PASQUA RISURREZIONE DEL SIGNORE

Spunti di Riflessione

seguendo la Sacra Scrittura

e gli Scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta

 

 "Essi Lo uccisero appendendolo a una croce" (At 10,39)

Dagli Scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta: 'LIBRO di CIELO' - Vol. 21 - Aprile 16, 1927 =

[...] "Figlia mia, la mia Vita fu brevissima quaggiù e la maggior parte Me la passai nascosto.  Ma ad onta che fu brevissima, perché la mia Umanità era animata da una Volontà Divina, quanti beni non feci?  Tutta la Chiesa pende dalla mia Vita, a sazietà beve alla sorgente della mia dottrina, ogni mia parola è una fontana che imbocca a ciascun cristiano;  ogni mio esempio è più che sole che illumina, che riscalda, che feconda e fa maturare le più grandi santità, che se volesse paragonare tutti i Santi, tutti i buoni, tutte le loro pene ed il loro eroismo, messi dirimpetto alla mia Vita brevissima sarebbero sempre le piccole fiammette innanzi al gran Sole.  E siccome in Me regnava la Divina Volontà, tutte le pene, le umiliazioni, confusione, contrasti, accuse che Mi diedero i nemici nel corso della mia Vita e della mia Passione, servì tutto a scorno loro ed a maggior confusione di loro stessi, perché stando in Me una Volontà Divina, succedeva di Me come succede al sole quando le nubi distendendosi nel basso dell'aria pare che vogliano dare un'onta al sole coll'oscurare la superficie della terra togliendo momentaneamente la vivezza della luce solare;  ma il sole si ride delle nubi, perché esse non possono fare vita perenne nell'aria, la loro vita è fugace, basta un piccolo vento per farle dileguare, ed il sole è sempre trionfante nella sua pienezza di luce che domina e riempie tutta la terra.  Così successe di Me:  tutto ciò che Mi fecero i miei nemici ed anche la mia stessa morte, furono come tante nubi che coprissero la mia Umanità, ma il Sole della mia Divinità non lo potettero toccare;  e non appena il vento della potenza della mia Volontà Divina si mosse, si dileguarono le nubi e più che sole risuscitai glorioso e trionfante, restando i nemici più scornati di prima. 

Figlia mia, nell'anima dove regna la mia Volontà con tutta la sua pienezza, i minuti di vita sono secoli e secoli di pienezza di tutti i beni, e dov'Essa non regna, i secoli di vita sono appena minuti di beni che contengono.  E se l'anima dove regna il mio Volere soffrisse umiliazioni, contrasti e pene, sono come nubi che il vento del Fiat Divino scarica sopra coloro - con loro scorno - che hanno ardito di toccare il portatore del mio Eterno Volere".  [...]

 

"Dio Lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che apparisse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio" (At 10,40-41)

Vol. 12 - Aprile 15, 1919 =

[...]"Ah, figlia mia, la vera felicità la porta la mia Volontà!  Solo Essa racchiude tutti i beni nell'anima e, facendosi corona intorno all'anima, la costituisce regina della vera felicità.  Esse[1] sole saranno regine del mio trono, perché sono parto del mio Volere.  è tanto vero questo, che quella gente non fu felice;  molti Mi videro, ma non Mi conobbero, perché il mio Volere non risiedeva in loro come centro di vita, quindi, ad onta che Mi videro rimasero infelici;  e solo quelli che ricevettero il bene di ricevere nei loro cuori il germe del mio Volere, si disposero a ricevere il bene di vedermi risorto. 

Ora, il portento della mia Redenzione fu la Risurrezione, - che più che fulgido sole coronò la mia Umanità, facendovi splendere anche i miei più piccoli atti d'uno splendore e meraviglia tale, da far stupire Cielo e terra -, che sarà principio, fondamento e compimento di tutti i beni, corona e gloria di tutti i Beati.  La mia Risurrezione è il vero sole che glorifica degnamente la mia Umanità, è il sole della religione cattolica, è la vera gloria d'ogni cristiano;  senza della Risurrezione sarebbe stato come il cielo senza sole, senza calore e senza vita.

Ora, la mia Risurrezione è simbolo delle anime che formeranno la santità nel mio Volere.  I Santi di questi secoli passati sono simboli della mia Umanità, ché, sebbene rassegnati, non hanno avuto attitudine continua nel mio Volere, quindi non hanno ricevuto l'impronta del sole della mia Risurrezione, ma l'impronta delle opere della mia Umanità prima della Risurrezione.  Perciò saranno molti, quasi come stelle Mi formeranno un bell'ornamento al cielo della mia Umanità;  ma i Santi del vivere nel mio Volere, che simboleggeranno la mia Umanità risorta, saranno pochi.  Difatti, la mia Umanità prima di morire, molte turbe e folla di gente la videro, ma la mia Umanità risorta la videro pochi, i soli credenti, i più disposti e, potrei dire, solo quelli che contenevano il germe del mio Volere, ché se ciò non avessero, mancava loro la vista necessaria per poter vedere la mia Umanità gloriosa e risorta e quindi essere spettatori della mia salita al Cielo.

Ora, se la mia Risurrezione simboleggia i Santi del vivere nel mio Volere - e questo con ragione, perché ogni atto, parola, passo, ecc., fatto nel mio Volere è una risurrezione divina che l'anima riceve, è un'impronta di gloria che subisce, è un uscire di sé per entrare nella Divinità e nascondersi nel fulgido Sole del mio Volere, e vi ama, opera, pensa - che meraviglia se l'anima resta tutta risorta ed immedesimata nello stesso sole della mia gloria e Mi simboleggia la mia Umanità risorta?  Ma pochi sono quelli che si dispongono a ciò, perché le anime, nella stessa santità vogliono qualche cosa di proprio bene;  invece la santità del vivere nel mio Volere, nulla, nulla ha di proprio, ma tutto di Dio;  e per disporsi le anime a ciò, di spogliarsi dei beni propri, troppo ci vuole;  perciò non saranno molti.  Tu non sei nel numero dei molti, ma dei pochi;  perciò sempre attenta alla chiamata ed al tuo volo continuo".

 

Vol. 25 - Marzo 31,1929 =

[...] "Senti, mia piccola neonata della mia Divina Volontà:  se l'uomo non avesse peccato, non si fosse sottratto dalla mia Divina Volontà, Io sarei venuto sulla terra, ma sai come?  Pieno di maestà, come quando risuscitai dalla morte, che sebbene avessi la mia Umanità simile all'uomo, unita all'Eterno Verbo, ma con quale diversità la mia Umanità risuscitata era glorificata, vestita di luce, non soggetta né a patire né a morire!  Invece la mia Umanità prima di morire era soggetta, sebbene volontariamente, a tutte le pene, anzi fui l'uomo dei dolori.  E siccome l'uomo aveva ancora gli occhi abbacinati dall'umano volere, e quindi ancor malato, pochi furono quelli che Mi videro risuscitato, che servì per confermare la mia Risurrezione.  Quindi Me ne salii al Cielo per dare il tempo all'uomo di prendere i rimedi e le medicine, affinché guarisse e si disponesse a conoscere la mia Divina Volontà, per vivere non della sua ma della Mia;  e così potrò farmi vedere pieno di maestà e di gloria in mezzo ai figli del mio Regno.  Perciò la mia Resurrezione è la conferma del Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra.  Dopo un sì lungo dolore sofferto dalla mia Divina Volontà per tanti secoli, di non tenere il suo Regno sulla terra, il suo assoluto dominio, era giusto che la mia Umanità mettesse in salvo i suoi diritti divini e realizzasse il mio ed il suo scopo primiero di formare il suo Regno in mezzo alle creature". [...]

