PADRE CELESTE IDDIO

Tratto da: "Papa Giovanni" 8/1994

 PADRE NOSTRO, CHE SEI NEI CIELI

San Giovanni Crisostomo, il grande innamorato della natu-ra, ci ricorda che nulla dà gioia quanto il cielo, simile a velo puro e trasparente, a pra-to dai mille fiori, le stelle, a corona per le nostre teste. Nulla è delizioso come il sorgere del sole, quando la notte se ne va e i raggi ancora non infieriscono ed il cielo s'imporpora. In un istante, la luce raggiunge la terra, il mare, le montagne, le valli, le colline, il cielo intero, toglien-do alla natura il mantello delle tenebre e mostrandola nuda ai nostri occhi. Nulla suscita ammirazione quanto il corso del sole, la regolarità del suo cammino, il suo predominio che mai viene negato, la sua bellezza, la sua chiarezza, il suo splendore, la sua purezza. E la sua utilità, chi potrebbe descriverla? Cos'é il sole per i semi, per le piante, per gli uomini, per gli animali, per la terra, per il mare, per l'aria, per tutto ciò che esiste? Ammira l'intelligenza degli animali e dai una spiegazione se ti riesce. Guarda come gli uccelli si costruiscono i nidi fra le rocce, negli alberi e sotto i tetti; li fanno in modo tale da stare al sicuro e da avere una dimora bella e comoda in cui allevare i piccoli. E guarda le api e i ragni. Donde provengono il loro attacca-mento al lavoro e la loro ingegnosità? Senza parlare delle formi-che, le quali hanno granai ove stipano grandi quantità di viveri; né del loro continuo andare e venire, dei loro capi, dell'ordine che osservano mentre lavorano. Puoi spiegare tutto ciò e arrivare a comprendere la sapienza che ciò manifesta?

 

La grandezza di Dio

Guarda inoltre le varie specie di piante con l'eleganza delle loro foglie: sono piacevoli alla vista e utili per i frutti che produ-cono. No, noi non siamo capaci di comprendere la natura delle cose. Tanto meno comprenderemo quella dell'Essere primo, dell'Essere unico che è la pienezza di tutto. Esamina la moltitudine delle specie di uccelli, la varietà delle loro forme e dei loro colori. Alcuni sono muti, altri cantano. Chi ha concesso il dono del canto? E chi ha collocato, nel petto della cicala, una minuscola cetra? Chi l'ha fatto così come è questo animaletto che nelle ore calde trilla e con la sua musica riempie i boschi, accompagna i viandanti? E chi aiuta il cigno a comporre il suo canto, quando stende le ali al soffio della brezza? Parlare di queste cose ci dà gioia, pérché esse ci spiegano la grandezza di Dio. 

Gesù ci rivela il Padre

Gesù ci fa conoscere e ci conduce al Padre, come pure ci rivela e dona lo Spirito Santo.

Se il nostro sguardo si volge di preferenza a Gesù e Maria, perché hanno mente e cuore umani, non dobbiamo dimenticare che il Padre è il principio di tutto, anche del Figlio e dello Spirito Santo, e che come la creazione così anche la redenzione del Figlio e la santificazione della Spirito Santo avvengono per volontà del Padre e in forza della sua natura divina che partecipa (mette in comune) al Figlio e allo Spirito. «Padre celeste Iddio», oppure «Padre dei cieli Iddio»; è un richiamo all'angelico «Gloria a Dio nell'alto dei cieli» ed alla pre-ghiera insegnata da Gesù: «Padre nostro che sei nei cieli». Non è semplice richiamo al cielo visibile, realtà creata; è usato il plurale «cieli», come in altri luoghi si parla de «i cieli dei cieli», perché Dio è al di là, meglio, al di sopra del nostro firmamento. Per cui «i cieli» si identificano con Dio stesso, riconosciuto Creatore e Signore della immensa realtà che è il cielo, nel quale sono contenuti gli astri, la terra e quanti in essa vi abitano. «Padre» è il nome che per noi esprime la realtà primaria di Dio. Dio è anzitutto e soprattutto «padre». La sua vita e la sua funzione è generare, produrre vita in tutte le forme, vita del Figlio Unigenito, vita dello Spirito Santo, vite angeliche, vite umane, vite infraumane. 

