IL PADRE NEGLI ULTIMI TEMPI

Padre Andrea D'Ascanio

 (Vorrei essere come un bambino piccolino...)

 Raccolta di meditazioni sul Padre tratte dal periodico "Dio è Padre"  Associazione "Dio è Padre Casa Pater" 

«VOGLIO ESSERE COME UN BAMBINO PICCOLINO... »

 "Voglio essere come un bambino piccolino... che tira la veste al suo Papà e con il sorriso gli chiede le cose più semplici, che al mondo possono sembrare le più impossibili..."

La piccolina del Padre 

Ho letto più volte una lettera giuntami da Milano che mi ha dato la strana impressione di essermela scritta io, tanta è stata la sintonia di spirito che ho provato nel leggerla. E' firmata "la piccolina del Padre". Con il suo permesso la riportiamo integralmente, nella speranza che il messaggio che il Padre ci dona mediante la "Sua piccolina" giunga a tutti i cuori in ansia per le "catastrofi" incombenti. 

"Ciao, Padre Andrea,

oggi ho sentito il mio cuore che si rivolgeva a te e ti parlava... ma tu non sei qui e non so se sei all'ascolto o se puoi sentire questi battiti a così grande distanza. Così ti scrivo.

Qui non si fa che parlare di cataclismi, delle cose "terribili" che devono accadere. Ma a me non interessano queste cose, cioè, da un lato sono contenta di esserne a conoscenza, dall'altro mi dico: ma è giusto continuare a pensare a questo modo? Così mi tornano in mente le tue parole su Sodoma e Gomorra e mi dico: forse, se il Signore ci permette di conoscere queste "punizioni" è per farci capire che comunque Lui è sempre con noi e ce lo vuole dimostrare proprio avvisandoci Lui stesso delle prove che dovrebbero venire... è davvero GRANDE il nostro Dio!

Mi sembra anche che, sommessamente, ci inviti a pregare affinché tutto ciò non "sia necessario". Dio è Padre. E ad un Padre che ha dato Suo Figlio per salvare l'umanità (perché potenzialmente siamo già tutti salvi, vero?) non bisogna temere di chiedere. Non si può non chiedere il meglio per i propri figli.

Secondo me è meglio la conversione di tutti, la conversione dei cuori, in un istante, in un attimo, il tempo di un respiro. Non so se questo possa davvero essere la via migliore, la più giusta, non lo so. Vorrei però che lo fosse per evitare a tutti la sofferenza. Forse chiedo troppo? Ma la Madonna dice che non chiediamo mai abbastanza, o forse chiediamo le cose sbagliate, o nel modo sbagliato. Io chiedo questo al Padre e lo voglio chiedere tutti i giorni, perché temo più il Suo giudizio che i Suoi castighi e non vorrei un giorno rendermi conto che avrei potuto chiedere di più per i miei fratelli e non l'ho fatto, o che ho voluto limitare l'azione del Padre pensando che non fosse a Lui possibile agire in altro modo se non attraverso questo tipo di purificazione. Poi però qualcuno dice: Dio è Amore, Misericordia e Giustizia... e io penso: è vero, ma facciamo tanta fatica a percepire quanto siano grandi il Suo Amore e la Sua Misericordia... non potremmo aver frainteso anche la Sua idea di Giustizia?

Dio ci ha dato questo grande dono del libero arbitrio... che cerchiamo di applicare in ogni situazione e a nostro piacimento; ma ora sappiamo che l'unica vera libertà che l'uomo possiede è quella di decidere se tornare al Padre oppure no.

Così mi sono chiesta: se il Padre decidesse di ascoltare le nostre preghiere e di convertire tutti in un attimo, toglierebbe questa libertà all'uomo?

Non credo, perché se tutti i cuori potessero capire l'Amore del Padre per loro, sarebbero comunque liberi di rifiutarlo. E lo stesso avverrebbe attraverso i "castighi" perché se la sofferenza può scuotere e far riflettere, comunque non sempre porta alla conversione, altrimenti saremmo già tutti convertiti da secoli, perché la sofferenza non abbandona l'uomo, non può farlo perché la felicità è il ritorno al Padre.

Così mi domandavo, padre Andrea, e se la Giustizia di Dio non fosse armata e distruttiva come l'immaginiamo ma fosse di ben altro tipo? Per esempio, non potrebbe, la Giustizia del Padre, intervenire con potenza nel cuore di tutti gli uomini armata del sangue versato prima di tutto da Gesù e poi da tutti i martiri della storia che si sono donati a Lui gratuitamente e con fiducia senza conoscere il motivo e il valore del loro sacrificio? Non potrebbe accendere tutti gli spiriti che camminano nel buio di questi tempi e forse di tutti i tempi, con la Luce che riflettevano e riflettono tutti i Santi della storia dell'umanità, il cui numero solo il Padre conosce?

Ecco, non potrebbe, il Padre, intervenire così nella storia dell'uomo, con potenza e forza, armato di questa Giustizia, della giustizia di tutti i nostri fratelli che hanno combattuto e vinto anche per noi? A me sembra un bel disegno, ma forse il Padre ne ha in serbo uno ancora più bello che non riusciamo nemmeno ad immaginare.

Qualunque cosa sarà, andrà bene perché il Padre vede molto più in là dei Suoi figli e con un Padre così, non resta che abbandonarci a Lui e continuare ad avere fiducia. Però non posso non continuare a chiedere. Voglio essere come un bambino piccolino che tira la veste al Papà e con il sorriso Gli chiede le cose più semplici, che al mondo possono sembrare le più impossibili; perché il bambino non vede il male o non se ne cura perché più importante è il bene, solo questo è il suo interesse.

Padre Andrea, ti voglio bene e ringrazio il Signore per averci fatto incontrare, sappi che ti sono vicina anche se non mi vedi! Se avrai anche tu desiderio di scrivermi, io sono qui, ma non aspetto mai una risposta.

Permettimi di salutarti col saluto di Maria: Sia lodato Gesù Cristo!

La Sua piccolina 

Cara "Piccolina del Papà del Cielo",

qualcuno potrebbe pensare che tu sia veramente una bimba di cinque anni che sta fantasticando su cose più grandi di lei, in una chiave di lettura propria dei piccoli di quella età. E avrebbe ragione: sei veramente una bimba di cinque anni alla quale lo Spirito ha dato il potere di leggere nella giusta chiave ciò che ai "grandi" non è concesso: "Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli" (Mt 11,25).

Allora rileggiamo insieme quanto mi scrivi, dando ad ogni concetto un supporto biblico: la Verità è tutta in quel Libro, basta leggerla nella giusta angolazione. Cominciamo con la fine del mondo che sarà provocata dalle imminenti "catastrofi" (Mi 24) che precederanno la conversione generale (Ap 7; 22) in seguito alla "pioggia di fuoco" (2Pt 3,812). Avremo quindi la nuova creazione della nuova umanità, "cieli e terre nuove" (Is 60,21; 65,17; 66,22 2Pt, 3,13 Rm 8,1923 Ap 21,27). Svilupperemo questi temi in tre quadri, dei quali diamo una sintesi: 

1°) "Gli ultimi tempi" (Mt 24,431): Le "catastrofi" sono soprattutto di ordine interiore e spirituale; anche se perché gli spiriti possano essere scossi saranno necessari dei sovvertimenti anche nell'ordine esterno: crisi economiche, rivoluzioni, malattie, inquinamenti, svalutazione delle monete, fame, esplosioni di ogni tipo di violenza, ingiustizie sociali, oppressione dei poveri da parte dei potenti e dei ricchi, leggi inique che tentano di capovolgere i valori solidi e tradizionali, aberrazioni inculcate e fatte passare come "normali" con la complicità dei politici e dei massmedia, scandali di vario genere ecc. Sono cose estremamente amare ma necessarie (Mt 15,7): solo così infatti l'uomo quando, come il figliuol prodigo, prenderà coscienza del proprio comportamento abnorme potrà essere destabilizzato in tutte le false sicurezze nelle quali si è ancorato. Molte di queste "catastrofi" sono già in atto, e non ce ne accorgiamo. 

2°) "La pioggia di Fuoco" (2Pt 3,13). I "profeti di sciagura" vedono in questo brano della seconda lettera di S. Pietro il definitivo e terribile intervento di Dio, in conseguenza del quale "la terra e quanto c'è in essa sarà distrutto". Ma in realtà non sarà pioggia di fuoco distruttivo che ripeterà su scala mondiale ciò che è stato per Sodoma e Gomorra, ma una pioggia rigeneratrice di Fuoco di Spirito Santo che, come nella prima Pentecoste, preparerà i "nuovi cieli e le nuove terre". 

3°) "Cieli nuovi e terre nuove": la nuova umanità (spiriti=cieli e corpi=terre) che sarà ricreata dalla Grazia del Padre per opera dello Spirito Santo. E' la fine dello strapotere del male in "Babilonia la grande" (Ap 18,1 ss.), cioè la liberazione di tutti gli uomini "prigionieri" del male e la loro conversione (Ap 6,1217). E' la "Gerusalemme celeste" che scende sulla terra (Ap 21); è l'attuazione di quanto Gesù ci fa chiedere nel Padre Nostro da 2.000 anni: "Venga il tuo regno!". 

Cominciamo ora con l'esaminare Matteo 24,21, 31, un "classico" per i profeti di sciagura, rifacendoci a quanto scrivemmo più di quindici anni fa nel primo volume di "Dio è mio Padre". Nei prossimi numeri considereremo gli altri due argomenti. 

"Gli ultimi tempi" in Matteo 24

"Qui non si fa che parlare di cataclismi, delle cose "terribili" che devono accadere. Ma a me non interessano queste cose, cioè, da un lato sono contenta di esserne a conoscenza, dall'altro mi dico: ma è giusto continuare a pensare a questo modo?"

