NOVENA A GESU'

I° giorno: Il Messia, fedele alle sue promesse. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto. Gloria. Credo. I°. Tutte le creature hanno a che fare con leggi di vita, in particolare le creature umane hanno un rappor-to vitale e cosciente con la verità, intesa come fedeltà di Dio alle sue promesse. Si usa dire che la storia umana è la manifestazione della fedeltà di Dio e dell'infedeltà delle creature umane. La Sacra Bibbia evidenzia questa realtà: Dio è il fedele per eccellenza:" (.) alla mia fedeltà non verrò mai meno" (Sai. 89,34); "(.) Egli è fedele per sempre". L'umanità intera porta in sé l'eredità dell'infedeltà dei progenitori: "Sì, sono un soffio i figli di Adamo, una menzogna tutti gli uomini" (Sai. 62,10); "(.) è scompar-sa la fedeltà tra i figli dell'uomo" (Sai. 12,2); questo per-ché la prima coppia umana volle una indipendenza da Colui che è la fonte della Vita e la Verità in persona. La creatura umana, suscitata per esistere per sempre, non può non dipendere continuamente da Colui che la fa esistere; può, invece, non uniformarsi alla fedeltà del suo Creatore. è conseguente la conclusione del Santo Padre Paolo VI, che affermava: "Siamo capaci di perderci ma non di salvarci. Abbiamo bisogno di un Salvatore". Nostro Signore Gesù Cristo ricordava a Santa Caterina: "Ricordati che Io Sono Colui che è e tu sei colei che non è". Interrotto il rapporto vitale col proprio Creatore, la creatura si scopre nella sua realtà, si vede nuda: vede il suo nulla e nel nulla eterno resterebbe se Dio, "ricco di misericordia infinita" non avesse decretato, da sempre, di ristabilire la comunione vitale con lui, per chi la vuole accogliere. Tale progetto divino si concretizza pienamente in Gesù Cristo: "Io li guarirò dalla loro infedeltà" (Os. 14,5). Il. Nel cap. del libro della Genesi, Dio rivela il conflitto esistente tra due stirpi contrapposte: la Donna e la sua stirpe, e il serpente e la sua stirpe. Le creature umane, create libere e rispettate dal Creatore nelle loro scelte, spontaneamente aderiscono alla stirpe alla quale vogliono appartenere per sempre. La Donna è la Nuova Eva, la madre di Colui che è la vita eterna in persona, perciò è anche vera madre di tutti i viventi incorporati in Lui. Gesù Cristo è il vinci-tore preannunciato nel Protovangelo che, con Maria sua madre, schiaccerà la testa del serpente insidiatore della umanità, impedendogli definitivamente di nuocere ai suoi figli. Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, e Maria sua madre, sono i capostipiti di tutti gli eletti di Dio uno e trino, preannunziati da Dio stesso: pur essendo discen-denti di Adamo peccatore non fanno parte, perciò, di coloro che hanno bisogno di essere riportati alla comu-nione con Dio perché, in loro, la fusione con Dio non è mai stata spezzata. Il piano divino di salvezza dell'umanità viene evi-denziato da San Paolo: "In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci ad essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà. E questo a lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato nel suo Figlio diletto; nel quale abbiamo la redenzione mediante il suo san-gue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia" (Ef. 1,4-7). IlI. La parola di Dio produce sempre il suo effetto benefico. Essendo parola eterna, ciò che viene preannunziato si realizza infallibilmente: "(..) così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effet-to senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata" (Is. 55,11). Nel libro della Genesi, nei primi due capitoli, viene evidenziato che al comando del Creatore inizia ad esi-stere ciò che non era: "Dio disse (..) e fu" (cfr. Gn. 1,1-31; 2,1-25). Per questa onnipotenza creatrice l'agiografo scrive: "Tema il Signore tutta la terra, tremino davanti a lui gli abitanti del mondo, perché egli parla e tutto è fatto, comanda e tutto esiste" (Sai. 33,8-9). San Giovanni apostolo ed evangelista ribadisce la divinità del Verbo Creatore, che opera sempre in unio-ne all'Eterno Padre: "In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esi-ste" (Gv. 1,1-3). Gesù conferma con le opere la sua unità di natura e di azione con l'Eterno Padre: "Chi ha visto me ha visto il Padre" (Gv. 14,9); "Il Padre mio opera sempre e anch'io opero. (..) quello che egli fa, anche il Figlio lo fa" (Gv. 5,17.19) Gli apostoli sono intimoriti dal potere manifestato da Gesù nei confronti della creazione: "E lasciata la folla, lo presero con sé, così com'era, nella barca. C'e-rano anche altre barche con lui. Nel frattempo si sol-levò una gran tempesta di vento e gettava le onde nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: 'Maestro, non t'importa che moriamo?'. Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: 'Taci, calma-ti!'. il vento cessò e vi fu grande bonaccia (..). E furo-no presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: 'Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?' "(Mc. 4,36-39.41). IV. Gesù Cristo, definendosi "la Verità", si identi-fica apertamente con Colui che è la fedeltà stessa in persona: Dio. D'altra parte invita i suoi interlocutori a non rimanere inerti, indifferenti, ma li sollecita a certi-ficarsi personalmente della realtà: "La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato. Chi vuol fare la sua volontà, conoscerà se questa dottrina viene da Dio, o se io parlo da me stesso" (Gv. 7,16-17). Il rimanere fedeli alla parola di Gesù-Dio, da parte della creatura umana, costituisce la condizione neces-saria per conoscere la verità, cioè la fedeltà di Dio alle sue promesse e, con la conoscenza della verità, la spe-rimentazione della liberazione dalla schiavitù dell'erro-re: "Se rimanete fedeli alla mia parola (= mettendola in pratica), sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi" (Gv. 8,31-32). A coloro che gli chiesero un segno particolare della sua messianicità rispose che sarebbe stato dato loro il massimo segno della sua origine divina: "Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell'uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra" (Mt. 12,40). Il primo giorno dopo il sabato, alcune donne si reca-rono alla tomba ove era stato deposto il corpo di Gesù. La pietra sigillata, che chiudeva il sepolcro, era stata smossa e il corpo del Signore Gesù non tu trovato. Due uomini apparvero loro e dissero: "Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato. Ricor-datevi come vi parlò quando era ancora in Galilea, dicendo che bisognava che il Figlio dell'uomo fosse consegnato in mano ai peccatori, che fosse crocifisso e risuscitasse il terzo giorno" (cfr. Lc. 24,1-8). Gesù Cristo, fedele alle sue promesse, appare agli Apostoli dopo la sua risurrezione, confermandoli nella verità: "Guardate le mie mani e i miei piedi: sono pro-prio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho" (Lc. 24,39). "Poi disse: 'Sono queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi. (..) Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e resuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme" (Lc. 24,39.44-47). Signore Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, Verità eterna, che sei nato e sei venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verità, salvaci! Io credo in Te, mio Dio, sono nelle Tue mani. Accresci la nostra fede in Te. Voglio essere come Tu mi vuoi. Gesù, confido in Te e mi abbandono in Te: a tutte le necessità mie e dell'umanità provvedi Tu, che tutto sai e puoi. Santa Maria, Madre di Dio, e San Giuseppe, custode della Sacra Famiglia, mi affido anche a voi, ora e per sempre. Amen. Pater, Ave, Gloria.

II° giorno: Il Messia, atteso dai patriarchi e dai profeti. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto. Gloria. Credo.

