LA FEDE

P. Pablo Martin

 

+      Ave Maria!

Carissimi, il massimo mio desiderio (lo è anche del Signore) è sapervi forti nella Fede, perché da essa derivano tutte le cose preziose e necessarie che ognuno desidera e di cui ha bisogno, oggi come mai. Perciò vi mando la mia piccola "enciclica" sulla Fede, anticipandomi a quella prossima del Papa. Troverete che va "masticata" parola per parola... Interpretatela anche come il massimo bene che da parte del Signore e nel suo Volere vi voglio.

   Con la benedizione di Gesù e Maria, sempre vostro

P. Pablo

 

"Accresci in noi la Fede" (Lc 17,5)

Così dissero gli Apostoli al Signore. Chi di noi se la sente di rispondere affermativamente alla domanda del Signore: "il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?" (Lc 18,8). Che San Pietro possa dirci: "Onore a voi che credete; ma per gli increduli, la pietra che i costruttori hanno scartato è divenuta la pietra angolare, sasso d'inciampo e pietra di scandalo. Loro v'inciampano perché non credono alla Parola" (1 Pt 2,78). Carissimi, "è giunto il momento in cui ha inizio il Giudizio a partire dalla casa di Dio" (1 Pt 4,17). Arriva l'ora della prova, della tentazione per tutti: "Siate temperanti, vigilate, perché il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare; resisteteli saldi nella Fede" (1 Pt 5,89).

 Prossimamente è stato detto Papa Francesco darà alla Chiesa una enciclica sulla Fede, scritta "a quattro mani" con il suo predecessore Benedetto XVI, che l'aveva incominciato a scrivere. Tutti sentiamo il bisogno di essere fortificati nella Fede, e allora, anch'io scrivo "a quattro mani" con un altro Fratello alcuni pensieri sulla Fede. Sicuramente le parole "fede" e "credere" sono tra le più numerose nella Sacra Scrittura. A titolo di curiosità, nel  Nuovo Testamento rispettivamente sono 242 e 243.

In parole povere, la vera Fede è come lasciarsi prendere per mano da Dio, come fa un bambino, e farsi condurre da Lui. Perciò è essere sicuri di Lui, sicuri della sua Bontà, della sua Onnipotenza, della sua Sapienza, del suo Amore. Questo è onorare Dio, è adorarlo, è glorificarlo. Questo è essere e voler essere pienamente suoi e saperlo e sentirlo totalmente nostro. Questo è COMUNIONE con Lui... e in questo modo è avere accesso alla sua infinita Sapienza, è prendere parte alla sua Onnipotenza, è sperimentare il suo Amore.

E' come dice San Pietro: "Senza averlo visto, voi lo amate e senza vederlo credete in Lui e perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa" (1 Pt 1,8). Perciò questa è la prima cosa, indispensabile per poter essere graditi a Dio e poterci accostare a Lui (Eb 11,6). E' la prima e l'ultima beatitudine del Vangelo, che racchiude in sé tutte le altre, le quali si spiegano soltanto con la Fede: "Beata Colei che ha creduto...", disse Elisabetta a Maria (Lc 1,14); "Beati quelli che crederanno senza aver visto", disse Gesù all'Apostolo Tommaso (Gv 20,29).

Perché dire "la vera" Fede? Perché non c'è nessuno che non creda in qualche cosa, e quando non si crede in Dio si crede in sciocchezze. La luce è dono di Dio, anche gli occhi ce li dà Lui, ma aprire o chiudere gli occhi dipende da noi: cioè, la Fede è un dono di grazia, iniziativa del suo Amore, ma l'accoglienza dipende dalla buona volontà dell'uomo. Perciò, "con il cuore si crede per ottenere la giustizia (per essere resi giusti da Dio)  e con la bocca si manifesta la fede per avere la salvezza" (Rom 10,10). 

La Fede ci inizia nella vera conoscenza di Dio e la fa crescere in noi, diventando sempre più esperienza viva. Per questo, oltre ad essere dichiarata a parole (il Credo) deve essere tradotta in opere (in vita), opere di fede. E' come chi, entrando in una stanza, accende la luce premendo un piccolo pulsante o bottone: questa è un'azione consueta, così semplice, che facciamo in modo naturale, senza dubitare né farci problemi. Così la vera Fede deve diventare naturale per noi, e allora svanisce ogni dubbio, ogni paura, ogni impossibilità, ogni limite... Queste parole, che non esistono nel vocabolario di Dio, non debbono esistere in quello dei suoi figli.

