"SIA FATTA la Tua VOLONTà COME in Cielo COSì in Terra"

Don Ambrogio Villa

 

INTRODUZIONE

Tutti sappiamo che la preghiera del "PADRE NOSTRO" è il fondamento di ogni preghiera per il cristiano: infatti Gesù stesso l'ha insegnata ai discepoli del suo tempo e di ogni tempo, quando gli chiesero: "Signore, insegnaci a pregare".

Tra le sette "richieste" in essa contenute, la terza dice: "Sia fatta la tua volontà, come in cielo, così in terra"

Dunque, Gesù ci insegna a chiedere, nella preghiera al Padre, che "sia fatta la tua volontà" e che noi sappiamo compierla, qui sulla terra, come la compiono, in Cielo, i Beati...

Di fronte a queste parole, ci sono, sempre, delle reazioni diverse.

Qualcuno dice: "Eh, sì, pazienza! Dal momento che tutto avviene perché "Lui" lo vuole.... accettiamolo...."

Qualcun altro invece esclama felice: "Sì, sono contento di fare la Volontà di Dio: sono sicuro che Lui, essendo mio Padre non vuole per me se non il bene...."

Altri reagiscono: "E perché dovrei fare la volontà di un altro, anche se fosse Dio? Io voglio essere libero di fare quello che voglio io....."

Altri, semplicemente, non ci pensano nemmeno; non gli viene nemmeno il dubbio che Dio abbia su di loro un pensiero, una sua volontà, salvo poi lamentarsi contro Dio quando si imbattono in una difficoltà della vita.

Eppure....

Proviamo a riflettere in maniera semplice ed elementare: mi sento io forse "obbligato a mangiare"? Mi sento violentato nella mia libertà se, per vivere, devo nutrirmi? O non lo sento, piuttosto, come una necessità? La vita fisica che Dio mi ha dato non richiede, necessariamente, il nutrimento?

E perché mi dovrei sentire violato nella mia libertà se il mio Creatore, Autore della mia vita fisica e spirituale mi chiama a nutrire, similmente, il mio spirito? Al massimo, potrei lamentarmi con lui della fatica, delle difficoltà che comporta l'ubbidire alle sue indicazioni ed ai suoi progetti su di me.... Ma, considerando che mi è Padre, dovrei comprendere che "lo fa,comunque, per il mio bene". Non avviene la stessa cosa da parte di un papà e di una mamma umani? Non desiderano, per i loro figli, che cose buone? Certo, si tratta di credere al suo amore.....

Già: occorre credere in Lui, credere al suo amore: questa è FEDE, credere al suo amore. Purtroppo molta gente confonde la Fede con una vaga idea di Dio; ritiene che sia fede il pensare che Dio c'è, "crede di credere".... ma non ama Dio, suo Padre.

Ben diverso è l'atteggiamento del vero credente, di tutti i tempi e presso tutte le religioni; basti pensare che muslim - da cui mussulmano - significa: colui che è sottomesso a Dio.

E l'antico ebreo, il credente della Bibbia? Anch'egli ubbidisce a Dio, ed è felice di seguire "i suoi precetti - i comandi di Dio - gli insegnamenti di Dio - la sua Legge..." : non sono, questi, altri sinonimi per indicare la Volontà di Dio?

è il salmo 119 che ci parla della gioia/intelligenza/sete con cui il credente si affida al suo Creatore:

33 Insegnami, Signore, la via dei tuoi decreti e la custodirò sino alla fine.

34 Dammi intelligenza, perché io custodisca la tua legge e la osservi con tutto il cuore.

35 Guidami sul sentiero dei tuoi comandi, perché in essi è la mia felicità.

36 Piega il mio cuore verso i tuoi insegnamenti e non verso il guadagno.

Dunque il credente ebreo "sa" e "vuole" vivere solo custodendo ciò che Dio vuole, ciò che Dio insegna.

C'è anche un episodio nel primo libro di Samuele, al capitolo 15, in cui si sottolinea - ed in maniera drammatica - che l'obbedire al Signore vale più di tutte le preghiere ed i sacrifici pur fatti in suo onore:

"10Allora fu rivolta a Samuele questa parola del Signore:

11«Mi pento di aver fatto regnare Saul, perché si è allontanato da me e non ha rispettato la mia parola». Samuele si adirò e alzò grida al Signore tutta la notte.

12Al mattino presto Samuele si alzò per andare incontro a Saul, ma fu annunciato a Samuele: «Saul è andato a Carmel, ed ecco si è fatto costruire un trofeo, poi è tornato passando altrove ed è sceso a Gàlgala».

13Samuele raggiunse Saul e Saul gli disse: «Benedetto tu sia dal Signore; ho eseguito gli ordini del Signore».

14Rispose Samuele: «Ma che è questo belar di pecore che mi giunge all'orecchio, e questi muggiti d'armento che odo?».

15Disse Saul: «Li hanno condotti qui dagli Amaleciti, come il meglio del bestiame grosso e minuto, che il popolo ha risparmiato per sacrificarli al Signore, tuo Dio. Il resto l'abbiamo votato allo sterminio».

16Rispose Samuele a Saul: «Lascia che ti annunci ciò che il Signore mi ha detto questa notte». E Saul gli disse: «Parla!».

17Samuele continuò: «Non sei tu capo delle tribù d'Israele, benché piccolo ai tuoi stessi occhi? Il Signore non ti ha forse unto re d'Israele?

18Il Signore ti aveva mandato per una spedizione e aveva detto: "Va', vota allo sterminio quei peccatori di Amaleciti, combattili finché non li avrai distrutti".

19Perché dunque non hai ascoltato la voce del Signore e ti sei attaccato al bottino e hai fatto il male agli occhi del Signore?».

20Saul insisté con Samuele: «Ma io ho obbedito alla parola del Signore, ho fatto la spedizione che il Signore mi ha ordinato, ho condotto Agag, re di Amalèk, e ho sterminato gli Amaleciti.

21Il popolo poi ha preso dal bottino bestiame minuto e grosso, primizie di ciò che è votato allo sterminio, per sacrificare al Signore, tuo Dio, a Gàlgala».

22Samuele esclamò:

«Il Signore gradisce forse gli olocausti e i sacrifici quanto l'obbedienza alla voce del Signore?
Ecco, obbedire è meglio del sacrificio, essere docili è meglio del grasso degli arieti
."

Così per il credente ebreo. Ed il cristiano? Tu, io? Noi che crediamo, noi che amiamo Gesù, nostro Creatore, noi che proviamo - non raramente - la gioia di essere suoi, non dovremo forse invocare, supplicare che ci aiuti e ci renda capaci di fare/amare/la-sua-volontà qui, sulla terra, in attesa di godere del suo amore in cielo?

Sì, veramente la nostra felicità è stare in Dio, nei suoi insegnamenti, nella sua volontà, come felicemente scrive il sommo poeta Dante:

" in sua voluntade è nostra pace"

Si tratta dunque di approfondire che cosa è la Volontà di Dio; come la si può conoscere; come occorre compierla. Noi cercheremo, con un discorso semplice, ma non semplicistico, di orientarci in questo punto essenziale della nostra vita spirituale cristiana.

 

PARTE I - L'INSEGNAMENTO DI GESU'

Mettiamoci alla scuola del Vangelo, ed impariamo direttamente da Gesù l'importanza di fare la Volontà di Dio.

Nel Vangelo di Matteo, capitolo 7, versetto 21, Gesù sta insegnando ai suoi discepoli il suo "stile": dice che non devono giudicare, devono chiedere a Dio con la fiducia di essere esauditi, e conclude che Dio non va ascoltato superficialmente, ma va amato e va seguito in tutto ciò che ci chiede:

Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. (Mt 7,21)

A conferma di questo atteggiamento, Gesù fa un esempio:

"24Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. 25Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.

26Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. 27Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

La gente che lo ascolta intravvede in lui un Maestro totalmente diverso dagli altri:

"28Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: 29egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi".

La sua autorevolezza si imponeva da sola: lui insegnava, ma non solo, chiedeva di seguirlo. E la gente lo seguiva. Lo segue ancora oggi....

E che fosse non un semplice insegnante, l'aveva dimostrato fin da bambino: è famoso l'episodio in cui si allontana dai suoi per stare nel Tempio di Gerusalemme tra i "professoroni" della Legge mosaica: anche Lui deve "fare la Volontà del Padre suo"...

46Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. 47E tutti quelli che l'udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.

48Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo».

49Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». 50Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro .(Lc 2)

Il Vangelo esige non appena di essere ascoltato ma di essere capito/accolto/vissuto. Ciascuno provi a riferire alla sua vita questo insegnamento dato da Gesù con il suo stesso comportamento... (per esempio che Dio viene prima dei figli, prima dei genitori, prima degli affetti umani. Disumano? potrebbe dire qualcuno. Divino, piuttosto -...)

Bellissimo è poi l'accostamento della Volontà di Dio al cibo:

31Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». 32Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». 33E i discepoli si domandavano l'un l'altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?».

34Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. (Gv.4)

Comprendiamo allora che il senso profondo dell'altra richiesta del Padre Nostro: "Dacci oggi il nostro pane quotidiano" deve riferirsi non solo al pane/cibo per il corpo, ma anche al cibo/ Volontà di Dio.

Che bello poter recitare questa meravigliosa preghiera con quella profondità che via via andiamo scoprendo!

Anche il seguente passaggio del Vangelo ci dice che Gesù ci ha insegnato a fare la volontà di Dio non solo nella preghiera, ma nell'esistenza quotidiana:

37Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, 38perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.

39E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell'ultimo giorno. 40Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno». (Gv.6)

Quindi "fare la Volontà di Dio" non consiste anzitutto nel compiere alcune azioni, ma nel seguire Gesù. Interessante! Questo capovolge alcune nostre visuali...

Ma un brano insuperabile è il seguente: Gesù è ormai "lanciato". Dopo aver lasciato la sua Nazareth e il suo clan familiare, percorre le contrade della Palestina per predicare la Parola del Padre.

C'è gente, molta, che lo segue, affascinata dalla sua persona, oltre che dalle sue parole. Lo stanno ad ascoltare rapiti, e Lui li sente ormai capaci di capirlo profondamente.

Non così i "suoi": si sono mossi da Nazareth in gruppo per andare a "ricondurlo alla ragione": infatti girano voci che lo dicono un po' "esaltato", uno che si dà arie di Profeta, mentre tutti conoscono bene da che famiglia modesta viene. E il suo parentado si muove per ricondurlo a casa, perché "la famiglia" non accetta di essere "chiacchierata" per colpa di un suo componente...

Ma Gesù dimostra che non è più solo "dei suoi". Già dodicenne aveva detto che lui "doveva occuparsi delle cose del Padre suo" ed ora è nella piena maturità della sua Missione. E arriva a fare un parallelo addirittura inconcepibile: i "suoi" - adesso - sono solo coloro che fanno la volontà di Dio!

31Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo.

32Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano».

33Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». 34Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli!

35Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre». (Mc 3)

Credo che noi tutti comprendiamo la portata di queste parole di Gesù:

è possibile diventare "della sua famiglia". Proviamo a riflettere: se noi fossimo invitati a pranzo dal papa o se nostra sorella diventasse premio Nobel, chi ti tratterrebbe più dal narrarlo ai quattro venti?

E a noi è data la possibilità di essere intimi del Creatore delle galassie!

A noi è data la possibilità di essere Madre di Gesù, cioè di ge-ne-rar-lo! Ed è vero: basti pensare che, se siamo riusciti a trasmettere la fede in Lui a qualcuno (figlio, coniuge, parrocchiano) noi abbiamo generato Gesù in costoro"!!

Siamo, con questo, diventati "Madre" di Gesù.....

Capite la grandezza di un genitore che genera suo figlio alla Fede? E capite l'enorme missione di un sacerdote che genera Gesù nelle anime della gente con la Confessione, la predicazione, l'Eucaristia?

Per concludere questa breve passeggiata nella parola di Gesù alla ricerca del suo esempio e del suo insegnamento sul "fare la Volontà di Dio", vediamo ora due ultimi brani: il primo ci dice che Dio ascolta ed esaudisce coloro che fanno la sua Volontà....

Che dire, allora, se Dio non ci ascolta e non ci esaudisce? Non vorrà forse dire che non abbiamo fatto la sua Volontà, che non abbiamo chiesto qualcosa secondo la sua Volontà? Sarebbe interessante pensarci, non vi pare?

24Allora chiamarono di nuovo l'uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da' gloria a Dio! Noi sappiamo che quest'uomo è un peccatore». 25Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo».

26Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». 27Rispose loro: «Ve l'ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?».

28Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! 29Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia».

30Rispose loro quell'uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi.

31Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. (Gv.9)

Infine, l'altissima preghiera di Gesù, in agonia nel Getzemani. Gesù ci insegna con il suo stesso esempio che noi possiamo/dobbiamo chiedere qualsiasi cosa al Padre, anche i miracoli.... purché siamo disposti a fare non la nostra volontà, ma la Sua: sicuri che essa sarà Amore...

Non è cosa da poco. Non è cosa facile. Non è cosa da tutti.

Ma quanto saremmo simili a Gesù se vivessimo, secondo il suo esempio divino, abbandonàti alla sua volontà!

36Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». 37E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia.

38E disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». 39Andò un poco più avanti, cadde faccia a terra e pregava, dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!».

40Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: «Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora? 41Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». 42Si allontanò una seconda volta e pregò dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà». (Mt 7 26)

 

PARTE II - INTERMEZZO

A questo punto, prima di continuare la lettura della Bibbia con gli scritti degli Apostoli per vedere - una volta che Gesù li ha lasciati soli ed è tornato nell'Eternità del Padre - come essi hanno capito e vissuto questo "stile" di obbedienza del loro Maestro e Salvatore, ascoltiamo, come un intermezzo sapiente, i SANTI.

