TESTIMONIANZE SULLA MADONNA DI LOURDES

Tratte dal libro: "Campane di Lourdes"

L'AVE MARIA DI BINOCHE

Allorchè pieno di inquietudine, di terrore, il viso funereo di chi sente l'alito amaro dell'eternità, arrivò alla porta che schiude il Paradiso, quel dannato d'un Binoche si lasciò cadere, singhiozzando, sulla soglia.

- Animale d'un animale, che cosa vado io a chie-dere da S. Pietro, che durante la mia vita non gli ho spedito che caterve di invettive?!

Perchè non poteva persuadersi che qualcuno potesse accogliere volentieri proprio negli ultimi della sua vitaccia.

Questo ormai era certo immutabilmente scritto nei disegni eterni. La regola è sempre la stessa per tutti: un'anima lanciata come una palla nell'altra vita... l'in-finita cupola azzurra del cielo,... la baia immensa, sconcertante nel suo splendore stellato... uno stridere di chia-vi... lo schiudersi del formidabile portale e quel S. Pie-tro, giudice che ti squarcia la coscienza con lo sguardo freddo: « fuori i bilanci! ».

- ... che cosa gli vado a dire?!, rantolava Binoche, prostrato, la faccia contro terra, attendendo il minuto spaventevole.

Nell'ondeggiare d'ella paura, si accorse che improvvi-samente la grande porta del Paradiso si era aperta. Un profumo di gigli e di rose scaturiva da profondità invi-sibili tra luci meravigliose che i suoi occhi, pur chiusi, intuivano egualmente. Splendore soffuso e fremente, che sembrava portato col soffio di un'armonia, che noti gli tornava nuova, di milioni di voci e di arpe divinamente unisone.

- Dio mio! - esclamò Binoche - che non sarà la bellezza del Paradiso, se la prima eco lontanissima mi sconvolge alle vertigini?

Ahimè, è troppo giusto quello che mi attende! Ho un bel frugare nei cantucci anche più riposti, della mia vita... non un'oncia sola di buone azioni che possa con-trobilanciare le tonnellate di peccati, che mi spingono all'inferno? Furfante che sono!

Trasalì improvviso, pur senza alzare gli occhi... qual-cosa l'aveva toccato sul capo in fiamme: Non stia lì a perdere il suo tempo, o terribile S. Pietro, per scrutare minimamente i miei conti: io li conosco tutti e bene, quanto Lei. All'attivo, zero su tutta la linea...

Nessuno rispose.

Le melodie cerati continuavano, che sembrava un incanto.

... Allora, per una forza misteriosa, che senza violenza lo andava rialzando, osò levare gli occhi e vide... Oh!, non era quello il terribile guardiano della porta celeste! Un essere tutto bellezza, luce, sorriso. Stella, raggio, sole, aurora, azzurro in tutte le gradazioni fino ad un candore immacolato. Chiarezza diafana dei mat-tini d'estate, dolce come l'alba, più abbagliante del lam-po: eppure gli occhi lo bevevano avidi, senza offesa al-cuna.

Sogno?!... ma io... tutto è sogno dunque?

Una voce arcana, che si diffondeva, per la sua bellezza, sopra tutta la melodia celeste, gli apriva il cuore: - No, non sogni. Sono finiti ormai i sogni! Qui tutto è realtà. Guardami Non mi riconosci?... ricordarti!

Svanirono d'incanto le ombre passate, ricordi più tristi: l'esistenza colpevole apparve come giorno lontano e insieme così presente che lo viveva an-cora e non viveva che lui solo.

Tentò di prostrarsi, ma Colei che tutto può, l'affascinava, incantevole e benedetta, col sorriso dei suoi occhi.

- Ma si, ricordo ora, Vi riconosco bene, esclamò Bi-noche a braccia tese quasi a raggiungerLa; davanti a Voi mi sono chinato; ho pregato un'ora, un'ora sola della mia povera vita; un giorno... oh!, come vi ricordo ora... No-stra Signora di... e il soffio poderoso continuava a fluire fra gli spazi eterei; milioni e milioni di anime continuavano, mera-viglioso, l'inno. Dall'immensità del Paradiso, l'eco della voce dei mondi, irradiava fra gli astri attenti, sul dolore della terra, all'universo fremente, il motivo d'amore, fonte di gioia, termine della speranza: Ave, ti saluto, o Maria!

Sono soli ora: solo con Lei. Quel viso, quelle vesti, quella cintura, quelle rose sui piedi nudi, egli li guarda, come si osserva qualcosa di ben noto e cara.

Ella taceva sempre, ma il suo sorriso era un invito "Ricordati!..."

... ed il passato gli si illuminò tutto per una luce di aurora che sgorgava da un istante luminoso, lontano nella sua vita; lo leggeva negli occhi della Vergine, occhi teneri, tanto dolci e belli, che gli penetravano dentro profondi, inebbrianti.

Ricordati!...

Aveva forse dodici anni quel giorno, quando sua ma-dre lo conduceva per mano tra una folla, tutta canti e preghiere. La seguiva docile, stupito, fremente tra quel fervore e armonie sconosciute... Eccoli ai piedi di una roccia, tra tanti ceri. Lassù, in una spaccatura nera. una bianca figura con le mani giunte sul petto... mamma è caduta ginocchioni... risente ancora il sussurrare lento, affettuoso della sua preghiera: «Custodiscilo tu, Vergi-ne santa, io te lo dono! ». Ella gli ha giunte lè mani e intrecciata alle dita la sua corona ed egli ripete le parole che gli va suggerendo Santa Maria... prega per d'ella nostra morte...

In questo momento, mentre sussurrava con l'intensità d'allora la preghiera antica, la Vergine cominciù a par-lare: - Quella tua invocazione è salita fino a me... eccomi! Oh! Anche se è cosa tanto lontana?!...

La tenerezza di Mamma non conosce anni, è di ogni giorno.

... e la storia della sua vita continua a fluire lenta... Si rivede tra una moltitudine e canta, canta due parole tanto armoniose nella logo soave monotonia: « Ave, Ma-ria! » che si ripercuotono nella sua anima tutta la notte, lo agitano e le grida pure nel sonno.

Oh, la gioia di una festa della sua prima infanzia! L'allegrezza del suo primo ed unico incontro con Lei, che lo spingeva accanto a mamma per domandarle, nella sua candida innocenza: - Mamma, siamo già in cielo?

... Tante ore cattive e giorni e anni soffocato il ricordo da lungo tempo. Ascolta:

Con gesto pieno di grazia, la Vergine gli addita il cielo.

Quasi uragano scoppia immensa l'armonia: si sarebbe detto che tutti i tempi e gli spazi si fossero passati, taciti, la voce per un coro di gloria: « Ave, Maria! ». Tutto il Paradiso si è dato alla gioia di cantare le Vostre lodi, o Regina del Cielo!

No! Sei tu solo che canti... è il tuo canto. Ascol-tat!

- Io solo? Possibile??

La meraviglia lo turba, ma non può esserci il minimo dubbio: le parole che ascolta sono di quelle che fanno penetrare l'anima nella verità immutabile.

Sì, tu solo! Questa eco che percorre i cieli, è quella del tuo canto personale... è il saluto di fanciullo... è l'invocazione di altri tempi... la tua preghiera di dodici anni, che perdura immortale! La mia preghiera...

- Il grido del tuo cuore infantile è salito fino a me ed è rimasto, voce armoniosa, nel gran concerto di tutte le voci umane che acclamano, che implorano.

- Ma io ho cantato come tutti, senza ben sapere quel che dicevo.

- Ma lo sapevo bene io e da quel giorno tu sei diventato per me colui che io "dovevo" salvare.

Nonostante la mia vita spaventosa? Nonostante i tuoi peccati.

- Nonostante tante mie bestemmie e tradimenti? - Nonostante le tue gravi colpe.

- Nonostante la mia morte senza Dio?

- A causa del tuo ultimo pensiero che fu per me... ricordati...

Ora ricordava davvero: luce incerta, raggio smarrito su tanto cupo, l'ora lontana della sua preghiera, sperduta nella oscurità di tutta una vita, l'ora di Lourdes. E nei tremori degli ultimi minuti, su cui pesava l'eternità imminente, due parole erano sfuggite dalle sue labbra già chiuse, due parole confuse con l'ultimo sospiro af-fannoso dal profondo della miseria: «Ave, Maria!

E si chinò più ancora la Vergine con un sorriso: - Me le avevi donate tu quelle parole; era mio do-vere rendertele all'ultima ora per poter dire al Giudice supremo: "Spero non condannerai colui che per ultima parola sulla terra diede un saluto a tua madre, Figlio mio! Tu che non mi hai negato mai nulla"

Un Angelo trasportò al Purgatorio Binoche, i cui sguardi estasiati erano sempre fissi alla scia di luce, splendida di mattino e di azzurro, che Ella aveva lasciato.

Da un punto impercettibile dell'universo, lourdes, si alza, continua e senza fine, l'invocazione, « Ave, Maria », inno di gloria, lamento d'angoscia, grido di soccorso salvatore di gente, che anche senza saperlo, per un atto di tenerezza e di confidenza, si assicura la presenza della Misericordiosa nel momento più importante della vita per l'eternità, il minuto estremo.

 

UNA COMMISSIONE PER LA MADONNA

Nel suo paese, da tanti anni, l'avevano soprannomi-nato « Zampa tarda », e nessun nomignolo avrebbe potuto tradurre meglio il grottesco di una infermità, che aveva del ridicolo. Quando egli, infatti, che era già sulla sessan-tina, buttava avanti la gamba sinistra, il piede destro se-guiva, strisciando, cinquanta centimetri indietro.

Forse la malignità dei compaesani non si sarebbe acca-nita a sottolineare, con un soprannome così buffo, questa disgrazia della sorte, se egli stesso non si fosse attirato l'antipatia dei grandi e dei piccini per il suo bizzarro spirito di critica mordente su tutto e tutti. « Zampa tarda » infatti derideva chiunque e qualunque cosa con parole malevoli, sottolineate da una smorfia di riso, che lo rendeva ripugnante.

Non c'era un abitante solo di Néricey che non avesse prima o poi ricevute le stoccate velenose di questo mo-stro, dall'anima storpia quanto le gambe.

Naturalmente il curato e i parrocchiani devoti non, erano risparmiati nella quotidiana distribuzione di beffe; per loro anzi teneva in serbo il più amaro del suo fiele e uno sciocco compiacente, che tenesse bordone ai suoi scherzi grossolani, lo trovava sempre.

« Zampa tarda » si vendicava così dei molti disgusti che gli procurava il suo cattivo destino, pensando: « Fin che ridono degli altri, non ridono di mie! ».

Ora accadde che un giorno, giudicando venuto il momento favorevole, attaccò malauguratamente la Madonna di Lourdes, che aveva, fino allora, sempre sdegnosamente ignorata. Ma questa volta il più forte non fu lui; la buona Madre preparò con dolcezza una lezione indimenticabile a questo terribile figlio ribelle. Ecco Come.

Da qualche giorno il quieto paese di Néricey era in agitazione; in tutti i discorsi entrava qualcosa che illu-minava i volti delle donne, faceva sorridere gli uomini. Una quindicina di fedeli progettavano un viaggio a Lourdes per la prossima settimana. Molti li invidiava-no: nella parrocchia essi sembravano un po' dei predestati. Naturalmente da parte degli altri, era tutto un accorrere per confidare le più svariate commissioni: can-dele, corone del rosario, Messe...

Fu proprio a questo proposito che lo scaltro « Zampa tarda » ebbe l'idea di farsi beffe apertamente della Ma-donna, riversando sul bel manto candido, la sua sacca di veleno, più gonfia che mai.

Scelse, per la sua bravata, l'ora in cui, per le strade affollate di gente vestita a festa, le donne, a piccoli grup-pi, vanno frettolose alla Messa grande.

Mentre due di esse gli passavano a fianco, le fermò con un gesto:

« Scusate, piccole, sento dire che andate a Lourdes, è vero? ». Sorprese, giulive, conoscendo bene non furono per nulla intimorite dal suo viso « Certo, che è vero! » risposero.

« Avrei anch'io una piccola commissione, fosse troppo di peso! ».

Una alzò le spalle e accennò a continuare la sua strada ma l'altra, senza badare ai diversi sorrisetti ironici di tra i baffi, rispose: « Dica pure, ci penso io! ». « Oh, sì! Senza scherzi! ».

« Ecco: si tratterebbe di pregare la Madonna se mi potesse mandare una gamba nuova, questa infatti è trop-po consumata e non serve più! ». Così dicendo mostrava, cinico, a tutti la sua gamba storta e penzoloni.

« D'accordo, signore! Farò senz'altro la commissio-ne! ». Un po' sconcertato dalla sicurezza della giovane contadina, che lo scrutava maliziosamente, credette op-portuno rafforzare lo scherzo.

« Mi spiace solo che la cosa sarà un po' difficile! ». « E perchè? ».

« Perchè la Madonna si annoia nella sua grotta per il troppo tempo che se ne sta ferma in piedi così; a volte se ne va a passeggio e non è difficile che manchi sovente all'appuntamento con quelli che vanno a trovarla ».

« Oh, se è solo per questo non si preoccupi, disse la donna, decisa e sorridente sempre, saprò far di tutto pur di poterle parlare!... ». Mentre si affrettava alla chiesa, la raggiunse ancora la voce beffarda di a Zampa tarda »:

« E sopratutto mi porti la sua risposta, ci tengo! ». « D'accordo. Le do la mia parola!... ». Ai presenti, che se la ridevano goffamente, lo storpio commentò con intenzione: « Credo si troverà bellamente imbarazzata la povera donnetta al suo ritorno. Avremo da divertirci! ».

...Sulla piazza, una cinquantina di persone, strette torno ai pellegrini, ne ascoltano le impressioni. Le loro parole, troppo insufficienti a dire l'emozione di quei giorni, tradiscono la gioia di chi ha visto cose meravi-gliose. Coloro che a Lourdes non sono ancora stati, sentono l'eco delle grandezze lontane fremere ancora nella semplicità di quei cuori, pieni di una melodia appassionante: « ...abbiamo visto laggiù un po' di Paradiso... ». Una grassa risata tagliente, brutale, si rovescia, quasi scroscio di grandine, su tanto sereno.

« E la mia commissione? ». « Zampa tarda » si è in-trodotto nel gruppo come una viscida lumaca in un giar-dino di fiori.

La donna, che si era assunta l'incarico, è vicina a lui e abbassa gli occhi sotto quello sguardo provocante; egli ancora insiste, con la sfrontatezza dello zotico, persuaso del trionfo imminente. « L'ha vista, la Madonna? ». « Sì ».

« Non era dunque a spasso? ». «No».

« E la mia commissione? ». La donna lo guarda con occhi tranquilli, in cui brilla, impercettibile, una picco-la luce di malizia

« L'ho fatta, come d'accordo! ». « Zampa tarda » fissa un momento i pochi ammiratori, che si è trascinato die-tro, e il suo volto è un evidente invito: « Ragazzi, il gioco comincia! ».

« Ci vorrebbe dire l'esito? ».

« Ecco, dichiara la contadina, appena arrivata alla grotta, mi sono accorta subito che la Madonna mi sor-rideva; anzi, prima ancora che io potessi aprire bocca, Lei mi ha prevenuta: "Dimmi, figliola, non sei di Né-ricey?". "Sì, Madonna mia!." - "Saresti così gentile da darmi notizie del paese?". "Lo conosce, dunque!" dico io; "Oh, sì! e bene anche". "Eccomi, dica pu-re, Signora!". - "Grazie cara; conosci un pover'uomo che cammina tutto storto, che trascina una gamba e che è stato maliziosamente soprannominato « Zampa tar-da »?". "Certo, Vergine santa, che lo conosco. Mi ha perfino dato una commissione per Lei!". "E quale?" domandò la Madonna senza mostrare sorpresa. "Di portargli una gamba nuova, per sostituire quella vecchia che gli causa continui fastidi".

La Madonna allora si fece triste, così triste che credeva quasi si mettesse a piangere; prima guardò il cielo, poi di nuovo abbassò i suoi grandi occhi chiari verso di me, dicendo: "Quest'uomo domanda troppo poco, figlia mia; alla sua età che cosa importa una gamba diritta? La cosa più importante ora è di avere un'anima bella per il Paradiso. Qualche volta, se mio Figlio lo desidera, guarisco i malati del corpo, ma i malati di cuore e di mente, que-sti li guarisco sempre! « Zampa tarda » non si è spiegato bene, ma io ho capito egualmente cosa voleva dire. Non è della salute che ha bisogno, ma della Fede. è questo il regalo che ti prego portargli".

Sbalordito egli tentò protestare; i suoi sforzi però mancavano di convinzione.

« Aspetti, aspetti! -. insistè la donna. - Proprio mentre stavo per venirmene via, dopo averle rivolto il saluto migliore che mi fu possibile, la Madonna mi disse ancora: "e quando gli parlerai di me, non di-mentiecarti di dire che, dell'11 febbraio 1958 - in cui sono venuta qui, non abbandono mai questo posto, dove ogni giorno accorrono in preghiera quelli che sono malati come lui e anche di più. Chi avrebbe ascoltato al-trimenti la sua domanda, se non fossi stata qui io ad esaudirla? Tu sorridi ora, pensando "era soltanto uno scherzo di cattivo genere", ma è una gioia per me, ri-spondere a una burla con un atto di bontà. Ecoo la sua risposta.

... Nessuno rise più e tanto meno « Zampa tarda. ll ciarlone cattivo se ne stava muto, colpito, confuso; la semplice, dolce voce, che parlava a nome della Ma-donna, lo sconvolgeva. Quella donna devota era più forte di lui: sotto lo scherzo gentile egli sentiva infatti una grande compassione per lui, povero sviato che era.

La guardò, e: « Grazie - disse - della lezione. Forse non sono così cattivo come sembra. Ora capisco: com-missioni come la mia, è meglio siano fatte personal-mente ».

... « Zampa tarda » è morto da due anni. Ci si era ac-corti che non canzonava più nessuno; qualcuno soste-neva perfino di averlo visto entrare in Chiesa, a tarda sera, quando il sacrestano vi si portava per il segno dell'Angelus. Si pensò dapprima a un nuovo scherzo, ma tosto la verità si impose anche si più scettici; si diffuse la voce che la « risposta » della Madonna, la quale non fu in realtà che una pia invenzione di una cristiana intelligente, l'avesse convertito.

« è paura », azzardò qualche miscredente; ma la quasi totalità dei parrocchiani di Néricey affermarono: « è fede ». Era fede difatti, fede in Dio, fede in Lei.

La donna, che era stata lo strumento di questa con-versione - così strana ma ardentemente implorata alla Grotta, venne a trovarlo - proprio quando in lui la speranza di vivere era tutta svanita e più grande la fidu-cia in una morte serena - e gli chiese, mostrandogli la corona del Rosario, presa e benedetta là, proprio per lui: « è sempre contento della risposta? ».

Il morente portò alle labbra la dolce catena con cui Maria l'aveva avvinto al suo amore e, spaccone fino alla fine, mormorò:

« Questa volta unito a lei ho molte probabilità di non arrivare in ritardo! ».

Due ore dopo, sorridente, l'anima in festa, gli occhi luminosi di gioia superiore, spirava.

 

TESTA DI BRETONE

Viene condotto a Lourdes per la prima volta un vec-chio bretone, dalle abitudini caratteristiche della Bretagna, inconfondibili. Il suo stato è pietoso: paralizzato da cinque anni, le gambe inerti, le braccia irrigidite, af-fatto prive di forza. è una rovina!

Di buono, a sentire lui, non gli resta che la lin-gua e anche il cuore; un vecchio cuore solido e cre-dente, in cui solo, è tutta la sua vita di mente, d'a-more, di fede. Ama Dio, questo vecchio coraggioso. Lo prega senza ostentazione, senza orgoglio, nè ran-core. « Fa di questa vecchia carcassa, o Signore; tutto quello che vuoi; tu sai meglio di me, a che cosa può servire ancora; e non sarà il tuo vecchio servo che ora te ne contenderà le bricciole ».

