LA NASCITA DI GESU' NELLA DIVINA VOLONTA'

(Tratta da: Brani scelti dai Volumi di Luisa Piccarreta)

24 dicembre 1926 Vol. 20

Pene di Gesù nel Seno Materno.

... Mentre sfogavo il mio dolore, il dolce Gesù è venuto da Piccolo Bambino, e gettandosi nelle mie braccia mi ha detto: "...Vuoi sapere come stavo nel seno della Mia Mamma Sovrana e ciò che in Lei pativo? " Ora, mentre ciò diceva, Si è mosso dentro di me in mezzo al mio petto, steso in uno stato di perfetta immobilità, i suoi piedini e manine erano tanto tesi ed immobili da far pietà, Gli mancava lo spazio per muoversi, per aprire gli occhi, per respirare liberamente, e quello che più straziava era vederLo in atto di morire continuamente.   Che pena vedere morire il mio Piccolo Gesù, io mi sentivo messa insieme con Lui nello stato di immobilità. Onde dopo qualche tempo il Bambinello Gesù, stringendomi a Sé, mi ha detto:

" Figlia mia,  il mio stato nel seno Materno fu dolorosissimo,  la mia piccola Umanità aveva l'uso perfetto di ragione e di sapienza infinita, quindi fin dal primo istante del mio Concepimento comprendevo tutto il mio stato doloroso, l'oscurità del carcere materno, non avevo neanche uno spiraglio di luce!  Che lunga notte di nove mesi!   La strettezza del luogo era tale che mi costringeva ad una perfetta immobilità sempre in silenzio, né Mi era dato di vagire, né di singhiozzare per sfogare il mio dolore;  quante lacrime non versai nel sacrario del seno della Mamma Mia senza fare il minimo moto, e questo era nulla.

La Mia Umanità aveva preso l'impegno di morire tante volte, per soddisfare la Divina Giustizia, quante volte le creature avevano fatto morire la Volontà Divina in loro,  facendo il grande affronto di dar vita all'umana volontà, facendo morire in loro una Volontà Divina.  Oh! come Mi costarono queste morti;  morire e vivere, vivere e morire fu per Me la pena più straziante e continua, molto più che la Mia Divinità, sebbene era con Me una sola cosa ed inseparabile da Me, nel ricevere da Me queste soddisfazioni si atteggiava a Giustizia, e sebbene la Mia Umanità era santa, era una lucerna innanzi al Sole immenso della Mia Divinità ed Io sentivo tutto il peso delle soddisfazioni che dovevo dare a questo Sole Divino e la pena della decaduta umanità che in Me doveva risorgere a costo di tante mie morti.   Fu il respingere la Volontà Divina, dando vita alla propria, che formò la rovina dell'umanità decaduta, ed Io dovevo tenere in stato di morte continua la Mia Umanità e la volontà umana, per fare che la Volontà Divina avesse vita continua in Me per stendervi il Suo Regno.

Dacché fui concepito Io pensavo e Mi occupavo a stendere il Regno del FIAT Supremo nella Mia Umanità, a costo di non dar vita alla mia volontà umana per far risorgere l'umanità decaduta, affinché, fondato in Me questo Regno, preparassi le grazie, le cose necessarie, le pene, le soddisfazioni che ci volevano per farLo conoscere e fondarLo in mezzo alle creature.

Perciò tutto ciò che tu fai, quello che faccio in te per questo Regno, non è altro che la continuazione di ciò che Io feci dacché fui Concepito nel seno della Mamma Mia.   Perciò se vuoi che svolga in te il Regno dell'Eterno FIAT, lasciami libero, né dar mai vita alla tua volontà ".

 

25 dicembre 1938 Vol. 36

La discesa del Verbo. è facile far nascere Gesù, purché si viva nel Suo Volere. 
Il Paradiso che fece trovare la Regina del Cielo in terra al suo Piccolo Gesù.

(Scrive Luisa:)   La mia povera mente continua nel Volere Divino il suo cammino;  oh!  come Esso si sente felice nel vedere che la sua piccola neonata va in cerca dei Suoi Atti per conoscerli, baciarli, adorarli, farli suoi e dirGli:  " Quanto mi hai amato! ".  

Onde, mi sono fermata nella discesa del Verbo sulla terra, ed io Lo compativo nel vederLo solo. Ed il mio dolce Gesù, con una tenerezza indicibile, sorprendendomi mi ha detto: "Figlia mia carissima, tu ti sbagli:  la solitudine fa parte dell'ingratitudine umana;  ma dalla parte Divina e delle Opere Nostre, tutte Mi accompagnarono, né Mi lasciarono mai solo;  anzi, tu devi sapere che insieme con Me scese il Padre e lo Spirito Santo;  mentre Io restai con Loro in Cielo, Loro scesero in Me sulla terra.  Siamo inseparabili;  Noi stessi, se lo vogliamo, non possiamo separarCi;  al più ci bilocheremo.  E mentre teniamo il Nostro Trono in Cielo, formiamo il Nostro Trono in terra;  ma separarCi mai;  al più il Verbo prese la parte operante, perciò sempre concorrente il Padre e lo Spirito Santo.  Anzi, nell'atto che scesi dal Cielo, tutti si mossero per farMi corteggio e per dare gli onori a Me dovuti.

Mi corteggiò il cielo con tutte le sue stelle dandoMi gli onori della Mia Immutabilità e del Mio Amore che mai finisce.

Mi corteggiò il sole dandoMi gli onori della Mia Eterna Luce.  Oh, come Mi decantò bene con la molteplicità dei suoi effetti!  Posso dire che trovandoMi con la sua luce e col suo calore, nel suo muto linguaggio, mi diceva:  'Tu sei Luce ed io Ti onoro, Ti adoro, Ti amo con quella stessa Luce con cui mi creasti'.