è vicinissimo a noi

Quale torto non facciamo a considerare Dio distante da noi! Sì, è distante nelle perfezioni della sua natura, ma è vicinissimo nell'amore; non desidera altro che fare un tutt'uno con noi, immergendo la nostra natura nella sua, così da diventare parteci-pi della sua Vita divina.

«Padre Celeste Iddio, abbi pietà di noi». La misericordia sugge-risce un cuore compassionevole, però nel significato biblico indi-ca «tenerezza»; il che si accorda meglio con la paternità. Forse non si pensa abbastanza a quanta gioia e onore rechi al nostro Dio essere chiamato con l'appellativo di «Padre». Dovremmo spesso ripetere questa invocazione al primo risveglio e durante la giornata, come la primaria tra le giaculatorie che la pietà cristiana suggerisce. Il nostro atteggiamento verso Dio diventerebbe teneramente filiale, con immenso vantaggio spiri-tuale. 

 

PRIMA CHE NASCESSERO I MONTI

«Prima che nascessero i monti e la terra e il mondo fossero genera-ti, da sempre e per sempre Tu sei Dio» (Sal 89,2). Tutta la creazione dà testimonianza a Dio; soltanto da Dio ogni cosa riceve la propria realtà. «Dio nessuno l'ha mai visto; il suo unico Figlio, che è nel seno del Padre, ce Lo ha rivelato». Cristo rivela il Padre in molti modi. Cristo è l'«immagine del Dio invisibile» (Col 1,15), e fa conoscere il Padre perché Lui stesso è Dio. Nelle sue parole Cristo manifesta il mistero di Dio, e con le sue opere salvifiche fa sì che gli uomini abbiano una fede viva. Nella pienezza del suo amore, Dio vuole essere conosciuto dalle creature che Egli ha fat-to. «Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelare se stesso»... 

Luce nel mondo

La rivelazione e la fede sono doni personali di Dio. Dio agisce libe-ramente in questo mondo e nel cuore degli uomini. Egli fa in modo che la verità sulla sua persona sia proclamata, e rende possibile all'ascoltatore di riconoscere questa verità: «è' il Signore» (Gv 21,7). Con il delicato soccorso della grazia, Dio rende possibile agli uomi-ni il possesso di una fede personale. Ma non li forza a credere in Lui. Si rende presente al mondo con atti e parole di salvezza, e al cuore degli uomini con la sua grazia, ed invita gli uomini a riconoscere il loro Signore. Chi giunge alla fede riconosce Dio alla luce della stessa testimonianza di Dio. «Il Signore è mia luce e mia salvezza» (Ps 26). «E Dio, che disse: "Rifulga la luce dalle tenebre", rifulse nei nostri cuori» (2 Cor 4,6). Dio è Lui stesso la luce per la quale noi crediamo, ed è il termine di ogni nostra conoscenza e di ogni nostro sforzo. Da Dio conosciamo chi è Dio, e comprendiamo perché dobbiamo credere a Lui prima di ogni altra cosa. «Se accettiamo la testimonian-za degli uomini, la testimonianza di Dio è più grande». (1 Gv 5,9) 

Le Tracce del Creatore

Tempo fa, uno scienziato miscredente, attraversando il deserto con alcuni arabi come guide, osservò che al tramonto del sole, essi stendevano un tappeto per terra e pregavano. Chiese ad uno di loro: - Che fate? - Prego - rispose il figlio del deserto. - Tu preghi? E chi preghi? - Allah, Dio.

Lo scienziato sorrise. Poi con tono saputo: - Hai, visto qual-che volta Dio? - No!

- L'hai toccato con le tue mani? L'hai sentito con le tue orecchie? - No!

E allora, sei matto, perché credi ad un Dio, che non hai mai visto, mai sentito, mai toccato!

L'arabo per il momento non seppe rispondere.

L'indomani mattina, prima del levar del sole, lo scienziato, uscendo dalla sua tenda, fece notare alla sua guida: - Qui cer-tamente è passato un cammello!

Un raggio di luce brillò negli occhi del figlio del deserto, che chiese allo scienziato miscredente: - Avete voi visto il cammel-lo? - No!

