NATUZZA

BIOGRAFIA DI UNA MISTICA CALABRESE

(Tratto da: "Natuzza Evolo e le Anime del Purgatorio" - don Marcello Stanzione - ŠEdizioni Segno 2010 - pagg-33-47 Cap.1)

Monsignor Domenico Tarcisio Cortese, at-tualmente vescovo in pensione, fu per molti anni il presule di Mileto-Nicotera-Tropea e segui mol-to da vicino la vicenda di Natuzza Evolo avendo sempre nei riguardi dell'umile donna grande ri-spetto ed ammirazione. Egli sulla rivista Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle anime ebbe a scrivere riguardo alla dimensione contemplativa in Calabria: "La nostra terra, complessa, imper-via, piena di fascino, carica di profonde contrad-dizioni, ha nella dimensione contemplativa una costante sorprendente della sua storia più vera e della sua gente più autentica". Con queste mon-signor Cortese ci immette nel fascino della natu-ra incontaminata della Calabria con i suoi monti, che vanno dall'Aspromonte alle Serre, dalla Sila al Pollino. Qui sembra quasi che il tempo si sia fermato a testimoniare il passaggio di santi ed eremiti del calibro di San Nilo di Rossano, San Brunone di Colonia, Gìoacchino da Fiore, San Francesco da Paola, tutti dediti ad una vita di preghiera e di mortificazione dove il lavoro era finalizzato ad un benessere collettivo. I grandi contemplativi, espressione più genuina del popo-lo calabrese, hanno caratterizzato non solo la sto-ria di questo paese, ma la vita di quanti grazie ad essi sono venuti alla fede.

I contemplativi traggono la forza per trasfor-mare la loro esistenza dall'amore di Dio e diven-tano testimoni della sua carità con un occhio par-ticolare ai bisogni dei più deboli e degli emargina-ti. Così è sorto a san Giovanni Rotondo nelle Pu-glie la Casa Sollievo della Sofferenza, voluta da San Pio da Pietrelcina e a Pompei in provincia di Napoli numerosi istituti per gli orfani e i figli dei carcerati, tutti nati dall'amore del Beato Bartolo Longo per la Madonna di Pompei. A Paravati si-milmente è stato inaugurato il 23 maggio 1992 il "Centro anziani Monsignor Pasquale Colloca", dove ha trascorso gli ultimi anni della sua vita la mistica Natuzza Evolo insieme al marito, varie persone bisognose, il parroco e alcuni sacerdoti. Nella vallata sottostante è ormai in via di comple-tamento un centro di accoglienza più grande e un santuario che si chiamerà "Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle anime". In occasione del-l'inaugurazione del "Centro Anziani" il vescovo di allora, monsignor Domenico Cortese ebbe a dire: "Natuzza è una parola di Dio, come lo sono io e come lo siete voi. Però la parola di Dio deve esser saputa leggere; il guaio è che Natuzza spes-so non è saputa leggere! ... Natuzza è una donna di fede, è una donna di speranza, è una donna di carità. Il vescovo vi può dire che è una donna in-tanto molto umile. è uno degli elementi positivi e questo lo devo dire come vescovo e come uomo, e la sua povertà. Questa donna è umile e soprat-tutto ubbidiente al vescovo".

Ma chi è Natuzza?

Fortunata Evolo, nasce a Paravati, una frazio-ne di Mileto, in provincia di Vibo Valentia, il 23 agosto 1924 da Fortunato Evolo e Maria Angela Valente. La sua infanzia non è particolarmente serena sia per le condizioni di estrema povertà economica sia per l'assenza del padre emigrato in Argentina nella speranza di un miglioramento di vita e là rimasto, formandosi una nuova fami-glia. La bambina non riceve una particolare for-mazione religiosa anche perché la condotta di sua mamma è particolarmente chiacchierata in paese... La bambina chiamata con il sopranno-me di Natuzza si distingue tuttavia dalle sue coe-tanee per il suo carattere dolce e paziente, e in modo particolare ha uno sguardo intelligente dal quale traspare una grande bontà interiore. Il sen-sazionale irrompe nella vita di Natuzza alla tene-ra età di dieci anni.

