19-6-2018 - SUNTO/VOLUME-1 CON MP3- “IL REGNO DELLA MIA DIVINA VOLONTÀ IN MEZZO ALLE CREATURE. LIBRO DI CIELO. IL RICHIAMO DELLE CREATURE NELL’ORDINE, AL SUO POSTO E NELLO SCOPO PER CUI FU CREATA DA DIO.” 

 

 

 

37 - Come Gesù parla a Luisa B

(Luisa:) Questi dunque sono i due modi con cui l’anima pareva che uscisse dal corpo, ed in questi due modi di uscire [del]l’anima, Iddio mi parla. Questo modo di parlare, Egli stesso lo chiama parlare intellettuale. Mi ingegnerò di spiegarlo. 

L’anima, dunque, uscita dal corpo e trovandosi innanzi a Gesù, non ha bisogno di parole per intendere ciò che il Signore le vuol dire, né l’anima ha bisogno di parlare per farsi intendere, ma [comunica] per mezzo dell’intelletto. Oh, quanto ci intendiamo benissimo quando ci troviamo insieme! Da una luce che da Gesù mi viene nell’intelletto, mi sento imprimere in me tutto ciò che il mio Gesù vuol farmi capire. Questo modo è molto alto e sublime, tanto che la natura difficilmente sa adattarsi a spiegarlo con le parole; appena può dirne qualche idea.  Questo modo di farsi intendere [di] Gesù, è rapidissimo, in un semplice istante si apprendono molte cose sublimi [più] che leggendo libri interi. Oh, quanto è Maestro ingegnosissimo Gesù, che in un semplice istante insegna molte cose, che ad un altro ci vorrebbero anni interi, se pure vi riesce; perché il maestro terreno non ha potenza di poter tirare la volontà del discepolo, né di poterle infondere nella mente senza sforzo e fatica; ma in Gesù, no, tanta è la sua dolcezza, l’amabilità del suo tratto, la soavità del suo parlare. E poi, è tanto bello, che l’anima appena Lo vede si sente tanto tirata, che delle volte è tanta la velocità con cui corre appresso a Gesù, che senza quasi avvedersi, si trova trasformata nell’oggetto amato, in modo che l’anima non sa discernere più il suo essere terreno, tanto resta immedesimata coll’Essere Divino. Chi può dire ciò che l’anima prova in questo stato? Ci vorrebbe Gesù stesso, oppure un’anima separata perfettamente dal corpo. Perché l’anima, trovandosi un’altra volta circondata dal muro di questo corpo e perdendo quella luce che prima la teneva inabissata, molto vi perde e vi resta oscurata, sicché se si vorrebbe provare a dirne qualche cosa, non può dirle che rozzamente.

Per darne un’idea, dico che m’immagino un cieco nato, che non ha mai avuto il bene di vedere ciò che si contiene nell’universo intero, e, per pochi minuti avesse il bene d’aprire gli occhi alla luce e potesse vedere tutto ciò che si contiene nel mondo: il sole, il cielo, il mare, le tante città, le tante macchine, le varietà dei fiori e le tante altre cose che ci sono nel mondo;  e, dopo quei pochi minuti di luce ritornasse alla cecità di prima. Ora, potrebbe costui dire distintamente tutto ciò che ha visto? Potrebbe far un abbozzo, dire qualche cosa in confuso.

Ora, una similitudine succede quando l’anima si trova separata [dal corpo] e poi [nuovamente] nel corpo; non so se dico spropositi! Come a quel povero cieco, non gli resterebbe la pena della perduta vista? Così l’anima, vive gemente e quasi in un stato violento; perché l’anima si sente violentata sempre verso il Sommo Bene; è tanta l’attrazione che Gesù resta nell’anima di Sé, che l’anima vorrebbe stare sempre attratta nel suo Dio. Ma ciò non può essere, e perciò si vive come se si vivesse in Purgatorio. Aggiungo che l’anima non ha niente del suo in questo stato, è tutto operazione che fa il Signore.

 

38 - Come Gesù parla a Luisa C

(Luisa:) 2)  -  Ora m’ingegnerò di spiegare il secondo modo che tiene Gesù nel parlare; ed è che l’anima, trovandosi fuori di se stessa, vede la persona di Gesù Cristo, come, per esempio, da Bambino, o sia crocifisso, o in qualunque altro atteggiamento, e l’anima vede che il Signore dalla sua bocca pronunzia le parole e l’anima dalla sua bocca risponde; delle volte succede che l’anima si mette a conversare con Gesù come farebbero due intimi sposi. 

Sebbene il parlare di Gesù è parchissimo, appena quattro o cinque e delle volte anche una sola parola - rarissime volte si diffonde qualche poco - ma in quel pochissimo parlare, ah, quanta luce vi introduce nell’anima! Mi sembra vedere, a prima vista, un piccolo ruscello, ma, guardando bene, invece d’un ruscello [l’anima] vi vede un vastissimo mare; così è una sola parola detta da Gesù: è tanta l’immensità della luce che resta nell’anima, che ruminandola ben bene vi sorge tante cose sublimi e profittevoli all’anima sua, che ne rimane stupita. Io credo che se si unissero insieme tutti i sapienti, resterebbero tutti confusi e muti [dinanzi] ad una sola parola di Gesù. 

Ora, questo modo [che Gesù tiene nel parlare all’anima] è più confacevole all’umana natura e facilmente si sa manifestare, perché l’anima entrando in se stessa si porta con sé ciò che ha sentito dire dalla bocca di Nostro Signore e lo comunica al corpo. Non riesce così facile, quando [il parlare di Gesù] è per mezzo d’intelletto.

Per me, ritengo che Gesù tiene questo modo di parlare per adattarsi all’umana natura, non che ha bisogno di parola per farsi intendere, ma perché questo modo più facilmente l’anima capisce e può manifestarlo al confessore. Insomma, Gesù fa come un Maestro dottissimo, sapiente, intelligente, che possiede in grado eminentissimo tutte le scienze e che nessuno può eguagliarlo, ma siccome si trova tra discepoli che non hanno imparato ancora le prime sillabe dell’alfabeto, ritenendo tutto in sé gli altri studi, impara ai discepoli: a, b, c, eccetera.

Oh, quanto è buono Gesù! Si adatta coi dotti e parla loro in modo altissimo, in modo che per capirlo devono studiare ben bene ciò che loro dice; si adatta cogli ignoranti e Si finge Lui anche ignorantello e parla in modo basso, in modo che nessuno può restare digiuno delle lezioni di questo Divin Maestro.

 

39 - Come Gesù parla a Luisa D

(Luisa:) 3)  -  Il terzo modo che Gesù mi parla è quando, parlando, partecipa nell’anima la sua stessa sostanza. A me sembra che, come il Signore quando creò il mondo, ad una sola parola furono create le cose, così essendo la sua parola creatrice, nell’atto stesso che dice la parola già crea nell’anima quella stessa cosa che dice, come, per esempio, Gesù dice all’anima: “Vedi quanto sono belle le cose?  [Tuttavia,] per quanto l’occhio tuo può scorrere sulla terra e nel cielo, mai troverai bellezza simile a Me!” In questo dire di Gesù l’anima si sente entrare in sé un certo che di divino; l’anima resta tanto attirata verso questa bellezza ed insiememente perde l’attrattiva per tutte le altre cose: per quanto belle e preziose fossero non le fanno nessuna impressione sull’animo. Quello che le resta fisso e quasi trasmutato in sé, è la bellezza di Gesù: a quella pensa, di quella bellezza si sente investita e resta tanto innamorata che, se il Signore non operasse un altro miracolo, le creperebbe il cuore e, di puro amore di questa bellezza di Gesù, spirava l’anima per volare nel Cielo a bearsi di questa bellezza di Gesù. Io stessa non so se dico spropositi.

Per spiegarmi meglio di questo parlare sostanziale di Gesù dico un’altra cosa. Gesù dice:  “Vedi quanto son puro, anche in te voglio purità in tutto”. In queste parole l’anima si sente entrare in sé una purità divina, questa purità si trasmuta in se stessa e giunge a vivere come se non avesse più corpo; e così poi delle altre virtù. Oh, quanto è desiderabile questo parlare di Gesù! Io, per me, darei tutto ciò che sta sulla terra, se potessi essere padrona, per avere una sola di queste parole di Gesù.

4)  -  Il quarto modo che Gesù mi parla è quando [mi parla] trovandomi [io] in me stessa, cioè nello stato naturale. E questo è pure di due modi: il primo è quando trovandomi in me stessa, raccolta nell’interno del cuore, senza articolazione di voce o di suono all’orecchio del corpo, Gesù internamente parla. Il secondo è come si fa da noi; e questo succede delle volte stando anche distratta o pure parlando con altre persone, ma una sola di queste parole basta a raccogliermi se distratta, o a darmi la pace se son turbata, a consolarmi se son afflitta.

