AMARE DIO

Noi abbiamo conosciuto l'amore che Dio ha per noi e abbiamo creduto in lui. Dio è amore e chi rimane nell'amore rimane in Dio e Dio in lui. (1 Gv 4,16)

Per qual fine Dio ci ha creati? Dio ci ha creati per conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita, e per goderlo poi nell'altra in paradiso.

 

Conoscere - AMARE - servire DIO per andarlo a godere in Cielo. Ecco lo scopo della vita di ogni essere ragionevole. La conoscenza di Dio è una condizione necessaria, perché non si ama ciò che non si conosce; la servitù è una conseguenza non meno necessaria che contraddistingue il vero amore, come insegna il Vangelo; la pace del cuore in vita e la felicità eterna sono il premio dell'amore; ma il vero scopo della nostra esistenza è solo l'AMORE DI DIO: amore operante in terra, amore beatificante in Cielo.

IL PRIMO ED IL PIù GRANDE COMANDAMENTO è questo: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze». Dio quindi vuole che tutta la nostra vita, ogni pensiero, ogni parola, ogni azione sia un atto d'amore.

è buono, ma imperfetto l'operare il bene proprio, per amore delle creature o per interessi terreni.

è buono, ma imperfetto l'operare il bene per timore dell'inferno, o per la speranza del paradiso.

Il meglio ed il più perfetto è operare per PURO AMORE DI DIO senza motivi di timore o di interesse.

IL PURO AMORE è POSSIBILE A TUTTI. Se un figlio può amar sua madre per se stessa senza esclu-dere il pensiero dei suoi benefizi, ogni cristiano può amar Dio, suo Padre, per le sue perfezioni infinite.

Per rendere più facile la pratica del puro amore è sufficiente contemplare il CUORE DI GESù, la più eloquente manifestazione dell'amor di Dio per noi ed il più perfetto modello dell'amore nostro per Dio.

Amare quindi Dio per mezzo del Cuore di Gesù nostro sacerdote e mediatore presso di Lui; amare e conso-lare Gesù per mezzo del CUORE DI MARIA, nostro supplemento presso di Lui: ecco il più bel programma di vita.

Tutto fare con Maria, per tutto fare per Gesù alla sua maggior gloria e per amor di Dio solo: ecco tutta l'es-senza del Cristianesimo.

Lavoriamo perciò tutti, affinché da ogni cuore, dal seno di ogni famiglia o istituto, da ogni angolo della nostra parrocchia, dai quattro punti della terra

Il mio Cuore e un mare sterminato di bontà

1) S. Teresa del B. G. morente esclamò: Mio Dio, ti amo! - Il Buon Ladrone sulla croce con un atto d'amo-re rubò all'ultimo momento il paradiso.

L'estremo atto di Gesù morente fu un atto di puro amore per il Padre, che coronò la sua vita tutta vissuta per Lui. Dai Cuori purissimi di Maria e di S. Giuseppe quanti milioni di atti di amore si innalzarono a ralle-grare il cuore di Dio.

2) Non vi è atto più benefico, più consolante, più meritorio di un atto d'amor di Dio. Ogni volta che un cristiano fa un perfetto atto d'amor di Dio ottiene la perfezione del merito e della grazia.

Non v'è parola umana più accetta a Dio di quella con cui l'uomo gli esprime il suo amore. Se poi questa parola si innalzasse giorno e notte da ogni angolo della terra, se ogni casa, ogni parrocchia risuonasse di inces-santi atti di amore, quale compiacenza proverebbe il Cuore di Dio!

3) Se in una parrocchia si insegnasse a tutti i bambini, ai giovani, ai lavoratori delle fabbriche e dei campi, agli impiegati, a tutti i vecchi ed infermi, a lanciare frequenti dardi di amore al Cuore di Gesù, certo questo Cuore dolcissimo amerebbe quella parrocchia come la pupilla dei suoi occhi.

Se tutti i cristiani cominciassero la giornata con un: Mio Dio, io ti amo! Oppure con la preghiera dei bam-bini di Fatima: Mio Dio, io credo, adoro, spero e Vi amo! Domando perdono per quelli che non credono, non adorano, non sperano e non Vi amano!

Se andando al lavoro, se incontrando qualche sofferen-za, dicessero con generosità: Per amor tuo, Mio Dio! Se davanti alla tentazione, se davanti ad un sacrificio da compiersi, se alla vista di un'offesa di Dio, con spirito di fede e di riparazione dicessero: Mio Dio, io ti amo! quale cambiamento si verificherebbe nel mondo, quante grazie si attirerebbero sulla terra!

4) Facciamoci apostoli dell'atto d'amor perfetto, anche fra i non cattolici, purché credano in Dio. Nell'impossibilità di far comprendere ad essi il loro errore dite loro: «Se credete in Dio, adoratelo, rin-graziatelo per i benefici ricevuti, chiedetegli perdono delle vostre colpe, ditegli che per la sua bontà lo amate e pregatelo di farvi conoscere la vera religione nella quale vuole essere da voi onorato».

