28-3-2017 MEDITAZIONI DAL II° VOLUME di Roberto Lorensetto

CAUSA DEL DOLORE DI DIO: L’AGIRE DELLA CREATURA CON LA SUA VOLONTÀ UMANA

Volume 2, 24/10/1899: ”Figlia mia, l’uomo è un riprodotto dell’Essere Divino, e siccome il nostro cibo è l’amore sempre reciproco, conforme e costante tra le Divine Persone, essendo egli (l’uomo) uscito dalle nostre mani e dal puro (nostro) amore disinteressato, è come una particella del nostro cibo. Ora questa particella è diventata amara, non solo, ma distaccandosi da noi (cioè vivendo con la propria volontà umana), si è fatta pascolo delle fiamme infernali e cibo dell’odio implacabile dei demoni, nostri e suoi capitali nemici. Eccoti la causa principale del nostro dispiacere (e dolore) della perdita delle anime: perché esse sono nostre, ci appartengono”. Ogni anima è una particella di Dio, quindi noi siamo una particella di Dio messa sulla terra; riflettiamo su questo gioiello di verità! E ogni atto che facciamo di nostra volontà, ci stacchiamo, ci separiamo da Dio! Purtroppo questa è una realtà!

“Così pure, la causa che Mi costringe a castigare gli uomini è il grande amore che nutro per loro e per poter mettere in salvo le loro anime”.Dice in un altro brano, che quando non riesce con le buone maniere a fare ravvedere e riportare sulla retta via le creature, è costretto a toccarle sulla loro pelle, con sofferenze, malattie e problemi vari, solo allora queste anime si ravvedono e si correggono; purtroppo non sempre!

 

COME DEVE FARE L’UOMO, PER TORNARE ALLO STATO D’ORIGINE DI QUANDO È STATO CREATO?

Perché è questo il disegno di Dio! Volume 11, 24/8/1915: “Come si possono spiegare quelle parole dette da Me nel creare l’uomo:“Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza?” Come mai la creatura tanto inabile poteva rassomigliarmi ed essere mia immagine? Solo nella mia Volontà poteva giungere a ciò, perché facendola sua, viene ad operare alla divina, e con la ripetizione di questi atti divini, viene a rassomigliare a Me, a rendersi mia perfetta immagine”. Solo la Divina Volontà come vita ha questo potere di trasformare la creatura nello stesso suo Dio.

Volume 2, 26/10/1899:”Figlia mia, quando un’anima è convinta di avere fatto male nell’offendermi, già compie l’ufficio della Maddalena che bagnò i miei piedi con le sue lacrime, li unse col balsamo e li asciugò coi suoi capelli. L’anima, quando incomincia a guardare in sé il male che ha fatto, prepara un bagno alle mie piaghe (Il pentimento); quando riceve amarezza e prova del dolore dopo aver visto il male, allora viene ad ungere le mie piaghe con un balsamo squisitissimo (Il dolore). Infine alla vista del male, l’anima vorrebbe fare riparazione, (Il proposito di non peccare più) e vedendo l’ingratitudine passata, sente nascere in sé l’amore verso un Dio tanto buono e vorrebbe dare la sua vita per attestare (testimoniare) l’amor suo, ed allora asciuga le mie piaghe coi capelli della riparazione con cui, come tante catene d’oro, si lega all’amor mio”. Che bel insegnamento!

 

COME FORMARE “LA CASA SULLA ROCCIA”.

In fine, Gesù ci insegna come costruire la casa della nostra vita perché sia la casa sulla roccia del S. Vangelo. Volume 2, 29/10/1899: ”Figlia mia, perché Io possa entrare in un’anima e formarvi la mia abitazione, è necessario il distacco totale di (e da) ogni cosa. Senza di questo, non solo Io non posso dimorarvi, ma nessuna virtù può prendere abitazione in essa.

Quando l‘anima ha fatto uscire tutto da sé, allora vi entro Io e assieme alla volontà dell’anima fabbrichiamo una casa: Le fondamenta….sono l’umiltà….Le mura… sono  le mortificazioni incalcinate con l’oro purissimo della carità….il colore, Le pitture delle mura sono i meriti della mia Passione e il dolore del mio Sangue….Le porte solide, non soggette al tarlo, (sono formate) dal silenzio…. Il guardiano è il santo timore di Dio….Il Padrone di questa casa è Dio. (testo adattato)         

Concludiamo con due righe del brano 17/6/1915: “Tutto deve finire nella mia Volontà, e quando l’anima è giunta a questo ha fatto tutto; e se avesse fatto molto ma non l’ha chiuso nella mia Volontà, si può dire che ha fatto nulla…”

FIAT !!!

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AMAREZZA DI GESÙ PER COME SONO TRATTATI I SACRAMENTI

Ascoltiamo ora un lamento di Gesù, nel volume 2, 1/10/1899: ”…Mi sento tutto ferito (offeso, oltraggiato) da devoti, da secolari, specialmente per l’abuso dei Sacramenti…..Oh, quanto resta straziato il mio cuore nel vedere ridotti i Sacramenti come quelle pitture o quelle statue di pietra che sembrano vive e operanti da lontano, ma se ci si avvicina si incomincia a scoprire l’inganno…..si scopre che sono carta, pietra, legno, oggetti inanimati….A tale stato si sono ridotti i Sacramenti per la maggior parte degli uomini: non c’è altro che la loro apparenza”. Questo, purtroppo a volte, succede anche in anime che sembrerebbero virtuose e sante, basta avvicinarsi a loro per vedere che anche in loro i Sacramenti sono di pietra o di carta, sono praticamente morti. D’altra parte, se non è la Volontà di Dio che opera nell’anima, tutto quello che opera e vive sono di pietra, di legno, non sono opere vive, perché manca in loro la Vita. - “Oggi mi sento a posto perché mi sono confessato e ho fatto la Comunione” o perché ho fatto quella preghiera o quel sacrificio”. Siamo degli illusi: Non dobbiamo frequentare i sacramenti ma dobbiamo viverli, viverli con la SS. Umanità di Gesù Cristo vivo in noi! Questo è il nuovo che Gesù viene ad insegnarci e a donarci; il “vecchio”, non ci chiede di buttarlo ma di sostituirlo con il nuovo.

Volume 11, 13/11/1915: “Io prima di comunicare gli altri comunicai Me stesso, e volli farlo per dare al Padre la gloria completa di tutte le comunioni delle creature, per racchiudere in Me tutte le riparazioni di tutti i sacrilegi, di tutte le offese che dovevo ricevere nel Sacramento… Se vuoi darmi piacere offrimela (anche tu) come l’offrì la mia stessa Umanità”

Dopo qualche tempo, ad una comunione fatta da Luisa, Gesù le risponde così: “…Come sono contento che sei venuta a ricevermi unita con la mia Umanità, Divinità e Volontà! Mi hai rinnovato tutto il contento che ricevetti quando comunicai Me stesso; e mentre tu Mi baciavi, Mi abbracciavi, stando in te tutto Me stesso, (possedendomi completamente) contenevi tutte le creature, ed Io Mi sentivo darmi il bacio e gli abbracci di tutti”.

Questo è l’effetto del “vivere” i Sacramenti, e non frequentarli!

Le poche righe che ora Gesù ci dona di questo capitolo del II° volume, dobbiamo leggerle e meditarle fino a impararle a memoria, così, ogni volta che ci troveremo in queste precise situazioni, sapremo come sollevare realmente Nostro Signore e, non solo ripararlo degnamente come merita, ma arrivare fin a guarirlo dalle ferite che Gli procurano le anime che l’offendono!