 

40 – Gesù le promette di farle visita ogni giorno

(Luisa:) Ma la ragione più possente in me è dover stare tanto tempo senza potervi ricevere in Sacramento! Chi potrà resistere senza di Voi? Chi mi darà la forza? Dove potrò trovare un ristoro nelle mie afflizioni?” E mentre così dicevo sentivo tale pena nel cuore di questa separazione di Gesù Sacramentato, che piangevo dirottamente. Allora il Signore compatendo la mia debolezza mi disse: “Non temere, Io stesso sosterrò la tua debolezza; tu non sai quali grazie ti ho preparato, perciò temi tanto. Non sono Io onnipotente? Non potrò Io supplire alla privazione di potermi ricevere in Sacramento? Perciò rassegnati, mettiti morta nelle mie braccia, offriti vittima volontaria per ripararmi le offese, per i peccatori e per risparmiare gli uomini dei meritati flagelli; ed Io ti do in pegno la mia parola di non lasciarti neppure un sol giorno senza venirti a trovare. Finora tu sei venuta a Me, d’ora in poi verrò Io a te, non ne sei tu contenta?” (…)

 

41 – Un nuovo sistema di vita

Gesù:)  “Diletta del mio Cuore, ti ho messa in questo stato, acciò [Io] potessi più liberamente venire e conversare con te. Vedi, ti ho liberata da tutte le occupazioni esterne acciocché non solo l’anima, ma anche il corpo stesse a mia disposizione, e così [tu] potessi stare in continuo olocausto innanzi a Me. Vedi, se non ti avessi tirata in questo letto, dovendo tu disimpegnare i doveri di famiglia e [as]soggettarti ad altri sacrifizi, non potevo Io venire così spesso e farti partecipe delle offese conforme le ricevo, al più dovrei aspettare quando tu compivi i tuoi doveri. Ma adesso no, siamo rimasti liberi, non ce più nessuno che ci molesti e che rompa la nostra conversazione; d’ora innanzi le mie afflizioni saranno tue, e mie le tue; i miei patimenti tuoi, e miei i tuoi; le mie consolazioni tue, e mie le tue; uniremo tutte le cose insieme e tu prenderai interesse delle cose mie come se fossero tue, e così farò Io delle tue. Non più tra noi due ci starà: ‘questo è mio’ e ‘questo è tuo’, ma tutto sarà comune d’ambo le parti.

Sai come ho fatto con te? Come un re quando vuole parlare con la sua regina sposa e questa si trova con le altre dame in altri affari. Il re, che fa? Se la prende e se la porta dentro la sua stanza, si chiudono la porta, acciò nessuno possa andare a rompere la loro conversazione e sentire i loro segreti; così, stando soli, si comunicano a vicenda le loro consolazioni e loro afflizioni. Ora, se qualcheduno imprudente andasse a bussare, strillare dietro la porta e non li lasciasse in pace godere la loro conversazione, il re non lo avrebbe a male? Così ho fatto Io per te, e così pure Mi dispiacerebbe se qualcuno ti volesse distogliere da questo stato”.

 

42 – Imitazione di Gesù nella povertà

(Luisa:) Proseguì a dirmi: “Voglio da te conformità perfetta alla mia Volontà, in modo da disfarsi la tua volontà nella Mia. [Voglio] distacco assoluto d’ogni cosa, tanto che tutto ciò che è terra voglio che sia tenuto da te come sterco e marciume, che si ha orrore anche a guardarlo; e ciò perché le cose terrene, ancorché non si avesse attacco, solo a tenerle intorno e guardarle, adombrano le cose celesti ed impediscono a fare quel mistico sposalizio promesso a te. Di più, voglio che [co]sì come Io fui povero, anche M’imiti nella povertà. Devi considerarti, in questo letto, come una poverella; i poveri si contentano di tutto ciò che hanno, e ringraziano prima Me e poi i loro benefattori; così tu, statti a tutto ciò che ti viene dato senza domandare né questo, né quell’altro, ché potrebbe essere un impiccio nella tua mente, ma con santa indifferenza senza pensare se ciò facesse bene o male, rimettiti alla volontà altrui”.

(Gesù:) “Ripeti [al confessore] la domanda che ti dia l’ubbidienza di non prendere il chinino e di non farti prendere il cibo tante volte, ché Io gli darò lume”. Così, venne il confessore e glielo dissi; e lui mi disse: “Per non mostrare singolarità, d’ora in poi voglio che prendi il cibo una sol volta al giorno”; e sospese anche il chinino. Così restai più quieta e mi passò la fame, ma però non cessò il vomito, quella sol volta che prendevo il cibo ero costretta a rimetterlo. Il Signore delle volte mi diceva di chiedere l’ubbidienza di non mangiare, ma il confessore non mi ha dato mai questa ubbidienza; mi diceva: “Fa niente che vomiti, è un’altra mortificazione”.

Io però lo dicevo al Signore, e Lui mi diceva: “Voglio che fai la domanda, ma con santa indifferenza voglio che stia a ciò che ti dice l’ubbidienza”. E così continuai a fare.

 

(Il numero, prima del link, corrisponde al rispettivo capitolo del Volume)

37 https://www.dropbox.com/s/s5z3ehd9vsgr0eq/Vol.01%20-%2037.Come%20Gesu%27%20parla%20a%20Luisa.b.MP3?dl=0

 

38 https://www.dropbox.com/s/id48c2modyddgkz/Vol.01%20-%2038.Come%20Gesu%27%20parla%20a%20Luisa.c.MP3?dl=0

 

39 https://www.dropbox.com/s/qlnoy1o9wbzneqy/Vol.01%20-%2039.Come%20Gesu%27%20parla%20a%20Luisa.d.MP3?dl=0

 

40 https://www.dropbox.com/s/p6yxtwuy8wnl3u0/Vol.01%20-%2040.Gesu%27%20le%20promette%20di%20visitarla%20ogni%20giorno.MP3?dl=0

 

41 https://www.dropbox.com/s/i5ewfbcjg26qpay/Vol.01%20-%2041.Un%20nuovo%20sistema%20di%20vita.MP3?dl=0

 

42 https://www.dropbox.com/s/7oef4696kq8wdtw/Vol.01%20-%2042.Imitazione%20di%20Gesu%27%20nella%20poverta%27.MP3?dl=0

 

 

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27 – Sofferenze da parte delle creature

(Luisa:) Dopo questo feci quanto più potetti di rassegnarmi alla Volontà di Dio, sebbene molte volte ero messa a tale strettezze da parte delle creature, che delle volte non facevo altro che piangere. (…) Onde si suscitò una guerra da parte della famiglia: m’impedivano d’andare alla chiesa, non [mi] davano più quella libertà di starmene sola, ero guardata da per ogni dove, e più spesso se ne avvertivano [del mio stato]. (…)

(Gesù:) “Sono Io in tuo aiuto, di che temi? Non ti ricordi che anch’Io soffrii da parte di ogni specie di gente? Chi la pensava su di Me in un modo e chi in un altro; le cose più sante che Io facevo erano giudicate da loro difettose, cattive, fino a dirmi che era un indemoniato, tanto che Mi guardavano con occhi torvi, Mi tenevano in mezzo a loro, ma di malo umore e macchinavano tra loro quanto più presto potevano di togliermi la vita, ché la mia presenza s’era resa per loro intollerabile. Dunque non vuoi tu che ti faccia simile a Me facendoti soffrire da parte delle creature?”

Così passai parecchi anni soffrendo da parte delle creature, da demoni e direttamente da Dio.  (…) Ci furono altre visite di altri medici, ma non ci riuscirono a nulla. (…)

 

28 – Luisa nel letto

(Luisa:) Dopo che passai qualche tempo in questo stato detto di sopra, cioè circa sei o sette mesi, le sofferenze si accrebbero di più, tanto che fui costretta a starmene nel letto. (…)

 

29 – Necessità del sacerdote

(Luisa:) Quindi, dopo che il confessore se ne andò ed io [ero] rimasta libera, ritornai allo stato di prima. E così successe che passavo, quando le settimane, i quindici giorni, ed anche i mesi che ero sorpresa da quello stato d’intanto intanto nella giornata, e da me stessa riuscivo a liberarmi; quando poi ero sorpresa spesso spesso come ho detto di sopra, allora la famiglia mandava a chiamare il confessore; tanto più che avevano visto la prima volta che ne ero rimasta libera, che tutti credevano che non mi dovevo più riavere da quello stato ed invece scesi alla chiesa e mi rimisi allo stato di prima, così mandavano a chiamare il confessore ed allora restavo libera. Ma però non mi passò mai per la mente che ad un tale stato ci voleva il sacerdote per liberarmi, né che il mio male fosse una cosa straordinaria. È vero che quando perdevo i sensi vedevo Gesù Cristo, (…)