Un giorno la fanciulla è sola in casa, sente bussare alla porta, apre e si trova faccia a faccia con un monaco dalla statura imponente e dagli occhi luminosi. Natuzza pensa che quel religio-so è lì per chiedere la questua, d'impulso apre la madia per fargli constatare la loro estrema miseria. Incoraggiata dal sorriso del monaco chiede una grazia che le viene concessa. Quel monaco come dirà in seguito Natuzza è san Francesco di Paola (1416-1507) il massimo san-to calabrese che apparse parecchie volte alla mi-stica di Paravati.

Un altro fatto straordinario accadde nella par-rocchia di Santa Maria degli Angeli a Paravati. è il giorno della sua prima Comunione e nel rice-vere sulla lingua Gesù Eucaristia, Natuzza si ac-corge di avere la bocca piena di sangue, ovvia-mente prova un grande sconcerto e vorrebbe ri-ferirlo al sacerdote, ma poi pensa che sia un fatto normale e se ne torna a casa. Alla fine del 1938, lo straordinario irrompe in maniera continuativa nella sua esistenza mentre è a servizio presso la casa di uno stimato avvocato di Mileto. Natuzza ha ormai quattordici anni e svolge il suo lavoro con amore e precisione tanto che la padrona di casa le affida non solo le chiavi di casa ma anche quelle della cassetta dei soldi. è di questo perio-do una trasudazione ematica ad un piede in as-senza di ferite, trasudazione che dopo qualche tempo riguarda anche le mani, il volto, il petto e le spalle. In concomitanza con questi fatti ematici sogna un defunto: il signor Francesco Risi, che le predice le sudorazioni sanguinee, che al mo-mento si accompagnano a disturbi di tipo con-vulsivo che vengono scambiati per crisi epiletti-che. L'adolescente, al termine di queste crisi, ha visioni della Madonna, di Gesù davanti alle quali si inginocchia, prega, ed invita gli astanti a fare altrettanto. Accanto a queste visioni straordina-rie del Signore, della Vergine o degli Angeli che si presentano a lei come bambini luminosi, vede anche persone normali nell'aspetto esteriore, ma che risultavano essere anime di defunti in Purga-torio e per questo motivo la ragazza prorompe spesso in un pianto dirotto, ma con il passare del tempo instaura con queste anime un rapporto di confidente amicizia. Ovviamente in un primo momento questa familiarità di Natuzza con i de-funti suscita perplessità e critiche nelle autorità religiose per "una medianità" insolita rispetto a quella dei medium tradizionali: le anime del Pur-gatorio che invece appaiono a Natuzza le chiedo-no preghiere e suffragi, invitano alla penitenza e raccomandano che i loro cari parenti si accostino ai sacramenti della Confessione e della Comunìo-ne per poter meritare la salvezza eterna.

Pensando che Natuzza sia una indemoniata viene sottoposta ad alcuni esorcismi nella Catte-drale di Mileto. Una sera, dopo un solenne esorci-smo, vede nella sua stanza san Tommaso d'Aquino che le disse: "Ora una benedizione te la do io: da ora in poi vedrai i defunti più spesso, sia di giorno che di notte". Le anime si qualificano a Natuzza o mediante un'apparizione o scomparsa improvvisa oppure su informazione del suo ange-lo custode e, di tali anime, Natuzza ha una perce-zione psico-simil-sensoriale propriamente di fred-do quando scambiandoli per persone viventi, le capita di porgere loro la mano. Natuzza afferma che in genere l'aspetto fisico di queste anime dei defunti è quello dei loro ultimi giorni di vita, parti-colare di rilievo è il vestito indossato cioè quello preferito dall'estinto e non quello della sepoltura. Natuzza stessa è del parere che ciò avviene per fa-cilitare il riconoscimento dell'anima da parte dei suoi parenti. è stato giustamente osservato che una testimonianza dell'esistenza dell'aldilà in ma-niera così marcata, con la visione di numerosissi-me anime, non si è mai verificata nella storia do-cumentata della mistica, né si può insinuare un'evocazione spiritica dei defunti in quanto le anime si presentano spontaneamente, indipenden-temente dalla sua volontà ed altre anime accom-pagnano le persone che come vedremo si recava-no dalla mistica di Paravati.

