IL "Sì" DEL PADRE: LA RESURREZIONE

Padre Andrea D'Ascanio

Raccolta di meditazioni

RESURREZIONE

dalla morte alla Vita,

dalla desolazione al conforto,

dalla disperazione alla speranza,

dalla paura alla certezza,

dall'impotenza totale

al possesso del tutto,

dalla solitudine alla compagnia,

dalla tristezza alla gioia,

da tutti i tipi di morte:

del corpo, dello spirito, della ragione,

all'accoglienza di ogni tipo di VITA.

La morte e la resurrezione di Gesù è la nostra morte che deve essere trasformata in resurrezione.

Gesù è venuto sulla terra, ha assunto la nostra umanità, si è fatto figlio dell'uomo e continua a vivere in ogni uomo, perché Lui è fedele al Suo Amore.

E' nascosto, schiacciato da un altro spirito che è lo spirito di morte che sembra aver preso possesso del mondo; ma Lui è lì, in ciascuno di noi, pronto a far esplodere la resurrezione sol che lo vogliamo.

Scuotiamoci: la paura ci rode fin nelle più intime fibre e ci impedisce di combattere la battaglia di Dio, che è poi la battaglia dell'uomo, la nostra battaglia, quella che deve permetterci di tornare a chiamarci uomini.

Risorgiamo con Gesù che è il Salvatore, chiediamoGli di venire a salvarci e di farci risorgere con Lui: è questa la nostra Pasqua.

Torniamo a respirare negli infiniti spazi dell'Amore che ha tante sfumature, torniamo a far cantare i bimbi, torniamo a scoprire il miracolo che ogni istante ci tiene in vita, torniamo ad essere uomini.

La spaventosa battaglia è iniziata: gli Angeli si incarnano e i demoni si incarnano, si scontrano ogni momento in ogni angolo della terra e gli Angeli di Luce vinceranno perché Gesù è risorto, ha vinto la morte. Michael ha vinto Lucifero, Gesù nell'uomo vincerà il satana.

Il tempo è contato: "Visto che gli resta poco tempo", dice l'Apocalisse (Ap 12,12), satana tenta di devastare la terra prima di lasciarla; ma il Padre, con un soffio del Suo Amore, la farà più splendida di prima.

Tu, uomo, tu singolo uomo, con chi sarai in quel momento? Con la furia satanica dell'inferno o con gli eletti di Dio?

Scegli: anche questa Pasqua ti raggiunge, ti insegue, ti tallona per spingerti alla resurrezione; decidi, ti è rimasto poco tempo.

Non dire "domani": "domani" potrebbe non esserci più per te, poi sarà morte e desolazione.

Sorgi dal tuo sepolcro e vivi, combatti la battaglia di Dio che è il Dio della Vita e non prestare il fianco alla morte per vigliaccheria; sei ancora in tempo, ancora poco, poco, poco tempo ci è concesso dal Padre.

Coraggio, andiamoGli incontro, versiamo nel Suo Cuore infinitamente misericordioso, assieme alla morte del Figlio, la morte che ci siamo procurata e Lui la trasformerà in Vita eterna.

Il Padre è "alla porta" del nostro cuore e "bussa" per entrare e donarci la Resurrezione. CorriamoGli incontro e partecipiamo alla Sua potente azione di Vita accettando tutto ciò che ci manda e ringraziandoLo. E sarà presto Resurrezione.

 

E' RISORTO!

E' Pasqua, e speriamo sia quella buona, quella che attendiamo da sempre, quella che annunzi finalmente la nostra resurrezione. Perciò a tutti diciamo, ma proprio col cuore: BUONA PASQUA!, cioè "Buon Passaggio dalla morte alla Vita!".

Lo diciamo soprattutto a quelli, e sono tanti, che continuano ad inviarci le profezie sempre più prossime e catastrofiche, avvalorate da "segreti" che ora non sono più segreti. Molti sono "doc": La Salette, Fatima, Garabandal, Medjugorje; tutti chiosati con rivelazioni "minori" che giungono da ogni parte del mondo, tutte inesorabili ed irreversibili.

Ma queste interpretazioni sono spesso grossolane, perché considerano tali profezie quasi sempre unicamente dal punto di vista materiale. Il regista di "The day after" ha interpretato mirabilmente questa smania di catastrofe spettacolare che lascia tutti a bocca aperta e a cuore strozzato.

In questo articolo intendiamo esaminare il problema sotto ambedue gli aspetti, prendendo in considerazione i due tipi di "catastrofe", quella socialemateriale e quella intimaspirituale.

 

Le «catastrofi» sociali e materiali

Ne abbiamo sotto gli occhi due fresche fresche, pervenuteci in questi giorni, riguardanti La Salette e Fatima, corredate dai commenti più «agghiaccianti» usiamo questo aggettivo in sintonia con quanto diremo appresso che danno un'immagine di quello che circola in giro. Anche con il supporto di alcune dichiarazioni di Teresa Musco, donna di Dio degna peraltro di ogni stima. Leggiamo insieme i punti essenziali: Circa Fatima: "Ripeterò lo stesso messaggio che diedi nel 1917 ai tre pastorelli di Fatima... una grande catastrofe si abbatterà sul genere umano nel 1999, SE l'umanità continuerà a spargere sangue (si riferisce all'aborto, n.d.r.)... Fuoco e fumo cadranno dal cielo, le acque degli oceani evaporeranno, il vapore acqueo salirà al cielo e tutto ciò che è eretto cadrà... ".

Circa La Salette: "Parigi sarà bruciata (dalle bombe atomiche), Marsiglia inghiottita, queste sono la prova certa della III guerra mondiale che procurerà milioni e milioni di morti di ora in ora (vedi segreto di Fatima) e che seminerà nel mondo rovine incalcolabili, vi sarà la mietitura della zizzania, che precederà quella del buon grano, secondo la parabola evangelica. Gesù Cristo ordinerà ai suoi Angeli che tutti i suoi nemici siano uccisi, di colpo tutti i persecutori della Chiesa di Gesù Cristo e tutti gli uomini dediti al peccato periranno, e la terra diventerà come un deserto. ...L'anticristo dopo il periodo di pace promesso a Fatima (25 anni), ritornerà sulla terra, giocherà l'ultima carta e metterà in campo l'uomo del peccato, il figlio della perdizione. Nascerà da un vescovo e da una falsa vergine ebrea e s'imporrà per la sua arroganza e la sua empietà, diventerà presidente degli Stati Uniti d'Europa e conquisterà e sedurrà il mondo intero... porrà la sua sede in Roma ecc.".

