UNA FESTA PER IL PADRE

Una festa auspicabile

Non dobbiamo forse meravigliarci del-l'assenza di una festa del Padre nella liturgia? La liturgia non ha cessato di arricchirsi di feste di santi sempre più numerosi. Le feste della Madonna, sotto diversi titoli o in relazione con diversi avvenimenti evangelici, non manca-no. Le persone divine sono venerate per il ruolo che hanno svolto nell'opera di salvezza. Cristo viene festeggiato parecchie volte, so-prattutto a Natale e Pasqua. Lo Spirito Santo ha la sua festa nella celebrazione della Pente-coste. Fra le tre persone divine, solo il Padre non viene festeggiato in modo particolare. Con le altre due, la sua persona è venerata nella festa della Trinità, ma si potrebbe dire che nella liturgia egli è il solo che non ha diritto a una festa propria.

Alcuni hanno tentato di giustificare questa assenza di festa dicendo che in realtà il Padre viene festeggiato tutto l'anno nella liturgia. Si può rispondere che il Cristo e lo Spirito Santo vengono anche celebrati durante tutto l'anno liturgico, ma che con ragione il culto cristiano ha voluto onorarli con feste particolari.

Altra obiezione è stata fatta: siccome le feste liturgiche commemorano gli avvenimenti dell'opera di salvezza, il Padre, che non è legato a un avvenimento particolare di que-st'opera, non deve avere una festa appropriata. L'argomentazione è debole, perché tutte le feste liturgiche non sono legate a un evento particolare, per esempio la festa della Trinità o quella del Sacro Cuore. Si deve sottolineare soprattutto che il Padre è la prima persona divina che si è impegnata nell'opera di salvez-za. Egli ha concepito e determinato in anticipo tutti gli avvenimenti che la liturgia comme-mora. Per questo motivo non avrebbe forse diritto a una festa di primaria importanza? L'omaggio della liturgia è chiamato a se-guire l'orientamento della lode di S. Paolo che riconosceva anzitutto negli avvenimenti della salvezza il disegno sovrano del Padre: «Bene-detto sia Dio Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizio-ne spirituale nei cieli, in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo la benevolenza della sua volontà...» (Ef 1, 35).

Se tutti i benefici dell'opera redentrice ci sono venuti dall'amore che il Padre ha libera-mente scelto di avere per noi, siamo invitati a volgere i nostri sguardi verso il Padre e a celebrare specialmente colui che ci ha colmati con la sua grazia.

 

Gesù e il culto del Padre

Gesù stesso, secondo la testimonianza evangelica, ha dato l'esempio indimenticabile dell'omaggio di lode e di azione di grazie al Padre. Il culto che egli pratica è essenzialmente rivolto al Padre.

La sua preghiera assume un carattere originale, assolutamente nuovo, con l'invocazione «Abbà», che testimonia una fa-miliarità totale con il Padre. Questo vocabolo aramaico, che significa «Papà», viene citato nella preghiera del Getsémani (Mc 14, 36). La citazione è unica, ma i lavori esegetici hanno mostrato che ogni volta che Gesù pregava, cominciava con questa invocazione. La sua vita intima era piena di dialogo con il Padre. E' vero che sulla croce egli dice «Eloì» «Dio mio» (Mc 15, 34; Mt 27,46), ma lo dice citando il salmo 22, e dopo riprende il suo modo per-sonale di esprimersi: «Padre (Abbà), nelle tue mani rimetto il mio spirito» (Lc 23, 46).

Ecco il culto al Padre che Cristo ha voluto condividere con i suoi discepoli. Risorto, egli chiama il Padre «Padre mio e Padre vostro» (Gv 20, 17). Prima, nel suo soggiorno terreno, aveva insegnato ai suoi discepoli a pregare come faceva lui stesso: «Quando pregate, dite: Padre (Abbà)» (Lc 11 2). L'insegnamento è chiaro, ma spesso i costumi acquisiti nell'Antico Testamento hanno impedito che le preghiere cristiane cominciassero con il vocabolo «Pa-dre». Nel colloquio con la Samaritana Gesù definisce il nuovo culto: «E' giunta l'ora ed è questa, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità, perché il Padre cerca tali adoratori» (Gv 4, 23). L'adorazione non è soltanto indirizzata a Dio, ma più precisamente al Padre. Si tratta di una caratteristica del culto nuovo istituito da Cristo. Fu dunque un culto rivolto al Padre che Gesù ha desiderato per la Chiesa. Questo culto, per esprimersi nel modo più completo nella liturgia, richiede la celebrazione di una festa che concentri l'at-tenzione e la devozione sul Padre. Se questa non è ancora stata istituita, non è forse il segno che la coscienza filiale dei cristiani è troppo poco sviluppata e che le relazioni intime di Gesù con il Padre non sono abbastanza condi-vise nella vita cristiana?

