, tra acacie abbondanti in frutti. Di un'ombra abbondante essi godranno e di murmuri acque e di frutti abbondanti, mai colti prima, né vietati e su letti alti dormiranno. Noi creammo le Huri invero in modo verginale, innamorate, della stessa età, destinate ai compagni della destra ».

S LXXXIII 2228: « Che bello! I puri staranno fra le delizie, su troni gioiosamente guardando attorno; e sui loro volti potrai compiacerti e rimirare la vittoria della grazia. Abbeverati saranno di prezioso vino sigillato, e il sigillo suo sarà il muschio, e lo desidereranno con veemente desiderio, e sarà mescolato con acqua di tasnim, acqua con la quale si dissetano i vicini di Dio ».

« (Nel gannat) Vi saranno parchi e vigne, vergini dal seno turgido, coetanee, e calici ricolmi» (S LXXVIII 3234).

Infine, per il Corano nel gannat non c'è differenza per quanti sono stati fedeli, né per 1'iman, né per il bambino, né per chi è morto nella guerra santa, né per l'infedele che alla fine si converte: il premio è per tutti uguale.

Gesù, invece, mostra la differenza nel premio che hanno gli eletti: anche un semplice «bicchiere d'acqua dato per amore del suo nome avrà la sua ricompensa» (Mt 10, 42); e nella parabola delle mine fa vedere la differenza del premio tra quelli che hanno fatto maggiori opere buone e tra quelli che ne hanno fatto di meno.

Come è diverso il premio per i buoni, in proporzione del bene che hanno fatto; così è diverso il castigo per i cattivi, in proporzione del male che hanno: lo rivela Gesù espressamente quando dice: «Darete conto anche di una sola parola oziosa». D'altronde la giustizia di Dio non può non essere così.

 

b) Nel Nuovo Testamento

Nella concezione islamica del Paradiso è assente Dio: si parla soltanto di quanto può allettare quelle menti primitive degli arabi di quel tempo: di piaceri di gola e di piaceri sessuali; le donne non vi hanno una personalità; esistono soltanto in funzione degli uomini e per soddisfare gli uomini.

Gesù, invece, espressamente rivela che in Paradiso non vi sono più istinti sessuali perché c'è qualcosa che infinitamente li sorpassa: la visione beatifica di Dio.

Quando i sadducei gli chiedono di chi sarebbe stata nella resurrezione la donna che avevano sposato, l'uno dopo l'altro, i sette fratelli, Gesù rispose: « Voi sbagliate; non sapete comprendere né le Scritture, né la potenza di Dio. Perché nella resurrezione non si sposeranno, né si mariteranno, ma saranno come gli angeli di Dio » (Mt 2229).

Il N.T. ci rivela che la felicità del Paradiso è nella visione beatifica di Dio: « Fin da ora noi siamo figli di Dio; ma non è stato ancora manifestato quello che saremo. Sappiamo che quando ciò sarà manifestato, saremo simili a lui, perché lo vedremo quale egli è » (1 Gv 3,2). Il Nuovo Testamento ci rivela che la felicità del Paradiso è tale che sorpassa qualunque immaginazione e qualunque desiderio umano: « Quel che occhio mai non vide, né orecchio mai udì, né mai cuore d'uomo ha potuto afferrare questo Iddio ha preparato per coloro che lo amano » (1 Cor 2, 9).

E l'apostolo Giovanni, rapito in Paradiso udì queste parole: « Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro; essi saranno il suo popolo e Dio stesso abiterà con gli uomini. Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più morte, né lutto, né grido, né pena esisterà più, perché il primo mondo è sparito ». E colui che sedeva sul trono disse: « Ecco, faccio nuove tutte le cose ». Nel Paradiso, dice ancora Giovanni: « Non vidi alcun Tempio, perché il suo Tempio è il Signore Dio onnipotente e l'Agnello (cioè Gesù). La città non ha bisogno di sole, né di luna che la illumini, perché 1a illumina la gloria di Dio, e il suo luminare è l'Agnello » (Ap 2).

E l'apostolo Paolo conclude: « Squillerà, infatti, la tromba e i morti risorgeranno incorruttibili e saremo trasformati » cioè saremo resi incorruttibili (2 Cor 15, 22).