No, piccolina del Padre, non è giusto pensare a questo modo. Cerchiamo perciò di dare una giusta chiave di lettura a quanto Gesù ci dice circa questi ultimi tempi nel Vangelo di Matteo 24, che racchiude tutti i "cataclismi" e le cose "terribili" di cui oggi circola voce. Leggiamo insieme questa pagina di Vangelo e commentiamola alla luce di questi nostri tempi:

"...vi sarà allora una tribolazione grande (1), quale mai avvenne dall'inizio del mondo fino ad ora, né mai ci sarà. E se quei giorni non fossero abbreviati, nessun vivente si salverebbe (2), ma a causa degli eletti quei giorni saranno abbreviati. Allora se qualcuno vi dirà: «Ecco, il Cristo è qui», o: «E' là», non ci credete. Sorgeranno infatti falsi Cristi e falsi profeti e faranno grandi portenti e miracoli, così da indurre in errore, se fosse possibile, anche gli eletti. Ecco, io ve l'ho predetto (3). Se dunque vi diranno: «Ecco è nel deserto», non ci andate; o: «E' in. casa», non ci andate. Come la folgore viene da oriente e brilla fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo (4). Dovunque ci sarà il cadavere, ivi si raduneranno le aquile (5). Subito dopo la tribolazione di quei giorni, il sole si oscurerà (6), la luna non darà più la sua luce (7), gli astri cadranno dal cielo (8) e le potenze dei cieli saranno sconvolte (9).

Allora comparirà nel cielo il segno del Figlio dell'uomo e allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra (10), e vedranno il Figlio dell'uomo venire sopra le nubi del cielo (11) con grande potenza e gloria (12).

Egli manderà i suoi angeli con una grande tromba e raduneranno tutti i suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all'altro del cielo (13) ". (Mt 24,2131) 

Il "grande peccato" è la causa della "tribolazione grande"

1) "Ci sarà allora una tribolazione grande, quale mai avvenne dall'inizio del mondo fino ad ora"

La "tribolazione", cioè la sofferenza in ogni sua dimensione (fisica, morale, spirituale ecc.) è frutto del peccato (Gen 3,1619) inteso in senso vero, pieno, teologico: ribellione a Dio Padre e conseguente perdita del Suo amore e della Sua protezione; schiavitù al male, al satana, al padre dell'odio che, con il sadismo connaturato alla propria essenza di "male", tormenta i figli di Dio per colpire in loro il Padre.

Dietro ogni forma di sofferenza c'è sempre il peccato che, direttamente o indirettamente, porta con sé la sua mercede di sofferenza e di morte. E dietro ogni peccato c'è il serpente che, "padre della menzogna" (Gv 8,44), illude gli uomini con false promesse di falsi beni. Egli, l'antiDio, l'antiPadre che genera solo odio, disperazione e morte, da sempre ha agito sull'uomo rendendolo prima strumento di male e poi vittima di angoscia. Negli "ultimi tempi", cioè ora, ha organizzato il male su scala mondiale, con tutti i mezzi che la tecnica gli consente, mettendo in opera un meccanismo di peccato a livello industriale, di massa. La conseguenza giacché peccato equivale a sofferenza e morte è la "tribolazione grande", nella quale si dimena la società attuale.

Il Santo Padre Giovanni Paolo II ha accennato alle principali fonti di preoccupazione per il nostro tempo nell'enciclica "DIVES IN MISERICORDIA" (VI, 10 ss) parlando dell'ingiustizia sociale, della fame nel mondo, degli armamenti. Noi vogliamo esaminare brevemente le piaghe più evidenti che stanno distruggendo le basi della nostra società colpendola nei giovani e nei giovanissimi: la droga, la prostituzione, la pornografia. Tutto ciò è causato dalla fame di denaro e di potere, le fonti più immediate e amare di «tribolazione».

 

La droga: l'angoscia, la sofferenza che la droga genera nelle sue vittime è ben nota. Meno nota, ma forse ancora più grande è la «tribolazione» dei genitori, dei parenti, di quanti amano il disgraziato che è diventato vittima della droga. Seguire un figlio preso nel vortice della droga significa vederlo divenire man mano un amorale, un abulico, una larva umana; talvolta diviene un delinquente, anche se per necessità. Quale «tribolazione» più grande che assistere alla decomposizione di un figlio in tutta la sua struttura fisica, psicofisica e spirituale; al suo precipitare di abisso in abisso senza poter far nulla per aiutarlo? E la droga è ormai spacciata in molte scuole elementari... 

La prostituzione: è sempre esistita, certo, ma entro determinati limiti e forme. La droga e la depravazione morale dei nostri tempi hanno fatto superare ogni confine: basti pensare che negli Stati Uniti il numero dei giovanissimi dagli otto ai dodici anni di entrambi i sessi inseriti nel giro della prostituzione, nel 1976, superava il milione. Ma da allora ad oggi, in questi ultimi vent'anni, il male è andato sviluppandosi a ritmo pauroso, con assurdi risvolti soprattutto nei paesi sottosviluppati del sud America e dell'Asia. 

La pornografia: tutti sappiamo quali giornali e giornaletti sono in edicola. Tutti sappiamo quali films proiettano le televisioni private e non. Quello che forse non tutti sappiamo è che in questi ultimi decenni la pornografia ha aperto il nuovo filone del «porno» infantile, nei fumetti e nei films hardcore, cioé dal vero, senza finzioni. 

La fame di denaro e di potere: l'antiDio per eccellenza è Mammona, cioè il dio del denaro. Nella ricchezza è racchiuso il potere. I cosiddetti "potenti" sono quasi sempre frutto del potere economico che oggi guida le azioni degli uomini facendo leva sul loro "io", sul loro smanioso desiderio di emergere. Tutto il male che è nel mondo fonda le sue radici nel denaro. 

Perché abbiamo preso in esame in particolare il fenomeno del male nei bambini? Per vari motivi: perché ci dà la misura più esatta del livello morale a cui è giunta oggi l'umanità: scandalizzare gli innocenti o, peggio, usarli per il male, è il segno della massima degradazione. E' evidente che il male, prima di riversarsi sui piccoli, ha ormai penetrato gli adulti che lo commettono o lo tollerano senza opporsi ad esso;

perché i bambini sono la società del domani, e permettere che vengano dissacrati e pervertiti è, oltre che il peggiore degli omicidi, un vero suicidio sociale;

perché i bambini sono tempio di Dio, riflettono Dio, sono i nostri angeli in terra, sono la Luce nelle nostre tenebre. Dio vive e splende in pienezza nei loro spiriti (Mt 18,10) e corrompere i piccoli è un colpire Dio al cuore.

Se satana ha osato attaccare in modo tanto massiccio il cuore di Dio, vuol dire che siamo giunti veramente all'impatto finale, e che solo un intervento soprannaturale potrà riportare l'uomo al senso della sua dignità. In ciascuno di questi innocenti colpiti dal male, nel loro mondo familiare, in quanti hanno ancora un minimo di dignità anche solo umana, c'è una "tribolazione grande", come infinitamente grande è la "tribolazione" del cuore del Padre che viene dilaniato in milioni di figli che sono il cuore del Suo Cuore. 

Allora è proprio la fine?

Sì, la fine del mondo del male

2) «E se quei giorni non fossero abbreviati, nessun vivente si salverebbe».

Il «male», con i mezzi tecnici di cui dispone, avanza in progressione geometrica. La droga e la prostituzione (che della prima è l'appendice principale), per il sempre più largo giro di consumatorispacciatori, estendono le loro spire in cerchi sempre più ampi, in un dilagare di «male» che non può più essere arginato.

La nostra società è condannata a divenire, entro pochi anni, una Sodoma e Gomorra a dimensioni mondiali. E, questo senza tener conto dell'assurdo proliferare delle armi nucleari già ora bastanti a distruggere più e più volte il nostro pianeta e la possibilità di un'altra guerra mondiale. Possiamo quindi attualizzare l'espressione del Vangelo: «Se questi giorni non saranno abbreviati, nessun vivente si salverà», né materialmente, né spiritualmente. 

Ci siamo, dunque. L'umanità, come il figliuol prodigo, si sta riducendo a "guardiano di porci" cioè, nel linguaggio biblico, alla degradazione massima. Un'umanità affogata nel peccato. Ma, come abbiamo già accennato, frutto del peccato è la "tribolazione": un'intera umanità messa alle corde, disperata, nel caos spirituale, morale e sociale che prepara il grande ritorno alla Casa del Padre. Proprio come nel figliuol prodigo.

A questa umanità Papa Giovanni Paolo II ha indirizzato il messaggio di speranza: Dio è un Padre ricco di misericordia Dives in Misericordia sempre pronto ad abbracciare ogni uomo per donargli, come ha fatto con il figliuol prodigo, una dignità nuova.

Il tempo del massimo peccato è tempo di resurrezione, perché, proprio nel momento di maggiore degrado e quindi di disperazione, ogni uomo prenderà coscienza del proprio peccato e si preparerà al grande ritorno al Padre.

Satana giocherà però l'ultima carta, cercando di depistare gli uomini nel loro cammino di ritorno al Padre, suscitando delle controfigure spirituali: 

3) «Allora se qualcuno vi dirà: Ecco, il Cristo è qui, o: E' là, non ci credete. Sorgeranno infatti falsi Cristi e falsi profeti e faranno grandi portenti e miracoli, così da indurre in errore, se fosse possibile, anche gli eletti. Ecco, io ve l'ho predetto».

Gesù lo ha predetto, e ciò sta avvenendo. Basta guardarsi intorno con attenzione. 

Come avverrà il "ritorno" del Figlio dell'uomo?

