26-3-2017  PICCOLO CATECHISMO DELLA DIVINA VOLONTA' - P. Pablo

7 LA NECESSITA' DELLA CONOSCENZA 1di2 Non si ama ciò che non si conosce. E nella misura che si conosce si ama "La Santità del mio Volere vuol essere conosciuta... Ma se non viene conosciuto, come potranno amare e volere un vivere sì santo?" (16-07-1922). "La conoscenza è l'occhio dell'anima. L'anima che non conosce è come cieca a quel bene, a quelle verità. Nella mia Volontà -dice Gesù- non ci sono anime cieche, anzi ogni conoscenza porta loro una lunghezza maggiore di vista" (02-04-1923). A che serve ogni nuova conoscenza della Divina Volontà? "Ogniqualvolta ti parlo del mio Volere e tu acquisti nuove cognizioni e conoscenze, tanto più valore ha il tuo atto nel mio Volere e più immense ricchezze tu acquisti. Succede come a un tale che ha una gemma e sa che quella gemma ha il valore di un soldo; lui è ricco di un soldo. Ora avviene che fa vedere la sua gemma ad un esperto perito e quello gli dice che la sua gemma ha il valore di cinquemila lire; quel tale non possiede più un soldo, ma è ricco di cinquemila lire. Ora, dopo qualche tempo, ha l'occasione di far vedere la sua gemma a un perito più esperto ancora, e quello lo assicura che la sua gemma ha il valore di centomila [ed è] pronto a comprarla se la vuole vendere; ora costui è ricco di centomila lire. A seconda che conosce il valore della sua gemma, così si fa più ricco e sente maggior amore e stima della gemma, la tiene con più gelosia custodita, sapendo che è tutta la sua fortuna, mentre prima la teneva per un nonnulla. Eppure la gemma non è cambiata, quale era tale è, il cambiamento l'ha fatto lui col capire il valore che la gemma contiene. Ora, così avviene della mia Volontà, come pure delle virtù; a seconda che l'anima capisce il valore e ne acquista la conoscenza, così nei suoi atti viene ad acquistare nuovi valori e nuove ricchezze. Sicché quanto più conoscerai della mia Volontà, tanto più il tuo atto acquisterà il suo valore. Oh, se sapessi quali mari di grazie Io apro tra te e me ogniqualvolta ti parlo degli effetti del mio Volere, tu ne moriresti di gioia e faresti festa come se avessi acquistato nuovi regni da dominare." (25-08-1921). Man mano che Gesù fa conoscere la sua Volontà all'anima, allarga la sua capacità e la prepara ad una conoscenza maggiore (02-09-1921). Fare la Divina Volontà, cioè compiere fedelmente quanto Essa vuole o accettare ciò che permette, non è una novità. Questo lo fanno tutti i Santi, di tutti i tempi, perché senza di Essa non ci può essere virtù né santità. Ma ognuno ne prende e ha un rapporto con Essa nella misura che gli viene dato di conoscerla: "…Certo che sono stati dei Santi che hanno fatto sempre il mio Volere, ma hanno preso della mia Volontà per quanto ne conoscevano. Essi conoscevano che il fare la mia Volontà era l'atto più grande, quello che più mi onorava e che portava alla santificazione, e con questa intenzione la facevano, e questo prendevano, perché non c'è santità senza la mia Volontà, e non può uscire nessun bene, santità piccola o grande, senza di Essa" (06-11-1922) La Verità è infinita, la Rivelazione è completa, ma non finirà mai "Molte cose ho ancora da dirvi -disse Gesù nell'ultima Cena-, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso" (Gv 16,12). "Quando però verrà lo Spirito di verità, Egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future" (Gv 16,13). La Rivelazione -la Chiesa ci insegna- è Una sola: il Padre è Rivelato, il Figlio Gesù Cristo è la Rivelazione del Padre, lo Spirito Santo è il Divino Rivelatore. La Rivelazione è perciò infinita ed eterna, non è terminata né finirà mai. È vero che "il Padre ha detto la sua Parola definitiva" quando ha inviato il Figlio nel mondo, ma il Figlio è Risorto e vivo e non finirà mai di farci conoscere il Padre. La Rivelazione ci è stata data nella Sacra Scrittura (completa e perfetta) e nella Sacra Tradizione, che la spiega e illumina in modo crescente. Ebbene, se "il Libro" è completo e non può essere aggiunta nemmeno una pagina, "la Luce" per poterlo leggere è sempre crescente. E altro è leggerlo alla luce "delle stelle e della luna", e altro è leggerlo alla luce "del Sole"... del Divino Volere. È questo precisamente ciò che apportano gli scritti di Luisa, "la piccola Figlia della Divina Volontà". Per questo gli Apostoli guardavano con vivo desiderio il futuro: San Paolo dice: "La notte è avanzata, il Giorno è vicino. Gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della Luce" (Rom 13,12). San Pietro: "Fissate ogni speranza in quella Grazia che vi sarà data quando Gesù Cristo si rivelerà" (1 Pt 1,13). E San Giovanni: "Carissimi, noi fin d'ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando Egli si sarà manifestato, noi saremo simili a Lui, perché Lo vedremo così come Egli è" (1 Gv 3,2), o "Per questo l'amore ha raggiunto in noi la sua perfezione, perché abbiamo fiducia nel giorno del giudizio; perché come è Lui, così siamo anche noi, in questo mondo" (1 Gv 4,17). E a Luisa Gesù dice: "…ho riservato grazie più grandi a chi ha scritto di Me, perché essi sono la continuazione della mia vita evangelica, i portavoce della mia parola, e ciò che non dissi nel mio Vangelo mi riserbai di dirlo a chi avrebbe scritto di Me. Io non finii allora di predicare, Io devo predicare sempre, fino a che esisteranno le generazioni" (14-02-1922). Far conoscere le Sue verità è iniziativa, è dono, è diritto di Dio Nostro Signore, sebbene ha fatto nel vangelo eloquenti accenni alla Volontà del Padre, facendo comprendere che è la cosa più importante, la spiegazione e lo scopo di tutto nella sua Vita, allora non poteva dilungarsi in altre spiegazioni. "Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo?" (Gv 3,12). Se l'uomo non conosceva il meno, come avrebbe potuto conoscere il più? Se ancora non sapeva camminare, come avrebbe potuto imparare a volare? Prima lo doveva rieducare, redimere, dargli la Grazia, renderlo di nuovo figlio di Dio, assicurare la sua salvezza, lasciando per dopo -al tempo stabilito dal Padre- scoprirgli la sua Eredità, restituirgli il dono della sua Adorabile Volontà e con essa la somiglianza divina perduta da Adamo, farlo diventare una sola cosa con Sé, dargli non solo la salvezza, ma la sua stessa Santità Divina, insegnargli a vivere nella Divina Volontà… Perciò Gesù, quando venne sulla terra, appena parlò della Divina Volontà; si riservò di manifestarla per mezzo di Luisa: "Ciò che dovevo fare allora, gli insegnamenti che dovevo dare a tutti sulla mia Volontà, li ho dati a te; sicché il farli conoscere non è altro che supplire a ciò che dovevo fare Io stando in terra, come compimento della mia Venuta". (02-06-1921) Così ha deciso Dio. E Luisa dice: "Amor mio, Gesù, possibile che dopo tanti secoli di vita della Chiesa, che ha messo fuori tanti santi (e molti di questi hanno fatto stupire Cielo e terra con le loro virtù e meraviglie che hanno operato), non dovevano questi operare tutto nel Divino Volere, in modo da formare questo piano divino che Tu dici? Stavi aspettando proprio me, la più inabile, la più cattivella ed ignorante, per fare ciò? Pare proprio incredibile!" E Gesù: -"Senti, figlia mia, la mia sapienza ha mezzi e vie che l'uomo ignora e che è obbligato a piegare la fronte ed adorarla in muto silenzio, e non sta a lui dettarmi legge, chi debbo scegliere e il tempo opportuno che la mia bontà dispone". (06-10-1922)

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6 COME SI ACCOGLIE QUESTO DONO? 2di2 Per accogliere il Dono, occorre darsi a Gesù e fare in tutto il suo Volere (20-03-1912). Nella Divina Volontà l'anima deve morire a tutto, come in una tomba, chiusa dall'Amore, per risorgere a Vita Divina: "Figlia mia, che c'è? Vuoi perdere il tempo? Vuoi uscire dal tuo nulla? Mettiti al tuo posto, al tuo nulla, affinché il Tutto possa tenere il posto in te. Sappi però, che tutta devi morire nella mia Volontà: al patire, alle virtù, a tutto. Il mio Volere deve essere la tomba dell'anima; e come nella tomba la natura si consuma fino a scomparire affatto, e dalla stessa consumazione risorgerà a vita più bella e novella, così l'anima, sepolta nella mia Volontà come dentro una tomba, morirà al patire, alle sue virtù, ai suoi beni spirituali, e risorgerà in tutto alla Vita Divina" (04-07-1912). E Gesù indica il modo pratico e reale di morire a se stesso e di consumare il proprio essere umano nell'Essere Divino: "Figlia mia, Io voglio la vera consumazione in te, non fantastica, ma vera; ma in modo semplice ed attuabile. Supponi che ti viene un pensiero che non è per Me; tu devi distruggerlo e sostituirlo col divino, e così avrai fatto la consumazione del pensiero umano e avrai acquistato la vita del Pensiero divino. Così, se l'occhio vuole guardare una cosa che mi dispiace o che non si riferisce a Me, e l'anima si mortifica, ha consumato l'occhio umano e ha acquistato l'occhio della Vita divina; e così il resto del tuo essere. Oh, come queste novelle Vite divine me le sento scorrere in Me e prendono parte a tutto il mio operare!" (21-05-1913). Chi veramente ama Gesù e in tutto fa il suo Volere forma con Lui un solo palpito: ma per questo ci vuole uno spogliamento perfetto: "Deve essere più vita di Cielo che di terra, più Divina che umana" (01-04-1916). Lo spogliamento dell'anima e il convincimento della sua nullità fanno agire Gesù in lei: "Figlia mia, quanto più l'anima si spoglia di sé, tanto più la vesto di Me; quanto più crede che può far nulla, tanto più agisco Io in lei ed opero tutto. Mi sento mettere in atto dalla creatura tutto il mio Amore, le mie preghiere, le mie riparazioni, ecc.; e per fare onore a Me stesso, sento che cosa vuol fare: amare? Vado da lei ed amo insieme. Vuole