Trionfo del cuore

Nostra Signora di Lourdes

Pro Deo et fratribus

Lourdes - da 154 anni!

Cari amici lettori, questo numero di "Trionfo del Cuore " è dedicato alle apparizioni della Madonna a Lourdes e vuole esprimere un ringraziamento e una lode all'Immacolata. Vestita di bianco, alla vita una sciarpa azzurra, con una rosa d'oro su ciascuno dei piedi e in mano una corona del rosario: così, dal febbraio fino al luglio del 1858, la "Bella Signora ", per diciotto volte, si è mostrata nella Grotta di Massabielle a Bernadette Soubirous, una ragazza di 14 anni.

La giovane Bernadette, malata di asma, con un tempe-ramento allegro nonostante la malattia, proveniva da una famiglia molto povera e non sapeva né leggere né scrivere. Parlava e comprendeva solo il dialetto della sua regione e non aveva ancora ricevuto la Prima Comunione. "Sapevo recitare il rosario", disse di sé più tardi questa giovane fi-glia del mugnaio del paese. Maria ci tiene davvero a questa preghiera: a Lourdes come in tanti altri Santuari mariani! La preghiera del rosario è uno dei più grandi tesori di Lourdes! Durante la prima apparizione dell' 11 febbraio, l'Immacolata fece scorrere tra le sue dita la corona del rosario, mentre, senza pronunciare parole, pregava insieme a Bernadette. Prima aveva iniziato la preghiera facendo molto solenne-mente il Segno della Croce. In breve tempo il messaggio di Lourdes si è diffuso in tutto il mondo. In tutti i continenti, quasi in ogni paese, sono state realizzate copie della grotta, come, ad esempio, nei Giardini Vaticani, dove dal 1902, il "Papa del rosario", Leone XIII, iniziò volentieri a pregare nel suo "piccolo territorio francese"; o in Estremo Oriente, in Giappone, in Corea, in Vietnam, in Myanmar (Birmania), dove centinaia di missionari fin dal 19° secolo portarono la devozione a "Nostra Signora di Lourdes". Oggi Lourdes è uno dei più gran-di Santuari mariani del mondo, con cinque milioni di pellegrini ogni anno.

Nel 1983, Giovanni Paolo II fu il primo Papa ad intraprendere un pellegrinaggio a Lourdes; nel 2004, il Papa del Totus Tuus tornò al Santuario come pellegrino debole e malato, trovandovi conso-lazione e forza per le sue sofferenze, come milioni di fedeli prima e dopo di lui.

A metà luglio del 2008, appena una settimana dopo la sua liberazione dalle mani della guerriglia colombiana, Ingrid Betancourt, di quarantasei anni, donna impegnata in politica ed ex-candi-data per la presidenza, si è recata a Lourdes a ringraziare la Madonna. Con il rosario girato intorno al polso, dopo sei anni e mezzo di prigionia nella giungla, ha sostato nella grotta e insieme a mi-gliaia di pellegrini ha pregato commossa: "Grazie, Maria, per la mia libertà, grazie per la vita. Ti supplico, mia cara Mamma, custodisci coloro che sono dovuti rimanere. Essi hanno bi-sogno del tuo sostegno, della tua speranza e della tua luce ".

Nel 2008, durante il Giubileo dei 150 anni delle apparizioni, il dottor Patrick Theillier, responsabile dell'Ufficio medico di Lourdes, un uomo di 64 anni, padre di sei figli, ha raccontato in una intervista: "Quando qualcuno si presenta a dichiarare la sua guarigione ed io sento che si tratta di qualcosa di autentico, mi viene voglia di inginocchiarmi. E' semplicemente meraviglioso, quando una perso-na viene toccata dalla grazia di Dio così profondamente! Una guarigione che mi ha particolar-mente commosso è avvenuta poco tempo fa.

Si tratta di una donna del Libano che vive a Stoccolma e che mi ha mandato la sua storia per posta elettronica. Mi ha raccontato che la figlia più piccola, a diciassette anni, senza motivo è sparita di casa. Lei ne era rimasta talmente traumatizzata, che si era amma-lata: le sue gambe si erano para-lizzate e per anni ha sofferto di forti dolori. Poi ha deciso di ve-nire a Lourdes in pellegrinaggio, non per essere guarita, ma per il ritorno di sua figlia. Invece questa madre è stata guarita; poteva camminare di nuovo e non sentiva più dolore. Allora si è detta tra sé: `Se sono stata guarita, vuol dire che devo andare avanti e fare anch'io qualcosa per il ritorno di mia figlia'. Perciò ha deciso di nutrirsi solo di pane e acqua, fino al ritorno della ragazza. Ha di-giunato per dieci mesi! Nel mese di Maria, a maggio, la figlia si è fatta viva chiedendo: `Mamma, posso tornare a casa?'. Nella sua e-mail, la signora ha scritto che si trattava di una storia semplice, ma non è affatto così!".

Lourdes viene sempre più visitata da pellegrini musulmani, non solo della Francia, ma anche di paesi lontani co-me, ad esempio, il Pakistan; tutti con la speranza di una guarigione fisica e mo-strando un profondo rispetto per Maria. In occasione delle celebrazioni per i 150 anni di Lourdes, il giornale francese "La Croix" ha riportato i casi di due donne marocchine, di fede musulmana, residenti in Francia, che si sono rivolte al dottor Theillier dell'Ufficio medico. Di una di loro egli ha raccontato: "Co-nosco molto bene il caso della donna mu-sulmana, che per dieci anni ha sofferto di una grave infiammazione intestinale.

A causa di diverse complicazioni e ascessi nell'intestino, è stata operata per dodici volte. Nonostante le cure mediche, il suo stato di salute non migliorava.

Nel 2004, un'amica cristiana le ha consi-gliato un viaggio a Lourdes. A quell'epoca, per lenire i dolori, la malata doveva assumere una grande quantità di cor-tisone. Già durante il primo bagno nell'acqua della sorgente, ha provato una sensazione di forte calore interno ed è stata certa della sua guarigione: `Sono guarita!'. Questa sicurezza interiore ha indotto la pellegrina a non prendere più le medicine.

Da quattro anni questa donna vive senza cure mediche né farmaci. Un asces-so nel ventre si è dissolto da solo ed ella non ha più dovuto sottoporsi a diete par-ticolari. A me ha dichiarato: All'epoca del mio primo viaggio a Lourdes non sa-pevo nulla della Chiesa cattolica'. Nella Pasqua del 2007, questa donna, sposata con un musulmano, si è fatta battezzare. La sua famiglia ha accettato questa de-cisione con grande fatica, solo perché la tolleranza del marito ha avuto il so-pravvento. Nel frattempo, ella ha dato alla luce un bambino ed è molto felice. Da parte mia, quando parlo al telefono con lei, rimango sempre impressionato dalla sua fede'

 

Guarìto nelle sue braccia

Papa Pio IX aveva dichiarato il 1858 Anno giubilare e Mons. Laurence, vescovo di Tarbes, responsabile anche per Lourdes, fin da gennaio aveva incoraggiato tutti i parroci a cercare mis-sionari che istruissero i fedeli per un periodo di due settimane. Il parroco di Lourdes si eragià rivolto al vescovo facendogli sapere di non es-sere riuscito a trovare predicatori per la sua parrocchia, quando, potremmo dire, la Madon-na stessa si assunse il compito di predicare a Lourdes chiedendo a Bernadette: "Avreste la bontà di venire qui per 14 giorni? ".

