NOVENA DEL SS. SALVATORE

ristampata a cura dei Procuratori della Festa con aggiunta di vari miracoli operati dal 1785 fino ad oggi - Avellino - E. Pergola Tipografo Editore - 1897.

Primo giorno

Nella quale si diranno nove Pater, nove Ave, ed altrettanti Gloria Patri, ecc.

Dobbiamo amare il nostro Amantissimo Salvatore, perchè è infinitamente amabile.

Considera, che il nostro amantissimo Salvatore ha in sè stesso infiniti motivi di essere da tutti sommamente amato. Egli è Dio, e come Dio ha infinite perfezioni, ed è un mare immenso di amabilità. I Beati Comprensori nel Paradiso, i quali hanno la sorte di vedere svelatamente le Grandezze, la Bellezza infinita, e tutte le altre amabilità di questo Salvatore Divino, lo amano necessariamente; e questo amore li fa pienamente Beati. Se le bellezze divine, che ha Gesù Cristo si manifestassero ai miseri condannati nell'Inferno, quegli infelici proverebbero tanta gioia, che niente più sentirebbero di quelle pene intollerabili, con cui sono tormentati. Oh se noi avessimo la bella sorte di conoscere quanto è bello, e quanto è amabile questo gran Figlio di Dio, fatto già nostro Salvatore, non saremmo sicuramente tanto insensati nel non amarlo! Egli non è solamente Dio, è anche Dio ed Uomo, e come Uomo è la gioia più bella e preziosa del Paradiso. Quando era qui in terra, era la contentezza della Beatissima Vergine sua Madre che lo nutriva, della gente, che gli stava intorno, e le Turbe dei Popoli incantati dalla sua bellezza ed amabilità, si scordavano delle loro case, dei loro figli, dei loro nipoti, anche di mangiare e di dormire, per andargli appresso ed udire le sue divine parole. Che farà ora, quando è Glorioso in Paradiso, e scopre con tutta la pompa le sue bellezze e le sue grandezze in quella cattedra dei contenti? Hanno ragione i Santi del Cielo di amarlo necessariamente con tutto il loro cuore: ha ragione Maria Vergine sua madre di tenerlo anche in Cielo, come oggetto infinitamente gradito al suo cuore, e lo stesso Eterno Padre, dichiarò a ragione, che in questo suo Figlio diletto, e nostro Salvatore, ritrovava tutte le sue divine compiacenze: Hic est Filius meus dilectus in quo mihi bene complacui (Questi è il mio Figlio diletto in cui mi sono ben compiaciuto; Mt 17,5). E' infelicissima la sorte dei dannati, che non possono più amare questo Figlio di Dio umanato, infinitamente bello, ed infinitamente amabile. Ma quanto più è infelice la sorte di quei cuori cristiani che lo possono amare, e non vogliono amarlo! Rassomigliano ai dannati quei cristiani sventurati, che non sanno conoscere ed amare il Divinissimo Salvatore, e sono peggiori dei dannati, perchè invece di amarlo l'offendono e lo disprezzano. Se i miseri condannati non possono più amare Gesù Cristo, nemmeno possono più offenderlo. Ma i Cristiani potrebbero amarlo, e non l'amano, e l'offendono ancora con tante iniquità. Anche Tu sarai stato in questa sorte così sventurata. Come hai conosciuto finora Gesù Cristo infinitamente bello ed infinitamente amabile? Come l'hai amato? Quanto l'hai offeso? Mentre era tanto amato dai Santi, da Maria SS, dall'Eterno Padre, tu non l'hai amato, l'hai solamente offeso. Oh tua estrema confusione! Piangi ai suoi piedi la tua pazzia e la tua scelleraggine; detesta mille volte i tuoi peccati; e risolviti di amare con tutte le forze il tuo divino Salvatore infinitamente bello, ed infinitamente amabile.

Preghiera

Gesù, mio amabilissimo Salvatore, Gioia del Paradiso, Mare infinito di bellezza e di amabilità, per tanti anni non ti ho saputo nè conoscere, nè amare. Ho amato le miserie di questo mondo; ho amato i piaceri ed i peccati; e non ho amato Te, oggetto amabilissimo, e Dio d'infinita bellezza. Confesso con somma confusione la mia sciocchezza e la mia iniquità. Questo cuore, Tu l'hai creato, e l'hai creato unicamente per amarti, e per essere tutto tuo: ed io iniquo, l'ho negato a Te, e l'ho dato alle creature ed alle miserie. Signore, almeno non ti avessi offeso. Lo so, mio Dio, che sono peggio di un demonio, innanzi ai tuoi occhi: la mia vita dovrebbe essere tutta piena del tuo amore, ed io la vedo tutta piena di peccati. Signore, abbi pietà di me; perdonami tutte le offese che ti ho fatto. Detesto mille volte tutta la mia vita cattiva, e mi pento sommamente di quante offese ti ho fatto. Voglio sommamente amarti. Ti amo, mio Dio, ti amo, mio Salvatore, Gioia del Paradiso, contentezza dei cuori, bellezza infinita; ti amo con tutto l'affetto, e con tutta la mia anima. Concedimi, Gesù mio amabilissimo, la bella grazia di amarti sempre, e di essere tutto tuo. Scaccia dal mio cuore ogni altro amore, e possiedi solo tu tutti i miei affetti. Madre mia Maria, tu sei stata sempre grande amante di Gesù mio Salvatore; tu tanto desideri di vederlo amato. Signora mia, io voglio amarlo. Impetrami la grazia che d'ora innanzi tutto l'amore sia solamente per Gesù mio Salvatore. Così sia.

Secondo giorno

Dobbiamo amare il nostro Amantissimo Salvatore, perchè nostro Amante.

