La CARITA’ Si soffre nella misura che si ama

di don Pablo Martin

Proposta di Riflessione seguendo la Sacra Scrittura e gli Scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta, la PFDV

 

+ Ave Maria!

Carissimi, dopo le altre due riflessioni sulla Fede e sui Segni dei tempi, che riguarda la Speranza, vi mando quest'altro, che potrebbe in qualche modo richiamare la Carità. Si soffre nella misura che si ama. Mi ha dato spunto per farlo una domanda fatta da una sorella, a proposito del brano del 25 luglio 1915, vol. 11°: “Figlia mia, in questi tempi Io mi sento come uno sventurato. Mi sento sventurato col ferito sul campo di battaglia, sventurato per quello che muore nel proprio sangue, abbandonato da tutti, sventurato col povero che sente il peso della fame; sento la sventura di tante madri, alle quali sanguina il cuore per i loro figli in battaglia... Ah, tutte le sventure pesano sul mio Cuore e ne resto trafitto! E di fronte a tutte queste sventure vedo la divina giustizia, che vuole mettere più in campo il divino furore contro le creature, purtroppo ribelli ed ingrate. E poi, chi ti può dire quanto sono sventurato nell’amore? Ah, le creature non mi amano e a tanto mio Amore sono ricambiato con ripetute offese. 

Figlia mia, in tante mie sventure, invece di consolare altri, voglio Io conforto. Voglio intorno a Me le anime che mi amano, che mi tengano fedele compagnia e che tutte le loro pene le diano a Me, per sollievo delle mie sventure e per impetrare grazia ai poveri sventurati. E a seconda che le anime mi saranno fedeli in questo tempo di flagelli e di sventure, quando la divina giustizia si sarà placata, così ricompenserà le anime che mi sono state fedeli e che hanno preso parte alle mie sventure”.

     Con la benedizione di Gesù e Maria, nel Volere Eterno, P. Pablo Martín

 

Soffre adesso il Signore?

Per rispondere a questa domanda occorre esaminare il mistero del tempo e dell’eternità e se c’è un rapporto tra queste due “dimensioni”.

L’eternità è propria di Dio: Egli è Colui che è, e realizza tutto ciò che vuole in un solo Atto assoluto, nel quale esaurisce ogni possibilità. In un solo Atto fa tutto, senza un “prima” né un “dopo”. In quell’unico Atto del suo Volere (ciò che Luisa chiama il “Fiat” Divino o Eterno) ci sono tutti i suoi decreti presenti e in modo ordinato. E siccome il primo decreto è l’Incarnazione del Verbo (e tutti gli altri derivano da questo), ecco che nel farsi uomo, nel farsi creatura, ne risulta il tempo.

Perché il tempo è il modo proprio di esistere e di vivere della creatura. La creatura (angelo oppure uomo) non esaurisce ogni sua possibilità in un solo atto, come Dio, ma passa continuamente da poter fare una cosa a farla un istante dopo: qui c’è il tempo, il “prima” e il “dopo”.

Perciò noi daremo gloria a Dio (parteciperemo della sua Gloria) “nei secoli dei secoli”; così diciamo anziché dire “nell’eternità”.

Ogni istante del nostro tempo è presente eternamente nell’Atto Unico di Dio, nell’Atto del suo Volere. Ogni istante del tempo esiste solo perché Dio lo vuole. Ogni istante del nostro tempo ha valore di eternità; perciò ogni atto di esistenza della nostra vita, sembra a noi che passa, che tramonta, che svanisce nel passato, nel nulla, al ritmo del tic-tac dell’orologio. Rimane per noi appena un ricordo che svanisce.

Invece, nella vera realtà oggettiva rimane intatta l’intera esistenza. Passato e futuro non esistono per Dio; perciò nella realtà oggettiva non c’è il passato né il futuro, tutto è presente. Ed ecco che, per esempio, la nascita di Gesù o i vari episodi della sua Vita, o la sua Passione e Morte, o la sua Resurrezione, non sono soltanto cose storiche, che per noi sono dei ricordi, ma sono realmente presenti e vive, attualissime, nell’Atto Unico ed Eterno di Dio. Viste dal punto di vista del tempo appartengono al passato; ma viste dal punto di vista di Dio, dell’eternità, sono sempre presenti. In Cielo non ci sono “ricordi”, non ci sono fotografie, filmati o musei per conservare in qualche modo un passato che non abbiamo più; assisteremo in diretta a tutte le scene della nostra vita e di tutta la storia.