pregare? Prego insieme. Insomma, il suo spogliamento e il suo amore, che è mio, mi legano e mi costringono a fare insieme ciò che vuol fare, ed Io do all'anima il merito del mio Amore, delle mie preghiere e riparazioni. Con sommo mio contento mi sento ripetere la mia Vita e faccio scendere a bene di tutti gli effetti del mio operato, perché non è della creatura, che è nascosta in Me, ma mio" (14-06-1917). In una parola, per vivere nel Divin Volere, dice Gesù: "Voglio il 'sì' della creatura e prestarsi come una molle cera a ciò che voglio fare di lei" (06-03-1919). "…Ma pochi sono quelli che si dispongono a questo, perché nella stessa santità le anime vogliono qualcosa di proprio bene; invece, la santità del vivere nel mio Volere nulla ha di proprio, ma tutto di Dio. E per disporsi a ciò le anime, spogliarsi dei beni propri, troppo ci vuole; perciò non saranno molti" (15-04-1919). "Se leggeranno queste verità e sono indisposti, non capiranno un'acca; resteranno confusi e abbagliati dalla luce delle mie verità..." (23-10-1921) Per entrare nel Divin Volere basta togliere l'ostacolo -la volontà umana-, basta volerlo, e tutto è fatto: "Figlia mia, per entrare nel mio Volere non ci sono vie, né porte, né chiavi, perché il mio Volere si trova dappertutto, scorre sotto i piedi, a destra e a sinistra, sopra il capo e dovunque. La creatura non deve fare altro che togliere la pietruzza della sua volontà, che, ad onta che sta nel mio Volere, non prende parte né gode dei suoi effetti, rendendosi come estranea nel mio Volere, perché la pietruzza della sua volontà le impedisce come all'acqua di scorrere dal lido per correre altrove, perché le pietre glielo impediscono; ma se l'anima toglie la pietruzza della sua volontà, nel medesimo istante lei scorre in Me ed Io in lei; trova tutti i miei beni a sua disposizione, forza, luce, aiuto, ciò che vuole. Ecco perché non ci sono vie, né porte, né chiavi; basta che si voglia e tutto è fatto. Il mio Volere prende l'impegno di tutto e di darle ciò che le manca, e la fa spaziare nei confini interminabili della mia Volontà" (16-02-1921). "Siccome la Volontà nostra ha modi infiniti, purché trovi un'anima che si presti a fare agire il nostro Volere, subito viene a rifarsi dal fallimento di tutte le altre volontà umane". (27-12-1921) Una volta ricevuta la notizia, l'anima deve aprire le porte e disporsi per conoscere le verità della Divina Volontà: "Ecco perciò tutte le premure con te, per fare che tra Me e te i voleri corressero insieme e stessero sempre in sommo accordo, perché per fare che l'anima possa aprire le porte e rendersi disposta per conoscere le verità che la mia Volontà contiene. La prima [porta] è voler vivere del mio Volere, la seconda è volerlo conoscere, la terza è apprezzarlo". (25-01-1922) "Sollevate, porte, i vostri frontali; alzatevi, porte antiche, ed entri il Re della Gloria!" (Salmo 23). La verità del Divin Volere è luminosa più che il Sole, ma chi non è totalmente vuoto del proprio volere umano non la comprende né la stima. E Luisa dice: "Stavo pensando tra me: Gesù dice tante cose del suo SS. Volere, ma pare che non viene capito; anche gli stessi confessori sembrano dubbiosi e innanzi ad una luce così immensa non restano né illuminati, né presi ad amare un così amabile Volere. Ora, mentre ciò pensavo, il mio sempre amabile Gesù, gettandomi un braccio al collo, mi ha detto: "Figlia mia, non ti meravigliare di ciò; chi non è vuoto del tutto del suo volere, non può avere una certa conoscenza del Mio, perché il volere umano forma la nuvola tra il Mio e il suo ed impedisce la conoscenza del valore ed effetti che il Mio contiene. Ma ad onta di ciò, non possono dire che non è luce". (23-06-1922) "La santità del vivere nel mio Volere non tiene via, né porte, né chiavi, né stanze; invade tutto, è come l'aria che si respira, che tutti debbono e possono respirarla. Solo che lo vogliano e che mettano da banda il volere umano, il Volere Divino si farà respirare dall'anima e le darà la vita, gli effetti, il valore della Vita del mio Volere. Ma se non viene conosciuto, come potranno amare e volere un vivere sì santo?" (16-07-1922) Dio dà il Dono senza limiti fin dal primo momento, ma la creatura lo riceve poco per volta. Prima deve prepararsi, deve conoscerlo sufficientemente, amarlo e desiderarlo; deve dare sufficienti prove di fedeltà, pronta a qualsiasi sacrificio perché la Divina Volontà possa vivere in lei. Solo allora sarà completata la donazione: "Voglio il sì della creatura e come una molle cera prestarsi a ciò che voglio fare di lei. Anzi, tu devi sapere che prima di chiamarla del tutto a vivere nel mio Volere la chiamo di tanto in tanto, la spoglio di tutto, le faccio subire una specie di giudizio (…). Quante volte non l'ho fatto per te? Queste sono tutte disposizioni per disporre l'anima a vivere nel mio Volere". "Ecco perché tante grazie, tante manifestazioni sulla mia Volontà: è la Santità del mio Volere che lo esige, che prima di essere deposta nell'anima sia conosciuta, amata e riverita, che possa svolgere in essa tutta la sua virtù e potenza e sia corteggiata dalle nostre stesse grazie". (14-07-1922) "Ecco perciò la necessità delle disposizioni, della conoscenza del doe il contratto che voglio fare del dono che voglio dare, e quanta più conoscenza invio all'anima, tanto più viene stimolata a desiderare il dono e a sollecitare il Divino Scrittore a mettere l'ultima firma, che il dono è suo e lo possiede. Onde il segno che voglio fare questo donno, della stima e apprezzamento, e dell'amare lo stesso dono. Perciò, come foriera del dono della mia Volontà che voglio fare alla creatura, è la conoscenza di Essa. La conoscenza prepara la via, la conoscenza è como del mio Volere in questi tempi, è la conoscenza di Esso". (25-12-1925)

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6 COME SI ACCOGLIE QUESTO DONO? 1di2 Se vogliamo che la Volontà Divina sia in noi la sorgente della vita, - 1°, dobbiamo sapere sufficientemente cosa vogliamo, cosa Essa sia; - e 2°, dobbiamo togliere l'ostacolo, che è il nostro proprio volere umano. È come disse Giovanni il Battista: "è necessario che Egli cresca ed io diminuisca". Solo nella misura che noi "moriamo" al nostro volere umano, possiamo chiamare in ogni momento a "vivere", a "risorgere" in noi il Volere Divino. Accogliere questo Dono non è una formula magica, una preghiera da recitare, ma -ripetiamo- è necessario sapere di che si tratta, è necessario volerlo ed è necessario togliere l'unico ostacolo: dare vita alla nostra volontà -fare quello che noi vogliamo- quando è in disaccordo con la Volontà di Dio. Tutto ciò che Dio ci dà è gratis (l'aria, il sole, il respiro, la vista, ecc.), ma l'unica cosa che ha prezzo è il Dono della sua Volontà: il prezzo è la nostra. Ma se viviamo in Grazia di Dio e desideriamo questo Dono supremo, che Dio desidera darci più di noi -il segnale certo è che prima ci fa arrivare la notizia-, è sicuro che Egli ce lo dà... Resta sempre il fatto che non basta che Dio ce lo dia, occorre che noi lo riceviamo. Non è possibile essere allo stesso tempo vivi e morti: essere in peccato ed essere uniti alla Volontà di Dio. I difetti e i limiti, le nostre miserie non sono di per sé ostacolo: se Dio dovesse aspettare a vederci senza difetti per darci questo Dono come vita, mai ce lo darebbe. Un'altra cosa è il peccato, soprattutto se è grave; ma per peccare è necessario avere sufficiente consapevolezza e intenzione. Non è lo stesso "sentire" che "acconsentire": sentire non dipende da noi, volere invece sì. E il Signore dice: "figlio mio, nel rispetto della mia Legge (e tu già la conosci) puoi fare qualunque cosa, ma chiamami a farla insieme con te, perché fatta da te, quanto vale? Ma fatta da Me per mezzo tuo, vale infinitamente". Quando uno ha compreso che il Dono che il Signore ci offre è il suo Volere (diciamo "il battito del suo Cuore") affinché sia vita, e noi lo vogliamo e lo accogliamo, allora non c'è azione o istante di vita che non sia vivificato dal Volere stesso della SS. Trinità! In quel piccolo atto umano si rende presente e vivo l'Atto eterno e divino. Ed essendo vita deve crescere: "Siate dunque perfetti come è perfetto il vostro Padre Celeste" (Mt 5,48). Cresce nella misura che lo conosciamo (perciò senza la lettura degli scritti di Luisa questo non è possibile), che queste Verità diventino sangue del nostro sangue, vita della nostra vita; e cresce nella misura che lo vogliamo, cioè che lo desideriamo in ogni cosa ed in ogni istante. Tutto ciò ha come base indispensabile la sempre maggior convinzione di Chi è Lui e chi siamo noi. Egli è "Colui che è", noi invece siamo "zero" assoluto, un nulla che davanti a Dio può e deve avere solo due cose: desideri e disponibilità, un abbandono totale nelle mani del Signore, affinché Lui possa fare in noi tutto. Perciò Gesù dice a Luisa più volte: "Se tu me lo permetti, Io voglio essere in te Attore e Spettatore al tempo stesso". Vivere nella Divina Volontà vuol dire: far sì che Gesù viva in noi la sua Vita interiore, che la sua Vita diventi la nostra vita. Il Signore insegna negli scritti di Luisa che, affinché il Volere Divino risulti facile e gustoso e possiamo amarlo sempre di più, è necessario conoscerlo sempre più, mettendoci "nel circolo" della Divina Volontà e soffermandoci a contemplare i suoi interminabili pregi e attributi: "e in queste fermate che farai, acquisterai sempre più nuove ed inaudite notizie del mio Santo Volere e ne resterai tanto legata e innamorata, che non uscirai mai più" (23-12-1900). L'anima deve guardare e fissarsi tanto in Gesù, da attirarlo tutto in sé (06-02-1901), ma per trovare Gesù andare dalla Mamma, e Lei insegna il segreto della felicità: "Figlia mia, vieni