PRODIGI D'AMORE CHE LA DIVINA VOLONTA' OPERO' NELLA REGINA DEL CIELO

Can. Benedetto Calvi 

"Figlia mia, ascolta i prodigi inauditi, le sorprese strabilianti, i sublimi capolavori che la Divina Volontà operò nella mia Madre Celeste. Io sento forte il bisogno di farli conoscere all'umanità intera, per far comprendere a tutti il bene che le generazioni hanno da Lei ricevuto". (Così Gesù alla pia anima) 

PREFAZIONE

Queste poche pagine che ti presento, o lettore, formano l'appendice che ho inserito nella terza edizione dell'aureo libro "La Regina del Cielo nel Regno della Divina Volontà" della medesima pia scrittrice de "L'Orologio della Passione di N. S. G. C.".

In esse troverai alcuni sublimi capitoli estratti dai molteplici scritti della suddetta pia anima, i quali narrano le meraviglie e i prodigi operati dalla Trinità Sacrosanta alla Vergine Santissima e che, mentre mettono nella loro vera luce lo splendore e la magnificenza della grandezza, potenza e santità della Madre di Dio, della Madre nostra, mostrano con evidenza i tesori di grazie, i mari immensi di bene, le care gioie e le soavi felicità che, in virtù di questa Celeste Creatura, si riversano in quelle fortunate anime che vivono nella Divina Volontà. Can. Benedetto Calvi

 CAPITOLO I

Come la Regina del Cielo sia stata concepita nei meriti, nella vita, nell'amore e nelle pene del futuro Redentore, per poter poi a sua volta concepire in se stessa il Divin Verbo, il Salvatore del mondo. 8 dicembre 1936

La mia povera mente, immergendosi nel Fiat Divino, non si stancava di contemplare il Concepimento della Regina Immacolata.

Compiendo quest'atto, il Fiat era esultante e chiamava intorno a sé gli Angioli, i Santi, le creature, la creazione intera, affinché tutti fossero testimoni delle grazie e dell'amore con cui Egli chiamava dal nulla questa eccelsa creatura, ed ognuno potesse riconoscerla ed inneggiare a Lei come alla propria Regina e Madre.

La mia sorpresa era giunta al sommo, quando il mio amabile Gesù, tutto bontà mi disse:  "Figlia mia, Io voglio onorare la mia Madre Celeste, voglio cioè narrarti la storia del suo Immacolato Concepimento. Soltanto Io, che ne sono l'Autore, posso parlare degnamente di sì grande prodigio.

Sappi che il primo atto di questo Concepimento fu un nostro Fiat pronunziato con tale solennità e pienezza di grazie, da poter racchiudere in Esso tutto e tutti. In questo nostro Fiat Divino Noi accentrammo il passato ed il futuro: in tal modo avemmo presente anche l'Incarnazione del Verbo. In virtù dei miei meriti previsti e della mia futura vita di Redentore del mondo, Ella venne concepita nella mia stessa Incarnazione, fu innaffiata, abbellita, confermata, fortificata continuamente ed in modo divino dallo stesso mio Sangue, ed incorporata nella mia Umanità. I suoi atti, le sue parole, i suoi passi, prima di aver vita nella sua persona, furono tutti concepiti in me, Figlio di Dio vivo. Il suo amore, essendo incarnato nel mio, racchiudeva tutto e tutti ed amava come sa amare quello di Dio, colle sue stesse follie verso di Noi e verso tutte le creature. Anche la sua preghiera era stata concepita nella mia, perciò essa era dotata di un valore e di una potenza immensi, ai quali il nostro Essere Supremo non poteva nulla negare. Le sue pene, i suoi dolori, i suoi strazianti ed innumeri martìri, prima di aver la loro esistenza nella sua anima e nel suo corpo verginale, vennero anch'essi concepiti nella mia Umanità e tutti animati e corroborati da forza divina. Perciò a ragione si può dire che l'Immacolato Concepimento di mia Madre sia avvenuto in Me stesso, e da Me sia uscita la sua vita.

In ogni istante della sua esistenza Io Mi riversai continuamente in questa santa creatura, l'accerchiai col potente corteo delle mie opere e delle mie pene e senza posa le dissi: 'Tu sei la vita della mia vita, sei tutta bella, sei la prima redenta;  il mio Fiat Divino ti ha plasmata, ti ha abitata e ti ha concepita nelle opere mie, nella mia stessa Umanità!'.

Figlia mia, la nostra somma sapienza, la nostra potenza inarrivabile ed il nostro inesauribile amore, operarono il Concepimento della Celeste Regina nel Verbo Incarnato per il decoro che era conveniente alle opere nostre. Infatti non sarebbe stato sufficiente né al mio amore, né alla mia Santità divina, che Io prendessi umana carne in una creatura puramente vergine e soltanto esente dalla macchia d'origine. Per farmi discendere dal Cielo, occorreva che questa Celeste Creatura possedesse tutte quelle prerogative, quelle virtù e quelle bellezze che erano proprie al Verbo del Padre.

Per poter essere concepito ed incarnato nel suo seno, Io dovevo trovare in Lei il mio Cielo e la mia Santità, dovevo vederla irrorata dal mio stesso Sangue ed arricchita della fecondità divina del mio Volere, mediante la quale Ella avrebbe formata la mia Vita di Figlio di Dio e di Figlio dell'uomo. Per renderla degna di concepirmi, il mio Fiat Divino la investì e la tenne sotto il suo continuo impero, si impossessò di ogni suo atto, le conferì ogni cosa, chiamò il concorso dei miei meriti previsti e dell'intera mia Vita e riversò continuamente grazie nella sua bell'anima.

Figlia mia, nessuno è davvero in grado di parlare dell'Immacolata Concezione della mia divina Madre! Anche la Santa Chiesa non palesò sinora che sfumature riguardo la santità, le grandezze ed i doni di cui Ella fu arricchita. Soltanto Io, avendola concepita in Me stesso, posso narrare la vera storia della sua vita e rivelare le meraviglie che in Lei vennero compiute dal nostro Fiat Divino!".

 

CAPITOLO II

Iddio compie il prodigio dell'Immacolato Concepimento e rende la SS. Vergine partecipe dei propri diritti divini. Come Egli non voglia far nulla senza il consenso della sua Madre Celeste. 8 dicembre 1935

Mentre stavo peregrinando nell'operato della Volontà Divina, mi soffermai a contemplare l'istante in cui il Fiat onnipotente creò la Vergine Immacolata. Quali sorprendenti ed inauditi prodigi non vidi mai in Esso racchiusi!

Il mio dolce Gesù scorgendomi meravigliata mi disse: "Figlia mia benedetta, tu devi sapere che non vi è né in Cielo né in terra alcuna bellezza, né valore, né prodigio paragonabile a quello dell'Immacolato Concepimento della mia divina Mamma. Il mio Fiat Onnipotente, che in se stesso non ha principio né fine, operò in Lei una nuova creazione infinitamente più bella, più meravigliosa di quella dell'universo intero, perché compì il portento superiore a qualsiasi altro, di costituirsi vita della sua vita e di accrescersi in Lei in ogni istante, mediante ogni suo atto ed ogni sua preghiera.

La creazione dell'universo, già pur così mirabile, e da Noi mantenuta mediante l'impero del nostro atto creante e conservante, pure non sorpassa il prodigio della creazione di questa Vergine, perché in essa non solo manteniamo l'atto creante e conservante, ma anche l'atto crescente;  e questo è il prodigio dei prodigi, cioè la vita del nostro Volere come rinata in essa e il suo crescere continuo in ogni atto che faceva. Per poter raggiungere il proprio intento, il nostro Fiat si pronunziò nell'atto del Concepimento di questa Vergine benedetta;  e quando il nostro Fiat si pronunzia, il nostro atto raggiunge tale una sontuosità, una sublimità, un'altezza, un'immensità ed una potenza, da racchiudere tutti nella rete del proprio amore, nessuno escluso, salvo colui che si rifiutasse di accettare il bene che gli viene largito. La nostra Divinità, vedendo che la nostra Volontà era come rinata in questa santa creatura, le partecipò i suoi diritti divini, in modo da renderla padrona del nostro stesso amore, della nostra potenza, sapienza e bontà, e Regina del nostro Fiat. A sua volta la Celeste Signora, valendosi dell'atto crescente del nostro Volere, Ci rapiva e, mediante ogni suo atto, giungeva ad amarci non solo per sé, ma ancora per ogni singola creatura. Ricoprendo ognuna di esse col proprio amore Ella Ci faceva udire l'eco tenerissima di ciascuna di loro.

Chi avrebbe potuto resistere a questa Vergine Santissima? Noi Ci sentivamo come legati e come fatti prigionieri da Lei, poiché Ella operava, Ci amava, Ci lodava e Ci pregava in virtù dell'atto crescente del nostro Fiat. Possedendolo, Ella rinchiudeva ed assorbiva in se stessa il proprio Creatore, la Trinità Sacrosanta. La potenza con cui Ci dominava era tale, che Noi sentivamo imperioso il bisogno di riamarla in egual misura, né avremmo avuto cuore di negarle alcunché di quanto Ella Ci domandava. Nell'accontentarla Noi Ci sentivamo anzi maggiormente felici.

Figlia mia, allorquando Noi vediamo che un'anima Ci ama e possiede la nostra Volontà come vita, quando constatiamo che essa è tutta per Noi e che Noi siamo il Tutto per lei, allora Noi troviamo la nostra felicità nella sua stessa gioia. Questo è il gran prodigio che avviene in chi vive della nostra Volontà: di sentirsi cioè partecipe dei medesimi nostri diritti divini.  Mediante questa partecipazione, il suo amore diviene infinito, abbraccia tutti, si dà a tutti e per tutti ama in un continuo crescendo di santità. Così, per la Sovrana Regina, possedendo la nostra Volontà come vita, Ella ebbe sempre da darci e da dirci, né mai vi fu un istante in cui non Ci abbia tenuti occupati. In tal modo Ella Ci costrinse a comunicarle i nostri più amorosi segreti; cosicché Noi non facciamo mai nulla senza di Essa. Prima Ci intendiamo con Lei, poscia deponiamo nel suo Cuore materno il bene che destiniamo all'uomo.

In verità non vi è né conversione di peccatore, né grazia che scenda sulla terra, né santità che si formi, né amore che si diparta dal nostro trono, che prima non venga deposto nel suo Cuore di Madre, che a sua volta forma la maturazione del bene che sta per essere concesso, lo feconda col proprio amore, lo arricchisce colle sue grazie e, se occorre, anche con la virtù dei propri dolori, ed infine lo porge a colui al quale esso è destinato, in modo che, ricevendolo, questi senta la Paternità Divina e la Maternità della Regina Celeste.

Potremmo operare da Noi senza di Lei, ma non vogliamo metterla da parte; il nostro Amore, la nostra Sapienza infinita, il nostro stesso Fiat s'impongono e non Ci permettono di nulla fare senza il suo concorso. Vedi dunque, figlia mia, sin dove giunge il nostro amore per quelle anime che vivono di Volontà Divina! Come la nostra sapienza infinita feconda la terra e dà vita a tutte le creature circondando continuamente la creazione dell'universo (la quale a sua volta gravita intorno a Noi), così la nuova creazione del Concepimento dell'Immacolata Signora attornia continuamente Iddio, da cui viene a sua volta costantemente circondata.  Mediante questo reciproco accerchiamento Iddio e la Vergine mantengono la fecondità del bene, formano la santità delle anime e richiamano incessantemente gli uomini al proprio Creatore". 

 

CAPITOLO III

Il prodigio del Concepimento della Vergine. 9 ottobre 1932

La mia piccola mente tornava a spaziarsi negli atti compiuti dalla Divina Volontà ed a soffermarsi particolarmente in quello del Concepimento della Vergine Santissima. Oh Dio, i cieli restavano muti dinanzi a tanto prodigio, gli Angeli stessi sembravano rimaner balbuzienti ed incapaci di parlarne...!

E mentre io rimanevo stupita, il mio Gesù sorprendendomi disse: "Figlia mia, il Concepimento della Vergine Immacolata fu un atto nuovo della nostra Volontà:  nuovo nel tempo, nuovo nel modo, nuovo nella grazia. In Lei venne rinnovata tutta la creazione; nella nostra onniveggenza ed immensità chiamammo tutte le creature con tutti i loro atti buoni passati, presenti e futuri, come se fossero uno solo, affinché su di esse e su tutti i loro atti fosse formato questo Concepimento e tutte le creature avessero di fatto diritto. Quando il nostro Volere compie un atto che deve servire al bene di tutti, non mette nessuno in disparte, ma, facendo uso della propria onnipotenza, riunisce insieme le creature umane e gli atti loro (tranne il peccato, perché il male non entra negli atti nostri) ed eseguisce l'atto che ha stabilito di fare. Come vedi, figlia mia, anche i tuoi atti parteciparono al Concepimento della Celeste Regina e perciò con diritto sei la figlia sua e Lei con diritto è la Mamma tua. Ogni nostra opera parte sempre dal nostro atto unico, il quale, appunto perché unico, collega insieme ogni cosa.