Perciò, solo la vera Fede viva, togliendo ogni dubbio, ci dà la sicurezza; togliendo ogni paura ci dà la vera pace; togliendo ogni impossibilità ci fa ottenere tutto: "Tutto ciò che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete" (Mt 21,22). Ma occorre dire che, quando la fede cresce e diventa meno infantile e più matura, non chiede qualsiasi cosa, ma va sempre di più sintonizzando con il Volere di Dio, secondo la parola di Gesù: "Cercate innanzi tutto il Regno di Dio e la sua Giustizia (o Santità) e tutto il resto vi sarà dato in aggiunta" (Mt 6,33). Perciò, se chiedere a Dio qualche cosa, "con fede" che ce la darà, è già fede, essere invece sicuri che ci darà non già quello che noi vogliamo, ma il meglio secondo il suo Volere, questa è una fede molto più grande e bella. Poiché diventare come un bambino, lasciandosi prendere per mano da Dio con fiducia, credendo nella sua Sapienza e nella sua Provvidenza misteriosa, è vera maturità.

In quanto al soggetto che deve accogliere la Fede, essa è aprire la porta dell'intelligenza a Dio (credere) perché entri in noi la sua Luce, e la volontà nostra è la mano che la apre soltanto dall'interno.

E in quanto all'oggetto posseduto, la Fede ci viene data fin dal Battesimo in germe, come un seme prezioso che deve essere coltivato affinché cresca fino alla sua pienezza e produca il suo Frutto benedetto.

Ma il nostro credere e il dono della Fede crescono mediante la serie di grazie "attuali" che Dio ci concede e con la nostra corrispondenza a queste grazie. Queste grazie arrivano attraverso la preghiera, le letture spirituali (in particolare la Parola di Dio), i vari Sacramenti che si ricevono e anche mediante le tante situazioni quotidiane in cui ci troviamo... A volte sono disposte misteriosamente da Dio situazioni straordinarie, qualche volta anche "estreme", proprio allo scopo di farci fare grandi guadagni nella Fede.

A modo di esempio, pensiamo ad un tale che, sulla Quinta Strada di New York, passegia su di una fune tesa tra due grattacieli a duecento metri sopra il suolo... La strada si riempie di gente; ci sono i giornalisti, i reporter di televisione, i pompieri, un'autoambulanza, la polizia... Grandi applausi, entusiasmo, scommesse. Ad un certo punto l'equilibrista scende (supponendo che non venga arrestato), firma autografi, stringe mani. Qualcuno scommete che è capace di fare di nuovo la traversata in bicicleta. Al più scalmanato dei suoi fans, l'artista dice: "Credi tu che sono capace di passare lassù portando una carriola?" L'altro risponde: "Certo, sicuro, perché sei bravissimo!" "Quanto vuoi scommettere?" "Anche mille dollari!" "Va' bene: sali tu sulla carriola!"

Questo lo ha fatto con Pietro, invitandolo a camminare sul mare verso di Lui, ma Pietro s'impaurì ed incominciò ad affondare. Gesù lo salvò, ma lo rimproverò: "Uomo di poca fede, perché hai dubitato?" (Mt 14,2831). Questo lo ha fatto con Paolo, che dice: "Non vogliamo infatti che ignoriate, fratelli, come la tribolazione che ci è capitata in Asia ci ha colpiti oltre misura, al di là delle nostre forze, sì da dubitare anche della vita. Abbiamo addirittura ricevuto su di noi la sentenza di morte per imparare a non riporre fiducia in noi stessi, ma nel Dio che risuscita i morti. Da quella morte però egli ci ha liberato e ci libererà, per la speranza che abbiamo riposto in lui, che ci libererà ancora..." (2 Cor 1,810). Questo lo fece con le sorelle di Lazzaro quando Lo pregarono di guarire il loro fratello, permettendo, in premio alla loro fede, che la situazione precipitasse fino a morire. Anche qui, Marta, nonostante aver dichiarato la sua fede intellettuale ("Sì, o Signore, credo che Tu sei il Cristo, Figlio di Dio, che deve venire nel mondo"), strette sul punto di tentennare e Gesù subito le disse: "Non ti ho detto che se credi vedrai la gloria di Dio?" (Gv 11). 