I. Nel libro della Genesi, al cap. 12, emerge impo-nente la persona di Abramo, nostro padre nella fede. Dio si manifesta ad Abramo promettendogli la sua benedizione: Abramo sarà il capostipite di "un grande popolo" '  "una nazione grande e potente", e in lui si diranno benedette tutte le nazioni della terra (cfr. Gn. 1-3; 18,18). Le promesse di Dio esigono una fede attiva, opero-sa; le creature umane devono rispondere alle gratuite promesse di prosperità e felicità con una cosciente col-laborazione al progetto divino percepito. L'Apostolo San Giacomo evidenzia questo aspetto fondamentale della risposta operativa dell'uomo nei suoi rapporti con Dio: "Abramo, nostro padre, non fu forse giustificato per le opere, quando offrì Isacco, suo figlio, sull'altare? Vedi che la fede cooperava con le opere di lui, e che per le opere quella fede divenne perfetta e si compì la Scrittura che dice: E Abramo ebbe fede in Dio e gli fu accreditato a giustizia, e fu chiama-to amico di Dio. Vedete che l'uomo viene giustificato in base alle opere e non soltanto in base alla fede (.). Infatti come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta" (Gc. 2,21-24.26). Il. Abramo anzitutto ha obbedito alla voce di Dio che lo invitava ad agire, a lasciare il suo modo di vede-re, le sue abitudini, per entrare nel modo di vedere di Dio; Abramo si fida di Dio, delle sue promesse e parte: "il Signore disse ad Abram: 'Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò" (Gn. 12,1). è nell'obbedienza alla parola di Dio che l'uomo fa l'esperienza della fedeltà di Dio alle sue promesse, che si intensifica la familiarità con il Creatore e si fortifica la fede iniziale. Dio stesso tratta familiarmente, da amico, il servo fiducioso ed obbediente, al punto da confidargli nuovi progetti per il futuro: "Il Signore diceva: 'Devo io tener nascosto ad Abramo quello che sto per fare, mentre Abramo dovrà diventare una nazio-ne grande e potente e in lui si diranno benedette tutte le nazioni della terra? Infatti io l'ho scelto, perché egli obblighi i suoi figli e la sua famiglia dopo di lui ad osservare la via del Signore e ad agire con giustizia e diritto, perché il Signore realizzi per Abramo quanto gli ha promesso " (Gn 18,17-19). III. è in questa visione che Gesù stesso, rispon-dendo ai suoi interlocutori, affermava: "Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò"  (Gv. 8,56). Abramo vide, per luce divina, che il Messia sarebbe stato un suo discendente, nella linea davidica, come evidenzia l'evangelista Matteo: "Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo" (Mt. 1,1). Dopo aver superato la grande prova, il sacrificio del figlio Isacco, figura del Cristo immolato, Dio confermò le sue benedizioni ad Abramo: "Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio, io ti benedirò con ogni benedizione e renderò molto nume-rosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Saranno benedette per la tua discendenza tutte le nazioni della terra, per-ché tu hai obbedito alla mia voce" (Gn. 22,16-18). Non è da dubitare che il patriarca Abramo abbia rivelato al figlio Isacco le promesse divine ricevute e che questi a sua volta le abbia comunicate al figlio Gia-cobbe. Nelle benedizioni che Giacobbe impartisce ai suoi figli, significativa è quella rivolta a Giuda: "Non sarà tolto lo scettro da Giuda né il bastone del coman-do tra i suoi piedi, finché verrà colui al quale esso appartiene e a cui è dovuta l'obbedienza dei popoli" (Gn. 49,10).  IV. Gesù è il Messia preannunciato e desiderato dal Profeta Isaia che ne evidenzia le caratteristiche messia-niche: "Poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato  un figlio. Sulle sue spalle è il segno della sovranità             è chiamato: Consigliere ammirabile, Dio potente, per sempre, Principe della pace" (Is. 9,5). Si realizzerà il segno promesso dal Signore: "Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chia-merà Emmanuele" (Is. 7,14). Segno indiscutibile che la profezia è di origine divi-na è la sua perfetta realizzazione. Il profeta Michea pre-cisa il luogo natale del figlio di Dio: "E tu, Betlemme di Efrata così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, da te mi uscirà colui che deve essere il domina-tore in Israele; le sue origini sono dall'antichità, dai giorni più remoti"  (Mt. 5,1). Sorprende l'episodio narrato dall'evangelista San Matteo, in riferimento ai Magi, questi misteriosi person-aggi che, pur non conoscendo le Sacre Scritture che localizzano il luogo di nascita del Messia, sono guidati nel loro pellegrinaggio da una misteriosa stella: "Alcu-ni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e doman-davano: 'Dov 'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorar-lo"' (Mt. 2,1-2). Al momento della presentazione al tempio di Gesù, l'evangelista Luca mette in evidenza la presenza di un uomo di Dio, Simeone, che aveva ricevuto l'assicurazi-one divina che non sarebbe morto prima di avere visto il Messia del Signore (cfr. Lc. 2,22-35). Anche una profetessa, Anna, sopraggiunta in quel momento, si mette a parlare del bambino Gesù a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme (cfr Lc. 36-38). San Giovanni Battista, qualificato da Gesù "più che profeta" (Lc. 7,26), dichiara apertamente: "Ho visto lo  Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui (Gesù): 'Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua, mi aveva detto: L'uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo. E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio "(Gv. 1,32-34). V. Gesù, dopo la sua risurrezione, conferma nella verità i suoi discepoli: "Ed ecco in quello stesso gior-no due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era acca-duto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: 'Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?'. Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: 'Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?'. Domandò: 'Che cosa?'. Gli risposero: 'Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l'hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute' (..). Ed egli disse loro: 'Sciocchi e tardi di cuore nel crede-re alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua glo-ria?'. E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si nfrriva a lui" (Lc. 24,13-21; 25-27). Dopo la sua Ascensione al Cielo, alla presenza di alcuni testimoni, due uomini in bianche vesti si presen-tarono mentre questi stavano ancora fissando il cielo e dissero: "Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l'a-vete visto andare in cielo" (Atti 1,11). Gesù ci avverte di tenerci preparati ad accoglierlo poiché verrà nell'ora imprevista (cfr. Mt. 24,42-51). La creatura umana che ha accolto con gratitudine filiale la salvezza offerta da Dio, non attende con angoscia que-sto incontro col suo Signore: sarà un incontro gioioso con l'Eterno Padre che vuole, sempre, ogni bene per i suoi figli. è necessario alimentare positivamente il desiderio del nostro incontro con il Padre, ad imitazione dei santi patriarchi e profeti che si sforzavano di vivere da uomi-ni giusti, anche in un ambiente ostile e corrotto. è l'invito che San Pietro rivolge ai suoi uditori: san-tificare le proprie anime con l'obbedienza alla verità (cfr. 1Pt 1,22-25).  Signore Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, vera Via, atteso dai Profeti e dagli uomini di buona volontà, resta con noi per sempre! Accresci in noi  la speranza che Tu solo hai acceso nei nostri cuori! Signore Gesù, per il Tuo nome salvaci! La Tua volontà sia sempre la mia volontà. Gesù confido in Te e mi abbandono in Te; a tutte le necessità mie e dell'umanità provvedi Tu, che tutto sai e puoi. Santa Maria, Madre di Dio, e San Giuseppe, custode della Sacra Famiglia, mi affido anche a voi, ora e per sempre. Amen. Pater, Ave, Gloria.