4) «Come la folgore viene da oriente e brilla fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo»

La folgore non si sa da dove viene, e così sarà della venuta del Figlio con la Potenza del Padre. Prenderà tutti di sorpresa, perché noi la attendiamo dal di fuori, in maniera eclatante; mentre sarà una cosa tutta spirituale, che opererà nel profondo delle coscienze. Gli ebrei aspettavano un Messia trionfatore, e venne umile e povero. Noi stiamo attendendo il suo ritorno tra cadere di stelle e fragore di tuoni, e invece sta avvenendo nel silenzio dei singoli spiriti.

Tale venuta, già preparata nell'intimo delle coscienze, nel tempo stabilito sarà manifesta e rapida, improvvisa, come la folgore che in un istante nasce, si sviluppa, rompe le tenebre, illumina. Vuol dire che gli uomini, man mano che saranno interiormente pronti, vedranno in un istante un raggio dello splendore divino e lo accetteranno, perché nessuno può rifiutare la Luce una volta che la ha vista. Come è accaduto a San Paolo, a Sant'Agostino, a San Benedetto, a San Francesco.... 

Dove avverrà questo "ritorno"?

5) «Dovunque sarà il cadavere, ivi si raduneranno le aquile».

I cadaveri sono i santi degli ultimi tempi, che non saranno santi da miracolo, osannati dai devoti, ma campioni di una profonda e nascosta fede, spiritualmente uccisi "cadaveri" macerati dalla sofferenza nell'umiltà e nel silenzio. Anime vittime, che si sono offerte a Dio e che Dio ha usato per arginare il male e che ora testimonia facendone centri di spiritualità vera, guide ed esempio per le anime «aquila» protese verso Dio come l'aquila al sole che riconosceranno, nei «cadaveri», le vere luci dello spirito. Si riuniranno attorno ad esse, formando i primi focolai, i primi nuclei della Luce nuova che viene "con potenza". Quando il numero di questi campioni sarà completo (Ap 6,11), lo Spirito avrà tessuto in tutto il mondo dello spirito una grande rete di Grazia pronta a raccogliere tutti gli uomini allo sbando. Ci sarà allora la grande manifestazione del Padre, che già è in atto, anche se non ce ne accorgiamo. Saranno i giorni di tenebra tanto paventati, che già sono iniziati. 

I giorni di tenebra

6) «Subito dopo la tribolazione di quei giorni il sole si oscurerà».

La Luce è Dio. "Il sole si oscurerà" vuol dire che Dio non parlerà più, o meglio gli uomini non Lo ascolteranno più, con le conseguenze che si deducono dalle espressioni che seguono: 

7) «La luna non darà più la sua luce».

Se il sole è Dio, la luna è MariaChiesa. La luna riceve la luce dal sole; se il Padre non si farà più sentire non perché. Lui non voglia più parlare, ma perché i cuori induriti dal male dimenticheranno che esiste un Padre tenerissimo che li attende continuamente anche Maria non sarà più vista, seguita ed avvertita e non potrà più illuminare coloro che ignorano o rifiutano la sua esistenza. Sarà il termine delle manifestazioni mariane che tanto respiro hanno dato alla Chiesa e al mondo in questi nostri tempi. L'umanità allora sarà costituita da un mare di orfani che non avranno altro che disperazione perché non esisterà più il senso per il quale erano stati creati.

Riteniamo che questi siano i famosi "tre giorni di buio" così spesso ricorrenti nelle profezie di questo secolo. Ma questi giorni "saranno abbreviati". Gli uomini, all'acme della disperazione, grideranno «Padre!» e il Padre verrà, e Maria verrà e la Vita ricomincerà a circolare nell'universo, perché lì dove ci sarà un sorriso di uomo, ci sarà il sorriso stesso di Dio. 

8) «Gli astri cadranno dal cielo».

Gli "astri" del mondo dello spirito sono i sacerdoti, dei quali Gesù ha detto: "Voi siete la luce del mondo" (Mt 5,14). Gran parte dei sacerdoti, sbandati, calunniati, non compresi, dimentichi dell'unica vera arma che è la preghiera, saranno sbattuti come canne al vento e anziché essere guide e pastori, saranno guide cieche che condurranno altri ciechi. Verso dove? Verso l'Amore misericordioso del Padre, che non potrà lasciarli perire e che al minimo cenno di pentimento li abbraccerà, li rivestirà della veste nuova e li aiuterà a rinascere ed a riprendere il loro cammino che è un cammino infinito. 

9) «Le potenze dei cieli saranno sconvolte».

"Cielo", nel linguaggio biblico, equivale a "spirito". Gli uomini si troveranno dunque in una situazione di profonda confusione morale, di caos spirituale, e non riusciranno più ad avere un quadro oggettivo e limpido della situazione nella quale si verranno a trovare. E questa situazione è già abbastanza evidente: "Verrà un tempo in cui gli uomini impazziranno disse Antonio il Grande e se qualcuno ragionerà gli diranno: tu sei pazzo". 

La grande conversione

10) «Allora comparirà nel cielo il segno del Figlio dell'uomo e allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra».

L'unico "segno" del Figlio dell'uomo è la Croce. Tale segno comparirà impresso a fuoco in ciascun'anima. Ogni spirito lo riconoscerà, comprenderà la sua ingratitudine e la sua dimenticanza per l'Amore crocifisso, si batterà il petto e sarà salvo: la sua redenzione sarà compiuta.

Ma questo non sarà espressione unicamente di qualche singola conversione: "tutte le tribù della terra si batteranno il petto". Sarà quindi un fenomeno di massa.

Nella Dives in Misericordia leggiamo: "Quel figlio, che riceve dal padre la porzione del patrimonio che gli spetta e lascia la casa per sperperarla in un paese lontano, vivendo da dissoluto, è in certo senso l'uomo di tutti i tempi".

In questi ultimi tempi tornerà finalmente a casa. 

La grande Luce

11) «E vedranno il Figlio dell'uomo venire sopra le nubi del cielo».

Nel cielo dello spirito le nubi sono i peccati, i fantasmi che l'inferno fa scaturire costituendo come un velo, una nube che impedisce di vedere Dio. E' quella che Isaia chiama la "coltre" che verrà squarciata (Is 25,7).

Il Figlio dell'uomo verrà "sopra le nubi", cioè verrà nonostante gli sforzi che l'inferno farà per offuscare la visione di Dio. Esso sa che qualora l'uomo riuscirà a scorgere anche solo un bagliore del Sole che vive in lui, si accenderà dentro di lui un fuoco sempre più forte e cercherà Dio, lo vorrà "con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutta la mente e con tutte le forze" (Dt 6,5; Mt 22,37).

Chi ha visto la Luce di Dio non può più accettare di essere nuovamente sommerso dalle tenebre del peccato e della morte.

Per questo satana cerca di non farci vedere Dio, o di farcene avere un'idea falsa: non Padre tenerissimo, ma padrone vendicativo e giudice inflessibile, quasi nemico. 

Il trionfo del Cuore Immacolato di Maria, ovvero il trionfo del Padre

12) «Vedranno il Figlio dell'uomo venire con grande potenza e gloria».

Sarà il Padre a venire nel Figlio al quale passerà tutta la Sua potenza. La "potenza" è l'attributo specifico di Dio Padre: "Dio Padre onnipotente" diciamo nel Credo.

Con quale tipo di "potenza" verrà? Con quella che gli è propria: potenza creatrice, rigeneratrice, potenza d'Amore, potenza di Luce. Non verrà certo a distruggere, perché il Padre crea, non distrugge; non verrà a punire, perché è Padre di Misericordia; non verrà ad aggiungere tenebra a tenebre, perché è Padre di Luce che genera Luce e che ci ama "grazia su grazia ".

Verrà e "strapperà il velo che copriva la faccia di tutti popoli e la coltre che copriva le genti" (Is 25,7) e che impediva agli uomini di vederLo e perciò di amarLo. Finalmente vedremo Dio quale è: Padre, solo Padre, infinitamente Padre, capace solo di amare e di esercitare la Sua onnipotenza di amore per sciogliere in amore il "male" che Gli aveva strappato i figli e per stringerli tutti a Sé. Per donarsi tutto a ciascuno dei suoi figli, per fare di tutti loro uno con Sé, con il Figlio e con l'Amore.

Sarà il trionfo della Misericordia del Padre che "dona il Suo cuore ai figli" immersi nell'ombra della morte e del peccato, perché la sua misericordia "è più potente del peccato, più potente del male, più potente della morte" (Dives in Misericordia). 

Nasce finalmente la nuova Chiesa

13) «Egli manderà i suoi angeli con una grande tromba e raduneranno tutti i suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all'altro dei cieli»

Sarà semplice per gli angeli, allo squillo della "grande tromba", riunire in un solo Spirito tutti i figli, quando questi si saranno riconosciuti figli di un unico Padre. Saranno gli uomini stessi ad agevolare l'opera degli angeli e a formare l'Unità.

Gli angeli, oltre che i nostri invisibili fratelli del cielo, saranno i sacerdoti della nuova Chiesa che avranno tutta la potenza (la "tromba") di Dio Padre. Sono detti "angeli" sia perché il sacerdozio è stato istituito da Dio per portare agli uomini la Parola e la Luce compito che prima della venuta di Gesù era riservato proprio agli angeli; sia perché negli «ultimi tempi» i sacerdoti saranno coloro che guideranno sulla terra la lotta contro i demoni, come in cielo l'avevano condotta Michael e gli altri angeli (Ap 12,79). A tutti i Suoi "Michael" i nuovi Sacerdoti il Padre darà la pienezza della sua Grazia ("con una grande tromba") e il "grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana" (Ap 12,9) sarà sconfitto anche sulla terra (Ap 12,1012).