Tanto [è] vero che non credevo che ci volesse il sacerdote per liberarmi e che ciò succedeva per la santità del confessore, che quando fu giunto il tempo che lui se ne andò in campagna, una mattina, dopo la Comunione, il Signore mi fece capire che dovevo essere sorpresa da quello stato, m’invitò a tenergli compagnia col partecipare alle sue pene, ed io subito Gli dissi:  “Signore, come farò?  Il confessore non ci sta, chi mi deve liberare?  Adesso vuoi forse farmi morire?” Ed il Signore mi disse solamente: “La tua fiducia dev’essere solo in Me;  statti rassegnata, ché la rassegnazione rende l’anima luminosa, fa stare a posto tutte le altre passioni, in modo che Io, tirato da quei raggi di luce, ci vado nell’anima e la informo tutta in Me e la faccio vivere della mia stessa Vita”. (…)

 

30 – Opposizioni dei sacerdoti

(Luisa:) Da qui mi ebbe una guerra da parte dei sacerdoti: chi diceva che era finzione, chi che ci volevano le bastonate, altri che volevami far credere santa, chi soggiungeva che ero indemoniata e tante altre cose, che dirle tutte sarebbe troppo lunga la storia.  Onde, con queste idee nelle loro menti, quando succedevano le sofferenze e la famiglia mandava a chiamare qualche uno, facevano parti tanto strane, che la povera famiglia ha sofferto molto; (…)

Onde chi può dire quanto mi riuscì amaro questo fatto, che per liberarmi da quello stato di sofferenze si volesse il sacerdote? (…)

(Gesù:) “Non temere, Io sono quello che do le tenebre e la luce, verrà il tempo della luce. È mio solito che le mie opere le manifesto per mezzo dei sacerdoti”.

Così passai tre o quattro anni di queste contraddizioni da parte dei sacerdoti, molte volte mi assoggettavano a prove durissime, giungevano a farmi stare in quello stato di sofferenze, cioè impietrita, inabile a qualunque minimo moto, neppure di poter prendere una goccia d’acqua, diciotto giorni più o meno, quando a loro piaceva. (…)

 

31 – Epidemia del colera

(Luisa:) In questo periodo di tempo, ricordo che ci fu il colera, ed un giorno pregavo il mio buon Gesù che facesse cessare questo flagello, ed Egli mi disse: “Ti contenterò purché accetti d’offrirti a soffrire ciò che voglio Io”.

Le dissi:  “Signore, no, non posso;  Voi sapete come la pensano [i sacerdoti];  nonché il fatto passa tra me e Voi solamente: sarei stata prontissima ad accettare tutto”. Ed Egli mi disse: “Figlia mia, se Io avessi pensato a quello che pensavano e che dovevano fare di Me gli uomini, non avrei operato la Redenzione dell’umano genere. Ma Io avevo l’occhio alla loro salvezza; e l’amore grande che Mi divorava facevami fare [in tal modo] che quando vedevo persone che di Me mal pensavano e che davano occasione di farmi più soffrire, ero d’offrire quelle stesse pene che loro Mi davano per la loro stessa salvezza. Ti sei dimenticata che quello che voglio da te è l’imitazione della mia Vita, e che di tutto ciò che [Io] offrii ti farò parte di tutto? Non sai tu che l’atto più bello, più eroico e più a Me gradito e che offrirmi devi, è quello d’offrirti per quei stessi che ti sono contrari?”

Io restai muta, non seppi che rispondergli, accettai tutto ciò che il Signore voleva, e così fino alla sera fui sorpresa da quello stato di sofferenze e vi stetti tre giorni continui. E dopo che mi riebbi non sentii più niente che ci stava il colera.

 

32 – Un nuovo confessore

(Luisa:) Dopo questo mi ebbi un’altra mortificazione, e fu il dover cambiare confessore, ché essendo lui religioso fu chiamato in convento. (…) Onde andai dal Signore e Gli dissi la mia pena, ed Egli mi disse: “Non volerti affliggere per questo, Io ne sono il padrone dei cuori e posso volgerli e rivolgerli come a Me pare e piace. Se lui ti ha fatto del bene non è stato altro che un porgitore che riceveva da Me e lo dava a te. Così farò degli altri; di che temi adunque? Mia cara, fino a tanto che tu avrai l’occhio or a destra ora a sinistra e lo lascerai posare or su d’una cosa ed or sull’altra e non avrai l’occhio fisso in Me, non potrai camminare spedita la via del Cielo, ma andrai sempre zoppicando e non potrai seguire l’influsso della grazia. Perciò voglio che con santa indifferenza guardi tutte le cose che intorno a te succedono, stando tutta intenta a Me solamente”. (…)

 

33 – Luisa comincia ad aprire il suo interno

(Luisa:) Onde, trovandomi col nuovo confessore, incominciai, a poco a poco ad aprire il mio interno. Il Signore molte volte mi comandava che manifestassi al confessore ciò che Lui mi diceva, e quando io non lo facevo, il Signore mi riprendeva, mi rimproverava severamente (…) 

Così mi riuscii a manifestare l’animo mio. Ciò non faceva il confessore passato, non mi faceva nessuna domanda, non cercava di sapere che cosa mi succedeva in quello stato d’assopimento, donde io stessa non sapevo come uscire a parlare di queste cose. La cura che si prendeva era che stessi rassegnata, uniformata al Voler di Dio, a sopportare la croce che il Signore mi aveva dato, tanto che se delle volte mi vedeva un po’ infastidita, ne soffriva grande dispiacere.

Dunque avvenne che passai circa un altro anno con questo confessore nello stesso stato detto di sopra. Onde siccome il confessore sapeva donde procedesse quello stato di sofferenza, mi diceva che quando Gesù Cristo voleva che mi venissero le sofferenze, andasse da lui a chiedere l’obbedienza. (…)

 

34 – Invito a soffrire di continuo

(Luisa:) Ed il Signore, spezzando il mio parlare, riprese a dirmi: “Proprio qui ti volevo. Se tu ti offri a soffrire, non già come fino a questo punto, d’intanto intanto, ma continuamente, ogni giorno, per un certo dato tempo, Io risparmierò gli uomini. Vedi come farò: ti metterò in mezzo tra la mia Giustizia e le iniquità delle creature, e quando la mia Giustizia si vedrà ripiena delle iniquità, in modo da non poterle contenere, e sarà costretta a mandare i fulmini dei flagelli per castigare le creature, trovando te in mezzo, invece di colpire loro resterai tu colpita. In questo sol modo potrò contentarti di risparmiare gli uomini, diversamente no”.

 

35 – Obbedienza a soffrire nel letto per 40 giorni

(Luisa:) (…) Allora il Signore mi disse: “Va’ dal confessore e domandagli l’ubbidienza, se vuole; gli dirai tutto ciò che ti ho detto e starai a ciò che lui dice. Vedi, non sarà solamente per bene delle creature che voglio queste sofferenze continue, ma anche per tuo bene; in questo stato di sofferenze purificherò ben bene l’animo tuo, in modo da disporti a formare con Me un mistico sposalizio; e dopo questo darò l’ultima trasformazione in modo che diventeremo tutti e due, come due ceri che, messi sul fuoco, uno si trasforma nell’altro e se ne forma un solo;  così trasformerò Me in te, e tu vi resterai crocifissa con Me. Ah, non saresti tu contenta se potessi dire:  “Lo Sposo crocifisso, ma anche la sposa crocifissa! Ah, sì, non c’è nessuna cosa che da Lui mi rende dissimile!”?

Onde, quando potetti parlare col confessore gli dissi tutto ciò che il Signore mi aveva detto, e [co]sì [pure] come quella parola che il Signore mi disse: “Per un certo dato tempo”, senza notificarmi il tempo preciso che dovevo stare continuamente a soffrire, fu preso da me per una quarantina di giorni più o meno - ed ora sono circa dodici anni che continuo a stare; ma sia benedetto sempre Iddio, siano adorati sempre i suoi imperscrutabili giudizi! -. Io credo che se il Signore benedetto m’avesse fatto capire con chiarezza la lunghezza del tempo che dovevo stare nel letto, la mia natura si sarebbe molto spaventata e difficilmente si sarebbe assoggettata - sebbene ricordo che sono stata sempre rassegnata, ma non conoscevo allora la preziosità della croce come il Signore mi ha fatto conoscere nel corso di questi dodici anni - né il confessore si sarebbe adattato a darmi l’ubbidienza. Onde, così gli dissi al confessore:  [che] per una quarantina di giorni il Signore voleva che mi desse l’ubbidienza di stare continuamente a soffrire; dicendogli tutto il resto. (…) 

 

36 – Come Gesù parla a Luisa A

(Luisa:) Passo a dire altro, per ordine del confessore attuale. Io ubbidisco [passando] a manifestare i vari modi con cui il Signore mi ha parlato: A me pare che i modi con cui Iddio mi parla siano quattro, ma questi quattro modi di parlare di Gesù sono assai diversi dalle ispirazioni.