In data 27 dicembre 1939 il vescovo di Mileto Paolo Albera stilò un profilo di fatti riguardanti la sua diocesana, la signorina Evolo Fortunata, e lo invia a padre Gemelli in data 18 febbraio 1940 per avere un giudizio da Padre Gemelli. Il 27 febbraio 1940 Padre Gemelli comunicò al vesco-vo Albera che la sua impressione era che si trat-tasse di sindrome isterica e consigliò di disinte-ressarsi del caso per sminuirne la portata e favo-rire anche così la guarigione della ragazza. Il ve-scovo Albera sollecitò un parere dell'eminente scienziato Padre Gemelli sui vestiti della Evolo intrisi di sangue e raffiguranti il disegno della croce. Padre Gemelli rispose al vescovo che non era importante esaminare il sangue e che riteneva necessario il ricovero della ragazza presso una casa di cura. Il 1° agosto 1940 il vescovo comuni-cò che l'interesse suscitato da Natuzza intorno a lei era diminuito a causa di una predizione errata della ragazza che aveva previsto la sua morte en-tro il 26 luglio, pur tuttavia continuava la feno-menologia ematica. Il 9 agosto Padre Gemelli ri-spose che alla luce dei nuovi fatti egli traeva la conclusione che si trattasse proprio di sindrome isterica e che non riteneva opportuno esaminarla personalmente, né ricoverarla a Milano per evita-re i costi di un trasferimento.

Comunque l'elemento atto a togliere credibili-tà a Natuzza non sono i suoi fenomeni mistici (colloqui con i defunti, disegni di immagini sacre formatesi col suo sangue sui fazzoletti sovrappo-sti al corpo, ecc.) ma l'episodio della morte pre-detta. Da questo momento Padre Gemelli ritiene non necessaria una visita personale alla ragazza calabrese ed emette una diagnosi di isteria, pur in possesso di elementi oggettivi sulla consisten-za delle visioni. L'agire del vescovo di Mileto è ispirato ad ottimi motivi di prudenza nell'avva-lersi dell'autorità scientifica di Padre Gemelli e nel seguirne i consigli (disinteressarsi del caso per favorire la guarigione della malattia) e racco-manda ai sacerdoti di non incontrare la Evolo. Le vicende della Evolo dimostrano come scien-ziati di valore a livello di Padre Gemelli, anche se illuminati dalla fede, possono cadere in errore di giudizio. Lo stesso Padre Gemelli passerà alla storia per aver considerato le stimmate di san Pio da Pietrelcina come sindrome isterica e forse au-tolesionismo. Probabilmente le umiliazioni e i patimenti sofferti da Natuzza sono certamente un'offerta al Signore per la conversione delle ani-me. Comunque l'agire della Chiesa è sempre ispirato ad estrema cautela quando è chiamata ad esprimersi in materia di soprannaturale. Anche per Natuzza, come nel caso di Padre Pio, è ne-cessario che trascorra il tempo e che lo svolgi-mento dei fatti dia elementi utili per un giudizio definitivo.

Nel 1941 Natuzza si ritirò da quel lavoro di domestica a casa dell'avvocato, ed andò a vivere presso la nonna materna e pensò di farsi suora, ma venne sconsigliata proprio perché protagonista di tanti fenomeni mistici considerati troppo inquietanti per la normale vita di un convento. La madre decise allora di farla sposare con il compaesano Pasquale Nicolace, figlio di amici e di professione falegname, che in quel momento in cui era in corso il secondo conflitto mondiale, prestava servizio nell'esercito. Il futuro marito accettò di sottoscrivere un contratto in cui si im-pegnava ad accettare di avere una moglie un po' particolare e a lasciarle tutta la libertà possibile affinché lei potesse seguire la sua vocazione di disponibilità verso il prossimo. Trovandosi lo sposo in guerra, il matrimonio avvenne, per pro-cura, il 14 agosto 1943. Fu un matrimonio felice e la coppia ebbe cinque figli. Per decine di anni ella ricevette, presso la sua povera abitazione mi-gliaia di persone provenienti in modo particolare dall'Italia per incontrarla, soprattutto nella spe-ranza di avere notizie dall'aldilà dei propri de-funti o indicazioni sulle proprie malattie. Moltis-simi testimoniarono di aver ricevuto grazie e be-nefici dopo l'incontro con la mistica.