Considera, come il nostro Divinissimo Salvatore, non ha cessato mai di amarti. Egli era Dio nel seno del Padre in un mare di contentezza e di gloria, fin dall'eternità, ed in questo stato felicissimo pensava a te per farti tanti benefici: e quanti poi te ne ha fatti? Non eri ancora nato, non ti conosceva nè tuo padre, nè tua madre, e Gesù Salvatore ti conosceva e ti amava. Non era ancora creato il mondo, nè esisteva ancora nè cielo, nè terra, ed Egli sommamente ti amava. In charitate dilexi te (Nell'amore ti ho amato - Ger. 31, 3). Fin dall'eternità pensava a farsi Uomo, ed a fare quanto ha fatto per tuo amore. Vestitosi poi della nostra carne, comparso uomo nel mondo, in tutti i momenti della sua vita mortale non ha cessato mai di pensare al tuo bene. A te pensava quando stava chiuso nel seno della Madre; a te pensava quando piangeva sulla paglia nel Presepio; e quando sudava faticando in una bottega, predicando per il mondo, pensava sempre al tuo bene. Quando pativa, quando sudava sangue, quando moriva affannato sulla Croce, sempre pensava a te e si mostrava sommo tuo amante. Salito in Paradiso, non ha cessato questo Salvatore innamorato di pensare sempre a te e di amarti: se cala sugli Altari, lo fa per tuo amore; se sta nel SS. Sacramento, pensa sempre a te, ed è preparato a farti grazie e benefici; se siede alla destra del Padre, nel Trono della gloria, pensa a te, e ti procura tanti beni e tante grazie. Chi può mai pensare quanto ti ami questo Salvatore amantissimo. Pare che Egli non sia Dio felicissimo senza te, quando con tanto pensiero e tanta cura pensa sempre a te, ed arde di amore per te. Fa stupore a tutto il Paradiso, che Gesù Cristo Salvatore sia tanto innamorato di una creatura vilissima, come sei tu: ma che stupore più grande sarà a tutto il cielo, che tu pensi poco o niente, a chi ti ha creato, a chi ti ha redento, ed a colui che incessantemente e con amore indicibile ti ama. Il solo non amare Gesù Cristo è una ingratitudine mostruosissima d'Inferno, ma tu l'hai ancora offeso, ed hai reso al tuo Amante Divino male per bene, odio per amore. Dove dunque potrai ritrovare ne mondo un mostro infernale più orribile di quello che tu sei? Conosci la tua iniquità e la tua sconoscenza, detesta sommamente la tua vita cattiva, e risolviti davvero a non più offendere quel Dio Salvatore, da cui sei tanto amato: risolviti a corrispondere con amore all'infinito ed incessante amore Gesù Cristo.

Preghiera

Amantissimo mio Salvatore, io non ho cuore di comparirti davanti. Tu, Dio di maestà, che non hai bisogno di niente, hai amato tanto me, creatura vilissima e sconoscente, e io misero verme di terra, che ho un bisogno infinito di Te, non ti ho apprezzato, nè amato, anzi ti ho tanto offeso. Dio mio, so che tutto l'Inferno non basta a punire tanta scelleraggine, quanto è la mia: Signore, solamente il tuo infinito amore può dar riparo a tanta mostruosa iniquità. Ricorro a te, mio Dio e mio Salvatore, mi butto nel mare immenso del tuo amore, e ti prego di perdonarmi tutti i miei peccati, e di lavarmi da tutte le sozzure, e di infiammarmi tutto del tuo santo amore. Salvatore mio amantissimmo, mi pento grandemente di averti offeso, mi affliggo sommamente per non averti amato. Ti amo, o Amante Divino della mia anima; voglio vivere sempre amandoti; voglio morire innamorato di te; voglio venire in Cielo per essere eterno tuo amante. So che non merito questa bella grazia; meriterei di essere condannato all'Inferno a non poterti più amare. Ma, Salvatore mio amantissimo, l'immenso amore che hai avuto sempre per me, mi fa ardito, e mi dà confidenza a domandarti per sempre il tuo Amore. Dio mio, non mi scacciare, e fammi degno di amarti sempre. Madre del Bell'Amore, Maria SS, abbi pietà anche tu delle mie miserie. Impetrami un gran dolore per non aver aver amato tanto tempo, e per aver offeso tanto Gesù Cristo. Fammi piangere sempre da vero Amante di Dio la mia vita cattiva; fammi giungere ad amarlo eternamente in Cielo. Così sia.

Terzo giorno

Dobbiamo amare il nostro Divinissimo Salvatore, perchè si è fatto Uomo per nostro amore.

Considera, come il nostro Divinissimo Salvatore, essendo Dio eguale al Padre ed allo Spirito Santo, era felicissimo nel seno del suo Divino Padre, ed era pienamente beato. Ma l'amore ardentissimo, che Egli aveva per noi, lo fece risolvere a farsi uomo, e ad assoggetarsi a tutti i patimenti che noi miseri figli di Adamo, rei e peccatori, soffriamo in questa terra, valle di lacrime e di dolori. Quindi si è visto questo gran Dio, incarnato nel seno della Vergine Maria; lo si è visto nascere Bambino in una stalla, povero e sprovvisto di ogni comodo e di ogni sollievo: Propter vos egenus factus est (Per voi si fece povero - 2 Cor. 8,9). Mira, o cristiano, in quella grotta, un Dio Bambino che piange, un Dio che giace sulla paglia, un Dio a cui mancano panni, fuoco ed ogni comodo. Questi è quel Salvatore tuo amantissimo, il quale va cercando la tua anima, e per liberarti dall'inferno, e per aprirti le porte del cielo, essendo Dio eguale al Padre, è nato tra le miserie, in quella grotta. Che stupore, dovette recare agli Angeli e a tutto il Paradiso, il vedere un Dio di Maestà, così grande, fatto Uomo, nato Bambino, tra tante umiliazioni e dolori, e ciò per amore degli uomini vermi vilissimi di terra, e rei scellerati con questo medesimo Dio. Ma che stupore più grande il vedere questo stessi uomini tanto duri nell'amare questo Salvatore amantissimo, e tanto empiamente impegnati ad offenderlo ed ingiuriarlo, dopo tante dimostrazioni d'amore. Anche tu sei stato nel numero di questi ingrati, non ha saputo conoscere cosa voglia dire, che un Dio Onnipotente e di Maestà, si sia fatto Uomo e Bambino, per divenire tuo Salvatore. Non hai saputo capire che eccesso di amore sia stato, un Dio farsi uomo, nascere povero ed umiliato in una stalla per far bene a una creatura sì vile, come tu sei, e ad un peccatore così grande, come forse sei stato finora. Quante volte, invece di amare questo Salvatore tanto amante, l'hai disprezzato coi tuoi peccati. Quante volte, invece di ringraziarlo per tanti benefici, di essersi fatto Uomo per tuo amore, non hai fatto conto della sua Maestà, ed hai rinunciato a quel paradiso, che Egli con tanta umiliazione e tante pene è venuto a meritarti. Confonditi sommamente della tua ingratitudine, domandagli umilmente perdono di tanti disprezzi ed ingiurie che gli hai fatte finora, e promettigli, non solo di mai più offenderlo, ma anche di compiacerlo ed amarlo in tutta la vita che ti resta.