1)  -  Il primo modo è quando l’anima esce fuori di sé. Voglio però prima spiegare, come meglio posso, questo uscire fuori di me stessa. Questo avviene in due modi. Il primo è istantaneo, quasi un baleno, ed è così repentino che a me pareva che il corpo si sollevasse un po’ dal letto per seguire l’anima, ma poi è rimasto lì, ed a me è parso che il corpo è rimasto morto e l’anima invece ha seguito Gesù camminando [per] tutto l’universo, la terra, l’aria, i mari, i monti, il Purgatorio ed il Cielo - ove tante volte mi ha fatto vedere il posto ove io starò dopo morta -.

L’altro modo di uscire l’anima poi è più quieto, pare che il corpo si sopisce insensibilmente e resta come impietrito alla presenza di Gesù Cristo, ma però rimane l’anima col corpo, ed il corpo non sente più nulla delle cose esterne, anche se riconvolgesse tutto l’universo, anche se mi bruciassero e mi facessero a pezzi.

Questi due modi di uscire fuori di me stessa, così diversi, io li ho notati sensibilmente perché, nel primo modo, dovendo io obbedire al confessore che veniva a destarmi, l’ho visto dal luogo ove mi conduceva Gesù; cioè: dai confini della terra, o dell’aria, o dei monti, o dal mare, o dal Purgatorio, o anche dallo stesso Paradiso; anzi mi pareva di non fare in tempo per far trovare l’anima nel corpo dal confessore e, quindi, non poter obbedire, e pareva che, così di lontano come io mi trovavo coll’anima, mi pareva, dico, che mi affaccendassi tutta, mi an-gosciassi e mi affliggessi, se mai non facessi in tempo a farmi trovare dal confessore, e perciò [mi trovassi] a non ubbidire; ma confesso però che mi sono trovata sempre in tempo, e l’anima mi pareva che entrasse nel corpo prima che il confessore cominciasse a darmi l’obbedienza di destarmi. Anzi, dico la verità, che tante volte io vedevo di lontano il confessore che veniva, ma per non lasciare Gesù, pareva che non pensassi al confessore che veniva, ed allora Gesù, Egli stesso mi premurava a tornare coll’anima nel corpo per poter obbedire al confessore; ed allora io mi sentivo una gran ripugnanza di lasciare Gesù, ma l’obbedienza vinceva e, lasciando Gesù, Egli stesso, o mi baciava o mi abbracciava, o faceva altra cosa per licenziarsi da me. Ed io, lasciando il mio caro Gesù, Gli dicevo: “Vado al confessore, ma Voi, mio buon Gesù, tornate presto, non appena il confessore se ne andrà”.

 

(Il numero, prima del link, corrisponde al rispettivo capitolo del Volume)

27 https://www.dropbox.com/s/1fa8suwb737hz1m/Vol.01%20-%2027.Sofferenze%20da%20parte%20delle%20creature.MP3?dl=0

 

28 https://www.dropbox.com/s/yvtzg2ilebxokvx/Vol.01%20-%2028.Luisa%20nel%20letto.MP3?dl=0

 

29 https://www.dropbox.com/s/ijpix2olx1benmu/Vol.01%20-%2029.Necessita%27%20del%20sacerdote.MP3?dl=0

 

30 https://www.dropbox.com/s/ss7blr2o4ig8l3c/Vol.01%20-%2030.Opposizione%20dei%20sacerdoti.MP3?dl=0

 

31 https://www.dropbox.com/s/gk792jyls74oeth/Vol.01%20-%2031.Epidemia%20del%20colera.MP3?dl=0

 

32 https://www.dropbox.com/s/q003y7e5sxhjpxr/Vol.01%20-%2032.Un%20nuovo%20confessore.MP3?dl=0

 

33 https://www.dropbox.com/s/wnqbzsclu1f6fq4/Vol.01%20-%2033.Luisa%20comincia%20ad%20aprire%20il%20suo%20interno.MP3?dl=0

 

34 https://www.dropbox.com/s/h2yv8xl4lqbdmqo/Vol.01%20-%2034.Invito%20a%20soffrire%20di%20continuo.MP3?dl=0

 

35 https://www.dropbox.com/s/hpduh2fc84qqd6o/Vol.01%20-%2035.Obbedienza%20a%20soffrire%20nel%20letto%20per%20%2740%20giorni%27.MP3?dl=0

 

36 https://www.dropbox.com/s/1v4q7oznydv3trz/Vol.01%20-%2036.Come%20Gesu%27%20parla%20a%20Luisa.a.MP3?dl=0

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21 – Sconfiggere il nemico A

(Luisa:) Quindi questo duro cimento, sebbene non ricordo tanto bene, durò tre anni;  ma però avevo i giorni, le settimane d’intervallo; non che cessarono del tutto, ma [in seguito] ’incominciarono a mitigare. Ricordo che dopo una Comunione, il Signore m’insegnò il modo come dovevo fare per metterli in fuga, ed era: IL DISPREZZARLI E NON CURARLI AFFATTO, E CHE, DOVEVO FARNE QUEL CONTO COME SE FOSSERO TANTE FORMICHE. Mi sentii infondere tanta forza che non mi sentivo più quel timore di prima. E facevo così: quando facevano strepiti, rumore, dicevo loro: “Si vede che non avete che fare e che per passare il tempo state facendo tante sciocchezze; fate, fate, che poi quando vi stancherete lo finite”. Delle volte cessavano, altre volte tanto si arrabbiavano e facevano più forti rumori. Me li sentivo vicino facendosi più forti e violenza di dovermi portare [con loro nell’inferno]; sentivo la puzza orribile, il calore del fuoco. È vero che nel mio interno sentivo un certo brivido, ma mi facevo forza, gli dicevo: “Bugiardi che siete! Se ciò fosse vero, dal primo giorno l’avreste fatto, ma siccome è falso, e che non avete nessuno potere su di me se non quello che vi viene dato dall’alto, perciò canti e canti e poi, quando vi stancherai creperai!” Se poi facevano lamenti e gridi, gli dicevo: “Che? Non avete avuto a conti oggi?” O sia: “Vi si è stata tolta qualche anima che vi lamentate? Poveretti, non si sentono bene!, ma però voglio pur’io farvi lamentarvi un altro poco!” E mi mettevo a pregare per [i] peccatori oppure a fare atti di riparazione. Delle volte me la ridevo quando incominciavano a fare le solite cose e gli dicevo: “Come posso temervi, razze vili? Se foste esseri seri non avreste fatto tante sciocchezze! Voi stessi non vi vergognate, non vi fate prendere a burla?” Se poi mi tentavano di bestemmie o di odio contro di Dio, Gli offrivo quella pena amarissima, quella forza che mi facevo, ché mentre vedevo che il Signore meritava tutto l’amore, tutte le lodi ed io ero costretta a fare il contrario, in riparazione di tanti che lo bestemmiano liberamente e che neppure si ricordano che esiste un Dio, che sono obbligati a riamarlo. Se mi incitavano a disperazione, nel mio interno dicevo: “Non mi curo né del Paradiso né dell’inferno, quel che mi preme è di amare il mio Dio! Questo non è tempo di pensare ad altro, anzi è tempo d’amare quanto più posso il mio buon Dio, il Paradiso e l’inferno lo rimetto nelle sue mani, Lui che è tanto buono mi darà quel che a me più conviene e mi darà un luogo dove posso più glorificarlo!”

 

22 – Sconfiggere il nemico B

(Luisa:) M’insegnò, Gesù Cristo, che il mezzo più efficace per fare che l’anima restasse libera da ogni vana apprensione, d’ogni dubbio, d’ogni timore: era il protestare innanzi al Cielo, alla terra ed agli stessi demoni, di non voler offendere Dio, anche a costo della propria vita, di non voler [ac]consentire a qualunque tentazioni del demonio. E questo appena che l’anima avverte che viene la tentazione, se può nell’atto [stesso] della battaglia, ed appena che s’incomincia a sentire libera, ed anche tra il corso del giorno. Facendo così, l’anima non perderà tempo a pensare se abbia o no acconsentito, ché il solo ricordarsi della protesta [fatta], già le restituirà la calma; e se il demonio cercherà d’inquietarla, potrà rispondergli che: se aveva intenzione d’offendere Iddio, non si protestava il contrario; e così resterà salva d’ogni timore.

Ora, chi può dire la rabbia del demonio, che tutte le sue astuzie riuscivano a sua confusione, e dove credeva di guadagnare ci perdeva, e che delle sue stesse tentazioni ed artifizi, l’anima se ne serviva come poter fare atti di riparazione ed amore al suo Dio, facendo in questo modo?

L’altro modo che [Gesù] m’insegnò nello scacciare le tentazioni era il seguente. Se mi tentavano di suicidio io dovevo rispondere: “Non ne avete nessun permesso da Dio; anzi, a tuo dispetto voglio vivere per poter più amare il mio Dio”. Se poi mi percuotevano e mi battevano, io mi dovevo umiliare, inginocchiarmi e ringraziare il mio Dio ché ciò succedeva, in penitenza dei miei peccati, non solo, ma offrire tutto come atti di riparazione a tutte le offese a Dio che si facevano nel mondo.