 

La caduta di Babilonia, al suono della "tromba" dei nuovi sacerdoti

La "tromba" è sempre stato il simbolo della potenza di Dio (Ap 8; 10; 11; Is 27,13; GI 2,1) ed è interessante rileggere a questo proposito l'episodio della presa di Gerico, nel libro di Giosuè: "Sette sacerdoti porteranno sette trombe di corno d'ariete davanti all'arca; il settimo giorno poi girerete intorno alla città per sette volte e i sacerdoti suoneranno le trombe. Quando si suonerà il corno dell'ariete, appena voi sentirete il suono della tromba, tutto il popolo proromperà in un grande grido di guerra, allora le mura della città crolleranno e il popolo entrerà, ciascuno diritto davanti a sé" (Gs 6,45).

Il "sette" è il numero simbolico del Padre e la "tromba" è il segno della Sua potenza. Il Padre, nella sua venuta, "manderà" i suoi sacerdotiangeli nel mondo come Gesù mandò gli Apostoli con tutta la Sua potenza di Luce e di Grazia.

La Chiesa del Padre sarà dunque eminentemente missionaria, come era alle origini quella del Figlio (Mt 28,1820), libera dagli angusti e mortificanti confini dell'attuale giuridismo.

Il Padre manderà allora i suoi sacerdotiangeli dando loro tutta la Sua potenza ("la grande tromba"). Come le mura di Gerico crollarono allo squillo delle trombe suonate dai sacerdoti, così le nebbie con cui l'inferno ha offuscato lo spirito umano cadranno dinanzi alla potenza della parola del Padre che si sprigionerà dai suoi sacerdotiangeli.

I sacerdotiangeli fonderanno tutte le religioni, tutte le più svariate spiritualità ("da un estremo all'altro dei cieli") nel nome e nel cuore del Padre comune. Sarà la nuova Chiesa realmente Una, Santa, Cattolica unita dall'unico Spirito che in ognuno e in tutti griderà: "Abbà, Padre!".

Questa unica parola: Padre!, pronunziata da tutti gli uomini, sarà «il grande grido di guerra in cui proromperà tutto il popolo» (Gs 6,5) e farà crollare definitivamente le mura dell'inferno. 

Cara "piccolina del Papà del Cielo", fammi sapere se questa interpretazione della "fine del mondo" descritta da San Matteo ti sta bene. Nel prossimo numero vedremo cosa ci dicono al riguardo San Giovanni nell'Apocalisse e San Pietro nella sua seconda Lettera. Credo siano d'accordo con noi. 

 
LA "PIOGGIA DI FUOCO"

Cara "Piccolina del Padre",

continuiamo il discorso iniziato nel numero precedente. (...)

Circa venti anni fa parlammo anche noi di una "pioggia di fioco" a proposito della seconda Lettera di San Pietro, nel l° volume della trilogia "Dio è Padre". Da vario tempo lunghi stralci di quel libro vengono riportati nella rivista dei Padri Gesuiti Messaggero dell'O. R. P., e questo ci ha fatto tanto piacere. Attingiamo anche noi a quanto scrivemmo allora, anche per fare un po' di pubblicità a questi tre volumetti scritti per volontà di Madre Eugenia che ci suggerì anche i titoli. Non sono entrati tra i bestsellers ma, se vanno bene per i Gesuiti, può darsi che meritino la fatica che ci sono costati.

Tu, Piccolina del Padre, mi scrivi ancora: "Secondo me è meglio la conversione di tutti, la conversione dei cuori, in un istante, in un attimo, il tempo di un respiro". Ma come ciò può concretizzarsi? Credo che la cosa sia un pochino più complessa, perché una vera conversione comporta una profonda maturazione interiore che può realizzarsi solamente attraverso il vaglio di una sofferta macerazione. Il figliol prodigo insegna.

Però è possibile che questa "maturazione" avvenga in modo simultaneo per molti, sotto una eccezionale pressione dello Spirito che può determinare in contemporanea un capovolgimento interiore a livello di massa. Potrebbe essere il frutto dei famosi "tre giorni di buio" di cui tanto si parla, durante i quali si addizionerebbero tutte le catastrofi che dovrebbero provocare la fine del mondo... del male. Perché durante questa... "Tre giorni" che simboleggiano la passione e la morte di Gesù ogni uomo vivrà la propria agonia spirituale. In questa morte interiore verranno demolite tutte le false strutture costruite dal proprio "io": questi che Padre Pio da Pietrelcina ha più volte definito il vero "satana" sarà distrutto dall'azione potente del Padre mediante la "pioggia di fuoco", che sarà pioggia di Spirito Santo e che va perciò intesa in senso spirituale.

Per dare la giusta interpretazione a questa "pioggia di fuoco" di cui parla San Pietro, è fondamentale precisare i concetti di "cielo", "cieli" e "terra" nella Scrittura. 

"Cieli" e "terre" nella Scrittura

"Cielo" è l'anima umana e, in senso più lato, il mondo dello spirito.

"Terra" è il corpo umano e, in senso più lato, il mondo della materia. E' il corpo umano non tanto e soltanto perché "fatto di terra" (Gen 2,7), ma soprattutto perché è l'involucro materiale di cui l'anima è rivestita e di cui lo Spirito si serve per comunicarsi anche al mondo della materia.

Riportiamo, a sostegno di quanto detto, alcune espressioni del Vangelo: 

1) "Il regno dei cieli è dentro di voi" (Lc 17,21).

Se il regno dei cieli è dentro di noi, non può certo essere il cielo atmosferico. E' il mondo dello spirito che è dentro di noi; questo mondo, distrutto e spento dal peccato, viene riportato a vita nuova da Gesù che con la Grazia vivifica quello che il male aveva spento, e torna a farne il tempio della divinità: "Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui»"(Gv 14,23).

Dio vive dunque fuori dello spazio e del tempo nel mondo dello spirito che è Egli stesso nella sua essenza trinitaria alla quale si fondono gli angeli e le anime dei trapassati; vive poi nell'anima di ogni uomo che Lo accetta e che diventa qui sulla terra nello spazio e nel tempo una irradiazione della divinità nel mondo della materia.

Ogni anima è un "cielo" in cui Dio vive e opera, e questo è chiarito meglio dalla seguente espressione: 

2) "Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli" (Mt. 18, 10).

Viene spontanea un'obiezione: tutti gli angeli, anche gli angeli custodi dei peccatori, vedono il volto di Dio. Che differenza c'è dunque nella visione di Dio tra gli angeli custodi dei bimbi innocenti e quelli dei peccatori? I primi vedono l'immagine del Padre anche nell'anima (nei cieli) dei loro assistiti; i secondi non godono di questa ulteriore visione del Padre perché l'anima dei loro protetti è offuscata dal peccato.

Quindi nel "cielo" gli angeli dei bimbi godono di una ulteriore visione beatifica nei singoli "cieli" dei piccoli fratelli innocenti affidati alla loro custodia.

Questo concetto viene ribadito e meglio chiarito da Gesù quando, parlando sempre dei bimbi, dice: "Chi accoglie uno di questi piccoli accoglie me" (Mt 18, 5) e quindi il Padre e lo Spirito Santo. Dice esplicitamente: «IoTrinità vivo in pienezza nell'anima di ogni bimbo».

Quando invece parla degli adulti, dice: "Chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato" (Gv 13,20); e S. Giovanni dice: "A quanti l'hanno accolto, ha dato il potere di divenire figli di Dio" (Gv 1,12). In altri termini, Gesù viene a ristabilire negli adulti quel "regno dei cieli" che è invece in pienezza nei bimbi. 

3) "Ed ecco una voce dal cielo che disse: Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto" (Mt 3,17).

"Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli" (Mt 16,17).

E' interessante mettere a confronto questi due brani, nei quali il Padre manifesta e testimonia il Suo Unigenito.

Nel primo il Padre, dal "cielo" cioè dal mondo esterno al mondo del l'uomo fa udire la Sua voce per testimoniare il Figlio a tutta la terra, dinanzi a tutti, perché tutti lo riconoscano e lo accettino.

Nel secondo è sempre il Padre che, nei "cieli" delle singole anime, testimonia e fa conoscere il Figlio: in questo caso lo manifesta al solo Pietro.

Ogni conoscenza, ogni scintilla di Vita, di Fede, di Luce ha per origine il Padre. Ciò è più che mai vero nella conoscenza del Figlio: "Beato te, Simone, figlio di Giona, perchè né la carne, né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli" (Mt 16,17). Il Padre che nel Cielo è la fonte di Vita sempre nuova ed eterna che genera continuamente il Figlio, continua questa "generazione" nel cielo di ogni singola anima, manifestando il Figlio a chi ritiene opportuno.

Ogni anima che accetta il Figlio manifestatoGli dal Padre, diviene un "cielo" in cui la Trinità vive e opera, e diventa a sua volta "sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna" (Gv 4,14). Ogni uomo, nel disegno del Padre, deve divenire un cielo che sarà una irradiazione trinitaria nel creato, una estensione della vita divina nel cosmo.

Quando tutti gli uomini saranno pronti ad accettare la manifestazione del Figlio da parte del Padre, sarà finalmente il Regno dei Cieli anche sulla terra, e nell'uomo il cielo dello spirito avrà riacquistato la propria dignità e potrà guidare l'involucro del corpo della "terra" in piena sintonia di Amore: avremo così cieli e terre nuove.

La venuta del Padre riguarderà dunque il mondo dello spirito e delle singole anime. In questa chiave cerchiamo di vedere cosa è racchiuso nel brano del Vangelo di Matteo e nella seconda Lettera di Pietro.  

"La pioggia di fuoco"

nella seconda Lettera di San Pietro

«Ora, i cieli e la terra attuali sono conservati dalla medesima parola, riservati al fuoco per il giorno del giudizio e della rovina degli empi. Una cosa però non dovete perdere di vista, carissimi: davanti al Signore un giorno è come mille anni, e mille anni come un giorno solo. Il Signore non ritarda nell'adempire la sua promessa, come certuni credono; ma usa pazienza verso di voi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi. Il giorno del Signore verrà come un ladro; allora i cieli con fragore passeranno, gli elementi consumati dal calore si dissolveranno e la terra con quanto c'è in essa sarà distrutta.

