SS TRINITA'

Liturgia  e  Divina Volontà

Solennità della  SS. Trinità  Anno  A 

 

I lettura

Dal libro dell'Esodo (Es 34, 46. 89)

In quei giorni, Mosè si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato, con le due tavole di pietra in mano.

Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò avanti a lui proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di grazia e di fedeltà».

Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, mio Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervice, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa' di noi la tua eredità».

 

Cantico (Dn 3, 5256)

A te la lode e la gloria nei secoli.

Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri.

Benedetto il tuo nome glorioso e santo.

Benedetto sei tu nel tuo tempio santo glorioso.

Benedetto sei tu nel trono del tuo regno.

Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi e siedi sui cherubini.

Benedetto sei tu nel firmamento del cielo.

 

II lettura

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (2Cor 13, 1113)

Fratelli, siate lieti, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell'amore e della pace sarà con voi. Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano. La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.

 

Vangelo

Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 3, 1618)

In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.

Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui.

Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio».

 

Mosè si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato,
con le due tavole di pietra in mano. (I lettura)

 

Dagli Scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta:

 [...] "Figlia mia, quando Dio non manifesta altre verità, la Volontà Divina sta come sospesa, non aggiunge altri beni verso le creature, quindi per Dio e per la creatura non vi è la festa che la verità porta con sé".

Ed io nel sentire ciò ho detto: "Per te è sempre festa, perché hai con te tutte le verità; piuttosto per la povera creatura la festa è interrotta, perché non possiede la sorgente di tutte le verità, quindi quando il suo Creatore non le comunica altre verità, le nuove feste restano interrotte per lei, al più si gode quelle feste da te già comunicate, ma le sorprese delle nuove feste non sono in suo potere, ciò che non è per te".

E Gesù ha soggiunto: "Figlia mia, certo per noi è sempre festa, né nessuno può ombrare menomamente il pelago delle nostre nuove gioie e felicità senza termine che il nostro Essere Divino contiene in sé stesso; ma vi è una festa che viene formata nell'atto quando il nostro Essere Divino, rigurgitando d'amore verso la creatura, manifesta le sue verità: vedere doppiamente felice la creatura, tante volte di più per quante verità di più le manifestiamo, è per noi una nuova festa. Mettere fuori le nostre verità che escono dalla sorgente delle nostre gioie, imbandire la mensa della nostra felicità alla creatura che contiene la verità, vederla festeggiare insieme con noi, seduta alla nostra stessa mensa per cibarsi del nostro stesso cibo, è per noi una nuova festa.

Le feste, le gioie, vengono formate nelle comunicazioni; il bene isolato non porta festa, la gioia da sola non sorride, la felicità da sola a sola non banchetta, non si mette in brio; e poi con chi deve festeggiare, sorridere, banchettare, se non trova a chi fare questa festa, sorridere insieme, inebriarsi a vicenda? Perciò l'unione forma la festa, il rendere contenta un'altra creatura forma il contento proprio.

Ecco perciò, se abbiamo le nostre nuove feste che non ci mancano mai, ci manca la nuova festa che non diamo alla creatura. Se tu sapessi la nostra gioia e felicità [nel] vedere la tua piccolezza sedersi alla mensa nostra, cibarsi delle verità del nostro Supremo Volere, sorridere in faccia alla sua luce, prendere le nostre gioie per farti il deposito in te stessa delle nostre ricchezze, abbellirti della nostra bellezza, e come inebriata di tanta felicità sentirti ripetere: 'Voglio il Regno del tuo Fiat', vorresti mettere sossopra cielo e terra per chiedermi il mio Fiat per ottener l'intento, e per far che? Per rendere felice della tua stessa felicità tutta l'umana famiglia; pare che la tua festa non è piena se non rende felici gli altri della tua stessa felicità, che contieni in virtù della mia Volontà. Se tu potessi far conoscere a tutti tutto ciò che conosci di essa, e far gustare a tutti la felicità che possiede, non sarebbe per te una festa di più, e non ti sentiresti doppiamente felice della felicità altrui da te comunicata?" [...] (Dal vol. 23 Novembre 18, 1927)

 

Il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui (I lettura)

La mia piccola mente continua a valicare il mare immenso del Fiat Divino. Mi sembra che [esso] in tutte le cose, ed anche sull'Ente Supremo, tiene il primo posto di dominio e di comando, e dice: "Invano mi sfugge, ed in tutte le cose posso dire: 'Sono qui. Io sono, sono qui per te, per darti vita. Sono l'insuperabile, nessuno mi può superare, né nell'amore né nella luce né nella mia immensità, nella quale formo tante vite di me stesso per quante vite voglio dare alle creature'". Oh, potenza del Voler Divino, che nella tua immensità cerchi l'atto della creatura per formare tante vite di te in ciascun atto di esse! E quanti [di] questi atti non ti ricevono e ti respingono, e la tua vita resta soffogata in te, nella tua immensità! Ah, tu senza mai stancarti, con amore che tutto vince, continui le tue ricerche degli atti umani per dare la tua vita e bilocarla in ogni istante!

Ma mentre la mia mente si sperdeva nel mare del Fiat, il mio Celeste Maestro Gesù visitando la piccola sua figlia mi ha detto: "Figlia benedetta del mio Volere, ogni atto della creatura fatto nella mia Volontà è un passo che fa per avvicinarsi a Dio, e Dio a sua volta fa un passo per avvicinarsi ad essa. Si può dire che il Creatore e la creatura stanno sempre in cammino, non si fermano mai, l'uno verso dell'altro; e la mia Volontà scende nell'atto della creatura per formare il suo passo di vita divina, ed essa sale nel Fiat, nelle regioni divine per farsene conquistatrice di luce, d'amore, di santità e cognizioni celesti. Sicché ogni atto, parola, respiro, palpito nella mia Volontà, sono tanti passi di vita divina che fa la creatura, ed essa [è] la sospiratrice di questi atti, per avere il suo campo d'azione per poter formare tante vite divine nella creatura.

   Fu questo lo scopo della creazione: formare la nostra vita nella creatura, avere il nostro campo d'azione divino in essa. E perciò amiamo tanto che faccia la nostra Divina Volontà, per mettere in salvo la nostra vita, non in noi, non abbiamo bisogno di nessuno, siamo più che sufficienti a noi stessi, ma nella creatura. Questo era il gran portento che volevamo e vogliamo fare in virtù della nostra Volontà: formare la nostra vita nella vita della creatura. Perciò se ciò non facciamo, la creazione rimarrebbe senza il nostro scopo primiero, un inceppo al nostro amore, un'amarezza continua guardarla e vedere un'opera così grande, e di tanta magnificenza, e non realizzato e fallito il nostro scopo. E se non c'era in noi la certezza che la nostra Volontà dovesse regnare nella creatura per formare la nostra vita in essa, il nostro amore brucerebbe la creazione tutta e la ridurrebbe nel nulla. E se tanto si sopporta e si tollera, è perché vediamo al di là dei tempi il nostro scopo realizzato.

Ora come la creatura fa la sua volontà, così indietreggia, e fa un passo indietro dal suo Creatore, e Dio indietreggia e si forma una distanza infinita tra l'uno e l'altro. Vedi dunque la necessità di perseverare in modo continuo d'operare nella mia Divina Volontà, per diminuire la grande distanza fra Dio e la creatura prodotta dall'umana volontà. E non ti credere che sia distanza personale, io sono da per tutto, in tutti, in cielo ed in terra; la distanza che forma l'umano volere senza del mio è distanza di santità, di bellezza, di bontà, di potenza, d'amore, sono distanze infinite che solo il mio Volere operante nella creatura può riunire e congiungere insieme e rendere inseparabili l'uno dall'altro.

Ciò successe nella redenzione: ogni manifestazione che si faceva da noi sulla discesa del Verbo sulla terra, era un passo che facevamo verso l'uman genere; e come [gli uomini] lo sospiravano e pregavano, e manifestavano al popolo le nostre manifestazioni, profezie e rivelazioni, così facevano tanti passi verso l'Ente Supremo. Sicché loro stavano in cammino verso di noi, e noi verso di essi; e come si avvicinava il tempo di dover scendere dal cielo in terra, così aumentavamo i profeti per potere fare più rivelazioni, per potere affrettare il cammino d'ambo le parti, tanto vero che nei primi tempi del mondo non ci fu nessun profeta, e le nostre manifestazioni [furono] così scarse che si può dire che si faceva un passo ogni secolo. Questa tardanza di cammino gettava freddezza da parte delle creature, e si teneva quasi da tutti un modo di dire, una cosa assurda la mia discesa sulla terra, non una realtà, come si pensa oggi sul Regno della mia Volontà: un modo di dire e quasi una cosa che non può essere. Quindi i profeti vennero dopo Mosè, quasi negli ultimi tempi, vicino alla mia discesa sulla terra, [per] i quali dietro le nostre manifestazioni si affrettò il cammino d'ambo le parti; e poi venne la Sovrana del cielo, la quale non solo camminò, ma corse per affrettare l'incontro col suo Creatore, per farlo discendere e fargli compire la redenzione.