Dando alla luce la Vergine Santa, Noi raggiungemmo molteplici effetti. Concedemmo l'esistenza all'Immacolata Signora, rinnovammo l'intera Creazione, la amammo di nuovo amore e la mettemmo al sicuro, perché l'affidammo alla materna custodia della divina Maria.  In questo consiste appunto la nostra onnipotenza e la nostra forza creatrice: di compiere cioè ogni cosa e di procurare del bene a tutti mediante un atto solo".

 

CAPITOLO IV

Il gran prodigio della creazione della Vergine. 13 agosto 1936

Stavo come di consueto pensando al Concepimento della Vergine Santissima, quando il mio Gesù fermò il corso delle mie riflessioni e mi disse: "Figlia mia, la Vergine Santa costituì il massimo prodigio della creazione, perché il Volere Divino soggiogò sin dal primo istante del suo Concepimento il suo volere umano, ed il volere di questa santa creatura a sua volta soggiogò quello Divino.

Un Volere vinse l'altro ed ambedue riuscirono vincitori. Non appena il Fiat Supremo entrò come Re dominante in Lei, subito ebbero inizio le catene dei grandi miracoli divini. La forza increata si riversò in quella creata con una foga tale, da poter sostenere la creazione intera così come se essa fosse un fuscello di paglia. Grazie a questa irruenza tutte le cose sentirono che nella loro forza creata scorreva quella increata, la quale le sosteneva e contribuiva alla loro conservazione. Questa forza invincibile che proveniva dalla Vergine, in virtù del Fiat Divino, era tanto potente, da imperare su tutto e persino sul Creatore medesimo. Nessuno poteva resisterle; gli stessi demoni si sentivano debilitati e non sapevano ove nascondersi per sottrarsi ad essa. Nello stesso modo con cui la nostra forza divina si era riversata nella volontà creata della Vergine, così il nostro amore infinito si effuse nel suo amore finito, comunicandole l'irresistibile bisogno di amare tutti senza misura.

Da quell'istante non vi fu essere creato che non fosse prediletto da Lei. Come Madre e come Regina Ella fu investita dal nostro Fiat, di tale abbondanza d'amore, di bontà e di grazia, da rapire tutti i cuori e da farsi amare persino dalle cose che non posseggono la ragione. Ognuno dei suoi atti, delle sue preghiere, delle sue adorazioni e riparazioni riempivano Cieli e terra, ed il suo amore, padroneggiando tutto, correva nel cielo, nel sole, nel vento, ovunque, e così il nostro Ente Supremo si sentì contraccambiato e pregato da Lei in ogni cosa creata. Una nuova vita scorreva in tutto, Ci amava per tutti e Ci faceva amare da tutti! Era la Volontà increata che aveva avuto il suo posto d'onore nella volontà creata, che Ci dava in tal modo il contraccambio dell'amore che mettemmo a sua disposizione nella creazione.

Comprendi, figlia mia, come col Concepimento della gran Regina sia incominciata la vera vita di Dio nell'uomo e la vera vita dell'uomo in Dio? Oh, quali scambi d'amore, di fortezza, di bellezza, di bene non avvennero d'allora in poi fra di loro! I prodigi che si alternavano nell'Immacolata Signora erano tanto continui e così inauditi, da far stupire Cieli e terra e da far rimanere gli Angioli estatici dinanzi alla mia Volontà Divina operante nella creatura.

Possedendola nel mio Volere, Io non solo l'elevai alla dignità di Regina del creato, ma la prescelsi per mia stessa Sovrana. Come tale Ella divenne il mio vaso di elezione, la mia porta del Cielo, la stanza nella quale Io avrei preso dimora. 'Scendi, o Verbo Eterno - Mi supplicava Ella nell'enfasi del suo amore imperante - scendi sulla terra! Nel mio seno Tu troverai il tuo paradiso, le tue gioie, quella stessa Volontà che regna nelle vostre Divine Persone e che si servì di me per formare l'ingresso e la strada per cui saliranno le anime per giungere nella Patria Celeste!'.

Ed infatti i beati devono veramente alla loro divina Madre il trionfo della loro entrata in paradiso. Avendo vissuto in terra di pura Volontà Divina, così come si vive in Cielo, Ella meritò loro le delizie di quelle celesti regioni e sempre li tiene coperti e come nascosti nella propria gloria ed in tutti gli atti che Ella compì nel Divino Volere. Cosicché i Beati gustano nelle loro gioie l'amore, le opere, la potenza della loro ineffabile Madre e Sovrana.

Figlia mia, che cosa non può fare la mia Volontà? Essa produce tutti i beni possibili ed immaginabili, ed allorquando regna in un'anima, le conferisce tali favori, da costringerla a supplicare: 'O Volontà Santa del mio Dio, fa' di me ciò che vuoi, comanda, prendi; io non Ti negherò mai nulla! La tua forza è irresistibile, la tua potenza mi debilita; io abbandono ogni cosa al tuo beneplacito, affinché Tu viva in me qual padrona e qual Regina!'.

Ora tu devi sapere che questa santa creatura, fin dal suo Concepimento, sentiva il palpito del mio Fiat nel suo, ed in ogni palpito Mi amava e la Divinità la riamava con amore duplicato in ogni suo palpito; nel suo respiro sentiva il respiro del Voler Divino e Ci amava in ogni respiro, e Noi la contraccambiavamo col nostro amore duplicato in ogni suo respiro; sentiva il moto del Fiat nelle sue mani, nei suoi passi, nei suoi piedi; in tutto il suo essere sentiva la vita del Voler Divino ed in tutti gli atti Ci amava per sé e per tutti e Noi l'amavamo sempre sempre;  in ogni istante correva il nostro amore come rapido torrente e Lei Ci teneva sempre attenti ed in festa per ricevere il suo amore e dare il nostro, tanto che giunse a coprire tutti i peccati e le stesse creature col nostro amore.

Figlia mia, eccoti svelato il motivo per cui la nostra giustizia rimase disarmata da questa invincibile creatura, la quale si può dire che fece del nostro Essere Supremo tutto ciò che volle. Oh, come vorremmo far comprendere agli uomini che cosa significa vivere di Divino Volere per poterli rendere tutti felici e santi!".

 

CAPITOLO V

Amore di Dio nascosto nella Vergine. La Paternità Divina comunica all'Immacolata la Divina Maternità e genera in Essa le umane generazioni. Come l'immensità divina renda tutte le opere del Creatore inseparabili da Lui. 4 febbraio 1934

Continuando il mio abbandono nel Volere Divino, il piccolo atomo dell'anima mia trova in Esso tutto ciò che il mio dolce Gesù compì sin dall'eternità per amore delle creature, e perciò circola in tutti gli atti suoi, per imprimere in ciascuno di essi il mio ti amo! D'un tratto l'amato Gesù mi ferma nelle onde interminabili d'amore del Concepimento della mia Mamma Celeste e tutto bontà mi dice: "Figlia del mio Volere, il tuo ti amo ferisce il nostro Amore nascosto, lo costringe a traboccare da quelle stesse ferite che gli infligge e lo induce a farsi rivelatore dei nostri intimi segreti.

Sappi che Noi amavamo intensamente tutto il genere umano, ma che però eravamo obbligati a tenere nascosta nel nostro Essere Divino la forza immensa della nostra dilezione, perché nell'uomo non trovavamo né amore né bellezza che Ci rapisse. Le generazioni erano anzi immerse in un tale letargo di colpe, da farci inorridire al sol guardarle.

Ciò nonostante il nostro amore insaziato ardeva di giungere a loro... Che cosa avremmo dovuto fare per accontentare le sue brame? Per soddisfarlo era d'uopo che Ci servissimo di un grande ritrovato. Chiamammo perciò a vita la Verginella Maria e creandola tutta pura, tutta santa, tutta bella, tutta amore e senza macchia di origine, deponemmo in Lei il germe della nostra stessa Volontà Divina, affinché tra Lei e Noi vi potesse essere libero accesso, unione inseparabile e perenne.

La Celeste Regina, non appena concepita, Ci rapì colla sua beltà e Ci ferì colla sua tenerezza;  cosicché il nostro amore fu costretto a straripare dal nostro seno ed a rifugiarsi in Lei.

Guardando attraverso la sua bellezza tutte le creature, esse non Ci sembrarono più brutte e perciò Noi le amammo con quello stesso amore, che era rimasto nascosto e ristretto in Noi fino allora e che adesso divampava nel Cuore della Vergine Santa. Affinché a sua volta ella potesse amare tutti gli uomini come suoi propri figli, generati in Lei dal suo Padre Celeste, la nostra Paternità Divina le comunicò la Divina Maternità... Come da un lato la Vergine Maria comprendeva che Noi amavamo tutte le creature in Lei, così dall'altro sentiva che il nostro amore formava la nuova generazione dell'umanità nel suo Cuore materno.

Figlia mia, quale miglior stratagemma avrebbe potuto ideare la nostra paterna Bontà per esternare il nostro infinito Amore a tutti gli uomini, non esclusi quelli che Ci avrebbero offesi? Dalla loro stirpe Noi eleggemmo una creatura; per poterli amare, Noi la formammo bellissima, per dar loro la più affettuosa fra le madri, Noi nascondemmo in Lei il nostro proprio amore. Il vero amore, figlia mia, non sa mai stare ozioso, esso prende occasione dalle più piccole come dalle più grandi cose per manifestarsi, usa tutte le arti per farsi amare, ed ora si nasconde, ora si fa palese, ora si rivolge direttamente all'amato ed ora indirettamente, pur di farsi conoscere da lui. E' in questa Celeste Regina che tutti gli uomini possono trovare il nostro amore nascosto; è nel suo Cuore che essi possono farsi amare inesauribilmente da Noi, che rimaniamo soggetti al suo dolce impero....".

Io non so ridire la gioia che provai al pensiero che la mia Mamma divina possieda nel suo cuore materno l'amore nascosto, mediante il quale il mio medesimo Creatore mi ama!

"Per farmi prediligere maggiormente dal mio Gesù - dicevo fra me tutta fiduciosa - Ella mi coprirà colle sue virtù, mi rivestirà della sua bellezza ed in tal modo nasconderà tutte le mie miserie e le mie debolezze!". Ma di tratto un dubbio cercò di funestare la mia felicità. Non poteva darsi che il ritrovato d'amore divino fosse cessato nel medesimo istante in cui la mia Madre Regina aveva fatto il suo ingresso in Cielo?

"Figlia mia benedetta - mi spiegò allora benignamente Gesù - le nostre opere continuano sempre e sono inseparabili da Noi, perciò anche il nostro amore nascosto rimane e rimarrà indissolubilmente congiunto alla Vergine. Le nostre opere non sarebbero degne di un Dio se esse fossero soggette a cessare ed a staccarsi da Noi. Quando Noi amiamo e Ci riversiamo sulle creature, si direbbe che il nostro Amore si distacchi dal nostro Seno; invece no, effondendosi in loro, esso Ci rimane intimamente unito e rende inseparabile da Noi anche colui che lo ricevette.

Tutto ciò che vi è in Cielo ed in terra, ogni uomo che nasce alla luce del giorno, tutto Ci rimane inseparabile. E questo avviene in virtù della nostra immensità, la quale involge ogni cosa. Trovandosi dappertutto, essa congiunge tutto ciò che Noi facciamo: perciò, né le nostre opere si possono separare da Noi, né Noi da esse; si può anzi dire che esse formano una sol cosa con Noi.

La nostra immensità e potenza sono simili alla circolazione del sangue nell'organismo, la quale provvede e mantiene la vita ad ogni membro. Al più Ci potranno essere opere distinte, ma separate l'una dall'altra, giammai".

"Eppure, amor mio - domandai meravigliata - i reprobi, benché siano stati creati da te, vivono da te separati. Forse che essi non ti appartengono più?".

"T'inganni figlia mia - riprese Gesù - se non per via d'amore, essi Mi appartengono per via di giustizia. La mia immensità che li involge tiene anche sopra di loro il proprio dominio, poiché, se così non fosse, la mia giustizia punitrice non potrebbe avere la sua equa rivendicazione.

Se le cose non Mi appartenessero, esse cesserebbero all'istante di esistere, ma giacché esse hanno vita, è segno che vi è Chi le conserva e Chi giustamente le punisce. Da quanto ti dissi, tu puoi facilmente arguire come la Sovrana Signora possegga tuttora in Cielo il nostro Amore nascosto in favore di ciascuna creatura, e quanto Essa goda nel sentire che Noi amiamo tutti gli uomini in Lei.

Facendo loro veramente da Madre, Ella li nasconde nel proprio cuore per farli amare da Noi, nei propri dolori per farli perdonare, nelle sue preghiere per farci loro concedere le grazie più preziose. Sì, Ella è davvero la Mamma che sa sempre coprire e scusare i suoi figli amatissimi presso il trono della nostra Divina Maestà! Ricorri perciò incessantemente alla tua Celeste Regina e fatti coprire da Lei, che generosamente provvederà a tutti i tuoi bisogni!".

 

CAPITOLO VI

Il  Fiat Divino fece concepire la Vergine in ciascun'anima, affinché ogni creatura avesse una Madre tutta propria. Dote che Iddio diede alla Vergine. Trionfi e vittorie di Dio; vittorie e trionfi della Vergine.20 dicembre 1936

Il mio sommo Bene Gesù mi tiene tuttora come immersa nel grande prodigio del Concepimento della Sovrana Regina e dimostra grande interesse nel palesare ciò che Egli operò in questa gran Signora.

