LA PASSIONE DI GESU' RIVELATA ALLA SERVA DI DIO SUOR MARIA COSTANZA ZAULI 

L'Agonia di Gesù nell'Orto del Getsemani

Appena prostrato in atteggiamento di profondissima adorazione, il divino Maestro per prima cosa ringrazia il Padre per il dono immenso che sta per fare all'umanità; lo ringrazia di averlo fatto giungere a quell'ora nella quale gli sarà dato di glorificarlo, e in questo atto prevale lo slancio, l'ardore dell'offerta. Ma nessun segno di compiacimento viene dal cielo; 1a tenerissima paternità di Dio non si fa sentire che ammantata di terrore. Il rigore della giustizia punitrice sta per abbattersi su colui che volontariamente  si è caricato dei peccati di tutti. Il Figlio dell'uomo, il divin Redentore, freme di ribrezzo per l'ombra di morte che lo sovrasta.

Nel pieno vigore della sua fiorente giovinezza, la morte, e quel genere di morte, non poteva che ingenerare nella delicatissima sensibilità di lui un senso di ripugnanza invincibile. Quale utilità avrebbe portato la sua morte? Vede la perdita di tante anime, prima fra tutte quella di Giuda. Un tedio opprimente lo attanaglia, lo stringe sotto il peso dei più nauseanti peccati, fino a spremergli un copiosissimo sudore di sangue che inzuppa il terreno. Preso dal più acuto spasimo; nella sottrazione di ogni conforto dall'alto, Gesù, a cui pesala solitudine, cerca la compagnia dei suoi fidi discepoli e li trova addormentati.       

Il cuore ambasciato gli fa bramare vicina, per posare il capo sul petto di lei, la diletta Madre. Gemendo sommessamente la chiama. Ella, per la finezza dell'intuito materno, avverte il richiamo, sente quello che esperimenta il Figlio, agonizza con lui, spreme tutto il sangue del cuore. Avrebbe tutto affrontato pur di raggiungere il suo Gesù, che sente abbandonato fin dai suoi, ma un cenno della volontà paterna la trattiene, imponendole un distacco che la fa soffrire più ancora di quando vedrà il Figlio flagellato e crocifisso. Finché l'oggetto amato è sotto i nostri occhi la sofferenza è addolcita. Nel grido iterato: « Se è possibile passi da me questo calice », si sente anche l'esigenza dell'amore filiale e materno insoddisfatta; ma in perfetta fusione di palpiti Madre e Figlio pronunciano il loro incondizionato fiat. Ed ecco in un lampo aprirsi il cielo ed apparire un Angelo, nel quale Gesù vide figurata la Madre e tutte le sue anime amanti e fedeli. (2721951).

Dopo la cattura, la Madonna si mosse e si portò ad adorare, seguita da molti Angeli, quella zolla ancora intrisa del preziosissimo Sangue del suo Gesù. In quell'ora, nella quale l'amarezza, del calice della Passione era al colmo, dimentica di sé, si dava premura di offrire all'Altissimo le primizie del Sangue redentivo per la salvezza dei suoi poveri figli peccatori. Pratica particolarmente nostra quella dell'offerta quotidiana delle sette effusioni del preziosissimo Sangue.

Offriamolo per le mani e attraverso il Cuore trafitto di Maria per la Chiesa e per il mondo. (2021951).

 