Vedi dunque come le mie manifestazioni sulla mia Divina Volontà sono prove certe che essa cammina per venire a regnare sulla terra, e che la creatura a cui sono state fatte con una costanza ferrea cammina e corre per ricevere il primo incontro, per darle l'anima sua per farlo regnare, e così dargli il passo per farlo regnare in mezzo alle creature. Perciò i tuoi atti siano continui, perché i soli atti continui sono quelli che affrettano il cammino, superano ogni intoppo, e sono le sole vincitrici che vincono Dio e la creatura". [...] (Dal vol. 30 Maggio 30, 1932)

 

[...] Continuavo a pensare al Fiat adorabile, e mi sentivo circondata da tutte le cose create, le quali ciascuna diceva: "Io sono la Divina Volontà; quello che tu vedi al di fuori di noi sono le sue spoglie, la veste che la copre, ma dentro di noi c'è la sua vita palpitante e operante; ed oh, come ci sentiamo gloriose, onorate, che formiamo la veste alla Divina Volontà!" Il sole le forma la veste di luce, il cielo la veste azzurra, le stelle la veste d'oro, la terra la veste di fiori; insomma tutte le cose avevano l'onore di formare la veste alla Divina Volontà, e tutte in coro facevano festa.

Io sono restata meravigliata, stupita, e dicevo tra me: "Oh, potessi dire anch'io: 'Io sono la veste della Divina Volontà', come mi sentirei felice!" Ed il mio gran Re Gesù visitando la sua piccola figlia mi ha detto: "Mia buona figlia, Re, Creatore, Volontà Divina, significa dominare, investire e tenere la nostra vita dentro di ciascuna cosa da noi creata. Creare significa stendere la propria vita, nascondere la nostra Volontà creante nella stessa cosa da noi creata; questo è creare: chiamare le cose dal nulla, chiudervi il Tutto per conservarle nella integrità della bellezza come le abbiamo create.

Ora tu devi sapere che la mia Volontà è come un Re travestito in ciascuna cosa creata; se le creature lo conoscono sotto di quelle vesti, si svela ed abbonda nel dare i suoi atti divini ed i suoi doni regali, che solo può dare questo Imperatore Celeste. Se poi non viene conosciuto se ne sta inosservato, nascosto, senza far strepito né pompa della sua regale persona, né abbonda nel dare i suoi doni, che solo può dare un Volere sì santo; e le creature toccano la veste, ma di esso e dei suoi doni non ne sanno nulla e nulla ricevono, ed il mio Fiat resta col dolore di non essere stato riconosciuto e coll'incubo di non aver dato i suoi doni divini, perché non conoscendolo mancava la capacità e la volontà di ricevere doni regali. Io faccio come un re, che travestendosi passa in mezzo ai popoli: se gli fanno attenzione, ad onta che non porta le vesti regali, lo conosceranno dai modi, dal volto, e facendosi intorno gli daranno gli onori di re e chiederanno doni e favori, ed il re premierà l'attenzione di quelli che lo riconoscono travestito e darà loro di più di quello che vogliono; ed a quelli che non lo riconoscono passerà inosservato, senza nulla dar loro, molto più che loro stessi non gli chiedono nulla credendolo uno del popolo qualsiasi. Così fa la mia Volontà quando è riconosciuta sotto la veste delle cose create: ella si svela e non aspetta come il re d'esser chiesta doni e favori, ma essa stessa dice: 'Son qui, che vuoi?', e sovrabbonda del dare doni e favori celesti; ma [la mia Volontà] passa più oltre del re: bilocandosi dà alla creatura che l'ha conosciuta la sua stessa vita, ciò che non fa il re.

Ora anche tu puoi dire: 'Sono Volontà di Dio', e fare di te le spoglie, la veste che nasconde la mia Divina Volontà, non solo se la riconosci in tutte le cose create, ma se la riconosci in te, le dai il dominio in tutti gli atti tuoi, e tutto ciò che fa la spoglia del tuo essere lo metti a suo servizio per far crescere la sua vita in te; essa ti riempirà tanto che non rimarrà di te che la sola veste, che si servirà sola per coprirsi, e sarai più felice di tutte le cose create, perché sarai la spoglia vivente, che dividerai insieme con essa le sue gioie, la sua felicità ed anche i suoi infiniti dolori, che vuole essere vita di ciascuna creatura, ma ingrate non le danno il pieno dominio. Insomma farai sempre vita insieme, tenendovi perenne compagnia, formandovi una sol vita". [...] (Dal vol. 32 Marzo 12, 1933)

 

Fa' di noi la tua eredità (I lettura)

Il mio volo nel Fiat Divino continua, ed in esso mi sento che tutto è mio e sento il bisogno di conoscere, di amare ciò che mi appartiene e che con tanto amore mi ha dato; e mentre giravo nelle opere del Voler Divino, il caro Gesù, la dolce mia vita, ripetendomi la sua breve visitina tutto bontà mi ha detto: "Mia piccola figlia del mio Volere, com'è vero che per sorgere l'amore si deve possedere ciò che si ama! Se non si possiede, l'amore non sorge; non amare le cose proprie è quasi impossibile, è un amore connaturale e di giustizia amare ciò ch'è suo[1]. Ecco, perciò io amo tanto le creature, le conservo, do loro la vita, perché sono opere mie, le ho create, le ho uscite alla luce, sono mie, [io] sono il palpito del loro palpito, il loro respiro, la vita della lor vita, non posso farne a meno d'amarle; se io non le amassi, il mio amore mi darebbe continui rimproveri, mi direbbe: 'Perché le hai create, quando non dovevi amarle?' è un diritto dell'amore amare ciò ch'è suo; la mia giustizia mi condannerebbe, tutti i miei attributi mi farebbero guerra. Ecco perciò che per essere amato dalle creature dico: 'Sono il Dio vostro, il vostro Creatore, il vostro Padre Celeste, sono tutto vostro', come difatti lo sono. Ecco pure la causa che dico a chi vuol vivere nel mio Volere: 'Tutto è tuo, il cielo, il sole, tutta la creazione è tua, la mia vita è tua, le mie pene, anche il mio respiro è tuo. Ecco perciò tu senti il bisogno d'amare come lo sento io, d'amare ciò ch'è tuo, ciò che il tuo Gesù ti ha dato in possesso'.

Ora tu devi sapere che la creazione, la mia Umanità, sono i campi in cui svolge i suoi atti l'anima che fa e vive nella mia Volontà Divina. Avendo[glie]ne dato il possesso, sente il bisogno di circolare come sangue nelle vene nelle opere del suo Creatore; vuol conoscere il valore, il bene che fanno, l'ufficio che occupano, anche per amarle di più, per apprezzarle ed anche per sentirsi più felice, più ricca dei tanti beni che possiede. Ecco perciò ora si avvicina al sole per conoscere i segreti della sua luce, l'iride dei suoi colori, la virtù del suo calore, il suo miracolo continuato che svolge sulla faccia della terra, che solo col toccarla colla sua luce vivifica, colorisce, raddolcisce, trasforma. Ed oh, come ama il sole!, perché è suo; ed ama di più colui che l'ha creato. Così fa di tutte le altre cose create: vuol conoscere la virtù segreta che contengono, per amarle di più e per essere riconoscente ed amare di più colui che le ha dato il possesso. Quindi non è maraviglia che chi vive nel mio Fiat Divino viene chiamata l'ereditiera di tutta la creazione.

Ora dal campo della creazione passa al campo della mia Umanità; ma che dirti poi, figlia mia, delle maraviglie che succedono in questo campo vivo, non di opere sole come nella creazione, ma di vita umana e divina? Esse si mettono al mio posto, né io posso rifiutarmi perché son di loro, hanno diritto su di me, ed io sono felice che mi posseggano, perché mi ameranno di più. Ora queste creature in questo campo ripetono la mia vita, amano col mio stesso amore; i loro atti fusi coi miei formano tanti soli, cieli e stelle, oh, quanto più belli di quelli della creazione, che riempiono il campo della mia Umanità! Oh, come mi sento amato e glorificato, perché questi soli, cieli e stelle non sono muti come quelli della creazione, ma sono soli parlanti, colla pienezza della ragione! E come parlano bene del mio amore! Parlano e mi amano, parlano e mi dicono la storia delle anime e quella del mio amore e quindi s'impongono su di me, che devo metterle in salvo; parlano e si coprono delle mie pene per ripetere la mia vita, ed io me le sento scorrere quest'anime nelle mie lacrime, nelle mie parole, nelle mie opere e passi, e trovo in loro il refrigerio delle mie pene, il mio appoggio, la mia difesa, il mio rifugio; ed è tanto il mio amore per loro che giungo a chiamarle: 'Vita mia'. Oh, come le amo! Io posseggo loro e loro posseggono me; possedere ed amare fino alla follia è tutto lo stesso.