Poiché dunque tutte queste cose devono dissolversi così, quali non dovete essere voi, nella santità della condotta e nella pietà; attendendo e affrettando la venuta del giorno di Dio, nel quale i cieli si dissolveranno e gli elementi incendiati si fonderanno! E poi, secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia» (2 Pt. 3, 713). 

Cerchiamo di dare un significato coerente a concetti che sembrano contraddittori, un po' perchè è un linguaggio profetico, un po' per la traduzione impropria ed imprecisa di alcune espressioni che sono state forzate in ordine ad un presunto significato catastrofico.

Innanzi tutto esaminiamo il termine "promessa" di Dio, che in questo breve brano ricorre ben due volte: la prima come promessa di distruzione, la seconda come promessa di "cieli e terre nuove". E diciamo subito che una promessa di distruzione, letteralmente e biblicamente parlando, è inconcepibile.

Dizionario alla mano, promettere equivale a "far sperare, lasciar sperare bene". Scrittura alla mano, la "promessa" porta sempre con sè la speranza che in Dio è certezza di cose belle, di vita, di gioia. Le cose brutte, come la morte e la sofferenza, nella Bibbia non vengono annunziate giustamente come promessa, ma come minaccia. Per convincerci di questa realtà esaminiamo alcune tra le "promesse" più note.

 

Le "promesse" nella Scrittura

Dio promette la redenzione dopo il peccato di Adamo ed Eva (Gen 3,1415); promette a Caino protezione anche dopo l'omicidio di Abele (Gen 4,15); promette ad Abramo che è senza figli una discendenza numerosa come la polvere della terra e le stelle del cielo (Gen 12,2 ss.; Gen 15,5); simile promessa fa ad Agar, per consolarla dei maltrattamenti subiti da parte di Sara (Gen 16,10); al popolo ebraico promette, in Mosè, di condurlo in "un paese dove scorre latte e miele" (Es 3,17), appunto la terra "promessa"; in tutte le pagine della Scrittura ed in tutti i profeti Dio promette il Redentore, il segno supremo della sua fedeltà, della sua alleanza, del suo amore.

Quando Gesù sta per tornare al Padre, e vede i suoi rattristati e sperduti, li consola ancora con una promessa: "Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi... il Padre vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di Verità" (Gv 14,1515).

La Scrittura è tutta un crescendo di promesse tutte regolarmente mantenute da Dio che è fedele sempre più luminose: la liberazione dalla schiavitù dell'Egitto; la terra promessa; il Messia e la liberazione dal peccato e dalla schiavitù dell'inferno; Dio con noi, Dio in noi... tutte prove dell'infinito amore del Padre che man mano avanza nella riconquista d'amore dei Suoi figli, delle Sue creature, dell'universo intero.

In questo quadro di amore sempre più ampio la "promessa" di un "fuoco distruttore" è quanto mai inconcepibile: l'unica spiegazione logica e coerente è che questa "pioggia di fuoco" ci sarà perchè Dio lo ha promesso ma sarà fuoco di Spirito Santo.

E appunto di questo si tratta nella II Lettera di S.Pietro: la prima promessa è quella di una nuova Pentecoste, a dimensioni universali.

La seconda promessa è conseguenza della prima: «Emitte Spiritum tuum et creabuntur, et renovabis faciem terrae». Ecco cosa chiede la Chiesa allo Spirito Santo: di rinnovare, di creare di nuovo tutte le cose. E San Pietro, che ben conosce l'azione dello Spirito Santo, data per certa la promessa di una universale Pentecoste, può con tranquillità garantirne l'effetto: "Secondo la sua promessa, noi aspettiamo cieli nuovi e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia" (2 Pt 3, 13).

Questa Pentecoste universale non poteva avverarsi nel tempo in cui Pietro scriveva le sue lettere, perché era necessario che prima tutti gli uomini fossero pronti a ricevere questa "pioggia di fuoco", perché Dio "usa pazienza verso di noi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi" (2 Pt 3, 9).

Per convincerci che si tratta di fuoco di Spirito Santo leggiamo la descrizione della Pentecoste negli Atti degli Apostoli, e facciamo un breve confronto con il brano di 2 Pt:

"Venne all'improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come difuoco che si dividevano e si posavano su ciascuno di loro, ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo..." (At 2, 24)  

Atti 2,2: Venne all'improvviso dal cielo un rombo

2Pt 3,10: Il giorno del Signore verrà come un ladro... i cieli passeranno con fragore

Il clima è lo stesso. In un momento imprevedibile, tra un rombo notevole che è sempre parte delle grandi manifestazioni divine dal "cielo" e nei "cieli" si manifesta l'azione di Dio nel mondo dello spirito in generale e delle anime in particolare. I "cieli" cioè le anime "passeranno" dalla morte alla vita, dalla tenebre alla Luce. Come? Per effetto del "fuoco".... 

Atti 2,4: "Apparvero loro come lingue di fuoco che si dividevano e si posavano su ciascuno di loro, ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo ".

2 Pt. 3, 7: "Ora, i cieli e la terra attuali sono conservati dalla medesima parola, riservati al fuoco per il giorno del giudizio e della rovina degli empi."

L'effetto dello Spirito Santo sui primi discepoli lo conosciamo. Eguale effetto e più splendido ancora esso avrà sugli uomini tutti. Questi cieli e terra, cioè anima e corpo sono "conservati " in attesa di essere penetrati dal "fuoco" dello Spirito Santo al quale sono "riservati" per il giorno del giudizio e per la rovina degli empi. Chi sono gli "empi" che saranno "rovinati" in questo giudizio? I demoni, che dovranno lasciare l'uomo, la terra, l'universo intero che essi, falsi "principi" hanno usurpato, ma che appartiene all'uomo, unico vero "re" del creato.

In questo giorno sarà eseguita la sentenza che Gesù aveva emessa a suo tempo: "Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori" (Gv 12,31).

Il fuoco dello Spirito Santo penetra nei primi discepoli, brucia tutto ciò che sapeva di inferno, frutto dell'antico inquinamento spirituale dell'uomo, e li trasforma. Toglie la paura, il rispetto umano, la nebbia dell'ignoranza e essi non esitano ad uscire in pubblico e ad affrontare flagelli e carcere per testimoniare la Verità: sono diventati "cieli nuovi e terre nuove", sono stati fusi e temprati dal Fuoco Divino.

Esaminiamo anche la Pentecoste minore di cui si parla negli Atti degli Apostoli e facciamo anche di questa un rapido raffronto con la lettera di S.Pietro: 

«Quand'ebbero terminato la preghiera, il luogo in cui erano radunati tremò, e tutti furono pieni di Spirito Santo e annunziavano la parola di Dio con franchezza. La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuor solo e un'anima sola... » (Atti 4,3132). 

Atti 4, 32: "La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuor solo e un'anima sola".

2Pt. 3,12: "Nel giorno di Dio i cieli si dissolveranno e gli elementi incendiati si fonderanno".

La fusione dei metalli è opera propria del fuoco, che solo può scioglierli, purificarli, amalgamarli.

La "fusione" tra gli uomini è opera propria, specifica del fuoco dello Spirito Santo: la moltitudine che aveva "un cuor solo e un'anima sola" è appena una primizia di quell'«Unum sint» per cui Gesù ha pregato ed ha offerto se stesso: "Padre, che siano una cosa sola, come noi" (Gv 17, 11). 

Quando verrà la pienezza dei tempi, il «giorno di Dio», sull'umanità intera sarà riversata una tale potenza di fuoco di Spirito Santo che gli uomini, penetrati da questo Fuoco, saranno trasformati nell'anima e nel corpo: cieli e terre nuove. 

I corpi perderanno tutte le incrostazioni di peccato e di sensualità ("la terra e quanto è in essa sarà distrutta") e saranno resi capaci di recepire l'azione dello Spirito e di lasciarsi guidare da Lui. Scompariranno le nebbie dagli spiriti ("i cieli si dissolveranno"), e questi avranno pienezza di Luce e di Amore che li farà agire in armonia perfetta con i corpi.

Tutti gli uomini, rigenerati nello spirito e nel corpo, formeranno una unità perfetta tra di loro e con Dio: saranno "un cuor solo e un'anima sola" (Atti, 4, 32), saranno "nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia" (2 Pt. 3, 13). Quello che risulta evidente, in 2 Pt e in Mt 24, è che gli "ultimi tempi" saranno molto duri per l'umanità perché mentre Dio tacerà (Mt 24,29) l'inferno griderà la sua rabbia con "carestie, terremoti, dilagare dell'iniquità, tribolazione grande..." (Mt 24,7 ss.) per far cadere le vecchie strutture. 

Noi, in questo clima di caos e di tenebre, che dobbiamo fare? Gesù ci rassicura: "Guardate di non allarmarvi; "E' necessario che tutto questo avvenga" (Mt 24, 6), e Giovanni Paolo II Papa e Pastore, Sacerdote e Profeta dei nostri tempi ci indica la via da seguire nella «Dives in Misericordia»: 

«Nel nome di Gesù Cristo crocifisso e risorto, nello spirito della stia missione messianica, che continua nella storia dell'umanità, eleviamo la nostra voce e supplichiamo perché, in questa tappa della storia, si riveli ancora una volta quell'azione che è, nel Padre, e per opera del Figlio e dello Spirito Santo si dimostri presente nel mondo contemporaneo, è più potente del male: più potente del peccato e della morte » (Dives in Misericordia, VIII, 15). 

Obbedendo alla voce del Pastore, invece di disperarci in gratuite elucubrazioni sul come si manifesterà l'ira di Dio, viviamo con pienezza la nostra dimensione di figli, pregando il Padre di liberarci dal male; chiedendoGli misericordia, forza e spirito nuovo per tutti. Egli ci ascolterà, perché Egli vuole aiutarci più di quanto noi vogliamo essere aiutati, e perché è fedele alla sua promessa. Egli ci libererà dal male, cioè interverrà con la sua potenza non per distruggere l'uomo, ma per allontanare l'oppressore che "ha fatto molto male" (GI 2,20) alla sua creatura, e stringerà questa a sé, per sempre.

