Diciassettesima Ora - Dalle 9 alle 10 del mattino
Gesù è coronato di spine. - Presentato al Popolo: "Ecco l'Uomo!"
Gesù è condannato a morte.

Preparazione
O Signor mio Gesù Cristo, prostrato alla tua divina presenza, supplico l'amorosissimo tuo cuore che voglia ammettermi alla dolorosa meditazione delle 24 ore, in cui per nostro amore tanto volesti patire nel corpo adorabile e nell'anima tua santissima fino alla morte di croce. Deh, dammi aiuto, grazia, amore, profonda compassione e intelligenza dei tuoi patimenti, mentre adesso medito l'Ora...(si dica l'ora che si sta pregando) E per quelle che non posso meditare, ti offro la volontà che avrei di farle e intendo intenzionalmente meditarle in tutte le ore che sono costretto ad applicarmi ai miei doveri o a dormire. Accetta, o misericordioso Signore, la mia amorosa intenzione, e fa che sia di profitto per me e per tutti, come se effettivamente e santamente eseguissi quanto desidererei praticare. Intanto grazie ti rendo, o mio Gesù, ché per mezzo della preghiera mi chiami all'unione con te e, per piacerti di più, prendo i tuoi pensieri, la tua lingua, il tuo cuore, e con questo intendo pregare, fondendomi tutto nella tua Volontà e nel tuo amore, e, stendendo le braccia per abbracciarti, poggio la mia testa sul tuo cuore ed incomincio implorando l'aiuto della tua Santissima Madre e del mio Angelo Custode.

Si reciti un'Ave Maria alla Ss. Vergine, un Gloria al Padre al Santo Angelo Custode e un L'eterno riposo alle Anime Sante del Purgatorio, (specie a quelle che devono scontare le pene fino alla fine del mondo) alle quali non si manchi di applicare queste potentissime orazioni e l'eventuali indulgenze

 

Gesù mio, Amore infinito, più Ti guardo e più comprendo quanto soffri. Già sei tutto lacerato, non c'è parte sana in Te. I carnefici, inferociti nel vedere che in tante pene li guardi con tanto amore nel vedere che il tuo sguardo amoroso, formando un dolce incanto, quasi come tante voci prega e supplica più pene e nuove pene, sebbene siano inumani, ma pur forzati dal tuo Amore, Ti mettono in piedi; Tu, non reggendoti, cadi di nuovo nel tuo proprio Sangue, e questi, irritati, con calci e spinte Ti fanno giungere nel posto dove T'incoroneranno di spine.

Amor mio, se Tu non mi sorreggi col tuo sguardo di amore, io non posso continuare vedendoti soffrire. Sento già il brivido nelle ossa, il cuore mi batte, mi sento morire, Gesù Gesù aiutami!

Ed il mio amabile Gesù mi dice: "Figlio mio, coraggio, non perdere nulla di quanto ho sofferto; sii attento ai miei insegnamenti. Io devo rifare l'uomo in tutto. La colpa gli ha tolto la corona e lo ha coronato di obbrobri e di confusione, sicché dinanzi alla mia Maestà non può comparire; la colpa lo ha disonorato, facendogli perdere qualsiasi diritto agli onori ed alla gloria. Perciò voglio essere coronato di spine, per mettere sulla fronte dell'uomo la corona e restituirgli tutti i diritti a qualsiasi onore e gloria. Le mie spine saranno, innanzi al mio Padre, riparazioni e voci di discolpa per tanti peccati di pensiero, specialmente di superbia, e ad ogni mente creata saranno voci di luce e di supplica perché non Mi offendano. Perciò tu unisciti a Me e prega e ripara insieme con Me."

Coronato Gesù, i tuoi nemici incrudeliti Ti fanno sedere, Ti mettono uno straccio di porpora, prendono la corona di spine e con furia infernale Te la mettono sul capo adorabile. Poi, a colpi di bastone Ti fanno penetrare le spine nella fronte, e parte Ti giungono negli occhi, nelle orecchie, nel cranio e fin dietro la nuca. Amor mio, che strazio, che pene inenarrabili! Quante morti crudeli subisci!

