LA VITA NELLA SANTA FAMIGLIA DI NAZARETH

Seguendo gli Scritti della Serva di Dio LUISA PICCARRETA la PFDV

 

Da:  La Vergine Maria nel Regno della Divina Volontà (23° giorno):

Lezione della mia Mamma Celeste: Figlia mia carissima, come son contenta di tenerti vicina, per poterti insegnare come in tutte le cose si può distendere il Regno della Divina Volontà.  Tutte le croci, i dolori, le umiliazioni, investite dalla vita del Fiat Divino, sono come materia prima nelle sue mani per alimentare il suo Regno e distenderlo sempre più.

Perciò, prestami attenzione ed ascolta la Mamma tua.  Io continuavo la mia dimora nella grotta di Betlemme con Gesù ed il caro San Giuseppe.  Come eravamo felici!  Quella grotticella, stando l'Infante Divino e la Divina Volontà operante in noi, si era cambiata in paradiso.  E' vero che pene e lacrime non ci mancavano, ma confrontate ai mari immensi di gioia, di felicità, di luce, che il Fiat Divino faceva sorgere in ogni atto nostro, erano goccioline appena gettate in questi mari.  E poi, la dolce ed amabile presenza del mio caro Figlio era una delle più grandi felicità.

Ora, figlia cara, tu devi sapere che giunse l'ottavo giorno del Celeste Bambino, dacché era nato alla luce del giorno ed il Fiat Divino suonò l'ora del dolore, comandandoci di circoncidere il vezzoso Bambinello.  Era un taglio dolorosissimo a cui si doveva sottoporre il piccolo Gesù.  Era legge di quei tempi che tutti i primogeniti si dovevano sottoporre a questo taglio doloroso.  Si può chiamare legge del peccato ed il mio Figlio era innocente e la sua legge era la legge dell'amore, ma con tutto ciò, siccome venne a trovare non l'uomo re, ma l'uomo degradato, per affratellarsi a lui ed innalzarlo, Si volle degradare e Si sottopose alla legge.

Figlia mia, San Giuseppe ed io sentimmo un fremito di dolore, ma impavidi e senza esitare chiamammo il Ministro e si fece circoncidere con un taglio dolorosissimo.  Al dolore acerbo, il Bimbo Gesù piangeva e si slanciava nelle mie braccia chiedendomi aiuto.  San Giuseppe ed io mescolammo le nostre lacrime con le sue;  si raccolse il primo Sangue sparso da Gesù per amore delle creature;  [Gli] si impose il nome di Gesù, nome potente che doveva far tremare Cielo e terra e lo stesso inferno, nome che doveva essere il balsamo, la difesa, l'aiuto ad ogni cuore.

Ora, figlia mia, questo taglio era l'immagine del taglio crudele che l'uomo s'era fatto all'anima sua col fare la sua volontà, ed il mio caro Figlio si faceva fare questo taglio per sanare il duro taglio delle volontà umane, per sanare col suo Sangue le ferite dei tanti peccati, che il veleno della volontà umana ha prodotto nelle creature.  Sicché ogni atto di volontà umana è un taglio che si fa e una piaga che si apre ed il Celeste Bambino, col suo taglio doloroso, preparava il rimedio a tutte le ferite umane.

Ora, figlia mia, un'altra sorpresa:  una stella nuova splende sotto la volta del cielo e con la sua luce va cercando adoratori per condurli a riconoscere ed adorare il Bambino Gesù.  Tre personaggi, l'uno lontano dall'altro, ne restano colpiti ed investiti da Luce superna seguono la stella, la quale li conduce nella grotta di Betlemme ai piedi del Bambino Gesù.  Ma quale non fu la meraviglia di questi Re Magi, nel riconoscere in quell'Infante Divino il Re del Cielo e della terra, Colui che veniva ad amare ed a salvare tutti?  Perché nell'atto che i Magi Lo adoravano, rapiti da quella celeste beltà, il nato Bambino fece trasparire fuori dalla sua piccola Umanità la sua Divinità, e la grotta si cambiò in Paradiso, tanto che non sapevano più distaccarsi dai piedi dell'Infante Divino se non quando ebbe ritirata di nuovo nella sua Umanità la Luce della Divinità.  Ed io, mettendo in esercizio l'ufficio di Madre, parlai a lungo della discesa del Verbo e li fortificai nella fede, speranza e carità, simbolo dei loro doni offerti a Gesù;  e pieni di gioia si ritirarono nelle loro regioni, per essere i primi propagatori.

Figlia mia cara, non ti spostare dal mio fianco, seguimi ovunque.  Già stanno per compiersi quaranta giorni dalla nascita del piccolo Re Gesù, ed il Fiat Divino ci chiama al Tempio per adempire la legge della Presentazione del Figlio mio.  Ebbene, [andammo] al Tempio.  Era la prima volta che uscivo insieme col mio dolce Bambino.  Una vena di dolore si aprì nel mio Cuore:  andavo ad offrirlo vittima per la salvezza di tutti!  Quindi entrammo nel Tempio e prima adorammo la Divina Maestà, poi si chiamò il sacerdote, e messolo nelle sue braccia, feci l'offerta del Celeste Bambino all'Eterno Padre, offrendolo in sacrificio per la salvezza di tutti.  Il sacerdote era Simeone, e come lo deposi nelle sue braccia, riconobbe che era il Verbo Divino ed esultò d'immensa gioia;  e dopo l'offerta, atteggiandosi a Profeta, profetizzò tutti i miei dolori...  Oh, come il Fiat Supremo suonò a distesa sul mio materno Cuore con suono vibrante la ferale tragedia di tutte le pene del mio Figlio Bambino!  Ma quello che più mi trafisse furono le parole che mi disse il santo Profeta, cioè:  "Questo caro Bambino sarà la salvezza e la rovina di molti, e sarà il bersaglio delle contraddizioni".