Finalmente una brutta tentazione, che mi durò poco, fu che al contatto continuo di circa un anno e mezzo di così brutti demoni, io dovessi uscire incinta e partorire poi un piccolo demonio con le corna. La fantasia si allevava così che io mi vedevo innanzi, [con] una confusione orribile, a quel che si sarebbe detto di me per sì brutto avvenimento.

Finalmente finì dopo circa un anno e mezzo di questa lotta; finivano le crudezze dei demoni e cominciò una vita tutta nuova. Però non cessarono i demoni di tanto in tanto di molestarmi, ma però non erano così frequenti, non così fiera la battaglia, ed io mi avvezzai a disprezzarli.

 

23 – Chiamata allo stato di vittima

(Luisa:) “…vidi Gesù Cristo circondato da tanti nemici: chi Lo batteva, chi Lo schiaffeggiava, chi Gli conficcava le spine nella testa, chi Gli spezzava le gambe, chi le braccia. Dopo che Lo ridussero quasi in pezzi, Lo deposero nelle braccia della Madonna; (…)

(…) (La Madonna:) “Avvicinati a baciare le piaghe del mio Figlio; Lui ti sceglie come vittima, e se tanti l’offendono, tu coll’offrirti a soffrire ciò che Lui soffre Gli darai un ristoro in tanto penare. Non l’accetti tu?”

(…) (Luisa:) Finalmente mi avvicinai [a Gesù] e Gli baciai le piaghe; pareva che, fatto ciò, quelle membra così lacerate si risanavano, ed il Signore, che prima pareva quasi morto, S’incominciava a ravvivare a nuova vita. 

(…) (Gesù:) “Tu hai visto quanto Mi offendono e quanti camminano le vie dell’iniquità che, senza avvedersi, precipitano nell’abisso. Vieni ad offrirti innanzi alla Divina Giustizia come vittima di riparazione delle offese che si fanno e per la conversione dei peccatori, che ad occhi chiusi bevono alla fonte avvelenata del peccato. Un largo campo ti si apre d’innanzi di sofferenze, sì, ma anche di grazie; Io non più ti lascerò, verrò in te a soffrire tutto ciò che Mi fanno gli uomini, facendoti parte delle mie pene. Per aiuto e conforto ti do la mia Madre” (…)

(Luisa:) Io pure mi offrii tutta a Lui e alla Vergine, pronta a fare ciò che voleva; (…)

 

24 – Accettazione dello stato di vittima

(…) (Luisa:) Mentre perdetti i sensi si fece vedere un’altra volta Nostro Signore con la corona di spine in testa, tutto grondante Sangue, ed a me rivolto disse: “Figlia, vedi un po’ ciò che Mi fanno gli uomini; in questi tristi tempi è tanta la loro superbia che ne hanno infestato tutta l’aria, ed è tanta la puzza che da per ogni dove si sparge, che è giunta fino innanzi al mio trono nell’Empireo. Fanno in modo che loro stessi si chiudono il Cielo, i miseri; non hanno occhi per conoscere la verità, perché offuscati dal peccato della superbia col seguito degli altri vizi che portano con sé. Deh, dammi un sollievo a tanti acerbi spasimi ed una riparazione a tanti torti che Mi si fanno!” Ed in così dire Si tolse la corona, che non pareva corona ma tutto un pezzo, in modo che neppure una minima particella della testa restava libera, ma tutta veniva trapassata da quelle spine. Mentre Si tolse la corona Si avvicinò a me e mi domandò se l’accettavo. Io mi sentivo tanto annichilita, provavo tali pene delle offese che si fanno che mi sentivo spezzare il cuore; Gli dissi: “Signore, fa’ di me ciò che vuoi”. E così la prese e me la conficcò sulla mia testa e disparve.

Ora, chi può dire gli spasimi che provai nel ritornare in me stessa? Ad ogni movimento del capo credevo di spirare, tanti erano i dolori, le punture che sentivo nella testa, negli occhi, orecchie, dietro alla nuca; quelle spine me le sentivo penetrare fino nella bocca e [questa] si stringeva in modo che non potevo aprirla per prendere il cibo, e stavo quando 2 e quando tre giorni senza poter prendere niente. Quando [i dolori] si mitigavano in qualche modo, mi sentivo una mano sensibile che mi premeva il capo e mi rinnovava le pene, e delle volte erano tanti gli spasimi che per il dolore perdevo i sensi. (…)

 

25 – Incomprensioni da parte della famiglia A

(Luisa:) Una sera, mentre si stava a tavola, ed io in questo stato di non poter aprire la bocca, la famiglia s’incominciò ad inquietare. Io lo sentivo tanto che incominciai a piangere, e per non essere vista m’alzai e me ne andai ad un’altra parte seguitando a piangere, e pregavo Gesù Cristo e la Vergine Santissima che mi dessero aiuto e forza a sopportare questo cimento. Ma mentre ciò facevo mi sentii incominciare a perdere i sensi. Oh Dio, che pena il solo pensare che mi doveva vedere la famiglia! [Per]ché fino allora non se ne era avvertita. In questo mentre:

“Signore - Gli dicevo - non permettete che mi veggano”. Ed io avevo tale vergogna d’essere vista che non so dire il perché, e cercavo quanto più potevo di nascondermi in luoghi dove non potevo essere veduta; quando poi ero sorpresa all’improvviso, in modo che non avevo tempo di nascondermi o almeno d’inginocchiarmi - [per]ché come mi trovavo, in quella posizione restavo - e potevano dire che stavo a pregare, allora poi ero scoperta. Mentre perdetti i sensi si fece vedere Nostro Signore in mezzo a tanti nemici che Gli recavano ogni sorta d’insulti; specialmente Lo pigliavano e Lo calpestavano sotto dei piedi, Lo bestemmiavano, Gli tiravano i capelli. Mi pareva che il mio buon Gesù voleva fuggire da sotto quelle fetide piante, ed andava guardando, chissà potesse trovare una mano amica che Lo avesse liberato, ma non trovava nessuno. Mentre ciò vedevo, io non facevo altro che piangere sulle pene del mio Signore; avrei voluto andare in mezzo a quei nemici, chissà potessi liberarlo!, ma non ardivo. Gli dicevo: “Signore fatemi parte delle vostre pene. Deh, potessi sollevarvi e liberarvi!” (…) 

(Gesù:) “Tutto ciò che tu hai visto è niente a confronto di quelle offese che continuamente Mi fanno; é tanta la cecità loro, l’ingolfamento delle cose terrene, che giungono a divenire non solo crudeli nemici miei, ma anche di loro stessi; e siccome l’occhio loro é fisso nel fango, perciò giungono a disprezzare l’Eterno. Chi metterà un riparo a tanta ingratitudine?  Chi avrà compassione di tanta gente che Mi costano Sangue e che vivono quasi sepolti nel lezzo delle cose terrene? Deh, vieni con Me e prega e piangi insieme per tanti ciechi che sono tutt’occhi per tutto ciò che dà di terra e poi disprezzano e calpestano le mie grazie sotto dei loro immondi piedi come se fossero fango. Deh, sollevati sopra tutto ciò che é terra, aborrisci e disprezza tutto ciò che a Me non appartiene! Non ti facciano più impressione gli insulti che ricevi dalla famiglia dopo che Mi hai visto tanto soffrire; ma ti stia solo a cuore l’onore mio, le offese che continuamente Mi fanno, la perdita di tante anime. Deh, non lasciarmi solo in mezzo a tante pene che Mi straziano il Cuore! Tutto ciò che tu soffri adesso è poco in confronto di quelle pene che soffrirai. Non te l’ho detto sempre, che quello che voglio da te è l’imitazione della mia vita? Vedi un po’ quanto sei dissimile da Me! Perciò fatti coraggio e non temere”.

