PRESENTAZIONE DI GESU' BAMBINO AL TEMPIO

Estratto da <<La Vergine Maria nel Regno della Divina Volontà>>

scritto dalla Serva di Dio  Luisa Piccarreta la PFDV

Seguiamo gli insegnamenti di Maria SS. nel suo libro: <<La Vergine Maria nel Regno della Divina Volontà>> :

 

23° Giorno - La Regina del Cielo nel Regno della Divina Volontà.  Suona la prima ora del dolore.  Una stella con voce muta chiama i Magi ad adorare Gesù. Un profeta si fa rivelatore dei dolori della Sovrana Regina.

L'anima alla sua Mamma Regina: Mamma mia dolcissima, eccomi di nuovo presso le tue ginocchia;  questa tua figlia non può stare più senza di te, Mamma mia.  Il dolce incanto del Celeste Bambino, che ora stringi fra le tue braccia ed ora genuflessa adori ed ami nella mangiatoia, mi rapisce, pensando che la tua sorte felice e lo stesso piccolo Re Gesù, non sono altro che frutti e dolci e preziosi pegni di quel Fiat che distese in te il Regno suo. Deh, oh Mamma, dammi la parola che farai uso della tua potenza di formare in me il Regno della Divina Volontà.

Lezione della mia Mamma Celeste: Figlia mia carissima, come son contenta di tenerti vicina, per poterti insegnare come in tutte le cose si può distendere il Regno della Divina Volontà.  Tutte le croci, i dolori, le umiliazioni, investite dalla vita del Fiat Divino, sono come materia prima nelle sue mani per alimentare il suo Regno e distenderlo sempre più.

Perciò, prestami attenzione ed ascolta la Mamma tua.  Io continuavo la mia dimora nella grotta di Betlemme con Gesù ed il caro San Giuseppe.  Come eravamo felici!  Quella grotticella, stando l'Infante Divino e la Divina Volontà operante in noi, si era cambiata in paradiso.  E' vero che pene e lacrime non ci mancavano, ma confrontate ai mari immensi di gioia, di felicità, di luce, che il Fiat Divino faceva sorgere in ogni atto nostro, erano goccioline appena gettate in questi mari.  E poi, la dolce ed amabile presenza del mio caro Figlio era una delle più grandi felicità.

Ora, figlia cara, tu devi sapere che giunse l'ottavo giorno del Celeste Bambino, [dac]ché era nato alla luce del giorno ed il Fiat Divino suonò l'ora del dolore, comandandoci di circoncidere il vezzoso Bambinello.  Era un taglio dolorosissimo a cui si doveva sottoporre il piccolo Gesù.  Era legge di quei tempi che tutti i primogeniti si dovevano sottoporre a questo taglio doloroso.  Si può chiamare legge del peccato [ed] il mio Figlio era innocente e la sua legge era la legge dell'amore, ma con tutto ciò, siccome venne a trovare non l'uomo re, ma l'uomo degradato, per affratellarsi a lui ed innalzarlo, Si volle degradare e Si sottopose alla legge.

Figlia mia, San Giuseppe ed io sentimmo un fremito di dolore, ma impavidi e senza esitare chiamammo il Ministro e si fece circoncidere con un taglio dolorosissimo.  Al dolore acerbo, il Bimbo Gesù piangeva e si slanciava nelle mie braccia chiedendomi aiuto.  San Giuseppe ed io mescolammo le nostre lacrime con le sue;  si raccolse il primo Sangue sparso da Gesù per amore delle creature;  [Gli] si impose il nome di Gesù, nome potente che doveva far tremare Cielo e terra e lo stesso inferno, nome che doveva essere il balsamo, la difesa, l'aiuto ad ogni cuore.

Ora, figlia mia, questo taglio era l'immagine del taglio crudele che l'uomo s'era fatto all'anima sua col fare la sua volontà, ed il mio caro Figlio si faceva fare questo taglio per sanare il duro taglio delle volontà umane, per sanare col suo Sangue le ferite dei tanti peccati, che il veleno della volontà umana ha prodotto nelle creature.  Sicché ogni atto di volontà umana è un taglio che si fa e una piaga che si apre ed il Celeste Bambino, col suo taglio doloroso, preparava il rimedio a tutte le ferite umane.