Gesù profetizza la sequenza dei fatti:

« Or subito dopo la tribolazione di quei giorni, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo, e le potenze dei cieli saranno sconvolte. Allora comparirà nel cielo il segno del Figlio dell'uomo (la croce); tutte le tribù della terra si batteranno il petto e vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi del cielo con grande potenza e gloria. Egli manderà i suoi Angeli che, con tromba dallo squillo potente, raduneranno i suoi eletti dai quattro venti, da un'estremità all'altra dei cieli. Quando verrà il Figlio dell'uomo nella sua maestà con tutti i suoi Angeli, si assiderà sul trono della sua gloria. E tutte le nazioni saranno radunate dinanzi a lui; ma egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e metterà le pecore alla sua destra, i capri alla sua sinistra...».

Quindi Gesù giudicherà tutti secondo le loro opere e manderà i cattivi nel fuoco eterno, e i giusti alla vita eterna (Mt 2425).

 

VII CONCLUSIONE

L'islamismo va predicando delle verità che sono contenute nel Vecchio e nel Nuovo Testamento, e che, anzi, sono tratte da esso:

la sopravvivenza;

la necessità della conversione dal peccato;

la necessità della preghiera, dell'elemosina, del digiuno;

la resurrezione e il giudizio universale;

il Paradiso per i buoni (sia pure non bene concepito);

l'inferno per i cattivi.

In fondo l'islamismo è la religione più vicina al cristianesimo: esso ha indubbiamente il suo fascino.

Nell'islamismo manca completamente la critica storica; vi manca, contemporaneamente qualunque credenziale: bisogna credere al Corano perché lo dice il Corano.

Nessuno mai al mondo ha detto: « dovete credere a me perché ve lo dico io »; nessun imputato, nessun poliziotto, nessun delegato; ma tutti presentano le credenziali.

Maometto è stato senza dubbio un grande uomo, in buona fede e spinto dallo zelo per l'unico vero Dio; non intese imbrogliare presentandosi quale profeta di Dio, ma era convinto di esserlo.

Se avesse conosciuto bene Gesù, la storicità dei Vangeli e le credenziali presenti sempre nel cristianesimo, probabilmente sarebbe diventato pacifico, si sarebbe contentato di una sola moglie e si sarebbe fatto cristiano.

Ci son dei cristiani che si fanno mussulmani: sono soltanto gli ignoranti, ossia quelli che non hanno studiato la storicità dei Vangeli e le credenziali del cristianesimo.

Ci sono dei pagani e alcuni mussulmani che si fanno cristiani: sono quelli che le hanno studiate.

Mentre coloro pagani o atei che studiano senza preconcetti e con animo sereno la storicità dei Vangeli e le credenziali del cristianesimo divengono cristiani, coloro, invece, che studiano senza preconcetti e con animo sereno il Corano e l'assenza totale di credenziali in esso, finiscono di essere mussulmani anche se lo erano.

 

VIII DIALOGO CON L'ISLAM

Oggi si fa un gran parlare del dialogo con l'Islam; e molti cattolici, molti teologi e anche Vescovi l'hanno cominciato.

è necessario, anzi indispensabile fare delle precisazioni:

 

1) Cosa è un dialogo

Sembra puerile, ma è necessario precisarlo.

Perché ci sia un dialogo è necessario che ci siano almeno due persone per farlo: uno che parla, l'altro che risponde; o al contrario.

Quando è uno solo che parla, il suo non è un dialogo, ma un monologo; o è addirittura un soliloquio, quando l'altro non esiste neppure.

Oggi nel mondo cristiano non si parla di altro che di dialogo con altre religioni, particolarmente con l'Islam e ne parlano anche persone fortemente rappresentative della Chiesa; ma chi è l'interlocutore che rappresenta l'Islam o, almeno, una porzione considerevole di esso?

Da parte cristiana si fanno manifestazioni di stima e anche di affetto, e, quel che è peggio, si fanno concessioni su concessioni; da parte mussulmana si riceve tutto, ma non si dà nulla; anzi neanche si risponde e si continua nell'ostilità.

 

2) Scopo del dialogo

Un dialogo non è altro che lo sviluppo di trattative; si illustrano reciprocamente i propri punti di vista, si fanno delle mutue concessioni allo scopo di venire a un trattato di pace. Altro è un dialogo, altro sono i rapporti umani.

Noi cristiani dobbiamo trattare bene tutti gli uomini, a qualunque religione appartengano, perché sono tutti figli di Dio. Dobbiamo essere gentili e caritatevoli con tutti e aiutarli se poveri, soccorrerli e curarli se ammalati, senza guardare a qualunque religione appartengano: ed è ciò che fa Madre Teresa e che fanno tutti i missionari; ma questo non deve significare sincretismo religioso.