Ma perché chiede il Signore una tale fede in Lui? Come quando Gesù si recò con il capo della sinagoga, Giairo, alla casa di lui per guarire la figlioletta, che stava agli estremi. Ad un certo punto vennero a dirgli: "Tua figlia è morta, non disturbare il Maestro", ma Gesù gli disse: "Non temere! Continua solo ad aver fede!" (Mc 5,3536). Era come dirgli: "Se tu adesso dubiti, se mi neghi l'appoggio della tua fede, m'impedisci che intervenga!". Così, anziché una guarigione ottenne una risurrezione! Sembra che al Signore piace quel gioco, "Lasci o raddoppi?" Tuttavia esige la fede semplice e sicura per giustificare il suo intervento divino. La grazia ancora più grande, che sta per dare, richiede dalla creatura una fede più grande.

Ma per vivere di fede, essendo essa il tesoro più grande, di solito Dio si compiace di circondare la nostra vita di apparente banalità, di cose normalissime e senza importanza (mentre ai suoi occhi la fede le rende straordinarie ed importantissime); persino lascia all'anima certe miserie, difetti involontari e a volte persino qualche peccato che, umiliando l'anima, in realtà la proteggono da se stessa e dai ladri dell'amor proprio e la spronano a fare di più per il Signore. Per questo disse il Signore a San Paolo: "Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza" (2 Cor 12,9).

La fede è appoggiare il nostro consenso sulla testimonianza di Gesù, sulla Parola di Dio, che non può ingannarsi né ingannarci, anziché su quello che percepiamo con i nostri sensi e pensiamo con la nostra testa.

E questa fede è quel collegamento vivo con Dio, quella vera comunione con Dio che, partendo dalla notizia o conoscenza, si trasforma in certezza che è mio (la speranza certa) e in esperienza e in amore (il possesso  della  carità).

Stiamo parlando della Fede teologale o soprannaturale, quella che ci dà una comunione di vita con Dio; ma c'è anche un'altra fede, che è umana come quella che diamo agli uomini e alle loro notizie, e che molte volte siamo invitati a darla a cose che possibilmente riguardano il nostro atteggiamento religioso e il rapporto con Dio. Per esempio, la fede che possiamo dare a rivelazioni "private", ad "apparizioni" mariane, ecc. E' vero che non fanno parte del Credo, ma servono tra le altre cose a tastare la qualità della nostra Fede soprannaturale, giacché "la carità... si compiace della verità; tutto copre, tutto crede, tutto sopporta, tutto spera" (1 Cor 13,  67). Per questo dice San Paolo: "Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie, esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono" (1 Tes 5,1921). Ci allenano al discernimento.

Dobbiamo sgomberare la nostra mente dalle falsificazioni della Fede ed intentare definirla descrivendola:

 

Ciò che la Fede non è...

fare volontariato in modo che Cristo non c'entra niente di fatto, no;

non è ciò che suggerisce la magia, la "New age", lo spiritismo, la superstizione, il "terzo occhio", ecc;

non è ciò a cui crede chi si forma una personale religione "faidate", l'arrogante presunzione di arrivare con la propria intelligenza (senza la Grazia) alla conoscenza della verità; ognuno si crea un "dio" a sua propria immagine e somiglianza; non è opinione!

qualunque dottrina che non ha per base la Parola di Dio, la sua Testimonianza come è garantita dalla Chiesa;

non è fideismo: cioè un credere irrazionale, senza considerare in che crediamo né chi ce lo trasmette (la Chiesa), né quali garanzie o credenziali presenta, che si possono esaminare. I martiri non sono dei fanatici.

non è un potere o una forza psicofisica o spirituale dell'uomo, con la quale pensi di far fare a Dio quello che l'uomo vuole o possa costringerlo a fare la propria volontà umana;

non è mercanteggiare col Signore: "se tanto ti do, tanto Tu mi devi dare in cambio...";

non è uno sforzo fisico, come stringere i pugni o i denti e concentrare la mente per partorire un pensiero;

non è frutto o conquista dell'uomo, che egli ottenga con una sua lotta personale, col suo impegno o fatica;

non è una suggestione o uno stato d'animo, non è autoconvincimento, non è una presunzione;

non è conoscere a memoria, come una filastrocca, le parole della Scrittura o ripeterle come formule magiche;

non è dire "Signore, Signore", ma è fare la Volontà di Dio;

non è onorare Dio con le labbra o con riti e rituali, mentre il cuore è lontano da Lui;