"Figlia mia - mi ha detto con gioia indicibile - ascolta i prodigi inauditi, le sorprese strabilianti, i sublimi capolavori che la Divina Volontà operò nella mia Madre Celeste. Io sento forte il bisogno di farli conoscere all'umanità intera, per far comprendere a tutti il gran bene che le generazioni hanno da Lei ricevuto. Sappi che la nostra Volontà Divina, la quale colla sua immensità abbraccia tutto, possiede l'onniveggenza di tutti gli esseri ed attua sempre opere universali, nell'atto del Concepimento della Vergine Santa chiamò a sé ciascuna creatura (mediante la propria virtù creatrice) e la fece concepire nel Cuore materno di Maria. Ma questo non bastò ancora al nostro amore. Dando negli eccessi più incredibili, esso volle depositare il germe benedetto della Celeste Signora in ogni creatura umana, affinché ciascuna possedesse una Madre tutta propria e gustasse nella profondità della propria anima la dolcezza del suo dominio. Da quell'istante l'amore più che materno della Vergine si mise a disposizione di ogni creatura per farla crescere, per guidarla, per liberarla dai pericoli e per nutrirla col proprio latte e col cibo di cui si nutre Ella stessa, vale a dire del Fiat Divino.

La nostra Volontà, che possedeva vita libera e dominio totale sulle facoltà di questa nostra figlia tutta bella e tutta santa, volle che tutte le creature fossero racchiuse in Lei e che Ella vivesse in ciascuna di loro, affine di poter gustare l'ineffabile gioia di sentirsi amata da tutte, per mezzo suo. Il nostro Volere la elevò tanto, fino a costituirla, dal primo istante della sua vita, Regina del nostro Fiat, Regina del nostro amore; e quando Essa Ci amava, Noi sentivamo nel suo amore la sua maternità per le creature e l'armonia del suo, coll'amore di esse;  ed oh, com'era bello quest'amore armonizzato ed unito insieme, come Ci feriva e Ci felicitava fino a farci languire! Ci disarmava e Ci faceva vedere tutte le cose, cielo, sole, terra, mari e creature, coperti e nascosti nel suo amore! Com'era commovente il vedere questa Celeste Bambina fare da madre a ciascuna creatura!

Dopo di aver formato in esse i propri mari d'amore, Ella c'inviava per mezzo loro le proprie note, i propri dardi amorosi. Poi, non contenta ancora, le portava tutte innanzi al nostro trono e colla forza del nostro stesso Volere Divino, ce le metteva in braccio, ce le faceva accarezzare, baciare, e Ci faceva loro accordare grazie sorprendenti. Figlia mia, quante santità non furono impetrate, formate e salvaguardate dal tenero amore della tua Madre Celeste!  Oltre ciò, tu devi sapere che il nostro infinito Amore dotò questa soave creatura di tutti i nostri Attributi divini, della nostra Potenza e Sapienza, del nostro Amore, della nostra Bellezza e Bontà. D'altronde Noi non diamo mai l'esistenza ad alcun uomo senza munirlo di dote particolare, dote che purtroppo egli smarrisce tanto facilmente scostandosi dalla nostra Volontà, e che a volte non giunge neppure a conoscere.

Invece questa Vergine Santa non si allontanò mai da Noi, ma condusse vita perenne nei mari interminabili del nostro Fiat. Col crescere della sua persona, ingrandivano in Lei anche le nostre divine qualità, cosicché Ella produceva sempre più vaste opere di potenza, di sapienza, d'amore. Vivendo della nostra vita come mai non visse alcun angelo, né santo, Ella entrò nei nostri segreti divini, penetrò nei nostri più intimi recessi e ricevette conoscenze del nostro Essere Supremo, quali mai non vennero accordate a veruna creatura. Vinti dalla nostra stessa potenza che la dominava, Noi godevamo nel lasciarci padroneggiare da Lei e, per renderla più felice, le dicevamo, prodigandole i nostri casti abbracci ed i nostri più teneri sorrisi: 'Fa' quel che vuoi!'.

Il nostro Volere sente tanto amore e tanto desiderio di far vivere di se stesso le proprie creature che, non appena si vede corrisposto da esse, le immerge e le affoga in un abisso di grazie, sino a che la loro piccolezza umana non le costringe a gridare: 'Basta, io mi sento venir meno, sono divorata dalle tue stesse fiamme, non ne posso più!'. Sì, il nostro Amore non si contenta mai, esso non dice mai basta e quanto più ha opportunità di dare, tanto più fa festa e meglio imbandisce la mensa a colui dal quale si sente amato, per maggiormente attrarlo a vivere con Noi in comunione di vita.

Ora, figlia mia, voglio rivelarti ancora un prodigio che il nostro Fiat compì nella Vergine Santa. Già ti spiegai come ogni suo atto, palpito, respiro e passo, equivalessero ad un nuovo trionfo che il Fiat Divino riportava su di Lei e costituisse[ro] una nuova vittoria che ella conquistava su Dio stesso. Orbene, per poter fare da vera madre ad ogni creatura umana, Ella le chiamava tutte a sé, nascondeva tutti i loro atti nei propri, dava loro in dote tutti i suoi trionfi e tutte le vittorie che aveva riportate e poi, con una tenerezza indicibile, tale da spezzarci il Cuore, si rivolgeva a Noi e: 'Guarda, Maestà adorabile - Ci diceva - questi sono tutti figli miei! Le mie conquiste appartengono loro, perché io le diedi loro in dono. Come ha vinto e trionfato la Mamma, così trionferanno e vinceranno ancora i figli!'. Affinché ogni creatura potesse in tutta realtà affermare di essere stata dotata degli atti della propria Mamma Regina ed investita delle sue vittorie, Ella compì in Dio altrettanti atti, quanti ne avrebbero compiuti tutte le creature...

Perciò sappi, figlia mia, che chi vuol farsi santa trova nei trionfi e nelle vittorie della propria Madre Celeste la dote per giungere alla santità più eccelsa. Chi è debole trova in essa la forza che gli manca;  chi è afflitto e sofferente attinge dalle sue pene la possibilità del trionfo e la vittoria della rassegnazione; chi è peccatore trova in Lei il mezzo più sicuro per ottenere il perdono. Tutti insomma posseggono nella Sovrana Regina la propria dote, il miglior sostegno, l'aiuto che è maggiormente necessario ai loro bisogni e che è più conforme allo stato in cui si trovano. Qual scena meravigliosa ed incantevole si presenta dinanzi ai nostri occhi, quando vediamo che la Sovrana Signora, per fare da madre a ciascuna creatura, ama e prega nei propri figli! Questo è il massimo prodigio che avvenga fra il Cielo e la terra: bene maggiore non potevamo davvero accordare alle umane generazioni! Però, mia diletta, Mi resta a confidarti un dolore che affligge intensamente la mia divina Mamma. In cambio del suo immenso amore, Ella non riceve che ingratitudine dagli uomini! Benché Ella abbia per loro conquistate le proprie doti, con spasimi atroci, con innumeri pene, col sacrifizio eroico della stessa vita del suo Figlio Dio, pure queste non vengono né conosciute, né apprezzate da esse.

Appena pochi s'interessano e perciò fanno vita povera di santità, ed ella, possedendo immense ricchezze d'amore, di grazia, di santità, soffre nel vedere i suoi figli poveri, nel vedere le sue ricchezze non possedute da loro, e quindi non vede effettuato lo scopo per cui le ha acquistate col sacrifizio completo della sua vita, e ciò forma un dolore continuo per la mia Madre Celeste; ed ecco perché vuol far conoscere questo gran bene a tutti, perché se non si conosce non si può desiderare, né apprezzare, né possedere. E siccome queste doti le acquistò in virtù del Fiat Divino che regnava in Lei, ora sarà questo stesso Volere Divino regnante, che metterà le creature a conoscenza delle doti della loro Mamma Celeste e [ne] farà loro prendere possesso. Perciò prega che sia conosciuto e voluto dalle creature un bene sì grande".

 

CAPITOLO VII

La Madre Celeste e divina e la Madre umana. Corsa veloce dell'amore di Dio, che in virtù del Fiat Eterno, fa generare a questa Madre il suo Figlio Gesù in ciascuna creatura. 24 dicembre 1936

Una luce che pareva parlante scendeva dal seno dell'Eterno, investiva la mia povera mente e mi diceva tante cose della Sovrana Celeste. Vedendo che io non mi sentivo in grado di ripeterle tutte, il mio amato Gesù mi confortò con la sua consueta bontà: "Figlia mia, coraggio, ti aiuterò: Io stesso ti suggerirò i vocaboli, perché sento irresistibile il bisogno di fare conoscere a tutti mia Madre, le sue doti, i suoi privilegi, il gran bene che Ella fa e che può fare alle umane generazioni. Ascolta perciò sin dove giunge il nostro amore;  udrai cose mai pensate né da te, né da altri, prodigi che scuoteranno i più increduli ed ingrati peccatori.  Devi sapere che il nostro amore non si dava pace, correva, correva, ma con una rapidità ed eccesso tale, da far strabiliare Cielo e terra e da far esclamare a tutti: 'Possibile che un Dio possa amare tanto le sue creature?'. Sebbene gli uomini possedessero un Padre in Cielo, pure Esso non era ancora contento e perciò nel suo delirio e nella sua follia pensò di dar loro una Madre che fosse Celeste e terrena ad un tempo. Se le premure e l'amore della Paternità Divina non erano bastanti per indurre le creature umane ad amare il loro Signore, almeno la tenerezza indicibile di questa Madre divina ed umana avrebbe eliminato le distanze, scacciati i loro timori e le loro paure della Maestà Suprema, le avrebbe anzi attratte ad abbandonarsi fra le braccia paterne di Dio per farsi vincere dal suo amore e per amarlo, a lor volta, senza misura.

In una parola, Ella sarebbe stata l'anello di congiunzione tra il Cielo e la terra, tra il Creatore e le creature. Però, per ottenere l'intento, occorrevano portenti strepitosissimi, compiuti con un amore che non dicesse mai basta, quali un Dio solo poteva operare. Nella nostra onnipotenza chiamammo perciò dal nulla questa santa creatura e le demmo vita, valendoci dello stesso germe delle umane generazioni, che avevamo per Lei purificato. Nel medesimo istante della sua Concezione, la virtù celeste del nostro Fiat discese in questo germe ed in lui innestò la propria vita divina. Grazie a questa indissolubile unione delle due creature, venne partecipata alla Vergine Maria la fecondità divina, per cui ella avrebbe un giorno potuto prodigiosamente concepire nel suo seno un Uomo e un Dio.

Col germe umano Ella avrebbe fornita l'Umanità al Verbo Incarnato, e col germe del Fiat Ella avrebbe concepito in se stessa il Verbo Divino. In tal modo, mediante l'essere umano e celeste di Maria, vennero abbattute le barriere che esistevano tra Dio e l'uomo. Avvicinando L'Uno all'altro, Ella diede ai propri figli il Fratello che tutti avrebbero potuto amare.  Rimirando nel Figlio e nella Madre uguali fattezze umane, le creature avrebbero provato tale fiducia e tale amore, da lasciarsi conquidere, e da amare con trasporto Colui che tanto le amava e che con loro conduceva vita comune. Se una buona mamma riscuote dai propri figli venerazione ed amore, quanto più non ne meriterà questa potente Madre Celeste, la quale non peritò di esporre la propria vita per mettere in salvo quella dei suoi figliuoli? Che cosa non fece Ella pur di renderli felici e santi? L'Umanità del Figlio di Dio e la Madre sua Celeste ed umana sono veramente motivo di fiducia e d'amore per tutte le generazioni.

'Non temete, venite a Noi - dice loro il Verbo fatto carne - Noi Ci somigliamo in tutto e vi daremo ogni cosa. Le nostre braccia sono sempre pronte per accogliervi e per difendervi;  venite! La Mamma mia vuole chiudervi nel suo cuore per darvi tutti i suoi ed i miei beni.  Basti il dirvi che Ella è Madre mia e Madre vostra e che vi tiene tutti concepiti nel proprio seno!'.

Ma questo è nulla ancora: Io ero Dio e perciò dovevo operare da Dio. Il nostro amore correva, correva! Tu per prima sarai stupita dei nuovi ritrovati che inventava per soddisfare alla mia eccessiva tenerezza; quando a lor volta le umane generazioni ne verranno a conoscenza, rimarranno anch'esse sorprese e Ci ameranno con affetto tale, da ricambiare in gran parte la corsa sfrenata del nostro Amore. Prestami perciò attenzione, figlia mia, e sin d'ora ringraziami per quanto sto per insegnarti.