La Flagellazione

Gesù vuole che comprenda bene la preziosità della grazia: dono al quale dobbiamo gli effetti di luce all'intelletto, la forza alla volontà, l'ardore di carità a1 cuore. Colma di gratitudine, mentre ringraziavo effusamente il Signore di questo dono, ne domandavo la massima abbondanza per tutti, specialmente per i Sacerdoti e le persone consacrate a Dio. A questa mia domanda, il divino Maestro ha voluto farmi intendere a quale prezzo ci abbia ottenuto questo dono inestimabile; e mi ha posto sotto gli occhi la scena raccapricciante della sua flagellazione. In passato mi erano state date varie illustrazioni sulla Passione, ma non me ne comunicavano la profonda conoscenza che ne ricavo al presente, in cui mi si apre il segreto delle intime disposizioni di Gesù in tutta la sua grande immolazione. Quale ardore di amore nel Cuore divino per il Padre suo!  Che zelo bruciante per la sua gloria! Quante volte lo ringraziava di aver voluto l'Incarnazione, dandogli così la possibilità di offrirsi a Lui in olocausto d'amore, di riparazione, di impetrazione, di lode! Erano questi i sentimenti di Gesù allorché il vile Pilato lo volle sebbene riconosciuto innocente condannare alla flagellazione. Mentre quegli infuriati strumenti di satana sfogavano il loro odio crudele sulle sue carni immacolate, Egli implorava per essi, come poi avrebbe fatto per i crocifissoti: « Padre, perdona loro... ». Gli tornò quanto mai tormentosa quella spogliazione che lo esponeva, velato solo del suo Sangue, agli sguardi irriverenti e ai dileggi della folla. Cercava, per quanto potevano permetterlo le legature, di conservarsi nell'atteggiamento più composto, nonostante che ciò rendesse più spietati quei forsennati flagellatori. Nessuna parte del corpo venne risparmiata: dal capo fino alle dita dei piedi, ogni membro ebbe il suo spasimo. I flagelli terminavano con pallottole di piombo uncinato che percuotendo laceravano fino a scoprire le ossa. Gli Angeli, ai piedi della colonna, raccoglievano il Sangue divino. La natura umana di Gesù era tutta un fremito di rivolta e ad ogni percossa avrebbe gridato di venire risparmiata, ma l'amore per il Padre e per noi gli dava la forza di ripetere con gaudio: « Per te, per soddisfare la tua giustizia, per pagare il debito dei miei poveri fratelli ed ottenere loro il dono della tua grazia! ».

Mentre Gesù offriva il suo Sangue, intendeva unire alla sua l'offerta di tutte quelle anime generose che lungo il corso dei secoli avrebbero accettato l'immolazione con la stessa carità e per gli stessi fini. Ed offrì per ottenere ad esse ampiezza di grazia e forza per restare coraggiose e serene fino al « consummatum est ». (2321950).

Dice Gesù: «Non potendo più soffrire in me stessa, chiedo il concorso di anime generose per l'attuazione dei miei piani di misericordia. Mentre venivo flagellato e le mie carni cadevano a brandelli e il mio Sangue scorreva in abbondanza, non la crudeltà dei soldati romani, ma la sete che avevo di dare come in nutrimento alle anime il mio Corpo e il mio Sangue così mi lacerava. Nelle mie predilette deve trovare eco fedele la sete di anime che premeva il mio cuore. Quando, nei giorni precedenti la mia Passione, moltiplicai i pani per sfamare le turbe, vedendo l'avidità con cui veniva  consumato quell'alimento materiale, mi sentivo divorato dalla fame di darmi in nutrimento spirituale, e mi era di refrigerio il vedere ché la mia sete, che culminò nell'ultimo sitio sulla croce, avrebbe trovato eco fedele in quelle anime che per dissetarmi avrebbero vissuto nello spasimo di una simile sete ». (1071939).

 

La coronazione di spine

Con quale dignità Gesù subiva gli strazi e le umiliazioni della Passione! Coronato di spine, percosso e ingiuriato; ingiustamente condannato, Egli teneva un atteggiamento dolce e mansueto. E non è a dirsi quanto lo ferissero nella sua dignità le volgarità che si permettevano i suoi aguzzini! (341943).

Questa fase de grande dramma fu forse la più umiliante, perché Gesù venne ridotto in maniera obbrobriosa. La sua delicatezza gli fece sentire al vivo l'umiliazione, che rimase incisa a stigma di sangue pure nel cuore della Madre. (531951).

Nelle ore più oscure della Passione, quasi per un suprema sforzo di amore, pareva che il Padre volesse far brillare nel Volto umiliato del Figlio l'impronta della più avvincente bellezza. Di quel Volto adorabile, quale scempio si fece, nella crudelissima coronazione di spine! Anche per la Madre il vedere deturpare il Volto amabilissimo del suo Gesù fu il calice più amaro. Vedere ridotto e trattato a quel modo il suo divin Figliolo che fin dall'infanzia. Ella aveva servito e adorato con amorosa venerazione... E non poteva nemmeno accostarsi a Lui per detergerlo dal Sangue che colava dal capo coronato di spine alla fronte, a tutto il sacro Volto, e per lenire lo spasimo di quelle piaghe brucianti... (1531951). Gesù la volle vicina per trovare un riparo nell'amore. di Lei. (341950).

 

La Via crucis

Sempre, dai primi palpiti della vita terrena, ma particolarmente nell'ultima ardua ascesa verso il Calvario, Gesù trovò nel cuore della Madre sua un riposo d'amore che addolciva ogni sua pena.