 

Vol. 33 - Maggio 31,1935 =

[...] Pensavo tra me:  "Mi sembra impossibile che possa venire il Regno della Divina Volontà!  Come può venire se i mali abbondano in modo raccapricciante?"  Ed il mio dolce Gesù dispiacendosi mi ha detto:

"Figlia mia benedetta, se tu dubiti di ciò, non credi e riconosci la mia Potenza che non ha limiti e quando voglio tutto posso.  Tu devi sapere che nel creare l'uomo fu messa la nostra vita in lui, e lui era la nostra abitazione;  ora, se non mettiamo in salvo questa nostra vita col suo decoro, col suo dominio, col pieno nostro trionfo, facendoci conoscere che stiamo in questa abitazione e [facendo] che essa si senta onorata d'essere dominata ed abitata da un Dio, se ciò non facciamo, significa che la nostra potenza è limitata, non è, il suo potere, infinito.  Chi non ha potenza di salvare se stesso, molto meno può salvare gli altri;  anzi il vero bene, la potenza che non ha limiti, prima serve e mette in salvo se stesso e poi si riversa negli altri.  Ora, col venire sulla terra, patire e morire, venni a mettere in salvo l'uomo, cioè la mia abitazione.  Non ti parrebbe strano anche a te, se mentre mettevo in salvo l'abitazione, il Padrone, l'abitatore di essa [restava] senza i suoi diritti, senza dominio e senza potere di mettersi in salvo?  Ah, no, no, figlia mia!  Sarebbe stato assurdo e senza l'ordine della nostra Sapienza infinita!  La Redenzione ed il Regno della mia Volontà sono tutt'uno, inseparabili tra loro.  La mia venuta sulla terra venne a formare la Redenzione dell'uomo e nel medesimo tempo venne a formare il Regno della mia Volontà per salvare Me stesso, per riprendermi i miei diritti che di giustizia Mi son dovuti come Creatore.  E come nella Redenzione Mi esibii a tante umiliazioni, a pene inaudite, fino a morire crocifisso, Mi sottoposi a tutto per mettere in salvo la mia abitazione e restituirle tutta la sontuosità, la bellezza, la magnificenza con cui l'avevo formata, perché di nuovo fosse degna di Me, ora, quando parve che tutto fosse finito ed i miei nemici soddisfatti che Mi avevano tolto la vita, la mia Potenza - che non ha limiti - richiamò a vita la mia Umanità, e col risorgere, tutto risorgeva insieme con Me:  le creature, le mie pene, i beni per loro acquistati.  E come la [mia] Umanità trionfò sulla morte, così la mia Volontà risorgeva e trionfava nelle creature, aspettando il suo Regno.  Se la mia Umanità non fosse risorta, se non avesse avuto questa potenza, la Redenzione sarebbe fallita e si potrebbe dubitare che non fosse opera d'un Dio;  fu la mia Risurrezione che Mi fece[2] conoscere chi Io ero e mise il suggello a tutti i beni che venni a portare sulla terra.

Così la mia Divina Volontà sarà il doppio suggello, la trasmissione nelle creature del suo Regno che possedeva la mia Umanità.  Molto più che per le creature formai questo Regno della mia Volontà Divina nella mia Umanità;  perché dunque non devo darlo?  Al più sarà questione di tempo, e per Noi i tempi sono un punto solo;  la nostra Potenza farà tali prodigi, abbonderà l'uomo di nuove grazie, nuovo amore, nuova luce, che le nostre abitazioni Ci riconosceranno e loro stessi, di volontà spontanea, Ci daranno il dominio;  e la nostra vita sarà al sicuro coi suoi pieni diritti nella creatura.  Col tempo vedrai ciò che sa fare e può fare la mia Potenza, come sa conquistare tutto ed atterrare i più ostinati ribelli;  chi mai può resistere alla mia Potenza, ché con un sol fiato atterro, distruggo e rifaccio tutto come più Mi piace!?  Perciò tu prega, e sia il tuo continuo grido:  'Venga il Regno del tuo Fiat e la tua Volontà si faccia come in Cielo così in terra!'"

 

 

"Egli è il giudice dei vivi e dei morti" (At 10,42)

Vol. 6 - Giugno 23, 1905 =

Continuando il mio solito stato, stavo pensando come morì Gesù Cristo, e che Lui non poteva in nessun modo temere la morte, perché stando così unito con la Divinità, anzi trasmutato, già si trovava sicuro come uno nel suo proprio palazzo;  ma per l'anima, oh, quanto è diverso!  Mentre questi ed altri spropositi pensavo, il benedetto Gesù è venuto e mi ha detto: " Figlia mia,  chi si sta unito con la mia Umanità già si trova alla porta della mia Divinità, perché la mia Umanità è specchio all'anima, da cui riverbera la Divinità in essa;  chi si trova ai riverberi di questo specchio, s'intende che tutto il suo essere è trasmutato in amore.  Perché, figlia mia, tutto ciò che dalla creatura esce, anche il movimento degli occhi, delle labbra, il muovere dei pensieri e tutto il resto, tutto dovrebbe essere amore e fatto per amore, perché essendo il mio Essere tutto amore, dove trova amore assorbisco tutto in Me, e l'anima vi dimora in Me sicura, come uno nel suo proprio palazzo.  Dunque qual timore può avere l'anima nel suo morire di venire a Me, se già si trova in Me? "

 

 

"Chiunque crede in Lui  ottiene la remissione dei peccati per mezzo del suo nome"

(At 10,43)

 

Vol. 8 - Settembre 6, 1908 =

[...] "Figlia mia, volli che le carni fossero sparse a brandelli, ed il mio Sangue versato da tutta la mia Umanità per riunire tutta l'umanità dispersa.  Difatti, col fare che tutto ciò che della mia Umanità fu strappato, carne, Sangue, capelli, nella Risurrezione nulla fosse disperso, ma tutto fosse riunito di nuovo alla mia Umanità, con ciò Io incorporavo tutte le creature in Me.  Sicché, dopo questo chi da Me va disperso, è di ostinata volontà che da Me si strappa per andare a perdersi".

 

Vol. 21 - Aprile 18, 1927 =

[...] "Figlia mia, col risorgere la mia Umanità diede il diritto a tutte le creature di far risorgere non solo le loro anime alla gloria ed alla beatitudine eterna, ma anche i loro corpi.  Il peccato avea tolti questi diritti alle creature di risorgere, la mia Umanità col risorgere li restituì.  Essa racchiudeva il germe della resurre-zione di tutti, ed in virtù di questo germe racchiuso in Me tutti ebbero il bene di poter risorgere dalla morte.  Chi fa il primo atto deve tener tale virtù da racchiudere in sé tutti gli altri atti che devono fare le altre creature, in modo che in virtù del primo atto, gli altri possono imitare e fare lo stesso atto.  Quanto bene non portò la Resurrezione della mia Umanità dando il diritto a tutti di risorgere!  Per l'uomo, perché si era sottratto dalla mia Volontà, gloria, felicità, onori, tutto l'era fallito;  avea rotto l'anello di congiunzione, che congiungendolo con Dio gli dava i diritti a tutti i beni del suo Creatore.  E la mia Umanità col risorgere congiunse l'anello d'unione, restituendogli i diritti perduti, dandogli virtù di risorgere.  Tutta la gloria, tutto l'onore è della mia Umanità;  se non avessi[3] Io risorto, nessuno poteva risorgere.  Col primo atto vengono le successioni degli atti simili al primo.  Vedi che cosa è la potenza d'un primo atto?" [...]