Tutti Mi circondarono:  il vento, il mare, il piccolo uccellino, tutti e tutto per darMi l'amore, la gloria con cui li avevo creati, e Mi decantavano il Mio Impero, la Mia Immensità, le mie gioie infinite. Le cose create Mi facevano festa, e se Io piangevo anche loro piangevano, perché la Mia Volontà, risiedendo in esse, le teneva aggiornate di quello che Io facevo;  ed oh! come si sentivano onorati nel fare ciò che faceva il loro Creatore!

Poi ebbi il corteggio degli Angeli che non Mi lasciarono mai solo.  E siccome tutti i tempi sono miei, ebbi il corteggio del mio gran popolo che sarebbe vissuto nel Mio Volere:  il quale lo portavo nelle Mie Braccia ed Io lo sentivo palpitante nel Mio Cuore, nel Mio Sangue, nei miei passi;  e solo nel sentirMi investito da questo popolo, amato con la Mia stessa Volontà, Mi sentivo come contraccambiato della mia discesa dal Cielo in terra.

Era questo il mio scopo primario, di riordinare il Regno della Mia Volontà in mezzo ai figli miei;  mai avrei creato il mondo se non dovessi avere i figli che Mi somigliano e che non vivessero della Mia stessa Volontà:  Essa si troverebbe nelle condizioni di una povera madre sterile che non ha potere di generare e che non può formarsi una famiglia a sé.  Perciò la Mia Volontà ha potere di generare e di formarsi la sua lunga generazione, per formarsi la sua famiglia".

Onde, continuavo a pensare alla discesa del Verbo Divino:  e dicevo tra me:  "Come mai può nascere Gesù nelle anime nostre?"Ed il caro Bambino ha soggiunto: "Figlia mia,  è la cosa più facile il farMi nascere, molto più che Noi non sappiamo fare cose difficili;  la Nostra Potenza facilita tutto; purché la creatura viva nel Nostro Volere, tutto è fatto.  Come vuol vivere di Esso, già forma l'abitazione al tuo Piccolo Gesù;  come vuol dare principio a fare i suoi atti, così Mi concepisco;  e come compie il suo atto, Mi fa nascere:  come ama nel Mio Volere, così Mi veste di luce e Mi riscalda delle tante freddezze delle creature;  ed ogni volta che Mi dà la sua volontà e prende la Mia, Io Mi trastullo e formo il mio gioco e canto vittoria d'aver vinto l'umano volere, Mi sento il Piccolo Re vincitore.

Vedi dunque, figlia mia, come è facile da parte del tuo Piccolo Gesù, perché  quando troviamo la Nostra Volontà nella creatura possiamo far tutto.  Essa ci somministra tutto ciò che ci vuole e vogliamo per formare la Nostra Vita e le Nostre Opere più belle.  Invece, quando non vi è il Nostro Volere, restiamo inceppati;  dove Ci manca l'amore, dove la santità, dove la potenza, dove la purezza e tutto ciò che occorre per rinascere e formare la Nostra Vita in loro.  Perciò il tutto sta da parte della creatura ché da parte Nostra Ci mettiamo a sua disposizione.

Oltre di ciò, nella Mia Nascita, la Mia Mamma Divina Mi formò una bella sorpresa coi suoi atti, col suo amore, con la Vita della Mia Volontà che possedeva;  Mi formò il Mio Paradiso in terra.  Non faceva altro che intrecciare col suo amore tutta la Creazione dove stendeva mari di bellezze per farMi godere le Nostre bellezze divine, dentro le quali splendeva la sua beltà.  Come era bella la Mamma Mia nel trovarla nella Creazione tutta che Mi faceva godere la sua beltà, la bellezza dei suoi atti dove stendeva il suo mare d'amore per farMi trovare che in tutte le cose Mi amava e trovavo il mio Paradiso d'amore in esso, e Mi felicitavo e gioivo nei mari d'amore della Mamma Mia.   Ora, nel Mio Volere Mi formava le musiche più belle, concerti più deliziosi, affinché al suo Piccolo Gesù non mancassero le musiche della Patria Celeste.    A tutto ciò pensò la Mia Mamma, affinché non Mi mancasse nulla dei godimenti del Paradiso lasciato.  Non faceva altro in tutti i suoi atti che formare gioie per renderMi felice.  Solo a poggiarMi sul Suo Cuore sentivo tali armonie e contenti, che Mi sentivo rapire.

La Mia cara Mamma, col vivere nel Mio Volere, prendeva nel suo grembo il Paradiso e lo faceva godere al Figlio Suo e tutti i suoi atti non Mi servivano ad altro che a renderMi felice e raddoppiarMi il mio Paradiso in terra.

Ora, figlia mia, tu non sai un'altra sorpresa: chi vive nel Mio Volere è inseparabile da Me ed ogni qualvolta che Io rinasco, rinasce insieme con Me.

Sicché non sono mai solo:  la faccio rinascere insieme con Me alla Vita Divina.   Rinasce al nuovo amore, alla nuova santità, alla nuova bellezza, rinasce nelle conoscenze del suo Creatore, rinasce in tutti gli Atti Nostri, anzi, in ogni atto che fa Mi chiama a rinascere e forma un nuovo Paradiso al suo Gesù;  ed Io la faccio rinascere insieme con Me per renderla felice.   Felicitare chi vive insieme con Me è una delle gioie più grandi.    Perciò, sii attenta a vivere nel Mio Volere se vuoi renderMi felice, se vuoi che negli atti tuoi trovi il mio Paradiso in terra, ed Io penserò a farti godere il pelago delle mie gioie e felicità.  Ci renderemo felici a vicenda ".