Già il Sangue Ti scorre sul Volto, in modo che non si vede che Sangue; ma sotto quelle spine e quel Sangue si vede il tuo Volto SS. raggiante di dolcezza, di pace e di amore. E i carnefici, volendo finire la tragedia, Ti bendano gli occhi, Ti mettono per scettro una canna in mano ed incominciano le loro burle. Ti salutano Re dei Giudei, Ti battono la corona, Ti danno schiaffi e Ti dicono: "Indovina chi Ti ha percosso!"

E Tu taci e rispondi col riparare l'ambizione di chi aspira ai regni, alle dignità, agli onori, e per coloro che trovandosi in tali posti di autorità e non comportandosi bene formano la rovina dei popoli e delle anime a loro affidate, e i loro cattivi esempi sono causa di spinta al male e di perdita di anime.

Con questa canna che stringi in mano Tu ripari tante opere buone, ma vuote di spirito interno e fatte anche con intenzioni cattive. Negli insulti e bende Tu ripari per quelli che mettono in ridicolo le cose più sante, screditandole e profanandole, e ripari per quelli che si bendano la vista dell'intelligenza per non vedere la luce della verità. Con questa tua benda impetri per noi che ci siano tolte le bende delle passioni, delle ricchezze e dei piaceri. Mio Re Gesù, i tuoi nemici continuano i loro insulti; il Sangue che scorre dal tuo SS. capo è tanto, che giungendoti fino alla bocca T'impedisce di farmi sentire chiaramente la tua dolcissima voce, e quindi non posso fare ciò che fai Tu. Perciò vengo nelle tue braccia, voglio sostenere il tuo capo trafitto e addolorato, voglio mettere la testa sotto queste spine per sentire le loro punture.

Ma mentre dico ciò, il mio Gesù mi chiama col suo sguardo di amore ed io subito mi abbraccio al suo Cuore e cerco di sostenere la sua testa. Oh, come'è bello stare con Gesù anche in mezzo a mille tormenti! E Lui mi dice: "Figlio mio, queste spine dicono che voglio essere costituito Re di ogni cuore; a Me spetta ogni dominio. Tu prendi queste spine e pungi il tuo cuore, fanne uscire tutto ciò che a Me non appartiene e poi lascia dentro una spina, come suggello che Io sono il tuo Re e per impedire che nessun'altra cosa entri in te. Poi gira per tutti i cuori e, pungendoli, fanne uscire tutti i fumi di superbia e il marciume che contengono, e costituiscimi Re di tutti".

Amor mio, il cuore mi si stringe nel lasciarti; perciò Ti prego di assordarmi le orecchie con le tue spine, perché senta solo la tua voce; coprimi gli occhi con le tue spine, per poter guardare Te solo; riempimi con le tue spine la bocca, in modo che la mia lingua resti muta a tutto ciò che possa offenderti e sia libera per lodarti e benedirti in tutto. O mio Re Gesù, circondami di spine, affinché mi custodiscano, mi difendano e mi tengano in Te tutto intento. Ed ora voglio asciugarti il Sangue e baciarti, perché vedo che i tuoi nemici Ti conducono a Pilato, il quale Ti condannerà a morte. Amor mio, aiutami a continuare la tua Via dolorosa e benedicimi.

 

Gesù di nuovo innanzi a Pilato, che Lo mostra al popolo

Mio coronato Gesù, il povero mio cuore, ferito dal tuo amore e trafitto dalle tue pene, non può vivere senza di Te, perciò Ti cerco e Ti trovo di nuovo innanzi a Pilato.

Ma quale spettacolo commovente! I Cieli inorridiscono, e l'inferno trema di paura e di rabbia! Vita del mio cuore, il mio sguardo non può sostenere la tua vista senza sentirmi morire; ma la forza rapitrice del tuo amore mi costringe a guardarti per farmi ben comprendere le tue pene; ed io, fra lagrime e sospiri, Ti contemplo.

Mio Gesù, sei nudo, ed invece di vesti, Ti vedo vestito di sangue, le carni squarciate, le ossa denudate, il tuo Volto SS. irriconoscibile; le spine infisse nella tua SS. testa Ti giungono negli occhi, nel Volto, ed io non vedo che sangue, che scorrendo fino a terra, forma un sanguigno ruscello dietro i tuoi piedi.