 

COME MEDICARE GESÙ PIAGATO

Volume 2, 5/10/1899: Luisa: ”Raccomandai un infermo a Gesù, e Lui mi mostrava le piaghe fattegli da quell’infermo (con il proprio peccato), ed io ho cercato di pregarlo, placarlo e ripararlo (con il riparare nella Divina Volontà) e sembrava che quelle piaghe si saldassero (che guarissero). E Gesù…mi ha detto:” (nel pregare tu nella Divina Volontà per questo infermo), non solo hai cercato di medicare e fasciare, ma anche di guarire le mie piaghe fattemi da quell’infermo”. …Onde ho compreso che pregando per gli infermi, si viene a fare l’ufficio di medico a Nostro Signore, che soffre nelle stesse sue immagini”. (nelle creature).

Pensate che meraviglia: se vogliamo possiamo fare da medico a Nostro Signore! E’ semplicemente fantastico!!! Ma come fare? Dove vediamo un fratello o una sorella sofferenti, dobbiamo vedere che in quel letto  o in quella poltrona, che soffre è Gesù stesso, in Persona, proprio Lui! Allora, uniamo le sofferenze di queste creature a quelle di Gesù, e ripareremo così la Divina Giustizia e daremo a queste anime il merito di avere medicato Gesù. E’ in questo paragrafo che Gesù ci insegna come dobbiamo pregare per i fratelli ammalati e sofferenti. Alleniamoci a farlo spesso, tanto spesso!

 

LA PREGHIERA FATTA NELLA DIVINA VOLONTÀ È UNIVERSALE

Continua Gesù, volume 11, 25/9/1914:

Le preghiere fatte insieme con Me e con la stessa mia Volontà, possono darsi a tutti, senza escludere nessuno e tutti hanno la loro parte ed i loro effetti come se si fossero offerte per una sola (persona), però agiscono secondo le disposizioni delle creature”.

Quando si prega nella Divina Volontà, non  è necessario mettere l’intenzione per chi si prega, perché nella Divina Volontà la preghiera ha valore universale; non viene divisa in tante preghierine per quante anime va a toccare, ma tutta intera va a toccare tutti, indistintamente, con il suo pieno valore e la piena efficacia.

Volume 11, 15/6/1916: … Riversati nel mio Volere per farmi riparazioni complete, il mio Amore ne sente un irresistibile bisogno…” Questo è il nuovo modo di riparare le offese e i peccati fatti a Nostro Signore, perché queste sono riparazioni complete, divine e perfette, come fossero fatte da Lui (come lo è in realtà)

 

LA CREAZIONE È STATA FATTA DA DIO, PER AVVICINARE L’UOMO AI BENI ETERNI E NON PER ALLONTANARLO…

Ora Gesù ci presenta un quadro che dovrebbe farci riflettere non poco!

Volume 2, 21/10/1899: ”Nella misura che l’uomo si intromette nelle cose terrene, si allontana dai beni eterni e perde la stima di essi. (Questo è proprio quello che fa oggi l’uomo, cambia il senso ed il significato dei doni del creato.) Io ho dato le ricchezze agli uomini perché se ne servissero per la loro santificazione (case, denaro, montagne, mare, luce, notte, giorno, il proprio corpo, sensi, sesso, intelligenza, sentimenti, desideri, ecc); ma siccome se ne sono serviti per offendermi e per formare un idolo per il loro cuore, Io distruggerò loro e le ricchezze insieme con loro…..(Pensiamo solo alle spiagge, ai luoghi di divertimento, al denaro, alle stesse chiese…) Sai tu come sono diventati i sensi delle creature? (La vista, l’odorato, il gusto, il tatto e l’udito) Come le grida delle bestie feroci, che con i loro ruggiti allontanano (da Me) l’uomo, invece di farlo avvicinare. E’ tanto il marciume e la molteplicità delle colpe che scaturiscono dai loro sensi, che Mi costringono a fuggire…”. Povero uomo! Povero uomo! Volutamente povero e disgraziato! Povero uomo ridotto peggio di una bestia! Ma per fortuna, Gesù ci viene in aiuto, proprio con quel strumento che nessuno vorrebbe abbracciare ed amare per paura: la Croce!

 

LA CROCE DI OGNUNO

Volume 2, 22/10/1899: ”Figlia mia, la via della croce è una via cosparsa di stelle; quando si cammina attraverso di essa, quelle stelle si cambiano in soli luminosissimi ...e questo perché nel sopportare le croci, non ci può essere niente di umano ma tutto di Divino”.

La Croce, dice Gesù, è moneta per comperare il Cielo! La croce può essere corporale ma soprattutto spirituale! Ecco  una grande verità che spesso ci sfugge: umanamente, nessuno può accettare né tanto meno amare la croce; solo in Gesù la si può accettare e amare fino a desiderarla; solo in Gesù, che della croce ne ha fatto il suo letto favorito, non perché non soffrisse atroci spasimi, ma perché per suo mezzo ha Redento e salvato l’umanità.

Spesso vogliamo riportare sulla giusta via un figlio, il marito, la moglie, un amico, e preghiamo tanto per questi! ma cosa soffriamo noi per ottenere questa grazia? A Dio è necessaria la nostra croce per concederci la grazia; le grazie sono doni preziosi di Dio; se poi la croce è vissuta nella Divina Volontà, la grazia è certa!

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LA SPERANZA È GESÙ

Volume 2, 19/9/1899: “La speranza somministra il coraggio, la fortezza, in modo da rendere l’anima stabile, come colonna esposta a tutte le intemperie. (Se l’anima si fida veramente di Dio, non c’è cosa al mondo che la possa turbare o la faccia dubitare.)  Ah, la speranza fa sì che l’anima non solo s’immerga senza timore nelle immense ricchezze della fede, ma se ne renda padrona, così da rendere suo lo stesso Dio. Ah, sì! La speranza fa giungere l’anima dove ella vuole. (Non ci sono limiti per l’anima che è certa dell’amore di Dio; essa guarda tutto con la certezza di chi possiede, non di chi deve ancora trovare) La speranza è la porta del Cielo; sicchè, solo per mezzo suo Esso si apre, perché chi tutto spera tutto ottiene. L’anima che avrà fatto suo lo stesso Dio, subito, senza nessun ostacolo, si troverà nell’oceano immenso della carità. Ivi portando con sé la fede e la speranza, s’immergerà e si farà una sola cosa con Me, suo Dio”. Quando l’anima (vivendo nella Divina Volontà) è arrivata a fare suo lo stesso Dio, e come abbiamo sentito non è utopia ma realtà autentica, la sua vita non è più una vita di terra; essa vive dei pensieri di Dio, vive dei respiri di Dio, vive dei palpiti di Dio, vive dell’Amore di Dio, si nutre e gusta solo ciò di cui si nutre e gusta Lui, Dio! E se vive di Dio, non può volere se non ciò che vuole Lui, non può amare se non ciò che ama Lui, non può desiderare se non ciò che desidera Lui. Dice Gesù in un brano: “Cosa deve sperare un’anima se ciò che cercava l’ha già trovato e le appartiene?”  Questa è la speranza della quale parla Gesù.

Volume 2, 14/10/1899: ”…Tale è appunto un’anima che si trova in possesso della speranza, il volersi turbare, scoraggiare è già la più grande pazzia (è letteralmente impossibile)…..La natura della speranza è pace, e ciò che lei (la Speranza) è per natura, l’anima che vive nel seno di questa madre paciera, (lo) consegue (lo acquista) per grazia…“ Questo è l’effetto per l’anima che vive nella Divina Volontà: La Pace di Dio diventa la Pace dell’anima!

“Chi è dunque questa madre (paciera)? Chi è questa speranza? E’ Gesù Cristo, che operò la nostra Redenzione e formò la speranza dell’uomo fuorviato”.

Cioè, caduto nel peccato. E’ tutto semplicemente meraviglioso!

