SVEGLIARINO QUARESIMALE

La Quaresima è soprattutto:

1) Contrizione dei peccati (digiuno).

2) Contemplazione del Crocifisso (pre-ghiera).

3) Restaurazione della vita (penitenza).

 

1) La contrizione dei peccati dev'essere sor-retta ed alimentata dal fermo proposito di non commetterne mai più: quindi il digiuno è egregiamente espresso dalla vigilanza per evitare quei peccati veniali che più ci predo-minano, tenendoci legati all'effimero ed al-l'illusorio: digiuno di pensieri vani, di parole inutili, di sguardi curiosi, di scatti asseconda-ti, di negligenze abitudinarie, di orgogliose compiacenze, di puerili vanità, di comodi esa-gerati, di facili impazienze, di malumore ri-nascente, e di tutte quelle prave tendenze che sono inconciliabili con la serietà della vita cristiana.

 

2) La contemplazione del Crocifisso richia-ma il fervore nelle opere di culto, e special-mente nella preghiera. Questa va considerata più in linea di perfezione che di moltiplica-zione: non di più, ma meglio, con ispirito raccolto e generoso attivismo, perchè non sia arida ripetizione di formule abitudinarie, ma una elevazione della mente a Dio. Quale vi-gore di vita divina darebbe un semplice se-gno di croce, se compiuto con riflessione ed amore! Quale robustezza di fede, slancio di carità, copia di meriti, darebbero la Santa Messa, la S. Comunione, la meditazione, il Rosario, l'Angelus, l'esame di coscienza ed anche le piccole offerte del lavoro e dei pasti, se compiute, non si dice con perfezione, ma almeno con isforzo di perfezione, sempre in unione con Cristo, nella meravigliosa e calda unità del Corpo mistico!

 

3) La restaurazione della vita, mediante la penitenza, è rappresentata, anzitutto, dal fe-dele compimento di ogni dovere. Qui, e solo qui, secondo Benedetto XV, è concentrata l'es-senza della santità. Il dovere è una mistica apparenza che ci dà il Verbo, che accresce in noi la vita divina, che ci trasforma in crea-ture celesti. Siamo membra divinizzate di Cri-sto, nostro Capo: lasciamo che Egli inizi, re-goli, domini tutti i nostri atti, persuasi che la vita cristiana non è altro che una fidu-ciosa adesione al suo impulso, un trasporto di noi in Lui, una trasformazione di ciò che noi siamo, in ciò che Egli è.

Viviamo la grazia, ricordando che le azioni da noi compiute non sono più nostre, ma di Gesù che forma con noi, mediante il Batte-simo, un solo spirito. Egli non fu Redentore soltanto venti secoli or sono, ma lo è sem-pre: le nostre azioni, essendo Sue, diventano redentrici e lo saranno tanto meglio, quanto più la nostra volontà sarà unita alla Sua col pensiero, con l'amore, col sacrificio.

Restauriamo, in questa Quaresima la no-stra vita, cercando di fluire ad ogni istante, nella circolazione del Corpo mistico, per es-serne cellule vive, consapevoli, feconde. Uti-lizziamo Gesù, offrendo ogni nostra azione coi meriti della Sua vita terrena, Eucaristica, gloriosa. Aggiungiamo tesoro a tesoro, offren-do pure, ad ogni istante, la nostra umile atti-vità con tutto il bene che si è fatto, si fa, si farà in cielo, in purgatorio, sulla terra, af-finchè i minuti della nostra vita, siano mi-nuti divini, e rechino maggior gloria a cia-scun membro della Chiesa trionfante, refri-gerio a quelli della purgante, santità alle ani-me della Chiesa militante.

In questo spirito facciamo sì che il Cristo crocifisso domini la nostra giornata: ci sia scuola per apprendere lezioni di umiltà e di dolcezza: ci sia specchio per rifletterne i do-lori, con la mortificazione dei sensi: ci sia rifugio per custodire il silenzio, senza di cui l'animo riduce a metà il suo lavoro: ci sia esemplare di carità generosa, per tutto dare e tutto perdonare... Ogni atto di virtù, per quanto piccolo, è Gesù che passa, impiagato ed affranto, vicino a noi, per avere un attimo di conforto: stendiamo la mano per aiutarlo a portare la Croce, offriamo le spalle per so-stenere il peso, asciughiamo il caro Volto insanguinato, col candido velo di un'anima, che non conosca i compromessi del peccato veniale assecondato.

MORIRE e VIVERE: ecco tutto il program-ma quaresimale: morire, cioè annientare l'uo-mo vecchio, vincerne le prave tendenze, ri-durle all'inazione del sepolcro, perchè in noi si rinvigorisca l'uomo nuovo, il Cristo, negli splendori della vita divina, sicchè Pasqua ci trovi identificati al glorioso Risorto.

lmprimi potest - Mediolani 3 martii 1950 can. Jos. BUTTAFAVA C. E.