Mio Gesù, non ti riconosco più per come sei ridotto! Il tuo stato è giunto agli eccessi più profondi delle umiliazioni e degli spasimi! Ah, io non posso più sostenere la tua vista sì dolorosa, mi sento morire; vorrei strapparti dalla presenza di Pilato per chiuderti nel mio cuore e darti riposo; vorrei sanare le tue piaghe col mio amore, e col tuo Sangue vorrei allagare tutto il mondo per chiudervi tutte le anime e condurle a Te, come conquista delle tue pene!

E Tu, o paziente Gesù, a stento par che mi guardi attraverso le spine, e mi dici: "Figlio mio, vieni fra queste mie braccia legate, poggia il tuo capo sul mio seno e vedrai dolori più intensi ed acerbi, perché quello che vedi al di fuori della mia Umanità non è altro che lo sbocco delle mie pene interne. Fa attenzione ai palpiti del mio cuore, e sentirai che riparo le ingiustizie di chi comanda, le oppressioni de' poveri, degl'innocenti posposti ai rei, la superbia di quelli che per sostenere le dignità, le cariche, le ricchezze, non si curano di rompere qualunque legge e di far male al prossimo, chiudendo gli occhi alla luce della verità. Con queste spine voglio frantumare lo spirito di superbia delle loro signorie, e coi fori che formano nella mia testa, voglio farmi via nelle loro menti, per riordinare in esse tutte le cose secondo la luce della verità. Con lo starmi così umiliato innanzi a questo ingiusto giudice, voglio fare a tutti comprendere che la sola virtù è quella che costituisce l'uomo re di sé stesso, e insegno a chi comanda, che la sola virtù, unita al retto sapere, è sola degna e capace di governare e di reggere gli altri: mentre tutte le altre dignità, senza la virtù, sono cose pericolose e da deplorarsi. Figlio mio, fa eco alle mie riparazioni e segui a far attenzione alle mie pene".

Amor mio, vedo che Pilato, nel vederti sì malamente ridotto, si sente rabbrividire e, tutto impressionato, esclama: "Possibile tanta crudeltà in petti umani? Ah, non era questa la mia volontà nel condannarlo alle battiture!" E volendo liberarti dalle mani dei tuoi nemici per poter trovare ragioni più convenienti, tutto dimesso, distogliendo il suo sguardo, perché non può sostenere la tua vista troppo dolorosa, torna ad interrogarti: "Ma dimmi, che hai fatto? La tua gente mi Ti ha dato nelle mani, dimmi, sei Tu re? Qual è il tuo regno?"

Alle domande tempestose di Pilato, Tu, o mio Gesù, non rispondi, e racchiuso in Te stesso pensi a salvare la povera anima mia a costo di tante pene!

E Pilato, poiché non rispondi, soggiunge: "Non sai Tu che sta in mio potere il liberarti o il condannarti?" Ma Tu, o Amor mio, volendo fare splendere nella mente di Pilato la luce della verità, rispondi: "Non avresti alcun potere su di Me se non ti venisse dall'alto; però quelli che Mi hanno dato nelle tue mani hanno commesso un peccato più grave del tuo." Allora Pilato, quasi mosso dalle dolcezza della tua voce, irrisoluto come sta, col cuore in tempesta, credendo che i cuori dei Giudei fossero più pietosi, si decise di mostrarti dalla loggia, sperando che si muovessero a compassione nel vederti sì straziato, e così poterti liberare.

Addolorato Gesù, il cuore mi vien meno nel vederti seguir Pilato; a stento cammini e curvo sotto quella orribile corona di spine, il Sangue segna i tuoi passi, e come esci fuori, senti la folla tumultuante che, ansiosa, aspetta la tua condanna. Pilato imponendo silenzio, per richiamare l'attenzione di tutti e farsi da tutti ascoltare, prende con ribrezzo i due lembi della porpora che Ti copre il petto e le spalle, la solleva, per farti da tutti vedere come sei ridotto, e ad alta voce dice: "Ecce Homo! Guardatelo, non ha più figura di uomo, osservate le sue piaghe, non più si riconosce; se male ha fatto, ha già sofferto abbastanza, anzi troppo; io son già pentito d'averlo fatto tanto soffrire, lasciamolo perciò libero."