 

24 dicembre 1903 Vol. 6

Gesù nacque nel tempo e rinasce nelle anime per amore.

Questa mattina, trovandomi nel mio solito stato, è venuto il Bambinello Gesù, ed io vedendolo piccino piccino, Gli ho detto:  "Quale fu la causa che Ti fece venire dal Cielo, e nascere così piccino nel mondo?"

Ed Egli: "L'amore! 

La mia Nascita nel tempo fu anche lo sbocco dell'amore della SS. Trinità verso le creature.   In uno sbocco d'amore della Mia Madre nacqui dal Suo Seno,  ed in uno sbocco d'amore rinasco nelle anime.   Ma questo sbocco viene formato dal desiderio, e non appena l'anima comincia a desiderarMi, Io resto già concepito:  e quanto più s'inoltra nel desiderio, tanto più Mi vado ingrandendo nell'anima.   Quando questo desiderio riempie tutto l'interno e giunge a traboccarne fuori, allora rinasco in tutto l'uomo, cioè nella mente, nella bocca, nelle opere e nei passi, in tutto.

All'opposto, anche il demonio fa le sue nascite nelle anime, non appena l'anima incomincia a desiderare e volere il male, egli resta concepito con le sue opere perverse:  se questo desiderio viene nutrito, il demonio ingrandisce e riempie tutto l'interno di passioni le più brutte e schifose, e giunge a farne lo sbocco fuori, dando all'anima la rotta di tutti i vizi.   Figlia mia, quante nascite fa il demonio in questi tristissimi tempi!  Se avessero potere, gli uomini e i demoni avrebbero distrutto le mie nascite nelle anime".

 

25 dicembre 1910 Vol. 10

Come sempre, anche per far conoscere la sua Nascita nel tempo, Gesù sceglie le persone povere, ignoranti e abbiette per farne dei portenti di grazia, perché sono le più disposte ad ascoltarLo ed a crederGli senza tante difficoltà.

Gesù Benedetto Si faceva vedere piccino piccino ma tanto grazioso e bello, che mi rapiva in dolce incanto;  in particolare si rendeva amabile con le sue piccole mani, e prendeva piccoli chiodi e mi inchiodava con una maestria degna solo del mio sempre amabile Gesù, e poi mi colmava di baci e di amore, ed io Lui.

Onde, dopo questo mi sembrava di trovarmi nella grotta del mio neonato Gesù, ed il mio piccino Gesù mi ha detto: "Figlia mia diletta, chi venne a visitarMi nella grotta della mia nascita? I soli pastori furono i primi visitatori, i soli che facevano un va e vieni e Mi offrivano doni e cosucce loro, i primi che ebbero la conoscenza della mia venuta nel mondo, e di conseguenza i primi favoriti e ripieni della mia grazia. Ecco perché scelgo sempre persone povere, ignoranti, abbiette, e ne faccio dei portenti di grazia, perché sono sempre le più disposte, le più facili a darMi ascolto, a crederMi, senza fare tante difficoltà, tanti cavilli, come al contrario fanno le persone colte.

Poi vennero i Magi, ma nessun sacerdote si vide, mentre dovevano essere i primi a farMi corteggio, perché sapevano più degli altri, secondo le scritture che studiavano, il tempo ed il luogo, ed era più facile il venirMi a salutare e a visitare.  Ma nessuno si mosse, anzi, mentre lo additavano ai Magi, non si mossero, né si scomodarono di fare un passo per andare in traccia della mia venuta.  Questo fu un dolore nella mia nascita, per Me amarissimo... "

con le adorazioni profonde della tua SS. Mamma! Per noi e per tutti! 

 

24 dicembre 1924 Vol. 17

Pene di Gesù nel seno della sua Mamma.  Tutta la natura tripudiò e fece festa alla  Nascita di Gesù.

Mi sono sentita fuori di me stessa, dentro di una luce purissima scrive Luisa Piccarreta ed in questa luce scorgevo la Regina Mamma ed il piccolo Bambino Gesù nel suo seno verginale.  Oh, Dio!  In che stato doloroso si trovava il mio amabile Bambinello!  La sua piccola Umanità era immobilizzata;  stava coi piedini e le manine immobili, senza il più piccolo moto.  Non c'era spazio, né per potere aprire gli occhi, né per potere liberamente respirare.  Era tanta l'immobilità, che sembrava morto, mentre era vivo.   Pensavo tra me:  "Chi sa quanto soffre il mio Gesù in questo stato!  E quanto la diletta Mamma, nel vederLo nel suo proprio seno, così immobilizzato l'Infante Gesù!"

Ora, mentre ciò pensavo, il mio Piccolo Bambinello, singhiozzando mi ha detto: "Figlia mia,  le pene che soffrii in questo seno verginale della Mia Mamma sono incalcolabili a mente umana.  Ma sai tu quale fu la prima pena che soffrii nel primo atto del mio Concepimento, e che Mi durò tutta la vita? La pena della morte. La Mia Divinità scendeva dal Cielo pienamente felice, intangibile da qualunque pena e da qualsiasi morte.  Quando vidi la mia piccola Umanità, per amore delle creature soggetta alle pene ed alla morte, sentii così al vivo la pena della morte, che per pura pena sarei morto davvero, se la potenza della Mia Divinità non Mi avesse sorretto con un prodigio, facendoMi sentire la pena della morte e la continuazione della vita.   Sicché, per Me fu sempre morte:  sentivo la morte del peccato, la morte del bene nelle creature, ed anche la loro morte naturale.   Che duro strazio fu per Me tutta la mia Vita!  Io, che contenevo la Vita e ne ero il Padrone assoluto della stessa Vita, dovevo assoggettarMi alla pena della morte.   Non vedi tu la Mia piccola Umanità immobile e morente nel seno della Mia cara Madre?  E non la senti tu, in te stessa, quanto dura e straziante è la pena di sentirsi morire e non morire?   Figlia mia, è il tuo vivere nella Mia Volontà che ti fa parte della continua morte della Mia Umanità".