I Santi sono coloro che possono essere esempi viventi per noi. Figli della terra come noi, nati nel peccato come noi, con famiglie sante o qualunque come noi, tuttavia - con la benedizione di Dio - hanno saputo incarnare e vivere veramente l'insegnamento di Gesù, hanno saputo imitare - questa la parola! - Gesù stesso.

Ascoltiamo qualcosa della loro vita e del loro esempio.

Padre mio, mi rimetto nelle Vostre mani

Padre mio, mi rimetto nelle Vostre mani; Padre mio, confido in Voi; Padre mio, mi abbandono a Voi; Padre mio, fate di me di me ciò che Vi piacerà; qualunque cosa facciate di me, Vi ringrazio; grazie di tutto; io sono pronto a tutto; accetto tutto; Vi ringrazio di tutto purché la Vostra volontà si compia in me, mio Dio, e in tutte le Vostre creature, in tutti i Vostri figli, in tutti coloro che il Vostro cuore ama.

Non desidero niente altro, mio Dio, rimetto la mia anima nelle Vostre mani.

Ve la dono, mio Dio, con tutto l'amore del mio cuore, perché Vi amo.

Ed è per me un'esigenza d'amore il donarmi, rimettermi nelle Vostre mani senza misura; mi rimetto nelle Vostre mani con una fiducia infinita perché Voi siete mio Padre.

Charles De Foucauld

Ecco una frase di santa Teresa del Bambino Gesù: "Tu lo sai, mio Dio, che per amarti ho solo oggi".

Lei era cosciente che il passato era passato, era moribonda, mi sembra che l'abbia detta alla fine della vita, non sapeva, naturalmente, quanto futuro aveva, allora era concentrata bene nell'oggi e ripeteva: "Tu lo sai, mio Dio, che per amarti non ho che oggi".

Ecco, io vorrei lasciare a voi quest'esperienza qui: provate, provate a vivere tutto il giorno così, ritornando in voi stessi e dicendo a Gesù dentro di voi: "Tu lo sai, Gesù, che per amarti non ho che adesso". Vedrete che la vita si cambia. Chiara Lubich

Dice S. Caterina da Siena: "Tutto ciò che Dio vuole o permette è per il nostro bene".

San Massimiliano Kolbe così scrive alla madre: «Non ti augurerò, cara mamma, né la salute né la prosperità. Perché? Perché vorrei augurarti qualcosa di meglio, qualcosa di talmente buono che il Signore stesso non saprebbe augurarti niente di più: che in ogni cosa la volontà di questo buon Padre sia fatta in te, mamma, e che in ogni cosa tu sappia fare la volontà di Dio»

Scrive Francesco di Sales: «...l'anima che ama Iddio è tanto trasformata nella divina volontà da meritare d'esser chiamata "Volontà stessa di Dio" anziché obbediente e soggetta al divino volere...»

«Una grazia preziosa» ricevuta da Caterina da Siena «fu la stabilizzazione e come l'assorbimento della sua volontà in quella di Dio» .

Questa trasformazione della volontà in Caterina fu così perfetta che ella non esitava a scrivere anche ai pontefici: "Così voi compirete la volontà di Dio e la mia".

Giovanni XXIII affermava: «La mia vera grandezza consiste nel fare totalmente e con perfezione la volontà di Dio»

Nel suo volume "Cammino", Josemaria Escriva de Balaguer, fondatore dell' «Opus Dei», così scrive: «Rassegnazione?... Conformità?... Amare la volontà di Dio»

Giovanni XXIII viveva questa norma: «Io devo fare ciascuna cosa, recitare ogni orazione, eseguire quella regola, come se non avessi altro da fare, come se il Signore mi avesse messo al mondo solo per fare bene quell'azione e al buon esito di essa sia attaccata la mia santificazione, senza pensare al dopo o al prima»

Ascoltiamo Teresa di Lisieux, per la quale compiere la volontà di Dio era come un Leitmotiv: «... io non ho che un desiderio, quello di fare la sua volontà»

«Mio Dio, scelgo tutto - diceva. Non voglio essere una santa a metà, non ho paura di soffrire per Voi, non temo che una cosa: conservare la mia volontà; prendetela, perché scelgo tutto quello che Voi volete...».

Nei mesi precedenti la sua morte: «Il cuore mio è pieno della volontà di Dio; se versano qualcosa in esso, questo non penetra, è un nulla che scivola facilmente come l'olio che non si mescola con l'acqua».

Durante i dolori dell'agonia, una testimone racconta che Madre Maria di Gonzaga ad un certo punto le chiese: «E se la volontà del Buon Dio fosse di lasciarti così a lungo sulla croce, lo accetteresti?».

«Con un accento di straordinario eroismo Teresa rispose: "Io lo voglio davvero! "»

Perciò, alla fine della vita, ella potrà dire una frase straordinaria: «Bisognerà che il Signore faccia tutte le volontà mie in cielo, perché io non ho fatto mai la volontà mia sulla terra»

"Dio, amare Dio, e per amarlo: fare la sua volontà.

Ma Dio e la sua volontà coincidono: camminare nella divina volontà era camminare in Dio.

Piccoli esempi, ma utili, ci venivano chiarendo questi concetti.

Dio era come il sole. E a ciascuno di noi arrivava di esso un raggio: la divina volontà su di me, sulla mia compagna, sull'altra. Unico il sole, vari i raggi, anche se sempre "raggi di sole".

Unico Dio, unica volontà, varia per ciascuno, anche se sempre volontà di Dio.

Bisognava camminare nel proprio raggio senza scostarsene mai.

E camminarvi nel tempo che ci era dato. Adesso, dopo, domani. Compiere la volontà di Dio in questo momento, poi, passato esso, nell'attimo seguente, fino al momento finale, dal quale sarebbe dipesa l'eternità. Non era il caso di divagare sul passato o fantasticare sul futuro. Occorreva abbandonare il pas-sato alla misericordia di Dio, giacché non era più in nostro possesso; e il futuro sarebbe stato vissuto con pienezza allorché divenuto presente.

Solo il presente era in mano nostra. In quello, affinché Dio regnasse nella nostra vita, avremmo dovuto concentrate mente, cuore, forze, nell'adempimento della sua volontà.

Come un viaggiatore in treno non pensa di passeggiare per la vettura, onde arrivare prima alla meta, ma, seduto, si lascia portare dal treno, così l'anima nostra, per arrivare a Dio, avrebbe dovuto compiere la sua volontà, con interezza, nel momento presente, perche il tempo cammina da se.

E non sarebbe stato estremamente difficile capire ciò che Dio avrebbe voluto da noi. Egli manifestava i suoi voleri attraverso i superiori, la Sacra Scrittura, i doveri del proprio stato, le circostanze, le ispirazioni, ecc.; minuto per minuto illuminate e aiutate dalla grazia attuale, avremmo costruito l'edificio della nostra santità, o meglio, facendo la volontà di un Altro - di Dio stesso - Egli avrebbe edificato Se in noi." Chiara Lubich

Fare la volontà di Dio, solo quella e non altro. E ciò significa fare bene, per intero, ogni momento, quell' azione che Dio ci chiede. Essere tutti lì in quell' opera, eliminando ogni altra cosa, perdendo pensieri, desideri, ricordi, azioni che riguardano altro. Parlare, telefonare, ascoltare, aiutare, studiare, pregare, mangiare, dormire, senza curarci di nient' altro; fare azioni intere, pulite, con tutto il cuore, la mente e le forze. E' questo il modo di amare Dio.

Chiara Lubich

E' bello sapere che, per amare Dio, basta fare la sua volontà: sapere che il nostro amore va diritto a lui, che egli lo riceve e ne è contento.

Fare la volontà di Dio, solo quella e non altro.

E ciò significa fare bene, per intero, ogni momento, quell'azione che Dio ci chiede, fare azioni intere, pulite, con tutto il cuore, la mente e le forze.

Si esce dal cuore di Dio se non si accolgono a cuore aperto tutte quelle varie volontà di Dio che sopraggiungono nella nostra giornata da noi programmate, ma volute da lui.

Se invece si dà spazio ad ogni volontà di Dio, la cura di un aspetto aiuta l'altro, naturalmente....

Perché la nostra giornata risulti un capolavoro soprannaturale, è necessario mettere a base di ogni cosa quella che è la prima volontà di Dio: il mutuo amore. Chiara Lubich

 

PARTE III - L'INSEGNAMENTO DEGLI APOSTOLI

Non diverso è l'insegnamento degli Apostoli: e come avrebbero potuto fare diversamente da quanto fece ed insegno il Maestro?

27Li condussero e li presentarono nel sinedrio; il sommo sacerdote li interrogò 28dicendo: «Non vi avevamo espressamente proibito di insegnare in questo nome? Ed ecco, avete riempito Gerusalemme del vostro insegnamento e volete far ricadere su di noi il sangue di quest'uomo». 29Rispose allora Pietro insieme agli apostoli: «Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini." (At.5)

Gli Apostoli vengono arrestati, interrogati dall'autorità giudiziaria, vengono diffidati per la seconda volta... ormai li avrebbe aspettati il carcere, se avessero perseverato nella loro testimonianza (come poi, in effetti, avvenne: furono messi in prigione).

Ma essi non accettano di tacere, ed usano un argomento assolutamente inoppugnabile: obbedire ad un comando umano o a Dio? La risposta è ovvia. Per gli Apostoli.

Non così avvenne in passato nella storia: nel processo di Norimberga ai criminali nazisti, dopo la Seconda Guerra Mondiale, la linea di difesa di chi aveva perpetrato crimini contro civili, contro popoli e contro l'umanità fu proprio questa: "Noi abbiamo obbedito agli ordini"...

La stessa frase fu ripetuta davanti alla Corte di Giustizia internazionale dell'Aja dai criminali dell'ex Jugoslavia, per i massacri di pochi anni fa... E non avviene così quotidianamente anche oggi? Quante azioni delittuose sarebbero evitate se ciascuno ripetesse le parole di Pietro: «Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini."

1Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. 2Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto". (Rom.12)

è commovente questa parola di Paolo: "Vi esorto". Parla come un padre amorevole, non come un padrone delle nostre anime: non comanda, semplicemente esorta.... E lo fa nella misericordia di Dio. Sempre mi affascina questa parola misericordia, perché, letteralmente, significa "miseri-cor-dare" = dare il cuore al misero.

Ma ognuna di queste Parole Sante mi attira: offrire/sacrificio vivente culto spirituale....

E a che cosa ci invita, anzi ci esorta, san Paolo? a prendere le distanze dalla mentalità che ci circonda nel mondo e a lasciarci trasformare dal pensiero di Dio, dalla sua mentalità, dal suo stile: solo così potremo capire e seguire la Volontà di Dio: che è - in definitiva - il nostro bene: perché noi siamo stati creati a sua immagine e somiglianza.

9Perciò anche noi, dal giorno in cui ne fummo informati, non cessiamo di pregare per voi e di chiedere che abbiate piena conoscenza della sua volontà, con ogni sapienza e intelligenza spirituale, 10perché possiate comportarvi in maniera degna del Signore, per piacergli in tutto, portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio" (Colos. 1)

Anche in questo passaggio della lettera di Paolo ai cristiani di Colossi - nell'odierna Grecia - emerge l'affetto per "i suoi". Per i suoi cristiani - altrove li chiama figli da lui generati - Paolo prega. Anch'io, sacerdote, anche tu, genitore/catechista/nonno prega per chi generi nella fede, affinché possa avere non solo saggezza umana, ma anche sapienza spirituale. Così i nostri figli sapranno discernere la volontà di Dio, ciò che è a Lui gradito....

Io personalmente sono affascinato dalla pienezza e bellezza di queste parole bibliche: prova a ripercorrerle ed a gustarle una ad una: non cessiamo /pregare /piena conoscenza/sapienza / intelligenza spirituale / piacergli / portando frutto / crescendo nella conoscenza di Dio.

Vi propongo ancora tre brani di Paolo, senza commentarli: li vorrei semplicemente leggere con voi lasciando che risuonino nella nostra intelligenza spirituale: voglia lo Spirito della Trinità donarci una piena comprensione, LUI che delle Scritture è l'ispiratore, LUI che - per usare le parole del CREDO - "ha parlato per mezzo dei profeti"...

15Fate dunque molta attenzione al vostro modo di vivere, comportandovi non da stolti ma da saggi, 16facendo buon uso del tempo, perché i giorni sono cattivi. 17Non siate perciò sconsiderati, ma sappiate comprendere qual è la volontà del Signore. (Ef. 5)

 

 

1Per il resto, fratelli, vi preghiamo e supplichiamo nel Signore Gesù affinché, come avete imparato da noi il modo di comportarvi e di piacere a Dio - e così già vi comportate -, possiate progredire ancora di più.

2Voi conoscete quali regole di vita vi abbiamo dato da parte del Signore Gesù.

3Questa infatti è volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dall'impurità, 4che ciascuno di voi sappia trattare il proprio corpo con santità e rispetto, 5senza lasciarsi dominare dalla passione, come i pagani che non conoscono Dio. (1Tess,4)

14E questa è la fiducia che abbiamo in lui: qualunque cosa gli chiediamo secondo la sua volontà, egli ci ascolta. (1Gv. 5)

Concludiamo questo piccolo pellegrinaggio nelle parole ispirate degli Apostoli leggendo questo brano che riporta l'ultimo saluto di Paolo ai suoi cristiani a Mileto, prima di imbarcarsi per l'ultimo viaggio della sua vita verso Gerusalemme....

Non potremmo assomigliarlo al saluto a Gesù che facciamo nella preghiera serale conclusiva della nostra giornata?