Ora queste anime che vivono nella mia Volontà sono disposte a ricevere tutte le pene della mia Umanità, perché essendo la mia impossibilitata di soffrire, perché gloriosa in Cielo, la mia Volontà col suo soffio onnipotente crea le pene, i dolori, e vi forma la mia Umanità vivente, che mi suppliscono in tutto; e sono loro le nuove salvatrici che mettono la vita, per salvare il mondo intero. Sicché io dal Cielo guardo la terra e trovo altrettanti Gesù, che [sono] presi dalla stessa follia del mio amore, che mettono la vita a costo di pene e di morte per dirmi: 'Sono la tua copia fedele, le pene mi fanno sorridere, perché racchiudo le anime'. Ed io, oh, come le amo! Non mi sento più solo, mi sento felice, vittorioso, perché aver compagnia nello svolgere la stessa vita, nel soffrire le stesse pene, nel volere ciò che io voglio, è la mia più grande felicità e il mio paradiso in terra.

Vedi dunque quante cose grandi, portentose sa fare la mia Divina Volontà, purché [le anime] vivano in essa: mi forma la mia stessa Umanità vivente e mi procura le stesse gioie della mia patria Celeste. Perciò ti stia a cuore di vivere sempre nella mia Volontà; non ti dar pensiero di altro, perché se ciò fai sento in te spezzato il mio amore; e se sapessi quanto mi costa il non essere amato anche per un momento! perché in quel momento io resto solo; mi spezzi la felicità, e nel mio delirio d'amore vo ripetendo: 'Come? Io l'amo sempre, ed essa no'. Quindi sii attenta, che non voglio restare mai solo". (Dal vol. 34 Marzo 26, 1937)

 

A te la lode e la gloria nei secoli (Cantico)

 [...] Pregavo Gesù che mi desse grazia di compiere la sua Santissima Volontà; ed il mio amato Gesù come se mi volesse sollevare è uscito da dentro il mio interno e, stringendomi forte al suo Cuore Santissimo, m'infondeva nuova forza.

In questo mentre si è aperto il cielo e sentivo che tutti in coro dicevano: "Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto". E non so come, a me è toccato di rispondere: "Sicut erat in principio et nunc et semper et in saecula saeculorum. Amen". Ma chi può dire ciò che succedeva? Nella parola Patri si vedeva la potenza creatrice che scorreva ovunque, conservava tutto, dava vita a tutto, il solo fiato di esso bastava a mantenere integro, bello e sempre nuovo tutto ciò che aveva creato. Nella parola Filio si vedevano tutte le opere del Verbo rinnovate, ordinate, e tutto in atto di riempire cielo e terra per darsi a bene delle creature. Nella parola Spiritui Sancto si vedeva investire tutte le cose d'un amore parlante, operante e vivificante. Ma chi può dire tutto? La mia povera mente me la sentivo immersa nelle beatitudini eterne ed il mio adorabile Gesù, volendomi richiamare a me stessa, mi ha detto: "Figlia mia, sai tu perché è toccato a te dire la seconda parte del Gloria? Stando in te la mia Volontà, conveniva a te portare la terra al cielo per dare a nome di tutte, insieme con la corte celeste, quella gloria che non avrà mai fine per tutti i secoli dei secoli. Le cose eterne che non hanno mai fine si trovano solo nella mia Volontà e chi la possiede si trova in comunicazione col cielo, e [di] ciò che fanno nelle regioni celesti essa prende parte a tutto e si trova come in atto insieme coi comprensori celesti". (Dal vol. 19 Marzo 2, 1926)

 

Tendete alla perfezione (II lettura)

 [...] "Figlia mia buona, è tanta la mia gelosia per chi vive nella mia Volontà, che non tollero né un pensiero né una debolezza o altro, che non abbia vita in essa. Ora tu devi sapere che per passare a vivere nella mia Volontà ci vuole decisione da parte di Dio e decisione ferma da parte della creatura di vivere in essa. Ora questa decisione viene animata da una vita nuova, da una fortezza divina, da renderla impugnabile a tutti i mali e circostanze della vita. Questa decisione non subisce cambiamenti, perché quando noi decidiamo non ci mettiamo a decidere coi fanciulli che ne fanno un giuoco delle loro decisioni, ma con chi sappiamo che deve resistere; perciò mettiamo del nostro, affinché [la creatura] non venga meno. Può essere che le sente le miserie, i mali, le debolezze, ma questo dice nulla, perché innanzi alla potenza e santità del mio Volere questi muoiono, sentono la pena della morte e fuggono, molto più che queste miserie non sono parto della volontà umana, perché essa sta inabissata nel mio Volere, quindi non può Volere se non che ciò che voglio io. E molte volte il mio Volere se ne serve di queste miserie di farne delle più belle conquiste e stendervi sopra di esse la sua vita, formare il suo regno, stendervi il suo dominio e convertire le debolezze in vittorie e trionfi, perché per chi vive in esso tutto deve servire a lui come il più bell'amore che la creatura dà a colui che forma la sua vita, quasi come servono le pietre, i mattoni, le macerie, a colui che vuol farsi una bella abitazione.

Ora tu devi sapere che prima d'entrare a vivere nel nostro Volere purifichiamo tutto, copriamo e nascondiamo tutto nel nostro amore, in modo che non dobbiamo vedere in essa che amore. Quando il nostro amore tutto ha nascosto, anche le miserie, allora [la creatura] prende posto nel nostro Volere; anzi ogni qual volta emette i suoi atti, prima viene purificata e poi [il nostro Volere] la investe e ne fa quello che vuole.

Figlia mia, nella mia Volontà non ci sono né giudizi né giudici, perché è tale e tanta la santità, l'ordine, la purezza, l'utilità dei nostri modi, che [le creature] devono chinare la fronte ed adorare ciò che facciamo. Perciò non perdere la pace né ti occupare delle miserie e circostanze, ma lasciale in balìa della mia Volontà, affinché ne faccia i suoi portenti d'amore". [...] (Dal vol. 35 Gennaio 2, 1938)

 

Vivete in pace e il Dio dell'amore e della pace sarà con voi (II lettura)

 [...] "Figlia mia, come l'anima esce dal fondo della pace, così esce dall'ambiente divino e si trova nell'ambiente o diabolico o umano. è la sola pace che fa scorgere se l'anima cerca Dio per Iddio o per sé stessa, e se opera per Dio oppure per sé o per le creature; perché se è per Dio, l'anima non è mai turbata, si può dire che la pace di Dio e la pace dell'anima si combaciano insieme e d'intorno all'anima si allargano i confini della pace, in modo che tutto converte in pace, anche le stesse guerre. E se l'anima è turbata, fosse pure nelle cose più sante, in fondo si vede che non è Dio, ma il proprio io o qualche fine umano. Perciò quando non ti senti calma, richiama un po' te stessa per vedere che cosa c'è in fondo; distruggilo e troverai pace". (Dal vol. 6 Settembre 9, 1904)

 

Ho passato una giornata distratta per alcune cose sentite che non è qui necessario il dirle, ed anche un po' turbata, e per quanto mi sforzavo non riuscivo a liberarmi; quindi per tutto il giorno non ho visto il mio dolce Gesù, la vita dell'anima mia, come se la turbazione fosse velo che mettendosi tra me e lui impediva di poterlo vedere. Onde a notte avanzata la mia mente stanca si è quietata, ed il mio amabile Gesù come se stesse ad aspettare si è fatto vedere e dolente mi ha detto: "Figlia mia, tu oggi con la tua turbazione hai impedito che il sole della mia Persona spuntasse in te. La turbazione è nuvola tra me e te che impedisce che i raggi scendano in te, e se non scendono i raggi come puoi vedere il sole? Se sapessi che significa non far spuntare il mio sole, il gran male per te e per tutto il mondo, staresti ben attenta a non turbarti mai, perché per le anime turbate è sempre notte, e nella notte non sorge il sole; invece per le pacifiche è sempre giorno, ed io, il mio sole a qualunque ora vuol sorgere, l'anima è sempre pronta a ricevere il bene della mia venuta.

Poi la turbazione non è altro che mancanza d'abbandono in me, ed io ti voglio tanto abbandonata nelle mie braccia, che neppure un pensiero devi avere di te, ed io ci penserò a tutto. Non temere, il tuo Gesù non può farne a meno di prendere cura di te, di tenerti difesa da tutti. Mi costi molto, molto ho messo in te; io solo ho diritto su di te. Quindi se i diritti sono miei, la custodia sarà tutta mia. Perciò statti in pace e non temere". (Dal vol. 13 Ottobre 18, 1921)

 

Tutti i santi vi salutano (II lettura)

[...] "Figlia mia, vedi a che punto eccessivo giunge il mio amore, che vuole la creatura a vivere nel mio Volere, che giungo a perseguitarla d'amore e di luce. La luce le eclissa tutti i mali, in modo che vedendo solo la mia Volontà si abbandona in essa e ci fa fare quello che vogliamo; l'amore l'alletta, la felicita, e [la creatura] si fa vincere da noi.

Tu devi sapere che come la creatura entra nel nostro Volere per formare il suo atto, il Cielo si abbassa e la terra si eleva, e si incontrano insieme. Che felice incontro! Il Cielo sentendosi trasportato in terra dalla forza creatrice del Fiat Divino, [gli abitatori celesti] baciano la terra, cioè le umane generazioni, ed a qualunque costo vogliono dare a loro ciò che posseggono, per contentare il Voler Divino che lo ha trasportato in terra perché vuol regnare in tutti; la terra sentendosi elevata in Cielo, [le umane generazioni] sentono una forza ignota che le trascina al bene, un'aria celeste che si impone su di loro, che fa loro respirare una nuova vita.

