MEDITAZIONI SULLA PASSIONE

Di Sant'Alfonso M. De Liguori del 1751

A cura dei Padre Redentoristi Editrice Bettinelli Verona

L'AMORE DELL'ANIME

AVVISO AL LETTORE

Amato mio lettore, io ti promettei nel mio libro delle Glorie di Maria un altro dell'Amore di Gesù Cristo: ma poi, per cagione delle mie infermità corporali, dal mio direttore non mi è stato concesso di farlo. Appena m'è stato permesso il dare alla luce queste succinte Riflessioni sopra la sua Passione, nelle quali per altro ho ristretto il fiore di ciò ch'io tenea raccolto su questa materia. Spero nulladimeno che questa mia operetta ti sia stata gradita, specialmente in aver sotto l'occhio raccolti, con ordine, i passi delle divine Scritture circa l'amore che Gesù Cristo ci ha dimostrato nella sua morte: poiché non v'è cosa che possa più muovere un cristiano all'amore divino quanto la stessa parola di Dio che abbiamo nelle sacre Carte.

Amiamo dunque assai Gesù Cristo, in cui troviamo il nostro Salvatore, il nostro Dio, la nostra pace ed ogni nostro bene. Ti prego perciò a dare ogni giorno un'occhiata alla sua Passione, mentre in essa troverai tutti i motivi di sperare la vita eterna e di amare Iddio, dove consiste tutta la nostra salute. Tutti i santi sono stati innamorati di Gesù Cristo e della sua Passione, e per questo unico mezzo si son fatti santi. Il Padre Baldassarre Alvarez, come si legge nella sua Vita, dicea che niuno pensasse d'aver fatto niente, se non arriva a tenere sempre Gesù crocifisso nel cuore: e perciò la sua orazione era mettersi a piè del Crocifisso, e, meditando in lui specialmente tre cose, la povertà, il dispregio e i1 dolore, sentire la lezione che Gesù gli faceva dalla croce.

Tu ancora puoi sperare di farti santo, se in simil modo persevererai a considerare quel che il tuo Redentore ha fatto e patito per te. Pregalo sempre che ti doni il suo amore. E quest'amore ancora dimanda sempre alla tua Signora Maria che si chiama la Madre del bell'amore. E quando lor chiederai questo gran dono, ti prego a chiederlo anche per me che ho desiderato vederti santo con questa mia piccola fatica. Ed io ti prometto di fare lo stesso per te, acciocchè poi un giorno in paradiso possiamo abbracciarci in santa carità e riconoscerci per amanti di questo amabilissimo Signore, fatti ivi compagni eterni, ed eletti ad amare da faccia a faccia per sempre il nostro Salvatore ed amore Gesù. Amen.

 

Invocazione a Gesù ed a Mala

O Salvatore del mondo, o Amore dell'anime, o Signore il più amabile fra tutti gli oggetti, voi colla vostra Passione siete venuto a guadagnarvi i nostri cuori con dimostrarci l'affetto immenso che ci portate, consumando una Redenzione che a noi apportò un mar di benedizioni, ed a voi costò un mare di pene e d'ignominie. Voi a questo fine principalmente avete istituito il SS. Sacramento dell'altare, acciocchè noi avessimo una continua memoria della vostra Passione: Perché rimanesse in noi perenne la memoria di un beneficio così grande, lasciò ai fedeli il suo corpo in cibo, dice S. Tommaso. E prima già lo disse S. Paolo: Ogni volta, infatti, che mangiate di questo pane, voi annunziate la morte del Signore (1 Cor 11, 26). Voi, con tali prodigi d'amore, già avete ottenuto da tante anime sante che, consumate dalle fiamme della vostra carità, rinunziassero a tutti i beni della terra, per dedicarsi tutte ad amar solo voi, amabilissimo Signore. Deh fate dunque, o Gesù mio, ch'io sempre mi ricordi della vostra Passione; e ch'io ancora misero peccatore, vinto una volta al fine da tante finezze amorose, mi renda ad amarvi, ed a rendere col mio povero amore qualche segno di gratitudine all'amare eccessivo che voi, mio Dio e mio Salvatore, mi avete portato. Ricordatevi, Gesù mio, ch'io sono una di quelle vostre pecorelle, per cui salvare voi siete venuto in terra a sacrificare la vostra vita divina. Io so che voi, dopo avermi redento colla vostra morte, non avete lasciato d'amarmi, ed ora avete per me lo stesso amore che, per vostra bontà, mi portavate morendo per me. Non permettete ch'io viva più ingrato a voi, mio Dio, che tanto meritate d'essere amato e tanto avete fatto per essere amato da me.

E voi, o Santissima Vergine Maria, voi che aveste sì gran parte nella Passione del vostro Figlio, deh per li meriti dei vostri dolori impetratemi la grazia di provare un saggio di quella compassione che tanto vi afflisse nella morte di Gesù; ed ottenetemi una scintilla di quell'amore, che operò tutto il martirio del vostro Cuore addolorato. Amen.

Rapisca la mia mente, Signore Gesù, la dolce e ardente forza del tuo amore, affinché io muoia per amore tuo, come tu ti sei degnato morire per amore dell'amore mio (S. Francesco).

 

Frutti che si ricavano dal meditare la Passione di Gesù Cristo

1. L'amante dell'anime, il nostro amantissimo Redentore, dichiarò che non ebbe altro fine in venire in terra a farsi uomo, che di accendere fuoco di santo amore nei cuori degli uomini: Sono venuto a portare il fuoco sulla terra e come vorrei che fosse già acceso (Lc 12, 49). Ed oh che belle fiamme di carità ha egli accese in tante anime, specialmente colle pene che elesse di patir nella sua morte, affin di dimostrarci l'amore immenso che per noi conserva! Oh quanti cuori felici, nelle piaghe di Gesù, come in tante fornaci d'amore, si sono talmente infiammati ad amarlo che non hanno ricusato di consacrargli i beni, la vita e tutti se stessi, superando con gran coraggio tutte le difficoltà che loro si attraversavano nell'osservanza della divina legge, per amore di quel Signore che, essendo Dio, volle tanto soffrire per loro amore! Questo fu appunto il consiglio che ci diè l'Apostolo per non mancare, e per correre speditamente nella via del cielo: Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sè una così grande ostilità da parte dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d'animo (Eb 12, 3).

2. Perciò l'innamorato S. Agostino, stando a vista di Gesù impiagato sulla croce, così dolcemente pregava: Scrivi, o mio amantissimo Salvatore, scrivi sopra il mio cuore le tue piaghe, acciocché in quelle io legga sempre il vostro dolore e il vostro amore; sì, perché avendo avanti gli occhi miei il gran dolore che voi, mio Dio, soffriste per me, io soffrirò con pace tutte le pene che mai mi occorrerà di patire; ed a vista del vostro amore, che mi avete dichiarato sulla croce, io non amerò nè potrò amare altri che voi.

3. E da che mai i santi han preso animo e fortezza a soffrire i tormenti, i martiri e le morti, se non dalle pene di Gesù crocifisso? S. Giuseppe da Leonessa cappuccino, vedendo che altri volevano legarlo con funi per un taglio doloroso nel corpo, che gli dovea dare il cerusico, egli si prese nelle mai il suo Crocifisso e disse: « Che funi, che funi! ecco i miei legami: questo mio Signore inchiodato per amor mio; Egli coi suoi dolori mi stringe a sopportare ogni pena per amor suo ». E così soffri il taglio senza lagnarsi, vedendo Gesù che come pecora muta di fronte ai suoi tosatori non aprì la sua bocca (Is 53, 7).

Chi mai potrà dire che patisce a torto, mirando Gesù che è schiacciato per le nostre iniquità? (ivi, 5). Chi mai potrà ricusar di ubbidire per cagion di qualche incomodo, essendo Gesù fattosi obbediente fino alla morte? (Fil 2, 8). Chi potrà ricusar le ignominie, vedendo Gesù trattato da pazzo, da re di burla, da ribaldo, schiaffeggiato, sputato in faccia ed appeso ad un patibolo infame?

4. Chi potrà poi amare altro oggetto che Gesù, vedendolo morire fra tanti dolori e disprezzi, affine di cattivarsi il nostro amore? Un divoto solitario pregava Dio ad insegnargli che cosa potesse fare per amarlo perfettamente; gli rivelò il Signore che per giungere al suo perfetto amore non vi era esercizio più atto che meditare spesso la sua Passione. Piangeva S. Teresa e si lagnava di alcuni libri che le avevano insegnato a lasciar di meditare la Passione di Gesù Cristo, perché poteva ciò esser d'impedimento alla contemplazione della Divinità; onde poi la santa esclamava: « O Signore dell'anima mia, o Ben mio Gesù crocifisso, non mi ricordo mai di questa opinione, che non mi sembri di aver fatto un gran tradimento. Ed è possibile che voi, Signore, mi aveste ad essere impedimento a maggior bene? E donde mi vennero tutti i beni, se non da voi? ». E poi soggiunge: « Ho veduto che per contentare Dio, e perché ci faccia grazie grandi, egli vuole che passi ciò per le mani di questa umanità sacratissima, nella quale disse sua divina maestà di compiacersi ».

5. Quindi diceva il P. Baldassarre Alvarez che l'ignoranza dei tesori che abbiamo in Gesù, era la rovina dei Cristiani; onde la meditazione della Passione di Gesù Cristo era la sua più diletta ed usata, meditando in Gesù specialmente tre suoi patimenti, la povertà, il dispregio, e il dolore; ed esortava i suoi penitenti a meditare spesso la Passione del Redentore, dicendo che non pensassero di aver fatta cosa alcuna, se non arrivassero a tener sempre fisso nel cuore Gesù crocifisso.

6. Chi vuole, insegna S. Bonaventura, crescere sempre di virtù in virtù, di grazia in grazia, mediti sempre Gesù appassionato. Ed aggiunge che non vi è esercizio più utile per rendere un'anima santa, che considerare spesso le pene di Gesù Cristo.

7. Inoltre diceva S. Agostino che vale più una sola lagrima sparsa per memoria della Passione di Gesù, che un pellegrinaggio sino a Gerusalemme ed un anno di digiuno in pane ed acqua. Sì, perché a tal fine il nostro amante Salvatore ha patito tanto, acciocchè vi pensassimo; poiché pensandovi non è possibile non infiammarsi nel divino amore: L'amore di Cristo ci spinge (2 Cor 5, 14). Gesù da pochi è amato, perché pochi son quelli che considerano le pene che ha patito per noi; ma chi le considera spesso, non può vivere senz'amare Gesù: L'amore di Cristo ci spinge. Si sentirà talmente stringere dal suo amore che non gli sarà possibile resistere a non amare un Dio così innamorato che tanto ha patito per farsi amare.

8. Perciò l'Apostolo dicea ch'egli non volea saper altro che Gesù e Gesù crocifisso, cioè l'amore ch'esso ci ha dimostrato sulla croce (cf 1 Cor 2, 2). Ed in verità, da quali libri noi meglio possiamo apprendere la scienza dei santi, che è la scienza di amare Dio, che da Gesù crocifisso? Il gran servo di Dio Fra Bernardo da Corlione cappuccino non sapendo leggere, i suoi religiosi voleano istruirvelo; egli se n'andò a consigliare col Crocifisso, ma Gesù gli rispose dalla croce: « Che libri! che leggere! Ecco io sono il tuo libro, dove sempre puoi leggere l'amore che t'ho portato ». O gran punto da considerarsi in tutta la vita e per tutta l'eternità: un Dio morto per nostro amore! un Dio morto per nostro amore! O gran punto!

9. Un giorno S. Tommaso d'Aquino visitando S. Bonaventura gli dimandò di qual libro più si fosse servito per registrar tante belle dottrine che egli avea scritte. S. Bonaventura gli dimostrò l'immagine del Crocifisso, tutta annerita per tanti baci che 1'avea dati, dicendo: « Ecco il mio libro, da cui ricavo tutto ciò che scrivo; egli mi ha insegnato tutto quel poco che ho saputo ». Tutti i santi in somma hanno appresa l'arte d'amare Dio dallo studio del Crocifisso. Fra Giovanni d'Alvernia ogni volta che mirava Gesù impiagato, non poteva trattenere le lagrime. Fra Giacomo da Tuderto, sentendo leggere la Passione del Redentore, non solo piangeva dirottamente, ma prorompeva in urli, sopraffatto dall'amore da cui sentivasi infiammato verso l'amato Signore.

10. Il P. S. Francesco in questo dolce studio del Crocifisso divenne quel gran serafino. Egli lagrimava sì continuamente nel meditare le pene di Gesù Cristo, che avea perduto quasi affatto la vista. Una volta., ritrovato che gridava piangendo, fu domandato che avesse. «E che voglio avere? rispose il santo, piango i dolori e gli affronti dati al mio Signore; e cresce, soggiunse, la mia pena, in vedere gli uomini ingrati che non l'amano e ne vivono scordati ». Ogni volta poi che udiva belare un agnello si sentiva ferire dalla compassione, pensando alla morte di Gesù, Agnello immacolato, svenato sulla croce per li peccati del mondo. E perciò l'innamorato santo non sapeva esortare con maggior premura altra cosa ai suoi frati che lo spesso ricordarsi della Passione di Gesù.

11. Ecco il libro dunque, Gesù crocifisso, che se da noi ancora sarà spesso letto, noi ancora resteremo da una parte bene ammaestrati a temere il peccato, e dall'altra infiammati ad amare un Dio così amante, leggendo in quelle piaghe la malizia del peccato che ha ridotto un Dio a soffrire una morte sì amara per soddisfare la divina giustizia; e l'amore che ci ha palesato il Salvatore in voler tanto patire per farci intendere quanto egli ci amava.

12. Preghiamo la divina madre Maria, acciocchè ci ottenga dal Figlio la grazia di entrare ancor noi in quelle fornaci d'amore dove ardono tanti cuori innamorati: affinché, restando ivi consumati tutti i nostri affetti terreni, possiamo ancor noi bruciare di quelle felici fiamme che rendono le anime sante in terra e beate in cielo. Amen.

 

CAPITOLO I.

Dell'amore di Gesù Cristo in voler egli soddisfare la divina giustizia per li peccati nostri

1. Narrasi nelle istorie un caso di un amore sì prodigioso che sarà l'ammirazione di tutti i secoli. Eravi un re, signore di molti regni, il quale aveva un unico figlio sì bello, sì santo e sì amabile, che era l'amor del padre, il quale l'amava quanto se stesso. Or questo principino portava un grande affetto ad un suo schiavo talmente che avendo questo schiavo commesso un delitto, per cui già era stato condannato a morte, il principe si offerì esso a morire per lo schiavo: e il padre, perché era geloso della giustizia, si contentò di condannare l'amato figlio alla morte, affinché restasse libero lo schiavo dal meritato castigo. E così fu fatto: il figlio morì giustiziato, e restò liberato lo schiavo.

2. Or questo caso che simile non è avvenuto mai nè mai avverrà nel mondo, sta registrato negli Evangeli, dove si legge che il Figliuolo di Dio, il Signore dell'universo, essendo stato l'uomo per lo peccato condannato alla morte eterna, egli volle prendere carne umana e così pagare colla sua morte, la pena dovuta all'uomo: Si è immolato perché lo ha voluto egli stesso (cf Is 53, 7). E l'Eterno Padre lo fece morire in croce per salvare noi miseri peccatori: Non ha risparmiato il proprio figlio, ma lo ha dato per tutti noi (Rm 8, 32). Che vi pare, anima divota, di quest'amore del Figlio e del Padre?

3. Dunque, amato mio Redentore, voi colla vostra morte avete voluto sacrificarvi, per ottenere a me il perdono? E che mai vi renderò per gratitudine? Voi troppo m'avete obbligato ad amarvi; troppo vi sarei ingrato se io non v'amassi con tutto il mio cuore. Voi m'avete data la vostra vita divina: io misero peccatore qual sono vi do la vita mia sì, quella vita almeno che mi resta la voglio spendere solo in amarvi, ubbidirvi e darvi gusto.

4. Uomini, uomini amiamo questo Redentore, che essendo Dio non ha sdegnato di caricarsi dei nostri peccati per soddisfare esso colle sue pene i castighi da noi meritati: Si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori (Is 53, 4). Dice S. Agostino che il Signore nel crearci ci ha formati per virtù della sua potenza, ma in redimerci ci ha salvato dalla morte per mezzo dei suoi dolori.

Quanto vi debbo, o Gesù mio Salvatore! Se io dessi mille volte il sangue per voi, se spendessi mille vite, pure sarebbe poco. Oh chi pensasse spesso all'amore che voi ci avete dimostrato nella vostra Passione, come potrebbe amare altro che voi? Deh per quell'amore con cui ci amaste sulla croce, datemi la grazia d'amarvi con tutto il cuore. V'amo, bontà infinita, v'amo sopra ogni bene, ed altro non vi domando che il vostro santo amore.

5. Ma come va questo? ripiglia a dir lo stesso S. Agostino. Come l'amor vostro, o Salvatore del mondo, ha potuto giungere a tal segno che io abbia commesso il delitto e voi ne abbiate avuto a pagar la pena? E che mai importava a voi, soggiunge S. Bernardo, che noi ci perdessimo e fossimo castigati come già meritavamo, che abbiate voluto voi sopra le vostre carni innocenti soddisfare i nostri peccati? e per liberare noi dalla morte, voi Signore, abbiate voluto morire? O opera che non ha avuto nè avrà mai simile! O grazia che noi non potevamo mai meritarla! O amore che non potrà mai comprendersi!

6. Predisse già Isaia che il nostro Redentore dovea esser condannato alla morte e come un agnello innocente portato al sacrificio (cf Is 53, 7). Qual meraviglia, oh Dio, doveva fare agli angioli il vedere il loro innocente Signore esser condotto come vittima per essere sacrificato sull'altar della croce per amore dell'uomo! E quale spavento dovette recare al cielo ed all'inferno, mirare un Dio giustiziato come un ribaldo in un patibolo d'obbrobrio per li peccati delle sue creature!

7. Cristo ci ha riscattato dalla maledizione della legge, diventando egli stesso maledizione per noi come sta scritto: maledetto chi pende dal legno, perché in Cristo Gesù la benedizione di Abramo passasse alle genti (Gal 3, 1314). Qui dice S. Ambrogio: Si è fatto lui maledetto sulla croce, affinché tu fossi benedetto nel Regno di Dio.

Dunque, mio caro Salvatore, voi per ottenere a me la divina benedizione vi contentaste di abbracciarvi il disonore di comparire sulla croce maledetto al cospetto del mondo ed abbandonato al patire anche dal vostro Eterno Padre, pena che vi fe' gridare a gran voce: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? (Mt 27, 46). Sì, commenta Simone da Cassia, a tal fine fu Gesù abbandonato nei peccati da noi commessi.

O prodigio di pietà! o eccesso d'amore d'un Dio verso degli uomini! E come può trovarsi, o Gesù mio, anima che creda ciò, e non v'ami?

8. Ci ama e ci ha liberato dai nostri peccati con il suo sangue (Ap 1, 5). Ecco dov'è giunto, o uomini, l'amore di Gesù verso di noi per lavarci dalle sozzure dei nostri peccati. Egli svenandosi ha voluto apprestarci un bagno di salute nel suo medesimo sangue. Offre il sangue, dice un dotto autore, che grida meglio di quello di Abele; questo infatti reclamava giustizia, il sangue di Cristo misericordia. Ma qui esclama S. Bonaventura: O mio Salvatore, che avete fatto? dove v'ha trasportato l'amore? che cosa avete in me veduto, che tanto di me vi ha innamorato? Perché avete voluto tanto patire per me? Chi son io che a tanto caro prezzo abbiate voluto guadagnarvi l'amor mio? Ah che tutta è stata opera del vostro amore infinito! che ne siate sempre lodato e benedetto.

9. O voi tutti che passate per la via, considerate e osservate se c'è un dolore simile al mio dolore (Lam 1, 12). Considerando lo stesso Serafico Dottore queste parole di Geremia, come dette dal nostro Redentore mentre stava in croce morendo per nostro amore, dice: Anzi, Signore, considererò e osserverò se c'è un amore simile al tuo amore. E vuol dire: già vedo ed intendo, o mio appassionato Signore, quanto patite su questo legno infame; ma ciò che più mi stringe ad amarvi è l'intendere l'affetto che voi mi dimostrate con tanto patire, affine di essere amato da me.

10. Quello che più accendea S. Paolo ad amare Gesù era il pensare ch'egli non solo per tutti, ma per esso in particolare volle morire (cf Gal 2, 20). Egli mi ha amato, diceva, e per me si è dato alla morte. E così dee dire ciascuno di noi; poiché asserisce S. Giovan Grisostomo che Dio tanto ama ciascun uomo, quanto ama tutto il mondo. Sicché ciascun di noi non è men obbligato a Gesù Cristo per aver egli patito per tutti, che se avesse patito per lui solamente. Or se Gesù, fratel mio, fosse morto solo per salvare voi, lasciando gli altri nella loro original ruina, quale obbligo dovreste conservargli? Ma dovete di più intendere che maggiore obbligazione gli avete in esser morto per salvar tutti. Se egli per voi solo fosse morto, qual pena sarebbe la vostra in pensare che i vostri prossimi, genitori, fratelli ed amici, si avessero a dannare e che da essi aveste ad esserne dopo questa vita per sempre diviso? Se voi foste stato schiavo con tutta la vostra famiglia e venisse alcuno a riscattar voi solo, quanto lo preghereste che insieme con voi riscattasse ancora i vostri genitori e fratelli? E quanto lo ringraziereste, se egli ciò facesse per contentarvi?

Dite dunque a Gesù: Ah mio dolce Redentore, questo avete fatto voi per me senza esserne da me pregato, non solo avete riscattato me dalla morte col prezzo del vostro sangue, ma ancora i miei parenti ed amici, sicché ben possa io sperare che unitamente con essi vi goderemo per sempre in paradiso. Signore, io vi ringrazio ed amo, e spero di ringraziarvene ed amarvi eternamente in quella patria beata.

11. E chi mai, dice S. Lorenzo Giustiniani, potrà spiegare l'amore che porta il Verbo divino ad ognuno di noi, mentre egli avanza l'amore d'ogni figlio alla sua madre e d'ogni madre ai suoi figli? In modo che rivelò il Signore a S. Geltrude, che egli sarebbe pronto a morire tante volte quante sono le anime dannate, se fossero ancor capaci di redenzione.

O Gesù, o bene amabile più di ogni altro bene, perché gli uomini tanto poco vi amano? Deh fate conoscere quel che avete patito per ciascun di loro, l'amore che loro portate, il desiderio che avete d'esser da loro amato, le belle parti che per essere amato voi avete. Fatevi conoscere, o Gesù mio, e fatevi amare.

12. Io sono il buon pastore, disse il Redentore, il buon pastore offre la vita per le pecore (Gv 10, 11). Ma, Signore, dove si trovano pastori nel mondo simili a voi? Gli altri pastori danno la morte alle lor pecorelle per conservarsi la vita; voi, pastore troppo amoroso, avete voluto dar la vostra vita divina per ottenere la vita alle vostre amate pecorelle, E di queste pecorelle, o mio amabilissimo pastore, una per mia sorte son io. Qual obbligo dunque è il mio d'amarvi e di spendere la mia vita per voi, giacché voi per amor mio in particolare siete morto? E qual confidenza io debbo avere nel vostro sangue, sapendo che è stato sparso per pagare i peccati miei? Tu dirai in quel giorno: Ecco, Dio è la mia salvezza, io confiderò, non avrò mai timore (Is 12, 12). E come posso più diffidare della vostra misericordia, o mio Signore, guardando le vostre piaghe?

Andiamo, o peccatori, e ricorriamo a Gesù che sta su quella croce come in trono di misericordia. Egli ha placata la divina giustizia da noi sdegnata. Se noi abbiamo offeso Dio, egli per noi ha fatta la penitenza: basta che noi ne abbiamo pentimento.

13. Ah mio carissimo Salvatore, a che vi ha ridotto la pietà e l'amore che avete verso di me! Pecca lo schiavo, e voi, Signore, ne pagate la pena? Se penso dunque ai peccati miei debbo tremare per lo castigo che merito: ma pensando alla vostra morte ho più ragione di sperare che di temere. Ah sangue di Gesù, tu sei tutta la mia speranza.

14. Ma questo sangue, siccome ci dà confidenza, così ancora ci obbliga ad esser tutti del nostro Redentore. Esclama l'Apostolo: O non sapete che non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo (1Cor 6, 1920). No che non posso, Gesù mio, senza ingiustizia, disporre più di me e delle cose mie, mentre son fatto vostro, avendomi voi ricomprato colla vostra morte. Il mio corpo, l'anima mia, la mia vita non è più mia, è vostra ed è tutta vostra. Voglio dunque solo in voi sperare, solo voi voglio amare, o mio Dio crocifisso e morto per me. Io non ho altro che offerirvi, se non quest'anima riscattata col vostro sangue: questa vi offerisco. Accettatemi ad amarvi che io non voglio altro che voi, mio Salvatore, mio Dio, mio amore, mio tutto. Per lo passato sono stato ben grato con gli uomini, solo con voi sono stato un ingrato. Al presente io v'amo; e non ho pena che più mi affligga che l'avervi disgustato. O Gesù mio, datemi confidenza nello vostra Passione, e togliete dal mio cuore ogni affetto che non è per voi. Io voglio amare solo voi, che meritate tutto il mio amore e troppo mi avete obbligato ad amarvi.