- L'avete voi sentito passare? - No!

L'avete voi tocca-to con le vostre mani? - No!

Allora - concluse l'arabo - voi siete matto, credendo che sia passato di qui un cammello che non avete visto, né sentito, né toccato.

Oh! -- replico l'uomo di scienza. - Ma si vedono bene le sue orme sulla sabbia!

In quel momento il sole saliva all'orizzonte con tutto lo splendore dei colori d'oriente. Con un gesto ampio e solenne d'arabo mostrò l'astro splendente e concluse: Guardate le tracce del Creatore! Sappiate dunque che Dio c'è e ci ama! (L. Vigna).

Su ogni casa creata c'è la firma di Dio, anche se talvolta sembra cancellata. Fortunati quelli che la sanno riconoscere.

 

VICINO AGLI UOMINI

Dio è quanto mai reale, e vicino a noi in molti modi (cfr Dt 4,8). Anche senza il dono della fede, gli uomini sono in grado di sapere con certezza che Dio esiste. Perfino molti, che ancora ignora-no che Dio esiste desiderano arden-temente il posses-so della verità e la pienezza della vita, e una totalità d'essere che, di fatto, può trovarsi soltanto in Dio. Essi cercano una Realtà, della cui esistenza sono ancora ignari. Chi trova Dio alla fine di questa aspirazione e di questa indagine, trova Colui che cercava da lungo tempo. Infatti tutto il nostro essere è strutturato in tal modo che ha biso-gno della ricchez-za di Dio per tro-vare il suo compi-mento.

«Ci hai fatti per Te, o Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposi in Te». (S. Agostino) 

La fede in Dio

Ci sono persone che rifiutano la fede in Dio perché trovano umi-liante per uomini ragionevoli di ammettere l'esistenza di Qualcuno superiore all'uomo. Altri negano l'esistenza di un Dio buono, per mani-festare così una «protesta violenta contro il male nel mondo», anche se non nella maniera positiva con cui Cristo ha insegnato ai Santi a com-battere il male. Altri ancora hanno praticamente rinunciato alla speranza di cono-scere Dio, perché i loro pregiudizi filosofici li hanno convinti che sol-tanto le realtà materiali, oggetto della scienza, possono essere cono-sciute dall'uomo, o perché semplicemente negano ogni possibilità di verità assoluta. Molti pongono le loro aspirazioni altrove, e non riflettono mai seriamente sul problema di Dio; essi «si lasciano sopraffare dalle preoccupazioni, dalle ricchezze e dai piaceri della vita, e i loro frutti non giungono a maturazione» (Lc 8,14). Molti altri sono spinti dalla miscredenza sotto la pressione di gover-ni, votati per politica all'ateismo e alla spersonalizzazione dei loro sud-diti, o di miscredenti uomini di cultura, che si sono allontanati da Dio nella cupidigia e nella lussuria. Senza dubbio, coloro che volontariamente cercano di tenere lonta-no Dio dal proprio cuore e di evitare i problemi religiosi, e non seguo-no l'imperativo morale della loro coscienza, non sono esenti da colpa.  

Concedimi la forza di cercarti

O Signore, unica mia speranza, ascolta la mia preghiera: non permettere che per stanchezza lasci di cercare il tuo volto. Concedimi la forza di cercare te, che mi hai fatto il dono di tro-varli e mi hai dato la speranza di avvicinarmi a te sempre di più.

Il mio impegno e la mia fragilità sono davanti a te, Signore: rafforza il mio impegno, guarisci la mia fragilità. O Dio, vieni in mio aiuto, perché. non mi dimentichi mai di te e viva sempre alla tua presenza. Fa; o Signore, Dio mio, che io ti conosca sempre più e ti ami con tutto il cuore. Sant'Agostìno (354-430) 

Dio e immenso

Simonide, vissuto 5 secoli a.C., interrogato da Gerone chi fosse Dio, domandò un giorno di tempo per rispondere; poi ne domandò un secondo; poi un terzo. Finalmente disse: «Più ci penso, e meno lo so».

Epitteto, vissuto ai tempi dell'Imperatore Nerone, ad un tale che gli poneva la stessa domanda, rispose: «Se io potessi dire che cosa è Dio, o io sarei Dio, o Dio non sarebbe Dio».