 

CHI VIVE NELLA DIVINA VOLONTÀ NON È LUI CHE VIVE MA DIO VIVE IN LUI

Volume 11, 2/10/1913: “…Perciò chi prende (e fa sua) la mia Volontà prende tutto, anzi può dire che la sua vita è finita, finite le debolezze, le tentazioni, le passioni, le miserie… perché il mio Volere tiene il primato su tutto…”

 

SE UNA COSA NON LA CONOSCI, NON LA DESIDERI MA, SE LA CONOSCI, LA DESIDERI: COSÌ È PER LA DIVINA VOLONTÀ

Bene! Adesso Gesù vuol farci salire un altro gradino sulla scala che porta verso il Dono del suo Divin Volere: Volume 2, 22/9/1899: ”Quando una persona ha gustato il dolce di un cibo, (come il cibo della Divina Volontà) e poi è costretta a prendere l’amaro, (a prendere ancora il cibo amaro della volontà umana)  per togliere quell’amarezza (della volontà umana) si raddoppia il desiderio (e lo sforzo) di gustare il dolce, (cioè di vivere nella Divina Volontà) e questo giova molto a quella persona, perché se gustasse sempre il dolce, (la Volontà di Dio) senza gustare mai l’amaro, (la propria volontà umana) non terrebbe gran conto del dolce, (cioè della Divina Volontà) e così, se gustasse sempre l’amaro (cioè la propria volontà umana) senza conoscere il dolce (della Divina Volontà), non conoscendolo non ne avrebbe neppure il desiderio: quindi l’uno e l’altro giovano… ”(Giova l’aver conosciuto prima l’uno e poi l’Altro!)

E come giovano!!! E’ come quando un prigioniero ha conosciuta la libertà, che una volta tornato in carcere la desidera come mai l’avrebbe potuta desiderare se non l’avesse conosciuta in passato; così è del cibo della Divina Volontà, quando lo si è gustato una volta, non si può più rimanerne senza. Come dice Gesù, però, per gustarlo davvero il dolce della Divina Volontà, è necessario avere prima conosciuto anche l’amaro della volontà umana, altrimenti non si potrebbe apprezzare la dolcezza e bellezza dell’uno e la bruttezza dell’altro.

 

UNA VOLTA L’ANIMA DATASI A GESÙ, PENSERÀ A TUTTO LUI

Volume 2, 30/9/1899 Gesù: ”Non volerti affliggere né turbare, sono Io che conduco l’anima fin nel profondo dell’abisso, per poter poi condurla più spedita nel Cielo” Quando l’anima si è veramente data tutta a Dio, e Dio ne è diventato il reale Padrone,  neppure per un istante lascerà quest’anima, mai, anche in mezzo alle più violente difficoltà, alle tempeste e alle tentazioni, Lui sarà, non sempre presente, ma dentro, nell’anima stessa)…..Luisa:” Quindi la pazienza, l’umiliazione, l’offerta a Dio di ciò che si soffre in tempo di tentazione è un pane sostanzioso che si dà a nostro Signore, pane che accetta con molto gusto”. (Che Gli è molto gradito.) Quindi anche nei momenti di prova o di tentazioni, anzi proprio in questi momenti particolarmente difficili e travagliati, quando ci si è dati nelle mani di Dio, è proprio Lui, Dio, che ci porta, ci guida e ci “conduce”; quindi non dobbiamo dubitare mai, ma essere fiduciosi, perché coscienti di trovarci sulle braccia di Gesù.

 

QUANTO DISPIACE A GESÙ L’OPERARE DELLA CREATURA SENZA DI LUI!

Volume 11, 20/8/1912: “Quanto Mi dispiace vedere l’anima rannicchiata in se stessa, nel vederla operare da sola; mentre Io standole vicino la guardo e, vedendo molte volte che non sa fare bene ciò che fa, Io aspetto che Mi chiami e Mi dica: “Io voglio fare questa cosa e non so farla; vieni tu a farla insieme con me e tutto saprò fare bene!” Pensiamo al dolore di Gesù nel vedere le creature che camminano, lavorano, mangiano, dormono, si lavano, pregano, celebrano, si comunicano, adorano, ecc, e tutto ciò che fanno non forma altro che un mucchio di spazzatura, di letame, perché tutto è frutto di una volontà umana malata; mentre basterebbe che chiamassero Lui, Gesù, a farlo e a viverlo in loro e tutte quelle azioni, tutti quegli atti da umani, da spazzatura e letame, con un miracolo della sua Onnipotenza, verrebbero trasformati in tanti diamanti, in tanti soli di luce divina da illuminare Cielo e terra. 

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IL MODO DI FARE DI GESÙ PER INCENTIVARE L’ANIMA NEL CAMMINO DELLA PERFEZIONE

Un altro nodo da sciogliere nel nostro modo di vivere in questo cammino di vita nella Divina Volontà, è la fretta che abbiamo “di fare”, “di arrivare”, “di vedere il risultato subito”; non c’è pazienza di aspettare, vogliamo tutto e subito e spessissimo, non vedendo i risultati, ci scoraggiamo e ci arrendiamo perché il nostro è un insuccesso dopo l’altro. Ma Gesù, buon Maestro, ci prende per mano e, ancora una volta, ci indica la via che dobbiamo percorrere; dice: Volume 2, 5/9/1899: ”Non volerti perdere di coraggio (se vedi che il tuo cammino è lento, se fai passettini piccoli piccoli), questo è il mio solito modo di operare la perfezione passo a passo (cioè, di lavorare le anime un po’ alla volta) e non tutto in un istante; e ciò affinchè l’anima, vedendosi sempre manchevole (cioè bisognosa) in qualche cosa, sia sollecitata e faccia tutti gli sforzi per raggiungere ciò che le manca; diversamente l’anima, possedendo in sé la pienezza della perfezione e quindi tutte le virtù, non troverebbe come sforzarsi per piacermi di più (non avrebbe nessun stimolo per piacermi di più).

Io, (poi) tirato (attratto) dai suoi atti progressivi (dai suoi atti continui), Mi sento forzato (costretto) a darle nuove grazie e favori celesti; così (in questo modo) si viene a formare un commercio tutto divino tra l’anima e Dio”. L’anima continuamente chiede a Dio, e Dio continuamente dà all’anima! Questo è commercio divino; questo è il commercio che Gesù ama, non quello dei mercanti che erano nel tempio.

In questo cammino della Divina Volontà, i mattoni (le Verità) che Gesù mette nelle nostre anime per costruire la reggia che poi Lo dovrà accogliere come Re incontrastato, li mette uno alla volta, posati con calma, messi sicuri uno dopo l’altro, uniti con la calce del suo Amore, della sua Parola, dei Sacramenti, e una volta posti più nessuno li smuoverà. Quindi, l’invito di Gesù è la santa pazienza che dobbiamo avere in noi, vissuta nella pace più profonda, perché solo lì Lui potrà lavorarci come molle creta in mano sua: piano senza fretta.

 

SE L’AMORE, CHE GESÙ SENTE PER L’ANIMA CHE VIVE NELLA DV, SI FACESSE VEDERE, L’ANIMA NON POTREBBE PIÙ VEVERE PIÙ, SENZA DI LUI

Non c’è campo migliore, dove Dio Padre si diverta di lavorare, di un’anima che viva tutta abbandonata in Lui; arriva ad innamorarsene a tal punto da voler diventare sua proprietà, proprietà dell’anima.