Preghiera

O Dio amabilissimo e mio amantissimo Salvatore, ti vedo nel seno di Maria, ti vedo nella grotta di Betlemme povero ed umiliato, Dio e piccolo Bambino, ma ti conosco troppo grande amante della mia anima. Ah Signore, Tu che sei tanto glorioso nel Paradiso, ora piangi e sei tanto afflitto in una grotta per essere mio Salvatore, per amore di quest'anima ingrata. Dio mio, come ho potuto non amarti in tutta la mia vita? come ho potuto tanto offenderti? Signore, abbi pietà di me, e di tante mie scelleraggini. Ti domando perdono di tutti i miei peccati e di tutte le mie ingratitudini. Signore, perdonami, per quell'amore che ti fece scendere dal trono della Gloria fino a farti Uomo ed a nascere in una stalla. Perdonami per quelle lacrime e per quei vagiti che spargesti in quella grotta per mio amore. Dammi, o Salvatore amantissimo, la grazia di non offenderti mai più per l'avvenire: fammi la grazia del tuo santo amore. Amantissimo Salvatore dell'anima mia, io voglio conoscere l'amore immenso che mi hai portato; voglio sempre ringraziarti di tanta bontà usata con me vile ed indegno; voglio amarti con tutto il mio cuore da oggi in avanti. Aiutami Tu, e non mi abbandonare mai. Madre di Dio che ci hai dato questo Salvatore amabilissimo, Tu che l'hai portato in seno e l'hai partorito in una stalla, Madre mia cara, impetrami Tu la grazia, che io non l'offenda mai più e l'ami con tutto il cuore, in tutti i giorni che mi restano di vita. Così sia.

Quarto giorno

Dobbiamo amare il nostro Amantissimo Salvatore, perchè Egli ha patito tanto per noi.

Considera, come Gesù, il Figlio di Dio, non ad altro fine volle farsi Uomo per nostro amore, se non che per venire a patire per noi ed a soddisfare coi suoi patimenti la Divina Giustizia offesa dai nostri peccati. Quindi, dopo che il nostro amantissimo Salvatore ebbe consumata tutta la sua vita nella povertà, nell'umiliazione e nelle fatiche, venne finalmente a terminarla in un mare di pene e di dolori. Allora fu che Egli veramente volle sommergersi in questo mare di amarezze e di pene, quando venne il tempo della sua Passione, cosicché poté dire veramente: Veni in altitudinem maris, et tempestas demersit me (Venni in alto mare e la tempesta mi ha sommerso - Sal. 68, 3). Per nostro amore Egli volle agonizzare nell'Orto e sudare in gran copia vivo sangue; per nostro amore volle essere carcerato come un malfattore, trascinato per terra come un giumento, schiaffeggiato, deriso, maltrattato; per nostro amore fu flagellato alla Colonna, fu coronato di spine, fu condannato alla morte di Croce, fu crocifisso su un tronco d'ignominia e di pene. Chi avrebbe mai creduto, che un Dio onnipotente fatto Salvatore e garante degli uomini peccatori, avrebbe potuto mai giungere a questi eccessi d'amore, di patire tanto per impetrare a questi uomini rei ed ingrati, la grazia del perdono e del Paradiso? eppure sappiamo per fede, che il nostro amantissimo Salvatore, l'ha fatto. Intendi dunque, Anima Cristiana, fino a quale eccesso Gesù Cristo ti ha amato, e comprendi quanto sei obbligata a corrispondergli con amore. A te erano dovuti quegli schiaffi, quei flagelli, quelle spine, quei chiodi toccavano a te. Tu dovevi fare una vita disperatissima nell'Inferno per i tuoi peccati, e Gesù Cristo fatto tuo Salvatore ti ha liberato, e si è addossato su se stesso quel mare immenso di pene e d'ignominie che soffrì nella sua vita e nella sua Passione. Ah! dunque: gratiam fideiussoris ne obliviscaris, posuit enim animam suam pro te (non dimenticare la grazia di colui che ha garantito, ha infatti esposto per te la sua anima - Eccl. 29, 20). Come potrai scordarti dell'amante tuo Salvatore, che fatica, stenta, suda sangue, è battuto ed è trascinato per liberarti dall'ira eterna di Dio, e dalle pene dell'Inferno? Come potrai non amare un Dio tanto amante? Ma quale è stata la tua vita? Non hai voluto mai conoscere questo Amore immenso: mai hai voluto amare chi tanto ti ha amato; anzi non hai voluto mai cessare di offenderlo e di disprezzarlo, aggiungendo sempre nuovi oltraggi alle immense pene che Gesù Salvatore volle una volta soffrire per te. Che ingratitudine mostruosa non è mai questa? Confonditi fino all'eccesso della tua iniquità, piangi amaramente ai suoi piedi l'enormità dei tuoi peccati. Ringrazia sommamente l'amabilissimo Salvatore, che ti ha sopportato con tanta pazienza, e promettigli di cuore non solo di non offenderlo mai più, ma di dargli gusto in tutta la vita che ti rimane.