La figlia gli disse un giorno: « Papà, dobbiamo an-dare a Lourdes: chissà che la Madonna non ti guarisca! ».

La guardrò con quei suoi grandi occhi azzurri, pro-fondi e non rispose.

« Dimmelo, papà, se vuoi che ti porti là ».

Il vecchio sorrise, come se lo sguardo andasse oltre il muro della camera, più in là ancora -della landa, ed oltre perfino la linea rossa e lontana del cielo. Poi lentamente parlò:

« è un bel rischio, alla mia età, intraprendere un viaggio di 200 leghe, con un corpo malato come il mio. Ma se lo desideri, bimba mia, non dico certo di no! Però intesi: non voglio ritornare come sono; se vado a Lourdes sarà per guarire o per morirvi ».

Vi si recavano difatti un mese dopo; il malato immo-bile e dolorante sul suo materassino, sempre con quel suo sguardo misterioso nei grandi occhi vivi. Durante il viaggio recitarono centinaia di rosari, seminando per ogni paese le Ave Maria della loro serena fiducia co-raggiosa. Arrivarono una mattina, il vecchio e la figlia, stanchissimi tutti e due per la notte insonne, per la giornata senza riposo.

« Dove mi conduci ora? » domandò il vecchio bretone al barelliere che lo spingeva su una carrozzella. « All'ospedale, mio caro ».

Egli guardò la figlia che camminava vicino a lui: « Anna Maria, io non sono venuto per andare all'Ospedale !».

Ella cercò di fargli capire che era necessario, ma negli occhi del padre c'era una volontà ardente, impe-riosa, irremovibile: « No, no, no! » disse senza violenza, ma con quella ostinazione testarda contro cui ogni volontà contraria si frange. La sua voce usciva chiara e rivelava una decisione riflessa e così irrevocabile, che nessuno osò contradire quel feroce desiderio. « Bene, papà, ti condurremo dove vorrai ».

Eccolo il bretone, là, davanti alla Grotta. Ha pregato la figlia di giungergli le mani, d'intrecciargli le dita, povere mani rigide, dita inerti.

« Adesso va pure; io sto bene così. Non occuparti più di me ».

Chiuse gli occhi e la sua anima salì verso la Vergine, china in quell'ora dal cielo, i suoi begli occhi amore-voli rivolti alla miseria umana.

« Sappi, pregò il vecchio, che da qui non me ne vado, se non morto o guarita. Io non so scegliere, tu sai qual'è meglio. Io aspetto la tua decisione e ti amerò ugualmente sia disteso nella tomba, che sano e in piedi ».

Tutta qui la sua preghiera, ma la ripetè cento, mille volte, finché Anna Maria venne a dirgli sottovoce: « Adesso ti porto via. Devi avere una grande fame, Papà! ».

Per la prima volta, dalla mattina, il Bretone socchiuse gli occhi:

« Credi che io sia venuto qui per mangiare? ».

La figlia osò insistere, ma il vecchio chiuse gli occhi, ripetendo come prima a proposito dell'ospedale, quel suo deciso: « no, no, no! ».

Anna Maria sapeva bene che era meglio rispettare la sua cocciutaggine di credente e di bretone e si inginoc-chiò accanto. La Madonna dalla grotta guardava con un sorriso diverso quel gran testardo, la cui preghiera per la millesima volta saliva a Lei:

« Non me ne vado di qui, se non morto, o guarito ». I pellegrini che, passando vedevano quel malato im-mobile, dagli occhi chiusi, bisbigliavano:

« Non gli restano molti giorni di vita ».

Ma essi non potevano sospettare la presenza in quel rudere umano, di un'anima ardente e di una volontà in-domabile. Se da quelle labbra ferme essi avessero potuto sentire qualcosa dell'intimo, avrebbero ascoltato, rapiti, la piccola preghiera che saliva alla Vergine:

« Che io muoia, che io guarisca, sarà sempre un gran bene, perché tu l'hai voluto! ».

... Era ormai l'ora della processione trionfale, l'ora dell'incontro solenne dei malati col dolce e compassio-nevole Signore della Vita. Anna Maria si avvicinò al Pa-dre: « Occorre portarsi là, con gli altri ».

Non rispose e si lasciò portare all'« esplanade ». Ma appena finita la cerimonia, dopo che il Cristo ebbe ri-cevuto, con tutte le acclimazioni, le suppliche mute dei sofferénti e dei moribondi, il vecchio schiuse a fatica le labbra per dire al barelliere: « Mi riporti dov'ero, per favore ». Egli non capì, ma la figlia prese con rassegnazione il manubrio della carrozzella e si avviò alla Grotta, mormorando: « è tanto, troppo testardo, il mio vecchio papà! ». Venne il crepuscolo, poi l'ombra sui monti, poi la notte...

« Non vuoi proprio mangiare? » Tornò a chiedere Anna Maria. L'uomo neppure rispose.

« Bisognerà pure che tu vada a letto e dormire, papà, è tardi ormai! ».

A ciò, quel sublime testardo replicò, più bile che mai: «Non sono venuto qui per dormire!».

« Oh, questo poi! », sbuffò la povera fanciulla, questa volta davvero esasperata, « non vuoi nè riposare, nè man-giare, nè dormire. è troppo, è eccessivo in un giorno solo! ».

Il vecchio riaprì gli occhi e con un tono di rude im-pazienza scattò:

« Non è per nessuna di queste cose che sono venuto qui. Ed ora, ragazza, lasciami qui solo, per i miei affari! ».

Dovette andarsene disperata: «Papà è diventato mat-to! La sua povera testa non regge più!».

Intorno alla carrozzella c'era solo un globo di fuoco, tranquillo guizzare di fiammelle nella notte limpida; le stelle terrestri si illuminavano al suolo come un riflesso di quelle che vegliavano lassù, lontane, nella profondità azzurra del mistero.

La carrozzella dove giaceva il vecchio bretone non sembrava che una fragile barchetta nel seno mosso di un mare di luce. Ma egli non s'accorgeva di tanta festa di luci; non udiva la mareggiata armoniosa de-gli « Ave, Ave Maria », che si sperdeva nella valle quasi mondo di fate; pensieri, desideri, sogni, erano protesi tutti verso Colei, che nessuna cosa può disto-gliere dal suo compito misericordioso, se un sofferente invoca dalla terra il suo aiuto.

Una dopo l'altra si spensero le candele, tacquero le armonie a poco a poco nella sera limpida.

Quando, molto più tardi, Anna Maria ritornò inquie-ta vicino al vecchio, che credeva di trovare addormen-tato, forse anche morto, ebbe un sussulto di meraviglia e quasi di sgomento: papà era ginocchioni accanto alla carrozzella, con le braccia in croce. Ben lontana dal pensare al miracolo, si slanciò angosciata verso di lui:

« Papà, che fai? ».

Egli si voltò: sorrise. Dalla Grotta la luce dei ceri più grandi accarezzava, trasfigurandole, le molte rughe del suo volto. Egli si alzò, leggero, forte, senza fatica alcuna, con lo slancio gioioso della sua giovinezza ri-trovata

« Anna Maria, bimba mia, era per questo che sono venuto ».

Là, alte, nell'ombra, le campane cantavano 1'«Ave Maria», lamento di chi soffre, tenerezza di chi è rasse-gnato, invocazione di chi dispera, alleluia di chi trion-fa. Anna Maria si afflosciò al suolo, le gambe tagliate dall'emozione, mormorando: « Signore Gesù! Non è pos-sibile... papà... il mio povero papà... è guarito! ».

 

GLI OCCHI RITROVATI

« Sono ormai due anni che ritorno qui, con la stessa speranza, con lo stesso insuccesso. Due armi che mi presento davanti a Lei, gridandole l'angoscia della mia in-fermità: "I miei occhi, i miei poveri occhi spenti... perchè non vuoi rendermeli? Altri, inguaribili come me, hanno ricevuto da te questa grazia perdutamente deside-rata; dono regale e bello, che sembra il più grande dei beni a chi l'ha perduta... la luce!".

« Infermo, tormentato da mali più dolorosi, sarei contento d'averli e ne sopporterei la dura prova, se po-tessi vedere... Ma vedere! Uscire dalla notte profonda in cui mi ha sepolto il caso atroce, che ha diretto, cieco anche lui, ma cieco crudele, una scheggia dentro il mio cervello! Ne ha uccisi tanti altri, questa crudele, incosciente piccola cosa! Uccisi, ma insieme liberati dal tor-mento delle tenebre, dove mi dibatto, solo, impotente, debole come un bambino, abbandonato a tutte le carità, che sentono pietà di me, quando mi incontrano: "Po-vero ragazzo, è cieco!". Ah, se la Madonna volesse guarirmi, almeno per metà; volesse farmi l'elemosina di un raggio di luce! Aprire nell'ombra completa uno spira-glio luminoso perchè io possa vedere un po', solo un po', della vita che mi circonda! Due anni che prego! Tanti hanno pregato molto meno di me e hanno ottenuto!

Sorrideva, un sorriso pallido, dove l'amarezza pro-fonda copriva l'apparente serenità, che il suo coraggio voleva mostrare a tutti, il suo coraggio di soldato che non aveva conosciuto viltà. Indovinando dal mio silenzio che temevo prossimo in lui lo scoraggiamento o la rivol-ta, soggiunse: Non mi lamento; ho tanta fiducia! Esaudito o no, crederò sempre nella sua potenza e nella sua bontà; no, non sono scoraggiato, solo sono tanto stanco. Sapeste come è terribile sentir vivere attorno la gente che vede, e pensare: "Tu non sarai per sempre che il disgraziato dagli occhi spenti, che non proveranno mai la gioia di ammirare le bellezze che ti circondano!" Così, da due anni, al momento della partenza, mi dico: "Perchè ritornare di nuovo là, se Lei non vuole e se sei per sem-pre condannato alla notte completa? ..." Mi dico così, ma poi ogni anno ritorno con la speranza che sia questa volta... No! Lei non vuole; trova che è meglio così e capisco che prolunga la prova; ma le dico, ugualmente, sottovoce: "Eppure, se Tu volessi..."

Fissava, non so verso quale orizzonte misterioso, i suoi occhi chiari, tutt'ora bellissimi; perchè la cecità è spesso aggravata dall'amara ironia che sembrano, gli oc-chi ciechi, ancora vivi, intatti in apparenza, e mobili, come se tentassero uno sforzo disperato per forare il velo non lacerabile, che, irrimediabilmente, nasconde lo-ro la luce.

Sorrise e il sorriso divenne più profondo quando, verso la Grotta, risuonarono canti, così imponenti che ri-velavano una grande folla. Ascoltò per qualche minuto, tutto raccolto; una gioia immensa irraggiava sul suo volto ed egli la sentiva così bene, che il suo sguardo, aperto sull'ombra totale, sembrava in quel momento seguire i movimenti della moltitudine, che recitava con gioia la sua preghiera.

L'illusione, anima; vedeva una cara illusione rischiarava la sua attraverso i ricordi; calcolava col pen-siero il numero dei pellegrini, in piedi, stretti al luo-go dove la Vergine aveva illuminato con luce divina l'ombra fitta della giornata terrena.

Dolcemente, mormorò: « Bello! Quanto è bello! ». Ma a un tratto, cessarono i canti e con essi l'incanto; il silenzio, abbattutosi su di lui, aveva interrotto il fa-scino del miraggio consolante; sussurrò, in un sospiro che era un singhiozzo: « Avevo sognato la luce! ».

La realtà ritornava a pesare sulla sua anima disillusa. « Vorrei andarmene, soffro troppo! ».

« Sì, ora rientreremo, ma recitiamo un'ultima pre-ghiera ».

Giunse con rassegnazione le mani e, docile come un bimbo, ripetè le mie parole, in cui tentava di introdurre l'offerta generosa di ima rassegnazione sublime: « Nostra Signora di Lourdes, abbi pietà della mia angoscia; Tu sai che cosa è il meglio per me, ma sai pure che la sofferenza dell'anima è peggiore fra tutte, e io soffro nell'anima. Mi sottometto alla tua volontà, ma non ho l'eroismo di accettarne con gioia l'apparente severità; se non vuoi guarirmi, dammi almeno rassegna-zione! Se non puoi rendermi i miei occhi, prega ch'io abbia almeno tutto il coraggio e l'aiuto divino necessario per sopportare la terribile prova, senza venir meno. Te lo offro con tutto il cuore questo sacrificio; ma se Tu lo vuoi solo completo, toglimi almeno questo desiderio continuo, che mi tormenta, di vedere il sole e di godere la luce, che ho tanto amato e da cui sono escluso per sempre ».

Mentre passavamo darvanti alla Grotta volle fermarsi un momento: « Mi può voltare verso la statua, proprio dirimpetto a Lei, come se dovessi vederla? ».

Assecondai il suo desiderio tanto insistente: « Chissà - pensavo - che la Madonna non gli ispiri questo gesto per attirare la sua misericordia e decidere il miracolo! ».

Eran qualcosa di commoventissimo, quegli occhi spen-ti, fissi sulla Miracolosa, e quella infermità sempre fidu-ciosa che implorava il soccorso di cui non voleva affatto disperare.

Anche questa volta ritornò all'ospedale come era par-tito; ma quando, otto giorni dopo, lo salutai, prima di separarci, mi accorsi dal suo sorriso che una gioia nuova si era impossessata del suo cuore e vi si era stabilita per sempre. Aveva ricevuta la grazia, ardentemente implorata, di accettare il sacrificio e di rinunciare al desiderio prepotente di rivedere la luce? La Madonna gli aveva concesso, in cambio della completa sottomissione, quella forza che sfida il male è di cui godono le anime alle quali Dio parla più forte dei desideri umani?

« Sento che sarò felice, mi confidò, trattenendo le mie mani nelle sue con grande abbandono. Questa fe-licità, lei forse riderà della parola, l'ho trovata quando mi ha messo di fronte alla statua: gli occhi dei ciechi vedono delle cose che a voi sfuggono, e sanno leggere pa-gine oscure, dove i vostri sguardi non distinguerebbero che ombre ».

Un po' spaventato di ciò che egli chiamava certezza e che a me sembrava solo un pio sogno,. tentai di cal-marlo: « Caro amico, senza voler giudicare le intenzioni della Madonna, lasci che la metta in guardia contro i peri-coli di interpretarle secondo le nostre illusioni. Ho co-nosciuto dei malati che, persuasi di aver avuto dalla Madonna una segreta ispirazione, scambiando la propria illusione per un avvertimento del cielo, hanno perso la loro cara rassegnazione e sono partiti scoraggiati ». Avevo detto queste parole necessarie in tono amiche-vole, quasi con tenerezza, preoccupato di attenuarne, con affettuosa dolcezza, la cruda verità. Il mia cieco non fu nè sorpreso, nè attristato; una calma sicura traspariva dal suo volto sorridente, dove non scorgevo nessun segno di esaltazione. La mia sorpresa crebbe ancora, quando mi disse questa cosa incredibile:

« D'altra parte comincio ad essere esaudito ». « Come? Crede che i suoi occhi?... ». Questa volta si mise a ridere: « Forse... ».

Ma il suo volto restava così enigmatico, ed egli stesso sembrava così deciso al più completo silenzio, che cre-detti bene non insistere. Gli dissi soltanto, come saluto...

« Se ci saranno delle novità, reclamo il diritto di es-serne messo al corrente! ».

« E per primo; sarà per me un dovere; ella è stato così buono e fraterno, da difendermi perfino contro le illusioni. Questa volta però l'assicuro che la mia speranza è troppo grande e troppo... ragionevole perchè io debba temere una caduta dolorosa nella realtà ».

Ci lasciammo.

« Povero ragazzo - mormorò presso di me una infer-miera, seguita da una fanciulla - quel suo coraggio me-rita che la Vergine santa lo abbia ad aiutare ». «Lo conosce, signora? ».

« Lo credo! è il figlio d'una mia cara amica; un bel nome, ma poca fortuna; era ingegnere quando scoppiò la guerra; ed ora... ».

Ancora colpito per le strane parole! di poco prima, credendo che l'infermiera avesse ricevuto le sue confi-denze, le ripetei i discorsi che avevo allora allora ascol-tati: « Se ne torna pieno di speranze; e, a sentir lui, già in parte esaudito... eppure i suoi occhi sono ancora com-pletamente spenti! ».

Più esplicita, la fanciulla, il cui viso grazioso rivelava una commozione profonda che animava i suoi lineamenti, guardò il cieco e volta a lui, ma rispondendo alla mia domanda: « Sono sicura che ha detto la verità ».

C'erano dunque dei sintomi di guarigione di cui l'infermo, per evitare un errore, custodiva, geloso, il segreto? Non osai insistere, per rispetto al riserbo in cui si chiudevano ostinate le due donne.

Quando, qualche minuto dopo, notai la fanciulla che guidava, con pazienza materna, i passi incerti del mio malato, mi convinsi che nessuna luce, anche minima, era venuta a rischiarare la sua notte.

Eppure poco prima il malato e la sua giovanissima dama, mi avevano assicurato che speravano il miracolo! Finii col credere che tutti e due, l'uno per troppo desiderio, l'altra per bontà, si cullassero perdutamente nella stessa speranza ostinata. Mi allontanai senza più cercare di capire.

...Due mesi dopo, quando, nel flusso sempre rinnovato dei pellegrini, avevo un po' dimenticato il mio amico, mi giunse questa lettera, con una calligrafia fem-minile sconosciuta:

« Caro signore, ho la gioia di annunciarle il mio prossimo matrimonio con la signorina Giorgina R., la mia infermiera di Lourdes, che ha vista accanto a me la primavera scorsa e che mi presta la sua mano per scriverle. Quando le dissi che stavo per ritromare i miei occhi, era dei suoi che intendevo parlare, la cui incan-tevole luce illuminerà da ora in poi la mia vita; vedrò attraverso lei che è la mia guida e che ancor meglio lo sarà presto.

« Così, in modo ben diverso da quanto ella ha po-tuto pensare, la Madonna mi rende ciò che la guerra mi ha preso e anche di più. Ora chiedo alla Vergine di lasciarmi come sono, perchè questa felicità cancella per me ogni dolore; l'altra, quella dì vedere e non solo per mezzo dei cari occhi d'ella mia compagna, sarebbe ora inutile.

« Mi aiuti a ringraziare la Madre di ogni consolazione, che esaudendoci a modo suo, ci dà la sola felicità che importa, perchè viene dall'alto. Con molta amicizia... ».

Amare la propria infermità, per la gioia suprema di essere infinitamente consolato, non è una straordinaria prova della bontà miracolosa di Maria?

 

NON DOMANI... STASERA STESSA!

Questo fatto, che bisogna inserire tra i miracoli di ordine sovrannaturale che ornano la fronte di Bernar-detta, l'ho raccolto recentemente da un Sacerdote in-glese. Sembra abbia, Nostra Signora di Lourdes, una gioia particolare a condividere, con la sua Eletta, il pri-vilegio di Mediatrice fra la misericordia divina e 1'an-goscia umana.

L'inverno scorso un uomo, dalla coscienza sconvolta dai rimorsi, purtroppo più che giustificati, mi confessò con freddo cinismo di essersi deciso finalmente a farla finita con la vita, gravata di una colpa enorme e, peggio, creduta senza remissione. Si sentiva affatto incapace ormai di sopportarne più a lungo il peso opprimente. Nessun sintomo di pentimento, nessun spiraglio che desse adito alla speranza; solo una visione folle sentiva ergersi a sbarrargli da ogni parte il passo: l'irreparabile!

Ci aveva fatto incontrare la pura coincidenza d'un affare casuale e quasi privo d'importanza. Fu a colloquio finito, quando meno me l'aspettavo, l'incredibile rive-lazione del suo male. Non una confessione, ma solo una frase gli è sfuggita, tragica, spaventosa: « Fra qualche giorno avrà notizia della mia morte » e mi tese la mano. C'era sul volto tutta una decisione disperata.