Si, la Chiesa è nel caos, non ci sono più sacerdotiguida, gli uomini sono in uno sbandamento totale sia sul piano spirituale che su quello materiale, ma non bisogna scoraggiarsi:

«la Chiesa stessa deve essere costantemente guidata dalla piena coscienza che... non le è lecito, a nessun patto, di ripiegarsi su se stessa. La ragione del suo essere è, infatti, quella di

rivelare Dio, cioè quel Padre che ci consente di essere "visto" nel Cristo» (Dives in Misericordia, VIII, 15). 

Questo è il tempo del Padre, il tempo della Misericordia. Tanto più profonde le tenebre, tanto più generale il caos, tanto più splendida sarà la Luce e più pieno il trionfo della Misericordia del Padre:

«Quanto più la coscienza umana, soccombendo alla secolarizzazione, perde il senso del significato stesso della parola misericordia, quanto più, allontanandosi da Dio, si distanzia dal mistero della misericordia, tanto più la Chiesa ha il diritto e il dovere di far appello al Dio della misericordia con "forti grida". Queste "forti grida" debbono essere proprie della Chiesa dei nostri tempi, rivolte a Dio per implorare la sua misericordia, la cui certa manifestazione essa professa e proclama come avvenuta ma Gesù crocifisso e risorto, cioè nel mistero pasquale. E' questo mistero che porta in sé la più completa rivelazione della misericordia, cioè di quell'amore che è più potente della morte, più potente del peccato e di ogni male, dell'amore che solleva l'uomo dalle abissali cadute e lo libera dalle più grandi minacce » (Dives in Misericordia, VIII, 15). 

Eliminiamo le sterili polemiche, finiamola di segnarci l'un l'altro a dito accusando questi o quello di tutti i mali. Questo è il gioco dell'inferno che non vuole farci aggrappare all'unica fonte vera di salvezza: la Misericordia del Padre. Siamo in una spirale di odio che può essere spezzata solo dall'Amore di Dio Padre, e il Papa profeta di misericordia che echeggia la misericordia di tutti i profeti ci ha mostrato la strada: che aspettiamo a percorrerla? Chiediamo "con forti grida" la misericordia per tutti, e sperimenteremo che "il Signore è rifugio al suo popolo" (G14,16). 

Capiremo finalmente che Dio è Padre, solo Padre che, con infinito amore di Padre, si china sulle sue creature pestate dal male e le stringe a sé. Con il calore del suo Amore darà nuovo alito di Vita ai suoi figli, in una nuova creazione con la quale saranno rigenerati nell'anima e nel corpo:

"Ecco infatti io creo nuovi cieli e nuova terra; non si ricorderà più il passato, non verrà più in mente, poiché si godrà e si gioirà sempre di quello che sto per creare, e farò di Gerusalemme una gioia, del suo popolo un gaudio. Io esulterò di Gerusalemme, godrò del mio popolo. Non si udranno più in essa voci di pianto, grida di angoscia... Prima che mi invochino, io risponderò; mentre ancora stanno parlando, io già li avrò ascoltati. Il lupo e l'agnello pascoleranno insieme, il leone mangerà la paglia come un bue, ma il serpente mangerà la polvere, non faranno né male né danno in tutto il mio santo monte. Dice il Signore". (Is 65,1725) 

Questo "dice il Signore", e la parola del Signore è già realtà viva. Sta a noi accelerare i tempi di questa stupenda realtà con

"un grido che implori la misericordia secondo la necessità dell'uomo nel mondo contemporaneo. Questo grido sia denso di tutta quella verità sulla misericordia, che ha trovato così ricca espressione nella Sacra Scrittura e nella Tradizione, come anche nell'autentica vita di fede di tante generazioni del Popolo di Dio. Con tale grido ci richiamiamo, come gli scrittori sacri, al Dio che non può disprezzare nulla di ciò che ha creato, al Dio che è fedele a se stesso, alla sua paternità e al suo amore". (Dives in Misericordia, VIII, 15)

 

"VENGA IL TUO REGNO!"

Nel tentativo di dare una risposta a quanto la nostra "Piccolina del Padre" ha intuito nella freschezza del suo cuore, continuiamo ad esaminare i messaggi di Amore racchiusi nella Scrittura:

Caro Padre Andrea,

...secondo me è meglio la conversione dei cuori, in un istante, in un attimo, il tempo di un respiro. Forse chiedo troppo? se il Padre decidesse di ascoltare le nostre preghiere e di convertire tutti in un attimo... non potrebbe, la Giustizia del Padre intervenire con Potenza nel cuore di tutti gli uomini armata del Sangue versato prima di tutti da Gesù e poi da tutti i martiri della storia... ?

la Piccolina del Padre

 

Cara Piccolina del Padre, quello che tu chiedi potrà sembrare assurdo ai più, ma è proprio quello che è scritto negli ultimi capitoli dell'Apocalisse a proposito di Babilonia la Grande e della Gerusalemme Celeste. Allora parliamo un poco di queste realtà che stiamo vivendo senza rendercene conto: Babilonia la Grande 

"Babilonia la Grande

è diventata covo di demoni, carcere di ogni spirito immondo,... perché tutte le nazioni hanno bevuto del vino della sua sfrenata prostituzione, i re della terra si sono prostituiti con essa e i mercanti della terra si sono arricchiti del suo lusso sfrenato". (Ap 18,13) 

Babilonia è dunque tutta la terra, i cui abitanti si sono oramai votati al satana rinnegando Dio: "i re, i mercanti, i comandanti di nave e l'intera ciurma, i naviganti e quanti commerciano per mare, ecc..." , in pratica tutti gli uomini hanno bevuto il vino del furore della sua prostituzione: "la bestia faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte" (Ap 13,16).

Il marchio nella mano e nella fronte sta ad indicare il dominio di satana che toglie ai suoi adepti ogni libertà di azione (marchio nella mano) e di pensiero (marchio nella fronte). Il marchio si usa per contrassegnare il diritto del padrone sulle bestie, quindi l'umanità degli ultimi tempi sarà nella stragrande maggioranza soggetta al dominio di satana, avendo venduto la propria libertà e la propria dignità di figli di Dio.

Saranno esclusi da questo dominio solo coloro che, consacrandosi al Padre del Cielo, avranno permesso all'angelo di porre sulla loro fronte il sigillo luminoso e regale dei figli di Dio il Nome del Padre, appunto (Ap 22,4) liberi nella loro volontà e quindi nel pensiero e nell'azione. 

In pratica l'umanità degli ultimi tempi sarà costituita da due nuclei contrastanti: l'uno che abbraccia la stragrande maggioranza degli uomini che si saranno venduti al satana per fame di denaro e di potere, e l'altro costituito da quanti si saranno consacrati totalmente a Dio.

Negli ultimi tempi sembrerà che il potere del male abbia il predominio: "Io seggo regina, vedova non sono e lutto non vedrò" (Ap 18,7), dice Babilonia di se stessa.

Questi sono i nostri tempi, nei quali lo strapotere del male è incontrastato; ma in realtà il regno di satana sta per crollare, grazie ad una potenza di fuoco che scende dal cielo:

"Vidi un angelo discendere dal cielo con grande potere e la terra fu illuminata dal suo splendore. Gridò a gran voce: "E' caduta, è caduta Babilonia la grande... in un sol giorno, verranno su di lei questi flagelli: morte, lutto e fame; sarà bruciata dal fuoco, perché potente Signore è Dio che l'ha condannata..." (Ap 18, 1 ss) 

E' l'inizio del disfacimento del regno di satana sulla terra, o meglio nel cuore dell'uomo, perché tutto avviene nell'uomo: gli uomini, sotto l'imperversare dei flagelli, saranno scossi fin nel profondo. La "dolce vita" ricompensa del satana ai suoi schiavi ha termine:

"Guai, guai, immensa città, del cui lusso arricchirono quanti avevano navi sul mare!

... la voce degli arpisti e dei musici, dei flautisti e dei suonatori di tromba non si udrà più in te; la luce della lampada non brillerà più in te ... perché tutte le nazioni dalle tue male furono sedotte." (Ap 18,1924)

 

La fine del mondo del male

Che fine farà questa umanità marchiata da Satana che vive solo in ordine al benessere materiale?

"I re della terra e i grandi, i capitani, i ricchi e i potenti e infine ogni uomo, schiavo o libero, si nascosero tutti nelle caverne e tra le rupi dei monti, e dicevano ai monti e alle rupi: "Cadete sopra di noi e nascondeteci dalla faccia di Colui che siede sul trono e dall'ira dell'Agnello, perché è venuto il gran giorno della loro ira e chi vi può resistere?" ... Gettandosi sul capo la polvere gridano, piangono e gemono: Guai, guai, immensa città, del cui lusso arricchirono quanti avevano navi sul mare! In un'ora sola (Babilonia) fu ridotta a un deserto! "(Ap 6, 1617; 18, 19) 

E' la grande disperazione che attanaglia l'uomo nel momento in cui, illuminato dallo splendore dell'"angelo che scende sulla terra" (Ap 18, 1), prende coscienza dei propri crimini e del tradimento nei confronti di Dio. E' il grande giudizio, o meglio è l'inizio della grande conversione di massa auspicata dalla "Piccolina del Padre".

 

Può accadere tutto "in un secondo"?

L'Apocalisse a questo proposito dice di Babilonia: "in un sol giorno verranno su di lei i flagelli" (Ap 18,8) e poi "in un'ora sola è giunta la tua condanna" (Ap 18,9). Sono espressioni che stanno ad indicare un tempo breve; ma siamo in campo di spirito e il tempo non può essere computato secondo i1 nostro calendario e i nostri orologi.

