NATALE DONO DEL PADRE

Raccolta di meditazioni sul Padre di P. A. D'Ascanio

BUON NATALE A TUTTI!

Io, il mio "Buon Natale", lo ho già vissuto.

Ho "assistito" Domenico mentre attendeva la nascita della sua settima creatura, "fatta in casa": un Rosario dopo l'altro, fino a quando si è udito uno strilletto dal timbro nuovo che testimoniava l'arrivo di Evelina.

Ho vissuto lo "stupore" del Natale, la meraviglia di una Vita che sboccia portando tutto un trambusto di vita: l'arrivo dei nonni carichi di emozioni, il commento dei fratellini, il viavai di amici, il telefono che continua a trillare e la notizia che rimbalza di casa in casa, sempre la stessa, sempre nuova: "Tre chili e mezzo... sì, tutto bene... supercapelluta... bella? Sì, sì ...somiglia alla mamma, meno male... Però lo stampo è tutto del papà... No, non dorme, strilla..." Tutto con un comune denominatore: la GIOIA.

Ho in parte capito lo "stupore" più grande di tutti, quello che deve aver provato il Papà del Cielo quando ha udito il primo strilletto del Suo Gesù, al quale tutto il paradiso si mette a soqquadro: gli Angeli che vengono a cantare la loro gioia, che portano l'annunzio ai pastori e chissà a quanti altri; le stelle che riecheggiano l'annunzio ai Magi. Cielo e terra, il mondo dello spirito e quello della materia, che fanno a gara per comunicare la gioia della Vita che è esplosa.

Sì, il Natale è proprio un'espressione di gioia che viene a rompere il grigiore di morte nel quale siamo immersi. E che si rinnova ad ogni vagito di bimbo che fende i cieli e suscita nel Cuore del Padre uno "stupore" sempre nuovo: in ogni figlio di uomo torna a nascere il Suo Figlio prediletto, che per nostro amore si è fatto "Figlio dell'uomo".

Quella gioia che Giovanni Paolo II, nel suo splendido libro "Varcare le soglie della speranza", chiama la "gioia della creazione": Dio, il quale creando vede che ciò che crea è buono (cn. 1, 1-25), è fonte di gioia per tutte le creature, e in sommo grado per l'uomo. Dio Creatore sembra dire all'intero creato: "E' bene che tu ci sia".

Mi sono portato dietro questo gioioso stupore e sto cercando di mantenerlo vivo sotto il bombardamento di falsa vita che mi cade addosso ad ogni angolo di strada: le false luci di un falso Natale che sa di farsa, perché senza nascita.

L'Italia ha il primo posto nel mondo come denatalità, siamo sotto zero.

E ho ripensato al tempo in cui ero cappellano in ospeda-le, e la capatina quotidiana in quel mondo di dolore si fasciava di sorriso quando entravi nel reparto "maternità": i fiocchetti azzurri e rosa appesi alle porte scioglievano l'incubo della rianimazione e dei malati terminali. Era la vita che vinceva la morte e che tutto ricomponeva in un'armonia più grande. La nota più bella erano i volti sofferti ma luminosi delle mamme, che avevano la coscien-za di aver combattuto una battaglia esistenziale e di averla vinta: "La donna, quando partorisce, è afflitta, perché è giunta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell'afflizione per la gioia che è venuto al mondo un UOMO" (Gv.16,2 1).

E loro, le mamme, ti accoglievano tutte sorridenti, anche quelle che si sentivano in dovere di dichiararsi "atee", e mai si opponevano al battesimo; e quando - abusivamente - aggiungevi al nome designato quello di "Maria" ti guardavano con un'occhiata di sottintesa com-plicità: "ateo", sì, ma di Maria.

Sono tornato in ospedale per qualche tempo, ed è stato traumatico entrare nel reparto "maternità": neanche un fiocchetto appeso alle porte, solo cinque ricoverate (un terzo dell'effettivo organico sanitario), delle quali tre hanno girato il viso dall'altra parte appena visto il Sacerdote. La morte ormai trionfa anche in quel mondo, e al suo servizio ha ben quindici "specialisti".

Tre donne non hanno voluto combattere la loro battaglia e il frutto è l'angoscia esistenziale invece della gioia. Il trionfo della morte.