5) Un perfetto atto d'amore è un atto di CONTRIZIONE PERFETTA, che rimette immediatamente in grazia di Dio un peccatore, quando è unito al proposito di confes-sarsi. Oh, come è doloroso pensare che LA MAGGIOR PARTE DEI CATTOLICI VIVE ABITUALMENTE IN DISGRAZIA DI DIO, perdendo il merito delle loro azioni e sacrifici, mentre sarebbe così facile, con un semplice: Mio Dio, io ti amo! cancellare tutte le proprie colpe e rendere la propria vita una splendida catena di meriti!

6) GUARDIAMOCI PERò DALLE ILLUSIONI. Perché il nostro amore sia perfetto non deve solo essere affettivo, ma effettivo, cioè deve portarci a: 1) Pentirci delle colpe passate; 2) amare il prossimo come noi stessi, perdonando le offese ricevute; 3) osservare i comandamenti di Dio e della Chiesa e compiere dili-gentemente i doveri del proprio stato.

Amiamo dunque Dio non solo a parole, ma con i fatti e facciamoci decisamente apostoli dell'amore, console-remo il Cuor di Gesù e rallegreremo il Cuore di Maria.

«L'avete fatto a me»

In verità vi dico, ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatta a me (MT. 25, 40).

Suor Faustina si trovava sola e aveva tutto il lavoro di portineria sulle sue spalle. Fuori pioveva e l'aria era frizzante.

La campanella sulla porta rintoccò appena, con un suono argentino alquanto insolito. Aprì ad un giovane magro, estremamente pallido, stracciato, scalzo, senza nulla in capo. I suoi lineamenti tirati e il suo pallore erano lo specchio della stanchezza e della fame. Gli abiti bagnati e l'umidore di quell'ingresso di convento lo facevano rabbrividire. Suor Faustina lo guardò con compassione. Lo fece sedere, e corse subito in cucina. Quella era un'ora disgraziata: non vi trovò nessuno. Per giunta quel giorno, i poveri erano venuti come in processione, ciò che la superiora aveva assegnato loro, era finito. Suor Faustina si guardò attorno costernata.

Cercò. Aperse cartoni, cassa-panche, scatole. Rimestò dappertutto per trovare qualche avanzo.

Finalmente ecco del brodo, ecco del pane per quanto non più fresco. Preparò una zuppa molto calda. La condì con ogni cura, finché le parve appetitosa.

Vi aggiunse tutta la sua gentilezza e il suo sorriso. S'inchinò nel porgere la zuppa, come se sotto quegli stracci ci fosse stato un gran signore. Più che mai ricordò le parole di Gesù: «Lo fate a me!». Il povero mangiò con appetito. Il suo viso riprese il colorito, le sue fattezze s'andavano visibilmente ingentilendo, non sembrava nemmeno più tanto stecchito. Perfino gli abiti ora erano perfettamente asciutti.

Un'ultima cucchiaiata. Alzò il viso nel restituire la sco-della. Ora splendeva era bellissimo. Gesù, «il Signore del cielo e della terra», la figura era scomparsa; ma la sua voce continuava a risuonare - Mi giunsero le benedizioni dei poveri che, allontanandosi dalla porta del convento, mi ringraziano. Tu unisci la misericordia all'obbedienza verso le regole fissate in questa casa: mi piacque, e volli scendere dal mio trono in cielo per gustare i frutti della tua misericordia».

Ancora i santi camminano fra noi. è colpa nostra se ci lasciamo distrarre dai rumori e dai consumi di un'epo-ca particolarmente ingorda e fracassona.

Getta sul Signore il tuo affanno ed egli ti darà sostegno. Sal. 37, 5

O anima cara, tu non sai ancora che il mio Cuore è un mare sterminato di bontà e non sai ancora abbandonarti alla mia bontà. Io non dico: alla mia volontà, ma: alla mia bontà, perché ti voglio più avanti nel mio amore. L'abbandono alla mia volontà è la tua dedizione a me; l'abbandono alla mia bontà è la fiducia piena, filiale, che ti fa dimenticare te stessa e ti fa riposare in 'me. Perché guardi sempre a te stessa?

è questo che ti cruccia e che paralizza la tua vita. Chiudi una volta gli occhi sopra di te, e non pensa-re alle tue miserie, come ci pensi tu, agitandoti ma, quando le constati, tu esclama: "O bontà del mio Gesù, o bontà del mio Dio, ecco un'altra occasione per glo-rificarti nella mia nullità estrema!". è questa la più bella glorificazione di Dio, che creando, redimendo, santificando, glorificando, non fa che diffondere la sua bontà. Tu, dunque, cambia via, e segui questa novella via: L'abbandono alla mia bontà. Don Dolindo Ruotolo  

Egli è là, Egli ci ascolta, Egli ci ama... S. Agostino

MATER DIVINE GRATUE "FAMIGLIA MARIANA" 12082 FRABOSA SOPRANA (CN)