L'ITALIA

negli Scritti di Luisa Piccarreta  la PFDV

Raccolta di brani dal Libro di Cielo

 Dal Volume 3 Agosto 30, 1900

Luisa va in Purgatorio a sollevare il re d'Italia.

Avendo passato parecchi giorni di privazione e d'amarezza, al più L'ho visto qualche volta ad ombra ed a lampo, questa mattina, trovandomi nel sommo dell'amarezza non solo, ma come se avessi perduto la speranza di più rivederlo, onde, dopo aver fatto la Comunione, mi pareva che il confessore mettesse l'intenzione della crocifissione;  allora il benedetto Gesù, per farmi obbedire, Si è mostrato e mi ha partecipato le sue pene.  In questo frattempo ho visto la Regina Mamma che, prendendomi, mi offriva a Lui, acciò Si placasse.  E Gesù, avendo riguardo alla Mamma, accettava l'offerta e pareva che Si placasse un poco.

Dopo ciò, la Mamma Regina mi ha detto:  "Vuoi tu venire in Purgatorio a sollevare il re dalle pene orribili in cui si trova?"  Ed io:  "Mamma mia, come Lui vuole".

In un instante mi ha preso e di volo mi ha trasportato in un luogo di supplizi atroci, tutti mortali.  E là ci stava quel misero, che da un supplizio passava all'altro. Pareva che per quante anime si erano perdute per causa sua, altrettante morti lui doveva subire.  Onde, dopo essere passata io per parecchi di quei supplizi, è restato lui un po' più sollevato.  Di nuovo la Mamma Regina mi ha sottratto da quel luogo di pene e mi son trovata in me stessa.

 

Dal Volume 4 Ottobre 22, 1902

Minacce all'Italia.

Questa mattina, per pochi istanti è venuto il mio adorabile Gesù, tutto sdegnato e mi ha detto:  "Quando l'Italia avrà bevuto fino alla feccia le più fetide sozzure fino ad affogarsi, tanto che si dirà:  'è morta, è morta!', allora risorgerà". Poi, facendosi più calmo, ha soggiunto:  "Figlia mia,  quando Io voglio una cosa dalle mie creature, infondo in loro le disposizione naturali, in modo da cambiare la stessa natura a volere quella cosa che voglio;  perciò, tu quietati nello stato in cui ti trovi".

Detto ciò è scomparso ed io sono lasciata[1] impensierita sopra ciò che mi ha detto.

 

Dal Volume 4 Dicembre 7, 1902

La Francia e l'Italia non più riconoscono Gesù. 

Gesù la sospende dal suo stato di vittima, ma lei non accetta e lotta perché non si formi la legge del divorzio.

Trovandomi fuori di me stessa, mi sono trovata in una densissima oscurità, ed in quella vi stavano migliaia di persone, che detta oscurità li rendeva accecati, che loro stessi non comprendevano quello che facevano.  Pareva che fosse parte dell'Italia e parte della Francia.  Oh, quanti errori si scorgevano nella Francia, peggiori dell'Italia!  Pareva che hanno perduto la ragione umana, prima dote dell'uomo e che lo fa distinguere dalle bestie;  peggiori delle stesse [pareva] diventato!  Vicino a quest'oscurità si vedeva un lume, vi sono andata ed ho trovato il mio amante Gesù, ma tanto afflitto e sdegnato contro di quella gente che io temevo a verga a verga e solo ho detto:  "Signore, placatevi e fatemi soffrire a me, versando sopra di me il vostro sdegno".

E Lui mi ha detto:  "Come posso placarmi se Mi vogliono appartare da loro, come se non fossero opera da Me creata?  Non vedi come la Francia Mi ha discacciato da sé, tenendosi onorata di non più riconoscermi?  E come l'Italia vuole seguire la Francia, stando certuni che darebbero l'anima al diavolo purché vincessero il punto di formare la legge del divorzio, tante volte da loro tentata e restati schiacciati e confusi?  Anzi che placarmi e versare su di te il mio sdegno, ti sospendo dallo stato di vittima, perché quando la mia Giustizia ha provato varie volte, usando tutto il suo potere per non dare quel castigo dall'uomo stesso voluto e, con tutto ciò lo vuole, è necessario che la Giustizia sospenda chi la trattiene e fa cadere il castigo".