Cosa sta accadendo? "Vita e morte si stanno scontrando in un prodigioso duello", e sembra che la morte abbia il sopravvento: il trionfo di mammona è personificato nel tronfio "Babbo Natale" che - sulle porte dei supermercati - suona con il suo campanaccio i rintocchi di morte del nostro spirito.

Ma è una vittoria fittizia: la Vita, che è Dio, già ha vinto il suo scontro con la morte. E il vagito di Evelina ha sottoscritto questa vittoria.

Dobbiamo trarne la conclusione che è tempo di scrollar-si da dosso questa fatalistica acquiescenza alla morte che avanza e partire al contrattacco. Come? Ce lo ha indicato Sua Santità Giovanni Paolo II, il grande campione di Dio di questi tempi, che ha chiaramente additato la strada da seguire: i bambini!

"I BAMBINI SALVERANNO IL MONDO!" disse più volte Padre Pio da Pietrelcina. Questo grido di speranza sta assorbendo tutte le nostre energie da più di venti anni, e finalmente lo sentiamo riecheggiare dalla voce più alta che abbia l'umanità.

"Che potenza enorme ha la preghiera di voi bambini!... Il Papa conta molto sulle vostre pre-ghiere. Ho deciso di chiedere a voi, cari bambini e ragazzi, di farvi carico della preghiera per la pace... Il Papa è certo che non respingerete la sua richiesta, ma vi unirete alla sua preghiera per la pace nel mondo". (dalla Lettera di S. S. Giovanni Paolo II ai bambini di tutto il mondo, Natale 94)

Meditiamo a fondo il significato di queste parole che hanno una portata infinita: il Papa, la massima autorità spirituale della terra, per risolvere l'unico vero problema che è quello della pace, ne "fa carico" ai bambini!

E' come se dicesse, con Padre Pio: "Coraggio! Nei bambini è la salvezza del mondo: impegnateli in questa lotta, e lottate anche voi con loro!"

Se credete a quello che stiamo scrivendo, se credete nelle parole dei profeti della statura di Padre Pio e di Giovanni Paolo II, perché non ci date una mano? Perché non ci aiutate a far pregare i bambini?

Siamo alle ultime battute, e ciascuno deve fare la sua parte. Noi abbiamo la certezza - ora più che mai, confortati dalla Parola del Sommo Pontefice - di essere nella via giusta.

Gesù Bambino illumini la vostra mente, il vostro cuore, la vostra volontà.

Siamo ora all'ultimo strappo. Non esitiamo a chiedervi aiuto, perché siamo certi che la battaglia che stiamo com-battendo è di Maria ed è quella giusta.

Noi non ci fermeremo sino a quando "tutto sarà compiu-to", sino a che il trionfo del Cuore Immacolato di Maria non sarà compiuto.

Buon Natale a tutti.

 

IL PADRE E IL NATALE

Quando pensiamo all'Amore, all'Amore in assoluto, ci vengono subito in mente le parole di Gesù: "Nessuno ama i suoi amici più di colui che dà per essi la vita" (Gv 15, 13).

E, in effetti, nulla si può dare più della propria vita, che è il massimo bene di cui disponiamo.

I martiri - sia nel significato religioso che in quello sociale - sono giustamente considerati i campioni da imitare.

Il Vangelo, il grande annuncio della nuova alleanza fondata sull'Amore, torna continuamente su questo concetto che viene concretamente espresso da Gesù maestro e modello: "Amatevi come io vi ho amato... " (Gv 18, 12), dando cioè la vita gli uni per gli altri in un dono totale che deve perfezionarsi o completarsi nel perdono: "Padre, perdona loro..." (Lc 23, 24).

Gesù, l'Amore incarnato, ha iniziato il riscatto dell'uomo vivendo e trasmettendo ai suoi la Sua potenza d'Amore, che ha animato la Chiesa fin dall'inizio.

L'Amore è la caratteristica soprannaturale della Chiesa Cattolica, e giustamente l'Eucaristia - il dono totale di Sé che Gesù continua a fare - è il cuore di tutta la struttura del Corpo Mistico.

Ma donare la propria vita è veramente il massimo dono?