Volume 2, 9/9/1899: ”Quanto sei bella, tu sei la mia semplice colomba, la mia diletta dimora, il mio tempio vivo in cui, unito al Padre e allo Spirito Santo, mi compiaccio di deliziarmi (Queste non sono parole di circostanza di Gesù, ma è la realtà che vive Lui nelle anime)… Sappi che è tanto l’amore che ti porto, che son costretto nasconderlo in parte, perché tu non impazzisca e possa vivere, perché se te lo facessi vedere, non solo impazziresti ma non potresti continuare a vivere; la tua debole natura resterebbe consumata dalle fiamme del mio Amore”. Questo mi fa pensare che il non farsi vedere di Gesù nel non manifestarsi visibilmente ai nostri occhi, è un atto d’amore grandissimo che ci fa, perché se Lo vedessimo anche una sola volta, la nostra mente, la nostra anima, la nostra natura umana non potrebbe più vivere, tanto sarebbe il tormento che provocherebbe nel non rivedendolo ancora.

Luisa diceva che ogni istante della vita che passava senza vederlo, era una morte continua che subiva, tanto era il martirio che provocava in lei il desiderio di rivederlo ancora e di unirsi a Lui. 

 

L’AMORE DI DIO VERSO LE CREATURE

Quante volte abbiamo sentito parlare dell’amore di Dio per noi! Tante, tantissime! E qualche volta, ascoltando chi ci parlava, siamo rimasti a bocca aperta; ma proviamo, ora, ad ascoltare Lui, l’Autore di questo Amore, e forse scopriremo una sfaccettatura nuova di questo diamante divino che è l’Amore di Dio per l’uomo!

Volume 2, 16/9/1899: ”…La vita del (mio) cuore è l’amore ed Io sono come un infermo che brucia di febbre, (un infermo) che va cercando un rinfresco, (un refrigerio), un sollievo per il fuoco che Mi divora. La mia febbre è l’amore, ma dove estraggo, (dove trovo) i rinfreschi, i sollievi (i refrigeri) più adatti al fuoco che Mi consuma? (Li trovo) dalle pene che soffrono le mie anime predilette, per solo mio amore. Molte volte aspetto e riaspetto quando l’anima deve volgersi a Me per dirmi: ”Signore, solo per amor tuo voglio soffrire questa pena”.

Ma quanto è obbligato ad aspettare il “povero” Gesù! Sì, perché  in ogni creatura, se non vive nella Divina Volontà, e ciò che soffre e vive non è tutto e solo per Gesù, completamente Suo, non fa innamorare il suo Cuore di Dio fino alla follia; si innamora sì, ma si ferma molto, molto prima della “follia d’Amore”. Mentre quando vede l’anima soffrire solo per amor suo, Gesù si innamora follemente di quest’anima!

Volume 11, 1/11/1915: “Figlia mia, fammi sfogare in Amore! Se la Giustizia… può sfogarsi con tutte le creature, il mio Amore invece può sfogarsi solo con chi mi ama, con chi è ferito dallo stesso mio Amore…”

Gesù è Amore e solo Amore! Gesù è l’Amore che sempre arde e genera! Gesù è l’Amore che non muore mai! Gesù è l’Amore che ha vinto il peccato e la morte! Gesù è l’Amore che dà la vita e Gesù è l’amore che la toglie per unirci in Lui! Gesù è lo stesso “Amore”.

“Dio ha tanto amato il mondo da dare suo Figlio”, dice la Scrittura, ma perché Dio Padre ha dato il Figlio suo all’umanità? Perché muoia sulla Croce? Perché ci salvi dalla dannazione eterna? Non è stata questa la prima causa che ha costretto Dio, per amore, a darci suo Figlio, ma  il primo motivo è stato perché noi potessimo impossessarci di Lui, fino a ripetere la sua stessa vita in noi. Qui l’amore del Padre ha toccato il punto più alto! Questo è stato ed è l’amore di Dio per la sua creatura: Donarci Gesù come nostra proprietà perché potessimo ripetere in noi la sua stessa Vita!

Vedete, quando diciamo di amare Dio, lo facciamo per un preciso scopo, spesso di interesse: Gesù Ti amo perché sei buono, perché sei grande, perché sei misericordioso, perché mi ascolti sempre, perché mi vuoi bene, perché mi dai grazie su grazie, ecc. Quindi quando diciamo di amare Gesù ci ragioniamo sopra, troviamo dei “perché”, delle motivazioni, mentre quando Lui ci ama lo “fa” e basta; se Gesù ci ragionasse sopra nell’amarci, anche solo un pochino, ci scaricherebbe immediatamente come immondizie, perché è solo questo che ci meriteremmo; invece Gesù ci ama e basta, e questo dovremmo imparare e fare anche noi: Amarlo e basta! Senza nessun perché!

 

“CREDERE” NELL’AMORE DI DIO PER NOI

Volume 11, 2/9/1912: “Le riflessioni, le cure personali, anche sul bene, per chi mi ama davvero, sono tutti vuoti che forma all’amore, quindi la mia (Volontà) non riempie tutta l’anima…!”

Per vivere senza pensare a se stessi è necessario “credere” in questo Amore senza confini, non è sufficiente sapere che c’è, che esiste, è necessario “credere”, anche contro ogni logica che il mondo ci propone. E’ necessario avere in noi quella certezza che ci rende fermi nella Speranza, tanto da non dubitare mai, nemmeno nelle tempeste più forti:

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Gesù, vuole continuare a preparare le nostre anime e i nostri corpi per renderci abili e idonei a vivere nella sua Volontà.

Nella meditazione precedente, abbiamo capito che in questo cammino di vita attraverso le pagine degli scritti di Luisa Piccarretta, abbiamo iniziato un itinerario di vita spirituale e materiale, completamente nuovo, viaggio che si concluderà, se non decideremo di interromperlo volontariamente prima, solo il giorno, anzi, l’attimo nel quale Gesù ci chiamerà a Lui per l’eternità.

E come per intraprendere un viaggio è necessario conoscere la meta che si deve raggiungere, è altrettanto necessario sapere che, una volta intrapreso questo viaggio, ogni giorno, meglio ogni attimo, si debba camminare verso questa meta, altrimenti vorrebbe dire fermarsi, bloccarsi e il viaggio finirebbe prima del tempo, o quanto meno ne verrebbe ritardato, se non messo a serio rischio, il raggiungimento del traguardo.

Da tutto questo è facile, credo, da capire che come ogni riga degli scritti di Luisa sulla Divina Volontà, ogni Verità che impareremo e faremo nostra, sarà un passo in avanti verso il raggiungimento della meta, cioè il Divin Volere come vita nostra, al contrario, ogni riga o ogni Verità che, volutamente e anche un po’ involontariamente, non impareremo e non faremo nostra, per quanto santi noi possiamo essere, sarà una sosta che faremmo verso questa Meta, che è lo stesso Cuore di Gesù nel Dono totale della sua Divina Volontà come nostra propria vita.

Con questo spirito, riprendiamo il cammino, coscienti che queste Verità che Gesù ci vuole donare, sono l’unico e solo Cibo che ci darà la forza e la capacità di camminare su questa strada e in questa direzione: il “Fiat” di Dio!

Gesù, per arrivare a questo suo obbiettivo, certo dovrà cambiare e modificare qualche cosa di quello che c’è dentro di noi, perché se non fosse necessario cambiare nulla, vorrebbe dire che già viviamo nella Divina sua Volontà, il che è improbabile! Se non La si conosce non è possibile possederla! Dice Gesù!

 Ascoltiamo, allora, quello che ci dice e facciamo che diventi vita della nostra vita; sangue della nostra anima, insomma che diventi “noi” e “noi” che diventiamo “Lei”, come chiede Gesù. 

 

LA VIRTÙ DELL’OBBEDIENZA

Volume 2, 17/8/1899: ”L’ubbidienza dà la morte a tutti i vizi (a tutti i difetti e le deformità della nostra anima) …se l’ubbidienza non giunge a questo suo scopo, si avvale delle impertinenze e dei capricci.” (Usa tutti i mezzi in suo potere per raggiungere il suo scopo.). 