 

26 – Incomprensioni da parte della famiglia B

(Luisa:) Dopo questo ritornai in me stessa ed allora avvertii che ero circondata dalla famiglia che piangevano e stavano tutti in disturbo ed avevano tale timore che si replicasse quello stato, specialmente ancora morivo, che fecero quanto più presto potettero a ricondurmi in Corato, onde farmi osservare dai medici. Non so dire il perché, sentivo tale pena nel pensare che dovevo essere visitata dai medici, che molte volte piangevo e mi lamentavo col Signore dicendogli: “Quante volte, o Signore, Vi ho pregato che mi facciate patire nascosta. Era questo il mio solo ed unico contento, e adesso anche di questo sono priva. Deh, dimmi, come farò? Voi solo potete aiutarmi e sollevarmi nella mia afflizione! Non vedete quante ne dicono? Chi la pensa in un modo e chi un altro, chi vuole farmi applicare un rimedio e chi un altro; sono tutt’occhi sopra di me, in modo che non mi danno più pace. Deh, soccorretemi in tante pene, ché mi sento mancare la vita!” Ed il Signore benignamente soggiunse: “Non volerti affliggere per questo;  quello che voglio da te è che ti abbandoni come morta fra le mie braccia. Fino a tanto che tu hai aperti gli occhi per guardare ciò che fo Io, e ciò che fanno e dicono le creature, Io non posso liberamente operare su di te.  Non vuoi fidarti di Me?  Non sai tu il bene che ti voglio e che tutto ciò che permetto, o per mezzo delle creature, o per parte dei demoni, o direttamente da Me, è per tuo vero bene e non serve ad altro che a condurre l’anima a quello stato a cui Io l’ho eletta? Perciò voglio che ad occhi chiusi ti stia fra le mie braccia senza guardare ed investigare questo o quell’altro, fidandoti interamente di Me e lasciandomi liberamente operare. Se poi vuoi fare l’opposto, ci perderai tempo e verrai ad opporti a ciò che voglio fare di te. In riguardo alle creature, usa profondo silenzio, sii benigna e sottomessa con tutti; fa’ che la tua vita, il tuo respiro, i tuoi pensieri ed affetti, siano continui atti di riparazione che placano la mia Giustizia, offrendomi insieme le molestie delle creature, che non saranno poche!”

 

(Il numero, prima del link, corrisponde al rispettivo capitolo del Volume)

21 https://www.dropbox.com/s/ns3ssibyq9expw7/Vol.01%20-%2021.Sconfiggere%20il%20nemico.a.MP3?dl=0

 

22 https://www.dropbox.com/s/4ay5nw5dz620uwg/Vol.01%20-%2022.Sconfiggere%20il%20nemico.b.MP3?dl=0

 

23 https://www.dropbox.com/s/ltygsagpa5dabb9/Vol.01%20-%2023.Chiamata%20allo%20stato%20di%20vittima.MP3?dl=0

 

24 https://www.dropbox.com/s/zozy7sfhn6x78bl/Vol.01%20-%2024.Accettazione%20dello%20stato%20di%20vittima.MP3?dl=0

 

25 https://www.dropbox.com/s/plhppke4bd82ufr/Vol.01%20-%2025.Incomprensioni%20da%20parte%20della%20famiglia.a.MP3?dl=0

 

26 https://www.dropbox.com/s/2guwsmstc1hjbbb/Vol.01%20-%2026.Incomprensioni%20da%20parte%20della%20famiglia.b.MP3?dl=0

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14 – Prova della privazione – Lezione 1

(Luisa:) Seguitando ciò che avevo cominciato, me Lo sentivo dentro di me, L’abbracciavo, me Lo stringevo, Gli dicevo: “Amato Bene, vedi quanto mi è riuscita amara la nostra separazione”. E Lui che mi diceva: “È niente ciò che hai passato, preparati a prove più dure. Perciò sono venuto: per disporre il tuo cuore e fortificarlo. Adesso Mi dirai tutto ciò che hai passato, i tuoi dubbi e timori, tutte le tue difficoltà per poterti insegnare il modo come [com]portarti nella mia assenza”.

Quindi gli facevo la narrazione delle mie pene dicendogli: “Signore, vedi, senza di Voi non ho potuto fare niente bene. La meditazione l’ho fatta tutta distratta, brutta, tanto che non avevo coraggio di offrirvela. Nella Comunione non ho potuto stare le ore intere come quando Vi sentivo: mi vedevo sola, non avevo con Chi potevo intendermela; tutta mi sentivo vuota, la pena della vostra assenza mi faceva provare agonie mortali, la natura voleva sbrigarsi subito per sfuggire quella pena; tanto più che mi pareva che non facevo altro che perdere tempo!  [Mi sopravveniva però] il timore ancora, [che] Voi, tornando, mi castigavate perché non ero stata fedele… Quindi, non sapevo che farmi! E poi, la pena che Voi siete continuamente offeso, e che non sapendo il quando, come prima mi insegnavi di fare quegli atti di riparazione, quelle visite al Santissimo Sacramento per le diverse offese che Voi ricevete.  Dunque, dimmi un po’: come dovevo fare?” 

E Lui, benignamente, ammaestrandomi diceva:

1° -  “Tu hai fatto male nello starti così disturbata! Non sai tu che Io sono Spirito di pace e la prima cosa che ti raccomando è di non funestare la pace del cuore? Quando nell’orazione non puoi raccoglierti, non voglio che pensi a questo o quell’altro, com’è e come non è; facendo così tu stessa chiami la distrazione. Ma invece quando ti trovi in quel stato la prima cosa é che ti umili, confessandoti meritevole di quelle pene, mettendoti come un umile agnellino nelle braccia del carnefice, che mentre l’uccide gli lambisce la mano; così tu, mentre ti vedrai percossa, abbattuta, sola, ti rassegnerai alle mie sante disposizioni, Mi ringrazierai di tutto cuore, Mi bacerai quella mano che ti percuote, riconoscendoti indegna di quelle pene; poi Mi offrirai quelle amarezze, angustie, tedii, pregandomi che li accettassi come un sacrifizio di lode, di soddisfazione delle tue colpe, di riparazione dell’offese che Mi fanno. Facendo così, la tua orazione salirà innanzi al mio Trono come un incenso odorosissimo, ferirà il mio Cuore, ti attirerai nuove grazie e nuovi carismi; il demonio vedendoti umile e rassegnata, tutta inabissata nel tuo nulla, non avrà forza di avvicinarsi. Eccoti che dove tu credevi di perdere, farai grandi acquisti.

 

15 - Prova della privazione – Lezione 2

(Gesù:) 2° -  In riguardo alla Comunione, non voglio che ti affligga ché non sai stare. Sappi che è un’ombra delle pene che soffrii nel Getsemani; che sarà quando ti farò partecipe dei flagelli, delle spine e dei chiodi? Il pensiero delle pene maggiori ti farà soffrire con più coraggio le pene minore; quindi, quando nella Comunione ti troverai sola, agonizzante, [voglio che] pensi che ti voglio un poco in compagnia nella agonia dell’Orto. Dunque mettiti vicino a Me e fa’ un confronto tra le tue e le mie pene. Vedi: tu sola e priva di Me; ed Io anche solo, abbandonato dai più fedeli amici che addormentati se ne stanno; fin dal mio Divino Padre lasciato solo. Poi in mezzo a pene acerbissime, circondato da serpi, da vipere, da cani arrabbiati - quali erano i peccati degli uomini e dove erano anche i tuoi che facevano la loro parte! - che Mi parevano che Mi volevano divorare vivo, il mio Cuore fu preso da tali strettezze che Me lo sentivo come se stesse sotto d’un torchio, tanto che sudai vivo Sangue.  Dimmi, quando tu sei giunta a soffrire tanto? Dunque, quando ti trovi priva di Me, afflitta, vuota d’ogni consolazione, ripiena di tristezze, d’affanni, di pene, vieni vicino a Me, asciugami quel Sangue, offrimi quelle pene in sollievo della mia amarissima agonia. Così facendo troverai il modo come poterti trattenere con Me dopo la Comunione; non che non soffrirai, perché la pena più amara che possa dare alle anime mie care è il privarle di Me, ma tu, pensando che con quel tuo penare darai sollievo a Me, sarai anche contenta.

 

16 - Prova della privazione – Lezione 3

(Gesù:) 3° -  Per [quanto riguarda] le visite ed atti di riparazione, tu devi sapere che tutto ciò che feci nel corso dei trentatré anni, dacché nacqui finché morii, lo sto continuando nel Sacramento dell’altare; perciò voglio che mi visiti 33 volte al giorno, onorando i miei anni ed insieme unendoti con Me nel Sacramento con le mie stesse intenzioni, cioè di riparazione, di adorazione... Questo lo farai in tutti i tempi. [Lo farai con] il primo pensiero della mattina:  subito vola innanzi alla custodia dove sono per amore tuo e Mi visiti; [lo farai con] l’ultimo pensiero della sera, mentre dormirai la notte, prima e dopo il pasto, in principio d’ogni tua azione, camminando, lavorando”.

Mentre così mi diceva, mi vedevo tutta confusa, non sapendo se potevo riuscire a farle; Gli dissi: “Signore, Vi prego a starmi insieme finché prendo l’abitudine a farle, ché conosco che con Voi tutto posso, ma senza [di Voi] che posso fare io, miserabile?” E Lui, benignamente soggiungeva: “Sì, sì, ti contenterò! Quando mai ti ho mancato? La tua buona volontà voglio!, ché qualunque aiuto tu vuoi, te lo darò”. E così faceva.