è verissimo che ogni religione ha delle verità bellissime, specialmente l'islamismo, e anche dei precetti ottimi; ma questo non deve farci nascondere che il Dio unico al quale tutti crediamo, a un certo punto della Storia si è fatto uomo.

Giustamente il Concilio Ecumenico Vaticano II nella Dichiarazione « Nostra Aetate », pur professando stima per altre religioni, particolarmente per l'islamismo, aggiunge:

« La Chiesa, però, annuncia ed è tenuta ad annunciare il Cristo che è "via, verità e vita" (Gv 14, 6), in cui gli uomini devono trovare la pienezza della vita religiosa e in cui Dio ha riconciliato con sé stesso tutte le cose » (2 Cor 5, 18).

Giustamente il Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso ha pubblicato nel 1984 i termini di tale dialogo:

il dialogo delle opere e della collaborazione «per obiettivi di carattere umanitario, sociale, economico e politico che tendano alla liberazione e alla promozione dell'uomo» (n. 31);

il dialogo di esperti «per confrontare, approfondire e arricchire i rispettivi patrimoni religiosi» (n. 33);

il dialogo della esperienza religiosa che conduce a «comunicarsi vicendevolmente le ragioni della propria fede e non si arresta di fronte alle differenze profonde, ma si rimette con umiltà a Dio » (n. 35).

3) Atteggiamento dell'islamismo verso il cristianesimo

 

a) Nel tempo passato.

I mussulmani fin dalle origini hanno combattuto i cristiani, hanno occupato tutte le loro terre, hanno costretto i cristiani a farsi mussulmani, ammazzando la maggior parte di quanti non vollero rinnegare la loro fede: e delle regioni che erano completamente cristiane (Palestina, Libano, Turchia, Siria, Egitto, Libia, Algeria, Tunisia, Marocco) ne hanno fatto altrettanti stati islamici; e qui, in Italia ci basta ricordare come essi, occupata Otranto, in un sol giorno tagliarono la testa a 800 giovani che non vollero rinnegare il cristianesimo.

 

b) Nel presente.

In Turchia il governo ha programmato di estirpare il cristianesimo dentro il 2.000.

Gli Stati mussulmani sono gli unici al mondo che non hanno voluto firmare la « Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo » dell'O.N.U. I cristiani presso di loro sono discriminati e non godono dei comuni diritti civili.

Negli stati arabi è proibito il culto pubblico religioso cristiano; nell'Arabia Saudita è proibito ai cristiani celebrare il Natale o la Pasqua, è proibito celebrare la Messa anche solo privatamente: un sacerdote che ivi celebrò qualche anno addietro la Messa in una casa privata per alcuni cristiani fu condannato a 4 anni di carcere. In diversi stati, particolarmente nell'Arabia Saudita il mussulmano che si fa cristiano è condannato a morte.

In Tunisia, sebbene Stato notevolmente democratico, i cristiani vengono discriminati e messi in condizioni di cercare di emigrare: fino a pochi anni addietro ve ne erano 20.000; oggi sono ridotti a poco più di un migliaio. In questi ultimi anni, nel Libano, decine di migliaia di cristiani sono stati uccisi dai siriani mussulmani.

« Mondo e Missioni » (2/1991 p. 115) riporta questa notizia: « è noto che i sauditi non consentono nella loro terra nemmeno l'erezione di una Cappella o la presenza di un sacerdote. Quando si protesta per questo, rispondono che in Arabia non esistono cristiani. In realtà ve ne sono 300.000 privi di assistenza religiosa. C'è di peggio: recentemente i capi mussulmani in una riunione tenuta nel Pakistan hanno deciso di cacciare dai loro stati tutti i cristiani dentro il 2.000.

Nel Sudan il governo islamico da vari anni va inseguendo con l'esercito e sterminando i numerosi cristiani delle tribù del Sud; e nessuno ne parla.

In Egitto. L'Egitto è più facilmente controllabile: vi infuria una vera persecuzione contro i cristiani.

Diamo soltanto alcune notizie:

Nel luglio 1989, Nahid Mohamed Metwali, direttrice di una importante scuola per ragazze di Helmeit AlZatoun, rinunciò alla religione islamica per convertirsi al cristianesimo. Ella è scomparsa e non si sa se è ancora in vita. In seguito a questa conversione, sei cristiani sono stati arrestati e torturati.