Teresa Musco: «Una grande guerra succederà. Morti e feriti ce ne saranno tanti. Satana grida la sua vittoria e quello è il momento che tutti vedranno mio Figlio apparire sulle nubi, e allora giudicherà quanti hanno calpestato il suo Sangue innocente e divino. E allora il mio Cuore trionferà».

 

Che dire?

Come abbiamo già affermato altre volte, crediamo nei veri mistici e nella vere manifestazioni mariane, anzi a queste facciamo costante riferimento nel nostro cammino di spirito verso il Padre e nel nostro apostolato con i bambini. Ma non possiamo essere d'accordo con la versione che tanti danno gratuitamente, senza tener conto di molti fattori che possiamo così compendiare:

1) L'interpretazione delle profezie non deve essere cercata solo in senso materiale. Spesso una giusta lettura potrebbe essere data in chiave di spirito come, ad esempio, nel caso dell'"anticristo» di cui si parla nella rivelazione di La Salette. Il «connubio», a nostro giudizio, invece che fisico potrebbe essere spirituale e potrebbe essere proprio quello che alcuni notevoli esponenti della Chiesa Cattolica stanno realizzando con la massoneria. Cioè l'"anticristo", o papa nero che dir si voglia, potrebbe essere il frutto di un «connubio» tra eminenti personalità della Chiesa Cattolica ("un vescovo") e la massoneria (la "falsa vergine ebrea"), cioè questa lunga branchia del potere ebraico di cui nell'Apocalisse leggiamo: "...quelli che si proclamano giudei e non lo sono, ma appartengono alla sinagoga di satana" (Ap 2,8ss). In questo caso, l'"anticristo" è già in atto.

2) A volte queste "catastrofi" si sono già avverate e non ce ne siamo accorti.

3) Le "catastrofi" sono annunziate sempre al condizionale, secondo lo stile di Dio che quando le preannunzìa per mezzo di un profeta non intende dare una sentenza irreversibile, ma piuttosto esortarci a fare quanto è in noi proprio per bloccarne l'esecuzione. In genere viene anche indicato cosa fare per fermare il male che incombe.

4) E' arbitrario e pericoloso sostituirsi alla Chiesa nell'interpretare le profezie, senza averle vagliate a fondo e senza l'autensia di Luce che lo Spirito Santo ha promesso solo a Pietro. E, in questo caso, il Papa Giovanni Paolo II ha risposto ad esse dopo averle riconosciute vere nella loro drammaticità con la "Dives in Misericordia", che noi abbiamo ignorato senza averla forse neanche letta ed alla quale invece dobbiamo fare costante riferimento, perchè questa Enciclica è una pietra miliare nella via che porta a Dio.

Certo, possono accadere le cose più spaventose. Ad esempio, per quanto riguarda la terrificante profezia di Fatima (milioni di persone morranno di ora in ora... molte nazioni scompariranno...) tutto è possibile, anche senza scomodare forze preternaturali e senza che scoppi una guerra: sotto i ghiacci polari è conservato gran parte dell'enorme quantitativo di armi nucleari costruite dalla stoltezza dell'uomo. Se per errore o per follia di qualcuno una di queste avesse a scoppiare, si avrebbe una deflagrazione a catena di potenza inimmaginabile, i ghiacci si scioglierebbero nel giro di pochissimo tempo aumentando il livello dei mari di decine di metri e trasformando tutta la geografia del pianeta.

E' interessante notare che nel 1917 una cosa del genere non era neanche ipotizzabile; non a caso la Vergine disse di aprire il plico nel 1960. Quindi è una profezia che potrebbe realizzarsi se..., per fortuna c'è questo "se" che apre la via ad una qualche soluzione.

Un amico ci ha scritto una lunga lettera nella quale ci presenta alcuni spaccati della tremenda situazione che stiamo vivendo, e ci accusa di "ingenuità" nel nostro recidivo appellarci alla misericordia del Padre, forse perché, a suo giudizio, "non abbiamo una chiara conoscenza della situazione morale" (sarebbe meglio dire "immorale" ndr) del mondo.

Tra le tante accuse che ci vengono rivolte questa di "ingenuità" è un complimento, e perciò diciamo grazie all'amico che ci ha scritto. Ma siamo costretti a smentirlo giacché, a costo di sembrare presuntuosi, crediamo di essere tra i pochi che hanno una chiara idea dell'odierno spessore del male in cui l'umanità si è colata. Ne diamo dimostrazione in un lungo "dossier'' che si intitola "ONAN, IL GRANDE PECCATO, IERI E OGGI", uscito da poco dalla tipografia. Ne inviamo copia all'amico e consigliamo a tutti di leggerlo, anche se non sarà una lettura distensiva.

Abbiamo chiara cognizione di quanto sta avvenendo nel mondo, e anche del pericolo di una "guerra intestina" che potrebbe portare (Italia alle tremende conseguenze che si stanno vivendo nella exIugoslavia, in Albania, in alcune zone dell'ex Urss. Il diavolo, "sapendo che gli resta poco tempo (Ap 12,12), sta cercando di orchestrare il suo canto del cigno servendosi di quanti, presi d'ammirazione, vanno dietro alla bestia e adorano il drago perché ha dato il potere alla bestia e adorano la bestia dicendo: «Chi è simile alla bestia e chi può combattere con essa?»"(Ap 13,34).

Con quanto esposto, abbiamo messo in chiaro la nostra posizione: crediamo cioè nelle dichiarazioni che la Vergine ha fatto nelle sue vere apparizioni e ai suoi veri profeti, ma non siamo d'accordo con chi continua a divulgarle senza averle profondamente valutate in tutta la loro ampiezza e senza impegnarsi a fare quello che è in lui perché si realizzi quel "se"...