15. E chi mai potrà resistere a non amarvi vedendo voi, il quale siete il diletto dell'Eterno Padre, che avete voluto per noi finir la vita con una morte si amara e spietata?

O Maria, o madre del bello amore, deh, per li meriti del vostro Cuore infiammato, otteneteci la grazia di vivere sol per amare il vostro Figlio, che essendo degno per sé d'un infinito amore. ha voluto a tanto costo acquistarsi l'amore di me misero peccatore.

O amore dell'anime, o Gesù mio, io v'amo, io v'amo, io v'amo. Ma v'amo troppo poco; datemi voi più amore, più fiamme che mi facciano vivere sempre ardendo del vostro amore. Io non lo merito, ma ben lo meritate voi, bontà infinita. Amen, così spero, così sia.

 

CAPITOLO II

Gesù volle assai patire per noi, affine di farci intendere il grande amor che ci porta

1. Due cose, scrisse Cicerone, fan conoscere un amante, il beneficare l'amato e il patire per l'amato; e questo è il segno più grande d'un vero amore. Iddio ben già avea dimostrato il suo amore all'uomo con tanti benefici a lui dispensati; ma il beneficare solamente l'uomo, dice S. Pier Grisologo, egli stimò esser troppo poco al suo amore, se non avesse trovato il modo di dimostrargli quanto l'amava anche col patire e morire per esso, come fece pigliando carne umana. E qual modo più atto potea Dio trovare per palesarci l'amore immenso che ha per noi che col farsi uomo e patire per noi? Dio non aveva altro modo per manifestarci il suo amore, scrive a tal proposito S. Gregorio Nazianzeno.

Amato mio Gesù, troppo voi avete stentato per dichiararmi il vostro affetto e per innamorarmi della vostra bontà. Troppo dunque sarebbe il torto che vi farei, se vi amassi poco o amassi altra cosa che voi.

2. Ah, che in farsi da noi vedere un Dio impiagato, crocifisso e moribondo, ben egli ci diede, dice Cornelio a Lapide, il segno più grande dell'amor che ci porta. E prima di lui disse S. Bernardo che Gesù nella sua Passione ci diè a conoscere che il suo affetto verso di noi non potea esser maggiore di quel che era. Scrive l'Apostolo che quando Gesù Cristo volle morire per la nostra salute, apparve allora dove giungea l'amore di un Dio verso noi misere creature: Si sono manifestati la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini (Tt 3, 4).

Ah mio innamorato Signore, intendo già che tutte le vostre piaghe mi parlano dell'amore che mi portate! E chi mai, a tanti contrassegni della vostra carità, potrà resistere a non amarvi? Avea ragione di dir S. Teresa, o amabilissimo Gesù, che chi non v'ama dà segno che non vi conosce.

3. Ben potea Gesù Cristo ottenerci la salute (salvezza) senza patire e col menare in terra una vita dolce e deliziosa; ma no, dice S. Paolo: In cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce (Eb 12, 2). Ricusò egli le ricchezze, le delizie, gli onori terreni, e si elesse una vita povera ed una morte piena di dolori e di obbrobri. E perché? Non bastava forse che egli avesse supplicato l'Eterno Padre a perdonare l'uomo con una semplice preghiera, la quale essendo d'infinito valore era sufficiente a salvare il mondo ed infiniti mondi? E perché mai volle poi eleggersi tante pene con una morte così crudele che ben dice un autore che per puro dolore l'anima di Gesù si separò dal corpo? A che tanta spesa per redimere l'uomo?

Risponde S. Gio. Grisostomo: Bastava sì una preghiera di Gesù per redimerci, ma non bastava per dimostrarci l'amore che questo Dio ci porta: Ciò che bastava per la Redenzione non bastava per l'amore. E lo conferma S. Tommaso dicendo: Cristo, patendo per amore, offrì a Dio più di quanto esigesse la riparazione dell'offesa fatta dal genere umano. Perché Gesù ci amava assai, voleva assai esser amato da noi; e perciò fece quanto potè anche col patire per conciliarsi il nostro amore e per farci intendere che esso non avea quasi più che fare per farsi amare da noi. Dice S. Bernardo, Egli prese molto a patire per molto obbligare l'uomo ad amarlo.

4. E qual prova maggiore di affetto, disse lo stesso nostro Salvatore, può dimostrare un amante verso la persona amata che dar la vita per suo amore? Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici (Gv 15, 13). Ma voi, o amantissimo Gesù, dice S. Bernardo, avete fatto più di questo, mentre avete voluto dar la vita per noi non amici, ma vostri nemici e ribelli. E questo è ciò che avvertì l'Apostolo, quando scrisse: Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi (Rm 5, 8).

Dunque, Gesù, voi per me vostro nemico avete voluto morire, ed io potrò resistere a tanto amore? Eccomi, giacché voi con tanta premura desiderate che io vi ami, io v'amo sopra ogni cosa, discaccio da me ogni altro amore e solo voi voglio amare.

5. Dice S. Gio. Grisostomo che il fine principale ch'ebbe Gesù nella sua Passione fu di palesarci il suo amore e così tirarsi i nostri cuori colla memoria dei mali per noi sofferti. Aggiunge S. Tommaso che noi per mezzo della Passione di Gesù conosciamo la grandezza dell'amore che Dio porta all'uomo. E prima lo disse S. Giov.: da questo abbiamo conosciuto l'amore di Dio: egli ha dato la sua vita per noi (Gv 3, 16).

Ah, Gesù mio, o Agnello immacolato sacrificato sulla croce per me, non sia perduto quanto avete patito per me; deh conseguite in me il fine di tante vostre pene! Legatemi tutto colle dolci catene del vostro amore, acciocchè non vi lasci e non mi divida più da voi. Gesù dolcissimo, non permettere che io mi separi da te; non permettere che io mi separi da te.

6. Riferisce S. Luca che parlando Mosè ed Elia sul monte Tabor della Passione di Gesù Cristo, la chiamavano un eccesso (cf Lc 9, 31). Sì, dice S. Bonaventura, con ragione la Passione di Gesù fu chiamata un eccesso, poiché fu un eccesso di dolore ed un eccesso d'amore: Che altro ancora c'era da patire e non lo patì? Il suo eccesso d'amore raggiunse il massimo. E come no? La divina legge non altro impone agli uomini, se non che amino il prossimo come loro stessi; ma Gesù ha amato gli uomini più che se stesso: dice S. Cirillo.

Dunque, amato mio Redentore, vi dirò con S. Agostino, voi siete giunto ad amarmi più di voi stesso, mentre per salvare me avete voluto perdere la vostra vita divina, vita infinitamente più preziosa delle vite di tutti gli uomini e di tutti gli angeli insieme: Hai amato me più di te, poiché hai voluto morire per me.

7. O Dio infinito, esclama Guerrico abbate, voi per amor dell'uomo, s'è lecito dirlo, siete divenuto prodigo di voi stesso. E come no? soggiunge, giacché non solo avete voluto donare i

vostri beni, ma anche voi stesso per ricuperare l'uomo perduto? O prodigio, o eccesso d'amore degno solo d'una bontà infinita! E chi mai, dice S. Tommaso da Villanova, potrà, Signore, neppure da lungi intendere l'immensità del vostro amore nell'avere tanto amato noi miseri vermi che per noi abbiate voluto morire e morire in croce? Ah che questo amore, conclude il medesimo santo, eccede ogni misura, ogni intelligenza.

8. E' cosa dolce il vedersi alcuno amato da qualche gran personaggio, tanto più se quegli può sollevarlo ad una gran fortuna. Or quanto più dolce e caro dev'essere a noi il vederci amati da Dio che può sollevarci ad una fortuna eterna? Nell'antica legge potea l'uomo dubitare se Dio l'amasse con tenero amore; ma dopo averlo veduto su d'un patibolo versar sangue e morire, come noi possiamo più dubitare se egli ci ama con tutta la tenerezza ed affetto? Anima mia, deh mira il tuo Gesù che pende da quella croce tutto impiagato; ecco come per quelle ferite egli ben ti dimostra l'amore del suo Cuore innamorato. Attraverso le lacerazioni del corpo si rendono manifesti i segreti del cuore, parla S. Bernardo.

Caro mio Gesù, m'affligge sì il vedervi morire con tanti affanni su questo legno d'obbrobrio, ma troppo mi consola e m'innamora di voi il conoscere per mezzo di queste piaghe l'amore che mi portate. Serafini del cielo, che ve ne pare della carità del mio Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me? (Gal 2, 20).

9. Dice S. Paolo che i Gentili sentendo predicare Gesù crocifisso per amore degli uomini, la stimavano una pazzia da non potersi credere: Noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani (1Cor 1, 23). E come è possibile, dicono essi, credere che un Dio onnipotente, il quale non ha bisogno d'alcuno per essere felicissimo qual è, abbia voluto per salvare gli uomini farsi uomo e morire in croce? Questo sarebbe lo stesso, diceano, che credere un Dio divenuto pazzo per amore degli uomini. E con ciò ricusavano di crederlo.

Ma questa grand'opera della Redenzione che le genti stimavano e chiamavano pazzia, noi sappiamo per fede che Gesù l'ha intrapresa e terminata. Abbiamo veduto dice S. Lorenzo Giustiniani, la sapienza eterna, l'Unigenito di Dio, divenuto, per dir così, impazzito per l'amore eccessivo che porta agli uomini. Sì, perché non sembra che una pazzia d'amore, soggiunge Ugon cardinale, aver voluto un Dio morire per l'uomo.

10. Il B. Giacopone, uomo che nel secolo era stato letterato poi rendutosi francescano, parea diventato matto per l'amore che portava a Gesù Cristo. Un giorno gli apparve Gesù e gli disse: « Giacopone, perché fai queste pazzie? » « Perché le fo? rispose, perché voi me le avete insegnate. Se io son pazzo, disse, voi siete stato più pazzo di me in aver voluto morire per me ».

Così parimente S. Maria Maddalena de' Pazzi sollevata in estasi esclamava: Oh Dio d'amore! oh Dio d'amore! E' troppo, Gesù mio, l'amore che porti alle creature. Ed un giorno, stando pure fuor di sè rapita, prese un'immagine del Crocifisso e si pose a correre pel monasterio, gridando: O amore! o amore! non resterò giammai, mio Dio, di chiamarti amore. Indi rivolta alle religiose disse: « Non sapete voi, care sorelle, che il mio Gesù altro non è che amore? anzi pazzo d'amore? Pazzo d'amore dico che sei, o Gesù mio, e sempre lo dirò ». E dicea che chiamando Gesù amore, avrebbe voluto essere udita da tutto il mondo, acciò da tutti fosse conosciuto ed amato l'amor di Gesù. E alcuna volta si poneva a sonar la campana, affinché venissero tutte le genti della terra, come desiderava, se fosse stato possibile, ad amare il suo Gesù.

11. Sì, mio dolce Redentore, permettetemi dirlo, ben avea ragione questa vostra sposa di chiamarvi pazzo d'amore. E non pare una pazzia che voi abbiate voluto morire per me? morire per un verme ingrato quale son io, di cui già vedevate l'offese ed i tradimenti che io dovea farvi? Ma se voi, mio Dio, siete quasi impazzito per amor mio, come io non impazzisco per amore d'un Dio? Dopo che io vi ho veduto morto per me, come posso pensare ad altri che a voi? come posso amare altra cosa che voi? Sì, mio Signore, mio sommo bene, amabile sopra ogni bene, io v'amo più di me stesso. Vi prometto di non amare da oggi avanti altri che voi e di pensare sempre all'amore che voi m'avete dimostrato morendo tra tante pene per me.

12. O flagelli, o spine, o chiodi, o croce, o piaghe, o affanni, o morte del mio Gesù, voi troppo mi stringete ed obbligate ad amare chi tanto mi ha amato. O Verbo Incarnato, o Dio amante, l'anima mia si è innamorata di voi. Vorrei amarvi tanto, che non trovassi altro gusto che in dar gusto a voi, dolcissimo mio Signore. Giacché voi tanto bramate l'amor mio, io mi protesto che non voglio vivere se non per voi. Voglio fare quanto volete da me. Deh, Gesù mio, aiutatemi, fate che io vi compiaccia intieramente e sempre nel tempo e nell'eternità.

Maria, madre mia, pregate Gesù per me, acciò mi doni il suo amore, poiché altro non desidero in questa e nell'altra vita che di amare Gesù. Amen.

 

CAPITOLO III.

Gesù per nostro amore volle fin dal principio di sua vita patir le pene della sua Passione

1. Venne il Verbo divino nel mondo a prendere carne umana per farsi amare dall'uomo, onde venne con tanta fame di patire per nostro amore che non volle perdere momento in principiare a tormentarsi, almeno coll'apprensione. Appena fu concepito nell'utero di Maria egli si rappresentò alla mente tutti i patimenti della sua Passione, e per ottenere a noi il perdono e la divina grazia, si offerì all'Eterno Padre a soddisfare per noi colle sue pene tutti i castighi dovuti ai nostri peccati; e fin d'allora cominciò a patire tutto ciò che poi soffrì nella sua amarissima morte.

Ah mio amorosissimo Redentore, ed io finora che ho fatto, che ho patito per voi? Se io per mille anni tollerassi per voi tutti i tormenti che han sofferti tutti i martiri, pure sarebbe poco a confronto di quel solo primo momento nel quale voi vi offeriste e cominciaste a patire per me.

2. Patirono sì bene i martiri gran dolori ed ignominie, ma le patirono solo nel tempo del loro martirio. Gesù patì sempre fin dal primo istante del suo vivere tutte le pene della sua Passione, poiché fin dal primo momento si pose avanti gli occhi tutta l'orrida scena dei tormenti e delle ingiurie che dovea ricevere dagli uomini. Ond'egli disse per bocca del profeta: Ho sempre dinanzi la mia pena (Sal 37, 18).

Ah mio Gesù, voi per amor mio siete stato così avido di pene che avete voluto soffrirle prima del tempo, ed io sono così avido dei piaceri di questa terra? Quanti disgusti vi ho dati per contentare il mio corpo? Signore, per li meriti dei vostri affanni toglietemi l'affetto ai diletti terreni.

Io per amor vostro propongo di astenermi da quella soddisfazione (nominate quale).

3. Iddio per sua pietà usa con noi di non farci sapere prima del tempo destinato a patire, le pene, che ci aspettano. Se ad un reo che è giustiziato su d'una forca gli fosse stato rivelato sin dall'uso di ragione, il supplicio che gli toccava, sarebbe stato mai egli capace di allegrezza? Se a Saul dal principio del suo regnare gli fosse stata rappresentata la spada che lo dovea trafiggere; se Giuda avesse preveduto il laccio che dovea soffocarlo, quanto amara sarebbe stata la loro vita? Il nostro amabil Redentore sin dal primo istante del suo vivere si fece sempre presenti i flagelli, le spine, la croce, gli oltraggi della sua Passione, la morte desolata che gli aspettava. Quando mirava le vittime che si sacrificavano nel tempio, ben sapea che tutte erano figura del sacrificio che esso, Agnello immacolato, dovea consumare sull'altar della croce. Quando vedeva la città di Gerusalemme, ben sapea che ivi dovea lasciar la vita in un mar di dolori e di vituperi. Quando guardava la sua cara Madre, già s'immaginava di vederla agonizzante per lo dolore a piè della croce, vicina a sè moribondo.

Sicché, o Gesù mio, la vista orribile di tanti mali in tutta la vostra vita vi tenne sempre tormentato ed afflitto prima del tempo della vostra morte. E voi tutto accettaste e soffriste per mio amore.

4. La vista solamente, o mio Signore appassionato, di tutti i peccati del mondo, e specialmente dei miei, coi quali già prevedevate che io avea ad offendervi, fe che la vostra vita fosse più afflitta e penosa di quante vite vi sono state e vi saranno. Ma oh Dio, ed in qual barbara legge sta scritto che un Dio ami tanto una creatura e che dopo ciò la creatura viva senza amare il suo Dio, anzi l'offenda e disgusti? Deh, Signore, fatemi conoscere la grandezza del vostro amore, acciò non vi sia più ingrato. Oh se v'amassi, mio Gesù, se v'amassi da vero, quanto dolce mi sarebbe il patire per voi!

5. A Suor Maddalena Orsini che stava da lungo tempo con una tribulazione, apparve un giorno Gesù in croce e l'animò a soffrirla in pace. La serva di Dio rispose: « Ma, Signore, voi solo per tre ore siete stato in croce, ma per me sono più anni che soffro questa pena ». Allora le disse rimproverandola Gesù Cristo: « Ah ignorante, che dici? Io sin dal primo momento che stiedi in seno di mia madre, soffrii nel Cuore quel che poi in morte tollerai sulla croce ».

Ed io, caro mio Redentore, come, a vista di tanti affanni che voi soffriste per amor mio in tutta la vostra vita, posso lagnarmi di quelle croci che voi mi inviate a patire per mio bene? Vi ringrazio d'avermi redento con tanto amore e con tanto dolore. Voi per animarmi a soffrir con pazienza le pene di questa vita, avete voluto addossarvi tutti i nostri mali. Ah Signore, deh fatemi spesso presenti i vostri dolori, affinché io accetti e desideri sempre il patire per vostro amore.

6. Grande come il mare è la tua afflizione (cf Lam 2, 13). Come le acque del mare sono tutte salse ed amare, così la vita di Gesù fu tutta piena d'amarezze e priva d'ogni sollievo, com'egli stesso disse a S. Margarita da Cortona. Di più, come nel mare si adunano tutte le acque della terra, così in Gesù Cristo si unirono tutti i dolori degli uomini; ond'è che per bocca del Salmista egli disse: Salvami, o Dio: l'acqua mi giunge alla gola. Sono caduto in acque profonde e l'onda mi travolge (Sal 68 [69], 23). Salvatemi, o mio Dio, perché gli affanni sono entrati sin nell'intimo dell'anima mia; ed io son restato sommerso da una tempesta d'ignominie e di dolori esterni ed interni.

Ah mio caro Gesù, mio amore, mia vita, mio tutto, se io miro al di fuori il vostro sacro corpo, io non vedo altro che piaghe. Se entro poi dentro il vostro Cuore desolato, io non trovo altro che amarezze ed affanni che vi fanno patire agonie di morte. Ah mio Signore, e chi altri mai che voi, perché siete una bontà infinita, poteva giungere a patir tanto e morire per una vostra creatura? Ma perché voi siete Dio, amate da Dio, con amore che non può uguagliarsi a qualunque altro amore.

7. Dice S. Bernardo: Per redimere il servo, il Padre non risparmiò il Figlio e il Figlio non risparmiò se stesso. O carità infinita di Dio! Da una parte l'Eterno Padre impose a Gesù Cristo il soddisfare per tutti i peccati degli uomini: Fece ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti (Is 53, 6). Dall'altra Gesù per salvare gli uomini, e nel modo più amoroso che potesse, volle pagare sopra di sè, a tutto rigore, alla divina giustizia la pena ad essi dovuta; onde, come asserisce S. Tommaso, egli si addossò tutti i dolori e tutti gli oltraggi in sommo grado.

Che perciò Isaia lo chiamò l'uomo dei dolori ed il più dispregiato fra tutti gli uomini (cf ivi, 3). E con ragione mentre Gesù fu tormentato in tutte le membra e sensi del corpo, e più amaramente fu afflitto in tutte le potenze dell'anima, sì che le pene interne superarono immensamente i dolori esterni. Eccolo dunque lacerato, esangue, trattato da ingannatore, da mago, da pazzo, abbandonato dagli stessi amici e perseguitato finalmente da tutti, sino a finir la vita su di un infame patibolo.

8. Signore, già so quanto voi avete fatto e patito per amor mio; ma voi sapete che io finora non ho fatto niente per voi. Gesù mio, aiutatemi a soffrire qualche cosa per amor vostro prima che mi giunga la morte. Io mi vergogno di comparirvi innanzi; ma non voglio essere più quell'ingrato che sono stato tanti anni con voi.

Voi vi siete privato di ogni piacere per me: io rinunzio per amor vostro a tutti i diletti dei sensi. Voi avete sofferti tanti dolori per me: io per voi voglio soffrire tutte le pene della mia vita e della mia morte, come a voi piacerà. Voi siete stato abbandonato: io mi contento che mi abbandonino tutti, purché non m'abbandoniate voi, unico mio e sommo bene. Voi siete stato perseguitato: io accetto qualunque persecuzione. Voi finalmente siete morto per me: io voglio morire per voi. Ah Gesù mio, mio tesoro, mio amore, mio tutto, io v'amo: datemi più amore. Amen.

 

CAPITOLO IV.

II gran desiderio che ebbe Gesù di patire e morire per nostro amore

l. Troppo tenera, amorosa ed obbligante fu quella dichiarazione che fece il nostro Redentore della sua venuta in terra, allorché disse che egli era venuto per accender nelle anime il fuoco del divino amore, e che non altro era il suo desiderio che di vedere accesa questa santa fiamma in tutti i cuori degli uomini: Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso! (Lc 12, 49). Seguì poi a dire immediatamente che egli aspettava d'esser battezzato col battesimo del suo medesimo sangue, non già per lavare i peccati suoi, mentre esso era incapace di colpa, ma per lavare i peccati nostri che egli era venuto a soddisfare colle sue pene. La Passione di Cristo è chiamata battesimo, perché veniamo purificati nel suo sangue. Ed indi l'amante nostro Gesù per farci intendere quanta era l'ardenza di questo suo desiderio di morite per noi, con troppo dolce espressione d'amore soggiunse che egli sentiva un affanno immenso per quel tempo, in cui differivasi l'esecuzione della sua Passione, tanto era il desiderio di patire per nostro amore. Ecco le sue amorose parole: C'è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto! (Lc 12, 50).

2. Ah Dio innamorato degli uomini, e che potevate più dire e fare per mettermi in necessità d'amarvi? E qual bene mai vi apportava l'amor mio, che per ottenerlo voleste morire e tanto desideraste la morte? Se un servo mio avesse solo desiderato morire per me, pure s'avrebbe tirato il mio amore; ed io potrò vivere senza amare con tutto il mio cuore voi, mio Re e Dio, che siete motto per me e con tanto desiderio di morire per acquistarvi il mio amore?

3. Sapendo Gesù che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi... li amò sino alla fine (Gv 13, 1). Dice S. Giovanni che Gesù chiamò ora sua l'ora della sua Passione, perché, come scrisse un divoto espositore, questo fu il tempo dal nostro Redentore più sospirato in sua vita; mentre allora, col patire e morire per l'uomo, egli volea fargli comprendere l'amore immenso che gli portava. E' cara a chi ama l'ora in cui patisce per l'amato; poiché il patire per l'amato è l'opera più alta a palesar l'amore dell'amante ed a cattivarsi l'amore dell'amato.

Ah mio caro Gesù, dunque per dimostrarmi voi il vostro grande amore non avete voluto commettere ad altri che a voi l'impresa della mia Redenzione. Tanto dunque v'importava l'amor mio che voleste tanto patire per acquistarvelo? E che più avreste voi potuto fare, se aveste dovuto guadagnarvi l'amore del vostro divin Padre? Che avrebbe potuto più patire un servo per tirarsi l'affetto del suo signore, di quello che voi avete sofferto per essere amato da me schiavo vile ed ingrato?

4. Ma ecco il nostro amoroso Gesù già vicino ad essere sacrificato sull'altar della croce per nostra salute (salvezza), in quella beata notte precedente alla sua Passione. Udiamo che dice ai suoi discepoli nell'ultima cena che fa con essi: Ho desiderato ardentemente, dice, di mangiare questa Pasqua con voi (Lc 22, 15). S. Lorenzo Giustiniani considerando queste parole asserisce ch'elle furono tutte voci d'amore. Come se avesse detto il nostro amante Redentore: Uomini, sappiate che questa notte, in cui si darà principio alla mia Passione, questo è stato il tempo da me più sospirato in tutta la mia vita, perché ora, colle mie pene e colla mia dura morte, vi farò conoscere quanto io v'amo, e con ciò vi obbligherò ad amarmi col modo più forte che mi è possibile. Dice un autore che nella Passione di Gesù l'onnipotenza divina si uni coll'amore: l'amore cercò di amar l'uomo sin dove potesse giunger l'onnipotenza, e l'onnipotenza cercò di compiacere l'amore sin dove giunger potesse il suo desiderio.

O sommo Dio, voi mi avete dato tutto voi stesso, e come io posso poi non amarvi con tutto me stesso? Io credo, sì lo credo, che siete morto per me: e come v'amo sì poco che tanto spesso mi scordo di voi e di quanto avete patito per me? E perché, Signore, io ancora in pensare alla vostra Passione non resto tutto acceso del vostro amore e non divento tutto vostro come tante anime sante che, al considerare le vostre pene, son rimaste prede felici del vostro amore e si son date tutte a voi?