Rapportato ai "mille anni" (Ap 22) tempo nel quale satana sarà rinchiuso nell'abisso "un'ora" o "un giorno" stanno ad indicare un tempo relativamente breve: lo strapotere di satana sarà stroncato in pochissimo tempo da un intervento straordinario di Dio. L'umanità allora, attraverso una spaventosa angoscia interiore, prenderà coscienza dei propri peccati, si pentirà di essi e finalmente tornerà a Dio di cui non potrà più ignorare l'esistenza. Sarà una prova tremenda, un inferno vissuto qui sulla terra che gli uomini vivranno perseguitati dal padrone satana dal quale si erano fatti marchiare:

"Il quinto angelo suonò la tromba e vidi un astro caduto dal cielo sulla terra. Gli fu data la chiave del pozzo dell'Abisso; egli aprì il pozzo dell'abisso e salì dal pozzo un fumo come il fumo di una grande fornace, che oscurò il sole e l'atmosfera. Dal fumo uscirono cavallette che si sparsero sulla terra e fu dato loro un potere pari a quello degli scorpioni della terra. E fu detto loro di non danneggiare né erba né arbusti, né alberi, ma soltanto gli uomini che non avessero il sigillo di Dio sulla fronte. Non fu concesso loro di ucciderli, ma di tormentarli per cinque mesi e il tormento è come il tormento dello scorpione quando punge un uomo. In quei giorni gli uomini cercheranno la morte, ma non la troveranno; brameranno morire, ma la morte li fuggirà ". (Ap 9,16) 

L' "astro caduto dal cielo" è probabilmente lo stesso Lucifero, capo dei demoni che, precipitato sulla terra insieme ai suoi angeli (Ap 12,9), tormenterà sulla terra gli uomini come fa nell'inferno: gli uomini vivranno da vivi la stessa disperazione dei dannati.

 

Un esempio classico di "disperazione", "morte" e "resurrezione"

Per comprendere quale sarà questa "disperazione", leggiamo la descrizione che il Manzoni fa dello stato d'animo dell'Innominato nella famosa notte descritta nel cap. XXI dei Promessi Sposi:

"Partito, o quasi scappato da Lucia, il signore s'era andato a cacciare in camera, s'era chiuso dentro in fretta e furia, come se avesse avuto a trincerarsi contro una squadra di nemici.

Tutto gli appariva cambiato: ciò che altre volte stimolava più fortemente i suoi desideri ora non aveva più nulla di desiderabile. (... ) Sentiva una tristezza, quasi uno spavento de' passi già fatti. Il tempo gli s'affacciò davanti vuoto di ogni intento, d'ogni occupazione, d'ogni volere, pieno soltanto di memorie intollerabili. (...)

A guisa di chi è colto da un'interrogazione inaspettata e imbarazzante d'un superiore, l'Innominato pensò a rispondere a questi (interrogativi) che s'era fatto lui stesso, o piuttosto quel nuovo lui, che cresciuto terribilmente ad un tratto, sorgeva come a giudicare l'antico.

Il tormentato esaminator di se stesso, per rendersi ragione d'un sol fatto, si trovò ingolfato nell'esame di tutta la sua vita. Indietro, indietro, d'anno in anno, d'impegno in impegno, di sangue in sangue, di scelleratezza in scelleratezza: ognuna ricompariva all'animo consapevole e nuovo, separata da' sentimenti che l'avevan fatta volere e commettere: ricompariva con una mostruosità che que' sentimenti non avevano lasciato allora scorgere in essa. Eran tutte sue, eran lui: l'orrore di questo pensiero, rinascente ad ognuna di queste immagini, crebbe fino alla disperazione. S'alzò infuria a sedere, gettò in furia le mani alla parete accanto al letto, afferrò una pistola, la staccò, e... al momento di finire una vita divenuta insopportabile, il suo pensiero, sorpreso da un terrore, da un'inquietudine, per dir così, superstite, si slanciò nel tempo che pure continuerebbe a scorrere dopo la sua fine. S'immaginava copi raccapriccio il suo cadavere sformato, immobile, in balia del più vile sopravvissuto; la sorpresa, la confusione nel castello, il giorno dopo: ogni cosa sottosopra; lui, senza forza, senza voce, buttato chissà dove. Immaginava i discorsi che se ne sarebber fatti lì, d'intorno, lontano; la gioia de' suoi nemici. Anche le tenebre, anche il silenzio, gli facevan veder nella morte qualcosa di più tristo, di spaventevole; gli pareva che non avrebbe esitato, se fosse stato di giorno, all'aperto, in faccia alla gente: buttarsi in un fiume e sparire.

E assorto in queste contemplazioni tormentose andava alzando e abbassando, con una forza convulsiva del pollice il cane della pistola; quando gli balenò in mente un altro pensiero. Se quell'altra vita di cui m'hanno parlato quand'ero ragazzo, di cui parlano sempre, come se fosse cosa sicura; se quella vita non c'è, se è un'invenzione de' preti; che fo io? Perché morire? Cos'importa quello che ho fatto? cos'importa? è una pazzia la mia... E se c'è quest'altra vita...!

A un tal dubbio, a un tal rischio, gli venne addosso una disperazione più nera, più grave, dalla quale non si poteva fuggire, neppur con la morte. Lasciò cader l'arme e stava con le mani ne' capelli, battendo i denti, tremando.

Tutt'a un tratto, gli tornarono in mente parole che aveva sentite e risentite, poche ora prima:

Dio perdona tante cose per un'opera di Misericordia!" 

L'angoscia dell'Innominato potrà essere placata solo dalle parole del cardinale Borromeo:

"«Voi mi domandate dov'è questo Dio? E chi più di voi l'ha vicino? Non ve lo sentite in cuore che v'opprime, che v'agita, che non vi lascia stare, e nello stesso tempo v'attira, vi fa presentire una speranza di quiete, di consolazione, d'una consolazione che sarà piena, immensa, subito che voi lo riconosciate, lo confessiate, l'imploriate? ... » A misura che le parole uscivano dal suo labbro, il volto, lo sguardo, ogni moto ne spirava il senso. La faccia del suo ascoltatore, di stravolta e confusa, si fece da principio attonita e attenta, poi si compose aduna commozione più profonda e meno angosciosa, i suoi occhi che dall'infanzia più non conoscevano le lacrime, si gonfiarono: quando le parole furono cessate, si coprì il viso con le mani e diede in un dirotto pianto, che fu come l'ultima e più chiara risposta". 

Ma tutto ha un prezzo. Chi paga il prezzo di tale liberazione?

La povera Lucia che, terrorizzata in una buia stanza del castello, invoca Misericordia per sè e per l'Innominato:

"Lucia stava immobile in quel cantuccio, tutta in un gomitolo, con le ginocchia alzate, con le mani appoggiate sulle ginocchia, e col viso nascosto nelle mani. Non era il suo né sonno né veglia, ma una rapida successione, una torbida vicenda di pensieri, d'immaginazioni, di spaventi. Ora, più presente a se stessa, e rammentandosi più distintamente gli orrori veduti e sofferti in quella giornata, s'applicava dolorosamente alle circostanze dell'oscura e formidabile realtà in cui si trovava avviluppata; ... stette un pezzo in quell'angoscia... tutte le memorie dell'orribil giornata trascorsa, tutti i terrori dell'avvenire l'assalirono in una volta: ... fu vinta da un tale affanno, che desiderò di morire. Ma in quel momento, si rammentò che poteva almeno pregare... prese di nuovo la sua corona, e ricominciò a dire il rosario.... " 

La grazia, partendo dal cuore ferito di Lucia, raggiunge il cuore dell'Innominato. 

Chi paga il prezzo per la conversione dell'intera umanità?

Il prezzo lo pagano coloro che, volontariamente, si lasciano colpire dalla bestia che è nei loro fratelli e, invece di maledirli, chiedono per loro "Misericordia!": il carcere nel quale essi erano chiusi si aprirà e i cuori saranno liberati.

Sono i 144.000 ai quali l'Angelo ha posto il "sigillo" divino:

"Poi vidi un altro Angelo che saliva da oriente e portava il sigillo del Dio vivente e si mise a gridare a gran voce ai quattro Angeli a cui era ordinato di danneggiare la terra e il mare, dicendo: «Non danneggiate né la terra, né il mare, né le piante finché non abbiamo segnato sulle loro fronti i servi del nostro Dio... »" (Ap 7,14) 

Sono i "vincitori" di cui parla l'Angelo dell'Apocalisse:

"Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo, poiché è stato precipitato l'accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte. Ma essi lo hanno vinto per mezzo del Sangue dell'Agnello e grazie alla testimonianza del loro martirio perché hanno disprezzato la vita fino a morire". (Ap 12, 1011)  

Sono coloro che si consacrano a Dio e nell'Eucaristia (il Sangue dell'Agnello), nell'accettazione della volontà del Padre e nell'immolazione totale offrono continuamente la vita per i loro fratelli "prigionieri". 

Sono praticamente coloro soprattutto i bambini che, sulla scia dei tre pastorelli di Fatima, accettano l'invito di Maria e si offrono totalmente al Padre "disposti ad accettare tutto quello che Lui vorrà mandare loro per la pace del mondo e per la conversione dei peccatori" (Fatima, 13 maggio 1917). 

Sono gli Apostoli degli ultimi tempi visti dal Montfort

"Ma chi saranno questi servi, schiavi e figli di Maria? Saranno i ministri del Signore che, come un fuoco che brucia, accenderanno la fiamma dell'Amore divino dovunque (cfrSal 104,4; Eb 1,7). Saranno "come frecce acute nella mano della potente Maria per trafiggere i Suoi nemici (cfr. Sal 127,4).