Se il Voler Divino non mi avesse sostenuta, sarei morta all'istante di puro dolore.  Invece mi diede vita e se ne servì per formare in me il Regno dei dolori nel Regno della sua stessa Volontà.  Sicché oltre al diritto di Madre che tenevo su tutti, acquistai il diritto di Madre e Regina di tutti i dolori.  Ah, sì, coi miei dolori acquistai la monetina per pagare i debiti dei figli miei ed anche dei figli ingrati.

Ora, figlia mia, tu devi sapere che nella luce della Divina Volontà io già sapevo tutti i dolori che dovevano toccarmi, ed anche più di quello che mi disse il santo Profeta, ma in quell'atto sì solenne di offrire il mio Figlio, a sentirmelo ripetere, mi sentii talmente trafitta, che mi sanguinò il Cuore, ed aprì squarci profondi nell'anima mia.

Ora, ascolta la Mamma tua:  nelle tue pene, negli incontri dolorosi che non ti mancano, non ti abbattere mai, ma con amore eroico fa' che il Voler Divino prenda il suo regio posto nelle tue pene, affinché te le converta in monetine d'infinito valore, con cui potrai pagare i debiti dei tuoi fratelli per riscattarli dalla schiavitù dell'umana volontà, per farli rientrare come figli liberi nel Regno del Fiat Divino.

 

E nel Giorno 25° la Mamma Celeste ci fa contemplare:

 [...]   "Tu devi sapere che la piccola casa di Nazareth per la Mamma tua, per il caro e dolce Gesù e per San Giuseppe era un paradiso.  Il mio caro Figlio, essendo Verbo Eterno, possedeva in Sé stesso per virtù propria la Divina Volontà;  ed in quella piccola Umanità risiedevano mari immensi di Luce, di Santità, di gioie e di Bellezze infinite;  ed io possedevo per Grazia il Volere Divino e, sebbene non potevo abbracciare l'immensità come l'amato Gesù perché Egli era Dio e Uomo, ed io ero sempre la sua creatura finita con tutto ciò, il Fiat Divino mi riempì tanto che aveva formato i suoi mari di luce, di santità, d'amore, di bellezze e di felicità [in me], ed era tanta la luce, l'amore e tutto ciò che può possedere un Volere Divino che usciva da noi, che San Giuseppe restava eclissato, inondato e viveva dei nostri riflessi.

Figlia cara, in questa casa di Nazareth stava in pieno vigore il Regno della Divina Volontà.  Ogni piccolo nostro atto, cioè il lavoro, l'accendere il fuoco, il preparare il cibo, erano tutti animati dal Volere Supremo e formati sulla sodezza della santità del puro Amore.  Quindi dal più piccolo al più grande atto nostro scaturivano gioie, felicità, beatitudini immense;  e noi restavamo talmente inondati, da sentirci come sotto d'una pioggia dirotta di nuove gioie e contenti indescrivibili.

Figlia mia, tu devi sapere che la Divina Volontà possiede in natura la sorgente delle gioie;  e quando regna nella creatura si diletta di dare in ogni suo atto l'atto nuovo continuo delle sue gioie e felicità.  Oh, come eravamo felici!  Tutto era pace, unione somma, e l'uno si sentiva onorato d'ubbidire all'altro.  Anche il mio caro Figlio faceva a gara, ché voleva essere comandato nei piccoli lavori da me e dal caro San Giuseppe.  Oh, come era bello vederlo nell'atto in cui aiutava il suo padre putativo nei lavori fabbrili, [o nel] vederlo che prendeva il cibo!  Ma quanti mari di Grazia faceva scorrere in quegli atti a pro delle creature?

Ora, figlia cara, ascoltami:  in questa casa di Nazareth fu formato nella Mamma tua e nell'Umanità di mio Figlio il Regno della Divina Volontà, per farne un dono all'umana famiglia, quando si sarebbero disposti a ricevere il bene di questo Regno.  E sebbene mio Figlio era Re ed io Regina, eravamo Re e Regina senza popolo;  il nostro Regno, sebbene poteva racchiudere tutti e dar vita a tutti, era deserto, perché si voleva la Redenzione prima, per preparare e disporre l'uomo a venire in questo Regno sì santo.  Molto più che essendo posseduto da me [e] dal mio Figlio, che appartenevamo secondo l'ordine umano all'umana famiglia, ed in virtù del Fiat Divino e del Verbo Incarnato alla Famiglia Divina, le creature ricevevano il diritto d'entrare in questo Regno e la Divinità cedeva il diritto e lasciava le porte aperte a chi volesse entrare.  Perciò la nostra vita nascosta di sì lunghi anni servì a preparare il Regno della Divina Volontà alle creature. Ecco perché voglio farti conoscere ciò che operò in me questo Fiat Supremo, affinché dimentichi la tua volontà e, dando la mano alla Madre tua, ti possa condurre nei beni che con tanto amore ti ho preparato.

Dimmi, figlia del mio Cuore, contenterai me ed il tuo e mio caro Gesù, che con tanto amore ti aspettiamo in questo Regno sì santo a vivere insieme con noi per vivere tutta di Volontà Divina?