appresso a Me e troverai la via e Gesù; anzi, voglio insegnarti il segreto per poter stare sempre con Gesù e come vivere sempre contenta e felice anche su questa terra, cioè fissati nel tuo interno che solo tu e Gesù ci siete nel mondo, e nessun altro a cui devi piacere, compiacere ed amare, e da Lui solo aspettare di essere riamata e contentata in tutto. Stando in questo modo tu e Gesù, non ti farà più impressione se sarai circondata da disprezzi o lodi, da parenti o stranei, da amici o nemici. Solo Gesù sarà tutto il tuo contento e solo Gesù ti basterà per tutti. Figlia mia, fino a tanto che tutto ciò che esiste quaggiù non scomparisce affatto dall'anima, non si può trovare vero e perpetuo contento" (21-08-1901). Ci vuole coraggio, fedeltà e somma attenzione nel seguire ciò che Dio opera nell'anima (06-06-1904). Questa attenzione continua è un vero martirio, perché chi ha dato la propria volontà al Signore deve dargli sempre la libertà di fare quello che vuole: "Figlia mia, quando un'anima mi ha dato la sua volontà, non è più padrona di fare ciò che le piace, altrimenti non sarebbe vera donazione, mentre la vera donazione è tenere sacrificata continuamente la propria volontà a Colui al quale è stata già donata, e questo è un martirio di attenzione continua che l'anima fa a Dio" (13-09-1904). Occorre fare tutte le cose con l'intenzione di attingere da Gesù la vita di quegli atti e di fare tutto nella sua Umanità, essendo per Lui come un velo che Lo copre: "Figlia diletta mia, vedi in che stretta unione sto Io con te; così voglio te, tutta unita e stretta a Me; e questo non ti credere che lo devi fare solo quando soffri o preghi, ma sempre, sempre: se ti muovi, se respiri, se lavori, se mangi, se dormi, tutto, tutto come se lo facessi nella mia Umanità e uscisse da Me il tuo operato, in modo che non dovresti essere tu altro che la scorza, e rotta la scorza della tua opera, si dovrebbe trovare il frutto dell'opera divina. E questo devi farlo a bene di tutta quanta l'umanità, in modo che la mia Umanità si deve trovare come vivente in mezzo alle genti. Perché facendo tu tutto, anche le azioni più indifferenti, con questa intenzione di ricevere da Me la vita, la tua azione acquista il merito della mia Umanità, perché essendo Io Uomo e Dio, nel mio respiro contenevo i respiri di tutti, i movimenti, le azioni, i pensieri, tutto contenevo in Me, quindi li santificavo, li divinizzavo, li riparavo. Onde, facendo tutto in atto di ricevere da Me il tuo operato, anche tu verrai ad abbracciare e a contenere tutte le creature in te e il tuo operare si diffonderà a bene di tutti, sicché anche se gli altri non mi daranno niente, Io prenderò tutto da te" (28-11-1906).

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5 "Chi sono Io e chi sei tu" Qual è il punto di partenza nel dialogo con Dio? La Luce della Verità. Nel rapporto con Dio è necessario parlare la sua stessa lingua: la verità. La base della vita spirituale è la conoscenza di sé, del proprio nulla, e la conoscenza di Dio: "Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l'hai ricevuto, perché te ne vanti come non l'avessi ricevuto?" (1 Cor 4,7) Per questo Gesù dice a Luisa: "Il favore più grande che posso fare ad un'anima, è il farle conoscere se stessa. La conoscenza di sé e la conoscenza di Dio vanno di pari passo. Per quanto conoscerai te stessa, altrettanto conoscerai Dio. L'anima che ha conosciuto se stessa, vedendo che da sé non può niente operare di bene, trasforma quest'ombra del suo essere in Dio e avviene che fa in Dio tutte le sue operazioni. Succede che l'anima sta in Dio e cammina presso di Lui, senza guardare, senza investigare, senza parlare, in una parola, come morta, perché conoscendo a fondo il suo nulla, non ardisce fare niente da sé, ma ciecamente segue la spinta delle operazioni del Verbo" (02-06-1899). E a Santa Caterina da Siena disse: "Io sono Colui che è, tu sei colei che non è". Perciò Egli ha detto: "Io sono la vite e voi i talci; chi rimane in Me ed Io in lui porta molto frutto, perché senza di Me non potete far nulla" (Gv 15,5). Quando nel cuore c'è la conoscenza di sé, non incidono le lodi o i disprezzi degli altri (23-04-1899). Questa conoscenza e il disprezzo di sé è lodevole e positivo se va unito alla conoscenza di Gesù e alla fede in Lui, perché allora diventa confidenza e coraggio (26-05-1899, 05-02-1900): "Tutto posso in Colui che mi dà la forza" (Fil 4,13). Ma come per vedere il nostro volto abbiamo bisogno dello specchio, così per conoscere la verità di noi stessi dobbiamo guardarci nello "specchio" che è Cristo: "Figlia mia, quello che voglio da te, è di non riconoscerti più in te stessa, ma di riconoscerti solamente in Me; sicché di te non ti ricorderai più, né avrai più riconoscimento di te, ma ti ricorderai di Me, e disconoscendo te stessa acquisterai il mio solo riconoscimento. E a misura che dimenticherai e distruggerai te stessa, così avanzerai nella mia conoscenza e ti riconoscerai solamente in Me. E quando tu avrai fatto questo, non penserai più con la tua mente, ma con la mia; non guarderai coi tuoi occhi, non più parlerai con la tua bocca, né palpiterai col tuo cuore, né opererai con le tue mani, né camminerai coi tuoi piedi, ma tutto farai coi miei, perché per riconoscersi solamente in Dio, l'anima ha bisogno che vada alla sua origine e che ritorni al suo principio, Iddio, cioè, donde uscì, e che uniformi tutta se stessa al suo Creatore. E tutto ciò che ritiene di sé e che non è conforme al suo principio, lo deve disfare e ridurre al nulla. Solo in questo modo, nuda, disfatta, può ritornare alla sua origine e riconoscersi solo in Dio, e operare secondo il fine per cui è stata creata. Ecco perché, per uniformarsi tutta in Me, l'anima deve rendersi indivisibile con Me" (27-06-1900). Il pensiero di sé è sempre un vizio; al pensiero di se stesso deve subito unire Gesù: "Quanto più l'anima si umilia e conosce se stessa, tanto più si accosta alla verità e, trovandosi nella verità, cerca di spingersi nella via delle virtù, da cui si vede molto lontana. E se vede che si trova nella via delle virtù, scorge subito il molto che le resta da fare, perché le virtù non hanno termine, sono infinite come sono Io. Onde l'anima, trovandosi nella verità, cerca sempre di perfezionarsi, ma mai giungerà a vedersi perfetta; e questo le serve e farà che l'anima stia continuamente lavorando, sforzandosi per perfezionarsi maggiormente, senza perdere il tempo in oziosità; ed Io, compiacendomi di questo lavoro, man mano la vado ritoccando per dipingere in lei la mia somiglianza" (01-01-1900). Verità e umiltà sono la stessa cosa? "Figlia mia, solo i piccolini si lasciano maneggiare come si vuole, non quelli che sono piccoli di ragione umana, ma quelli che sono piccoli ma ripieni di ragione divina. Solo Io posso dire che sono umile, che nell'uomo ciò che si dice umiltà, piuttosto si deve dire conoscenza di se stesso, e chi non conosce se stesso cammina già nella falsità. Solo la mia Umanità fu ripiena di obbrobri e di umiliazioni, tanto da traboccarne fuori. Ecco perché innanzi alle mie virtù tremano il Cielo e la terra, e le anime che mi amano si servono della mia Umanità come scala per salire a lambire qualche gocciolina delle mie virtù. (...) Dimmi un po', dinanzi alla mia umiltà, dove è la tua? Solo Io posso gloriarmi di possedere la vera umiltà. La mia Divinità, unita alla mia Umanità, poteva operare prodigi in ogni passo, parola ed opera, e invece volontariamente mi restringevo nel cerchio della mia Umanità, mi mostravo il più povero e giungevo a confondermi con gli stessi peccatori. L'opera della Redenzione in pochissimo tempo potevo operarla, e anche con una sola parola, ma volli per il corso di tanti anni, con tanti stenti e patimenti, fare mie le miserie dell'uomo, volli esercitarmi in tante diverse azioni per fare che l'uomo fosse tutto rinnovato, divinizzato; anche le minime opere, perché esercitate da Me, che ero Dio e Uomo, ricevevano nuovo splendore e restavano con l'impronta di opere divine. La mia Divinità, nascosta nella mia Umanità, volle scendere a tanta bassezza, assoggettarsi al corso delle azioni umane, mentre con un solo atto di Volontà avrei potuto creare infiniti mondi...; volle sentire le miserie, le debolezze altrui, come se fossero sue, vedersi coperta di tutti i peccati degli uomini innanzi alla divina Giustizia e che doveva pagare il fio col prezzo di pene inaudite e con lo sborso di tutto il suo sangue. Così esercitavo continui atti di profonda ed eroica umiltà. Eccoti, o figlia, la diversità grandissima tra la mia umiltà e l'umiltà delle creature, che innanzi alla mia, è appena un'ombra. Anche quella di tutti i miei santi, perché la creatura è sempre creatura e non conosce quanto pesa la colpa come la conosco Io; siano pure anime eroiche che sul mio esempio si siano offerte a soffrire le pene altrui, ma queste non sono diverse dalle altre creature, non sono cose nuove per loro, perché sono formate della stessa creta. Poi, il solo pensare che quelle pene sono causa di nuovi acquisti e che glorificano Iddio, è un grande onore per loro. Oltre a ciò, la creatura è ristretta nel cerchio dove Iddio l'ha messa, né può uscire da quei limiti, nei quali è stata circuita da Dio. Oh, se stesse in loro potere il fare e il disfare, quante altre cose farebbero! Ognuno giungerebbe alle stelle! Ma la mia Umanità divinizzata non aveva limiti, ma volontariamente si restringeva in se stessa e questo era un intrecciare tutte le mie opere di eroica umiltà. Era stata questa la causa di tutti i mali che inondano la terra, cioè, la mancanza dell'umiltà, ed Io con l'esercizio di questa virtù, dovevo attirare dalla divina Giustizia tutti i beni…" (12-01-1900).