Saranno i figli di Levi, ben purificati dal fuoco della grande tribolazione e in intima unione con Dio, che porteranno l'oro dell'amore nel loro cuore, l'incenso della preghiera nei loro spiriti e la mirra della mortificazione nel loro corpo. Saranno dovunque il buon profumo di Gesù Cristo ai poveri e agli umili, mentre allo stesso tempo saranno l'odore della morte peri "grandi", per i ricchi e per gli arroganti. 

Saranno le nubi tonanti che volano nell'aria (cfr Is 60,8) al minimo respiro dello Spirito Santo; queste, staccandosi da qualsiasi cosa e non preoccupandosi più di nulla, faranno scendere sul mondo la Parola di Dio, la Parola di Vita Eterna. Scaglieranno contro il diavolo e i suoi seguaci e trafiggeranno con la spada a doppio taglio della Parola di Dio (cfrEf6,17) tutti coloro ai quali saranno inviati dall'Altissimo o per ridestarli alla vita o per condannarli alla morte. 

Saranno i veri apostoli degli ultimi tempi: a loro il Signore degli eserciti darà parole e potenza per compiere meraviglie e riportare le spoglie dei suoi nemici. Dormiranno senza oro né argento, anzi senza preoccupazione, fra gli altri sacerdoti, ecclesiastici e chierici; eppure con il solo desiderio di agire per la gloria di Dio e per la salvezza delle anime; avranno le ali d'argento della colomba per volare dovunque lo Spirito Santo li chiamerà. Lasceranno per scia solo l'oro della carità che è il compimento dell'intera legge (cfr Rm 13,10). 

Noi sappiamo che saranno i veri discepoli di Gesù Cristo: imiteranno la Sua povertà, l'umiltà, il disprezzo del grondo e la carità; insegneranno la via stretta di Dio nella pura verità, secondo il Santo Vangelo e non secondo la sapienza del mondo; non si preoccuperanno di nulla; non guarderanno in faccia i potenti, né li temeranno, né li ascolteranno, per quanto influenti possano essere. Nella loro bocca sarà la spada a doppio taglio della Parola di Dio (cfr Ef 6,17; Eb 4,12), sulle loro spalle lo stendardo insanguinato della Croce, il Crocifisso nella loro mano destra, e il Rosario nella sinistra, i Nomi sacri di Maria e Gesù nei loro cuori, la modestia e la mortificazione di Gesù Cristo nel loro comportamento. 

Sono questi i grandi uomini che aspettiamo: Maria è Colei che, per ordine dell'Altissimo, li formerà, affinché estendano il Suo impero su quello degli empi, degli idolatri, dei maomettani. Ma quando e come sarà tutto questo? Dio solo lo sa. Quanto a noi, dobbiamo solo trattenere le nostre lingue, pregare, sospirare e aspettare: "Ho sperato: ho sperato nel Signore" (5140, 2). 

Questi sono i "vincitori" che prepareranno la strada alla nuova Gerusalemme che scende dal cielo.

 

La Gerusalemme celeste e i mille anni di pace

Sulle rovine di "Babilonia la grande ", che rappresenta l'umanità in preda a satana, la potenza dell'Amore del Padre costruirà la Gerusalemme celeste:

"Vidi anche la Città Santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente che usciva dal trono: «Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno il suo popolo ed Egli sarà il Dioconloro. E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; e nota ci sarà più la morte né lutto né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate» ". (Ap 21,14) 

Ma prima che il Regno dei Cieli si sia stabilito totalmente sulla terra è necessario che le forze del male vengano eliminate, dopo lo scontro che ci sarà sulla terra tra il Vincitore e gli altri campioni di Dio e tutti i seguaci della bestia:

"...ma la bestia fu catturata e con essa il falso profeta che alla sua presenza aveva operato quei portenti con. i quali aveva sedotto quanti avevano ricevuto il marchio della bestia e ne avevano adorato la statua. Ambedue furono gettati vivi nello stagno di fuoco, ardente di zolfo" (Ap 19,20) 

E' la fine del regno di satana:

"Vidi poi un angelo che scendeva dal cielo con la chiave dell'abisso e una gran catena in mano. Afferrò il dragone, il serpente antico cioè il diavolo, satana e lo incatenò per mille anni; lo gettò nell'Abisso, ve lo rinchiuse e ne sigillò la porta sopra di lui, perché non seducesse più le Nazioni, fino al compimento di mille anni" (Ap 20, 13). 

I "mille anni" dell'Apocalisse equivalgono al "lungo periodo di pace" che la Vergine ha promesso a Fatima. Cerchiamo di leggere in chiave concreta le conseguenze che scaturiranno dall'attuazione del progetto del Padre delineato appunto a Fatima: la conversione dei peccatori e la pace nel mondo, conseguenza della eliminazione dalla faccia della terra di tutte le forze spirituali negative. 

Quando parlo ai bambini per invitarli a consacrarsi al Padre spiego che "conversione dei peccatori" significa che tutti quelli che sono cattivi diverranno buoni e quindi, quando tutti i peccatori saranno convertiti, non ci saranno più persone che fanno il male. E verrà la pace nel mondo. Chiedo ancora ai bambini: Cosa è la "pace"? Sempre, in qualunque continente, rispondono: "AMORE"! Di conseguenza, continuo, tutte le cose brutte scompariranno. Facciamo qualche esempio e qui ogni bambino dice la sua non ci saranno più... le carceri ...i tribunali ...la guerre ... le droghe...le violenze ... le ingiustizie sociali ... le fabbriche di armi ... le divisioni delle famiglie ... i furti ...i sequestri di persona ...la fame nel mondo ecc... In conclusione tutti gli uomini si vorranno bene, si aiuteranno, si sorrideranno, l'umanità diventerà una grande famiglia in cui tutti si vorranno bene.

A questo punto domando ai bambini: E cosa diventerebbe la terra, se tutti i "peccatori" si convertissero e divenissero buoni? Restano un istante in silenzio, poi esplodono: un PARADISO!

La cosa più interessante sono sempre i volti degli insegnanti, suore incluse, che abbozzano in genere un sorrisetto di commiserazione. Lo stesso sorrisetto che sarà spuntato sul volto di molti che stanno leggendo queste note: "Sì, è una favola bella da narrare ai bambini... lasciamoli illuder fino a quando non comprenderanno quale è la portata del male che oggi devasta l'umanità!".

A questo punto invito tutti a recitare il Padre Nostro e, giunto alle parole: "Venga il Tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra" mi fermo e domando agli insegnanti se credono in Gesù e nel suo Vangelo. Se rispondono di sì, li invito a spiegare ai bambini il significato di queste parole. Ne vengono fuori delle cose divertenti che ora non è il caso di riportare, ma i bambini si confermano nella loro fede e nella loro scelta: quanti mi ringraziano per aver donato loro la speranza di un mondo nuovo!

Ora invito anche voi a rispondere alla stessa domanda. Vi do però alcuni elementi in più, e sono i brani dell'Apocalisse che abbiamo riportato e gli altri che potete consultare per conto vostro.

 

In conclusione:

State nella gioia, state nella pace. Non angosciatevi per le catastrofi cosmiche che già sono in corso (basta pensare agli spaventosi inquinamenti delle acque e dell'aria...) e che potranno essere sanate solo da un intervento soprannaturale di Dio. Non sciupate energie a pensare alla fine del mondo che troppi vogliono sempre più prossima, rimandata di anno in anno.

Pensate piuttosto alla vostra fine del mondo, alla fine del vostro mondo, alla vostra Apocalisse che è già in corso, e non ve ne siete accorti. Non avete ancora compreso che tutti i guai che vi stanno crollando addosso sono permessi dal Padre per demolire le false strutture che vi siete costruite? E perché, invece di lamentarvi, non accettate quello che il Signore vi manda per mezzo dell'Angelo nell'Apocalisse e della Vergine a Fatima?

Perché non vi convincete che non "cade un capello dalla vostra testa" senza che il Padre lo permetta e che tutto Lui permette per il vostro bene?

E perché non volete convincervi che il bene massimo è la nostra santificazione? E non sapete che questa può realizzarsi solo attraverso la morte del nostro io, che il Padre il grande Potatore sta lasciando agonizzare come già fece con Gesù nel Getsemani?

Questa è l'ora del nostro Getsemani, della nostra agonia, della morte del nostro io. Smettiamola di piagnucolare e di cercare qualcuno che beva il nostro calice. Prendiamo coscienza della nostra dignità di figli di Dio, di corredentori che devono "completare nel loro corpo quello che manca alla passione di Gesù " e impariamo a dire sempre sì alla Volontà del Padre. Più presto berremo il nostro calice e più presto verrà per noi la Resurrezione.  

Rispondendo alla "Piccolina del Padre" abbiamo cercato di spiegare a tutti, basandoci sulla Scrittura, come leggiamo questi nostri tempi e la tanto temuta "fine del mondo": è la fine del mondo del male in ciascun uomo e l'avvento del regno d'Amore per il quale Gesù ci fa pregare da 2.000 anni.

Questa è la nostra interpretazione, che tutti sono liberi di contestare. Ma se qualcuno sentisse nel proprio spirito che le cose stanno proprio così, si prepari alla propria Apocalisse, alla fine del mondo del proprio io e alla venuta "dentro di lui" di Gesù e del Padre che in lui porranno stabile dimora. 

Mi scuso se non sono stato sufficientemente chiaro, ma ce l'ho messa tutta.

L'ultima cosa che posso fare è suggerirvi di recitare ogni giorno questa preghiera che la Mamma ci ha suggerito a Fatima:

"Padre nostro caro, io mi offro totalmente a Te pronto ad accettare tutto quello che vorrai mandarmi per la conversione mia e dei miei fratelli peccatori e perché venga il Tuo regno d'Amore nel mondo. Ma, per piacere, fa' presto perché siamo tanto stanchi. Grazie, Papà!"