La veggente obbedì e così cambiò tutta la sua vi-ta! Fiumi di visitatori, curiosi che desideravano sentirla e toccarla, critiche: tutto questo divenne parte della sua vita negli otto anni successivi fino al punto di farle sfuggire una volta: "Mi sono stancata di vedere tanta gente ".

Bernadette lasciò definitivamente Lourdes a ventidue anni ed entrò nel convento delle Suore della Carità di Nevers. "Sono venuta qui per nascondermi. Il mio compito a Lourdes è concluso ... perché si abbandonerebbe la Santa Vergine pur di seguire me".

Sr. Marie-Bernarde trascorse la maggior parte dei suoi dodici anni in convento come malata nella "cappella bianca "; così chiamava il suo letto con le tende bianche. "Vedete, la mia storia è molto semplice. Ho potuto servire la Santa Vergine come serve una scopa. Quando Ella non ha avuto più bisogno di me, la scopa è stata riposta al suo posto dietro la porta in un angolo. Lì sono felice, lì vorrei restare". Ma anche nel silenzio del convento, Sr. Marie-Bernarde dovette ricevere dei visitatori. "Dio sa quanto mi è costato apparire davanti a vescovi, sacerdoti e uo-mini del mondo ".

Presto si cominciò a parlare della sua santità, ma lei desiderava tanto essere "come tutti gli altri ". L`Univers", ad esempio, il 2 ottobre del 1907 pubblicò la notizia di una guarigione istantanea per intercessione della veggente di Lourdes: "Qualche tempo prima della morte di Sr. Ma-rie-Bernarde, una mamma aveva intrapreso un pellegrinaggio a Lourdes per la guarigione del figlio di quattro anni, paralitico. Seguendo una sua intuizione, si era recata prima a Nevers, convinta che il bimbo avrebbe potuto essere guarito se fosse riuscita a metterlo per un atti-mo nelle braccia di Bernadette.

La mamma ne parlò con la madre superiora, la quale rifiutò decisamente, perché a Sr. Marie Bernarde era vietato occuparsi di fatti riguar-danti Lourdes. Toccata però dal dolore della madre del bambino, la superiora ci ripensò e al-l'improvviso disse: `Va bene, sono d'accordo, ma ad un patto: che Sr: Marie-Bernarde non sappia nulla delle condizioni del piccolo. La signora acconsentì e assicurò che sarebbe stata una cosa facile, perché esteriormente l'handicap non era visibile. Con il bimbo in braccio seguì la madre superiora in giardino do-ve Sr. Marie-Bernarde passeggiava, nonostante il tumore al ginocchio che le procurava molti dolori.

Appena la malata scorse le tre persone, voleva tirarsi indietro, ma la madre superiora le ordinò di prendere in braccio il bimbo e di prenderse-ne cura in modo che lei potesse parlare indi-sturbata con la signora. Dopo un po', però, il bambino divenne irrequieto nelle braccia di Bernadette e voleva tornare dalla mamma. Ella tentò di tranquillizzarlo, ma invano! Presto di-venne così vivace che si liberò dalle braccia e, scivolato a terra, corse verso sua madre. Le sue gambe lo portavano saldamente! Il bimbo era guarito!

Sr. Marie-Bernarde, che non sapeva nulla della paralisi del piccolo, si avvicinò e con umiltà chiese perdono per essersi occupata male del bambino. La madre invece, felicissima, escla-mava piena di gioia: `Vede, madre superiora! Non ve l'avevo detto?!'." Stella Maris, 2/2004

 

Guarigioni miracolose riconosciute

Fino ad oggi, nell'Ufficio medico di Lourdes sono state accettate, esaminate e registrate 7.200 attestazioni di guarigioni per intercessione di Nostra Signora di Lourdes. Il responsabile dell'Uffi-cio, insieme ad un gruppo di colleghi, decide se un determinato caso possa essere trasferito al Co-mitato internazionale dei medici (CMIL). In questa sede, i cui membri si riuniscono ogni anno, si ritrovano venti esperti di varie discipline mediche e di differenti paesi, fra di essi anche rappresen-tanti di altre religioni o medici atei, per escludere esaltazioni generate da una "mania del miracolo", manipolazioni o parzialità.

Della gran quantità di guarigioni, 2.500 sono state finora minuziosamente documentate e tantissimi casi, al momento dell'evento, sono stati dichiarati "non spiegabili dal punto di vista medico". Solo dopo il severo esame medico e il riconoscimento dell'autenticità della guarigione, come scientifi-camente non spiegabile, da parte del Comitato internazionale, si procede all'esame, ancora più severo, da parte ecclesiastica. Quando è sicuro che una malattia grave, con una diagnosi univoca, scientificamente giudicata inguaribile, ha avuto una guarigione istantanea, completa e duratura, la Chiesa dichiara l'avvenuto "miracolo".

Nel corso di più di 150 anni, la Chiesa ha riconosciuto solo 67 guarigioni miracolose. I primi sette di questi "miracoli di Lourdes" sono stati riconosciuti nel 1862 dal vescovo di Tarbes, Mons. Laurence, in una lettera pastorale. Si sono verificati direttamente nella grotta di Lourdes e in rela-zione immediata con l'acqua della fonte.

 

La prima guarigione

Durante il corso delle apparizioni, le per-sone presenti alla grotta aumentavano ogni vol-ta di più. Alla dodicesima apparizione, il 1° marzo 1858, i presenti erano circa 1.500. I pri-mi fedeli arrivavano a Massabielle già verso la mezzanotte. Anche Catherine Latapie (nata nel 1820), seguendo un presentimento improvviso, si era alzata alle tre di mattina. La donna, di trentotto anni, era al nono mese di gravidanza; aveva svegliato i due bimbi piccoli e tutt'e tre si erano avviati a piedi da Loubajac a Lourdes, un percorso di sette chilometri.

Due anni prima, in ottobre, Catherine era cadu-ta da una quercia, mentre stava bacchiando ghiande per nutrire i suini. Il medico le aveva ricomposto il braccio, ma la mano destra era ri-masta offesa: due dita storte e paralizzate. Da allora aveva potuto svolgere i suoi compiti di madre solo con grande difficoltà.