O all'estremo nostro saluto a questa vita terrena, prima di comparire davanti a Gesù alla fine della nostra esistenza?

25E ora, ecco, io so che non vedrete più il mio volto, voi tutti tra i quali sono passato annunciando il Regno. 26Per questo attesto solennemente oggi, davanti a voi, che io sono innocente del sangue di tutti, 27perché non mi sono sottratto al dovere di annunciarvi tutta la volontà di Dio. (Atti, 20)

 

PARTE IV - SECONDO INTERMEZZO

Santa Veronica Giuliani racconta quanto fosse fondamentale per lei, anche nelle esperienze mistiche, fare la volontà di Dio. "Il Signore mi fece vedere due corone, una di spine e l'altra di gemme.

Parevami che mi invitasse a dire quale delle due volevo. Anelavo a quella di spine, contuttociò mi rimisi al suo santo volere. Il Signore mi contentò e di sua mano me la posò sul capo; e quella di gemme la porse alla B.Vergine che era ivi presente.

Gesù stava con quel giglio e con quella palma e mi diceva che io pigliassi uno di essi. Nel giglio vi era scritto "gioie e contenti"; nella palma vi erano queste precise parole: "vittorie e combattimenti"... bramavo la palma, ma non ebbi ardire di chiederla; solo mi rimisi al suo divino volere. Egli mi porse la palma. Quando fu nelle mie mani, non era più palma ma diventò croce".

Nelle 22.000 pagine che questa santa clarissa cappuccina scrisse per obbedienza, in 34 anni, la dichiarazione di voler fare la volontà di Dio torna centinaia e centinaia di volte anche nelle esperienze mistiche più elevate e come frutto di esse.

Francesco di Sales consiglia: "Abbassatevi volentieri a quegli atti che, esternamente, sono meno degni, quando saprete che Dio lo vuole, perché non ha importanza che gli atti che compiamo siano grandi o piccoli, purché si compia la volontà di Dio. Aspirate spesso all'unione della vostra volontà con quella di nostro Signore".

E Giovanni Bosco:" davanti a Dio fa molto che nel poco fa la sua volontà".

E' incoraggiante quello che scrive il Curato d'Ars riecheggiando Teresa d'Avila: "Gesù Cristo si mostra pronto a fare la nostra volontà se noi cominciamo a fare la sua".

E, se qualcuno dirà che è difficile fare la volontà di Dio, Teresa di Lisieux risponde che Dio dà la grazia di adempiere la sua volontà. "Per fortuna io non ho domandato la sofferenza perché, se l'avessi chiesta, temerei di non aver la pazienza di sopportarla, ma, visto che mi viene dalla pura volontà del buon Dio, Egli non mi può rifiutare la pazienza e la grazia necessaria per sopportarla".

 

Vivere la Volontà di Dio nell'attimo presente

 Il Signore ci ha insegnato a vivere l'attimo presente. Il vangelo in pratica vuole che si viva il presente. Fa chiedere il pane al Padre solo per "oggi" e dice che basta l'affanno di "ogni giorno".

Ed è ancora il Vangelo che ammonisce: " nessuno che ha messo mano all'aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio".

Anche i santi invitavano a vivere il momento presente.

Caterina da Siena diceva: "La fatica che è passata, noi non l'abbiamo, però ch'è fuggito il tempo; quella che è a venire, non l'abbiamo, però che non siamo sicuri di avere il tempo".

Viene in rilievo qui un santo del III secolo, Antonio Abate. Uno dei principali punti della sua dottrina era: ricominciare "oggi" di nuovo, nella purezza di cuore e nell'obbedienza alla volontà di Dio.

Nella sua vita scritta da Sant'Atanasio si legge: "Egli stesso non si ricordava del tempo trascorso, ma giorno dopo giorno, come un principiante nell'ascesi, si sforzava maggiormente per progredire, ripetendosi continuamente il detto di S.Paolo: "Dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la meta.

Egli si ricordava anche della parola di Elia: "vive il Signore, davanti al quale io oggi sto".

Maestra del vivere il presente è Teresa di Lisieux.

"Approfittiamo del nostro unico momento di sofferenza, badiamo solo all'attimo che passa. Un attimo è un tesoro....".

"La mia vita è un baleno, un'ora che passa, è un momento che presto mi sfugge e se ne va. Tu lo sai, mio Dio, che per amarti sulla terra non ho altro che l'oggi!"

"Di minuto in minuto si può sopportare molto". "Non ho che la sofferenza del momento. Se pensiamo al passato ed all'avvenire, perdiamo il coraggio, e ci disperdiamo".

"Non è come le persone che soffrono del passato o che soffrono dell'avvenire. Io soffro nell'attimo presente. Perciò non è gran cosa".

Bello anche quanto scrive in una lettera Santa Francesca Cabrini: "Adesso quel che è andato è andato, non cercare il passato, ma sta col presente e guarda sempre avanti per vedere le virtù che devi praticare per divenir santa, resto santa e gran santa".

E il Beato Giovanni XXIII viveva questa norma: " io devo fare ciascuna cosa, recitare ogni orazione, eseguire quella regola, come se non avessi altro da fare, come se il Signore mi avesse messo al mondo solo per fare bene quell'azione e al buon esito di essa stia attaccata la mia santificazione, senza pensare al dopo o al prima".

Queste frasi sono sopra citate da Chiara Lubich che così continua, accennando anche alla propria esperienza spirituale....

Ho desiderato in questi ultimi giorni fissare ancora la mia attenzione proprio su quell'aspetto così tipico della nostra spiritualità che consiste nel concentrarsi a vivere il momento presente. E con il pensiero sono riandata a tante frasi colte ad esempio, dai santi, che ci spronano a metterlo in pratica alla perfezione.

E ho ricordato anche un motto che ci è stato utile nel passato e che ricordavamo facilmente perché ogni sua parola, in italiano, comincia con la"s": "Sarò santa se sono santa subito".

Ma, sempre in questi giorni, ho notato che questo modo di vivere la vita è caro ad altri santi, che lo consigliano con calore.

"Fortunata quell'anima... - scriveva Paolo della Croce - che riposa in sinu Dei, senza pensare al futuro, ma procura di vivere momento per momento in Dio, senz'altra sollecitudine che di fare bene la sua volontà in ogni evento...".

"Fortunata quell'anima": noi possiamo far nostra questa fortuna, perché è della nostra spiritualità vivere così.

è vivendo il presente che si possono adempiere bene tutti i nostri doveri.

è vivendo il presente che le croci diventano sopportabili: non per nulla si consiglia questa pratica a coloro che si avvicinano alla morte.

è vivendo il presente che si possono cogliere le ispirazioni di Dio, gli impulsi della sua grazia che arrivano nel presente.

è vivendo il presente che possiamo costruire con frutto la nostra santità.

Diceva S. Francesco di Sales: "ogni attimo viene carico di un ordine e va a sprofondarsi nell'eternità per fissarne ciò che ne abbiamo fatto". Viviamo dunque il presente!

Viviamo il presente alla perfezione! Ci troveremo alla sera di ogni giorno ed alla sera della vita carichi di opere buone compiute e di atti d'amore offerti.

 

Anche le pagine seguenti provengono sempre dall'esperienza spirituale di Chiara Lubich e di persone che si ispirano alla sua Spiritualità. Effettivamente la Spiritualità vissuta ed insegnata da Chiara sviluppa in modo mirabile e sapiente il "compiere la Volontà di Dio nell'attimo presente"

Vivere il presente

Sono stato operato l'anno scorso e l'esperienza della malattia mi ha fatto progredire nel rapporto con Dio. Un tuo scritto mi ha aiutato molto a vivere intensamente l'attimo presente. Chiara, potresti dirmi qualcosa di più su come occorre prepararsi per l'ultimo giorno e come vivere per quell'ora?

Nel movimento siamo tutti preparati da tempo all'altra vita.

Nei miei discorsi parlo spesso anch'io del paradiso. E sta forse anche qui il segreto della morte meravigliosa di tante persone. E' interessante ed edificante vedere come molti hanno vissuto i loro ultimi anni. L'ideale per prepararsi a questo è vivere bene l'attimo presente.

Mi sono resa conto che qualche volta, magari per stanchezza, non lo si vive bene, anzi non si vede l'ora che una certa attività finisca. Io, ad esempio, devo fare una passeggiata tutti i giorni per la salute: ebbene, a volte non vedo l'ora che finisca, anche perché le do poco peso, mi sembra poco interessante e poco utile... Ho però constatato che quando mi ricordo di vivere l'attimo presente, arrivo in fondo alla passeggiata tutta sollevata.

Così succede anche per altre cose. Ci si concentra sull'attimo presente e si è come "portati". Ogni attimo vissuto così, nella volontà di Dio, costruisce qualcosa per l'ALTRA VITA.

Quindi io ti consiglio di vivere bene l'attimo presente, e, di tanto in tanto, tira fuori quello che ti ho scritto e leggilo.

E poi prega e fatti amici i "nostri" che sono già "passati" e poi questo non vale solo per te, tutti dobbiamo fare così, perché tutti possiamo "partire" da un momento all'altro.

 

PER RAGGIUNGERE L'UNIONE CON DIO

Soffro, perché credo di non aver mai raggiunto l'unione con Dio.

Per arrivare ad un'unione con Dio, "sentita", almeno con i sensi dell'anima, occorre imparare a fare bene la divina volontà nel momento presente.

Se siamo generosi con Dio, la sua luce entra man mano nella nostra mente, il suo amore nel nostro cuore, e noi riusciamo a "sentire" la sua soave, pacifica e piena presenza, fino ad arrivare al punto da avvertirla quasi costantemente in noi. Devi impegnarti bene su questo punto: essere sempre la volontà di Dio viva nell'attimo presente.

SFIDUCIA NELLE TUE POSSIBILITA'?

In questo momento sono spiritualmente depresso. Mi sembra che il mio stato derivi da un vago senso di sfiducia nelle mie possibilità e capacità verso la nuova vita che ho intrapreso. E' tutta una manifestazione del mio io, che è ben lontano dal voler morire.

Non è tanto nelle tue possibilità che tu devi aver fiducia o sfiducia quanto in Gesù.

Dio ha tracciato per noi una nuova via: la via dell'unità, e cioè di Gesù in noi e fra noi. Per altri ha tracciato la via della povertà, la piccola via, quella dell'orazione e così via. Gesù è la nostra via. E Gesù è l'uomo-Dio. In lui, Dio e uomo sono uno.

Per seguire Gesù, dobbiamo fare in modo che noi uomini siamo in unità con Dio dentro di noi, e cioè che corrispondiamo alla grazia.

Ma questo atteggiamento deve essere il più possibile costante. Se non ci manteniamo in questa unità, non seguiamo il nostro Ideale. La collaborazione con Dio deve inoltre essere totalitaria.

Occorre vivere con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutte le forze la sua volontà nell'attimo presente.

Vivendo così la volontà di Dio, siamo già "morti", in quanto vive in noi un Altro: Dio, la sua volontà.

E allora la sfiducia in noi non ha più ragione di essere causa di turbamento. La nostra fiducia è riposta soprattutto in lui.

 

Esiste una volontà di Dio da privilegiare sulle altre, perché......

Esiste una volontà di Dio da privilegiare sulle altre, perché così Lui vuole. Gesù venendo in terra, ha dato un comando che Egli dice "suo" e "nuovo". E' particolarmente suo, ed è quindi tipicamente cristiano. E lo dice nuovo perché è per i tempi nuovi da lui inaugurati.

Lo ha espresso con queste parole: "Questo è il mio comandamento che vi amiate scambievolmente come Io ho amato voi". Gesù veniva dal cielo dove il legame tra le Persone della Santissima Trinità è l'amore. Desiderava dunque che gli uomini vivessero a modo della Santissima Trinità, amandosi come Li stesso ci ha amato.

E da questo amore reciproco che sono riconosciuti i discepoli di Cristo; è per esso che realizzano tra loro quell'unità che è testimonianza di Dio al mondo; è su questo comandamento che hanno valore tutti i loro atti. Dire "Sì" a Dio, attuando l'amore reciproco è dire sì al cuore del cristianesimo, è centrare il Vangelo.

Anche i comandamenti ci manifestano la volontà di Dio. "Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti" - dice Gesù. La comunità cristiana ha sempre visto i comandamenti come attuazione concreta e la verifica della carità non lasciata al facile spontaneismo della gestione individuale. Pieno compimento della legge è l'amore". L'amore infatti promuove il bene della persona che si concretizza in molti beni particolari. Dice ancora S. Agostino: "Dio ha scritto sulle tavole quella legge che gli uomini non leggevano più nel cuore".

Ogni parola che viene da Dio è veicolo della sua volontà. "Chi osserva la sua parola in lui l'amore di Dio è perfetto".

Per chi crede all'amore di Dio e lo ama, anche le circostanze svariate che condizionano la sua esistenza, non sono semplici effetti del caso o delle cieche leggi della natura o della volontà degli uomini, ma sono segni di appuntamenti con l'amore di Dio: sono tante occasioni e mezzi di cui Dio si serve per portare a compimento la nostra somiglianza con Lui.

Egli si nasconde dietro tutti gli avvenimenti della vita come dietro una particolare condizione di salute, un contrattempo, un cambiamento improvviso di programma imposto dalle circostanze; dietro lo stato di vita nel quale si trova, o una prova morale improvvisa, o una difficoltà di qualsiasi genere.

Si nasconde dietro al fatto di trovarsi in un determinato posto oppure accanto ad un determinato prossimo. Tutto, per colui che ama Dio, anche le stesse mancanze della vita passata, acquista un significato positivo, perché in tutte queste circostanze egli sperimenta l'amore di Dio che vuole guidarlo ad una crescita superiore. Sta scritto infatti: "Noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio".