“Se sono necessari forza e coraggio per uccidere il corpo che è tanto fragile, molto più lo sono per dare morte ai vizi e alle proprie passioni (e alla nostra volontà), il che è tanto difficile, che a volte, mentre questi (vizi, passioni e volontà) appaiono morti, incominciano a vivere di nuovo. (A volte ci sembra di avere sconfitta la nostra volontà umana, ma in realtà è solamente assopita in attesa di rianimarsi, in altre parole non dobbiamo mai abbassare la guardia). Questa diligente signora ubbidienza (nella tua coscienza, perché è lì che risiede) è sempre in movimento e continuamente sta a spiare, (guarda cosa fai, come lo fai e perché lo fai)  e se vede che l’anima fa la minima difficoltà in ciò che le viene comandato (cioè, ci mette contrasti)…..le fa tanta guerra e non le dà pace, fino a tanto che l’anima non si prostri ai sui piedi (cioè, non si arrenda ai suoi richiami) e adori in muto silenzio ciò che Lei vuole…..” E cosa può volere la signora obbedienza nei nostri cuori per lasciarli nella pace più completa? Vuole La Volontà di Dio come vita sua della creatura! Ecco cosa vuole! La sua voce la senti che parla nella tua coscienza, davanti al marito, alla moglie, alle Sacre Scritture, alla voce del medico, del superiore, del confessore, alla voce della creazione.)

“Ah, sì! Non c’è vera pace senza l’ubbidienza, e se pare che si goda pace, è pace falsa, perché va d’accordo con le proprie passioni, e mai con le virtù….

Poi l’ubbidienza uccide la volontà umana ed a torrenti riversa la Divina Volontà (nell’anima), tanto che si può dire che l’anima ubbidiente non vive della propria volontà, ma della Divina Volontà…..(Proprio come detto appena sopra.)

Onde, con le altre virtù, anche le più sublimi, ci può essere l’amor proprio,(il proprio “io” come attore della propria vita, che vuole fare)  ma con l’ubbidienza mai”. (L’amor proprio viene messo a tacere! Perché tu non fai quello che vuoi, ma fai quello che vuole Lei)

Volume 2, 1/9/1899: ”L’ubbidienza fu tutto per Me; l’ubbidienza voglio che sia tutto per te. (Per Gesù le mezze misure non sono esistite e non esistono. “O con Me o contro di Me!” “Chi non raccoglie con Me, disperde!”)

L’ubbidienza Mi fece nascere; l’ubbidienza mi fece morire. Le piaghe che ho nel mio corpo sono tutte ferite e segni che mi fece l’obbedienza. L’obbedienza è un guerriero potentissimo,…(Perché Gesù la chiama “guerriero”? Perché è in continua lotta con la nostra volontà umana, per vincerla e sottometterla). In Me non lasciò neppure una goccia di sangue, Mi svelse (Mi lacerò) a brani le carni, Mi slogò le ossa…. L’ubbidienza, facendosi con Me più che crudele tiranno, allora si contentò, quando Mi sacrificò sulla croce e vittima Mi vide spirare per suo amore.”

Questo e solo questo è l’insegnamento che viene da Gesù; chi ci insegna cose diverse non è veritiero, non è secondo il pensiero di Dio, e quindi non è da seguire.

“Perché l’ufficio di questo potentissimo guerriero è di sacrificare le anime (non di sollevarle o di liberarle ma di sacrificarle): non fa altro che muovere guerra accanita a chi non si sacrifica tutto per lui. L’ubbidienza non ha nessun riguardo se l’anima soffre o gode, se vive o muore; i suoi occhi sono intenti a vedere se essa vince; delle altre cose non si cura affatto. (Tu, per così dire, puoi anche morire che a lei non interessa niente) Sicchè il nome di questo guerriero è “vittoria”, perché tutte le vittorie concede all’anima ubbidiente; e quando pare che questa (l’anima) muoia, allora incomincia la vera vita.” (Incomincia la vita del Fiat Divino in lei) “E che cosa non Mi concesse l’ubbidienza di più grande? Per mezzo suo vinsi la morte, sconfissi l’inferno, sciolsi l’uomo incatenato, aprii il Cielo, e come Re vittorioso presi possesso del mio Regno, (del Regno della Divina Volontà) non solo per Me, ma per tutti i miei figli che avrebbero approfittato della Redenzione (perché non si arriva al Regno del “Fiat” divino, se non si passa prima, per bene, per il Regno della Redenzione)…..e perciò prendo tanto amore alle anime che sono ubbidienti”. 

Certo, è doveroso e necessario obbedire, ma è altrettanto necessario capire a chi si deve obbedire: si deve obbedire ai propri superiori, certo; ai propri genitori, certissimo; ai sacerdoti, alle Autorità Ecclesiastiche, certissimamente; ma il Cardinal Joseph Ratzinger- nel commento sui documenti del Concilio Vatican II°, vol. V, pag. 134, Herbert Vorgrimler, ed Herder and Herder, dice: “Al di sopra del Papa (come  espressione della pretesa vincolante dell’autorità ecclesiastica) resta comunque la coscienza di ciascuno, che deve essere obbedita prima di ogni altra cosa, se necessario anche contro le richieste dell’autorità ecclesiastica”.

Dice S. Paolo: “Contro la Verità non abbiamo alcun potere (cioè non abbiamo nessuna autorità) possiamo solamente agire per la Verità”. (2 cor 13,8) “Gesù si fece obbediente fino alla morte e alla morte di croce”, ma la sua prima obbedienza era sempre al Padre che viveva in Lui. Quindi, se ciò che ci ordina “l’uomo” è in armonia con quello che vuole Dio, allora è degno di obbedienza e obbedienza cieca, ma se è frutto di una  aspirazione o decisione personale, la nostra coscienza deve avere la priorità!

Dice Pietro negli Atti 4,19: “Giudicate voi se è giusto davanti a Dio obbedire a voi piuttosto che a Dio”.

E chi chiedeva obbedienza a Pietro erano gli stessi capi del sinedrio, la massima espressione dell’autorità religiosa di allora. Quindi l’obbedienza non deve essere una condizione subita da chi te la vuole imporre, ma condivisa con la propria coscienza che deve avere la priorità nella decisione, e che proprio per questo suo ruolo delicato, deve essere distaccata da tutto e da tutti, non condizionata da niente e da nessuno, rivolta solo alla Verità: Gesù.

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LA VIRTÙ DELLA PUREZZA ATTRAE GESÙ

La purezza: Altra virtù che innalza l’anima in Dio. Volume 2, 1/8/1899: ”Figlia, Io amo grandemente le anime pure, e se sono costretto a fuggire dagli impuri; dai puri, invece, sono attirato come da calamita a soggiornare con loro.”

La purezza di cui parla Gesù, non è solamente la purezza che tradizionalmente pensiamo, la purezza di cui Gesù si innamora è la sua stessa purezza, che l’anima chiamandoLo a vivere in se stessa, fa propria, per fare innamorare Dio della Sua stessa Purezza (Purezza dall’autostima, purezza dalla propria volontà, purezza di vita vissuta, purezza dall’egoismo, dal nostro protagonismo, purezza dall’egocentrismo, purezza nel pensare, nel muoversi, nel mangiare, nel dormire: in una parola, la purezza libera da ogni ombra di volontà umana).

Scrive Luisa nel volume 3, 21/12/1899: “Perché solo Tu sei purissimo, Gesù, il ricettacolo (il Contenitore, il Rifugio) delle anime pure. Tu sei il primo nobile Giglio, esemplare di tutti gli altri”.(Gli altri ti devono tutti rassomigliare come una copia autentica”

 “….Alle anime pure presto volentieri la mia bocca, per farle parlare con la stessa mia lingua, sicchè non hanno da fare fatica per convertire le anime. In dette anime, Io Mi compiaccio non solo di continuare la mia Passione e così continuare ancora la mia Redenzione, ma più ancora Mi compiaccio sommamente di glorificare le mie stesse virtù in loro”. (Non solo di salvare le anime ma di santificarle, di divinizzarle!)