Onde me la son passata quasi tutta la mattina vicino al mio Gesù nel seno della mia Mamma e, Lo vedevo che mentre stava in atto di morire riprendeva vita, per abbandonarsi di nuovo a morire.  Che pena, vedere in quello stato l'Infante Gesù!

Dopo di ciò, nella notte stavo pensando all'atto quando il dolce Bambinello uscì dal seno materno per nascere in mezzo a noi.  La mia povera mente si perdeva in un mistero sì profondo e tutto amore.   Ed il mio dolce Gesù, muovendosi nel mio interno, ha messo fuori le sue piccole manine per abbracciarmi, e mi ha detto: " Figlia mia,  l'Atto del Mio Nascere fu l'Atto più solenne di tutta la Creazione;  Cielo e terra si sentivano sprofondare nella più profonda adorazione, alla vista della Mia piccola Umanità, che teneva come murata la Mia Divinità.   Sicché nell'atto del mio nascere ci fu un atto di silenzio e di profonda adorazione e preghiera.  Pregò la Mia Mamma, e rapita dalla forza del prodigio che da Lei usciva;   pregò S. Giuseppe, pregarono gli Angeli.  E la Creazione tutta sentiva la forza dell'amore della mia Potenza Creatrice, rinnovata su di essa.   Tutti si sentivano onorati e ricevevano il vero onore, che Colui che li aveva creati doveva servirsi di loro per ciò che occorreva alla Sua Umanità.

Si sentì onorato il  sole,  nel dover dare la sua luce e calore al suo Creatore, riconoscendo Colui che lo aveva creato, il suo vero Padrone, e Gli faceva festa ed onore col darGli la sua luce.   Si sentì onorata la  terra,  quando Mi sentì giacente in una mangiatoia;  si sentì toccata dalle mie tenere membra e tripudiò di gioia con segni prodigiosi.   Tutta la Creazione, tutti gli esseri creati, vedevano il loro vero Re e Padrone in mezzo a loro, e sentendosi onorati, ognuno voleva prestarMi il suo ufficio:  l'acqua voleva dissetarMi;  gli uccelli, coi loro trilli e gorgheggi, volevano ricrearmi;  il vento voleva accarezzarMi;  l'aria  voleva baciarMi;  tutti  volevano darMi il loro innocente tributo.

Solo l'uomo, ingrato, ad onta che tutti sentirono in loro una cosa insolita, una gioia, una forza potente, furono restii, e soffocando tutto non si mossero.  Ad onta che li chiamavo con le lacrime, coi gemiti e singhiozzi, non si mossero, eccettuati alcuni pochi pastori.  Eppure era per l'uomo che venivo sulla terra!  Venivo per darMi a lui, per salvarlo e per riportarmelo nella mia Patria Celeste.  Quindi ero tutt'occhio per vedere se Mi veniva innanzi per ricevere il gran dono della Mia Vita Divina ed Umana.

Sicché l'Incarnazione non fu altro che un darMi in balìa della creatura.  Nell'Incarnazione Mi diedi in balìa della Mia cara Mamma;  nel nascere si aggiunse S. Giuseppe, cui feci dono della Mia Vita;   e siccome le Mie Opere sono eterne e non soggette a finire, questa Divinità, questo Verbo che scese dal Cielo, non si ritirò più dalla terra, per avere occasione di darSi continuamente a tutte le creature.   Finché vissi Mi diedi svelatamente, e poi, poche ore prima di morire, feci il gran prodigio di lasciarMi Sacramentato, perché chiunque Mi volesse potesse ricevere il gran Dono della Mia Vita.   Non badai né alle offese che Mi avrebbero fatte, né ai rifiuti di non volerMi ricevere.  Dissi tra me:  Mi son dato;  non voglio più ritirarMi, Mi facciano pure quello che vogliono, ma sarò sempre di loro ed a loro disposizione.

Figlia, questa è la natura del vero Amore, questo è l'Operare da Dio:  la fermezza ed il non ritirarsi a costo di qualunque sacrificio.   Questa fermezza nelle Mie Opere è la mia vittoria, la più grande della Mia Gloria,  ed è questo il segno se la creatura opera per Dio:  la fermezza.   L'anima non guarda in faccia a nessuno, né alle pene, né a se stessa, né alla sua stima, né alle creature;  ad onta che le costi la propria vita, lei guarda solo Iddio, per il cui amore si è prefissa di operare e si sente vittoriosa di mettere il sacrifizio della sua vita per amor suo.

Il non essere fermo è della natura umana e dell'operare umanamente;  il non essere fermo è l'operare delle passioni e con passione.  La mutabilità è debolezza, è viltà, e non è della natura del vero amore;  perciò  la fermezza dev'essere la guida d'operare per Me.   Perciò  nelle Mie Opere non Mi cambio mai:  siano quel che siano gli eventi,  fatta un'Opera una volta, è fatta per sempre ".

 

25 dicembre 1900 Vol. 4

La Regina Mamma dà alla luce il Bambinello Gesù.

Trovandomi nel solito mio stato, mi son sentita fuori di me stessa e mi son trovata in una spelonca ed ho visto la Regina Mamma che dava alla luce il Bambinello Gesù.   Che stupendo prodigio!