Un atto nella mia Volontà dà dell'incredibile; questi atti formeranno il nuovo giorno, le umane generazioni si sentiranno per mezzo di essi rinnovare, ringiovanire nel bene; [questi atti] formeranno la disposizione per disporle a ricevere la sua vita per farla regnare. Questi atti delle creature fatti nel mio Volere saranno il corredo, i preparativi potenti, i mezzi più efficaci per ottenere un tanto bene". [...] (Dal vol. 36 Agosto 12, 1938)

 

La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi (II lettura)

 [...] "Figlia mia, l'uomo fu creato da Dio con tre potenze: memoria, intelletto e volontà; e questo perché potesse tenere i vincoli di comunicazione con le Divine Persone della Trinità Sacrosanta. Queste erano come vie per salire a Dio, come porte per entrare, come stanze per formare il continuo soggiorno, la creatura a Dio, Dio alla creatura. Queste sono le vie regie dell'uno e dell'altro, le porte d'oro che Iddio mise nel fondo dell'anima per poter entrare la sovranità suprema della Maestà Divina, la stanza sicura ed incrollabile dove Dio doveva fare il suo celeste soggiorno.

Ora la mia Volontà, per poter formare il suo regno nell'intimo dell'anima, vuol trovare in ordine al Padre, al Figlio ed allo Spirito Santo queste tre potenze date alla creatura per elevarla alla somiglianza del suo Creatore. La mia Volontà non uscirebbe fuori dai suoi domini, se queste tre potenze dell'anima stessero in ordine a Dio; ed il suo regnare sarebbe felice e come connaturale, perché con lo stare in ordine a Dio queste tre potenze terrebbero l'ordine in se stesse e fuori di sé, ed il regno della Volontà di Dio e quello della creatura non sarebbe un regno diviso, ma uno solo e quindi il suo dominio e il suo regime sarebbe uno solo.

Molto più che la mia Volontà non sa regnare dove non c'è ordine e armonia, inseparabile qualità e proprietà indispensabile delle Divine Persone. E l'anima mai può essere ordinata ed armonizzare col suo Creatore, se non tiene le sue tre potenze aperte per ricevere da Dio le sue qualità ordinate e le sue proprietà armonizzate, in modo che la mia Volontà, trovando le armonie divine e l'ordine supremo del regno divino e del regno umano, ne forma uno solo e vi regna col suo pieno dominio.

Ah, figlia mia, quanto disordine vi regna nelle tre potenze dell'anima umana! Si può dire che [le creature] ci hanno serrato le porte in faccia, hanno barricato le vie per impedirci il passo e per spezzare le comunicazioni con noi, mentre furono il dono più grande che fecimo loro nel crearle. Queste tre potenze dovevano servire per comprendere colui che li aveva creati, per far crescere l'anima a sua somiglianza e, trasfusa la sua volontà in quella del suo Creatore, darle il diritto di farla regnare. Ecco perciò che il Supremo Volere non può regnare nell'anima, se queste tre potenze, intelletto, memoria e volontà, non si danno la mano tra loro per ritornare allo scopo con cui Dio l'ha create. Perciò prega affinché queste tre potenze ritornino nell'ordine e nell'armonia del loro Creatore, per potere il mio Supremo Volere regnare col suo pieno trionfo". (Dal vol. 19 Agosto 12, 1926)

 

[...] "Figlia benedetta, la mia Volontà produce la luce nell'anima, la luce genera la conoscenza, luce e conoscenza si amano e generano l'amore; sicché dove regna la mia Volontà Suprema regna la Trinità Sacrosanta in atto. La nostra Divinità adorabile è portata in natura, in modo irresistibile, senza mai interrompere, a generare continuamente, ed il primo atto generatore lo facciamo in noi stessi: il Padre mi genera continuamente, ed io suo Figlio mi sento generato continuamente in lui; il Padre Celeste mi genera e mi ama, io son generato e l'amo, e dall'uno e l'altro procede l'Amore. In quest'atto generativo senza mai cessare, si racchiudono tutte le nostre conoscenze mirabili, i nostri segreti, le nostre beatitudini, i tempi, le nostre disposizioni, la nostra potenza e sapienza, tutta quanta l'eternità racchiusa in un solo atto generatore, che forma tutto l'assieme del nostro Essere Divino.

Quindi questo nostro Amore reciproco che forma la Terza Persona del nostro Ente Supremo, inseparabile da noi, pare che non si contenta del nostro atto generatore in noi, ma vuole generare fuori di noi stessi nelle anime; ed ecco, il compito lo affidiamo alla nostra Volontà animata dal nostro Amore, che scenda nelle anime e vada a formare con la sua luce la nostra generazione divina; ma ciò può fare in chi vive nel nostro Volere, fuori di esso non c'è posto per formare la nostra vita divina, la nostra parola non troverebbe l'udito per farsi ascoltare, e mancando le nostre conoscenze l'Amore non troverebbe la sostanza per generare; ed ecco la nostra Trinità Santissima scompigliata nella creatura. Perciò la sola nostra Volontà è quella che può formare questa nostra generazione divina. Quindi sii attenta ad ascoltare ciò che ti vuol dire questa luce, per darle il campo al suo atto generatore". (Dal vol. 31 Agosto 14, 1932)

 

Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito (Vangelo)

 [...] "Quando nel concistoro della Sacrosanta Trinità si decretò il mistero della Incarnazione per salvare l'uman genere, ed io unito con la loro Volontà accettai e mi offrii vittima per l'uomo; tutto fu unione tra loro [e me] e tutto combinato insieme, ma quando mi misi all'opera vi giunse un punto, specie quando mi trovai nell'ambiente delle pene, degli obbrobri, carico di tutte le scellerataggini delle creature, [in cui] vi restai solo ed abbandonato da tutti, fin dal mio caro Padre; non solo, ma così carico di tutte le pene come stavo, dovevo sforzare l'Onnipotente che accettasse e mi facesse continuare il mio sacrifizio per la salvezza di tutto il genere umano, presente e futuro. E questo l'ottenni: il sacrifizio dura ancora, lo sforzo è continuo, sebbene tutto sforzo d'amore, e vuoi sapere dove e come? Nel sacramento dell'Eucaristia; là il sacrifizio è continuo, perpetuo è lo sforzo che faccio: al Padre che usi misericordia alle creature, ed alle anime per ottenere il loro amore, e mi trovo in continuo contrasto di morire continuamente, sebbene tutte morti d'amore". [...] (Dal vol. 4 Marzo 12, 1903)

 

Perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna (Vangelo)

 [...] "Per ottenere la fede, bisogna credere. Senza credenza non può darsi fede. Come in cima all'uomo vi è il capo, che deve dirigere l'uomo in ogni sua operazione, così in cima di ogni altra virtù c'è bisogno della fede che ordina tutto; ma come il capo senza il senso della vista non potrebbe esimersi dalle tenebre e da ogni altra confusione, in modo che se volesse dirigere qualsiasi operazione dell'uomo nello stato di totale cecità, lo spingerebbe dove non lo avrebbe spinto se avesse avuto la vista, così l'anima senza la fede non potrebbe fare altro che andare di precipizio in precipizio. Ora, come la vista serve di guida all'uomo in ogni sua operazione, così la fede all'anima è luce illuminativa, senza della quale non si può percorrere la strada che mena alla vita eterna".

Ora, per aversi la fede, fa d'uopo aversi prima tre cose: il germe di fede, bontà dello stesso germe e sviluppo del medesimo. Il germe viene a gettarsi in noi mercé la notizia che si ha circa l'oggetto di fede, giacché non si può certo pensare ad una cosa se non si abbia avuto prima, almeno, qualche conoscenza della medesima. La bontà del germe di fede deve riporsi in chi getta in noi questo stesso germe, giacché potrà essere vero germe di fede se sarà degna di fede la persona che ce lo dà; falso germe, se venisse falsificato da chicchessia fin nella radice. Se poi sorgesse in noi qualche incertezza dell'oggetto di cui ci dà notizia, oppure circa la non esatta notizia, deve tenersi come oggetto dubbio di fede. Assicurato dunque del germe della fede e della bontà del medesimo, fa mestieri che venga coltivato per farlo crescere e ben sviluppare sino alla maturità, giacché allora cessa di essere oggetto di fede, quando si ha l'intima persuasione della verità.