Come già ti dissi, il nostro amore non si accontentò di dare alla Vergine la vera e propria maternità di tutte le anime, né gli bastò di generare Maria in ogni creatura, affinché ciascuna possedesse una Madre tutta propria e godesse il possesso di tutti i suoi beni, ma passò ad un altro eccesso. Questa Celeste Regina, possedendo la pienezza del nostro Fiat Divino, il quale in natura possiede la virtù generativa e bilocativa, in virtù di Esso poteva generare e bilocare quante volte voleva il suo Figlio Dio. Onde il nostro amore, imponendosi su questa Celeste Creatura e dando in delirio, colla virtù del mio Fiat che possedeva, le dava la potenza di far generare il suo Gesù in ciascuna creatura, di farlo nascere, crescere, e di fare tutto ciò che conveniva per formare la vita del suo caro Figlio; e dopo formata questa vita, di supplire a quello che non fa la creatura al suo Creatore; e cioè, se piange in essa, di asciugare le lacrime, se ha freddo, di riscaldarlo in vece sua, se soffre, di esibirsi a soffrire insieme. Si può davvero dire che Ella fa contemporaneamente da Madre al Creatore ed alla creatura, li alleva, li nutre, li veste, li guida e li ama ambedue di un medesimo amore. Con le proprie braccia materne Ella forma due ali di luce e, coprendoli, se li nasconde in cuore per dare loro il più dolce riposo.

Figlia mia, se il nostro amore si fosse accontentato di dare un solo Gesù ed una sola Madre a tutte le umane generazioni, esso non sarebbe stato né eccessivo nella sua grandezza, né veloce nella sua corsa. Invece, generando prima la Madre e poi, per mezzo suo, il Figlio in ogni singola anima, esso quietò in parte i propri deliri e dimostrò di essere davvero infinito.

Quale incantevole spettacolo non offre al nostro sguardo divino la Celeste Signora, sempre intenta com'è nel formare il suo Gesù in ciascuna creatura per fare di lei un portento di grazia e d'amore! Non ti meravigliare, figlia cara, che il Fiat Divino, che tutto può, abbia accordato questa prerogativa alla Vergine Santa ed abbia dimostrata sì straordinaria predilezione per le sue creature. Piuttosto deplora la grande indifferenza con cui gli uomini accolgono il nostro supremo dono e desidera con tutte le tue forze che essi conoscano ed apprezzino gli eccessi a cui il nostro Amore Ci spinse!".

 

CAPITOLO VIII

Come la Celeste Regina abbia amate tutte le creature sin dal primo istante del suo Concepimento. 12 aprile 1935

Mentre io m'immergevo nella contemplazione del mistero dell'Immacolato Concepimento, il mio buon Gesù mi disse: "Figlia mia, voglio farti penetrare ancora di più in questo mistero, perché tu possa ammirare e comprendere i suoi prodigi, come Ella amò il suo Creatore e come per amor nostro amò tutte le creature. La piccola Regina, sin dal primo istante del suo Concepimento, incominciò la sua vita insieme colla Divina Volontà e quindi insieme col suo Creatore, onde sentiva tutta la forza, l'immensità, la foga dell'Amor divino, ed in modo tale, da sentirsi sperduta, affogata d'amore e provare forte il bisogno di amare Colui che tanto l'amava. Egli si sentiva amato e di un amore straordinario, infinito, divino, perché Noi le demmo la nostra Volontà in suo potere, onde la tenesse come vita propria; e questo amore si può chiamare il più grande amore verso Dio, l'amore più eroico, l'amore che solo può dire:  'Non ho più che darti, tutto ti ho dato'.

Così la piccola Regina se ne serviva di questa vita per amarci, altrettanto per quanto era amata, e cercava di pareggiarci nell'amore. Intanto la nostra Volontà Divina, che possiede l'onniveggenza di tutto, fece presente a questa santa creatura tutte le umane generazioni, le colpe di ciascuna creatura commesse e che avrebbero commesse; dal primo istante del suo Concepimento, la Celeste Piccina, che non conosceva altra vita che quella della Divina Volontà, incominciò a dolersi con dolore divino, per ciascuna colpa di esse, da formare intorno ad ogni colpa mari di amore e di dolore divino.

Era la nostra Volontà Divina che formava nella sua bell'anima mari di dolore e d'amore per ciascuna colpa di ciascuna creatura, perciò la Santa Verginella, fin dal primo istante della sua vita, divenne Regina di dolore e di amore, e se la nostra stessa Volontà non l'avesse sostenuta colla sua potenza, Ella sarebbe morta per ogni colpa, e tante volte si sarebbe consumata d'amore, per quante creature dovevano esistere.

Fu allora che la nostra Divinità, in virtù della nostra Volontà Divina operante in questa eccelsa creatura, incominciò ad aver l'Amore divino per tutti ed un dolore divino e riparatore per tutti. Oh, come Ci sentimmo soddisfatti e ripagati per ciascuna creatura, ed in virtù di questo amore e dolore divino sentimmo trasporti di amore anche verso di loro! Il suo amore era tale, che padroneggiandoci, Ci faceva amare coloro che essa amava, tanto che il Verbo eterno, come venne alla luce questa Celeste Creatura, scese dal Cielo in terra per venire a cercare l'uomo e salvarlo. Chi può resistere alla potenza della nostra Volontà operante nella creatura? Nessuno. E che cosa non potrà fare l'anima, ed ottenere per mezzo suo? Se tutti comprendessero il gran bene che largimmo alle umane generazioni nel dar loro questa Celeste Regina, che vinse il suo Creatore, che preparò la Redenzione e che fu davvero la portatrice del Verbo Eterno sulla terra, oh, essi si stringerebbero intorno alle sue materne ginocchia, per implorare da Lei quella Volontà Divina di cui Ella stessa possiede la vita!".

 

CAPITOLO IX

Il prodigio della nascita della Regina del Cielo. Come Ella sia cresciuta in unione alla Divina Volontà e sia divenuta sole parlante. 8 settembre 1932

Ricorrendo la natività della Regina del Cielo, mi sono fermata a meditare il grande portento, il prodigio divino che Cieli e terra adoravano.

"Figlia benedetta della mia Volontà - mi disse il mio sommo Bene Gesù con amore e tenerezza indicibile - sai perché la nascita della mia Mamma Celeste racchiude in sé la somma delle meraviglie e dei prodigi? Perché nascendo essa, non solamente venne al mondo la pura fra tutti, la santa, la bella, l'Immacolata, ma con Lei nacque anche la mia Volontà Divina, la quale era stata generata e rinchiusa nella Santa Bambina al fine di formare in Lei la propria vita operante e crescente.

Il liberare la Celeste Creatura dalla macchia d'origine ed il concederle vita divina sarebbe ancora stata ben poca cosa per la nostra Potenza e Sapienza. Ciò che invece stupì e richiamò l'attenzione dei Cieli e della terra fu la nascita della mia Volontà in Lei. Tutti gli esseri si sentirono allora come scossi da una forza misteriosa, da quella stessa forza che dominava, moveva e conservava ogni cosa e che adesso poneva se stessa e tutta la creazione a servizio ed a disposizione di questa neonata bambinella. La nascita della mia Volontà che si effettuò con quella della Celeste Bambina fu quindi l'origine di tutti gli altri prodigi che accentrammo in Lei. Figlia diletta, non vi è meraviglia, né bene, che non compia il mio Fiat là dove Esso regna. Per far sfoggio del suo amore e della sua potenza, Esso forma nella creatura umana la propria vita operante e le dona del suo, sino a farla traboccare. Ammira perciò e ringrazia il nostro Essere Supremo pei fiumi di grazia e d'amore che Esso riversò nella Madre mia e tua!".

L'amabile Gesù mi fece in seguito considerare come la Divina Volontà si diffondesse nelle tenere membra della Reginetta e si sviluppasse contemporaneamente ad esse. Qual felice crescenza, qual nuovo grande miracolo era mai questo! Mentre io dimostravo il mio stupore, il caro Maestro Divino soggiunse: "Mia buona figlia, il far vivere il Fiat Divino nella Celeste Regina fu l'atto più grande, più eroico, più intenso d'amore che abbia fatto la nostra Divinità, dacché quest'atto comprese incalcolabili beni. Avendole dato come vita la nostra Volontà, Noi non le potevamo concedere maggiori ricchezze, perché questa le comunicava ogni cosa e formava in Lei la sorgente medesima di tutti i beni divini.

Figlia mia, la Sovrana Piccina, crescendo insieme al nostro Volere, andava man mano formando nella propria anima, nel suo cuore, nelle sue opere, nei suoi passi, innumeri soli parlanti! Con voci di luce e di amore irresistibile essi penetravano sin nel nostro Seno Divino e Ci parlavano incessantemente d'amore, del nostro Essere Supremo e del genere umano.  Soli parlanti erano i suoi piccoli passi, i movimenti delle sue delicate manine, i palpiti infuocati del suo cuore, tutti gli atti che Ella compiva in virtù della Divina Volontà che viveva e cresceva in Lei. Il suo dire non cessava mai, perché tutto il suo essere era parlante, non già con voce umana, ma bensì con voci arcane e divine, le quali giammai non si esauriscono.

Avendo in suo potere il Fiat Divino, che è parola, e parola operante, Ella Ci teneva occupati, assediati, rapiti, circondati da tutti i lati, e sempre Ci costringeva a concederle quanto Ci domandava. La sua parola era potente e perciò faceva cedere la nostra potenza; essa era soave e dolce e perciò faceva piegare la nostra giustizia; era luce e quindi s'imponeva sul nostro Essere Supremo, sul nostro amore, sulla nostra bontà. In una parola non vi era virtù nostra che dolcemente non si piegasse alle influenti voci di questa Celeste Creatura".

Mentre stava così dicendo, il mio dolce Gesù mi volle mostrare la Regina del Cielo. Dal suo Cuore immacolato usciva un sole, il quale invadeva tutta la Corte Celeste e tutto l'universo. I suoi raggi formati di luce fulgidissima e di voci parlanti si rivolgevano a Dio, ai Santi, agli Angeli, a tutte le creature della terra. Dinanzi a questo spettacolo meraviglioso considerai come la mia Mamma Celeste, mediante questo sole, possegga tuttora il suo dire continuo, e con voci di luce parli al suo Dio, Lo ami e Lo glorifichi divinamente; parli ai Santi e li renda beati;  parli all'intera Corte Celeste e la inondi di gioia; parli a tutte noi, creature della terra, e ci appiani la strada per condurci al Cielo...

"Hai visto che significa vivere di Volontà Divina? - mi domandò infine il mio amato Gesù - ciò significa acquistare la virtù di trasformare tutti gli atti umani in altrettanti soli parlanti incessantemente d'amore a Dio. Tutto ciò che scaturisce dalla mia Volontà possiede una virtù che ad un tempo opera, illumina e prosegue nei secoli; perciò questi saranno gli atti che trionferanno su di Lui e Lo vinceranno".

 

CAPITOLO X

Festa d'amore che la Regina del Cielo preparò per la nascita del suo Figlio Divino. L'amore è calamita che trasforma ed abbellisce. 1 gennaio 1937

Stavo pensando agli eccessi d'amore della Divinità nell'Incarnazione del Verbo. Simili ad altrettanti mari infiniti, essi avvolgevano tutte le creature per far loro comprendere quanto Iddio le amasse e quanto Egli desiderasse di essere riamato da loro. Investendole di dentro e di fuori, essi sussurravano senza mai cessare un istante: "Amore, amore, amore Noi diamo ed amore vogliamo!".

Di tratto vidi che la nostra Madre Celeste, ferita da questo continuo grido dell'Eterno, stava preparando una sorpresa d'amore al suo caro Figlio, il Verbo Incarnato. "Figlia mia - mi disse allora il piccolo Gesù tutto festante - non sai che pel giorno della mia nascita la mia Mamma Mi preparò una grande festa? Ella conosceva i mari d'amore che il Verbo Eterno traeva con sé scendendo dal Cielo, ascoltava il grido continuo di Dio che voleva essere riamato, sapeva le nostre ansie ed i nostri sospiri ardenti, e spesso nel suo seno Mi aveva sentito piangere e singhiozzare. Ogni mio gemito era un mare d'amore che Io inviavo ad ogni cuore umano per ottenere da esso un po' di tenerezza. Non vedendomi contraccambiato, Io raddoppiavo le mie lacrime e con esse moltiplicavo questi miei mari per vincere le creature, ma sempre invano, poiché esse convertivano in altrettante pene tutte le dimostrazioni d'affetto che Io davo loro, pene che Io a mia volta trasformavo in nuovi mari d'amore.

La Madre mia, che soffriva indicibilmente del mio martirio e che sapeva che non avrei potuto prendere parte a festa alcuna se non Mi fossi sentito amato, volle darmi motivo di gioire e di sorridere non appena Io avrei aperti i miei occhi alla luce... Essendo Regina di tutta la Creazione, Ella involse il cielo col proprio amore ed impresse il suggello del suo 'ti amo, o Figlio, per me e per tutti!', in ogni stella, in ogni stormir di fronda, in ogni moto di creatura.