Ora, figlia cara, ascolta un altro tratto d'amore che in questa casa di Nazareth mi fece il mio caro Gesù:  Egli mi fece depositaria di tutta la sua Vita.  Dio, quando fa un'opera, non la lascia sospesa, né nel vuoto, ma cerca sempre una creatura dove potere rinchiudere e poggiare tutta l'opera sua;  altrimenti passerebbe pericolo che Iddio esponesse le opere sue all'inutilità, ciò che non può essere.  Quindi, il mio caro Figlio deponeva in me le sue opere, le sue parole, le sue pene, tutto;  fino il respiro depositava nella Mamma sua.  E quando, ritirati nella nostra stanzetta, Egli prendeva il suo dolce dire e mi narrava tutti i Vangeli che doveva predicare al pubblico, i Sacramenti che doveva istituire, tutto mi affidava e deponendo tutto in me, mi costituiva canale e sorgente perenne, perché da me doveva uscire la sua Vita e tutti i suoi beni a pro di tutte le creature.  Oh, come mi sentivo ricca e felice nel sentirmi deporre in me tutto ciò che faceva il mio caro Figlio Gesù!  Il Volere Divino che regnava in me mi dava lo spazio per poter tutto ricevere, e Gesù si sentiva dare dalla Mamma sua il contraccambio dell'amore, della gloria della grande opera della Redenzione.  Che cosa non ricevetti da Dio, perché non feci mai la mia volontà ma sempre la Sua?  Tutto;  anche la stessa Vita del mio Figlio era a mia disposizione;  e mentre restava sempre in me, potevo bilocarla per darla a chi, con amore, me la chiedesse.

Ora, figlia mia, una parolina a te.  Se farai sempre la Divina Volontà e mai la tua e vivrai in essa, io, la Mamma tua, farò il deposito di tutti i beni del mio Figlio nell'anima tua.  Oh, come ti sentirai fortunata!  Avrai a tua disposizione una Vita divina che tutto ti darà;  ed io, facendoti da vera Mamma, mi metterò a guardia affinché cresca questa vita in te e vi formi il Regno della Divina Volontà".   [...]

 

Dalle Memorie d'Infanzia :

Scrive Luisa: A tal proposito della sua Vita nascosta, ricordo che (Gesù) mi diceva:  "Figlia mia, la tua vita deve essere in mezzo a noi nella casa di Nazareth.  Se lavori, se preghi, se prendi cibo, se cammini, devi avere una mano a Me, l'altra alla Mamma nostra, e lo sguardo a San Giuseppe, per vedere se i tuoi atti corrispondono ai nostri, in modo da poter dire:  'Faccio prima il mio modello sopra a ciò che fa Gesù, la Mamma Celeste e San Giuseppe, e poi lo seguo'.  A seconda il modello che hai fatto, Io voglio essere ripetuto da te nella mia Vita nascosta;  voglio trovare in te le opere della Mamma mia, quelle del mio caro San Giuseppe e le mie stesse opere".

Io restavo confusa e Gli dicevo:  "Mio amato Gesù, io non so fare".  E Lui:  "Figlia mia, coraggio, non ti abbattere;  se non sai fare domandami che Io ti insegni, ed Io subito ti insegnerò;  ti dirò il modo come facevamo, le mie intenzioni, l'amore continuo di tutti e tre, che Io come mare e loro come fiumicelli eravamo sempre gonfi, in modo che uno straripava nell'altro, tanto che poco tempo avevamo di parlarci;  tanto eravamo assorbiti nell'amore.  Vedi quanto stai dietro?  Molto hai da fare per raggiungerci;  ti conviene molto silenzio ed attenzione, ed Io non ti voglio dietro, ma in mezzo a Noi".

Onde quando non sapevo fare domandavo a Gesù, e Lui mi insegnava nel mio interno.  Cercavo quasi sempre, quanto più potevo, di appartarmi dalla famiglia per starmi sola, per mantenere il silenzio;  prendevo il mio lavoro e chiedevo alla mamma che mi permettesse di andarmene sopra, e lei me lo concedeva.  Sicché la mia mente stava nella casa di Nazareth, ed ora guardavo l'uno, ora l'altro, e mi confondevo nel vederli così attenti nei loro umili lavori, così assorbiti nelle fiamme d'amore, che s'innalzavano tanto in alto che i loro lavori restavano incendiati e trasformati in amore;  ed io, meravigliata, pensavo tra me:  'Loro amano tanto, ed il mio amore qual è? Posso dire che i miei lavori, le mie preci, il cibo che prendo, i passi che faccio, sono fiamme che s'innalzano al Trono di Dio e formando fiume straripa nel mare di Gesù?'  E vedendo che non lo era, restavo afflitta;  e Gesù nel mio interno mi diceva:  "Che hai?  Non ti affliggere;  a poco a poco giungerai.  Io ti starò sopra, e tu seguimi e non temere".

 

Nel Volume 11 Agosto 14, 1912, leggiamo: L'anima deve fare tutto 'perché è Gesù che lo vuole fare in lei'. Con la sua vita nascosta che fece in Nazareth, Gesù santificò e divinizzò tutte le azioni umane.

Trovandomi nel solito mio stato (scrive Luisa), il mio sempre amabile Gesù mi aveva detto: "Figlia mia, per potere l'anima dimenticare sé stessa, dovrebbe fare in modo che tutto ciò che fa e che le è necessario, lo facesse come se Io lo volessi fare in lei.  Se pregasse dovrebbe dire:  'E' Gesù che vuol pregare ed Io prego insieme con Lui';  se deve lavorare:  'E' Gesù che vuole lavorare', 'E' Gesù che vuole camminare', 'E' Gesù che vuole prendere cibo, che vuole dormire, che vuole alzarsi, che vuole divertirsi';  e così di tutto il resto della vita.  Così solo può l'anima dimenticarsi di sé stessa, perché non solo farà tutto perché lo voglio Io, ma perché lo voglio fare Io, Mi necessitano a Me proprio".

Ora, un giorno stavo lavorando e stavo pensando:  "Come può essere che mentre io lavoro è Gesù che lavora in me e Lui proprio che vuol fare questo lavoro?"