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4 AFFIDAMENTO E CONSACRAZIONE Affidamento è l'atto di consegna di qualcuno o di qualcosa ad una persona, mettendola nelle sue mani, affinché ne disponga liberamente e possa farne quel che vuole. Equivale a "offertorio", ma aggiunge ad esso -come indica la stessa parola- il motivo di fiducia. È quello che esprimeva il motto di Papa Giovanni Paolo II (e prima ancora è anche motto di Gesù): "Totus tuus", "Tutto tuo, o Maria". È quell'atto che dall'alto della Croce fece Gesù agonizzante, dandoci come figli a sua Madre. Consacrazione significa "rendere sacra" qualche cosa, appartenente o dedicata a Dio, quindi non più destinata ad uso profano o estraneo a Dio. In questo senso, consacrare equivale a sacrificare e a santificare. La consacrazione significa anche "trasformazione". L'esempio massimo di Consacrazione è quella che avviene nella Messa: il pane e il vino offerto prima a Dio, viene da Lui stesso consacrato, cioè trasformato sostanzialmente ("transustanziato" dice la Chiesa) nel Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù Cristo. Non è più pane e vino, benché conservi "i loro accidenti", cioè gli elementi accidentali (forma, colore, aspetto fisico e chimico), ma è diventato Gesù Cristo, presente con la pienezza del suo Essere e della sua Vita intera, per darsi a noi e trasformarci in Lui, nella misura che Glielo permettiamo. DI CHE COSA ? Di noi stessi: "Vi esorto, fratelli, per la Misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale" (Rom 12,1). Di tutto ciò che siamo, che abbiamo e che facciamo; soprattutto, dell'unica cosa che dipende da noi e che possiamo rifiutare a Dio -e ciò sarebbe la più grande disgrazia per noi-, la nostra volontà, quello che di solito chiamiamo il nostro cuore. Gesù lo indica dicendo: "Dal di dentro, cioè, dal cuore degli uomini, escono tutte le cose cattive… Queste contaminano l'uomo" (Mc 7,21). A CHI ? Ovviamente a Dio. Come fece lo stesso Gesù, come fece Maria. Fin dal primo momento della sua vita, Maria consacrò tutta se stessa alla Volontà di Dio, per ottenere la venuta del Messia. Lei si è consacrata a Dio, ha dedicato totalmente la sua persona e la sua vita all'Amore di Dio, al Progetto di Dio; quindi, a suo tempo, Dio "si è consacrato" a Lei. Infatti Gesù si consacrò a Maria fin dall'Incarnazione, e alla fine della sua vita rinnovò la sua consacrazione alla Volontà del Padre. Pregando per i suoi discepoli disse: "Consacrali nella verità. La tua Parola è verità. Come Tu mi hai mandato nel mondo, anch'Io li ho mandati nel mondo; per loro consacro Me stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità" (Gv 17,17-19). Per tanto, a Dio è piaciuto venire a noi e darsi a noi per mezzo di Maria; ha voluto che la sua Incarnazione e la stessa Redenzione avvenisse mediante la libera risposta e la collaborazione amorevole di Maria, sua Madre. Allo stesso modo vuole che per mezzo di Maria noi veniamo a Lui e ci doniamo a Lui. Poiché Maria ha il compito di unire Dio e l'uomo: di fare che Dio diventasse Uomo e che ogni uomo diventi per grazia come Gesù, come Dio. Quindi, è consacrazione a Dio come Maria, per mezzo di Maria, con Maria e nel Cuore Immacolato di Maria. A QUALE SCOPO? Allo scopo di essere presentati e offerti da Lei e come Lei a Dio, alla Volontà di Dio, per essere per Lei, con Lei e nel suo Cuore Immacolato trasformati, convertiti in altri Gesù, "ad immagine e sarà pienamente soddisfatto, perfettamente glorificato: questo sarà il compimento della sua Volontà e così verrà finalmente il suo Regno. IN CHE MODO? Con molte parole e belle espressioni? Con una grande preghiera ricca di contenuto teologico? Con poche parole sincere?... Tutto questo può essere utile e prezioso; ma l'importante è che sia con la mente (nella misura che si comprende) e con il cuore (nella misura che si desidera e si vuole). Quante volte? Una volta nella vita? Una volta all'anno? (ma non fa danno) Una volta al mese? Al giorno? Ogni ora? Ogni minuto secondo? Sì!… In ogni respiro? In ogni battito del cuore? In ogni sguardo, pensiero, parola, opera, circostanza, ecc.? Sì, sì, sì! Non è un semplice gesto di devozione o un atto formale. È una vita da vivere, è un'alleanza con Dio per mezzo di Maria, è un traguardo da conquistare. La consacrazione sarà compiuta e del tutto realizzata soltanto nel momento del nostro ingresso nel Cielo. È praticamente la risposta che dobbiamo dare, come Giovanni, al testamento di amore di Gesù Crocifisso: "Figlio, ecco tua Madre". "E da quel momento il discepolo la accolse nella sua casa", cioè, nella sua vita (Gv 19,27). "Da sempre è stato chiaro che la cattolicità non può esistere senza un atteggiamento mariano, che essere cattolici vuol dire essere mariani, che ciò significa l'amore per la Madre, che nella Madre e per la Madre troviamo il Signore". (Benedetto XVI ad una delegazione del "Sodalizio Mariano" di Regensburg, 29 Maggio 2011) somiglianza" di Gesù. In questo modo l'Amore del Padre O Maria, Madre di Gesù e Madre mia, io ti affido e ti consacro la mia vita come ha fatto tuo Figlio Gesù. Mi consegno al tuo diritto di Madre e al tuo potere di Regina, alla sapienza e amore di cui Dio ti ha colmato, rinunciando totalmente al peccato e a colui che lo ispira, e consegno a Te il mio essere, la mia persona e la mia vita, e specialmente la mia volontà, affinché Tu la custodisca nel tuo Cuore materno e la offra al Signore insieme con il sacrificio che Tu hai fatto di Te stessa e della tua volontà. In cambio, insegnami a fare come Te la Volontà Divina e a vivere in Essa. Amen Regina Immacolata, Celeste Madre mia, vengo sulle tue ginocchia materne per abbandonarmi come tua cara figlia nelle tue braccia, per chiederti coi sospiri più ardenti la grazia più grande: che mi ammetta a vivere nel regno della Divina Volontà. Mamma santa, Tu che sei la Regina di questo regno, ammettimi come figlia tua a vivere in esso, affinché non sia più deserto, ma popolato dai figli tuoi. Perciò, Sovrana Regina, a te mi affido, affinché guidi i miei passi nel regno de Voler Divino, e stretta alla tua mano materna guiderai tutto l'essere mio, perché faccia vita perenne nella Divina Volontà. Tu mi farai da Mamma e come a Mamma mia ti faccio la consegna della mia volontà, affinché me la scambi con la Divina Volontà e così possa restar sicura di non uscire dal regno suo. Perciò ti prego di illuminarmi per farmi comprendere che significa "Volontà di Dio". (dal libro "La Vergine Maria nel Regno della Divina Volontà", di Luisa Piccarreta) LA CONSACRAZIONE ALLA DIVINA VOLONTÀ Ci sono persone che pensano di "vivere nella Divina Volontà" perché "hanno fatto la loro consacrazione" ad Essa, cioè, hanno letto o recitato una preghiera. È sufficiente? Dobbiamo tuttavia fare chiarezza. Tutte le creature stiamo nella Divina Volontà, dal momento che fuori di Essa niente può esistere né può essere pensato da Dio, ma ciò che conta è volerci stare per avere Gesù in noi. Si tratta di voler stare non solo perché esistiamo, ma con la vita, quindi chiamandola sempre ad essere la nostra vita in tutto ciò che Essa ci presenta o ci chiede di fare. "La santità del vivere nel mio Volere non tiene via, né porte, né chiavi, né stanze; invade tutto, è come l'aria che si respira, che tutti debbono e possono respirarla. Solo che lo vogliano e che mettano da banda il volere umano, il Volere Divino si farà respirare dall'anima e le darà la vita, gli effetti, il valore della vita del mio Volere. E se non viene conosciuto, come potranno amare, volere un vivere sì santo? È la gloria più grande che può darmi la creatura." (16-07-1922) In Voluntate Dei! Deo gratias! O Volontà Divina e adorabile, eccomi davanti all'immensità della tua luce, perché la tua eterna bontà mi apra le porte e mi faccia entrare in essa per formare la mia vita tutta in te, Volontà Divina. Perciò, dinanzi alla tua luce prostrato, io, il più piccolo fra tutte le creature, vengo, o