Natuzza fu sottoposta a molti esami, per de-cisione del vescovo, fu ricoverata all'ospedale psichiatrico di Reggio Calabria. Alla fine il pri-mario concluse che era soggetta a fenomeni in-spiegabili con gli strumenti scientifici allora a di-sposizione. Il medico però accertò che non si trattava di suggestioni e che forse la neonata scienza della parapsicologia avrebbe potuto un giorno dare delle risposte più esaurienti. Negli anni '50 e '60 arrivarono a Paravati sia un grup-po di ricercatori inviato dal celebre professor Nicola Pende sia un altro inviato da una Univer-sità americana. Ambedue conclusero le loro in-dagini dichiarando che il fenomeno delle stim-mate e quello delle scritte fiorite dal sangue asciugato su stoffe e fazzoletti restavano inspie-gabili. In Natuzza sono frequenti anche i feno-meni della bilocazione. "I morti o gli angeli mi accompagnano dove è necessaria la mia presen-za", racconta, "io vedo perfettamente dove mi trovo, posso parlare ed essere udita, apro e chiu-do porte. Non è come vedere la televisione, io mi trovo proprio dentro il posto dove sono stata portata. Mi succede sia di notte, quando dormo, sia di giorno quando sto parlando con qualcuno. Non ho mai l'impressione di viaggiare, di attra-versare dei muri. Sono lì e basta. E sono anche a Paravati. Una volta ero in bilocazione per una strada di Nicastro e una signora che conoscevo mi ha incontrata, mi ha salutata e mi ha regalato due mostaccioli. Ero anche qui, a Paravati e sta-vo in colloquio con un visitatore e mi sono ritro-vata i mostaccioli nelle mani".

Riguardo alle visioni dei morti, quando Na-tuzza vede i defunti dopo il trentatreesimo anno di vita, li vede col corpo identico a quello che avevano al momento della morte, mentre i bam-bini li vede con un corpo che cresce fino all'età di sette anni, ed i ragazzi di sette anni come i gio-vani con un corpo che cresce fino all'età di tren-tatre, corpo che Dio fa riprendere quando desi-dera che essi siano visti dagli esseri umani. Na-tuzza non distingue se le anime del Purgatorio appartengano a questo o all'altro mondo, ecce-zion fatta quando li tocca perché ha la sensazio-ne di toccare della carne fredda e quando sono senza qualche indumento strettamente necessa-rio, vedendoli vestiti nel modo come fu vestito il cadavere. Distingue poi le anime sante del Para-diso perché sono sollevate da terra e sono vestiti di bianco e di celeste e la loro luminosità è varia essendo relativa al grado della grazia santificante. Non vede però gli spiriti dell'Inferno. Riguardo agli Angeli, Natuzza li vede come se fossero dei bellissimi bambini, provvisti di ali e capelli bion-di. Quando Dio lo permette vede l'Angelo custo-de a fianco al suo protetto. L'Angelo custode di ciascun sacerdote lo vede a sinistra, e sta a sini-stra perché essendo i sacerdoti ministri di Dio che celebrano il santo Sacrificio dell'Eucaristia, vengono considerati superiori agli Angeli, pur essendo, come uomini, imperfetti. Molte volte Natuzza ha riconosciuto dei sacerdoti vestiti in borghese proprio perché avevano l'Angelo alla loro sinistra.

In alcuni casi, numerose persone hanno testi-moniato che dal corpo di Natuzza si sprigionasse un forte profumo di fiori senza che vi fosse una spiegazione naturale. Tale profumo sprigionava misteriosamente anche dagli oggetti da lei tocca-ti: corone del rosario, crocifissi ed immagini sa-cre. Il profumo si sente, a volte per qualche istante, altre, a distanza di tempo, oppure è av-vertito contemporaneamente ed indipendente-mente da più persone. Ed ha una sua specificità: emana anche in posti distanti dove non vi è alcun oggetto toccato precedentemente da Natuzza. E molto probabile che questo sia semplicemente l'odore della santità, un dono straordinario che il Signore si compiace di dare ai suoi eletti.

Nel 1987 si costitui un'associazione, poi di-ventata fondazione, presso la quale Natuzza tra-scorse, insieme al marito, gli ultimi anni della sua vecchiaia, con l'obiettivo di creare a Paravati un grande complesso religioso che inglobasse un santuario mariano, strutture per l'assistenza me-dica e centri per giovani, anziani, disabili, tra cui, il già realizzato Centro Anziani "Monsignor Pa-squale Colloca" e quello per i servizi alla persona "San Francesco da Paola".