E Gesù:  "Io proprio!  [Sono] le mie dita che stanno nelle tue e lavorano.  Figlia mia, quand'Io stavo sulla terra, le mie mani non si abbassavano a lavorare legna, a ribattere i chiodi, ad aiutare nel lavori fabbrili il mio padre putativo Giuseppe?  E mentre ciò facevo, con quelle mani medesime, con quelle dita, creavo le anime e altre anime richiamavo all'altra vita, divinizzavo tutte le azioni umane, le santificavo dando a ciascuna un merito divino.  Nei movimenti delle mie dita chiamavo in rassegna tutti i movimenti delle tue dita e degli altri e, se vedevo che le facevano per Me o perché Io li volessi fare in loro, Io continuavo la vita di Nazareth in loro e Mi sentivo come rinfrancato da parte loro per i sacrifizi, le umiliazioni della mia vita nascosta, dando loro il merito della mia stessa vita. 

Figlia, la vita nascosta che feci in Nazareth non viene calcolata dagli uomini, mentre non potevo far loro più bene di quella, dopo la Passione, perché abbassandomi Io a tutti quegli atti piccoli e bassi, a quegli atti che gli uomini vivono alla giornata, come il mangiare, il dormire, il bere, il lavorare, accendere fuoco, scopare, ecc. atti tutti che nessuno può farne a meno Io facevo scorrere nelle loro mani una monetina divina e di prezzo incalcolabile.  Sicché, se la Passione li redense, la vita nascosta corredava ogni azione umana, anche la più indifferente, di merito divino e di prezzo infinito.

Vedi, mentre tu lavori lavorando perché Io voglio lavorare, le mie dita scorrono nelle tue, e mentre lavoro in te, nel medesimo istante [con] le mie mani creatrici, quanti sto mettendo alla luce di questo mondo?  Quante altre ne chiamo?  Quante altre santifico, altre correggo, altre castigo, ecc.?  Ora, tu stai con Me a creare, a chiamare, a correggere ed altro, sicché come tu non sei sola, neppure lo sono Io nel mio operare;  ti potrei dare onore più grande?"

Ed il 10 Dicembre 1918 (Volume 12):

Stavo dicendo al mio dolce Gesù:  "Vedi, io non so far nulla né tengo nulla da darti, ma però voglio darti anche i miei nonnulli.  Unisco questi miei nonnulli al Tutto, quale sei Tu, e ti chiedo anime.  Sicché, come respiro, i miei respiri ti chiedono anime;  il palpito del mio cuore con grido incessante ti chiede anime;  il moto delle mie braccia, il sangue che mi circola, il battere delle mie palpebre, il muovere delle labbra, sono anime che chiedono;  e questo lo chiedo unita con Te, col tuo amore e nel tuo Volere, affinché tutti possano sentire il mio grido incessante che in Te sempre chiede le anime".

Ora, mentre ciò dicevo ed altro ancora, il mio Gesù Si è mosso nel mio interno e mi ha detto: 

"Figlia mia,  come Mi è dolce e gradita la preghiera delle anime intime con Me!  Come Mi sento ripetere la mia Vita nascosta di Nazareth, senza alcuna esteriorità, senza circolo di gente, senza suono di campane, tutto negletto, solo, tanto che appena ero conosciuto!  Io Mi elevavo tra il Cielo e la terra e chiedevo anime, e neppure un respiro, né un palpito Mi sfuggiva che non chiedeva anime.  E come ciò facevo, il mio squillo suonava nel Cielo e attirava l'amore del Padre a cedermi le anime;  e questo suono, ripercuotendosi nei cuori, gridava con voce sonora:  'Anime!'  Quante meraviglie non operai nella mia Vita nascosta, solo conosciute dal mio Padre in Cielo e dalla mia Mamma in terra!  Così l'anima nascosta, intima con Me, come prega, se nessun suono si sente in terra, le sue preghiere come campane, suonano più vibranti in Cielo, da chiamare tutto il Cielo ad unirsi con lei e far scendere misericordie sopra la terra, che suonando non all'udito ma ai cuori delle creature, le dispongano a convertirsi".

 

Volume 34 Maggio 31, 1936 La Divina Volontà racchiude tutti gli atti della vita di Gesù
come in atto di ripeterli sempre per amore delle creature. La vita di Gesù simboleggia il richiamo del Regno della Divina Volontà sulla terra.

La mia povera intelligenza seguiva la vita del mio dolce Gesù nella Divina Volontà, nella quale lo trovavo in atto di continuare la sua vita quando stava sulla terra, ed oh, quante maraviglie, quante sorprese d'amore non mai pensate!  Sicché il Fiat Divino racchiude tutti gli atti della vita di Gesù come in atto di ripeterli sempre per amore delle creature, per dare a ciascuna la sua vita intera, le sue pene, il suo amore ardente.  Onde il mio dolce Gesù tutto bontà mi ha detto: "Mia piccola figlia del mio Volere, il mio amore vuole sfogarsi, sente il bisogno di far conoscere, a chi vuol vivere di mia Volontà, ciò che Io feci e faccio, perché ritorni a regnare e dominare in mezzo alle creature.  Tu devi sapere che tutta la mia vita non fu altro che il richiamo continuo della mia Volontà in mezzo ad esse ed il richiamo delle creature nel mio Fiat Supremo;  tanto che come concepii, così simboleggiavo il richiamo, il ritorno di farla concepire nelle creature che con tanta enormità L'avevano messa fuori dalle loro anime, e richiamavo loro a concepire in Essa.  Come nacqui, così richiamavo a rinascere il mio Volere in tutte le opere umane;  in tutte le mie lacrime infantili, vagiti, preghiere e sospiri, richiamavo, con le mie lacrime e sospiri, la mia Volontà nelle lacrime, pene e sospiri delle creature, affinché nulla facessero che non sentissero la forza, l'impero della mia Volontà che regnassero in loro, la Quale impietosita dalle lacrime mie e delle loro, li avrebbe dato grazia del ritorno del suo Regno.