Ella volle che il sole investisse coi suoi raggi il proprio Creatore e, riscaldandolo, Gli ripetesse mediante ogni stilla di luce, il suo materno ritornello. Nascose il suo amore nel vento e poi gli comandò di accarezzare il suo dolce Nato e di ripetergli con ogni alito il suo 'Ti amo, o Figlio, per me e per tutti!'. Inondò l'aria coi suoi mari d'amore, affinché respirandola Egli sentisse il respiro della propria Mamma. Coprì tutto il mare coi suoi mari d'amore, il suo mormorio, ogni guizzo di pesce, ed il mare mormorava: 'Ti amo, o Figlio mio', ed i pesci guizzando, ripetevano incessantemente il medesimo ritornello. Col suo impero di Regina ella profuse ovunque il suo ti amo!, affinché ogni cosa offrisse al piccolo Gesù l'espressione della sua tenerezza infinita. Ed infatti Io sentii il suo amore in ogni trillo e cinguettio d'uccello, lo trovai impresso in ogni atomo di terra, persin nel fieno che Mi serviva di culla. Non v'era cosa ch'Io vedessi o toccassi in cui non sentissi la dolcezza dell'amore della Mamma mia. Sì, figlia mia, per la mia nascita, la Mamma Mi preparò veramente la festa più bella e più gradita, perché Mi diede il contraccambio del mio immenso Amore. Fu la sua tenerezza che fece quietare il mio pianto e che riscaldò le mie membra intirizzite dal freddo nella mangiatoia;  in essa Io trovai l'amore di tutte le creature, perché la Mamma Mi baciava, Mi stringeva al suo Cuore e Mi amava per ciascuna di esse. Sentendomi amato in Lei da tutti gli uomini, sentii il bisogno di riguardarli come suoi cari figli e miei diletti fratelli.

Figlia mia, che cosa non può fare l'amore animato dal Fiat Onnipotente? Esso diviene calamita e perciò Ci attira in modo irresistibile, cancella ogni dissomiglianza, e col suo calore trasforma e conferma la creatura in Colui che essa ama.

Persino i Cieli e la terra vengono attratti verso di Lei e rapiti dalla sua bellezza. Non amare l'uomo che Ci ama, non Ci è possibile. Dinanzi alla sua forza vittoriosa, la nostra potenza e la nostra forza divina cedono le armi e si dichiarano deboli ed impotenti. Figlia diletta, offrimi anche tu la festa che la Mamma Mi diede al mio nascere! Circonda l'universo intero col tuo ti amo! Non ti lasciar sfuggire nulla, ma fa' che in ogni cosa scorra il tuo tenero amore verso di Me, giacché la mia nascita non avvenne una volta sola, ma si ripete continuamente; fammi sorridere sempre.

Il più delle volte le mie rinascite sono prive di sorriso e di festa e perciò Io resto colle sole mie lacrime e coi miei singhiozzi, tremante pel gelo che intirizzisce le mie membra...  Stringimi al tuo cuore per riscaldarmi colle tue tenerezze, rivestimi colla veste di luce della mia Volontà, ed Io in compenso ti arricchirò di nuovo amore e di nuove cognizioni sul mio Divino Volere".

 

CAPITOLO XI

Coloro che vivono nella Divina Volontà acquistano l'inseparabilità dal loro Creatore ed in Cielo si trasformeranno in soli ed in stelle, che coroneranno la Sovrana Celeste. Partecipazione della Regina del Cielo all'istituzione del Sacramento della SS. Eucaristia. 8 luglio 1935

Peregrinando nel Divino Volere, mi trovai con gioia e con sorpresa dinanzi alla più bella fra le opere della Trinità Sacrosanta, vale a dire, dinanzi alla Regina e Mamma nostra. Mentre stavo contemplandola in muta ammirazione, il mio amabile Gesù mi disse con dolcezza ed amore indescrivibile: "Figlia, quanto è mai bella la Mamma mia! Il suo impero si estende ovunque, la sua beltà rapisce ed incatena tutti i cuori, non vi è essere che non pieghi le proprie ginocchia per venerarla. Pensa che tanta bellezza le proviene dall'inseparabilità che le fu conferita dal mio Divino Volere. In virtù dello stesso, identico Fiat che noi pronunciamo sempre insieme, Ella prende parte a tutte le mie opere ed ha il diritto di fare tutto ciò che faccio Io. Io non compio mai nulla senza il suo contributo. In tutta la mia vita non ci fu un'azione a cui Ella non abbia partecipato. Noi rimanemmo inseparabilmente uniti anche nell'istituzione del SS. Sacramento dell'Eucaristia ed insieme pronunziammo quel Fiat onnipotente che doveva transustanziare il pane ed il vino nel mio Corpo, nel mio Sangue, nella mia Anima e Divinità. Come Io avevo voluto ottenere il suo Fiat prima di prendere umana carne nel suo seno verginale, così lo volli ancora mentre stavo per dare principio alla mia Vita Sacramentale.

D'altronde, come avrei potuto aver cuore di mettere in disparte la Mamma mia in un atto in cui il mio amore sfoggiava eccessi esuberanti sino all'incredibile? E non solo la volli con Me nell'operare il portento, ma la costituii Regina della mia vita sacramentale. Non vi sono parole bastanti per dire lo slancio con cui Ella accolse la nuova missione di maternità, né frasi capaci di esprimere la tenerezza con cui Mi rinnovò l'offerta del suo seno e della sua bell'anima, affine di mettermi al riparo dalle ingratitudini orrende e dai sacrilegi enormi, che purtroppo Io avrei subito nel mio Sacramento d'Amore.

Figlia mia, se Io domando con tanta insistenza che la mia Volontà divenga vita dell'uomo, si è perché Io desidero di averlo compagno negli atti miei, perché bramo che egli Mi ami col mio stesso Amore ed agisca mediante la mia azione. Io non voglio essere il Dio isolato e neppure non acconsento che la mia creatura viva da sola, senza prendere parte alle nostre opere divine. Vedi come la mia Mamma Celeste abbia partecipato in modo mirabile a tutto ciò che Io feci nel corso della mia vita mortale, grazie all'unico Volere che Ci animava!

Quando Io compivo miracoli, Ella era unita a Me nell'operare il prodigio, quando richiamavo a vita i morti, sentivo che Ella Mi rimaneva congiunta nella potenza della mia Volontà, quando soffrivo, Ella pativa con Me in unione totale e costante. La nostra inseparabilità di persona e di azione fu il supremo onore che Ella ricevette dal Fiat Divino, ed a sua volta il suo operato, fuso col mio, valse a rendermi l'onore e la gloria maggiore che Io potessi desiderare. In tal modo Io deponevo e Lei riceveva nel suo materno cuore il deposito delle opere fatte, gelosa di custodirmi anche il respiro. La nostra unità di Volere accese fra Me e Lei, divenuta sacrario di tutte le opere mie, un incendio di puro amore, incendio che sarebbe stato bastante per far divampare e consumare il mondo intero".

Dopo alcuni istanti di silenzio, durante i quali io rimasi immersa con indicibile gaudio ed ineffabile comprensione nei mari di grazia della mia Sovrana Celeste, il mio sommo bene Gesù soggiunse: "Figlia diletta, ammira la Mamma mia! La sua maestà è incantevole, dinanzi alla sua santità si abbassano i Cieli, i suoi pregi sono di un valore incalcolabile. Chi potrà dirsi simile a Lei? Ella è per eccellenza l'unica vera Signora e Madre di tutte le creature, è la Regina dell'universo! Fra tutti i tesori che Ella possiede, vuoi sapere, figlia mia, quali siano i più preziosi per Lei? Sono le anime! Ognuna di esse vale pel suo Cuore più del mondo intero e dacché non ve n'è alcuna che entri in Cielo, se non per mezzo suo ed in virtù della sua maternità e dei suoi dolori, così Ella le considera tutte di sua proprietà.

Ben giustamente compete alla Vergine Santa il dolce titolo di Signora delle anime! Esse formano tutta la sua ricchezza, il suo gaudio ineffabile, il vanto e la conquista del suo infinito amore. Vedi dunque come è ricca; le sue ricchezze sono speciali, sono piene di vite parlanti, amanti, inneggianti alla Celeste Signora. Come Madre Ella avrà il possesso di una stirpe innumerevole di figli, e come Sovrana del Regno della Divina Volontà, Ella avrà il suo popolo. Questi figli e questo popolo formeranno la sua più fulgida corona. Chi come sole e chi come stella brillerà attorno al suo augusto corpo con tale bellezza, da rapire il Cielo. I figli del Regno della mia Divina Volontà saranno i primi a darle gloria ed a renderle gli onori di Regina. Perciò ti raccomando di pregare intensamente perché questo Regno venga presto sulla terra. La Mamma divina, che già fu coronata dalla SS. Trinità, attende che i suoi figli prediletti l'adornino di un nuovo serto di gloria, proclamandola, già sin da questa vita, loro Regina, ed offrendole, in attestato d'amore, la propria esistenza. Di quanti segreti divini non verrebbero a conoscenza gli uomini se essi comprendessero che cosa significa vivere nel mio Volere! Per parte tua, figlia mia, preferisci di morire, anziché di non vivere della mia Volontà!".

 

CAPITOLO XII

La Regina del Cielo ritira nei suoi mari di grazie gli atti buoni delle creature. 8 dicembre 1931

Seguitavo ad abbandonarmi nel Fiat Divino, le cui dolci catene mi stringevano con forza potente, non già per togliermi la libertà, ma per aiutarmi a spaziare più agevolmente nei suoi campi infiniti e per tenermi difesa da tutto e da tutti. Oh, come sentivo imperioso il bisogno che la mia Mamma Celeste mi accordasse il suo aiuto, sostenesse i piccoli atti che compivo nel Divino Volere e li presentasse Ella stessa al Signore, affinché essi potessero incontrare il suo compiacimento ed il suo sorriso divino!

Il Celeste Consolatore, che nulla sa negare a chi cerca di piacergli, visitando la povera anima mia, mi disse allora: "Figlia mia, la nostra Mamma divina tiene il primato su tutti gli atti buoni delle creature. Come Sovrana ella ha l'incarico ed il diritto di ritirarli tutti in quelli che compì ella stessa. La sua tenerezza di Regina e di Madre è tale, che non appena ella scorge che l'anima si dispone a formare un atto d'amore, subito fa discendere dall'alto del proprio trono un raggio del suo amore con cui investire, vivificare, circondare quell'atto. Quando questo è formato, ella lo fa salire attraverso il proprio raggio sino alla sorgente del proprio amore e, presentandolo a Dio, Gli dice: 'Maestà adorabile, nel mio amore che sempre sorge per Te, vi è quello dei figli miei, fuso col mio. Con diritto di Regina e di Madre, io lo ritirai nel mio mare, affinché Tu potessi trovare nel mio amore quello di tutte le tue creature'.

Quando queste adorano, pregano, riparano, soffrono, la Regina del Cielo fa scendere dal suo trono il raggio vivificante della propria adorazione, della sua preghiera, della sua riparazione, della sua sofferenza e con questi investe e circonda l'adorazione, la preghiera, la riparazione, la sofferenza loro. Non appena questi santi atti sono effettuati, Ella li fa salire mediante i suoi stessi raggi di luce fino al suo trono e, fondendoli nelle sorgenti dei suoi mari, ripete:  'Maestà Santissima, la mia adorazione si estende in tutte quelle degli uomini, la mia preghiera prega nelle loro preghiere, la mia riparazione ripara nelle loro espiazioni, il mio dolore si rinnova nelle loro pene. Come potrei dirmi Regina di tutti gli uomini se non accorressi a deporre il mio atto primo in tutti quelli che essi compiono? Come potrei essere Madre loro e come potrei gustare le dolcezze di Madre se non venissi in loro soccorso, se non supplissi alle loro deficienze e se non abbellissi e fortificassi tutte le loro azioni? Sì!, gli atti dei miei figli sono veramente uni coi miei; io li tengo in mio potere presso il tuo Trono, per difenderli da ogni insidia e per avvalorarli coi miei meriti, li custodisco fedelmente perché essi sono i pegni sicuri che le mie dilette creature mi raggiungeranno in Cielo!'. Perciò, figlia mia, tu non sei mai sola negli atti tuoi, la Mamma Celeste è insieme a te, e non solamente ti circonda, ma colla luce delle sue virtù alimenta l'atto tuo per dargli la vita.

La Sovrana Regina già sin dal suo Immacolato Concepimento fu la prima ed unica creatura che abbia riannodato l'anello di congiunzione tra il Creatore e l'uomo, che Adamo aveva spezzato. Ella accettò generosamente il divin mandato di vincolare fra loro Dio e l'umanità, e mediante i suoi atti primi di fedeltà, di sacrificio, di eroismo, lo portò a compimento.  Facendo morire non una volta sola, ma in ogni suo atto, la propria volontà per far sempre vivere quella di Dio, Ella diede origine ad una nuova sorgente d'amore fra Dio e l'uomo. Ed ora, che è imperante in Cielo, Ella con tutta tenerezza materna non cessa mai un istante di far scorrere la propria virtù ed i propri atti in quelli dei suoi figli, per renderli inseparabili dai suoi.

Sappi quindi, figlia mia, che la tua pazienza è avvolta, sostenuta, alimentata dalla pazienza stessa della tua Mamma e che le tue pene sono sorrette e corroborate dai suoi ineffabili dolori, i quali, come olio balsamico, leniscono la durezza dei tuoi patimenti.