5. Diceva la sposa dei Cantici che sempreché il suo sposo la introduceva nella sacra cella della sua Passione, si vedea talmente assalita d'ogn'intorno dell'amor divino, che tutta languendo d'amore era costretta a cercare sollievi al suo cuore ferito: Mi ha introdotto il re nella cella del vino e ha riversato in me il suo amore. Sostenetemi con aromi, soccorretemi con mele, perché vengo meno per l'amore (cf Ct 2, 45). E com'è possibile che un'anima entrando a considerare la Passione di Gesù Cristo, da quei dolori é da quelle agonie, che tanto afflissero il corpo e l'anima del suo amante Signore, non resti ferita come da tante saette d'amore e dolcemente forzata ad amare chi tanto l'amò?

Oh Agnello immacolato, così lacero, insanguinato e difformato come vi miro su questa croce, quanto mi comparite bello ed amabile! Sì, perché tutte queste piaghe che vedo in voi sono tutti a me segni e prove del grande amore che mi portate. Ah! che se tutti gli uomini spesso vi contemplassero in quello stato in cui foste un giorno fatto spettacolo a tutta Gerusalemme, chi potrebbe mai non restar preso dal vostro amore? Amato mio Signore, accettatemi ad amarvi, mentre io vi dono tutti i miei sensi e tutta la mia volontà. E come posso io negarvi niente, se voi non mi avete negato il sangue, la vita e tutto voi stesso?

6. Fu tanto il desiderio di Gesù di patire per noi, che nella notte precedente alla sua morte non solamente egli di buona voglia andò all'orto, dove già sapea che doveano venire a prenderlo i Giudei, ma sapendo che Giuda il traditore colla compagnia dei soldati era già vicino, disse ai discepoli: Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino (Mc 14, 42). Volle egli stesso andar loro all'incontro, come venissero per condurlo non già al supplicio della morte, ma alla corona di un gran regno.

O dolce mio Salvatore, voi dunque andate incontro alla morte con tanto desiderio di morire per la brama che avete d'essere amato da me? Ed io non avrò desiderio di morire per voi, mio Dio, per dimostrarvi l'amore che vi porto? Sì, Gesù mio morto per me, io ancor desidero di morire per voi. Ecco il sangue, la vita, tutta ve 1'offerisco. Eccomi pronto a morire per voi come e quando vi piace. Gradite questo misero sacrificio che vi rende un misero peccatore, il quale prima vi ha offeso, ma ora v'ama più di se stesso.

7. S. Lorenzo Giustiniani considera quel Sitio che proferì Gesù nella croce morendo, e dice che questa sete non fu sete che veniva da mancanza di umore, ma sete che nasceva dall'ardenza dell'amore che Gesù avea per noi. Poiché con tal parola volle il nostro Redentore dichiararci più che la sete del corpo il desiderio che avea di patire per noi con dimostrarci il suo amore e il desiderio insieme che avea di essere amato da noi con tante pene che per noi soffriva. E S. Tommaso: Con il Sitio viene manifestato il desiderio ardente della salvezza del genere umano.

Ah Dio innamorato, è possibile che un eccesso di tanta bontà resti senza corrispondenza? Suol dirsi che amore con amor si paga, ma il vostro amore con quale amore potrà mai pagarsi? Bisognerebbe che un altro Dio morisse per voi per compensar l'amore che ci avete portato in morire per noi. E poi, Signore, come mai poteste dire che le vostre delizie erano di star cogli uomini, se da essi non riceveste che ingiurie e maltrattamenti? L'amore dunque vi fè cangiare in delizie i dolori e i vituperi sofferti per noi.

8. O Redentore amabilissimo, io non voglio più resistere alle vostre finezze: io vi dono tutto il mio amore. Voi tra tutte le cose siete ed avete da essere sempre l'unico amato dell'anima mia. Voi vi siete fatto uomo per avere una vita da dare per me: io vorrei mille vite per sacrificarle tutte per voi. V'amo, bontà infinita, e voglio amarvi con tutte le mie forze. Voglio far quanto posso per darvi gusto. Voi innocente avete tanto patito per me: io peccatore, che ho meritato l'inferno, voglio patire per voi quanto volete. Aiutate, Gesù mio, per li meriti vostri questo mio desiderio che voi stesso mi donate. O Dio infinito, in voi credo, in voi spero, voi amo. Maria, madre mia intercedete per me. Amen.

 

CAPITOLO V.

Amore di Gesù in lasciarci se stesso in cibo prima di andare alla morte

1. Sapendo Gesù che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi... li amò sino alla fine (Gv 13, 1). L'amantissimo nostro Redentore nell'ultima notte di sua vita sapendo che già era giunto il tempo sospirato di morire per amor dell'uomo, non gli soffrì il cuore di abbandonarci soli in questa valle di lagrime; ma per non separarsì da noi neppur colla sua morte, volle lasciarci tutto se stesso in cibo nel Sacramento dell'altare: dandoci con ciò ad intendere, che dopo questo dono infinito non avea più che darci per dimostrarci il suo amore. Li amò sino alla fine. Spiega Cornelio a Lapide col Grisostomo e Teofilatto secondo il testo greco la parola in finem, e scrive: sino alla fine. Come volesse dire li amò con amore estremo e sommo. Gesù in questo Sacramento fè l'ultimo sforzo d'amore verso degli uomini, come dice Guerrico abbate.

E meglio ciò fu espresso dal sacro Concilio di Trento, che parlando del Sacramento dell'altare disse che il nostro Salvatore in esso cacciò fuori, per così dire, tutte le ricchezze del suo amore verso di noi. Aveva ragione dunque S. Tommaso l'Angelico di chiamare questo Sacramento, Sacramento d'amore e pegno d'amore il più grande che potea darci un Dio. E S. Bernardo lo chiamava l'amore degli amori. E S. Maria Maddalena de' Pazzi dicea che un'anima dopo essersi comunicata può dire consummatum est, cioè il mio Dio avendomi dato se stesso in questa comunione non ha più che darmi. Un giorno questa santa dimandò ad una sua novizia a che avesse pensato dopo la comunione. Rispose quella: « All'amore di Gesù ». « Sì, ripigliò allora la santa, quando si pensa all'amore non si può passare avanti, ma bisogna fermarsi all'amore ».

O Salvatore del mondo, e che ne pretendete dagli uomini che vi siete indotto a donar loro anche voi stesso in cibo? E che mai vi è rimasto ora da darci dopo questo Sacramento per obbligarci ad amarvi? Ah mio Dio amantissimo, illuminatemi a farmi conoscere qual eccesso di bontà è stato questo di ridurvi ad essere mio cibo nella santa comunione. Se voi dunque tutto a me vi siete donato, è giusto che anche io mi doni tutto a voi. Sì, Gesù mio, io tutto a voi mi dono. V'amo sopra ogni bene e desidero di ricevervi per più amarvi. Venite dunque e venite spesso all'anima mia e fatela tutta vostra. Ah, chi potesse da vero dirvi come vi dicea l'innamorato S. Filippo Neri allorché si comunicò per viatico: « Ecco l'amor mio, ecco l'amor mio, datemi il mio amore ».

2. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui (Gv 6, 56). Dice S. Dionisio l'Areopagita che l'amore tende sempre all'unione dell'oggetto amato. E perché il cibo si fa una stessa cosa con chi lo mangia, perciò il Signore volle ridursi in cibo, acciocché noi ricevendolo nella santa comunione diventassimo una stessa cosa con esso: Prendete e mangiate, disse Gesù, questo è il mio corpo (Mt 26, 26), come avesse voluto dire, considera S. Gio. Grisostomo: Uomo cibati di me, acciocché di me e te si faccia una cosa. Appunto come due cere liquefatte, dice S. Cirillo Alessandrino, si uniscono insieme, così un'anima che si comunica talmente si unisce che Gesù sta in essa ed essa in Gesù.

O amato mio Redentore, esclama qui S. Lorenzo Giustiniani, e come mai poteste arrivare ad amarci tanto che voleste talmente unirci a voi, che del vostro e del nostro cuore se ne facesse un solo cuore?

Ben dunque dicea S. Francesco di Sales parlando della santa comunione: « Il Salvatore non può essere considerato in niuna azione nè più amoroso nè più tenero che in questa, nella quale si annichila, per così dire, e si riduce in cibo per penetrare le anime nostre ed unirsi al cuore dei suoi fedeli ». Sicché, dice S. Gio. Grisostomo, a quel Signore, in cui non ardiscono gli angeli neppur di fissare gli occhi, noi ci uniamo, diventando un solo corpo, una sola carne. Ma qual pastore, soggiunge il santo, pasce le sue pecorelle col proprio sangue? Le stesse madri danno i loro figli alle nutrici ad alimentarli; ma Gesù nel Sacramento ci alimenta col suo medesimo sangue ed a sè ci unisce. In somma, dice il santo, egli, perché ardentemente ci amava, volle farsi nostro cibo ed una stessa cosa con noi.

O amore infinito, degno d'infinito amore! quando v'amerò, Gesù mio, come voi avete amato me? O cibo divino, Sacramento d'amore, quando mi tirerete tutto a voi? Voi non avete più che fare per farvi amare da me. Io voglio sempre cominciare ad amarvi, sempre ve lo prometto, ma non comincio mai. Voglio cominciare da oggi ad amarvi davvero, aiutatemi voi. Illuminatemi, infiammatemi, staccatemi dalla terra e non permettete che io più resista a tante finezze del vostro amore. Io v'amo con tutto il cuore, e perciò voglio lasciar tutto per dar gusto a voi, mia vita, mio amore, mio tutto. Voglio spesso unirmi con voi in questo Sacramento, per distaccarmi da tutto ed amar solo voi, mio Dio. Spero alla vostra bontà di farlo col vostro aiuto.

3. Dice S. Lorenzo Giustiniani: Abbiamo veduto un Dio, che è la stessa sapienza, divenuto pazzo per il troppo amore portato agli uomini. E che, forse non sembra una pazzia d'amore, esclama S. Agostino, il darsi un Dio per alimento alle sue creature? E che più avrebbe potuto dire una creatura al suo Creatore? Parla S. Dionisio e dice che Dio per la grandezza del suo amore quasi è uscito fuori di sè, mentre è giunto da Dio a farsi uomo ed anche cibo degli uomini. Ma, Signore, un tal eccesso non era decente alla vostra maestà. Ma l'amore, risponde per Gesù S. Gio. Grisostomo, non va cercando ragione quando cerca di far bene e di farsi conoscere all'amato; egli va non dove gli conviene, ma dove è portato dal suo desiderio.

Ah Gesù mio, quanto mi vergogno in pensare che avendo innanzi voi, bene infinito, amabile sopra ogni bene e così innamorato dell'anima mia, io mi son rivolto ad amare beni vili e meschini, e per questi ho lasciato voi. Deh, mio Dio, scopritemi sempre più le grandezze della vostra bontà, acciocché io sempre più m'innamori di voi e mi affatichi a darvi gusto. Ah mio Signore, e quale oggetto più bello, più buono, più santo, più amabile io posso amare fuori di voi? V'amo, bontà infinita, v'amo più di me stesso, e voglio vivere solo per amare voi che meritate tutto il mio amore.

4. Considera poi S. Paolo il tempo nel quale Gesù fè a noi questo dono del Sacramento, dono che avanza tutti gli altri doni che può fare un Dio onnipotente, come parla S. Clemente. E S. Agostino dice: Pur essendo onnipotente, non poté dare di più. Nota l'Apostolo e dice: Il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese il pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: Questo è il mio corpo, che è per voi (1 Cor. 11, 2324). In quella stessa notte dunque in cui gli uomini pensavano a preparare a Gesù tormenti e morte, l'amante Redentore pensò a lasciar loro se stesso nel Sacramento; dandoci ad intendere che il suo amore era sì grande, che in vece di raffredarsi a tante ingiurie, allor più che mai si avanzò verso di noi.

Ah Signore amorosissimo, e come avete potuto tanto amare gli uomini che voleste rimaner con essi in terra per esser loro cibo, dopo che essi ve ne cacciavano con tanta ingratitudine?

Notisi di più il desiderio immenso che ebbe Gesù in sua vita, che arrivasse quella notte in cui avea destinato di lasciarci questo gran pegno del suo amore; mentreché in punto di istituire questo dolcissimo Sacramento disse: Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi (Lc 22, 1). Parole con cui ci palesò l'ardente desiderio che egli avea di unirsi con noi nella comunione per l'amore che ci portava, dice S. Lorenzo Giustiniani. E lo stesso desiderio tuttavia conserva Gesù oggigiorno verso tutte l'anime che l'amano. Non si trova ape, disse egli un giorno a S. Matilde, che con tanto impeto si gitta sopra de' fiori a succhiarne il mele, quanto io per violenza d'amore vengo all'anima che mi desidera.

O amante troppo amabile, a voi non restano da darmi maggiori prove per persuadermi che mi amate. Ringrazio la vostra bontà. Deh tiratemi, Gesù mio, tutto a voi: fate che io vi ami da oggi avanti con tutto il mio affetto e con tutta la tenerezza. Basti ad altri l'amarvi con amore solamente appreziativo e predominante: ben so che voi ve ne contentate; ma io non mi chiamerò contento se non quando vedrò che v'amo ancora con tutta la tenerezza, più che amico, più che fratello, più che padre e più che sposo. E dove mai io mi potrò trovare un amico, un fratello, un padre, uno sposo che m'ami tanto quanto m'avete amato voi, Creatore, mio Redentore e mio Dio, che per amor mio avete speso il sangue e la vita, e poi vi donate tutto a me in questo sacramento d'amore? V'amo dunque, Gesù mio, con tutti gli affetti miei, v'amo più di me stesso. Aiutatemi ad amarvi e niente più vi domando.

5. Dice S. Bernardo che Dio non per altro ci amò se non per essere amato da noi. E perciò si protestò il nostro Salvatore ch'egli era venuto in terra per farsi amare: Sono venuto a portare il fuoco sulla terra (Lc 12, 49). Ed oh quali fiamme di santo amore accende nelle anime Gesù in questo divinissimo sacramento! Diceva il V. P. D. Francesco Olimpio teatino che niuna cosa vale tanto ad infiammare i nostri cuori ad amare il sommo bene, quanto la santa comunione. Esichio chiamava Gesù nel Sacramento: Fuoco divino. E S. Caterina da Siena vide un giorno in mano di un sacerdote Gesù sacramentato in sembianza di una fornace d'amore, da cui si meravigliava come non ne restasse bruciato tutto il mondo.

L'altare appunto, dicea Ruperto abbate con S. Gregorio Nisseno, esser quella cella vinaria, dove l'anima sposa è inebbriata d'amore dal suo Signore; talmenteché scordata della terra dolcemente arde e languisce di santa carità. Il re mi ha introdotto nella cella del vino, dice la sposa dei Cantici, ha riversato in me il suo amore. Sostenetemi con aromi, soccorretemi con mele, perché vengo meno per l'amore (cf Ct 2, 314).

O amore del cuor mio, Santissimo Sacramento! Oh che io mi ricordassi sempre di voi, per dimenticarmi di tutto ed amar solo voi senza intervallo e senza riserba! Ah Gesù mio, tanto avete bussato alla porta del mio cuore, che finalmente vi siete entrato, come spero! Ma giacché vi siete entrato, cacciatene vi prego, tutti gli affetti che non tendono a voi. Impossessatevi talmente di me, che io ancora col profeta possa dirvi con verità da oggi innanzi: Mio Dio, e che altro desidero se non voi in questa terra e nel cielo? Voi solo siete e sarete sempre l'unico Signore del mio cuore e della mia volontà; e voi solo avete da essere tutta la parte mia, tutta la mia ricchezza in questa e nell'altra vita (cf Sal 72 [73], 2526).

6. Andate, diceva il profeta Isaia, andate pure pubblicando per tutto le invenzioni amorose del nostro Dio affin di farsi amare dagli uomini: Attingete acqua con gioia alle sorgenti della salvezza. In quel giorno direte: lodate il Signore, invocate il suo nome; manifestate tra i popoli le sue invenzioni (cf Is 12, 34). E quali invenzioni non ha ritrovate l'amore di Gesù per farsi amare da noi? Egli nella croce ha voluto aprirci nelle sue piaghe tante fonti di grazie che per riceverle basta il domandarle con confidenza. E non contento di ciò ha voluto donarci tutto se stesso nel SS. Sacramento!

O uomo, dice S. Gio. Grisostomo, e perché sei così scarso e vai nel tuo amore con tanta riserba con quel Dio che senza riserba ti ha dato tutto se stesso? Ciò appunto, dice l'Angelico, ha fatto Gesù nel Sacramento dell'altare, ivi egli ci ha dato quanto è e quanto ha. Ecco, soggiunge S. Bonaventura, quel Dio immenso che il mondo non può capire, diventato nostro prigioniero, allorché lo riceviamo nel nostro petto nella santa Comunione. Onde era poi che S. Bernardo ciò considerando, estatico d'amore andava dicendo: Il mio Gesù ha voluto farsi ospite inseparabile del mio cuore. E giacché il mio Dio, concludea, ha voluto spendersi tutto per amor mio, è ragione, dicea, che io tutto quanto sono m'impieghi in servirlo ed amarlo.

Ah mio caro Gesù, ditemi, che altro vi resta da inventare per farvi amare? Ed io avrò da continuare a vivere a voi così ingrato come ho fatto finora? Signore, non lo permettete. Voi avete detto che chi si ciba delle vostre carni nella comunione viverà per virtù della vostra grazia. Giacché dunque non isdegnate che io vi riceva nella santa comunione, fate che l'anima mia sempre viva colla vera vita della grazia vostra.

Mi pento, o sommo bene, d'averla disprezzata per lo passato; ma vi ringrazio che mi date tempo da piangere le offese che vi ho fatte, e tempo d'amarvi in questa terra. Nella vita che mi resta io voglio collocare in voi tutto l'amor mio, e voglio compiacervi quanto posso. Soccorretemi. Gesù mio, non mi abbandonate. Salvatemi per li vostri meriti, e la salute mia sia l'amarvi sempre in questa vita e nell'eternità.

Maria, madre mia, aiutatemi ancora voi. Amen.

 

CAPITOLO VI.

Del sudore di sangue ed agonia patita da Gesù nell'orto

1. Ecco come il nostro amorosissimo Salvatore giunto all'orto di Getsemani volle da se stesso dar principio alla sua amara Passione con dar libertà alle passioni del timore, del tedio e della mestizia che venissero ad affliggerlo con tutti i loro tormenti: Cominciò a sentire paura, tristezza e angoscia (Mc 14, 33; Mt 26, 37). Cominciò dunque per prima a sentire un gran timor della morte e delle pene che dovea tra breve soffrire: Cominciò a sentire paura. Ma come? non era egli quello che spontaneamente si era offerto a tali patimenti? Si offerse perché egli lo volle (cf Is 53, 7). Non era egli quello che avea tanto desiderato questo tempo della sua Passione, avendo poc'anzi detto: Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi? (Lc 22, 15). E poi allora come apprese tanto timore di sua morte che giunse a pregare suo Padre a liberarnelo: Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice? (Mt 26, 39).

Risponde il V. Beda e dice: Prega che passi il calice per manifestare che è veramente uomo. Egli l'amante Signore ben volea morire per noi per dimostrarci colla sua morte l'amore che ci portava; ma acciocché gli uomini non avessero pensato che egli avesse assunto un corpo fantastico come han bestemmiato alcuni eretici o pure che per virtù della sua divinità fosse morto senza provare alcuna pena; perciò egli fece quella preghiera al Padre non già per essere esaudito, ma per dare ad intendere a noi ch'esso moriva come uomo, e moriva afflitto da un gran timor della morte e dei dolori che doveano accompagnar la sua morte.

O Gesù amabilissimo, voi voleste prendere per voi la nostra timidezza per dare a noi il vostro coraggio nel soffrire i travagli di questa vita. Siate sempre benedetto di tanta pietà ed amore. V'amino tutti i nostri cuori quanto voi lo desiderate e quanto lo meritate.

2. Cominciò a sentire angoscia. Cominciò anche a sentire un gran tedio delle pene che gli erano apparecchiate. Quando v'è tedio anche le delizie riescono penose. Or quali angosce unite a tal tedio dovette recare a Gesù Cristo l'orrido apparato che allora se gli rappresentò alla mente di tutti i tormenti esterni ed interni che in quel resto di vita doveano fieramente cruciare il corpo e l'animia sua benedetta? Allora se gli fecero avanti distintamente tutti i dolori che dovea soffrire, tutti i scherni che aveva a ricevere dai Giudei e dai Romani: tutte le ingiustizie che gli doveano fare i giudici della sua causa: e specialmente se gli fece innanzi quella morte desolata che far dovea, abbandonato da tutti, dagli uomini e da Dio, in un mare di dolori e di disprezzi. E ciò fu che gli cagionò un tedio così amaro che l'obbligò a dimandare conforto all'Eterno suo Padre. Ah Gesù mio, vi compatisco, vi ringrazio e v'amo.

3. Gli apparve allora un angelo... a confortarlo (Lc (22, 43). Venne il conforto, ma questo, dice Beda, più gli accrebbe che alleggerì la pena. Sì, perché l'angelo lo confortò a più patire per amore dell'uomo e per la gloria del suo Padre.

Oh quanto vi apportò di affanno, amato mio Signore, questo primo combattimento! Nel progresso di vostra Passione i flagelli, le spine, i chiodi vennero divisamente a tormentarvi, ma nell'orto i dolori di tutta la vostra Passione vi assalirono tutti insieme ad affliggervi. E voi tutto accettaste per mio amore e per mio bene. Ah mio Dio, quanto mi rincresce di non avervi amato per lo passato, e di avere posposta la vostra volontà ai gusti miei maledetti! Li detesto sopra ogni male e me ne pento con tutto il cuore. Gesù mio, perdonatemi.

4. Cominciò a sentire tristezza e afflizione. Col timore e col tedio cominciò insieme a sentire Gesù una gran malinconia ed afflizione d'animo. Ma, Signor mio, voi non siete quello che ai vostri martiri avete data tanta gioia nel patire che giungevano a disprezzare i tormenti e la morte? Di S. Vincenzo, dice S. Agostino, che egli parlava con tanta allegrezza nel suo martirio che pareva che un altro patisse ed un altro parlasse. Di S. Lorenzo narrasi che bruciando sulla graticola era tanta la consolazione che godeva nell'anima che insultava il tiranno dicendogli: Serviti e mangia. E come poi voi stesso, o Gesù mio che donaste un'allegrezza sì grande ai vostri servi nel morire, vi eleggeste morendo una tanta mestizia per voi?

5. O allegrezza del paradiso, voi col vostro gaudio rallegrate il cielo e la terra, ed ora perché vi miro così afflitto e mesto? e vi sento dire che la tristezza che v'affligge è valevole a darvi

la morte? La mia anima è triste fino alla morte (Mc 14, 34). Mio Redentore, e perché? Ah già v'intendo! No, che non tanto furono i dolori della vostra Passione quanto i peccati degli uomini e fra questi i peccati miei che allora vi apportarono quella gran pena di morte.

6. Egli l'Eterno Verbo quanto amava il suo Padre, tanto odiava il peccato, di cui ben conoscea la malizia: onde per togliere il peccato dal mondo e per non vedere più offeso il suo amato Padre, egli era venuto in terra e si era fatto uomo, ed aveva intrapreso a soffrire una Passione ed una morte così dolorosa. Ma vedendo poi che con tutte le sue pene pure s'aveano da commettere tanti peccati nel mondo, questo dolore, dice S. Tommaso, superò il dolore che qualsivoglia penitente ha sentito mai per le sue proprie colpe e superò qualunque pena che possa affliggere un cuore umano. La ragione è, perché tutte le pene degli uomini sempre sono mescolate con qualche sollievo, ma il dolore di Gesù fu puro dolore senza sollievo.

Ah se io v'amassi, o Gesù mio, al mirare quanto voi avete patito per me mi diventerebbero dolci tutti i dolori, tutti gli obbrobri e le molestie del mondo. Deh, concedetemi voi il vostro amore, acciocché io patisca con gusto o almeno con pazienza quel poco che mi date a soffrire. Non mi fate morire così sconoscente a tante finezze del vostro amore. Propongo nelle tribolazioni che mi occorreranno dir sempre: Gesù mio, abbraccio questa pena per amor vostro; la voglio soffrire per dar gusto a voi.

7. Nelle istorie si legge che molti penitenti essendo illuminati dalla divina luce a vedere la malizia dei loro peccati sono arrivati a morirne di puro dolore. Or quale tormento poi doveva essere al Cuore di Gesù la vista di tutti i peccati del mondo, di tutte le bestemmie, sacrilegi, disonestà e di tutte l'altre colpe che s'aveano a commettere dagli uomini dopo la sua morte, ciascuna delle quali venne allora come una fiera crudele a leccargli il Cuore colla sua propria malizia?

Onde diceva allora il nostro afflitto Signore colà agonizzando nell'orto: Dunque, o uomini, questa è la ricompensa che voi avete a rendere all'immenso amor mio? Ah se io vedessi che voi grati al mio affetto lasciaste di peccare e mi cominciaste ad amare, oh con quanta mia gioia anderei ora a morire per voi! Ma il vedere dopo tante mie pene tanti peccati, dopo tanto mio amore tanta ingratitudine, questo è quello che più mi affligge, mi fa mesto sino alla morte e mi fa sudar vivo sangue. E il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra (Lc 22, 44). Sicché al dir del Vangelista questo sudore sanguigno fu così copioso che prima bagnò tutte le vesti del Redentore e poi scorse in copia a bagnar la terra.