III° giorno: Il Messia, astro luminoso. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto. Gloria. Credo. I. Nel libro dei Numeri, Balaam, figlio di Beor, pro-nunzia il famoso oracolo su Israele: "Oracolo di Balaam, figlio di Beo,; oracolo dell'uomo dall'occhio penetrante, oracolo di chi ode le parole di Dio e cono-sce la scienza dell'Altissimo, di chi vede la visione del-l'Onnipotente, e cade ed è tolto il velo dai suoi occhi. Io lo vedo, ma non ora, io lo contemplo, ma non da vici-no: Una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele" (Nm. 24,15-17). Nell'epilogo dell'Apocalisse leggiamo: "Io, Gesù, ho mandato il mio angelo, per testimoniare a voi que-ste cose riguardo alle Chiese. Io sono la radice della stirpe di Davide, la stella radiosa del mattino" (Ap. 22,16). Gesù conferma che la stella vista da Balaam è lui, il discendente di Giacobbe, il figlio di Davide, secondo la linea materna; è suo lo scettro eterno del Regno della luce: "Non vi sarà più notte e non avranno più bisogno di luce di lampada, nè di luce di sole, perché il Signo-re Dio li illuminerà e regneranno nei secoli dei secoli" (Ap. 22,5). La stella che ha guidato i Magi, al luogo ove dimo-rava Gesù bambino, è simbolo misterioso di Colui che si è definito "stella radiosa del mattino": 'Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: 'Dov 'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sor-gere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo' (..). Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li pre-cedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino" (Mt. 2,1-2.9). Il. Dopo la nascita di San Giovanni Battista, il padre, San Zaccaria, pieno di Spirito Santo, profetò l'imminente manifestazione del Messia la cui compar-sa sarebbe stata paragonabile ad un sole che sorge: "Benedetto il Signore Dio d 'Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo e ha suscitato per noi una sal-vezza potente nella casa di Davide, suo servo, come aveva promesso per bocca dei suoi santi profeti d'un tempo... (.) per cui verrà a visitarci dall'alto un sole che sorge per rischiarare quelli che stanno nelle tene-bre e nell'ombra della morte (..) "(Lc. 1,68-70.78-79). Riecheggia, nella profezia di San Zaccaria, la profe-zia di Isaia: "In passato umiliò la terra di Zàbulon e la terra di Nèftali, ma in futuro renderà gloriosa la via del mare, oltre il Giordano e la curva di Goim. il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce riful-se" (Is. 8,23/9,1). è nel luogo geograficamente indicato nel passo di Isaia citato che gli apostoli Pietro, Giacomo e Giovan-ni assistono alla trasfigurazione luminosa di Gesu: "Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce" (Mt.17,1-2). Gesù stesso si definisce 'Luce': "Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita" (Gv. 8,12). Nel dialogo con Nicodemo, Gesù rivela il progetto divino di salvezza: "Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eter-na. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvage. Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio" (Gv 3,14-21). III. Ogni creatura umana è posta di fronte ad un bivio. Ognuno può liberamente incamminarsi nella via luminosa della vita e del bene, nell'osservanza delle sante Leggi di vita di Dio (il santo Decalogo), in un fiducioso rapporto filiale con il Creatore; oppure può incamminarsi nella via tenebrosa che conduce alla morte, cioè in una eterna esistenza priva della comu-nione vitale con la fonte stessa della vita e di ogni bene: "Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male; poiché io oggi ti comando di amare il Signore tuo Dio, di camminare per le sue vie, di osser-vare i suoi comandi, le sue leggi e le sue norme, perché tu viva e ti moltiplichi e il Signore tuo Dio ti benedica nel paese che tu stai per èntrare a prendere in posses-so. Ma se il tuo cuore si volge indietro e se tu non ascolti e ti lasci trascinare a prostrarti davanti ad altri dèi e a servirli, io vi dichiaro oggi che certo perirete, che non avrete vita lunga nel paese di cui state per entrare in possesso passando il Giordano. Prendo oggi a testimoni contro di voi il cielo e la terra: io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledi-zione; scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza, amando il Signore tuo Dio, obbedendo alla sua voce e tenendoti unito a lui, poiché è lui la tua vita e la tua longevità, per poter così abitare sulla terra che il Signore ha giurato di dare ai tuoi padri, Abramo, Isacco e Giacobbe" (Dt. 30,15-20). IV. La nascita di Gesù tu accompagnata da una straordinaria manifestazione luminosa in piena notte: "C'erano in quella regione alcuni pastori che veglia-vano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la glo-ria del Signore li avvolse di luce" (Lc. 2,8-9). "Dio è luce e in lui non ci sono tenebre" (lGv 1,5), afferma l'apostolo ed evangelista Giovanni; il Verbo, coeterno al Padre, è Luce da Luce, come recitiamo nel Credo, per cui, anche nelle manifestazioni nella natura umana assunta, il Verbo incarnato è sempre avvolto di luce sensibile. Nell'ora in cui la Luce vera sta per conoscere la morte, per volere degli uomini, anche la luce sensibile degli astri viene a mancare: "Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio" (Lc. 23,44). Gesù aveva detto ai suoi catturatori: " (..) questa è la vostra ora, è l'impero delle tenebre" (Lc. 22,53). Tremenda responsabilità umana: il peccato è la causa della morte dell'Autore della Vita e condanna alle tenebre eterne il peccatore impenitente. San Giovanni apostolo ed evangelista ricorda all'u-manità il delitto orribile: "In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta" (Gv. 1,4-5). è desiderio di Dio che ogni creatura umana accolga Gesù, vero Dio e vero uomo, e divenga, per i suoi meriti, figlio della luce: 'A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che cre-dono nel suo nome" (Gv. 1,12). Signore Cristo, vero Dio e vero uomo, Luce del mondo, Luce da Luce, chi segue Te non conoscerà mai le tenebre eterne volute da chi ti rifiuta per sempre. Dai figli delle tenebre liberaci o Signore. Gesù, salvaci e accoglici per sempre come figli della Luce. Gesù, confido in Te e mi abbandono in Te; a tutte le necessità mie e dell'umanità provvedi Tu che tutto sai e puoi. Santa Maria Madre di Dio, e San Giuseppe, custode della Sacra Famiglia, mi affido anche a voi, ora e per sempre. Amen. Pater, Ave, Gloria.

IV°giorno: Il Messia, figlio di Davide e principe della pace. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto. Gloria. Credo.