 

17 - La grande prova di fedeltà

(Gesù:) “Non temere, sarò tua forza, non tu soffrirai, ma Io che soffrirò e combatterò in te. Vedi, voglio purificare l’anima tua da ogni minimo neo che potrebbe impedire l’amore mio in te; voglio provare la tua fedeltà, ma come posso vedere se ciò è vero, se non col metterti in mezzo alla battaglia? Sappi dunque che voglio metterti in mezzo ai demoni; darò loro libertà di tormentarti e di tentarti, affinché quando avrai combattute le virtù coi vizi opposti, già tu ti trovi in possesso di quelle stesse virtù che crederai di perdere; e dopo, l’anima tua purgata, abbellita, arricchita, sarà come un re che viene vincitore da una fierissima guerra, che, mentre credeva di perdere quello che teneva, se ne ritorna invece più glorioso e ripieno di immense ricchezze. Ed allora verrò Io, formerò in te la mia dimora e staremo sempre insieme. È vero che sarà doloroso il tuo stato, i demoni non ti daranno più pace, né giorno, né notte, staranno sempre in atto di muoverti fierissima guerra, ma tu abbi sempre la mira a quello che voglio fare di te, cioè di farti simile a Me e che a ciò non potrai giungere che per mezzo di molte e grandi tribolazioni, che così starai con più coraggio a sostenerne le pene”.

 

18 – La grande prova – Tre armi

(Luisa: ) Chi può dire come rimasi spaventata a tale annunzio?

(…) (Gesù:) “Non t’affliggere tanto, sappi che mai permetterò che ti tentino sopra le tue forze; se ciò permetto è per tuo bene. Non mai metto le anime nelle battaglie per fare che periscano; prima misuro le loro forze, dono loro la mia grazia, e poi le introduco; e se qualche anima precipita, è perché non si tengono unite a Me con la preghiera: non provando più la sensibilità del mio amore vanno mendicando amore dalle creature, mentre Io solo posso saziare il cuore umano; non si lasciano guidare dalla via sicura dell’obbedienza, credendo più al giudizio proprio, che a chi li guida invece mia. Dunque, qual meraviglia se precipitano? Quindi, quel che ti raccomando è la preghiera: ancorché dovessi soffrire pene di morte, mai devi tralasciare quel che sei solito di fare; anzi, quanto più ti vedrai nel precipizio, tanto più invocherai l’aiuto di Chi può liberarti. Di più, voglio che ti metti ciecamente nelle mani del confessore, senza esaminare quello che ti viene detto; tu sarai circondata da tenebre e sarai come uno che non ha occhi e che [ab]bisogna di una mano che la guida: l’occhio per te sarà la voce del confessore che come luce ti rischiarerà le tenebre, la mano sarà l’ubbidienza che ti sarà di guida e di sostegno per farti giungere a porto sicuro.  L’ultima cosa che ti raccomando è il coraggio. Voglio che con intrepidezza entri nella battaglia; la cosa che fa più temere un esercito nemico è il vedere il coraggio, la fortezza, il modo con cui disfidono i più pericolosi combattimenti, senza nulla temere. Così sono i demoni, nulla più temono che un’anima coraggiosa, tutta appoggiata a Me, [che] con animo forte va in mezzo a loro non per essere ferita, ma con risoluzione di ferirli e di sterminarli; i demoni restano spaventati, atterriti e vorrebbero fuggire, ma non possono, perché legati dalla mia Volontà, e sono costretti a starvi per loro maggior tormento. Dunque, non temere di loro, ché niente possono farti senza il mio Volere. E poi, quando ti vedrò che non puoi più resistere e starai per venir meno, se tu mi sarai fedele, subito verrò e metterò tutti in fuga e ti darò grazia e fortezza. Coraggio, dunque, coraggio!”

 

19 – Lunga battaglia contro il nemico A

(Luisa:) Ora, chi può dire il cambiamento che succedette nel mio interno? Tutto era orrore per me, quell’amore che prima sentivo in me, ora me lo vedevo convertito in odio atroce. Che pena di non poterlo più amare! Mi straziava l’anima il pensare che quel Signore [era Colui] che era stato tanto buono con me! [Che pena] ora vedermi costretta ad aborrirlo, a bestemmiarlo come se fosse il più crudele nemico, il non poterlo guardare neppure nelle sue immagini, ché [al solo] guardarle, [al] tenere corone fra le mani, baciarle, mi venivano tali impeti di odio e tanta forza, che farle e mettere tutto in pezzi era lo stesso; e delle volte facevo tanta resistenza, che la natura tremava da capo a piedi. Oh Dio, che pena amarissima! Io credo che se nell’inferno non ci stessero più pene, la sola pena di non poter amare Dio formerebbe l’inferno più orribile. Molte volte il demonio mi metteva innanzi le grazie che il Signore mi aveva fatto, ora [facendomele vedere] come [fossero] un lavorio della mia fantasia, e quindi [m’incitava a] poter menare una vita più libera, più comoda; ed ora [presentandomele] come vere, e mi rimproveravano col dire: “Questo è il bene che ti voleva? Questa è la ricompensa!, che ti ha lasciata nelle nostre mani! Sei nostra, sei nostra, per te tutto è finito, non c’è più da sperare!” E nell’interno mi sentivo gettare tali impeti di sdegno contro il Signore, e di disperazione, che parecchie volte, essendomi trovata qualche immagine fra le mani, era tanta la forza dello sdegno che le ruppi, ma mentre ciò facevo, piangevo e la baciavo, ma, non so dire come, ero costretta a farlo. Ora, chi può dire lo strazio dell’anima mia? I demoni facevano festa e se la ridevano; chi faceva rumore da un punto, chi dall’altro, chi strepitava, chi m’assordava coi gridi dicendo: “Vedi come sei nostra! Non ci resta altro che portarti all’inferno, anima e corpo, e poi lo vedrai che lo faremo!” Delle volte mi sentivo tirare, ora le vesti, ora la sedia dove stavo inginocchiata, e tanto la movevano e strepitavano che non potevo pregare, e delle volte era tanto il timore che, credendomi di dovere liberarmi, me ne andavo a coricarmi nel letto - siccome questi fracassi succedevano la maggior parte la notte - ma anche là mi seguivano col tirarmi il cuscino, le coperte. Ora, chi può dire lo spavento, la paura che ne provavo? Io stessa non sapevo dove mi trovavo, o sopra la terra o nell’inferno;  era tanto il timore che davvero mi portassero [con loro nell’inferno], che gli occhi non si potettero più chiudere al sonno; stavo come uno che tiene un crudele nemico che ha giurato che a qualunque costo gli deve togliere la vita; e questo lo credevo che mi doveva succedere al primo chiudere degli occhi; quindi mi sentivo come se uno mi mettesse una cosa dentro, in modo che ero costretta a tenerli spalancati per vedere quando mi dovevano portare, chi sa potessi farmi forza ed oppormi a ciò che volevano fare! Quindi mi sentivo sollevarmi i capelli sulla mia testa uno per uno, un sudor freddo per tutta la persona che mi penetrava fino nelle ossa e mi sentivo disgiungere i nervi e le ossa uno per uno, e dibattevano insieme per la paura.

 

20 - Lunga battaglia contro il nemico B

(Luisa:) Altre volte mi sentivo incitare a tale tentazioni di disperazioni e di suicidio, che qualche volta essendomi trovata vicina al pozzo o pure a qualche coltello, mi sentivo tirare a menarmi dentro o pure prendere il coltello ed uccidermi; ed era tanta la forza che dovevo farmi per fuggire, che mi sentivo pene di morte, e mentre fuggivo, me li sentivo venire appresso e mi sentivo suggerire che: per me inutile era il vivere, dopo avere commesso tanti peccati, Iddio mi aveva abbandonata perché non ero stata fedele, anzi mi vedevo che avevo fatto tante scelleratezze che mai anima al mondo aveva commesso, quindi, per me non ci era più misericordia da sperare… (…)

Era tanta la pena, che non facevo altro che piangere. Delle volte mi mettevo a pregare, e i demoni per accrescere il mio tormento me li sentivo venire sopra, e chi mi percuoteva, chi mi pungeva e chi [mi] soffocava la gola. Una volta ricordo che, mentre pregavo mi sentii tirare i piedi da sotto la terra, aprirsi ed uscire le fiamme, ed io vi sprofondavo dentro. Fu tale lo spavento ed il dolore, che rimasi mezza morta, tanto che per riavermi da quello stato vi venne Gesù Cristo e mi rincorò, mi fece capire che non era vero che avevo messo la volontà ad offenderlo e che io stessa lo potevo conoscere dalla pena amarissima che ne sentivo, che il demonio era un bugiardo e che non dovevo dargli retta, che per ora dovevo avere pazienza a soffrire quelle molestie e che poi doveva venire la pace. (…)

Ricordo pure che delle volte mentre pregavo la sera, [i demoni] mi smorzavano la lampada;  delle volte [e]mettevano ruggiti tali da fare spavento;  altre volte voci flebile come se fossero moribondi; ma chi può dire tutto ciò che facevano? È impossibile.