non è l'attaccamento a forme umane di religiosità o a tradizioni, facendo di queste cose (che sono mezzi) dei fini, sostituendo nel cuore Dio con queste cose; questo non è servire Dio, ma servirsi di Dio;

non è dire "tempio di Yahvé, tempio di Yahvé, tempio di Yahvé è questo" (e così credersi a posto), ma voler cambiare vita e convertirsi ogni giorno al Signore;

non è appartenere anagraficamente alla Chiesa, frequentarla o ricevere gli stessi Sacramenti, mentre il cuore rimane pagano; è come stare sotto una "catterata" di Grazia senza togliere "il tappo", cioè il volere umano;

non è figurare nel registro parrocchiale dei Battesimi o dei Matrimoni, per esempio, né avere una tessera o un distintivo di appartenenza ad un gruppo di preghiera, movimento o associazione;  chi crediamo d'incantare?

non è portare e ancor meno, ostentare segni esterni (per esempio, una croce al collo) o dire determinate parole ("sia lodato Gesù Cristo", "alleluja", "Fiat", ecc.) o fare certi gesti, quando la condotta manifesta il contrario o dà scandalo;

non è il prendere parte a cerimonie religiose, a funzioni, processioni o pellegrinaggi a santuari, quando il vero motivo non è quello di dare gloria a Dio, fare la sua Volontà o dare risposta al suo Amore;

non è il solo chiedere al Signore, senza animo di dare quando Egli chiede; oppure chiedere con presunzione,  o con diffidenza, o senza abbandono fiducioso (lasciando che sia Lui a stabilire come e quando);

non è "sapere" che Dio esiste ("Anche il demonio crede e trema"), ma "vivere" con Dio (Tre Persone distinte) e in sintonia continua con la sua Volontà, con il suo Amore...

 

Invece, la Fede è vera Fede...

quando è radicata in una vera, santa, divina, intima ed ininterrotta relazione con Dio; se ci fa "vedere" Dio;

quando è vita che scaturisce dal comprendere bene questa verità basilare con la quale Dio ci interroga in ogni istante: "Chi sono Io e cosa sei tu? Chi sono Io per te e chi sei tu per Me? Qual è il mio Amore per te e dov'è il tuo amore per Me?  Cosa voglio Io da te e cosa vuoi tu da Me?"

quando si basa sulla sua Parola, come ce la trasmette e ce la garantisce la Chiesa, condensata e riassunta nel "Credo", ma necessaria e palpitante nell'intera Sacra Scrittura; Parola che non si può amare se non si conosce;

se è la Luce che ci fa vedere tutto come lo vede Dio, ed è il Motore che ci muove a fare ciò che vuole Dio;

se è ricopiare e dare vita in noi a tutte le parole del Signore e a tutte le sue opere e la sua vita;

se ci fa pensare come pensa Dio, volere ciò che vuole Dio, amare come ama Dio;

se è credere, non solo l'esistenza di Dio, ma alla sua Provvidenza perfetta, alla sua Sapienza infinita e al suo Amore incondizionato ed assoluto per me, dappertutto e sempre (il che è il riassunto del Vangelo);

se diventa fiducia piena in Lui, che si traduce in abbandono, dal quale nasce la vera pace e la vera sicurezza;

se diventa spirito filiale, che si manifesta come continua comunione di volontà e di vita con Dio ("tutto ciò che è mio è tuo, e tutto ciò che è tuo è mio");

se diventa in noi vita, esperienza vissuta tanto da poter dire: "più che credere, io lo so, ho l'evidenza";

se diventa in noi talmente luce, da eclissare tutto ciò che non è Dio, a cominciare dal nostro proprio io con tutto ciò che ci riguarda, in modo da perderci di vista ed immergere tutto nella Luce che è Dio;

se è sperimentare che Dio fa parte essenziale della nostra vita e che senza di Lui non sappiamo vivere;

se è certezza pacifica e sicura che "Colui che ha cominciato in noi quest'opera buona la porterà a compimento", secondo ha detto San Paolo in Filippesi, 1,6, perché "Dio è Fedele" (1 Cor 10,13), cioè degno di essere oggetto di fede totale da parte nostra;

se è come il fuoco che converte in fuoco tutto ciò che tocca: così la Fede trasforma a somiglianza di Dio.

Insomma, come atteggiamento del soggetto che crede, che ha la vera Fede, essa è apertura piena della mente  e del cuore a quanto ci viene detto da parte di Dio  (cfr Lc 1,45; Rom 10,10).