 

 

"Non morirò, resterò in vita e annunzierò le opere del Signore" (Salmo 117)

Vol. 35 - Marzo 12, 1938 =

[...] "Figlia mia, chi vive nella nostra Volontà, la sua vita viene formata nel nostro Essere Divino:  concepisce, nasce, rinasce continuamente.  Come il nostro Essere Divino sta sempre in atto di generare, così essa sta sempre in atto di rinascere;  e come rinasce, così rinasce a nuovo amore, a nuova santità, a nuova bellezza, e mentre rinasce, cresce e prende sempre da Noi.  Queste rinascite sono la sua più grande fortuna ed anche la nostra, perché sentiamo che la creatura non solo vive in Noi, ma rinasce e cresce nella stessa vita nostra, viene rinnovata nel nostro stesso atto sempre nuovo;  e come rinasce prendiamo gusto nel guardarla, perché come rinasce acquista una nuova bellezza, più bella, più attraente di quella di prima.  Ma rimane forse là?  Ah, no!  Altre bellezze la investiranno, non cesseranno mai;  ma tante da rapire il nostro sguardo, da non poterlo spostare, per poterci godere in essa le interminabili nostre bellezze, ed amiamo le nostre bellezze di cui incessantemente l'andiamo investendo.  E mentre la guardiamo sotto la pioggia delle nostre svariate bellezze, il nostro amore non resta dietro:  la fa rinascere in ogni istante nel nostro amore, ch'è sempre nuovo, sicché Ci ama sempre di nuovo amore che sempre cresce e non si arresta mai.  Chi può dirti che cosa è questa [vita] di creatura formata in Noi?  è il nostro Paradiso che formiamo in essa:  col rinascere in Noi Ci dà sempre nuove gioie, nuove sorprese di felicità, perché come rinasce, così rinasce nella nostra potenza, sapienza, bontà e santità nostra.  Onde scorgendo in essa la nostra vita, l'amiamo come amiamo Noi stessi.

Ora, essendo rinata tante volte in Noi, le diamo virtù di poter ricevere la nostra semina, cioè di poter [Noi] seminare in essa tante nostre vite divine per quante ne vogliamo.  Ed ecco ch'esce in campo la nostra Divina Volontà, e col suo Fiat parla e crea, parla e semina vite divine, e col suo soffio le cresce, col suo amore le alimenta, colla sua luce dà ad esse le tinte di tutte le svariate bellezze;  molto più che essendo rinata tante volte questa vita in Noi, cresciuta in Noi stessi, le abbiamo infuso tutte le prerogative di poter ricevere la semina delle nostre vite divine.  Queste vite sono le più preziose, posseggono la virtù creatrice, hanno lo stesso nostro valore;  possiamo dire:  siamo Noi stessi che, avendo formato tante vite di Noi stessi, le abbiamo seminate nella creatura.  Queste vite paragonate al sole, la sua luce resta come ombra innanzi ad esse;  l'estensione del cielo è piccola al loro confronto.

Ma vuoi sapere a che serviranno queste nostre vite formate con tanto amore nella creatura?  Serviranno a popolare la terra ed a generare nell'umana famiglia la vita della nostra Volontà.  Sono vite nostre, figlia mia, la vita nostra non muore, è eterna con Noi; perciò sono tutte in aspettativa di prendere possesso delle creature per formare con esse una sol vita". [...]

 

 

"Se siete risorti con Cristo..." (Col. 3,1)

Vol. 19 - Aprile 4, 1926 =

[...] "Figlia mia, la mia Resurrezione completò, suggellò, Mi restituì tutti gli onori e chiamò a vita tutte le opere mie che feci nel corso della mia Vita sulla terra, e formò il germe della risurrezione delle anime, e fin dei corpi nell'universale giudizio.  Sicché, senza la mia Risurrezione, la mia Redenzione sarebbe stata incompleta e le mie più belle opere sarebbero state sepolte.  Così l'anima, se non risorge del tutto nella mia Volontà, tutte le opere sue restano incomplete, e se il freddo nelle cose divine serpeggia, le passioni l'opprimono, i vizi la tiranneggiano, formeranno la sepoltura dove seppellirla, perché mancando la Vita della mia Volontà, mancherà chi farà risorgere il fuoco divino, mancherà chi d'un solo colpo uccida tutte le passioni e faccia risorgere tutte le virtù.  La mia Volontà è più che sole che eclissa tutto, feconda tutto, converte tutto in luce e forma la completa risurrezione dell'anima in Dio".

 

 

"Cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio" (Col. 3,1)

Vol. 21 - Marzo 26, 1927 =

[...] "Quando tu giri nella Creazione e Redenzione tutte le cose ti parlano;  sono gli atti della mia Volontà che ti parlano in Essa, perché è giusto che chi la possiede sappia la vita di Essa, che mentre sembra divisa in tante cose create, è distinta in tanti atti diversi, pure è[4] un atto solo, e chi La possiede è necessario che stia a giorno di tutti gli atti suoi per formare un atto solo con tutti gli atti della mia Volontà".

Onde seguendo gli atti che il Fiat Supremo aveva fatto nella Redenzione, sono giunta [a] quando il mio dolce Gesù stava in atto di risorgere dalla morte;  ed io stavo dicendo:  "Mio Gesù, come il mio Ti amo Ti ha seguito nel Limbo e investendo tutti gli abitatori di quel luogo Ti abbiamo chiesto tutti insieme che affretti il Regno del tuo Fiat Supremo sulla terra, così voglio imprimere il mio Ti amo sulla tomba della tua Risurrezione, affinché come la tua Divina Volontà fece risorgere la tua Santissima Umanità come compimento della Redenzione e come nuovo contratto che restituivi il Regno della tua Volontà sulla terra, così il mio Ti amo incessante, seguendo tutti gli atti che facesti nella Risurrezione, Ti chiedo, Ti prego, Ti supplico che faccia risorgere le anime nella tua Volontà, affinché il tuo Regno sia stabilito in mezzo alle creature".  Ora mentre ciò ed altro dicevo, il mio amato Gesù Si è mosso nel mio interno ed ha detto:

"Figlia mia, [per] ogni atto fatto nella mia Volontà tante volte [l'anima] risorge nella Vita divina, e quanti più atti fa in Essa tanto più cresce la Vita divina e tanto più si completa la gloria della Risurrezione.  Sicché la base, la sostanza, la luce, la bellezza, la gloria, viene formata dagli atti fatti nella mia Volontà. Essa tanto più può dare, tanto più abbellire ed ingrandire, tanto[5] più contatto [l'anima] ha avuto con Essa.  Anzi, chi è vissuta sempre nel mio Volere, siccome [Esso] ha tenuto il suo dominio su tutti gli atti della creatura, [l'anima] possederà l'atto sempre nuovo del mio Fiat.  Sicché non solo lo riceverà da Dio, l'atto nuovo e continuo delle beatitudini, ma in virtù della mia Volontà che ha posseduto in terra, possederà in sé stessa l'atto nuovo delle beatitudini, che sprigionandolo da sé investirà tutta la Patria Celeste.  Perciò ci sarà tale armonia tra l'atto nuovo di Dio e l'atto nuovo di chi ha posseduto il mio Volere, che formerà il più bell'incanto di quel Celeste Soggiorno.  I prodigi del mio Volere sono eterni e sempre nuovi". [...]

 

 

"Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio!" (Col. 3,3)

Vol. 11 - Marzo 24, 1914 =

[...] "Figlia mia, la mia Volontà nasconde in Sé la mia stessa Umanità, ecco perciò che parlandoti della mia Volontà, qualche volta ti nascondo la mia Umanità;  ti senti circondata di luce, senti la voce e non Mi vedi, perché la mia Volontà l'assorbe in Sé, tenendo questa i suoi limiti, mentre la mia Volontà è eterna e senza limiti.  Difatti, la mia Umanità stando in terra non occupò tutti i luoghi, tutti i tempi né tutte le circostanze, e dove non potette lei arrivare, supplì e giunse la mia Volontà interminabile.  E quando trovo le anime che in tutto vivono del mio Volere, suppliscono alla mia Umanità, ai tempi, ai luoghi ed alle circostanze e fino ai patimenti, perché vivendo in loro il mio Volere, Io Me ne servo di loro come Me ne servii della mia Umanità.  Che cosa fu la mia Umanità se non che organo della mia Volontà?  E tali sono coloro che fanno la mia Volontà".