adorabile Volontà, nella piccola schiera dei figli del tuo Fiat Supremo. Prostrato nel mio nulla supplico, scongiuro la tua luce che voglia investirmi ed eclissare tutto ciò che non ti appartiene, in modo che non faccia altro che guardare, comprendere e vivere in te, Volontà Divina. Essa sarà la mia vita, il centro della mia intelligenza, la rapitrice del mio cuore e di tutto l'essere mio. In questo cuore voglio che non abbia più vita il volere umano; lo bandirò da esso e formerò il nuovo eden di pace, di felicità e di amore. Con essa sarò sempre felice; avrò una forza unica e una santità che tutto santifica e tutto porta a Dio. Qui prostrato invoco l'aiuto della Trinità Sacrosanta, che mi ammetta a vivere nel chiostro della Divina Volontà, affinché ritorni in me l'ordine primiero della creazione, così come fu creata la creatura. Mamma Celeste, Sovrana Regina del Fiat Divino, prendimi per mano e chiudimi nella luce del Volere Divino. Tu sarai la mia guida, la mia tenera Madre, e mi insegnerai a vivere e a mantenermi nell'ordine e nel recinto della Divina Volontà. Sovrana Celeste, al tuo Cuore affido tutto l'essere mio. Tu mi farai scuola di Volontà Divina ed io starò attento ad ascoltarti. Stenderai il tuo manto su di me, perché il serpe infernale non ardisca penetrare in questo sacro eden per allettarmi e farmi cadere nel labirinto dell'umano volere. Cuore del mio sommo Bene, Gesù, Tu mi darai le tue fiamme perché mi brucino, mi consumino e mi alimentino, per formare in me la vita del Supremo Volere. San Giuseppe, tu sarai il mio protettore, il custode del mio cuore, e terrai le chiavi del mio volere nelle tue mani. Custodirai il mio cuore con gelosia e non me lo darai mai più, affinché io sia sicuro di non fare nessuna uscita dalla Volontà di Dio. Angelo mio custode, fammi da guardia, difendimi, aiutami in tutto, affinché il mio eden cresca fiorito e sia il richiamo di tutto il mondo nella Volontà di Dio. Corte Celeste, vieni in mio aiuto ed io vivrò sempre nella Volontà Divina

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3 GLI OCCHI DELL'ANIMA: LA FEDE 2di2 Fede teologale e fede umana La fede è appoggiare il nostro consenso sulla testimonianza di Gesù, sulla Parola di Dio, che non può ingannarsi né ingannarci, anziché su quello che i nostri sensi percepiscono e la nostra testa è capace di pensare. E questa fede è quel collegamento vivo con Dio, quella vera comunione con Dio che, partendo dalla notizia o conoscenza, diventa la certezza che è mio (la speranza certa) e si trasforma in esperienza e amore (il possesso della carità). Stiamo parlando della Fede teologale o soprannaturale, quella che ci dà una comunione di vita con Dio; ma c'è anche un'altra fede, che è umana come quella che diamo agli uomini e alle loro notizie, e che molte volte siamo invitati a darla a cose che possibilmente riguardano il nostro atteggiamento religioso e il rapporto con Dio. Per esempio, la fede che possiamo dare a determinate rivelazioni "private", ad apparizioni mariane, ecc. È vero che non fanno parte del Credo, ma servono -tra le altre cose- a tastare la qualità della nostra Fede soprannaturale, giacché "la carità… si compiace della verità; tutto copre, tutto crede, tutto sopporta, tutto spera" (1 Cor 13,6-7). Per questo dice San Paolo: "Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie, esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono" (1 Tes 5,19-21). Ci allenano al discernimento. La Fede, secondo Nostro Signore negli scritti di Luisa Piccarreta "…Gesù mi ha detto queste precise parole: "la Fede è Dio". Queste due parole contenevano una luce immensa, che è impossibile spiegare; ma come posso le dirò. Nella parola "fede" comprendevo che la fede è Dio stesso. Come al corpo il cibo materiale dà vita affinché non muoia, così la fede dà la vita all'anima; senza la fede l'anima è morta. La fede vivifica, la fede santifica, la fede spiritualizza l'uomo e fa tenere l'occhio rivolto ad un Ente Supremo, in modo che niente apprende delle cose di quaggiù, e se le apprende, le apprende in Dio" (28-02-1899). "Gesù, tutto bontà, si è rivolto al Confessore e gli ha detto: "Voglio che la fede ti inondi dappertutto, come quelle barche che sono circondate dalle acque del mare, e siccome la fede sono Io stesso, essendo inondato da Me, che tutto posseggo, posso e do liberamente a chi in Me confida, senza che tu ci pensi a quel che verrà e a quando e come farai, Io stesso, secondo i tuoi bisogni, mi presterò a soccorrerti". Poi ha soggiunto: "Se ti eserciterai in questa fede, quasi nuotando in essa, in compenso ti infonderò nel cuore tre gaudi spirituali: il primo è che penetrerai le cose di Dio con chiarezza e nel fare le cose sante ti sentirai inondato da una gioia, da un gaudio tale, che ti sentirai come inzuppato, e questa è l'unzione della mia grazia. Il secondo è una noia delle cose terrene, e sentirai nel tuo cuore una gioia delle cose celesti. Il terzo è un distacco totale di tutto e, dove prima sentivi inclinazione, sentirai un fastidio, come da qualche tempo sto infondendo nel tuo cuore e tu già lo stai esperimentando; e per questo il tuo cuore sarà inondato della gioia che godono le anime nude, che hanno il loro cuore tanto inondato dell'amore mio, che dalle cose che le circondano esternamente non ricevono alcuna impressione" " (25-06-1899) "Figlia mia, chi si nutre della fede acquista vita divina, e acquistando vita divina distrugge l'umana, cioè distrugge in sé i germi che produsse la colpa originale, riacquistando la natura perfetta, come uscì dalle mie mani, simile a Me, e con ciò viene a superare in nobiltà la stessa natura angelica". (02-03-1902) "Figlia mia, tutte le cose hanno origine dalla fede. Chi è forte nella fede è forte nel patire. La fede fa trovare Dio in ogni luogo, lo scorge in ogni azione, lo fa toccare in ogni movimento, e ogni nuova occasione che si presenta è una nuova rivelazione divina che la creatura riceve. Perciò, sii forte nella fede, ché se sarai forte in questa, in tutti gli stati e vicende la fede ti somministrerà la fortezza e ti farà stare sempre unita con Dio." (20-03-1904) "Figlia, la fede fa conoscere Dio, ma la fiducia lo fa trovare, sicché la fede senza la fiducia è fede sterile. E ad onta che la fede possiede immense ricchezze per potersi arricchire l'anima, se manca la fiducia resta sempre povera e sprovvista di tutto". (29-07-1904) La Fede infine è la via sicura per unirci a Dio, alla sua Volontà, e sulla sua Parola accogliere il suo Dono e farne vita. Esso è talmente grande e prezioso, che qualsiasi esperienza straordinaria sensibile o prodigiosa, a conferma che si possiede e che è quello che dice di essere, gli getterebbe piuttosto un'ombra anziché luce e gli toglierebbe credibilità invece di dargliela. Scrive Luisa: "Dopo ciò, pensavo tra me: "In questa santa Volontà non si vedono miracoli, cose portentose, di cui le creature sono tanto avide e girerebbero mezzo mondo per averne qualcuno; invece tutto passa tra l'anima e Dio, e se le creature ricevono, non conoscono da dove è venuto il bene... Veramente sono come il sole, che mentre dà vita a tutto, nessuno lo addita". E mentre ciò pensavo, è ritornato il mio Gesù e ha soggiunto, ma con aspetto imponente: "Che miracoli, che miracoli? Non è forse il più grande miracolo il fare la mia Volontà? La mia Volontà è eterna ed è miracolo eternale; mai finisce. È miracolo d'ogni istante che la volontà umana abbia un connesso continuo con la Volontà Divina. Il risorgere i morti, dare la vista ai ciechi ed altro, non sono cose eterne, sono soggette a perire; perciò si possono chiamare ombre di miracoli, miracoli fuggitivi, paragonati al miracolo grande e permanente di vivere nella mia Volontà. Tu non dare retta a questi miracoli; so Io quando convengono e ci vogliono"" (12-11-1921). Per tanto, la Divina Volontà si vive in pura FEDE. Si vedrà dai fatti, alla distanza, che non è stata un'illusione.