Solo Dio può conoscere se stesso. A noi, povere creature umane, non è dato che di scorgere qualche raggio solo della Divina Maestà e delle sue divine perfezioni specialmente in questa vita. S. Paolo scrisse: «Ora noi vediamo Dio attraverso uno specchio, in modo non chiaro, allora invece lo vedremo faccia a faccia» (1 Cor 13,12).

Come un'opera d'arte manifesta la valentia dell'artista, così l'universo manifesta l'opera di Dio e quindi le sue perfezioni, che non possono essere se non infinite, perché Dio è infinito. Quindi Dio è perfetto senza limitazioni e senza difetti. Le per-fezioni poi le possiede tutte assieme ed in sommo grado.

Filippo II, re di Spagna, era in quel tempo (morì l'anno 1549) il più potente re di tutta l'Europa. Un giorno condusse con sé suo figlio, ancora fanciullo, ad una par-tita di caccia. Restarono sorpresi da un temporale ed il fanciullo inge-nuamente disse a suo padre: «Senti, papà, tu che sei così potente e comandi a tutti, comanda a queste brutte nubi di andarsene e di non rovinare i nostri vestiti e la nostra festa».

Il re rispose: «Figlio mio, io non posso nulla al di sopra della terra: là comanda un altro Re, Iddio, il solo che tutto può ed a cui tutto obbedisce». (da "Fede Viva" G. Nardi - Loffredo) 

 

CERCARE DIO

Dio rivela se stesso più direttamente e chiaramente di quanto lo fanno le sue opere che pure parlano di Lui. è Lui stesso che parla. è Lui personalmente che cerca le creature che ha fatto, per dar loro una conoscenza salvifica di se stesso. «Perché così dice il Signore Dio: Ecco, Io, Io stesso andrò in cerca delle mie pecore e le ritroverò... Andrò in cerca della pecora perduta, e ricondurrò all'ovile quella smarrita; fascerò quella ferita, e curerò quel-la malata;... le pascerò con giustizia» (Ez 34,11-16). Cercare Dio non è altro che rispondere al proprio Fattore, il Creatore che mantiene l'uomo nell'essere, che si prende cura di lui e non lo abbandona mai. Cercare Dio significa realmente lasciarsi trova-re, e rispondere di sì alla luce di una sapienza, che supera ogni pensie-ro umano. Dio rivela se stesso negli atti della storia della salvezza e nelle paro-le dei profeti. E soprattutto ci parla con la voce del Figlio suo (cfr Eb 1,2).  Dio, però, non parla soltanto in una forma esteriore. Egli, che ha fatto i nostri cuori e il nostro spirito, parla anche dentro di noi. Egli dona a coloro che chiama a conoscerLo una luce, per mezzo della qua-le essi possono riconoscere con certezza che è il Signore di tutti a chia-marli alla vita. 

Un dono gratuito

La vita di fede è costruita su Dio. è un suo dono. Il dono della fede è l'inizio di una vita nuova che Dio elargisce liberamente, è un dono che Dio solo può dare. «Per questa grazia, infatti, siete salvi mediante la fede; e ciò non è opera vostra ma è il dono di Dio» (Ef 2,8).

Non furono soltanto semplici parole e segni visibili che portarono alla pienezza della fede i discepoli di Cristo. Quando gli apostoli prese-ro coscienza di chi era veramente Cristo, manifestarono ad alta voce l'ardente desiderio di Dio, la cui natura presagivano solo oscuramente: «Aumenta in noi la fede» (Lc 17,5).

La fede, infatti, è il frutto vivente di due libertà, quella di Dio che dona gratuitamente, e quella dell'uomo che, di sua propria volontà risponde a Dio con la forza che la grazia di Dio gli concede. 

L'aratro guidato dal Signore

S. Isidoro (nato a Madrid nel 1110, morto nel 1170) era un contadino povero e lavorava alle dipendenze di un padrone. Ogni mattina, prima di recarsi sui campi, entrava in chiesa e pregava come sanno pregare i santi. I compagni si prendevano gioco di tanta devozione e, poiché erano pigri e poco onesti, accusarono Isidoro: «Anziché lavora-re, perde il suo tempo nelle chiese». Il padrone, indignato, chiamò Isidoro, gli ricordò che il tem-po è prezioso e appartiene a chi lo paga, e che, dopotutto, il lavoro è la migliore delle preghiere.