 

Vol. 12 - Agosto 14, 1917 =

[...] "Figlia mia,  Io non facevo altro che darmi in balia della Volontà del Padre.  Sicché, se pensavo, pensavo nella mente del Padre;  se parlavo, parlavo nella bocca e con la lingua del Padre;  se operavo, operavo nelle mani del Padre;  anche il respiro respiravo in Lui, e tutto ciò che facevo andava ordinato come Lui voleva.  Sicché potevo dire che la mia Vita la svolgevo nel Padre ed Io ero il portatore del Padre, perché tutto chiusi nel suo Volere e niente facevo da Me.  Il punto mio principale era la Volontà del Padre, perché non badavo a Me stesso, né per le offese che facevano Io interrompevo il mio corso, ma sempre più volavo al mio centro;  ed allora la mia Vita naturale finì quando in tutto compii la Volontà del Padre".  [...]

Vivere nel Divin Volere significa [essere] inseparabile [dal Padre], non fare nulla da sé, perché innanzi al Divin Volere [il figlio] si sente incapace di tutto, non chiede ordini né riceve [ordini], perché si sente incapace d'andare solo e dice:  "Se vuoi che faccia, facciamo insieme, e se vuoi che vada, andiamo insieme".  Sicché fa tutto ciò che fa il Padre:  se il Padre pensa, fa suoi i pensieri del Padre e non un pensiero in più fa di quelli del Padre;  se il Padre guarda, se parla, se opera, se cammina, se soffre, se ama, anch'essa guarda ciò che guarda il Padre, ripete le parole del Padre, opera con le mani del Padre, cammina coi piedi del Padre, soffre le stesse pene del Padre, ed ama coll'amore del Padre.  Vive non fuori, ma dentro del Padre, sicché è il riflesso e il ritratto perfetto del Padre - ciò che non è per chi vive solo rassegnato! -  Questo figlio è impossibile trovarlo senza del Padre, né il Padre senza di lui;  e non solo esternamente, ma tutto il suo interno si vede come intrecciato con l'interno del Padre, trasformato, sperduto tutto, tutto in Dio. 

Oh, i voli rapidi e sublimi di questo figlio nel Voler Divino!  Questo Voler Divino è immenso, in ogni istante circola in tutti, dà vita e ordina tutto, e l'anima spaziandosi in questa immensità, vola a tutti, aiuta tutti, ama tutti, ma come aiuta ed ama lo stesso Gesù - ciò che non può fare chi vive solo rassegnato -.  Sicché a chi vive nel Divin Volere gli riesce impossibile far da solo, anzi sente nausea del suo operato umano, ancorché santo, perché nel Divin Volere [le] cose, anche le più piccole, prendono altro aspetto, acquistano nobiltà, splendore, santità divina, potenza e bellezza divina, si moltiplicano all'infinito, e in un istante [l'anima] fa tutto e, dopo che ha fatto tutto, dice:  "Non ho fatto nulla, ma l'ha fatto Gesù;  e questo é tutto il mio contento:  che, misera qual sono, Gesù mi ha dato l'onore di tenermi nel Divin Volere per farmi fare ciò che ha fatto Lui".  Sicché il nemico non può molestare questa figlia, se bene o male ha fatto, poco o molto, perché tutto ha fatto Gesù e lei insieme con Gesù.  Questa è la più pacifica, non è soggetta ad ansietà, non ama nessuno ed ama tutti, ma divinamente;  si può dire:  è la ripetitrice della Vita di Gesù, l'organo della sua voce, il palpito del suo Cuore, il mare delle sue grazie. [...]

 

Vol. 12 - Febbraio 10, 1919 =

[...] "Figlia mia, dimmi, vuoi vivere nel mio Volere?  Vuoi accettare l'ufficio di secondo anello con la mia Umanità?  Vuoi accettare tutto il mio Amore come tuo, il mio Volere come Vita, le mie stesse pene che la Divinità infliggeva alla mia Umanità, che erano tante che il mio amore sente un irresistibile bisogno di non solo farle conoscere, ma di farne parte per quanto a creature è possibile?  E solo posso farne parte e farle conoscere a chi vive nel mio Volere tutto a spese del mio amore.  Figlia mia, è mio solito chiedere il della creatura, per poi operare liberamente con lei".

Gesù ha fatto silenzio come se aspettasse il mio Fiat, ed io son rimasta sorpresa ed ho detto:  "Vita mia, Gesù, il tuo Volere è mio, Tu uniscilo insieme [al mio] e forma un solo Fiat, ed io dico:  'Sì' insieme con Te.  E Ti prego che abbia pietà di me:  la mia miseria è grande e solo perché Tu lo vuoi io dico:  'Fiat, Fiat!'"  Ma, oh, come mi sentivo annientata e polverizzata nell'abisso del mio nulla!  Molto più che questo nulla era chiamato a far vita nel Tutto! 

Onde il mio dolce Gesù ha unito i due voleri insieme ed ha impresso un Fiat, ed il mio è entrato nel Volere Divino;  e pareva non un umano, ma divino, perché era stato pronunciato nel Volere di Gesù.  E questo nel Voler Divino si moltiplicava in tanti, per quanti rifiuti facevano le creature al mio dolce Gesù;  questo faceva le più solenni riparazioni, abbracciava tutti, come se volesse portare tutti a Gesù, sostituendosi per tutti;  era un che teneva il suggello ed il potere del Voler Divino, non pronunziato né per timore né per interesse di santità personale, ma solo per vivere nel Volere di Gesù e correre a bene di tutti e portare a Gesù gloria, amore, riparazioni divine.

Il mio amabile Gesù pareva tanto contento del mio , che mi ha detto:  "Ora voglio fregiarti e vestirti come Me, affinché insieme con Me venga innanzi alla Maestà dell'Eterno a ripetere il mio stesso ufficio".

Onde Gesù mi ha vestita e come immedesimata con la sua Umanità, ed insieme ci siamo trovati innanzi alla Maestà Suprema.  Io non so dire:  questa Maestà era una Luce inaccessibile, immensa, variata, di bellezza incomprensibile, da cui tutto dipendeva.  Io ne son rimasta sperduta e la stessa Umanità del mio Gesù rimaneva piccola;  il solo entrare nell'aria di questa Luce felicitava, abbelliva, ma non so andare avanti nel dire. 

Ed il mio dolce Gesù dice:  "Adora insieme con Me nell'immensità della mia Volontà la Potenza Increata, affinché non solo Io, ma anche un'altra creatura adori in modo divino, a nome di tutti i suoi fratelli delle generazioni di tutti i secoli, Colui che tutto ha creato e da Cui tutte le cose dipendono".

Come era bello adorare insieme con Gesù!  [Queste adorazioni] si moltiplicavano per tutti, si mettevano innanzi al Trono dell'Eterno come a difesa per chi non avrebbe riconosciuto l'Eterna Maestà, anzi insultata, e correvano a bene di tutti per farla conoscere.  Abbiamo fatto altri atti insieme con Gesù, ma io sento che non so andare avanti, la mia mente oscilla e non sa prestarmi bene i vocaboli, perciò non vado avanti;  se Gesù vorrà ritornerò su questo punto.  Onde il mio dolce Gesù mi ha ricondotta in me stessa, ma la mia mente è restata legata come ad un punto eterno, [da] cui non poteva spostarsi.  Gesù!  Gesù, aiutami a corrispondere alle tue grazie, aiuta la tua piccola figlia, aiuta la piccola favilla!

[...] Continuavo il mio giro in tutto ciò che fece Nostro Signore sulla terra, e mi son fermata nell'atto della Resurrezione;  che trionfo, che gloria!  Il Cielo si riversò sulla terra per essere spettatore d'una gloria sì grande!  Ed il mio amato Gesù ha ripreso il suo dire:

"Figlia mia, nella mia Resurrezione veniva costituito il diritto di risorgere in Me a novella vita [per] tutte le creature;  era la conferma, il suggello di tutta la mia vita, delle mie opere, delle mie parole, e che se venni in terra fu per darmi a tutti ed a ciascuno come vita che a loro apparteneva.  La mia Resurrezione era il trionfo di tutti e la nuova conquista che tutti facevano di Colui ch'era morto per tutti per dar loro vita e farli risorgere nella mia stessa Resurrezione.