 

La parola del Papa

Sua Santità Giovanni Paolo II ha piena coscienza della "catastrofe" inimmaginabile che potrebbe verificarsi e ne parla con chiarezza nell'Enciclica che ha composto dopo aver preso visione del famoso "segreto" di Fatima: Nel nostro mondo aumenta il senso di minaccia. Aumenta quel timore esistenziale collegato soprattutto con la prospettiva di un conflitto che, in considerazione degli odierni arsenali atomici, potrebbe significare la parziale autodistruzione dell'umanità". (Dives in Misericordia, 6,11)

Ma cosa possiamo fare noi, ultime rotelline di questo carrozzone umano che sta andando sempre più allo sbando? E possiamo ancora fare qualcosa? Possiamo fare tutto, se accogliamo (invito che il Papa ci rivolge nella sua enciclica: "In nessun momento e in nessun periodo storico specialmente in un'epoca critica come la nostra la Chiesa può dimenticare la preghiera, che è grido alla misericordia di Dio dinanzi alle molteplici forme di male che gravano sull'umanità e la minacciano. Proprio questo è il fondamentale dirittodovere della Chiesa, in Cristo Gesù: è il dirittodovere della Chiesa verso Dio e verso gli uomini. Quanto più la coscienza umana, soccombendo alla secolarizzazione, perde il senso del significato stesso della parola «misericordia»; quanto più, allontanandosi da Dio, si distanzia dal mistero della misericordia, tanto più la Chiesa ha il diritto e il dovere di far appello al Dio della misericordia «con forti grida». Queste «forti grida» debbono essere proprie della Chiesa dei nostri tempi, rivolte a Dio per implorare la sua misericordia, la cui certa manifestazione essa professa e proclama come avvenuta in Gesù crocefisso e risorto, cioè nel mistero pasquale. E questo mistero che porta in sé la più completa rivelazione della misericordia, cioè di quell'amore che è più potente della morte, più potente del peccato e di ogni male, dell'amore che solleva l'uomo dalle abissali cadute e lo libera dalle più grandi minacce". (Dives in Misericordia, VIII, 15)

Quindi la Chiesa ha il dirittodovere di far appello al Dio della misericordia "con forti grida". Ma cosa è la Chiesa?

 

Cosa è la Chiesa?

Quando sentiamo parlare di "Chiesa" siamo portati a pensare al Papa, ai Cardinali, ai Vescovi, alla gerarchia e alle assemblee conciliari, alle grandi masse di fedeli radunate in piazza San Pietro. E ci auguriamo che questa «grande» Chiesa, così come la pensiamo noi, si muova nelle direttive che ha dato il Papa e smuova i cieli con l'imponenza della sua «grandezza». Nessuno pensa che l'esortazione del Papa possa essere rivolta a lui, proprio a lui, «piccolo» uomo della strada...

E invece (invito è rivolto proprio a te, piccolo fratello della strada. Perché sai tu cosa è la Chiesa? Nel Catechismo di San Pio X, che resta un capolavoro di sintesi e di chiarezza, leggiamo: "La Chiesa è la società dei veri cristiani, cioè dei battezzati, che professano la fede e la dottrina di Gesù Cristo, partecipano ai suoi Sacramenti, e ubbidiscono ai Pastori stabiliti da Lui".

Quindi se tu, «piccolo» fratello mio, hai i suddetti requisiti, tu sei Chiesa. Ma basti tu solo? No, perché, trattandosi di una "società", bisogna essere in più. In quanti dobbiamo essere, come minimo? E cosa possiamo fare? Ce lo dice Gesù nel suo Vangelo.

 

La parola di Gesù

Quello che Giovanni Paolo II ha dichiarato nella sua Enciclica non è altro che la testimonianza della sua fiducia nella parola di Gesù, che ora riportiamo soprattutto per quanti si ostinano a fare della loro fede una fonte di angoscia: "Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio". (Gv 14,13)

E, subito dopo: "Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò". (Gv 14,14)

"Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete evi sarà dato". (Gv 15,7)

Gesù, da buon Maestro che conosce l'ottusità dei suoi discepoli, a rischio di sembrare monotono, ripete lo stesso concetto in forma solenne, che non ammette replica: "In verità, in verità vi dico: Se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena". (Gv 16,2324)

Quando Gesù usa la formula "in verità" intende rafforzare la sua parola fondandola sull'autorità della Sua Persona, che è la Verità (Gv 14,6), per cui le sue parole non possono non essere veritiere. E' una specie di giuramento, con il quale Gesù «si compromette» con tutto Se stesso, impegnandosi come uomo e come Dio "che non si inganna e non può ingannare", dando alle sue asserzioni la massima garanzia di veridicità.

Noi ci sentiamo bloccati dinanzi all'immenso dilagare del male nel mondo; ci viene spontaneo cercare un contrappeso equivalente che possa ristabilire l'equilibrio infranto. E ci sentiamo venir meno, perché, con la nostra logica da mercanti che già aveva bloccato Abramo nelle trattative per Sodoma e Gomorra (Gen 18,23 ss) ci rendiamo conto che, umanamente, il male che (uomo compie è quantitativamente troppo più grande del bene. Quindi non resta altro da fare che rassegnarsi alla ineluttabilità della morte sempre più incombente.

Ma ricordiamo ancora una volta che tutti i numeri e le statistiche umane sono pulviscolo dinanzi all'unità di misura di Dio, che è (infinito. A noi, presuntuosi nella nostra ignoranza, ripugna prendere in considerazione questo numero (infinito appunto perchè sfugge al dominio della nostra piccola mente.

Ci troviamo dinanzi alla nota parabola del debitore (Mt 18,24) che doveva al suo padrone 10.000 talenti, debito esorbitante, umanamente impossibile da saldare: "Il servo, gettatosi a terra, lo supplicava.... e, impietositosi del servo, il padrone gli condonò il debito" (Mt 18, 27).

"Impietositosi": è qui la soluzione. Il nostro Dio non è un padrone vendicativo che schiaccia il servo in difetto, ma un PADRE tenerissimo "che non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva", perché "la gloria di Dio è l'uomo vivente".