Preghiera

Amantissimo mio Salvatore, non ho cuore di comparirti davanti, mentre vedo che presento innanzi al tuo immenso amore per me, un'immensa ingratitudine e iniquità verso di te. Gesù mio, Tu mi hai tanto amato, che sei giunto a soffrire tante pene e tanti affanni per liberarmene ed io non ti ho saputo amare, anzi ho saputo tanto offenderti e disprezzarti. Salvatore mio amabilissimo, abbi pietà di me. Dammi lacrime, dammi dolore, per piangere amaramente tanta ingratitudine e tanta scelleraggine. Dio mio, mi pento sommamente di averti tanto offeso, e mi affliggo e mi confondo di non averti amato. Perdonami, mio dolcissimo Salvatore, per l'agonia e per le pene della tua amatissima passione. Ti prometto di non offenderti mai più, anzi, Dio mio, da oggi avanti, voglio sempre pensare a quelle pene immense che hai sofferto per me; voglio sempre ringraziarti di questo grande amore, e voglio darti gusto in tutti i momenti della mia vita. Madre mia Maria, aiutami tu, fammi essere d'ora innanzi tutto di Gesù Cristo mio Salvatore, come Egli ha voluto soffrire tutto per mio amore. Così sia.

Quinto giorno

Dobbiamo amare il nostro Divinissimo Salvatore, perchè è morto per nostro amore.

Considera, come il nostro amantissimo Salvatore non fu contento di patire solamente per nostro amore tante e tante pene; volle anche finalmente morire per noi, e morire su un tronco di Croce, pieno d'ignominie e di pene. Portati, Anima Cristiana, sul Monte Calvario, mira quello spettacolo non mai più visto nel mondo, nè che mai più potrà vedersi. Un Dio umanato, inchiodato ed appeso ad una Croce in mezzo a due ladri, esposto alla vista di tutti a predicare con tante voci, quante sono le sue piaghe, l'immenso amore che porta agli uomini. Vedilo come tutto impiagato da capo a piedi, grondando sangue da ogni parte in mezzo ad un popolo infinito, nudo, deriso, abbandonato, a poco a poco se ne va morendo, e giunge finalmente ad esalare l'anima per tuo amore. Oh Dio amantissimo! fin dove arriva l'affetto che hai portato agli uomini! Fa sommo stupore il solo pensare che un Dio umanato di Maestà infinita voglia morire per vilissime creature; che stupore, poi, deve recarti, che Egli non solamente muore per quelle creature vilissime, ma vuole morire in tante pene, in tante ignominie, ed appeso su un tronco di Croce. Almeno questi uomini per cui Egli muore, fossero stati suoi amici, e non ingrati e sconoscenti con lui. Il voler morire tra tanti dolori per uomini vilissimi e peccatori, è questo un eccesso immenso dell'amore infinito di Gesù Cristo fatto nostro Salvatore. Ma con questo eccesso incomprensibile di amore, Egli ha preteso di obbligarci sommamente ad amarlo e ad essere tutti suoi: Charitas enim Christi urget nos, diceva l'innamorato San Paolo, ut qui vivant, iam non sibi vivant, sed ei, qui pro ipsis mortuus est (L'Amore di Cristo ci spinge al punto che quelli che vivono, non vivano più per loro stessi, ma per colui che è morto per loro - 2 Cor 14 e 15). Il Salvatore stesso dichiarò, mentre era vicino alla morte, che se giungeva a morire sulla Croce per amore degli uomini, avrebbe guadagnato l'amore di tutti: Et ego si exaltatus fuero, omnia traham ad me ipsum (Ed io quando sarò innalzato, attirerò tutti a me - Giov. 12, 32). Ma, oh Dio! il mondo non sa conoscere l'amore di un Dio fato uomo e morto per esso. L'amantissimo Salvatore è morto in Croce, è morto tra tante ignominie e tra tante pene, è morto per amore degli uomini, e pure non solamente non è da essi amato, ma è sempre disprezzato. Anima mia, anche tu sei stata nel numero di questi mostri d'ingratitudine e di sconoscenza. Quanti anni hai consumato della tua vita a offendere Gesù Cristo? quante volte hai calpestato il suo sangue divino? quante volte hai rinunciato a quella Gloria, che Egli ti aveva meritato colla sua morte? Oh Dio! come puoi considerare queste cose, e non piangere amaramente la tua ingratitudine, e non morire di dolore per le offese fatte a un Dio fatto Uomo, morto sopra una Croce per tuo amore? Domanda a Gesù Cristo Salvatore fiumi di lacrime amare, per piangere la tua vita cattiva: promettigli, che tutta la tua vita, la vuoi consumare solamente nell'amarlo, e pregalo per i meriti della sua amarissima morte, che, o ti conceda la grazia di amarlo sempre, o ti tolga la vita.

Preghiera

Crocifisso mio Salvatore, ti miro su questo tronco di Croce, in cui sei morto per me. Miro tante piaghe nel tuo SS. Corpo; miro quella corona di spine che ti trafisse le tempie; vedo quelle agonie dolorosissime in cui spirasti l'Anima, ed intendo che mi hai amato fino a questo eccesso. Dio mio, tanto hai fatto per guadagnarti il mio amore, ed io non ancora ti ho amato. Almeno, Signore, non ti avessi tanto offeso. Salvatore mio caro, abbi pietà di me. Se io l'ho fatta da creatura iniqua ed ingrata, fa' Tu da quel Dio, infinito amante, che sei. Dammi un gran dolore dei miei peccati; dammi un grande amore per Te. Mi pento, Dio mio, sommamente di quanto ti ho offeso, e voglio piangere in tutta la mia vita le ingiurie che ti ho fatte. Signore, voglio vivere da tuo vero amante, voglio sopportare tutto per tuo amore. Crocifisso mio Salvatore, voglio la grazia, per i meriti del tuo sangue, o di amarti, o di morire. Non confido più di vivere senza amarti; perciò, Dio mio, o il tuo amore, o la morte. Maria, Vergine mia, Tu addolorata assistesti all'afflitta morte di tuo Figlio; Tu, o Signora, impetrami la grazia, che io l'ami in tutti i miei giorni, e consumi tutta la mia vita per suo amore. Così sia.