Anche il mio esilio simboleggiava come le creature si erano esiliate dal mio Volere, ed Io volli essere esiliato per richiamare la mia Volontà in mezzo ai poveri esiliati, affinché li richiamasse e convertisse l'esilio in Patria, dove non più sarebbero tiranneggiati da nemici, da gente straniera, da vili passioni, ma [vivessero] colla pienezza dei beni della mia Volontà.  Ed il mio ritorno in Nazareth, come simboleggia bene la mia Divina Volontà!  Io vivevo in essa nascosto.  Il suo regnare stava in pieno vigore nella Sacra Famiglia:  ero il Verbo, la Volontà Divina in persona velata dalla mia Umanità!  Quella stessa Volontà che regnava in Me si diffondeva a tutti, li abbracciava, era moto e vita di ciascuno.  Io sentivo in Me il moto e la vita di ciascuno, di cui il mio Fiat era l'Attore;  qual pena, qual dolore nel non essere riconosciuto né riscuotere un grazie, un Ti amo, un atto di riconoscenza né dal mondo intero né dalla stessa Nazareth!  Ché non solo la mia Volontà, ma anche la mia Santa Umanità viveva in mezzo a loro, la quale non cessava di dar luce a chi potesse vedermi ed avvicinarsi a Me, per farmi conoscere, ma che nel mio dolore rimanevo sempre il Dio nascosto".   [...]

 

Il 7 Luglio 1928, nel Volume 24, si legge:

Nella casa di Nazareth regnava la Divina Volontà.

(Scrive Luisa :) [...]   Onde pensavo tra me, mentre stavo accompagnando il mio dolce Gesù nella stanzetta di Nazareth per seguirne i suoi atti:  "Il mio amato Gesù con certezza ebbe il Regno della sua Volontà nella sua vita nascosta, perché la Sovrana Signora possedeva il suo Fiat, Lui era la stessa Volontà Divina, San Giuseppe, in mezzo a questi mari di luce interminabile, come non poteva farsi dominare da questa Santissima Volontà?"  Ma mentre ciò pensavo, il mio sommo Bene Gesù sospirando di dolore nel mio interno mi ha detto: "Figlia mia, certo che in questa casa di Nazareth regnava la mia Volontà Divina come in Cielo così in terra!  Io e la mia Mamma Celeste non conoscevamo altra volontà, San Giuseppe viveva ai riflessi della Nostra;  ma Io ero come un Re senza popolo, isolato, senza corteggio, senza esercito, e la mia Mamma come Regina senza prole, perché non era circondata da altri figli degni di Lei, a cui poteva affidare la sua corona di Regina per avere la sua stirpe dei suoi nobili figli tutti re e regine.  Ed Io avevo il dolore d'essere Re senza popolo e, se popolo si può chiamare quelli che Mi circondavano, era un popolo malato:  chi cieco, chi muto, chi sordo, chi zoppo, chi coperto di piaghe;  era un popolo che Mi faceva disonore, non onore, anzi neppure Mi conosceva né voleva conoscermi.  Sicché ero Re per Me solo, e la mia Mamma era Regina senza la lunga generazione della sua stirpe dei figli suoi regali.  Invece per poter dire che avessi il mio Regno e governare, dovevo avere ministri e, sebbene ebbi San Giuseppe come primo ministro, però un solo ministro non costituisce ministero;  dovevo avere un grande esercito, tutto intento a combattere per difendere i diritti del Regno della mia Volontà Divina, ed un popolo fedele che avesse solo per legge la legge della mia Volontà.

Ciò non era, figlia mia, perciò non posso dire che col venire sulla terra, per allora ebbi il Regno del mio Fiat.  Perciò il nostro Regno fu per Noi soli, perché non fu ripristinato l'ordine della Creazione, la regalità dell'uomo;  ma col vivere Io e la Madre Celeste tutto di Volontà Divina, fu gettato il germe, formato il lievito come far spuntar e crescere il nostro Regno sulla terra.  Quindi furono fatti tutti i preparativi, impetrate tutte le grazie, sofferte tutte le pene perché il Regno del mio Volere venisse a regnare sulla terra.  Onde Nazareth si può chiamare il punto di richiamo del Regno della nostra Volontà".

 

E nel Volume 30, al 20 Marzo 20 1932, leggiamo ancora :

[...]  Io stesso quando venni sulla terra, i trent'anni della mia vita nascosta si può dire che apparentemente non feci bene a nessuno, né neppure uno Mi conobbe;  stavo sì in mezzo a loro, [ma] inosservato, tutto il bene si svolgeva tra Me ed il Padre Celeste, la mia Celeste Madre ed il caro San Giuseppe perché sapevano Colui che ero;  tutti gli altri [non sapevano] nulla.  Invece quando uscii dal mio nascondiglio ed apertamente Mi feci conoscere dicendo che ero proprio Io il Messia promesso, il loro Redentore e Salvatore, e sebbene col farmi conoscere Mi attirai addosso calunnie, persecuzione, contraddizione, ira, odio degli Ebrei e la stessa Passione e Morte tutti questi mali che come pioggia dirotta pioveva su di Me, ebbe origine [dal fatto] che Io facendomi conoscere affermavo ciò che Io ero in realtà, il Verbo Eterno sceso dal Cielo per salvarli, tanto vero che fin che stiedi nella casa di Nazareth, non conoscendo Chi Io fossi, nessuno Mi disse nulla né Mi calunniarono né Mi fecero alcun male, come Mi svelai tutti i mali Mi piombarono addosso , ma ciò era necessario, di farmi conoscere, altrimenti sarei ripartito per il Cielo senza compire lo scopo per cui venni sulla terra.  Invece col farmi conoscere, ad onta che Mi attirai tanti mali, in mezzo a questa voragine di mali formai i miei Apostoli, annunziai il Vangelo, operai prodigi, e la mia conoscenza istigò i miei nemici a farmi soffrire tante pene, fino a darmi la morte di croce.  Ma ottenni il mio intento:  che molti Mi conobbero in mezzo a tanti che non vollero conoscermi e di compire la mia Redenzione.   [...]