Dal mettere nella bontà del germe della fede ogni sua fidanza ed ogni nostra industria che il germe cresca e sempre più si sviluppi sino alla maturità, si viene a produrre in noi quella virtù, sorella della fede, qual è la santa speranza di vedere raggiunto il termine della fede e della stessa speranza, nell'oggetto di fede già conquistato. Sicché io posso dire che la notizia di Dio getta in me il seme della fede; da questo seme, ben coltivato, nasce, cresce e [si] sviluppa sempre più la luce che si riproduce dal germe della fede. La luce della fede mi dà tutte le particolarità di questo Dio, sommo mio bene; mi rivela la sua bontà, l'attrattivo amore con cui mi chiama a sé per fruire di sé, mi fa vedere in prospetto ancora tutti i benefizi che mi può fare. Sicché la notizia della sua esistenza, per me fa il germe della fede; la fede crescente in me mi avvicina sempre più a questo Ente Supremo, facendomi conoscere in parte la smisurata eccellenza d'ogni suo attributo, chi egli sia in sé e fuori di sé, ed ancora ciò che egli mi può dare, il che getta in me il seme della santa speranza; da questo seme ancora, ben coltivato, verrà il possesso, perché chi fermamente crede, spera ed opera, già possiede. La fede e la speranza operativa gettano il germe dell'amore verso l'Ente sommamente benefico, e questo Ente, in ricambio, fa nascere in noi il germe della carità cristiana, mercé la quale si diviene operanti, simile all'UomoDio. (Dal vol. 1 cap. 43)

 

[...] "L'umiltà è la sicurezza dei favori celesti. L'umiltà veste l'anima d'una sicurezza tale, in modo che le astuzie del nemico non vi penetrano dentro. L'umiltà mette in salvo tutte le grazie celesti, tanto che dove veggo l'umiltà abbondantemente faccio scorrere qualunque specie di favori celesti. Perciò non voler disturbarti per questo, ma con occhio semplice guarda sempre nel tuo interno se sei investita della bella umiltà, e di tutto il resto non curarti di niente".

Poi mi ha fatto vedere molte persone religiose e tra questi sacerdoti, anche di santa vita; ma per quanto buoni fossero non vi era in loro quello spirito di semplicità nel credere alle tante grazie ed ai tanti diversi modi che il Signore tiene con le anime. Gesù mi ha detto: "Io mi comunico sia agli umili che ai semplici, perché subito danno credenza alle mie grazie e le tengono in gran conto sebbene siano ignoranti e poveri. Ma con questi altri che tu vedi, io sono molto restio, perché il primo passo che avvicina l'anima a me è la credenza; onde avviene di questi tali, che con tutta la loro scienza e dottrina ed anche santità, non provano mai un raggio di luce celeste, cioè camminano per la via naturale e mai giungono a toccare neppure per un tantino ciò che è soprannaturale. Eccoti pure la causa perché nel corso della mia vita mortale non ci fu neppure un dotto, un sacerdote, un potente nel mio seguito, ma tutti ignoranti e di bassa condizione, perché più umili e semplici, ed anche più facili a fare dei grandi sacrifizi per me". (Dal vol. 2 Maggio 19, 1899)

 

[...] "Figlia del mio Volere, tu devi sapere che solo il tuo Gesù conosce tutti i segreti del mio Fiat, perché essendo io il Verbo del Padre, mi glorio di farmi narratore di ciò che ha fatto per la creatura. Perciò il suo amore è esuberante, in ogni cosa che faceva ti chiamava, tanto nelle opere della creazione quanto nelle opere della mia redenzione, e se tu ascoltavi la sua chiamata col dirgli: 'Son qui, che vuoi?', lui ti faceva il dono delle opere sue; se tu non rispondevi restava a chiamarti sempre, fino a tanto che non lo avessi ascoltato.

Ora se [il mio Fiat] creava il cielo, ti chiamava in quella volta azzurra col dirti: 'Figlia mia, vieni a vedere quanto è bello il cielo che ho creato per te: l'ho creato per fartene un dono, vieni a ricevere questo gran dono. Se tu non mi ascolti io non posso dartelo, e mi fai restare col dono sospeso nelle mie mani ed a chiamarti sempre; né cesserò di chiamarti, fino a tanto che non ti vedo posseditrice del mio dono. Il cielo contiene una estensione grandissima, tanto che la terra si può chiamare un piccolo buco paragonata ad esso, perciò tutti tengono il loro posto, ed un cielo per ciascuno, ed io li chiamo tutti per nome per farne il dono'. Ma quale non è il suo dolore: chiamare e richiamare e non essere ascoltato, e [le creature] guardano il cielo come se non fosse un dono che ha dato loro?

Questo mio Volere ama tanto, che come creava il sole così ti chiamava colle sue voci di luce ed andava in cerca di te e di tutti per fartene un dono. Sicché il tuo nome è scritto nel sole a caratteri di luce, né io lo posso dimenticare; e come la sua luce scende dalla sua sfera e giunge sino a te, così ti va sempre chiamando. Sicché non si contenta di chiamarti dall'altezza della sua sfera, ma amandoti sempre più, vuol scendere fin nel basso, ed a via di luce e calore ti dice: 'Ricevi il mio dono; questo sole per te l'ho creato'; e se viene ascoltato, come va in festa! Perché vede che la creatura possiede il sole come proprietà sua e dono che le ha fatto il suo Creatore.

Dovunque e da per tutto [il mio Volere] ti chiama: ti chiama nel vento, ora con impero, ora con gemiti, ora come se volesse piangere per muoverti ad ascoltarlo, affinché ricevessi il dono di questo elemento; ti chiama nel mare a via di mormorio per dirti: 'Questo mare è tuo: prendilo come dono che io ti faccio'; fin nell'aria che respiri, nell'uccellino che canta ti chiama per dirti: 'Di tutto ti faccio dono'.

Ora se alla chiamata l'anima risponde, il dono viene confermato; se non risponde, i doni restano come sospesi tra il Cielo e la terra. Perché se la mia Volontà chiama è perché vuol essere chiamata, per mantenere il commercio tra lui e le creature, per farsi conoscere e per far sorgere l'amore incessante tra lui e chi vive del suo Fiat; perché solo [per] chi vive nel suo Voler Divino è più facile sentire le sue tante chiamate, che mentre la chiama nelle sue opere, si fa sentire nel fondo della sua anima, e quindi si chiamano d'ambo le parti.

E poi, che dirti quante volte ti chiamai e chiamo in tutti gli atti della mia Umanità? Concepii e ti chiamai per farti il dono del mio concepimento; nacqui e ti chiamai più forte, e giunsi a piangere, a gemere e vagire, per muoverti a compassione, perché subito mi rispondessi, per farti il dono della mia nascita, lacrime, gemiti e vagiti. Se la mia Mamma Celeste mi fasciava, ti chiamavo per fasciarti insieme con me. Insomma ti chiamavo in ogni parola che dicevo, in ogni passo che facevo, in ogni pena che soffrivo, in ogni goccia del mio sangue; fin nell'ultimo mio respiro che diedi sulla croce ti chiamai, per farti dono di tutto, e per metterti al sicuro ti misi insieme con me nelle mani del mio Padre Celeste.

Dove non ti ho chiamato, per farti dono di ciò che io facevo, per sfogare il mio amore, per farti sentire quanto ti amavo e farti scendere nel tuo cuore la dolcezza della mia voce rapitrice, che rapisce, crea e conquide, ed anche per sentire la tua voce che mi dicesse: 'Eccomi a te; dimmi, Gesù, che vuoi?', come ricambio del mio amore e come protesta che accettavi i miei doni, e così [io] potessi dire: 'Sono stato ascoltato; la mia figlia mi ha riconosciuto e mi ama'? è vero che questi sono eccessi del nostro amore, ma amare e non essere riconosciuto e non amato, non si può durare né poter continuare a vivere. Perciò continueremo le nostre follie d'amore, i nostri stratagemmi, per dare il corso alla nostra vita di amore". [...] (Dal vol. 35 Gennaio 16, 1938)

 

 

Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di Lui (Vangelo)

 [...] "Figlia mia benedetta, la mia Santissima Umanità fu la depositaria della mia Divina Volontà; non ci fu atto piccolo e grande, fino il respiro, il moto, che la mia Umanità facendosi velo non nascondeva in tutto il mio Fiat Divino, anzi io non avrei saputo respirare né muovermi, se non lo racchiudessi in me. Sicché la mia Umanità mi servì di velo per nascondere la mia Divinità ed il grande prodigio dell'operato del mio Volere in tutti gli atti miei.

Se ciò non fosse, nessuno avrebbe potuto avvicinarsi a me; la mia maestà, la luce sfolgorante della mia Divinità li avrebbe ecclissati ed atterrati, e tutti sarebbero fuggiti da me. Chi mai avrebbe ardito di darmi la più piccola pena? Ma io amavo la creatura, e non venni in terra per fare sfoggio della mia Divinità, ma del mio amore, e perciò volli nascondermi dentro il velo della mia Umanità, per affratellarmi coll'uomo, fare ciò che faceva lui, fino a farmi dare pene inaudite e la stessa morte.