E allora cosa possiamo fare noi per mantenere in linea di galleggiamento questo barcone umano che fa acqua da tutte le parti perché non vuole permettere a Dio di prenderne il timone?

Dobbiamo fare quello che ci ha detto il Papa, che esorta la "Chiesa" ad elevare "forti grida" al Padre delle misericordie. E dobbiamo avere la certezza di farcela, anche se siamo solo due. Parola di Gesù:

 

"Se due di voi..."

Gesù, per farci entrare ben dentro in questa stupenda Verità, usa un linguaggio concreto, lineare, adeguato alla nostra matematica più elementare: "In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro": (Mt 18,1920)

Il concetto è lo stesso enunciato nel Vangelo di Giovanni. Ma, mentre Giovanni l'aquila di Dio che spazia alto nei cieli resta in una dimensione generica, Matteo il gabelliere abituato a far di conto anche con gli spiccioli specifica un particolare interessante: "Se due di voi...".

Cosa significa questo?

Che se due di noi, uniti a Gesù e nel suo nome, ci mettiamo d'accordo per chiedere "qualunque cosa", il Padre ce la concederà. Non c'è limite alla richiesta, non ci sono altre condizioni che quella di essere almeno in due riuniti nel nome di Gesù.

Vi rendete conto di quale potere di grazia noi possiamo usufruire? Se siamo uniti, almeno in due, nel nome di Gesù, siamo più forti del peccato, di ogni genere di peccato; della morte, di ogni tipo di morte; del male, di ogni sorta di male che può scaturire da tutti i miliardi di nostri fratelli ribelli. Perchè? Perchè Gesù è "in mezzo a noi", prega con noi, e TUTTO il Padre concede al Figlio che NULLA Gli ha negato.

E non è necessario essere grandi santi o cardinali o scienziati per fare questa richiesta. Esufficiente essere in grazia di Dio e perciò uniti a Gesù e alla sua Chiesa. Questo significa che se io, Padre Andrea, trovo qualcuno che sia disposto a giocare questa partita, noi due siamo più forti di tutte le bombe atomiche, di tutti i connubi più contorti che l'inferno possa arzigogolare.

Se qualcuno che sta leggendo "crede" in questa "profezia" di Gesù, mi scriva e ci metteremo d'accordo su cosa chiedere. Io già so cosa dobbiamo chiedere, con la convinzione di ottenerlo: "Padre, vieni!".

E il Padre verrà e porterà la Pace nel mondo e con essa la giustizia, cioè l'eliminazione del male, del peccato, della morte. Senza "catastrofi" di alcun genere, eccettuato quelle interiori e personali, che sono giuste, sante e salutari. E inevitabili.

Di queste dobbiamo ora parlare, e il discorso diventa più impegnativo perché riguarda tutti e ciascuno, senza possibilità di scampo: si tratta di assorbire le "catastrofi", di "bere il calice" che il Padre ha preparato per ciascuno di noi. In questo caso, anche se ci mettiamo a pregare in 2.000, non otterremo che "questo calice passi", giacché è il nostro calice personale, esistenziale, che ciascuno deve bere perché in lui "si compia non la sua, ma la Volontà del Padre" (Le 22,42).

Equesta la grande «catastrofe» del nostro «IO» che non vuole morire ed è bene che ci prepariamo a vivere questo "terremoto interiore che prima o poi dovremo subire, senza illuderci che possa essere evitato o che qualcuno possa sostituirsi a noi. Abbiamo ampiamente trattato tale argomento su queste pagine e ne "Il Rosario del Padre". Chi lo desidera ce lo richieda.

 

Le «catastrofi» intime e spirituali

La cosa più drammatica delfuomo di oggi è la sua incapacità ad elevarsi al disopra dellerealtà squisitamente materiali e perciò sensibili, che cadono cioè sotto il dominio dei sensi. E questo l'amaro frutto di una cultura laica che partendo dalla rivoluzione francese e servendosi di falsi pensatori e di ancor più falsi filosofi ha generato una mentalità materialistica che vuole caparbiamente prescindere dai valori dello spirito e del vero pensiero.

Questo tipo di cultura, che ha origini spirituali negative ("il falso agnello" dell'Apocalisse, Ap.13,11), ha generato il materialismo, il nazismo, (ateismo, il consumismo, l'edonismo e tutto ciò che ha portato (uomo a rinnegare la sua origine divina, rendendolo facile preda del "dragone", cioè del "padrone" da cui si è lasciato "marchiare" (Ap 13,15).

Questo "padrone" ha sostituito la parola d'Amore del Padre con falsi messaggi di piacere e di successo terreno che hanno fatto sì che (uomo non si difendesse più dal "peccato, accovacciato alla porta" (Gen 4,7), ma anzi lo considerasse "buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza" (Gen 3,5).

Una volta che l'uomo ha spalancato la porta del suo spirito al male, questo si è riversato nel suo cuore come un fiume in piena ed ha seppellito la divina regalità dell'anima sotto una montagna di detriti e di fango. L'anima non ha potuto più dare i suoi bagliori di Luce e il povero uomo si è abbrutito sempre più, sino a rinnegare la sua divinità e ad auspicare la "par condicio" con le bestie. Questo è il vero dramma dell'uomo contemporaneo e Giovanni Paolo II, che conosce e ama l'uomo in tutta la sua sovrana dignità, lo ha ben evidenziato nella sua Enciclica: "Tuttavia, la minaccia non concerne soltanto ciò che gli uomini possono fare agli uomini, servendosi dei mezzi della tecnica militare; essa riguarda anche molti altri pericoli, che sono il prodotto di una civiltà materialistica, la quale nonostante dichiarazioni «umanistiche» accetta il primato delle cose sulla persona. L'uomo contemporaneo ha dunque paura che, con l'uso dei mezzi inventati da questo tipo di civiltà, i singoli individui ed anche gli ambienti, le comunità, le società, le nazioni, possano rimanere vittime del sopruso di altri individui, ambienti, società. La storia del nostro secolo ne offre esempi in abbondanza. Malgrado tutte le dichiarazioni sui diritti dell'uomo nella sua dimensione integrale, cioè nella sua esistenza corporea e spirituale, non possiamo dire che questi esempi appartengano soltanto al passato.