Mauris Ramzy, collega della signora Metwali, è stato percosso da alcuni membri della "National Security Force" e presentato completamente svestito davanti ad una folla di spettatori fanatici. Egli soffre di lesioni multiple al ventre ed è stato ricoverato per due mesi in un ospedale. Dopo la sua uscita dall'ospedale, il 10 novembre 1989, egli è stato rinchiuso dentro la casa di sicurezza di AboZabal, conosciuta in Egitto sotto il sinistro nome di "Mattatoio". Ramzy è accusato di aver favorito la conversione di giovani mussulmani al cristianesimo.

Lauris Azir, professoressa di inglese nella stessa scuola è stata detenuta per due giorni in un posto di polizia, ingiuriata e torturata. Non è stata rilasciata che dopo aver versato una somma di 500 lire egiziane.

Salwa Ramzv, anziana segretaria della scuola e attualmente impiegata nell'amministrazione è stata più volte condotta dalla "National Security Force" al posto di polizia, ingiuriata e percossa.

Nabil Bissada, uomo d'affari, e suo fratello, un monaco, sono in detenzione preventiva e torturati dalla N.S.F.

Rushdi Nasif, uomo d'affari del Cairo è stato arrestato per aver assunto per un impiego un cristiano.

Abdul Hamid Besharry Abdul Mosen ha ricevuto il Battesimo il 20 giugno 1989. Il 13 agosto hanno confiscato tutti i suoi beni e lo hanno arrestato N. (Pro Deo et fratribus agosto lggo)

 

c) Non dialogo, ma capitolazione.

Gli stati cristiani stanno facendo a gara per farsi mangiare dagli islamici: l'immigrazione di mussulmani vi è massiccia dappertutto: in Italia se ne vedono dappertutto; in Francia sono oltre 3500.000; in Germania ve ne sono circa 5 milioni; in tutta l'Europa nel 2.000 i mussulmani saranno 80 milioni e in Russia saranno la metà della popolazione e condizionerannno la politica mondiale; da per tutto vanno sorgendo moschee; già in Europa ve ne sono 2.000, mentre nel Brasile già ve ne sono 4.000: tutte finanziate dai Governi mussulmani, che vanno addirittura pilotando l'emigrazione dei loro sudditi, invece di dar loro da mangiare, per raggiungere l'antico sogno di islamizzare l'Europa, sogno frustrato nei secoli scorsi, quando i Governi europei erano cristiani; per mare, nella battaglia di Lepanto, e, per terra, nella battaglia di Vienna.

A Roma il Municipio ha regalato ai mussulmani una vasta estensione di terreno per farvi una moschea e i governi arabi vi hanno costruito, quale sfida al Vaticano, una sontuosissima moschea costata loro 60 miliardi.

In Inghilterra il locale Centro Islamico ha addirittura chiesto al Governo il finanziamento delle Scuole coraniche e l'autorizzazione di formarvi, dentro l'Inghilterra stessa uno Stato islamico con leggi, magistratura e governo propri.

In Brasile i mussulmani hanno creato dei seminari islamici per preparare brasiliani convertiti a islamizzare i brasiliani.

E anche in Italia qualche partito sta avanzando la proposta di finanziare le scuole coraniche; mentre vari partiti fanno a gara di concedere ai mussulmani la cittadinanza italiana per avere i loro voti.

I mussulmani son oggi nel mondo 926 milioni. Si aggiunga la bomba demografica: contro ogni bambino cristiano che nasce, nascono 5 mussulmani. Le natalità presso i cristiani vanno sempre diminuendo; presso i mussulmani vanno sempre più aumentando. Quasi nessun mussulmano si fa cristiano; molti, o meglio, moltissimi cristiani si vanno facendo mussulmani. Tanti mussulmani cercano di sposarsi con donne cristiane per avere da esse figli mussulmani. Dentro il 2.000 l'islamismo sarà la prima religione del mondo. L'islamismo, ha detto il cardinale Oddi, è il più grave pericolo per la Chiesa. E i cattolici stanno a guardare con indifferenza!