Sesto giorno

Dobbiamo amare il nostro Divinissimo Salvatore, perchè ci ha dato tutto se stesso nel SS. Sacramento.

Considera, come il nostro amantissimo Salvatore non fu contento di farsi Uomo per noi, di patire e morire in Croce per nostro amore, ma volle anche farci un dono singolare, che solamente un Dio poteva inventarlo, e fu nel darsi tutto se stesso coll'istituire il SS. Sacramento dell'Altare. In questo mistero d'Amore, Egli ci dà il suo Corpo Santissimo, la sua Anima, la sua Divinità, cioè, ci dona con questo tutto quanto ci è di prezioso e di grande in un Dio umanato. Con questo, conosciamo che la Sapienza infinita di un Dio, ed il suo amore infinito rimangono, come esausti, nel farci bene: Divitias Divini sui erga homines amoris, velut effudit, dice il Sacro Concilio di Trento (Ha effuso sugli uomini le ricchezze del suo Divino Amore - Sessione 13, cap. 2). Ed infatti chi giunge a donare tutto se stesso, certamente non ha più che donare. Ma chi mai avrebbe potuto immaginare, che un Dio di Maestà Onnipotente, fattosi uomo per divenire Salvatore degli uomini, avrebbe potuto giungere a tanto eccesso di amore, di donare tutto se stesso alle sue amate creature? E pure è di fede, che tanto fece il nostro amantissimo Salvatore, quando istituì il SS. Sacramento, e fece questo dono così singolare agli uomini in quella stessa sera in cui essi pensavano di carcerarlo e trascinarlo, di flagellarlo, di farlo morire su un tronco di Croce: e fece loro questo dono, quando già ben sapeva quanti oltraggi e quante ignominie avrebbe ricevuto dagli uomini stesi in questo Mistero d'amore. Chi può mai intendere, anche minima cosa della grandezza di questo dono, e dell'immenso amore, con cui Gesù Cristo volle donarcelo? A ragione disse l'Evangelista S. Giovanni, che avendo l'amantissimo Salvatore amato sommamente le creature in tutti i momenti della sua santissima vita, quando venne all'Ultima Cena, li volle amare fino al termine dove poteva giungere un Dio onnipotente. Cum dilexisset suos, in finem dilexit eos (Amando i suoi, li amò sino alla fine - Gv. 13, 1). O mio Divinissimo Amante, dove ti fai trasportare dal tuo amore verso di noi! Ma quale corrispondenza è stata la tua verso di Gesù Cristo? Egli ti ha donato tutto se stesso: e poi ti domanda solamente il tuo amore, e tu lo neghi a Gesù Cristo, e lo dai al mondo, all'interesse, ai piaceri e ad ogni misera creatura. Anzi di più, quasi non contento di questa somma ingratitudine col Divino amante, passi ad offenderlo e disprezzarlo con tanti peccati, negando, anche così, il tuo cuore a Gesù Cristo, e darlo al Demonio ed all'Inferno. Anima Cristiana, conosci ora almeno il grande amore ed il gran dono che il SS. Salvatore ti mostra nel donarti se stesso nel SS. Sacramento. Sappi almeno ora quanto sei ingrata ed iniqua, mentre non vuoi amare Gesù Cristo da cui puoi avere tanto bene per amare le creature, dalle quali puoi ricevere solamente male. Intendi che sei peggiore di un demonio, quando offendi un Salvatore che ti ha tanto amato e che si è donato tutto a te. Confonditi sommamente ai suoi piedi per tanta ingratitudine usatagli; domandagli di cuore perdono dei tuoi peccati, e pregalo, perchè Egli tanto desidera il tuo amore, che ti conceda la grazia di non amare altri che Lui in tutta la vita che ti resta.

Preghiera

Gesù, mio amantissimo Salvatore, come hai potuto tanto amare una creatura così ingrata, come sono io? Signore, chiamo tutto il Paradiso e tutte le creature del mondo a ringraziarti per me di questo grande amore. Tu ti sei donato tutto a me, ed io mi sono dato tutto al mondo e tutto al demonio. Tu mi hai amato fino all'eccesso, e io ti ho offeso con tanti peccati. Dio mio d'infinità pietà, abbi misericordia delle mie scelleraggini. Signore, detesto mille volte la mia vita cattiva; maledico quei momenti infelici, in cui ti ho offeso, e in cui non ti ho amato. Perdonami, dolcissimo mio Salvatore, per quell'amore che ti costrinse a restare nel SS. Sacramento; perdonami per amore del tuo Divino Padre. So che non merito perdono, ma, Signore, ti prego, mostrati con me, anche ora, mio Salvatore. Sì, Dio mio, liberami da tanti miei peccati, salva quest'anima tanto ingrata con Te e tanto perduta. Ti prometto di essere tutto tuo in tutta la mia vita. Aiutami, o Signore, ad essere tutto tuo, e aiutami anche tu, o Gran Madre di Dio Maria SS. Fa', o Signora, che io mai più offenda Gesù Cristo mio Salvatore, fa' che sia sempre tutto suo. Così sia.

Settimo giorno

Dobbiamo amare il nostro Amabilissimo Salvatore, perchè è nostro Avvocato presso Dio Padre.