 Si potrebbe dire che in queste creature le virtù hanno la stessa vita che hanno in Gesù, questa è in pratica la sostanza del Dono! E’ semplicemente fantascienza divina, ma fantascienza reale!!!

 

GESÙ CI INSEGNA COME NON PARLARE MALE DEI DIFETTI DEL PROSSIMO

Ora Luisa ci fa una confidenza molto personale, lei ha vissuto tanto in alto da essere entrata e uscita dal Paradiso più volte, ma era pur sempre una donna, e un giorno scrive così, Volume 2, 12/8/1899:  ”…Quel che più mi fa temete è la lingua, che spesso mi fa sdrucciolare conto il prossimo.” In questo quadretto, sfido chiunque a non vedersi rispecchiato dentro. Sì o no? L’insegnamento che ne viene è come dobbiamo comportarci con gli altri e come parlare degli altri quando ci viene data l’occasione.

 E Gesù: “Non temere, ti insegnerò Io stesso il modo con cui devi parlare  col prossimo. Quando ti si dice qualche difetto del prossimo, getta uno sguardo sopra te stessa, ed osserva se tu sei colpevole di quello stesso difetto. In caso affermativo, il voler correggere è voler fare indignare Me e scandalizzare il prossimo. Se poi ti vedi libera di quel difetto, (Cioè tu quel difetto non ce l’hai) allora sollevati e cerca di parlare come avrei parlato Io, così parlerai con la mia stessa lingua. Così facendo non mancherai alla carità del prossimo…”

Bene! E come parlava, quando parlava degli altri Gesù: innanzitutto mai male, ma parlava con amore, con dolcezza, con delicatezza, con umiltà, con semplicità, con purezza, con la luce della Verità, e così dovremo parlare noi quando parliamo degli altri.

 

GESÙ CI PARLA DELLA SUA MAMMA

Prima di terminare questa meditazione Gesù vuole parlarci e farci conoscere un po’ di più sua e nostra Mamma Celeste. Ascoltiamolo. Volume 2, 15/8/1899: ”Il primo cantico che fecero gli angeli e i santi alla mia Madre, al suo ingresso in Paradiso, fu “l’Ave Maria”, perché nell’”Ave Maria” si contengono le lodi più belle, gli onori più grandi e a Lei si rinnova il gaudio che ebbe nell’essere fatta Madre di Dio. E le parole più gradite e che più consolano la mia Madre, sono “Dominus Tecum”, perché non appena furono pronunciate dall’angelo, Ella sentì in Sé comunicarsi tutto l’Essere Divino e quindi si sentì investita del divino potere, in modo che il suo Essere, di fronte al potere divino, si disperse, e mia Madre rimase col potere divino nelle sue mani…”

Questo è ciò che Gesù promette anche all’anima che vive nella Divina Volontà come Lui insegna, cioè come in Cielo così in terra: ripete nell’anima i doni cha ha dato a sua Madre. E’ sempre fantascienza divina, ma pure questa fantascienza reale!!!

“Ogni parola dell’”Ave Maria” porta una luce immensa, e si possono comprendere molte cose sul conto della SS. Vergine”. Ma noi spesso, per non dire sempre, recitiamo questa preghiera, specialmente nel S. Rosario,  quasi senza pensare a ciò che diciamo, mentre è il poema di Dio per la Madre di Suo Figlio Gesù! Quando Luisa recitava il S. Rosario insieme a Gesù, durava ore ed ore!

 

CHI VIVE NELLA DIVINA VOLONTÀ PUÒ FARE DA MAMMA A GESÙ

Ora Gesù ci dà una missione particolare e di grande, grande onore, sempre se la vogliamo! Perché questa missione è solo per l’anima che vuole vivere con tutta se stessa nella Volontà di Dio!

La nostra Mamma sta in Cielo, ed Io do a te (e all’anima che vive nella Divina Volontà) l’ufficio di farmi da mamma sulla terra….”   Che bello!!!!

Gesù ci sta chiedendo di fargli da Mamma, come lo faceva Maria SS. Ci può essere onore più grande? Più alto e più santo? E cosa faceva Maria SS al suo Gesù quando stava sulla terra, e lo continua tutt’ora in Cielo? Se Lo offendevano Lei Lo riparava, se Lo maltrattavano Lei Lo consolava, se Lo minacciavano Lei Lo proteggeva, se non Lo amavano Lei Lo amava, ecc.

Dalle 24 Ore della Passione dalle 10 alle 11 del mattino: “Allora la tua Dolente Mamma, ciò che non fa con il corpo, perché impedita, lo fa con l’anima: Entra in Te, Gesù, fa suo il Volere dell’Eterno e, associandosi in tutte le tue pene, Ti fa l’ufficio di Mamma: Ti bacia, ti ripara, Ti lenisce in tutte le tue piaghe e versa il balsamo del suo doloroso Amore!”,

Questo vuol dire fargli da Mamma! Ma come fare?

“Sappi…. che ti voglio tutta per Me; sarò geloso anche del tuo respiro se non lo farai per Me; e quando vedrò che non starai tutta intenta ad accontentarmi, non ti darò né pace né riposo…” Quindi possiamo fare da Mamma a Gesù vivendo solo e tutto per Lui! Questa è una esigenza d’amore che Gesù ha verso la sua creatura: averla tutta e completamente per Sé ed in Sé! Vuole che Gli facciamo da fratelli, da figli, da sorelle e da Madre.

Un pensiero prima di concludere: Spesso noi ci rattristiamo perché diciamo che non viviamo a pieno nella Divina Volontà, cioè consumati nel “IV° grado” come dice Gesù, ma sbagliamo e sbagliamo di grosso: Dovremo essere felicissimi di essere anche solo dentro ai confini di questo Fiat Divino; non importa se siamo al II°, III° o IV° grado, questo non ci deve interessare per niente, questo è un problema di Gesù; per noi deve essere sufficiente sapere che siamo “dentro” a questo Cerchio Divino; questo ci deve bastare per essere sereni e felici!

Voglio terminare con una domanda ed una risposta; vi assicuro che più le leggerete e più comprenderete cosa è e cosa significa vivere nella Divina Volontà: “E’ scritto nella preghiera del “Padre Nostro”: “Sia fatta la tua Volontà come in Cielo così in terra!”  Bene! E ci siamo mai chiesti come viene “fatta” in Cielo la Volontà di Dio? Viene fatta così:  Che il Fiat Divino sia nel vostro cuore, nella vostra anima e nella vostra volontà. Amen!

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QUANDO FACCIAMO UNA COSA, COME CONOSCERE SE È NOSTRA VOLONTÀ UMANA O DI DIO

Volume 2, 16/5/1899:”Figlia mia, quello che guardo in un’anima è quando (e quanto) si spoglia della propria volontà, e allora la mia Volontà l’investe, la divinizza e la fa tutta mia. (Non solo nelle cose della vita quotidiana, ma anche nelle cose sante: preghiere, adorazioni, atti di pietà e di solidarietà, ecc.)

Ora Gesù fa i raggi alla nostra anima: “Vedi un po’ (osserva un pochino) queste anime che si dicono devote (o sante), fino a tanto che le cose vanno a loro modo, (secondo i loro desideri) sono contente, ma se una piccola cosa non va a loro modo, se le loro confessioni non sono lunghe….se il confessore non le soddisfa… (se quell’affare non va in porto, se vengono umiliate, se vengono toccate nel proprio orgoglio, se non la si pensa come loro), perdono la pace, (si arrabbiano) ed alcune giungono a non volere fare più niente”. (Si bloccano) “Questo dice che non è la mia Volontà che le domina, ma la loro…..”