8. Ah mio innamorato Gesù, io non vedo in quest'orto nè flagelli nè spine nè chiodi che vi feriscano; e come vi miro tutto bagnato di sangue da capo a piedi? Dunque i peccati miei furono il torchio crudele, che allora a forza di afflizione e di mestizia spremettero tanto sangue dal vostro Cuore? Dunque io ancora fui allora uno dei vostri più crudeli carnefici, che mi aggiunsi a maggiormente cruciarvi coi peccati miei? E' certo, che se io meno avessi peccato, meno allora voi, Gesù mio, avreste patito. Quanto dunque più di piacere io m'ho preso in offendervi, tanto più d'affanno io allora accrebbi al vostro Cuore addolorato.

E come questo pensiero ora non mi fa morir di dolore, in intendere che io ho pagato l'amore

che mi avete dimostrato nella vostra Passione, con aggiungervi tristezza e pena? Io dunque ho tormentato quel Cuore così amabile ed amoroso, che mi ha tanto amato? Signore, giacché ora non ho altro mezzo da consolarvi che col dolermi di avervi offeso, sì, Gesù mio, che me ne doglio, e me ne dispiace con tutto il cuore. Datemi voi un dolor sì forte, che mi faccia piangere continuamente sino all'ultimo fiato di mia vita i disgusti che ho dato a voi, mio Dio, mio amore, mio tutto.

9. Si prostrò con la faccia a terra (Mt 26, 39). Gesù vedendosi addossato il peso di soddisfare per tutti i peccati del mondo, si buttò colla faccia a terra a pregare per gli uomini, come si vergognasse di alzare gli occhi in cielo, nel vedersi carico di tante scelleraggini.

Ah mio Redentore, io vi miro tutto affannato ed impallidito per la pena! Voi state in agonia di morte, e pregate! Entrato in agonia, pregava più intensamente (Lc 22, 43). Ditemi, per chi pregate? Ah che allora non tanto pregavate per voi, quanto per me, offerendo all'Eterno Padre le vostre potenti preghiere unite alle vostre pene, per ottenere a me misero il perdono delle mie colpe!

Egli nei giorni della sua vita terrena offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudito per la sua pietà (Eb 5, 7).

Ah mio Redentore, come avete potuto tanta amare chi tanto vi offese? Come avete potuto abbracciare tante pene per me, vedendo già voi sin d'allora l'ingratitudine ch'io dovea usarvi?

10. Deh fatemi parte, afflitto mio Signore, di quel dolore che voi aveste allora dei peccati miei. Ilo gli abborrisco al presente ed unisco questo mio abborrimento all'abborrimento che voi ne sentiste nell'orto. Ah mio Salvatore, non guardate i peccati miei, perché non mi basterebbe l'inferno; guardate le pene che avete patite per me!

O amore del mio Gesù, tu sei l'amore e la speranza mia. Signore, io v'amo con tutta l'anima mia e voglio sempre amarvi. Deh per i meriti di quel tedio e mestizia che patiste nell'orto datemi fervore e coraggio nelle opere di vostra gloria. Per li meriti della vostra agonia datemi conforto per resistere a tutte le tentazioni della carne e dell'inferno. Donatemi la grazia di sempre raccomandarmi a voi e di sempre replicarvi con Gesù Cristo: Non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu (Mc 14, 36). Non si faccia la mia ma sempre la vostra divina volontà. Amen.

 

CAPITOLO VII.

Dell'amore di Gesù in soffrire tanti disprezzi nella sua Passione

1. Dice il Bellarmino che maggior pena recano agli spiriti nobili i disprezzi che i dolori del corpo. Poiché se questi affliggono la carne, quelli affliggono l'anima, la quale quanto è più nobile del corpo, tanto più sente la pena. Ma chi mai avrebbe potuto immaginarsi che il personaggio più nobile del cielo e della terra, il Figliuolo di Dio, venendo nel mondo a farsi uomo per amore degli uomini avesse avuto ad esser trattato da essi con tanti vituperi ed ingiurie, come se fosse stato l'ultimo ed il più vile di tutti gli uomini? (cf Is 53, 23). Asserisce S. Anselmo che Gesù Cristo volle soffrire tali e tanti disonori che non potè essere più umiliato di quel che fu nella sua Passione.

O Signore del mondo, voi siete il più grande di tutti i Re, ma avete voluto esser disprezzato

più di tutti gli uomini per insegnare a me l'amore ai disprezzi. Giacché dunque avete voi sacrificato il vostro onore per amor mio, io voglio soffrire per amor vostro ogni affronto che mi sarà fatto.

2. E qual sorta di affronti non soffrì il Redentore nella sua Passione? Egli si vide affrontato dagli stessi suoi discepoli. Uno di essi lo tradisce e lo vende per trenta danari. Un altro lo rinnega più volte protestando pubblicamente che non lo conosce ed attestando con ciò di vergognarsi d'averlo conosciuto per lo passato. Gli altri discepoli poi al vederlo preso e legato tutti fuggono e l'abbandonano: Tutti allora (i suoi discepoli), abbandonandolo, fuggirono (Mc 14, 50).

O abbandonato mio Gesù, e chi mai prenderà le vostre difese, se al principio della vostra cattura i vostri più cari si partono e v'abbandonano? Ma oh Dio che questo disonore non finì colla vostra Passione. Quante anime dopo essersi dedicate alla vostra sequela e dopo essere state da voi favorite con molte grazie e segni speciali d'amore, spinte poi da qualche passione di vile interesse o di rispetto umano o di sozzo piacere, ingrate vi lasciano? Chi si ritrova nel numero di questi ingrati, pianga e dica: Ah mio caro Gesù, perdonatemi, che io non voglio più lasciarvi; prima voglio perder la vita e mille vite che perdere la vostra grazia, o mio Dio mio amore, mio tutto.

3. Ecco come Giuda giungendo nell'orto insieme coi soldati si fa avanti, abbraccia il suo Maestro e lo bacia. Gesù permette che lo baci; ma conoscendo già il suo animo iniquo, non può trattenersi di non lagnarsi con esso di quel troppo ingiusto tradimento, con dirgli: Giuda, con un bacio tradisci il Figlio dell'uomo? (Lc 22, 48). Indi si affollano d'intorno a Gesù quegl'insolenti ministri, gli pongono le mani sopra e lo legano come un ribaldo: Le guardie dei Giudei afferrarono Gesù e lo legarono (Gv 18, 12).

Oimè, che vedo! Un Dio legato! Da chi? Dagli uomini! da vermi da lui stesso creati! Angeli del Paradiso, che ne dite? E voi mio Gesù, come vi fate legare? Che han che fare, dice S. Bernardo, i legami degli schiavi e dei rei con voi che siete il santo dei santi, il Re dei regi e il Signor dei signori?

Ma se gli uomini vi legano, voi perché non vi sciogliete e vi liberate dai tormenti e dalla morte che questi v'apparecchiano? Ma già intendo: non sono già, o mio Signore, queste funi che vi stringono; è solo l'amore che vi tiene legato e vi costringe a patire e morire per noi. O carità, esclama S. Lorenzo Giustiniani, quanto è grande la tua forza, la sola che potè legare il Signore! O amore divino, tu solo hai potuto legare un Dio, e condurlo a morire per amore degli uomini!

4. Mira o uomo, dice S. Bonaventura, quei cani che lo trascinano e l'agnello che li segue, vittima mansueta, senza opporre resistenza. Chi lo afferra, chi lo lega, chi lo strattona, chi lo percuote. Portano già legato il nostro dolce Salvatore prima alla casa d'Anna, poi a quella di Caifas, dove Gesù, interrogato dei suoi discepoli e della sua dottrina da quel maligno, rispose che egli non avea parlato in segreto ma in pubblico, e che quegli stessi che gli stavano d'intorno ben sapeano ciò che avea insegnato. Io ho parlato apertamente... ecco essi sanno che cosa ho detto (Gv 18, 2021). Ma a tal risposta uno di quei ministri, trattandolo da temerario, gli diede una forte sguanciata: Una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù dicendo: cosi rispondi al sommo sacerdote? (ivi, 22). Qui esclama S. Grisostomo: Angeli, perché tacete? O restate attoniti di fronte a tanta pazienza?

Ah Gesù mio, come una risposta sì giusta e sì modesta meritava un affronto sì grande alla presenza di tanta gente?

L'indegno pontefice in vece di riprendere l'insolenza di quell'audace, lo loda o almeno coi segni l'approva. E voi, Signore mio, tutto soffrite per pagare gli affronti che io misero ho fatto alla divina maestà coi miei peccati. Gesù mio, ve ne ringrazio. Eterno Padre, perdonatemi per li meriti di Gesù.

5. Indi l'iniquo pontefice l'interrogò, se veramente egli era il Figliuolo di Dio: Ti scongiuro, per il Dio vivente, perché ci dica se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio (Mt 26, 63). Gesù per rispetto del nome di Dio affermò esser ciò vero; ed allora Caifas si lacerò le vesti dicendo che egli avea bestemmiato; e tutti allora gridarono che meritava la morte: E quelli risposero: E' reo di morte! (ivi, 66).

Sì, con ragione, o mio Gesù, costoro vi dichiarano reo di morte, mentre voi avete voluto addossarvi il soddisfare per me che meritava la morte eterna. Ma se colla vostra morte voi mi acquistate la vita, è giusto che la mia vita io la spenda tutta ed anche, se bisogna, la perda per voi. Sì, mio Gesù, non voglio vivere più a me, ma solo a voi ed al vostro amore. Soccorretemi voi colla vostra grazia.

6. Allora gli sputarono in faccia e lo schiaffeggiarono (ivi, 67). Dopo averlo pubblicato reo di morte, come uomo già addetto al suplicio e dichiarato infame, si pose quella canaglia a maltrattarlo per tutta la notte con percosse, con schiaffi, calci, con pelargli la barba ed anche con isputargli in faccia, burlandolo da falso profeta e dicendogli: Indovina, Cristo! Chi è che ti ha percosso? (ivi, 68). Tutto predisse il nostro Redentore per Isaia: Ho presentato il dorso ai flagellatori, la faccia a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi (Is 50, 6).

Riferisce il divoto Taulero, esser sentenza di S. Girolamo, che tutte le pene ed ingiurie che soffrì Gesù quella notte solamente nel giorno del giudizio finale si faranno note. S. Agostino, parlando delle ignominie patite da Gesù Cristo, dice: Se non riesce a curare la superbia questa medicina, non so cosa possa curarla. Ah Gesù mio, come voi così umile, ed io così superbo? Signore, datemi luce, fatemi conoscere chi siete voi e chi son io.

Allora gli sputarono in faccia. Sputarono! Oh Dio, e qual maggiore affronto che l'essere ingiuriato cogli sputi? Essere sputati è tra le ingiurie più gravi, dice Origene. Dove suole sputarsi, se non nel luogo più sordido? E voi, Gesù mio, soffrite di farvi sputare in faccia? Ecco come questi iniqui vi maltrattano coi schiaffi e coi calci, vi ingiuriano, vi sputano in faccia, ne fanno di voi quel che vogliono: e voi non li minacciate, non li rimproverate? Oltraggiato non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia (I Pt 2, 23). No, ma come un agnello innocente, umile e mansueto, tutto soffrite senza neppur lamentarvi, tutto offerendo al Padre, per ottenere a noi il perdono dei peccati nostri: Era come pecora muta di fronte a suoi tosatori, e non aprì la sua bocca (Is 53, 7).

Meditando un giorno S. Geltrude le ingiurie fatte a Gesù nella sua Passione, prese a lodarlo

e benedirlo; e il Signore talmente di ciò si compiacque, che amorosamente ne la ringraziò.

Ah mio vituperato Signore, voi siete il Re del cielo, il Figlio dell'Altissimo; non meritate già d'essere maltrattato e vilipeso, ma di essere adorato ed amato da tutte le creature. Io vi adoro, vi benedico, e ve ne ringrazio. V'amo con tutto il mio cuore. Mi pento d'avervi offeso. Aiutatemi voi, abbiate pietà di me.

7. Fatto giorno, i Giudei conducono Gesù a Pilato, per farlo condannare a morte, ma Pilato lo dichiara innocente: Non trovo nessuna colpa in quest'uomo (Lc 23, 4). E per liberarsi dagl'insulti dei Giudei che seguivano a chieder la morte del Salvatore, lo mandò ad Erode. Molto gradì Erode di vedersi condotto avanti Gesù Cristo, sperando che alla sua presenza, per liberarsi dalla morte, esso avrebbe fatto alcun prodigio di quei tanti che ne aveva inteso narrare; onde l'interrogò con più dimande.

Ma Gesù, perché non volea esser liberato dalla morte, e perché quel malvagio non era degno di sue risposte, tacque e non gli risposse. Allora il re superbo gli fe' molti dispregi colla sua corte, e facendolo coprire d'una veste bianca, dichiarandolo così qual uomo ignorante e stolido, lo rimandò a Pilato. Allora Erode, con i suoi soldati, lo insultò e lo schernì, poi lo rivestì di una veste bianca e lo rimandò a Pilato (ivi, 11). Commenta Ugon Cardinale: Schernendolo come se fosse scemo, lo rivestì di una veste bianca. E S. Bonaventura: Lo insultò come impotente, perché non fece un miracolo; come ignorante, perché non rispose una parola, come imbecille, perché non si difese.

O Sapienza eterna, o Verbo divino, quest'altra ignominia vi mancava, d'esser trattato da pazzo privo di senno! Tanto dunque vi premè la nostra salute, che voleste per amor nostro esser non solo vituperato, ma saziato di vituperi, come di voi già profetizzò Geremia: Porgerà a chi lo percuote la guancia, verrà saziato di umiliazioni (cf Lam 3, 30). E come poteste avere tanto amore per gli uomini dai quali non riceveste che ingratitudini e disprezzi? Oimè che di costoro uno son io che peggio di Erode vi ho oltraggiato.

Deh Gesù mio, non mi castigate come Erode con privarmi delle vostre voci. Erode non vi riconosceva per quello che siete, io vi confesso per mio Dio; Erode non vi amava, io vi amo più di me stesso. Deh non mi negate le voci delle vostre ispirazioni, come io meriterei, per le offese che vi ho fatte. Dite quel che volete da me, che io colla vostra grazia tutto lo voglio fare.

8. Ricondotto che fu Gesù a Pilato, il preside lo propose al popolo per intendere chi volessero liberato in quella Pasqua, Gesù o Barabba omicida. Ma il popolo gridò: Non costui, ma Barabba! (Gv 18, 40). Allora disse Pilato: Che farò dunque di Gesù? Risposero: Sia crocifisso! (Mt 27, 22). Ma che male ha fatto questo innocente? Pilato ripigliò. E quelli replicarono: Sia crocifisso! Ma oh Dio, che anche al presente la maggior parte degli uomini seguitano a dire: Non costui, ma Barabba! Preferendo a Gesù Cristo un piacere di senso, un punto di onore, uno sfogo di sdegno.

Ah mio Signore, ben sapete voi che un tempo vi ho fatto la stessa ingiuria, quando vi ho posposto ai miei gusti maledetti! Gesù mio, perdonatemi, che io mi pento del passato, e da oggi avanti voglio preferirvi ad ogni cosa. Io vi stimo, io v'amo più d'ogni bene; e voglio prima mille volte morire, che lasciarvi. Datemi la santa perseveranza, datemi il vostro amore.

9. Appresso si parlerà degli altri obbrobri che ricevè Gesù Cristo, sino a morire finalmente in una croce: Si sottopose alla croce, disprezzando l'ignominia (Eb 12, 2). Ma intanto consideriamo che del nostro Redentore ben si avverò ciò che ne predisse il Salmista, che egli nella sua Passione dovea divenire l'obbrobrio degli uomini e il rifiuto della plebe: lo sono verme, non uomo, infamia degli uomini e rifiuto del mio popolo (Sal 21, 7). Sino a morire svergognato, giustiziato per mano di carnefice in un patibolo, come un malfattore in mezzo a due malfattori: E' stato annoverato tra gli empi (Is 53, 12).

O Signore il più alto, esclama S. Bernardo, diventato il più basso tra gli uomini! O eccelso diventato vile! O gloria degli angeli diventato l'obbrobrio degli uomini.

10. O grazia! o forza dell'amore di un Dio! siegue a dire S. Bernardo. Così dunque il sommo Signore di tutti è diventato il più vilipeso di tutti! E chi mai, soggiunge il santo, ha ciò operato? Tutto l'ha fatto l'amore che Dio porta agli uomini, per dimostrare quanto egli ci ama, e per insegnarci col suo esempio a soffrire con pace i disprezzi e le ingiurie. Cristo patì per voi, scrisse S. Pietro, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme (1 Pt 2, 21). S. Eleazaro richiesto dalla sua sposa, come facesse a sopportare con tanta pace le tante ingiurie che gli erano fatte, rispose: « Io mi rivolgo a mirare Gesù disprezzato, e dico che i miei affronti son niente a rispetto di quelli ch'egli, essendo mio Dio, ha voluto tollerare per me ».

Ah Gesù mio, ed io come a vista di un Dio così disonorato per amor mio non so soffrire un minimo disprezzo per vostro amore? Peccatore e superbo! E donde, mio Signore, può venirmi questa superbia? Deh per li meriti dei vostri disprezzi sofferti, datemi la grazia di soffrire con pazienza e con allegrezza gli affronti e le ingiurie.

Propongo da ogg'innanzi col vostro aiuto di non più risentirmi, e di ricevere con gioia tutti gli obbrobri che mi saran fatti. Altri disprezzi meriterei io che ho disprezzata la vostra maestà divina, e m'ho meritati i disprezzi dell'inferno. E troppo voi, amato mio Redentore, dolci ed amabili mi avete renduti gli affronti, con avere abbracciati tanti dispregi per mio amore. Propongo di più per darvi gusto di beneficar quanto posso chi mi disprezza; almeno di dirne bene e pregare per esso. E da ora vi prego a colmare di grazie tutti coloro dai quali io ho ricevuta qualche ingiuria. V'amo bontà infinita e voglio sempre amarvi quanto posso Amen.

 

CAPITOLO VIII.

Sopra la flagellazione di Gesù Cristo

1. Entriamo nel pretorio di Pilato fatto un giorno orrendo teatro dell'ignominie e dei dolori di Gesù; vediamo quanto fu ingiusto, ignominioso e crudele il supplicio ivi dato al Salvatore del mondo. Vedendo Pilato che i Giudei continuavano a tumultuare contro Gesù, egli, l'ingiustissimo giudice, lo condannò ad esser flagellato: Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare (Gv 19, 1). Pensò l'iniquo giudice con questo barbaro modo di guadagnarsi la compassione dei nemici e così liberarlo dalla morte: Lo castigherò severamente, disse, e poi lo rilascerò (Lc 23, 22). Era la flagellazione castigo solo degli schiavi. Dunque, dice S. Bernardo, il nostro amoroso Redentore volle prender la forma non solamente di servo per soggettarsi all'altrui volontà, ma anche di servo malvagio per esser castigato coi flagelli e così pagare la pena meritata dall'uomo fatto già servo del peccato.

O Figliuolo di Dio, o grande amante dell'anima mia, come voi Signore d'infinita maestà avete potuto tanto amare un oggetto sì vile ed ingrato come sono io, che vi siate sottoposto a tante pene per liberare me dalla pena dovuta? Un Dio flagellato! Fa più maraviglia un Dio soffrire una minima percossa, che se fossero distrutti tutti gli uomini e tutti gli angeli. Ah Gesù mio, perdonatemi le offese che vi ho fatte e poi castigatemi come vi piace. Ma basta solo che io vi ami e voi mi amiate, e poi mi contento di patire tutte le pene che volete.

2. Giunto che fu al pretorio l'amabile nostro Salvatore, come fu rivelato a S. Brigida al comando dei ministri egli stesso si spogliò delle vesti, abbracciò la colonna, e poi vi applicò le mani per esservi legato. Oh Dio, già si dà principio al crudele tormento! O angeli del cielo, venite ad assistere a questo doloroso spettacolo; e se non vi è permesso di liberare il vostro re dal barbaro strazio che gli preparano gli uomini, almeno venite a piangere per compassione.

E tu, anima mia, immaginati di trovarti presente a questa orrenda carneficina del tuo amato Redentore. Guardalo come sta egli, il tuo afflitto Gesù, col capo dimesso, guardando la terra e tutto verecondo per lo rossore aspetta quel gran tormento. Ecco che quei barbari come tanti cani arrabbiati già si avventano coi flagelli sopra l'innocente agnello. Vedi là chi batte il petto, chi percuote le spalle, chi ferisce i fianchi e chi le gambe; anche la sacra testa e la sua bella faccia non vanno esenti dalle percosse. Oimè già scorre quel sangue divino da tutte le parti; già di sangue sono pieni i flagelli, le mani dei carnefici, la colonna e la terra. Piange S. Pier Damiani: Viene ferito e dilaniato per tutto il corpo dai flagelli: ora colpiscono le spalle, ora le gambe: alle ferite aggiungono ferite e piaghe alle piaghe appena aperte.

Ah crudeli, con chi ve la pigliate? Fermate, fermate: sappiate che avete errato. Quest'uomo che voi tormentate egli è innocente, è santo: io sono il reo; a me, a me che ho peccato toccano i flagelli ed i tormenti. Ma voi non mi sentite. Eterno Padre, e come voi potete soffrire questa grande ingiustizia? come potete vedere il vostro Figlio diletto così patire e non soccorrerlo? che delitto egli ha mai commesso che meriti un castigo così vergognoso e così fiero?

3. Per l'iniquità del mio popolo lo percossi (cf Is 53, 8). Io ben so, dice l'Eterno Padre, che questo mio Figlio è innocente, ma poiché egli si è offerto a soddisfare la mia giustizia per tutti i peccati degli uomini, conviene che io così l'abbandoni al furore dei suoi nemici. Dunque, o adorato mio Salvatore, voi per pagare i nostri delitti, e specialmente i peccati d'impurità che è il peccato più comune degli uomini avete voluto che fossero lacerate le vostre carni purissime? E chi non esclamerà con S. Bernardo: O ineffabile amore del Figlio di Dio per i peccatori!

Ah Signor mio flagellato, vi ringrazio di tanto amore, e mi addoloro che anche io coi miei peccati mi sono aggiunto a flagellarvi. Odio, Gesù mio, tutti quei piaceri malvagi che vi han costato tanto dolore. Oh da quanti anni dovrei bruciar nell'inferno! Ma voi perché mi avete aspettato finora con tanta pazienza? Mi avete sopportato, acciocch'io vinto finalmente da tante finezze d'amore, mi rendessi ad amarvi con lasciare il peccato.

Amato mio Redentore, non voglio no più resistere al vostro affetto; io voglio amarvi quanto posso per l'avvenire. Ma voi già sapete la mia debolezza, sapete i tradimenti che vi ho fatti. Staccatemi voi da tutte le affezioni terrene che mi impediscono l'esser tutto vostro. Ricordatemi spesso l'amore che mi avete portato, e l'obbligo che ho di amarvi. In voi ripongo tutte le mie speranze, mio Dio, mio amore, mio tutto.

4. Piange S. Bonaventura: Scorreva già da per tutto quel sangue divino; già quel sacro corpo era divenuto tutto una piaga; ma quei cani stizzati non cessavano di aggiungere ferite a ferite, come predisse il Profeta (cf Sal 68, 27). Sicché le sferze non solo impiagavano tutto il corpo, ma ne portavano seco anche i pezzi per aria, e talmente furono aperte quelle sacre carni che si poteano contare l'ossa. Dice Cornelio a Lapide, che in questo tormento Gesù Cristo naturalmente dovea morire, ma egli colla sua virtù divina volle riserbarsi in vita, affine di soffrire pene maggiori per nostro amore. E prima lo disse S. Lorenzo Giustiniani: Sarebbe certamente morto, ma volle restare in vita per soffrire dolori più grandi.

Ah! mio Signore amantissimo, voi siete degno di un amore infinito. Voi avete tanto patito, acciocch'io v'amassi. Non permettete che io, invece d'amarvi, abbia da offendervi più e disgustarvi. Deh quale inferno a parte sarebbe per me, se io dopo aver conosciuto l'amore che mi avete portato, misero mi dannassi, con disprezzare un Dio vilipeso, schiaffeggiato e flagellato per me! E che inoltre dopo averlo io offeso tante volte mi ha perdonato con tanta pietà! Ah Gesù mio, non lo permettete no. Oh Dio, che l'amore e la pazienza che avete avuta per me sarebbe colà nell'inferno un altro inferno per me più tormentoso.

5. Troppo crudele fu questo tormento della flagellazione al nostro Redentore, poiché per prima molti furono i ministri che lo flagellarono: giusta la rivelazione fatta a S. Maria Maddalena de' Pazzi furono non meno di sessanta. Or questi istigati dai demoni e più dai sacerdoti, i quali temevano che Pilato dopo quel castigo volesse liberare il Signore, come già si era protestato dicendo: Lo castigherò severamente e poi lo rilascerò (Lc 23, 22), si posero coi flagelli a privarlo di vita.