 

Volume 23 Marzo 11, 1928 Differenza tra Gesù e la Vergine. Tutta la vita nascosta di Gesù in Nazareth fu il richiamo del Regno della Volontà Divina sulla terra.

(Luisa)   Stavo pensando che differenza passava tra la Vergine Santa ed il mio amabile Gesù, stando che in tutti e due il Volere Divino teneva la sua Vita, il suo pieno dominio, il suo Regno;  ed il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto: "Figlia mia, tra Me e la Regina Celeste, una era la Volontà che Ci animava, una la vita;  però tra Lei e Me passava questa differenza:  tra un'abitazione che da tutte [le] parti entra la luce del sole, in modo che la luce la investe, la domina, non c'è parte di questa abitazione che la luce non fa da regina, quindi essa è preda della luce, riceve sempre luce e cresce sotto l'influsso della luce;  invece un'altra abitazione possiede dentro di essa [stessa] la sfera del sole, quindi la sorgente della luce non la riceve da fuori, ma la possiede dentro;  non c'è differenza tra l'una e l'altra?  Ora, questa differenza passa tra Me e la Mamma mia;  Essa è l'abitazione investita dalla luce, si fece sua preda, ed il Sole della mia Volontà Le dava sempre, sempre, la nutrì di luce ed [Ella] cresceva nei raggi interminabili del Sole Eterno del mio Fiat;  invece la mia Umanità possedeva in Sé stessa la sfera del Sole Divino, la sua sorgente che sempre sorge senza mai scemare, e la Sovrana Regina attingeva da Me la luce che le dava la vita, e la gloria di Regina della luce, perché chi possiede un bene si può chiamare regina di quel bene".

Dopo di ciò seguivo il mio Fiat Divino facendo il mio giro in Esso, e giunta nella casa di Nazareth, dove il mio amabile Gesù aveva fatto la sua vita nascosta, per seguirne gli atti suoi, stavo dicendogli:  "Amor mio, non c'è atto che Tu fai, che il mio Ti amo non Ti segue per chiederti per mezzo degli atti tuoi il Regno della tua Volontà;  il mio Ti amo Ti segue ovunque, nei passi che fai, nelle parole che dici, nel legno che batti, e mentre batti il legno, batti il volere umano affinché sia disfatto e risorga il tuo Voler Divino in mezzo alle creature.  Il mio Ti amo scorre nell'acqua che bevi, nel cibo che prendi, nell'aria che respiri, nei fiumi d'amore che passano tra Te e la tua Mamma e San Giuseppe, nelle preghiere che fai, nel tuo palpito ardente, nel sonno che prendi:  oh, come vorrei starti vicino per sussurrarti all'orecchio:  'Ti amo, Ti amo, deh, fa' che venga il Regno tuo!'"  Ora, mentre avrei voluto che il mio Ti amo facesse corona a tutti [gli atti] di Gesù, Si è mosso nel mio interno e mi ha detto: "Figlia mia, tutta la mia vita nascosta e così lunga, non fu altro che il richiamo del Regno della mia Volontà Divina sulla terra;  volli rifare in Me tutti gli atti che dovevano fare le creature in Essa, per poi porgerli a loro, e lo volli fare insieme colla Mamma mia, la volli sempre insieme nella mia Vita nascosta per formare questo Regno.  Due persone avevano distrutto questo Regno del mio Fiat Divino, Adamo ed Eva;  altre due, Io e l'altezza della Sovrana Regina, dovevamo rifarlo.  Sicché [per] primo pensai al Regno della mia Volontà Divina, perché la volontà umana era stata la prima ad offendere la mia col sottrarsi da Essa, tutte le altre offese vennero in secondo grado come conseguenza del primo atto.  è la volontà umana la vita o la morte delle creature, la sua felicità o la sua tirannia e sventura in cui si precipita, il suo angelo buono che la mena al Cielo o, trasformandosi in demonio, la precipita all'inferno;  tutto il male sta nella volontà, come pure tutto il bene, perché essa è come fonte di vita, messa nella creatura, che può zampillare gioie, felicità, santità, pace, virtù, o pure getta da sé fontanine di guai, di miserie, di peccati, di guerre, che distruggono tutti i beni.  Perciò prima pensai al Regno della mia Volontà, in questa vita nascosta per ben trent'anni, e poi, colla piccola Vita pubblica appena tre anni! pensai alla Redenzione;  e mentre nel formare il Regno del mio Fiat Divino ebbi con me sempre vicino la Mamma Celeste, nella Vita pubblica ne feci a meno almeno corporalmente della sua presenza, perché per il Regno del mio Fiat Mi costituivo Io Re e la Vergine Regina, per essere primo Io e poi Lei il fondamento del Regno distrutto dalla volontà umana.

Vedi dunque come il Regno del mio Voler Divino, per necessità, per ragione e per conseguenza veniva formato colla mia venuta sulla terra in primo ordine, né avrei potuto formare la Redenzione se non avessi soddisfatto il mio Padre Celeste per il primo atto offensivo che gli aveva fatto la creatura.

Quindi il Regno della mia Volontà è formato, non resta altro che farlo conoscere.  E perciò non faccio altro che seguire insieme con te, e porgerti, gli atti miei che feci per formarlo, accompagnare gli atti tuoi perché scorra in essi il fondamento dei miei;  sto sull'attenti che il tuo volere non abbia vita, affinché il Mio sia libero.  Insomma sto facendo come ad una seconda mia madre, richiamando tutti gli atti fatti insieme colla Vergine per deporli in te.  Perciò sii attenta a seguire in tutto la mia Volontà".

 

Volume 29 Maggio 31, 1931

Le piccole casette di Nazareth.