Dobbiamo fare molta attenzione e pregare Gesù che ci faccia comprendere sempre qual è la nostra volontà e qual è la Sua!   

 

GESÙ SI RIVOLGE A TUTTI MA SOLO GLI UMILI E I SEMPLICI GLI CREDONO 

Vedete, fare propri per vivere gli insegnamenti di Gesù, non è cosa di tutti i minuti e nemmeno tanto facile, ma è a questo che la creatura deve mirare ed arrivare; non conta il ceto sociale al quale appartiene o la carica politica, sociale o religiosa che ricopre. Dice infatti Gesù nel Volume 2, 19/5/1899:”Io mi comunico sia agli umili che ai semplici, perché (questi) danno subito credenza alle mie grazie (e alle mie parole) e le tengono in gran conto, sebbene siano ignoranti e poveri.”

Infatti, chi aveva Gesù sulla terra come suoi discepoli e apostoli? Ricchi? Sapienti? Dottori della legge? Tribuni? Governatori? No! Proprio nessuno di questi, il suo seguito era formato da pastori, da pescatori, da poveri e straccioni; perché? Perché questi gli avrebbero creduto subito, senza tanti cavilli e osservazioni; Gli hanno creduto e basta! Senza tanti ragionamenti!

Stessa cosa fa ora con le Verità sulla Divina Volontà: il laureato, il teologo, se non si spoglia della sua laurea, fa fatica a capirle, chi ha molte conoscenze, pure; Gesù cerca i semplici, i poveri in spirito, quelli che sono convinti che Gesù ha ancora voglia di parlare, gli ultimi, quelli scartati dagli altri, “quelli che sono ai crocicchi delle strade”: Quelli che il Re ha mandato a chiamare ai crocicchi delle strade, quando ha inviato i suoi servi perché si riempisse la sala per il banchetto nuziale!” Questi cerca Gesù, perché questi Gli credono subito e Lo comprendono senza tanti giri di parole. 

“Ma con questi altri che tu vedi (che credono di sapere tutto) Io sono molto restio, (molto cauto) perché il primo passo che avvicina l’anima a Me è la credenza: onde avviene in questi tali che con tutta la loro scienza (e sapienza) e dottrina e anche santità, (queste parole “dottrina e santità” credo che Gesù le usi per indicare i consacrati, i sacerdoti e tutti quelli che sono convinti di camminare sulla strada della santità umana) non provano mai un raggio di luce celeste, cioè camminano per la via naturale, (sono loro i protagonisti della loro vita) e mai giungono a toccare neppure un tantino ciò che è soprannaturale ….” (di Divino).

Il ragionamento è ciò di cui si fidano queste persone, se non capiscono nemmeno credono. D’altra parte in un bicchiere già colmo d’acqua, per quanta tu ne versi di nuova, non ne entra una goccia; stessa e identica cosa è per quelli che credono di sapere già tutto, loro sono già “pieni”.

 

COSA PENSA GESÙ DEI “SAPIENTI” E DI COLORO CHE TENGONO ATTACCATO IL CUORE ALLE COSE DEL MONDO

Sentiamo cosa dice Gesù di queste creature che credono di sapere tutto, nel Volume 2, 23/5/1899  Scrive Luisa:”…Mi sono sentita fuori di me stessa, insieme con Gesù e (con noi) ci stavano molte altre persone. Chi ambiva la ricchezza, chi l’onore, chi la gloria e chi fin la santità e tante altre cose, ma (le ambivano, le cercavano e le desideravano) non per Dio ma per essere tenute in gran conto dalle creature. (Quante di queste situazioni ci sono nel mondo, anche fra i devoti!) Gesù rivolto a loro, tentennando la testa ha detto:”Stolti che siete! Vi state lavorando (preparando) la rete (per) come imbrogliarvi”.

Poi rivolto a me ha detto:”Perciò, figlia mia, la prima cosa che tanto ti raccomando è il distacco da tutte le cose, perché quando l’anima si è staccata da tutto, non ha bisogno di farsi forza per stare lontana da tutte le cose della terra”….

Distaccare il proprio cuore da tutto ciò che sa di terra, tutto! Il mondo non è di Dio, ma, per il momento, è del principe delle tenebre, quindi dobbiamo staccarci dal mondo e da tutto ciò che sa di mondo. “Ma è contro la logica!” mi si potrebbe dire, ma Dio è proprio all’opposto della logica del mondo. Dice S. Paolo nella lettera ai Filippesi: “La Patria nostra…è nei Cieli!”, non è sulla terra!

 

NON CURARSI MAI DEL GIUDIZIO CHE GLI ALTRI HANNO DI TE

Volume 2, 31/5/1899:”Quello che voglio da te è un operato retto e semplice, (voglio) che non ti curi del pro e del contro delle creature (se parlano o pensano male o bene di te) lasciale pensare come vogliono senza prenderti il minimo fastidio, perché il volere che tutti siano favorevoli (che la pensino come te) è un volere fuorviare dall’imitazione della mia vita”. (E’ non volere imitare Me quando stavo sulla terra! Infatti quanti non ne ho avuto di contrari alle mie parole, anche sacerdoti o dottori della legge!)

 

LA CONOSCENZA DI SE STESSI E LA CONOSCENZA DI DIO VANNO DI PARI PASSO

Volume 2, 2/6/1899:”O anima che conosci te stessa, quanto sei fortunata! Il favore più grande che posso fare ad un’anima è il farle conoscere se stessa (cioè: siamo niente). La conoscenza di sé e la conoscenza di Dio vanno di pari passo. Per quanto conoscerai te stessa, altrettanto conoscerai Dio.” (Siamo niente, Dio è tutto!)

Chi è Dio e chi sono io? Quando nella semplicità e umiltà del cuore comprenderemo, anche solo un po’, questa domanda, avremo scoperto le nostre origini, la nostra destinazione, il nostro valore, il nostro fine; comprenderemo di chi siamo figli, chi è nostro Padre e nostra Madre; perché ci hanno messo su questa terra e perché dobbiamo vivere la nostra vita come un dono continuato e rinnovato di Dio Padre, sì perché ogni passo, ogni respiro, ogni palpito è un dono continuato di Dio!.

“L’anima che ha conosciuto se stessa, vedendo che da sé non può operare niente di buono, fa tutte le sue operazioni (tutti i suoi atti) in Dio.”

E’ fisiologico, se mi rendo conto che Dio è tutto e io non sono niente, è normale che in tutto ricorra a Lui come autore di ciò che voglio fare, pensare, amare, pregare, adorare ecc., se non mi comportassi così, significherebbe che non ne sono convinto.

“ Ella (questa creatura) trasforma l’ombra del proprio essere in Dio, perché conoscendo a fondo il proprio “nulla”, non ardisce fare alcunché da sé, ma ciecamente attirata segue le operazioni (gli atti) del Verbo”. (Ripete in se la vita di Gesù chiamandola atto per atto).  Cioè se vuole camminare, (sia nello spirito che nella carne) sa che se cammina da sola è in continuo pericolo, per cui subito chiama Gesù a camminare in lei; se vuole pensare, ha paura di pensare da sola e chiama subito Gesù a pensare in lei; e così del dormire, del parlare, del lavorare, del patire e del vivere, ecc.