All'alba di quel 1° marzo, Catherine giunse a Massabielle con i suoi bambini e andò subito all'interno della grotta, si inginocchiò e in pre-ghiera mise la mano destra nell'acqua fangosa delle fonte, scavata da Bernadette tre giorni prima su desiderio della Madonna. Si trattava ancora solo di un rigagnolo sottile. Istantanea-mente, Catherine poté di nuovo muovere le di-ta; poteva distenderle e piegarle come prima dell'incidente. Ringraziando, sussurrò: "Santa Vergine, mi hai guarita, ora fammi tornare a casa sana e salva!", perché già avvertiva le prime doglie.

Con i suoi figli fece ritorno a casa il più veloce-mente possibile. Quello stesso giorno, mamma Latapie partorì il suo terzo bambino, Jean-Bapti-ste e per questo motivo si conosce la data esatta della guarigione. Jean-Baptiste fu ordinato sacer-dote nel 1882.

 

L 'occhio cieco dello scalpellino

Questo secondo miracolo, forse, ha lasciato una traccia più profonda nella storia di Lourdes. Louis Bouriette lavorava nella cava di Pic du Jer, vicino Lourdes, sua città natale. A causa di una esplosione di mine, nel 1839, diciannove anni prima delle apparizioni, lo scalpellino aveva perso non solo il fratello Giuseppe, ma anche il suo occhio destro, colpito da una scheggia. Al posto dell'occhio si era ritrovato un "grumetto" umido e rosso.

Durante le apparizioni, all'inizio del mese di marzo, Louis, che aveva allora 54 anni, si pre-sentò dallo stimato medico Dozous di Lourdes e gli confidò la sua intenzione di andare alla grotta: "Dottore, dicono che l'acqua della fonte della piccola Bernadette guarisca ". Dozous, che andava in chiesa solo per i funera-li e per le festività, rimase scettico. Ciò nono-stante, qualche giorno dopo, si recò anch'egli a Massabielle, dove trovò lo scalpellino Bouriet-te. Più tardi, nella sua relazione di guarigione, il dottor Dozous annotò quanto segue, confer-mato dallo stesso Bouriette: "Appena Bernadette ebbe scavato la fonte nel terreno della grotta, fonte che guarisce molti malati, sentii il desiderio di provare se quest'acqua avrebbe potuto guarire anche il mio occhio. Quando ebbi la possibilità di usare l'acqua, cominciai a pregare `Nostra Signora della grotta' e a supplicarLa con umiltà di assistermi, mentre bagnavo il mio

occhio destro con l'acqua della fonte. Ho lavato il mio occhio destro più volte e dopo ho potuto vedere così bene come ora ".

Il dottor Dozous non era affatto convinto della possibilità di guarigione dello scalpellino e aveva scritto nelle sue annotazioni: "Bouriette ha una perdita di vista incurabile. Egli non vede e non potrà mai più vedere ". Durante la visita dopo il miracolo, il dottore coprì con la mano l'occhio sano di Bouriette e gli disse: "Leggimi questo!". Lui lesse con l'occhio de-stro guarito, senza problemi, quel che il medico non avrebbe mai potuto immaginare!

Sempre nella sua relazione, il dottor Dozous scrisse: "Se un fulmine mi fosse caduto da-vanti ai piedi, sarei stato meno confuso". Ciò che convertì completamente il medico dub-bioso, trasformandolo in un testimone entusia-sta delle prime guarigioni (e a lui dobbiamo le prime documentazioni), fu il così detto "mira-colo della candela", avvenuto il 7 aprile, durante la diciassettesima apparizione. Lo scienziato curioso, più volte, aveva attentamente osservato Bernadette in estasi. Quella volta fu testimone di come la fiamma di una candela guizzasse per circa dieci minuti nella mano di Bernadette, senza che ella avvertisse il fuoco. Dozous annotò nel suo taccuino: "Ho visitato Bernadette, ma non ho trovato la minima traccia di brucia-tura! ", e rivolgendosi alla ragazza disse: "Ora credo che tu vedi qualche cosa! ".

 

Fiducia imperturbabile di una madre

Dalla nascita, avvenuta nel 1856, Justin Bouhort di Lourdes giaceva immobile nella sua culla. A causa della fragilità delle sue ossa, ma-lattia denominata osteomalacia, il piccolo non poteva né stare seduto, né camminare. Aveva un grave ritardo di crescita e soffriva di tisi febbrile. Agli inizi di luglio del 1858, Justin si trovava in punto di morte. Il padre pregò sua moglie, che, assolutamente e ad ogni costo, voleva curare il piccolo: "Lascialo in pace, non vedi che è già quasi morto? ". Egli chiese alla vicina di casa di preparare tutto per com-porre la bara, ma mamma Croisine, disperata, prese il bambino agonizzante dalla culla, lo avvolse frettolosamente in un grembiule da cuci-na e, nonostante il divieto delle autorità, corse verso la grotta. Percorse in ginocchio gli ultimi cinquanta metri verso la roccia di Massabielle, sotto gli occhi di circa quaranta curiosi.

Ai piedi della grotta vide Bernadette in pre-ghiera; era presente anche il dottor Dozous, il quale attendeva con ansia cosa sarebbe accadu-to. Croisine recitò una breve preghiera, poi im-merse il piccolo Justin fino al collo nell'acqua di una piccola "vasca" lunga 1,5 m. e larga 50 centimetri, scavata da poco nel loro tempo libe-ro dagli operai di Pie du Jer, come ringrazia-mento per la guarigione del loro compagno Bouriette.

Il dottor Dozous prese precisamente il tempo: il bambino rimase nell'acqua per quindici minuti e mezzo, mentre i presenti protestavano per im-pedire a mamma Bouhort di "uccidere" il suo bambino. Quando finalmente la madre estrasse il bimbo dall'acqua, questi era rigido e viola. Ella lo avvolse nuovamente nel suo grembiule, lo prese tra le braccia e corse a casa. Papà Bouhort, scioccato, disse alla moglie: "Sei soddisfatta? Hai finalmente ucciso tuo fi-glio? ". La madre rimase in silenzio, in pre-ghiera, accanto alla culla del figlio convinta più che mai "che la Santa Vergine lo avrebbe guarito ".

La respirazione del bambino era debole, ma in breve tempo egli si addormentò pacifica-mente. Risvegliatosi il mattino dopo, chiese con insistenza di poter mangiare. Nonostante l'età, prendeva ancora il latte dalla mamma. Dopo averlo allattato, la madre lo rimise nella culla e riprese il suo lavoro nella stanza accanto. Poco dopo, alle sue spalle, avvertì dei passettini! Si voltò e Justin le correva incontro. Era guari-to dalla osteomalacia e sapeva camminare, sen-za aver mai prima imparato a farlo! Da allora anche la sua crescita proseguì normalmente. Il caso di Justin viene considerato il quinto mira-colo di Lourdes. Due anni prima di morire, a settantanove anni, Justin ebbe la grande gioia di partecipare, l'8 dicembre del 1933, alla canonizzazione di Bernadette a Roma!