L'uomo ha giustamente paura di restar vittima di una oppressione che lo privi della libertà interiore, della possibilità di esternare la verità di cui è convinto, della fede che professa, della facoltà di obbedire alla voce della coscienza che indica la retta via da seguire.

I mezzi tecnici a disposizione della civiltà odierna celano, infatti, non soltanto la possibilità di un'autodistruzione per via di un conflitto militare, ma anche la possibilità di un soggiogamento «pacifico» degli individui, degli ambiti di vita, di società intere e di nazioni, che per qualsiasi motivo possono riuscire scomodi per coloro i quali dispongono dei relativi mezzi e sono pronti a servirsene senza scrupolo. Si pensi alla tortura, tuttora esistente nel mondo, esercitata sistematicamente dall'autorità come strumento di dominio o di sopraffazione politica, e impunemente praticata dai subalterni.

Così, dunque, accanto alla coscienza della minaccia biologica, cresce la coscienza di un'altra minaccia, che ancor più distrugge ciò che è essenzialmente umano, ciò che è intimamente collegato con la dignità della persona, con il suo diritto alla verità e alla libertà». (Dives in Misericordia, VI, 11)

In ONAN, IL GRANDE PECCATO abbiamo dato un'idea di come "i mezzi tecnici a disposizione della civiltà odierna" vengano usati "senza scrupolo" da chi ne dispone, e, in questa sede, non è il caso di tornare sull'argomento.

Il fine che ora ci proponiamo è di comprendere come la Misericordia del Padre "più potente della morte, più potente del peccato e di ogni male" possa "sollevare l'uomo dalle abissali cadute" e 'liberarlo dalle più grandi minacce': Ma allora Dio interverrà con un atto di gratuita assoluzione generale, con una facile amnistia generale che sciolga tutto e tutti come per incanto?

Non è questo lo stile di Dio. Se così facesse tradirebbe Se stesso nella Sua Verità e nella Sua Giustizia, e tradirebbe anche l'uomo togliendogli la Libertà che gli ha donato concedendogli un perdono che egli non desidera e non chiede.

E allora restano solo le catastrofi? Solo a questo prezzo potrà realizzarsi il trionfo del Cuore Immacolato di Maria?

 

Come avverrà il trionfo del Cuore Immacolato di Maria?

"Infine il mio Cuore Immacolato trionferà!" (Fatima, 13 luglio 1917)

Ci siamo mai chiesti in cosa consista il trionfo del Cuore Immacolato di Maria? Tutti ne parlano come dell'ultima spes, la speranza nella quale ci rifugiamo in questo tempo di disperazione. Ma come avverrà?

E' questo l'interrogativo che ci poniamo in molti, e le risposte che vengono «per via carismatica» sono quasi tutte eguali e rispecchiano quanto detto in apertura: fuoco e acqua, guerre nucleari e non, cataclismi cosmici, gran parte della popolazione mondiale eliminata...

"Infine il mio Cuore Immacolato trionferà!". Ma come si può parlare del "trionfo" di una Madre sul cadavere di miliardi di figli e su una terra ormai contaminata e devastata in modo irrimediabile?

D'altra parte se si elimina un intervento gratuito da parte di Dio che tutto sciolga anche senza il consenso dell'uomo quale altra soluzione resta se non la grande purificazione tipo Sodoma e Gomorra?

 

La soluzione giusta

La soluzione giusta ce la prospetta Giovanni Paolo II, l'unico vero grande profeta di questi tempi, riproponendoci nella sua Enciclica la parabola del figliuol prodigo: "Quel figlio, che riceve dal padre la porzione del patrimonio che gli spetta e lascia la casa per sperperarla in un paese lontano, «vivendo da dissoluto», è in certo modo l'uomo di tutti i tempi, cominciando da colui che per primo perdette l'eredità della grazia e della giustizia originaria.... La parabola tocca indirettamente ogni rottura dell'alleanza d'amore, ogni perdita della grazia, ogni peccato" . (Dives in Misericordia, N, 5)

Giacché questa parabola riguarda da vicino ciascuno di noi e quindi l'intera umanità, rileggiamola insieme per scoprire il progetto che Dio ha sull'uomo di questi tempi: "Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te, non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzariai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa". (Lc. 15,1124)

Cerchiamo di penetrare il senso di questa parabola esaminando le varie fasi della narrazione:

1° Il figlio liberamente esce dalla casa paterna, rifiutando l'amore e la guida del padre, per seguire i falsi bagliori dell'indipendenza e del piacere, con le conseguenze di uno sfascio materiale e spirituale.

2° Il padre avrà certamente provato a trattenerlo, ma in ultimo lascia il figlio libero di seguire le sue scelte.

3° La grande carestia, con la conseguente fame e le tante umiliazioni, fa cadere le incrostazioni delle quali quel giovane aveva lasciato ricoprire la sua anima, e questa può finalmente tornare ad emettere di nuovo i suoi bagliori. Egli "rientra in se stesso" e riscopre la Luce stupenda che è dentro di lui.

4° Le sofferenze fisiche e morali, l'abbandono dei falsi amici, le tante umiliazioni portano il giovane alla disperazione e alla constatazione che, al di fuori del padre, nessuno lo ama veramente; di qui la nostalgia della casa paterna.

5° Inizia il cammino del ritorno a casa, cioè nel cuore del Padre.

"Quel figlio dice Giovanni Paolo II nella sua Enciclica è in certo modo l'uomo di tutti i tempi»; quindi è anche l'uomo di oggi, l'intera umanità di oggi. Allora ci è facile comprendere quale sarà la strada che il Padre ci farà percorrere per farci tornare a casa: le "grandi carestie" di ogni tipo che si profilano all'orizzonte sempre più prossimo; alcune sono già in atto, anche se non ce ne rendiamo conto.

 

La «grande carestia» economica

La principale forza di satana è il denaro, con il quale da sempre ha allettato (uomo. Gesù chiama il suo diretto avversario "Mammona" (Lc. 13,13) cioè il dio della ricchezza per conseguire la quale gli uomini rinnegano la loro libertà e la loro dignità di figli di Dio:

"La bestia faceva sì che tutti ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio". (Ap 13,1617)

La forza di satana sta quindi nel denaro, giacché con il denaro possono essere soddisfatte quasi tutte le passioni. La "grande carestia" non potrebbe identificarsi, oggi, in un grande crollo del valore della moneta che porterebbe inevitabilmente alla miseria e alla fame?