Sconvolto l'afferrai col gesto brusco, istintivo col quale afferri l'incauto che inciampa sull'orlo dell'abisso. - Disgraziato! Lei non sa cosa dice!

Si liberò con violenza dalla mia stretta: - Al contrario - rispose con voce calma - è l'uni-co mio pensiero. Del resto non le domando un consiglio e, tanto meno, pietà. Il destino ormai mi trascina. Per me, per la mia quiete, per la mia liberazione non c'è più che il nulla...

L'angoscia mi invase: mai, come in quell'istante, ho provato l'orrore di chi è impotente a salvare un uomo deciso alla propria rovina. L'emozione mi strozzava in gola le parole che, forse, avrebbero potuto offenderlo allontanando per sempre quell'anima dal tocco della Grazia.

Arrivai solo a gridargli: «Ma è un delitto» Ebbe un riso amaro: « Un delitto? Non sarebbe il primo... ».

Cosa strana! Tale sfida mostruosa alla Misericordia mi ritornò uro poco la calma. Come lampo, un pen-siero improvviso si fece strada dentro di me: « Ma que-sta confessione brutale di tanta angoscia, non è già una incosciente domanda d'aiuto? ».

Egli dovette leggere certo nei miei immensa, fraterna pietà, perchè disse con to triste: « La ringrazio, ma nessuno ormai può cambiare la mia decisione ». Ed aggiunse, per assicurarmi: « Stia sicuro che saprò evitare lo scandalo lontano, in Francia. ormai tanto vecchia... Non voglio morire qui... ma parto per Pau dove abita mamma, mi spiacerebbe non salutarla per l'ultima volta; ma in modo che non sospetti di nulla però. Poi... ».

Laggiù dunque! Proprio vicino a Lourdes lo trasci-nava il suo fatale destino. Sentii rinascere una im-mensa speranza che divenne spontanea, intima pre-ghiera, eco di una grande audacia: « Bernardetta, viene proprio presso Voi; io lo metto nelle vostre mani ».

Continuai a guardarlo in silenzio; egli aprì la porta, poi volgendosi

Conto sulla sua discrezione quando verrà a sapere... - Le do la mia parola. Addio! Sussultai

- No! Arrivederci! Gli sfuggi, cinica una risata, e sparì.

A tre settimane di distanza, le preoccupazioni di una vita assillante non mi avevano ancora sollevato dalla pe-nosa ossessione. Risentivo crudele, sarcastica la voce di quella disperazione, piena d'orgoglio, che sospirava l'impossibile quiete del nulla. La luce cupa di quegli occhi mi seguiva tormentosa come un incubo. Davvero speravo che il mio grido preoccupato avesse raggiunto il cuore vigile di Bernardetta; grido d'aiuto che ripetevo ventine di volte al giorno come una preghiera.

Ma potevo poi contare su un miracolo? Ripensavo alla sua missione di salvezza tra « i grandi peccatori » per per-suadermi che quell'anima così vicina alla dannazione e-terna dovesse per forza far sussultare la sua pietà. Ella, lo sapevo bene, poteva salvarlo anche sull'orlo del precipizio verso cui correva pazzescamente.

Ma lo potrebbe essa salvare, malgrado sia lui terri-bilmente contrario? Tuttavia nell'oscurità della mia an-goscia impotente, mi sembrava intravvedere un barlume di speranza; e andavo lanciando senza posa il mio grido supplice e fiduciosa: «Lo metto nelle vostre mani, Ber-nardetta! ».

In quei momenti avrei donato volentieri, credo, al-cuni anni della mia vita per avere la certezza che mi avesse sentito; ma la mente martellava solo di parole sacrileghe, fatali: evitare lo scandalo lontano, in Francia ormai tanto vecchia...

Fra qualche giorno ella sentirà della mia morte ». E che morte!

Una inquietudine più dolorante mi aveva assalito quella mattina. Tutta la notte l'avevo visto cadavere sanguinante, steso non so ben dove, il cranio bruciato e accanto, testimone di un gesto mostruoso, la rivoltella, strumento dell'irreparabile.

Ah, Bernardetta, non avete dunque voluto ascoltarmi! E giravo e rigiravo fra le mani inquiete e senza, inte-resse alcuno la posta del mattino, quando, improvvisa-mente, mi colpì quasi splendesse, un timbro su una bu-sta: Lourdes.

Dio mio! Forse la risposta dall'Alto, il messaggio così implorato, il "sì" della Santa alle mie invocazioni de-solate?

Fissavo sperdutamente la busta che mi tremava, sem-pre chiusa, fra le mani... mi mancava la forza, eppure la lettera veniva da lui... allora era salvo?!... Alla fine, bagnandola di lacrime, mi decisi a leggere... leggere la stupefacente notizia che nelle ultime frasi, buttate giù senza ordine alcuno, abbagliavano per fa luce troppo vi-va, la conclusione di un dramma; l'inno al miracolo: evitare lo scandalo. lontano, in Francia. ormai tanto vecchia... in

« ... forza irresistibile... Grotta... in questo luogo Ella pre-gava... compreso il mio delitto; liberato dalla dispera-zione... grazie... ».

Null'altro mi interessava più ormai delle dieci fitte paginate; ne sapevo abbastanza, ed afferrata la sta-tuina di Bernardetta dal centro della tavola, la strinsi con passione:

- Oh, grande, pietosa, benedetta Amica, come rin-graziarvi ora?... Voi avete ascoltato il mio grido d'aiuto e solo per voi, quest'anima ormai sull'abisso si è sal-vatal...

Solo più tardi lessi l'insperato messaggio, che gustai pagina per pagina, dalle quali sembrava aleggiasse il sorriso di Bernardetta. Non era difatti, da capo a fon-do, che l'alleluia del miracolo.

...Dopo aver ricevuto, rabbrividendo, il bacio di sua madre, che, povera donna, era ben lontana dal sospettare che fosse l'ultimo, era partito alla ricerca di un luogo solitario per realizzare l'abbominevole piano. Scot-tava fra mano l'arma micidiale che l'avrebbe spinto irrimediabilmente in una eternità spaventosa.

Camminava a casaccio, deciso come non mai: nulla avrebbe potuto ormai fermare la sua corsa verso l'irre-parabile.

Un'auto, che risaliva, l'incrociò, rallentò per arre-starsi quasi subito.

Un saluto allegro di una voce ben nota turbò un istante quella fosca, delirante ossessione; arretrò davanti alla mano tesa di un vecchio amico, col quale soleva tra-scorrere l'inverno a Pau.

Come mai da queste parti, tutto solo? L'uomo tentò alcune parole incoerenti.

- Via - insistette l'altro - non hai una cera troppo allegra! Che c'è? preoccupazioni? noia? disillusioni? - Oh no!... nulla!

- Tanto meglio allora! Libero da impegni, e senza una meta obbligata, non ti vorrai quindi rifiutare di fare una corsetta con me...

- Venire con te?

- Si, solo fino a Lourdes; ho da accendere per mia figlia, che non mi perdonerebbe alla commissione.

- Impossibile! - S'irrigidì l'uomo.

- Brutta ragione che non ammetto! Questo piacere no, non me lo puoi negare. Due orette giuste giuste, andata e ritorno e con un tempo magnifico come questo,...

Perchè abbia ceduto a questo invito inatteso, è quello che egli stesso si domanda ancora. Crollo improvviso di una volontà, tesa nella decisione fatale, che sarà sempre il mistero di questa miracolosa avventura.

Una forza misteriosa lo sollevò, lo fece sedere, docile come un bimbo, accanto all'amico, ben lontano dal pen-sare a quale orribile dramma ritardava la fine; perché nella mente del disperato non si trattava che di un malaugurato ritardo. Silenzioso accanto all'amico, stu-pito di vederlo così triste e depresso, egli malediva la fatalità di quell'incontro che sconvolgeva il suo piano sinistro.

Passò una mezz'ora: « A quest'ora, pensava, tutto sa-rebbe già stato finito... ». E siccome nel subcosciente la sua decisione sembrava cominciasse a tremare, si sferzò con una sfida orgogliosa: « Ti mancherebbe il coraggio dunque!... paura della morte... No! », si irrigidì « ancora qualche minuto... appena di ritorno... non domani... questa sera stessa! ».

Dal fondo della stretta vallata, Lourdes s'apriva all'orizzonte, mostrando in prospettiva armoniosa le ba-siliche.

La Grotta, come nebulosa di stelle irrequiete, sbal-zava sul cupo delle rupi col suo alone di fiammelle. E l'uomo, che della propria vita aveva ormai contati i mi-nuti, sfidando tutti i doni dell'Alto, volse gli occhi altro-ve: « Non domani... stasera stessa! ».

Per correttezza, fors'anche per una bravata, egli seguì l'amico fino a Massabielle, che, nella calma di quel gior-no invernale, era tutta un silenzio.

Sulle lastre del pavimento una scritta a mosaico, che egli sdegnò di leggere; con un gesto nervoso, impulsivo la calpestò, come dài una pedata al ciottolo che t'inciampa sulla strada. Tentò qualche passo in avanti, senza che egli stesso ne conoscesse il perché, forse, e sopratutto, per vincere quell'agitazione snervante che sentiva risa-lire. Inutile ogni suo sforzo. Un peso misterioso lo in-chiodava al suolo, immobile, prigioniero di catene invisibili. Tentò reagire, scuotere l'inerzia che tentava sopraf-fare la ragione. Davanti ai suoi occhi sbarrati corsero parole che si imposero al suo sguardo con una persistenza dolorosa: « In questo luogo precisa pregava Bernardet-ta ». Le sue gambe si piegarono; una forza irresistibile lo attrasse sempre più giù, verso terra finché, perso l'equi-librio, cadde ginocchioni...

Nel momento stesso nella oscurità della sua anima una vampa lacerò le tenebre. La ossessione truce della morte e del nulla si disperse per una folata di luce.

Dalla serenità che lo stava prendendo, indovinò che la speranza era risuscitata. Le colpe, gravi, non sembrarono più spettri maledetti, accaniti a perderlo. Inutile morire per sfuggire alla stretta orribile dei rimorsi.

Si schiudeva in lui una gioia nuova a raddolcire il suo amaro rimpianto. Egli conosceva ormai la virtù divina del pianto e sentiva sulla fronte la carezza sovrana del gesto che perdona.

... Si rialzò lentamente, come ci si sveglia da un sogno spaventoso, benedicendo in cuore l'onnipotenza d'amore ancora misteriosa ma già tanto cara, che gli aveva ridata la libertà.

Poi, tutto prostrato di nuovo, appoggiò a lungo le labbra frementi sul luogo sacro dove Bernardetta aveva ri-cevuto la missione di soccorrere e salvare i peccatori...

 

MORTE BEATA

Una sera dell'estate 1928, verso le sei, davanti alla basilica del Rosario, dove mezz'ora prima era terminata la benedizione ai malati, si era formato un assembra-mento molto animato. Persuasa di un miracolo, la folla aveva subitamente invaso la piazza.

No, non era un miracolo. Immobile era steso un uomo, chiusi gli occhi, già livido, morto, fulminato da un embolo.

I barellieri si affrettarono a trasportare il cadavere, quando una donna si precipitò con le braccia tese, i li-neamenti sconvolti da un dolore tragico: « mio ma-rito! ».

I pellegrini si scostarono costernati, seguendo, im-pietriti, il gruppo funereo che si incamminava all'Asilo Nostra Signora.

C'era sui loro volti tanta tristezza e spavento: da al-cuni anzi, traspariva evidente un interrogativo amaro: « Come mai la Vergine ha permesso questo? ». Perchè lo spettacolo di una morte fulminea richiama fatalmente l'idea dell'imprevisto spaventoso che fa tremare le anime più sante.

Un'ora più tardi, guidato da una religiosa, entrai nella piccola sala, dove la sposa piangeva e pregava davanti alla salma composta.

E siccome io tentavo suggerire pensieri di fiducia, sforzandomi di ricordarle la bontà misericordiosa della Vergine: « Sapesse, signore; mi disse, come in questa prova tremenda sento la Sua mano materna! ». E con uno sforzo per dominare il dolore, continuò:

« Da trent'anni viveva indifferente, anzi ostile alla Religione. Sognavo di vedere Lourdes ed egli accettò di accompagnarmi ma solo dopo aver avuta la mia pro-messa che nulla avrei fatto per ricondurlo a pratiche re-ligiose. Per questo non uscivamo mai assieme; non l'ho mai visto alla Grotta. Ieri sera mi raccontò che una fanciulla malata, alla quale aveva chiesto se soffrisse molto, gli aveva risposto: « Sì, ma non ancora abbastanza per meritare la conversione dei peccatori ». Ed egli aveva aggiunto: « che idea bizzarra! »

Nel pomeriggio, durante la benedizione degli ammalati, era in prima fila tra gli astanti; guardava fisso fisso... a cerimonia finita, l'ho visto entrare nella basilica dei Rosario. Con una gran speranza sono corsa alla Grotta a recitare il Rosario, e al ritorno... ».

Il suo sguardo corse con tenerezza al letto funebre. - Ha tanti motivi per sperare, signora...

- Sono sicura, continuò, che Dio gli ha perdonato. Era sicura davvero; per questo, pur tra tanta angoscia, vedevo nei suoi occhi brillare una gioia che superava il grande dolore.

Da poco era stato a farle visita un Sacerdote, che era accorso tra i primi a rialzare il cadavere ed aveva riconosciuto in lui l'uomo che, un quarto d'ora prima, sulla porta della chiesa l'aveva insistentemente pregato che volesse ascoltare la sua confessione. Vinto dalla gra-zia e portato v dalla Misericordiosa era andato, con uno sforzo coraggioso, a mendicare il perdono divino.

Beata morte, indubbiamente meritata dalla giovanissima malata sconosciuta, che aveva, come tante altre, compreso e accettato la sublime missione di pagare col dono di sè il riscatto di un peccatore.

 

A CHE TI SERVE, LA TUA MADONNA?

Nell'uragano di Verdun, in fondo a quella Fossa del-la Morte, tomba spaventosa del fior fiore della gioventù, culla della vittoria.

Riparati a mala pena dietro alcuni sacchi di terra sventrati, essi attendono il segnale del terzo assalto: il terzo della mattinata, e non sono che le nove!

Ma chi dunque può tendere e tendere senza sosta questa energia prodigiosa; quale forza sorregge questi uomini dai muscoli d'acciaio?

Una volontà imperiosa s'impone, li domina. Per essa vivono e lottano con ardimento sempre nuovo, offrendosi decisi e fieri, alla morte necessaria.

Il sottotenente che li comanda è tra i più giovani, ed ama i suoi soldati con tenerezza attenta, premurosa; per questo, pur brontolando su tutto, nella loro stan-chezza spaventosa, quando li guarda continuano a sor-ridergli.

Scoppiano a volte dal fondo di quel buco parole dure, selvagge; parole di collera contro il nemico e contro il duro destino; contro la fatalità di dover combattere e la quasi certezza di dover lasciar la pelle su quel pia-noro, dove li spinge, loro malgrado, la forza ebbra del dovere. - Non dici nulla tu. - borbotta uri territoriale dalla voce stizzosa.

Il giovane ufficiale, ritto, con gli occhi protesi alla mischia che infuria:

- Oh, sì che parlo! - risponde al vecchio ». - Ma a chi parli?... - Alla Santa Vergine. - E che le dici?! - Che la nostra sia una biuona morte. E termina sottovoce: " adesso e nell'ora della nosrtra morte..."

Il selvaggio uomo della trincea si vicinissimo alla pallida figura del suo capo: - Si capisce bene che non hai famiglia tu.

Il sottotenente, dal viso di fanciulla, alzò le spalle. - Non ho famiglia! Sono solo la sposa e le cose che stanno a cuore? Non ho una famiglia?! Papà, mamma, due fratelli, quattro sorelle... se tu credi che tutto questo sia nulla!...

Commosso, più di quanto volesse mostrare continuò: - E tu vuoi farti egualmente sbudellare?

Non lo voglio, ma lo devo perchè è necessario; però mi preme morire sotto il Suo sguardo.

Curioso, il fantaccino infangato, dal viso chiazzato da tutto un inverno passato in trincea e dalle micidiali esalazione di centomila obici, domandò ancora:

- A che cosa ti serve la tua Madonna? - A vedere cadere i 77, i 305, ed i 420 senza tre-mare.

- E dove si trova dunque? - Sogghignò l'altro. Vivente, in cielo; e qui, in immagine, disse l'uf-ficiale mostrando un braccialetto da cui brillava una me-daglia di Lourdes.

... La terra ed il cielo rosseggiavano intanto. Tranquillamente il "vecchio" tese la mano al suo capo: una buona morte.

- La tua buona Madonna sarebbe capace di salvare un padre di famiglia?

Il sottotenente staccò la medaglietta e la fissò, con un gesto pieno di devozione, alla catenella d'acciaio dalla quale pendeva la piastrina di riconoscimento del suo rude camerata. Se Ella può salvare un papà?... Certo! Ma biso-gna domandarglielo.

- E che cosa bisogna dirLe?

La mano sul, braccio del commilitone, l'ufficiale pro-nunciò lentamente:

- Nostra Signora di Lourdes, proteggimi!

Ed aggiunse con voce eccitata, comprendendo che e-ra giunto il momento dell'assalto:

- Ripeti, vecchio mio, ed in fretta! L'uomo mormorò, levando il casco:

- Nostra Signora di Lourdes proteggimi!

Il turbine di ferro... la folgore... la morte ovunque. Dei ventidue uomini, balzati oltre il terrapieno a barriera contro l'ondata violenta del nemico, ancora una volta stroncata, uno solo rimase: il vecchio territoriale con la gamba destra fracassata, steso al suolo seomvolto, in una pozza dì fango e sangue.

Gli altri tutti, alla rinfusa, già quasi nascosti nel fan-go, orrendamente trafitti, maciullati... morti dieci volte! Fra loro, a ridosso dell'unico sopravissuto, il giovane sottotenente col cranio spaccato; le labbra intatte pog-giavano - per quale miracoloso incontro non so al polso del "vecchio" sulla medaglietta della Vergine, per la quale Ella aveva esaudito due preghiere: la preghiera dell'anziano che voleva vivere, quella del giovane che accettava di morire...

 

RIPOCHE PELLEGRINO

Quando, stanco per la lunga strada che gli aveva spezzato le gambe e raffreddato il coraggio, quell'au-dace curato arrivò dal direttore del pellegrinaggio, sentì il suo entusiasmo spegnersi e la sua speranza affievolir-si: «Dopo tutto, pensò, non ho altro argomento da portare che la mia fiducia nell'impossibile. La mia ri-chiesta susciterà meraviglia e, ciò che è peggio, iro-nia».

Poco sicuro, giudicandosi troppo audace, spenta ormai quella specie di ubriacatura che l'aveva sorretto fino all'ufficio, fu quasi sul punto di fare un vile dietro-front; ma poi la sua fede, la sua grande fede imperiosa, violenta, rianimò tutt'a un tratto la sua volontà, pronta a cedere, e pensò: « La Madonna che disprezza la trop-pa prudenza, deve amare quelli che osano. Dove sarebbe il merito se la fede non sorpassasse qualche volta il limite del verosimile?».

Entrò, e senza ascoltare le obbiezioni che troncavano la sua domanda, concluse con un'autorità stupefacente: a Ecco perchè voglio portarlo a Lourdes! ».

« Mio povero amico... ». Eppure il direttore non era certo uno di quelli che misurano la potenza di Dio e della Madonna con il contagocce della prudenza uma-na: egli aveva fra i suoi documenti un grosso libro d'oro di dubbi sopraffatti, di errori vinti, di indifferenze scal-date, di speranze morte e risorte in certi malati, per una sola visita alla Grotta.