 

Materia ossea ricresciuta

Nel caso di una guarigione miracolosa ri-conducibile a Lourdes, non è indispensabile che essa sia avvenuta sul luogo esatto delle appari-zioni. Ce lo dimostra la guarigione di Pierre de Rudder (1822-1898) di 52 anni. Il suo caso, l'ottavo miracolo riconosciuto dalla Chiesa, è avvenuto lontano da Lourdes, in Belgio. Per otto anni, Pierre aveva rifiutato l'amputazione della sua gamba sinistra, che era stata schiacciata da un albero caduto. La frattura aperta di due ossa della gamba e la cancrena avevano fatto sì che Pierre divenisse un caso senza speranza per i suoi medici.

Nel 1875, nonostante grandi dolori, egli fu ac-compagnato in treno da tre volontari per un pellegrinaggio presso una Grotta di Lourdes realizzata a Oostacker. Ad un certo punto del viaggio, la sua ferita cominciò ad emettere un puzzo di marcio così forte che i tre volontari quasi non riuscivano a restargli vicino. Arriva-to totalmente indebolito alla meta, nell'ultimo tratto verso la grotta, Pierre cominciò a pregare e all'improvviso poté alzarsi e camminare sen-za aiuto. Nel giro di pochi minuti le ossa della sua gamba erano completamente risanate. An-che la ferita della cancrena era sparita. De Rud-der visse in buona salute per altri 23 anni.

Nel 1900, due anni dopo la sua morte, il corpo di Pierre fu riesumato e la gamba sinistra, gua-rita miracolosamente, fu esaminata ancora una volta. Confrontando le radiografie delle fratture causate dall'incidente e quelle effettuate dopo la guarigione, si evinse il fatto, non spiegabile scientificamente, che nuovo materiale osseo aveva ricongiunto le fratture irreparabili!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonte della speranza

Il 25 marzo del 1858, durante la nona apparizione, la "Bella Signora" aveva chiesto a Berna-dette di scavare il terreno nella grotta per scoprire una fonte, sconosciuta fino a quel momento. "Bevete e lavatevi con quell'acqua", era stato l'invito. Da allora innumerevoli persone hanno seguito l'invito della "Signora di Massabielle" e hanno imitato Bernadette. Quale pellegrino non ha bevuto di quell'acqua e non l'ha portata a casa ai suoi cari?

Poiché attraverso l'acqua della grotta si sono verificate numerose guarigioni, sofferenti di tutto il mondo la chiedono, nonostante sia scientificamente provato che l'acqua di Lourdes non possieda particolari virtù terapeutiche. Interrogata a proposito dell'acqua miracolosa, Bernadette rispose: "La gente la usa come medicinale, ma bisogna avere fede, bisogna pregare; quest'acqua, senza fede, non ha valore". Fu lei stessa ad usarla, quando come Sr. Marie-Bernarde lavorava nel reparto ospedaliero del convento di Nevers: "Ho dell'acqua di Lourdes, gliene darò un po' ogni sera e pregherò la Santa Vergine di lenire le sue sofferenze": promise ad una consorella malata. Lei si preoccupò anche che non venisse fatto commercio dell'acqua.

E' così fino ai nostri giorni! L'acqua è gratuita, vengono pagati solo l'eventuale materiale di imbal-laggio e la spedizione. Ogni giorno a Lourdes arrivano ordinazioni da tutti i continenti per posta, per fax, per telefono o internet. Ad esempio, nel 2000, dall'ufficio spedizioni sono stati inviati in Giappone, Brasile, Australia, India, Svezia e in altri posti, 28.627 litri d'acqua. Per nave, sull'A-tlantico, vengono regolarmente inviate botti di una capacità di 120 litri, dirette a Boston, una "dé-pendance di Lourdes", da dove vengono soddisfatte tutte le richieste degli Stati Uniti. Ogni mese da questa "dependance" partono 40.000 bottigliette!

 

Nei colori di Maria

Louise Marguerite Claret de la Touche (1868-1915), una delle grandi figure di mater-nità spirituale per i sacerdoti, riguardo la sua nascita, avvenuta dieci anni dopo le apparizioni di Lourdes, scrisse nella sua autobiografia: "Ero una neonata così grossa, che potevo essere considerata figlia di una robusta contadina anziché di una donna gracile. Tutti quelli che mi vedevano mi profetizzavano una salute più che solida, ma i pensieri di Dio sono diversi da quelli degli uomini. In-fatti la croce era già pronta ad alzarsi sopra la mia culla ".

La piccola nobile francese fu affidata ad una balia, il cui latte, ben presto, non bastò più. Per non essere licenziata e dover abbandonare la piacevole vita nella casa patrizia, quando di notte la bambina piangeva per la fame, la balia le faceva succhiare del pane intinto nel vino. La bambina iniziò a dimagrire velocemente, per tutti inspiegabilmente, tanto che presto si trovò in pericolo di vita. Il medico aveva già perso ogni speranza. "Così mia madre si mi-se improvvisamente in ginocchio e mi con-sacrò alla Santa Vergine", scrisse più tardi Louise Marguerite. "Nonostante non avesse una forte religiosità, possedeva un affetto sincero e puro per la Madre di Dio. Allo stesso tempo promise che se io fossi guarita, fino all'età di sette anni mi avrebbe vestito con i colori di Maria: celeste e bianco!". Effettivamente il miracolo avvenne, su interces-sione della Madonna, e la mamma felice man-tenne la parola!

 

Solo alcune gocce d'acqua di Lourdes

Nella primavera del 1874, Louise Marguerite compiva sei anni e Bernadette era ancora in vita. La bambina fu colpita da una tosse convulsa che la tormentava con attacchi violenti. Nella sua autobiografia, scritta da reli-giosa, Louise ricorda: 'Il medico aveva co-statato una grave situazione dei polmoni. La malattia peggiorava talmente che una sera si arrivò a temere che non avrei supe-rato la notte. Ad un certo momento, i miei genitori non sentirono più il polso. Io non davo segni di vita. Allora caddero in ginoc-chio davanti al mio letto piangendo e aspettando. Un attimo dopo, mia madre si sentì spinta ad un ultimo tentativo: cercò una bottiglietta con l'acqua di Lourdes, ne versò qualche goccia su un cucchiaio e, aprendomi le labbra, tentò di sommini-strarmi l'acqua. Poi si inginocchiò vicino al papà e pregò intensamente. Non era an-cora passato un minuto, che aprii gli occhi. Sorrisi, mi addormentai e il giorno succes-sivo ero in via di guarigione ".