Il paventato crollo della lira porterebbe certo ad una "carestia"; ma insieme un terremoto economico farebbe crollare molte incrostazioni che si sono depositate sui nostri spiriti a causa dell'esasperata corsa al benessere.

Ma non sarà questo runico "cataclisma" che aiuterà l'uomo a tornare nella casa del Padre; molti altri ne sono già in atto, e non ce ne accorgiamo: aids, tumori, droga, squilibri mentali, famiglie distrutte, esasperate pressioni fiscali, sequestri di persona, persecuzioni giudiziarie...

Queste sono alcune delle tante "carestie" fisiche, psichiche, spirituali, morali che si stanno abbattendo sull'uomo contemporaneo e che minando a fondo le sue false sicurezze lo aiutano a "tornare a casa".

Noi non ce ne accorgiamo se non quando veniamo colpiti direttamente. Per ciò, prima o poi il Papà nostro del Cielo il grande «potatore» (Gv 15,2) permetterà che qualche "carestia" ci cada addosso. Nell'attesa, state gioiosi e preparati.

 

Le «grandi carestie» fisiche, morali, spirituali ecc.

A questo riguardo, vi facciamo dono di due scritti che ci sono pervenuti in questi ultimi giorni, uno da Napoli e l'altro dalla Colombia. Sono la testimonianza dell'azione che il Padre chiamato da Gesù chiama il "potatore", colui che toglie tutti i tralci inutili e nocivi, sta portando avanti nei suoi figli.

Il primo riguarda l'arresto di un avvocato italiano coinvolto in una delle tante escandescenze giudiziarie di questi anni e il secondo il sequestro di un giovane e noto uomo politico colombiano ad opera dei guerriglieri che operano nel paese.

Cominciamo con la letterapoesia che l'avvocato di Napoli ha inviato dal carcere ai suoi familiari: Un mondo agghiacciante, l'inferno dei vivi. Il ferro che stride, la chiave che urla;

la testa ti scoppia, il cuore si infrange, la mente barcolla tra tanti fantasmi.

Sei uno di loro che vaga nel limbo, cerchi te stesso, ma trovi il deserto. Invochi l'aiuto di chi non ti ascolta; cerchi l'amore di chi non ti ama.

Hai lacrime asciutte e un groppo alla gola: non urli, non piangi non dici parola.

Ascolti i fantasmi, ma non senti alcunché: son solo lamenti, angosce frementi.

Ti cerchi, ti chiami, ti guardi di dentro; hai voglia di dire, vedere, ascoltare,

hai voglia, anzitutto, di tentar di capire: comprendi soltanto che stai per morire.

Poi guariti al di là dei freddi cancelli, elevi gli occhi al cielo sereno, oltrepassi i confini della terra dei zombi e vaghi nell'aria, insieme agli uccelli.

Librato nel cielo, nel cielo infinito, scopri l'amore, la gioia, la vita: rivedi i tuoi cari, tua moglie, i tuoi figli, e torna nel cuore la gioia infinita.

Ti elevi più su, verso l'alto più alto, oltre il sole e le stelle ed ancora più su; Qualcuno ti ascolta, sorride e ti chiama: Ti dice con forza che c'è chi ti ama.

Tu ama il tuo Dio, e grande è il suo amore, ti ama soltanto perché è il tuo creatore. Lo vedi, lo senti, gli parli, lo ascolti: comprendi che il mondo è quello di Lui.

Non questo mondo di grandi miserie, costruito da Principi su enormi macerie.

Un mondo diverso, ove regna la pace, un mondo di amore e di grande bontà.

E quando riscendi, riaprendo i tuoi occhi, comprendi che Iddio è lassù che ti guarda, che guarda chi soffre, che ama chi geme, disprezza il malvagio, l'empio, il cattivo.

Ti amo, o mio Dio, dal profondo del cuore, ed amo con te quanto tu mi hai concesso: mia moglie, i miei figli, la fede che ho in te, l'amore per gli altri che soffron di più.

E smette così, lo stridio dei cancelli, non odi il metallico rumor delle chiavi. Ma dolci melodie, cori di Angeli: son quelli che soffron, che parlan con te.

Ti trovi d'un tratto tra le braccia dei tuoi: l'amore di Laura, di Adele, di Paolo ed Antonio, l'amore di tanti semplici e buoni: Iddio chiede loro una prova d'amore.

Nostro commento: "E' RISORTO! Alleluja!"

Ed ora la lettera che il deputato Rodrigo Turbay Cote da più di un anno in mano dei guerriglieri colombiani ha inviato a sua madre. Questa lettera, pubblicata anche dal periodico colombiano "Nuevo Caquetà", ci è stata fatta avere dalla sorella del giovane sequestrato. Ci scusiamo per la traduzione non perfetta, ma è difficile rendere il significato profondamente interiore di molte espressioni:

 

Mamma ti scrivo questa lettera stando molto bene di salute spirituale, mentale e fisica. Sempre ho considerato questa prigionia come il più utile ritiro spirituale. Ho avuto tre compagni inseparabili: lo Spirito di Dio, la Bibbia e la preghiera. Ho avuto tempo superabbondante per pregare per te, per Costanza, per Diego e per tanti amici e familiari che con la loro solidarietà sono stati con noi. Per quello che ci accade debbo dare grazie a Dio che avrà occasione di infondere la sua misericordia su di voi come lo ha fatto con me. Dice un proverbio che quello che il giusto desidera gli arriva e quello che l'empio teme quello gli succede. Io desidero ora vedervi presto per darvi il mio amore, il mio affetto, con la novità che ora ho meglio appresogli insegnamenti del Vangelo e vi amo nel nostro Signore Gesù Cristo. Vorrei in questa lettera inviare un saluto di affetto e di grato ricordo a tanti familiari e amici dei quali, pur non vedendoli, ho sentito le preghiere e il calore umano, ma temo di non aver tempo e spazio per farlo con più parole. Presentate le mie scuse per non menzionare i loro nomi. Pongo Dio per testimone delle mie continue preghiere per tutti loro, desiderando sempre che la Sua Pace, la Sua Grazia e la Sua Misericordia li accompagnino sempre. Il benessere che ho sentito si può riassumere in una frase del mio diario: "non mi sento ostaggio della Fare, ma prigioniero di Cristo e prigioniero della selva più bella del mondo". E non c'é esagerazione in questo, perchè ho diviso il mio tempo tra lo studio della Bibbia, la preghiera, la contemplazione e approfitto di questa bella ed esuberante natura.