Ed io:  "Signore, se mi volessi sospendere per altri castighi, facile avrei accettato, perché è giusto che la creatura si uniforme in tutto al vostro Santo Volere, ma accettarlo per questo male gravissimo, l'anima mia non può digerirla questa sospensione;  piuttosto investitemi del vostro potere e fatemi andare in mezzo a questi tali che ciò vogliono".  Mentre ciò dicevo, mi son trovata con questi;  parevano investiti da forze diaboliche, specie uno che pareva furibondo come se volesse tutto sconvolgere;  ho detto e ridetto, ed appena m'è riuscito di gettar loro qualche barlume di ragione facendogli conoscere l'errore che commettevano.  E dopo ciò mi son trovata in me stessa con scarsissime sofferenze.

 

Dal Volume 5 Aprile 7, 1903

Timore per il suo stato.

Dopo aver passato giorni amarissimi per le continue privazioni del mio adorabile Gesù, questa mattina mi sentivo giunta al colmo dell'afflizione e, stanca e sfinita di forze, stavo pensando che davvero non più mi voleva in questo stato e quasi mi decidevo ad uscirne.  Mentre ciò facevo, il mio amabile Gesù si è mosso nel mio interno e si faceva sentire che pregava per me;  ed io solo capivo che implorava la potenza, la fortezza, e la provvidenza del Padre per me, soggiungendo:  "Non vedete, o Padre, come ha maggior bisogno d'aiuto, ché dopo tante grazie si vuol rendere peccatrice uscendo dalla nostra Volontà?"

Chi può dire come mi sentivo spezzare il cuore al sentire queste parole di Gesù?  Onde è uscito da dentro il mio interno, ed io, dopo avermi assicurata che fosse il benedetto Gesù, ho detto:  "Signore, è Volontà vostra che continui a starmi in questo stato di vittima?  Ché io, non sentendomi nella stessa posizione di prima, mi veggo come se non fosse necessaria la venuta del sacerdote;  ché, se non altro almeno risparmierò il sacrificio al confessore".  E Lui:  "Per ora non è Volontà mia che tu esci.  Riguardo al sacrifizio del sacerdote:  gli renderò centuplicata la carità che fa".

Poi, tutto afflitto ha soggiunto: "Figlia mia, i socialisti hanno combinato tra loro di colpire nel segno la Chiesa, e questo l'hanno fatto in Francia pubblicamente e, nell'Italia più nascosto;  e la mia Giustizia va trovando vuoti per mettere mano ai castighi".

 

Dal Volume 6 Agosto 23, 1904

Castighi anche in Italia.

Questa mattina me la sono passata amarissima, quasi del tutto priva del mio benedetto Gesù, solo che mi trovavo fuori di me stessa in mezzo a guerre e persone uccise, paesi assediati, e pareva che fosse anche in Italia.  Quale spavento non provavo!  Volevo sottrarmi da scene sì dolorose, ma non potevo, una potenza suprema mi teneva lì inchiodata.  Fosse Angelo o Santo, non so dirlo certo, ha detto: "Povera Italia, come sarà lacerata da guerre!"

Io nel sentire ciò sono restata più spaventata e mi sono trovata in me stessa e, non avendo ancora visto Colui ch'è mia vita e, con tutte quelle scene nella mente, mi sentivo morire.  Onde ho visto appena un braccio, e mi ha detto: " Ci sarà qualche cosa di certo nell'Italia ".

 

Dal Volume 7 Aprile 17, 1906

Dio armerà gli elementi contro dell'uomo.