Questo fatto rimase impresso nella memoria di Louise, nonostante fosse accaduto quando ave-va appena sei anni: "Ricordo molto bene quella malattia dolorosa e quella sera, nel-la quale avevo perso conoscenza. All'im-provviso sentii una dolcezza smisurata, qualcosa di inesprimibilmente soave, che mi restituiva a me stessa. Diciotto anni do-po, da novizia, provai la stessa sensazione in circostanze simili e ricordai di averla già vissuta quando, nel 1874, mi fu data l'ac-qua miracolosa di Lourdes che mi aveva guarito ".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Guarita per la sua missione

A quindici anni, Marie Thérèse Noblet (1889-1930) partecipò al pellegrinaggio della diocesi di Reims (Francia) a Lourdes. Un anno prima, i medici le avevano diagnosticato una tubercolosi della spina dorsale. Marie Thérese era paralizzata per metà parte del corpo e inchiodata a letto con forti dolori, che solo la morfina riusciva parzialmente ad alleviare. Diciotto anni dopo, come missionaria in Papua Nuova Guinea, nella sua autobiografia, raccontò della sua guarigione. Si tratta del trentaduesimo miracolo riconosciuto dalla Chiesa.

"Avevo da sempre un solo desiderio: andare a Lourdes. Aspettavo la partenza con ansia perché ero sicura di essere guari-ta. La Madonna non poteva rimanere sorda alle numerose preghiere recitate per me! Inoltre pensavo alle persone non credenti del paese e mi dicevo: `Se il miracolo avve-nisse anche solo per loro, per mostrare il potere con il quale la Santa Vergine può in-tervenire!'. Allo stesso tempo rassicuravo il parroco Dieudonné, guida del pellegrinag-gio: `Ciò che la Madonna farà, sarà esatta-mente ciò che anch'io voglio. Se non mi guarirà, andrà bene lo stesso, segno che questo è meglio per me!". Prima della par-tenza il dottor Guénard aveva intagliato una "finestra" nel bustino di gesso di Marie Thérè-se, per eventuali analisi; poi aveva congedato la ragazza: "Noi abbiamo fatto tutto ciò che era nelle nostre possibilità, possa fare la Madonna ciò che rimane ancora! ".

Arrivati a Lourdes il 31 di agosto, nel pomerig-gio, l'esausta Marie Thérèse sulla sua barella fu portata davanti alla grotta: "Ero molto commossa. Questo allora era il posto dove era apparsa la Madonna. Qui aveva parla-to a Bernadette. Più volte, un'assistente mi portò acqua di Lourdes, per spegnere la mia sete. Rimasi lì fin quando i barellieri, verso le 16.00, ci portarono sulla spianata, da dove partiva la processione con il Santis-simo che si fermava davanti ad ogni malato. Soffrivo moltissimo. I dolori aumentavano e non avevo la forza di pregare, ma volli re-stare fino alla fine. Finita la processione, i barellieri mi trasportarono indietro lenta-mente per evitare urti. Arrivati quasi di fronte all'albergo dei malati, i miei dolori divennero insopportabili.

All'ingresso, il parroco Dieudonné, pieno di compassione, mi disse: `Povera piccola, quanto devi soffrire!'.

Esattamente in quel momento, intervenne la Madonna. Uno dopo l'altro i terribili dolo-ri cessarono.

Fui inondata di gioia e dentro di me, per la prima volta, sentii la voce soave della Ma-donna che teneramente mi diceva: `Alzati, puoi camminare!'. Spinta da quella voce, esclamai ad alta voce: `Signor parroco! Mio Dio, mio Dio! Sono guarita! `.

Ma il parroco Dieudonné, convinto che solo l'acqua di Lourdes nella grotta o nelle piscine potesse guarire, rispose seriamente: "Stia zitta, non sa quel che sta dicendo! Non è possibile che Maria faccia un miracolo qui sulla strada, in mezzo ai rumori della gen-te! ". La ragazza perciò tacque e obbediente rimase sulla barella.

In albergo, però, Marie Thérèse mangiò con una fame da lupi. "Poi venne da me il parro-co Dieudonné e mi disse: `Cosa stava di-cendo poco fa? Muova un po' le gambe!'.

Ed io lo feci con una tale leggerezza come se non mi fosse mai successo nulla. Quando poi mi pizzicò sopra il ginocchio, gridai, perché la sensibilità era tornata. Egli, però, poté solo balbettare sconcertato: `Non so cosa significhi tutto questo! Ad ogni modo, se dovesse essere guarita, ringrazi la Ma-donna! Altrimenti preghi ancora Maria di guarirla, ma non parli con nessuno di ciò che è accaduto poco fa!'. Ringraziai con una breve preghiera e verso le 19.30 mi addormentai. Mi risvegliai solo alle 5.00 della mattina successiva, dopo nove ore e mezzo di sonno; erano settimane che mi consideravo felice quando la notte ero riu-scita a dormire una sola ora".

Poiché non poteva camminare da sola, al-le sei di mattina, Marie Thérèse fu nuovamente portata alla grotta. Quando, più tardi, incontrò il parroco Dieudonné, per mettere fine ad una situazione ormai ridicola, gli domandò: —Mi permette oggi di camminare? Mi permette di presentarmi all'Ufficio medico?'. Ma fu possibile solo nel pomeriggio! Tutti i medici si alzarono e mi vennero incontro. Il dottor Boissarie mi domandò se potevo camminare e in un attimo mi misi sulle mie gambe. Mi visitarono a lungo attraverso la finestra' nel bustino, ma tutto era normale. Non sentivo alcun dolore! Nessuna traccia di malattia, perciò mi tolsero immediatamente il gesso. Liberata, potei respirare! Alla fine, i medici furono concordi nel ritenermi sana. Rivolto al parroco Dieudonné, diventato pallido, uno di loro disse: `Fatela andare a ringraziare il buon Dio, che passa ora nel Santissimo Sacramento!'. Arrivammo in tempo, in modo che il sacerdote poté fare su di me il segno della croce con il Santis-simo. In albergo tutti mi abbracciarono con entusiasmo. Ancora dopo anni ricordo sorridendo il buon parroco Dieudonné, che mi aveva proibito di ubbidire alla Ma-donna!".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un termine di paragone per la fede

Non tutti i visitatori di Lourdes ne sono entusiasti o sono credenti. Gli esempi che seguono dimostrano che assistere ad una guarigione miracolosa può essere un grande aiuto per la fede, ma ognuno resta libero di avvicinarsi o meno di più a Dio.

Ald esempio, lo scrittore francese Emile Zola (1840-1902) non sep-pe cogliere la grazia di Dio quasi tangibile a Lourdes. Per gli avveni-menti prodigiosi trovò solo parole di beffa, nonostante fosse testimone oculare, il 21 e il 22 agosto 1894, delle guarigioni istantanee di Marie Lebranchu e Marie Lemarchand, fra i pochi miracoli riconosciuti dalla Chiesa.

Le malate erano arrivate a Lourdes con il pellegrinaggio nazionale; entrambe soffrivano da anni di tubercolosi ai polmoni ed erano allo stadio forale della malattia. Marie Lemarchand, di diciotto anni, in quel periodo soffriva anche di ulcere incurabili sul viso. Marie Lebranchu, di trenta-cinque anni, aveva un peso di appena 24 chili mentre sulla barella veniva trasportata alle piscine. Vedendola, Zola mormorò: "Se quella guarisce, crederó!". Marie tornò dal bagno completamente guarita. Sebbene controvoglia, fu costretto a riconoscerlo anche il non credente Zola!