C'è poi una bussola che ci orienta costantemente: è la voce interiore della coscienza. La sentiamo tutti. Dice sommessamente, ma chiaramente: fai questo..... evita invece quello. E' un raggio che scende dall'alto e si ripercuote dentro di noi e interpreta e guida il nostro essere in conformità al pensiero divino. E' una ispirazione di saggezza che ci vuole come Dio ci ha pensati e desidera che siamo attualmente per realizzare al tempo stesso la nostra natura, libera e capace di progresso, orientata alla pienezza nostra e all'incontro con il suo disegno sapiente e pieno di amore.

 

APPENDICE I - ESPERIENZE

Franšois-Xavier Nguyen Van Thuan,

Più volte sono tentato, tormentato dal fatto che ho 48 anni, età della maturità; ho lavorato 8 anni come vescovo, ho acquisito molte esperienze pastorali, ed ecco sono isolato, inattivo, separato dal mio popolo, a 1700 km di distanza!

Una notte, dal profondo del mio cuore ho sentito una voce che mi suggeriva: «Perché ti tormenti così? Tu devi distinguere tra Dio e le opere di Dio. Tutto ciò che tu hai compiuto e desideri continuare a fare, visite pastorali, formazione dei seminaristi, religiosi, religiose, laici, giovani, costruzione di scuole, di foyer per studenti, missioni per l'evangelizzazione dei non cristiani... tutto questo è un' opera eccellente, sono opere di Dio, ma non sono Dio! Se Dio vuole che tu abbandoni tutte queste opere, mettendole nelle sue mani, fallo subito, e abbi fiducia in lui. Dio lo farà infinitamente meglio di te; lui affiderà le sue opere ad altri che sono molto più capaci di te. Tu hai scelto Dio solo, non le sue opere! ».

Avevo sempre imparato a fare la volontà di Dio. Ma questa luce mi porta una forza nuova, che cambia totalmente il mio modo di pensare, e che mi aiuta a superare momenti fisicamente quasi impossibili.

A volte un programma ben svolto deve essere lasciato incompiuto; alcune attività iniziate con tanto entusiasmo vengono intralciate; missioni ad alto livello degradate ad attività minori. Forse sei turbato e scoraggiato. Ma il Signore mi ha chiamato a seguire lui o questa iniziativa o quella persona? Lascia fare al Signore: egli risolverà tutto per il meglio.

Mentre mi trovo nella prigione di Phu-Khanh, in una cella senza finestra, fa caldissimo, soffoco, sento la mia lucidità venir meno pian piano fino all'incoscienza; talvolta la luce rimane accesa giorno e notte, talvolta è sempre buio; c'è tanta umidità che crescono dei funghi sul mio letto. Nel buio, ho visto un buco in basso nel muro (per far scorrere l'acqua): così, ho passato più di cento giorni per terra, mettendo il naso davanti a questo buco per respirare. Quando piove, si alza il livello dell' acqua; piccoli insetti, piccole rane, lombrichi e millepiedi entrano dall' esterno; li lascio venire, non ho più forze per cacciarli via.

Scegliere Dio e non le opere di Dio: Dio mi vuole qui e non altrove.

Quando i comunisti mi caricano nel fondo della nave Hâi-Phòng con altri 1500 prigionieri, per essere trasportati a nord, vedendo la disperazione, l'odio, il desiderio di vendetta sulle facce dei detenuti, condivido la loro sofferenza, ma subito questa voce mi richiama: « Scegli Dio e non le opere di Dio », e io mi dico: «Davvero, Signore, è qui la mia cattedrale, qui è il popolo di Dio che tu mi hai dato affinché me ne prenda cura. Devo assicurare la presenza di Dio in mezzo a questi fratelli disperati, miserabili. E la tua volontà, allora è la mia scelta ».

Arrivato sulle montagne di Vi˝h-Phu, nel campo di rieducazione, dove ci sono 250 prigionieri, la maggior parte non cattolici, questa voce mi richiama: «Scegli Dio e non le opere di Dio ». «Sì, Signore, tu mi mandi qui per essere il tuo amore in mezzo ai miei fratelli, nella fame, nel freddo, nel lavoro faticoso, nell'umiliazione, nell'ingiustizia. Scelgo te, la tua volontà, sono il tuo missionario qui ».

Da questo momento, una nuova pace riempie il mio cuore, e rimane con me 13 anni. Sento la mia debolezza umana, rinnovo questa scelta di fronte alle situazioni difficili, e la pace non mi è mai mancata.

Quando dichiaro: «Per Dio e per la Chiesa », resto silenzioso alla presenza di Dio e mi chiedo onestamente: «Signore, lavoro solo per te? Sei sempre il motivo essenziale di tutto quello che faccio? Mi vergognerei ad ammettere che ci sono altri motivi più forti ».

 

* * * * * * *

 

Quando il Signore Gesù mi ha chiamata a consacrarmi totalmente a Lui, nell'aprile 1976, facevo un'ora di adorazione davanti al Santissimo. Me ne ricordo benissimo, come se fosse stato ieri.

Molte cose mi hanno toccato allora, in quel tempo particolare fra il suo richiamo chiarissimo a diventare sua sposa, e la mia risposta (che doveva essere ben chiara anch'essa: o Sì o NO!).

Gesù mi lasciava completamente libera. Nessuna pressione, nessun "ricatto sentimentale", anche nessuna insistenza! Avrei potuto rispondere Sì o No con la medesima libertà.

Gesù mi parlava come un povero, e non come un ricco che avrebbe tentato di sedurmi con delle belle promesse.

Gesù mi manifestava un tale amore che capivo che nessuna persona al mondo avrebbe potuto amarmi come mi amava Lui. Così, dopo appena un minuto, Gli ho ceduto e gli ho detto il mio Sì.

E la mia vita è stata ribaltata. Quando penso a questo minuto di silenzio durante il quale Gesù aspettava la mia risposta, e con quale facilità avrei potuto dirgli di no, ringrazio di aver scelto il sì!

E se avessi detto di no!? Non avevo nessuna idea, in quel momento, del piano che Lui aveva per la mia vita, non sapevo che una cosa: che avrei passato la mia vita con Lui e per Lui. E solo questo mi riempiva di gioia. Oggi, dopo tanti anni, mentre il suo piano sulla mia vita si rivela un po' di più ogni giorno, mi accorgo che è stato soprattutto Lui quel giorno che ha detto Sì, perché è rimasto fedele al di là di ogni immaginazione.

Quando vedo il mondo di oggi, i conflitti, i divorzi, le agonie nelle famiglie disunite, quanto ringrazio il mio Signore d'avermi domandato questo sacrificio quel giorno e di essersi accontentato di questo piccolo sì, fragile ma sincero, per portarmi nella Sua barca... e che barca!

Imbarca acqua, alle volte, le tempeste la fanno rollare fortemente, ma non affonderà. Gesù è a bordo.

Tutto questo per condividere con voi questa certezza: dire sì a Dio, è la più bella avventura che si possa vivere su questa terra. Non si rimpiangerà mai di aver detto sì a Dio. (una suora)

* * * * * * * *

C'è una sola cosa importante per noi: fare ciò che Dio ci chiede, fare ciò che Dio vuole da noi. FARE LA VOLONTà DI DIO.

Così ha fatto Gesù su questa terra. Così si fa in Cielo. E, come in Cielo, così in terra... occorrerebbe che si facesse.

Mi ha sempre dato tanta consolazione quella frase di Dante riportata sulla tomba di un cristiano del mio paese: "IN SUA VOLUNTADE è NOSTRA PACE".

Si, il nostro cuore si acquieta e trova la sua dimora solo nella volontà di Dio. Ma si tratta di scoprirla, questa sua volontà di cui preghiamo: "Sia fatta la tua volontà".

Alcune volte essa ci è chiara, chiarissima. Si tratta solo di aderirvi. Di accoglierla. Di amarla ed abbracciarla.

Ma altre volte non ci è per nulla chiara. Come, allora, ricercarla?

Molte volte mi sono sentito porre questa domanda da anime in sincera ricerca. Ho risposto come ho saputo. Ma pochi giorni fa una mia ennesima spiegazione data ad un giovane mi è sembrata particolarmente concisa e chiara. Ho ritenuto che fosse utile ad altri. L'ho scritta. La dono. Per vivere la "comunione dei beni".

1. Anzitutto occorre mettersi alla presenza di Gesù.

Gesù è in te, per la GRAZIA; la sua VITA DIVINA che ti è stata data dal battesimo nello Spirito Santo e dal tuo attuale amore a Dio è in te.

Mettiti alla presenza di Gesù: LUI è dentro di te. ACCORGITI! Sei così superficiale!

2. Poi FA SILENZIO.

Dio ti parla. Nell'anima. Taci.

3. Dunque: ASCOLTALO. Che cosa ti dice? Ti può dire così::

Io ti ho già parlato! Non lo sai? Cerca nella mia Parola...

Io ti parlo ancora: nella tua COSCIENZA.

Ascolta la sua voce. Essa non ti inganna. Perché è la voce dello Spirito che ti ha creato. Ascolta quella voce...

Io ti parlo nella COMUNITà:

forse non ti accorgi di quel tesoro che è quel colloquio tra anime che insieme cercano la via della mia Santità!

Avete lo stesso IDEALE! Camminate dunque INSIEME Io ti parlo per mezzo delle GUIDE che ti ho dato.

Quella che tu chiami "autorità"... è un fratello esigente che ti aiuta a crescere. Io l'ho consacrato con un mio sacramento per te.

Io ti parlo per mezzo della SITUAZIONE, del POSTO, di quel particolare ATTIMO in cui IO ti ho posto...

Tutto ciò non accade "per caso": ciò ti parla di Me.

E poi AGISCI secondo quello che hai capito.

4. "Se poi avrai sbagliato a capire, non temere... IO ti correggerò la rotta. Nella PACE", dice Dio.

don Ambrogio

 

APPENDICE II - LA VOLONTA' DI DIO NEL PENSIERO DI CHIARA LUBICH

Ho già detto che è difficile trovare un autore spirituale che abbia sviluppato così ampiamente - e così sapientemente - il tema della VOLONTà DI DIO - quanto CHIARA lUBICH..

Oltre a diversi suoi pensieri e spunti (alcuni li ho sopra riportati) è in due libri che sviluppa più organicamente - seppur sotto forma di esperienza di vita - il suo pensiero.

A Dal libro " Tutti siano Uno" - edizione Città Nuova

Dio. Amare Dio.

Ma come amarlo?

Non chi dice: " Signore, Signore" ma chi fa la sua volontà, quegli è che lo ama.

Amare Dio non era dunque tanto un fatto di sentimento, ma di volontà: era fare la volontà di Dio. In quel tempo una circostanza semplice, ma singolare, ci dette modo di applicare subito questa verità. Una di noi s'era consacrata a Dio privatamente con voto di castità. Qualche tempo più tardi, però, aveva avuto l'impressione che il Signore le domandasse tutto.

Pensando a quello che ancora poteva non avergli dato, credette di dovergli immolate la volontà nell''obbedienza, i pochi beni nella povertà, i familiari e la propria carriera ritirandosi dal mondo. E aveva concluso che Dio la chiamava alla clausura.

Pur non sentendosi portata a quello stato di vita, aveva detto il suo "si". Sennonché, confidata la cosa al confessore, questi l'aveva sconsigliata, ritenendo più utile il suo apostolato nel mondo. Obbedì, e questo fatto fece capire a tutte noi che ciò che doveva importarci non era tanto questa o quella via più o meno perfetta, ma la volontà di Dio su di noi, su ciascuna di noi.

E fortemente ci impressionò una pagina di san Francesco di Sales: "...l'anima amante di Dio è talmente trasformata nella volontà divina, da meritare di essere chiamava con il nome di volontà di Dio...; per questo dice Dio per mezzo di Isaia (Is. 62, 4), che sarà imposto alla Chiesa cristiana un nome nuovo, che la bocca del Signore dichiarerà, segnandolo e imprimendolo nel cuore dei suoi fedeli... che sarà questo "la volontà mia in lei"... e il nome glorioso dei Cristiani sarà unicamente: "la volontà di Dio in loro" ".

Ci fu molto chiaro allora che se noi, come molti altri nel mondo, avevamo ritenuto la via alla santità diffi-cilissima a trovarsi, c'era invece una strada buona per tutti, vergini e madri, sacerdoti e operai, bambini e vecchi, religiosi e governanti. Essa si chiamava: volontà di Dio.

E a questa semplice idea l'anima nostra era in festa, perche avevamo l'impressione d'aver in mano un bi-glietto d'accesso alla santità da poter offrire a tutti quelli che avremmo conosciuto lungo il nostro cam-mino, anche alla gran massa del popolo.

Esser la volontà di Dio su di noi risultò il nostro primo impegno, la possibilità d'attuare in vita il nostro ideale.

Da quel momento, di fronte a noi sembrava si biforcassero due strade. Quanti anni ci avrebbe ancora offerti la vita terrena? Venti, trenta? O forse mesi o giorni? Si poteva trascorrere questo tempo cammi-nando per la via della volontà propria, oppure per quella della divina volontà. In genere gli uomini fanno la propria, e la conseguenza ne è che, anche se non peccano gravemente, s'accomunano ai miliardi di coloro che tra cinquanta, cento anni saranno da tutti dimenticati.

Sforzandoci invece di camminare per la divina volontà, offrendo la nostra anima a calice di essa, piano piano non saremmo più vissute noi in noi, ma Cristo in noi.