Dalla preparazione dell'ultima cena fino al « consummatum est » il divino Maestro ebbe sempre nel pensiero la Madre sua come Colei che sola, era capace di penetrare tutta la sublimità dei misteri di amore ai quali avrebbe dato compimento, e se la chiamava vicina; la chiamò al Getsemani, alla colonna dell'umiliantissima flagellazione, e la ebbe anche realmente accanto nella via crucis e sotto la croce. La Madonna non abbandonò mai il suo Figlio, ed offri al Padre ogni sua sofferenza ed ogni stilla del suo preziosissimo Sangue, perché ricadesse in effusione a grazia e di misericordia, su tutte le anime (1431949).

 

La morte di Gesù in Croce

Parla Maria: « Quando Gesù, la mansuetissima Vittima, l'immacolato Agnello, fu disteso sulla croce, vi si adagiò guardando sua Madre... Da quel momento i suoi occhi cercarono sempre i miei, comunicandomi silenziosamente parole di vita. Fra i nostri cuori era una comprensione massima, che li teneva indissolubilmente uniti. Se mi fossi potuta distendere con Lui sulla croce, il mio patire sarebbe divenuto una gioia: dovetti subire tutta la crocefissione mantenendomi eretta accanto a Gesù. Quattro esseri inumani, posseduti da odio satanico, si gettarono violentemente sopra il mio Figlio per fissarlo al tronco fatale. Lo stirarono così che tutti i nervi si rattrappirono, riducendo quel Corpo adorabile, perfettissimo, come verme della terra. Presero il braccio destro e, slogandolo alle giunture, lo stirarono finché rilassati i muscoli e i nervi, arrivò al punto ove volevano fissare il chiodo. Il Sangue preziosissimo scorreva a rivoli, e veniva calpestato con disprezzo e indifferenza... Conficcate le mani, gli furono sul corpo e per distenderlo, lo pigiarono brutalmente coi ginocchi sul costato. Non è possibile descrivere tutti i particolari di questa scena straziante... Lui mi guardava sempre. Finalmente, come fu confitto, andarono per interrare la croce, ma nel sollevarla, incespicarono in un rialzo del terreno, e per non rimanere essi sotto il peso lasciarono cadere la croce con appeso il mio Gesù. Al colpo ché fece, mi si oscurarono gli occhi e fui sul punto di venir meno. Ma mi ripresi e andai  a vedere. La  croce era caduta in una fossa ed il suo peso aveva fatto franare la terra in maniera che Gesù ne era rimasto quasi interamente sepolto, con la terra che aderiva alle sue Piaghe sanguinanti... Solo gli occhi erano rimasti liberi e col destro, che riuscivo a vedere, mi guardava ancora, dicendomi interiormente: Come sono preziose le anime! Quale dimenticanza di sé; che generoso amore! Allorché la croce fu innalzata, vi fu un'attimo in cui ai nostri cuori balenò il compiacimento del Padre per la prossima riabilitazione del genere umano. Ma fu immediatamente seguito dall'abbandono, e prima del 'consummatum est', Gesù sperimentò anche il dolore della separazione dalla Madre sua che non vedeva più... Per ciascuna anima in particolare il Figlio mio ha tanto sofferto e ha versato il suo Sangue. Il mio cuore di Madre avrebbe avuto l'impulso irresistibile, di strappare il mio Figliolo dalle mani di quegli spietati carnefici, ma lo sguardo di Lui mi ricordava la mia missione, la mia maternità di dolore, dandomi la forza di rimanere ferma, mentre risentivo anche nel mio fisico tutti gli spasimi che distruggevano quell'immacolato, perfettissimo Corpo...» (2881939).

Il tradimento di Giuda e il preconosciuto tradimento di tutti quelli che avrebbero seguito il disgraziato apostolo  fu per Gesù         la feccia più amara dell'amarissimo calice della sua Passione. Questo fu il motivo dello strazio che torturò l'anima e il  cuore del Redentore morente e che addensò su di Lui l'oscurità più cupa dell'abbandono del Padre.

Proprio nel momento in cui con magnanima generosità abbracciava il sacrificio fino all'ultimo dissanguamento per accumulare tesori di grazia, di forza e di luce per le sue predilette anime, doveva venire nauseato dall'aceto mirrato che si porgeva alla sua sete di amore. Questa sofferenza fu compresa a fondo e condivisa in pieno soltanto dalla Madre che agonizzava sotto la croce, con una particolare sensibilità, accresciuta dall'investimento di quella Maternità universale assunta proprio quando i figli di adozione le costavano il Sangue e la morte del suo Gesù (2131949).