Un esempio ci aiuta a comprendere il rapporto tra il tempo e l’eternità.

Se vediamo passare un corteo, una processione, una sfilata dalla porta di casa, sulla strada, quando passa il primo guardiamo l’orologio e vediamo che sono, per esempio, le ore 12; quando poi passa l’ultimo sono le 3 del pomeriggio: ecco il tempo, la processione è durata tre ore. Ma se guardiamo dal terrazzo di un edificio alto, da quando vediamo il primo fino a quando incominciamo a vedere l’ultimo passano solo 20 minuti: il tempo si è accorciato. E se guardiamo dal finestrino di un aereo, vediamo in un solo sguardo l’intera processione, non c’è più distanza di tempo tra il primo e l’ultimo. Così vede Dio, dall’altezza del suo Essere Supremo: vede in un unico sguardo l’intera storia dell’umanità e di tutta la Creazione, davanti a Lui tutti gli istanti sono presenti e Lui li vuole e gli dà esistenza. A Lui non sfugge neanche una formichina o un atomo o un nostro pensiero…

Per tanto, nel Cielo potremo viaggiare nel tempo, cosa impossibile da fare stando sulla terra, ancora in vita mortale. Potremo assistere a tutti gli episodi della storia dell’umanità, della vita di Nostro Signore e della nostra stessa vita, passata ma non distrutta. Soltanto aspetteremo che arrivino in Cielo i nuovi atti di esistenza buoni delle creature che stanno sulla terra, i loro atti meritevoli, che porteranno nuova luce, gioia e felicità a tutti quanti in Cielo.

Per questo dice Gesù a Luisa: “Credi tu che tutto il Cielo sia a giorno di tutti i miei beni? No, no!  Oh, quanto gli resta da godere, che oggi non gode! Ogni creatura che entra in Cielo e che ha conosciuto una verità in più, non conosciuta dagli altri, porterà in sé il seme per far sprigionare da Me nuovi contenti, nuove gioie e nuova bellezza, di cui quell’anima sarà come causa e fonte, e gli altri ne prenderanno parte. Non verrà l’ultimo dei giorni, se non trovo anime disposte per rivelare tutte le mie verità, per fare che la celeste Gerusalemme risuoni della mia completa gloria e tutti i beati prendano parte a tutte le mie beatitudini, chi come causa diretta, per aver conosciuto la verità, e chi come causa indiretta, per mezzo di colui che l’ha conosciuta.” (25.01.1922)

Perciò in Cielo continua a trascorrere il tempo (con molte altre “frequenze” e velocità, velocissime o lentissime), ma avremo la libertà di visitare qualsiasi momento del tempo passato, per dare al Signore nuovi atti di amore e di gloria e ricevere da Lui nuovi gaudi e felicità.

Nella misura del grado di gloria raggiunto, ogni scena della vita in cui abbiamo avuto dolore diventerà gioia, dove è stata povertà, ricchezza, dove è stata umiliazione, gloria… La resurrezione gloriosa finale non riguarderà soltanto i nostri corpi, ma per i salvati riguarderà ogni atto di esistenza, ogni istante della loro vita, ogni pensiero, desiderio buono, parola, azione, sofferenza: ogni cosa sarà trasfigurata e glorificata ricevendo una nuova vita al modo celeste.

Per questa ragione, ben possiamo comprendere che il Purgatorio si trova precisamente in quei momenti o atti di esistenza della nostra vita dove abbiamo guastato o rovinato il Progetto di Dio per noi in quegli istanti, ed è lì che occorre ripararli, pulirli, aggiustarli, con la necessaria consapevolezza (luce) e dolore, che lascia il posto al vero amore che era mancato.

Insomma: Gesù Cristo è in Cielo con la sua adorabile Umanità glorificata ed è anche presente fisicamente sulla terra nell’Eucaristia, con la stessa sua Umanità (Corpo, Sangue, Anima) e con la sua Divinità. In Cielo è nella felicità, anzi, Egli è la Felicità di tutti; ma ha sempre presente e viva tutta la sua Vita che ha vissuto sulla terra, la sua opera di Redenzione. Perciò Egli rende presente e viva la sua Passione, Morte e Resurrezione in ogni Santa Messa, che non è un ricordo o una rappresentazione, non è una ripetizione né una copia, ma è la ri-presentazione de suo vero e reale Sacrificio, “incruento”, perché visto dalla prospettiva del tempo, del “nostro” tempo, Egli non soffre più, ma nel suo Atto Eterno è sempre presente tutto ciò che ha fatto e ha sofferto.