[...]   Continuavo i miei atti nel Fiat Divino e la mia povera mente si è fermata nella piccola casa di Nazareth, dove la Regina del Cielo, il Celeste Re Gesù e San Giuseppe stavano in possesso e vivevano nel Regno della Divina Volontà.  Sicché, questo Regno non è estraneo alla terra:  la casa di Nazareth, la famiglia che viveva in essa, appartenevano a questo Regno e lo tenevano in pieno vigore.  Ma mentre ciò pensavo, il mio Gran Re, Gesù, mi ha detto: "Figlia mia, certo che il Regno della mia Divina Volontà è esistito sulla terra!  e perciò c'è la speranza certa che ritorni di nuovo nel suo pieno vigore;  la nostra casa di Nazareth era il vero suo Regno, però eravamo senza popoli.  Ora tu devi sapere che ogni creatura è un regno, quindi chi fa regnare la mia Volontà in essa, si può chiamare un piccolo regno del Fiat Supremo;  onde è una piccola casetta di Nazareth che teniamo sulla terra, e per quanto piccola, stando in essa la nostra Volontà regnante, il Cielo non è chiuso per lei:  osserva le stesse leggi della Patria Celeste, ama dello stesso amore, si ciba degli alimenti di lassù, ed è incorporato nel Regno delle nostre regioni interminabili.  Ora, per formare il gran Regno della nostra Volontà sulla terra, faremo prima le tante piccole casette di Nazareth, cioè le anime che La vorranno conoscere per farla regnare in loro.  Io e la Sovrana Regina staremo a capo di queste piccole casette, perché essendo stati Noi i primi che abbiamo posseduto questo Regno in terra, è diritto nostro, che non cederemo a nessuno, di essere i dirigenti di esse.  Onde [con] queste piccole casette ripetitrici della nostra casa di Nazareth, formeremo tanti piccoli stati nostri, tante province, che, dopo che si son ben formate ed ordinate come tanti piccoli regni della nostra Volontà, si fonderanno insieme e formeranno un sol Regno ed un gran popolo.  Perciò per avere le nostre opere più grandi, il nostro modo di agire è d'incominciare prima solo a tu per tu per [con] una sola creatura;  quando abbiamo formata questa, la facciamo canale per racchiudere nelle opere nostre altre due, tre creature;  poi allarghiamo formando un piccolo nucleo, e poi lo allarghiamo tanto da prendere tutto il mondo intero;  le nostre opere incominciano nell'isolamento di Dio e l'anima, e finiscono continuando la lor vita in mezzo a popoli interi.  E quando c'è il principio di un'opera nostra è certo che non morrà sul nascere, al più potrà vivere nascosta per qualche tempo, ma poi uscirà ed avrà la sua vita perenne.  Perciò sempre avanti ti voglio nella mia Divina Volontà".

 

Nel Volume 29, il 12 Settembre 1931, Luisa scrive:

La giornata di Gesù nell'Eucaristia.

[...]   Continuavo a pregare avanti al Tabernacolo d'amore scrive Luisa e nel mio interno dicevo tra me:  "Che fai, Amor mio, in questa Prigione d'amore?"  E Gesù, tutto bontà, mi ha detto: "Figlia mia, vuoi sapere che faccio?  Faccio la mia giornata.  Tu devi sapere che tutta la mia vita passata quaggiù, la racchiudo dentro d'un giorno.  Incomincio la mia giornata col concepire e nascere i veli degli accidenti sacramentali Mi servono di fasce per la mia infantile età e, quando [per] l'ingratitudine umana Mi lasciano solo o cercano d'offendermi, faccio il mio esilio, lasciandomi [tenendomi] solo la compagnia di qualche anima amante che, come seconda madre, non si sa staccare da Me e Mi tiene fedele compagnia.  Dall'esilio, passo a Nazareth, facendo la mia vita nascosta in compagnia di quei pochi buoni che Mi circondano;  e, seguendo [continuando] la mia giornata, come le creature si avvicinano a ricevermi, così faccio la mia vita pubblica, ripetendo le mie scene evangeliche, porgendo a ciascuno i miei insegnamenti, gli aiuti, i conforti che gli sono necessari:  faccio da Padre, da Maestro, da Medico e, se occorre, anche da Giudice.  Quindi, passo la mia giornata aspettando tutti e facendo bene a tutti.  Ed, oh, quante volte Mi tocca restare solo!  Senza un cuore che palpiti a Me vicino sento un deserto intorno a Me e resto solo solo a pregare;  sento la solitudine dei miei giorni che passai nel deserto quaggiù ed, oh, quanto Mi è doloroso!  Io che sono per tutti palpito in ogni cuore [e] geloso sto a guardia di tutti, sentirmi isolato ed abbandonato!...   Ma la mia giornata non finisce col solo abbandono!  Non vi è giorno che anime ingrate non Mi offendano e Mi ricevano sacrilegamente e Mi fanno [facciano] compire [concludere] la mia giornata colla mia Passione e colla mia morte di croce!  Ahi!  E', il sacrilegio, la morte più spietata che ricevo in questo Sacramento d'amore!  Sicché, in questo Tabernacolo faccio la mia giornata col compire tutto ciò che compii nei trentatré anni della mia vita mortale.  E siccome tutto ciò che Io feci e faccio, il primo scopo, il primo atto di vita, è la Volontà del Padre mio, che si faccia come in Cielo così in terra, così, in questa piccola Ostia non faccio altro che implorare che una sia la mia Volontà coi figli miei;  e chiamo te in questa Divina Volontà, nella Quale trovi tutta la mia Vita in atto,  e tu, seguendola, ruminandola ed offrendola, ti unisci con Me nella mia giornata Eucaristica per ottenere che la mia Volontà si conosca e regni sulla terra.  E così anche tu potrai dire:  'Faccio la mia giornata insieme con Gesù'".