La divina Maria è realmente la Regina solerte che non sa stare in riposo sul trono della propria gloria! Come vigilantissima Madre, Ella discende ed accorre a fianco dei suoi figli, per coadiuvarli ne1le loro opere e per sovvenire alle loro necessità. Dimostrale perciò grande riconoscenza per le premure che Ella ha verso di te. Soprattutto ringrazia di cuore Iddio, che concesse a tutte le generazioni una Madre sì santa e sì amabile, la quale con tanta bontà si appropria delle loro azioni umane, supplisce a quanto manca loro di bello e di buono, e li riveste coi propri meriti".

 

CAPITOLO XIII

La Vergine Santissima fu la vera Prigioniera della Divina Volontà e sarà ancora l'Annunziatrice e la Condottiera del suo santo Regno. 13 marzo 1932

M'inabissavo nel Fiat Divino ed intanto invocavo la Mamma Celeste, affinché mi insegnasse come bisogna vivere nella Divina Volontà.

Ma ecco che il mio dolce Gesù, ripetendo la sua breve visita, mi disse, tutto tenerezza:  "Figlia mia, Io esultai di gioia nel sentire che chiamavi la nostra Mamma divina, perché ti fosse di compagnia e di guida! Tu devi sapere che Ella fu la vera e Celeste Prigioniera della mia Volontà e quindi non solo conosce tutti i segreti per compierla e le vie per raggiungerla, ma possiede altresì le chiavi del suo Regno. Quando era sulla terra, Ella preparò nelle proprie azioni il posto per tutti gli atti che gli uomini avrebbero in seguito compiuto nel Divino Volere. Con quale materna sollecitudine non posa Ella ora dal Cielo su di loro il dolce suo sguardo per osservare se essi operano nel Fiat Divino! Come ansiosamente attende i loro atti per poterli rinchiudere colle sue stesse mani nei suoi, quali pegni e testimonianze dell'ardente desiderio che essi hanno dell'avvento del Regno promesso! La Vergine Maria, essendo la più santa e la più grande fra tutte le creature, e non avendo conosciuto altro regno all'infuori di quello della mia Divina Volontà, occupa in Essa con pieno diritto il suo posto di Sovrana ed a suo tempo ne sarà l'Annunziatrice, la Messaggera e la Condottiera. Perciò pregala, invocala, che Ella ti farà da guida, da maestra. Con amore più che materno Ella accoglierà tutti i tuoi atti, li racchiuderà nei suoi ed intanto ti dirà: 'Gli atti della figlia sono simili a quelli della Mamma, perciò possono stare insieme, affine di raddoppiare il diritto che gli uomini hanno di ricevere il Regno della Divina Volontà'.

Questo Regno, che già esiste, perché in antecedenza formato da Me e dalla Celeste Signora, verrà infallibilmente accordato da Dio alle umane generazioni. Però sia per accordarlo, come per riceverlo, è necessario che esse lo conoscano e si agisca da ambo le parti. Essendo la Sovrana del Cielo colei che possiede la maggiore ascendenza e il maggiore impero sul Cuore Divino, i suoi atti saranno a capo di tutti. In seguito verranno quelli degli uomini, i quali, essendo stati trasformati, in virtù della mia Volontà, da terreni in divini, faranno valere dinanzi a Dio i propri diritti e Lo indurranno a concedere il Regno che Egli si è impegnato di dare.

Opera perciò e vivi sempre nel mio Fiat Supremo, affinché si compia lo scopo della creazione del mondo, ed in tal modo venga contraccambiato il mio grande amore!".

 

CAPITOLO XIV

Come la Celeste Ereditiera inviti i propri figli ad ereditare i suoi beni e come Ella doti le anime del suo materno amore, al fine di singolarmente trasformarle in mamme di Gesù. 28 dicembre 1936

"Figlia mia benedetta - mi disse il buon Gesù - il mio Essere è tutto amore, e quando pare aver dato in eccessi tali da non poterne dimostrare altri maggiori, ecco che ne inventa dei nuovi, i quali sorpassano di gran lunga quelli che precedettero. Ascolta e ti convincerai della realtà delle mie parole.

Tu sai che Adamo, in causa del suo peccato che commise, fece ereditare tutti i mali alle umane generazioni, uscendo dalla bella eredità della Volontà Divina in cui viveva e nella quale tutto era opulenza, sfarzo e sontuosità, e perciò perdette per sé e per la sua posterità il diritto al possesso di tutti i nostri beni. Questi nostri tesori non vennero tuttavia distrutti e perciò, fin quando un bene esiste, vi è sempre la certezza che prima o poi vi sarà qualcuno che avrà la fortuna di possederlo.

A differenza di tutte le altre umane creature, la gran Regina diede inizio alla propria vita nell'eredità della Volontà Divina. In compenso Ella ricevette dal Creatore tale una dovizia di beni, da sentirsi sopraffatta e da poter rendere felici e ricchi tutti quanti gli uomini. In questa sovrabbondante eredità Ella acquistò la fecondità, la Maternità umana e Divina, ereditò il Verbo del Padre Celeste, nonché tutte le umane generazioni. Quindi come Madre tiene il diritto di generare nel suo materno cuore i figli suoi, già eredi, ma al nostro ed al suo amore non bastò e volle generare se stessa ed il Verbo Divino in ciascuna creatura.

Come Adamo peccando, aveva tramandato ai suoi discendenti la triste eredità di tutti i mali, delle passioni e delle debolezze, così anche la Celeste Regina, mediante la propria vita vissuta nella Divina Volontà, poté conferire ai propri figli il diritto di ereditare tutti quanti i suoi innumeri beni. Oh, la sublime eredità che la Sovrana Signora vuol far conoscere e donare alle umane creature! Ella che vive nelle anime loro vuole renderle partecipi della propria Maternità Divina. Vuole che esse generino in se stesse Gesù, Gli facciano da mamma, Lo difendano da qualsiasi offesa e Lo amino di quel medesimo amore con cui essa stessa Lo ama.

L'amore materno, figlia mia, è ben diverso dagli altri: esso è un amore che sempre arde, è un amore che giunge ad esporre anche la vita per la propria creatura. Ebbene! La Vergine Maria vuole dotare gli uomini del suo amore di Madre e farli eredi del suo stesso Figlio! Oh, come si sentirà onorata quando vedrà che essi ameranno il Verbo di Dio, il suo diletto Gesù, con la sua medesima infinita tenerezza! Non sentendosi più in grado di trattenere tutto l'amore che le trabocca dal Cuore verso di Me e verso gli uomini, Ella Mi spinge a non indugiare oltre.

'Manifesta ai miei figli la mia grande eredità - Mi dice - comunica loro quanto io posso e voglio fare per essi. Io mi sentirò assai più onorata e glorificata da Te, che non se l'avessi palesato io stessa'.

Sappi, figlia mia, che ciò che ti ho insegnato, avrà il suo pieno compimento non appena la mia Volontà regnerà sulla terra, così come regna in Cielo. Allora gli uomini sentiranno in se medesimi la vita palpitante della loro Madre Celeste e prenderanno possesso di tutte le sue eredità. Prega quindi perché essi conseguano al più presto questa grande grazia!".

 

CAPITOLO XV

Il Regno del Voler Divino sarà il regno della Regina del Cielo: suoi ardenti desideri, sue preghiere incessanti, suoi assalti d'amore alla Divinità per ottenerlo. 10 febbraio 1937

Mentre mi sentivo completamente immersa nel Voler Divino, mi pareva che Cieli e terra invocassero l'avvento del suo Regno, perché una possa essere la volontà di tutti, e perché quella di Dio abbia ad imperare sovrana, come in Cielo, così in terra. A questo coro immenso si aggiungeva la voce della Regina del Cielo. Per far sì che ogni essere chiedesse coi suoi stessi sospiri quel Volere Divino che Ella possiede, e desiderasse colle sue medesime brame che il Fiat scenda nei cuori ed ivi formi la sua vita, Ella investiva ogni cosa ed immedesimava a sé Angeli e Santi, uomini e creato.

In questo mentre, il mio Gesù, mostrandosi tutto amore, mi disse fra veementi battiti di cuore e forti sospiri: "Figlia del mio Volere, ascoltami: il mio Amore sta per sopraffarmi, non posso più contenerlo, a costo anche di travolgere Cielo e terra Io voglio che venga a regnare la mia Volontà nel mondo.

A Me si unisce la Mamma Celeste, la quale ininterrottamente Mi dice e Mi ripete: 'Figlio, fa' presto, non indugiare più, usa i tuoi stratagemmi d'amore, opera da quel Dio che sei, colla tua Potenza e Maestà unite ad un Amore a cui nessuno possa resistere, fa' che il tuo Volere prenda possesso di tutti, come in Cielo, così in terra'. E questo Me lo dice con tali sospiri ardenti, con palpiti sì infocati, che Io non posso affatto resisterle. Facendo uso dei suoi amorosi stratagemmi, Ella soggiunge: 'Figlio mio, Figlio del mio materno Cuore, Tu mi hai costituita Regina e Madre, ma dov'è il mio popolo? I miei figli dove sono? Se fossi capace di soffrire, io sarei la Regina e la Madre più infelice, perché pur possedendo il Regno, io sono priva dei sudditi che vivano della stessa Volontà di cui io vivo. In chi mi sarà dato trovare le gioie della mia maternità, se non ho i figli, cui poter affidare la mia grande eredità? Fa' che regni presto il Fiat Divino, poiché la tua Mamma si sentirà felice appieno, soltanto quando avrà il suo popolo e la sua figliuolanza viventi come Lei della tua Volontà'. Credi tu, figlia mia, che Io possa rimanere indifferente a quest'accorata preghiera della Madre mia, che continuamente risuona al mio orecchio, dolcemente si insinua nel mio Cuore e lo ferisce così come freccia di amore? No! Né Io lo posso, né Io lo voglio! Dacché Ella non Mi negò mai nulla di quanto le richiesi, come potrei opporle un rifiuto? Il mio stesso Cuore Mi spinge ad accontentarla! Per incoraggiarti vieppiù ad unire le tue alle nostre brame, voglio che ti rivolga la parola la stessa Mamma mia".

"Figlia del mio materno Cuore - mi disse allora la Vergine Santa, attirandomi con amore inesprimibile sotto il suo manto azzurro - il Regno della Divina Volontà sarà infallibilmente il Regno mio, poiché a Me lo affidò la Trinità Sacrosanta, così come mi affidò il Verbo Eterno, allorquando Egli discese dal Cielo in terra. Ora coi miei sospiri ardenti e colle mie preghiere incessanti, ed ora col mio amore di Madre e coi miei diritti di Regina, io prendo d'assalto la Trinità Santissima, affinché questo Regno veda la luce e trionfi nel mondo.

Questi miei sospiri mi bruciano talmente, da sentirmi come se in realtà non avessi gloria, mentre ne ho tanta, che Cieli e terra ne sono ripieni. Perciò se non vedo formato il Regno della Divina Volontà in mezzo ai figli miei, non sarò appieno felice: solo allora sarò tale, quando essi vivranno in questo Regno, perché ognuno allora mi raddoppierà la gloria che ora già posseggo. Chiamando perciò gli uomini continuamente al mio Cuore, io vo ripetendo loro: 'Figli miei, venite alla Mamma vostra, amatemi come io vi amo! Se voi non vivrete di quella medesima Volontà di cui vissi Io stessa, non potrete offrirmi amore di veri figli, né vi sarà possibile conoscere sin dove giunga il mio amore per voi!'. Immagina, mia diletta, che l'ardente brama che ho di questo Regno mi spinge a discendere dal Cielo ed a visitare tutte le anime! Quando trovo un cuore disposto a vivere di Volontà Divina, io penetro in esso ed ivi formo la mia dimora, per preparare con decoro e con amore il posto al Fiat Divino che, a sua volta, prenderà possesso dell'anima e formerà in essa la propria vita.

Per raggiungere questo mio intento, Io mi renderò inseparabile dai figli miei, metterò a loro disposizione, come muro insormontabile di fortezza, la mia vita, il mio amore, le mie virtù, i miei dolori, affinché essi possano trovare nella Madre loro tutti gli aiuti di cui abbisognano per vivere in questo Regno sì santo.

Allora il mio gaudio sarà completo, il mio amore si riposerà nelle creature, la mia maternità troverà in esse il vero affetto filiale; mettendo in festa Cielo e terra, farò a tutte da regina e spanderò ovunque grazie inaudite e sorprendenti.

Figlia diletta, rimani sempre strettamente unita alla Mamma tua per invocare ed anelare incessantemente con Lei il Regno della Volontà Divina!".

 

CAPITOLO XVI

Come la Regina del Cielo va peregrinando di nazione in nazione per mettere in salvo i figli suoi. 6 giugno 1935

La mia povera mente continua il suo volo nella luce interminabile del Voler Divino, per rintracciare tutti gli atti che Esso compie e per ammirare come non vi sia cosa né in Cielo, né in terra, che non narri l'origine eterna di Colui che li ha creati. La sua santità è inarrivabile, il suo amore sempre genera, il suo Fiat sempre parla alla mente, nel cuore, ora con voci articolate, ora con gemiti, ora supplicando, ora con impero ed ora con tale dolcezza, da commuovere i cuori più duri e più ostili.