Questa mattina me la sono passata male.  Mi trovavo fuori di me stessa e non vedevo altro che fuoco;  pareva che si apriva la terra e minacciava ingoiare in sé città, monti ed uomini;  pareva che il Signore vorrebbe [volesse] distruggere la terra, ma in modo speciale pareva a diversi tre punti, uno distante dall'altro, e qualcuno di questi anche in Italia.  Pareva tre bocche vulcaniche, che chi mandava fuoco ed allagava le città, e dove si apriva la terra e succedevano orribili scosse di terremoti;  io non capivo tanto bene se stavano succedendo o pure dovranno succedere;  quante rovine!  Eppure la causa di ciò è il solo peccato, e l'uomo non vuole arrendersi, pare che l'uomo si è messo contro Dio, e Dio armerà gli elementi contro dell'uomo:  l'acqua, il fuoco, il vento e tante altre cose, e faranno morire molti e moltissimi;  che spavento, che raccapriccio!  Mi sentivo morire a vedere tutte queste scene dolorose, avrei voluto soffrire qualunque cosa per placare il Signore.

Quando appena il Signore si è fatto vedere;  ma chi può dire come?  Ho detto qualche cosa per placarlo, ma non mi dava retta, poi mi ha detto: "Figlia mia, non trovo più dove riposare nella mia Creazione.  Fammi riposare in te e tu riposati in Me e taci".

 

Dal Volume 10 Settembre 6, 1911

(...)

Qualche altra cosetta non la ricordo bene.  Onde questa mattina trovandomi fuori di me stessa, mi son trovato il Bambino Gesù nelle mie braccia, che piangeva forte, forte, perché sentiva dire che lo volevano cacciare dall'Italia.  Prendemmo la via per la Francia, e non lo volevano ricevere, e il mio sempre amabile Gesù, piangendo diceva: "Tutti Mi cacciano, nessuno Mi vuole, ed Io, costretto da loro stessi, li flagellerò".

In questo mentre, vedevo strade piene di pietre, fuoco, con gran danno di città.

"Hai visto?  Ritiriamoci figlia mia, ritiriamoci".

E così ci siamo ritirati nel letto, ed è scomparso.  Onde dopo altri giorni, pregandolo che Si placasse per i tanti flagelli che si sentono, mi ha detto:  "Figlia mia, Mi trattano da cane, ed Io li farò tra loro uccidere da cani".

Oh, Dio, che crepacuore!  Placatevi, o Signore, placatevi!

 

Dal Volume 11 Gennaio 12, 1916

Tutte le nazioni si sono unite nell'offendere Iddio e hanno congiurato contro di Lui.

I castighi presenti e futuri delle nazioni, in particolare dell'Italia.

Stavo lamentandomi con Gesù benedetto delle sue solite privazioni, e piangevo amaramente;  ed il mio adorabile Gesù è venuto, ma in uno stato doloroso, e faceva vedere come le cose andranno peggiorando sempre più, e questo mi faceva piangere di più;  e Gesù mi ha detto: "Figlia mia, tu piangi i tempi presenti, ed Io piango l'avvenire.  Oh, in quale labirinto si troveranno le nazioni, da formare l'una il terrore e l'eccidio dell'altra, da non saperne uscire da loro stesse!  Faranno cose da pazzi, da ciechi, fino ad agire contro loro stesse!  E il labirinto in cui si trova la povera Italia!  Quante scosse riceverà!  Ricordati quanti anni prima ti avevo detto che meritava il castigo che la facessi invadere da nazioni straniere;  e questa è la trama che le stanno tessendo. Come resterà umiliata ed annientata!  Troppo ingrata Mi è stata!   Le nazioni che prediligevo, l'Italia, la Francia, sono quelle che più Mi hanno sconosciuto, si son data la mano nell'offendermi;  giusto castigo:  si daranno la mano nel restare umiliate, e saranno anche loro le più che muoveranno guerra alla Chiesa.  Ah, figlia mia, quasi tutte le nazioni si sono unite nell'offendermi, hanno congiurato contro di Me!  Che male ho loro fatto?  Sicché quasi tutte meritano il castigo!"

Ma chi può dire il dolore di Gesù, lo stato di violenza in cui si trovava, ed il mio spavento, la paura?  E dicevo al mio Gesù:  "Come posso vivere in tante tragedie?  O fate che io ne sia la vittima e risparmiate i popoli, oppure portami con Te!"