 

Maria SS. è costituita da Gesù <<Regina delle famiglie>>

Da:  La Vergine Maria nel Regno della Divina Volontà (6° Meditazione):

 

Lezione della Regina del Cielo: Figlia mia carissima, il mio cuore è gonfio d'amore e sentivo il bisogno di dirti la causa, il perché insieme col Figlio mio Gesù volli assistere a questo sposalizio delle nozze di Cana.  Tu credi che fosse per una cerimonia qualsiasi?  No, figlia, ci sono profondi misteri;  prestami attenzione e ti dirò cose nuove e come il mio amore di Madre sfoggiò in modo incredibile e l'amor di mio Figlio diede veri segni di paternità e di regalità per le creature.

Ora ascoltami.  Mio Figlio era ritornato dal deserto e si preparava alla vita pubblica, ma prima volle assistere a questo sposalizio e perciò permise che fosse invitato.  Ci andammo, non per festeggiare, ma per operare cose grandi a pro delle umane generazioni.  Mio Figlio prendeva il posto di Padre e di Re nelle famiglie, io prendevo il posto di Madre e Regina.  Con la nostra presenza rinnovammo la santità, la bellezza, l'ordine dello sposalizio formato da Dio nell'Eden, cioè di Adamo ed Eva, sposati dall'Ente Supremo per popolare la terra e per moltiplicare e crescere le future generazioni.  Il matrimonio è la sostanza dove sorge la vita delle generazioni;  si può chiamare il tronco dal quale viene popolata la terra.  I sacerdoti, i religiosi, sono rami;  se non fosse per il tronco, neppure i rami avrebbero vita.  Quindi col peccato, col sottrarsi dalla Divina Volontà, Adamo ed Eva fecero perdere la santità, la bellezza, l'ordine della famiglia;  ed io, la Mamma tua, la novella Eva innocente, insieme col mio Figlio, andammo per riordinare ciò che Dio fece nell'Eden, e mi costituivo Regina delle famiglie ed impetravo la grazia che il Fiat Divino regnasse in esse, per avere le famiglie che mi appartenessero, ed io tenessi il posto di Regina in mezzo a loro.

Ma non è tutto, figlia mia;  il nostro amore ardeva, e volevamo far conoscere quanto le amavamo, e dar loro la più sublime delle lezioni.  Ed ecco come:  nel più bello del pranzo mancò il vino ed il mio Cuore di Madre si sentì consumare d'amore, che volle prestare aiuto;  e sapendo che mio Figlio tutto poteva, con accenti supplichevoli, ma certa che mi avrebbe ascoltata, Gli dico:  "Figlio mio, gli sposi non hanno più vino".  E Lui mi risponde:  "Non è giunta l'ora mia, di far miracoli".  Ed io, sapendo certo che non mi avrebbe negato ciò che Gli chiedeva la sua Mamma, dico a quelli che servivano la tavola:  "Fate ciò che vi dice mio Figlio, ed avrete ciò che volete, anzi avrete il di più e sovrabbondante".

Figlia mia, in queste poche parole io davo una lezione, la più utile, necessaria e sublime alla creatura.  Io parlavo col Cuore di Madre e dicevo:  "Figli miei, volete essere santi?  Fate la Volontà di mio Figlio;  non vi spostate da ciò che Lui vi dice ed avrete la sua somiglianza, la sua Santità in vostro potere.  Volete che tutti i mali vi cessino?  Fate ciò che vi dice mio Figlio.  Volete qualunque grazia, anche difficile?  Fate ciò che vi dice e vuole.  Volete anche le cose necessarie della vita naturale?  Fate ciò che dice mio Figlio.  Perché nelle sue parole, in ciò che vi dice e vuole, tiene racchiusa tale Potenza, che come parla, la sua parola racchiude ciò che chiedete e fa sorgere nelle anime vostre le grazie che volete.  Quanti si vedono pieni di passioni, deboli, afflitti, sventurati, miserabili;  eppure pregano e pregano, ma perché non fanno ciò che dice mio Figlio nulla ottengono, il Cielo pare chiuso per loro.  Questo è un dolore per la tua Mamma, perché vedo che mentre pregano, si allontanano dalla fonte dove risiedono tutti i beni, qual è la Volontà di mio Figlio.

Ora, i servienti fecero appunto ciò che loro disse mio Figlio, cioè:  "Riempite i vasi d'acqua e portateli a tavola".  Il mio caro Gesù benedisse quell'acqua e si convertì in vino squisito.  Oh, mille volte beato chi fa ciò che Lui dice e vuole!  Con ciò mio Figlio mi dava l'onore più grande, mi costituiva Regina dei miracoli;  perciò volle la mia unione e preghiera nel fare il primo miracolo.  Lui mi amava troppo, tanto, che volle darmi il primo posto di Regina anche nei miracoli, e coi fatti diceva, non con le parole:  "Se volete grazie, miracoli, venite alla mia Madre;  Io non le negherò mai nulla di ciò che essa vuole".

Oltre di ciò, figlia mia, con l'avere assistito a questo sposalizio, io guardavo i secoli futuri, vedevo il Regno della Divina Volontà sulla terra, guardavo le famiglie, ed impetravo a loro che simboleggiassero l'Amore della Trinità Sacrosanta, per fare che il suo Regno fosse in pieno vigore e con i miei diritti di Madre e Regina, prendevo a petto mio il regime di esso, e possedendone la fonte, mettevo a disposizione delle creature tutte le grazie, gli aiuti, la santità che ci vuole per vivere in un Regno sì santo.  E perciò vado ripetendo:  "Fate ciò che vi dice mio Figlio".

Figlia mia, ascoltami:  non cercare altro se vuoi tutto in tuo potere e dammi il contento che possa fare di te la vera figlia mia e della Divina Volontà.  Ed allora io prenderò l'impegno di formare lo sposalizio tra te ed il Fiat, e facendoti da vera Madre, vincolerò lo sposalizio col darti per dote la stessa Vita di mio Figlio e per dono la mia maternità e tutte le mie virtù".   [...]