I. All'epoca dei re d'Israele viene messo in partico-lare rilievo il legame del Messia con la casa di Davide e la sua sovranità regia: "Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu giacerai con i tuoi padri, io assicurerò dopo di te la discendenza uscita dalle tue viscere, e ren-derò stabile il suo regno" (2 Sam. 7,12). Il profeta Isaia predice la durata eterna del trono davidico, che si caratterizzerà per la stabilità della pace: "Poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato: Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace; grande sarà il suo dominio e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e sempre; questo farà lo zelo del Signore degli eserciti" (Is. 9,5-6). L'origine divina del Messia traspare nella profezia davidica: "Oracolo del Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabel-lo dei tuoi piedi" (Sai. 110,1). Il. Il popolo ebraico attendeva, quindi, un Messia che avrebbe portato pace e prosperità, secondo le predizioni dei profeti. Tuttavia, spesso, le caratteristi-che messianiche erano immaginate secondo criteri personali. Questa realtà venne ricordata da Gamaliele ai mem-bri del Sinedrio: "Uomini di Israele, badate bene a ciò che state per fare contro questi uomini. Qualche tempo fa venne Tèuda, dicendo di essere qualcuno, e a lui si aggregarono circa quattrocento uomini. Ma fu ucciso, e quanti s'erano lasciati persuadere da lui si disperse-ro e finirono nel nulla. Dopo di lui sorse Giuda il Gali-leo, al tempo del censimento, e indusse molta gente a seguirlo, ma anch'egli perì e quanti s'erano lasciati persuadere da lui furono dispersi" (Atti 5,35-37). Particolarmente al tempo di Gesù, il Messia era aspettato come un liberatore dallo straniero dominato-re: conseguente la necessaria organizzazione armata da opporre al nemico. Il comportamento pacifico di Gesù, il suo predicare l'amore anche verso il nemico, l'ignoranza in molti delle sue origini, fu la causa principale del non imme-diato riconoscimento di Gesù come Messia, vero discendente di Davide secondo la carne, vero Figlio di Dio secondo la Natura Paterna. Ill. Molti contemporanei di Gesù ignoravano il suo luogo di nascita; l'evangelista San Matteo, narrando nel suo Vangelo le ragioni del ritorno in Galilea della Sacra Famiglia, scrive: "(Giuseppe) Avvertito poi in sogno, si ritirò nelle regioni della Galilea e, appena giunto, andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: 'Sarà chiamato Nazareno' "(Mt. 2,22-23). San Giovanni, apo-stolo ed evangelista, evidenzia che Ponzio Pilato, dopo avere condannato a morte Gesù, fece porre sulla croce una iscrizione significativa: "Gesù il Nazareno, il re dei Giudei" (Gv. 19,19). La difficoltà di riconoscere Gesù come profeta, era radicata nella convinzione, anche fra i dotti, che dalla Galilea non poteva venire nulla di buono: "Filippo incontrò Natanaèle e gli disse: Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nàzaret'. Natanaèle esclamò: 'Da Nàzaret può mai venire qualcosa di buono?' "(Gv. 1,45-46). Nicodemo, ad un suo intervento in favore di Gesù, riceve questa risposta: "Studia e vedrai che non sorge profeta dalla Galilea" (Gv. 7,52). Gesù ribadisce che la sua natura e missione traspare dalle opere stesse: "Le opere che io compio nel nome el Padre mio, queste mi danno testimonianza" (Gv. 10,25); "Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse" (Gv. 14,11). IV. Gesù stesso vuole portare i suoi interlocutori alla considerazione dell'origine divina del Messia: "Trovandosi i farisei riuniti insieme, Gesù chiese loro: 'Che ne pensate del Messia? Di chi è figlio?'. Gli risposero: 'Di Davide'. Ed Egli a loro: 'Come mai allo-ra Davide, sotto ispirazione, lo chiama Signore, dicen-do: Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io non abbia posto i tuoi nemici sotto i tuoi piedi? Se dunque Davide lo chiama Signore, come può essere suo figlio?' "(Mt. 22,41-45). Gli umili ed i bambini riconoscono facilmente in Gesù il Messia atteso. Da Betfage a Gerusalemme, la folla accompagnava Gesù gridando: "Osanna al Figlio di Davide!" (Mt. 21,9); "Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d'Israele" (Gv. 12,13). Gesù è il Messia che non parla di rivolte armate, ma di pace e di giustizia: "Rendete dunque a Cesare quel-lo che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio" (Mt. 22,21). Gli uomini di buona volontà comprendono béne questa giustizia. D'altra parte Gesù, guardando Gerusalemme, pian-ge, considerando le conseguenze tragiche che compor-ta il rifiuto del vero Messia, mandato da Dio: "Se aves-si compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace. Ma ormai è stata nascosta ai tuoi occhi. Giorni verranno per te in cui i tuoi nemici ti cingeranno di trincee, ti circonderanno e ti stringeranno da ogni parte; abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai rico-nosciuto il tempo in cui sei stata visitata" (Lc. 19,41-44). Gesù ribadisce le parole del profeta Baruc: "Se tu avessi camminato nei sentieri di Dio, saresti vissuto sempre in pace" (Bar. 3,13). "Ma i sommi sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a richiedere Barabba e a far morire Gesù" (Mt. 27,20). V. Il segno inconfondibile della presenza e dell'a-zione di Dio è la pace. Satana porta sempre turbamen-to ed agitazione in tutte le sue manifestazioni. Egli è il tenebroso che si maschera da benefattore e sempre allontana da Dio e dalle sue leggi di vita, creando dubbi e mortali allettamenti, e perseguita chi gli resiste. Il Regno di Dio è regno di pace che si definisce come "tranquillitas ordinis": l'uomo che cammina nelle vie di Dio sperimenta in sé questa beatitudine che il mondo non può dare. Gesù sul monte delle beatitudini dichiara: "Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio" (Mt. 5,9). Nell'ultima cena, prima di lasciare questo mondo, Gesù conferma nella pace i suoi Apostoli: "Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi" (Gv. 14,27); "Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me" (Gv. 16,33). Dopo la sua risurrezione Gesù si fa riconoscere subito con il suo saluto di pace: "Pace a voi!" (Gv. 20,19). Gli Apostoli di Gesù sono inviati come messaggeri e portatori di pace, veri continuatori della missione di Gesù: "Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi" (Gv. 20,21); "In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi" (Lc.10,5-6). Se la pace è la "tranquillitas ordinis", il peccato, essendo un grande disordine, toglie la pace che solo Dio può poi riportare nel peccatore pentito. Nella for-mula dell'assoluzione sacramentale il sacerdote dice: "Dio, Padre di misericordia (.) ti conceda, mediante il ministero della Chiesa, il perdono e la pace".' Signore Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, Re dei Re e Principe della pace, venga il TuoRegno di giustizia e di pace in tutti i cuori! Benedetto Colui che viene nel nome del Signore! Vieni presto, Signore Gesù e salvaci per sempre da ogni male. Gesù, confido in Te e mi abbandono in Te; a tutte le necessità mie e dell'umanità provvedi Tu, che tutto sai e puoi. Santa Maria Madre di Dio, e San Giuseppe, custode della Sacra Famiglia, mi affido anche a voi, ora e per sempre. Amen. Pater, Ave, Gloria.

V°giorno: Il Messia, figlio della Vergine. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto. Gloria. Credo. I. Presso Isaia troviamo un vaticinio divino, in cui viene presentata la Madre del Messia, aureolata di ver-ginità nella concezione e nel parto del figlio, come è chiaramente confermato da San Matteo e da San Luca e dalla concorde tradizione patristica (San Giustino, Sant'Ireneo, Tertulliano, Origene): "Il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele" (Is. 7,14). La profezia di Isaia si realizza puntualmente nel tempo prestabilito: "Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: 'Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te'. A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse: 'Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.' (.). Allora Maria disse all'angelo: 'Come è possibile? Non conosco uomo'. Le rispose l'angelo: 'Lo Spirito Santo scenderà su dite, su te stenderà la sua ombra la poten-za dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque Santo e chiamato Figlio di Dio'" (Lc. 1,26-31; 1,34-35). Il. Il profeta Michea ci dà un oracolo divino in cui viene preannunziato il luogo di nascita del Messia; la profezia di Michea è in stretta relazione con quella di Isaia 7,14: "E tu, Betlemme di Efrata, così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, da te mi uscirà colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall'antichità, dai giorni più remoti" (Mi. 5,1). l'evangelista San Luca, all'inizio del suo Vangelo evidenzia che i suoi scritti sono il frutto di accurate ricerche e dimostra che in Maria di Nàzaret, si realiz-zano pienamente le profezie di Isaia e quelle di Michea: "In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nàzaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trova-vano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo" (Lc. 2,1-7). Non solo i dotti ed i maestri d'Israele, ma anche la gente semplice del popolo, attendevano la nascita del Messia nel luogo profetizzato. l'apostolo San Giovanni nel suo Vangelo riporta una discussione popolare in riferimento a Gesù; molte per-sone ignoravano il luogo di nascita del Figlio di Dio e di Maria di Nàzaret: 'Alcuni fra la gente dicevano: 'Questi è davvero il profeta!'. Altri dicevano: 'Questi è il Cristo!'. Altri invece dicevano: 'Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice forse la Scrittura che il Cristo verrà dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide?' "(Gv. 7,40-42). III. Maria, la madre di Gesù Cristo, è la nuova Eva che con Gesù, nuovo Adamo, forma la coppia perfetta-mente uniformata alla Volontà di Dio: sono i capostipi-ti della stirpe degli eletti preannunziati da Dio (cfr. Un. 3,14-15). Gesù, nelle sue istruzioni, ricordava ai suoi uditori un elementare criterio di discernimento: "Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produ-ce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frut-ti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. (..). Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere" (Mt. 7,16-18.20). Gesù è il frutto nato da Maria: frutto santo, divino, benedetto, come riconosce per rivelazione divina Santa Elisabetta, sua cugina: "Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo!" (Lc. 1,42). "Bene-detto" Gesù, ma anche "benedetta" Maria, per la loro fedeltà a Dio: in Maria concretizzata col suo "fiat" a Dio e in Gesù preannunciata dai santi profeti. Nell'annunciazione dell'arcangelo Gabriele a Maria, dal saluto iniziale, che il messaggero divino le rivolge, è manifestata la santità della vergine di Nàza-ret. In lei non è conservata una semplice verginità fisi-ca, comune del resto a tante altre sue coetanee, ma quello che stupisce è la presenza in lei di una pienezza di grazia, cioè di una integrità assoluta, una assenza anche minima di disaccordo con Dio, fonte di ogni gra-zia, proprio perché "piena di grazia" (cfr. Lc. 1,26-38). IV. I Santi Padri della