Ispirati da Natuzza e dalla sua testimonianza di fede sorsero inoltre, dal 1994, i "Cenacoli di Preghiera", riconosciuti dalla competente Auto-rità diocesana e diffusi sul territorio italiano ed

estero. L'associazione "Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle anime" nacque anche perché in un'apparizione la Madonna chiese a Natuzza di costruirle una chiesa. Natuzza ebbe numerose apparizioni e rivelazioni da parte della Vergine, il 13 marzo 1984 la Madonna le disse: "Io sono l'Immacolata Concezione, figlia mia. Lo so che stai soffrendo... il Signore ti ha affidato un com-pito doloroso e difficile, ma non ti scoraggiare, c'è Lui che ti protegge e ti aiuta... con la tua sof-ferenza salvi tante anime".

Natuzza mori alle cinque di mattina del 1° no-vembre 2009, all'età di ottantacinque anni, a cau-sa di un blocco renale. Al momento della sua morte avvenuta nella solennità di Tutti i Santi, le campane di Paravati hanno suonato a festa per-ché Natuzza ha vissuto una vita in attesa di que-sto momento e per lei mai festa è stata così bella. Il suo funerale è stato celebrato il 5 novembre e, nonostante la pioggia battente, si calcola che cir-ca trentamila persone sono arrivate a Paravati. Per la celebrazione della Messa esequiale è stato allestito un grande palco nel piazzale antistante "La Villa della Gioia", dove ha sede la fondazio-ne "Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle anime" che è una delle struttura volute da Na-tuzza Evolo. Oltre cento sacerdoti e ben cinque vescovi celebrarono la Santa Eucarìstia, presie-duta da Monsignor Luigi Renzo, Vescovo di Mileto che, all'omelia, affermò: "Natuzza è già san-ta perché è in Paradiso. Facciamo festa con lei che adesso è nella corona dei Santi. L'istruttoria per il processo di beatificazione è un problema solamente nostro che seguiremo secondo le pro-cedure e senza fretta. E poi più volte mi avete chiesto la posizione della Chiesa rispetto alla fi-gura di Natuzza. Ebbene a quest'ultima doman-da si può rispondere con la presenza della dele-gazione dei vescovi calabresi che sta partecipan-do a questo funerale".

Sempre durante l'omelia il vescovo ha sottoli-neato: "Sono rimasto impressionato dalla profon-da spiritualità di questa donna. Quello che mi ha sempre attratto in lei è stata la sua semplicità e il suo senso dell'obbedienza all'autorità ecclesiasti-ca. Natuzza non ha mai fatto niente che potesse mettere in difficoltà la Chiesa. E' stata sempre fe-dele alle indicazioni che i vescovi, che l'hanno co-nosciuta, le davano. Le è stato imposto agli inizi della sua missione pubblica di non ricevere la gente e lei, senza battere ciglio, ha ubbidito. Solo quando le hanno dato il via ha ricominciato a ri-cevere gente per dare loro conforto [...]. Quella di Natuzza è un'esperienza mistica che tocca de-gli aspetti legati al rapporto intimo con Gesù Cri-sto. La sofferenza, che ha sempre accettato in si-lenzio, è la riprova del suo legame con la Passione di Cristo. I fenomeni che lei avvertiva durante la Settimana Santa sono il segno del dono che Dio stesso le ha fatto. Natuzza, con la sua forza spiri-tuale, è riuscita a comunicare con tutti".

Riguardo poi ai fenomeni straordinari che, an-che grazie a trasmissioni televisive, resero la Evo-lo famosa, il vescovo ha ricordato: "Sono feno-meni di grande suggestione e se vogliamo di sen-sazionalismo, ma restano sempre marginali, Na-tuzza non è grande per questi fenomeni, anche se appariscenti. Natuzza è grande per la sua fede, per il suo amore, per il suo "sì" totale dato a Ge-sù sofferente".

Monsignor Renzo ha rivelato nella sua omelia funebre che "Natuzza, donna debole nella salute, ma forte nella fede, ha mostrato il suo coraggio, la sua grandezza d'animo, soprattutto al momento della morte. è in quel momento che ha testimo-niato a me e agli altri vicini al suo letto di agonia quale fosse la sua tempra spirituale e come la sua fede e il suo amore a Dio fossero tutto per lei".

Il vescovo ha ricordato di averla vista poche ore prima della morte e di averle chiesto: "Na-tuzza, volete baciare il crocifisso?". "Come se si fosse svegliata da un torpore di sofferenza, ha aperto gli occhi, ha fatto cenno di sì e porgendo e avvicinando le labbra ha baciato il crocifisso. In quello stato di dolore e sofferenza ha dimenti-cato se stessa e ha baciato il crocifisso riprodotto sulla mia croce pettorale".