Tanto la Madre quanto il Figlio erano tramutati in Luce purissima ed in quella Luce si scorgeva benissimo la Natura Umana di Gesù che serviva come di velo per coprire la Divinità che conteneva, in modo che squarciando il velo della natura umana si vedeva Dio, mentre, coperto di quel velo, appariva Uomo.   Ah!  Prodigio dei prodigi:  Dio e Uomo, Uomo e Dio!

Arrivato  il momento della  Nascita, essendosi la Vergine Madre come spiritualizzata e trasformata in Luce, in un eccesso d'amore, senza il minimo impedimento,  Gesù Luce è uscito da dentro la luce della Madre, restando questa intatta ed integra, mentre poi apparivano ambedue nello stato naturale.

Chi può dire la bellezza del Bambinello che in quei felici momenti spargeva anche esternamente i raggi della Divinità?   Chi può dire la bellezza della Madre che restava tutta assopita in quei raggi divini?   E S. Giuseppe mi pareva che non fosse presente nell'atto del parto, ma se ne stava in un altro canto della spelonca tutto assorto in quel profondo Mistero e se non vide con gli occhi del corpo, vide benissimo cogli occhi dell'anima, perché se ne stava rapito in estasi sublime.   Quando il Bambinello uscì alla luce, io avrei voluto volare per prenderLo fra le mie braccia, ma gli Angeli m'impedirono dicendomi che toccava alla Madre l'onore di prenderLo per la prima.   Onde la Vergine SS., come scossa, è ritornata in Sé e dalle mani d'un Angelo ha ricevuto il Figlio nelle sue braccia e L'ha stretto tanto forte, con tanta forza di amore, che pareva che volesse inviscerarlo di nuovo.   Poi, volendo dare uno sfogo al suo ardente amore, L'ha messo a succhiare alle sue mammelle.   In quel momento io me ne stavo tutta annichilita aspettando che fossi chiamata per non ricevere un altro rimprovero dagli Angeli.   Onde la Regina, a me rivolta, mi ha detto:  "Vieni, vieni a prendere il tuo Diletto, godilo anche tu e sfoga con Lui il tuo amore".  Così dicendo, io mi sono avvicinata e la Vergine Mamma me L'ha dato in braccio.  Chi può dire il mio contento, i baci, gli abbracci, le tenerezze?!   Dopo essermi sfogata un poco il Bambinello mi ha detto:  "Diletta mia, diletta mia, Io fui concepito unito al dolore, nacqui al dolore e morii nel dolore e coi tre chiodi che mi crocifissero, inchiodai le tre potenze:  intelletto, memoria e volontà di quelle anime che bramavano d'amarMi, attirandole a Me, tutte a Me, perché la colpa le aveva rese inferme e disperse dal loro Creatore senza nessun freno".

Mentre ciò diceva ha dato uno sguardo al mondo ed ha cominciato a piangerne le miserie.   Io, vedendolo piangere ho detto:  "Amabile Bambino, non funestare a chi Ti ama una notte sì lieta col tuo pianto;  invece di dare sfogo al pianto, diamo sfogo al canto".  E sì dicendo ho cominciato a cantare ed Egli ha cessato dal piangere e quando ho finito il mio verso Egli ha cantato il suo, con una voce tanto forte ed armoniosa che tutte le altre voci svanivano dinanzi alla sua voce dolcissima.   Dopo ciò ho pregato il Bambino Gesù per il mio Confessore, per tutti quelli che mi appartengono ed infine per tutti.   E Lui pareva tutto condiscendente.   In quel mentre è scomparso ed io sono ritornata in me stessa.

(26 dicembre 1900 Vol. 4)

... Vedevo poi la Regina Madre da una parte e S. Giuseppe dall'altra in atto di adorare profondamente l'Infante Divino, assorti in estasi continua, tanto che ci voleva un prodigio del Signore per poter esternamente accudire ai loro doveri.  Anch'io vi ho fatta la mia adorazione e poi mi son trovata in me stessa.

 

25 dicembre 1927 Vol. 23

La Madre Celeste, tutta velata di Luce e, nelle sue braccia, il Bambinello Gesù fuso nella stessa Luce.

Vedevo la mia Madre Celeste tutta velata di Luce scrive Luisa e nelle sue braccia il Bambinello Gesù fuso nella stessa Luce...  e Gesù stringendo le sue piccole manine al mio collo mi ha detto: " Figlia mia,  non appena uscii dal seno della Mia Mamma,  Io fissai i miei sguardi, uno alla Mia Mamma, né potei fare a meno di guardarLa perché c'era in Lei la forza rapitrice della Mia Volontà Divina ed il dolce incanto della bellezza e luce fulgidissima del Mio FIAT, che eclissandomi la pupilla, restavo fissato in Colei che possedeva in virtù di Esso la Mia stessa Vita.  Nel vedere la Mia Vita bilocata in Lei Mi rapiva e non potevo spostare il mio sguardo dalla Celeste Regina, perché la mia stessa forza divina Mi costringeva a fissarLa.  L'altro sguardo lo fissai in chi doveva fare e possedere la Mia Volontà. 

Erano due anelli congiunti in uno:  la Redenzione ed il Regno della Mia Volontà Divina,  inseparabili tutti e due.               
La Redenzione doveva preparare, soffrire, fare; il Regno del FIAT doveva compire.       
L'Uno e l'Altro di somma importanza..." .

 

25 dicembre 1926 Vol. 20

Come il Bambino Si fece vedere appena nato alla sua Mamma. Con la Luce che irraggiava il Bambino dava il saluto a tutti per la sua venuta sulla terra. Differenza tra la grotta e la prigionia della Passione. Il Bambinello Gesù mi ha detto:

" Figlia mia, vuoi tu vedere come Mi vide la mia inseparabile Mamma quando uscii dal seno Materno?  GuardaMi e vedi".