Egli conosceva le guarigioni delle anime, moltipli-cate dalla Madonna in quelli che erano venuti a Lei col solo desiderio egoista di ricevere il dono della salute; conosceva anche il miracolo ripetuto tanto sovente della rassegnazione, della morte accettata e desiderata, di do nazioni impreviste, sorte subitamente dalle profondità dell'anima angosciata. E spesso, a chi gli confessava la mancanza assoluta di fede e di fiducia negli ammalati, rispondeva: « Portiamoli ugualmente; se nati guariranno per la terra, guariranno per il cielo! ».

Tuttavia l'auddiacia, anche nello sperare nella Ma-donna., dispensatrice di grazie infinite, ha dei limiti. Si può chiederle tutto, ma non sfidarla; si può chiederle l'impossibile; non uscire dai limiti del verosimile. « Mio povero amico, sospirò il direttore del pelle-grinaggio, questa volta è no, decisamente no! ».

Il curato rispose con uno di quei gesti eloquenti, che significano chiaramente: « Vedremo » e che, di fronte all'ostinazione testarda del canonico, si espresse nel mo-nosillabo burbero della più perfetta disubbidienza: « No! ». « Sarebbe a dire? ».

« Che a dispetto vostro e degli altri... che a dispetto dello stesso Vescovo, se mai pensasse di interferire in questa faccenda, io disubbidisco! e anche di tutto cuo-re! ». « E allora? ».

« Allora devo portare il mio uomo a Lourdes e vi prego, vi supplico di iscriverlo fra i vostri ammalati! ». Il direttore che sentiva, suo malgrado, che la sua decisione tentennava, volle guadagnare tempo: « Pen-sateci su, almeno! ». « Sono quindici giorni che non faccio altro ».

« Vi prendete voi, tutte le responsabilità? ». « Con entusiasmo! ».

« Vi occupate di lui a vostro rischio? ». « ... a mio rischio e pericolo ».

« Vi avverto che qualunque cosa succeda ve ne lavate completamente le mani ». « Anche i piedi, se volete! ».

Il canonico, più commosso di quanto non volesse dare a vedere, aprì il suo registro, riprese la stilografica e: « Nome? ». « Francesco Ripoche ». « Domicilio? ». « Nessuno ». nessuno? Ma abiterà da qualche parte. « Come da qualche parte? ».

« Sì, da qualche parte, bosco ». « E dite che... moralmente? ».

Il curato si rizzò e nei suoi occhi neri brillò un lam-po di gioia esaltata e fiera, come fiamma ardente. « Moralmente? Il più perfetto dei miscredenti, più completo dei bestemmiatori... ».

« Accidenti! ». « ...cacciatore di frodo, ladro; grande abilità il coltello... ». « Buon Dio! ».

« Non ho finito: pronuncia contro Dio oltraggi tali da far drizzare i capelli anche sui craniodei calvi... ». « Ahi! ».

« E per finire, ma questo è affar mio, quando gli ho parlato di Lourdes, ha risposto così... »

e deciso additò la fronte, ammaccata da una ferita sangui-nolenta. « Mi ha spaccato' in testa uno zoccolo! ». « Ah... questa poi! » « Oh, non importa! bisogno da un anno». «Infermo?».

« Peggio! Stritolato dalla caduta di una pianta che stava abbattendo. Distrutto per tutta la vita, votato alla miseria, al dolore senza speranza, alla morte nell'abbandono, trascurato d'agli uomini... ». « ...e da Dio! ».

Il prete picchiò un gran pugno sul tavolo, con tale energia, che il canonico credette di ricevere sulla faccia uno degli zoccoli del terribile Ripoche.

« Signor direttore, c'è nella storia degli atti miseri-cordiosi ded Cristo, un certo Buon Ladrone; non valeva certo più del mio uomo, eppure è in Paradiso! ».

La seconda visita del curato al vecchio lupo della fo-resta fu inaudita, strana, tragica. Quando entrò nella tana, un getto di bestemmie, di cui la minore era ab-bastanza per roivesciare un carabiniere, lo accolse senza smuoverlo; per parecchi minuti il vecchio cacciatore di frodo parlò da solo e così svelto da soffocarsi; ma ogni volta che si fermava per riprendere fiato, il sacerdote ne approfittava per introdurre tre parole, sempre le stesse: « Verrai a Lourdes » e l'altro, che al nome santo si irritava terribilmente, ricamava attorno le più ributtanti trovate del suo odio delirante.

Quando gli mancava il fiato, il prete gli tendeva un bicchiere di vino: « Bevi un po', ti darà fiato per continuane ».

Ma aveva gran cura di non dire che nella bottiglia aveva versato molta acqua miracolosa. Malgrado ciò, il selvaggio non disarmava; e questa scena giurò per due ore. Alla fine, affranto da tanti sforzi, Ripoche si voltò sul suo pagliericcio, come per dormire.

Vicino a lui, in piedi, con gli occhi fissi su quell'es-sere miserevole, avendo giurato di « averlo » a tutti i costi, il prete recitava il Rosario... Poi dopo avergli rifatto la medicazione alle gambe, mentre il malato brontolava come un cane ringhioso, ripetè per la ven-tesima volta: « Ripoche, voglio portarti a Lourdes! ».

Per fortuna, lo zoccolo era stato abbandonato in un angolo della capanna, fuori mano, che lo cerca, tastando il terreno.

« ...e vedrai che la Madonna è là per consolare i ma-lati come te, senza speranza! ».

Ingiuriato anche l'indomani, come il giorno prima, come i giorni seguenti e molti altri ancora, il curato sentiva crescere e splendere la sua fiducia.

Eppure Ripoche non si ammansiva; costretto sul suo giaciglio per la spaventosa ferita, abbattuto per tutta la sua vita, abbandonato nel suo male come un mastino rabbioso, sempre soccorso con tenerezza dal sacerdote, egli invocava continuamente la morte e sospirava l'ora in cui « creperebbe come una bestia! ». « Ripoche, voglio portarti a Lourdes! ».

Erano ormai tre settimane che il curato, testardo ir-removibile e sublime, gli ripeteva questo desiderio, che era insieme preghiera e ordine. Finalmente, stanco, ca-duta la sua ira, sfinita la volontà nella lotta, il vecchio miscredente non resistette più. Stanchezza? Rassegna-zione forzata? Fatica dei nervi, prima esasperati, ora distesi? I pochi visitatori che gli portavano l'elemosina di qualche parola e di un po' di pietà, dicevano: «De-clina»; il prete, che conosceva meglio le vittorie inat-tese della grazia, pensava: « Cresce! ».

Una sera finalmente, mentre egli stava per uscire, Ripoche lo afferrò per la sottana e lo attirò a sè: « Non è che io ci tenga a vederla, questa sua Ma-donna di Lourdes che fa dei così detti miracoli e non è capace di guarirmi; ma se la diverte, mi porti pure là, quando vuole. Ha trafficato abbastanza intorno a me, posso ben fare anch'io qualche cosa per lei! Adesso mi lasci dormire e mi sbarazzi della sua presenza ».

Il sacerdote lo guardò, con una gioia immensa; rimase ancora qualche momento, poi facendo tacere la felicità che gli cantava dentro, lentamente uscì. Ma quando fu fuori, i grandi alberi del bosco udirono il grido del suo trionfo incontenibile:

« Nostra Signora di Lourdes, io ti amo tanto, ma pure non meritavo tanta gioia! ».

I suoi dolori però non erano ancona finiti!

Ripoche, com'era naturale, fu un pellegrino deplorevole o, piuttosto, non fu affatto un pellegrino, perchè se aveva accettato di essere « trascinato » a Lourdes, non era certo per pregare.

Quando ancora vennero per portarlo via dalla sua miserevole capanna, una mattina di luglio, egli dichiarò chiaro e tondo che aveva cambiato idea e che il curato non aveva il diritto di usare di lui come di un diverti-mento per tutto il clericume della parrocchia e del vi-cinato.

Dovette venire di persona il povero curato a ricomin-ciare la sua opera di persuasione; riprendere uno per uno, come si raccolgono i mattoni di un muro crollato, i ragionamenti, che sembravano avessero già convinto il suo strano parrocchiano. Mentre parlava, rimproverava se stesso, dandosi nel profondo dell'anima una lezione di modestia: « Così imparerai, caro mio, a credere che una conversione si ottenga tanto facilmente! ».

Ripoche, vecchia volpe, sentiva che il curato lo « vo-leva » a tutti i costi e, deciso di fargli pagar cara la sua fisima, mise condizioni spaventose. Andare a Lour-des, ma rimanere comodamente all'ospedale; niente Grotta, niente processioni, niente preghiere o acqua be-nedetta; soltanto un bel viaggio per vedere paesi nuovi e per distrarsi; e se il sacerdote non prometteva, niente da fare! Era la sua ultima parola.

Accettare o non accettare? Niente Grotta e piscina? E allora che cosa? Con la mente invocò la Madonna, press'a poco così: « E adesso, buona Madre, non vorrai per caso lasciarmi nei pasticci? Essere ridicolo, non me ne importa, ma ritornare sconfitto, questo no; e soprat-tutto sentirmi dire: Contavi su un miracolo, così, senza pensarci, come se la Madonna di Lourdes fosse ai tuoi ordini! Su dunque, ispirami! ».

Come una eco a questa dolce preghiera - e quale eco! - la voce di Ripoche tuonò:

« Preferirei crepare in questo istante che andare a immergermi nell'acqua benedetta, col rischio di pren-dermi una polmonite! E poi cerchi di sbrigarsi, perchè se dico di no, sarà no e non cambierò più idea! ».

Che strana cosa! Il curato, a tale dichiarazione in-solente, sentì crollare le ultime titubanze:

« D'àccordo, vecchio mio, faremo porto là, così come sei ».

« E così come sono, mi riporterà a casa? ». « Per quello, si vedrà! » pensò il prete, come vorrai.

Dopo due giorni, alle sette del mattino, l'ospedale di NotreDame des Douleurs era teatro di una scena tan-to inaudita, che il povere curato sentì la sua fiducia scendere a precipizio a quattro a quattro la scala del suo sogno irraggiungibile.

Barellieri ed infermiere si fermavano un momento davanti all'ascensore e si guardavano con volti spaventati, mentre da un lato all'altro del corridoio rimbalzavano come palle queste parole: « è un pazzo!... un demonio! ».

Sollevato per metà sulla sua barella, Ripoehe sem-brava l'incarnazione di un furore impotente, che si ven-dica della sua immobilità, riempiendo l'ospedale delle sue bestenunie. Cercarono invano di calmarlo; voleva essere riportato a casa; gridava a squarciagola che tutti si approfittavano della sua infermità, che quel curato dannato l'aveva strappato con la violenza dalla sua casa. Reclamava polizia e commissari.

Per due ore continuò questo baccano infernale. Al-cune dame, che si erano affaticate inutilmente per ri-condurlo alla ragione, si ritirarono scandalizzate; solo, in mezzo a tanta confusione, il curato, chiamato in aiu-to, si manteneva calmo e sorridente.

« Non abbiate paura; lo conosco. Grida molto, così, sembra che voglia rompere tutto, ma in fondo ha buon cuore! ».

« Forse in fondo... molto in fondo... ma alla superficie? » osservò un barelliere.

Non fu senza fatica che riuscirono a introdurlo nell'ascensore, con mille precauzioni.

« Non vedi, osservava il Sacerdote, che tutti si oc-cupano di te? ».

Scoppiò una bestemmia terribile.

« Non importa, dichiarò il Sacerdote ai due barellieri che l'accompagnavano, non ci siamo che noi a sentire, e la Madonna non si spaventa per così poco! ».

Per quale prodigio riuscì a farlo trasportare alla Grotta, il giorno dopo? E per che miracolo Ripoche se ne stette tranquillo e silenzioso? Mi hanno detto che il curato, più testardo del suo parrocchiano, aveva pas-sato la notte in preghiera, davanti alla Grotta. Senza dubbio, in questo suo incontro con la Madonna, egli sfoderò i suoi argomenti estremi, irresistibili e dettò le sue supreme condizioni. Quando ritornò nel pomeriggio, col cuore pieno di speranza, perchè gli avevano detto che il suo rabbioso parrocchiano non aveva dato in escandescenze per tutta la mattinata, incontrò sulla scala un giovane barelliere che sedeva, saltando i gradini: « Padre, venivo a cercare lei... ricominciamo! ». Non parve scosso e con passo tranquillo, col volto stranamente sereno, penetrò nella sala.

Vide qualche testa sollevata, occhi inquieti, Che sembravano ripetergli le parole di poco prima: « rico-minciamo!... ».

Vide tutto ciò e soprattutto udì la voce di Ripoche, ma una voce che egli non riconosceva, più timorosa che irritata, una voce bassa, inframezzata di sospiri, che gri-dava: «Ah, cretino, brigante, buono a nulla! » e altri epiteti che arrischierebbero di spezzare la mia penna, se tentassi di scriverli.

« Ebbene, mio caro, a chi indirizzi tutti questi com-plimenti? ».

L'uomo, riconosciuto il prete, la cui fronte calma por-tava ancora il segno dei suoi antichi furori, si rizzò quanto gli permetteva il male spaventoso, che gli aveva spezzato corpo:

« A me... a me... che sono un... » e avrebbe ricomin-ciato, allungandola ancora, la filastrocca, se la mano del prete non gli avesse tappata la bocca.

Passarono alcuni minuti, silenziosi, gravi di intensa commozione. Poi Ripoche parlò:

« Signor Curato... Signor Curato... che cosa c'è? Non è possibile! Corpo di un cane! La sua mano trema, la faccia è pallida, ma... «Lei piange?! ».

« Ma no, ma no... » protestò il sacerdote, che sin-ghiozzava.

Vi fu ancora una pausa di silenzio, poi con una voce così bassa e così dolce, che nessuno intorno a lui la potè udire, il selvaggio supplicò:

« Si avvicini... ancora più vicino... mio grande ami-co! » allora con le sue braccia da colosso, in cui sembrava concentrata tutta la potenza della vita, il bruto di un tempo, il nemico di Dio e degli uomini, strinse il prete sul suo cuore, gemendo: « come è forte lei!... come è grande!... come è buono!... ».

Quando finalmente potè strapparsi alla formidabile stretta, l'apostolo si raddrizzò e indicando a colui che aveva salvato l'immagine della Vergine:

« No, non io! Lei ti ha portato fin qui, per farti capire che è... ».

« Ah, lo so adesso: la Madonna di Lourdes! ». « E anche... ».

« ...quella che ha pietà dei mascalzoni come me! ». « E poi... dillo, dato che la parola trema sulle lab-bra... ». Ripoche si asciugò gli occhi e mormorò sotto voce: « La mia Mamma! ».

 

QUEI CARI CONOGLI...

Davanti alla gabbia dei suoi conigli, Giannina, che ha visto sbocciare, con le ciliegie, il suo diciassettesimo anno, pensa, sospesa, cose molto serie. Di solito, sola di fronte alle nuove nidiate che ruzzolano, fiutano, in-crespano i baffi, si sgomentano al fruscia di una foglia che cade, ella, scoppia a ridere e si dimena per la gioia. Son ben buffi questi frugolini dalle pelliccie grigie, al-l'ultima moda, col loro aspetto di pupazzi in cartone e i loro occhietti neri, che non si preoccupano di niente!

Oggi invano essi si rizzano compatti, lungo la rete metallica, che quasi li maschera come una nuveletta; invano essi corrono pazzamente con le codine irrequiete e i lunghi orecchi ritorti: davanti alla gabbia dei suoi coniglietti scatenati, Giannina pensa molto seriamente e i suoi sguardi fissano un punto lontano, nella penombra sconfinata dei sogni irraggiungibili.

Che cosa sogni, Giannina? Forse sei anche tu una di quelle pupazze sperse che maledicono e tentano sfuggire la vita perchè ne hanno perso ogni attrattiva? Non mi piacciono affatto quelle signorinette di diciasset-te anni, la cui alta filosofia è piena soltanto di rimpianti; maledice l'esistenza, e non sa più sorridere vedendo trotterellare i conigli grigi, gioia dei bimbi. No, signore, no! L'assicuro che i gravi problemi della vita non mi spaventano affatto; le preoccupazioni,

che m'inquietano oggi, non sono quelle che tormentano le signorine snob, che sprecano lacrime in ridicole di-sperazioni; ho il cuore a posto, sono Figlia di Maria io, e prego Dio con tutte le forze dei miei diciassette anni. Soltanto...

- Soltanto... ecco: c'è, anche se tu non lo dici, un « soltanto », un'idea fastidiosa, nera, che tormenta il tuo cervello piccino, dove non vorrei vedere che l'azzurro senza macchia, proprio della tua età.

- No, non tristi presentimenti, nè malumori; soltanto un dispiacere, un grosso dispiacere, perchè non potrò, l'anno venturo, concedermi, come le mie amiche, una grande gioia, che da tanto tempo è il mio unico sogno! - E questo sogno?

- Andare a Lourdes! Ma non ho un soldo. ...Davanti alla gabbia dei suoi conigli, Giannina è desolata.

I conigli cresciuti, curati quasi con tenerezza, sono diventati grassi e paffuti. Ogni giorno con commo-vente attenzione, Giannina li rimpinza d'erba fine, di cavoli teneri e anche, che lusso in questi tempi tanto difficili!, di tutto quel pane che può mettere da parte: il suo pane! Ed eccoli così belli da mettere invidia in ogni casseruola.

Quando, durante la cena, si discute il « menu » per l'indomani, la madre si meraviglia di sentire, tutte le settimane, questa risposta, che ritorna regolarmente, come i quarti di luna:

- Mamma, e se mangiassimo un coniglio?

La buona donna., imbarazzata di vedeeree che sua figlia nutre per i piccoli alunni un amore cossi appassio-nato, solo per il desiderio di mangiarli, si domanda da dove le venga questa ghiotta, strana mania per la carne dei suoi poveri pensionati.

- Ancora coniglio! - borbotta settimanalmente il padre che annusa l'odore di cipolle fritte nella fattoria. - Giannina ne va maga!

- Come, tu? Ma se fino a poco fa arricciavi il naso, quando tua madre te ne serviva?!

- Ho cambiato gusto, papà caro!. Vorrei mangiarne tutti i giorni, alche due volte al giorno!

- Capricci! passeranno! - Non credo, papà...

Davanti alla gabbia, dove si agitano i coniglietti del-la sesta covata, Giannina sogna sorridendo...

Sei generazioni si sono successe nella conigliera, u-gualmente viziate, ugualmente accoppate, squartate e fritte... squartate soprattutto! Infatti il coniglio non scompare completamente; morto e sotterrato, lascia ancora la pelle. Riempite di paglia, appese a una trave, vigilate con amore, dieci, venti, trenta, quaranta pel-liccie grigie sono allineate da mesi e aspettano il cen-ciaiolo. - Pelli di coniglio! Pelli di coniglio!

Giannina si precipita in solaio, afferra a uno a uno i resti dei condannati e scende a quattro a quattro cori le braccia cariche.

- Signore, signore, volete comperare queste? Trattative, discussioni.

- Guardate come sono belle... Eh no, li conosco anch'io i prezzi, o duecento lire o niente...

Erano quei tempi felici, ormai lontani, quando il coniglio, battezzato volpe o visone, era una pelliccia di lusso, grazie alla genialità dei pellicciai.

Giannina s'impunta, cavilla, discute, si accorda per una, cede su una seconda, si rifà su una terza, vanta l'artico1o.

- Come sono grandi e pelose! Guardi che pelo! Ebbene, per farvi un piacere, vi compro tutte le pelli per seimila lire...

Davanti alla gabbia, dove si sbattono dei conigliotti allegri di tre settimane - la conigliera come la storia è un perpetuo rinnovarsi - Giannina non sogna più, ride, canta, salta:

- Su svelti, piccini miei, crescete! Quanto vi voglio bene per la gioia che mi date! Ancora due mesi e ce ne andremo a fare un bellissimo pellegrinaggio!

Ce ne andremo? - oh, cara gioventù egoista e incantevole!

- Papà, mi piacerebbe andare a Lourdes!.

- Non ho soldi, piccina, quest'anno! Sulla vigna il gelo, il grano tempestato, la verdura intisichita dalla siccità...