Ma c'è di peggio: vari Vescovi e sacerdoti concedono ai mussulmani di poter fare le loro preghiere nelle Chiese aperte al culto; alcuni hanno addirittura dato loro delle Chiese chiuse al culto per farne delle moschee; mentre parecchi preti espongono pubblicamente il Corano accanto alla Bibbia nella Chiesa, e fanno leggere brani di Corano dopo letture dalla Bibbia. è un vero sacrilegio! In nessuna moschea al mondo si fa leggere la Bibbia o si fanno pregare i cristiani.

E mentre dalle nostre parti nessuno molesta i cristiani che ignari dei motivi di credibilità della nostra fede, si fanno mussulmani; negli stati islamici vengono imprigionati, uccisi o severamente puniti i mussulmani che divengono cristiani.

 

4) Dialogo si, ma onesto

è giusto che ci sia il dialogo; e noi cristiani per primi lo desideriamo; ma che sia a condizioni oneste e che sia vero dialogo. A tal fine è necessario:

a) Che ci siano dinanzi a noi degli interlocutori; che essi rappresentino i loro governi e che da questi siano messi in grado di contrarre degli impegni e di fare dei concordati;

b) che da parte mussulmana come da parte cristiana si conceda che gli immigrati nei propri territori possano praticare liberamente la propria fede; i mussulmani accettano il dialogo e lo desiderano negli stati cristiani; lo negano risolutamente nei loro stati: questo non è giusto; è la tattica per conquistare gli stati cristiani;

c) che si permetta da parte mussulmana ai propri sudditi di diventare cristiani, senza perseguitarli, né discriminarli, e che altrettanto si faccia da parte cristiana;

d) che si permetta ai cristiani di costruire chiese per i propri fedeli in paesi mussulmani; mentre già i mussulmani le costruiscono nei paesi cristiani;

e) che si consenta ai cristiani di far conoscere la propria fede ai mussulmanni nei loro paesi, come si permette ai mussulmani di fare conoscere l'Islam nei paesi cristiani.

Senza tali precauzioni, i cristiani non fanno altro che dare i loro fratelli nella fede in bocca al lupo: è quello che soprattutto stanno facendo i governi laici e anticlericali nell'ora presente.

 

5) Dovere dei cristiani nell'ora presente

a) Dobbiamo urgentemente evangelizzare la gran massa dei cristiani, perché sono quasi tutti ignoranti delle garanzie che solo la Chiesa cattolica presenta di sé stessa. A causa di tale ignoranza molti cristiani si vanno facendo mussulmani, mentre quasi nessun mussulmano diventa cristiano.

b) Dobbiamo accogliere gl'immigrati mussulmani come fratelli e trattarli sempre con gentilezza perché anche essi sono figli di Dio; anzi sono i più vicini a noi in quanto accettano anche il Nuovo Testamento, sebbene, per ignoranza, lo mutilano; e, se hanno bisogno, dobbiamo sfamarli e cercare di ospitarli.

Dobbiamo dare loro il dono più grande: Gesù; cioè farglielo conoscere per metterli in grado di accettarlo. Giacché non si muove foglia che Dio non voglia, crediamo che Dio stia guidando questa loro immigrazione nei paesi cristiani perché essi, qui, liberi dalla paura delle gravi sanzioni dei loro governi contro chi si fa cristiano, possano serenamente conoscere bene Gesù e accoglierlo. Ma giustamente ci avverte S. Paolo: « Come crederanno se non ascolteranno? E come ascolteranno se nessuno predicherà loro? N (Rom. lo, 14). è impossibile che un cristiano onesto, buono e intelligente conoscendo le credenziali di Gesù e l'assenza di credenziali in Maometto si faccia mussulmano; ed è impossibile che un mussulmano onesto, buono, intelligente e non legato da poligamia, conoscendo le stesse cose non si faccia cristiano. Ed ancora è impossibile che un uomo qualsiasi, sia pure mussulmano o anche ateo, studiando criticamente il Vangelo non abbia a concludere che esso sia ispirato da Dio; così come è impossibile che qualsiasi mussulmano studiando criticamente il Corano non abbia a concludere che l'autore non può esserne Dio. Considerando, infine che moltissime cose del Corano sono uguali a quelle contenute nel Vecchio e nel Nuovo Testamento, che Maometto pure ammira moltissimo, e che il VT e il NT furono scritti molte centinaia di anni prima, si deve concludere che Maometto 1e ha prese dalla Bibbia.

Nihil obstat quominus imprimatur Cens. Eccl. Pesce Sanctus. Catania, 18 Giugno 1991