Mi risuona continuamente nell'anima l'eco dolorosa dell'ultimo grido di Gesù morente, grido così colmo d'amore che se fosse inteso spezzerebbe anche i cuori più duri del sasso! Maria ne intese tutta la forza e, nella sua responsabilità di Madre universale, fu

trapassata da vivissima angoscia vedendo non solo inutile, ma per tanti causa di ancor più irreparabile rovina la voce di quel Sangue. Che strazio le venne per il trionfo di. satana su anime che, chiamate a guida del gregge, si sarebbero fatti lupi rapaci... (2831949).

Ho avuto l'ntuizione chiara dell'ampiezza dell'amore del cuore appassionato di Gesù per noi; ho veduto come siamo state abbracciate dal nostro Sposo divino nel momento in cui, a prezzo di tutto il suo Sangue, ci conquistava a  sé. Quarto la porzione eletta è annata dal Signore! Nel duro travaglio della Passione, tutto fu offerto senza risparmio dal Redentore morente e dalla fortissima Regina dei martiri per essa (441,949).

 

La ferita del Cuore

Per esigenze di espiazione in ordine ai suoi fini il Signore mi tiene in una immolazione profonda. Troppi sono i delitti che si moltiplicano e tanto gravi da pesarmi sull'anima in maniera quanto mai tormentosa. Ieri mattina avevo iniziato davanti all'altare del grande Crocifisso l'offerta delle sette effusioni del preziosissimo Sangue (pratica che torna tanto gradita al Padre) ed ero forse a metà della preghiera quando mi sono sentita improvvisamente mutata, avvertendo quel senso di interiore soavità che viene prodotto in me dalla presenza di Gesù. Dopo un atto di profonda umiliazione, alzando gli occhi sono rimasta quasi abbagliata dalla luce che si effondeva dal Crocifisso. Non era più il simulacro quello che vedevo, ma la realtà; e Gesù sullo sfondo della Croce si presentava in tutto lo splendore della sua Umanità gloriosa con le Piaghe splendenti, lasciando uscire da quella del sacro Costato uno sprazzo abbagliante che pareva andare a formare un baluardo di difesa al Vaticano (ora che tanto si avversa la Chiesa!).

Ti rimane ancora un compito assai importante da svolgere, una missione molto delicata in ordine, alla collaborazione da dare per il compimento dei miei disegni. Adoperati a tutto potere e tieni unite a te queste anime che ti seguono. Non chiedo niente di speciale; amo la semplicità. Mi sono scelto anime semplicissime e desidero trovarle sempre più piccole e semplici per potermi comunicare ad esse e sollevarle fino ad immergerle con me negli splendori del Padre. Invitale a darmi momento per momento quella fedeltà che non disperde la minima particella di grazia, quella reazione energica sulla propria natura e le varie insidie che stabilisce la vera intimità col mio Cuore. E' minima, ma limpidissima questa via, e vorrei che fosse ben compresa. In questo periodo, quanta confusione e quale oscurità si sono avanzate anche fra anime belle! Alle purissime linee emananti dall'Eterno. Sole si vogliono sostituire quelle delle creature, ed avviene, purtroppo, che l'orgoglio umano e tutte le sue grette derivazioni fanno crescere la zizzania nel giardino della Chiesa. Dopo la guerra darò mano alla riforma ».

A patto che mi tenga assolutamente sépolta in Lui, ho promesso di lasciarmi adoperare e l'ho pregato insistentemente di voler manifestare il suo amore, la sua bontà, la sua misericordia. E' stato tanto buono! Dopo avermi parlato dei suoi disegni di misericordia: « Accostati, mi ha detto, poni le tue labbra sulla ferita del mio Costato », e sollevandomi fino all'altezza del suo Cuore, mi ha fatto gustare il liquore corroborante del suo preziosissimo Sangue. E' stato un contatto al tutto simile a quello della Comunione sacramentale, che mi ha anche fisicamente rinnovata. Mi sentivo in antecedenza ridotta ad uno sfinimento mortale non sapevo più come trascinarmi; ed ra una nuova vita fluiva in me. Dopo un simile favore rimasi a lungo prostrata in adorazione... (371944).