Noi non avremmo saputo dove Egli ci avrebbe condotte, ma non sarebbe stato difficile abbandonarsi nel Signore, che avevamo riscoperto: Amore. E strano e fuori posto ci pareva il tono di malinconica rasse-gnazione con cui noi, cristiani, di fronte a situazioni difficili, diciamo: "Sia fatta la volontà di Dio" . Non ci si doveva infatti tanto tristemente "rassegnare" a fare quello che Dio vuole, ma piuttosto a fare la nostra volontà, inconcludente, che porta noia nell''anima, creata per l'infinito, per il disegno d'amore che il Padre celeste ha su ciascuno di noi.

Anche i santi avevano compiuto la divina volontà. Era stata questa la loro grandezza.

Noi, specie in un primo tempo, li avevamo imitati soprattutto pedestremente, nel desiderio sincero di raggiungere, come loro, la santità: s'erano imparate da loro, come i bambini copiano ogni mossa dai grandi, quelle diverse penitenze corporali e spirituali, che si leggono sui libri: dormire per terra, vegliar di notte in preghiera...

Ma spesse volte ci chiedevamo: "Se per farci sante occorre pregare, preghiamo tutto il giorno; ...se occorre mettersi il cilizio, portiamolo notte e giorno; ... se occorre battersi con catenelle, facciamo lo stesso... Che dobbiamo fare? Che cosa vuole Dio da noi?". E ci parve di capire che i santi andavano soprattutto imitati nel fare, come essi hanno sempre fatto, la volontà di Dio. E' infatti la divina volontà, compiuta da ciascuno, che ha fatto di essi capolavori di Dio, che riflettono l'infinita verità di Dio, Amore. Solo così, anche le penitenze corporali e spirituali avrebbero trovato nella nostra vita spirituale il loro posto.

Dio, amare Dio, e per amarlo: fare la sua volontà. Ma Dio e la sua volontà coincidono: camminare nella divina volontà era camminare in Dio.

Piccoli esempi, ma utili, ci venivano chiarendo questi concetti.

Dio era come il sole. E a ciascuno di noi arrivava di esso un raggio: la divina volontà su di me, sulla mia compagna, sull'altra. Unico il sole, vari i raggi, anche se sempre "raggi di sole".

Unico Dio, unica volontà, varia per ciascuno, anche se sempre volontà di Dio.

Bisognava camminare nel proprio raggio senza scostarsene mai.

E camminarvi nel tempo che ci era dato. Adesso, dopo, domani. Compiere la volontà di Dio in questo momento, poi, passato esso, nell'attimo seguente, fino al momento finale, dal quale sarebbe dipesa l'eternità. Non era il caso di divagate sul passato o fantasticare sul futuro. Occorreva abbandonare il pas-sato alla misericordia di Dio, giacché non era più in nostro possesso; e il futuro sarebbe stato vissuto con pienezza allorché divenuto presente.

Solo il presente era in mano nostra. In quello, affinché Dio regnasse nella nostra vita, avremmo dovuto concentrate mente, cuore, forze, nell'adempimento della sua volontà.

Come un viaggiatore in treno non pensa di passeggiare per la vettura, onde arrivare prima alla meta, ma, seduto, si lascia portare dal treno, così l'anima nostra, per arrivare a Dio, avrebbe dovuto compiere la sua volontà, con interezza, nel momento presente, perche il tempo cammina da se.

E non sarebbe stato estremamente difficile capire ciò che Dio avrebbe voluto da noi. Egli manifestava i suoi voleri attraverso i superiori, la Sacra Scrittura, i doveri del proprio stato, le circostanze, le ispirazioni, ecc.; minuto per minuto illuminate e aiutate dalla grazia attuale, avremmo costruito l'edificio della nostra santità, o meglio, facendo la volontà di un Altro - di Dio stesso - Egli avrebbe edificato Se in noi.

Tuttavia, all'inizio, non pratiche di questa nuova vita, e impossibilitate, ovviamente, a interpellare ogni momento il direttore spirituale, succedeva che qualche attimo restavamo in dubbio su che cosa il Signore volesse da noi.

Credendo però al suo amore, di fronte a due atti indifferenti, d'accordo con Lui, si sceglieva uno dei due, sicure che qualora non fosse stato quello voluto da Dio, Egli ci avrebbe rimesso sulla giusta via.

Così, adagio adagio, ci siamo abituate ad ascoltare con crescente attenzione la "voce" dentro di noi, che ci sottolineava la volontà di Dio, espressa nelle più varie maniere, imparando a distinguerla dalle molte altre della nostra volontà, dell' "uomo vecchio " in noi.

Si visse così, e si era certe che, coll' andare del tempo, avremmo visto il Signore comporre con la nostra vita un magnifico disegno, come un divino ricamo. Visto dal mondo, con occhi umani, sarebbe risultato guastato qua e là dai nodi che avrebbero legato il filo allorché, abbandonata ogni tanto, per la debolezza umana, la via della volontà di Dio, ci saremmo poi rimesse nel giusto cammino, rituffandoci nella miseri-cordia del Signore. Ma visto dal Cielo, dove "tutto concorre al bene di coloro che amano Dio", con occhio divino, avremmo veduto risplendere in esso la magnifica trama dell'amore di Dio.

Ed essa sarebbe stata intrecciata con altre, di altre vite, di quanti fratelli avrebbero compiuto, come noi, assieme a noi, la divina volontà. E il tutto sarebbe risultato l'opera del solo che sa divinamente guidare, ordinate, comporre: Dio.

B Dal libro "Il sì dell'uomo a Dio" - Edizione Città Nuova

A VOLONTà DI DIO NELLA SPIRITUALITà DEL MOVIMENTO DEI FOCOLARI

Dobbiamo veramente ringraziare il Signore perché su questo punto così importante della vita cristiana Egli, soprattutto all'inizio del Movimento, ha promosso circostanze particolari, ci ha suggerito esempi semplici ed efficaci, non ha risparmiato lumi.

Perché tutto questo possa essere patrimonio di ogni membro del Movimento, sarà bene che torniamo a quei primi tempi, memori delle parole della Scrittura: «Richiamate alla memoria quei giorni nei quali, dopo essere stati illuminati...»

 

«Non chi dice: Signore, Signore...»

Avevamo dunque scelto Dio, che si era manifestato per quello che è: Amore.

Ci siamo chieste allora: come si fa ad amare Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutte le forze? E ci siamo ricordate della parola della Scrittura: «Non chi dice Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli ma chi fa la volontà del Padre mio...».

Abbiamo capito che, per amare Dio con tutto il cuore, tutta l'anima, tutte le forze, dovevamo fare la sua volontà con tutto il cuore, tutta l'anima, tutte le forze. Era dunque chiaro che amare Dio non consisteva in un sentimento, ma nell'adempiere il suo volere.

Fare la volontà di Dio fu allora l'espressione pratica del nostro amore a Lui.

Ci siamo ricordate di possedere un grande dono: la libertà, e abbiamo avvertito che nulla poteva esservi di più ragionevole per una creatura, figlia di Dio, che l'atto di cederla liberamente a Colui che gliel'ha data. Così ci siamo proposte di fare, da quel momento, non la nostra, ma la volontà di Dio.

Abbiamo cercato di uniformare immediatamente la nostra volontà a quella di Dio: volevamo la volontà di Dio. Unica nostra volontà era la volontà di Dio. Così avremmo veramente amato Dio.

 

Stato di perfezione e perfezione

In quel tempo, una,mia esperienza ci fornì una chiarificazione assai importante.

Nel dicembre 1943 il Signore mi aveva chiamata a consacrarmi a Lui nella castità.

Nel Natale del medesimo anno, durante la Messa di mezzanotte, avvertii nel mio cuore la richiesta di Gesù a darGli tutto. Per «tutto» non potevo non intendere se non quello che allora ordinariamente si pensava: oltre la verginità, il dono della mia volontà con l'obbedienza; di tutto quanto poteva essere mio con la povertà; della mia famiglia, di quanto c'era di bello nel mondo, con la clausura e la più stretta. Dissi di sì a Dio, pur fra le lacrime e nello strazio per un qualcosa che si ribellava dentro di me.

Il giorno dopo andai dal mio confessore e questi, conoscendo quello che stava fiorendo attorno a me, le mie prime compagne, disse decisamente: no, questa non è per te la volontà di Dio.

In quel momento si distinsero nella mia mente due concetti che fin allora coincidevano: lo stato di perfezione e la perfezione.

Capii che, certamente, vi erano stati di vita più o meno perfetti, ma che la perfezione si raggiunge solo facendo la volontà di Dio.

 

Una via di santità per tutti

Ricordo che prima di allora avevo l'impressione che un alto muro m'impedisse l'accesso alla santità. Come trovare un varco? Pensavo: se si tratta di far penitenza tutto il giorno, mettiamoci il cilizio tutto il giorno, battiamoci a sangue tutto il giorno; se si tratta di pregare, preghiamo tutto il giorno... Ma come si deve fare per farsi santi? Non capivo. E fu soprattutto nella suddetta circostanza che Dio mi illuminò: per farsi santi, basta fare la volontà di Dio.

E stata una scoperta estremamente utile e meravigliosa.

Ecco - dissi - una via buona per tutti: per uomini e donne, dotti e indotti, intellettuali ed operai, mamme e consacrate, laici e sacerdoti, giovani e anziani, governanti e cittadini... Ecco la via aperta alla santità per ogni essere umano. Mi sembrava di avere in mano la carta d'accesso alla perfezione non soltanto per un'élite di persone - quelle chiamate al convento o al sacerdozio -, ma per le folle!

 

Una divina avventura

E vedevo di fronte alla mia vita, e alla vita di tutti, un bivio: si poteva camminare secondo la propria volontà, o secondo quella di Dio.

Facendo la nostra volontà, la nostra sorte sarebbe stata simile a quella di quasi tutte le persone del mondo. Ogni giorno moltissimi muoiono e c'è tanto dolore: lacrime e fiori. Ma poi, dopo la seconda generazione, in genere, chi si ricorda di loro?

Se invece ci fossimo incamminate per la strada della volontà di Dio, Dio ci avrebbe guidato attimo dopo attimo lungo sentieri pensati dal suo amore, inventati dalla sua fantasia, suggeriti dalla sua provvidenza, che si cura dei singoli e della collettività. Egli ci avrebbe trascinate in una meravigliosa divina avventura, a noi sconosciuta. E la nostra vita quale sorte avrebbe avuto? Non sarebbe finita nel silenzio, ma sarebbe rimasta a illuminare tanti, come quella dei santi.

Ed eravamo così convinte della bontà, del valore, dell'utilità, della bellezza di questa scelta, che si giudicava strano quell'atteggiamento di molti che si limitano a rassegnarsi alla volontà di Dio. Si diceva: Come? rassegnarsi?! Dovremmo piuttosto rassegnarci a fare la nostra volontà insipida, poco fruttuosa" e poco costruttiva! Occorre volerla la volontà di Dio perché è il meglio che possiamo desiderare. Non è il caso di dire: «devo fare» la volontà di Dio, ma «posso fare!» la volontà di Dio!

Cadevano così tutti i nostri progetti e ci si abbandonava completamente a Dio.

Sapevamo che la volontà di Dio era la volontà di un Padre. Potevamo senza timore rimetterci a Lui. Egli senz'altro avrebbe voluto qualsiasi cosa per il nostro bene.

Noi credevamo all'amore.

E questo abbandono non era quietismo, ché anzi, vista la volontà di Dio, la facevamo nostra e l'adempivamo con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutte le forze, sforzandoci di essere il più possibile coerenti con essa, anche se continuamente mutevole.

Quando non si capiva la volontà di Dio, ci si comportava come meglio si pensava, pregando Dio di rimetterci, qualora la nostra scelta fosse stata sbagliata, sul binario giusto.

E ben presto si è acquistata una grande elasticità nel comprenderla.

Eravamo consce di comporre con la nostra vita così vissuta un divino disegno, di cui non conoscevamo nulla, se non che ce lo proponeva Dio, un Padre, e che tutte le circostanze erano voci del suo amore per noi.

 

Gesù: modello nostro nel fare la volontà del Padre

Così vivendo, ci vennero in luce, in quel tempo, molte parole delta Scrittura:

«Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato», aveva detto Gesù, e noi volevamo ripetere altrettanto.

«Sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato».

«Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà».

«Io faccio sempre le cose che gli sono gradite».

«Ecco, lo vengo... per fare, o Dio, la tua volontà». Noi guardavamo Gesù.

Lo imitavamo non in modo esteriore (come nella flagellazione, o nell' «andar senza bisaccia», ecc.), ma nel fatto che, come Lui, si voleva fare la volontà di Dio.

«L'anima deve mirare - si scriveva nel 1946 ad essere al più presto un altro Gesù. Far "da Gesù" su a terra...

Prestare a Dio la nostra umanità affinché la usi per farvi rivivere il Figlio suo diletto.

Per questo far come Gesù: solo la volontà del Padre. Poter aver sempre sulla bocca quelle parole che Gesù diceva di sé...

Quando l'anima impersonerà il Cristo nella sua decisa totale obbedienza al Padre, allora in lei sarà l'unità».

 

Imitare i santi

Anche i santi erano visti da noi in questa prospettiva. Non si dovevano imitare pedestremente, ma nel fare, come essi hanno fatto, la volontà di Dio.

Quanto erano diversi l'uno dall'altro, ma quanto identici nell'aver fatto tutti la volontà di Dio! Per noi, in quei tempi, fare la volontà di Dio era tutto il nostro Ideale!

La consacrazione a Dio con i voti, per esempio, era importante, ma più importava la volontà di Dio.

Ricordo che sentivo mia sorella, chiamata al matrimonio, fortunata come me, uguale, uguale a me.

Le dicevo: tu ti sposi e fai la volontà di Dio ed io resto vergine, ma siamo uguali perché l'importante è la volontà di Dio.

Fare la volontà di Dio era la norma che ci legava tutti in fraternità fra noi, con Gesù e in figliolanza col Padre.