Ora, figlia mia, un'altra sorpresa:  una stella nuova splende sotto la volta del cielo e con la sua luce va cercando adoratori per condurli a riconoscere ed adorare il Bambino Gesù.  Tre personaggi, l'uno lontano dall'altro, ne restano colpiti ed investiti da Luce superna seguono la stella, la quale li conduce nella grotta di Betlemme ai piedi del Bambino Gesù.  Ma quale non fu la meraviglia di questi Re Magi, nel riconoscere in quell'Infante Divino il Re del Cielo e della terra, Colui che veniva ad amare ed a salvare tutti?  Perché nell'atto che i Magi Lo adoravano, rapiti da quella celeste beltà, il nato Bambino fece trasparire fuori dalla sua piccola Umanità la sua Divinità, e la grotta si cambiò in Paradiso, tanto che non sapevano più distaccarsi dai piedi dell'Infante Divino se non quando [ebbe] ritirata di nuovo nella sua Umanità la Luce della Divinità.  Ed io, mettendo in esercizio l'ufficio di Madre, parlai a lungo della discesa del Verbo e li fortificai nella fede, speranza e carità, simbolo dei loro doni offerti a Gesù;  e pieni di gioia si ritirarono nelle loro regioni, per essere i primi propagatori.

Figlia mia cara, non ti spostare dal mio fianco, seguimi ovunque.  Già stanno per compiersi quaranta giorni dalla nascita del piccolo Re Gesù, ed il Fiat Divino ci chiama al Tempio per adempire la legge della Presentazione del Figlio mio.  Ebbene, [andammo] al Tempio.  Era la prima volta che uscivo insieme col mio dolce Bambino.  Una vena di dolore si aprì nel mio Cuore:  andavo ad offrirlo vittima per la salvezza di tutti!  Quindi entrammo nel Tempio e prima adorammo la Divina Maestà, poi si chiamò il sacerdote, e messolo nelle sue braccia, feci l'offerta del Celeste Bambino all'Eterno Padre, offrendolo in sacrificio per la salvezza di tutti.  Il sacerdote era Simeone, e come lo deposi nelle sue braccia, riconobbe che era il Verbo Divino ed esultò d'immensa gioia;  e dopo l'offerta, atteggiandosi a Profeta, profetizzò tutti i miei dolori...  Oh, come il Fiat Supremo suonò a distesa sul mio materno Cuore con suono vibrante la ferale tragedia di tutte le pene del mio Figlio Bambino!  Ma quello che più mi trafisse furono le parole che mi disse il santo Profeta, cioè:  "Questo caro Bambino sarà la salvezza e la rovina di molti, e sarà il bersaglio delle contraddizioni".

Se il Voler Divino non mi avesse sostenuta, sarei morta all'istante di puro dolore.  Invece mi diede vita e se ne servì per formare in me il Regno dei dolori nel Regno della sua stessa Volontà.  Sicché [oltre] al diritto di Madre che tenevo su tutti, acquistai il diritto di Madre e Regina di tutti i dolori.  Ah, sì, coi miei dolori acquistai la monetina per pagare i debiti dei figli miei ed anche dei figli ingrati.

Ora, figlia mia, tu devi sapere che nella luce della Divina Volontà io già sapevo tutti i dolori che dovevano toccarmi, ed anche più di quello che mi disse il santo Profeta, ma in quell'atto sì solenne di offrire il mio Figlio, [a] sentirmelo ripetere, mi sentii talmente trafitta, che mi sanguinò il Cuore, ed aprì squarci profondi nell'anima mia.

Ora, ascolta la Mamma tua:  nelle tue pene, negli incontri dolorosi che non ti mancano, non ti abbattere mai, ma con amore eroico fa' che il Voler Divino prenda il suo regio posto nelle tue pene, affinché te le converta in monetine d'infinito valore, con cui potrai pagare i debiti dei tuoi fratelli per riscattarli dalla schiavitù dell'umana volontà, per farli rientrare come figli liberi nel Regno del Fiat Divino.

L'anima: Mamma santa, nel tuo Cuore trafitto metto tutte le mie pene e tu sai come mi trafiggono il cuore.  Deh, fammi da Mamma e versa nel mio [cuore] il balsamo dei tuoi dolori, affinché [abbia] la tua stessa sorte, di servirmi delle mie pene come monetine per conquistare il Regno della Divina Volontà.

Fioretto: Oggi, per onorarmi, verrai nelle mie braccia, affinché versi in te il primo Sangue che sparse il Celeste Bambino per sanarti le ferite che ti ha fatto la tua volontà umana e reciterai tre atti d'amore per mitigare lo spasimo della ferita del Bambino.

Giaculatoria: Mamma mia, versa il tuo dolore nell'anima mia e converti tutte le mie pene in Volontà di Dio.