Convengono poi gli autori con S. Bonaventura che essi scelsero a questo officio gli stromenti più fieri, in modo che ogni colpo fe' piaga, come asserisce S. Anselmo, e che le battiture giunsero a più migliaia, flagellando, come scrive il p. Crasset, non già all'usanza degli Ebrei, per i quali il Signore proibì che si passasse il numero di quaranta colpi: Non superino il numero di quaranta colpi, affinché il tuo fratello non resti ignominiosamente ferito davanti ai tuoi occhi (cf Dt 25, 3); ma alla maniera dei Romani, che non avea misura.

Quindi riferisce Giuseppe ebreo il quale visse poco dopo nostro Signore che Gesù fu lacerato in tal modo nella flagellazione che giungevano ad apparirvi scoperte le ossa delle coste; come fu anche rivelato a S. Brigida dalla SS. Vergine, la quale disse: Io, che ero presente, vidi il suo corpo talmente devastato dai flagelli, che si vedevano le ossa delle costole; ma la cosa più crudele era vedere che, ad ogni levata dei flagelli, le carni restavano squarciate.

A S. Teresa apparve Gesù flagellato: onde la santa volle che gli fosse dipinto appunto come l'avea veduto, e disse al pittore che nel gomito sinistro avesse espresso uno squarcio di carne appesa; ma dimandando poi il pittore in qual forma dovea dipingerlo, egli si rivoltò al quadro e trovò lo squarcio già formato.

Ah mio Gesù amato e adorato, quanto avete patito per amor mio! Deh non sian perduti per me tanti dolori e tanto sangue!

6. Ma dalle sole Scritture ben si argomenta quanto fu spietata la flagellazione di Gesù Cristo. E perché mai Pilato dopo la flagellazione lo dimostrò al popolo dicendo: Ecce homo, se non perché il nostro Salvatore era ridotto ad una figura sì compassionevole che Pilato con solo farlo mirare credette di muoverne a compassione gli stessi suoi nemici, sicché non ne chiedessero più la morte?

Perché mai nel viaggio che Gesù poi fece al Calvario, le donne giudee lo seguitavano con lagrime e con lamenti? Lo seguiva una grande folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui (Lc 23, 27). Forse perché quelle donne l'amavano o lo credevano innocente? No, le donne per lo più seguono i sentimenti dei loro mariti, e perciò anch'elle lo stimavano reo; ma perché Gesù dopo la flagellazione faceva una vista sì orrida e sì pietosa che muoveva a piangere anche coloro che l'odiavano, perciò le donne piangevano e sospiravano. Perché ancora in questo viaggio i Giudei gli tolsero la croce da sulle spalle e la diedero a portare al Cireneo secondo l'opinione più probabile e come si ricava chiaramente da S. Matteo e da S. Luca: E gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù (Lc 23, 26) forse perché essi ne aveano pietà e voleano alleggerirgli la pena?

No, che quegl'iniqui l'odiavano e cercavano affligerlo quanto più poteano. Ma, come dice il B. Dionisio Cartusiano Temevano che morisse durante il cammino. Vedendo che nostro Signore dopo la flagellazione era rimasto dissanguato e così sfinito di forze che quasi non potea più reggersi in piedi ed andava cadendo per via sotto la croce e camminando andava, per dir così, ad ogni passo spirando l'anima; perciò affin di portarlo vivo sul Calvario, e vederlo morto in croce, come essi aveano preteso acciocché restasse per sempre infamato il suo nome: Strappiamolo, essi diceano, come predisse il profeta, dalla terra dei viventi; il suo nome non sia più ricordato (Gr 11, 19): a questo fine costrinsero il Cireneo a portar la croce.

Ah Signore, grande è il mio contento nell'intendere quanto mi avete amato, e che ora voi conservate per me lo stesso amore, che mi portavate allora nel tempo della vostra Passione! Ma quanto è il mio dolore in pensare di avere offeso un Dio così buono! Per lo merito della vostra flagellazione, Gesù mio, vi cerco il perdono. Mi pento sopra ogni male di avervi offeso e propongo prima morire che più offendervi. Perdonatemi tutti i torti che vi ho fatti, e datemi la grazia di amarvi sempre nell'avvenire.

7. Il profeta Isaia più chiaramente di tutti ci rappresentò lo stato compassionevole, in cui previde ridotto il nostro Redentore. Disse egli che la sua santissima carne nella Passione doveva divenire non solo impiagata, ma tutta franta e stritolata: E' stato piagato per le nostre iniquità, stritolato per i nostri delitti (cf Is 53, 5). Poiché, siegue a dire il profeta, il suo Eterno Padre per dare alla sua giustizia una maggior soddisfazione e per far comprendere agli uomini la deformità del peccato, non si contentò se non vide il Figlio pestato e consumato dai flagelli: Il Signore volle pestarlo con i dolori (ivi, 10): in modo che il corpo benedetto di Gesù dovette diventare come un corpo di un lebbroso, tutto piaghe da capo a piedi: Lo giudicammo come un lebbroso, e percosso da Dio (ivi, 4).

Ecco dunque, o mio lacerato Signore, a quale stato vi hanno ridotto le nostre iniquità. O buon Gesù, noi abbiamo peccato e tu paghi? (S. Bernardo). Sia sempre benedetta la vostra immensa carità, e siate amato come meritate da tutti i peccatori, e specialmente da me che più degli altri vi ho disprezzato.

8. Apparve un giorno Gesù flagellato a Suor Vittoria Angelini e dimostrandole il suo corpo tutto ferito: "Queste piaghe, le disse, Vittoria, tutte ti chiedono amore". Amiamo lo sposo, dice l'innamorato S. Agostino, e quanto più deforme ci viene dato, tanto più bello e amabile è diventato per la sposa.

Sì, mio dolce Salvatore, io ti vedo tutto pieno di piaghe: guardo la tua bella faccia, ma oh Dio, che non apparisce più vaga, ma orrida ed annerita dal sangue, dalle lividure e dagli sputi! Non ha apparenza né belleza, lo abbiamo veduto e non aveva sembianza (cf Is 53, 2). Ma quanto più difformato vi vedo, o mio Signore, tanto più bello ed amabile mi comparite. E qual'altri son questi, se non segni della tenerezza dell'amore che voi mi portate?

V'amo, Gesù impiagato e lacerato per me. Vorrei vedermi anche io lacerato per voi, come tanti martiri che hanno avuta questa sorte. Ma se non posso ora offerirvi ferite e sangue, vi offerisco almeno tutte le pene che mi accaderanno a soffrire. Vi offerisco il mio cuore, con questo voglio amarvi più teneramente che posso. E chi mai deve amare con più tenerezza l'anima mia, se non un Dio flagellato e dissanguato per me? V'amo, o Dio d'amore; v'amo, bontà infinita; v'amo, amor mio, mio tutto; v'amo e non voglio mai cessar di dire in questa vita e nell'altra, io v'amo, io v'amo, io v'amo. Amen.

 

CAPITOLO IX.

Della Coronazione di Spine

1. Continuando tuttavia i soldati a flagellar crudelmente l'innocente Agnello, narrasi, che si fece avanti uno degli assistenti e, fattosi animo, disse loro: « Voi non avete ordine di uccidere quest'uomo, come pretendete di fare ». E con ciò tagliò le funi con cui stava legato il Signore. Ciò fu rivelato a S. Brigida.

Ma appena terminata la flagellazione quei barbari ministri istigati e corrotti con danaro dai Giudei, come asserisce S. Gio. Grisostomo, fan soffrire al Redentore una nuova specie di tormento. Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la coorte. Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella destra (Mt 27, 2729). Ecco come i soldati lo spogliano di nuovo e, trattandolo da re di burla, gli pongono indosso una veste rossa, che altro non era che uno straccio di mantello usato dai soldati romani e chiamato clamide; gli mettono in mano una canna in segno di scettro ed un fascio di spine in testa in segno di corona.

Ah mio Gesù, ma voi non siete il vero re dell'universo? e come ora siete divenuto re di dolore e di vitupero? Ecco dove v'ha condotto l'amore.

O mio Dio amabilissimo quando sarà quel giorno che io mi unisca talmente a voi che niuna cosa vaglia più a separarmene ed io non possa più lasciare di amarvi? Ah Signore, che fintantochè vivo in questa terra, sto sempre in pericolo di voltarvi le spalle e negarvi il mio amore, come infelice ho fatto per lo passato. Deh Gesù mio, se mai vedete che io vivendo avessi a patire questa somma disgrazia, deh fatemi morire in questo punto, in cui spero di stare ingrazia vostra! Ve lo prego per la vostra Passione, non mi abbandonate a questo gran male. Io lo meriterei per li miei peccati, ma non lo meritate voi; scegliete ogni castigo per me, e non questo. No, Gesù mio, Gesù mio, non voglio vedermi più separato da voi.

2. Intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo. Ben riflette il divoto Laspergio, che questo tormento delle spine fu dolorosissimo, mentre da quelle fu tutta trafitta la sacra testa del Signore, parte sensibilissima, perché dalla testa si diramano tutti i nervi e le sensazioni del corpo; e fu ancora il tormento più lungo della sua Passione, poiché Gesù soffrì le spine sino alla morte, restando fisse le medesime dentro del capo. Ogni volta ch'eran toccate le spine o il capo, sempre se gli rinnovava lo spasimo.

Secondo poi il sentimento comune degli scrittori con S. Vincenzo Ferreri, la corona fu intrecciata di più rami di spine e fatta a modo di celata o sia cappello, sì che pigliava tutta la testa e scendeva sino a mezza fronte secondo la rivelazione fatta a S. Brigida.

E come dice S. Lorenzo Giustiniani con S. Pier Damiani erano le spine sì lunghe che giunsero anche a penetrar le cervella. E l'Agnello mansueto lasciavasi tormentare a loro voglia senza dir parola, senza gridare, ma serrando gli occhi per lo spasimo mandava spesso allora amari sospiri come un tormentato che sta vicino alla morte, conforme fu rivelato alla B. Agata della Croce. Tanta era la copia del sangue che scorrea dalle ferite del sacro capo che nella sua faccia non si vedeva altro colore che di sangue, secondo la rivelazione di S. Brigida. E S. Bonaventura aggiunge che non compariva più la bella faccia del Signore, ma pareva la faccia d'un uomo scorticato.

O amore divino, esclama Salviano, io non so come chiamarti, o dolce o crudele; poiché tu sembri essere stato dolce insieme e crudele. Ah mio Gesù, l'amore ben vi rende dolce verso di noi, con farvi scorgere sì appassionato amante delle anime nostre: ma vi rende spietato con voi, facendovi patire tormenti così acerbi. Voleste voi essere coronato di spine per ottenere a noi corona di gloria in cielo. Mio dolcissimo Salvatore, io spero d'esser la vostra corona in Paradiso salvandomi per li meriti dei vostri dolori; ivi loderò per esempre il vostro amore e le vostre misericordie. Le misericordie del Signore canterò per sempre per sempre canterò (Sal 88 [89], 2).

3. Ahi spine crudeli, ingrate creature, perché così tormentate il vostro Creatore? Ma che serve, dice S. Agostino, a rimproverar le spine? Elle furono innocenti stromenti: i nostri peccati, i nostri mali pensieri furono le spine malvagie che afflissero la testa di Gesù Cristo: Cosa sono le spine, se non i peccatori?

Essendo apparso un giorno a S. Teresa Gesù coronato di spine, la santa si pose a compatirlo; ma il Signore disse: « Teresa, non mi compatire per le ferite che mi fecero le spine dei Giudei; abbimi pietà per le piaghe che mi fanno i peccati dei Cristiani ».

Anima mia, tu ancora dunque tormentasti allora il venerando capo del tuo Redentore con tanti tuoi cattivi consensi. Riconosci e vedi quanto è cosa cattiva e amara l'avere abbandonato il Signore tuo Dio (Gr 2, 19). Apri ora gli occhi e vedi e piangi amaramente in tutta la tua vita il male che hai fatto in voltare le spalle con tanta ingratitudine al tuo Signore e Dio.

Ah Gesù mio, no che non meritavate esser trattato da me come vi ho trattato. Ho fatto male, ho fatto errore; me ne dispiace con tutto il cuore; perdonatemi e datemi un dolore che mi faccia piangere tutta la vita i torti che vi ho fatti. Gesù mio, Gesù mio, perdonatemi, che io voglio sempre amarvi.

4. Poi, mentre gli si inginocchiavano davanti, lo schernivano: Salve, re dei Giudei! E sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo (Mt 27. 2930). Aggiunge S. Giovanni: E gli davano schiaffi (Gv 2, 19). Dopo che quei barbari ebbero posta sul capo di Gesù quella tormentosa corona, non bastò loro premercela a tutta forza colle mani, ma presero la canna a far l'officio di martello per far entrare più addentro le spine. Indi cominciarono a deriderlo come re di scherno, prima salutandolo, inginocchiati, re dei Giudei; e poi alzandosi gli sputavano in faccia e lo schiaffeggiavano con grida e risate di disprezzo.

Ah Gesù mio, dove siete ridotto! Chi mai allora fosse passato a caso per quel luogo ed avesse mirato Gesù Cristo così dissanguato, coperto di quello straccio rosso, con quello scettro in mano, con quella corona in testa, e così deriso e maltrattato da quella gentaglia, per chi mai l'avrebbe stimato, se non per l'uomo più vile e scellerato del mondo? Ecco il Figliuolo di Dio diventato allora il vitupero di Gerusalemme! O uomini, esclama qui il B. Dionisio Cartusiano, se non vogliamo amare Gesù Cristo perché è buono e perché è Dio, amiamolo almeno per tante pene che ha sofferto per noi.

Ah mio caro Redentore, ricevete un servo ribelle che vi ha lasciato, ma che ora pentito a voi ritorna. Quando io vi fuggiva e disprezzava il vostro amore, voi non avete lasciato di venirmi appresso per tirarmi a voi; perciò non posso temere che voi mi caccerete ora che vi cerco, vi stimo e v'amo sopra ogni cosa. Fatemi conoscere quel che ho da fare per darvi gusto che io tutto lo voglio fare. O Dio amabilissimo, io vi voglio amare davvero e non vi voglio più disgustare. Aiutatemi voi colla vostra grazia, non permettete che io più vi lasci.

Maria speranza mia, pregate Gesù per me. Amen.

 

CAPITOLO X.

Dell'Ecce Homo

1. Pilato vedendo il Redentore ridotto a quello stato così degno di compassione, pensò che la sua sola vista avrebbe intenerito i Giudei; onde lo menò sulla loggia, alzò la porpora e, mostrando al popolo il corpo di Gesù coperto di piaghe e lacerato, disse loro: Ecco l'uomo: Pilato intanto uscì di nuovo e disse loro: Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui nessuna colpa. Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: Ecco l'uomo! (Gv 19, 45). Ecce Homo, come avesse voluto dire: Ecco l'uomo che voi mi avete accusato e che pretendeva di farsi re; io per piacere a voi, benché innocente, l'ho condannato ai flagelli: Ecco l'uomo, non nobile per la sovranità, ma carico di vituperio (S. Agostino). Eccolo ora ridotto in tale stato che sembra un uomo scorticato, e poco può restargli di vita. Se voi contuttociò pretendete che io lo condanni a morte, vi dico che non posso farlo, mentre non trovo ragione di condannarlo.

Ma i Giudei alla vista di Gesù così maltrattato, più s'infierirono: Al vederlo i sommi sacerdoti e le guardie gridarono: Crocifiggilo! crocifiggilo! (Gv 19, 6). Vedendo Pilato che non si quietavano, si lavò le mani a vista del popolo dicendo: Non sono responsabile di questo sangue, vedetevela voi. E quelli risposero: Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli (Mt 27, 2425).

O amato mio Salvatore, voi siete il più grande di tutti i re, ma ora vi vedo il più vituperato di tutti gli uomini. Se questo popolo ingrato non vi conosce, io vi conosco e vi adoro per mio vero re e Signore. Vi ringrazio, o mio Redentore, di tanti oltraggi sofferti per me; e vi prego a darmi amore ai disprezzi ed alle pene, giacché voi con tanto affetto l'avete abbracciate. Mi vergogno di aver così amato per lo passato gli onori ed i piaceri, che per essi son arrivato tante volte a rinunziare la vostra grazia e il vostro amore; me ne pento più d'ogni male. Abbraccio, Signore, tutti i dolori e ignominie che mi verranno dalle vostre mani. Donatemi voi quella rassegnazione che mi bisogna. V'amo Gesù mio, mio amore, mio tutto.

2. Ma siccome Pilato dalla loggia dimostrò Gesù a quel popolo, così nello stesso tempo l'Eterno Padre dal cielo presentava a noi il suo diletto Figlio con dire similmente: Ecce Homo. Ecco quest'uomo, che è l'unico mio Figliuolo da me amato quanto me stesso. Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto (Mt 17, 5). Ecco l'uomo vostro Salvatore da me promesso e da voi tanto aspettato. Ecco l'uomo più nobile di tutti gli uomini diventato l'uomo dei dolori. Eccolo, vedete a quale stato compassionevole si è ridotto per l'amore che vi ha portato e per essere, almeno per compassione, da voi amato. Deh miratelo ed amatelo; e se non vi muovono i suoi gran pregi, almeno vi muovano ad amarlo questi dolori e queste ignominie che egli soffrisce per voi.

Ah mio Dio e Padre del mio Redentore, io amo il vostro Figlio che patisce per amor mio, ed amo voi che con tanto amore l'avete abbandonato a tante pene per me. Deh non guardate i peccati miei, coi quali ho tante volte offeso voi e il vostro Figlio. Guarda il volto del tuo consacrato (Sal 83, 10): mirate il vostro Unigenito coperto di piaghe e di obbrobri per pagare i miei delitti, e per li meriti suoi perdonatemi e non permettete ch'io più v'offenda.

Il suo sangue ricada sopra di noi (Mt 27, 24). Il sangue di quest'uomo a voi sì caro, che per noi vi prega e vi domanda pietà, questo scenda sopra l'anime nostre e ci ottenga la vostra grazia. Odio, Signor mio, e maledico tutti i disgusti che vi ho dati e v'amo, bontà infinita, più di me stesso. Per amor di questo Figlio, datemi il vostro amore, che mi faccia vincere ogni passione e soffrire ogni pena per darvi gusto.

3. Uscite figlie di Sion, guardate il re Salomone con la corona che gli pose sua madre nel giorno delle scie nozze, nel giorno della gioia del suo cuore (Ct 3, 11.). Uscite, o anime redente, figlie della grazia, uscite a vedere il vostro re mansueto, nel giorno di sua morte giorno di sua allegrezza, perché in esso vi fece sue spose dando per voi la vita sulla croce coronato dall'ingrata sinagoga, sua madre, d'una corona non già d'onore, ma di dolore e d'ignominia. Uscite, dice S. Bernardo, e guardate il vostro re con la corona della povertà e della miseria.

O il più bello di tutti gli uomini! O il più grande di tutti i monarchi! O il più amabile di tutti gli sposi! E come vi vedo ridotto tutto pieno di piaghe e di disprezzi? Voi siete sposo, ma sposo di sangue (cf Es 4, 25); mentre per mezzo del vostro sangue e della vostra morte avete voluto sposarvi colle anime nostre. Voi siete re, ma re di dolore e re d'amore, mentre a forza di tormenti avete voluto guadagnarvi i nostri affetti.

O amantissimo sposo dell'anima mia, oh mi ricordassi io sempre di quanto avete patito per me, acciò non cessassi mai di amarvi e darvi gusto! Abbiate pietà di me che tanto vi costai. Per paga di tante pene per me sofferte, voi vi contentate che io vi ami. Si v'amo, amabile infinito, v'amo sopra ogni cosa, ma v'amo poco. Amato mio, datemi più amore, se volete essere più amato da me. Io desidero amarvi assai.

Io misero peccatore dovrei bruciar nell'inferno da quel primo momento in cui gravemente vi offesi; ma voi mi avete sopportato sino a quest'ora, perché non volete che io arda di quel fuoco infelice, ma arda del fuoco beato del vostro amore. Questo pensiero, o Dio dell'anima mia, mi accende tutto di desiderio a far quanto posso per compiacervi. Aiutatemi, Gesù mio, e giacché avete fatto tanto, compite l'opera, fatemi tutto vostro.

4. Ma continuando i Giudei ad insultare il preside, gridando: Via, via, crocifiggilo! Pilato disse loro: Metterò in croce il vostro re? Ed essi risposero: Non abbiamo altro re all'infuori di Cesare (Gv 19, 15). I mondani che amano le ricchezze, gli onori ed i piaceri della terra, rifiutano Gesù Cristo per loro re; poiché Gesù in questa terra non fu re se non di miserie, d'ignominie e di dolori.

Ma se questi vi rifiutano, o Gesù mio, noi vi eleggiamo per unico nostro re e ci protestiamo che non abbiamo altro re se non Gesù. Sì amabile Salvatore, mio Re siete voi; voi siete ed avete da essere sempre l'unico mio Signore.

Ben voi siete il vero re dell'anime nostre, mentre l'avete create e redente dalla schiavitù di Lucifero. Venga il tuo regno. Dominate, regnate dunque sempre nei nostri poveri cuori; essi vi servano sempre e vi ubbidiscano. Servano pure altri ai monarchi terreni colla speranza dei beni di questo mondo; noi vogliamo servire solamente a voi nostro Re afflitto e disprezzato, colla sola speranza di darvi gusto senza consolazioni terrene. Ci saran cari da oggi avanti i dolori e gli obbrobri giacché voi avete voluto soffrirne tanti per nostro amore.

Deh, concedeteci la grazia d'esservi fedeli, e perciò dateci il gran dono dell'amor vostro. Se ameremo voi, ameremo ancora i dispregi e le pene tanto amate da voi, ed altro non vi chiederemo se non ciò che vi domandava il vostro fedel servo ed amante S. Giovanni della Croce: Signore, patire ed essere disprezzato per te; Signore, patire ed essere disprezzato per te. Madre mia Maria, intercedete per noi. Amen.

 

CAPITOLO XI.

Della condanna di Gesù Cristo e suo viaggio al Calvario

1. Seguitava Pilato a scusarsi coi Giudei che non potea condannare alla morte quell'innocente; ma quelli l'atterrirono con dirgli: Se liberi costui, non sei amico di Cesare! (Gv 19, 12). Onde il misero giudice, accecato dal timore di perdere la grazia di Cesare, dopo aver conosciuto e dichiarato Gesù Cristo tante volte innocente, finalmente lo condannò a morir crocifisso. Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso (ivi, 16).

O amato mio Redentore, qui piange S. Bernardo, e qual delitto voi avete commesso che abbiate ad esser giudicato a morte, e morte di croce? Ma ben intendo, ripiglia il santo, la cagione della vostra morte: intendo il peccato che avete fatto. Il vostro delitto è il troppo amore che avete portato agli uomini; questo, non già Pilato, vi condanna alla morte. No che non vedo, soggiunge S. Bonaventura, altra giusta ragione di vostra morte, o Gesù mio, se non l'affetto eccessivo che per noi avete. Ah che un tal eccesso d'amore, ripiglia S. Bernardo, troppo ci stringe, o innamorato Signore, a consacrarvi tutti gli affetti dei nostri cuori. Un tale amore reclama tutto il nostro amore.

O mio caro Salvatore, il solo intendere che voi mi amate, dovrebbe farmi vivere scordato d'ogni cosa, per attendere solo ad amarvi e contentarvi in tutto. Se l'amore è forte come la morte (Cf Ct 8, 6), deh per li meriti vostri, Signor mio, datemi un tale amore verso di voi che mi faccia abbominare tutte le affezioni terrene! Fatemi ben capire che tutto il mio bene consiste nel piacere a voi, Dio tutto bontà e tutto amore. Maledico quel tempo, in cui non v'amai. Vi ringrazio che mi date tempo d'amarvi. V'amo, Gesù mio infitamente amabile ed infinitamente amante; v'amo con tutto me stesso, e vi prometto che voglio prima mille volte morire che lasciare più d'amarvi.

2. Si legge l'iniqua sentenza di morte al condannato Gesù; egli l'ascolta ed umilmente l'accetta. Non si lagna dell'ingiustizia del giudice, non appella a Cesare come fece S. Paolo: ma tutto mansueto e rassegnato si sottomette al decreto dell'Eterno Padre, che lo condanna alla croce per li nostri peccati: Umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce (Fil 2, 8). E per l'amore che porta agli uomini si contenta di morire per noi: Ci ha amato e ha dato se stesso per noi (Ef 5, 2).

O pietoso mio Salvatore, quanto vi ringrazio! quanto vi sono obbligato! Desidero, Gesù mio, di morire per voi, giacché voi con tanto amore avete accettata la morte per me. Ma se non mi è concesso di darvi il mio sangue e la vita per mano di carnefice, come han fatto i martiri, accetto almeno con rassegnazione quella morte che mi aspetta; e l'accetto nel modo e nel tempo che a voi piacerà. Da ora ve 1'offerisco in onore della vostra maestà ed in isconto dei miei peccati: e per li meriti della vostra morte vi prego a concedermi la sorte di morire amandovi ed in grazia vostra.