Io L'ho guardato e Lo vedevo Piccolo Bambinello di una bellezza rara e rapitrice.   Da tutta la sua piccola Umanità, dagli occhi, dalla bocca, dalle mani e piedi uscivano raggi fulgidissimi di Luce, che non solo involgevano Lui, ma si allungavano tanto da poter ferire ogni cuore di creatura come per darle il primo saluto della sua venuta sulla terra.   Il primo picchio per bussare ai cuori, per farsi aprire e chiedere un ricetto in loro, quel picchio era dolce, ma penetrante;  però, siccome era picchio di Luce, non faceva strepito, ma si faceva sentire forte più di qualunque rumore.   Sicché in quella notte tutti sentivano una cosa insolita nei loro cuori, ma pochissimi furono quelli che aprirono i loro cuori per darGli un piccolo alloggio.   Ed il tenero Infante nel sentirsi non ricambiato nel saluto, né aperto dai suoi ripetuti passi, incominciò il suo pianto con le labbra livide e tremanti dal freddo, singhiozzava, vagiva e sospirava;   ma mentre la Luce che usciva da Lui faceva tutto ciò con le creature avendo i primi rifiuti, con la sua Mamma Celeste appena uscito dal suo seno, si gettò nelle sue braccia materne per darLe il primo abbraccio, il primo bacio, e siccome le sue piccole braccia non giungevano ad abbracciarLa tutta, la Luce che usciva dalle sue manine La cinse tutta in modo che Madre e Figlio restarono investiti della stessa Luce.   Oh! Come la Mamma Regina ricambiò il Figlio col suo abbraccio e bacio, in modo che restarono tanto stretti insieme che parevano uno fuso nell'altro!   Col suo amore ricambiò il primo rifiuto ricevuto da Gesù dai cuori delle creature, ed il suo vezzoso Bambinello depose il suo primo atto di nascere nel Cuore della sua Mamma, le sue grazie, il suo primo dolore per fare che ciò che si vedeva nel Figlio si potesse vedere nella sua Mamma.   Onde dopo ciò il grazioso Bambinello è venuto nelle mie braccia e, stringendoMi forte, mi sentivo che Lui entrasse in me ed io in Lui e poi mi ha detto:   " Figlia mia, ti ho voluto abbracciare come abbracciai la Mia cara Mamma appena nato, affinché anche tu riceva il mio primo atto di nascere ed il mio primo dolore, le mie lacrime, i miei teneri vagiti, affinché ti muova a compassione del mio stato doloroso della mia nascita.   Se non avessi la Mia Mamma in cui deporre tutto il bene della mia Nascita ed affidare a Lei la Luce della Mia Divinità, che Io Verbo del Padre contenevo, non avrei trovato nessuno, né dove deporre il tesoro infinito della mia nascita, né dove affissare la Luce della Mia Divinità che dalla Mia piccola Umanità traspariva fuori.   Perciò vedi come è necessario che quando si decide dalla Maestà Suprema un bene grande da fare alle creature che può servire come bene universale, ne scegliamo 'una' da darle tanta grazia da poter ricevere tutto in sé quel bene che dovevano ricevere tutti gli altri?  Perché se gli altri non lo ricevono in tutto o in parte, l'Opera Nostra non resti sospesa e senza il suo frutto;  ma l'anima eletta riceve tutto in sé quel bene, e l'Opera Nostra riceve il ricambio del frutto.

Sicché  la Mamma Mia fu non solo la Depositaria della Mia Vita, ma di tutti gli Atti miei.  

Quindi in tutti gli Atti miei, prima vedevo se potevo depositarli in Lei e poi li facevo.   Onde in Lei depositai le mie lacrime, i miei vagiti, il freddo e le pene che pativo ed Essa faceva l'eco a tutti gli Atti miei e con incessanti ringraziamenti riceveva tutto;  c'era una gara tra Madre e Figlio, Io a dare e Lei a ricevere.   Questa Mia piccola Umanità facendo il primo ingresso sulla terra, la Mia Divinità volle trasparire fuori di Essa per girare ovunque e fare la prima visita sensibile a tutta la Creazione.   Cieli e terra tutti ricevettero questa visita del loro Creatore fuori dell'uomo, mai avevano ricevuto tanto onore e gloria come quando si videro in mezzo a loro il loro Re, il loro Fattore, per cui tutti si sentivano onorati che dovevano servire Colui da cui avevano ricevuto l'esistenza, perciò tutti fecero festa. 

Perciò la mia nascita,  da parte della Mia Mamma e di tutta la Creazione,  Mi fu di grande gioia e gloria;   da parte delle creature Mi fu di grande dolore.   Ecco perciò son venuto da te, per sentirMi ripetere le gioie della Mia Mamma e deporre in te il frutto della Mia nascita " .

Onde dopo di ciò stavo pensando com'era infelice quella grotta dove il Bambinello Gesù era nato, com'era esposta a tutti i venti, al freddo, da intirizzire dal gelo;  invece di uomini c'erano le bestie, che gli facevano compagnia,  perciò pensavo quale potesse essere più infelice e dolorosa:  la prigione della notte della sua Passione o la grotta di Betlemme?  Ed il mio dolce Bambino ha soggiunto: " Figlia mia, non c'è da paragonarsi l'infelicità della prigione della Mia Passione colla grotta di Betlemme;  nella grotta avevo la Mia Mamma vicino;  anima e corpo era insieme con Me!  Quindi avevo tutte le gioie della Mia cara Mamma, e Lei aveva tutte le gioie di Me Figlio suo che formavano il nostro paradiso.  Le gioie di Madre col possedere il Figlio sono grandi, le gioie di possedere una Madre sono più grandi ancora:  Io trovavo tutto in Lei e Lei trovava tutto in Me.   Poi c'era il Mio caro padre S. Giuseppe che Mi faceva da padre ed Io sentivo tutte le sue gioie che sentiva per causa mia.   Invece nella Mia Passione furono tutte interrotte le nostre gioie, perché dovevamo dare luogo al dolore, e sentivamo tra Madre e Figlio il grande dolore della vicina separazione almeno sensibile, che doveva succedere colla Mia Morte;   nella grotta le bestie Mi riconobbero ed onorandoMi cercavano di riscaldarMi col loro fiato,  nella prigione neppure gli uomini Mi riconobbero e per insultarMi Mi coprirono di sputi e di obbrobri, perciò non c'è da paragonarsi l'una coll'altra ".