 

Tentativi nel passato

Dei tentativi sono stati fatti, nel passato, per ottenere l'instaurazione di una festa del Padre. Più di due secoli fa, il Re di Spagna Carlo II, aveva chiesto a Roma l'approvazione di un ufficio e di una messa particolare al Padre eterno. Per ragioni che oggi sembrano poco convincenti, la Sacra Congregazione dei Riti non accolse la petizione.

Riflettendo su questa proposta, possiamo chiederci se il titolo di «Padre eterno» era bene scelto. Questo titolo non esprime abba-stanza che cosa è il Padre rivelato da Gesù, colui che chiamiamo «Padre nostro». La festa non è destinata a venerare semplicemente la persona del Padre in se stessa, con la sua paternità eterna; tende soprattutto a festeg-giarlo nella paternità che con l'opera di salvezza egli ha assunto nei nostri riguardi. In questo senso, la festa del Padre è una festa del Padre nostro.

D'altra parte, la data proposta per la cele-brazione della messa al Padre eterno è signi-ficativa. E' la quinta domenica dopo Pasqua, con un vangelo di Giovanni (16, 23-28) che dà la certezza che tutte le preghiere rivolte al Padre nel nome di Gesù vengono esaudite. La scelta di questa domenica poteva permettere un bello sviluppo liturgico in una prospettiva trinitaria: dopo la festa del Padre, viene quella di Cristo nell'Ascensione, poi la festa dello Spirito Santo nella Pentecoste, e dopo la festa di ognuna delle persone divine, la festa della Trinità. E' più specialmente la festa del Padre che pone in luce il significato dell'impegno trinitario nell'opera redentrice. Precedendo la festa delle due altre persone divine, essa fa meglio apparire la priorità del Padre in tutto il disegno salvifico.

 

Festa della paternità

La festa del Padre s'impone particolarmente nella nostra epoca perché nella società contemporanea si è generalizza-ta la celebrazione di un giorno dedicato alla festa dei papà. La diffusione di questa festa testimonia che gli uomini di oggi hanno più vivamente preso coscienza del ruolo impor-tante del padre nella famiglia, e vogliono più espressamente riconoscere il valore della paternità, onorare e ringraziare i padri per il loro dono e la loro missione.

Possiamo discernervi un invito, rivolto a tutti i cristiani, di prendere più vivamente coscienza del ruolo del Padre celeste nella loro vita.

Per loro, la festa dei padri può assumere tutto il suo significato soltanto se viene illumi-nata dalla festa del loro Padre divino.

La festa del Padre dà alla paternità umana il suo valore. Questa paternità sta in crisi in molti ambienti sociali. La caduta della natalità nelle famiglie manifesta quanto grave sia il problema della fecondità. Per risolvere questo problema, non basta ricordare delle regole morali. Occorre anzitutto mostrare la nobiltà della paternità e della maternità. Pa-ternità e maternità hanno la loro prima ori-gine nella paternità del Padre celeste. S. Paolo aveva attirato l'attenzione su questa origine: «Piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni paternità nel cielo e sulla terra prende nome» (Ef 3,14). La festa del Padre è destinata a porre in luce la grandezza di ogni paternità. Può esercitare un influsso sul comportamento dei cristiani e favorire la creazione di un clima più stimolante per tutti coloro che hanno la dignità e la missione della paternità.

 

Festa dell'unità

La Festa del Padre può assumere un signi-ficato ecumenico. Nei convegni ecumenici, la preghiera al «Padre nostro» viene spesso recitata, come preghiera che unisce coloro che appartengono a confessioni cristiane diverse.

Quando S. Paolo sottolinea l'unità della Chiesa, afferma «un solo corpo, un solo Spirito», una sola speranza, «un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo». Poi viene il motivo supremo: «Un solo Dio Padre di tutti, che è al disopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti» (Ef 4, 4-5). La presenza di un solo Padre apre la via a un superamento di tutte le divisioni e a uno sforzo di mutua comprensione nelle differenze.

Aldilà delle frontiere del cristianesimo, la festa del Padre sarebbe una chiamata all'av-vicinamento di tutti i popoli e di tutti gli individui in un sentimento di fraternità uni-versale. Potrebbe essere celebrata come la festa della riconciliazione di tutti gli uomini con il loro Padre e di tutti gli uomini fra di loro. Sarebbe una giornata di mutuo perdono e di reciproca accoglienza. La festa ha come scopo di radunare tutti i figli del Padre nella coscienza più profonda dell'amore divino che guida la loro esistenza.

Jean Galot S.I.