Nell'Ufficio medico, allo scrittore, fu data una nuova occasione per aprirsi alla grazia. Il dottor Boissarie, incaricato della verifica, scrisse: "Ho fatto entrare la miracolata sotto gli occhi del muto scrittore. `Signore', ho detto: faccia esaminare Marie Lebranchu da chi vuole lei, non potrebbe far altro che costatane le stesse cose: nessun rantolare, la respirazione nor-male! Tutto è nuovo e sano in un polmone che ieri era ancora completamente distrutto!". Zola pianse con compassione, ma non si convertì! Al contrario, ciò che aveva vissuto rafforzò il suo rifiuto di Dio! Tornato a Parigi, nel suo romanzo "Lourdes", scrisse di Marie Lebranchu con lo pseudonimo di "Grivotte" e ne narrò la guarigione come una pseudo-guarigione, facendo morire la donna in poco tempo. In realtà Marie visse altri 28 anni! Sempre nel suo romanzo descrisse anche la figura di Marie Lemarchand, sotto il nome di "Elisa Rouquet", come una donna isterica; nella realtà era una madre sana di otto figli.

 

"Tutte le mie convinzioni scientifiche crollerebbero ".

Agli inizi del ventesimo secolo il chirurgo Alexis Carrell (1873-1944), dotato di grandi capacità, di Lione, aveva davanti a sé la prospettiva di una splendida carriera. Già da studente egli aveva abbandonato la sua fede cattolica. Nonostante ciò lesse tutto quel che ri-guardava Lourdes; non per ultimo, anche il fa-moso romanzo di Zola, che aveva reso ridicole le apparizioni e i miracoli. Negli ambienti me-dici, il giovane Carrell aveva sostenuto vivaci discussioni con i colleghi per gli avvenimenti misteriosi di Lourdes.

Nel maggio del 1902, al giovane medico, di ventotto anni, si presentò l'occasione di sosti-tuire un collega credente nell'accompagnare un pellegrinaggio di malati. Durante il viaggio, gli altri colleghi gli narravano le loro esperienze e Carrell contraddiceva decisamente: 'Ie guari-gioni di cui mi parlate sono quasi sempre il risultato di processi psichici, molto compli-cati, cioè di autosuggestione. Si può parla-re di miracolo solo quando si parla di una malattia organica, come, per esempio, di una gamba tagliata che ricresce o di un cancro che sparisce ". Dopo la prima visita ai malati, Carrell si prese particolarmente cura di quattro pazienti, poi disse: "Se uno di questi tornasse sano, saremmo davanti ad un fatto talmente sconvolgente, che tutte le mie con-vinzioni scientifiche crollerebbero ".

Annotò nel suo diario di viaggio: "Manie Bailly (1878-1937) ha vent'anni. E' di Bor-deaux e soffre di una peritonite tubercolare all'ultimo stadio. Tutti i suoi parenti sono morti di tubercolosi. Non so se riuscirà ad arrivare viva a Lourdes o se mi morirà tra le braccia.

Se questa infelice venisse guarita, sarebbe veramente un miracolo! Ma questo non ac-cadrà!". Anche i medici, che avevano voluto esaudire l'ultimo desiderio di Marie Bailly, era-no convinti che non avrebbe potuto sopravvi-vere neanche alla metà del viaggio. Avevano persino portato con sé la bara per essere pronti a riportarla defunta a Bordeaux. Più volte il dottor Carrell aveva iniettato morfina alla ra-gazza, che si era sempre più indebolita: "La pancia di Marie è gonfia, dura, e sotto l'ombelico piena di liquido. Il suo cuore batte come impazzito. Probabilmente non sopravvivrà a questo giorno".

Ma la malata raggiunse Lourdes e quel giorno sopravvisse alla morte. "Ella è in agonia e può morire in ogni momento ", annotò il dot-tor Carrell il 28 maggio. Ciò nonostante, un'in-fermiera esaudì il desiderio di Marie e la portò alle piscine, dove la sua pancia fu bagnata tre volte con l'acqua di Lourdes. Presso la grotta, Marie stava in prima fila, davanti alla statua dell'Immacolata. Carrell non la perse di vista neanche un secondo.

Improvvisamente il respiro dell'agoniz-zante si fece meno affannato, i tratti del volto si rilassarono. Sotto lo sguardo sconcertato di Carrell, sotto la coperta di lana la pancia si ab-bassò e nel giro di pochi minuti il gonfiore era totalmente sparito. Marie si alzò dalla barella e disse a Carrell: "Sto bene, ancora non mi sento forte, però sono guarita ".

Dopo attenti esami, l'Ufficio medico confermò il fatto! Sei mesi dopo, Marie Bailly entrò tra le Suore di Carità e lì servì i malati per trenta-cinque anni. Per Alexis Carrell, invece, ebbe inizio un lungo cammino di conversione. La sua attestazione scritta, nella quale esprimeva parere positivo su Lourdes, gli costò la carriera a Lione. Ma dieci anni dopo, nel 1912, già emigrato negli Stati Uniti, ricevette il Premio Nobel per le sue ricerche che avevano aperto nuovi orizzonti nella medicina. Alexis Carrel si recava ogni anno a Lourdes e finalmente si rea-lizzò la sua preghiera: "O dolce Vergine, il mio più grande desiderio e la meta più alta del mio sforzo è credere e creder ciecamente, senza discutere, senza criticare". 

 

Il canto di Bernadette

Anche la vita e l'opera dello scrittore ebreo Franz Werfel (1890-1945) sono in-separabilmente legate a Lourdes. Ebreo, austriaco, fu costretto a fuggire dai nazional-socialisti e decise di passare attraverso la Spagna per raggiungere gli Stati Uniti. Insie-me alla moglie Alma, si nascose prima nel sud della Francia: "Negli ultimi giorni di giugno del 1940, la Provvidenza mi guidò a Lourdes, della cui storia dei miracoli avevo solo una conoscenza superflua. Per alcune setti-mane ci nascondemmo nella città dei Pirenei. Per me fu un periodo di tensioni, ma nello stesso tempo molto importante, perché conobbi la storia meravigliosa della ragazza Bernadette Soubirous e i fatti e le guarigioni miracolose di Lourdes. Un giorno, nella mia grande angustia, feci una promessa: se in queste condizioni angosciose, verrò guidato e potrò raggiungere la costa d'America, prometto che, prima di qualunque altro lavoro, scriverò il `Canto di Bernadette', per quanto mi sarà possibile, perché non sono cattolico".

In esilio in America, Werfel, pieno di grati-tudine, come sua prima opera, scrisse "Il Canto di Bernadette ", divenuto famoso in tutto il mondo anche come film.