Ora chi si unisce colla mia Umanità in tutti i suoi atti, nelle sue pene, col voler trovare la mia Volontà per farla sua, rompe il velo della mia Umanità e trova negli atti miei il frutto, la vita, i prodigi che essa fece in me, e riceve come vita sua ciò che feci in me; e la mia Umanità le servirà di aiuto, di guida, le farà da maestra come vivere in essa, in modo che io terrò in terra me stesso, che continuerà a farmi da velo per nascondere ciò che vuol fare la mia Volontà. Invece se mi cercheranno senza del mio Volere, troveranno solo il mio velo, ma non troveranno la vita del mio Volere, il quale non potrà produrre i prodigi che operò nel nascondimento della mia Umanità. è sempre la mia Volontà che sa nascondere nella creatura i prodigi più grandi, i soli più fulgidi, le meraviglie non mai viste. E quante mie umanità viventi avrei tenuto sulla terra! Ma ahimè, le cerco e non le trovo, perché non vi è chi cerca con tutta fermezza la mia Volontà". [...] (Dal vol. 36 Dicembre 8, 1938)

 

Chi crede in lui non è condannato  (Vangelo)

 [...] "Eccoti dove voglio che occupi l'anima tua. Prima vola sulle ali della fede, ed in quella luce, tuffandoti, conoscerai ed acquisterai sempre nuove notizie di me tuo Dio; ma col più conoscermi, il tuo nulla si sentirà quasi disperso e non avrai dove appoggiarti; ma tu sollevati di più, e gettandoti nel mare immenso della speranza, quali sono tutti i miei meriti che acquistai nel corso della mia vita mortale, tutte le pene della mia passione, che pure ne feci dono all'uomo, e che solo per mezzo di questo puoi sperare i beni immensi della fede, perché non c'è altro mezzo come poterli ottenere. Quindi tu avvalendoti di questi miei meriti come se fossero tuoi, il tuo nulla non si sentirà più disperso e sprofondato nell'abisso del niente, ma acquistando nuova vita, [la tua anima] resterà abbellita, arricchita in modo tale, d'attirarsi gli stessi sguardi divini. Ed allora, non più timidità, ma la speranza le somministrerà il coraggio, la fortezza, in modo da rendere l'anima stabile come colonna esposta a tutte le intemperie dell'aria, quali sono le varie tribolazioni della vita, che non la smuovono un tantino. E la speranza farà che, non solo l'anima senza timore s'immergerà nelle immense ricchezze della fede, ma se ne renderà padrona; e giungerà a tanto con la speranza, da rendere suo lo stesso Dio. Ah, sì! La speranza fa giungere l'anima dove vuole, la speranza è la porta del cielo, sicché solo per suo mezzo si apre, perché chi tutto spera tutto ottiene.

Onde l'anima, giunta che sarà a fare suo lo stesso Dio, subito, senza nessun ostacolo, si troverà nell'oceano immenso della carità; ed ivi portando con sé la fede e la speranza, s'immergerà dentro e farà una sola cosa con me, suo Dio". [...] (Dal vol. 2 Settembre 19, 1899)

 

 

 

 

 

 

 

 

Solennità della  SS. Trinità   Anno ...

Meditazioni

Liturgia  e  Divina Volontà

Dal Vangelo secondo Giovanni  (Gv 16, 1215)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: "Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.  Quando però verrà lo Spirito di Verità, Egli vi guiderà alla Verità tutta intera, perché non parlerà da Sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future.  Egli Mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l`annunzierà.  Tutto quello che il Padre possiede è mio;  per questo ho detto che prenderà del mio e ve l`annunzierà."

 

<< Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.  Quando però verrà lo Spirito di Verità, Egli vi guiderà alla Verità tutta intera, perché non parlerà da Sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future >>

 

Dagli Scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta:

...E Gesù: "Figlia mia, e se io lo voglio il sacrifizio, tu devi essere pronta a farlo né devi negarmi nulla. Or tu devi sapere che io nel venire sulla terra venni a manifestare la mia dottrina celeste, a far conoscere la mia umanità, la mia patria e l'ordine che la creatura doveva tenere per raggiungere il cielo, in una parola il Vangelo; ma della mia Volontà quasi nulla o pochissimo dissi, quasi la sorvolai facendo solo capire che la cosa che più m'importava era la Volontà del Padre mio. Dei suoi pregi, della sua altezza e grandezza, dei grandi beni che la creatura riceve col vivere nel mio Volere, quasi nulla dissi, perché la creatura, essendo troppo bambina nelle cose celesti, non avrebbe capito nulla; solo le insegnai a pregare: Fiat Voluntas tua, sicut in coelo et in terra, affinché si disponesse a conoscere questa mia Volontà per amarla e farla, e quindi ricevere i beni che essa contiene.

Ora ciò che dovevo fare allora, gli insegnamenti che dovevo dare a tutti sulla mia Volontà li ho dati a te; sicché il farli conoscere non è altro che supplire a ciò che dovevo fare io stando in terra, come compimento della mia venuta. Quindi non vuoi tu che compisca lo scopo della mia venuta sulla terra? Perciò lascia fare a me; io vigilerò tutto e disporrò tutto, e tu seguimi e statti in pace".  (Volume 13 Giugno 2, 1921)

 

Trovandomi nel solito mio stato, il mio dolce Gesù si faceva vedere tutto compiaciuto e con un contento indescrivibile, ed io gli ho detto: "Che hai Gesù? Buone nuove mi porti, che sei così contento?"

E Gesù: "Figlia mia, sai perché sono così contento? Tutta la mia gioia, la mia festa, è quando ti veggo scrivere. Veggo vergare nelle parole scritte la mia gloria, la mia vita, la conoscenza di me che si moltiplica sempre più, la luce della Divinità, la potenza della mia Volontà, lo sbocco del mio amore; le veggo vergate sulla carta, ed io in ogni parola sento la fragranza di tutti i miei profumi. Poi veggo quelle parole scritte correre, correre in mezzo ai popoli per portare nuove conoscenze, il mio amore sboccante, i segreti del mio Volere. Oh, come ne gioisco, che non so che ti farei quando scrivi! E come tu scrivi nuove cose su ciò che mi riguarda, così io vo inventando nuovi favori per compensarti, e mi dispongo a dirti nuove verità per darti nuovi favori.

Io ho amato sempre di più e ho riservato grazie più grandi a chi ha scritto di me, perché essi sono la continuazione della mia vita evangelica, i portavoce della mia parola; e ciò che non dissi nel mio Vangelo, mi riservai di dirlo a chi avrebbe scritto di me. Io non finii allora di predicare; io debbo predicare sempre, fino a che esisteranno le generazioni".  (Volume 14 Febbraio 14, 1922)

 

"Figlia mia, tutta la legge ed i beni della redenzione furono scritti da me e deposti nel cuore della mia cara Mamma. Era giusto che siccome fu lei la prima che visse nel mio Volere, e perciò mi attirò dal Cielo e mi concepì nel suo seno, che conoscesse tutte le leggi e fosse depositrice di tutti i beni della redenzione. E non aggiunsi una virgola di più, fosse meno perché incapace, quando uscendo fuori alla mia vita pubblica la manifestai alle genti, agli apostoli; e gli stessi apostoli e tutta la Chiesa nulla ha aggiunto di più di quello che dissi e feci io quando stetti sulla terra: nessun altro Vangelo ha fatto e nessun altro sacramento in più ha istituito, ma si gira sempre [intorno] a tutto ciò che io feci e dissi. Chi è chiamato per primo, è necessario che riceva il fondo di tutto quel bene che voglio fare a tutte le umane generazioni; è vero che la Chiesa ha commentato il Vangelo, ha scritto tanto su tutto ciò che io feci e dissi, ma mai si è allontanata dalla mia fonte, dall'origine dei miei insegnamenti.

Così sarà della mia Volontà: metterò in te il fondo della legge eterna del mio Volere, ciò che è necessario per farla comprendere e gli insegnamenti che ci vogliono; e se la Chiesa si allargherà nelle spiegazioni e nei commenti, non si partirà mai dall'origine, dalla fonte da me costituita; e se qualcuno vorrà partirsi resterà senza luce e nel buio oscuro, e sarà costretto, se volesse la luce, a ritornare alla fonte, cioè ai miei insegnamenti".  (Volume 16 Febbraio 24, 1924)

 

"Figlia mia, hai scritto tutto sulla missione della mia Volontà?"

Ed io: "Sì, sì, ho scritto tutto".

E lui di nuovo: "E se ti dicessi che non hai scritto tutto? Anzi la cosa più essenziale l'hai lasciata; perciò riprendi a scrivere ed aggiungi: 'La missione della mia Volontà adombrerà la Santissima Trinità sulla terra, e come in Cielo ci sono il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, inseparabili tra loro, ma distinti tra loro, i quali formano tutta la beatitudine del Cielo, così in terra ci saranno tre persone che per la loro missione saranno distinte ed inseparabili tra loro: la Vergine con la sua maternità, che adombra la paternità del Padre Celeste e rinchiude la sua potenza per compiere la sua missione di Madre del Verbo Eterno e Corredentrice del genere umano; la mia Umanità, per la missione di Redentore, [che] racchiuse la Divinità, ed il Verbo senza separarsi giammai dal Padre e dallo Spirito Santo: manifestai la mia sapienza celeste, aggiungendo il vincolo di rendermi inseparabile con la mia Mamma; tu, per missione della mia Volontà, lo Spirito Santo farà sfoggio del suo amore manifestandoti i segreti, i prodigi del mio Volere, i beni che contiene per felicitare coloro che si daranno a conoscere quanto bene contiene questa Volontà Suprema, per amarla e farla regnare tra loro, esibendo le loro anime per farla abitare nei propri cuori, per poter formare la sua vita in essi, aggiungendo il vincolo dell'inseparabilità tra te, la Madre ed il Verbo Eterno.