E come oggetto creduto, la Fede è  «DIO  POSSEDUTO  COME  VERITà».

 

La Fede, secondo la testimonianza di Luisa Piccarreta e di Nostro Signore nei suoi scritti

«(Gesù) ora mi parlava della fede, e mi lasciava, ed io mi sentivo infondere nell'anima una vita di fede. L'anima mia, grossolana quale me la sentivo prima, ora, dietro il parlare di Gesù, me la sentivo leggerissima, in modo da penetrare in Dio; e ora miravo la sua potenza, ora la santità, ora la bontà ed altro, e l'anima mia restava stupefatta. In un mare di stupore dicevo: "Potente Iddio, quale potenza innanzi a Te non resta disfatta? Santità immensa di Dio, quale altra santità, per quanto sublime fosse, ardirà comparire al tuo cospetto?".

Poi mi sentivo scendere in me stessa e vedevo il mio nulla, la nullità delle cose terrene, come tutto è niente innanzi a Dio; io mi vedevo come un piccolo verme, tutto pieno di polvere, che mi arrampicavo per dare qualche passo e che per distruggermi non ci voleva altro che uno che mi mettesse il piede sopra, e già sarei disfatta. Quindi, vedendomi così brutta, quasi non ardivo di andare a Dio, ma si faceva innanzi alla mia mente la sua Bontà e mi sentivo attirare come da una calamita per andare a Lui, e dicevo tra me: "Se è Santo, è pure Misericordioso; se è Potente, contiene anche in Sé piena e somma Bontà". Mi pareva che la Bontà lo circondasse da fuori, lo inondasse dal di dentro; quando miravo la bontà di Dio mi pareva che sorpassasse tutti gli altri attributi, ma poi, mirando gli altri, li vedevo tutti eguali in sé stessi, immensi, immensurabili ed incomprensibili all'umana natura.»  (Volume 1°)

 

«...In un istante il Signore mi ha tirato talmente a Sé, che mi sono sentita fuori di me stessa nella volta dei cieli, insieme con Gesù, e mi ha detto queste precise parole: "La Fede è Dio". Queste due parole contenevano una luce immensa, che è impossibile spiegare; ma come posso le dirò.

Nella parola "fede" comprendevo che la fede è Dio stesso. Come al corpo il cibo materiale dà vita affinché non muoia, così la fede dà la vita all'anima; senza la fede l'anima è morta. La fede vivifica, la fede santifica, la fede spiritualizza l'uomo e fa tenere l'occhio rivolto ad un Ente Supremo, in modo che niente apprende delle cose di quaggiù, e se le apprende, le apprende in Dio. Oh, la felicità di un anima che vive di fede! Il suo volo è sempre verso il Cielo; in tutto ciò che le succede si rimira sempre in Dio ed ecco, come nella tribolazione la fede la solleva in Dio e non se ne affligge e neanche si lamenta, sapendo che non deve formare qui il suo contento ma nel Cielo, così se la gioia, la ricchezza, i piaceri la circondano, la fede la solleva in Dio, e dice tra sé: "Oh, quanto sarò più contenta, più ricca nel Cielo!" Quindi, dei beni terreni ne prova fastidio, li disprezza e se li mette sotto i piedi.

A me sembra che ad un'anima che vive di fede, succede come ad una persona che possiede milioni e milioni di monete e anche regni interi, nel caso che un'altra volesse offrirle un centesimo. Or, che direbbe costei? Non lo avrebbe a sdegno, non glielo getterebbe in faccia? Aggiungo: e se quel centesimo fosse tutto infangato, tal quale sono le cose terrene? Di più: e se quel centesimo fosse dato solo in prestito? Or, direbbe costei: "Immense ricchezze io godo e posseggo, e tu ardisci offrirmi questo vile centesimo, così fangoso e solo per poco tempo?" Io credo che ritorcerebbe subito lo sguardo e non accetterebbe il dono. Così fa l'anima che vive di fede, in riguardo alle cose terrene.