 

Volume 11 Ottobre 30, 1916

La perversità delle nazioni, specialmente dell'Italia, attirerà altri castighi.

Stavo lamentandomi con il mio sempre amabile Gesù, che in questi giorni passati, stentatamente ci veniva, oppure appena avvertivo la sua ombra e scompariva;  ed il benedetto Gesù mi ha detto: "Figlia mia, come subito dimentichi che in quei giorni che non tanto ci vengo e sfuggo da te, non è altro che una stretta di più ai flagelli.  Le cose imperverseranno sempre più.  Ah, l'uomo è giunto a tanta perversità, che non basta, per arrenderlo, di toccargli la pelle, ma che giunga a spolverizzarlo! Perciò una nazione invaderà l'altra, e si lacereranno;  il sangue scorrerà nei paesi come acqua, anzi in certe nazioni si faranno nemici di loro stessi e si dibatteranno, si uccideranno, faranno cose da pazzi.  Ah, quanto Mi duole l'uomo!  Da Me lo piango!"

Al dire di Gesù ho rotto in pianto e Lo pregavo che risparmiasse la povera Italia;  ma Gesù ha ripreso: "L'Italia, l'Italia! Ah, se tu sapessi quanto ne sta combinando di male, quante congiure alla mia Chiesa!  Non le basta il sangue che sta spargendo in battaglia, ma è assetata di altro sangue, ma vuole il sangue dei miei figli, il sangue dei primati;  si vuole macchiarsi di tali delitti, da attirarsi la vendetta del Cielo e delle altre nazioni!"

Io ne sono rimasta terrorizzata e temo molto, ma spero che il Signore Si placherà.

 

Dal Volume 12 Novembre 2, 1917

Lamenti di Gesù.  Minacce di castighi per l'Italia.

Continuando il mio solito stato, tra privazioni, pene ed amarezze, specie per tanti mali che si sentono e dell'entrata degli straniere in Italia, pregavo il buon Gesù che arrestasse i nemici e Gli dicevo:  "Era questa forse la fiumana che Tu dicevi nei giorni scorsi?"  Ed il buon Gesù, venendo, mi ha detto:  "Figlia mia, era proprio questa la fiumana che ti dicevo;  e la fiumana continuerà a correre, a correre:  gli stranieri continueranno ad invadere l'Italia. Troppo se l'hanno meritato. 

Io avevo scelto l'Italia per una seconda Gerusalemme; essa per contraccambio ha disconosciuto le mie leggi, Mi ha rinnegato i diritti che Mi si dovevano.  Ah!  Posso dire che non più da uomo [l'Italia] si riportava, ma da bestia;  e sotto il pesante flagello della guerra neppure sono stato riconosciuto, e voleva andare avanti da mio nemico. Giustamente si è meritata la sconfitta, e la continuerò ad umiliare fino alla polvere!"

Ed io, interrompendolo: "Gesù, che dici?  Povera patria mia, come sarai lacerata! Gesù, pietà, arresta la corrente dello straniero".  E Gesù:  "Figlia mia, con mio dolore devo permettere che lo straniero avanzi.  Tu, perché non vuoi bene alle anime come Me, ne vorresti la vittoria, ma se l'Italia vincerà, sarà una rovina per le anime, la loro superbia giungerebbe a tanto da rovinare quel poco d'avanzo di bene che c'è nella nazione;  si sarebbero additati ai popoli come nazione che sa fare senza Dio.  Ah, figlia mia!  I flagelli continueranno, i paesi saranno devastati, li spoglierò di tutto, il povero e il ricco saranno una sola cosa.  Non hanno voluto conoscere le mie leggi, della terra si avevano fatto un dio per ciascuno, ed Io, col spogliarli, farò riconoscere che cosa è la terra;  col fuoco purificherò la terra, ché è tanta la puzza che esala, che non posso tollerarla;  molti resteranno sepolti nel fuoco e così rinsavirò la terra.  è necessario, lo richiede la salvezza delle anime.  Te l'avevo detto tanto tempo prima di questi flagelli;  il tempo è giunto, ma non del tutto ancora, altri mali verranno;  rinsavirò la terra, rinsavirò la terra!"