Oh mio Dio, quale potenza non contiene il tuo Volere! Deh, fa' che io viva sempre di Esso.  Con la tua onnipotenza vinci tutti gli ostacoli ed affretta il Regno della tua Volontà sulla terra! In questo frattempo il mio dolce Gesù volle presentare alla mia mente tante cose funeste e raccapriccianti, innanzi alle quali si scuotevano i cuori più freddi e restavano atterriti i più ostinati. Con una bontà indicibile mi disse poscia: "Figlia mia, coraggio, tutto servirà al trionfo della mia Volontà; se colpisco, è segno che voglio risanare! Il mio Amore è tale, che, allorquando Io non posso trionfare per mezzo di grazie, cerco di vincere a forza di terrore.

Quegli stessi uomini che spesse volte non curano i miei favori, che rimangono sordi alle mie voci e si ridono del mio amore, vedendosi togliere le cose che sono loro necessarie alla vita naturale, abbassano la loro alterigia, si umiliano profondamente e, specie se non hanno una volontà perfida ed ostinata, ritornano nelle mie braccia, quali figli al Padre loro. Sappi, o figlia, che, per quanto Io sia talvolta costretto ad usare i castighi pel bene delle creature, pure il mio amore verso di loro è tale che, per non vederle colpite, Io le affido tutte alla Mamma mia. Oh, come rimangono al sicuro quelle anime, che sono sotto la sua protezione e vivono coperte dal suo manto! Neppure la morte ha, in certi casi, potere sopra di esse!".

Per maggiormente convincermi, il mio caro Gesù mi volle mostrare la Regina del Cielo. Con maestà indicibile e con tenerezza materna Ella scendeva dal Cielo, percorreva tutte le nazioni e segnava con un segno particolare tutti coloro che non dovevano essere toccati dai flagelli.  Il dolce Gesù dava il diritto alla Mamma sua di mettere in salvo chi a Lei piaceva, cosicché chiunque veniva segnato da Lei rimaneva immune.

Quanto era commovente contemplare l'Imperatrice Celeste mentre andava peregrinando per tutte le parti del mondo, per prendere le creature fra le sue braccia materne, per stringerle al suo seno, per nasconderle sotto il suo manto, affinché nessun male recasse loro danno! Oh, se a tutti gli uomini fosse concesso d'intendere con quale amore e con quanta tenerezza la Sovrana Signora compie quest'ufficio, certo essi piangerebbero di consolazione ed amerebbero assai di più Colei che tanto Ci ama!

 

CAPITOLO XVII

La Regina del Cielo è messa a capo del Regno della Divina Volontà. Coloro che vivranno in questo santo Regno procureranno molto lavoro alla Madre Celeste. 14 maggio 1935

La mia mente è sempre di ritorno nel mare interminabile del Voler Divino, il quale, mentre mormora, sorride con amore alla sua creatura. In cambio Esso esige che questa Lo compensi coi suoi più teneri sorrisi, né tollera che essa Gli rimanga indietro nel dimostrargli amore.

D'altronde riesce quasi impossibile il non fare ciò che fa la Divina Volontà mentre si vive in Essa.

Chi potrà narrare ciò che l'anima prova in questo mare divino? Essa sente la purezza dei suoi baci, gusta tutta la gioia dei suoi casti amplessi, i quali le infondono pace celeste, vita divina, fortezza tale, da vincere lo stesso Dio. Oh, quanto bramerei che tutti gli uomini vivessero in questo mare! Essi non ne uscirebbero certo mai più!

Mentre così pensavo, dicevo tuttavia fra me: "Ma quando verrà questo Regno del Fiat Divino? E chi lo potrà vedere? Come sembra difficile che si realizzi!".

Ed ecco che intervenne il mio amato Gesù: "Eppure, figlia mia - mi disse - il Regno della Divina Volontà giungerà certamente. Tu calcoli umanamente, e perciò il suo avvento ti sembra difficile. L'Ente Supremo invece adopera le proprie misure divine, le quali sono tali, da far riuscire in modo semplicissimo ciò che all'intelletto umano appare impossibile. E poi, non c'è forse la Regina del Cielo che col suo dolce impero prega continuamente, perché questo Regno venga sulla terra? E quando mai abbiamo negato alcunché a questa Madre Celeste? Il nostro Essere è incapace di resistere alla potenza delle sue preghiere, poiché la forza che Ella possiede è la medesima che anima la nostra Volontà. è in virtù di Essa che Ella impetra con pieno diritto questo santo Regno, il quale le verrà indubbiamente concesso e sarà anzi denominato il 'Regno dell'Imperatrice Celeste'.

Che non farà mai la Celeste Madre e Regina del popolo suo e dei figli che in esso abiteranno?  Ella concederà loro grazie mai udite, sorprese mai conosciute, opererà miracoli che scuoteranno Cieli e terra, metterà a loro disposizione i suoi mari di grazie, di santità, di potenza, e porrà in fuga tutti i loro nemici. Per tenerli al sicuro li circonderà colle sue virtù, coi suoi dolori e con quelli del suo Divin Figlio Gesù; li farà crescere nel proprio grembo, li nasconderà nel suo amore, li coprirà colla sua luce, mediante le sue stesse mani li alimenterà col cibo della Volontà Divina.

Quanto lavoro non le procureranno queste anime e qual contento non proverà Ella nel trasformarle in copie fedeli di sé, mediante le più tenere cure e le più assidue premure materne! Esse saranno le sue beniamine, le sue segretarie, le potenti calamite da cui il suo sguardo non si potrà giammai scostare e colle quali avrà tutto in comune, amore e vita, gioie e dolori. Vivendo del mio Volere esse formeranno la sua più dolce compagnia, parteciperanno della sua fecondità materna e godranno dell'eredità di ogni suo atto. Come si sentirà felice e largamente ricompensata questa dolce Madre, quando vedrà che vi è chi la comprende, chi le rassomiglia, chi la vezzeggia, chi vive come Lei della Volontà di Dio!".

 

CAPITOLO XVIII

L'Ente Supremo, facendo incarnare il Verbo Eterno nel seno della Celeste Regina, le affidò il compito di portatrice di Gesù alle anime. 28 maggio 1937

Questa mattina dopo aver fatta la S. Comunione, la mia Madre Celeste mi ha fatto una dolce e cara sorpresa. Si faceva vedere nel mio interno col Bambino Gesù che teneva stretto stretto al suo materno Cuore, e talmente coperto colle sue braccia, che per poterlo mirare e ricreare col mio amore, ero costretta ad abbandonarmi anch'io fra le sue braccia. Sì, volevo affiatarmi, stringermi a loro, affinché potessi amare con quel medesimo amore con cui si amavano Gesù e la Mamma Regina.

E mentre ad essi ero così stretta, la Sovrana Regina, tutta bontà e tenerezza, mi ha detto:  "Figlia diletta, sappi che io sono la portatrice di Gesù: questo compito me lo affidò l'Ente Supremo. Solamente quando si fu assicurato che io tenessi grazia, amore, potenza, e la stessa Volontà Divina per tenerlo custodito, difeso, amato, allora fece la consegna del dono, cioè fece incarnare il Verbo Eterno nel mio seno: 'Figlia mia - mi disse l'Ente Supremo - ti facciamo il gran dono della Vita del Figlio di Dio, affinché possedendolo, Lo doni a chi tu voglia, però sappi tenerlo difeso, né Lo lasciare mai solo in chi Lo doni, onde supplire al loro amore se non L'amano, ripararlo se L'offendono; insomma fa' che nulla manchi alla decenza, alla santità, decoro che Gli si conviene. Sii attenta, figlia, è il Dono più grande che ti facciamo;  ti diamo anche il potere di bilocarlo altrettante volte, quante tu vuoi, affinché chi Lo voglia, possa ricevere questo gran Dono e possederlo'.

Perciò, mia diletta, questo Figlio è mio; sono posseditrice della sua Vita, ed essendo mio, conosco i suoi segreti amorosi, le sue ansie, i suoi sospiri. Questi sono così ardenti, che Lo fanno giungere a piangere, e con singhiozzi ripetuti mi dice: 'Mamma mia, dammi alle anime, voglio le anime'. Ed io, la Mamma sua, sospiro e piango insieme con lui, voglio ciò che Egli vuole, cioè che tutti posseggano il Figlio mio. Devo però mettere al sicuro la sua vita, il gran dono che Dio mi affidò. Ed ecco perciò che se Egli scende Sacramentato nei cuori delle creature, io scendo insieme per custodire il mio Dono. Povero Figlio mio, se Lo lasciassi solo e se Egli non avesse la sua Mamma sempre con Sé, come tante anime Lo tratterebbero male!

Per chi non Gli dice un Ti amo di cuore, allorquando Lo riceve, io subito mi accingo ad amarlo in sua vece; per chi Lo riceve distratto, senza pensare al grande ospite che accoglie in sé, io mi riverso sopra di lui per non fargli sentire le distrazioni e le freddezze delle creature;  per chi giunge persino a farlo piangere, io Gli tergo le lacrime, Lo ricreo e nel contempo faccio i dolci rimproveri alla creatura, perché cessi dal rattristarlo.

Ma chi può narrarti tutte le scene commoventi che succedono nei cuori che Lo ricevono Sacramentato? Vi sono anime che vorrebbero amarlo molto di più, ed io allora do loro il mio amore ed anche quello di Gesù, affinché Lo amino col nostro stesso Amore. Queste sono scene di Cielo, dinanzi a cui gli stessi Angeli restano rapiti e nello stesso tempo rinfrancano noi dalle pene che Ci hanno dato le altre creature.

Ma chi può dirti tutto? Sono la portatrice di Gesù; né lui vuole andare alle creature senza di Me, tanto che, anche quando il sacerdote si accinge a pronunziare le parole della consacrazione sull'Ostia Santa, io faccio ali colle mie mani materne, affinché Egli scenda di mezzo le mie mani per consacrarsi; e se mani indegne dovessero toccarlo, Gli faccio riparo colle mie, difendendolo e coprendolo col mio amore.

Ma ciò non è tutto, sto sempre intenta a vedere se le creature vogliono il Figlio mio, di modo che, se qualche peccatore si pente dei suoi gravi peccati e la luce della grazia spunta nel suo cuore, io subito gli porto Gesù, come conferma del perdono, e provvedo a tutto quello che ci vuole, perché Egli resti in quel cuore convertito. La Volontà Divina che posseggo mi rivela chi Lo vuole ed io subito corro, volo per portarlo, senza mai lasciarlo, perché sono la portatrice di Gesù.

è questo un compito datomi dall'Ente Supremo e dal quale non posso esimermi, ma è un compito che nel contempo mi fa provare le gioie della mia Maternità, mi fa gustare i frutti dei miei dolori, mi dona la gloria del Regno che posseggo, e il compimento della Volontà Divina sulla terra".

 

CAPITOLO XIX

Il Divin Volere, per essere riamato dalla creatura, duplica il suo stesso Amore. La Celeste Regina avrà anche Lei una gerarchia nuova, come sua eredità, nel Regno della Divina Volontà. 9 agosto 1937

Continuando il mio volo nel Voler Divino, Gesù mi ha detto: "Figlia mia, ti amo, ti amo tanto, ed oh come bramo che risuoni al mio udito anche il tuo ti amo, onde Io possa imprimere sul tuo piccolo ti amo il mio ti amo divino e slanciando questo mio e tuo ti amo nell'immensità del mio Fiat, Io ti faccia amare da tutti e da tutto e tu ami Me per tutti e per tutto. Sono l'Immenso e Mi piace di dare e di ricevere dalle creature il mio Amore infinito, le armonie, le molteplici note, le dolcezze, i suoni incantevoli che in esso si racchiudono.

Quando la mia Volontà ama, anche il cielo, il sole, la creazione intera, gli Angeli, i Santi, tutti amano con Me la fortunata creatura a cui è diretto il mio Amore, ed attentamente aspettano il ricambio del loro ti amo, perciò sulle ali del mio Volere mando a tutti il tuo ti amo come contraccambio dell'amore che essi hanno intrecciato al mio. Se si ama, figlia mia, è segno che si vuol essere riamati; e non essere ricambiati nell'amore, è la pena più dura, che fa dare in delirio, è il chiodo più trafiggente, che solo può essere svelto dall'amore ricambiato".

Udendo ciò ho pensato tra me: "Dio mio, chi mai potrà contraccambiarti di tanto amore?! La Regina del Cielo, Lei sola forse potrà darsi questo vanto, d'averti a pieno contraccambiato, ma, ed io?".

Così pensando mi sentivo oppressa. L'amabile Gesù intanto amorevolmente ha soggiunto: "Figlia, non temere, poiché chi vive nella mia Volontà, può sufficientemente contraccambiarmi nell'amore. La mia Volontà, allorquando possiede la sua vita nella creatura, quando vuole amare, duplica il suo amore e cioè ama in se stessa ed ama dentro dell'anima di cui possiede la vita, cosicché nel mio Volere l'amore è il sommo accordo, trionfa, e le gioie e le felicità di esso stanno in pieno vigore. La nostra paterna bontà, per chi vive nel Divin Volere, arriva a tanto, da numerare i suoi respiri, i suoi palpiti, i suoi pensieri, le sue parole, i suoi movimenti, per riempirli tutti d'amore e contraccambiarli coi nostri medesimi atti, e nella nostra enfasi d'amore diciamo: 'Ella Ci ama ed anche Noi dobbiamo amarla', e mentre l'amiamo, facciamo sfoggio di tali doni e grazie, da far stupire Cielo e terra. Così operammo colla Celeste Regina, sfoggiammo, sfoggiammo tanto, divinamente sfoggiammo.