- Papà, non ti domando danaro... vorrei soltanto il permesso... - E il danaro?

Ella spalancò, sfogliò il suo libro da Messa, illustrato in ogni pagina di bigliettoni di banca... Da dove vengono? - Da tutti i conigli che ti ho fatto mangiare, papà!

Oggi la signorina Giannina è a Lourdes; è gaia, tutta gioia, ubriaca di allegria, felice! Canta, vive il suo sogno, trionfa. Davanti alla Grotta, mattina e sera e spes-sissimo durante la giornata, ella prega per il suo papà, per la mamma, per tutti i suoi cari, per sè e... per i suoi conigli!

Il curato, che mi ha raccontato questa storia vera e graziosa, è un pellegrino ostinato, giovane, appassionato di apostolato, benemerito di Lourdes; un uomo dalle spalle larghe, sempre meno però del suo cuore. Me l'ha raccontata, fiero e commossa, per la gioia di ag-giungere un piccolo fiore di campo al fascio di gloria che piace di portare, ogni giorno più ridente e bello, ai piedi della Madonna.

In quanto a Giannina, non ho neppure cercato di conoscerla; preferisco ricordarla senza un volto ben de-finito, avvolta nel mistero; preferisco rivederla sempre come me la dipinse il suo curato: carica di verdure, chi-na sulla gabbia dei conigli, ma col cuore proteso alla Vergine, intenta solo a spronarli: «Su, piccini miei, crescete presto!. L'anno venturo ce ne andremo a fare un pellegrinaggio e sarà bellissimo!... ».

 

LI AVREMO !

Non mi riesce dimenticare un incontro avvenuto sulla « Esplanade » con il giovane Vicario di un centro indu-striale dell'Est. Intorno a lui 22 ragazzotti, per lo più con lo sguardo intelligente e svelto, impazienti di novità, capaci di tutto. Soltanto dal loro saluto spavaldo avevo capito che essi non erano i tipi da segnare il passo dietro le barricate: tutto d'un pezzo, nel bene e nel male; materialisti a qualunque costo o cristiani capaci di sacrificio fino al martirio. Figli di rivoluzionari co-scienti o no, essi avevano scelto Dio e lo servivano con lo stesso ardore entusiasta che altri impiegano nel be-stemmiarlo e nel metterlo ancora in croce.

Rimasto solo col Sacerdote, gli manifestai la mia am-mirazione; mentre il gruppo ci sfilava davanti serio, disciplinato, quasi raccolto, egli mi spiegò: «Tra quelli, ve ne sono quattordici su ventidue che, l'anno scorso, mi insultavano per la strada ».

« Magnifico miracolo! ».

« Sì, la Madonna ha voluto usare otto ragazzi già molto buoni per conquistare gli altri ».

Allora mi spiegò: « Quelli del gruppo cattolico iniziarono la difficile, direi impossibile, conquista di quelle anime. Dapprima fu un urto violento, quasi brutale, un'aspra lotta di idee; ciascuno difendeva la sua posi-zione: difesa e offesa. I miei ogni giorno ripetevano: " li avremo"; gli altri si aggrappavano alle loro posi-zioni.

« Un giorno quel soldo d'omettò che vedete là, in fondo alla colonna e che erta stato una volta pure un ma-terialista arrabbiato, venne a dirmi, così, tranquillamente, senza pensare che il suo sogno era irralizzabile: "Bisogna portarli a Lourdes nostri!".

"Facile a dirsi, caro, ma hai pensato..."

"A tutto, Padre, tranne, si capisce, al rancio: questo riguarda lei!".

E poichè lo guardavo in silenzio: "Si spaventa per la spesa, padre?".

"Ragazzo mio, uno solo di loro vale più di tutto l'oro del mondo".

"Allora mi prometta di dare i soldi!".

Sconvolto dalla commozione, gli risposi con una stret-ta di mano: "Se è solo questo che vuoi, puoi contarci!". Non avevo, in verità, neanche un centesimo, ma non me ne preoccupavo. Intanto il ragazzino mi fissava con quei suoi occhietti penetranti, una volta perfidi, oggi così limpidi e buoni.

"Come, Padre, piange!? Lei, un soldato decorato! ". "Sì, piango!" - "Per chi?" -. "Pere te" - "Dispia-cere?" - "No, gioia! La più grande gioia della mia vita. E adesso, arrangiati!" - "E per il rancio?" --"Non pensarci. Fila!" - "Siamo a cavallo! Finito di dire li avremo!, li abbiamo già" e se ne andò, monello come sempre, saltando come un puledro in libertà, emet-tendo i suoni rauchi di un "klacson" raffreddato!

«I dettagli? - continuò il Vicario - sarebbe troppo lungo raccontarli, anche in riassunta; sarò beve. Per quattro mesi di quest'inverno, il mio monello, i suoi compagni e anch'io abbiamo sgobbato. C'era una differenza io lavoravo con timore, essi con sicurezza. Per-fino il giorno in cui dal cielo mi piovvero dei bigliettoni inattesi, dubitai ancora: "Ma riusciremo poi?".

Essi non avevano dubbi e quando a volte intuivano la mia inquietudine mi prendevano le mani: "Su, Pa-dre, ci ha sempre detto che la Madonna di Lourdes non manca mai là dove occorrono dei miracoli; crede dunque che possa proprio ora piantarci in asso?". Difficilmente potrò dimenticare il giorno in cui arri-varono alla chiesa questi quattordici cari selvaggi, trascinati dai miei otto piccoli apostoli. "Signor Padre, se le fa proprio piacere portarci a Lourdes, noi ci stiamo". Il maggiore, diciassette anni circa, parlava per tutti, ardito e deciso, con un sorriso ironico; non si capiva se per scherzo o sfida.

"Ma - aggiunse subito, per una gita soltanto. Per un pellegrinaggio, non c'è niente da fare. Ci dica chiaro: sì o no. Se attacca per la gita, dove non c'entri religione di sorta, affare concluso; ma se è per fare del bigottismo, nulla da fare decisamente, pur ringraziandola e senza rancore".

Minuti d'angoscia! C'era là, contro al muro, una Ma-donnina. La interrogai con lo sguardo: ella mi rispose, attraverso l'esclamazione inattesa del mia caro monello: "Attacca, e come!".

Il suo intervento mi parve indiscreto.

"Scusi, Padre, le sembra proprio il momento di ten-tennare?" mi mormorò il ragazzino, sconcertato per la prima volta in vita sua. Lo ringraziai con un sorriso; an-cora una volta la sua fede nella Madonna superava la mia.

Bisognava concludere lo strano affare: "D'accordo, ragazzi, nessuna costrizione; esigo soltanto una certa e-ducazione, disciplina, ubbidienza, che d'altronde sarà facile, e rispetto per i vostri compagni, specie quando vorranno pregare".

"Per questo bon si preoccupi, Padre, siamo quel che siamo, ma bene educati" dichiarò il capoccia solen-nanente.

Tutti e quattordici mi strinsero la mano. Ero com-mosso, pensavo alle possibili sorprese di questa avventura. Anch'essi, erano turbati, ma per non confessarlo, uscirono fischiettando.

Rimasto solo con i miei otto fedeli, li guardai per un momento in silenzio, poi indicando la Madonnina: "Co-raggio, ragazzi; recitiamo un Rosaria per chiederle...". Il mio terribile monello mi interruppe "... per ringra-ziarla! Non vede che glieli dà?".

Siamo qui da cinque giorni; alla nostra prima visita alla Grotta, la mattina, tre ragazzi su quattordici si tol-sero, il cappello; la sera, dodici; il giorno dopo, tutti. I compagni credenti dicevano loro: « Se vi secca di venire alla processione del SS. Sacramento, non siete mica obbligati ». Protestavano: « Vogliamo goderci il colpo d'occhio ».

Li ho seguiti con lo sguardo, chiedendo alla Mamma del Cielo di accettare per loro le suppliche della folla in preghiera. Undici erano in ginocchio; gli altri tre, in piedi, gli occhi fissi all'Ostensorio, ripetevano le invoca-zioni. Ebbi l'impressione che tutti, ognuno a suo modo, rendessero onore al Cristo, aprissero a Lui la loro anima, e, forse senza saperlo, piegassero. Ne abbiamo avuto la prova: l'altro ieri quattro si sotto confessati di nascosto e hanno fatto la S. Comunione apertamente, con gli altri. Ieri, altri tre convertiti.

« Intanto è già il cinquanta per cento » dice il mio monello.

« E gli altri? » domandai al Sacerdote.

« Beh, disse dopo aver fischiato vigorosamente 1'adu-nata, partiamo domani sera... Sarei un bell'ingrato se pretendessi di più dalla Madonna, che mi ha già dato tanto; ma sarei un bel vigliacco, so avendo ottenuto la metà, non osassi insistere per ottenere il resto».

Quasi a conclusione del nostro discorso, il ragazzo che si era staccato dal gruppo, si infiltrò fra noi due: « Non so che cosa hanno sullo stomaco, gli altri; come è vero ché abbiamo qui di fronte la Madonna coronata, così, Padre, sono sicuro che domani li avremo tutti!

 

LA CONSEGNA

- Suvvia, dimmi, Giannetto: ieri sera dicevi per scherzo? - Quasi con un gesto di trepida gelosia, la madre, si stringeva al petto il ragazzo, che rimaneva si-lenzioso, troppo silenzioso. Preoccupata di questa riser-va, lo accarezzò con un tono che voleva sembrare ilare: - ... queste, vedi, sono idee che un giorno o l'altro passano per la testa di tutti gli ometti come te, ma poi se ne vanno da sole. Le hanno anche le ragazzine: anche tua madre, quando aveva i tuoi quattordici anni, voleva farsi religiosa; lo credi? - E si sforzò di ridere davanti allo stupore del figlio.

Ma sì! Mi aveva preso all'improvviso come un mal di denti questa idea, e mi seguiva perfino nel sonno. La maestra, alla quale avevo confidato grovvidenzialmen-te il mio segreto, mi fece conoscere al Cappellano. Era un buon papà, che sapeva benissimo tutte le idee strane che possono sbocciare in una testa da monella. Mi prese per mano, e, cercando di dare a quel suo vocione rude un tono più umano possibile: « Tu, religiosa?! è cosa più buffa che se io mi facessi gendarme »

Ma le assicuro, reverendo, che è una decisione se-riissima.

- Ne sono certo anch'io, figliola. Abbiamo però tan-to tempo per pensarci e poichè mi pare che le tue com-pagne salgano ai dormitori, la cosa giù importante ora è che anche tu le raggiunga. E buona notte e sogna gli Angeli.

- Il giorno dopo non ci pensavo se non per riderne.

Così è di te, bimbo mio. Tutti i ragazzini bravi, pensano almeno una volta alla bellezza di diventare Sacer-doti. Poi, senza che se ne accorgano, tutto svanisce come un raffreddore. Intesi? Tu me le dimenticherai tutte queste storie, me lo prometti? - E l'abbracciò più for-temente.

Giannetto, che aveva un cuore molto tenero, si ab-bandonò tra le sue braccia, mormorando, guardandola con quei suoi occhi limpidi: « Sì, mamma!»

- E sopratutto, non dire niente a papà!

Da tempo ormai Giannetto non ci pensava più e me-no ancora ne parlava, persuaso lui pure che tutto fosse definitivamente tramontato. Qualche volta anzi, egli stes-so si domandava come mai gli fosse venuta quella biz-zarra idea e non poteva non sorriderne. E quando, rara-mente, in fondo in fondo faceva capolino l'antico sogno, prendeva a scherzare se stesso:

« è come quando mamma si voleva fare religiosa » Il suo però non era una dimenticanza completa, e questo lo meravigliava; nel sonno, nel lavoro di collegio, anche nella gioia delle vacanze vicine, a volte se lo tro-vava lì all'improvviso.

Vacanze! In regioni mai viste quest'anno, giù nel mezzogiorno, costeggiando a lungo il mare prima, e poi nell'interno di monti alti, oltre Lourdes.

Alla fine di luglio venne la partenza e l'incontro gio-ioso con luoghi già bramati sulla carta e creduti inac-cessibili.

A volte papà interrogava la mamma: Sei sicura che non ci pensa più?

Che domanda! Osserva la sua vivacità, quell'at-taccamento alla vita, quei suoi capelli al vento. Ne sono sicurissima: non possono più esserci preoccupazioni di sorta in quella testolina!

Ed era vero. Giannetto lasciava quel suo desiderio fra i venti dell'oceano, tra lo scrosciare delle acque dei Pirenei, in tutte le canzoni che dicevano il fascino della vita e facevano ardere. Solo, qualche rarissima volta, im-percettibile quasi e vago, un richiamo che lo faceva ri-dere dei sogni dell'ometto d'allora.

« Aveva perfettamente ragione la mamma. Tutto è passato in silenzio come era venuto ».

- Dov'è Giannetto?

- Lo sai, si è messo la divisa di scaut, per il ser-vizio d'ordine alla Processione.

A Lourdes aveva incontrato dei camerati cordiali e fraterni: ne era contento. Tutto quanto, e il movimento delle folle, la dedizione virile dei barellieri era la stessa cara spavalderia dei compagni, rispondeva tanto bene ai suoi sogni di attività.

Lo videro ripassare sull'Esplanade spingendo le car-rozzelle, tutto compreso in quel suo preciso dovere. - Forse così, sarà altrettando utile alla società - Commentò il padre.

- E maggiormente magari, amico mio...

- ... che un povero prete sperduto in un buco qua-lunque in mezzo alla campagna. Ma poi questa non è la sua strada. -- No, non è fatto per quello... - faceva eco la mamma.

... che emozione, per Giannetto, entrare la prima vol-ta nella sala dell'Ospedale! Non avrebbe mai immaginato tante miserie in questo mondo. Perché tutti quei ragazzi, dall'aria tanto dolce e rassegnata, perchè così erono crivellati dai mali alla sua età?

Questo... la testa enorme rovesciata all'indietro, dal volto contratto in una dolorosa spaventevole smorfia, come un suppliziato; e il vicino?... un viso smunto, povero scheletro, che s'indovinava contorto dalla testa ai piedi... lo andava fissando come se domandasse pro-prio a lui il perchè di tanta incomprensibile pena;... e quel visetto laggiù, pallidissimo, che ti guarda con quei suoi occhi azzurri tanto dolci, con una tenerezza che commuove?

Giannetto sentì di volergli bene, come l'avesse già conosciuto da chissà quanto tempo. Il ragazzo strin-geva tra le dita diafane la corona e si capiva, dal leggero abbassare delle palpebre, che pregava appassionatamente.

Tentò allontanarsi per vincere quel senso di tristez-za, che gli avrebbe sicuramente strappato le lacrime; spa-ventato ed affascinato insieme da quello sguardo, che sembrava lo chiamasse e penetrava silenzioso.

Ma ecco: una povera manina sporge e, con moto quasi supplichevole, l'attira senza che egli pensi a resistere; poi con un fil di voce, quasi esausto:

- Sei stato tanto gentile a venire da me: ho tante cose da dirti...

E le sue dita stringevano avide la mano del piccolo scaut, che cercava inspiegabilmente il perchè di tali parole. - Ti aspettavo, continuò il fanciullo vo che saresti venuto...

- Mi aspettavi?! - Disse stupito Giannetto, possibile, è la prima volta che noi ci vediamo. Egli levò i suoi grandi occhi chiari al cielo: - è la Madonna che ti manda da me. No! Non posso ingannarmi: L'ho tanto pregata di farmi incon-trare e riconoscere qui a colui che deve prendere il mio posto ». - Prendere il tuo posto?

Non intese la voce allegra dei compagni scaut che lo richiamavano, inchiodato accanto a quel letto da una forza misteriosa più forte. Si sedette invece sulla sponda, soggiogato dallo sguardo luminoso, raggiante dell'adole-scente, che continuava con scarsa voce: - Si, devi prendere il mio posto, perchè io sto partire; sto, com'è certezza di noi che crediamo, a ritornare a casa e per sempre. Guardami: è un racolo che io sia ancora vivo. Ero venuto con la segreta speranza di guarire, perchè Dio mi aveva chiamato ad essere Sacerdote; ma ora mi chiama e qualcosa di più alto ancora, permettendomi di morire; e quando io sarò partito, il Suo calcolo non tornerà esatto e non voglio essere io la causa. La promessa di uno scaut è sacra... e io non posso più... allora...

Giannetto si era fatto vicinissimo al morente. Il ri-cordo assopito, ma non ancora spento, d'un grande so-gno, balzò fuori improvviso a rischiarare la sua anima, dove tali parole risuonarono, eco della Voce Divina.

e allora... poichè, senza conoscermi, tu sei venuto guidato da Colei alla Quale nessuno può resiste-re..., poichè è proprio te, che Ella ha scelto..., io ti a passo la consegna »...

Giannetto trasalì dal profondo. Quella parola... quell'invito, quell'ordine volevano, completa, la sua vita... la dedizione massima, un dono che non è più possibile rimpiangere.

Un'ondata di inquietudine lo prese; ma quasi subito un impeto di gioia sconvolse ogni dubbio; la manina diafana, che stringeva prigioniera la sua, richiamava un giuramento, che dall'intimo già saliva inevitabilmen-te, definitivo.

La voce di un tempo chiamava imperiosa, solenne, sul respiro sempre più debole di colui, la cui morte or-mai imminente aveva generato lo slancio di una vita nel Sacerdozio.

Si chinò sul coetaneo agonizzante; poi con uno sforzo energico col singhiozzo che scoppiava alla gola: - Sì... te lo prometto... puoi fidarti di me. Dirai solo al buon Dio che uno scaut è « sempre pronto a sostituire lo scaut che cade. Tu sarai il Suo Angelo lassù, io il Suo Prete.

E lo baciò in fronte, dopo aver contemplato a lungo riflessi, assieme, il viso del predestinato, su splendore e gioia. - A rivederci!... promessa.

Il morente lo abbracciò sto terreno di benedizione.

-Io invece andrò a dire al buon Dio che noi siamo una cosa sola, ora e nell'eternità.

 

IL GRAZIE DELLA BRETONE

Che aria miserabile e abbandonata aveva, mio Dio!, la vecchia Bretone, che vidi un mattino seduta su uno sgabello nel cortile dell'albergo!

Mentre i pellegrini affamati, dopo una lunga notte di viaggio insonne, si mettevano a tavola, se ne stava in disparte, volutamente appartata, insensibile a quanto avveniva e certamente sconosciuta a tutti. Qualcuno, ve-dendola così abbandonata, aveva cercato di addomesti-care quel truce riserbo: « Venga tra noi, mamma, e beva una tazza di caffè, che le farà certamente meglio di una crosta di pane secco!».

Le donne s'aiutavano per farle posto, ma no!, ella rifiutava con un leggerissimo ondeggiamento della sua cuffia di pizzo logoro, e un timido grazie appena percet-tibile. Non insistettero, ma si poteva indovinare dai loro visi ch'erano presi da grande, fraterna pietà. Gli incon-tri di Lourdes, anche tra sconosciuti, non sono mai senza la grazia della carità. Essi, pur venendo da Quimper, erano andati, ancora coi bagagli in mano, direttamente alla Grotta per comunicarsi: ne avevano riportato quel-l'amabilità sorridente, fatta dal desiderio di aiutarsi e di soccorrersi, che è uno dei fiori misericordiosi di Lourdes.

Rimase quattro giorni nel suo volontario isolamento. All'ora dei pasti la vecchietta riprendeva il suo posto, sempre il medesimo, nell'angolo più lontano del giardino, tenendo davanti il suo fagotto, sempre silenziosa. Poverissima sicuramente, ma fiera e così decisamente taciturna che tutti la guardavano con rispetto senza nem-meno osare turbare la sua solitudine. A chi tentava di sapere il suo nome o il paese, rispondeva con un sor-riso triste: « A che serve? Tanto non mi conoscete! ». E tornava subito a chiudersi in se stessa. Perfino ne-gli atti più comuni pareva pregasse.