 

Natale: dono del Padre

Cosa è il Natale?

E' il dono del Figlio ai figli smarriti perché possano tornare a casa.

E' la prima Eucaristia, che Gesù celebra concretamente presentandosi e donandosi a noi già nel primo vagito: "Questo è il mio corpo, offerto in sacrificio per voi... ".

Ma chi offre per noi questo sacrificio?

Siamo abituati a rispondere che è Gesù che offre Se stesso, giacché è sacerdote e vittima insieme. Ma non è del tutto esatto, perché sappiamo che Lui, incarnandosi, compie la volontà del Padre: "Ecco, Io vengo, o Padre, a fare la tua volontà" (Eb 10, 9); e "si è fatto obbediente (al Padre) fino alla morte ed alla morte di croce" (Fil 2, 8).

Isacco raffigura Gesù e Abramo il Padre che offre e sacrifica il Figlio.

E' il Padre che progetta la redenzione. E' il Padre che sacrifica il Figlio.

E' il Padre che dona il Figlio per riabbracciare tutti i figli.

"Un pargolo ci è stato donato": è il Padre che, in Maria - la maternità del Padre - ci dona il Figlio in atto di riconciliazione totale, in uno "scambio" mirabile tra l'umano

e il divino che unisce cielo e terra in una nuova ed eterna alleanza.

Giovanni, meditando l'Amore di Dio, penetra questo mistero fin nel profondo, e vede con chiarezza, nel Figlio, il dono del Padre:

"Dio ha tanto amato il mondo da dare per esso il suo figlio unigenito" (Gv 3, 16)

Mentre sorridiamo con gioia alla vista del Bimbo appena nato, mentre ammiriamo commossi la Madre che Lo custodisce nella povertà del presepe, chi di noi rivolge un pensiero al Padre del cielo che ci ha donato il Figlio?

Chi di noi Gli dice: "Padre, grazie per il Tuo dono" e medita sul Suo dolore?

 

Natale: il dolore del Padre

Può sembrare strano parlare di dolore del Padre dal momento che ci hanno insegnato che Dio è "impassibile" e che delle tre Persone divine ha sofferto solo il Figlio nella sua umanità, in quanto come Dio "non poteva né soffrire né morire".

Se esaminiamo l'incarnazione con questi presupposti giungiamo alla conclusione - con la logica del teologo da tavolino - che essa è solo una inevitabile e determinante mossa strategica che Dio studiò per sconfiggere il male e liberare l'umanità.

Ma l'incarnazione non è una grande partita a scacchi che Dio gioca con "l'avversario": essa è il più sovrumano atto d'Amore e di dolore che il Padre compie con la collaborazione dello Spirito Santo e con l'assenso del Figlio.

Per fortuna lo stile che Gesù usa nel suo insegnamento - e ricordiamo sempre che il Suo fondamentale insegnamento è che Dio è Padre! - ci autorizza a percepire i battiti del Cuore del Padre del Cielo rapportandoli a quelli di ogni padre sulla terra: è sufficiente, per tutte, la parabola del figliol prodigo.

Cosa prova un padre quando vede il suo bimbo appena nato? Scoppia di felicità, e se lo stringe al petto provando sensazioni che non riuscirà mai a descrivere.

Il Padre del Cielo, nel vedere il Suo Unigenito rivestito di umanità, non può non vibrare di infinita tenerezza. La gioia della paternità dell'uomo, che Gli fu tolta dal primo uomo, Gli viene ridonata in pienezza da Gesù, il cui Spirito Lo chiama "Padre" sin dal primo vagito.

La nascita di Gesù fa esplodere una grande festa nel cielo; gli Angeli che riempiono di luci e di canti la Notte santa sono una piccolissima eco della gioia che è nel Cuore del Padre.

Che cosa prova un padre quando il suo unico figlio viene richiamato alle armi, in caso di guerra, e mandato al fronte?

Quale sarebbe la sofferenza di questo padre se sapesse che quel suo figlio - inevitabilmente - sarà ucciso in combattimento?

Nulla è oscuro al Padre. Egli, guardando estasiato il "Suo" Piccolo tra le braccia della Madre, ha già dinanzi la visione di questo Figlio rifiutato, oltraggiato, crocifisso. Ed inizia la grande passione del Padre, alla quale si unirà quella di Maria dal momento in cui, nella presentazione al tempio, il vecchio Simeone le rivelerà la vera missione di quel Bimbo.