Ora andiamo un'altra volta all'idea del cibo. Il corpo, prendendo il cibo, non solo si sostiene, ma partecipa della sostanza del cibo, che poi si trasforma nello stesso corpo. Ora, così l'anima che vive di fede; siccome la fede è Dio stesso, l'anima viene a vivere dello stesso Dio e, cibandosi dello stesso Dio, viene a partecipare della sostanza di Dio, e partecipando, viene ad assomigliarsi a Lui e a trasformarsi nello stesso Dio. Quindi avviene all'anima che vive di fede che: santo Iddio, santa l'anima; potente Iddio, potente l'anima; sapiente, forte, giusto Iddio, sapiente, forte, giusta l'anima, e così di tutti gli altri attributi di Dio. Insomma, l'anima diviene un piccolo Dio. Oh, la beatitudine di quest'anima sulla terra, per essere poi più beata nel Cielo!

Compresi ancora che non altro significano quelle parole che il Signore dice alle anime sue dilette, cioè: "Ti sposerò nella fede", che il Signore in questo mistico sposalizio viene a dotare le anime delle sue stesse virtù. Mi sembra come due sposi, che uniscono le loro proprietà insieme: non si discerne più la roba dell'uno e quella dell'altro e ambedue si rendono padroni. Ma nel fatto nostro, l'anima è povera, tutto il bene viene da parte del Signore, che la rende partecipe delle sue sostanze. Vita dell'anima è Dio; la fede è Dio, e l'anima, possedendo la fede, viene ad innestare in sé tutte le altre virtù, di modo che essa se ne sta come re nel cuore e le altre se ne stanno intorno, come sudditi servendo alla fede, sicché le stesse virtù, senza la fede, sono virtù che non hanno vita. 

Pare a me che Iddio comunichi in due modi la fede all'uomo: la prima è nel santo Battesimo; la seconda è quando Iddio benedetto, spiccando una particella della sua Sostanza nell'anima, le comunica la virtù di far miracoli, come poter far risorgere i morti, sanare gli infermi, arrestare il sole ed altro. Oh, se il mondo avesse fede, si cambierebbe in un paradiso terrestre!

Oh, quanto alto e sublime è il volo dell'anima che si esercita nella fede! A me sembra che l'anima, esercitandosi nella fede, faccia come quei timidi uccelletti che, temendo di essere presi dai cacciatori, oppure qualche altra insidia, fanno la loro dimora sulle cime degli alberi o sulle alture. Quando poi sono costretti a prendere il cibo, scendono, prendono il cibo e subito se ne volano nella loro dimora; e qualcuno più accorto, prende il cibo e neppure se lo mangia sul terreno; per essere più sicuro se lo porta sulle cime degli alberi e là se lo inghiottisce. Così l'anima che vive di fede, è tanto timida delle cose terrene, che per paura di essere insidiata, neppure le degna di uno sguardo; la sua dimora è in alto, cioè sopra tutte le cose della terra, e specialmente nelle piaghe di Gesù Cristo, e da dentro quelle beate stanze geme, piange, prega e soffre insieme col suo Sposo Gesù sulla condizione e miseria in cui giace il genere umano. Mentre essa vive in quei forami delle piaghe di Gesù, il Signore le dà una particella delle sue virtù e l'anima sente in sé quelle virtù come se fossero sue, ma avverte che, sebbene le veda sue, il possederle le viene dato perché le sono state comunicate dal Signore. Succede come ad una persona che ha ricevuto un dono che essa non possedeva; or, che fa? Se lo prende e se ne rende padrona, ma ogniqualvolta lo guarda dice fra sé: "Questo è mio, ma mi fu donato da quel tale". Così fa l'anima che il Signore, spiccando da Sé una particella del suo Essere Divino, la trasmuta in Se stesso. Ora, quest'anima, come aborrisce il peccato, insieme compatisce gli altri, prega per chi vede che cammina nella via del precipizio, si unisce a Gesù Cristo, si offre vittima soffrire per placare la divina Giustizia e per risparmiare le creature dai meritati castighi e, se fosse necessario il sacrificio della vita, oh, quanto volentieri lo farebbe per la salvezza di un'anima sola. (Vol. 2°, 2821899)

 

«Gesù, tutto bontà, si è rivolto al Confessore e gli ha detto: "Voglio che la fede ti inondi dappertutto, come quelle barche che sono circondate dalle acque del mare, e siccome la fede sono Io stesso, essendo inondato da Me, che tutto posseggo, posso e do liberamente a chi in Me confida, senza che tu ci pensi a quel che verrà e a quando e come farai, Io stesso, secondo i tuoi bisogni, mi presterò a soccorrerti".