Queste tre missioni sono distinte e inseparabili, e le prime due hanno preparato le grazie, la luce, il lavoro e pene inaudite, per la terza missione della mia Volontà, per fondersi tutte in essa senza lasciare il loro ufficio, per trovare riposo, perché solo la mia Volontà è riposo celeste. Queste missioni non si ripetono, perché è tale e tanta la esuberanza della grazia, della luce, della conoscenza, che tutte le umane generazioni potranno restare riempite, anzi non potranno contenere tutto il bene che [queste missioni] contengono.

Queste missioni sono simboleggiate nel sole, che nel crearlo lo riempii di tanta luce e calore, in modo che tutte le umane generazioni hanno luce sovrabbondante, né badai che al principio della creazione, essendo solo Adamo ed Eva che dovevano goderselo, di mettere quella luce necessaria per loro soli, e come dovevano crescere le generazioni accrescere nuova luce; no, no, lo feci pieno di luce come lo è tutt'ora e sarà. Le opere mie per decoro ed onore della nostra potenza, sapienza ed amore, sono sempre fatte con la pienezza di tutto il bene che contiene né soggette a crescere o decrescere. Così feci del sole, accentrai in lui quella luce che doveva servire fino all'ultimo uomo; ma quanti beni non fa il sole alla terra? Qual gloria nella sua muta luce non dà al suo Creatore? Posso dire che mi glorifica e mi fa conoscere più il sole nel suo muto linguaggio, per gli immensi beni che fa alla terra, che tutte le altre cose insieme, e questo perché è pieno nella sua luce e stabile nel suo corso.

Quando guardai il sole, che con tanta luce solo Adamo ed Eva godevano, guardai pure tutti i viventi, e vedendo che quella luce doveva servire a tutti, la mia paterna bontà esultò di gioia e restai glorificato nelle opere mie.

Onde così feci con la mia Mamma: la riempii di tanta grazia che può dare grazie a tutti senza esaurirne una sola. Così feci per la mia Umanità: non c'è bene che non possiede, e racchiude tutto, la stessa Divinità, per darla a chi ne vuole. Così ho fatto per te: ho racchiuso in te la mia Volontà e con essa ho racchiuso me stesso, ho racchiuso in te le conoscenze, i suoi segreti, la sua luce; ho riempito l'anima fino all'orlo, tanto che quello che scrivi non è altro che lo sbocco di quello che contieni della mia Volontà. E ad onta che adesso serve a te sola, e qualche sprazzo di luce a qualche altra [anima], io mi contento, perché essendo luce di per se stessa, più che secondo sole si farà via per illuminare le umane generazioni e portare il compimento delle opere nostre: che la nostra Volontà sia conosciuta ed amata e regni come vita nelle creature. Questo fu lo scopo della creazione, questo il suo principio, questo sarà il mezzo e la fine.

Perciò sii attenta, perché si tratta di mettere in salvo quella Volontà eterna che con tanto amore vuole abitare nelle creature, ma vuol essere conosciuta né vuole stare come estranea, ma vuol dare i suoi beni e farsi vita di ciascuno; ma vuole i suoi diritti, il suo posto d'onore, vuole che si metta la volontà umana da banda, unico suo nemico e dell'uomo.

La missione della mia Volontà fu lo scopo della creazione dell'uomo. La mia Divinità non si partì dal Cielo dal suo trono, ma la mia Volontà non solo partì, ma scese in tutte le cose create e vi formò la sua vita. Ma mentre tutte le cose mi riconobbero, ed io con maestà e decoro vi abito, solo l'uomo mi cacciò; ma io voglio conquiderlo e vincerlo, e perciò la mia missione non è finita. Quindi ho chiamato te affidandoti la mia stessa missione, affinché metta in grembo della mia Volontà colui che mi cacciò, e tutto mi ritorni nel mio Volere.

Perciò non ti meravigliare per quante cose grandi e maravigliose possa dirti per questa missione, per quante grazie possa farti, perché non si tratta di fare un santo, di salvare le generazioni, ma si tratta di mettere in salvo una Volontà Divina, che tutti ritornino al principio, all'origine da dove tutti uscirono, e che lo scopo della mia Volontà abbia il suo compimento".  (Volume 17 Maggio 4, 1925)

 

"Figlia mia, la redenzione ed il Regno della mia Divina Volontà sono andati sempre insieme; per venire la redenzione ci voleva una creatura che vivesse di Volontà Divina, come viveva l'Adamo innocente nell'Eden prima di peccare, e questo con giustizia, con sapienza, per nostro decoro, affinché il riscatto dell'uomo caduto fosse basato sul principio del come l'ordine della nostra sapienza creava l'uomo. Se non ci fosse una creatura in cui il mio Fiat Divino non avesse il suo regno, poteva essere un sogno la redenzione, non una realtà; perché se nella Vergine non ci fosse il suo totale dominio, tra Volontà Divina ed umana restavano come in cagnerio e [la Volontà Divina] a distanza dall'umanità, quindi la redenzione era impossibile. Invece la Vergine Regina piegò la sua volontà sotto alla Volontà Divina e la fece regnare liberamente; con ciò le due volontà si fusero, si rappacificarono, l'umano volere subiva il continuo atto del Divin Volere e lo faceva fare senza mai opporsi; sicché il regno di esso teneva la sua vita, il suo vigore ed il suo pieno dominio.

Vedi dunque come incominciarono insieme la redenzione ed il Regno del mio Fiat! Anzi potrei dire che cominciò prima il Regno del mio Fiat, per seguire insieme l'uno e l'altro. E come [per] un uomo ed una donna, perché si sottrassero dal mio Volere Divino, ebbe origine il regno del peccato e di tutte le miserie dell'umana famiglia, così una donna, in virtù che fece regnare il mio Fiat, fu fatta Regina del cielo e della terra; unita al Verbo eterno fatto Uomo ebbe origine la redenzione, non escludendo neppure il Regno della mia Divina Volontà. Anzi tutto ciò che si fece da me e dall'altezza della Sovrana del cielo non sono altro che materiali ed edifici che preparano il suo regno. Il mio Vangelo si può chiamare le vocali, le consonanti, che facendo da trombettieri chiamano l'attenzione dei popoli ad aspettarsi qualche lezione più importante, che dovevano portar loro un bene più grande della stessa redenzione. Le stesse mie pene, la mia morte e la mia resurrezione, conferma della redenzione e preparativo del Regno del mio Volere Divino, erano lezioni più sublimi e metteva tutti sull'attenti d'aspettare lezioni più alte; e già l'ho fatto dopo tanti secoli, che sono le tante manifestazioni che ti ho fatto sulla mia Divina Volontà, e quello che più ti ho fatto conoscere [è] com'essa vuol venire a regnare in mezzo alle creature, per restituir loro il diritto del suo regno perduto, per abbondarle di tutti i beni e di tutte le felicità che essa possiede.

Sicché come tu vedi, i materiali sono già pronti, gli edifici esistono, le conoscenze del mio Volere, che più che sole devono illuminare il suo regno e fare innalzare dai materiali formati da me edifici più vasti; quindi non ci vogliono altro che i popoli che devono popolare questo Regno del mio Fiat; ed i popoli si formeranno ed entreranno come si andranno pubblicando le conoscenze di esso. Vedi dunque, due creature che scendono dalla Volontà Divina e danno il campo d'azione alla volontà umana e formano la rovina delle umane generazioni; altre due creature, la Regina del cielo che vive per grazia nel mio Fiat Divino e la mia Umanità che vive per natura in esso, formano la salvezza ed il ripristinamento e restituiscono il Regno del mio Volere Divino. E come non si può dubitare che sia venuta la redenzione, essendo connesso insieme l'una e l'altro, quindi con certezza spunterà il Regno del mio Fiat Divino; può essere al più effetto di tempo".

Io nel sentire ciò ho detto: "Amor mio, come può venire questo Regno del tuo Volere? Non si vede nessun cambiamento, il mondo pare che non si arresta nella sua corsa vertiginosa del male". E Gesù ha ripreso a dire: "Che ne sai tu che devo fare io, e come posso tutto travolgere per fare che il Regno della mia Divina Volontà avesse la sua vita in mezzo alle creature? Se tutto è deciso, perché tu ci dubiti?"   (Volume 26 Luglio 27, 1929)

 

<< Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l`annunzierà >>

Ora, mentre mi trovo fuori di me stessa e trovandomi nell'alto dei cieli, mi è parso di vedere Dio dentro a una luce, ed egli stesso pareva anche luce; ed in questa luce si trovava bellezza, fortezza, sapienza, immensità, altezza, profondità, senza termini e confini; sicché pure nell'aria che respiriamo vi è Dio, è Dio stesso che si respira; sicché ognuno lo può fare come vita propria, come lo è infatti. Sicché nessuna cosa gli sfugge e nessuno lo può sfuggire. Questa luce pare che sia tutta voce, senza che parla; tutta operante, mentre sempre riposa; si trova da per tutto, senza niente ingombrare; e mentre si trova da per tutto, tiene anche il suo centro. Oh Dio, quanto sei incomprensibile! Ti veggo, ti sento, sei la mia vita, ti restringi in me, mentre resti sempre immenso e niente perdi di te; eppure mi sento balbuziente e mi pare di non saperne dire nulla.