Il Voler Divino gradisce tanto il sacrificio da Lui voluto dalla creatura, che le cede i suoi diritti e la costituisce regina del sacrificio e del bene che sorgerà in mezzo alle creature.  ( Cfr. =   "La Vergine Maria nel Regno ..." :  Appendice  -  Meditazione 3 )

 

* *  Stando in Te, Divina Volontà, vedo che il FIAT Divino chiama la Regina del Cielo all'eroismo del sacrificio d'offrire il Bambinello Gesù per la salvezza del genere umano :

 

Meditazione 3  (23° Giorno B) La Regina del Cielo nel Regno della Divina Volontà lascia Betlemme;  il Fiat Divino la chiama all'eroismo del sacrificio d'offrire il Bambinello Gesù per la salvezza del genero umano. La purificazione.

L'anima alla sua Madre Celeste: Mamma santa, eccomi vicino a te per accompagnarti al Tempio, dove vai a compiere il più grande dei sacrifici, cioè dare la vita del Celeste Infante in balia di ciascuna creatura, affinché se ne servano per mettersi in salvo (e) per santificarsi.  Ma, che dolore, molte se ne serviranno per offenderlo ed anche per perdersi!  Deh, Mamma mia, deponi il piccolo Gesù nel cuor mio, ed io ti prometto e giuro d'amarlo sempre e di tenerlo come vita del povero mio cuore.

Lezione della Regina del Cielo: Figlia carissima, come ne sono contenta di tenerti vicino!  Il mio materno Cuore sente il bisogno di sfogare il mio amore e di confidarti i miei segreti.  Sii attenta alle mie lezioni ed ascoltami.  Tu devi sapere che sono già quaranta giorni che ci troviamo in questa grotta di Betlemme, la prima dimora del mio Figlio quaggiù;  ma quante meraviglie in questa grotta!  Il Celeste Infante in una foga d'amore scese dal Cielo in terra, [fu] concepito e nacque e sentiva il bisogno di sfogare quest'amore.  Sicché ogni respiro, palpito e moto era uno sfogo d'amore che faceva;  ogni lacrima, vagito e gemito, era uno sfogo d'amore;  anche il sentirsi intirizzito dal freddo, le sue labbrucce livide e tremanti, erano tutti sfoghi d'amore che faceva e cercava la sua Mamma dove deporre quest'amore che non poteva contenere, ed io ero in preda dell'amore suo.  Sicché mi sentivo ferire continuamente e mi sentivo il mio caro piccino palpitare, respirare, muoversi nel mio materno Cuore.  Me lo sentivo piangere, gemere e vagire, e restavo inondata dalle fiamme del suo amore.  Già la Circoncisione mi aveva aperto squarci profondi, dove mi versò tanto amore che mi sentivo Regina e Madre d'amore.  Io mi sentivo rapita nel vedere che in ogni pena, lacrime e moto che faceva il mio dolce Gesù, cercava e chiamava la sua Mamma come caro rifugio degli atti suoi e della sua Vita.  Chi può dirti, figlia mia, ciò che passò tra me ed il Celeste Bambino in questi quaranta giorni?  La ripetizione dei suoi atti insieme con me, le sue lacrime, le sue pene, il suo amore, erano come trasfusi insieme e ciò che faceva Lui facevo io.

Ora, essendo giunto [il termine dei] quaranta giorni, il caro Bambino, più che mai affogato nel suo amore, volle ubbidire alla legge e presentarsi al Tempio per offrirsi per la salvezza di ciascuno.  Era la Divina Volontà che ci chiamava al grande sacrificio e noi, pronti, ubbidimmo.  Figlia mia, questo Fiat Divino, quando trova la prontezza nel fare ciò che Lui vuole, mette a disposizione della creatura la sua Forza divina, la sua Santità, la sua Potenza creatrice di moltiplicare quell'atto, quel sacrificio per tutti e per ciascuno, mette in quel sacrificio la monetina di valore infinito, [con cui] si può pagare e soddisfare per tutti.

Onde era la prima volta che la tua Mamma e San Giuseppe uscivamo insieme col Pargoletto Gesù.  Tutta la Creazione riconobbe il suo Creatore e si sentirono onorati nell'averlo in mezzo a loro, ed atteggiandosi a festa, ci accompagnarono lungo la via.  Giunti al Tempio, ci prostrammo ed adorammo la Maestà Suprema e poi [Lo] deponemmo nelle braccia del sacerdote, qual era Simeone, il quale ne fece l'offerta all'Eterno Padre, offrendolo per la salvezza di tutti;  il quale, mentre L'offriva, ispirato da Dio, riconobbe il Verbo Divino ed esultando d'immensa gioia adorò e ringraziò il caro Bambino e, dopo l'offerta, si atteggiò a Profeta e predisse tutti i miei dolori.  Oh, come il Fiat Supremo dolorosamente fece sentire al mio materno Cuore, con suono vibrante, la ferale tragedia di tutte le pene che avrebbe sofferto il mio Figlio Divino!  Ogni parola era spada tagliente che mi trafiggeva.  Ma quel che più mi trafisse il Cuore fu il sentire che questo Celeste Infante sarebbe stato non solo la salvezza, ma anche la rovina di molti ed il bersaglio delle contraddizioni.  Che pena!  Che dolore!  Se il Voler Divino non mi avesse sostenuta, sarei morta all'istante di puro dolore.  Invece mi diede vita per cominciare a formare in me il Regno dei dolori nel Regno della sua stessa Divina Volontà.  Sicché, col diritto di Madre che tenevo su tutti, acquistai anche il diritto di Madre e Regina di tutti i dolori.  Oh, sì, coi miei dolori acquistai la monetina per pagare i debiti dei figli miei ed anche dei figli ingrati.