 

25 dicembre 1921 Vol. 13

Il gelo dell'ingratitudine che trovò Gesù nel nascere.

Il mio dolce Gesù si è fatto vedere da Bambinello, tutto intirizzito dal freddo, e gettandosi nelle mie braccia mi ha detto: "Che freddo, che freddo! Riscaldami, per pietà, non Mi lasciare più gelare!" Io me L'ho stretto al cuore, dicendoGli: " Nel mio cuore posseggo il Tuo Volere, sicché il calore di Esso è più che sufficiente per riscaldarTi ".  E Gesù, tutto contento, mi ha detto: " Figlia mia,  il Mio Volere contiene tutto, e chi Lo possiede può darMi tutto.   La Mia Volontà fu tutto per Me:  Mi concepì, Mi formò, Mi fece crescere e Mi fece nascere.   Se la Mia Mamma contribuì col darmi il Sangue, lo potette fare perché era la Mia Volontà assorbita in Lei che lo conteneva.   Se non avesse avuto il Mio Volere, non avrebbe potuto contribuire a formare la Mia Umanità, sicché la Mia Volontà diretta e quella assorbita nella Mia Mamma Mi diedero la Vita.   L'umano non aveva potere su di Me per darMi nulla,  ma solo il Volere Divino col suo alito Mi alimentò e Mi diede alla luce.

Ma credi tu che fu il freddo dell'aria che Mi gelò? Ah, no! Fu il freddo dei cuori che M'intirizzì, e l'ingratitudine, che al primo uscire alla luce mi fece piangere amaramente. La Mia diletta Madre Mi quietò il pianto, sebbene pianse anch'Essa. Le nostre lacrime si mescolarono insieme, e dandoCi i primi baci Ci sfogammo in amore. Ma la nostra vita doveva essere il dolore ed il pianto, e Mi feci mettere nella mangiatoia per ritornare al pianto, chiamando i miei figli con i miei singhiozzi e con le mie lacrime. Volevo intenerirli con le mie lacrime e coi miei gemiti, per farMi ascoltare ..."

 

25 Dicembre 1908
Come far nascere e crescere Gesù nel nostro cuore

Figlia mia, il miglior modo per farmi nascere nel proprio cuore è vuotarsi di tutto, perché trovando il vuoto possa mettervi tutti i miei beni ed allora posso rimanervi per sempre, se c'è luogo per potervi trasportare tutto ciò che mi appartiene, tutto il mio, in essa.

...... La seconda cosa per farmi nascere e accrescere la mia felicità è che tutto ciò che l'anima contiene, sia interno che esterno, tutto

dev'essere fatto per Me, tutto deve servire per onorarmi, per seguire i miei ordini.

Se anche una sola cosa, un pensiero, una parola, non fosse per Me, Io mi sentirei infelice perché dovendo far da padrone, mi renderebbero schiavo, posso Io tollerare tutto questo?

La terza è amore eroico, amore ingrandito, amore di sacrificio, questi tre amori faranno crescere in modo meraviglioso la mia felicità, perché l'anima si offre ad opere superiori alle sue forze, facendole con la sola mia forza; l'amore ingrandito farà in modo che non solo essa, ma anche gli altri mi amino; e giungerà a sopportare qualunque cosa, anche la stessa morte, per poter trionfare in tutto e potermi dire: «Non ho più niente, tutto è solo amore per Te».

Questo modo non solo mi farà nascere, ma mi farà crescere e mi formerà un bel paradiso nel proprio cuore.         

 

26 dicembre 1923 Vol. 16

Per chi vive nella Divina Volontà è sempre Natale.

" Figlia mia, per chi fa la Mia Volontà è sempre Natale.   Come l'anima entra nel Mio Volere, Io resto concepito nel suo atto;  come va compiendo il suo atto, Io svolgo la Mia Vita;  come lo finisce, Io risorgo, e l'anima resta concepita in Me, svolge la sua vita nella Mia e risorge negli stessi Atti Miei. Vedi dunque che le feste natalizie sono per chi una volta all'anno si prepara e si mette in Grazia mia, quindi sente in sé qualche cosa di nuovo della Mia Nascita.   Ma  per chi fa la Mia Volontà è sempre Natale: rinasco in ogni suo atto ....

Per chi fa la Mia Volontà, la mia Nascita, la mia Vita, la mia Morte e la mia Risurrezione devono essere un atto continuato, non mai interrotto; altrimenti quale sarebbe la diversità, la smisurata distanza dalle altre santità? "

 

20 dicembre 1925 Vol. 18

Gesù versò le lacrime di tutte le creature.