Ed io:  "Mio Gesù, placati, basta per ora".

E Lui:  "Ah, no!  Tu prega, ed Io renderò meno crudele il nemico".

 

Dal Volume 12 Marzo 19, 1918

Minacce di flagelli.

Continuando il mio solito stato, il mio sempre amabile Gesù è venuto tutto afflitto e mi ha detto: "Figlia mia, che nausea sento della disunione dei preti!  Mi è intollerabile!  La loro vita disordinata è causa che la mia Giustizia permetterà che i miei nemici gli siano sopra per maltrattarli;  già i cattivi stanno per uscire contro, e l'Italia sta per commettere il più grande peccato, di perseguire la mia Chiesa e di lordarsi le mani del sangue innocente".  E mentre ciò diceva, faceva vedere le nostre nazioni alleate devastate e molti punti scomparsi e la loro superbia atterrata.

 

Dal Volume 12 Ottobre 16, 1918

Predice le guerre e la sorte di alcuni paesi.

Mi sentivo molto afflitta per la privazione del mio amabile Gesù e la mia mente era funestata dal pensiero che il tutto era stato, in me, o lavorio della fantasia o del nemico. Corrono voci di pace e di trionfo per l'Italia, ed io ricordavo che il mio dolce Gesù mi aveva detto che l'Italia sarà umiliata. Che pena, che agonia mortale, pensare che la mia vita era un inganno continuo!  Mi sentivo che Gesù voleva parlarmi, ed io non volevo sentirlo, Lo respingevo;  ho lottato tre giorni con Gesù e molte volte ero tanto sfinita che non tenevo forza per respingerlo;  ed allora Gesù diceva diceva, ed io, pigliando forza dal suo dire, Gli dicevo: "Non voglio sapere nulla!"

Finalmente Gesù mi ha cinto il collo col suo braccio e mi ha detto: "Chetati, chetati, sono Io, dammi ascolto.  Non ti ricordi che mesi addietro, lamentandoti tu con Me della povera Italia, ti dissi: 'Figlia mia, perde chi vince e vince chi perde'?  L'Italia, la Francia, sono già umiliate, e non saranno più finché non saranno purgate e ritornate a Me libere ed indipendenti e pacifiche. Nel trionfo puramente apparente che godono, loro già subiscono la più grande delle umiliazioni, ché non loro, ma uno straniero, neppure europeo, è venuto a cacciare il nemico;  sicché, se si potesse dire trionfo ciò che non è [il trionfo] è dello straniero. Ma questo è nulla. Ora più che mai perdono di più, tanto nel morale quanto nel temporale, perché ciò li farà disporsi a commettere maggiori delitti, a rivoluzioni interne accanite, da sorpassare la stessa tragedia della guerra.  E poi, quello che ti ho detto non riguardava solo i tempi presenti, ma anche i futuri, e quello che non si verificherà ora, si verificherà poi.  E se qualcuno troverà difficoltà, dubbi, significa che non se ne intende del mio parlare:  il mio parlare è eterno come sono Io.

Ora voglio dirti una cosa consolante:  L'Italia, la Francia, ora vincono e la Germania perde.  Tutte le nazioni hanno delle macchie nere e tutte meritano umiliazioni e schiacciamenti.  Ci sarà un parapiglia generale, sconvolgimento dappertutto;  col ferro, col fuoco e con l'acqua, con morti repentine, con mali contagiosi, rinnoverò il mondo, farò cose nuove.  Le nazioni faranno una specie della torre di Babele, giungeranno a neppure capirsi tra loro;  i popoli si ribelleranno tra loro, non vorranno più re;  tutti saranno umiliati e la pace verrà solo da Me, e se senti dir:  'pace', non sarà vera, ma apparente. 

Quando avrò tutto purgato, ci metterò il mio dito in modo sorprendente e darò la vera pace ed allora tutti quelli che saranno umiliati ritorneranno a Me e la Germania sarà cattolica:  ho dei grandi disegni su di essa.  L'Inghilterra, la Russia e dovunque si è sparso il sangue, risorgerà la fede e s'incorporeranno alla mia Chiesa. Ci sarà il grande trionfo e l'unione dei popoli.  Perciò prega;  e ci vuole pazienza, perché non sarà così presto, ma ci vorrà il tempo".