Ma vuoi sapere dove consiste la vera resurrezione della creatura, ma non nella fine dei giorni, ma mentre vive ancora sulla terra?  Chi vive nella mia Volontà, essa risorge alla luce e può dire:  'La mia notte è finita';  risorge nell'amore del suo Creatore, in modo che non esiste per lei più il freddo, le nevi, ma sente il sorriso della primavera celeste;  risorge alla santità, la quale mette a precipitosa fuga le debolezze, le miserie, le passioni;  risorge a tutto ciò ch'è Cielo, e se guarda la terra, il cielo, il sole, la guarda per trovare le opere del suo Creatore, per avere occasione di narrargli la sua gloria e la sua lunga storia d'amore. 

Perciò chi vive nel mio Volere può dire come disse l'Angelo alle pie donne quando andarono al sepolcro:  'è risorto, non è più qui';  chi vive nel mio Volere può dire lo stesso:  'La mia volontà non è più con me, è risorta nel Fiat'.  E se le circostanze della vita, le occasioni, le pene, circondano la creatura come cercando la sua volontà, può rispondere:  'La mia volontà è risorta, non l'ho più in mio potere, tengo in ricambio la Divina Volontà, e colla sua luce voglio investire tutto ciò che mi circonda:  circostanze, pene, per formarne tante conquiste divine'.

Chi vive nel nostro Volere trova la vita negli atti del suo Gesù, e corre sempre in essa la nostra Volontà operante, conquistante e trionfante, e Ci dà tale gloria che il Cielo non può contenere.  Quindi vivi sempre nel nostro Volere, non uscirne giammai, se vuoi essere il nostro trionfo e la nostra gloria".

 

 

"Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete azzimi" (1 Cor 5,7)

Vol. 6 - Luglio 31, 1904 =

[...] "Diletta mia,  se tu Mi ami non voglio che tu guardi né in te stessa né fuori di te, né se sei calda o fredda né se fai molto o poco né se soffri o godi;  tutto questo dev'essere distrutto in te e solo devi avere l'occhio [per guardare] se fai quanto più puoi per Me e tutto per piacere a Me.  Gli altri modi, per quanto alti e sublimi ed operosi, non possono piacermi e contentare il mio amore.  Oh, quante anime falsificano la vera devozione e profanano le opere più sante con la propria volontà, cercando sempre sé stesse!  E se anche nelle cose sante si cerca il modo ed il gusto proprio e la soddisfazione di se stessa, se [l'anima] trova se stessa sfugge Dio e non lo trova".

[...] Nel Voler Divino le virtù prendono posto nell'ordine divino, invece fuori di Esso, nell'ordine umano, sono soggette a stima propria, a vanagloria, a passioni.  Oh, quante opere buone e quanti Sacramenti frequentati sono da piangersi innanzi a Dio e da ripararsi, perché vuoti del Divin Volere, quindi senza frutti!  Volesse il Cielo che tutti comprendessero la vera santità!  Oh, come tutte le altre cose scomparirebbero! 

Quindi, molti si trovano sulla via falsa della santità.  Molti la mettono nelle pie pratiche di pietà e, guai a chi li sposta!  Oh, come s'ingannano!  Se i loro voleri non sono uniti con Gesù ed anche trasformati in Lui, che è continuata preghiera, con tutte le loro pie pratiche la loro santità è falsa e si vede che queste anime passano con molta facilità dalle pie pratiche ai difetti, ai divertimenti, a seminare discordie ed altro.  Oh, come è disonorante questa specie di santità!  Altri la mettono ad andare in chiesa ad assistere a tutte le funzioni, ma il loro volere è lontano da Gesù, e si vede che queste anime poco si curano dei propri doveri;  e se vengono impedite [di andare in chiesa ed assistere a tutte le funzioni], si arrabbiano, piangono che la loro santità se ne va per aria, se ne lamentano, disubbidiscono, sono le piaghe delle famiglie.  Oh, che falsa santità!  Altri la mettono alle confessioni spesse, alle direzioni minute, a fare scrupolo di tutto, ma poi non si fanno scrupolo che il loro volere non corre insieme col Volere di Gesù.  Guai a chi le contraddice!  Queste anime sono come quei palloni gonfi che, appena un piccolo buco, esce l'aria e la loro santità va in fumo e va a terra.  E questi poveri palloni hanno sempre da dire, sono al più portati alla mestizia, vivono sempre nel dubbio e quindi vorrebbero un direttore per loro che in ogni piccola cosa li consigli, li rappacifichi, li consoli, ma subito sono più agitati di prima.  Povera santità, com'è falsificata! 

Vorrei le lacrime del mio Gesù per piangere insieme con Lui su queste santità false e far conoscere a tutti come la vera santità sta nel fare la Divina Volontà e vivere nel Divin Volere.  Questa santità getta le radici tanto profonde, che non c'è pericolo che oscilli, perché riempie terra e Cielo e dovunque trova il suo appoggio;  è ferma, non soggetta ad incostanze, a difetti volontari.  Attenta ai propri doveri, è la più sacrificata, distaccata da tutti e da tutto, anche dalle stesse direzioni;  e siccome le radici sono profonde, si eleva tanto in alto che i fiori ed i frutti sbocciano nel Cielo, ed è tanto nascosta in Dio, che la terra poco o nulla ne vede di quest'anima.  Il Voler Divino la tiene assorbita in Lui;  solo Gesù è l'artefice, la vita, la forma della santità di questa invidiabile creatura;  non ha niente di suo, ma tutto è in comune con Gesù, la sua passione è il Divin Volere, la sua caratteristica è il Volere del suo Gesù ed il Fiat è il suo motto continuo.

Invece, la povera e falsa santità dei palloni è soggetta a continue incostanze;  e mentre pare che i palloni della loro santità si gonfino tanto, che pare che volino per aria ad una certa altezza, tanto che molti - e gli stessi direttori - ne restano ammirati, ma [tuttavia] subito ne restano disingannati.  E basta, per fare sgonfiare queste palloni, un'umiliazione, una preferenza usata dai direttori a qualche altra persona, credendole un furto per loro, credendosi le più bisognose.  Quindi, mentre fanno scrupolo delle sciocchezze, poi giungono a disubbidire;  è la gelosia e il tarlo di questi palloni, che rodendo loro il bene che fanno, gli va tirando[6] l'aria e il povero pallone si sgonfia e cade a terra e giunge ad imbrattarsi di terra;  ed allora si vede la santità che c'era nel pallone e, che cosa si trova?  Amor proprio, risentimento, passioni nascoste sotto aspetto di bene, come per aver[7] occasione di dire:  "Si son fatti il trastullo del demonio".  Sicché, di tutta la santità non si è trovato altro che una massa di difetti, apparentemente mascherati di virtù.  E poi, chi può dire tutto?  Lo sa solo Gesù i mali peggiori di questa santità falsa, di questa vita devota senza fondamento, perché appoggiata sulla falsa pietà. 

Queste false santità sono le vite spirituali senza frutto, sterili, che sono causa di far piangere, chi sa quanto, il mio amabile Gesù;  sono il malumore della società, i crucci degli stessi direttori, delle famiglie;  si può dire che portano presso di loro un'aria malefica che nuoce a tutti.