Stavo pensando alle lacrime che versò il Bambino Gesù nella sua Nascita, e dicevo tra me:  "Quanto Gli potettero essere amare quelle lacrime! Come gli potettero, ora gelare, ora bruciare, quel tenero volto!"   Perché, da quello che io conosco, le lacrime hanno due effetti a seconda della causa per cui vengono versate:  se la causa è che vengono da un amore, bruciano e fanno dare in singulto;  se poi sono prodotte dal dolore, sono gelate e fanno tremare...  Al mio Regio Bambinello c'era un intenso ed infinito amore e un dolore senza termine, sicché molto Gli potettero costare le sue lacrime...   Ora, mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno e faceva vedere il suo Volto bagnato di lacrime, ma tante, che l'una scorreva appresso all'altra, fino a bagnarGli il petto e le mani;  e sospirando mi ha detto: " Figlia mia,  le mie lacrime incominciarono fin dal primo istante del Mio Concepimento nel seno della Mia Mamma Celeste, fino all'ultimo respiro sulla Croce.   La Volontà del Mio Padre Celeste Mi affidò anche il compito delle lacrime, e dai miei occhi ne dovevo versare tante, quante ne dovevano versare tutte le creature insieme.  Come concepii tutte le loro anime in Me,  così dovevo versare tutte le loro lacrime dagli occhi miei.

Vedi, dunque, quanto dovetti piangere:  dovetti versare dai miei occhi le lacrime che le creature versano per passione, affinché le mie smorzassero le loro passioni;  dovetti versare le lacrime che ci vogliono dopo il peccato, per dar loro il dolore di averMi offeso e il convincimento del male che hanno fatto, preparando, con le mie lacrime il proposito di non offenderMi più.   Dovetti versare le lacrime per intenerire le anime, per far loro comprendere le pene della Mia Passione;   come pure versai lacrime abbondanti d'amore, per elettrizzare le anime ad amarMi, per attirare la loro simpatia e il loro cuore, tutto per Me...   Basta dirti che non c'è lacrima che spunti sull'occhio umano, che non la versai dai miei occhi.

Nessuno seppe le tante mie lacrime, i tanti miei pianti nascosti e segreti... Quante volte, anche da tenero Bambinello, volavo dalla terra al Cielo, poggiando la mia testolina sulle ginocchia del Mio Padre Celeste...  Piangevo, piangevo, e singhiozzando Gli dicevo: " Padre Mio, vedi, sono nato nel mondo alle lacrime e al dolore, simile ai fratelli miei, che nascono alle lacrime e muoiono nel pianto;  ed Io amo tanto questi fratelli, che voglio versare tutte le loro lacrime dai miei occhi.  Neppure una voglio farMi sfuggire, per dare, alle loro lacrime, lacrime d'amore, di dolore, di vittoria, di santificazione e di divinizzazione ... "

Quante volte la Mia cara Mamma, guardandoMi, restava trafitta, nel vederMi tutto bagnato di pianto, e per il dolore di vederMi piangere, Lei univa le sue lacrime alle mie e piangevamo insieme;  e alle volte ero costretto a nasconderMi per dar sfogo al pianto, per non trafiggere sempre il Suo Cuore materno ed innocente.   Altre volte aspettavo quando la Mia Celeste Mamma doveva occuparsi per necessità di altre faccende domestiche, per dar sfogo alle mie lacrime, per poter completare il numero delle lacrime di tutte le creature ...

Io, venendo sulla terra, dovevo fare da Dio;  dovevo completare in tutto l'opera dell'uomo, dovevo innalzarlo al punto primo della sua origine, col dargli il possesso della Mia Volontà.   E sebbene molti se ne servono della mia venuta come rimedio per la loro salvezza e quindi prendono la Mia Volontà come medicina, come forza e come antidoto per non andare all'inferno, Io aspetterò ancora affinché sorgano le anime che La prendano come Vita e, col farLa conoscere, ne prendano il possesso.  E così completerò l'Opera della mia venuta sulla terra e avrà frutto l'innesto divino formato di nuovo con la creatura e le mie lacrime si cambieranno in sorrisi celesti e divini per Me e per loro ".

 

6 gennaio 1901 Vol. 4

Il Bambino Gesù Si comunicò ai Santi Magi in tre modi.

Trovandomi fuori di me stessa mi pareva di vedere i Santi Magi quando giungevano nella spelonca di Betlemme;   appena giunti, il Bambino Gesù si compiaceva di far risplendere esternamente i raggi della Sua Divinità comunicandosi ad essi in tre modi:  con l'amore, con la bellezza e con la potenza. Rimasero allora così rapiti e sprofondati alla presenza del Bambino Gesù che, se il Signore non avesse ritirati un'altra volta internamente i raggi della Sua divinità, sarebbero rimasti lì per sempre senza potersi più muovere... Onde, appena il Bambino ritirò i raggi della Sua Divinità, ritornarono in se stessi, ma stupefatti nel mirare un eccesso d'amore sì grande perché in quella Luce il Signore aveva fatto loro capire il mistero dell'Incarnazione.   Indi si alzarono ed offrirono i doni alla Regina Madre, che s'intrattenne a lungo a parlare con loro. Non ricordo tutto ciò che disse, solo ricordo che inculcò loro forte, non solo la loro salvezza, ma che avessero a cuore anche la salvezza dei loro popoli, senza timore di esporre anche le loro vite per ottenere l'intento.

Dopo, Gesù disse a riguardo dei Santi Magi: " Coll'esserMi comunicato in tre modi ai Magi, ottenni loro tre effetti perché mai Mi comunico alle anime inutilmente, ma sempre ricevono qualche loro profitto!   Onde, comunicandomi con l'amore ottennero il distacco da loro stessi, con la bellezza ottennero il disprezzo delle cose terrene e, con la potenza restarono i loro cuori legati tutti a Me ed ottennero prodezza di mettere il sangue e la vita per Me ".

Poi ha soggiunto:  " E tu, che vuoi?  Dimmi, Mi vuoi bene?  Come Mi vorresti amare? "

Gesù, Ti amo con la tua Volontà !  Gesù, sperdi la mia volontà nella Tua e dammi la Tua per vivere.