Così la osservavo un giorno che si riposava, spossata, al ritorno dalla processione col Santissimo Sacramento: la lunga preghiera del pomeriggio non aveva per nulla affievolito il suo coraggio nè raffreddato l'ardore; e men-tre i pellegrini si agitavano intorno a lei e chiacchiera-vano allegri, la solitaria Bretone, rifugiata in un angolo d'ombra, recitava ancora il Rosario.

Una donna diceva a bassa voce: « Deve essere ben grande la sua pena, o il miracolo che è venuta a chiede-re! ». Non era invece nè eccesso di dolore nè desiderio di un favore straordinario che ve l'avevano condotta. La vecchietta dall'umile cuffia sciupata, venuta a Lourdes per la prima volta, apriva la sua anima, il cuore, il pensiero alla dolce azione della grazia. Era un canto, un « Magnificat » senza fine, quel suo raccolto continuo pregare.

Me lo confidò una sera in cui, vedendola così tutta sola, l'avevo avvicinata con una delle frasi comuni che iniziano ogni conversazione: - Mi sembra molto stanca, signora: è forse sofferente?

Mi fissò a 1ungo, meravigliata che qualcuno si de-gnasse occuparsi di lei.

- Oh no! Non sono nè stanca nè malata.

Il suo viso si schiuse ad un invidiabile sorriso, che illuminò i suoi tratti raccolti, quasi senza vita; una gioia nuova la trasfigurava come se un'altra persona più gio-vane, con parole tanto diverse, avesse preso il posto di quella maschera impassibile, che celava misteriosamente ogni pensiero.

Allora, confidente, quasi familiare, con la foga di chi può finalmente rivelare un segreto troppo a lungo te-nuto, la vecchia Bretone sospirò:

- Sono felice! Oh, tanto felice!... lo vorrei... var-rei...

Un singhiozzo soffocò le parole mozze, ma, tra le la-crime, continuava a brillare il sorriso, testimonio di una immensa gioia interiore. E, quasi contemplasse una vi-sione lontana, continuò: - Vorrei che tutta la terra potesse cantare a Lui, con me, il mio grazie.

Compresi subito l'ansia di sfogare la sua riconoscenza, gridandola nel cielo di Lourdes, dove le grazie fanno sfavillare di luci la Misericordiosa.

...Sei mesi prima questa donna singhiozzava angoscia-ta presso il capezzale del primogenito, sfinito da un male implacabile, senza speranza, e, quel che è peggio, nella disperazione per la fine imminente. A questo suo grande dolore di madre si aggiungeva, per torturarla più paurosamente, quello di credente: il giovane, sviato da lungo tempo, non voleva saperne di riconoscere Dio e del suo perdono. La morte, pure nel pianto, l'avrebbe accettata senza lamenti, ma alla dannazione del figlio, no!, non poteva rassegnarsi; avrebbe dato volentieri la vita. Dio però non accetta che raramente tali sacrifici.

Così il martirio della sua anima raddoppiarva quello del cuore, tanto più che, con l'approssimarsi della fine, l'osti-nazione del morente pareva aumentasse.

- No! No! Ti prego! - rispondeva alle suppliche della madre per chiamare il Prete, tutto quello che vuoi, ma questo no, mai...

Fu allora che un barlume sempre più distinto attra-versò la sua angoscia cupa: la speranza, l'unica che re-stasse, la speranza in Colei che nulla può rifiutare alle madri; e gridò tutto d'un fiato: « Nostra Signora di Lour-des, lo dovete salvare il mio ragazzo!».

Tre giorni d'attesa, ma senza ansia febbrile, nè quell'impazienza snervante che fa battere il cuore a gran colpi nel terrore del dubbio. Non un « forse»: ella era sicura; e venne la notte in cui la grazia supreme le fu concessa.

Il figlio, svegliatosi di soprassalto dal torpore che andava aumentando, cercò la sua mano e:

- Mamma - mormorò - fa venire il curato.

Era salvo! Mentre il prete liberava l'anima del figlio, ella corse nella sua camera, si prostrò in pianto davanti alla Vergine: « Grazie, oh! grazie! Sì, io verrò da Te per piangerlo ancora, perchè il mio cuore non sarà gua-rito, ma sopratutto per ringraziarti come Ti ho pro-messo».

Finì così la sua commovente confidenza: - Non siamo ricchi, ma neppure in miseria, ed ho voluto portare il mio grazie alla Vergine nell'umiltà per renderlo più meritorio, perchè la mia visita fosse un vero pellegrinaggio di penitenza. Ho messo cenci, come vestono le più povere tra noi. I conoscenti che mi in-contrano si domandano meravigliati perchè io abbia lasciato laggiù la veste fiorata, il corsetto di velluto e la cuffia di trine prezioso, orgoglio delle donne bretoni. Per ringraziare Nostra Signora di Lourdes meno inde-gnamente, ho voluto vivere qui come i poveri. Con l'o-maggio della mia gratitudine, offro alla Vergine quello più duro del mio orgoglio, perchè comprenda che mi sono spogliata di tutto davanti a Lei e che ho voluto così incominciare a pagare il mio debito.

« Avevo perduto il figlio: Ella l'ha reso a Dio; il mio grazie, fatto di rinuncia e di sacrificio è il meno che io possa dare per questa gioia immensa ».

Mentre ella mi rivelava il segreto, vedevo fissi su di lei gli sguardi impietositi delle altre donne. Pensavo che nessuna di esse, nemmeno la più pia e la più fervente, a-vrebbe mai indirizzato alla Miracolosa una preghiera più bella di questa.

 

VANIGLIA!

Ecco quanto mi raccontò un'ottima persona la quale credeva, recitando alla Grotta parecchi Rosari seguiti da almeno altrettante litanie, di avere nell'anima una fede capace di strappare al Cielo dei miracoli.

Ero venuto a Lourdes unicamente per ottenere une grande grazia e vi arrivai con la ridicola pretesa del Fariseo, persuaso che la Vergine non deve nulla rincurare a chi La implora a gran voce.

Nella mia presunzione, andavo ancor più in là dell'orgoglio giudeo, di cui conoscevo la storia, senza pe-raltro ricordarmi della dura lezione che aveva punito il suo orgoglio.

Ero convinto che la Provvidenza doveva ascoltare le mie suppliche, anche quelle innalzate a Dio solo a fior di labbra, senza umiltà. Più ancora: doveva esaudir-mi senza indugio e rispondere sollecita alle mie impa-zienti implorazioni. Ero d'altronde convinto che gli al-tri non sapevano pregare; e che raramente i cristiani conoscono il sistema di forzare la grazia e di riceverne a profusione gli eccezionali benefizi. Lunghe suppliche e vane attese!

La Madonna rimaneva sorda alle mie invocazioni e il Suo sorriso, a cui ciascuno lega i propri desideri e i sogni, pareva, per me, tutta una dolce, ma deludente ironia.

Dopo quindici giorni, mi sentivo scoraggiato, umiliato anche, e perfino convinto dell'inutilità dei miei sforzi.

La Signora di ogni misericordia mi teneva il broncio. La sua bontà era impenetrabile alle mie istanze. Avevo un bel ripeterLe che la grazia implorata era preziosa perchè dopo tutto si trattava della salvezza di un altro impantanato in cattiva strada e che mi ero impegnato di strapparlo da tale careggiata: la mia domanda urtava contro le dure pareti della roccia miracolosa e mi ri-tornava inesaudita, tagliente al mio amor proprio, sfi-brando la mia perseveranza.

Allora, a mia volta, povero ignorante delle cose di-vine, miei il broncio alla Miracolosa e per provarLe il mio risentimento, rimasi tre giorni senza farmi vedere alla Grotta.

« Vaniglia! Chi vuole vaniglia?! ».

Queste grida, che da principio mi avevano divertito, finirono col darmi stranamente sui nervi. Tutti sanno che ogni pellegrino prima di entrare nel recinto dei Santuari, deve sopportare senza proteste tale scarica di venditori, le cui grida si rovesciano senza pietà dai lati di ogni strada sui passanti.

Non che vi sia in questo qualcosa di offensivo: ognu-no è libero di accoglierle con un vago rifiuto o con una sdegnoso alzar di spalle. Per mio conto invece, non in-tendevo così la libertà di cui abbiamo diritto in istrada: una sera, più ringhiosa del solito, mandai alla malora, piuttosto villanamente, il vagabondo, sempre lui, che mi perseguitava, quasi all'ossessione.

Cosa strana! Al mio gesto brutale, seguito da parole assai scortesi, egli rispose scontentante:

« Ebbene, signore mio, sarà per domani. lei pure a cascarci come tutti gli altri ».

« Ah! questo poi no! no e no! ». Ma finirà

Sono convinto di averlo perfino ingiuriato nella mia esmperazione: impassibile, col sorriso di chi non si abbatte per il cattivo umore dei passanti nè per altro, egli mi salutò a bassa voce quasi scherzando:

«Le riserverò per domani la vaniglia più bella, la migliore e... la più cara ».

L'indomani, per prudenza, cambiai strada e mi incamminai verso il Santuario dal vialone esterno. Fi-gurarsi! Come se avesse presagito la mia tattica di fuga, il mio persecutore si trovava proprio là a sbarrarmi l'in-gresso. « Chi vuole vaniglia?! ».

Volsi altrove la testa, ma le orecchie non me le po-tevo turare. E la voce irritante mormorò, dolce, rassicurante, affettuosa: « Allora oggi, signore? ».

Affrettai il passo; ma sentivo ancora il timbro della sua voce forte e terrile, che mi perseguitava, mi as-sillava con le sue offerte: «Ecco la. vaniglia, la più bella e la più buona!». Si continuò così due giorni; malgrado però io pren-dessi ogni cura per sfuggirlo, quell'uomo, dal fiuto da Indiano, riusciva sempre a trovarmisi di fronte nel mo-mento preciso del mio passaggio. « Vaniglia! Vaniglia! Vaniglia! ».

Stava diventando la mia ossessione, il mio incubo, il mio odio. E ciò che mi irritava fino all'esasperazione nel suo atteggiamento, era quel continuo sorriso, che illuminava di giovialità la sua maschera rugosa.

Un giorno finalmente, stanco di lottare; desideroso di avere, sia pure a caro prezzo, la pace che indovi-navo ormai impossibile senza una umiliante capitola-zione, mi fermai davanti all'ostinato persecutore, che' non mi lasciava un istante: « Quanto? » chiesi.

Estrasse dalla sua scatola di latta un involto di lunghi bastoncini di vaniglia, che profumò ogni cosa. L'affare fu presto concluso: ero così stanco! Mi par-ve del resto che la merce era eccellente e l'uomo più onesto di quanto non mi fossi immaginata. Me ne an-dai, libero, libero finalmente, salvo!

Ma ecco che vagando per l'Esplarnade mi colpì d'un tratto uno strano pensiero: « Ho ceduto! Perchè? Perchè quel vagabondo mi ha importunato fino ad ossessionarmi. Instancabile, pa-ziente, ostinato, egli mi ha seguito con accanimento, sapendo che ogni resistenza si spezza di fronte a una volontà ostinata ».

La conclusione di questa insignificante, banale av-ventura mi portò, senza avvedermene, alle alte consi-derazioni che suggerisce il Vangelo: non ha forse in-segnato il Cristo che i favori più insigni sono con-cessi a chi li sollecita ostinatamente, fino all'indiscre-zione?

Sentivo lontana la voce del mercante di vaniglia, che tormentava i passanti. Ed avendo compreso la sua lezione di costanza e di fiducia, andavo dicendomi: « E come?! Lo sforzo quotidiano che quell'uomo fa per gua-dagnarsi il pane, tu non lo vorresti tentare, con eguale tenacia, per ottenere la grazia che tanto brami? ».

Da quel giorno ricominciai umilmente la recita dei miei Rosari alla Grotta, e ogni sera, sentendomi ine-saudito, ripetevo inconsciamente alla Vergine la parola insinuante del mercante di vaniglia: Vi riservo per domani la più bella e la migliore.

Tutto questo continuò per tre settimane e partii nè umiliato, né disperato dal persistente rifiuto della Vergine. Nella mia ultima visita, con una serenità d'animo di cui prima mi credevo davvero incapace, La salutai in questi termini: « Siete immensamente buona, ma la Vostra bontà si manifesta sovente in un modo che sfugge alle nostre previsioni umane. La Vostra volontà è quella di Dio e i nostri poveri cervelli umani non possono nè indovinarla, nè capirla. Fate ciò che vi sembra bene; ma sono sicurissimo che, presto o tardi, salverete l'anima per la quale Vi ho fino adesso supplicato. Ho messo nel-le mie preghiere un'insistenza che mi pareva passasse i limiti. Oggi so che non basta ancora... Continuerò per settimane, mesi, anni se fosse necessario, fino all'indi-screzione e non farò ritorno qui, se non per cantare il Magnificat di ringraziamento per la grazia ottenuta, che voi ritardate solo per provarmi. Vedremo chi di noi due si stancherà per il primo! ».

Quest'anno sono tornato. Portavo con me un ex voto, che non andrà ad ingombrare le mura della Basilica. Un semplice biglietto, listato a lutto, che mi inviava la sposa dell'amico, tornato a Dio miracolosamente tre giorni prima di morire: Mio marito è appena spirato fra le braccia del Sa-cerdote, da lui chiamato perchè lo aiutasse « tornare a Dio. Donde gli è venuta questa grazia preziosa? Qualcu-no deve aver molto pregato per lui ».

Dopo aver recitato sommessamente il Magnificat e consegnato alla Vergine quella lettera, che è un'altra perla della Sua corona miracolosa, feci ritorno a casa mia.

Al solito posto, infaticabile, ostinato disturbatore ho ritrovato il mio mercante di vaniglia che assaliva i pas-santi: senza che egli potesse indovinare il perchè, forse anche senza che egli mi riconoscesse, gli strinsi calorosamente le mani.

 

L'OFFERTA PREZIOSA

Alla stazione di Saint-Etienne, al momento della par-tenza dei malati per Lourdes, una doma si china su una barella in cui giace il figlio dodicenne. Sul suo viso si alternano l'espressione di una pena infinita, e di una grande speranza.

La malattia è grave e poche le probabilità di guarigione. La fiducia nella Vergine rappresenta l'ultimo ri-fugio. La carità ha aiutato il suo desiderio. Barellieri ed infermiere circondano, affettuosi, la madre ed il fan-ciullo, facendo propria sinceramente l'ansia ed il desiderio della povera donna, che non, può trattenere la commozione, convinta com'è che cuori tanto gentili non abbandoneranno neppure un istante del lungo viaggio il suo piccolo per assicurarlo, consolarlo e sostituire, la mamma che, purtroppo, non può seguirlo.

Un'infermiera è accanto al fanciullo: un raggio di Lourdes sorride nello sguardo di questa donna che fa suo il piccolo malato con la promessa di non abbando-narlo mai.

Oh! signora, come ringraziarla? - Non sono io che ho diritto alla sua riconoscenza, ma la Madre di tutti, che accoglie il suo fanciullo. Io non sono che la Sua povera serva.

- Mi piacerebbe tanto offrirle qualcosa, per poterla ringraziare, ma, purtroppo sono così povera! - La Madonna non pretende nulla, chiede soltanto aver fiducia in Lei.

L'umile donna però pensa che ciò non basti a soddi-sfare il suo debito di riconoscenza. Riflette un momento, poi, con un gesto improvviso, si toglie gli orecchini d'oro, tutto ciò che le rimane nella miseria e li rende all'infermiera.

- è l'unico ricordo di suo padre, il regalo di fi-danzamento, il mio tesoro più caro. Vuole offrirlo Lei da parte mia alla Madonna?

Il miessaggio è stato accolto; dei minuscoli diamanti incastonati in piccoli cerchietti d'oro, sono stati conse-gnati al tesoro della Vergine. Essi brilleranno un giorno sulla coppa di un calice ed il prezioso metallo, in cui verranno racchiusi, presenterà al Cristo il merito di un grande sacrificio anonimo, offerto da ciò che il monda ha di più bello: un cuore di madre, che implora e rin-grazia per la sua creatura.

 

ECCOMI!

L'avevo incontrato nel 1916, all'ospedale militare, dove, come tanti altri, mi sforzavo, anche nelle retrovie, di « fare la mia guerra » con tutta coscienza e con dedi-zione. La prima cosa che mi domandò fu una corona del Rosario.

« Non sono praticante, mi confidò, ma ho promesso al cappellano di dirlo tutti i giorni; questione di cor-rettezza e di parola data. Non sono ancora sicuro che sia stata la Madonna a salvarmi, ma mi domando come mai io solo sia sfuggito all'asfissia di gas mortali, che hanno fulminato i miei compagni ».

« Quando la mia compagnia si è lanciata all'assalto, chiesi, senza sapere il perchè, al cappellano "qualche co-sa" che mi garantisse contro la morte. Sebbene antire-ligioso, mi aggrappavo in quel momento a tutte le ancore di salvezza: non ne trovavo più in terra, le cercavo "al-trove". Il Cappellano era uno di quegli uomini che san-no sorridere anche nei momenti più terribili. Mi diede un'occhiata maliziosa, quasi di burla, poichè egli sapeva scherzare anche nel pericolo: "Piccolo mio, tu hai una fifa di prima categoria!". E poichè io protestavo con calore: "Non arrabbiarti! è una malattia questa che, presto o tardi, prende tutti e anche me, che mai come in questo momento. desidererei essere tranquillo nel mio rifugio!

Ma, aver voglia o no, è il nostro dovere e la viltà non sta tanto nel sentire la paura, quanto nel lasciarla gridare più forte della ragione. Vuoi un rimedio? Eccotelo: una preghiera; dirai alla Madonna di Lourdes...".

A queste parole mi scappò una risatina scettica, che non lo sorprese punto: "Non la conosci... ne dubitavo infatti; ma ti conosce bene Lei e questo basta. Tu non conosci il generale d'armata, eppure hai fiducia in lui; fa altrettanto con Lei! Dunque, caro amico, Le dirai: « Nostra Signora di Lourdes, salvami se lo vuoi; altrimenti ottienimi da Dio che mi riceva lassù e mi prepari un buon posticino »". Uno scrupolo d'onestà mi torturava la coscienza: "E se me la scampo, che cosa Le dovrò?".

Scoppiò a ridere, ma non ironico e nemmeno burle. eco; era un sorridere incoraggiante e di fiducia. "Se ti salvi... ebbene Le dirai un Rosario giorni, fino al termine della guerra".

"è un po' caro!" Protestai. Allora, sempre sorridendo, egli mi rispose: "Vuol dire che stimi ben poco la tua pellaccia. In ogni modo va, e se non manterrai la tua promessa, la manterrò io per te. Arrivederci!". "Arrivederci? e dove? Forse lassù?".

"Ma no, bestione... questa sera alla mensa, come sempre".

Giunto il momento spaventoso, egli mi diede una me-daglia: "Mettila nel taschino, su della moglie e dei bambini". Mi strinse la mano e mi abbracciò:

"Ora ti lascio... Ricordati la preghiera e dì anche: « Il mio cappellano mi ha fissato un appuntamento per stasera, non sarebbe educazione mancare. Nostra Si-gnora di Lourdes, prega per me! »".

Ci separammo. Venne l'assalto... il fragore imma-ne... il gas mortale! Un incubo di dolore e di morte; un panico spaventoso da finimondo. Mi sentii venir meno.

"La Madonna di Lourdes non mi ha ascoltato e il mi aspetterà invano stasera all'appuntamento il cappellano".

Un'ora dopo mi risvegliavo nel piccolo ospedaletto da campo; al mio orecchio risuonava un rintocco fasti-dioso, funebre, su cui ronzavano queste parole come dal fondo inaccessibile del delirio: "No, non è morto, e mi domando perchè...".

Era il maggiore che parlava stupito sul mio caso e continuava con meraviglia: "Eppure era protetto non più degli altri... raccolto in mezzo al gas... unico che sopravvive... deve aver quattro polmoni, questo tipaccio d'un teentino!".