Con il Natale inizia la profonda sofferenza di Dio, che si attenuerà quando Gesù - risorto! - tornerà nel Suo seno; e terminerà solo quando ogni uomo - perché in ogni uomo ora è Gesù - avrà realizzato in pienezza la propria immagine di figlio in un ritorno totale a Lui.

La sofferenza del Padre! E' la sofferenza che Gli procuriamo non accettando il dono del Figlio perché non accettiamo la Sua Volontà, perché non sappiamo divenire accoglienza, come Maria, in un "Sì" totale e continuo.

"Consolate il Cuore del Padre afflitto" fu chiesto ai tre pastorelli di Fatima. Lo stesso invito viene rivolto a noi. Accogliamolo con pienezza, come loro fecero, "accettando giorno per giorno quello che il Padre vorrà mandarci".

Sarà il nostro quotidiano Natale, una continua esplosione di gioia che emanerà da noi, perché lo Spirito di Vita ci inonderà e ci feconderà.

Come Maria.

In Lei, come Lei, saremo sorgenti di acqua viva perché in tutti si realizzi il Natale; perché nasca un mondo nuovo; perché il Padre sia "tutto in tutti" e gli Angeli possano cantare con noi, i fratelli della terra, l'inno di Gloria al Padre perché - "come è nel cielo" - il Suo Trionfo d'Amore venga finalmente anche "sulla terra".

 

Il Natale oggi: la farsa del Babbo Natale

Che conto facciamo oggi del massimo dono del Padre? Il mistero del Natale, che ha come genesi profonda l'Amore e la figura del Padre, è ormai per i più una sentimentale tradizione; non si riesce più a captare la sua infinita pregnanza di spirito.

Ha invece capito il significato di questo mistero d'Amore "qualcuno" che - nel suo contorto livore - è riuscito a deformare la festa della gioia interiore nel grande cenone; la festa del "dono" nella sagra dei doni; la figura del Padre del Cielo in quella di "Babbo Natale", terranea come poche altre, anche se si cerca di farlo venire dal cielo.

Abituati ad accettare tutto quello che ci vien presentato senza chiederci il come e il perché, abbiamo accolto questo pupazzo con la stessa supina acquiescenza con cui ci siamo lasciati allagare dalla coca cola e devastare dalla gomma da masticare, segni evidenti del nostro degrado culturale: "Babbo Natale" ne è l'espressione più raffinatamente grossolana.

L'albero ha soppiantato il presepe, il pupazzo il Bambinello: il segno del nostro tradimento, quasi sempre inconscio, al Dono d'Amore del Padre.

Se vogliamo una prova di quanto asserito, esaminiamo appena qualche aspetto evidente dell'opera di questa controfigura del Padre.

 

Babbo Natale: la controfigura del Padre

Il Padre del Cielo, nel Natale, ci fa il dono gratuito del Figlio, che è l'espressione soprannaturale del Suo Amore.

"Babbo Natale" ci riempie di doni - tutt'altro che gratuiti! - che sono l'espressione materiale di un egoismo esasperato.

Gli Angeli posti all'ingresso della Grotta invitano con i loro canti ad adorare il Dio Bambino e a portarGli l'omaggio del nostro amore.

"Babbo Natale" all'ingresso dei supermercati e dei negozi, con il suo campanaccio, spinge ad entrare per rendere a Mammona - il dio della ricchezza - l'omaggio della tredicesima.

Il Padre ci manifesta il dono del Figlio in una "grandissima Luce" che illumina le menti e gli spiriti, per farci riflettere ed andare verso la fonte della Pace e dell'Amore: "Pace in terra agli uomini del suo amore " (Lc 4).

"Babbo Natale" ci presenta i suoi doni in una schizofrenia di lucette il cui lampeggiare continuo stordisce le menti e disorienta gli spiriti, risucchiandoci oltre le vetrine.

Il Padre ci porge il Figlio per mezzo di Maria, nella povertà e semplicità; ma in quel Bimbo nudo c' è il Tutto che riempie e placa i nostri spiriti assetati di infinito.