 

Come si manifesta la volontà di Dio

E chi ci manifestava la volontà di Dio?

Noi la trovavamo soprattutto nella spiritualità che stava nascendo. Dio era il nostro Ideale. E per vivere conforme ad esso, dovevamo attuare quel comando che Gesù dice suo, il comandamento nuovo.

 

Il Vangelo: il «comandamento nuovo»

è stato per adempiere bene questo imperativo che abbiamo fatto un patto. Anche l'amore a Gesù Abbandonato (cioè a Gesù nel suo massimo dolore, quando grida: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?») era in funzione di esso. Era questo comando vissuto che provocava l'unità voluta da Gesù e faceva «mettere» Gesù in mezzo a noi. Era anche per attuare bene questo comando che si vivevano tutte le altre parole del Vangelo.

Dio ci aveva concentrato su quello. E con ciò oggi ce ne rendiamo conto sempre di più Dio ci ha svelato il cuore del cristianesimo.

 

Il decalogo, ecc.

Anche i «comandamenti» ci manifestavano la volontà di Dio. Essa ci era espressa pure dai precetti della Chiesa, dai superiori, dai doveri del nostro stato. Le stesse leggi civili erano volontà di Dio per noi. Così le circostanze gioiose, dolorose o indifferenti.

 

Ascoltare «quella voce»

Avevamo una bussola per centrare la volontà di Dio: era «la voce» dentro di noi, la voce dello Spirito (42). «Ascolta quella voce!» era una nostra esortazione. E in quei tempi parlare di «voce» interiore significava rischiare di passar per eretici, così come non era facile a dei laici parlare del Vangelo o di amore. Ci si abituò ad ascoltare «quella voce» per conoscere la volontà di Dio.

Più tardi, si capì uno dei motivi per cui Dio ha creato il Focolare. è la presenza di Gesù in mezzo a noi che, come l'altoparlante, ampliava, facendola sentire più chiaramente, la voce di Dio dentro ciascuno di noi. In focolare - diciamo noi - siamo tra due fuochi: Dio in noi e Dio in mezzo a noi. Lì, in quella fornace divina, ci formiamo e ci alleniamo ad ascoltare e seguire Gesù.

E non è forse pensiero di san Paolo che, per capire la volontà di Dio, è bene essere inseriti in una comunità cristiana dove Cristo vive?

 

L'attimo presente

Durante i primi tempi del Movimento, la vita poteva mancarci da un momento all' altro, perché non eravamo ben riparate dai bombardamenti. Essendoci allora chieste: quando dobbiamo amare Dio facendo la sua volontà? abbiamo subito capito: ora, adesso, perché non sappiamo se avremo il dopo.

L'unico tempo che avevamo nelle nostre mani era il momento presente. Il passato era già passato, il futuro non sapevamo se ci sarebbe stato. Si diceva: il passato non è più, mettiamolo nella misericordia di Dio. Il futuro non è ancora. Vivendo il presente, si vivrà bene anche il futuro quando diverrà presente.

Com' è sciocco - si commentava - vivere nel passato, che non torna, o in un futuro che non sarà mai ed è per ora imprevedibile!

Si faceva l'esempio del treno. Come un viaggiatore per arrivare alla mèta non cammina avanti e indietro nel treno, ma sta seduto al suo posto, così noi dobbiamo star fermi nel presente. Il treno del tempo cammina da sé.

E presente dopo presente saremmo arrivate al momento dal quale dipende l'eternità.

Amando la volontà di Dio nel presente con tutto il cuore, tutta l'anima, tutte le forze avremmo potuto adempiere, per tutta la nostra esistenza, il comando di amare Dio con tutto il cuore, tutta l'anima, tutte le forze.

 

Volontà di Dio «significata» e «di beneplacito»

Inoltre, secondo una distinzione che si faceva allora, noi distinguevamo la volontà di Dio significata e quella di beneplacito. Per volontà di Dio significata si intendeva quanto si sapeva di dover osservare: la parola di Dio, i comandamenti, i precetti, i doveri del proprio stato, ecc. Per volontà di beneplacito si intendeva quanto poteva capitare e non era previsto: un incontro, una disgrazia, una fortuna, una circostanza, ecc.

Nostro studio era compiere alla perfezione la volontà di Dio significata, ma con l'elasticità di chi sa cambiare rotta non appena Dio manifesta il suo volere diverso.

Si osservavano, nel primo gruppo di persone che seguivano il Movimento, quelli che erano più propensi ad adempiere l'uno o l'altro tipo di volontà di Dio, e se ne costatavano pregi e difetti.

Chi era più propenso a seguire la volontà di Dio significata, trascurando quella di beneplacito, era portato a non vedere nelle circostanze il nuovo volere di Dio, a vivere quindi con poca intimità con Lui, a non darsi a Dio con tutto il cuore, cosicché, pur credendosi attaccato ai propri doveri, lo era in pratica a se stesso.

Chi più volentieri seguiva la volontà di Dio di beneplacito, conosceva meglio la poesia del Vangelo e sapeva più agevolmente scoprire la linea d'oro della provvidenziale mano di Dio in tutte le cose; ma a volte, aiutato dalla fantasia, credeva di vedere Dio dappertutto e presentava la vita evangelica in modo troppo avventuroso o romantico, togliendole ciò che vi è di più bello: la normalità di una vita soprannaturale, semplice, non artificiale né eccessiva, pura e armoniosa, come è la natura, come è Maria.

Ecco allora tutto uno studio per essere veramente quel che Dio voleva nell'attimo presente, per cogliere momento per momento il disegno di Dio su ciascuno di noi.

 

Camminare sempre sul raggio della volontà di Dio

Per rappresentarci il nostro Ideale avevamo sempre dinanzi la figura del sole con i suoi raggi. Ognuno di noi camminava nella vita, negli attimi che si susseguivano, su un raggio, distinto dal raggio del fratello, ma pur sempre su un raggio di sole, cioè nella volontà di Dio. Tutti dunque facevamo una sola volontà, quella di Dio, ma per ognuno essa era diversa: così ognuno si sentiva - per l'unica volontà che ci legava tra noi, a Gesù e al Padre - uno col fratello, con Gesù, col Padre.

E come i raggi sono di sole, sono uno, col sole, così la volontà di Dio e Dio coincidevano: amando la sua volontà si amava Dio.

Bisognava camminare sempre in quel raggio, essere sempre illuminati da esso, rimanere costantemente nella volontà di Dio. E per riuscirci occorreva a volte violenza: far tacere la nostra volontà e «rapire» la sua, che è poi .il suo amore a nostro riguardo.

Una volta stabilite per parecchi attimi successivi nella divina volontà, era leggero e soave il suo giogo.

Così, nella nostra vita tutto mutava. Ad esempio i rapporti. Prima andavamo da chi piaceva a noi ed amavamo quelli che garbavano a noi. Ora si avvicinavano tutti quelli che la volontà di Dio voleva e restavamo con essi finché era volontà di Dio.

L'essere tutti proiettati nella divina volontà di quell'attimo portava di conseguenza il distacco da tutte le cose e dal nostro io, distacco non tanto cercato di proposito, perché si cercava Dio solo, ma trovato di fatto, perché dove era una cosa non poteva starcene un' altra e dov' era la divina volontà non poteva starci la nostra. Nell'attimo presente non potevamo fare due cose, ma una sola: lavoravamo quindi non tanto per togliere da noi la nostra volontà, quanto per mettervi la volontà di Dio.

E, quando ci accorgevamo di aver trascorso qualche attimo nella volontà nostra, «fuori del raggio», dicevamo noi, nelle tenebre, lasciando vivere l'uomo vecchio, unico modo per migliorarci era metterci a fare la divina volontà di quell'attimo perché, dato che non avevamo amato il Signore nei momenti precedenti, era bene lo amassimo almeno allora.

Si andava così tessendo giorno per giorno un magnifico ricamo. Gli attimi in cui si era vissuto «fuori del raggio» erano recuperati dalla misericordia di Dio; nel rovescio del ricamo, a noi apparivano come tanti nodi, ma questa era solo la visione umana delle cose; convinte che la misericordia di Dio riempie ogni vuoto ed aggiusta ogni strappo, si era sicure che il ricamo al diritto, cioè come è visto da Dio, sarebbe risultato perfetto. E la nostra vita sarebbe apparsa in cielo come una delle meravigliose storie di un figlio di Dio.

Ci piaceva quello che avevamo letto di Francesco di Sales, il quale, guardando al futuro, si era espresso press'a poco così: «I veri cristiani porteranno un nome nuovo, scolpito in cuore: "lo sono la volontà di Dio su di me"»,

 

Tutto ciò che Dio vuole o permette è per il nostro bene

Tutto ciò che Dio voleva da noi era amore. Era sempre Lui che veniva ogni attimo nella sua volontà; questa poteva apparire triste o bella, ma in realtà era Lui, era il suo amore. E ciò che Lui permetteva? I nostri sbagli, le nostre debolezze?

Ci venne in aiuto fin dai primi tempi Caterina da Siena: «Tutto ciò che Dio vuole o permette è per la nostra santificazione».

Bisognava dunque non fermarsi mai. Si sbaglia? Pazienza. Il tutto, messo nella misericordia di Dio, non solo non è più inutile e dannoso, ma può servire all'umiltà, base della santità. Non stava anche scritto che tutto coopera al bene per coloro che amano Dio? Volevamo amare Dio, e la Scrittura ci chiariva che tutto finisce col servire al progresso personale.

In questa tensione a vivere la volontà di Dio, lo Spirito ben presto ci ha fatto capire che era bene fare il bene che Dio voleva; era male fare il bene che Dio non voleva. E ciò ha dato maggiore elasticità alla nostra nuova vita. .

La volontà di Dio, fatta con tutto il cuore, tutta la mente e tutte le forze, portava tanta pace e gioia grande. Pace e gioia che il mondo non sa dare. Era la pace che sa elargire solo Dio.

Fuori della volontà di Dio era tormento, assenza di luce, di amore, di pace.

Ci si abituava a distinguere così la vita naturale dalla vita soprannaturale.

Anche prima di allora c'era in noi la vita soprannaturale, la grazia di Dio, però non si faceva fruttare abbastanza questa vita divina; pur essendo battezzati, vivevamo praticamente come non lo fossimo, avendo il. cuore e la mente attaccati a tante cose anziché a Dio solo.

 

Nuova comprensione di Maria

Vivendo la volontà di Dio abbiamo compreso meglio anche Maria. In lei abbiamo ammirato la creatura più perfetta che sia vissuta in terra, perché ha fatto solo la volontà di Dio.

Così, se per noi fare la volontà di Dio era «vivere Gesù», era anche vivere come Maria: era il miglior modo di essere devoti di Maria e figli suoi.

Divennero nostre le sue parole: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto».

 

Il disegno di Dio sul nostro gruppo: un'Opera nuova nella Chiesa

Ma che cosa ha portato in noi lo sforzo di fare sempre, momento per momento, la volontà di Dio?

Giacché compiendola, si ama Dio, Egli si è manifestato. A chi ama Dio, Egli si manifesta .E a grado a grado sin dall'inizio e su su durante gli anni, e avanti fino al presente, lo Spirito ci ha svelato lo splendido disegno che Dio aveva su ciascuno di noi e sul nostro gruppo. Ne è venuta un'Opera nuova della Chiesa, bella oltre ogni dire, sacra come tutto ciò che è divino e umano insieme, viva come il Corpo di Cristo di cui è un' espressione, ricca, infinitamente ricca come tutto ciò che è tessuto dal Cielo, proiettata a risolvere, assieme ad altre Opere sorte nella cristianità, i problemi più attuali dell'umanità. E la Chiesa, dopo averla studiata, l'ha benedetta e l'ha approvata. L'ha confermata quale volontà di Dio per tutti quanti ne fanno parte e per quanti Dio chiamerà a comporla.

 

 

LA VOLONTà DI DIO

NEI SANTI,  NEI PADRI, NEI PAPI, NEL CONCILIO VATICANO II

La volontà di Dio va dunque fatta. I santi esortano i credenti a questo. Scegliamo per tutti Massimiliano Kolbe. Egli, così scrive alla madre: «Non ti augurerò, cara mamma, né la salute né la prosperità. Perché? Perché vorrei augurarti qualcosa di meglio, qualcosa di talmente buono che il Signore stesso non saprebbe augurarti niente di più: che in ogni cosa la volontà di questo buon Padre sia fatta in te, mamma, e che in ogni cosa tu sappia fare la volontà di Dio».

 

Confronto

Confrontiamo ora punto per punto la nostra esperienza col pensiero dei Padri, dei santi, dei papi e del Concilio Vaticano II.

 

La volontà nostra e quella di Dio devono coincidere

Il Signore ci ha fatto capire come la nostra volontà deve coincidere con la volontà di Dio.

Scrive Francesco di Sales: «...l'anima che ama Iddio è tanto trasformata nella divina volontà da meritare d'esser chiamata "Volontà stessa di Dio" anziché obbediente e soggetta al divino volere...».

«Una grazia preziosa» ricevuta da Caterina da Siena «fu la stabilizzazione e come l'assorbimento della sua volontà in quella di Dio». Questa trasformazione della volontà in Caterina fu così perfetta che ella non esitava a scrivere anche ai pontefici: «Così voi compirete la volontà di Dio e la mia».

 

Volontà di Dio e santità

Nel Movimento era chiaro, sin dall'inizio, che la santità si poteva raggiungere facendo la volontà di Dio. Anche per i santi, la perfezione sta proprio qui.