Ma sai tu in che consista questo nostro sfoggiare? Ecco: guardiamo Noi stessi e nell'enfasi della nostra tenerezza paterna, vogliamo dare ciò che siamo: vogliamo le creature simili a Noi, e partecipare loro i beni che possediamo. La dissomiglianza, figlia mia, Ci mette in pena e fa sì che la creatura non senta per Noi quella fiducia di figlia, né gusti la padronanza di chi possiede gli stessi nostri beni, gli stessi nostri doni; essa è un ostacolo per Noi e per la creatura a formare una sol vita e ad amarci di un medesimo amore.

Mentre invece il viver nel Voler Divino mira proprio a questo, cioè ad unificare la volontà, l'amore ed i beni, di modo che, ciò che vogliamo Noi, vuole la creatura, come l'amiamo Noi, così ella Ci riama ed infine Ci costringe a supplirla in tutto quello che a lei possa mancare. In tal modo, figlia mia, è impossibile che Noi non eleviamo la creatura che vive nel nostro Volere al livello della nostra somiglianza ed a farle possedere i nostri beni, tanto vero che la mia Mamma Celeste, appunto perché visse e possedette la vita del mio Fiat Divino, Ci ha contraccambiato in amore ed ha amato ed ama le anime del medesimo nostro Amore.

Ora il nostro amore per Lei è tale, che come Noi teniamo la gerarchia degli Angeli, la diversità degli ordini dei Santi nel Cielo, così a Lei, all'Imperatrice Celeste, all'erede della nostra Volontà, daremo la grande gloria di farle formare una nuova gerarchia, prima sulla terra e poi in Cielo; gerarchia questa simile ai nove cori degli Angeli. Sicché avrà il coro dei Serafini, dei Cherubini e così di seguito, come pure l'ordine dei Santi vissuti nella sua eredità.  E dopo che gli uni e gli altri li avrà formati sulla terra, li trasporterà nel Cielo, rigenerati nel Fiat Divino dal suo stesso amore.

Questo sarà il compimento dell'opera della creazione, il nostro consummatum est, perché avremo avuto il Regno del nostro Volere nelle creature, in virtù e per i meriti infiniti della nostra cara Madre, della Celeste erede, della Regina del Cielo e della terra. Ed oh, come resteremo glorificati, felicitati, allorquando la Sovrana Signora avrà la sua gerarchia formata da coloro che vivranno nel Divino Volere! Se tu sapessi quanto la Celeste Regina ami le anime! Anch'essa, copia fedele del suo Creatore, guarda in se stessa e trova i suoi mari di amore, di grazia, di santità, di bellezza, di luce; guarda poi le creature e vuol dare ad esse tutta se stessa con tutti i suoi mari, affinché posseggano la Mamma con tutte le sue ricchezze.

Se la Celeste Regina non fosse nello stato di gloria dove le pene non hanno luogo, sarebbe morta di puro dolore per ciascuna creatura che non vive nel Voler Divino. Lei così ricca non avrebbe voluto vedere i figli poveri, ma ricchi della sua stessa eredità, trasfusi nei suoi mari d'amore, onde poter amare il loro Creatore come Ella stessa Lo ama, nascosti nella sua santità, abbelliti colla sua bellezza, pieni della pienezza della sua grazia. Perciò Lei prega incessantemente e mette in preghiera tutti i suoi mari per impetrare che la Divina Volontà si faccia come in Cielo così in terra.

è tanto il suo amore, che in virtù del nostro Volere, si biloca in ciascuna creatura, per preparare l'interno delle loro anime, le stringe fra le sue braccia, le avvicina al suo cuore materno, per disporle a ricevere la vita del Fiat Supremo ed oh, come in ciascun cuore prega la nostra Maestà adorabile dicendoci: 'Fate presto, l'amore pei figli miei non posso più contenerlo, voglio vederli vivere insieme con Me in quella stessa Volontà Divina, che forma tutta la mia gloria, la mia ricchezza, la mia grande eredità  Fidatevi di Me, io saprò difendere i figli miei e i diritti della stessa Volontà vostra, che è pur mia'.

Figlia mia, l'amore di questa Celeste Regina e Madre è insuperabile; solamente in Cielo le creature conosceranno quanto Ella le abbia amate e ciò che ha fatto per loro. Infine l'atto più esuberante, magnanimo e grande, è quello di volere che tutte posseggano la mia Volontà come la possedeva Lei, e nulla ometterebbe, pur di ottenere l'intento. Perciò anche tu unisci alle sue le tue incessanti preghiere per uno scopo sì santo, per un sollecito avvento del Regno del Divin Volere".

 

CAPITOLO XX

La Sovrana Regina, ereditiera della Divina Volontà e della vita divina, formò di sé un pegno prezioso nelle mani creatrici di Dio. 25 ottobre 1937

Girando nell'operato della Divina Volontà, mi son fermata a considerare l'atto del Concepimento della Vergine Santissima, per offrire alla Trinità Sacrosanta quella stessa potenza e quello stesso amore, che accentrò in quest'atto, ed ottenere, in virtù di essi, il Regno del Divin Volere sulla terra.

Mentre ciò stavo facendo, il mio dolce Gesù, tutto tenerezza, mi ha detto: "Figlia mia, la Vergine Santa, fin dal primo istante del suo Concepimento, divenne l'ereditiera della nostra Volontà Divina col dar vita ad Essa nella sua bell'anima, e questa, a sua volta, cominciò subito il suo lavorio divino; di modo che, in ogni palpito, pensiero, respiro e moto di Essa, colla sua potenza creatrice formava prodigi incantevoli di santità, di bellezza, di grazia, da rapire Noi stessi, che ad un tempo eravamo attori col nostro Volere Divino e spettatori; e nella nostra enfasi d'amore Ci faceva esclamare: 'Com'è bella la creatura animata dal nostro Volere! Costei col dar vita alla nostra vita in Essa, Ci dà la possibilità di formare le nostre opere più belle!'. Il nostro Amore gioiva, festeggiava nell'atto del Concepimento della Vergine, perché era uscita alla luce del tempo la nostra ereditiera divina, l'ereditiera della nostra Volontà e della nostra stessa vita. E siccome in virtù della nostra Volontà operante in Essa, Lei era tutta nostra, esclusivamente nostra, guardandola, sentivamo il nostro respiro nel suo, il nostro palpito nel suo stesso palpito, il nostro amore, che sempre arde ed ama, nel suo amore, i nostri moti nei suoi;  la nostra bellezza traspariva dal muovere delle sue pupille, dal gestire delle sue manine, dal dolce incanto della sua voce rapitrice, e Ci teneva talmente occupati ed in festa, che neppure per un istante potevamo distogliere da Lei i nostri sguardi divini.

Sicché questa Celeste Bambina era nostra, tutta nostra, mentre in pari tempo, per diritto, era erede della nostra Volontà e col darLe vita in Essa, ne aveva preso il possesso. La Vergine Santa, inoltre, nella sua natura umana vincolava tutta l'umana famiglia come membri al corpo, e Noi, per amor suo, guardando in Lei tutto l'uman genere, come fu concepita, demmo il primo bacio di pace a tutta l'umanità, che costituimmo allora erede della nostra ereditiera divina, ed in tal modo ricominciò la nostra festa col genere umano.

Comprendi ora come sia certo che il Regno della Divina Volontà debba venire sulla terra, giacché esiste chi lo ereditò; ed essendo Costei una creatura umana, anche tutte le altre creature acquistarono il diritto di poterlo possedere. Né per questo solo, ma anche perché la Sovrana Celeste, presa d'amore per esse, formò di sé un pegno d'infinito valore nelle nostre mani creatrici, onde ottenere che tutti potessero ricevere questo Regno.

Che dolce e caro pegno era nelle nostre mani questa santa creatura! Essa col far scorrere la sua vita, i suoi atti, nel nostro Divino Volere, formava monete divine, per poterci pagare per quelli che dovevano ereditare il nostro Fiat. Poi venne la mia Umanità unita al Verbo eterno e, colla mia vita, pene e morte, sborsai il prezzo sufficiente per ricomprare questa nostra Volontà Divina e per darla alle creature come eredità che loro apparteneva.

Sappi dunque che un atto, un respiro, un moto nella mia Volontà, contengono valori immensi da non potersi paragonare a nessun bene che esista in Cielo ed in terra.

Sia quindi Essa sola la tua vita ed il tuo tutto".

 

CAPITOLO XXI

La Regina del Cielo spasima di amore perché vuol dotare i suoi figli. 7 novembre 1937

Seguendo gli atti della Divina Volontà, [ho] trovato in Essa tutte le opere, l'amore, le preghiere, i respiri, i dolori, insomma la vita palpitante della Regina del Cielo e tutto ciò che Essa fece, come se allora stesse operando; ed io, abbracciando, baciando, adorando questi suoi atti, li offrivo a Dio, per ottenere il Regno della sua Divina Volontà sulla terra.

Il mio caro Gesù intanto mi ha detto: "Figlia mia benedetta, chi vive nella mia Volontà, dovunque può penetrare, tutto può far suo per offrirlo a Me; può far sua anche la Mamma mia, può appropriarsi persino dell'amore con cui Ella Mi amò, delle opere che compì; può far sua la mia Vita, duplicarla e darmi tutto, come cosa propria, per amarmi in modo divino.  Sappi ancora che, come Io col manifestarti tante Verità sul mio Volere ho formato il giorno di Esso per le creature, così la Sovrana del Cielo, col suo amore, coi suoi dolori, colle sue preghiere e con tutti gli atti suoi animati dalla Divina Volontà, i quali in virtù di Essa riempiono Cieli e terra, formò la dote sufficiente per quelli che dovevano vivere in Essa.

Se sapessi dunque con quale ansia questa Madre Celeste aspetta e sospira di poter dotare i figli suoi! Ella si vede immersa in ricchezze indescrivibili di grazie, d'amore, di santità, ma non trova i figli in quel Volere, in cui Ella visse, e quindi non può dotarli. Sappi figlia, che in tutto ciò che Ella fece e soffrì sta scritto: 'per i figli miei'.

Perciò se ama, chiama i suoi figli a ricevere la dote del suo amore, per farli riconoscere da Noi come figli suoi e figli nostri, ed indurci ad amarli con quell'amore col quale amiamo Lei.

Se prega, vuol dare ad essi la dote della sua preghiera; insomma vuol dotarli colla sua santità, colle sue pene e colla stessa vita del Figlio suo. Essa li tiene nel suo materno Cuore, come dentro di un sacrario, ed in tutti i suoi atti e respiri li chiama e dice al nostro Essere Supremo:  'Maestà adorabile, tutto il mio essere e tutte le mie ricchezze sono dei figli miei; deh, ascoltatemi, mi sento scoppiare il Cuore per amore; abbiate pietà di una Madre che ama e che vuol dotare i suoi figli per renderli felici, la mia felicità non è completa, me la sento dimezzata, appunto perché non ho i figli miei a condividerla meco; perciò affrettate a far conoscere il Voler Divino, affinché essi conoscano pure gli spasimi della Madre loro, che vorrebbe dotarli per renderli felici e santi'.

Credi tu, figlia, che restiamo indifferenti dinanzi allo spettacolo commovente della Madre Celeste, che tanto spasima d'amore e che colle sue tenerezze materne e coi diritti di Madre Ci prega e Ci scongiura? Ah no, anzi quante e quante volte, dietro queste sue premure, manifesto altre Verità sul mio Volere, per darle il sollievo di far dotare con doti più estese i suoi figli, a seconda della conoscenza che acquisteranno.

Perciò entra anche tu nel mio Voler Divino, ed, unita alla Madre mia, prega e supplica che la nostra Volontà sia conosciuta e regni in tutte le creature".

 

Gruppo di Preghiera

' Divino Volere e Divino Amore '

 

"Tutto il Cielo prega, aspetta con ansia che la Divina Volontà sia conosciuta e regni; ed allora la gran Regina farà ai figli del mio Volere ciò che fece al suo Gesù, la sua maternità avrà vita nei figli suoi. Io cederò il mio posto, a chi vive nel mio Volere, nel suo Cuore materno. Lei Me li crescerà, guiderà i loro passi, li nasconderà nella sua maternità e santità; si vedrà in tutti i loro atti impresso il suo amore materno e la sua santità; saranno veri suoi figli, che Mi somiglieranno in tutto. Ed oh, come amerei che tutti sapessero che chi vuol vivere nel mio Volere hanno una Regina e Madre potente, che supplirà a ciò che loro manca! Li crescerà nel suo grembo materno, in tutto ciò che faranno starà insieme con loro per modellare gli atti loro ai suoi, tanto che si conosceranno che sono figli cresciuti, custoditi, educati dall'amore della maternità della Mamma mia! E, questi saranno che La renderanno contenta, la sua gloria ed il suo onore!"

(Gesù alla Serva di Dio Luisa Piccarreta, il 28.12.1938  -  Cfr. il Vol 36° dei suoi Scritti)