Stavo per ricadere in uno stato di incoscienza, quan-do mi ricordai della preghiera e della medaglia; dal fondo nebbioso della mia mente un grazie salì fino alle labbra, che lo pronunciarono distintamente. Il dottore, credendolo diretto a sè, ribattè ridendo.

"Non me devi ringraziare!".

Era proprio quello che pensavo anch'io e con un gesto lento, ma che neppure l'estrema debolezza potè impedire, cercai la medaglia, e, strettala, mormorai, que-sta volta sottovoce:

"Sì, l'avrai il tuo Rosario... tutti i giorni".

Ma, da buon razionalista, subito aggiunsi, poichè la ragione non cedeva tanto presto neanche davanti all'evi-denza di una protezione divina: "Però non prometto di andare a Messa; non è nei patti. Che vuoi, sono testardo e, per di più, libero pensatore!".

Il cappellano era là, come per caso, e aprendo gli occhi vidi il suo solito sorriso che primo saluto alla vita. "Gli occhi, sani? Mi domandò, "No".

"E i mantici?".-"Neppure! ". "Fortunato, sei tutti!'.

E poiché non rispondevo, scherzò: "Hai vinto, eh? Ma parla, dato che non sei morto!'". "è stata la fortuna che mi ha aiutato" ebbi la faccia tosta di mormorare.

Scoppiò a ridere: "Naturalmente, Lei non c'entra, non ha fatto niente! Me l'aspettavo. Quando col tempo racconterai quest'av-ventura ai tuoi scolari, dirai: « Tutti gli altri sono morti... Io, ho avuto fortuna! è così che si scrive la storia. Poco importa...; ma e la tua promessa? ». « La manterrò! ».

« Bene! è la cosa più importante. Capisci, mi sono reso garante io; non voglio con Lei far la figura del bu-giardo! ».

« Oh, per questo, non si preoccupi. Meritato o no, avrà il suo Rosario ».

Il tenente, maestro di scuola, aggiunse, dopo avermi raccontàto il fatto:

« E l'ho mantenuta la mia promessa... contando sulle dita. Ma per essere più regolare, le domando una corona del Rosario ».

La sera stessa lo accontentai, ma egli ebbe molta cura di ripetermi che non era praticante e che non aveva promesso niente di più. E poiché non ribattevo: Non le fa meraviglia? » domandò. « Niente affatto! ».

« Eppure quelli che dicono anche altre cose... ». « Certamente! ».

Vedendo la mia decisione il mio tenente si mise a ridere: « è tolleranza o ironia? ».

« Nè l'una cosa, nè l'altra! ». « Allora... lei crede? ». « Ne sono sicuro! ».

Quella sera lo aiutai a recitarlo, perchè da solo, senza malizia alcuna, sbagliava le Ave Maria e sopprimeva i Pater. Ma era palese la sua buona fede e anche la sua lealtà.

Due settimane dopo ci separammo; il tenente raggiun-geva la nuova destinazione. Dopo un caloroso saluto, mi dichiarò: « Ho pensato molto; non credo che sarà questo fatto a rendermi praticante. Ma per quello che riguarda la mia promessa del Rosario... può stare tranquillo ». A Lourdes, qualche anno dopo.

Essendosi quel giorno moltiplicate le visite, avevo sbarrato la porta. Naturalmente, al primo giro di chiave, qualcuno cominciò a tambureggiare sulla porta, coi pu-gni. Silenzio. Nuovo assalto; la porta trema, una voce d'uomo: « è inutile fare le barricate, grida, so che c'è. Sono uno dei suoi vecchi feriti; apra o butto giù la porta! ». Come resistere a un simile richiamo? Quei « vecchi feriti » non sono forse i migliori ricordi, le più care emo-zioni del tempo di guerra?

Un bell'uomo sta diritto davanti a me, e con quel fare un po' brusco con cui gli uomini tentano nascondere la propria commozione: « Mi scusi, ma capirà... ».

Poichè mi sforzavo di dare un nome a quel volto barbuto, che preme alla mia memoria, egli mi pre-viene

« Ma sì, sono proprio io... il tenente... il maestro... quello del Rosario. Ma come? non arriva ancora? ». Sì, c'ero, e avevo indovinato anche quello che egli non mi aveva ancora detto. Si sedette e con una voce in cui vibrava la grande gioia di una vittoria a lungo sudata:

« Eccomi! » disse.

Altrove questa parola sarebbe stata banale; a Lourdes diceva invece un atto sublime e definitivo, una grande decisione, il ritorno da un passato lontano, il « presente! » del soldato all'appello, finalmente inteso e capito: eccomi!

Io non gli chiedevo nulla ed egli giudicò inutile ogni spiegazione. Passammo alcuni secondi in silenzio, com-mossi, dicendoci senza parole tutta l'intima fraterna amicizia. Fu il primo a rompere il silenzio: «Vengo a fare il grande bucato... Ah, come doveva ridere quando recalcitravo, vanitoso... contro ogni evi-denza. Francamente: che cosa aveva pensato di me?». « Che cosa ho pensato? Semplicissimo: tu dicevi il Rosario, tutti i giorni, dunque... ».

« Ero già sulla via buona per convertirmi? « No, eri già convertito! ».

« E la mia ostinazione?... ».

« Era solo la testa che protestava ancora, ma il cuore ubbidiva già. E' dal cuore che Lei ti ha preso, Lei, la Madonna, e per il cuore ti tiene ».

« Crede? Mi confessò, non ho mai potuto dire il Ro-sario, senza commuovermi... ».

« ...fino alle lacrime ». « Sì, e lacrime, che cadevano a volte tanto abbon-danti, lacrime... lacrime... » « Lacrime da bambina, perbacco! Le sole che possa versare un soldato! ».

Quando fummo alla Grotta, il mio tenentino mi do-mandò con quella candida e fiduciosa ingenuità, che è la bellezza delle anime ritornate a Dio: « Ma che preghiera farò alla Madonna? ».

«Oh, una preghiera brevissima, risposi... una parola sola che Le dica il ritrovamento della tua fede e la dolcezza della tua gioia; la parola dell'ubbidienza felice e del dovere accettato». « Una parola? Una sola parola? », esclamò stupito. a Sì una sola! risposi commosso, "Eccomi!"... ».

 

NON SI SA MAI QUEL CHE PUO' ACCADERE.

Quel mattino, i pellegrini di Laurdes furono dolo-rosamente sorpresi, vedendo un uomo dall'aspetto torvo e cattivo che teneva il cappello in capo e fumava una sigaretta davanti alla Grotta.

Si intuiva in lui qualcosa di più di una semplice in-differenza; una mancanza di rispetto voluta e calcolata, una sfida alla Maestà della Vergine, un oltraggio alla Santità del luogo.

Guardandolo, ognuno si sentiva offeso nella propria fede, insultato nel sentimento di rispettosa commozione, per la presenza quasi tangibile della Vergine.

Eppure, quantunque indignati, non si poteva non sentire una grande pietà per quell'uomo. Gli sguardi erano privi di collera. Molti passanti alzavano le spalle in un gesto più di commiserazione che di accusa.

Un barelliere, con parole educate, in tono quasi affet-tuoso, fece osservare all'uomo la scorrettezza del suo atteggiamento - Almeno, potreste levare la sigaretta.

L'altro ubbidì di mala voglia, borbottando; ma non tolse il cappello, si ficcò invece le mani in tasca per mo-strare apertamente la sua intenzione provocante, tacito grossolano insulto.

Alcuni pellegrini, meno pazienti ed esasperati, si avanzarono per rimproverarlo e costringerlo a scoprirsi il capo. Un sacerdote, che era presso, li arrestò.

- No, ve ne prego... conosco quest'uomo. Lascia-telo. Non si sa mai quel che può accadere...

Uno dei più giovani protestò, forse pensando che il sacerdote avesse paura di uno scandalo.

- Sapremo bene ridurlo alla ragione.

- Non voglio dire questo - continuò con semplicità il sacerdote. - Io conosco quest'uomo e vi prego dì non irritarlo. Ha bisogno di una sola cosa: che si preghi per lui.

Aveva le sue buone ragioni il buon curato, che dice-va di conoscere quel selvaggio e chiedeva per lui l'ele-mosina di una preghiera.

Era il più feroce ed esaltato framassone, il più acceso spregiatore della Vergine, che si potesse incontrare; suo parrocchiano o piuttosto lo scandalo della sua parroc-chia, sapeva contaminare le anime che si avvicinavano a lui, infondendo in loro il veleno, di cui aveva pieno il cuore.

Quasi fosse poco per questo fabbro arrabbiato l'ol-traggio a parole, l'aveva preso la mania distruggitrice. L'anno prima l'operaio del sacrilegio aveva pensato di « massacrare » la Vergine sulla sua incudine. Davanti ad una ventina di compagni riuniti per la « cerimonia », egli aveva spezzato a colpi di martello una statuetta della Madonna di Lourdes e gettato i pezzi nel braciere, sogghignando: - Ora, poichè sai fare dei miracoli, cerca di ricom-porti.

I testimoni della scena ne erano rimasti inorridii,- erano fuggitì, convìntì che, presto o tardi, simili eccessi non potessero passare senza conseguenze. Ma egli si esaltava del suo stesso odio e bestem-miava: - Che volete che mi faccia, la Santa Vergine, ora che l'ho demolita?

E continuò le sue provocazioni mostruose con furore accresciuto dal suo orgoglio pazzo, poiché egli voleva dimostrare di non temere i fulmini celesti; libero, come si vantava, da scrupoli superstiziosi. - Io insulterò Dio sino a che Egli non mi rispon-derà.

Per questo demone il buon curato pregava alla Grot-ta e per lui implorava l'aiuto delle suppliche, che for-zano la sorgente delle misericordie celesti.

Quand'ebbe raccontato la follia spaventosa di questo forsennato, coloro che si erano voluti improvvisare vin-dici della Vergine, guardarono il sacerdote, indi l'uomo sempre immobile e taciturno, con un'espressione d'odio sul viso.

- Ma allora, signor curato, perché è venuto a Lour-des, e che intende fare?!

« Ebbene, spiegò - 1'eccellente sacerdote, il cui viso nonostante tutto si illuminava di speranza, ho avuto l'audacia di offrirgli un biglietto del pellegrinaggio. Dapprima ha incaricato il mio inviato di riportarmi da parte sua un cumulo di ingiurie, ch'egli non ha voluto ripetere. Me l'aspettavo. Ma, anziché scoraggiarmi, sen-tivo crescere in me il desiderio ostinato, irresistibile di condurre a Lourdes questo campione della malattia più brutta che affligge l'umanità. Dicevo a me stesso: bi-sogna che egli venga; non capita troppa spesso di poter offrire simili doni alla Vergine. E trasformavo in pre-ghiera la mia inquietudine: che accetti, Dio mio, che accetti, anche soltanto per il piacere abominevole di venire ad insultare la Vergine.

« Il mio incaricato ritornò alla fonderia, ma questa volta non oltrepassò la soglia per trasmettere i miei ordini. Il fabbro l'ascoltò sogghignando senza esitare; poi avanzò verso di lui con le braccia nude, incrociate, mettendo in evidenza la forza brutale dei suoi muscoli:

"Ebbene, sì! assicura il tuo prete che io accetto di andare a Lourdes per poter dire alla sua Vergine tutto ciò che mi pesa sul cuore, e non è poco. Posso giurare che Essa sentirà da me quello che non ha mai sentito da nessuno finora".

« Dapprima nessuno voleva credere, poi egli annunciò a tutti il suo viaggio e quelli che l'ascoltavano ve-devano nei suoi occhi folli un sogno diabolico; anche i più miscredenti lo fuggivano come si avvicinasse una ma-ledizione.

« Durante il viaggio spaventò i suoi compagni con propositi sconcertanti. Molti chiesero di cambiare scompar-timento ed insistettero affinchè si lasciasse a terra quel mascalzone infiltratosi tra gente per bene.

« Ed ecco - concluse il sacerdote - come egli è ve-nuto e perchè io chiedo che si preghi per lui. Egli è il mio terrore, la mia vergogna ed anche... la mia spe-ranza.

Nel pomeriggio dello stesso giorno all'ora della processione, il curato ebbe un'idea, non so se folle o sublime. Lo stendardo della sua parrocchia era pesante e difficile a portarsi anche per il forte vento che soffiava dal Nord. Incontrò il fabbro davanti alla Grotta e, per la prima volta, gli parlò. Non rivolse le sue parole nè al cervello, nè al cuore, nè all'anima oscura; fece appello alla vanità della sua forza brutale, all'orgoglio dell'o-peraio.

Debbo chiederti un favore; non puoi rifiutarmelo.

Bisogna che tu porti il nostro stendardo, troppo pesante per le braccia dei miei uomini; tu solo qui potresti riu-scire...

Il tipaccio fece un'enorme smorfia, che scoperse i denti pronti a mordere:

- Un favore? perbacco, ci tiene proprio ch'io porti a spasso i suoi stracci? Ebbene! sì, vengo! Ho sempre sognato di essere uno dei vostri, per potermi avvicinare maggiormente al vostro Buon Dio ed alla vostra Vergine e dir loro quanto poco mi interessino.

Un'ora più tardi, durante la processione del SS. Sa-cramento, i pellegrini videro con stupore, spavento e terrore, quel cialtrone di un fabbro che camminava in mezzo al corteo, brandendo l'asta dello stendardo su cui era raffigurata una Madonna circondata di gloria.

Un canonico che conosceva l'indegnità di quella creatura, si inquietò col curato, che rispose commosso: - Lasciate fare! non si sa mai quel che può accadere...

Nè lui, nè altri potevano ancora sapere.

Ma quando il fabbro, che bestemmiava a mezza voce e senza tregua contro la grande Vergine raffigurata sul drappo di seta, arrivò alla svolta del Calvario, il prete, che lo seguiva con lo sguardo, lo vide così pallido, che egli pure impallidì. Si avvicinò quindi e gli disse: - Sei forse stanco?

Ma l'altro lo guardò con gli occhi scuri, sdegno e rancore: - Volete lasciarmi in pace?!

Lontano, sull'«Esplanade», l'invocazione alla tene-rezza di Maria saliva da migliaia d'anime che pregavano per i sofferenti abbandonati: Monstra te esse matrem.

Il fabbro impallidì maggiormente e le sue braccia tremarono:

Di nuovo la voce compassionevole mormorò accanto a lui: - Sei stanco?

Allora, alzando il capo verso l'immagine che fluttua-va sul suo capo come una nube d'oro, egli sospirò: - Non stanco... sfinito! è terribilmente pesante, mi schianta.

Osservandolo meglio, vide due lacrime che scendevano verso i baffi, e sembravano dire scherzose: « In-fine, dopo tanto tempo... eccoci qua ».

- Signor curato, liberatemi da questa stendardo, mi rompe le braccia. è troppo pesante e le mie mani non lo possono più reggere.

Un uomo, tra coloro che portavano i ceri, sostituì il colosso sfinito, che si allontanò barcollando.

Ma non fuggiva a caso come i disperati ed i male-detti; i suoi passi avevano una meta che egli non conosceva; la sua corsa un termine, ove finiscono i grandi errori ai quali la Vergine buona prepara il più grande perdono.

Quando, più tardi il terribile fabbro discese verso il piazzale del Rosario, si buttò nelle braccia del sacerdote, che l'aveva salvato contro la sua volontà: Signor curato, singhiozzò l'uomo che aveva « mas-sacrato » la Vergine, la Vostra Madonna ha un pugno assai più duro del mio! Poi, dopo aver aperto il suo cuore, egli disse: - L'avverto. Al primo che oserà venire a farsi beffe di Lei, io romperò la zucca col più grosso dei miei martelli.

 

DALLA GROTTA AL CALVARIO

Reagì immediatamente alla mia meraviglia di vederlo a Lourdes, che egli amava scherzare «la chimera delle belle fiabe»; un tono assolutista il suo, quello proprio con cui gli ostinati tentano mascherare l'intima debolezza.

- Può essere certo che non ci sono venuto per me; non ho potuto dir di no alla sposa, la quale sarebbe stata ben capace di fare una malattia se, passando così vicino, non le avessi permesso una capatina. Quanto a me, questi tumulti di folle esaltate suscitano ribrezzo e non fanno che maggiormente convincermi nel mio scetticismo.

Guardava con aria sprezzante la moltitudine che si riversava, continua, alla Grotta; poi con un sorriso, che non nascondeva una certa ironia: - Le assicuro che se un giorno io pure dovessi conoscere una strada di Damasco, non sarà certo tra que-sta mania collettiva, dove la fede cieca, spasmodica, in-quieta, è un insulto alla ragione e la sconta. Se pre-gare significa sottomettersi per tutta Ia vita » tanto ridicolo, preferisco non infangare la mia dignità e la serenità del mio spirito libero. Guardi che spettacolo! Braccia a croce, bocconi al pavimento, labbra chine a baciare la polvere... è umano questo? Mio Dio! quanto è stupida la folla, sopratutto qui!

Tentai l'unica spiegazione, impossibile d'altronde ad un miscredente.

- Questa folla ubbidisce solo agli ordini dell'Appa-rizione.

L'Essere - continuò con disprezzo superiore - che ha comandato simili degradazioni, se esiste, non è privo del gusto sadico delle divinità antiche, che non sapevano mostrare la loro potenza altrimenti che nello schiacciare, ebbri e crudeli, l'uomo. No! Un Creatore non può avere voluto queste cose. E se n'andò bruscamente, ferito, disgustato.

Davanti alla Grotta, con tutti, sua moglie pregava. La guardò un istante, quasi irritato:

- Strano che proprio lei, ordinariamente così calma e aliena da facili entusiasmi, così fiera dei suoi principi, si lasci sedurre così!

Fissò un istante quella Roccia, cercando di scoprirvi una qualche ragione di quella irresistibile attrattiva. Inutilmente.

Almeno se questi atti rispondessero al bisogno in-timo di bellezza, di armonia insito in ognuno, ma no! Ridicoli incrociare di braccia; grottesco o peggio di baci sulla polvere; occhi allucinati verso una statua; monotoni ritornelli verso un sasso freddo che li rifrange al suolo, dove giacciono corpi martoriati e senza speran-za, che pure chiamano, instancabili, l'impossibile aiuto. Commedia!

Si rifugiò deciso sotto l'ombra dei viali, che salgono a zig zag verso il colle, per sottrarsi all'incubo oppri-mente. Si respirava almeno là, fra la natura pura, acco-gliente, materna! Alberi, fresco, ombra, quiete lontano da quegli odiosi brontolii, che arrivavano tuttora molto attutiti e sommersi quasi completamente dal mormorìo del torrente.

A tratti qualche andata più forte di a Ave Maria n lo raggiungeva alle svolte del sentiero, ma sempre più fievoli fino a scomparire del tutto. Scherzò tra sè e sè:

- Singhiozzi della terra verso un cielo chiuso... All'altezza delle basiliche l'attirò sorpreso il verde, il fresco e il silenzio grande della strada che porta al Calvario.

Vi si incamminò lento, meno tranquillo dell'appa-renza, ossessionato tuttora dalla frenesia di poco prima. - Quassù deve esserci una gran pace, senza manife-stazioni isteriche di una fede sconsolata.

Salì deciso: ed ecco altri canti, altre preci, sempre più distinti scendere dall'alto quasi onde successive. Cer-cò di sorpassare svelto gruppi inginocchiati davanti alle stazioni della Via Crucis... ancora e ovunque lo stesso grido di umanità credente, che si umilia, si prostra nel-l'atto supremo di adorazione e di implorazione. Tutta l'aria è pregna di fede ginocchioni, di ragione che crede, di orgoglio che si dona vinto ai piedi di due le-gni a croce, che si erge davanti a lui, solitaria domi-natrice, le braccia stese nell'azzurro quasi ad abbrac-ciarlo tutto, senza confini di tempo, e di spazio. Si sarebbe detta l'unica regnante, onnipotente, vittoriosa. La Croce. Vi gettò uno sguardo di noncuranza appa-rente, ma era uno sguardo fisso, attento a quell'augusto simbolo, capace di potenza arcana.