Chiesa, in particolare San Giustino e Sant'Ireneo, evidenziano efficacemente il parallelismo "Adamo-Gesù", nuovo Adamo, ed "Eva-Maria", nuova Eva. Eva, creata immacolata in un mondo puro ed ordi-nato, volle liberamente corrompersi e, trasgredendo il comando di vita di Dio, accolse la parola del serpente tentatore procurandosi la morte e diventando causa di morte per tutto il genere umano. Maria, piena di grazia, vivendo in un mondo corrot-to, liberamente volle conservarsi fedele a Dio, perseve-rando nell'osservanza delle sue leggi di vita. Acco-gliendo con umiltà la parola dell'angelo di Dio genera la "Vita", Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, suo sal-vatore e salvatore di tutto il genere umano: "In nessun altro (= Gesù) c'è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati" (At. 4,12). Maria, perciò, è la donna preannunciata nel Proto-vangelo: in lei e per lei Dio ha la sua rivincita sui nemi-ci suoi e dell'umanità, simboleggiati dal serpente: "Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno" (Gn. 3,15). V. Maria è donata come Madre all'apostolo San Giovanni da Gesù stesso: "Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: 'Donna, ecco il tuo figlio!'. Poi disse al discepolo: 'Ecco la tua madre!' "(Gv. 19,25-27). San Paolo, in riferimento agli eletti di Dio, scrive: "In lui (= Gesù Cristo) ci ha scelti prima della crea-zione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi" (Ef 1,4-5). Il piano di Dio è quello di riportare l'umanità alla perfetta comunione con Dio: unità nella carità. Gesù, nell'ultima cena, ribadisce questa sua volontà irrinun-ciabile: "Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me, perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato" (Gv. 17,20-21). La Chiesa fin dalle origini ha venerato Maria come Madre di Dio e della Chiesa, riconoscendo perfettamente realizzate in lei le profezie dei santi profeti, par-ticolarmente di Isaia e di Michea, vedendo in lei la donna preannunciata nel Protovangelo. Particolarmente significative sono le apparizioni della santa Madre di Dio negli ultimi secoli, special-mente a Lourdes nel 1858, quattro anni dopo la solen-ne proclamazione del dogma dell'Immacolata Conce-zione di Maria, promulgato dal Sommo Pontefice Pio IX. A conferma ditali verità avvennero anche le apparizioni della Santa Vergine a Fatima nel 1917, ove è venuta a ricordare la sua maternità universale, per decreto divino, invitando l'umanità a riconoscerla nelle sue prerogative regali, consacrandosi a lei. Signore Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, Figlio dell'Immacolata sempre vergine Maria, Madre della Chiesa e Regina dell'Universo, ascoltaci e salvaci. Donandoci Maria, Tua Madre, come Madre nostra ci hai dato la via più facile e sicura per raggiungere Te ed essere salvi eternamente! Gesù e Maria confido in voi e mi abbandono in voi; a tutte le necessità mie e dell'umanità, provvedete voi, che volete solo il nostro bene totale. Santa Maria, Madre di Dio e San Giuseppe, custode della Sacra Famiglia, mi affido a voi, ora e per sempre. Amen. Pater, Ave, Gloria.

VI° giorno: Il Messia, mite, umile e misericordioso. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto. Gloria. Credo.

I. Il profeta Isaia descrive le caratteristiche miti ed umili del servo del Signore: "Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio. Ho posto il mio spirito su di lui; egli porterà il diritto alle nazio-ni. Non griderà nè alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta" (IS. 42,1-3). Il profeta Zaccaria descrive il Messia atteso come un uomo umile e semplice: "Esulta grandemente figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d'asina" (Zac. 9,9). l'apostolo ed evangelista San Giovanni, nel suo Vangelo, descrivendo brevemente la festa popolare che accompagnò Gesù, da Betfage a Gerusalemme, dice: "Gesù, trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto: Non temere, figlia di Sion! Ecco, il tuo re viene, seduto sopra un puledro d'asina" (Gv. 12,14-15; cfr. Zac. 9,9); e prosegue: "Sul momento i suoi discepoli non compresero queste cose; ma quando Gesù fu glorifica-to, si ricordarono che questo era stato scritto di lui e questo gli avevano fatto" (Gv. 12,16). Il. Estremamente umile il luogo ove Gesù nacque e fu deposto: una grotta in una mangiatoia. Umili i primi visitatori, poveri pastori che vegliavano facendo la guardia al loro gregge (cfr. Lc. 2,1-20); tutta la vita di Gesù, dall'inizio della sua esistenza sino all'ultimo respiro, fu vita di povertà, mitezza ed umiltà. Proclama beati i poveri in spirito, i miti e i miseri-cordiosi: "Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli" (Mt. 5,3). "Beati i miti, perché eredite-ranno la terra" (Mt. 5.5). "Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia" (Mt. 5,7). Addita se stesso come modello di assoluta perfezio-ne: "Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero" (Mt. 11,29-30). I Santi Padri della Chiesa evidenziano la necessità vitale di possedere stabilmente in sé lo spirito di umiltà: l'umiltà e la carità sono virtù indispensabili per l'uomo. Esse sono come il fondamento e la copertura di un edi-ficio. Sono virtù che tengono unite tutte le altre. Se manca l'umiltà o la carità si perdono tutte e l'uomo si trova isolato nel proprio nulla. III. Negli scritti dell'Antico Testamento viene evi-denziato che Dio è "Dio degli umili" (cfr. Gdt. 9,11); Agli umili è glorificato (cfr. Sir. 3,20), e ad essi dà gra-zia (cfr. Pr. 3,34) e li salva (cfr. Sai. 18,28), perché è "Signo-re di misericordia" (cfr. Sap. 9,1). Come possiamo definire l'umiltà? I Santi Padri della Chiesa definiscono l'umiltà l'arte di trovarsi esat-tamente al proprio posto. l'umiltà è verità: è ordine delle cose e delle persone in riferimento al fine per il quale sono state create: la gloria di Dio! Dio è l'umile per eccellenza. Gesù Cristo che ha detto: "Imparate da me, che sono mite e umile di cuore  (Mt. 11,29), si è apertamente dichiarato Dio, Figlio di Dio, della stessa natura dell'Eterno Padre Onnipotente: "Io sono la via, la verità e la vita" (Gv. 14,6); "Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi vuole" (Gv. 5,21). La prima coppia umana viveva ordinatamente in un mondo ordinato: la creatura si riconosceva tale, osser-vando come buone e sapienti le leggi di vita stabilite dal Creatore. I progenitori, inizialmente, erano umili, vivendo nell'ordine stabilito da Dio, e nella pace che è appunto la "tranquillitas ordinis". Quando accolsero nel loro cuore lo spirito di super-bia uscirono, perciò, dal giusto posto, dall'ordine vita-le: ne seguì il disordine, mortale per loro ed i loro discendenti. Sta scritto, infatti: "La morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo; e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono" (Sap. 2,24). Superbia, menzogna e morte sono strettamente collegate tra loro. IV. La missione di Gesù è finalizzata a riportare la vita e l'ordine, o umiltà, che è appunto "l'arte di tro-varsi esattamente al proprio posto": "Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza" (Gv. 10,10). Qual è il posto di ogni creatura umana? San Paolo ricorda il progetto eterno di Dio su ogni creatura umana: "Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immaco-lati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà" (Ef. 1,3-6). Gesù - dopo avere ricordato ai suoi discepoli che egli è la vera vite che vivifica i tralci, i cristiani, finché rimangono uniti a Lui (cfr. Gv. 15,1-10) -, chiede all'Eter-no Padre che si ristabilisca perfettamente quella unione tra Dio e le creature umane, voluta da sempre nei piani divini: " (.) perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai manda-to. (.) perché siano perfetti nell'unità e il mondo sap-pia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me" (Gv 18,21-23). Tutte le creature umane sono invitate da Gesù alla conversione, cioè al ritorno a Dio, all'ordine. Gesù è la rivelazione vivente ed operante del più grande attributo di Dio: la misericordia. "Misericordia io voglio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i pec-catori" (Mt 9,13). Non è il numero e la gravità dei peccati che costitui-sce un impedimento all'azione vivificatrice di Gesù-Dio, ma unicamente la cattiva volontà dell'uomo che può rifiutare il dono di Dio. Gesù rivelò a Santa Brigida che anche Lucifero otterrebbe misericordia se ricorresse a sua Madre, Maria Immacolata: "il Figlio dell'Uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto" (Lc. 19,10). Gesù vuole che imitiamo la misericordia divina: "Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro" (Lc. 6,36), condizionando il perdono delle nostre colpe al perdono concesso a chi ci ha offeso: "Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro per-donerà le vostre colpe" (Mt. 6,14-15), "(.) perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cam-bio" (Lc. 6,38). V.  Gesù rovescia la concezione di grandezza secon-do lo spirito del mondo, additando un bambino a modello di vita: 'Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: 'In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me' "(Mt. 18,2-5). Lo spirito di sacrificio e di servizio conferisce la vera grandezza all'uomo: "Colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; appunto come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti" (Mt. 20,26-28). Una delle ultime parole di Gesù, prima di morire, furono parole di misericordia per tutti: "Quando giun-sero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra. Gesù dice-va. 'Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno' "(Lc. 23,33-34). Facciamo nostra l'invocazione che ci ottiene salvez-za: "Signore Gesù, vero Dio e vero uomo, salvaci!", e ci sentiremo dire da Gesù stesso, come al buon ladro-ne: "... sarai con me nel paradiso" (Lc. 23,43). Signore Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, mite, umile e misericordioso rendi il            nostro cuore simile al Tuo! Dall'amore proprio, salvaci Signore Gesù! Io credo in Te, mio Dio, sono nelle Tue mani. Gesù, confido in Te e mi abbandono in Te; a tutte le necessità mie e dell'umanità provvedi Tu che tutto sai e puoi. Santa Maria, Madre di Dio, e San Giuseppe, custode della Sacra Famiglia, mi affido anche a voi, ora e per sempre. Amen. Pater, Ave, Gloria.