Perciò, le lacrime (e lacrime di sangue) che la Madonna piange in alcune sue immagini, ci fanno vedere adesso le sue lacrime di allora, versate soprattutto per motivi di adesso. Perché quelle lacrime di allora stanno ancora e sempre nell’Atto Eterno di Dio, come testimonio e prova del suo amore, e perciò quelle lacrime che allora, sul Calvario, mostrarono il suo dolore, adesso che Lei è glorificata in Cielo mostrano il suo amore e sono motivo e causa di sempre nuova gloria e felicità.

Insomma, il Mistero rimane davanti a noi, ma è “aperto” e ognuno di noi può penetrare fino a dove Dio gli concede per Grazia sua.  Per lodarlo e benedirlo senza fine. Amen.

 

DIO SOFFRE?  PUÒ SOFFRIRE DIO? GESÙ IN CROCE  “SOVRABBONDA DI GIOIA”?

Gesù stesso ha dato la risposta nel prodigioso Crocifisso di Nemi (Roma)

 

DOVE RISIEDE IL DOLORE?  DOVE RISIEDE LA GIOIA?

DOLORE E GIOIA: I DUE ASPETTI DI UNA SOLA COSA: L’AMORE!

Notizie sul Crocifisso sorridente di Nemi (Roma)

Il marchese Mario Frangipane nel 1637 fece costruire fuori di Nemi la chiesa di Santa Maria di Versacarro in sostituzione di un’antica cappella che sorgeva sulla sponda del lago. La chiesa prese il nome di Santuario del crocifisso in seguito ad un evento miracoloso: nel 1669, un umile frate francescano, fra’ Vincenzo da Bassiano, reduce dalla Palestina dove si era recato in pellegrinaggio al Santo Sepolcro, portò con sé un legno proveniente dal monte Calvario. Tornato alle sue mansioni nel convento di Nemi, fra’ Vincenzo iniziò a scolpire un Crocifisso a grandezza naturale, riservandosi di modellare per ultimo il volto. Finito il corpo, diede un primo abbozzo al viso, ma le sue mani sembravano aver perduto l’antica abilità. Quella sera si sentì smarrito e sfinito fisicamente, si prostrò davanti a quel suo “crocifisso monco” e pregò con fervore perché il Signore gli conducesse di condurre a termine l’opera, poi cadde esausto sul duro giaciglio. All’alba, la campanella del convento lo svegliò per cantare il Mattutino. Cercò spontaneamente il crocifisso. Un’emozione indicibile assalì l’umile fraticello. Non voleva credere ai suoi occhi: un viso bellissimo, divinamente espressivo, pendeva sul tronco incompleto della sera avanti. La sacra immagine è stata oggetto di venerazione anche da parte dei Sommi Pontefici, fino a Paolo VI e Giovanni Paolo II. Il Santuario è meta di numerosi pellegrinaggi dai dintorni e da tutto il Lazio.

(G. Marsala – dall’Opuscolo del Santuario)

Le fotografie mostrano il particolare dei denti superiori ed inferiori –perfetti– nella bocca semiaperta del Cristo; s’intravede la lingua e l’interno della bocca che inspiegabilmente arriva, essendo una scultura in legno, fino all’ugola. L’immagine esprime il divino paradosso dell’Uomo dei dolori, come Lo chiama Isaia, nel quale non può mancare, in nessun momento, “il frutto dello Spirito: amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Gal 5,22). Se l’Apostolo S. Paolo dice: “sono pieno di consolazione, sovrabbondo di gioia in ogni nostra tribolazione” (2.Cor 7,4) e anche: “sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi” (Col 1,24), quanto più lo può dire il Signore!  E’ il divino paradosso della Croce abbracciata per amore, dell’Amore Eterno che per esprimere del tutto Sé stesso ha preso la forma di Croce! Nascosto dentro la buccia dura, amara, spinosa della croce, il frutto dolcissimo della Vita, della Risurrezione, del trionfo dell’Amore! Nascosto dentro dell’Amore Divino c’è il Dolore Divino, ma nascosto dentro del Dolore Divino c’è il sorriso, c’è la Gioia!

«Questa mattina stavo pensando quando il benedetto Gesù restò tutto slogato sulla croce e dicevo tra me: “Ah, Signore, quanto fosti compenetrato da questa sì atroce sofferenza e come la vostra anima dovette restarne afflitta!”.