"Babbo Natale" ci fa confezionareì suoi doni in pacchetti luccicanti, ma ripieni del nulla, del vuoto esistenziale.

 

Il dopo Natale: la farsa è finita

Passa il Natale. Il Padre, fedele al Suo Amore, nel Figlio che continuamente si incarna in ogni Messa, rinnova il dono della Pace.

I doni di "Babbo Natale" si sono esauriti con la tredicesima; nei nostri cuori resta l'ansia della Luce non accolta, nella nostra mente sopravvive il ricordo amaro di questo pupazzo ogni anno più invadente e più grosso.

In attesa di un altro Natale che vedrà moltiplicati i supermercati ed i loro profeti - i pupazzi vestiti di rosso - trasciniamo la nostra esistenza di figli orfani del Padre perché non abbiamo accolto il dono del Figlio.

La farsa è finita.

 

Concludendo

Quando scuoteremo le nostre coscienze drogate da questo pupazzo che, dall'alto del suo albero ci invita a guardare a terra - dove sono i "suoi" doni - per risucchiarci verso la materia?

Quando ci decideremo ad accogliere il Dono del Cielo che ci orienta verso l'Alto, verso quel Padre che ci dona continuamente il Figlio perché noi si diventi a nostra volta dono per Lui e per i fratelli?

Scrolliamoci di dosso il torpore che i falsi valori deposti ai piedi dell'albero dal falso "Babbo" ci hanno provocato; ritroviamo i valori veri dello spirito che il Padre ci addita nel presepe: umiltà, fede, silenzio, obbedienza, adesione alla Volontà di Dio, semplicità, povertà di spirito, penitenza, preghiera.

Natale, il dono del Padre... estrema sofferenza del Padre e del Figlio per il trionfo dello Spirito d'Amore per gli uomini che, quando comprenderanno, non cesseranno più di dire continuamente, proprio per mezzo dello Spirito: "Papà, Papà, Papà....".

Nella gioia e nel dolore, nell'umiliazione e nella gloria, c' è da pronunziare una sola parola: "Papà", in unione con il Figlio e con lo Spirito.

Vivremo allora il Natale, avremo la gioia, troveremo la Pace: l'unico vero "dono" di cui abbiamo estremo bisogno e che il Padre ci farà in quel Bimbo che ci viene offerto se lo accoglieremo con la semplicità dei pastori, l'umiltà dei Magi, la fede di Maria e Giuseppe.

 

IL NATALE E LA MESSA

Il mio Natale

"Buon Natale!", cioè "Buona nascita!": è un augurio che è preghiera; ce lo siamo scambiato l'un l'altro, nell'inconscia speranza che realmente Gesù Bambino si incarnasse in noi e ci desse la Pace. Ci siamo augurati che il vecchio uomo muoia e lasci finalmente lo spazio al Figlio di Dio perché nasca nel nostro cuore.

Le tante lampadine dal lampeggiare nevrotico si sono spente; i goffi "babbi natale" che hanno adescato la nostra tredicesima per tramutarla in inutili doni ed in grandi pranzi sono usciti di scena e ci hanno lasciato con un vuoto interiore ancora maggiore. Questi falsi messaggeri del Natale ci hanno storditi e delusi, ma non sono riusciti a spegnere la maestosa, divina Luce della Stella; i tanti pacchetti dei doni appesi all'albero non hanno soffocato del tutto il Dono che il Padre ha deposto per noi nel presepe; i cenoni non hanno saziato la fame di infinito che grida nel profondo di ogni uomo.

Anzi, hanno reso più acuto il bisogno di pulito, di semplice, di essenziale, di presepe.

Forse lo abbiamo fatto, in qualche angolo della nostra casa. Ma pochi sono quelli che lo hanno preparato nel più profondo del loro essere, in qùella "mangiatoia" (Lc 2,7) che è il nostro cuore e che è il vero destinatario dell'Amore che viene.

A L'Aquila abbiamo fatto un'esperienza nuova: per tre giorni, con amici venuti da più parti d'Italia, ci siamo preparati al Natale senza cenoni, senza rumori, senza pensiero dei doni da fare e da ricevere, adorando l'Eucaristia e meditando la Messa. Con Maria, come Maria.