Gesù, Amor mio, lascia che ti sostenga, perché vedo che non reggendoti in piedi sotto il peso di tante pene, vacilli. Ah, in questo momento solenne si decide la tua sorte: alle parole di Pilato si fa silenzio profondo in Cielo, in terra e nell'inferno! E poi, come in una sola voce sento il grido di tutti: - "Crocifiggilo, crocifiggilo, a qualunque costo Lo vogliamo morto!"

Vita mia, Gesù, vedo che tremi. Il grido di morte scende nel tuo Cuore, ed in queste voci scorgi la voce del tuo caro Padre che dice: "Figlio mio, Ti voglio morto, e morto crocifisso!" Ah senti pure la tua Mamma, che sebbene trafitta, desolata, fa eco al tuo caro Padre: "Figlio, Ti voglio morto!" Gli Angeli, i Santi, l'inferno, tutti ad unanime voce gridano: "Crocifiggilo, crocifiggilo." Sicché non c'è anima che Ti voglia vivo. Ed ahi, ahi! Con sommo mio rossore, dolore e raccapriccio, anch'io mi sento costretto da una forza suprema a gridare: "Crocifiggilo!"

Mio Gesù perdonami, se io pure misera anima peccatrice Ti voglio morto! Però, Ti prego di far morire me insieme a Te.

E Tu intanto, o mio straziato Gesù, mosso dal mio dolore par che mi dica: "Figlio mio, stringiti al mio Cuore, e prendi parte alle mie pene ad alle mie riparazioni; il momento è solenne, si deve decidere o la mia morte o la morte di tutte le creature. In questo momento due correnti si riversano nel mio Cuore; in una vi sono le anime che, se Mi vogliono morto, gli è perché vogliono trovare in Me la vita; e così con l'accettare Io per loro la morte, vengono sciolte dalla condanna eterna e le porte del Cielo si schiudono per riceverle. Nell'altra corrente vi sono quelle che Mi vogliono morto per odio e per conferma della loro condanna, ed il mio Cuore è lacerato, e sente la morte di ciascuna e le stesse pene dell'inferno! Ah, il mio Cuore non regge a questi dolori acerbi; sento la morte ad ogni palpito, ad ogni respiro, e vado ripetendo: 'Perché tanto sangue sarà sparso invano? Perché le mie pene saranno inutili per tanti?' Ah, figlio, sorreggimi che più non posso, prendi parte alle mie pene, la tua vita sia una continua offerta per salvare le anime, per lenirmi pene sì strazianti!"

Cuor mio, Gesù, le tue pene sono le mie e faccio eco alle tue riparazioni. Ma vedo che Pilato rimane sbalordito, e si affretta a dire: "Come, debbo crocifiggere il vostro Re? Io non trovo colpa in Lui per condannarlo." E i Giudei gridano, assordando l'aria: - "Non abbiamo altro re che Cesare e, se tu non Lo condanni, non sei amico di Cesare; folle, folle, crocifiggilo, crocifiggilo!"

Pilato, non sapendo più che fare, per timore di essere spodestato, si fa portare un catino d'acqua e, lavandosi le mani, dice: "Io sono innocente del Sangue di questo giusto." E ti condanna a morte. Ma i Giudei gridano: - Il suo Sangue cada su di noi e sui figli nostri!" E nel vederti condannato vanno in festa, battono le mani, fischiano, urlano; mentre tu, o Gesù, ripari per quelli che trovandosi in alto, per vano timore e per non perdere i posti, rompono le leggi più sacre, non curando la rovina dei popoli interi, favorendo gli empii e condannando gli innocenti; ripari anche per quelli che dopo la colpa, istigano l'ira divina a punirli. Ma mentre ciò ripari, il Cuore Ti sanguina per il dolore nel vedere il popolo da Te eletto fulminato dalla maledizione del Cielo, che loro stessi con piena volontà hanno voluto, suggellandola col tuo Sangue che hanno imprecato! Ah, il Cuore Ti vien meno, lasciami che lo sostenga fra le mie mani, facendo mia le tue riparazioni e le tue pene; ma il tuo amore Ti spinge più in alto e, impaziente, già cerchi la Croce!