Caterina da Siena è convinta che chi imbrocca questa strada correrà veloce di virtù in virtù: «O dolcissimo amore Gesù, fa' che sempre s'adempia in noi la volontà tua, come sempre si fa in cielo dagli angeli e santi tuoi.... ,Allora l'anima... corre, come cavallo sfrenato, di grazia in grazia, velocissimamente e di virtù in virtù; ché non ha più alcun freno che la trattenga dal correre, perché ha tagliato da sé ogni disordinato appetito e desiderio della propria volontà, i quali sono freni e legami che non lasciano correre le anime degli uomini spirituali» .

Dello stesso pensiero è Teresa d'Avila, la cui via per arrivare a Dio è peraltro l'orazione; ella non dubita che nel fare la volontà di Dici sta tutta la perfezione, e che chi più la fa, più grazie riceve: «L'unica brama di chi vuol darsi all' orazione - non dimenticatelo mai, perché è importantissimo - dev'essere di fare il possibile per risolversi... a conformare la sua volontà a quella di Dio. In questo..., sta la più grande perfezione che si possa bramare. Più questa conformità sarà perfetta, maggiori grazie si riceveranno da Dio e maggiore sarà pure il progresso nel cammino» .

Ecco come la stessa santa corregge quanti pensano che la perfezione consista nei fenomeni mistici: «Chiaro è che la somma perfezione non sta nelle dolcezze interiori, nei grandi rapimenti, nelle visioni e nello spirito di profezia, bensì nella perfetta conformità del nostro volere a quello di Dio».

E ne dà un esempio personale.

«Mentre pensavo se non avessero ragione di vedermi di malocchio uscir di clausura per fondare monasteri e se non fosse meglio darmi con maggior impegno all' orazione, intesi queste parole: "Finché si è sulla terra, il profitto non consiste nel procurare di maggiormente godermi, ma di fare la mia volontà"».

Per Paolo della Croce, «l'altissima perfezione consiste in essere perfettissimamente unito alla ss.ma volontà di Dio» .

Giovanni XXIII affermava: «La mia vera grandezza consiste nel fare totalmente e con perfezione la volontà di Dio» .

Che cosa sia la santità lo dice anche Paolo VI: «Questa santità, alla quale siamo chiamati, risulta da due fattori..., dei quali il primo... è la grazia stessa dello Spirito Santo... Essere in grazia di Dio è tutto per noi. La nostra perfezione è il possesso della Carità divina. Non resta altro da fare? No, occorre un altro fattore..., se non vogliamo cadere nel quietismo o nell'indifferenza morale; ed è il nostro sì; è la nostra disponibilità allo Spirito e l'accettare il volere anzi la volontà di Dio...».

 

Divino disegno su di noi

E quanto a noi, fin dagli inizi abbiamo sempre pensato che, se avessimo compiuto la volontà di Dio e non la nostra, avremmo tracciato con la nostra esistenza un divino disegno.

Ricordando l'esempio di san Giuseppe, che ha avuto un destino così straordinario perché sempre in fedele e costante ascolto dell'Onnipotente, Paolo VI commenta: «I grandi disegni di Dio, le provvide imprese che il Signore propone ai destini umani possono coesistere, adagiarsi sopra le condizioni più comuni della vita...

Far coincidere la nostra volontà capricciosa, indocile, spesso errante, talvolta perfino ribelle; far coincidere questa piccola, ma pur sublime volontà... con il volere di Dio... è il segreto della grande vita. è l'innestare se stessi sopra i pensieri del Signore ed entrare nei piani della sua onniveggenza e misericordia ed anche della sua magnanimità».

 

Rassegnazione alla volontà di Dio

Abbiamo già visto come per noi, nei primi tempi, la frase «Sia fatta la volontà di Dio» non fosse assolutamente espressione di sola rassegnazione. Fare la volontà di Dio era la nostra maggior gioia, la nostra maggior gloria!

Nel suo volume Cammino, Josemaria Escriva de Balaguer, fondatore dell' «Opus Dei», così scrive: «Rassegnazione?... Conformità?... Amare la volontà di Dio».

Ed egli vede nel modo di agire dei cristiani quattro «gradini», che sono appunto: «rassegnarsi alla volontà di Dio; volere la volontà di Dio; amare la volontà di Dio».

Per Paolo della Croce «è gran perfezione il rassegnarsi in tutto al divino volere; maggior perfezione è il vivere abbandonato, con grande indifferenza, nel divin beneplacito; massima, altissima perfezione è il cibarsi, in puro spirito di fede e d'amore, della divina volontà».

 

Come conoscere la volontà di Dio

Tornando alla nostra esperienza, già dai primi tempi - come abbiamo già detto - si voleva conoscere la volontà di Dio e la si cercava. Di fronte a dei dubbi, poi, su quella da compiere nel presente, si decideva di agire in una data maniera, pregando Dio di rimetterci, qualora non lo fossimo, sul binario giusto.

Bello quanto dice Giovanni della Croce: l'uomo spirituale, può esser guidato da due luci: «la ragione naturale e la legge e dottrina evangelica».

Elisabetta della Trinità ci ricorda che la volontà di Dio è anche contenuta negli Statuti che la Chiesa ci ha dato: «La Regola è là, dal mattino alla sera, per esprimerci istante per istante la volontà del buon Dio. Se sapesse come amo questa Regola che è la forma nella quale egli mi vuole santa».

 

Gesù modello di chi fa la volontà di Dio

Fin dai primi giorni di questa nuova vita, lo Spirito ci ha messo davanti la figura di Gesù come quella di colui che ha compiuto perfettamente la volontà di Dio.

Sentiamo in proposito 'papa Paolo AVI: «Se la rottura del rapporto vivificante fra Dio e l'umanità avviene per colpa di un atto di ribellione da parte dell'uomo, avido di una sua fatale indipendenza, al grido: "lo non servirò" (67), la riparazione non poteva avvenire che mediante un atteggiamento contrario, quello assunto da Gesù, il Salvatore, al quale, nella lettera agli Ebrei (68), sono attribuite queste parole: "Entrando nel mondo Egli disse: ...ecco io vengo... per compiere, o Dio, la tua volontà..."».

«... Non si può comprendere e ricostruire qualche cosa della figura di Cristo, senza avvertire l'essenziale rilievo che in Lui assume il compimento della volontà del Padre...».

Gesù dunque, se ha fatto tutto quanto ha fatto per obbedire al Padre, è il nostro modello. Ed Egli s'è comportato in maniera tale da poter essere imitato.

Scrive Agostino, commentando il Salmo 32: «Padre - ha detto ;-, se è possibile, passi da me questo calice. Questa era la volontà umana che voleva qualcosa di proprio... Ma... ha soggiunto: Non però ciò che io voglio, ma ciò che tu vuoi, Padre (Mt 26,39)» .... «Ecco - continua il grande dottore e vescovo che tu possa volere qualcosa di proprio, diverso da ciò che vuole Dio, è permesso all'umana fragilità...: è difficile che non ti capiti di volere qualcosa di particolare; ma subito rifletti a chi è sopra di te. Egli è sopra di te, tu sei sotto di Lui; egli è il Creatore, tu la creatura; egli è il Signore, tu il servo...; per questo ti corregge, ti sottomette alla sua volontà, dicendo per te: - Non però ciò che io voglio, ma ciò che tu vuoi, Padre».

Splendido il pensiero di Giovanni della Croce a questo riguardo. Confrontando l'età dell' Antico Testamento con l'era della grazia e della legge Evangelica, egli mette in guardia dal desiderare di ricevere rivelazioni straordinarie e oracolari della volontà di Dio, accompagnate da locuzioni e visioni... «Tale modo di conoscere la volontà di Dio, se era legittimo nell' antica alleanza, ancora imperfetta, non lo è più ora... Essendo - dice il santo - promulgata la legge evangelica..., non vi è più ragione di interrogare Dio in quella maniera, né che Egli parli e risponda come allora. Perché nel darei, come ha fatto, il suo divin Figlio... ei ha detto tutto...».

Gesù dunque è tutto quanto ci ha detto il Padre. In Lui, nella sua vita e nel suo insegnamento, troviamo quanto dobbiamo fare.

Nel ILII secolo, così si esprime Cipriano: «Ora la volontà di Dio è ciò che Cristo ha fatto e insegnato: l'umiltà nella condotta, la fermezza nella fede, la modestia nelle parole, la giustizia nell' agire, la misericordia nelle opere, la rettitudine nei costumi, e neppur sapere cos'è un'ingiuria agli altri, e tollerare l'offesa, mantenere la pace coi fratelli, amare Dio con tutto il cuore, amarlo come. padre e temerlo come Dio, tutto posporre a Cristo poiché lui ogni cosa pospose a noi, stare uniti inseparabilmente al suo amore, tenersi stretti alla sua croce... e, quando è tempo di lottare per il suo nome..., essere apertamente fermi nel confessarlo e fiduciosi nella tortura e pazienti nella morte per la quale riceviamo la corona. Questo... è adempiere la volontà del Padre».

 

I santi, uguali e diversi nel compiere la volontà di Dio

Vedevamo i santi come persone tanto diverse da apparire ognuna un capolavoro a sé, originalissimo; diversi perché formati dalla fantasia di Dio, e al tempo stesso tutti uguali per aver compiuto ognuno la volontà di Dio.

Le testimonianze a questo riguardo sarebbero naturalmente senza fine.

Ascoltiamo Teresa di Lisieux, per la quale compiere la volontà di Dio era come un Leitmotiv: «... io non ho che un desiderio, quello di fare la sua volontà» (75), «Mio Dio, scelgo tutto -, diceva -, Non voglio essere una santa a metà, non ho paura di soffrire per Voi, non temo che una cosa: conservare la mia volontà; prendetela, perché scelgo tutto quello che Voi volete...».

Nei mesi precedenti la sua morte: «Il cuore mio è pieno della volontà di Dio; se versano qualcosa in esso, questo non penetra, è un nulla che scivola facilmente come l'olio che non si mescola con l'acqua» (77), Durante i dolori dell''agonia, una testimone racconta che Madre Maria di Gonzaga ad un certo punto le chiese: «E se la volontà del Buon Dio fosse di lasciarti così a lungo sulla croce, lo accetteresti?».

«Con un accento di straordinario eroismo continua la testimone - [Teresa] rispose: "Io lo voglio davvero! "».

Perciò, alla fine della vita, ella potrà dire una frase straordinaria: «Bisognerà che il Signore faccia tutte le volontà mie in cielo, perché io non ho fatto mai la volontà mia sulla terra».

 

Dove si trova espressa la volontà di Dio

Ma dove si trova espressa la volontà di Dio? Chi ce la manifesta?

Abbiamo visto che la trovavamo fondamentalmente in Gesù: Egli è il modello per eccellenza del comportamento cristiano, ma anche la rivelazione della volontà di Dio sull'umanità. Ci dice ciò che Dio vuole da noi.

Il Concilio Vaticano II ricorda che il «Salvatore e Dio nostro... vuole [questa è dunque volontà di Gesù] che tutti gli uomini si salvino ed arrivino alla conoscenza della verità (1 Tm 2, 1.4)».

Il Concilio vede la volontà di Dio pure nel solo popolo che gli uomini sono chiamati a formare.

«Tutti gli uomini sono chiamati a formare il nuovo popolo di Dio. Perciò questo popolo, restando uno ed unico, si deve estendere a tutto il mondo e a tutti i secoli, affinché si adempia l'intenzione della volontà di Dio, il quale in principio creò la natura umana una, e vuole radunare insieme infine i suoi figli, che si erano dispersi (cf. Gv 11,52)».

Un'altra volontà di Dio espressa nel Vangelo è che si veda e si ami Gesù in tutti. Sarà su questo punto l'esame finale. Il Concilio afferma chiaramente: «Il Padre vuole che noi riconosciamo ed efficacemente amiamo Cristo fratello in tutti gli uomini».

Dio vuole inoltre l'unità con tutti i fratelli cristiani. Dice Giovanni Paolo II: «La volontà di Cristo ci stimola a lavorare seriamente e costantemente per l'unità con tutti i nostri Fratelli cristiani...».

La volontà di Dio ci si manifestava anche nelle circostanze di ogni giorno, nei doveri e condizioni della nostra vita.

«Tutti i fedeli - dice il Concilio - saranno ogni giorno più santificati nelle loro condizioni di vita, nei loro doveri o circostanze e per mezzo di tutte queste cose, se tutte le prendono con fede dalla mano del Padre celeste e cooperano con la volontà divina».

I cristiani debbono leggere la volontà di Dio anche nei «segni dei tempi»: è questa un' espressione usata per la prima volta da papa Giovanni XXIII, e poi largamente dal Concilio, per indicare quegli avvenimenti nei quali il cristiano, illuminato dalla fede, discerne la volontà di Dio nel cammino della storia.

«Il Popolo di Dio, mosso dalla fede, per cui crede di essere condotto dallo Spirito del Signore, che riempie l'universo, cerca di discernere negli avvenimenti, nelle richieste e nelle aspirazioni, cui prende parte insieme con gli altri uomini del nostro tempo, quali siano i veri segni... del disegno di Dio. La fede infatti tutto rischiara di una luce nuova e svela le intenzioni di Dio».

La volontà di Dio la trovavamo espressa nei suoi comandamenti, contenuti nella parola di Gesù.

La volontà di Dio infine era manifestata dai superiori. I credenti devono vedere espressa la volontà di Dio nelle parole dei Vescovi perché rappresentanti di Cristo.

Si legge, in proposito, nella Costituzione Lumen gentium del Concilio Vaticano II: «Nella persona... dei Vescovi... è presente in mezzo ai credenti il Signore Gesù Cristo... I Vescovi, in modo eminente e visibile, sostengono le parti dello stesso Cristo, Maestro, Pastore e Pontefice...».

Secondo l'insegnamento di Paolo VI, l'autorità nella Chiesa non si è costituita da sola, ma è stata costituita da Cristo: «Chi ascolta voi, ascolta me».