Oh, com'è ben diversa la santità dell'anima che vive nel Voler Divino!  Sono il sorriso di Gesù!  Sono lontane da tutti, anche dagli stessi direttori, solo Gesù è tutto per loro, sicché nessuno si cruccia per loro;  l'aria benefica che posseggono imbalsama tutti, sono l'ordine e l'armonia di tutti.  Gesù, geloso di queste anime, Si fa Attore e Spettatore di ciò che fanno;  [non vi è] neppure un palpito, un respiro, un pensiero, che Lui non regoli e domini.  Gesù la tiene tanto assorbita nel Divin Volere, che a stento può ricordarsi che vive nell'esilio.

 

Vol. 17 - Settembre 18, 1924 =

Il vivere nella mia Volontà è regnare, il fare la mia Volontà è stare ai miei ordini.  Il primo è possedere, il secondo è ricevere i miei ordini ed eseguirli.  Il vivere nel mio volere è far sua la mia Volontà come cosa propria, è disporre di Essa;  il fare la mia Volontà è tenerla in conto come Volontà di Dio, non come cosa propria, né poter disporre di Essa come si vuole.  Il vivere nella mia Volontà è vivere con una sola Volontà, qual è quella di Dio, la Quale, essendo una Volontà tutta santa, tutta pura, tutta pace, ed essendo una sola Volontà che regna, non ci sono contrasti, tutto è pace;  le passioni umane tremano innanzi a questa Suprema Volontà, e vorrebbero fuggirla, né ardiscono di muoversi, né di opporsi, vedendo che innanzi a questa Santa Volontà tremano Cieli e terra.  Sicché il primo passo del vivere nel Voler Divino, che fa?  Gettare l'ordine divino nel fondo dell'anima, svuotarla di ciò che è umano, di tendenze, di passioni, d'inclinazioni ed altro.  Invece, il fare la mia Volontà è vivere con due volontà, e quando do gli ordini di eseguire la Mia, [la creatura] sente il peso della sua volontà che le mette contrasti, e ad onta che segua gli ordini della mia Volontà con fedeltà, sente il peso della natura ribelle, le sue passioni ed inclinazioni.  E quanti santi, ad onta che siano giunti alla perfezione più alta, sentono questa loro volontà che gli fa guerra, che li tiene oppressi, e tanti che sono costretti a gridare:  'Chi mi libererà da questo corpo di morte?  Cioè, da questa mia volontà che vuol dare morte al bene che voglio fare?'

Il vivere nella mia Volontà è vivere da figlio, il fare la mia Volontà è vivere da servo.  Nel primo, ciò che è del Padre è del figlio;  e molte volte fanno più sacrifizi i servi che i figli:  a loro spetta esporsi a servizi più faticosi, più umili, al freddo, al caldo, a viaggiare a piedi...  Infatti, quanto non hanno fatto i miei Santi per eseguire gli ordini della mia Volontà?  Invece, il figlio sta con suo padre, tiene cura di lui, lo rallegra coi suoi baci e con le sue carezze, comanda ai servi come se comandasse suo padre;  se esce non va a piedi, ma viaggia in carrozza...  E se il figlio possiede tutto ciò che è del padre, ai servi non si dà altro che la mercede del lavoro che hanno fatto, e restano liberi di servire o non servire il loro padrone, e se non servono non hanno più diritto di ricevere nessun altro compenso.  Invece, tra padre e figlio nessuno può togliere questi diritti:  che il figlio possiede i beni del padre;  nessuna legge, né celeste né terrestre può togliere questi diritti, né svincolare la figliolanza tra padre e figlio. 

Figlia mia, il vivere nella mia Volontà è il vivere che più si avvicina ai Beati del Cielo, ed è tanto distante da chi [semplicemente] fa la mia Volontà e sta fedelmente ai miei ordini, quanto è distante il Cielo dalla terra, quanta distanza passa tra figlio e servo, tra re e suddito.  E poi, questo è un dono che voglio fare in questi tempi sì tristi:  che non solo facciano la mia Volontà, ma che La posseggano.  Non sono forse Io padrone di dare ciò che voglio, quando voglio e a chi voglio?  Non è padrone un signore di dire ad un servo:  'Vivi in casa mia, mangia, prendi, comanda come un altro me stesso'?  E per fare che nessuno possa impedirgli il possesso dei suoi beni, si legittima questo servo per figlio e gli dà il diritto di possedere.  Se ciò può fare un ricco, molto più posso farlo Io.  Questo vivere nel mio Volere è il dono più grande che voglio fare alle creature!  La mia bontà vuole sempre più sfoggiare in amore verso le creature, ed avendole dato [loro] tutto, né avendo più che dar loro per farmi amare, voglio far dono della mia Volontà, affinché, possedendola, amino il gran bene che posseggono.

Né ti meravigliare se vedi che non capiscono;  per capire dovrebbero disporsi al più grande dei sacrifizi, qual è quello di non dar vita, anche nelle cose sante, alla propria volontà.  Allora sentirebbero il possesso della Mia e toccherebbero con mano che significa vivere nel mio Volere.  Tu, però, sii attenta né t'infastidire delle difficoltà che fanno, ed Io a poco a poco Mi farò strada per far capire il vivere nella mia Volontà".

 

Vol. 34 - Maggio 31, 1936 =

"Mia piccola figlia del mio Volere, il mio amore vuole sfogarsi, sente il bisogno di far conoscere, a chi vuol vivere di mia Volontà, ciò che Io feci e faccio, perché ritorni a regnare e dominare in mezzo alle creature.  Tu devi sapere che tutta la mia vita non fu altro che il richiamo continuo della mia Volontà in mezzo ad esse ed il richiamo delle creature nel mio Fiat Supremo. [...]

La mia Umanità lacerata, cercata a morte, crocifissa, rappresentava l'umanità infelice senza del mio Volere innanzi alla Divina Giustizia, ed in ogni pena chiamavo il mio Fiat a darsi il bacio di pace colle creature, per renderle felici, e chiamavo loro in Esso per far cessare la passione dolorosa alla mia Volontà.

Finalmente la morte, che maturò la mia Resurrezione, la quale chiamava tutte [le creature] a risorgere nel mio Fiat Divino;  ed oh come simboleggia al vivo la mia Resurrezione il Regno della mia Volontà!  La mia Umanità piagata, deformata, irriconoscibile, risorgeva sana, d'una bellezza incantevole, gloriosa e trionfante.  Essa preparava il trionfo, la gloria alla mia Volontà, chiamando tutti in Essa ed impetrando che tutti risorgessero nel mio Volere:  da morti vivi, da brutti belli, da infelici felici.  La mia Umanità risorta assicura il Regno alla mia Volontà sulla terra;  fu l'unico mio atto pieno di trionfo e di vittoria, e ciò Mi conveniva, perché non volevo partire per il Cielo se prima non desse[8] tutti gli aiuti alle creature per farle rientrare nel Regno del mio Volere, e tutta la gloria, l'onore, il trionfo al mio Fiat Supremo per farlo dominare e regnare". [...]

 

 

"Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato!" (1 Cor 5,7)

Vol. 4 - Aprile 7, 1901 =

[...] Ho visto il mio adorabile Gesù nell'atto della sua Risurrezione, con un Volto tanto risplendente da non paragonarsi a nessun altro splendore;  e mi pareva che l'Umanità Santissima di Nostro Signore, sebbene fosse carne viva, ma[9] splendente e trasparente, in modo che si vedeva con chiarezza la Divinità unita alla Umanità.  Ora, mentre Lo vedevo così glorioso, una luce che veniva da Lui pareva che mi dicesse:  "Tanta gloria Mi ebbi alla mia Umanità per mezzo della perfetta ubbidienza, che distruggendo affatto la natura antica Me ne restituì la nuova natura gloriosa ed immortale.  Così l'anima per mezzo dell'ubbidienza può formare in sé la perfetta risurrezione alle virtù.  Come?  Se l'anima è afflitta, l'ubbidienza la farà risorgere alla gioia;  se agitata, l'ubbidienza la farà risorgere alla pace;  se tentata, l'ubbidienza le somministrerà la catena più forte come legare il nemico e la farà risorgere vittoriosa dalle insidie diaboliche;  se assediata da passioni e vizi, l'ubbidienza uccidendo questi la farà risorgere alle virtù.  Questo all'anima, ed a tempo suo formerà la risurrezione anche del corpo". [...]