Considera, come Gesù Cristo nostro Salvatore, non è stato contento di placare la Divina Giustizia, sdegnata giustamente contro di noi, e di meritarci tutte le grazie colla sua Passione e colla sua morte, ma per dimostrarci sempre più l'amore immenso che ci porta, ha voluto fare da nostro Avvocato, ora che siede alla destra del Padre in Paradiso: Advocatum habemus apud Patrem Jesum Christum justum (Abbiamo un avvocato presso il Padre, Gesù Cristo giusto - Gv. 2, 1). Così ci assicura l'Apostolo. Ed oh, che avvocato potente, e troppo impegnato per noi, è Gesù Cristo Salvatore. Egli ci ha meritato con meriti infinitamente superiori, il perdono di ogni nostra colpa, ed il cumulo di ogni grazia e di ogni beneficio di Dio. Il suo Sangue, le sue SS. Piaghe, sono segni troppo efficaci agli occhi di Dio, per concedere sicuramente ogni grazia, che Gesù Cristo nostro Salvatore chiede a nostro favore. Se la sola reverenza infinita, che l'Eterno Padre ha per questo amantissimo Figlio, lo muove ad esaudirlo sempre come ci assicura lo stesso Apostolo: Exauditus est pro sua reverentia (Egli fu esaudito per la sua pietà - Ebr. 5, 7), cosa non potrà impetrarci Gesù Cristo, quando facendo per noi l'avvocato in Pardiso, offre al Padre il suo Sangue, i suoi meriti infiniti e gli presenta le sue SS. Piaghe? Questo fa l'amantissimo Salvatore in Cielo, e lo fa con amore incredibile, e lo fa senza mai cessare, come ce ne assicura san Paolo: Semper vivens ad interpellandum pro nobis (Vive sempre per intercedere per noi - Ebr. 7, 25). Tu dormi, e Gesù Cristo fa da tuo Avvocato; tu mangi, attendi ai divertimenti, a peccare, e chi lo crederebbe, anche allora Gesù tuo Salvatore, prega per te, e fa da tuo Avvocato. Da quanto tempo la giustizia di Dio ti avrebbe castigato e ti avrebbe precipitato nell'Inferno, se non era per l'amante tuo Salvatore, che intercedeva misericordia per te, e tu non hai saputo amare un Dio Salvatore divenuto tuo amorosissimo e potentissimo avvocato, e tu non hai atteso ad altro, che a disgustare coi tuoi peccati questo avvocato amantissimo, e mentre Egli cercava con tutti i modi l'amicizia con te, tu con ingratitudine d'Inferno hai cercato in tutti i modi di fartelo nemico. Confonditi estremamente, sapendo che sei stato peggio di un demonio e peggiore di una bestia, perchè non hai saputo pensare nè ai tuoi beni, nè a riconoscere un Dio Salvatore, da cui ricevevi tanto bene. Chiedigli perdono della tua estrema sconoscenza, e ringrazialo sommamente, che il suo amore non si è fatto vincere dalla tua ingratitudine. Promettigli di cuore di volerlo sempre ringraziare d'ora innanzi di questo beneficio, che Egli è continuamente tuo Avvocato. Assicuralo di morire prima mille volte che offenderlo per l'avvenire, e di fare tutto il possibile per amarlo con tutto il cuore.

Preghiera

Mio Salvatore e mio amantissimo Avvocato, tanto dunque mi hai amato, che vuoi giungere a ricordarti sempre di me, e ad intercedere sempre grazie e misericordie ad un'anima tanto ingrata, quanto è la mia. Signore, anche mentre ti offendevo e disprezzavo il tuo Sangue Divino, anche allora, Tu, pietoso verso di me, m'impetravi misericordia e perdono. Signore, te ne ringrazio sommamente con tutti i miei affetti e con tutto il mio cuore. Quante volte, Dio mio, mi avrebbero soffocato le creature o il demonio, se non era per Te: da quanto tempo arderei nell'Inferno, se non fosse stato, che Tu hai fatto sempre da Avvocato per me. Ti ringrazi tutto il Cielo e tutte le Creature per tanta bontà. Carissimo mio Salvatore, come ho potuto essere tanto sconoscente con Te; come ho potuto oltraggiarti tanto, mentre Tu, pietosissimo, mi facevi bene, facendo da mio Avvocato. Dammi, caro mio Bene, lacrime amare per piangere tante iniquità. Dammi un dolore sì grande, che mi faccia morire di pura pena. Impetrami, Gesù mio amantissimo, la bella grazia, che io non sia più ingrato e non ti offenda mai più. Signore, voglio mille volte la morte che offenderti un'altra volta. Concedimi ancora la grazia che io ti ami con tutto il mio cuore in tutta la vita che mi resta. Dio mio, voglio vivere solamente per darti gusto e per piangere le offese che ti ho fatte. Madre di Dio Onnipotente, intercedi per me presso Gesù Cristo, tuo Figlio. Tu ancora, Signora mia, dopo tuo Figlio, sii la mia Avvocata. Madre di misericordia, impetrami la grazia, che io pianga sempre le offese fatte al mio dolcissimo Salvatore, e che d'ora innanzi viva tutto ardendo del suo santo amore. Così sia.

Ottavo giorno

Dobbiamo amare il nostro Amabilissimo Salvatore, perchè è nostra Speranza.