 

Il pollice purulento

Il 10 ottobre 1982, durante la canonizzazione del suo connazionale P. Massimiliano Kolbe (1894 - 1941), Papa Giovanni Paolo II ha detto: `Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici' (Gv 15,13). Da oggi la Chiesa desidera chiamare "santo" un uomo al quale è stato concesso di adempiere in maniera assolutamente letterale le suddette parole del Redentore".

Anche per il più importante apostolo mariano del 20° secolo, probabilmente ci fu un primo, decisivo incontro con l'Immacolata. Forse accadde nel 1912, quando, dopo gli esami di maturità, Fra Massimiliano, di diciotto anni, francescano di grandi do-ti, venne a Roma per gli studi e il Padre Rettore Stefano Ignudi, un deciso difensore dell'Immacolata, gli parlò con entusiasmo di Bernadette, alla quale cinquantaquat-tro anni prima a Lourdes era apparsa la Madre di Dio.

Nei primi tempi dei suoi studi di filosofia presso l'Università Gregoriana di Roma, Fra Mas-similiano scrisse una lettera alla madre in Polonia: "Mancava poco e avrei perduto il mio pollice. (All'epoca era un motivo d'impedimento per l'ordi-nazione sacerdotale.) Si era formato un ascesso, per il quale nessuna cura medica era efficace. La suppurazione era in continuo sviluppo tanto che il medico parlava di amputazione, perché l'osso era già intaccato. Io però gli ho detto che avevo un'idea migliore. Il rettore P. Ignudi mi aveva appena dato dell'acqua di Lourdes e mi aveva raccontato della sua guarigione mi-racolosa: a dodici anni aveva avuto un piede malato. La carie ossea era talmente progredita che il malato urlava giorno e notte dai dolori. I medici avevano una sola soluzione: l'amputa-zione del piede. La sera prima dell'intervento, il medico stava visitando il piede per l'ultima volta, quando si intromise la madre del sofferen-te. Ella tolse le bende, lavò il piede con acqua e sapone e vi mise sopra una compressa, fidu-ciosamente bagnata con acqua di Lourdes. Dopo pochi minuti, il giovane si addormentò per risvegliarsi dopo un quarto d'ora comple-tamente guarito!

Il miracolo era ovvio, ma il medico non cre-dente non lo volle ammettere! Piuttosto arrivò a fornire spiegazioni che non convinsero nessuno. Ma quando, dopo qualche giorno dalla pianta del piede si staccò un pezzo di osso purulento, fu costretto a confessare: qui ha agito una forza maggiore! Si convertì e costruì a proprie spese una chiesa ".

Fra Massimiliano continuava: "Quando il nostro medico, qui, a Roma, ha sentito che avevo l'acqua di Lourdes, fu ben disposto ad ap-plicarmi una fasciatura. La mattina dopo, il chirurgo dell'ospedale disse che la situazione era migliorata e si poteva evitare l'amputazione del pollice.

Dopo un'altra breve cura con l'acqua di Lourdes, il pollice è guarito completamente. Onore a Dio e grazie all'Immacolata! ". Fonte: Berta Weibel, Das GrUte ist die Liebe.

 

Dal giorno della sua guarigione in poi, Massimiliano Kolbe chiamò la Ma-donna solo con il titolo di "Immacolata", del quale ben presto sarebbe diventato annunciatore internazionale.

Questo fu il nome che il 25 marzo 1858, durante la sedicesima apparizione, Maria stessa svelò a Bernadette nella grotta di Lourdes, dopo che con garbo la veggente le aveva chiesto per ben tre volte: "Signora, avreste la bontà di dir-mi chi siete?". In quel momento il volto della Madonna divenne molto serio e sembrava che Ella fosse avvolta da profonda umiltà. Per un attimo con-giunse le mani, allargò le braccia e le chinò con grazia verso terra. Poi le alzò di nuovo, ricongiunse le mani e guar-dando verso il cielo con dolcezza espresse le seguenti parole nel dialetto dei Pirenei: "Que soy era Immaculada Councepciou ". "Sono l'Immacolata Concezione".

Bernadette, analfabeta, non comprese queste parole e le ripeté continuamente mentre correva dall'abate Peyramale, parroco di Lourdes. Ancora senza fiato e con gli occhi che le brillavano, poté finalmente dire il nome della "Bella Signora". Profondamente toccato, il parroco comprese subito: La Madre di Dio e Lei è venuta qui, a Lourdes, per confermare il dogma dell'Immacolata, proclamato tre anni prima, l'8 dicembre 1854! "Per me ba-sta, io credo!". Una volta convinto della vera natura delle apparizioni, Peyra-male divenne il grande difensore di Lourdes; a lui si deve la costruzione della cripta e della basilica in onore dell'Immacolata. Fino alla morte di Bernadette, rimase il suo fedele protet-tore e consigliere paterno.

 

 

 

 

 

 

 

Rinunciare alla guarigione...

Nonostante Lourdes sia la "città dei miracoli ", resta il fatto che in questi 154 anni milioni di malati non sono stati guariti. Che mistero! Ma alla moltitudine che viene malata e torna senza essere guarita, la Madonna chiede di offrire le proprie sofferenze per renderle preziose e fruttuose per la conversione di altre persone. Uno che ha ben compreso la chiamata alla corredenzione è stato Padre Leopoldo Mandic, il santo confessore e apostolo dell'unità con i fratelli delle Chiese Ortodosse.

Il cappuccino, a sessantotto anni, nel 1934, fu invitato da alcuni suoi penitenti ad accompagnarli in un pellegrinaggio a Lourdes. Da quanto tempo nutriva questo desiderio di recarsi sul luogo delle apparizioni dell'Immacolata! P. Leopoldo (1866 - 1942), raggiante, lasciò il suo "quartier generale", come era solito chiamare il suo fa-moso confessionale a Padova. Lì quotidianamente trascorreva fino alle quindici ore, per dare alle anime non solo consigli spirituali, ma spesso anche guarigioni fisiche. Durante il viaggio sul treno dei malati, il padre di statura piccola (era alto solo 1,35 m.), fedele alla sua vocazione e con umiltà, si spostava ovunque, disponibile alle confessioni.

Arrivati a Lourdes, il padre confessò ancora. Alle grandi manifesta-zioni religiose partecipò con un tale intensità, che tutti coloro che gli erano vicini ne restarono commossi. Con un volto raggiante, egli stesso esclamava: "Abbiamo visto cose meravigliose!".

Durante il processo di beatificazione, una suora ha raccontato: "A Lourdes P. Leopoldo mi si avvicinò e mi domandò: `Ha già chiesto alla Madonna una grazia di guarigione?'. `Sì', risposi: `l'ho chiesta, come mi è stato ordinato dalla mia superiora, ma sento che non guarirò'. `Allora', aggiunse il sacerdote: `la cede a qualcun altro?'. `Volentieri', risposi. Subito mi accom-pagnò da un uomo che si trovava vicino a noi, un francese di trentadue anni, di Lille, nato cieco, e diede a noi due la Santa Comunione. In quell'istante, il nato cieco ebbe il dono della vista; il miracolo fu subito notificato e controllato dall'Ufficio medico".