 

Dal Volume 14 Ottobre 27, 1922

(...)

Onde avendosi ritirato, è ritornato di nuovo, tutto afflitto, che moveva a pietà, e gettandosi nelle mie braccia come per trovare riposo;  ed io, nel vederlo, Gli ho detto:  "Che hai Gesù, così afflitto?"  E Gesù:  "Ah, figlia mia, tu non sai nulla di quello che vogliono fare!  Vogliono giocarsi Roma!  Se la vogliono giocare gli stranieri, gli stessi italiani;  sono tali e tante le nefandezze che faranno, che sarebbe minor male se la terra sboccasse fuoco per incenerirla, che ciò che faranno.  Vedi, da tutte le parti sbucano genti per affluire insieme e darne l'assalto, e quel che è più, sotto vesti di agnelli, mentre son lupi rapaci che vogliono divorare la preda.  Che unioni diaboliche!  Si stringono insieme per aver più forza e darne l'assalto.  Prega, prega!  E' l'ultimo precipizio di questi tempi, in cui la creatura vuole precipitarsi".

 

Dal Volume 21 Marzo 31, 1927

Come l'anima che vive nella Volontà Divina è il trionfo di Essa.  Minacce di guerre.  Uomini di tutte le razze.

(...)

Onde mi lamentavo con Gesù delle sue privazioni, come ora, forse più che mai, mi sta facendo subire più a lungo la sua lontananza.  Eppure mi dice che mi vuole bene, chissà che non finirà col lasciarmi del tutto?  Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù Si è mosso nel mio interno; circondandomi di luce faceva vedere in quella luce guerre e rivoluzioni accanite, civili contro i cattolici.  Si vedevano tutte le razze a combattere e tutti in atto di prepararsi ad altre guerre.  E Gesù, tutto afflitto, mi ha detto: "Figlia mia, tu non sai come il mio ardente Cuore vuole correre con l'Amore verso le creature, e mentre corre lo respingono, ma vi corrono presso di Me con le offese più brutali e con le finzioni più orrende. Quindi, vedendosi il mio Amore perseguitato, esce la mia Giustizia in campo e difende il mio Amore, e con flagelli colpisce coloro che Mi perseguitano, e scorre le finzioni che fanno non solo con Me, ma che si fanno fra loro le nazioni, perché truffandosi si fanno conoscere che invece di amarsi si odiano accanitamente.  Questo secolo si può chiamare il secolo delle finzioni più pessime, e tra tutti i ceti, e perciò mai s'accordano tra loro, e mentre apparentemente pare che si vogliono accordare, in realtà vanno macchinando nuove guerre. La finzione non ha portato mai vero bene, tanto nell'ordine civile quanto nell'ordine religioso, al più qualche ombra di bene che fugge. Ora perciò la decantata pace in parole, non i fatti, la convertono in preparativi di guerra.

 

Come già tu vedi, molte specie di razze si sono unite a combattere, chi per un pretesto e chi per un altro, altre vi si uniranno insieme. Ma Io me ne servirò delle unioni di queste razze, perché per venire il Regno della mia Divina Volontà è necessario che venga l'unione di tutte le razze per mezzo di un'altra guerra molto più estesa dell'ultima nella quale l'Italia era stata impegnata finanziariamente.  Con l'unione di queste razze i popoli si conosceranno e dopo la guerra sarà più facile la diffusione del Regno della mia Volontà. 

 

Perciò abbi pazienza nel sopportare la mia privazione e il vuoto che vuol formare la mia Giustizia per difendere il mio Amore perseguitato. Tu prega, ed offri tutto perché il Regno del mio Fiat venga presto".

 

Dal Volume 24 Ottobre 3, 1928

Scambio tra Gerusalemme e Roma.  Iddio nel creare l'uomo mise in lui tanti germi di felicità per quante cose creava.