VII° giorno: Il Messia, maestro e medico. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto. Gloria. Credo. I. I santi evangelisti descrivono l'attività di Gesù come maestro e medico delle anime e dei corpi: "(Gesù) si recò a Nàzaret, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto: Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore. (...). "Allora cominciò a dire: 'Oggi si è adempiuta que-sta scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi'" (cfr. Lc. 4,16-3o; Is.61,1-2). Gesù insegna con autorità, è il maestro che insegna anzitutto con l'esempio della sua vita santa: "Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi" (Gv. 13,13-15). II. l'essere discepoli di Gesù comporta, come figli di Dio, la totale uniformità ai voleri divini: 'Avete inte-so che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malva-gi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro cele-ste" (Mt. 5,43-48). Gesù considera i suoi nemici non come persone da combattere e da eliminare, ma come persone create ad immagine e somiglianza di Dio, come dei figli amma-lati, di cui si vuol prendere cura per restituirli al Padre, sani e salvi. Per quésto, anzitutto, ci ricorda che non vi è alcuno che non abbia bisogno di essere curato da Lui; nello stesso tempo, per carità e giustizia, vuole che ope-riamo per il bene di tutti, essendo tutti figli dello stes-so Padre e membra dello stesso corpo: "Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra (.)'. udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi" (cfr Gv 8,1-11). "Quando giun-sero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui (Gesù) e i due malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra. Gesù diceva: 'Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno' "(Lc. 23,33-34). III. Gesù è riconosciuto come maestro non solo dalla gente semplice, ma anche dalle autorità religiose: "C'era tra i farisei un uomo chiamato Nicodèmo, un capo dei Giudei. Egli andò da Gesù, di notte, e gli disse: 'Rabbì, sappiamo che sei un maestro venuto da Dio; nessuno infatti può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui'. Gli rispose Gesù: 'In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio' "(Gv 3,1-3). Alcuni domandarono a Gesù: " 'Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?'. Gesù rispose: 'Questa è l'opera di Dio: credere in colui che Egli ha mandato " (Gv. 6,28-29). Gesù ribadisce la necessità vitale dell'osservanza delle leggi di vita di Dio, il Decalogo Divino consegna-to a Mosè, se si vuole conseguire la vita eterna ed amare veramente Dio, il prossimo e se stessi: "Un tale gli si avvicinò e gli disse: 'Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?'. Egli rispose: 'Perché mi interroghi su ciò che è buono? Uno solo è buono. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti Ed egli chiese. 'Quali?'. Gesù rispose: 'Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, onora il padre e la madre, ama il prossimo tuo come te stesso' "(Mt. 19,16-19). "Un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: 'Maestro, qual è il più grande comandamento della Legge?'. Gli rispose: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due coman-damenti dipende tutta la Legge e i Profeti' " (Mt. 22, 35-40). IV. Giovanni il Battista chiamò due dei suoi disce-poli e li mandò a dire al Signore: " 'Sei tu colui che viene, o dobbiamo aspettare un altro?'. Venuti da lui, quegli uomini dissero: 'Giovanni il Battista ci ha man-dati da te per domandarti: Sei tu colui che viene o dob-biamo aspettare un altro?'. In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi. Poi diede loro que-sta risposta: Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi vengono sanati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunziata la buona novella. E beato è chiunque non sarà scandalizzato di me!' " (Lc. 7,18-23). Gesù, rispondendo ai suoi interlocutori, ricorda implicitamente le profezie del profeta Isaia: 'Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto" (Is. 35,5-6); "(.) ti  ho formato e stabilito come alleanza del popo-lo e luce delle nazioni, perché tu apra gli occhi ai cie-chi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclu-sione coloro che abitano nelle tenebre!" (Is. 42,6-7). Gesù opera sempre per la gloria dell'Eterno Padre; la gloria di Dio, infatti, come evidenziano i Santi Padri della Chiesa, è l'uomo vivente. Questo è sempre un criterio di discernimento: Sata-na può operare solo falsi prodigi e, nelle sue opere e manifestazioni, agisce sempre per allontanare da Dio e dalle sue leggi di vita: sempre crea turbamenti e agita-zione, sapendo bene che Dio vuole la serenità e la pace nelle sue creature. V. Gesù, oltre la fede, chiede all'uomo la buona volontà di lasciare definitivamente il peccato, causa di ogni male, per potere operare guarigione e salvezza definitiva. l'uomo, infatti, se vuole può permettere al Signore Gesù di operare in sé, per la propria guarigio-ne. Come si decide, per intraprendere una terapia, una operazione chirurgica, allo stesso modo, l'uomo - se vuole la vita e non la sua rovina - può e deve lasciarsi operare da Gesù, lasciando ciò che lo danneggia. A volte, dolorosamente, Gesù ha dovuto constatare la diffidenza e l'incredulità di alcune persone: "Voi scrutate le Scritture credendo di avere in esse la vita eterna; ebbene, sono proprio esse che mi rendono testi-monianza. Ma voi non volete venire a me per avere la vita" (Gv. 5,39-40). "Gesù passeggiava nel tempio, sotto il portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: Fino a quando terrai l'animo nostro sospe-so? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente'. Gesù rispose loro: '(.) le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste mi danno testimonianza (.). Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non volete credere a me, credete almeno alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me e io nel Padre' "(6v. 10,23-25.37-38). Signore Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, vero maestro e medico paziente, vengo a Te nella consapevolezza dl essere sempre bisognoso del Tuo ammaestramento e delle Tue cure. Voglio essere come Tu  mi vuoi. Continua in me la Tua opera di creazione: guarisci tutte le ferite che Satana, il mondo e la mia imprudenza mi hanno provocato. Gesù, confido in Te e mi abbandono in Te; a tutte le necessità mie e dell'umanità provvedi Tu, che tutto sai e puoi. Santa Maria, Madre di Dio, e San Giuseppe, custode della Sacra Famiglia, mi affido anche a voi, ora e per sempre. Amen. Pater, Ave, Gloria.