Poi ha soggiunto: "Se ti eserciterai in questa fede, quasi nuotando in essa, in compenso ti infonderò nel cuore tre gaudi spirituali: il primo è che penetrerai le cose di Dio con chiarezza e nel fare le cose sante ti sentirai inondato da una gioia, da un gaudio tale, che ti sentirai come inzuppato, e questa è l'unzione della mia grazia. Il secondo è una noia delle cose terrene, e sentirai nel tuo cuore una gioia delle cose celesti. Il terzo è un distacco totale di tutto e, dove prima sentivi inclinazione, sentirai un fastidio, come da qualche tempo sto infondendo nel tuo cuore e tu già lo stai esperimentando; e per questo il tuo cuore sarà inondato della gioia  che godono le anime nude, che hanno il loro cuore tanto inondato dell'amore mio, che dalle cose che le circondano  esternamente  non  ricevono  alcuna  impressione".» (Vol. 2°, 2561899)

 

"Figlia mia, tutta la stabilità della fede cattolica sta nella stabilità della carità, che unisce i cuori e li fa vivere in Me". (Vol. 4°, 2711901)

 

"Figlia mia, quando un'anima fa in tutto la volontà di un altro si dice che ha fiducia di quello, perciò vive del volere altrui e non del suo. Così, quando l'anima fa in tutto la Volontà mia, Io dico che ha fede, sicché il Divin Volere e la fede sono rami prodotti da un solo tronco, e siccome la fede è semplice, la fede e il Divin Volere producono il terzo ramo, la semplicità, ed ecco che l'anima viene a riacquistare in tutto le caratteristiche di colomba. Non vuoi tu dunque essere la mia colomba?". (Vol. 4°, 22111901)

 

"Figlia mia, chi della fede si nutre acquista vita divina, e acquistando vita divina distrugge l'umana, cioè distrugge in sé i germi che produsse la colpa originale, riacquistando la natura perfetta, come uscì dalle mie mani, simile a Me, e con ciò viene a superare in nobiltà la stessa natura angelica". (Vol. 4°, 231902)

 

"Figlia mia, tutte le cose hanno origine dalla fede. Chi è forte nella fede è forte nel patire. La fede fa trovare Dio in ogni luogo, lo scorge in ogni azione, lo fa toccare in ogni movimento, ed ogni nuova occasione che si presenta è una nuova rivelazione divina che la creatura riceve. Perciò, sii forte nella fede, ché se sarai forte in questa, in tutti gli stati e vicende la fede ti somministrerà la fortezza e ti farà stare sempre unita con Dio." (Vol. 6°, 2031904)

 

"Figlia, la fede fa conoscere Dio, ma la fiducia lo fa trovare, sicché la fede senza la fiducia è fede sterile. E ad onta che la fede possiede immense ricchezze per potersi arricchire l'anima, se manca la fiducia resta sempre povera e sprovvista di tutto". (Vol. 6°, 2971904)

 

Mentre stavo pregando secondo il mio solito (al più ciò che faccio, lo faccio come se lo stessi facendo insieme con Nostro Signore e con le sue stesse intenzioni), stavo recitando il Credo e, non rendendomi conto io stessa, stavo dicendo che intendevo avere la fede di Gesù Cristo, per riparare tante miscredenze e per impetrare che tutti avessero il dono della fede. In questo mentre si è mosso nel mio interno e mi ha detto: "Tu ti sbagli, Io non avevo né fede né speranza, né potevo avere, perché ero lo stesso Dio;  Io ero solo amore". 

Nel sentire amore, mi piaceva tanto poter essere solo amore, che, non badando, ho detto un altro sproposito, cioè: "Signor mio, vorrei essere anch'io come Te, tutto amore e niente altro".

E Lui ha soggiunto: "Questa è la mia mira; perciò ti vado spesso parlando della perfetta rassegnazione, perché vivendo del mio Volere, l'anima acquista l'amore più eroico e giunge ad amarmi col mio stesso amore; diventa tutta amore e, diventando tutta amore, sta a mio continuo contatto, sicché sta con Me, in Me e fa tutto ciò che voglio per Me, né si muove, né desidera che il mio Volere, dove è racchiuso tutto l'amore dell'Eterno e dove resta essa racchiusa. E vivendo in questo modo, l'anima giunge quasi a sperdere la fede e la speranza, perché giungendo a vivere del Volere Divino, l'anima non si sente più a contatto della fede e della speranza. Se vive del suo Volere, che cosa deve credere se lo ha trovato e ne fa suo cibo? E che cosa deve sperare se già lo possiede, vivendo non fuori di Dio ma in Dio? Perciò la vera e perfetta rassegnazione è il suggello della sicura predestinazione e il possesso certo che l'anima prende di Dio. Hai capito?  Pensaci bene".