Non c'è stato giorno in cui ho trascurato la preghiera, per lo meno di cinque ore e il tema ricorrente nei miei dialoghi con Dio è stato questo: sempre procedendo con lo spirito di amore che Lui ci ha dato per amare, tanto gli avversari come gli amici, possediamo e gestiamo in questa vita la benedizione. In questa maniera grazie a Dio la mia anima rimane libera di risentimenti e ho sempre sentimenti di amore, di rispetto e di sottomissione ai miei giudici e procedo con identica libertà di amore nei confronti dei miei avversari e rapitori. Ho inteso meglio la saggezza popolare quando afferma che "non c'è male che non venga per un bene migliore". A collegarla con le lettere apostoliche, in una di esse San Paolo ci dice, tra le sue afflizioni, che é necessario che nella sua carne si manifesti la morte di Cristo perché dopo si manifesti anche la suagloriosa Vita. Pietro in termini simili ci riferisce che per aver partecipato alle sofferenze di Cristo si è meritato di partecipare allegloriedella suaVita. Durante questa prigionia ho vissutogiornipiù intensi di quelli della morte di mio padre ( ..) Ti prometto, mamma, che il Rodrigo che verrà fuori da questo episodio sarà sostanzialmente migliore del precedente perciò non saranno stati invano i miei digiuni, le mie orazioni, le mie preghiere e la mia istruzione nel più perfetto manuale di vita, il Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo che ho ben compreso come la legge della mia libertà e pace perfetta.

In questi giorni ti ho visto con gli occhi dell'anima, ti ho amato infinitamente di più e so che il mio Dio non ti ha fatto mancare pace e fortezza. Dio è Amore e chi vive nellAmore rimane in Dio e Dio in lui, dice la lettera dellApostolo Giovanni. Io ho voluto nella solitudine e nel silenzio di questa selva addentrarmi in questa esperienza dellAmore per inviare questa lettera carica di sentimenti di amore fraterno a te, alla mia famiglia e ai miei amici in generale e alla gente del Caquetà: nella solitudine ho sentito nel profondo di me la sua solidarietà e il suo affetto. Vi amo tutti Rodrigo Turbay Cote

Nostro commento: "E' RISORTO! Alleluja!"

Non facciamo ulteriori commenti a questi due scritti, sciuperemmo. Ma ciascuno li mediti, pensi che lui potrebbe essere il terzo "E' RISORTO! Alleluja!", e si chieda: «Non potrebbe essere questo il TRIONFO del Cuore Immacolato di Maria di cui tanto si parla?"

 

II trionfo del Cuore Immacolato di Maria

Noi crediamo proprio di sì: il "trionfo" del Cuore Immacolato di Maria è la CONVERSIONE di tutti i suoi figli, è il loro ritorno alla casa del Padre dopo la loro morte e rinascita spirituale: "In verità, in verità ti dico: Se uno non rinasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio" (Gv 3,3).

"Gloria di Dio è l'uomo vivente", e per questo Egli "non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva".

D'altra parte, la Mamma a Fatima ha unito i due concetti di "pace nel mondo" e "conversione dei peccatori": "Volete offrirvi a Dio, chiese ai tre pastorelli disposti a sopportare tutti i dolori che Egli vorrà mandarvi, in atto di riparazione per i peccati con cui è offeso e di supplica per la conversione dei peccatori?" "Recitate ogni giorno il Rosario per ottenere la pace al mondo e la fine della guerra" (Fatima, 13 maggio 1917).

Questo Maria ripete a ciascuno di noi, ed attende una risposta immediata e concreta. E noi dobbiamo dire il nostro "Sì" senza mezzi termini, come fecero Lucia, Francesco e Giacinta; tutte le altre parole che non saranno imperniate su questa nostra adesione incondizionata alla Volontà del Padre sono inutili e dannose.

 

Ascoltiamo la voce del Papa

Invece di fare da amplificatori alle parole di sciagura dei profeti che imperversano nel mondo, accogliamo (invito di Giovanni Paolo II nella sua Dives in Misericordia (VIII,15) e facciamoci eco delle parole di speranza e di vita che lo Spirito ci ha donato per mezzo di questo vero profeta, l'unico che abbia la garanzia dell'infallibilità: "`l'uomo contemporaneo si interroga spesso, con profonda ansia, circa la soluzione delle terribili tensioni, che si sono accumulate sul mondo e si intrecciano in mezzo agli uomini. E, se talvolta non ha il coraggio di pronunziare la parola «misericordia,», oppure nella sua coscienza, priva di contenuto religioso, non ne trova l'equivalente, tanto più bisogna che la Chiesa pronunci questa parola, non soltanto in nome proprio, ma anche in nome di tutti gli uomini contemporanei.

E, dunque, necessario che tutto quanto ho detto nel presente documento sulla misericordia si trasformi in una ardentepreghiera: si trasformi di continuo in un grido che implori la misericordia secondo le necessità dell'uomo contemporaneo. Questo grido sia denso di tutta quella verità sulla misericordia, che ha trovato così ricca espressione nella Sacra Scrittura e nella Tradizione, come anche nell'autentica vita di fede di tante generazioni del popolo di Dio. Con tale grido ci richiamiamo, come gli scrittori sacri, al Dio che non può disprezzare nulla di ciò che è creato, al Dio che è fedele a se stesso, alla sua paternità e al suo amore.