Parlando poi dei religiosi, il Concilio dice: «...i religiosi, in spirito di fede e di amore verso la volontà di Dio, secondo quanto prescrivono la regola e le costituzioni, prestino umile ossequio ai loro superiori... nell' esecuzione degli ordini e nel compimento degli uffici loro assegnati... l'obbedienza religiosa, lungi dal diminuire la dignità della persona umana, la fa pervenire al suo pieno sviluppo, avendo ampliata la libertà dei figli di Dio».

Per i santi, la parola del padre spirituale o del confessore è la volontà di Dio.

Leggiamo nel Diario di Veronica Giuliani: «lo, quando mi pareva che il Signore mi comandasse qualche cosa e parevami che dicesse che così voleva e che da sua parte lo dicessi a chi stava in suo luogo, delle volte e quasi sempre, quando dicevo ciò ai confessori, tutti mi contraddicevano...: ma questo mi teneva in pace e mi pareva di conoscere più la volontà di Dio in quello che mi comandava il confessore che non in quello che avevo avuto nell' orazione».

 

Ascoltare «quella voce»

La bussola che ci diceva la volontà di Dio era «quella voce», la voce interiore, la voce dello Spirito. Dio ha scritto infatti la sua legge, che è la sua volontà, nel cuore dell'uomo. Nella lettera ai Romani, dice Paolo che sono chiamati «figli di Dio» «Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio...».

E in altro luogo esorta a camminare «secondo lo Spirito».

Naturalmente, lo Spirito si fa sentire. Ha un suo modo di parlare nel cuore dell'uomo.

A questo punto può sorgere un problema: come può capire la volontà di Dio chi non è cristiano?

In proposito, il Vaticano II afferma che, oltre alla Rivelazione, un luogo privilegiato della percezione della volontà di Dio è la coscienza dell'uomo: «Nell'intimo della coscienza, l'uomo scopre una legge che non è lui a darsi, alla quale invece deve obbedire e la cui voce, che lo chiama sempre ad amare e a fare il bene e a fuggire il male, quando occorre chiaramente dice alle orecchie del cuore: fa' questo, fuggi quest'altro. L'uomo ha in realtà una legge scritta da Dio dentro al suo cuore... (cf. Rm 2, 1416)».

Circa questa «voce», Paolo VI così si esprimeva: «Esiste un dovere, indipendentemente dagli obblighi derivanti dalla legislazione sociale? Sì, esiste; e sorge interiormente; è una voce della coscienza; la sentiamo tutti... e dice: tu devi!... Ma è un impulso soltanto immanente, nella nostra struttura psicologica, o deriva da un principio superiore, da una volontà trascendente, che si ripercuote dentro di noi e interpreta e guida il nostro essere in conformità ad un pensiero divino? che ci vuole come Lui, Dio, ci ha pensati e vuole che siamo, per realizzare al tempo stesso la nostra vera natura, libera e progrediente, orientata alla pienezza nostra e all'incontro col suo disegno sapiente e amoroso? Così è».

 

L'attimo presente

Il Signore ci ha insegnato a vivere l'attimo presente. li Vangelo, in pratica, vuole che si viva il presente. Fa chiedere il pane al Padre solo per «oggi» e ricorda che basta l'affanno di «ogni giorno». Ed è ancora il Vangelo che ammonisce: «Nessuno che ha messo mano all' aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».

Anche i santi invitavano a vivere il momento presente. Caterina da Siena diceva: «La fatica che è passata; noi non l'abbiamo, però ch'è fuggito il tempo; quella ch'è a venire, non l'abbiamo, però che non siamo sicuri di avere il tempo».

Viene in rilievo qui un santo del III secolo, Antonio Abate.

Uno dei principali punti della sua dottrina era: ricominciare «oggi» di nuovo, nella purezza di cuore e nell' obbedienza alla volontà di Dio. Nella sua Vita, scritta da Atanasio di Alessandria, si legge:
«Egli stesso non si ricordava del tempo trascorso, ma giorno dopo giorno, come un principiante nell'ascesi, si sforzava maggiormente per progredire, ripetendosi continuamente il detto di san Paolo: "Dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la mèta" (Fil 3, 13-14). Egli si ricordava anche della parola di Elia:

Vive il Signore, davanti al quale io mi tengo oggi" (1 Re 18, 15)».

Maestra del vivere il presente è Teresa di Lisieux.

«Approfittiamo del nostro unico momento di sofferenza, badiamo solo all' attimo che passa. Un attimo è un tesoro...».

«La mia vita è un baleno, un' ora che passa, è un momento che presto mi sfugge e se ne va. Tu lo sai, mio Dio, che per amarti sulla terra non ho altro che l'oggi!».

«Di minuto in minuto si può sopportare molto».

«Non ho che la sofferenza. del momento. Se pensiamo al passato o all' avvenire, perdiamo il coraggio, e ci disperiamo» .

«Non è come le persone che soffrono del passato o che soffrono dell' avvenire. lo soffro nell'attimo presente. Perciò non è gran cosa».

Bello anche quanto scrive in una lettera Francesca Saverio Cabrini: «Adesso quel che è andato è andato, non cercare il passato, ma sta' col presente e guarda sempre avanti per vedere le virtù che devi praticare per divenir santa, presto santa e gran santa».

E, come i santi, i papi.

Giovanni XXIII viveva questa norma: «lo dèvo fare ciascuna cosa, recitare ogni orazione, eseguire quella regola, come se non avessi altro da fare, come se il Signore mi avesse messo al mondo solo per fare bene quell'azione e al buon esito di essa sia attaccata la mia santificazione, senza pensare al dopo o al prima».

 

Cari amici, avete avuto tra le mani molto materiale e molto ricco: ora non resta che PREGARE:

"Padre, Padre nostro che in Cielo stai

e che ci chiami a compiere qui sulla terra,

durante i nostri brevi giorni,

quella TUA VOLONTà che in Cielo i Santi

e le anime beate gioiscono di compiere,

concedi anche a noi, ancora in cammino,

di vivere, con la tua forza e la tua sapienza,

quello che tu ci hai fatto capire.

Amen."

 

APPENDICE III - L'OBBEDIENZA

Quanto resta da fare, quanto resta da capire e da vivere.

Da scoprire e da gustare della DIVINA VOLONTàin cui sta la nostra pace

Chissà se potremo continuare .... Intanto vi accenno soltanto ad un altro grandissimo capitolo: l'OBBEDIENZA.

"è l'obbedienza che salva il mondo..."

Chissà quante volte mi avete sentito ripetere questa verità.

L'obbedienza di Gesù alla Volontà del Padre, l'obbedienza nostra alla Volontà di Dio....

C'è tutto il capitolo che riguarda l'Obbedienza a chi, sulla terra, ci manifesta, anche con dei "comandi".... la Volontà di Dio su di noi...

Obbedire ai superiori: non è cosa da sottosviluppati non è vendere il cervello all''ammasso,

è "Virtù".

Riporto solo due piccole perle, per capire quanto si potrebbe approfondire: un brano dalla "Imitazione di Cristo"... ed infine un brano "anonimo", ma tanto, tanto bello: Auguri!

Capitolo V - L'obbedienza

Il segno più evidente dell'umiltà è la prontezza nell'obbedienza.

Questa è caratteristica dei monaci che non hanno niente più caro di Cristo

e, a motivo del servizio santo a cui si sono consacrati o anche per il timore dell'inferno e in vista della gloria eterna,

appena ricevono un ordine dal superiore non si concedono dilazioni nella sua esecuzione, come se esso venisse direttamente da Dio.

E' di loro che il Signore dice: " Appena hai udito, mi hai obbedito"

mentre rivolgendosi ai superiori dichiara: "Chi ascolta voi, ascolta me".

Quindi, questi monaci, che si distaccano subito dalle loro preferenze e rinunciano alla propria volontà,

si liberano all'istante dalle loro occupazioni, lasciandole a mezzo, e si precipitano a obbedire, in modo che alla parola del superiore seguano immediatamente i fatti.

Quasi allo stesso istante, il comando del maestro e la perfetta esecuzione del discepolo si compiono di comune accordo con quella velocità che è frutto del timor di Dio:

così in coloro che sono sospinti dal desiderio di raggiungere la vita eterna.

Essi si slanciano dunque per la via stretta della quale il Signore dice: "Angusta è la via che conduce alla vita";

perciò non vivono secondo il proprio capriccio né seguono le loro passioni e i loro gusti, ma procedono secondo il giudizio e il comando altrui; rimangono nel monastero e desiderano essere sottoposti a un abate.

Senza dubbio costoro prendono a esempio quella sentenza del Signore che dice: "Non sono venuto a fare la mia volontà, ma quella di colui che mi ha mandato".

Ma questa obbedienza sarà accetta a Dio e gradevole agli uomini, se il comando ricevuto verrà eseguito senza esitazione, lentezza o tiepidezza e tantomeno con mormorazioni o proteste,

perché l'obbedienza che si presta agli uomini è resa a Dio, come ha detto lui stesso: "Chi ascolta voi, ascolta me".

I monaci dunque devono obbedire con slancio e generosità, perché "Dio ama chi dà lietamente".

Se infatti un fratello obbedisce malvolentieri e mormora, non dico con la bocca, ma anche solo con il cuore,

pur eseguendo il comando, non compie un atto gradito a Dio, il quale scorge la mormorazione nell'intimo della sua coscienza;

quindi, con questo comportamento, egli non si acquista alcun merito, anzi, se non ripara e si corregge, incorre nel castigo comminato ai mormoratori.

L'obbedienza
L'obbedienza è un altro strumento indispensabile nella lotta contro la volontà propria. Secondo s. Giovanni Climaco, l'obbedienza è la condanna a morte delle membra del nostro corpo a vantaggio della vita dello spirito. è ancora la tomba della volontà propria e la risurrezione dell'umiltà (Scala, gran. 3,3).

Ricordati che, liberamente, ti sei dato al Signore come schiavo: la croce che porti al collo te lo deve ricordare. è mediante questa schiavitù che accederai alla vera libertà. Ma uno schiavo può avere volontà propria? Egli deve imparare ad obbedire.

Forse mi chiederai: A chi devo obbedire? I santi rispondono: obbedisci ai tuoi capi (Eb, 13,17)

E tu riprendi: Chi sono i miei capi? Dove ne troverò uno, mentre oggi è così difficile scoprire un autentico capo? I santi padri ti rispondono: La Chiesa vi ha provveduto. Dal tempo degli apostoli, essa ci ha dato un maestro che supera tutti gli altri e che ci può raggiungere dovunque, dovunque noi siamo e in qualunque situazione ci troviamo. Sia che noi viviamo in città che in campagna, che siamo sposati o celibi, poveri o ricchi, questo maestro è sempre con noi e noi abbiamo sempre delle occasioni per obbedirgli. Vuoi conoscere il suo nome? è il santo digiuno.

Dio non ha bisogno del nostro digiuno. Non ha nemmeno bisogno della nostra preghiera. Egli è perfetto, non manca di niente, e non può aver bisogno di qualunque cosa che noi, povere creature, gli possiamo offrire. Noi non abbiamo niente da donargli, ma, ci dice s. Giovanni Crisostomo, egli vuole che gli presentiamo le nostre offerte, in vista della nostra salvezza.

L'offerta più preziosa che noi possiamo presentare al Signore, siamo noi stessi e non lo possiamo fare che consegnandogli la nostra volontà. Questo lo impariamo mediante l'obbedienza, e impariamo ad obbedire attraverso la pratica. Il modo migliore per praticare l'obbedienza è quello che la Chiesa ci fornisce prescrivendoci dei giorni e dei periodi di digiuno. Ella, in certo modo, ci dice come Dio ad Adamo: «Tu puoi mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare» (Gen 2, 16-17)

Oltre al digiuno, abbiamo altri maestri a cui dobbiamo obbedire. Noi li incontriamo ad ogni passo, nel dettaglio della nostra vita quotidiana; basta che sappiamo riconoscere la loro voce. La tua donna ti dice di prendere l'impermeabile: fa' come lei desidera, e praticherai l'obbedienza.

Uno dei tuoi compagni di lavoro ti domanda di fare un tratto di strada con lui: accompagnalo, e praticherai l'obbedienza. Ti accorgi che un bambino ha bisogno che ci si occupi di lui e che gli si tenga compagnia: fallo quanto puoi, e praticherai l'obbedienza. Un novizio nel suo monastero non ha più numerose occasioni di praticare l'obbedienza, dite nella tua casa. E ne troverai altrettante nel tuo lavoro e nei rapporti con i tuoi vicini.

L'obbedienza apre molte porte. Tu giungerai alla libertà e alla pace nella misura in cui il tuo cuore praticherà la non-resistenza. Mostrati obbediente, e siepi di spine si apriranno davanti a te. Allora l'amore avrà sufficiente spazio per dilatarsi. Mediante l'obbedienza, distruggerai il tuo orgoglio, il tuo spirito di contraddizione, la tua pretesa saggezza e la tua testardaggine, che ti imprigionano in una corazza impenetrabile. Finché ti rannichierai in questa corazza, non potrai incontrare il Dio dell'amore e della libertà.

Prendi dunque l'abitudine di rallegrarti quando ti si presenta un'occasione di obbedire. è del tutto superfluo cercare di creartene; potresti cadere in un servilismo artificioso e andresti fuori strada compiacendoti nella tua personale virtù. Sta' sicuro, troverai tante occasioni di obbedire quanto ti sarà necessario, e saranno esattamente quelle di cui hai bisogno. Se ti accorgi che ti sei lasciato scappare un'occasione, rimproverati questa negligenza. Ti sei comportato come un marinaio che non approfitta del vento favorevole.