La mia povera mente pensava a tante cose sulla Divina Volontà, specie come poteva venire il suo Regno, come poteva diffondersi e, tant'altre cose che non è necessario scriverle sulla carta;  ed il mio amato Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto: "Figlia mia, se Roma tiene il primato della mia Chiesa lo deve a Gerusalemme, perché il principio della Redenzione fu proprio a Gerusalemme; di quella patria scelsi dalla piccola città di Nazareth la mia Madre Vergine. Io nacqui nella piccola città di Betlemme, tutti i miei Apostoli furono di detta patria, e sebbene questa, ingrata, non volle conoscermi e rigettò i beni della mia Redenzione, non si può negare che l'origine, il principio, le prime persone che ricevettero il bene di essa furono di questa città.  I primi banditori del Vangelo, quelli che fondarono in Roma il cattolicesimo, furono i miei Apostoli, tutti di Gerusalemme, cioè di questa patria.

Ora ci sarà uno scambio: se Gerusalemme diede la vita della religione e quindi della Redenzione a Roma, Roma darà a Gerusalemme il Regno della Divina Volontà.  Ed è tanto vero questo che, come scelsi una Vergine dalla piccola città di Nazareth per la Redenzione, così ho scelto un'altra vergine in una piccola città d'Italia appartenente a Roma, a cui è stata affidata la missione del Regno del Fiat Divino che, dovendosi conoscere a Roma, come si conobbe a Gerusalemme la mia venuta sulla terra, Roma avrà il grande onore di ricambiare Gerusalemme del gran bene ricevuto da essa, cioè della Redenzione, col farle conoscere il Regno della mia Volontà.  E allora Gerusalemme si ricrederà della sua ingratitudine ed abbraccerà la vita della religione che diede a Roma e, riconoscente, riceverà da Roma la vita ed il gran dono del Regno della mia Volontà Divina.

E non solo Gerusalemme, ma tutte le altre nazioni riceveranno da Roma il gran dono del Regno del mio Fiat, i primi banditori di Esso, il suo Vangelo tutto pieno di pace, di felicità e di ripristinamento della creazione dell'uomo. E non solo le mie manifestazioni porteranno santità, gioie, pace e felicità, ma tutta la Creazione facendo gara con esse, sprigionerà da ogni cosa creata ciascuna felicità che contiene e le riverserà sopra le creature. Perché Noi nel creare l'uomo mettevamo nel suo essere tutti i germi della felicità che ciascuna cosa creata possedeva, disponendo l'interno dell'uomo come un terreno, in cui conteneva tutti i germi delle felicità, tanto da tenere in sé tutti i gusti per assaporare e ricevere in sé tutte le felicità delle cose create; se non possedesse l'uomo questi germi, gli mancherebbe il gusto, l'odorato, per poter gustare ciò che Dio aveva messo fuori di lui in tutta la Creazione.

Ora, l'uomo col peccare ammalò tutti questi germi di felicità che Iddio, nel crearlo, gli aveva infuso, e perciò perdette il gusto di poter godere tutte le felicità che ci sono nella Creazione.  Successe come ad un povero malato che non gode tutti i gusti che ci sono nei cibi, anzi sente il peso, lo stesso cibo si converte in dolore, tutto lo nausea e, se lo prende non [è] perché lo gusti, ma per non morire. Invece uno sano sente gusto, forza, calore, perché il suo stomaco tiene forza di assimilare i beni che ci sono nei cibi e gode di essi. Così successe nell'uomo:  col peccare ammalò i germi, la stessa forza di poter gustare tutte le felicità che ci sono nella Creazione, e molte volte si convertono in dolore. Ora col ritornarmi l'uomo nel mio Fiat Divino, i germi acquisteranno la sanità, ed acquisterà la forza di assimilare e gustare tutte le felicità che ci sono nell'ordine della Creazione.  Sicché per lui si formerà una gara di felicità, tutto gli sorriderà e ritornerà l'uomo felice come Iddio lo aveva creato".

 

STAMPATO in PROPRIO

a cura del Gruppo di Preghiera 'Divino Volere e Divino Amore' Tel. 06.77201536

 

 



[1]  rimasta