Per potermi spiegare meglio, secondo il nostro umano linguaggio, dirò che veggo un'ombra di Dio in tutto il creato; perché in tutto il creato, dove ha gettato l'ombra della sua bellezza, dove i suoi profumi, dove la sua luce, come nel sole, [nel quale] io veggo un'ombra speciale di Dio. Lo veggo come adombrato in questo pianeta, come re di tutti gli altri pianeti.

Che cosa è il sole? Non è altro che un globo di fuoco; uno è il globo, ma molti sono i raggi, di modo che noi possiamo comprendere facilmente, il globo, Iddio, e dai raggi, gli immensi attributi di Dio.

Secondo: il sole è fuoco, ma insieme è luce ed è calore, quindi la Santissima Trinità è adombrata nel sole; il fuoco è il Padre, la luce è il Figlio, il calore è lo Spirito Santo, ma uno è il sole; e come non si può dividere il fuoco dalla luce e dal calore, così una è la potenza del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, che fra loro non si possono realmente separare. Come il fuoco nello stesso istante produce la luce ed il calore, sicché non si può concepire il fuoco senza concepirsi anche la luce ed il calore, così non si può concepire il Padre prima del Figlio e dello Spirito Santo, e così, vicendevolmente hanno tutti e Tre lo stesso principio eterno.

Aggiungo che la luce del sole si spande ovunque; così Iddio, con la sua immensità, dovunque penetra; però ricordiamoci che questo non è che un'ombra, perché il sole non giunge dove non può penetrare con la sua luce, ma Dio penetra dovunque. è spirito purissimo Iddio, e noi lo possiamo raffigurare nel sole che fa penetrare i suoi raggi dovunque, e senza che nessuno li possa prendere fra le mani; di più: Dio guarda tutto, le iniquità, le nefandezze degli uomini, e lui resta sempre quello che è, puro, santo, immacolato. Ombra di Dio è il sole, che manda la sua luce sulle immondezze e resta immacolato; nel fuoco, spande la sua luce e non si arde; nel mare, nei fiumi, e non si affoga; dà luce a tutti e feconda tutto; dà vita a tutto col suo calore e non si ammiserisce di luce, né niente perde del suo calore; e molto più, fa tanto bene a tutti e lui di nessuno fa bisogno, e resta sempre quello che è: maestoso, risplendente, senza mai mutarsi.

Oh, come si ravvisano bene nel sole le qualità divine! Con la sua immensità si trova nel fuoco e non si arde; nel mare e non si affoga; sotto dei nostri piedi e non [lo] si calpesta; dà a tutti e non si ammiserisce, e di nessuno fa bisogno; guarda tutto, anzi è tutt'occhi e non c'è cosa che non sente, è a giorno d'ogni fibra del nostro cuore, d'ogni pensiero della nostra mente. Ed essendo spirito purissimo, non ha né orecchie né occhi, e per qualunque successo non mai si muta. Il sole, investendo il mondo con la sua luce, non si affatica; così Iddio, dando vita a tutti, aiutando e reggendo il mondo non si affatica. Per non godere più, l'uomo, la luce del sole ed i suoi benefici influssi, può nascondersi, può mettere ripari, ma al sole nulla fa, [il sole] rimane quello che è; il male cadrà tutto sopra dell'uomo. Così, col peccato può allontanarsi da Dio e non godere più i suoi benefici influssi, ma a Dio nulla gli fa, il male è tutto suo.

Anche la rotondità del sole mi simboleggia l'eternità di Dio, che non ha né principio né fine. La stessa luce penetrante del sole, che nessuno può restringere nel suo occhio, che se alcuno volesse fissarlo nel suo pieno meriggio resterebbe abbagliato, e se il sole si volesse avvicinare all'uomo, l'uomo ne resterebbe incenerito, così del sol Divino: nessuna mente creata può restringerlo nella sua piccola mente, per comprenderlo in tutto quello che è; e se volesse sforzarsi, ne resterebbe abbagliato e confuso; e se questo sole Divino volesse sfoggiare tutto il suo amore, facendolo sentire [all'uomo] mentre è in carne mortale, l'uomo ne resterebbe incenerito. Onde [Dio] ha gettato un'ombra di sé e delle sue perfezioni su tutto il creato, sicché pare [che] lo vediamo e tocchiamo e ne restiamo toccati continuamente.  (Volume 2 Febbraio 28, 1899)

 

Onde dopo poco è ritornato ed ha seguito a parlare della sua Santissima Volontà dicendomi:

"Figlia mia, la mia Volontà nel Cielo conteneva il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo; una era la Volontà delle Tre Divine Persone, mentre erano distinte tra loro, ma la Volontà era una. Questa, essendo sola che agiva in noi, formava tutta la nostra felicità, eguaglianza d'amore, di potenza, di bellezza, ecc. Se invece d'una Volontà ci fossero tre Volontà, non potevamo essere felici, molto meno rendere felici gli altri; saremmo stati ineguali nella potenza, nella sapienza, nella santità, ecc. Sicché la nostra Volontà 'una' agente in noi, è tutto il nostro bene, da cui scaturiscono tanti mari di felicità, che nessuno può penetrare fino al fondo. Ora la nostra Volontà, vedendo il gran bene dell'agire sola in Tre Persone distinte, vuole agire sola in tre persone distinte in terra, e queste sono: la Madre, il Figlio, la sposa. Da queste vuol fare scaturire altri mari di felicità, che porteranno beni immensi a tutti i viatori".

Ed io tutta meravigliata ho detto: "Amor mio, chi sarà questa Madre fortunata, Figlio e sposa, che adombreranno la Trinità sulla terra e che la tua Volontà sarà 'una' in loro?"

E Gesù: "Come, non l'hai capito? Due già sono al loro posto d'onore: la mia Mamma divina ed io, Verbo Eterno, Figlio del Padre Celeste e Figlio della Madre Celeste; con l'incarnarmi nel seno di lei, fui suo proprio Figlio. La sposa è la piccola figlia del mio Volere. Io ci sono nel mezzo, la mia Mamma a destra e la sposa a sinistra; come la mia Volontà agisce in me, fa l'eco a destra ed a sinistra e ne forma una sola Volontà. Perciò ho versato tante grazie in te, ho aperto le porte del mio Volere, ti ho svelato i segreti, i prodigi che esso contiene, per aprire tante vie per farti giungere l'eco del mio Volere, ché sperdendo il tuo potessi vivere con la sola mia Volontà; non ne sei contenta?"

Ed io: "Grazie o Gesù, e fa', ti prego, che segua il tuo Volere".   (Volume 15 Gennaio 24, 1923)

 

..."Mio Dio, dove può giungere chi vive nel tuo Volere!" Ed una folla di pensieri, come tante voci dicevano, dicevano, ma non so ridirli; forse li saprò ridire quando sarò nella patria celeste, che possederò lo stesso linguaggio [di] lassù.

Onde stando come preoccupata, il mio sommo bene Gesù ha ripreso il suo dire: "Figlia mia, non ti maravigliare; tutto è possibile alla mia Volontà. Il vero amore quando è perfetto incomincia da se stesso. Il vero modello è la Trinità Sacrosanta. Il mio Padre celeste amò se stesso e nel suo amore generò suo Figlio, quindi amò se stesso nel Figlio. Io, suo Figlio, amai me stesso nel Padre, e da quest'amore procedette lo Spirito Santo. Quest'amare se stesso il Padre celeste generò un solo amore, una sola potenza e santità, e così di seguito; vincolò l'unione inseparabile delle tre Divine Persone.

E quando creammo la creazione amammo noi stessi. Sicché amammo noi stessi nello stendere il cielo, nel creare il sole; fu l'amore di noi stessi che ci spinse a creare tante belle cose degne di noi ed inseparabili da noi. E quando creammo l'uomo, l'amore di noi stessi si fece più intenso, ed amando noi stessi in lui, il nostro amore riprodusse la nostra vita e somiglianza nel fondo della sua anima. Non si può dare se non ciò che si tiene; e siccome il nostro amore era perfetto, amando noi stessi non ci potevamo separare da ciò che usciva da noi.

Ora la nostra Volontà, col voler la creatura a vivere in essa per formare il suo regno, ama se stessa ed amando se stessa vuol dare ciò che possiede; ed allora è contenta, quando forma la ripetizione della nostra vita, quando opera negli atti della creatura e trionfante e vittoriosa, con somma nostra gloria ed onore, ce li porta nel nostro Seno Divino, per fare che noi riconoscessimo la nostra vita nel suo operare di chi vive nel suo Volere. è proprio questo che significa amare se stessa in ciò che vuol fare e produrre: dare se stessa per poter formare un altro essere simile a lui.

La nostra Volontà è la fecondatrice e seminatrice della nostra vita, e dove trova anime disposte ama se stessa, col suo amore le feconda e vi semina i suoi atti divini, i quali uniti insieme formano il gran prodigio della vita divina nella creatura.

Perciò lasciati in balìa della mia Volontà e fa che faccia di te ciò che essa vuol fare, e saremo contenti tu e noi". (Volume 35 Ottobre 19, 1937)



[1] proprio