3. Pilato consegna l'innocente Agnello in mano di quei lupi a farne quel che vogliono: E abbandonò Gesù alla loro volontà (Lc 23, 25). I ministri l'afferrano con furia, gli tolgono di sopra quello straccio di porpora, come vien loro insinuato dai Giudei, e gli rimettono le sue vesti: Lo spogliarono del mantello, gli fecero indossare i suoi vestiti e lo portarono via per crocifiggerlo (Mt 27, 31). E ciò lo fecero, dice S. Ambrogio, acciocché Gesù fosse riconosciuto almeno alle vesti, poiché la sua bella faccia era così difformata dal sangue e dalle ferite che, senza le sue vesti, difficilmente avrebbesi potuto riconoscere per quello ch'egli era. Indi prendono due rozzi travi, ne compongono presto la croce, lunga quindici piedi, come riferisce S. Bonaventura con S. Anselmo, e l'impongono sulle spalle del Redentore.

Ma non aspettò Gesù, dice S. Tommaso da Villanova, che la croce gli fosse imposta dal carnefice, egli da sè stese le mani, la prese avidamente e se la pose sulle spalle impiagate. Vieni, allora disse, vieni mia cara croce; io da trentatrè anni ti sospiro e ti vo cercando; io ti abbraccio, ti stringo al mio cuore, mentre tu sei l'altare in cui voglio sacrificar la mia vita per amore delle mie pecorelle.

Ah mio Signore, come avete potuto far tanto bene a chi vi ha fatto tanto male? Oh Dio, quando penso che voi siete giunto a morire a forza di tormenti per ottenere a me la divina amicizia, e che io tante volte poi l'ho perduta volontariamente per colpa mia vorrei morirne di dolore! Quante volte voi mi avete perdonato ed io sono tornato ad offendervi? Come potrei sperar perdono, se non sapessi che voi siete morto per perdonarmi? Per questa vostra morte dunque io spero il perdono e la perseveranza in amarvi.

Mi pento, mio Redentore, di avervi offeso. Per li meriti vostri perdonatemi, che io vi prometto di non darvi più disgusto. Io stimo ed amo più la vostra amicizia che tutti i beni del mondo. Deh non permettete che io l'abbia da tornare a perdere: datemi, o Signore, ogni castigo prima che questo. Gesù mio, non vi voglio più perdere, no; voglio più presto perdere la vita; io vi voglio sempre amare.

4. Esce la giustizia coi condannati e tra questi va ancora alla morte il re del cielo, l'Unigenito di Dio carico della sua croce: Ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio (Gv 19, 17). Uscite ancora voi dal paradiso, serafini beati, e venite ad accompagnare il vostro Signore, che va al Calvario per essere ivi giustiziato insieme coi malfattori su di un patibolo infame.

O spettacolo orrendo! un Dio giustiziato! Ecco quel Messia che pochi giorni avanti era stato acclamato per Salvatore del mondo e ricevuto dal popolo con applausi e benedizioni, gridandosi: Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! (Mt 21, 9); e poi vederlo andare legato, schernito e maledetto da tutti con una croce indosso a morire da ribaldo! O eccesso dell'amore divino! un Dio giustiziato per gli uomini! E si troverà uomo che non ami questo Dio!

O mio eterno amante, io tardi vi comincio ad amare: fate che nella vita che mi resta compensi il tempo perduto. Già so che quanto io fo, tutto è poco a confronto dell'amore che voi m'avete portato; ma almeno voglio amarvi con tutto il mio cuore. Troppa ingiuria io vi farei, se dopo tante finezze dividessi il mio cuore e ne dessi parte a qualche oggetto fuori di voi. lo vi consacro da oggi innanzi tutta la mia vita, la mia volontà, la mia libertà: disponete di me come vi piace. Vi domando il paradiso per amarvi colà con tutte le mie forze. Voglio amarvi assai in questa vita per amarvi assai in eterno. Soccorretemi voi colla vostra grazia: per li meriti vostri ve lo domando e lo spero.

5. Immaginati, anima mia, di trovarti a vedere Gesù che passa in questo doloroso viaggio. Siccome un agnello è portato al macello, così l'amante Redentore è condotto alla morte (cf Is 53, 7). Sta egli così dissanguato e stanco dai tormenti che appena può reggersi in piedi per la debolezza. Miralo tutto lacero di ferite, con quel fascio di spine sulla testa, con quel pesante legno sulle spalle e con un di quei ministri che lo tira con una fune. Vedilo come va col corpo curvo, con le ginocchia tremanti, scorrendo sangue; e cammina con tanta pena che par che ad ogni passo spiri l'anima.

Dimandagli: O Agnello divino non siete ancor sazio di dolori? Se pretendete con questi di acquistarvi il mio amore deh cessate di più patire, che io voglio amarvi come desiderate!

No, egli ti dice, non sono io abbastanza contento; allora sarò contento quando mi vedrò morto per tuo amore. Ed ora dove vai, o Gesù mio?

Vado, risponde, a morire per te. Non m'impedire. Questo solo ti cerco e ti raccomando: Quando mi vedrai già morto sulla croce per te, ricordati dell'amore che ti ho portato; ricordatene ed amami.

O mio affannato Signore, quanto caro vi costò il farmi comprendere l'amore che avete avuto per me! Ma che guadagno mai poteva darvi il mio amore, che per acquistarlo avete voluto spendere il sangue e la vita? E come io poi, legato da tanto amore, ho potuto vivere tanto tempo senza amarvi, scordato del vostro affetto?

Vi ringrazio che ora mi date luce a farmi conoscere quanto voi mi avete amato. V'amo, bontà infinita, sopra ogni bene. Vorrei pure sacrificarvi mille vite se potessi, giacché avete voluto voi sacrificar la vostra vita divina per me. Deh concedetemi quegli aiuti per amarvi che voi mi avete meritati con tante pene! Donatemi quel santo fuoco che voi siete venuto ad accendere in terra col morire per noi. Ricordatemi sempre la vostra morte, acciò io non mi scordi più di amarvi.

6. Sulle sue spalle è il segno della sovranità (Is 9, 5). La croce appunto, dice Tertulliano, fu il nobile strumento con cui Gesù Cristo si acquistò tante anime. Sì, perché, morendo in quella, egli pagò la pena dei nostri peccati, e così ci riscattò dall'inferno e ci fece suoi: Egli portò i nostri peccati sul suo corpo sul legno della croce (1 Pt 2, 24)

Dunque, o Gesù mio, se Dio vi caricò di tutti i peccati degli uomini Fece ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti (Is 53, 6) io coi miei peccati vi rendei più pesante la croce che portaste al Calvario.

Ah mio dolcissimo Salvatore, già voi vedevate allora tutte le ingiurie che io avea da farvi, e contuttociò voi non lasciaste di amarmi e di prepararmi tante misericordie che poi mi avete usate. Se dunque a voi sono stato io così caro, io vilissimo ed ingrato peccatore che tanto vi ho offeso, è ragione che ancora a me siate voi caro, voi, mio Dio, bellezza e bontà infinita che tanto mi avete amato. Ah che non vi avessi mai disgustato! Ora conosco, Gesù mio, il torto che vi ho fatto.

O peccati miei maledetti, che avete fatto? Voi mi avete fatto amareggiare il Cuore innamorato del mio Redentore, Cuore che mi ha tanto amato. Deh Gesù mio, perdonatemi che io mi pento di avervi disprezzato! Per l'avvenire voi avete da essere l'unico oggetto del mio amore. V'amo, o amabile infinito, con tutto il mio cuore, e risolvo di non amare altri che voi. Signore, perdonatemi e datemi il vostro amore, e niente più vi domando. Dammi solamente il tuo amore, vi dico con S. Ignazio, e la tua grazia e sono ricco a sufficienza.

7. Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso... e mi segua (Mt 16, 24). Giacché dunque, o mio Redentore, voi innocente mi andate avanti colla vostra croce e mi invitate a seguirvi colla mia, camminate pure che io non voglio lasciarvi. Se per lo passato vi lasciai, confesso che ho fatto male: datemi ora quella che volete, che io l'abbraccio qualunque sia, e con essa voglio accompagnarvi sino alla morte. Usciamo... fuori dell'accampamento, portando il suo obbrobrio (Eb 13, 13). E come possiamo, Signore, non amare per amor vostro i dolori e gli obbrobri, se voi tanto gli avete amati per la nostra salute? Ma giacché ci invitate a seguirvi, sì, vogliamo seguirvi e morire con voi, ma dateci fortezza per eseguirlo; questa fortezza vi domandiamo per li meriti vostri e la speriamo. V'amo, Gesù mio, amabilissimo, v'amo con tutta l'anima, e non voglio più lasciarvi. Mi basti il tempo che sono andato lontano da voi. Legatemi ora alla vostra croce. Se io ho disprezzato il vostro amore, me ne pento con tutto il cuore: ora lo stimo sopra ogni bene.

8. Ah Gesù mio, e chi son io che mi volete per vostro seguace e mi comandate che io v'ami? e se non vi voglio amare, mi minacciate l'inferno? Ma che occorre, vi dirò con S. Agostino, minacciarmi le miserie eterne? E qual maggior miseria mi può succedere che non amar voi, Dio amabilissimo, mio Creatore, mio Redentore, mio paradiso, mio tutto? Vedo che, per giusto castigo delle offese che vi ho fatte, meriterei di essere condannato a non potervi più amare; ma voi, perché ancora mi amate, continuate a comandarmi che io v'ami, replicandomi sempre al cuore: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza (Mc 12,30).

Vi ringrazio, amor mio, di questo dolce precetto: e per ubbidirvi io v'amo con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutta la mente mia. Mi pento di non avervi amato per lo passato. Al presente eleggo ogni pena prima che vivere senza amarvi, e propongo sempre di cercarvi il vostro amore. Aiutatemi, Gesù mio, a fare sempre atti d'amore verso di voi e ad uscire da questa vita con un atto di amore, acciocché io venga ad amarvi da faccia a faccia in paradiso, dove poi v'amerò senza imperfezione e senza intervallo con tutte le mie forze per tutta l'eternità. O Madre di Dio, pregate Gesù per me. Amen.

 

CAPITOLO XII.

Della Crocifissione di Gesù

1. Eccoci alla crocifissione, all'ultimo tormento che diede morte a Gesù Cristo; eccoci al Calvario fatto teatro dell'amor divino, dove un Dio lascia la vita in un mar di dolori. Quando giunsero al luogo detto Cranio, là lo crocifissero (Lc 23, 33). Arrivato che fu il Signore a grande stento vivo sul monte, gli strappano la terza volta con violenza le sue vesti, attaccate alle piaghe delle sue lacere carni, e lo gittano sopra la croce. L'Agnello divino si stende su quel letto di tormento; presenta ai carnefici le mani e i piedi per esservi inchiodato; ed alzando gli occhi al cielo presenta al suo Eterno Padre il gran sacrificio della sua vita per la salute degli uomini. Inchiodata una mano, si ritirano i nervi; onde bisognò che a forza con funi, come fu rivelato a S. Brigida, stirassero l'altra mano e i piedi al luogo dei chiodi; e con ciò vennero allora a stendersi e rompersi con grande spasimo i nervi e le vene. In modo tale che se gli poteano numerare tutte fossa, come già predisse Davide: Hanno forato le mie mani e i miei piedi, possono contare tutte le mie ossa (Sal 21, 1718).

Ah mio Gesù, da chi mai vi furono inchiodate le mani e i piedi su questo legno, se non dall'amore portato agli uomini? Voi col dolore delle mani trafitte voleste pagare tutti i peccati che gli uomini han fatti col tatto, e col dolore dei piedi voleste pagare tutti i nostri passi da noi dati per andare ad offendervi. Deh amor mio crocifisso, con queste mani trafitte beneditemi! Deh inchiodate ai vostri piedi questo mio cuore ingrato, acciocché io non parta più da voi, e resti sempre confitta ad amarvi questa mia volontà che tante volte si è ribellata da voi. Fate che niun'altra cosa mi muova che il vostro amore e il desiderio di darvi gusto.

Benché vi miro appeso a questo patibolo, io vi credo per Signore del mondo, per vero Figliuolo di Dio e Salvatore degli uomini. Per pietà, Gesù mio, non mi abbandonate mai in tutta la mia vita, e specialmente nel punto della mia morte; in quelle ultime agonie e contrasti coll'inferno voi assistetemi e confortatemi a morire nel vostro amore. V'amo, amor mio crocifisso, v'amo con tutto il cuore.

2. S. Agostino dice non esservi morte più acerba che la morte di croce. Poiché, come riflette S. Tommaso, i crocifissi sono trafitti nelle mani e nei piedi, luoghi che per essere tutti composti di nervi, muscoli e vene sono sensibilissimi al dolore; e lo stesso peso del corpo che pende fa che il dolore sia continuo e sempre più si aumenti sino alla morte.

Ma i dolori di Gesù superarono tutti gli altri dolori, mentre dice l'Angelico che il corpo di Gesù Cristo, essendo perfettamente complessionato, era più vivace e sensibile ai dolori: corpo che gli fu adattato dallo Spirito Santo apposta per patire secondo egli predisse come attesta l'Apostolo: Un corpo mi hai preparato (Eb 10, 5). Di più dice S. Tommaso che Gesù Cristo assunse un dolore così grande che fu proporzionato a soddisfare la pena che meritavano temporalmente i peccati di tutti gli uomini. Porta il Tiepoli che nella crocifissione gli furono date ventotto martellate sulle mani e trentasei sui piedi.

Anima mia, mira il tuo Signore, mira la tua vita che pende da quel legno: La tua vita sarà come appesa davanti a te (cf Dt 28, 66). Vedilo come sopra quel patibolo doloroso, appeso a quei crudeli uncini, non trova sito nè riposo. Ora si appoggia sulle mani, ora su i piedi, ma dove si appoggia cresce lo spasimo. Va egli girando l'addolorato capo ora da una parte, ora da un'altra; se l'abbandona sul petto, le mani col peso vengono a più squarciarsi; se l'abbassa sulle spalle, le spalle vengono trafitte dalle spine; se l'appoggia sulla croce, le spine entrano più addentro alla testa. Ah Gesù mio, e che morte amara è questa che fate!

Redentor mio crocifisso, io vi adoro su questo trono d'ignominie e di pene. Leggo su questa croce scritto che voi siete re: Gesù il Nazareno, il re dei Giudei (Gv 19, 19). Ma fuori di questo titolo di scherno, qual contrassegno mai voi dimostrate di re? Ah che queste mani inchiodate, questo capo spinoso, questo trono di dolore, queste carni lacerate, vi fan ben conoscere per re, ma re d'amore. Mi accosto dunque umiliato ed intenerito a baciare i vostri sacri piedi trafitti per amor mio, mi abbraccio a questa croce, in cui fatto voi vittima d'amore voleste per me sacrificarvi alla divina giustizia: Fatto obbediente fino alla morte e alla morte di croce (Fil 2, 8).

O felice ubbidienza che ottenne a noi il perdono dei peccati! E che ne sarebbe di me, o mio Salvatore, se voi non aveste pagato per me? Vi ringrazio, amor mio, e, per li meriti di questa sublime ubbidienza, vi prego di concedermi la grazia di ubbidire in tutto alla divina volontà. Desidero il paradiso solo per amarvi sempre e con tutte le mie forze.

3. Ecco il re del cielo, che pendente da quel patibolo già sen va morendo. Domandiamogli pure col profeta: Ditemi, Gesù mio, che son queste piaghe in mezzo alle vostre mani? (cf Zc 13, 6). Risponde per Gesù Ruperto abbate: Sono il monumento della carità, il prezzo della redenzione. Sono segni, dice il Redentore, del grande amore che vi porto; sono il prezzo col quale io vi libero dalle mani dei nemici e dalla morte eterna.

Ama dunque, o anima fedele, ama il tuo Dio che tanto ti ha amato, e se mai tu dubiti del suo amore, guarda, dice S. Tommaso da Villanova, guarda quella croce, quei dolori e quella morte acerba che egli per te ha patito, chè tali testimoni ben ti faranno sapere quanto t'ama il tuo Redentore: Testimone la croce, testimoni i dolori, testimone la morte atroce che ha sofferto. Soggiunge S. Bernardo, che grida la croce, grida ogni piaga di Gesù ch'esso ci ama con vero amore.

O Gesù mio, come vi vedo addolorato e mesto! Ah che troppo ne avete ragione in pensare che voi tanto soffrite sino a morire di spasimo su questo legno, e che poi tante poche anime hanno da amarvi! Oh Dio, al presente quanti cuori, anche a voi consacrati, o non v'amano o v'amano troppo poco!

Ah belle fiamme d'amore, voi che consumaste la vita di un Dio sulla croce, deh consumate ancor me, consumate tutti gli affetti disordinati che vivono nel mio cuore, e fate che io viva ardendo e sospirando solo per quel mio amante Signore che volle, consumato dai tormenti, finir la vita per amor mio sopra di un patibolo infame! Amato mio Gesù, io voglio sempre amarvi e voi solo, solo, solo voglio amare, mio amore, mio Dio, mio tutto.

4. I tuoi occhi vedranno il tuo maestro (Is 30, 20). Fu promesso agli uomini di vedere coi propri occhi il loro divin Maestro. Tutta la vita di Gesù fu un continuo esempio e scuola di perfezione, ma non altrove meglio che sulla cattedra della croce egli ci insegnò le sue più belle virtù. Ivi, oh come bene ci ammaestrò nella pazienza, specialmente in tempo di infermità; poiché sulla croce Gesù infermo soffrì con somma pazienza i dolori della sua amarissima morte. Ivi col suo esempio ci insegnò un'esatta ubbidienza ai divini precetti, una perfetta rassegnazione alla volontà di Dio, e soprattutto ci insegnò come si deve amare. Il P. Paolo Segneri iuniore scrisse ad una sua penitente che ai piedi del Crocifisso avesse scritte queste parole: Ecco come si ama.

Ecco come si ama, pare che ci dica a tutti lo stesso Redentore dalla croce, allorché noi per non soffrire qualche molestia abbandoniamo le opere di suo gusto, e talvolta giungiamo a rinunziare anche alla sua grazia ed al suo amore. Egli ci ha amati sino alla morte, e non scese dalla croce se non dopo di avervi lasciata la vita.

Ah Gesù mio, voi mi avete amato sino alla morte: sino alla morte voglio amarvi ancor io! Per lo passato io vi ho offeso e tradito più volte. Signor mio, vendicatevi meco, ma con vendetta di pietà e di amore; datemi un tal dolore dei miei peccati che mi faccia vivere sempre addolorato ed afflitto per la pena di avervi offeso. Io mi protesto di voler patire ogni male per l'avvenire prima che disgustarvi. E qual maggior male potrebbe avvenirmi che disgustare voi, mio Dio, mio Redentore, mia speranza, mio tesoro, mio tutto?

5. Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me. Questo diceva per indicare di quale morte doveva morire (Gv 12, 3233). Disse Gesù Cristo, che allorché sarebbe stato innalzato in croce, egli coi meriti suoi, col suo esempio e colla forza del suo amore, si avrebbe tirati gli affetti di tutte l'anime. Lo stesso scrisse S. Pier Damiani: Appena il Signore fu appeso alla croce, attirò tutti a sé con il suo ardente amore, commenta Cornelio a Lapide. E chi mai, aggiunge Cornelio, non amerà Gesù che muore per nostro amore? Mirate, o anime redente, ci esorta la santa Chiesa, mirate il vostro Redentore su quella croce, dove tutta la sua figura spira amore ed invita ad amarlo: il capo inchinato per darci il bacio di pace, le braccia stese ad abbracciarci, il Cuore aperto ad amarci (S. Agostino).

Ah mio Gesù diletto, come l'anima mia poteva esser sì cara agli occhi vostri, vedendo le ingiurie che voi da me avevate a ricevere? Voi per cattivarvi il mio affetto voleste darmi le dimostrazioni più estreme d'amore.

Venite voi, flagelli, voi, spine, chiodi e croce che tormentaste le sacre carni del mio Signore, venite a ferirmi il cuore. Ricordatemi sempre che tutto il bene che ho ricevuto e che spero, tutto mi è pervenuto dai meriti della sua Passione. O maestro d'amore, gli altri insegnano colla voce, ma voi su questo letto di morte insegnate col patire; gli altri insegnano per interesse, voi per affetto, altra mercede non chiedendo che la mia salute. Salvatemi, amor mio, e il salvarmi sia il donarmi la grazia che io sempre v'ami e vi contenti. L'amare voi è la salute mia.

6. Mentre stava Gesù morendo sopra la croce, gli uomini non cessavano di tormentarlo coi rimproveri e scherni. Altri gli dicevano: Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso. Altri: Se è il re d'Israele, scenda ora dalla croce (cf Mt 27, 42). E Gesù, mentre questi l'ingiuriano, che fa dalla croce? Prega forse l'Eterno Padre che li punisca? No, egli lo prega che li perdoni: Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno (Lc 23, 34). Sì, dice S. Tommaso, a dimostrare il suo immenso amore che avea per gli uomini, il Redentore domandò a Dio il perdono per gli stessi suoi crocifissori. Lo domandò e l'ottenne; sicché quelli poi, dopo averlo veduto morto, si pentirono del lor peccato: Se ne tornavano percuotendosi il petto (Lc 23, 48).

Ah mio caro Salvatore, eccomi ai vostri piedi: io sono stato uno dei vostri più ingrati persecutori: pregate voi anche per me il vostro Padre che mi perdoni. E' vero che i Giudei e i carnefici non sapeano crocifiggendovi quel che si facevano; ma io ben sapeva che peccando offendeva un Dio crocifisso e morto per me. Ma il vostro sangue e la vostra morte anche per me han meritata la divina misericordia. Io non posso diffidare di esser perdonato, vedendovi morire per ottenere a me il perdono. Ah mio dolce Redentore, deh miratemi con uno di quei sguardi amorosi con cui mi rimiraste morendo per me sulla croce; miratemi e perdonatemi tutte le ingratitudini che ho usate al vostro amore.

Mi pento, o Gesù mio, d'avervi disprezzato. V'amo con tutto il cuore; ed a vista del vostro esempio, perché v'amo, amo ancora tutti coloro che mi hanno offeso. Desidero ad essi tutto il bene e propongo servirli e soccorrerli quanto posso per amor di voi, mio Signore, che voleste morire per me che vi ho tanto offeso.

7. Memento mei (ricordati di me) vi disse, o Gesù mio, il buon ladrone, e fu consolato con sentirsi dire da voi: Oggi sarai con me nel paradiso (Lc 23, 4243). Memento mei, vi dico ancor io: ricordatevi, Signore, che io sono una di quelle pecorelle, per cui voi deste la vita. Consolate ancora me facendomi sentire che mi perdonate con darmi un gran dolore dei peccati miei.

O gran sacerdote che sacrificate voi stesso per amor delle vostre creature, abbiate pietà di me. Io vi sacrifico da oggi innanzi la mia volontà, i miei sensi, le mie soddisfazioni e tutti i miei desideri. Io credo che voi, mio Dio, siete morto crocifisso per me. Scorra, vi prego, anche sopra di me il vostro sangue divino: egli mi lavi dai miei peccati. Egli mi accenda di santo amore e mi faccia tutto vostro. Io v'amo, o Gesù mio, e desidero morire crocifisso per voi che siete morto crocifisso per me.

Eterno Padre, io vi ho offeso; ma ecco il vostro Figlio che, appeso a questo legno, vi soddisfa per me col sacrificio che vi offerisce della sua vita divina. Io vi offerisco i meriti suoi che son tutti miei, mentre egli a me gli ha donati; e per amor di questo Figlio vi prego ad aver pietà di me. La pietà maggiore che da voi dimando è che mi doniate la vostra grazia che io infelice tante volte volontariamente ho disprezzata. Mi pento di avervi oltraggiato e v'amo, v'amo, mio Dio, mio tutto; e per darvi gusto son pronto a patire ogni obbrobrio, ogni dolore, ogni miseria, ogni morte.

 

CAPITOLO XIII.

Delle ultime parole di Gesù in croce e della sua morte

1. Dice S. Lorenzo Giustiniani che la morte di Gesù fu la più amara e dolorosa fra tutte le morti degli uomini; poiché il Redentore morì sulla croce senza alcun minimo sollievo. Negli altri pazienti la pena vien sempre mitigata da qualche pensiero almeno di consolazione; ma il dolore e la mestizia di Gesù paziente fu puro dolore, e pura mestizia senza sollievo, scrisse l'Angelico. Onde è che S. Bernardo, contemplando Gesù moribondo sulla croce, piange dicendo: Caro mio Gesù, io mirandovi su questo legno da capo a piedi non trovo altro che dolore e mestizia.

O mio dolce Redentore, o amore dell'anima mia, e perché voleste spargere tutto il sangue?

perché sacrificare la vostra vita divina per un verme ingrato quale son io? O Gesù mio, quando sarà che io mi congiunga talmente a voi che non possa più separarmene e lasciare d'amarvi? Ah Signore, finché vivo su questa terra sto in pericolo di negarvi il mio amore e perdere la vostra amicizia, come ho fatto per lo passato. Deh mio carissimo Salvatore, se mai vivendo ho da patire questo gran male, per la vostra Passione vi prego, fatemi morire ora che spero di stare in grazia vostra. Io v'amo e voglio sempre amarvi.

2. Si lamentava Gesù per bocca del profeta che stando moribondo sulla croce andava cercando chi lo consolasse ma non lo ritrovava: Ho atteso... consolatori, ma non ne ho trovati (Sal 68 21). I Giudei e i Romani, anche mentre egli stava per morire, lo malediceano e bestemmiavano. Stavane sì Maria SS. sotto la croce affin di dargli qualche sollievo se avesse potuto; ma questa afflitta ed amante Madre, col dolore che ella soffriva per compassione delle sue pene, più affliggeva questo Figlio che tanto l'amava.