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L’ANIMA CHE SI DISTACCA DA TUTTO È GRADITA A GESÙ

Invece per l’anima che ha dato il suo “Sì!” definitivo nella Divina Volontà, non sente questa necessità, perché quest’anima, Gesù, Lo sente in se stessa, sua proprietà. Dice Gesù di quest’anima: Volume 2, 26/4/1899: ”Sono tanto a Me gradite le anime distaccate da tutto (da parenti, amici, beni, denaro, carismi, volontà, distaccati dalla stessa vita, perché è così che vive l’anima che vive nella Divina Volontà)…..e nella misura che sanno spogliarsi, la mia luce le investe (le ricopre)…..(le anime che si spogliano di tutto) credono di spogliarsi, invece vengono a vestirsi, non solo delle cose spirituali, ma anche corporali, perché la mia provvidenza ha una cura tutta particolare e speciale per queste anime distaccate: La mia provvidenza le adombra dappertutto e succede che niente hanno, ma tutto posseggono”.

Dice Luisa a Gesù nel volume 11, 24/2/1912: “Gesù, voglio essere povera povera e piccola piccola; delle stesse Cose tue non voglio avere niente, meglio che le tenga Tu stesso. Voglio solo Te! E come avrò bisogno (del)le cose (che mi servono) Tu me le darai, non è vero o Gesù?”

E Gesù: “Brava! Brava alla mia figlia! Finalmente ho trovato una (creatura) che non vuole niente! Tutti vogliono qualcosa da Me, ma non vogliono il Tutto, cioè Me solo; mentre tu col non volere niente hai voluto tutto, è qui sta tutta la finezza e l’astuzia del vero amore!”

Siamo noi che abbiamo il terrore che Gesù ci tolga tutto, ma questo succede perché non Lo conosciamo! Siamo noi, che a torto, diffidiamo!  Ecco perché Gesù in Matteo ci invita a non preoccuparci di niente, né del mangiare né del vestire, ma di cercare solo il Regno di Dio, che per tutto il resto sarà Suo impegno il procurarcelo, perchè non ci manchi nulla; dobbiamo solo fidarci di Lui! E fidarsi vuol dire “non ragionare!”

 

LA FEDE È IL VIVERE DELLA VITA DI DIO

Questo che ora Gesù ci dona, è un altro grande insegnamento.

   Altro argomento che Gesù ci propone è La “Fede”, chi è, e dove la si trova, questa Signora? Come si fa a possederla!!!

Volume 2, 28/2/1899:”L’anima che vive di Fede è tanto timida delle cose terrene che, per paura di essere insidiata (dalle cose terrene), neppure le degna di uno sguardo. (Il suo sguardo è rivolto al Cielo) La sua dimora è tanto in alto, sopra tutte le cose della terra, specialmente (è) nelle piaghe di Gesù Cristo e, dentro queste beate stanze, ella geme, piange, prega e soffre col suo Sposo Gesù, sulla condizione e miseria in cui giace il genere umano…..Oh, quanto quest’anima aborrisce il peccato! Ma, insieme, compatisce gli altri e prega per chi vede che cammina per la via del precipizio; si unisce (si fonde nella Divina Volontà) con Gesù Cristo e si offre vittima a soffrire, per placare la divina giustizia e per risparmiare le creature dai meritati castighi. E se fosse necessario il sacrificio della vita, oh, quanto volentieri lo farebbe per la salvezza anche di un’anima sola.”

Questa è l’anima che vive di Fede!

La fede è Dio!”, (quindi chi più Fede ha e più possiede Dio)….Come il cibo materiale dà vita al corpo affinché non muoia…(Così) La fede vivifica, la Fede santifica, la Fede spiritualizza l’uomo (gli fa perdere il giogo alle leggi della natura umana) e gli fa tenere l’occhio (sempre) all’ente Supremo, in modo che niente vuole conoscere delle cose di quaggiù, e se le apprende, le apprende (le conosce e le riceve) in Dio…”

(la Fede E’ la vita stessa della vita della creatura che vive “in Dio”).

Questa è la pedagogia di Gesù per i figli del Divin Volere! Grande è il dono della “Fede”, quella Fede che ti fa dire nel modo più perfetto: “Gesù, pensaci Tu, io mi fido di Te! Non voglio pensare a nulla!”

 

LA SS TRINITÀ: “IL FUOCO È IL PADRE, LA LUCE È IL FIGLIO, IL CALORE È LO SPIRITO SANTO, MA UNO È IL SOLE.”

Ora Gesù dice qualcosa sulla SS. Trinità, solo un piccolissimo cenno, ma tanto pieno di luce da illuminare le nostre anime come solo Lui sa fare: “Il fuoco è il Padre, la luce è il Figlio, il calore è lo Spirito Santo, ma uno è il sole.”

Sono Tre Persone uguali ma distinte, e tutte e tre formano un unico Dio; e “Come non si può dividere il fuoco dalla luce e dal calore, così una è la potenza (e la Volontà) del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.  Come il fuoco, nello stesso istante, produce la luce ed il calore, sicchè non si può concepire il fuoco senza concepire la luce ed il calore, così non si può concepire il Padre prima del Figlio e dello Spirito Santo; vicendevolmente hanno tutti e tre lo stesso principio eterno”.

In futuro, quando sentiremo parlare della SS. Trinità, pensiamo a queste parole: La SS. Trinità è l’esempio perfetto del vero e completo Amore; è l’esempio perfetto della vera Famiglia voluta da Dio; è l’esempio perfetto della fusione dell’amore e della Volontà fra di Loro ed è l’esempio perfetto di come dovrebbe essere la fusione della nostra volontà con quella di Dio.

 

RAPPORTO TRA LA CREATURA E IL CONFESSORE

Adesso Gesù parla del rapporto che deve esserci fra noi ed il confessore: Volume 2, 12/4/1899 e Volume 2, 2/5/1899: ”Voglio che tu abbia tanta fiducia col Confessore, anche nelle minime cose, tanto che: tra Me e lui non ci deve essere nessuna differenza, e secondo la misura della tua fiducia e della fede che presterai alle sue parole, così Io vi concorrerò”…

Certo, Gesù parla di un confessore che deve essere a conoscenza di questa vita di Cielo da vivere ora qui sulla terra e che tu hai abbracciato, altrimenti non vi potrete comprendere; e non ti potrà guidare come vorresti essere guidata nel cammino del “Fiat Voluntas Tua”, questo è fondamentale; e per conoscerla la Divina Volontà, il confessore, è necessario che la viva prima lui, non che ne parli soltanto.

       

GESÙ GUARDA SOLO GLI ATTI FATTI CON AMORE PER LUI

Cambiamo ancora argomento: Quando facciamo una azione, un atto, una preghiera, spesso siamo portati a pensare che questa azione, atto o preghiera, abbiano un certo valore davanti a Dio, secondo la grandezza, il grado di difficoltà o di fervore con le quali le abbiamo fatte, ma non è proprio e sempre così: Gesù vuole farci comprendere, invece, l’importanza ed il peso che ha l’intenzione di quando facciamo i nostri atti! L’intenzione è determinante, è fondamentale; ci può portare alla santità o alla perdizione, nella gloria o nella polvere, sempre con la stessa medesima azione.

Volume 2, 7/5/1899: ”Figlia mia, che sarà di tutte le opere pur buone, ma fatte senza retta intenzione, (l’intenzione che vorrebbe Gesù: cioè l’Amore!) per tradizione e per fine di interesse? Quale vergogna non subiranno quelle anime che agiscono così, nel giorno del giudizio? (L’unica intenzione giusta agli occhi di Dio, dovrebbe essere “l’Amore per Lui!)

Nel vedere tante opere, buone in se stesse, ma marcite dalla loro intenzione, che invece di rendere loro onore… renderanno loro vergogna! Non sono le opere grandi che Io miro, (guardo), ma l’intenzione con cui si fanno: qui è tutta la mia attenzione”. Perché è nell’intenzione che prendono valore le nostre azioni.

Se vi siete accorti, Gesù ci ha riportato sui banchi di scuola delle elementari della vita cristiana, e Lui è il Maestro, e ciò che insegna è degno di essere creduto e vissuto alla lettera, non pressappoco!