Vi passiamo alcune delle considerazioni che abbiamo fatto, delle quali la principale è la seguente: Il Natale non si chiude con il ciclo liturgico, ma continua in ogni Messa, ogni giorno; ogni giorno è Natale.

 

Il presepe!

Ogni Messa è Natale

La Messa non è soltanto il "rinnovamento" della passione e morte di Gesù, ma anche della sua incarnazione: non ci può essere morte se prima non c'è nascita.

Agli inizi di questo secolo è vissuto in Sardegna un sacerdote morto giovanissimo, di cui si narra un episodio, illuminante a questo riguardo, che si ripeteva in ogni celebrazione: al momento della Comunione restava per lungo tempo con l'Ostia in mano senza decidersi a consumarla. Come è facilmente intuibile, queste pause - che allungavano di molto il tempo della celebrazione - non erano ben viste da alcuni fedeli che fecero ricorso al Vescovo.

Il Vescovo si recò nella parrocchia e chiese ragione al sacerdote di questo comportamento fuori schema. La risposta che ebbe fu sconcertante:

- "Eccellenza, dopo la Consacrazione mi trovo tra le mani non più l'Ostia, ma il Bambinello in carne ed ossa. Non posso fare la Comunione fino a quando non torna ad essere Ostia".

Il Vescovo rimase interdetto, ma - forte della sua autorità - impose al parroco di non dilungarsi più al momento della Comunione. E, per essere sicuro che il suo ordine venisse rispettato, volle assistere alla Messa. Ma al momento della Comunione si ripeté la consueta attesa, e il prelato masticò amaro nel sentire il bisbiglio dei fedeli che guardavano a lui delusi e indispettiti.

Finalmente il giovane parroco consumò l'Ostia e rientrò in sacrestia dove lo attendevano le ire del superiore. A burrasca terminata, con il candore dei santi, rispose:

- "Monsignore, io voglio ubbidire, ma come faccio a mangiarmelo vivo?"

Questo sacerdote è morto da tanti anni, ma l'esperienza che ha vissuto resta viva nella Chiesa e nel nostro cuore: Gesù torna a nascere in ogni Messa. Il Natale continua in ogni Messa.

 

Ogni Messa è Natale.

Come viviamo il nostro Natale quotidiano?

Come viviamo il Natale quotidiano in ogni Messa alla quale partecipiamo?

Come ci prepariamo ad accogliere Gesù? Siamo veramente mondi? Ci siamo confessati? Ci siamo confessati bene, accusando con profondo pentimento ogni nostro peccato, assieme al fermo proposito di evitare con tutte le nostre forze di commetterne ancora?

Se diciamo di credere in Gesù che è vivo e splendente dinanzi a noi nell'Eucaristia, dobbiamo vivere il Natale ogni giorno in maniera sempre più forte e totale.

Dobbiamo essere testimoni veri della reale presenza di Gesù nell'Eucaristia ed ogni volta che siamo dinanzi a Lui chiediamoci: se in questo momento Gesù mi si mostrasse in tutto il Suo splendore, come mi comporterei?

Uscendo dalla Chiesa dobbiamo divenire apostoli dell'Eucaristia, dobbiamo difendere Gesù Eucaristia con tutte le nostre forze e impedire tutte le forme di dissacrazione.

Quanti hanno fatto il Natale? Quanti hanno accolto il dono del Padre? Pochi, molto pochi perché la grande maggioranza delle creature che dicono di credere e vanno in Chiesa NON CREDONO. Se credessero non si verificherebbe la continua dissacrazione del Corpo e del Sangue di Gesù.

 

Noi non crediamo.

Se credessimo dovremmo essere gli angeli custodi dell'Eucaristia, dovremmo testimoniarLa. Crediamo noi che in ogni Ostia c'è Gesù vivo, splendente, con Suo Corpo glorioso che a noi si comunica?

E se crediamo che Gesù è tutto intero in tutta l'Ostia ed in ogni particella di Essa - tant'è che quando le Ostie non bastano il Sacerdote le spezza in piccoli frammenti per donare a tutti Gesù - come possiamo riceverlo nelle mani permettendo il calpestamento dei tanti frammenti che cadono in terra?