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3 GLI OCCHI DELL'ANIMA: LA FEDE 1di2 Necessità della Fede "Senza la fede è impossibile essere graditi a Dio; chi infatti si accosta a Lui deve credere che Egli esiste e che ricompensa coloro che lo cercano" (Eb 11,6). La maggior parte delle cose che sappiamo di noi stessi e del mondo attorno a noi, non le sappiamo per essere arrivati personalmente a scoprirle, ma perché ci sono state trasmesse da altri ai quali abbiamo creduto: i nostri genitori, i nostri maestri, i libri, la televisione, un giornale… E Dio, che avrebbe potuto istruirci personalmente nelle verità che Lo riguardano e che ci riguardano, ha voluto farlo mediante la Rivelazione che ha fatto nella storia ad altri e che ci è arrivata per mezzo della Chiesa: testimoni umani che hanno tutte le garanzie di credibilità e di fedeltà, alla portata di ogni onesta indagine razionale. "La fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono. Per mezzo di questa fede gli antichi ricevettero buona testimonianza. Per fede noi sappiamo che i mondi furono formati dalla parola di Dio, sì che da cose non visibili ha preso origine quello che si vede" (Eb 11,1-3). Contenuto della Fede Se un bambino non ricevesse la testimonianza degna di fede di altri (normalmente dai suoi genitori), non saprebbe niente di se stesso: il suo nome, la sua famiglia, la sua origine. Senza la Divina Rivelazione noi non potremmo sapere chi siamo, a Chi dobbiamo il nostro essere e la nostra vita, qual è la nostra vera origine e l'origine di tutto quello che vediamo, né qual è la nostra Patria né il nostro destino, né che cosa dobbiamo fare… Nessuno degli interrogativi più essenziali dell'uomo avrebbe risposta. "Accresci in noi la Fede" Così dissero gli Apostoli al Signore. Chi di noi se la sente di rispondere affermati- vamente alla domanda del Signore: "il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?" (Lc 18,8). Che San Pietro possa dirci: "Onore a voi che credete; ma per gli increduli, la pietra che i costruttori hanno scartato è divenuta la pietra angolare, sasso d'inciampo e pietra di scandalo. Loro v'inciampano perché non credono alla Parola" (1 Pt 2,7-8). Carissimi, "è giunto il momento in cui ha inizio il Giudizio a partire dalla casa di Dio" (1 Pt 4,17). Arriva l'ora della prova, della tentazione per tutti: "Siate temperanti, vigilate, perché il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare; resisteteli saldi nella Fede" (1 Pt 5,8-9). Che cosa è la Fede? Sicuramente le parole "fede" e "credere" sono tra le più numerose nella Sacra Scrittura. A titolo di curiosità, nel Nuovo Testamento rispettivamente sono 242 e 243. In parole povere, la vera Fede è come lasciarsi prendere per mano da Dio, come fa un bambino, e farsi condurre da Lui. Perciò è essere sicuri di Lui, sicuri della sua Bontà, della sua Onnipotenza, della sua Sapienza, del suo Amore. Questo è onorare Dio, è conoscerlo, adorarlo, glorificarlo. Questo è essere e voler essere pienamente suoi, saperlo e sentirlo totalmente nostro. Questo è COMUNIONE con Lui… e in questo modo è avere accesso alla sua infinita Sapienza, è prendere parte alla sua Onnipotenza, sperimentare il suo Amore. È come dice San Pietro: "Senza averlo visto, voi lo amate e senza vederlo credete in Lui e perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa" (1 Pt 1,8). Perciò questa è la prima cosa, indispensabile per poter essere graditi a Dio e poterci accostare a Lui (Eb 11,6). È la prima e l'ultima beatitudine del Vangelo, che racchiude in sé tutte le altre, le quali si spiegano soltanto con la Fede: "Beata Colei che ha creduto…", disse Elisabetta a Maria (Lc 1,14); "Beati quelli che senza aver visto crederanno", disse Gesù all'Apostolo Tommaso (Gv 20,29). Condizione che richiede la Fede Perché dire "la vera" Fede? Perché non c'è nessuno che non creda in qualche cosa, e quando non si crede in Dio si crede in sciocchezze. La luce è dono di Dio, anche gli occhi ce li dà Lui, ma aprire o chiudere gli occhi dipende da noi: cioè, la Fede è un dono di grazia, iniziativa del suo Amore, ma l'accoglienza dipende dalla buona volontà dell'uomo. Occorre essere in buona fede per poter accogliere la grazia della Fede. Perciò, "con il cuore si crede per ottenere la giustizia (per essere resi giusti da Dio) e con la bocca si manifesta la fede per avere la salvezza" (Rom 10,10). Fede e fiducia La Fede ci inizia nella vera conoscenza di Dio e la fa crescere in noi, diventando sempre più esperienza viva. Per questo, oltre ad essere dichiarata a parole (il Credo) deve essere tradotta in opere (in vita), opere di fede. È come chi, entrando in una stanza, accende la luce premendo un piccolo pulsante o bottone: questa è un'azione consueta, così semplice, che facciamo in modo naturale, senza dubitare né farci problemi. Così la vera Fede deve diventare naturale per noi, e allora svanisce ogni dubbio, ogni paura, ogni impossibilità, ogni limite… Queste parole, che non esistono nel vocabolario di Dio, non debbono esistere in quello dei suoi figli. Perciò, solo la vera Fede viva, togliendo ogni dubbio, ci dà la sicurezza; togliendo ogni paura ci dà la vera pace; togliendo ogni impossibilità ci fa ottenere tutto: "Tutto ciò che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete" (Mt 21,22). Ma occorre dire che, quando la fede cresce e diventa meno infantile e più matura, non chiede più qualsiasi cosa, ma va sempre di più sintonizzando con il Volere di Dio, secondo la parola di Gesù: "Cercate innanzi tutto il Regno di Dio e la sua Giustizia (o Santità) e tutto il resto vi sarà dato in aggiunta" (Mt 6,33). Perciò, se chiedere a Dio qualche cosa, avendo "fede" che ce la darà, è già fede, essere invece sicuri che ci darà non già quello che noi desideriamo, ma il meglio secondo il suo Volere, questa è una fede molto più grande e più bella. Poiché diventare come un bambino, lasciandosi prendere per mano da Dio con fiducia, credendo nella sua Sapienza e nella sua misteriosa Provvidenza, è vera maturità. La Fede quando è viva cresce e ci trasforma In quanto al soggetto che crede, la Fede è aprire la porta della mente a Dio (credere) affinché entri in noi la sua Luce, ma la volontà è la mano che la apre solo dall'interno. E in quanto all'oggetto creduto, la Fede ci viene data fin dal Battesimo in germe, come un seme prezioso da coltivare, affinché cresca fino alla sua pienezza e produca il suo Frutto benedetto. La Fede è pertanto "DIO POSSEDUTO COME VERITÀ". Ma il nostro credere e il dono della Fede crescono mediante la serie di grazie "attuali" che Dio ci concede e con la nostra corrispondenza a queste grazie, le quali arrivano attraverso la preghiera, le letture spirituali (in particolare la Parola di Dio), i vari Sacramenti che si ricevono e anche mediante le tante situazioni quotidiane in cui ci troviamo… A volte sono -disposte misteriosamente da Dio- situazioni straordinarie, persino "estreme", proprio allo scopo di farci fare grandi progressi nella Fede. A modo di esempio, pensiamo ad un tale che, sulla Quinta Strada di New York, passegia su di una fune tesa tra due grattacieli a duecento metri sopra il suolo… La strada si riempie di gente; ci sono i giornalisti, i reporter di televisione, i pompieri, un'autoambulanza, la polizia… Grandi applausi, entusiasmo, scommesse. Ad un certo punto l'equilibrista scende (supponendo che non sia arrestato), firma autografi, stringe mani. Qualcuno scommete che è capace di fare di nuovo la traversata in bicicleta. Al più scalmanato dei suoi fans, l'artista dice: "Credi tu che sono capace di passare lassù portando una carriola?" L'altro risponde: "Certo, sicuro, perché sei bravissimo!" -"Quanto vuoi scommettere?" -"Anche mille dollari!" -"Va' bene: allora sali tu sulla carriola!" Questo lo ha fatto con Pietro, invitandolo a camminare sul mare verso di Lui, ma Pietro s'impaurì ed incominciò ad affondare. Gesù lo salvò, ma lo rimproverò: "Uomo di poca fede, perché hai dubitato?" (Mt 14,28-31). Questo lo ha fatto con Paolo, che dice: "Non vogliamo infatti che ignoriate, fratelli, come la tribolazione che ci è capitata in Asia ci ha colpiti oltre misura, al di là delle nostre forze, sì da dubitare anche della vita. Abbiamo addirittura ricevuto su di noi la sentenza di morte per imparare a non riporre fiducia in noi stessi, ma nel Dio che risuscita i morti. Da quella morte però Egli ci ha liberato e ci libererà, per la speranza che abbiamo riposto in Lui, che ci libererà ancora…"(2 Cor 1,8-10). Questo lo fece con le sorelle di Lazzaro quando Lo pregarono di guarire il loro fratello, permettendo, in premio alla loro fede, che la situazione precipitasse fino a morire. Anche qui, Marta, nonostante aver dichiarato la sua fede intellettuale ("Sì, o Signore, credo che Tu sei il Cristo, Figlio di Dio, che deve venire nel mondo"), strette sul punto di vacillare e Gesù subito le disse: "Non ti ho detto che se credi vedrai la gloria di Dio?" (Gv 11). Ma perché chiede il Signore una tale fede in Lui? Come quando Gesù si recò con il capo della sinagoga, Giairo, alla casa di lui per guarire la figlioletta, che stava agli estremi. Ad un certo punto vennero a dirgli: "Tua figlia è morta, non disturbare il Maestro", ma Gesù gli disse: "Non temere! Continua solo ad aver fede!" (Mc 5,35-36). Era come dirgli: "Se tu adesso dubiti, se mi neghi l'appoggio della tua fede, mi impedisci che intervenga!". Così, anziché una guarigione ottenne una risurrezione! Sembra che al Signore piace quel gioco, "Lasci o raddoppi?" Tuttavia esige la fede semplice e sicura per giustificare il suo intervento divino. La grazia ancora più grande, che sta per dare, richiede dalla creatura una fede più grande. Ma per vivere di fede, essendo essa il tesoro più grande, di solito Dio si compiace di circondare la nostra vita di apparente banalità, di cose normalissime e senza importanza (mentre ai suoi occhi la fede le rende straordinarie ed importantissime, sono tutte occasioni di fare comunione con Dio); persino lascia all'anima certe miserie, difetti involontari e a volte persino qualche peccato che, umiliando l'anima, in realtà la proteggono da se stessa e dai ladri dell'amor proprio e la spronano a fare di più per il Signore. Per questo disse il Signore a San Paolo: "Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella tua debolezza" (2 Cor 12,9).