Considera, come il nostro amabilissimo Salvatore ha voluto, Egli solo, da se stesso, fare la nostra Redenzione con patire tanto e morire per noi, perchè ha voluto in ogni modo, Egli solo, guadagnarsi tutto il nostro cuore. Se si serviva di altra nobile creatura per liberarci dall'Inferno e riconciliarci con Dio, avremmo dovuto dividere il nostro amore, ed amare un Dio Creatore ed una Creatura che ci avesse liberato dai nostri mali, e così la nostra speranza non sarebbe stata solamente in Dio. Ma Gesù Cristo ha sempre desiderato possedere, Egli solo, tutto il nostro amore, ed essere, Egli solo, tutta la nostra Speranza. Egli solo si è offerto in sacrificio sulla Croce e ha placato l'ira di Dio, sdegnato contro di noi. Egli solo ci ha meritato ogni sorta di grazie per vivere santamente in questa vita, per fare una santa morte, e per essere pienamente beati nel Paradiso. Gesù Cristo nostro Salvatore è quello che ci ha arricchito di ogni sorta di doni e di beni. Perciò a ragione disse l'Apostolo: Iam saturati estis, iam divites acti estis, ita ut nihil vobis desit in ulla gratia (Già siete sazi, già siete diventati ricchi, cosicchè non vi manchi niente nella grazia - 1 Cor 4, 8). Un peccatore per empio e scellerato che sia, ora non deve più disperare di ricorrere a Dio, e di chiedere il perdono dei suoi peccati, offrendo alla Divina Giustizia i meriti infiniti del nostro Divinissimo Salvatore. Possiamo con tutta fiducia chiedere a Dio ogni sorta di grazia, anche grande, anche eccellente, perchè tutto ci ha meritato questo amantissimo Salvatore. Il nome di Gesù, è quell'unico nome, il quale ci può salvare e consolare in ogni tempo, in ogni afflizione e miseria. Che consolazione non è per un cuore cristiano l'udire dalla bocca medesima del Salvatore: Omnia quaecumque petieritis Patrem in nomine meo det vobis (Tutto ciò che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo darà - Gv 16, 16) - dice Egli dunque, e ce ne assicura sulla sua parola, che ogni grazia, che noi chiederemo all'Eterno Padre in suo nome, e per i suoi meriti, questo Padre, che tanto lo ama, ce la concederà certamente. Gesù Cristo nostro Salvatore è l'unica nostra Consolazione e l'unica nostra Speranza in questo mare di miserie, in cui ci troviamo in questa vita. Quanto dunque dobbiamo amare questo Salvatore amabilissimo: se hai da ricevere perdono dei tuoi peccati, per Gesù Cristo lo puoi ricevere; se devi avere lumi e grazie per non commettere peccati, per amare il tuo Dio da cui sei stato creato, per Gesù Cristo puoi avere questi lumi e queste grazie; se devi entrare in Paradiso, Gesù Cristo è la Porta, e per i suoi meriti ti si dovrà concedere il Paradiso. Come dunque non devi amare questo Salvatore, che ti ha meritato tante belle grazie e che te le deve concedere? Ma tu come l'hai amato per il passato? Che confusione è la tua nel conoscere, che finora, poco hai conosciuto i beni che potevi ottenere per Gesù Cristo. Che pene dovresti provare nel tuo cuore nel conoscere che coi tuoi peccati hai offeso questo Salvatore amabilissimo, te l'hai fatto nemico, e hai perso tutto quel mare di bene e di grazie che potevi avere da Gesù Cristo. Confonditi della tua pazzia e della tua iniquità; piangi amaramente le offese fatte a questo Dio Salvatore che è la tua unica speranza; gettati nelle sue Piaghe e spera perdono di tutta la tua cattiva vita dai meriti di quel Sangue Divino che Egli sparse sulla Croce per tuo amore.

Preghiera

Gesù amabilissimo, unico mio Salvatore e unica mia Speranza, ecco ai tuoi piedi la creatura più indegna di ricevere le tue grazie. Signore, ho disprezzato tanto tempo l'amore che mi hai portato, ho disprezzato tante tue grazie che mi avevi meritato col tuo Sangue e colla tua Morte, perchè ho rinunciato tante volte alla tua amicizia. Signore, non voglio disperarmi. Tu sei quella Fontana di Misericordia che non si secca mai a beneficio dei peccatori, e dove i peccatori si devono lavare dalle sozzure dei loro peccati: Fons patens domui David in ablutionem peccatoris (Fonte che sgorga dalla casa di Davide per lavare il peccatore - Zc. 13, 1). Io che sono il peccatore più scellerato del mondo, mi presento oggi a questa Fontana di grazia e ti chiedo il perdono di tutti i miei peccati, la grazia di mai più offenderti e la bella sorte di amare solamente Te in tutta la mia vita. Sì, mio amantissimo Salvatore, perdonami tutte le offese che ti ho fatte, e fa' di questo gran peccatore un grande tuo amante. Speranza della mia anima, non mi scacciare, non mi intimorire. Accoglimi nel tuo seno trafitto per mio amore, lava col tuo Sangue prezioso questa mia anima, e fa' che non siano persi per me tanti sudori e tante tue pene. Dammi per sempre il tuo amore, fammi morire amando Te; fammi giungere a possedere quella Gloria che con tanti tuoi affanni mi hai meritato. Madre mia Maria, dopo Gesù, Tu sei la mia confidenza. Ti prego, Madre amabilissima, impetrami queste grazie per amore di Gesù Salvatore, tuo amantissimo Figlio. Così sia.

Ultimo giorno

Dobbiamo amare il nostro Amantissimo Salvatore, perchè Egli desidera essere amato da noi.