Vita mia, Ti seguirò, ma per ora riposati nelle mie braccia, e dopo giungeremo insieme al monte Calvario; perciò rimani in me e benedicimi.

 

Riflessioni e Pratiche

Dalle 9 alle 10, Gesù coronato di spine è trattato come re da burla e sottoposto ad insulti e pene inaudite; ripara in modo speciale i peccati di superbia. E noi evitiamo i sentimenti di orgoglio? Attribuiamo a Dio il bene che facciamo? Ci stimiamo inferiori agli altri? La nostra mente è sempre vuota d'altri pensieri per poter dar luogo alla grazia?

Molte volte non diamo luogo alla grazia col tenere la mente ripiena d'altri pensieri; allora non essendo la nostra mente tutta piena di Dio, siamo noi stessi causa che il demonio ci molesti e quasi quasi noi stessi fomentiamo le tentazioni. Sicché quando la nostra mente è piena di Dio, il demonio avvicinandosi a noi, non trovando il posto dove dirigere le sue tentazioni, confuso si allontana, perché i pensieri santi hanno tanta forza contro il demonio, che mentre questi si fa per avvicinare, quelli come tante spade lo feriscono e lo allontanano.

A torto quindi ci lamentiamo quando la nostra mente è molestata e tentata dal nemico; è la nostra poca vigilanza che spinge il nemico ad assalirci, il quale sta quasi spiando nella nostra mente per poter trovare i piccoli vuoti e darci l'assalto. Allora invece di sollevare Gesù coi nostri santi pensieri, e toglierGli le spine, ingrati glieLe calchiamo sulla testa, e Gli facciamo sentire più acerbamente le punture; la grazia così resta frustrata e non può svolgere nella nostra mente il lavorìo delle sante ispirazioni.

Molte volte facciamo peggio ancora: mentre sentiamo il peso delle tentazioni, invece di portarle a Gesù facendone un fascio per farle bruciare dal fuoco del suo amore, c'impensieriamo, ci rattristiamo, facciamo calcoli sulle stesse tentazioni, sicché non solo la nostra mente resta occupata dai cattivi pensieri, ma anche tutto il nostro povero essere ne resta come inzuppato; per cui ci vorrebbe quasi un miracolo di Gesù per svincolarci. E Gesù, attraverso quelle spine ci guarda e chiamandoci par che dica: "Ah, figlio mio, sei tu stesso che non vuoi stare stretto con Me, se tu fossi venuto subito a Me, ti avrei aiutato a liberati dalle molestie che il nemico ha portato nella tua mente, e non Mi avresti fatto sospirare tanto il tuo ritorno. Ho cercato un aiuto da te per liberarMi da spine così pungenti; invano aspettai, perché tu te ne stavi occupato nel lavorìo che il tuo nemico ti aveva dato. Oh! Quanto saresti meno tentato se subito venissi nelle mie braccia; allora il nemico, temendo non te ma Me, subito ti lascerebbe".

Mio Gesù, le tue spine suggellino i miei pensieri nella tua mente ed impediscano al nemico ogni sorta di tentazione.

Quando Gesù si fa sentire nella nostra mente e nel nostro cuore, corrispondiamo alle sue ispirazioni o le mettiamo in oblio? Gesù è trattato da re da burla, e noi rispettiamo tutte le cose sante? Usiamo tutta quella riverenza che si conviene come se toccassimo Gesù Cristo stesso?

Coronato mio Gesù, fa ch'io senta le tue spine, affinché dalle loro punture possa comprendere quanto Tu soffri, e Ti costituisca Re di tutto me stesso.

Gesù esposto dalla loggia è condannato a morte da quel popolo da Lui tanto amato e beneficato.