Allora il Santo rispose tranquillamente: «Padrone, quanto mi dite è vero, ma il tempo della preghiera non è mai perduto. Coloro che pregano invocano l'aiuto di Dio, e il lavoro allora rie-sce meglio, l'aratro, guidato dal Signore, segna un solco più dritto e più fecondo».

Il padrone non seppe ribattere le parole dell'umile contadino, ma decise di tenergli gli occhi addos-so; l'indomani, di buon'ora, andò sui campi e vide gli aratori col vol-to accigliato; il campo di Isidoro era già pieno di solchi profondi e i suoi occhi erano sereni: aveva lavorato, come gli altri, più degli altri, ma sulle sue labbra, silenzio-sa, scorreva la preghiera.

Isidoro divenne Santo. Fu cano-nizzato nel 1622 da Gregorio XV, insieme con sant'Ignazio, san Francesco Saverio, santa Teresa d'Avila, grandi santi suoi conterra-nei. Lui, il più umile: ma sapeva pregare come pochi. (da "Il Seme" brani scelti) 

 

PERCHé TE NE RICORDI?

Ascoltiamo la voce del cantore del Salmo ottavo. Nel silenzio della notte stellata, egli si interroga e dice: «Se guardo il tuo cielo, opera del-le tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissate, che cosa è l'uomo per-ché te ne ricordi, il figlio dell'uomo perché te ne curi? Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore l'hai coronato: gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi» (Sal 8,4-7). E' l'avvio di un ritratto che promette cose ancor più mirabili. Ma intanto fa luce sul nostro buio, con la chiarezza della parola di Dio. Questa Parola ci assicura che l'uomo ha un Padre, Dio. Non deve quindi sentirsi un masso abbandonato che non sa di dove viene e dove va a rotolare; non è soltanto un caso, sperduto fra miliardi di altri casi solitari e assurdi. Ha un senso, perché è stato creato «a immagine di Dio», è capace di conoscere e di amare il proprio Creatore, il quale conosce la sua crea-tura e l'ama come un figlio a cui ha attribuito «gloria e onore», pla-smandolo a sua immagine e somiglianza. 

Lode e gratitudine

Questa «creatura» umana è veramente «vivente» perché il Creatore l'ha resa partecipe della luce della sua mente, con l'intelligenza; ha costruito un sacrario dentro il suo cuore che è la coscienza, dove inti-mamente risuona la sua voce; le ha donato la libertà che è il segno più alto della sua immagine. L'uomo, perche intelligente - cosciente e libero - ha una dignità che è unica nel creato, come unica, irripetibile è la sua capacità di tra-sformare la terra. Ci vive non come un essere smarrito, bensì come uno che domina. Non è lasciato in balìa di se stesso, ma Dio lo aiuta con amicizia e provvidenza, e a lui partecipa se stesso in una reale inti-mità di comunione. L'uomo è religioso non solo perché le cose che lo circondano gli ricordano il Creatore, ma perché l'immagine stampata nel suo essere e portata, per grazia, fino alla comunione della stessa vita di Dio, gli richiede dall'interno una risposta di lode e di gratitudine. 

Noi ti lodiamo

Noi ti lodiamo, Dio, ti proclamiamo Signore. O Eterno Padre, tutta la terra ti adora. A te cantano gli angeli e tutte le potenze dei cieli: Santo, Santo, Santo il Signore Dio dell'universo. I cieli e la terra sono pieni della tua gloria. Ti acclama il coro degli apostoli e la candida schiera dei mar-tiri, le voci dei profeti si uniscono nella tua lode; la Santa. Chiesa proclama la tua gloria, adora il tuo unico Figlio, e lo Spirito Santo Paraclito. O Cristo, re della gloria, eterno Figlio del Padre, tu nascesti dalla Vergine Madre per la salvezza dell'uomo. Vincitore della morte, hai aperto ai credenti il regno dei cieli. Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre. Verrai a giudi-care il mondo alla fine dei tempi. Soccorri i tuoi figli, Signore, che hai redento col tuo sangue prezioso. Accoglici nella tua glo-ria nell'assemblea dei Santi. 