 

Vol. 6 - Maggio 2, 1905 =

[...] "Figlia mia,  il patire contiene tre sorti di risurrezione;  cioè:  il patire fa risorgere l'anima alla grazia;  secondo:  inoltrandosi il patire vi riunisce le virtù e [l'anima] risorge alla santità;  terzo:  continuando il patire, il patire perfeziona le virtù, le abbellisce di splendore formandovi una bella corona e, coronata, l'anima vi risorge alla gloria in terra ed alla gloria in cielo". [...]

 

"Con azzimi di sincerità e di verità" (1 Cor 5,8)

Vol. 2 - Agosto 18, 1899 =

[...] "La mia parola non solo è verità, ma luce ancora, e quando una luce entra in una stanza oscura, che fa?  Snebbia le tenebre e fa scoprire gli oggetti che ci sono, brutti o belli, se ci sta un ordine o un disordine, e dal modo come si trova [la stanza] si giudica la persona che occupa quella stanza.  Or la vita umana è la stanza oscura e quando la luce della verità entra in un'anima, snebbia le tenebre, cioè fa scoprire il vero dal falso, il temporale dall'eterno;  onde caccia da sé i vizi e si mette l'ordine delle virtù, perché essendo la mia Luce santa, [per]ch'è la mia stessa Divinità, non potrà comunicare altro che santità ed ordine;  quindi l'anima si sente uscire da sé, luce di pazienza, d'umiltà, di carità ed altro". [...]

 

Vol. 17 - Marzo 1, 1925 =

[...] "La Verità conosciuta, abbracciata, amata e messa in pratica dall'anima, è la vera luce, che la trasforma nella stessa Luce e le fa mettere dentro e fuori nuovi e continui parti di luce.  E questa Verità forma la vera Vita di Dio nell'anima, perché Dio è Verità, e l'anima sta legata alla Verità, anzi la possiede.  Dio è Luce e lei è legata alla Luce e si alimenta di Luce e di Verità.  Però, mentre Io alimento l'anima di Verità e di Luce, essa deve tenere aperta la corrente della sua volontà per ricevere la corrente della comunicazione divina;  altrimenti può succedere come alla corrente elettrica, alla che non basta le sue carattere elettrici, vi manca la luce, ma ci vogliono i preparativi per riceverla[10];  ma con tutto ciò non a tutti va eguale la stessa luce, ma a seconda le lampadine che si hanno:  chi ne ha una, riceve una luce;  chi ne ha dieci, riceve per dieci la luce.  Se le lampadine contengono più fili elettrici, le lampade si veggono più piene di luce;  se meno fili, ad onta che c'è il vuoto nel vetro, la luce è piccola, e ad onta che da dove viene la corrente può dare più luce, non la riceve perché manca la forza dell'elettricità nelle lampadine per riceverla.  Perciò ci vuole la corrente celeste che vuol dare e la corrente umana per riceverla". [...]

 

Vol. 23 - Settembre 17, 1927 =

[...] "Figlia mia, le pene sono come il ferro battuto dal martello, che lo fa sfavillare di luce ed infuocare tanto da trasmutarsi in fuoco;  e sotto i colpi che riceve, [il ferro] perde la durezza, si rammorbidisce in modo che si può dare la forma che si vuole.  Tale è l'anima sotto i colpi del dolore:  perde la durezza, sfavilla luce, si trasforma nel mio amore e diventa fuoco;  ed Io, Artefice divino, trovandola morbida le do la forma che voglio.  Oh, come Mi diletto a farla bella!  Sono Artefice geloso e voglio il vanto che nessuno può e sa fare le mie statue, i miei vasi, tanto nella forma quanto nella bellezza e molto più nella finezza;  e nella luce che sfavilla, le converto tutte in Verità.  Sicché ogni colpo che le do, le preparo una Verità da manifestare, perché ogni colpo è una favilla che l'anima mette fuori di sé, ed Io non le perdo come le perde il fabbro nel battere il ferro, ma me ne servo come[11] investire quelle faville di luce, di Verità sorprendente, in modo che all'anima servono come il più bell'abbigliamento e le somministrano il nutrimento della vita divina". [...]

 

 

"Nel giorno dopo il sabato..." (Gv 20,1)

'La Regina del Cielo nel Regno della Divina Volontà' - Ventottesimo giorno =

[...] "Nonostante che gli occhi dell'anima mia seguirono il mio Figlio [e] mai Lo perdetti di vista, pure in quei tre giorni che stette sepolto, io sentivo tale ansia di vederlo risorto, che andavo ripetendo nella mia foga d'amore:  "Sorgi, Gloria mia!  Sorgi, Vita mia!"  I miei desideri erano ardenti, i miei sospiri di fuoco, fino a sentirmi consumare.

Ora, in queste ansie, vidi che il mio caro Figlio, accompagnato da quella gran turba di gente, uscì dal Limbo in atto di trionfo e si portò al sepolcro.  Era l'alba del terzo giorno e, come tutta la natura Lo pianse, così ora gioiva, tanto che il sole anticipò il suo corso per essere presente nell'atto in cui il mio Figlio risuscitava.  Ma, oh meraviglia!  Prima che risorgesse, fece vedere a quella turba di gente la sua SS. Umanità sanguinante, piagata, sfigurata, come era stata ridotta per amor loro e di tutti.  Tutti furono commossi ed ammirarono gli eccessi d'amore ed il grande portento della Redenzione.

Ora, figlia mia, oh, come ti vorrei presente nell'atto in cui risuscitò mio Figlio!  Egli era tutto maestà;  la sua Divinità unita alla sua Anima [fece] scaturire mari di luce e di bellezza incantevoli, da riempire cielo e terra e, come trionfatore, facendo uso del suo potere, comandò alla sua morta Umanità, che ricevesse di nuovo la sua anima e che risorgesse trionfante e gloriosa a vita immortale.  Che atto solenne!  Il mio caro Gesù trionfava sulla morte dicendo:  "Morte, tu non sarai più morte, ma Vita!"

Con quest'atto di trionfo, metteva il suggello che era Uomo e Dio, e con la sua Risurrezione confermava la sua dottrina, i miracoli, la vita dei Sacramenti e tutta la vita della Chiesa, [e] non solo, ma dava il trionfo sulle volontà umane affievolite e quasi spente nel vero bene, [per] far trionfare sopra di esse la vita di quel Volere Divino, che doveva portare alle creature la pienezza della Santità e di tutti i beni;  e nel medesimo tempo gettava nei corpi, in virtù della sua Risurrezione, il germe di risorgere alla gloria imperitura.  Figlia mia, la Risurrezione del mio Figlio racchiude tutto, dice tutto, conferma tutto, ed è l'atto più solenne che egli fece per amore delle creature". [...]

 

'La Regina del Cielo nel Regno della Divina Volontà' - Ventinovesimo giorno =

Figlia benedetta del mio materno Cuore, grande fu la mia gioia ed il mio trionfo nella Risurrezione del Figlio mio;  io mi sentii rinata e risorta in Lui.  Tutti i miei dolori si cambiarono in gioie ed in mari di grazie, di luce, d'amore, di perdono per le creature e stendevano la mia maternità sopra di tutti i figli miei, [a me] dati da Gesù, col suggello dei miei dolori

Ora ascoltami, figlia cara.  Tu devi sapere che dopo la morte del mio Figlio mi ritirai nel cenacolo insieme con l'amato Giovanni e Maddalena.  Ma il mio Cuore restava trafitto che il solo Giovanni mi era vicino e nel mio dolore dicevo:  "E gli altri Apostoli, dove sono?"