Considera, come il nostro Santissimo Salvatore, ancorché sia Dio di somma grandezza e felicità, sicché non abbia bisogno di cosa alcuna, pure desidera sommamente di essere amato da noi. Per ottenere quest'amore dagli uomini è sceso dal Trono della Gloria nel Seno di una Vergine, e si è fatto vedere tra gli uomini rivestito di carne umana: Ignem veni mittere in terram, et quid volo, nisi ut accendatur? (Sono venuto a mettere il fuoco sulla terra, e cosa voglio, se non che sia acceso? - Luc. 12, 49). Quanto ha fatto, quanto ha patito, con tutto ciò, mostra il gran desiderio che Egli ha di essere amato da noi. Per ottenere questo amore sta continuamente bussando alle porte del nostro cuore, e da Amante appassionato fa sentire sempre quelle amorose parole al cuore di ogni anima: Aperi mihi soror mea, sponsa, columba mea (Aprimi, sorella mia, sposa, mia colomba - Cant. 5, 2). Chiama la tua anima, sua sorella, sua sposa, sua colomba, ancorché sia un'anima ingrata sconoscente, ma usa questi termini per allettarla e farla risolvere ad amarlo. Questo desiderio di essere amato da noi, gli fa usare quelle amorose preghiere: Figlio, dammi il tuo cuore; Figlio, mettimi come sigillo sul tuo cuore: Fili, praebe mihi cor tuum. Pone me, ut signaculum super cor tuum - Cant. 8, 6. Quanto deve ardentemente desiderare Egli il nostro amore, mentre si abbassa sino a questo, di pregare supplichevole noi, misere creature, a dargli il nostro amore. E sapendo, che con tutto questo, non giunge ad ottenere il nostro cuore, si mette in aria di grandezza, ma sempre di amante appassionato, che desidera corrispondenza dall'oggetto amato: ci comanda che noi l'amiamo, e ne fa il primo e massimo comandamento di tutta la sua legge: Diliges Dominum Deum tuum ex toto corde tuo...... hoc est maximum, et primum mandatum (Ama il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore...... questo è il primo e il più grande comandamento - Mc. 12, 30). Ci promette sommi premi nel Cielo se noi l'ameremo, ci minaccia atrocissime pene nell'Inferno, se mancheremo di amarlo; e tutti questi, sono tratti stupendi di un Dio sempre Grande ed Infinito, con cui ci mostra quanto Egli desidera ardentemente essere amato da noi. Non si sa capire come questo Dio così grande possa tanto ardentemente desiderare il nostro amore. I monarchi del mondo non si abbassano mai a cercare con impegno l'amore dei loro vassalli. Sarebbe offendere un re della terra, se un vassallo gi dicesse in faccia: Signore, io ti amo. Ed il nostro Salvatore, Monarca del cielo e della terra si abbassa tanto per noi, che cerca con tanto impegno il nostro amore; ci fa un comando, e si dichiara sommamente contento, quando noi lo amiamo e gli diciamo di cuore: Mio Dio e mio Salvatore, io ti amo. Che motivi potentissimi sono questi per noi a farci risolvere di amarlo. Ma, oh Dio, con tutto questo Egli non giunge a guadagnarsi il nostro amore! Da quanti anni Gesù Salvatore ti chiede il tuo cuore, e tu non ancora hai cominciato ad amarlo? Le creature sanno guadagnare il tuo amore e ti sanno rubare il cuore, e solo per Gesù Cristo il tuo cuore è insensibile. Da quanti anni il tuo Salvatore ti dice: Figlio, almeno non mi offendere, e tu, duro ed ostinato, non hai mai cessato di disprezzarlo ed offenderlo. Via, anima cristiana, metti termine oggi alle tue scelleraggini con Gesù Salvatore, e comincia ad amare un Dio umanato, che tanto ti ama e che desidera tanto essere amato da te. Contenta quel Cuore Divino, che mostra di non essere mai contento, se non si vede amato da te; piangi a vita spesa ad offenderlo e pregalo di cuore, che ti conceda la grazia del suo perfetto e santo amore.

Preghiera

Amantissimo mio Salvatore, Tu da tanto tempo desideri il mio amore; da tanto tempo con una degnazione infinita ti sei degnato di chiedermi il mio cuore, ed io, creatura sconoscente, iniqua e superba, sempre ti ho negato il mio amore. Dio mio, è una somma grazia, ed è un sommo onore che mi fai, quando mi fai degno di amarti. Questo sommo favore è quello che io non ho saputo conoscere da tanti anni. Meriterei, caro mio Salvatore, il castigo di non poterti più amare, ma compiaciti di darmi ogni altro castigo e non questo. Castiga i miei peccati, comunque ti piace, ma da Padre amoroso, perdonami quelle ingiurie e quelle offese che tante volte ti ho fatto, e dammi, poi, mio Dio amantissimo, la grazia del tuo santo amore. Ammorbidisci questo cuore tanto duro con te, attrailo al tuo santo amore colle catene potenti della tua infinita carità. Fallo per i meriti del tuo sangue e per Te stesso, o Dio mio Onnipotente. Signore, non ti far vincere dalla mia durezza e dalla mia malizia, ma trionfa in me colla tua santa Grazia. Aiutami ancora tu, o Madre mia Maria. Impetrami la grazia, che io d'ora innanzi, non desideri altro che di piangere amaramente le offese fatte a Gesù mio Salvatore, e di amare ardentemente quel Dio che tanto desidera essere amato da me. Così sia.

Offerta al SS. Salvatore

Salvatore amoroso, se la mia esistenza è stata un complesso di benefici, che sin dagli albori della vita mi hai perennemente compartiti, in questo periodo me li hai manifestamente moltiplicati. Avrei dovuto essere polvere, e per tua mercé, respiro aura di vita, e liberamente attendo all'esercizio del mio ministero. Or come sdebitarmi? E, creatura miserabile, lo potrò mai?.... Se lo penso è una bestemmia...... Mi potrà bastare la riconoscenza e la confessione del cuore?...... Neppure: mentre devo temere che non sia nè vera riconoscenza, nè vera confessione, qualora non venga debitamente appalesata. "Narrate le meraviglie di Dio, diceva l'Arcangelo ai due Tobia, e confessatelo innanzi a tutti i viventi, perchè ha usato con voi la sua misericordia..... E' bene tener celato il segreto del Re, ma risulta a sommo onore rivelare e manifestare gli interventi di Dio".

Or sarà sufficiente la semplice confessione e rivelazione dei fatti? Non poco: essendo una sterile confessione, quando non si apprestano i mezzi con cui unire i nostri simili alla tua amicizia.

Questi pensieri, e tu lo sai, Salvatore benefico, mi hanno indotto a scrivere il presente libretto, che oso deporre ai tuoi piedi in segno di riconoscenza e a confessione dei benefici ricevuti. Però ai tanti favori, che ti sei degnato di concedere al tuo servo indegno, aggiungine un altro. Stampa, ti prego, nel mio cuore le virtù che ci hai insegnato, e che io ho proposto a meditare in questo novenario: stampale pure nel cuore di coloro nelle cui mani capiterà il presente libretto, affinché resi veramente virtuosi, dopo di averti confessato, riverito ed adorato in vita, potremo ringraziarti e lodarti per sempre dopo la morte.