"Ho incontrato Dio"

Sono stata a Subiaco, per confessarmi. Non ho potuto visita-re l'abbazia. Non c'era tempo. Appena entrata, sono rimasta profondamente toccata dalla carità del portinaio: un fraticello, anziano e zoppo, che ha voluto accompagnarmi alla chiesa. In confessione, però, ho fatto un'esperienza unica: sono rimasta commossa sin dalle prime parole di quel santo mona-co. è difficile spiegare quello che è successo ed è anche subito detto: «Ho incontrato Dio».

Dall'anima di quel sacerdote sembrava sgorgasse uno zam-pillo che aveva le sue origini sedici secoli fa in Benedetto e risaliva al costato di Cristo Salvatore. Non avrei fatto che pian-gere. Non sarei più uscita dalla chiesa. Ho invidiato quella vita austera che ha, apertamente e decisamente, rotto col mondo. Adesso comprendo perché le abbazie sopravvivono coi seco-li e sono eternamente moderne: ci vivono uomini che già abita-no in cielo. E ti comunicano quell'atmosfera soavemente, da trasformarti tutta. Ho visto la nostra vita cristiana difficilissi-ma al confronto: sempre al contatto col mondo privo di Dio, sempre nell'occasione del compromes-so, perché timorosa a volte dell'odio che deve venire. Solo una vita interiore, impegnatissi-ma, tutta protesa nella volontà di Dio nel momento presente, può farci sapere d'esser anche noi portatori di Dio e non di parole. Vale più un frate che una comunità di mille persone buone non in perfetta unità, non in pieno fuoco d'amore: per Dio e per gli uomini.

San Benedetto può essere contento. Ora che ho trovato l'oro vivo nei bene-dettini di Subiaco, se Dio vorrà, andrò un giorno a visitarvi le mura del mona-stero, testimoni di tanta santità. Chiara Lubich Da «Città nuova», Roma, 1970, p.15

 

ROSARIO DEL PADRE

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto.

 

PRIMO MISTERO

Si contempla il trionfo del Padre nel giardino dell'Eden quando, dopo il peccato di Adamo ed Eva, promette la venuta del Salvatore

Il Signore Dio disse al serpente: "poiché  tu hai fatto questo, sii tu maledetto più di tutto il bestiame e più di tutte le bestie selvatiche, sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno". (Gen. 3,14-15) Ave, o Maria. 10 Padre Nostro. Gloria al Padre.

Padre mio, Padre buono, a te mi offro, a te mi dono.

Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen. 

 

SECONDO MISTERO

Si contempla il trionfo del Padre al momento del "Fiat" di Maria durante l'Annunciazione

L'Angelo le disse: "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine". (Lc 1,30-33) Ave, o Maria. 10 Padre Nostro. Gloria al Padre.

Padre mio, Padre buono, a te mi offro, a te mi dono.

Angelo di Dio...

 

TERZO MISTERO

Si contempla il trionfo del Padre nell'orto del Getsèmani quando dona tutta la sua potenza al Figlio

Gesù pregava: "Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà". Gli apparve allora un angelo dal cielo a confortarlo. In preda all'angoscia, pregava più intensamente; e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra. (Lc 22,42-44). Ave, o Maria. 10 Padre Nostro. Gloria al Padre.

Padre mio, Padre buono, a te mi offro, a te mi dono.

Angelo di Dio...

 

QUARTO MISTERO

Si contempla il trionfo del Padre al momento di ogni giudizio particolare

Quando era allora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Disse poi ai servi: " presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato". (Lc 15,20. 22-24)  Ave, o Maria. 10 Padre Nostro. Gloria al Padre.

Padre mio, Padre buono, a te mi offro, a te mi dono.

Angelo di Dio...

 

QUINTO MISTERO

Si contempla il trionfo del Padre al momento del giudizio universale

Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c'era più. Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente che usciva dal trono: "Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il "Dio-con-loro". E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate". (Ap. 21, 1-4). Ave, o Maria. 10 Padre Nostro. Gloria al Padre.

Padre mio, Padre buono, a te mi offro, a te mi dono.

Angelo di Dio...