Ora, figlia mia, tu devi sapere che per la luce della Divina Volontà, che in me regnava, già conoscevo tutti i dolori che dovevano toccarmi ed anche più di quelli che mi disse il santo Profeta;  anzi posso dire [che] mi profetizzò i dolori che mi sarebbero venuti dalla parte esterna, ma dei dolori interni, che più mi avrebbero trafitta [e,] delle pene interne [passate] tra me e mio Figlio, non me ne fece parola;  ma con tutto ciò, in quell'atto sì solenne dell'offerta di mio Figlio, nell'udirmeli ripetere, mi sentii talmente trafitta, che mi sanguinò il Cuore e si aprirono nuove vene di dolori e squarci profondi nell'anima mia.

Ora, ascolta la Mamma tua.  Nelle tue pene, negli incontri dolorosi, che anche a te non mancano, quando conosci che il Voler Divino vuole qualche sacrificio da te, sii pronta, non ti abbattere, anzi ripeti subito il caro e dolce:  "Fiat", cioè:  "Quello che vuoi tu [lo] voglio io", e, con amore eroico, fa' che il Volere Divino prenda il suo regio posto nelle tue pene, affinché te le converta in monetina d'infinito valore con cui potrai [pagare] così i tuoi debiti [e] anche quelli dei tuoi fratelli, per riscattarli dalla schiavitù dell'umana volontà [e] per farli entrare, come figli liberi, nel Regno del Fiat Divino.  Perché tu devi sapere che il Voler Divino gradisce tanto il sacrificio da Lui voluto dalla creatura, che le cede i suoi diritti divini e la costituisce regina del sacrificio e del bene che sorgerà in mezzo alle creature.

L'anima alla sua Madre Celeste: Mamma santa, nel tuo Cuore trafitto metto tutte le mie pene, che tu sai come mi affliggono.  Deh, fammi da Mamma e versa nel mio cuore il balsamo dei tuoi dolori, affinché [io] abbia la tua stessa sorte di servirmi delle mie pene per corteggiare Gesù, tenerlo difeso e riparato da tutte le offese, e come mezzo sicuro per conquistare il Regno della Divina Volontà e farlo venire a regnare sulla terra.

Fioretto: Oggi, per onorarmi, verrai nelle mie braccia, affinché ti offra insieme col mio Figlio al Celeste Padre, per ottenere il Regno della Divina Volontà.

 

* *  Mio amabile Bambino, io vedo che la volontà umana perseguita la tua Volontà Divina, perché non vuole che Essa regni, ma io voglio far scorrere il mio Ti amo, i miei baci affettuosi e anche il mio volere, nel tuo dolore per riconciliare fra loro la Divina e l'umana volontà e per farne di ambedue una sola.  Per chiederTi il tuo FIAT io seguo incessantemente la Mamma mia che Ti porta fra le sue braccia.  Mentre Ella cammina voglio farTi sentire il dolce mormorio del mio  Ti amo, Ti adoro, Ti benedico, Ti ringrazio;  perciò lo imprimo passo passo in ogni atomo di terra, in ogni filo d'erba che i suoi santi piedi calpestano.  Il mio  Ti amo, Ti benedico, Ti ringrazio, Ti segue ovunque per chiederTi il tuo FIAT.  In ogni tuo palpito e respiro, sulla tua lingua, nella pupilla dei tuoi occhi, in tutte le gocce del tuo Sangue, nella tua piccola Umanità, in ciascuno dei tuoi santi pensieri, io intendo imprimere il mio Ti amo col mio bacio.  Desiderando che Tu trovi questo mio Ti amo nell'amplesso che Ti danno la Mamma Celeste e San Giuseppe, io lo depongo fra le loro braccia...  e come Tu Ti offri per darmi la Vita, così io voglio offrire la mia esistenza per difendere la tua e per chiedere il trionfo della tua Volontà.

Mamma santa, versa il tuo dolore nell'anima mia e converti tutte le mie pene in Volontà di Dio