VIII° giorno:Il Messia, redentore, "Agnello di Dio". Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto. Gloria. Credo.

I. Il Concilio Ecumenico Vaticano Il, ha ricordato che: "Tutta intera la storia umana è pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre; lotta cominciata fin dall'origine del mondo, destinata a durare, come dice il Signore (cfr. Mt 24,13;13,24-30-36-43), fino all'ultimo giorno" (O.S. n. 37). In una udienza del mercoledì, il Papa Paolo VI così si esprimeva: "Troviamo il peccato, perversione della libertà e causa profonda della morte, perché distacco da Dio fonte della vita, e poi, a sua volta, occasione ed effetto d'un intervento in noi e nel nostro mondo d'un agente oscuro e nemico, il Demonio. Il male non è più soltanto una deficienza, ma un'efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa. Esce dal quadro dell'in-segnamento biblico ed ecclesiastico chi si rifiuta di riconoscerla esistente" (15 novembre 1972). Gesù è il Messia salvatore che è venuto a liberare l'umanità, non dalle povere e limitate schiavitù umane, anche se talvolta le sopraffazioni umane possono assu-mere un volto estremamente crudele, ma è venuto per liberare ogni creatura umana, purché ella lo voglia, dalla ben più terribile schiavitù satanica e dal peccato che ci mette in sua balia, in una dipendenza mortale. l'apostolo ed evangelista San Giovanni ricorda che la vera missione del Messia comporta un conflitto con-tro i veri nemici dell'uomo: il peccato e Satana, istiga-tore di ogni male: "Ora il Figlio di Dio è apparso per distruggere le opere del diavolo" (1Gv 3,8). Il. Gesù, come descrivono gli evangelisti, spesso ha operato delle liberazioni dal demonio: "Due indemo-niati (..) gli vennero incontro (a Gesù). Cominciarono a gridare: 'Che cosa abbiamo noi in comune con te, Figlio di Dio? Sei venuto qui prima del tempo a tor-mentarci?'. Egli disse loro: Andate!' "(cfr. Mt. 8,28-34). "1n quel tempo gli fu portato un indemoniato, cieco e muto, ed egli lo guarì, sicché il muto parlava e vede-va". (..) Gesù disse: "'Se io scaccio i demoni per virtù dello Spirito di Dio, è certo giunto fra voi il regno di Dio' "(cfr. Mt. 12,22-30). Il profeta Isaia aveva descritto, con precisione impressionante, il cammino doloroso del Redentore: "Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori e noi lo giudica-vamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre ini-quità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui, per le sue piaghe noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi segui-va la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l'ini-quità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macel-lo, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca. Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; chi si affligge per la sua sorte? Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per l'iniquità del mio popolo fu percosso a morte. Gli si diede sepoltura con gli empi, con il ricco fu il suo tumulo, sebbene non avesse commesso violenza nè vi fosse inganno nella sua bocca. Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà se stesso in espiazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. Dopo il suo intimo tormen-to vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà la loro iniquità. Perciò io gli darò in premio le moltitu-dini, dei potenti egli farà bottino, perché ha consegna-to se stesso alla morte ed è stato annoverato fra gli empi, mentre egli portava il peccato di molti e interce-deva per i peccatori " (Is. 53,3-12). III . Da sempre nel piano divino è stata prevista la solidarietà di Gesù, Verbo Eterno fatto uomo, con l'in-tera umanità. San Paolo ricorda che Gesù, come ogni creatura umana, ha subito le prove della vita rimanen-do meritoriamente, per libera volontà personale, libero dal peccato: "(..) essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato" (Ebr. 4.15). Gesù ha espiato, come propri, i peccati dell'umanità, considerata come suo corpo: "Ogni volta che avete fatto (o non avete fatto) queste cose a uno solo di que-sti miei fratelli più piccoli, l'avete fatto (o non lo avete fatto) a me" (cfr. Mt. 25,3146). "Io sono la vite, voi i tral-ci" (Gv. 15,5); "(.) Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo" (Ef. 5,23). San Giovanni Battista indica Gesù come Messia, redentore, richiamando il profeta Isaia: "Ecco l'Agnel-lo di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!" (Gv 1,29). Gesù stesso si rivela apertamente come il redentore atteso, desideroso di portare a termine la sua missione: "Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio" (Gv. 10,17-18). Sempre ai suoi Apostoli, Gesù ricorda il futuro doloro-so che lo attende: "Da allora Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno" (Mt. 16,21). IV. il Signore Gesù aveva anche operato delle resurrezioni. Dai Vangeli sappiamo della resurrezione della figlia di Giairo (cfr. Lc. 8,40-56) e del figlio della vedova di Nain (cfr. Lc.7,1 1-17). Se alcuni potevano dubitare, pensando ad una morte apparente, del grande prodigio di una vita che ritorna, davanti alla resurrezione di Lazzaro di Betania appare, nella sua indiscutibile evidenza, la natura divina di Gesù: solo Dio può risuscitare un uomo in putrefazio-ne da quattro giorni. Tutti i presenti al miracolo videro bene: "Venne dunque Gesù e trovò Lazzaro che era già da quattro giorni nel sepolcro (.). Gesù disse: 'Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno' (.). Gesù allora alzò gli occhi e disse: 'Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato'. E detto questo, gridò a gran voce: 'Lazzaro, vieni fuori!'. il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: 'Scioglietelo e lasciatelo andare' "(Gv 11,1744). I sapienti di Israele conoscevano le Sacre Scritture, e particolarmente nella risurrezione di Lazzaro si saranno ricordati anche della profezia del profeta Eze-chiele che dice: "Dice il Signore Dio: Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi risuscito dalle vostre tombe, o popo-lo mio, e vi riconduco nel paese d'Israele. Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi risusciterò dai vostri sepolcri, o popolo mio. Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nel vostro paese; saprete che io sono il Signo-re. L'ho detto e lo farò" (Ez. 37,12-14). V. Dialogando con i farisei, Gesù ribadisce la necessità vitale di accoglierlo per quello che è: il Sal-vatore vero, della stessa natura dell'Eterno Padre: "Se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri pec-cati"; (..) "Quando avrete innalzato il Figlio dell'uo-mo, allora saprete che Io Sono e non faccio nulla da me stesso, ma come mi ha insegnato il Padre, così io parlo. Colui che mi ha mandato è con me e non mi ha lascia-to solo, perché io faccio sempre le cose che gli sono gradite" (Gv. 8,13-30). Signore Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, Santo Redentore, Santo Agnello di Dio che togli I peccati del mondo, abbi pietà di noi, salvaci! Signore Gesù, Tu non hai messo limiti al Tuo perdono, vuoi solo vedere in noi il sincero desiderio di fare la Santa Volontà dl Dio, agendo per il perdono e la salvezza dl tutti gli uomini. Gesù, confido in Te e mi abbandono in Te; a tutte le necessità mie e dell'umanità provvedi Tu, che tutto sai e puoi. Santa Maria, Madre dl Dio, e San Giuseppe, custode della Sacra Famiglia, mi affido anche a voi, ora e per sempre. Amen. Pater, Ave, Gloria.

IX° giorno: Il Messia, sacerdote e re. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto. Gloria. Credo.