E, come i profeti, facciamo appello a quell'amore che ha caratteristiche materne e, a somiglianza di una madre, segue ciascuno dei suoi figli, ogni pecorella smarrita, anche se ci fossero milioni di tali smarrimenti, anche se nel mondo l'iniquità prevalesse sull'onestà, anche se l'umanità contemporanea meritasse per i suoi peccati un nuovo «diluvio»,

come un tempo lo meritò la generazione di Noè. Facciamo ricorso a quell'amore paterno, che ci è stato rivelato da Cristo nella sua missione messianica, e che raggiunse il culmine nella sua croce, nella sua morte e resurrezione! Facciamo ricorso a Dio mediante Cristo, memori delle parole del Magnificat di Maria, che proclamano la misericordia «di generazione in generazione»! Imploriamo la misericordia divina per la generazione contemporanea!La Chiesa che, sul modello diMaria, cerca di essere anche madre degli uomini in Dio, esprima in questa preghiera la sua materna sollecitudine ed insieme il fiducioso amore, da cui appunto nasce la più ardente necessità della preghiera.

Eleviamo le nostre suppliche, guidati dalla fede, dalla speranza, dalla carità, che Cristo ha innestato nei nostri cuori. Questo atteggiamento è parimenti amore verso Dio, che l'uomo contemporaneo a volte ha molto allontanato da sé, reso estraneo a se stesso, proclamando in vari modi che gliè«superfluo». Questoè, quindi, amore versoffio, la cui offesaripulsa da parte dell'uomo contemporaneo sentiamo profondamente, pronti a gridare con Cristo in croce: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno!»

Questo è, al tempo stesso, amore verso gli uomini, verso tutti gli uomini senza eccezione e divisione alcuna: senza differenza di razza, di cultura, di lingua, di concezione del mondo, senza distinzione tra amici e nemici. Questo è amore verso gli uomini e desidera ogni vero bene per ciascuno di essi e per ogni comunità umana, per ogni famiglia, ogni nazione, ogni gruppo sociale, per i giovani, gli adulti, i genitori, gli anziani, gli ammalati verso tutti, senza eccezione. Questo è amore, ossia premurosa sollecitudine per garantire a ciascuno ogni autentico bene ed allontanare e scongiurare qualsiasi male.

E, se taluno dei contemporanei non condivide la fede e la speranza che mi inducono, quale servo di Cristo e ministro dei misteri di Dio, a implorare in questa ora della storia la misericordia di Dio per l'umanità, egli cerchi almeno di comprendere il motivo di questa premura. Essa è dettata dall'amore verso l'uomo, verso tutto ciò che è umano e che, secondo l'intuizione di gran parte dei contemporanei, è minacciato di un pericolo immenso.

Il mistero di Cristo che, svelandoci la grande vocazione dell'uomo, mi ha spinto a ribadire nellEnciclica Redemptor Hominis la sua incomparabile dignità, mi obbliga, al tempo stesso, a proclamare la misericordia quale amore misericordioso di Dio, rivelato nello stesso mistero di Cristo. Esso mi obbliga anche a richiamarmi a tale misericordia e ad implorarla in questa difficile, critica fase della storia della Chiesa e del mondo, mentre ci avviciniamo al termine del secondo Millennio.

Nel nome di Gesù Crocifisso e risorto, nello spirito della sua missione messianica, che continua nella storia dell'umanità, eleviamo la nostra voce e supplichiamo perché, in questa tappa della storia, si riveli ancora una volta quell'amore che è nel Padre, e per opera del Figlio e dello Spirito Santo si dimostri presente nel mondo contemporaneo, e più potente del male, più potente del peccato e della morte. Supplichiamo per amore di Colei che non cessa di proclamare «la misericordia di generazione ingenerazione,», ed anche di coloro per i quali si sono compiutamente realizzate le parole del Discorso della montagna: «Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia».

Nel continuare il grande compito di attuare il Concilio Vaticano II, in cui giustamente possiamo vedere una nuova fase dell'autorealizzazione della Chiesa su misura dell'epoca, in cui ci tocca di vivere , la Chiesa stessa deve essere costantemente guidata dalla piena coscienza che in quest'opera non le è lecito, a nessun patto, di ripiegarsi su se stessa. La ragione del suo essere è, infatti, quella di rivelare Dio, cioè quel Padre che ci consente di essere «visto» nel Cristo.

Per quanto forte possa essere la resistenza della storia umana, per quanto marcata l'eterogeneità della civiltà contemporanea, per quanto grande la negazione di Dio nel mondo umano, tuttavia tanto più grande deve essere la vicinanza a quel mistero che, nascosto da secoli in Dio, è poi stato realmente partecipato nel tempo all'uomo mediante Gesù Cristo. Con la mia apostolica benedizione Joannes Paulus II

E noi, con questa Apostolica Benedizione del Santo Padre, vi invitiamo tutti, fratelli tanto amati, a meditare e a vivere quanto il Padre nostro qui in terra ci ha detto, "senza ripiegarci su noi stessi, a nessun patto", ma elevando al Cielo "forti grida".

Se non sapete cosa "gridare", vi suggeriamo di recitare questa preghiera che ci è stata donata proprio per questi tempi:

"Padre, la terra ha bisogno di Te, l'uomo, ogni uomo ha bisogno di Te, l'aria, pesante e inquinata, ha bisogno di Te. Ti prego, Padre, torna a camminare per le strade del mondo, torna a vivere in mezzo ai Tuoi figli; torna governare le nazioni, torna a portare la pace e con essa la giustizia; torna a far brillare il fuoco dell'Amore, perché redenti dal dolore

possiamo divenire nuove creature."

Amici cari, diciamo il nostro "Sì" incondizionato al Padre "accettando tutto quello che vorrà mandarci per la pace nel mondo e per la conversione dei peccatori", cioè di tutti i nostri fratelli «captivi»; recitiamo ogni giorno questa preghiera, col cuore e con convinzione; e poi stiamo nella gioia, sereni e pazienti.

Sentiremo esplodere, nel nostro spirito, un continuo "RESURREXIT!": il primo sarà il segno della nostra personale resurrezione; tutti gli altri saranno eco dello stesso grido di vittoria che risuonerà nel cuore dei nostri fratelli non più «captivi»....

E tutta la nostra vita sarà un canto di vittoria: Resurrexit! Alleluja, alleluja, alleluja!