Io sono rimasta come incantata e dicevo tra me: "Niente meno si può giungere a questo?" (Vol. 7°, 6111906)      

 

"...Ah, figlia mia, per prendere pieno possesso della mia Volontà devi accentrare in te tutti gli stati di animo di tutte le creature e, come passi da uno stato di animo, così prendi il dominio. Ciò successe nella mia Mamma e nella mia stessa Umanità. Quante pene, quanti stati di animo erano accentrati in Noi? La mia cara Mamma varie volte rimaneva nello stato di pura fede, e la mia gemente Umanità restava come stritolata sotto il peso enorme di tutti i peccati e pene di tutte le creature; ma mentre soffrivo restavo col dominio di tutti quei beni opposti a quei peccati e pene delle creature, e la mia cara Mamma restava Regina della fede, della speranza e dell'amore, dominatrice della luce, da poter dare fede, speranza, amore e luce a tutti. Per dare è necessario possedere e per possedere è necessario accentrare in sé quelle pene, e con la rassegnazione e con l'amore cambiare in beni le pene, in luce le tenebre, in fuoco le freddezze." (Vol. 15°, 2351923)      

 

"...Non è vero che la Sovrana Regina non restò mai priva di Me; inseparabile mai, ma priva sì, né ciò pregiudicava all'altezza della sua santità, anzi la accresceva. Quante volte la lasciai nello stato di pura fede, perché dovendo essere la Regina dei dolori e la Madre di tutti i viventi, non poteva mancarle il fregio più bello, la gemma più fulgida, che le dava la caratteristica di Regina dei martiri e Madre Sovrana di tutti i dolori. Questa pena di essere lasciata nella pura fede la preparò a ricevere il deposito delle mie dottrine, il tesoro dei sacramenti e tutti i beni della mia Redenzione, perché la mia privazione, essendo la pena più grande, mette l'anima in condizione di meritare di essere la depositaria dei doni più grandi del suo Creatore, delle sue conoscenze più alte e dei suoi segreti (...) La Sovrana Regina come Madre doveva possedere tutti gli stati di animo, quindi anche lo stato di pura fede, per poter dare ai suoi figli quella fede irremovibile che fa mettere il sangue e la vita per difendere ed attestare la fede. Se non possedeva questo dono della fede, come lo poteva dare ai suoi figli?" (Vol. 19°, 2281926)

 

La Fede insomma è la via sicura per unirci a Dio, alla sua Volontà, e sulla sua Parola accogliere il suo Dono e farne vita. Esso è talmente grande e prezioso, che qualsiasi esperienza straordinaria sensibile o prodigiosa a conferma che si possiede e che è quello che dice di essere, gli getterebbe piuttosto un'ombra anziché luce e gli toglierebbe credibilità invece di dargliela. Scrive Luisa: «Dopo ciò, pensavo tra me: "In questa santa Volontà non si vedono miracoli, cose portentose, di cui le creature sono tanto avide e girerebbero mezzo mondo per averne qualcuno; invece tutto passa tra l'anima e Dio, e se le creature ricevono, non conoscono da dove è venuto il bene... Veramente sono come il sole, che mentre dà vita a tutto, nessuno lo addita".

E mentre ciò pensavo, è ritornato il mio Gesù e ha soggiunto, ma con aspetto imponente: "Che miracoli, che miracoli? Non è forse il più grande miracolo il fare la mia Volontà?  La  mia Volontà è eterna ed è miracolo eternale; mai finisce. è miracolo d'ogni istante che la volontà umana abbia un connesso continuo con la Volontà Divina. Il risorgere i morti, dare la vista ai ciechi ed altro, non sono cose eterne, sono soggette a perire; perciò si possono chiamare ombre di miracoli, miracoli fuggitivi, paragonati al miracolo grande e permanente di vivere nella mia Volontà. Tu non dare retta a questi miracoli; so Io quando convengono e ci vogliono".» (Vol. 13°, 12111921)

 

Per tanto, la Divina Volontà si vive in pura FEDE. Si vedrà dai fatti, alla distanza.

Che Gesù e Maria vi benedicano nella Volontà Divina!

Deo gratias!

P.  Pablo Martìn

18 Giugno 2013