Sicuramente prima di chiedere alla suora se aveva rinunciato alla sua guarigione, era stato Padre Leopoldo stesso a rinunciare in favore di qualcun altro. Come aveva confidato ad una penitente, avrebbe potuto anche lui chiedere alla Madonna la guarigione o almeno il migliora-

mento del difetto di pronuncia, del quale soffriva dall'infanzia. A causa di questo difetto, du-rante i cinquanta anni di vita sacerdotale, piena di grandi sa-crifici, non aveva mai potuto predicare o leggere pubblica-mente! Per una grazia speciale aveva potuto esprimere chiara-mente e distintamente le parole della consacrazione durante la S. Messa e quelle dell'assolu-zione nel confessionale. Padre Leopoldo lasciò Lourdes come era arrivato, con il suo difetto di pronuncia, che anzi aumentò durante i suoi ultimi otto anni di vita!

 

Eppure un miracolo ci fa!

La sera del 13 luglio 1934, tornando dal pellegrinaggio a Lourdes, Padre Leopoldo ar-rivò alla stazione di Padova. Arrivava anche Don Luigi Cal-legaro, parroco di Comegliana; il piccolo nipote, Angelo Ber-nardi, e il vetturino Augusto Formentin lo stavano aspettan-do; rapido egli salì sul calesse. Poi vide P. Leopoldo sul mar-ciapiede davanti alla stazione, un po' smarrito con la sua vali-getta in mano e lo invitò a salire. Certo, stavano un po' stretti, ma andava bene! "Nella via Dante -, testimoniò più tardi Don Callegaro, "all'improv-viso ci venne incontro il tram con quattro vagoni.

La distanza fra le ruote del tram e le colon-ne dei portici era talmente scarsa, che il nostro calesse non avrebbe potuto passare senza urtare il tram o andare a finire ad-dosso ai portici. Il calesse avrebbe dovuto fermarsi per far passare il tram". "Ma av-venne diversamente", ricorda il nipote Angelo, che all'epoca aveva sette anni. "Nonostante le grida dei passanti, non si fermarono né il tram, né il cavallo".

Poi accadde uno degli avvenimenti più straor-dinari della vita di P. Leopoldo: il calesse passò accanto al tram senza danno e le grida della gente si trasformarono in esclamazioni di sol-lievo. Il cavallo si fermò in un assembramento di popolo e quando i presenti, ancora meravi-gliati, videro il "Santo di Padova" esclamarono: "Non è successo niente perché c'era P. Leopoldo!". Ma lui, respingendo umilmente questa frase, diceva: "No, no, siamo due sacerdoti e torniamo da Lourdes. E' la Madonna che ci ha salvato!".

La folla accompagnò P. Leopoldo fino al con-vento di S. Croce dei Padri Cappuccini, mentre il vetturino Formentin raccontò sull'avveni-mento appena vissuto: "Nel momento crucia-le mi sembrò che la strada fosse diventata più larga".

Due giorni dopo, Don Callegaro, accom-pagnato dal vetturino Formentin, tornò in centro in Via Dante, per misurare la distanza fra le rotaie e le colonne dei portici: era meno di un metro, mentre il calesse misurava 1,54 m.! Questo fatto inspiegabile confermò la convin-zione di P. Leopoldo, che era stata davvero la Vergine di Lourdes a salvarli da un grave inci-dente.

Durante i suoi ultimi otto anni di vita, dopo la confessione, P. Leopoldo amava farsi racconta-re questo avvenimento dal piccolo Angelo, per poi esclamare con gratitudine: "E' stata la Madonna! E' stata la Madre di Dio a sal-varci! Proprio Lei!".

Fonte: P. Pietro Bernardi, Leopold Mandié - Santo della riconciliazione

 

Passa il Salvatore!

Durante le processioni con il Santissimo e le benedizioni individuali dei malati a Lourdes si sono verificati otto casi di guarigione riconosciuti dalla Chiesa. Naturalmente fino ad oggi ne sono accaduti molti di più! L'Arcivescovo José Pont y Gol (1907-1995), di Tarragona in Spagna, ha scritto la sua testimonianza di una guarigione commovente.

"Ricordo bene la guarigione di Teresa Monné, verificatasi a Lourdes nel 1979; mi è rimasta impressa nella memoria. E' accadu-to il giorno della festa di S. Pietro, alla fine della processione, quan-do si dà la benedizione a tutti i malati. Passando presso il grande cerchio dei sofferenti, abbiamo potuto avvertire il loro profondo de-siderio, la loro speranza e la loro fede in Gesù, Colui che passava e faceva del bene. Sembrava di rivivere gli avvenimenti del Vangelo! Fra i molti malati si trovava anche Teresa Monné, i cui occhi espri-mevano speranza. Aveva pregato con intensità e aspettava con com-mozione il `passaggio del Salvatore. Ma quando finalmente arrivò, non si fermò davanti a lei. Proseguì la sua strada come anche noi che accompagnavamo la processione. Eppure un generale vociare che aumentava di volume, ci annunciò che si era verificato qualcosa di straordinario. Alla fine della processione, la notizia giunse anche a me: all'improvviso, Teresa si era sentita guarita e, piena di forze, aveva abbandonato il suo posto fra i malati nella processione e da sola era tornata nell'albergo dove era alloggiata. Naturalmente mi affrettai ad andarci e lì potei vedere: Teresa era in grado di stare da sola in piedi! Era circondata da infermiere, che le avevano tolto tutte le fasce e i cerotti. Stavano lavando la parte dove si era formato il tumore e ne detergeva-no il pus con delle pomate.

Dopo aver fatto questo, tutti i presenti, me incluso, poterono vedere e testimoniare che quel tumore, dichiarato inguaribile dai medici, era scomparso! Nulla più indicava il carcinoma che, da molto tempo, secerneva nauseante pus dalla spina dorsale e aveva infettato tutto il corpo! Invece ora tutta quella parte mostrava una pelle sana, delicata, dall'aspetto liscio e naturale. Era di colore rosa, co-me appare una cicatrice fresca. Dal momento della benedizione con il Santissimo, Teresa aveva ri-preso un aspetto di buona salute e di ottimismo. Noi potevamo solo osservarla in silenzio e con commozione.

Io ero passato davanti a Teresa con Gesù Cristo, il Signore, il Figlio di Maria - Sua Madre e Madre nostra - e lei era stata miracolosamente guarita. Mettemmo subito per iscritto la testimonianza della sua guarigione e la raccontammo ad altri. Concluso il pellegrinaggio, all'Ufficio di Lourdes, re-sponsabile per questi casi, consegnai tutta la documentazione su questo avvenimento che non ho mai più dimenticato".

Fonte: Lourdes Magazin, Heilungen and Wunder