Dice S. Bernardo che le pene di Maria andavano tutte a più tormentare il Cuore di Gesù.

Talmentechè il Redentore, guardando Maria così addolorata, sentiva trafiggersi l'anima più dai dolori della Madre che dai suoi, come la stessa B. Vergine rivelò a S. Brigida. Onde dice S. Bernardo: O buon Gesù, grandi dolori sopporti nel corpo, ma molto di più nel cuore per compassione della Madre.

Quali affanni poi dovettero provare quei Cuori innamorati di Gesù e di Maria allorché giunse il punto in cui il Figlio prima di spirare dové licenziarsi dalla Madre! Ecco le ultime parole, colle quali Gesù si licenziò in questo mondo da Maria: Donna, ecco il tuo figlio! (Gv 19, 26), additandole Giovanni che in suo luogo lasciavale per figlio.

O regina di dolori, i ricordi di un figlio amato che muore troppo son cari, e non partono mai dalla memoria di una madre. Ricordatevi che il vostro Figliuolo che tanto vi ha amato, in persona di Giovanni vi ha lasciato me peccatore per figlio. Per l'amore che portate a Gesù abbiate pietà di me. Io non vi cerco beni di terra; vedo il vostro Figlio che muore con tante pene per me; vedo voi, innocente madre mia che ancora per me sopportate tanti dolori; e vedo che io misero reo dell'inferno per li miei peccati non ho patito niente per vostro amore: voglio patire qualche cosa per voi primi che io muoia.

Questa grazia vi cerco, e vi dico con S. Bonaventura che se vi ho offeso, è giustizia che io patisca per castigo, e se vi ho servito, è ragione che io patisca per mercede. Impetratemi, o Maria, una gran divozione ed una memoria continua della Passione del vostro Figlio. E per quell'affanno che soffriste nel vederlo spirare sulla croce, ottenetemi una buona morte. Assistetemi, regina mia, in quell'ultimo punto; fatemi morire amando e proferendo i vostri SS. Nomi di Gesù e di Maria.

3. Vedendo Gesù che non trovava chi lo consolasse su questa terra, alzò gli occhi e il cuore al suo Padre a dimandargli sollievo. Ma l'Eterno Padre vedendo il Figlio coperto colla veste di peccatore: « No, Figlio, disse, non ti posso consolare or che stai soddisfacendo la mia giustizia per tutti i peccati degli uomini: conviene che ancor io ti abbandoni alle pene e ti lascia morir senza conforto ».

Ed allora fu che il nostro Salvatore, gridando a gran voce, disse: Dio mio, Dio mio, e perché voi ancora mi avete abbandonato? Gesù gridò a gran voce: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato (Mt 27, 46). Spiegando questo passo il B. Dionisio Cartusiano dice che Gesù proferì gridando queste parole per far intendere a tutti il gran dolore e mestizia con cui moriva. E volle egli l'amante Redentore, soggiunge S. Cipriano, morire abbandonato da ogni consolazione per dimostrare a noi l'amor suo e per tirare a sè tutto l'amor nostro.

Ah mio amato Gesù, voi vi lamentate a torto dicendo: Perché, Dio mio, mi avete abbandonato? Perché? voi dite. E perché, io vi dirò, voi avete voluto addossarvi a pagare per noi? Non sapevate che noi meritavamo già per li peccati nostri di essere abbandonati da Dio? Con ragione dunque il vostro Padre vi ha abbandonato e vi lascia morire in un mare di dolori e di amarezze.

Ah mio Redentore, il vostro abbandono mi affligge e mi consola: mi affligge in vedervi morire con tanta pena; ma mi consola in darmi animo a sperare che per li meriti vostri io non resterò abbandonato dalla divina misericordia, come meriterei, per avervi io abbandonato tante volte per seguire i miei capricci. Fatemi intendere che se a voi fu così duro l'esser privo della sensibile presenza divina per breve tempo, quale sarebbe la mia pena se dovessi esser privato di Dio per sempre?

Deh, per questo vostro abbandono sofferto con tanto dolore, non mi lasciate, o Gesù mio, singolarmente nel punto di mia morte! Allorché tutti mi avranno abbandonato, non mi abbandonate voi, mio Salvatore. Ahi desolato mio Signore, voi siate il mio conforto nelle mie desolazioni. Intendo già che se vi amerò senza consolazione, più contenterò il vostro Cuore. Ma voi sapete la mia debolezza; aiutatemi colla vostra grazia, infondetemi allora perseveranza, pazienza e rassegnazione.

4. Accostandosi Gesù alla morte, disse: Ho sete, Sitio (Gv 19, 28). Signore, parla Drogone Ostiense, ditemi, di che avete voi sete? Voi non nominate le pene immense che soffrite in croce, e poi vi lamentate solamente della sete? La mia sete è la vostra salvezza, gli fa dire S. Agostino. Anime, dice Gesù, questa mia sete altro non è che il desiderio che ho della salute vostra. Egli l'amante Redentore con troppo ardore desiderava le anime nostre, epperciò anelava di darsi tutto a noi colla sua morte. Questa fu la sua sete, scrisse S. Lorenzo Giustiniani. Dice di più S. Basilio di Seleucia, che Gesù Cristo disse aver sete per darci ad intendere che egli per l'amore che ci portava moriva con desiderio di patire per noi più di quanto avea patito: O desiderio più grande della Passione!

O Dio amabilissimo, voi perché ci amate desiderate che noi vi desideriamo: Dio ha sete che si abbia sete di Lui, ci avverte S. Gregorio: Ah mio Signore, voi avete sete di me vilissimo verme, ed io non avrò sete di voi, mio Dio infinito? Deh, per li meriti di questa sete sofferta nella croce, datemi una gran sete di amarvi e di compiacervi in tutto! Voi avete promesso di esaudirci in quanto vi cerchiamo: Chiedete e otterrete (Gv 16, 24). Io questo solo dono vi domando, il dono del vostro amore. Ne sono indegno, ma questa ha da essere la gloria del vostro sangue, il rendere vostro grande amante un cuore che un tempo vi ha tanto disprezzato; render tutto fuoco di carità un peccatore tutto pieno di fango e di peccati. Molto più di questo voi avete fatto morendo per me.

O Signore infinitamente buono, io vorrei amarvi quanto voi meritate. Mi compiaccio dell'amore che vi portano l'anime vostre innamorate, e più dell'amore che voi portate a voi stesso; con questo unisco il misero amor mio. V'amo, o Dio eterno, v'amo, o amabile infinito. Fate che io sempre più cresca nell'amor vostro con replicarvi spesso atti di amore e con impiegarmi a darvi gusto in ogni cosa, senza intervallo e senza riserba. Fate che io misero e piccolo qual sono, sia almeno tutto vostro.

5. Il nostro Gesù, già prossimo a spirare, con voce moribonda disse: Consummatum est (Tutto è compiuto) (Gv 19, 30). Egli, mentre proferì la predetta parola, scorse colla sua mente tutta la serie della sua vita; mirò tutte le fatiche da esso fatte, la povertà, i dolori, le ignominie sofferte; e tutte le offerì di nuovo all'Eterno suo Padre per la salute del mondo. Indi rivolto a noi par che replicasse: Consummatum est, come dicesse: Uomini, tutto è consumato, tutto è compito: è fatta la vostra Redenzione, la divina giustizia è soddisfatta, il paradiso è aperto.

Ecco, il tuo tempo è il tempo dell'amore (cf Ez 16, 9). E' tempo finalmente, o uomini, che voi vi rendiate ad amarmi. Amatemi dunque, amatemi, perché non ho più che fare per essere amato da voi. Cedete quel che ho fatto per acquistarmi il vostro amore: io per voi ho menata una vita sì tribolata, alla fine prima di morire mi son contentato di farmi dissanguare, sputare in faccia, lacerare le carni, coronare di spine, fino ad agonizzare su questo legno come già mi guardate. Che resta? Resta solo che io muoia per voi.

Sì, voglio morire: vieni, o morte, ti do licenza, toglimi la vita per la salute delle mie pecorelle. E voi, pecorelle mie, amatemi, amatemi, perché non ho più che fare per farmi amare da voi. Tutto è compiuto, parla il B. Taulero, tutto quanto esigeva la giustizia, tutto quanto richiedeva la carità, tutto quanto c'era per manifestare l'amore.

Mio amato Gesù, oh potessi io ancora dire morendo: Signore, ho tutto compito, ho fatto quanto m'avete imposto, ho portata con pazienza la mia croce, vi ho compiaciuto in tutto. Ah mio Dio, se ora dovessi morire, morirei scontento, perché niente di ciò potrei dirvi con verità. Ma sempre io così ho da vivere ingrato all'amor vostro? Deh concedetemi la grazia di contentarvi negli anni di vita che mi restano, affinché quando mi verrà la morte, possa dirvi che almeno da questo tempo io ho adempita la vostra volontà. Per lo passato se vi ho offeso, la vostra morte è la speranza mia. Per l'avvenire io non voglio più tradirvi, ma da voi spero la mia perseveranza: per li meriti vostri, o Gesù Cristo mio, io ve la domando e la spero.

6. Ecco Gesù che alla fine sen muore. Miralo, anima mia, come già agonizzante sta tra gli ultimi respiri di sua vita. Mira quegli occhi moribondi, la faccia impallidita, il Cuore che con languido moto va palpitando, il corpo che già si abbandona alla morte, e quell'anima bella che già sta vicina a lasciare il lacero corpo. Già s'oscura il cielo, trema la terra, si aprono i sepolcri. Oimè che orrendi segni son questi! Son segni che già muore il Fattore del mondo.

Ecco per ultimo come il nostro Redentore, dopo aver raccomandata l'anima sua benedetta al suo Eterno Padre, dando prima dall'afflitto Cuore un gran sospiro, e poi inchinando il capo in segno di sua ubbidienza, ed offerendo la sua morte per la salute degli uomini, finalmente, per la violenza del dolore, spira e rende lo spirito in mano del suo diletto Padre: Gesù, gridando a gran voce, disse: Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito. Detto questo spirò (Lc 23, 46).

Accostati su, anima mia, a piè di quel santo altare, dove è morto già sacrificato l'Agnello di Dio per salvarti. Accostati e pensa che egli è morto per l'amore che ti ha portato. Chiedi quanto vuoi al tuo morto Signore e tutto spera. O Salvator del mondo, o Gesù mio, ecco alla fine dove vi ha ridotto l'amore verso degli uomini. Vi ringrazio che abbiate voluto voi, nostro Dio, perdere la vita, acciò non si perdessero le anime nostre. Vi ringrazio per tutti, ma specialmente per me. E chi più di me ha goduto il frutto della vostra morte? Io per li meriti vostri, senza neppure saperlo, prima fui fatto figlio della Chiesa col battesimo; per amor di voi sono stato poi tante volte perdonato ed ho ricevute tante grazie speciali; per voi ho la speranza di morire in grazia di Dio e di venire ad amarlo in paradiso.

Amato mio Redentore, quanto vi sono obbligato! Nelle vostre mani trafitte raccomando la povera anima mia. Fatemi voi ben capire, quale amore sia stato l'essere un Dio morto per me. Vorrei, Signore, morire anche io per voi; ma che compenso può dare la morte di uno schiavo iniquo alla morte del suo Signore e Dio? Vorrei almeno amarvi quanto posso; ma senza il vostro aiuto, o mio Gesù, non posso niente. Aiutatemi voi e, per li meriti della vostra morte, fatemi morire a tutti gli amori terreni, acciocché io ami solo voi che meritate tutto il mio amore. V'amo, bontà infinita, v'amo, mio sommo bene, e vi prego con S. Francesco: Muoia io a tutto, per gratitudine almeno al grande amore di voi che vi siete degnato morire per amor mio e per essere amato da me.

Maria, madre mia, intercedete per me. Amen.

 

CAPITOLO XIV.

Della speranza che abbiamo nella morte di Gesù Cristo

l. Gesù è l'unica speranza della nostra salute (salvezza): fuori di lui In nessun altro c'è salvezza (At 4, 12). Io sono l'unica porta, egli ci dice, e chi entrerà per me troverà certamente la vita eterna: Io sono la porta, se uno entra attraverso di me, sarà salvo (Gv 10, 9). E qual peccatore mai avrebbe potuto sperar perdono, se Gesù non avesse per noi soddisfatta la divina giustizia col suo sangue e colla morte? Egli si addosserà la loro iniquità (Is 53, 11). Quindi ci dà coraggio l'Apostolo dicendo: Se il sangue degli irci e dei tori sacrificati toglieva negli Ebrei le macchie esteriori del corpo, acciocché potessero essere ammessi ai sacri ministeri; quanto più il sangue di Gesù Cristo, il quale per amore si è offerto a pagare per noi, toglierà dalle anime nostre i peccati per poter servire il nostro sommo Dio? (cf Eb 9, 1314).

Egli l'amoroso nostro Redentore, essendo venuto nel mondo non ad altro fine che a salvare i peccatori e vedendo già contro di noi scritta la sentenza di condanna per le nostre colpe, che fece? Egli colla sua morte pagò la pena a noi dovuta; e cancellando col suo sangue la scrittura della condanna, affinché la divina giustizia non cercasse più da noi la dovuta soddisfazione, l'affisse alla stessa croce dove morì: Annullando il documento scritto del nostro debito, le cui condizioni ci erano sfavorevoli. Egli lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce (Col 2, 14). Cristo... entrò una volta per sempre nel santuario... dopo averci ottenuto una redenzione eterna (Eb 9, 12). Ah Gesù mio, se non aveste voi trovato questo modo di ottenerci il perdono, chi avrebbe potuto trovarlo? Ebbe ragione Davide d'esclamare: Pubblicate, o Genti, gli studi amorosi del nostro Dio che ha usati per salvarci (cf Sal 9, 12). Giacché dunque, o mio dolce Salvatore, avete avuto tanto amore per me, non lasciate di usarmi pietà. Voi mi avete riscattato dalle mani di Lucifero colla vostra morte: io nelle mani vostre consegno l'anima mia, voi l'avete a salvare. Nelle tue mani affido il mio spirito, mi hai redento, Signore, Dio di verità (cf Sal 30,.6).

2. Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto. Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati (1 Gv 2, 12). Gesù Cristo non finì colla morte di intercedere per noi appresso l'Eterno Padre; egli anche al presente fa il nostro avvocato e par che in cielo, come scrive S.

Paolo, non sappia far altro officio che di muovere il Padre ad usarci misericordia: Sempre vivo per intercedere per noi (cf Eb 7, 25). E soggiunge l'Apostolo che il Salvatore a tal fine è asceso al cielo: Per comparire al cospetto di Dio in nostro favore (Eb 9, 24). Siccome dalla faccia del re son discacciati i ribelli, così noi peccatori non saressimo stati più degni d'essere ammessi al cospetto di Dio, neppure a dimandargli perdono; ma Gesù, come nostro Redentore, comparisce egli per noi alla divina presenza e, per li meriti suoi, ci ottiene la grazia da noi perduta. Vi siete accostati al mediatore Gesù e al sangue dell'aspersione dalla voce più eloquente di quello di Abele (cf Eb 12, 2224). Oh quanto meglio implora a noi la divina misericordia il sangue del Redentore che non implorava il castigo contro di Caino il sangue d'Abele!

« La mia giustizia, disse Dio a S. Maria Maddalena de' Pazzi, s'è cangiata in clemenza colla vendetta presa sopra le carni innocenti di Gesù Cristo. Il sangue di questo mio Figlio non cerca da me vendetta, come il sangue d'Abele, ma solo. cerca misericordia e pietà: ed a questa voce non può la mia giustizia non restare placata: Questo sangue le liga le mani sì che non si può muovere, per così dire, a prendere quella vendetta de' peccati che pria si prendeva ».

Non dimenticare il beneficio ricevuto dal tuo mallevadore (cf Sir 29, 30). Ah mio Gesù, era già io incapace, dopo i miei peccati, a soddisfare la divina giustizia, ma voi colla vostra morte avete voluto soddisfare per me. Or quale ingratitudine sarebbe la mia, se di questa sì gran misericordia io mi scordassi? No, mio Redentore, non voglio scordamene mai: voglio sempre ringraziarvene ed esservene grato con amarvi e fare quanto posso per darvi gusto. Soccorretemi voi con quella grazia che mi avete meritata con tanti stenti. V'amo, Gesù mio, amor mio, speranza mia.

3. Vieni, o mia colomba, nei forami della pietra (cf Ct 2, 1314). O che rifugio sicuro noi troveremo sempre in questi sacri forami della pietra, cioè nelle piaghe di Gesù Cristo! I forami della pietra, dice S. Pier Damiami, sono le ferite del Signore nelle quali l'anima nostra ha posto la sua fiducia. Ivi saremo liberati dalla sconfidenza per la vista dei peccati fatti; ivi troveremo le armi da difenderci quando saremo tentati a peccare di nuovo. Abbiate fiducia, figlioli, io ho vinto il mondo (Gv 16, 33). Se voi non avete forze bastanti, ci esorta il nostro Salvatore, a resistere agli assalti del mondo che vi offerisce i suoi piaceri, confidate in me, perché io l'ho vinto e così ancora voi vincerete. Pregate, disse, l'Eterno Padre che per li meriti miei vi doni fortezza, ed io vi prometto che quanto voi gli cercherete in mio nome, tutto egli vi concederà: In verità in verità vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà (ivi, 23). E in altro luogo ci confermò la promessa dicendo che qualunque grazia noi domanderemo a Dio per amor suo, egli stesso che è una cosa col Padre, ce la darà: Qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio (Gv 14, 13).

Ah Padre Eterno, io fidato ai meriti ed a queste promesse di Gesù Cristo, non vi domando beni di terra, ma solamente la grazia vostra. E' vero che io, per l'ingiurie che vi ho fatte, non meriterei nè perdono nè grazie; ma se non le merito io, le ha meritate a me il vostro Figlio offerendo il sangue e la vita per me. Per amore dunque di questo Figlio perdonatemi. Datemi un gran dolore dei miei peccati ed un grande amore verso di voi. Illuminatemi a conoscere quanto è amabile la vostra bontà e quanto è l'amore che sin dall'eternità mi avete portato. Fatemi intendere la vostra volontà, e datemi forza di eseguirla perfettamente. Signore, io v'amo e voglio fare tutto quello che volete voi.

4. Oh che grande speranza di salvarci dona a noi la morte di Gesù Cristo! Chi condannerà? Cristo Gesù che è morto... e intercede per noi? (Rm 8, 34). Chi mai è quegli che ci ha da condannare? dice l'Apostolo. E' quel medesimo Redentore che, per non condannarci alla morte eterna, ha condannato se stesso a morire crudelmente su di una croce. Quindi ci anima S. Tommaso da Villanova con dire: Che timore hai, peccatore, se tu vuoi lasciare il peccato? Come ti condannerà quel Signore che muore per non condannarti? Come ti caccerà, quando tu ritorni ai suoi piedi, quegli che è venuto a cercarti dal cielo quando tu lo fuggivi? Ma più ci dà animo lo stesso nostro Salvatore dicendo per Isaia: Ecco ti tengo scritta nelle mie mani: le tue mura sono sempre davanti ai miei occhi (cf Is 49, 16). Pecorella mia, non diffidare, vedi quanto mi costi: io ti tengo scritta nelle mie mani, in queste piaghe che ho sofferte per te: queste mi ricordano sempre ad aiutarti e difenderti dai tuoi nemici; amami e confida.

Sì, Gesù mio, io v'amo, ed in voi confido. Il riscattarmi vi è costato sì caro, il salvarmi non vi costa niente. La vostra volontà è che tutti si salvino e che niuno si perda. Se i peccati miei mi spaventano, mi rincora la vostra bontà, che più desidera ella di farmi bene che io di riceverlo. Ah mio amato Redentore, vi dirò con Giobbe: Anche se mi ucciderà, non cesserò di sperare in lui, egli sarà il mio salvatore (cf Gb 13, 1516). Ancorché mi cacciaste, amor mio, dalla vostra faccia, io non lascerò di sperare in voi che siete il mio Salvatore. Quelle vostre piaghe e questo sangue troppo mi danno animo a sperare ogni bene dalla vostra misericordia. V'amo, o caro Gesù, io v'amo e spero.

5. S. Bernardo glorioso, stando una volta infermo, si vide avanti il tribunale di Dio, dove il demonio l'accusava dei suoi peccati e dicea che egli non meritava il paradiso. Il santo rispose: « E' vero che io non merito il paradiso, ma Gesù ha due meriti a questo regno, uno per essere Figlio naturale di Dio, l'altro per averselo acquistato colla sua morte: egli si contenta del primo, e il secondo lo cede a me; e perciò io domando e spero il paradiso ».

Lo stesso possiamo dir noi, scrivendo S. Paolo che Gesù Cristo a tal fine ha voluto morire consumato dai dolori, per ottenere il paradiso a tutti i peccatori pentiti e risoluti d'emendarsi: Consumato dai dolori divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono (cf Eb 5, 9). Onde soggiunge l'Apostolo: Andiamo con coraggio a combattere, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede. Egli, in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l'ignominia (cf Eb 12, 12). Andiamo con coraggio a combattere coi nostri nemici, guardando a Gesù Cristo che coi meriti della sua Passione ci offerisce la vittoria e la corona.

Egli ha detto che è andato al cielo per apparecchiarci il luogo: Non sia turbato il vostro cuore... Io vado a prepararvi un posto (Gv 14, 12). Egli ha detto e va dicendo al suo Padre che, mentre ci ha consegnati a lui, egli ci vuole seco in paradiso: Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato, siano con me dove sono io (Gv 17, 24). E qual misericordia più grande potevamo sperare dal Signore, dice S. Anselmo, che ad un peccatore condannato già per li suoi delitti all'inferno e che non ha come liberarsi dalle pene, abbia detto l'Eterno Padre: Prendi il mio Figlio ed offeriseilo per te? E lo stesso Figlio dica: Prendi me e liberati dall'inferno?

Ah Padre mio amoroso, vi ringrazio di avermi dato questo Figlio per mio Salvatore; vi offerisco la sua morte e, per li meriti suoi, vi domando pietà. E ringrazio sempre voi, o mio Redentore, di aver dato il sangue e la vita per liberar me dalla morte eterna. Soccorrete dunque noi servi ribelli, giacché a tanto costo ci avete redenti.

O Gesù, unica speranza mia, voi mi amate, voi siete onnipotente, fatemi santo. Se io son debole, datemi voi fortezza; se sono infermo per le colpe commesse, applicate voi all'anima mia una goccia del vostro sangue e sanatemi. Datemi il vostro amore e la perseveranza finale, facendomi morire in grazia vostra. Datemi il paradiso: io per li meriti vostri ve lo dimando e lo spero. V'amo, mio Dio amabilissimo, con tutta l'anima mia, e spero di sempre amarvi. Aiutate un misero peccatore che vi vuole amare.

6. Giacché abbiamo, dice l'Apostolo, questo Salvatore, che ci ha aperto il paradiso a noi un tempo chiuso dal peccato, confidiamo sempre nei suoi meriti; poiché, avendo voluto per sua bontà anche egli patire le nostre miserie, ben sa compatirci. Andiamo dunque con confidenza al trono della divina misericordia, al quale per mezzo di Gesù Cristo abbiamo l'accesso, acciocché ivi troviamo tutte le grazie che ci bisognano (cf Eb 4, 1416). E come possiamo dubitare, soggiunge S. Paolo, che Dio, avendoci dato il suo Figlio, non ci abbia donati col Figlio tutti i suoi beni? (Rm 8, 32). Commenta Ugon Cardinale: Non ci negherà il meno, cioè la gloria eterna, quel Signore ch'è giunto a darci il più, ch'è il suo medesimo Figliuolo.

Oh mio sommo bene, che vi renderò io misero per un tanto dono, che mi avete fatto del vostro Figlio? Vi dirò con Davide: Il Signore ricompenserà per me (cf Sal 137, 8). Signore, io non ho come ricompensarvi: il medesimo vostro Figlio solo può degnamente ringraziarvi; egli ve ne ringrazi per me. Padre mio pietosissimo, per le piaghe di Gesù vi prego a salvarmi. V'amo bontà infinita, e, perché v'amo, mi pento di avervi offeso. Dio mio, Dio mio, io voglio essere tutto vostro, accettatemi per amore di Gesù Cristo. Ah mio dolce Creatore, è possibile che, avendomi dato il vostro Figlio, mi negherete poi i vostri beni, la grazia vostra, il vostro amore, il vostro paradiso?

7. Asserisce S. Leone, che ci ha apportato più bene Gesù Cristo colla sua morte, che non ci recò di danno il demonio col peccato di Adamo. E ciò lo disse chiaramente l'Apostolo, allorché scrisse ai Romani: ma il dono non è come la caduta... Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia (Rm 5, 15, 20). Spiega Ugon Cardinale: La grazia di Cristo ha più efficacia del peccato. Non ha paragone, dice l'Apostolo, tra il peccato dell'uomo e il dono che ci fece Dio dandoci Gesù Cristo. Fu grande il delitto d'Adamo, ma è stata molto più grande la grazia che ci ha meritata Gesù Cristo colla sua Passione. Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza (Gv 10, 10). Io son venuto nel mondo, si protestò il Salvatore, acciocché gli uomini morti col peccato non solo ricevano per me la vita della grazia, ma una vita più abbondante di quella, che per la colpa aveano perduta. Onde è che la santa Chiesa chiama felice la colpa che ci meritò di avere un tal Redentore.