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2 LA SPIRITUALITA' DI LUISA PICCARRETA 4di4 17 - Con quale atteggiamento possiamo accostarci agli scritti di Luisa, cioè, alla sua spiritualità? Innanzi tutto, se per la giusta interpretazione di quello che Luisa ha scritto come detto dal Signore, è necessario conoscere il contesto, la "determinata situazione" in cui è stato scritto, ecc., è altrettanto indispensabile "la buona vista" di chi legge: "La lampada del tuo corpo è l'occhio…" (Mt 6,22-23). Nel caso degli scritti di Luisa, una questione previa, fondamentale, è: "con quale atteggiamento ci si accosta ad essi?" Con quello del razionalista che crede di poter spiegare tutto con la psicologia? Ritengo che, dopo un primo contatto con gli scritti è necessario "ascoltare il cuore": "Oggi, se udite la Sua voce, non indurite il vostro cuore..." La domanda da farci è: "Queste cose, chi le dice: Luisa o Nostro Signore? Possono venire da lei o dal Signore? C'è qualcosa che dimostra come impossibile che venga dal Signore?" Per avere una sicura chiave di discernimento, Gesù passa a noi questa chiave "scottante": "La mia dottrina non è mia, ma di Colui che Mi ha mandato. Chi vuol fare la Volontà di Lui conoscerà se questa dottrina viene da Dio, o se Io parlo da Me stesso…" (Gv 7,16-17). In altre parole, prima di inoltrarci nella lettura degli scritti, per non precluderci la retta comprensione del loro contenuto, dobbiamo chiarire questo: "Le cose che dice Luisa, che Gesù le dice (ci dice), sono una cosa soggettiva sua, o sono una realtà oggettiva? Ammettiamo come possibile quest'ultima? Siamo pronti a riconoscerla, con tutte le conseguenze?" Gesù le dice: "Io mi comunico sia agli umili che ai semplici, perché subito danno credenza alle mie grazie e le tengono in gran conto, sebbene siano ignoranti e poveri. Ma con questi altri che tu vedi Io sono molto restio, perché il primo passo che avvicina l'anima a Me è la credenza. Onde avviene di questi tali che con tutta la loro scienza e dottrina, e anche santità, non provano mai un raggio di luce celeste, cioè camminano per la via naturale e mai giungono a toccare neppure un tantino ciò che è soprannaturale" (19-05-1899). 18 - Si potrebbe tracciare un metodo o un itinerario utile per abbordare la lettura dei suoi scritti? È come scalare una montagna: non si può fare saltando di qua e di là. La base di partenza indispensabile è una sufficiente familiarità con il Vangelo e in genere con la Sacra Scrittura. Quindi andare per ordine: incominciare da dove Luisa incominciò a scrivere, dal suo 1° Volume, prendendo per sé tutti gli insegnamenti e lasciando per Luisa le cose sue personali (esperienze mistiche, sofferenze, vocazione come Vittima…). È tuttavia molto utile leggere allo stesso tempo il Volume 11°, capitolo per capitolo, perché dà molta luce e accende l'entusiasmo e l'amore per la Divina Volontà. Insieme con questi due volumi, incominciare con "Le Ore della Passione", come palestra dell'amore e della conoscenza del Signore. Il resto, "piano, piano" affinché il fuoco divampi, ben alimentato, e non sia un fuoco di paglia. "Se hai trovato il miele, mangiane quanto ti basta, per non esserne nauseato e poi vomitarlo" (Prov 25,16). 19 - Lasciamo adesso Luisa: Come possiamo noi fare nostra la sua spiritualità? È ovvio che la sua vocazione di "vittima" è solo di Luisa e di certe anime chiamate a questo dal Signore (ma prima di spaventarci, abbiamo capito che significa essenzialmente essere "vittima"?), ed è pure ovvio che la sua missione di dare inizio al compimento del Regno della Divina Volontà sulla terra è una missione unica, irripetibile: ma noi, come possiamo mettere in pratica ciò che leggiamo? I primi Apostoli seguirono Gesù, che si voltò e disse: "Che cercate?". Essi dissero: "Maestro, dove abiti". E Gesù: "Venite e vedrete". In altre parole: incominciamo a leggere, sapendo che Gesù dice: "Perciò ascoltatemi; e vi prego, figli miei, di leggere con attenzione queste parole che vi metto davanti e sentirete il bisogno di vivere della mia Volontà. Io mi metterò vicino a voi quando leggerete e vi toccherò la mente, il cuore, perché comprendiate e risolviate di volere il Dono del mio "Fiat" Divino". La conoscenza è indispensabile; si ama nella misura che si conosce. Quando questa conoscenza incomincia ad impregnare non solo la mente, ma anche il cuore, si avverte che si incomincia a vedere tutto in un'altra luce, ad avere altri gusti e desideri, a pregare in un modo "diverso", a entrare in un altro tipo di rapporto con le Tre Divine Persone, con la Mamma Celeste. Ti cambia la vita senza che tu ci pensi a come cambiarla tu, perché il tuo interesse è diventato solo Gesù e il Suo interesse… 20 - È facile dire "vivere nella Divina Volontà", ma poi lo si riduce, in pratica, a vivere noi d'accordo con la Divina Volontà. Invece, in che consiste veramente? Soltanto nella misura che diventa vita che si vive, si va comprendendo la sua realtà e la sua portata infinita, e si tocca con mano quanto sia diverso dal solo compiere noi la Volontà di Dio o dal vivere "d'accordo con Essa". Dice Gesù: "Voglio tanto che le creature prendano la mia Volontà; è la cosa che più m'importa, che più mi sta a cuore. Tutte le altre cose non m'interessano ugualmente, anche le più sante, e quando ottengo che l'anima viva della mia Volontà ne vado trionfante, perché in ciò si racchiude il bene più grande che ci può essere in Cielo e in terra" (23-03-1910). "Ti voglio sempre nel mio Volere... Voglio sentire il tuo cuore palpitante nel Mio con lo stesso amore e dolore; voglio sentire il tuo volere nel Mio, che, moltiplicandosi in tutti, mi dia con un solo atto le riparazioni di tutti e l'amore di tutti; e il mio Volere nel tuo, affinché, facendo mia la tua povera umanità, la elevi innanzi alla Maestà del Padre come vittima continuata" (04-07-1917). "Ecco perché ti parlo spesso del vivere nel mio Volere, che finora non ho manifestato a nessuno. Al più hanno conosciuto l'ombra della mia Volontà, la grazia e la dolcezza che contiene il farla; ma penetrarvi dentro, abbracciare l'immensità, moltiplicarsi con Me e penetrare ovunque -anche stando in terra-, e in Cielo e nei cuori, questo non è conosciuto ancora, tanto che a non pochi sembrerà strano e chi non tiene aperta la mente alla luce della Verità non ne comprenderà nulla" (29-01-1919). "Voglio che la creatura entri nella mia Volontà e in modo divino venga a baciare i miei atti, sostituendosi a tutto, come feci Io. Perciò, venga, venga; la sospiro, la desidero tanto che mi metto come in festa quando vedo che la creatura entra in questo ambiente divino e, moltiplicandosi insieme con Me, si moltiplica in tutti ed ama, ripara, sostituisce tutti e per ciascuno in modo divino. Le cose umane non le riconosco più in lei, ma tutte cose mie. Il mio Amore sorge e si moltiplica, le riparazioni si moltiplicano all'infinito, le sostituzioni sono divine..." (13-02-1919). Luisa ci insegna quale sia il compito proprio del vivere nella Divina Volontà: "...Mentre pregavo intendevo entrare nel Volere Divino; e qui, facendo mio tutto ciò che in Esso esiste e dal Quale niente sfugge, passato, presente e futuro, e facendomi corona di tutti, a nome di tutti portavo il mio omaggio innanzi alla Divina Maestà, il mio amore, la mia soddisfazione, ecc." (05-01-1921). "Ti pare poco che la mia Volontà santa, immensa, eterna, scenda in una creatura e, mettendo insieme la mia Volontà con la sua, la sperda in Me e mi faccia vita di tutto l'operato della creatura, anche delle più piccole cose? Sicché il suo palpito, la parola, il pensiero, il moto, il respiro, sono del Dio vivente nella creatura; nasconde in sé Cielo e terra e apparentemente si vede una creatura. Grazia più grande, prodigio più portentoso, santità più eroica non potrei darti, che il mio FIAT" (06-06-1921). "È una voce che fa eco su tutto e dice: Amore, gloria, adorazione al mio Creatore! Perciò, chi vive nella mia Volontà è l'eco della mia voce, la ripetitrice della mia Vita, la perfetta gloria della mia Creazione" (28-03-1922). Che cosa sia il vivere nella Divina Volontà, Gesù lo ha espresso dopo l'ultima Cena nella sua preghiera al Padre: "Tutto ciò che è mio è tuo e tutto ciò che è tuo è mio" (Gv 17,10). Infatti, per vivere nella Divina Volontà, prima Gesù deve prendere possesso effettivo di tutto ciò che è nostro (di quello che siamo, che abbiamo, che facciamo), deve essere Lui non solo spettatore, ma anche il Protagonista di tutto in noi, della nostra vita ("Vieni, Divina Volontà, a pensare nella mia mente… ecc."), in modo da poter dire: "Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me" (Gal 2,20); ma poi occorre che la creatura prenda realmente possesso di tutto ciò che è Gesù, di tutto ciò che Gli appartiene e della sua Vita, facendo tutto quello che Egli fa, con Lui e come Lui. Altrimenti, non si può dire "vivere nella Divina Volontà". Insomma, vivere nella Divina Volontà è diventare (per grazia) una cosa sola con Gesù, facendo nostro tutto ciò che è suo per darlo a tutte le creature, per sostituire l'operato di ogni creatura con l'operato divino di Gesù e quindi controccambiare Gesù in modo divino a nome di ogni creatura. Oppure, con Gesù dare alle creature tutto l'Amore del Padre, e dare al Padre tutti gli omaggi che Gli son dovuti da parte di tutte le creature (adorazione, gloria e lode, ringraziamento, riparazione, amore in modo universale). E adesso, una domanda alla quale ognuno può rispondere nella propria coscienza: Se qualcuno arriva a contatto con gli scritti di Luisa, ma non legge perché non vuole, sarà perché sospetta che ci siano degli errori o piuttosto perché teme che non ci siano?