In questo mentre, quasi come ombra, Gesù è venuto e mi ha detto: “Figlia mia, Io non mi occupavo delle mie sofferenze, ma mi occupavo dello scopo delle mie pene, e siccome nelle mie pene vedevo compiuta la Volontà del Padre, soffrivo e nel mio stesso soffrire trovavo il più dolce riposo, perché il fare la Volontà Divina contiene questo bene, che mentre si soffre vi si trova il più dolce riposo; e se si gode, e questo godere non è voluto da Dio, nello stesso godere vi si trova il più atroce tormento. Anzi, quanto più mi avvicinavo al termine delle pene, agognando di compire in tutto la Volontà del Padre, così mi sentivo più alleggerito, ed il mio riposo si faceva più bello. Oh, quanto è diverso il modo che tengono le anime! Se soffrono od operano non hanno la mira né del frutto che possono ricavare, né dell’adempimento della Volontà Divina; si concentrano tutte nella cosa che fanno, e non vedendo i beni che possono guadagnare, né il dolce riposo che porta la Volontà di Dio, vivono infastidite e tormentate, e fuggono quanto più possono il patire e l’operare, credendo di trovare riposo e vi restano più tormentate di prima”.» (Luisa Piccarreta, 20.05.1905)

«Pensando alla Passione di Nostro Signore, dicevo tra me:“Quanto vorrei entrare nell’interno di Gesù Cristo, per poter vedere tutto ciò che Lui faceva, e per vedere ciò che più gradiva il suo Cuore, per poterlo fare anch’io e mitigare le sue pene con offrirgli ciò che più gradiva”.

Mentre ciò dicevo, il benedetto Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto: “Figlia mia, il mio interno in quelle pene era occupato principalmente a compiacere in tutto e per tutti il mio caro Padre, e poi la redenzione delle anime; e la cosa che più gradiva il mio Cuore era vedere il compiacimento che mi mostrava il Padre, vedendomi tanto soffrire per amor suo, in modo che tutto radunava in Sé. Neppure un fiato, un sospiro, andò disperso, ma tutto raccolse per potersi compiacere e mostrarmi il suo compiacimento. Ed Io ero tanto soddisfatto di questo, che se non avessi avuto altro, il solo compiacimento del Padre mi bastava a rendermi soddisfatto di ciò che pativo; mentre da parte delle creature, molto, molto della mia Passione andò disperso. E tanto era il compiacimento del Padre, che a torrenti versava nella mia Umanità i tesori della Divinità. Perciò accompagna la mia Passione in questo modo, che mi darai molto gusto”.» (idem, 20.05.1905)

 

L’ORDINE DEI DECRETI DELL’ATTO UNICO ED ETERNO DEL VOLERE DIVINO NELLA “GRAN RUOTA” DELL’ETERNITÀ

Questo è l’ordine (causa conseguenza) dei Decreti divini dell’Atto unico ed eterno del Volere di Dio. Si può considerare, tra le varie cose, il rapporto esistente tra ogni decreto e quello che è in diagonale di fronte ad esso. Per esempio: 3 e 9, Maria (Madre e figura della Chiesa) e la Santa Chiesa;  oppure 5 e 11, le cose create e la Grazia Divina (cioè la Creazione e la nuova Creazione, la Creazione naturale e la Creazione soprannaturale nelle anime), oppure 6 e 12, la prova e la fedeltà nella prova, ecc. E si può notare anche un altro rapporto, quello orizzontale simmetrico: 3-13, 4-12, 7-9, ecc.

In questi Decreti Dio ci aspetta per passeggiare insieme a Lui, come Adamo, “alla brezza della sera” (Gen 3,8), per riconoscere la sua Volontà meravigliosa in tutte le sue opere ed adorarlo, per ammirare la sua Sapienza e la sua Bellezza e lodarlo, per ricevere tutti i beni della sua Provvidenza e ringraziarlo, per farsi raggiungere del suo eterno Amore e amarlo, per rispondere a nome di tutti, scusandoli e riparando per loro, e per invocare a nome di tutti il frutto supremo, lo scopo di tutte le Opere di Dio, che venga il suo Regno “sulla terra come in Cielo”. L’anima è chiamata ad unirsi alla Volontà Divina in tutte le sue opere (la Creazione, la Redenzione, la Santificazione) per adorarla, benedirla, ringraziarla e amarla, chiedendo il suo Regno a nome di tutti. Questo è “girare” nella Divina Volontà, nella “gran ruota” dell’Eternità o Atto eterno del Volere Divino.