I. San Paolo nella sua lettera agli Ebrei, ricorda che: "Ogni sommo sacerdote, preso fra gli uomini, viene costituito per il bene degli uomini nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i pecca-ti. (.) Nessuno può attribuire a se stesso questo onore, se non chi è chiamato da Dio, come Aronne. Nello stes-so modo Cristo non si attribuì la gloria di sommo sacerdote, ma gliela conferì colui che gli disse: 'Mio figlio sei tu, oggi ti ho generato'. Come in un altro passo dice: 'Tu sei sacerdote per sempre, alla maniera di Melchìsedek' (...). Reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono, essendo stato proclamato da Dio sommo sacerdote alla maniera di Melchìsedek" (Ebr. 5,1-9). Nella Sacra Scrittura viene evidenziato che i sacrifi-ci che il Signore Dio gradisce non sono quelli pura-mente esteriori: primizie dei raccolti, elemosine prive dello spirito di carità, preghiere non accompagnate dal desiderio di uniformarsi alla volontà divina o altre pra-tiche che, se non hanno come obiettivo l'amore di Dio e del prossimo, in realtà alimentano l'amor proprio. Sta scritto, infatti: "Il Signore forse gradisce gli olo-causti e i sacrifici come obbedire alla voce del Signo-re? Ecco, obbedire è meglio del sacrificio, essere doci-li è più del grasso degli arieti" (1Sam. 15,22). Gesù, sacerdote eterno, non ha offerto all'eterno Padre dei doni puramente esteriori, bensì ha offerto per sempre, ed integralmente, se stesso: "Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice: 'Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il pecca-to. Allora ho detto: Ecco, io vengo - poiché di me sta scritto nel rotolo del libro - per fare, o Dio, la tua volontà'" (Ebr. 10,5-7). Il. San Paolo, sempre nella lettera agli Ebrei, mette in risalto la perfezione del sacerdozio di Cristo: "Tale era infatti il sommo sacerdote che ci occorreva: santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli; egli non ha bisogno ogni giorno, come gli altri sommi sacerdoti, di offrire sacrifici prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo, poiché egli ha fatto questo una volta per tutte, offrendo se stesso. La legge infatti costituisce sommi sacerdoti uomini soggetti all'umana debolezza, ma la parola del giuramento, posteriore alla legge, costituisce il Figlio che è stato reso perfetto in eterno" (Ebr. 7,26-28). Gesù stesso, come evidenziano gli evangelisti, manifesta pubblicamente la sua incondizionata adesio-ne alla Volontà dell'Eterno Padre, ben sapendo che la sua obbedienza comportava ogni umana rinuncia, fino alla morte di croce. Per questo Gesù, ai suoi seguaci, ricordava: "Se qualcuno vuol venire dietro a me rinne-ghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà" (Mt. 16,24-25). Compiere la Volontà di Dio è vita, anche se questa richiede, per l'incompatibilità con il peccato, l'inevita-bile scontro con le forze del male: "Gesù disse: 'Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera' "(Gv. 4,34). Nell'agonia del Monte degli Ulivi, Gesù ribadisce la sua volontà di portare a termine la sua missione di sal-vezza per tutta l'umanità: "Poi si allontanò da loro (gli Apostoli) quasi un tiro di sasso e inginocchiatosi, pre-gava: 'Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà' "(cfr. Lc. 22,39-46). III. Il Concilio Ecumenico Vaticano Il, nella Costi-tuzione "Sacrosanctum Concilium" ricorda che: "Cri-sto è sempre presente nella sua Chiesa e soprattutto nelle azioni liturgiche. è presente nel Sacrificio della Messa tanto nella persona del ministro, 'Egli che, offer-tosi una volta sulla croce, offre ancora se stesso per il ministero dei sacerdoti" tanto, e in sommo grado, sotto le specie eucaristiche (..). In quest'opera così grande, con la quale viene resa a Dio una gloria perfetta e gli uomini vengono santificati, Cristo associa sempre a sé la Chiesa sua sposa amatissima, la quale lo prega come suo Signore e per mezzo di lui rende il culto all'Eterno Padre. Giustamente perciò la Liturgia è rite-nuta come l'esercizio del sacerdozio di Gesù Cristo; in essa, per mezzo di segni sensibili, viene significata e, in modo ad essi proprio, realizzata la santificazione dell'uomo, e viene esercitato dal Corpo mistico di Gesù Cristo, cioè dal Capo e dalle sue membra, il culto pub-blico e integrale. Perciò ogni celebrazione liturgica, in quanto opera di Cristo sacerdote e del suo Corpo, che è la Chiesa, è azione sacra per eccellenza, e nessun'altra azione della Chiesa, allo stesso titolo e allo stesso grado, ne uguaglia l'efficacia" (S. C. m. 7-8.106). IV. Gesù a Cafarnao aveva dichiarato di essere il pane della vita, ribadendo la necessità vitale di cibarsi di lui: "In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia que-sto pane vivrà in eterno" (cfr. Gv. 6,22-71). Gesù ogni giorno è con noi e ci aspetta particolar-mente nel Santo Sacrifico della Messa, memoriale della sua passione per la nostra salvezza, ove ricevia-mo, con le dovute disposizioni, i benefici della reden-zione. A ragione l'apostolo ed evangelista San Giovanni ci ricorda che, rimanere in Gesù, significa compor-tarsi come Lui si è comportato (cfr. 1Gv. 2,6).  Gesù ha condiviso in tutto, fuorché nel peccato, la nostra condizione umana (cfr. Ebr. 4,15); ha compiuto             sino alla fine la volontà dell'Eterno Padre: "Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito" (Lc. 23,46); "Tutto è compiuto!" (Gv. 19,30). Comportarsi come Gesù si è comportato vuol dire, anzitutto, accogliere Maria Santissima non solo come è madre di Gesù, ma anche come madre nostra, lascian-dosi sempre accompagnare da lei, nell'osservanza delle Leggi di vita di Dio. I Comandamenti di Dio, poi, "non sono gravosi", come afferma ancora San Giovanni (cfr. 1Gv. 5,1-4). Tutto questo, infatti, comporta l'essere figli di Dio, coeredi di Cristo per sempre nel suo regno. V.            La figura regale del Messia era apparsa anche nelle visioni apocalittiche del libro di Daniele. I grandi imperi mondiali saranno costituiti dal Regno di Dio, che avrà un dominio eterno. Questo dominio è esercita-to da una persona che ha l'apparenza di un figlio d'uo-mo, ma viene dal cielo: "Guardando ancora nelle visioni notturne, ecco apparire sulle nubi del cielo, uno, simile ad un figlio di uomo; giunse fino al vegliar-do e fu presentato a lui, che gli diede potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano; il suo potere è un potere eterno, che non tramonta mai, e il suo regno è tale che non sarà mai distrutto" (Dan. 7,13-14). Maria Santissima, la madre di Gesù, nell'annuncia-zione recatale dall'arcangelo San Gabriele, ebbe la rivelazione che il figlio suo e di Dio "avrebbe regnato per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrebbe avuto fine" (cfr. Lc. 1,26-38). Nell'ultima cena di Gesù con gli apostoli, il Signore conferma nella vita eterna gli apostoli che lo hanno seguito, superando tutte le prove: "Io preparo per voi un regno, come il Padre l'ha preparato per me" (cfr Lc. 22,28-30). A Pilato che lo interroga, per sapere se Gesù si ritiene re dei giudei, Gesù risponde come sempre: "Il mio regno non è di questo mondo" (cfr. Gv. 18,33.36-37). Il potere regale divino di Gesù si manifesterà aper-tamente nel giorno del giudizio universale ove di fron-te a Lui si raduneranno tutte le genti per udire l 'irrevo-cabile sentenza (cfr. Mt. 25,31-46). Signore Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, Santo e Sommo Sacerdote, Re Eterno dell'Universo, salvaci e santificaci, secondo la Tua volontà. lo credo in Te, mio Dio, sono nelle Tue mani. Convertimi totalmente a Te e concedici di vedere perfettamente realizzata, su questa terra, la preghiera sacerdotale che hai rivolto all'Eterno Padre, nell'ultima Tua cena. Gesù, confido in Te e mi abbandono in Te; a tutte le necessità mie e dell'umanità provvedi Tu, che tutto sai e puoi. Santa Maria, Madre di Dio, e San Giuseppe, custode della Sacra Famiglia, mi affido anche a voi, ora e per sempre. Amen. Pater, Ave, Gloria.