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2 LA SPIRITUALITA' DI LUISA PICCARRETA 3di4

12 - Luisa è vissuta tutta una vita in un letto, nelle più strane e misteriose sofferenze (delle quali lei riferisce in modo molto minuzioso e commovente). Sembra quindi abbastanza logico che il suo pensiero corra spesso alla Passione del suo Amato Signore, con una profondità di comprensione e una intensità di partecipazione affettiva straordinaria…Ma allora, tutta questa indicibile sofferenza di Gesù e sua, che rapporto ha con la sua visione del "vivere nel Divin Volere", del "Regno della Divina Volontà"? Ci saremmo aspettati, semplicemente, un atteggiamento di rassegnazione, di "ubbidienza fino alla morte e morte di Croce", un abbandono davanti alla Volontà di Dio, un "Fiat"… come dire? di sottomissione, di resa incondizionale, un "Fiat" passivo davanti a Dio… E invece, la sua spiritualità, quella che sorge come l'aurora ed eclissa tutto il resto, quella che ad un certo punto lei si convince che non è solo per lei, ma che la deve offrire a tutti, è quel "entrare" o "fondersi nella Volontà di Dio", è quel sostituire in ogni cosa la sua volontà con la Volontà Divina e farla sua, e per tanto è quel "Fiat" non più suo di fronte a Dio, ma lo stesso "FIAT" Onnipotente ed Eterno di Dio, che diventa suo e non è affatto una risposta passiva, ma una partecipazione attiva e consapevole, sempre più consapevole, in tutto quello che fa quel "FIAT" o Volere Divino, in tutte le sue Opere, nell'Atto eterno della sua Vita… Luisa è invitata ad operare come Gesù, nel suo Volere: "Vieni nella mia Volontà, per fare ciò che faccio Io" (25-07-1917). "Ora, volendoti insieme con Me nel mio Volere, voglio il tuo atto continuo" (28-12-1917). Così avviene che tutto ciò che Luisa sente e fa è la Vita di Gesù, che Egli ripete in lei (25-12-1918). Tutto ciò non è riservato soltanto a Luisa. Gesù aspetta le creature che vengano a vivere nel suo Volere e che ripetano nella sua Volontà ciò che Egli ha fatto (29-01-1919). 13 - Sembrerebbe come se in Luisa ci fossero due persone, come due spiritualità diverse, due dimensioni, due mondi, due realtà così grandi che ci sfuggono… Una, per così dire, sembra più alla nostra portata, al meno per farci un'idea: quella che parla di ubbidienza, della croce… Ma poi c'è l'altra, quella del "vivere nella Divina Volontà". Sono le due vocazioni o missioni di Luisa: la prima, come "Vittima" insieme con Gesù nell'Opera della Redenzione, e l'altra, che Gesù le presenta dopo, come la depositaria delle verità sulla Divina Volontà, come la capostipite della nuova generazione sospirata da Gesù, che avrà tutto in comune con Lui, la Divina Volontà come vita… Alla fine del Vol. 12°, Gesù dice a Luisa che fin qui lei ha avuto lo stesso ufficio che ebbe la sua SS. Umanità sulla terra; d'ora in poi avrà quello della Divina Volontà nella sua Umanità (17-03-1921). E così come la sua spiritualità si spiega soltanto con la sua dottrina (la Divina Volontà, Vita di Dio e Vita destinata ai figli), così si spiega anche con il suo doppio ufficio: quello di vittima e quell'altro di dare inizio al "vivere nella Divina Volontà" ed essere la depositaria delle sue verità, che per mezzo di lei vengono manifestate. "Finora ti ho tenuta insieme con Me per placare la mia Giustizia e impedire che castighi più duri piovessero sulla terra; ora (…) voglio che tu, insieme con Me, nel mio Volere, ti occupi a preparare l'era della mia Volontà. Come ti inoltrerai nella via del mio Volere, si formerà l'iride di pace, che formerà l'anello di congiunzione tra la Volontà Divina e l'umana, dal quale avrà vita la mia Volontà sulla terra e avrà principio l'esaudimento della preghiera mia e di tutta la Chiesa: venga il Regno tuo e sia fatta la Volontà tua, come in Cielo, così in terra". (02-03-1921) 14 - Allora questo vuol dire che la spiritualità di Luisa si immerge da un lato nell'opera della Redenzione e dall'altro nel compimento del Regno di Dio, il Regno della Divina Volontà? Infatti ci sono due scritti di Luisa, che rappresentano queste due Opere divine e corrispondono anche a due tappe della sua vita: la prima, in cui Gesù l'ha formata come un'altra sua Umanità, e la seconda, per operare come Gesù nella Volontà del Padre. Sono rispettivamente "Le Ore della Passione" e "Il Giro dell'anima nella Divina Volontà". "Le Ore della Passione" non sono una narrazione o una semplice meditazione della Passione di Gesù, come è stata raccontata da tanti autori spirituali. Sono preghiera, come una palestra o una scuola di vita, in cui ci uniamo a Gesù per imparare a fare con Lui e come Lui quello che Egli faceva interiormente per la nostra Redenzione. "Il Giro dell'anima" è -dice Luisa- il "modo pratico ed efficacissimo per fare il giro nella SS.ma Volontà di Dio, per impetrare il Regno del FIAT Divino sulla terra". È la continua preghiera con cui l'anima si unisce alla Divina Volontà in tutte le sue opere (la Creazione, la Redenzione, la Santificazione), per adorarla, benedirla, ringraziarla ed amarla a nome di tutti, e per chiedere a nome di tutti ed in tutto che venga il suo Regno. 15 - Ma Luisa, personalmente, svolge un ruolo o ha una missione speciale in tutto questo? La risposta non pretende di essere quella che la Santa Chiesa darà un giorno, ma soltanto quello che risulta dalla lettura dei suoi scritti. Gesù stesso le spiegò che, come un'altra sua Umanità, lei prendeva parte ai suoi stessi uffici, come Redentore e come Re: "Diletta mia, finora hai occupato presso di Me l'ufficio che ebbe la mia Umanità in terra. Ora voglio cambiarti l'ufficio, dandoti un altro più nobile, più vasto: voglio darti l'ufficio che tenne la mia Volontà nella mia Umanità. Vedi com'è più alto, più sublime? La mia Umanità ebbe un principio, la mia Volontà è eterna; la mia Umanità è circoscritta e limitata, la mia Volontà non ha limiti né confini, è immensa. Ufficio più nobile e distinto non potevo darti" (17-03-1921). "Figlia mia, non temere: non ti ricordi che occupi doppi uffici, uno di vittima, e l'altro ufficio più grande, di vivere nel mio Volere, per ridarmi la gloria completa di tutta la Creazione?" (20-09-1922). Per questo Gesù le disse: "La tua missione è grande, perché non si tratta della sola santità personale, ma si tratta di abbracciare tutto e tutti e preparare il Regno della mia Volontà alle umane generazioni" (22-08-1926). Sant'Annibale M. di Francia scrisse di lei: "Nostro Signore, che di secolo in secolo accresce sempre di più le meraviglie del suo Amore, pare che di questa vergine, cheEgli chiama la più piccola che abbia trovato sulla terra, destituita da ogni istruzione, abbia voluto formare uno strumento adatto per una missione così sublime, che nessun'altra le si possa paragonare, cioè il trionfo della Divina Volontà sull'universo orbe, in conformità con quanto è detto nel Pater Noster: Fiat Voluntas tua, sicut in cœlo et in terra". 16 - Chi si addentra negli scritti di Luisa, ben presto si sente quasi "smarrito" come in un bosco senza confini. Si può avere qualche consiglio, avviso o precauzione per avere un po' di orientamento? È necessario, in primo luogo, prendere coscienza che nel caso di Luisa, non è possibile separare la sua spiritualità dalla sua dottrina; che poi, né l'una né l'altra sono sue, ma di Gesù, e solo dopo sono diventate sue. Lei ha scritto solo quello che ha vissuto. La sua vita interiore è esattamente la Vita della Divina Volontà. Fermarci dunque sulla considerazione delle singole e molteplici virtù che in lei splendono, è perdere di vista che esse sono come le foglie o i fiori della pianta che è la Divina Volontà. Il suo frutto è il Regno. Il punto che a noi più dovrebbe interessare è: come è stata seminata questa "Pianta" e come va coltivata? Come si è sviluppata in Luisa? Ci interessa conoscerlo per fare che così avvenga in noi. Leggendo i suoi scritti, sarebbe sbagliato considerare ogni argomento "a se", sottraendolo da tutto l'insieme e dal suo contesto. Fare così renderebbe più o meno falsato ogni argomento. L'armonica interdipendenza e l'unità dell'insieme ne fanno un unico messaggio. Il messaggio che presentano questi scritti è il Tema più universale possibile, non "un tema" tra i tanti. Quello della rivelazione e promulgazione della Divina Volontà è "il Tema dei temi", che in questi scritti raggiunge il culmine della sua manifestazione e comunicazione all'uomo da parte di Dio. Il trionfo del Regno di Dio consiste in questa manifestazione e comunicazione accolta dall'uomo. Il tema della Divina Volontà contiene tutti gli altri temi possibili. Come riferimenti nella lettura dei suoi scritti, il punto di partenza è la rivelazione di quello che è la Divina Volontà nelle Tre Divine Persone; il centro del Disegno è il Verbo Incarnato; e il punto di arrivo è il Regno di Dio mediante il dono del Divin Volere. Non esiste altro.