No, noi non crediamo, perché se credessimo ci comporteremmo dinanzi a Gesù Ostia così come la Chiesa comanda: profondo inchino o genuflessione quando si è dinanzi a Gesù per riceverlo; genuflessione quando si passa dinanzi al 'tabernacolo; genuflessione con entrambe le ginocchia quando Gesù è esposto; stare in ginocchio durante la Messa quando durate la Consacrazione Gesù torna a noi.

Nell'Est, quegli uomini che per 70 anni hanno pagato col sangue anche il farsi un solo gesto di croce, oggi ricevono la Comunione in ginocchio, vivendo fin nel più profondo del proprio essere la Comunione con Dio, quel Dio per il quale milioni e milioni di uomini sono morti, senza rinnegarLo per conservare la vita. Nella sacrestia della chiesa di San Luigi, l'unica aperta al culto nella città di Mosca, c'è un cartello con il segnale stradale che indica "proibito" con a fianco scritto, in molte lingue: "Comunione nelle mani".

Noi non crediamo, perché se credessimo veramente non tollereremmo che in tante nostre chiese Gesù resti solo, nella sporcizia, nascosto e abbandonato.

Se credessimo!

Se credessimo che riceviamo la Vita, dovremmo, ad ogni: "Andate, la Messa è finita", restare in adorazione del Dio Vita che è in noi ed assorbirlo fin nelle più intime fibre per poi, uscendo, donare agli altri la vita che in noi pulsa.

Dobbiamo credere nella presenza reale di Gesù nell'Eucaristia e dobbiamo vivere questa nostra fede testimoniando la continua incarnazione di Gesù in noi. Dobbiamo permettere al Padre di fare di noi la Sua "gloria vivente", come lo fu Gesù.

Io credo: devo rinnovare la mia fede in ogni Comunione

lo credo che col Sacramento dell'Eucaristia mangio e bevo la Vita in tutte le sue forme, con una Potenza sconfinata che mi permette di vincere tutte le battaglie, di combattere tutti gli uragani, di essere rigenerato ogni istante.

lo credo che il Padre mi vuole vivo e vitale nel mondo perché possa testimoniare a tutti che Dio è Vita.

Io credo che solo questo importa, e devo imparare a ripetere sempre: " In ogni comunione io mangio e bevo la Vita e in Dio io tutto posso".

Questo è l'uomo nuovo, questa è la Chiesa nuova impostata sulla certezza incrollabile che Dio è Vita e che Gesù, venendo in me, mi comunica tutta la sua Potenza di Vita.

Questo devo predicare al mondo e devo tornare alla fede dei primi cristiani rafforzata da 2.000 anni di storia di Santi.

 

Se crederò

Se questo crederò e vivrò io trasmetterò ad ogni cosa e ad ogni creatura Potenza di Vita che si irradierà anche a distanza.

Se questo crederò, quando la morte tenterà di schiantarmi, io reagirà con una Potenza di Vita più grande, perché tutte le mie cellule saranno invase da una Potenza Vitale infinita.

Se questo crederò, nella misura in cui crederò lo vivrò, e tutto il mio corpo sprigionerà un'energia potentissima che non è tensione, non è nervosismo, ma è energia vitale pura che si comunica ai corpi e agli spiriti, alla materia e all'anima che inizia a vibrare di Potenza nuova. Se questo io crederò, questo si verificherà.

Se crederò questo, i doni che il mondo vecchio ha avuto sono un millesimo dell'energia che il Padre vuole donarmi oggi, quale dono per la mia donazione.

Se crederò questo e lo vivrò continuamente, il mondo stesso potrà vivere questo dono.

Se non crederò e non vivrò tale dono, il mondo attenderà: dipende da me vivificare il mondo.

Se crederò questo, dovrò viverlo nella gioia e in una potenza nuova, che si irraggerà dai miei occhi e dal mio volto, da tutto il corpo.

Se crederò, l'Amore mi porterà ad amare tutte le creature, ad abbracciarle e a vivificarle, a non giudicarle mai, ma a donare loro la Potenza di Vita che è del Padre, ma che a me Lui dona perché io la doni al mondo con il mio SORRISO DI LUCE.

E la stella del Natale risplenderà.