Seguono poi le Litanie del Padre e un Padre nostro, Ave, o Maria, Gloria al Padre per il Santo Padre.

 

LITANIE DEL PADRE

O Dio, Padre del Cielo, abbi pietà di noi

O Dio, Figlio redentore del mondo, abbi pietà di noi

O Dio, Spirito Santo, abbi pietà di noi

Santa Trinità, unico Dio, abbi pietà di noi

Padre creatore del mondo, abbi pietà di noi

Padre propiziatore del mondo, abbi pietà di noi

Padre sapienza eterna, abbi pietà di noi

Padre bontà infinita, abbi pietà di noi

Padre provvidenza ineffabile, abbi pietà di noi

Padre sorgente di ogni cosa, abbi pietà di noi

Padre santissimo, abbi pietà di noi

Padre dolcissimo, abbi pietà di noi

Padre d'infinita misericordia, abbi pietà di noi

Padre nostro difensore, abbi pietà di noi

Padre nostra gioia e nostra gloria, abbi pietà di noi

Padre ricco per tutte le creature, abbi pietà di noi

Padre magnificenza della Chiesa, abbi pietà di noi

Padre esperienza dei cristiani, abbi pietà di noi

Padre capovolgimento degli idoli, abbi pietà di noi

Padre saggezza dei capi, abbi pietà di noi

Padre magnificenza dei re, abbi pietà di noi

Padre consolazione dei popoli, abbi pietà di noi

Padre gioia dei sacerdoti, abbi pietà di noi

Padre guida degli uomini, abbi pietà di noi

Padre dono della vita di famiglia, abbi pietà di noi

Padre aiuto dei miseri, abbi pietà di noi

Padre letizia dei poveri, abbi pietà di noi

Padre guida dei giovani, abbi pietà di noi

Padre amico dei piccoli, abbi pietà di noi

Padre libertà degli schiavi, abbi pietà di noi

Padre luce di coloro che sono nelle tenebre, abbi pietà di noi

Padre distruzione dei superbi, abbi pietà di noi

Padre saggezza dei giusti, abbi pietà di noi

Padre riposo nelle tribolazioni, abbi pietà di noi

Padre speranza nella desolazione, abbi pietà di noi

Padre rifugio di salvezza per i disperati, abbi pietà di noi

Padre consolazione dei poveri, abbi pietà di noi

Padre porto di salvezza nei pericoli, abbi pietà di noi

Padre pace e protezione nel denudamento, abbi pietà di noi

Padre consolazione degli afflitti, abbi pietà di noi

Padre rifugio degli orfani, abbi pietà di noi

Padre rifugio degli anziani, abbi pietà di noi

Padre rifugio dei moribondi, abbi pietà di noi

Padre che estingui la sete nella nostra povertà, abbi pietà di noi

Padre vita dei morti, abbi  pietà di noi

Padre gloria dei santi, abbi pietà di noi

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, perdonaci o Signore

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, esaudiscici o Signore

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi
PREGHIAMO - Padre, per i figli, per ogni figlio, per tutti i figli, noi ti imploriamo: dona pace e salvezza in nome del Signore del tuo Figlio Gesù ed in nome del Cuore sofferente della Mamma Maria. Amen.

                               PREGHIERA AL PADRE 

Padre, la terra ha bisogno di te; l'uomo, ogni uomo ha bisogno di te; ti preghiamo Padre, l'aria pesante e inquinata ha bisogno di te; torna a camminare per le strade del

Mondo, torna a vivere in mezzo ai tuoi figli, torna a governare le nazioni, torna a portare la Pace e con essa la giustizia, torna a far brillare il fuoco dell'amore perché, redenti dal dolore, possiamo divenire nuove creature.

 

PROMESSE -  Il Padre promette che per ogni Padre nostro che verrà recitato, decine di anime si salveranno dalla dannazione eterna e decine di anime verranno liberate dalle pene del Purgatorio.

 Il Padre concederà grazie particolarissime alle famiglie nelle quali tale Rosario verrà recitato e le grazie le tramanderà di generazione in generazione.

A tutti coloro che lo reciteranno con fede farà grandi miracoli, tali e talmente grandi quali non se ne sono mai visti nella storia della Chiesa.