Ecco, Dio è la mia salvezza; io confiderò, non avrò mai timore (Is 12, 2). Dunque, o Gesù mio, se voi che siete un Dio onnipotente siete ancora il mio Salvatore, che timore avrò di dannarmi? Se per lo passato vi ho offeso, me ne pento con tutto il cuore. Per l'avvenire io vi voglio servire, ubbidire ed amare; e spero fermamente che voi, mio Redentore, che avete fatto e patito tanto per la mia salute, non mi negherete alcuna grazia che mi bisognerà per salvarmi, commenta S. Bonaventura.

Attingerete acqua dalle fonti del Salvatore. In quel giorno direte: lodate il Signore, invocate il suo nome (cf Is 12, 34). Le piaghe di Gesù Cristo son già le beate fonti da cui possiamo ricevere tutte le grazie, se con fede lo preghiamo. Una fonte zampillerà dalla casa del Signore e irrigherà la valle delle spine (cf GI 4, 18). La morte di Gesù è appunto, dice Isaia, questa fonte promessa, che ha innaffiate con acque di grazia l'anime nostre, e da spine di peccati, per li meriti suoi, l'ha cangiate in fiori e frutti di vita eterna. Egli l'amante Redentore, ci dice S. Paolo, si è fatto povero in questo mondo, affinché noi, per lo merito della sua povertà diventassimo ricchi: Da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi (2 Cor 8, 9). Noi eravamo per lo peccato ignoranti, ingiusti, iniqui, e schiavi dell'inferno; ma Gesù Cristo, dice l'Apostolo, morendo e soddisfacendo per noi, Per opera di Dio è diventato per noi sapienza, giustizia, santità e riscatto (cf 1 Cor 1, 30). Cioè spiega S. Bernardo: Si è fatto nostra sapienza con istruirci, nostra giustizia con perdonarci, nostra santità col suo esempio, e nostro riscatto colla sua Passione, liberandoci dalle mani di Lucifero. In somma, dice S. Paolo che i meriti di Gesù Cristo ci hanno arricchiti di tutti i beni, sì che non ci manca più niente per poter ricevere tutte le grazie (cf 1 Cor 1, 5, 7).

O Gesù mio, Gesù mio, e che belle speranze mi dà la vostra Passione! Amato mio Signore, quanto vi debbo! Oh non vi avessi mai offeso! Perdonatemi tutte le ingiurie che vi ho fatte; infiammatemi tutto del vostro amore, e salvatemi in eterno. E come posso temere di non ricevere il perdono, la salute (salvezza) e tutte le grazie da un Dio onnipotente, che mi ha dato tutto il suo sangue? Ah Gesù mio, speranza mia, voi, per non perdere me, avete voluto perdere la vita; io non voglio perdere voi, bene infinito. Se vi ho perduto per lo passato, me ne pento; per l'avvenire non vi voglio perdere più; voi m'avete da aiutare, acciocché io più non vi perda. Signore, io v'amo, e voglio sempre amarvi.

Maria, dopo Gesù, voi siete la speranza mia; dite al vostro Figlio che voi mi proteggete, e sarò salvo. Amen, così sia.

 

CAPITOLO XV.

Dell'amore dell'Eterno Padre in averci donato il suo Figliuolo

1. Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito (Gv 3, 16). A tal segno, disse Gesù Cristo, Dio ha amato il mondo, che gli ha donato il suo medesimo ed unico Figlio. Tre cose dobbiamo considerare in questo dono: chi è quello che dona, che cosa dona, e con quale amore la dona. Già si sa che quanto è più nobile il donatore, tanto è più stimabile il dono. Se alcuno riceve un fiore da un monarca, stimerà egli quel fiore più che un tesoro. Or quanto dobbiamo stimar noi questo dono, che ci viene dalle mani di un Dio? E che cosa esso ci ha donato? il suo proprio Figlio. Non fu contento l'amore di questo Dio in averci donati tanti beni su questa terra, se non quando arrivò a donarci tutto se stesso nella persona del Verbo incarnato: Non un servo, non un angelo, ma il proprio Figlio ci ha donato, dice S. Gio. Grisostomo. Quindi esclama esultando la santa Chiesa: O immensità del tuo amore per noi! O inestimabile segno di bontà: per riscattare lo schiavo, hai sacrificato tuo Figlio! (Exultet).

O Dio infinito, come avete potuto degnarvi di usar con noi una pietà sì ammirabile? Chi mai potrà capire un eccesso sì grande, che voi per riscattare lo schiavo abbiate voluto donarci l'unico vostro Figlio? Ah mio benignissimo Signore, giacché voi mi avete donato il meglio che avete, è ragione che io vi dia il più che posso. Voi desiderate da me il mio amore: io non altro desidero da voi che l'amor vostro. Eccovi il mio misero cuore, tutto lo consacro ad amarvi. Uscite voi creature tutte dal cuor mio, date luogo al mio Dio, che merita e vuole possederlo tutto, e senza compagni. V'amo, o Dio d'amore, v'amo sopra ogni cosa; e solo voi voglio amare, mio Creatore, mio tesoro, mio tutto.

2. Dio ci ha donato il Figlio, e perché? Per solo amore. Pilato per timore umano diede Gesù ai Giudei: L'abbandonò alla loro volontà (Lc 23, 25). Ma l'Eterno Padre diede a noi il suo Figliuolo per l'amore che ci portò: Lo ha dato per tutti noi (Rm 8, 22). Dice S. Tommaso, che L'amore ha il carattere di primo dono. Quando ci è fatto un dono, il primo dono che riceviamo è dell'amore che il donante ci offerisce in quella cosa che dona; poiché, riflette l'Angelico, l'unica ragione di ogni dono gratuito è l'amore; altrimenti quando si dona per altro fine che di puro affetto, il dono perde la ragione di vero dono. Il dono che ci fè l'Eterno Padre del suo Figlio fu vero dono, tutto gratuito e senza alcun nostro merito; che perciò si dice essersi fatta l'Incarnazione del Verbo per opera dello Spirito Santo, cioè per solo amore, come parla il medesimo santo Dottore: Dal massimo dell'amore divino proviene che il Figlio di Dio si fece uomo.

Ma non solo per puro amore Iddio ci donò questo suo Figlio, ma ce lo donò con amore immenso. Ciò appunto volle significar Gesù, dicendo: Così Dio amò il mondo. La parola così, dice S. Gio. Grisostomo, significa la grandezza dell'amore col quale Dio ci fe' questo gran dono. E qual maggiore amore potea un Dio dimostrarci, che condannare alla morte il suo Figlio innocente per salvar noi miseri peccatori? Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi (Rm 8, 32). Se l'Eterno Padre fosse stato capace di pena, qual pena avrebbe mai provata, allorché si vide indotto dalla sua giustizia a condannare quel Figlio amato quanto se stesso, a morire con una morte così crudele tra tante ignominie? Volle egli farlo morire consumato dai tormenti e dai dolori, dice Isaia (cf 53, 10). Immaginatevi dunque di vedere l'Eterno Padre con Gesù morto in braccio, che ci dica: Uomini, questo è il Figlio mio diletto, in cui ho trovato tutte le mie compiacenze (cf Mt 17, 5). Ecco come ho voluto vederlo maltrattato per le vostre scelleraggini (cf Is 53, 8). Ecco come l'ho condannato a morte su questa croce, afflitto, abbandonato ancora da me che tanto l'amo. Questo l'ho fatto acciocché voi mi amiate.

O bontà infinita! O misericordia infinita! O amore infinito! O Dio dell'anima mia, giacché voleste morto per me l'oggetto più caro del vostro cuore, io vi offerisco per me il gran sacrificio che vi fe' di se stesso questo vostro Figlio; e per i meriti suoi vi prego a donarmi il perdono dei peccati, il vostro amore, il vostro paradiso. Son grandi queste grazie che vi domando, ma è più grande l'offerta che vi presento. Per amore di Gesù Cristo, Padre mio, perdonatemi e salvatemi. Se vi ho offeso per lo passato, me ne pento sopra ogni male. Ora io vi stimo, ed amo sopra ogni bene.

3. Ah chi mai se non un Dio d'infinito amore poteva amarci sino a questo segno? Scrive S. Paolo: Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo (Ef 2, 45). Chiama l'Apostolo troppo amore quest'amore che dimostrò Iddio, in donare agli uomini per mezzo della morte del Figlio la vita della grazia da essi perduta per li loro peccati. Ma non fu troppo quest'amore a Dio che è lo stesso amore: Dio è amore (1 Gv 4, 16). Dice S. Giovanni che in ciò volle egli farci vedere dove giungeva la grandezza dell'amore di un Dio verso di noi, in mandare il suo Figlio nel mondo ad ottenerci colla sua morte il perdono e la vita eterna: In questo si è manifestato l'amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo Figlio unigenito nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui (1 Gv 4, 9).

Eravamo noi morti per la colpa alla vita della grazia, e Gesù colla sua morte ci ha ritornati in vita. Eravamo noi miserabili, deformi ed abbominevoli; ma Dio per mezzo di Gesù Cristo ci ha renduti graziosi e cari agli occhi suoi divini (cf Ef 1, 6). Onde S. Gio. Grisostomo soggiunge che se vi fosse un povero lebbroso tutto lacero e deforme, ed alcuno gli sanasse il corpo dalla lebbra, e di più lo rendesse bello e ricco, quale obbligazione egli non conserverebbe a questo suo benefattore? Or quanto più siamo noi tenuti a Dio, poiché essendo le anime nostre deformi ed odiose per le colpe commesse,

egli per mezzo di Gesù Cristo non solo le ha liberate dai peccati, ma di più le ha rendute belle ed amabili? Ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo (Ef 1, 3). Commenta Cornelio a Lapide: Ci ha beneficati con ogni sorta di doni spirituali. Il benedire di Dio è beneficare; l'Eterno Padre dunque, dandoci Gesù Cristo, ci ha colmati di tutti i doni, non già terreni nel corpo, ma spirituali nell'anima. Nei cieli, donandoci col Figlio una vita celeste in questo mondo ed una celeste gloria nell'altro.

Beneditemi dunque e beneficatemi, o Dio amatissimo, e il beneficio sia tirarmi tutto al vostro amore: Tirami con le corde del tuo amore. Fate che l'amore che mi avete portato mi innamori della vostra bontà. Voi meritate un amore infinito; io v'amo coll'amore che posso, v'amo sopra ogni cosa, v'amo più di me stesso. Vi dono tutta la mia volontà; e questa è la grazia che vi cerco: fatemi da oggi avanti vivere ed operare tutto secondo la vostra volontà divina, con cui voi altro non volete che il mio bene e la mia eterna salute.

4. Il mio Signore, dicea la sacra Sposa, mi ha portata nella cella del vino, cioè mi ha posti avanti gli occhi tutti i benefici che mi ha fatti per indurmi ad amarlo (cf Ct 2, 4). Dice un autore che Dio affin di acquistarsi l'amor nostro ci ha spedito contro, per così dire, un esercito di grazie e d'amore. Ma il donarci Gesù Cristo, dice Ugon cardinale, fu poi la saetta riserbata predetta da Isaia: Mi pose come saetta scelta, mi serbò nella sua faretra (cf Is 49, 2). Sicome il cacciatore, dice Ugone, tien riserbata la saetta migliore per l'ultimo colpo a fermare la fiera, così Dio, fra tutti i suoi benefici, tenne riserbato Gesù, sino che venne il tempo della grazia, ed allora lo mandò come per ultimo colpo a ferire d'amore i cuori degli uomini. Da questa saetta ferito, parla S. Gio. Grisostomo, dicea S. Pietro al suo Maestro: Signore, voi ben sapete che io vi amo (cf Gv 21, 15).

Ah mio Dio, io mi vedo circondato da ogni parte dalle finezze del vostro amore. Ancor io v'amo, e se io v'amo, so che ancora voi mi amate. Ma chi mai potrà privarmi del vostro amore? Solo il peccato. Ma da questo mostro d'inferno voi per la vostra misericordia me ne avete a liberare. Io mi contento di ogni male, della morte più crudele, anche di essere distrutto prima che offendervi con peccato mortale. Ma voi sapete già le mie cadute passate, sapete la mia debolezza; aiutatemi, Dio mio, per amore di Gesù Cristo. Non disprezzare l'opera delle tue mani (cf Sal 137, 8). Son fattura delle vostre mani, voi mi avete creato, non mi disprezzate. Se merito di essere abbandonato per le mie colpe, merito non però che mi abbiate misericordia per amore di Gesù Cristo, che vi ha sacrificata la vita per la mia salute (salvezza). Io vi offerisco i meriti suoi, che son tutti miei; e per questo io vi domando e spero da voi la santa perseveranza con una buona morte, e frattanto la grazia di vivere la vita che mi resta tutta a gloria vostra. Basta quanto vi ho offeso; ora me ne pento con tutto il cuore, e voglio amarvi quanto posso. Non voglio più resistere al vostro amore: tutto a voi mi rendo. Datemi la grazia vostra e il vostro amore, e fatene di me quel che volete. Mio Dio, io v'amo, e voglio e dimando di sempre amarvi. Esauditemi per li meriti di Gesù Cristo. Madre mia Maria, pregate Dio per me. Amen, così sia.

 

CAPITOLO XVI.

Dell'amore del Figlio di Dio in aver voluto morire per noi

1. Ecco il tuo tempo, tempo dell'amore... E sei diventata di una bellezza straordinaria (cf Ez 16, 8, 13). Quanto dobbiamo al Signore noi Cristiani, che ci ha fatti nascere dopo la venuta di Gesù Cristo! Il tempo nostro non è più tempo di timore, come era quello degli Ebrei, ma tempo di amore, avendo veduto un Dio morto per la nostra salute (salvezza) e per essere amato da noi. E' di fede, che Gesù ci ha amati, e per nostro amore si è dato alla morte: Cristo ci ha amati e ha dato se stesso per noi (cf Ef 5, 2). E chi mai avrebbe potuto far morire un Dio onnipotente, se egli stesso volontariamente non avesse voluto dar la vita per noi? Io offro la mia vita... Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso (Gv 10, 1718). Perciò nota S. Giovanni che Gesù nella sua morte ci diede l'ultima prova che potea darci del suo amore: Dopo aver amato i suoi... li amò sino alla fine (Gv 13, 1). Gesù nelle sua morte, dice un divoto autore, ci diede il segno più grande del suo amore, dopo cui non gli restò che fare per dimostrarci quanto ci amava.

Amato mio Redentore, voi per amore vi siete donato tutto a me: io per amore mi dono tutto a voi. Voi per la mia salute (salvezza) avete data la vita: io per la vostra gloria voglio morire quando e come vi piace. Voi non avete avuto più che fare per acquistarvi il mio amore: ma io ingrato vi ho cambiato per niente.

Gesù mio, me ne pento con tutto il cuore, perdonatemi voi per la vostra Passione; ed in segno del perdono datemi l'aiuto per amarvi. Io sento in me, per vostra grazia, un gran desiderio di amarvi, e risolvo d'esser tutto vostro; ma vedo la mia fiacchezza e vedo i tradimenti che vi ho fatti; voi solo potete soccorrermi e rendermi fedele. Aiutatemi, amor mio; fate che io v'ami e niente più vi domando.

2. Dice il B. Dionisio Cartusiano che la Passione di Gesù Cristo fu chiamata un eccesso: Chiamavano il suo eccesso quello che avrebbe dovuto portare a compimento in Gerusalemme, perché fu un eccesso di pietà e d'amore. Oh Dio! e qual fedele potrebbe vivere senza amar Gesù Cristo, se spesso meditasse la sua Passione? Le piaghe di Gesù, dice S. Bonaventura, perché son piaghe d'amore, son dardi e fiamme che feriscono i cuori più duri ed accendono le anime più gelate.

Il B. Errico Susone un giorno, per imprimersi maggiormente nel cuore l'amore verso Gesù appassionato, prese un ferro tagliente e si scolpì a caratteri di ferite sopra del petto il nome del suo amato Signore; e stando così bagnato di sangue se ne andò poi alla Chiesa, e prostrato avanti il Crocefisso gli disse: « O Signore, unico amore dell'anima mia, rimirate il mio desiderio: io avrei voluto scrivervi più dentro al mio cuore, ma non posso. Voi che potete il tutto, supplite quello che manca alle mie forze, e nel più profondo del mio cuore imprimete il vostro nome adorato sì che non si possa cancellare in esso nè il vostro nome nè il vostro amore ».

Il mio diletto è candido e rubicondo, scelto tra migliaia (cf Ct 5, 10). O Gesù mio, voi siete tutto candido per la vostra illibata innocenza; ma state poi su questa croce tutto rubicondo di piaghe sofferte per me. Io vi eleggo per unico oggetto del mio amore. E chi voglio amare, se non amo voi? Quale oggetto fra tutti io posso trovare più amabile di voi, mio Redentore, mio Dio, mio tutto? V'amo, o Signore amabilissimo, v'amo sopra ogni cosa. Fate voi ch'io vi ami con tutto il mio affetto e senza riserba.

3. Se conoscessi il mistero della croce! Disse S. Andrea al tiranno! O tiranno, ei volle dire, se tu intendessi l'amore che ti ha portato Gesù Cristo in voler morire su di una croce per salvarti, tu lasceresti tutti i tuoi beni e speranze terrene, per darti tutto all'amore di questo tuo Salvatore. Lo stesso dee dirsi a quei fedeli che credono bensì la Passione di Gesù, ma poi non ci pensano.

Ah che se tutti gli uomini pensassero all'amore che Gesù Cristo ci ha dimostrato nella sua morte, chi mai potrebbe non amarlo? Egli, l'amato Redentore, dice l'Apostolo, a questo fine è morto per noi: acciocché coll'amore dimostratoci nella sua morte si facesse padrone dei nostri cuori: Per questo Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi. Sia che moriamo, sia che viviamo siamo dunque del Signore (Rm 8, 19, 18). O dunque moriamo o viviamo è giusto che siamo tutti di Gesù che a tanto costo ci ha salvati. Oh chi potesse dire come dicea l'innamorato S. Ignazio martire che ebbe la sorte di dar la vita per Gesù Cristo. Vengano sopra di me le fiamme, le croci, le fiere e tutti i tormenti, purché io faccia acquisto e mi goda Gesù Cristo mio.

O caro mio Signore, voi siete morto per acquistare l'anima mia; ma che ho fatto io per far acquisto di voi bene infinito! Ah Gesù mio, quante volte vi ho perduto per niente! Misero io già conosceva che perdeva la vostra grazia col mio peccato, conosceva che vi dava un gran disgusto, e pure l'ho fatto! Mi consolo che ho da fare con una bontà infinita che si scorda delle offese, allorché un peccatore si pente e l'ama. Sì, mio Dio, mi pento e v'amo. Deh perdonatemi voi e voi dominate da oggi innanzi in questo mio cuore ribelle. Io a voi lo consegno: a voi mi dono tutto intieramente. Ditemi quel che volete, che io tutto lo voglio fare. Sì, mio Signore, vi voglio amare, vi voglio contentare in tutto; datemi forza voi, e spero di farlo.

4. Gesù colla sua morte non ha finito di amarci; egli ci ama e ci va cercando collo stesso amore con cui venne dal cielo a cercarci ed a morire per noi.

E' celebre la finezza d'amore che dimostrò il Redentore a S. Francesco Saverio allorché viaggiando questi per mare, in una tempesta gli fu tolto da un'onda il suo Crocifisso. Arrivato poi il santo al lido, stava mesto ed anelava di ricuperare l'immagine del suo amato Signore; ed ecco che vide un granchio che veniva alla sua volta col Crocifisso inalberato tra le sue branche. Egli allora gli andò all'incontro e con lagrime di tenerezza e d'amore lo ricevè e se lo strinse al petto.

Oh con quale amore va Gesù a quell'anima che lo cerca! Buono è il Signore... con l'anima che lo cerca (Lam 3, 25), ma a quell'anima che lo cerca con vero amore. Ma posson pensare di aver questo vero amore coloro che ricusano le croci che sono loro inviate dal Signore? Cristo non cercò di piacere a se stesso (Rm 15, 3). Cristo, espone Cornelio a Lapide, non servì la propria volontà, ma offrì tutto questo e la propria vita per la nostra salvezza. Gesù per amor nostro non cercò piaceri terreni, ma cercò le pene e la morte con tuttochè era innocente: e noi che cerchiamo per amore di Gesù Cristo? Si lamentava un giorno S. Pietro martire, stando in carcere per una ingiusta accusa che gli era stata fatta, e diceva: « Ma, Signore, che ho fatto io che ho da patire questa persecuzione? ». Gli rispose il Crocifisso: « Ed io che male ho fatto che ho dovuto stare su questa croce? ».

O mio caro Salvatore, diceste che male avete fatto? Ci avete troppo amati, mentre per amor nostro avete voluto tanto patire. E noi, che per li peccati nostri meritavamo l'inferno, ricuseremo di patire quello che voi volete per nostro bene? Voi, Gesù mio, siete tutto amore con chi vi cerca. Io non cerco le vostre dolcezze e consolazioni: cerco solo voi e la vostra volontà. Donatemi il vostro amore, e poi trattatemi come vi piace. Abbraccio tutte le croci che mi manderete, povertà, persecuzioni, infermità, dolori; liberatemi solo dal male del peccato, e poi caricatemi d'ogni altro male. Tutto sarà poco a confronto dei mali che voi avete sofferti per amor mio.

5. Dice S. Bernardo che per liberare lo schiavo il Padre non ha perdonato al Figlio e il Figlio non ha perdonato a se stesso. E dopo un tanto amore verso gli uomini vi potrà essere uomo che non ami questo Dio sì amante? Scrisse l'Apostolo, che Gesù è morto per tutti noi, affinché noi vivessimo solo a lui ed al suo amore (cf 2 Cor 5, 15). Ma oimè, che la maggior parte degli uomini, dopo esser morto per essi un Dio, vivono ai peccati, al demonio e non a Gesù Cristo! Dicea Platone che l'amore è calamita dell'amore. E Seneca replicava: Ama se vuoi essere amato. E Gesù, che morendo per gli uomini sembra che sia impazzito per nostro amore dice S. Gregorio come va che dopo tanti contrassegni d'amore non ha potuto tirarsi i nostri cuori? Come, con amarci tanto, non è ancor giunto a farsi amare da noi?

Oh che vi amassero tutti gli uomini, Gesù mio amabilissimo! Voi siete un Dio degno di un amore infinito. Ma povero mio Signore, permettetemi che così vi chiami, voi siete così amabile, voi avete fatto e patito tanto per essere amato dagli uomini, ma quanti poi son quelli che vi amano? Vedo quasi tutti gli uomini applicati ad amare chi i parenti, chi gli amici, chi le carogne, le ricchezze, gli onori, i piaceri, e chi anche le bestie: ma quanti sono quelli che amano voi, amabile infinito? O Dio, son troppo pochi, ma fra questi pochi voglio essere io misero peccatore che un tempo anche vi ho offeso con amare il fango e partendomi da voi; ma ora v'amo e vi stimo sopra ogni bene e solo voi voglio amare. Perdonatemi, Gesù mio, e soccorretemi.

6. Dunque, o Cristiano, dicca S. Cipriano, Dio è contento di te sino a morire per acquistarsi il tuo amore, e tu non sarai contento di Dio, sì che amerai altri oggetti fuori del tuo Signore?

Ah no, mio amato Gesù, io non voglio altro amore in me che non sia per voi; io di voi son contento: rinunzio a tutti gli altri affetti, mi basta solo il vostro amore. Sento che voi mi dite: Mettimi come sigillo sul tuo cuore (Ct 8, 6). Sì, Gesù mio crocifisso, io vi pongo e ponetevi ancora voi per suggello sopra del mio cuore, acciocché resti chiuso ad ogni altro affetto che non tende a voi. Per lo passato vi ho disgustato per altri amori, ma al presente non ho pena che più mi affligga che il ricordarmi di aver coi miei peccati perduto il vostro amore. Per l'avvenire: chi più dal vostro amore mi dividerà? (cf Rm 6, 35).

No, mio amabilissimo Signore, dopo che mi avete fatto conoscere l'amore che mi avete portato, io non mi fido di vivere più senza amarvi. V'amo, amor mio crocifisso; v'amo con tutto il cuore, e vi do quest'anima mia tanto cercata ed amata da voi. Deh per li meriti della vostra morte, che con tanto dolore separò l'anima vostra benedetta dal vostro corpo, distaccatemi da ogni amore che può impedirmi l'essere tutto vostro e di amarvi con tutto il mio cuore.

Maria, speranza mia, aiutatemi voi ad amare solo il vostro dolcissimo Figlio, sì che io possa con verità sempre replicare in tutta la mia vita: L'amore mio è stato crocifisso. L'amore mio è stato crocifisso. Amen.

Orazione di S. Bonaventura

O Gesù che per me non avete perdonato a voi stesso, imprimete in me la vostra Passione, acciocché io dove mi volti, miri le vostre piaghe e non trovi altro riposo che in voi e nel meditare le vostre pene. Amen.