L'amante Gesù, per darci la vita, accetta per noi la morte; e noi siamo pronti ad accettare qualunque pena perché Gesù non si offeso e non soffra? La nostra pena dev'essere accettata per non far soffrire Gesù; e perché nella sua Umanità soffrì infinitamente, noi, dovendo continuare la sua vita sulla terra, dobbiamo contraccambiare con le nostre pene le pene dell'Umanità di Gesù Cristo.

Come compatiamo le pene che Gesù soffre nel vedere le tante anime strappate dal suo Cuore? Facciamo nostre le sue pene per rinfrancarLo di tutto ciò che soffre? I Giudei Lo vogliono crocifisso per far che egli muoia come un infame ed il suo nome venga cancellato dalla faccia della terra. E noi cerchiamo che Gesù viva sulla terra? Coi nostri atti, coi nostri esempi, coi nostri passi dobbiamo mettere una impronta divina nel mondo per far che Gesù venga da tutti conosciuto e, col nostro operare, la sua vita abbia un'eco divina da sentirsi da un estremo all'altro del mondo. Siamo pronti a dar la nostra vita per far che l'amato Gesù sia rinfrancato di tutte le offese, oppure imitiamo i Giudei, popolo tanto favorito quasi a somiglianza della povera anima nostra, tanto amata da Gesù, e gridiamo come loro "Crucifigatur" (sia crocifisso)?

Mio condannato Gesù, la tua condanna sia la mia che accetto per amor tuo; e per consolarTi mi riverserò continuamente in Te, per portarTi nei cuori di tutte le creature, farTi conoscere da tutti e dare la tua vita a tutti.

 

Offerta e Ringraziamento

Mio amabile Gesù, tu mi hai chiamato, in quest'ora della tua passione a tenerti compagnia, ed io son venuto. Mi pareva di sentirti, angosciato e dolente, pregare, riparare e patire e con le voci più commoventi ed eloquenti perorare la salvezza delle anime. Ho cercato di seguirti in tutto, e ora, dovendoti lasciare per le mie solite occupazione, sento il dovere di dirti "Grazie" e "sii benedetto!". Sì, o Gesù, grazie ti ripeto mille e mille volte, e ti benedico per tutto ciò che hai fatto e patito per me e per tutti. Grazie e ti benedico per ogni goccia di sangue o lacrima che hai versato, per ogni respiro, per ogni palpito, per ogni passo, parola, sguardo, amarezza ed offesa che hai sopportato. In tutto, o mio Gesù, intendo segnarti con un "Grazie" e un "Ti benedico".

Deh, o Gesù, fa che tutto il mio essere ti mandi un flusso continuo di ringraziamenti e di benedizioni, in modo da attirare su di me e su tutti il flusso delle tue benedizioni e grazie. Deh, o Gesù, stringimi al tuo cuore e con le tue mani santissime segna ogni particella del mio essere col tuo "Ti benedico", per fare che da me altro non possa uscire che un inno continuo d'amore verso di te. Perciò mi lascio in Te per seguirti in ciò che farai, anzi opererai tu stesso per me; ed io fin d'ora lascio i miei pensieri in Te per difenderti dai tuoi nemici, il respiro per corteggio e compagnia, il palpito per dirti "Ti amo", e rifarti dell'amore che non ti danno gli altri; le gocce del mio sangue a ripararti e a restituirti gli onori e la stima che tolgono i tuoi nemici con gli  insulti, sputi e schiaffi, e tutto il mio essere per custodia. Dolce mio Amore, sebbene debba attendere alle mie occupazioni, resto nel Tuo Cuore; ho paura di uscire, tu mi terrai in Te, non è vero? I nostri palpiti si intenderanno a vicenda e si confonderanno insieme, in modo da darmi  vita, amore, stretta unione inseparabile con Te. Mio Gesù, se vedi che sto per sfuggirti, il tuo palpito si acceleri nel mio, le tue mani mi stringano più forte al tuo Cuore, i tuoi occhi mi guardino e mi gettino saette di fuoco, affinché io, sentendoTi, mi lasci subito tirare all'unione con te. Deh, mio Gesù, dammi il bacio del divino Amore, abbracciami e benedicimi; io ti bacio nel tuo dolcissimo Cuore e resto in te. La benedizione di Dio Onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo discenda su di noi e rimanga sempre. Amen.