Sui massi del piedestallo stava riunita, quasi aggrap-pata, una folla, attenta alle parole del prete che La salutava a nome di tutti.

Diceva un pensiero imprevisto, non sapeva bene se infantile o sublime: - Poco fa, pregando alla Grotta, voi avete sentita la voce imperiosa della Vergine e siete saliti seguendo il Suo comando sovrano. Su, su, più in alto ancora! Que-sta non è che una tappa. verso Dio. Sono venuta per mo-strarvi qual'è, esatto, l'unico cammino che conduce a Lui. La Croce, la penitenza. Se vi è tra voi qualcuno che esita ancora dubbioso, su, su più in alto ancora!

Ascenda verso la luce dolorante del Cristo, per ridi-scendere nella sua luce verso la sorgente del perdono.

Seguendo il sentiero serpeggiante attorno al colle, l'uomo scese frettoloso la china ghiaiosa. Salito per cercare la pace e l'oblio da tutto, ne riportava invece un turbamento nuovo, sconcertante.

Senza volerlo, senza saperlo nel vano tentativo di sfuggire alla Vergine, vana chimera, simbolo innocuo, correva invece sulla strada maestra aperta agli increduli dalla Sua volontà irresistibile.

Lui, che aborriva d'inchinarsi, ubbidiva al comando dell'Essere misterioso del Quale negava, con scherno, la potenza, l'amore e la esistenza stessa.

Caso strano! Ma c'è davvero solo il caso nella sal-vezza di un uomo, per il quale è morto perfino Cristo? Scendeva senza conoscere quel sentiero, fors'anche senza volerlo. Il suo pensiero si ribellava, sogghignava a quelle a frottole e bestemmiava.

- E con tutto questa? Quanti altri senza fede, sono saliti su questa collina per il suo magnifico colpo d'occhio! Calvario per il credente, bel vedere per il turista. Ma sfuggivano anch'essi come me dalla Grotta, gli altri? Hanno seguita anch'essi, come me, la strada che quel prete ha detto « tracciata solo dalla Vergine, per un suo piano particolare?...» Da una Vergine che... non esiste?

All'entrata dei sentieri a zig-zag egli incontrò la sposa, sorridente e commossa ancora, per quell'oretta di calma passata alla Grotta. - è stata una buona passeggiata la tua?

Alzò le spalle come per cosa indifferente e, per celare il turbamento che lo sconvolgeva:- E la tua preghiera, ti ha resa contenta? - Oh, sì tanto! E mi renderà completamente contenta quando sarò stata del tutto esaudita... - Oh! Esaudita...

Lo fissò colpita dal suo tono e dal volto insoliti; e con l'intuizione infallibile, che Dio dona alle mamme ri-piene di timor di Dio di scrutare i pensieri reconditi, comprese che grazia e ribellione erano in lotta, e poteva essere prossima l'ora del ritorno.

Camminarono silenziosi, l'uno col suo turbamento, l'altra con la speranza, ma arrivati alla Basilica, da donna entrò decisa nella Cripta.

Dove vai ancora? Non hai seccata abbastanza la tua Vergine?

Ella lo guardò decisa, poi con un sorriso: - No, non è per pregare. Aspettami un minuto. - Ma per che cosa allora?

Egli si irrigidiva in uno sforzo di resistenza, l'ultimo e inutile, alla inevitabile resa; ma ella lo avvolse con uno sguardo di tenerezza, benedicendo nel segreto la Vergine, che offriva salvezza in quel' momento decisivo della sua misericordia.

-- Entro un minuto a raccomandare un'anima che mi è tanto cara... - Un'anima?

- Sì, 1a tua!. Bisogna salvarla...

Rimase intontito, abbagliato: volle parlare, ma un singhiozzo spezzò la sua voce e la seguì docile, incapace ormai di sottrarsi a quella potenza benedetta che lo spingeva, affettuosa, verso l'ultima tappa. A metà del corridoio l'uomo si fermò: - Ora lasciami: andrò da solo all'appuntamento. Da un'ora senza saperlo, mio malgrado, sto seguendo, la via tracciata dalla Vergine, strada misteriosa, sulla quale cercavo la quiete lontano da tutto, che mi ha condotto a Dio.

 

IL COLPO DI NTIMBRO

Quell'impiegata dell'Ufficio postale, non avrebbe neppur lei saputo spiegare il perchè di quel' certo astio che le sorgeva al solo sentire nominare Lourdes: non poco però era dovuto a quel disinteressamento di cui ognuno, che s'impermalisce, circonda le cose che non conosce affatto.

Non è che tali impiegate siano particolarmente stizzose o intrattabili: ognuno che conosce la propria im-pazienza quando deve attendere soli dieci minuti davanti allo sportello, non può pretendere che ne restino immu-ni esse, solo per il fatto che siedono dalla parte opposta. Questa era anzi piuttosto gentile e servizievole anche con clienti sconosciuti.

C'era un giorno della settimana in cui, immancabil-mente, tra le buste e i plichi di ogni tipo, saltava fuori dalla capace borsa un piccolo settimanale informativo di Lourdes. Sembrava quello il segnale d'allarme, puntualissimo, per eccitare il suo mal animo, che non cercava neppure di dissimulare con quel suo viso che si corrugava in una serie d'invettive; e con un gesto d'impazien-za lo inviava, sgraziato, nel cantuccio più remoto del grande tavolo.

- Eccolo qui! Vattene alla malora!

è strano come qualche volta le più piccole cose, pos-sano eccitarti sopra alla comune.

Poi immancabilmente si prendeva gusto a sotterrare a colpi di timbro rabbiosi, la città di provenienza, Lour-des, sotto il cumulo di cerchietti, di date. Non le pareva di poter ricominciare tranquilla il suo lavoro, se non si fosse sfogata in qualche modo, così.

Continuò così per qualche mese, né ella sentiva sollievo maggiore, e il fascicolo, bollato con rabbia, arri-vava egualmente a destinazione.

La Santa Vergine, alla Quale nulla sfugge di ciò che proviene dall'animo, ed è sempre la più attenta e pre-murosa delle mamme, doveva certamente sorridere di questa gloriosa impresa di una monella scapricciata. Siccome Ella non guarda mai quaggiù, se non per sco-prire una nuova via di benedizione, bisogna dire che anche allora ne stesse aspettando il momento.

Perrchè, a volte, anche in atti, all'apparenza pic-coli, come un innocente sfogo col timbro postale, ci può essere un sintomo di un male; e un male è sempre qualcosa che incomincia piccolo ed è poi capace di tutte le conseguenze.

In questo caso dunque la Vergine, i cui interventi sono tutti soffusi di una diplomazia nascosta di grazia e di bontà, che non umilia e attrae liberamente, utilizzò qualcosa che noi giudichiamo insignificante e releghiamo in un cantuccio con la parola « caso » e no ci sono, spesso, che punti prestabiliti di un piano provvidenziale, che attira senza scuotere, che agisce senza che tu ti ac-corga e ti lascia la gioia della realizzazione personale.

Fu per una banale - o non piuttosto provvidenziale? - distrazione di un'operaia dell'ufficio spedizioni, che pieghettando il foglio lo riversò in modo che il titolo a grossi caratteri; a Lourdes, rimanesse nascosto all'in-terno; al suo posto, sopra la fascetta si poteva leggere, nitido: « Una guarigione miracolosa ».

Puntualissimo, un sabato mattina, cadde, come ogni settimana, sul grande tavolo dove lo aspettava al varco un sorriso di scherno e un cader di timbro dispettoso.

- Oh, eccolo qui! Guai se mancasse lui!...

Oramai dal formato modesto, dai caratteri, lo sapeva distinguere tra mille, anche senza vederne il titolo. Ma il timbro rimase sospeso a mezz'aria... Dove si era cac-ciata la parola, su cui immancabilmente essa sfogava, come schiaffi donati con gusto, il suo mal animo? Era tuttavia il medesimo giornale! Al suo posto altre lettere, « guarigione miracolosa ».

II timbro le cadde di mano, sconcertata, delusa. Ma una punta di curiosità, che subentrò quasi subito, fece sgusciare dalla fascetta il foglio famigerato pieghettato alla rovescia e, quasi per beffa e ridicolo, si mise a leg-gere l'inverosimile racconto di quel giornale da fiabe, motivo maggiore questo della sua ira.

Semplice, chiaro, conciso: una donna, della sua età circa, inferma da quattordici anni, immobilizzata e in-guaribile, si era alzata tutto d'un tratto, capace di cam-minare, correre, inginocchiarsi come tutti; aveva ripreso quasi subito il lavoro per il pane dei suoi bimbi.

- Frottole! - si ribellava il cervello della funzionaria postale; ma il cuore, che è buono, almeno un poco anche nelle più ostinate nei loro pregiudizi, il cuore vi-brava, suo malgrado, stranamente.

Pressata dall'ora imminente della spedizione ripose, svelta, il giornale nella sua fascetta, nascondendolo sotto il soprabito.

Peggio per lui. Un giorno di ritardo non è poi il finimondo, ma me la voglio leggere bene, sta frottola. A volte certi furti sembrano proprio ispirati dal Buon Ladrone!

è un peccato invocarlo raramente, lui, che, come tut-ti gli altri Beati, deve certo avere poveri esseri umani da proteggere con particolare interesse. Forse sorrise del gesto, poco onesto, dell'impiegata, sicuro che da quel piccolo male ne sarebbe venuto un gran bene. Avvenne quello che doveva accadere. Il destinatario infatti, si indignò una volta ancora della irregolarità esasperante del servizio postale.

L'impiegata però, riletta attentamente la « frottola » per gli allocchi, scrisse alla giovane donna miracolata da cui riceveva, immediata, la risposta affermativa e particolareggiata che la spingeva, tre mesi più tardi, a Lourdes per dire alla Vergine: Questa volta il colpo di timbro l'ha dato, sonoro, sul mio cuore la Vostra santa mano, tanto più leggera della mia! Ora, nitidissima, alla svolta benedetta della mia vita, sta scritta quella parola, già opprimente, che avrei voluto cancellare da tutto l'universo: Lourdes.

 

I LEBBROSI SONO GUARITI

Il dottore mi prese per il braccio mostrandomi, di-screto, una donna che attendeva presso l'Ufficio medico, che si apre sul Gave. - Guardi quella l'ha guarita.

Guardarla! Ci sono volti che attirano stranamente l'occhio di ognuno e te lo trattengono, tuo malgrado. Pauroso viso: un buco orrendo al posto del naso corroso; la faccia distrutta che il cancro aveva ridotta orribile e peggiore di una testa da morto, con quella carne sanguinolente e livida su cui brillavano due occhi stranamente cupi, quasi che qualcuno avesse avuto l'i-numana fobia di scorticarlo a bella posta e non avesse saputo renderlo più ributtante di così.

Riconoscendo il medico, essa si alzò, cercando di sor-ridere. Ma quale sorriso! La maschera umana assunse, senza volerlo, tinte più fosche che m'obbligarono a chia-mare tutte le energie dello spirito per non mostrare il disgusto naturale.

L'amico le strinse, con gesto affettuoso, più che natu-rale, la mano: il suo occhio vedeva sotto il male, che nauseava i passanti, una realtà infinitamente più degna: un'anima bella, appena rigenerata dal pentimento, trasfigurata dalla certezza del perdono. Che valore può ave-re allora anche uno spaventevole male che rode spietato e fa scostare, inorridita, la folla?

Fu essa stessa a raccontarci la sua storia: un racconto d'umiltà sì dolce e rassegnata, che non potevi non unire alle sue le tue lacrime.

- Ho detestato la Santa Vergine, l'ho ingiuriata; per anni ho bestemmiato Dio con rabbia ed ostinazione. Fre-mevo al solo sentire nominare Lourdes e avrei voluto averLa presente, viva quell'Immacolata per poterle lan-ciare in faccia il mio insulto, infangare la sua purezza, amareggiarla di oltraggi.

Su un simile volto, quelle parole avrebbero dovuto essere terrificantì, se non ci fossero stati in quegli occhi segni indubbi di un grande pentimento.

- E non è tutto, ho fatto di peggio ancora; ho paura di me stessa: credo d'essere stata indemoniata davvero. Si arrestò quasi oppressa da un passato di odio e di rivolta che la inorridiva. Il dottore le parlò dolcemente: - Sì, ma poi Nostra Signora l'ha voluta vedere qui e l'ha condotta, tenendola per mano. - Davvero, mormorò la donna, è stata Lei.

Allora con parole di chi ancora rivive nell'emozione, essa cominciò a raccontare come nel pieno delle proprie collere, la Vergine l'avesse vinta abbattendola, materna come Lei sola sa fare, ai piedi di una cappelletta, ad un crocicchio di strade.

- Avevo teso il mio braccio blasfemo e ribelle contro di Lei, con le parole più ignobili che conosca la terra e che andavo cercando nel fondaccio peggiore di me stessa; avrei voluto schiacciarla sotto i piedi, spasimando per-chè non mi era dato. Ma ad un tratto mi sentii mancare; mio malgrado e contro ogni mio sforzo, le gambe comin-ciarono a piegarsi, mentre mi si annebbiava la vista fino alle vertigini, sempre più impotente ad articolare le pa-role che sentivo ribollirmi dentro; le braccia inquiete cercavano invano un sostegno.

- La Vergine Santa l'ha punita! - gridava sbalordito il gruppetto di donne, che avevo scandalizzato nel loro pregare.

Il terrore mi sembrava guardare da ogni parte e lo sentivo, immenso come onda d'alluvione, travolgermi ogni pensiero fino a morirne.

Poi non so più... senza sapere come, insensibilmente, mi trovai in ginocchio, singhiozzante, davanti a Lei che mi guardava serena: non era il suo uno sguardo accu-satore...

La interruppi commosso: - E per questo siete venuta a Lourdes?

- Sì, rispose, ma non cerco la guarigione; non la voglio. Le domando solo di soffrire qualcosa ancora. Non la salute, ma solo un po' di pazienza e la grazia della rassegnazione... la forza di portare, senza scoraggiamen-to, il mio supplizio redentore; l'energia sufficiente per poter continuare a vivere nella vergogna di questo male che mi tortura e lavare il mio delitto.

Diceva tutto, con dolcezza a voce bassa a noi, soli. Piangeva e le lacrime cadevano pesantemente da quegli occhi, rossi, tumefatti giù tra le rughe del male, aperte come solchi profondi.

Ci raggiunsero voci di commiserazione e di pietà di gente in attesa presso l'Ufficio Medico Costatazioni; ma noi, che ne conoscevamo il prodigio, benedicevamo con Lei la Vergine.

Ella si allontanò, lasciandoci pensosi, fermi nel mede-simo posto per qualche minuto, colpiti dalla sincerità dai quel pentimento e di quella sete di penitenza.

- Grandioso, non è vero? - disse il Medico.

Non risposi, sentivo che una parola sola avrebbe annientato il mio sforzo di trattenere le lacrime.

L'amico si voltò di scatto verso le fotografie dei mi-racolati; mi accorsi però che non guardava nulla; solo, preso da tenerezza, piangeva lui pure; ma erano lacrime di gioia, perchè nonostante tutta la modestia, non poteva soffocare la soddisfazione d'aver contribuito, dopo la Vergine, con la sua attenzione generosa e cordiale, a qualcosa di quella rinascita.

 

UN DONO CHE SCONVOLGE

Passo per salutare, prima di lasciarci, alcuni malati che mi erano stati molto vicini nel pellegrinaggio. « Il miracolo, che non si vede ancora, - dicevo loro - può essere in cammino: nessuna preghiera è tanto grandiosa come quella che elevate ora, che tornate apparentemente inesauditi ». Non è necessario: sui loro volti c'è tanta grazia e mai il loro pregare così tranquillo. La serenità più grande nella mia vita l'ho trovata qui, su questi tre-ni ammalati e la gioia più serena. Fratello che scuoti il capo « vieni e vedi », « metti il tuo dito qui ».

Sull'ultimo scomparto, usato anche a ripostiglio, sola, per la stranezza complicata della sua posizione, stava una signora. Soffre tanto? Non molto - rispose.

Spondilite ossea tubercolare, morbo di Pott. Rigida su un apparecchio ricurvo che le teneva la testa molto chinata all'indietro e in basso, il volto sempre rosso per il troppo sangue che fluiva alla testa. Strane morsette a peso le tenevano ferma la fronte al tavolato, i gomiti fissi molto bassi e le ginocchia, così da proi-birle il benchè minimo movimento. Immobilità assoluta rigida; essere umano ridotto a puro pensiero doloroso e impotente.

- Farò pregare per lei, signora! Pregherò io pure: vedrà!

- No, rispose accorata, la prego! Non voglio, non posso più, non posso permetterglielo.

- Non posso! Disse lenta con un sorriso di cui non avrei mai creduto capace quella torturata.

... e continuò.

- Lui ormai viveva abitualmente con l'altra e a casa non tornava quasi più. Attorno non si sapeva ancora, ma i due piccolini cominciavano a capire e assistevano a qualche nostra scenata, che scoppiava sempre più aspra, nonostante lo supplicassi. Temevo per i piccolini; supplicavo; per loro, solo per loro: nulla è così affascinante come il male, se a introdurlo in casa è papà. Almeno prima che diventassero più grandi; prima che ne venisse lo scandalo pubblico che poi per anni è pa-sto alla gente, da cui i piccolini l'avrebbero certo sa-puto... Nulla! Davanti a Lei un giorno ho fatto voto: l'ho giurato, stringendo i miei piccolini: a Dammi qualunque male, anche il peggiore (e la mente, tremando, pensava a questo che mi aveva sempre terrorizzato fanciulla e mossa infinita pietà, quando in un ospedale servivo co-me aiuto infermiera) anche questo! Ma fa che torni, solo per loro! Cercherò di sopportarlo, senza lamenti, per tutta la vita anche, fin che piacerà a Te, Madre di Dio ».

Così l'andavo supplicando ogni giorno; anche i bim-bi pregavano per « una grande grazia » che desiderava mamma, poveri piccoli! La malattia di mamma non è un pericolo ai piccolini, ma anzi fa stringere tutti accanto e crescono con un fare diverso, più buono, più attento, più ometti; ma la malattia del cuore, quella li sconvolge, li perde, li abbatte, li attira... e domani? E papà che ha dato lo scandalo?...

Sono venuta solo a ringraziare la Madonna, sem-pre buona, che mi ha ascoltato; non poteva non ascol-tarmi, ne ero certa.

Tre anni sono ormai. è tornato una sera perchè il bimbo si era fatto molto male e impensieriva. Non so per quale grazia improvvisa il bimbo gli si avvinghiò al collo gridando nel delirio: « Papà non andare più via... Papà sta qui con me... ». Ci guardammo sorpresi: dunque il bimbo sapeva?... tremai! Lo vidi guardarlo di-sperso, inquieto... piangemmo assieme senza una parola nel riadagiare il bimbo e in quel movimento io sentir alla schiena una fitta, la prima, che mi strappò un so-spiro... s'accorse anche lui... ma lui non sà ancora il perchè...

Sono venuta a ringraziarLa: non posso pentirmi ora della parola data. Le domando solo la grazia di continuare il dono, è così poca cosa di fronte all'immensa gioia di avere ridonato papà ai miei bambini!

A volte quando li vedo, chini su me, sento il peso e il male e cerco invano di non piangere: è una cosa più forte di me ed ho paura di mancare al dono: sono ve-nuta per questo... no, non voglio, non posso domandare ora di liberartisi! Non è giusto! è stata troppo buona: solo le ho domandato la grazia di essermi vicina e sopra-tutto per loro, per lui, che sono così premurosi!...

Il miracolo dell'amore: non è un miracolo della gra-zia questo vivere, questo sorridere, questo continuo im-mutato offrirsi, quasi tremante di non poterlo fare anche domani?

Sul treno forse qualcuno avrà scrutato i corpi se mai ci fosse stato un « miracolo » : magari avrà crollato il capo deluso.

Anno 1952