Ma come questi sentirono che Gesù era morto, toccati da grazie speciali, tutti, commossi e piangendo, i fuggitivi ad uno ad uno si ritirarono intorno a me, facendomi corona e con lacrime e sospiri mi chiedevano perdono, ché così vilmente avevano abbandonato il loro Maestro e [erano] fuggiti.  Io li accolsi maternamente nell'arca di rifugio e di salvezza del mio Cuore ed assicurai a tutti il perdono del Figlio mio, l'incoraggiai a non temere, dissi loro che la sorte loro stava nelle mie mani, perché tutti me li aveva dati per figli ed io come tali li riconoscevo.

Figlia benedetta, tu sai che io fui presente alla Risurrezione del Figlio mio.  Ma non feci motto a nessuno, aspettando che Gesù stesso si fosse manifestato, che era risorto glorioso e trionfante.  La prima che Lo vide risorto fu la fortunata Maddalena, poi le pie donne;  e tutti venivano a me dicendomi che avevano visto Gesù risorto, che il sepolcro era vuoto;  ed io ascoltavo tutti ed in aria di trionfo confermavo tutti nella fede della Risurrezione.  Fino a sera quasi tutti gli Apostoli lo videro, e tutti si sentivano come trionfanti d'essere stati Apostoli di Gesù.  Che cambiamento di scena, figlia cara!  Simbolo di chi prima si è fatto dominare dalla volontà umana, che è rappresentato dagli Apostoli che fuggono, che abbandonano il loro Maestro, [ed è tanto il timore e la paura, che si nascondono e Pietro giunge fino a negarlo].  Oh, se fossero [stati] dominati dalla Divina Volontà, mai sarebbero fuggiti dal loro Maestro, ma coraggiosi e come trionfatori non si sarebbero mai staccati dal suo fianco e si [sarebbero] sentiti onorati di mettere la vita per difenderlo.

Ora, figlia cara, il mio amato Figlio Gesù si trattenne risuscitato sulla terra quaranta giorni.  Spesso spesso compariva agli Apostoli e discepoli per confermarli nella fede e certezza della sua Risurrezione e quando non stava con gli Apostoli se ne stava insieme con la Mamma sua nel cenacolo, circondato dalle anime uscite dal Limbo". [...]

 

 

"Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che Egli cioè doveva risuscitare dai morti" (Gv 20,9)

Vol. 25 - Dicembre 13, 1928 =

[...] "Figlia mia, se tu sapessi a che servono le mie privazioni!  Tu ti senti senza vita priva di Me, ti senti morta, eppure sopra di quel dolore e di quella morte viene formata la mia nuova vita, e questa nuova vita ti porta le nuove manifestazioni della Vita della mia Divina Volontà, perché essendo la tua pena, pena divina che, ha virtù di farti sentire la morte, ma senza morire, ha virtù di far sorgere di nuovo la mia stessa Vita, coll'incanto della mia Verità.  Il dolore della mia privazione prepara il luogo alla mia nuova vita e dispone l'anima tua ad ascoltare e comprendere le importanti Verità sul mio Fiat Divino.  Se io non ti privassi di Me spesso spesso, non avresti avuto le nuove sorprese del tuo Gesù, i tanti suoi insegnamenti.  Non l'hai visto tu stessa, che dopo che sei stata priva di Me e tu credevi che tutto era finito per te, la mia Vita risorgeva di nuovo in te, e tutto amore e festoso Mi metteva a darti le mie lezioni.  Sicché quando ti privo di Me, Io Mi sto nascosto in te e Mi preparo il lavoro da darti, e la mia nuova Vita a risorgere.  Anch'io soffrii la pena della morte, per far risorgere nella pena della mia morte tutte le creature;  la morte sofferta in ordine divino, e per compiere la Divina Volontà produce la Vita divina, per fare che questa Vita divina la potessero ricevere tutte le creature.  E mentre dopo che Io soffersi tante morti volle morire davvero, quanti beni non produsse la mia Resurrezione?  si può dire che colla mia Resurrezione risorsero tutti i beni della mia Redenzione, e con essa risorsero tutti i beni alle creature e la stessa lor vita". [...]

 

Vol. 35 - Febbraio 20, 1938 =

[...] "Mia piccola figlia del mio Volere, tu devi sapere che il mio amore è tanto, che sente il bisogno di sfogarsi e di affidare i suoi segreti a chi vive nel mio Volere, affinché stando a giorno di tutto, amiamo d'un solo amore e ripeto in essa ciò che Io feci in Me stesso.  Ascoltami dunque, figlia, dove giunse l'eccesso del mio amore, il quale Mi faceva fare cose inaudite ed incredibili alle menti create.

Onde col venire sulla terra volli formare di Me tanti Gesù per quante creature erano esistite, esistevano ed esisteranno.  Sicché ciascuno dovea tenere il suo Gesù tutto suo, a sua disposizione;  quindi dovea tenere il mio concepimento per restare concepito in Me, la mia nascita per rinascere, le mie lacrime per lavarsi, la mia infantile età per ripristinarsi e dar principio alla sua vita novella, i miei passi per vita e guida dei suoi, le mie opere per far sorgere le sue nelle opere mie, le mie pene come balsamo, forza delle sue e come soddisfazione di qualunque debito contratto colla Divina Giustizia, la mia morte per ritrovare la sua vita, la mia resurrezione per risorgere del tutto nella mia Volontà ed alla gloria completa che dovea dare al suo Creatore.  E questo con sommo amore, con ragione, con giustizia e con somma sapienza.  Il mio Celeste Padre dovea trovare in Me, per soddisfarsi, per glorificarsi, per essere contraccambiato del tanto suo amore, tante mie vite per quante creature avea messo e dovea mettere alla luce del giorno;  ed ancorché non tutti questa mia vita la prendono, il mio Celeste Padre esigeva la mia vita per glorificarsi di tutto ciò che avea fatto nell'opera della Creazione e Redenzione.  Posso dire che, come l'uomo si sottrasse dalla nostra Volontà, così cessò la gloria che al mio Divin Padre Gli era dovuta.  Quindi se non formavo di Me tanti Gesù per quante creature esistono, la gloria del Padre Celeste era incompleta, ed Io non potevo fare opere incomplete;  il mio amore Mi avrebbe guerreggiato se non formassi di Me tanti Gesù, prima per decoro e gloria nostra e poi per dare il bene completo a ciascuna creatura.

Perciò il nostro sommo dolore, che ad onta di tante mie vite che sono a disposizione di ciascuno, chi non le riconosce, chi non le guarda, chi non se ne serve, chi le offende, chi prende appena le briciole della mia vita;  pochi son quelli che dicono:  'Faccio la vita di Gesù, con Gesù, ed amo come ama Gesù, e voglio ciò che vuole Lui'.  Queste ultime sono il contraccambio, insieme con Me, della gloria ed amore della Creazione e Redenzione.  Ma ad onta che queste mie vite non tutte servono alla creatura, servono però mirabilmente alla gloria del mio Divino Padre, perché non venni sulla terra solo per le creature, ma per reintegrare gli interessi e la gloria del mio Padre Celeste.  Oh, se tu potessi vedere che bel corteggio formano le tante mie vite intorno alla nostra Divinità, quant'amore e gloria si sprigionano da esse, tu resteresti talmente rapita che ti riuscirebbe difficile ritornare in te stessa!" [...]

 

Pro Manuscripto

Stampato in proprio
a cura del Gruppo di Preghiera

'Divino Volere e Divino Amore'

Tel. 06.77201536

 


[1]  le anime che vivono nella Divina Volontà

[2]  Mi fece =   fece

[3] fossi

[4] pure è  =  pur essendo

[5] quanto

[6]  togliendo

[7]  come per aver =   dando così

[8]  avessi dato

[9]  tuttavia fosse

[10]  alla che non basta...  =  alla quale non basta la potenza che in sé contiene di mandarvi la luce, ma non può mandarvela se non ci sono i preparativi per riceverla

[11] per