 

(Il numero, prima del link, corrisponde al rispettivo capitolo del Volume)

14 https://www.dropbox.com/s/rqd83uzr3qn8iqu/Vol.01%20-%2014.Prova%20della%20privazione%20-%20lezione.1.MP3?dl=0

 

15 https://www.dropbox.com/s/i2ilt74o3v66hvk/Vol.01%20-%2015.Prova%20della%20privazione%20-%20lezione.2.MP3?dl=0

 

16 https://www.dropbox.com/s/xc3zl1sjvg3uald/Vol.01%20-%2016.Prova%20della%20privazione%20-%20lezione.3.MP3?dl=0

 

17 https://www.dropbox.com/s/ycvwcwa0e7nrpsu/Vol.01%20-%2017.La%20grande%20prova%20di%20fedelta%27.MP3?dl=0

 

18 https://www.dropbox.com/s/rgn6rjlxnrwp2o1/Vol.01%20-%2018.La%20grande%20prova%20-%20tre%20armi.MP3?dl=0

 

19 https://www.dropbox.com/s/qahpgxgd7invuyc/Vol.01%20-%2019.Lunga%20battaglia%20contro%20il%20nemico.a.MP3?dl=0

 

20 https://www.dropbox.com/s/50xliaqctnc1met/Vol.01%20-%2020.Lunga%20battaglia%20contro%20il%20nemico.b.MP3?dl=0

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6 – Non più pensare al passato

(Luisa:) Mi ricordo che una mattina mentre mi parlava sulla stessa virtù, mi disse che per mancanza d’umiltà avevo commessi tanti peccati, e che se io fossi stata umile, mi sarei tenuta più vicina a Lui e non avrei fatto tanto male; (…) “Vedi, o Signore, il tempo che ho perduto, mentre potevo amarvi!” Onde non sapevo dire altro [che] il male grave che avevo fatto. Finalmente, un giorno, riprendendomi, mi disse: “Non voglio che ci pensi. Quando un’anima si è umiliata convinta d’avere fatto male ed ha lavato l’anima sua nel Sacramento della Confessione, ed è pronta a morire anziché offendermi, [il continuare a pensare al male commesso] è un affronto alla mia misericordia, è un impedimento a stringerla all’amore mio, perché sempre cerca, la sua mente, d’involgersi nel fango passato; m’impedisce ancora [di] farle prendere voli verso il Cielo, perché [sta] sempre con quelle idee racchiuse in se stessa, se cerchi di pensarvi. E poi, vedi, Io non ricordo più niente, Me ne sono perfettamente dimenticato. Ci vedi tu alcunché [di] rancore od ombra da parte mia?” (…) Ed io Gli dicevo: “No Signore, sei tanto buono”. a vicenda ed a contentarci”.

 

7 – Retto operare

(Gesù:) “Voglio che sii sempre retta nel tuo operare: [con] un occhio guarda a Me, e [con] l’altro occhio quello che stai facendo; voglio che le creature ti scompariscano affatto. Se sei comandata non guardare le persone, no, ma devi pensare che Io stesso voglio che tu faccia quel che ti viene comandato;  quindi, coll’occhio fisso in Me, non giudicherai nessuno, non guarderai se la cosa è penosa o gustosa, se puoi o non puoi farle. Chiudendo gli occhi a tutto questo li aprirai per guardare Me solo, Mi porterai teco insieme pensando che ti sto fisso guardando; mi dirai: “Signore solo per Te lo faccio, per Te solo voglio operare, non più schiava delle creature”. Onde se cammini, se operi, se parli, in qualunque cosa che farai, il solo tuo fine dev’essere di piacere a Me solo. Oh, quanti difetti eviterai se farai così!”

Altre volte mi diceva: “Voglio pure che se le persone ti mortificano, t’ingiuriano, ti contraddicono, [tu tenga] lo sguardo ancora fisso in Me, pensando che di propria [mia] bocca ti sto dicendo: ‘Figlia, sono proprio Io che voglio che soffri questo, non le creature; allontana da loro lo sguardo, ma Io e tu sempre [solo guarda], tutte le altre [creature] distruggile. Vedi, voglio renderti bella per mezzo di queste sofferenze, ti voglio arricchire di meriti, lavorare l’anima tua, renderti simile a Me’. [Di quelle sofferenze] tu Me ne farai un presente, Mi ringrazierai affettuosamente, sarai grata a quelle persone che ti danno occasione di soffrire, ricompensandole con qualche benefizio. Così facendo camminerai retta innanzi a Me, tutte le cose non ti daranno più inquietudine e godrai sempre pace”.

 

8 – Carità sopra di tutto

(…) [Gesù] mi parlò e mi fece capire la necessità dello spirito di mortificazione.  - Sebbene mi ricordo che in tutte queste cose che mi diceva, mi soggiungeva sempre che tutto doveva essere fatto per amore suo, e che le virtù più belle, i sacrifizi più grandi, si rendevano insipidi se non avevano principio dall’amore. “La carità - mi diceva - è una virtù che dà vita e splendore a tutte le altre, in modo che senza di essa sono tutte morte; l’occhio mio non riceve nessuna attrattiva e sopra il mio Cuore non hanno nessuna forza [tutte le virtù senza la carità]; statti dunque attenta e fa’ che le tue opere, anche le minime, siano investite dalla carità, cioè: in Me, con Me e per Me” -. 

 

9 – Mortificazione A

(…) (Gesù:) “Voglio - mi diceva - che in tutte le cose tue, anche necessarie, siano fatte per spirito di sacrifizio.  Vedi, le tue opere non possono essere riconosciute da Me come mie se non hanno l’impronta della mortificazione. Come la moneta non è riconosciuta dai popoli se non contiene in se stessa l’immagine del loro re, anzi viene disprezzata e non curata, così è delle tue opere: se non hanno l’innesto con la mia croce, non possono avere nessun valore. Vedi, adesso non si tratta di distruggere le creature, ma te stessa; di farti morire per vivere in Me solamente e della mia stessa Vita. È vero che ti costerà di più di quello che hai fatto [finora], ma fatti coraggio, non temere, non tu farai, ma [sarò] Io che opererò in te”.

(…) “Tu non sei altro che un’ombra, che mentre vai per prenderla ti sfugge;  tu sei niente”.

(…) Mentre stavo in questo disfacimento del mio nulla, Egli mi diceva: “Fatti vicino a Me, appoggiati al mio braccio, Io ti sosterrò con le mie mani e tu riceverai fortezza. Tu sei cieca, ma la mia luce ti servirà di guida. Vedi, Mi metterò innanzi, e tu non farai altro che guardarmi per imitarmi”. Poi mi diceva: “La prima cosa che voglio che mortifichi è la tua volontà, quell’io si deve distruggere in te; voglio che [la tua volontà] la tieni sacrificata come vittima innanzi a Me, per fare che [del]la tua volontà e [del]la Mia se [ne] formi una sola. Non ne sei tu contenta?” “Sì, Signore, ma dammi la grazia, che da me [sola io] vegga che niente posso”. E Lui che continuava a dirmi: “Sì, Io stesso ti contraddirò in tutto, e quando [anche] per mezzo delle creature”.

E succedeva così. Per esempio: se la mattina mi svegliavo e subito non mi alzavo, la voce interna mi diceva: “Tu riposi ed Io non ebbi altro letto che la croce; presto, presto, non tanta soddisfazione!” Se camminavo e la vista scorreva un po’ lontano, subito mi riprendeva:  “Non voglio [che] la tua vista non la allontani da te che la lunghezza d’un passo all’altro, per fare che non inciampi”. Se mi trovavo nella campagna e vedevo fiori, alberi, mi diceva: “Io tutto ho creato per amore tuo, e tu priva alla tua vista questo diletto per amore mio”. 

Anche [nel]le cose più innocenti e sante, come per esempio i parati degli altari, le processioni, mi diceva: “Non altro piacere devi prendere che in Me solo”. Se stavo seduta mentre lavoravo, mi diceva: “Stai troppo comoda, non ti ricordi che la mia vita fu un continuo penare, e tu, e tu…” (…)

 

10 – Mortificazione B

(…) (Gesù:) “Ti sei forse dimenticata che Io non ebbi altro gusto che nel patire per amore tuo? E che tu non devi avere altro gusto che nel mortificarti per amore mio? Lascialo, e mangia ciò che più non ti aggrada”. (…) “Voglio che mangi per amore mio; e mentre il cibo si unisce col corpo, così pregami che il mio amore si unisca coll’anima tua e resterà santificata ogni cosa”.

In una parola, senza andare più al lungo, anche nelle cose più minime [Gesù] cercava di far morire la mia volontà, per fare che vivesse solo Lui. (…) 

“Vedi, Io sto solo, non ti prendere pena che non puoi dormire, si tratta di fare compagnia al tuo Dio, al tuo Sposo, al tuo Tutto, che è continuamente offeso; deh, non negarmi questo sollievo, ché poi nelle tue afflizioni Io non lascio te!” (…)

Mentre così mi sfogavo, mi sentivo venire un fuoco vicino, entrare una fiamma nel cuore, e Lo sentivo dentro di me; e subito mi diceva: “Chetati, chetati, eccoti [che] sono già nel tuo cuore; di che temi adesso? Non più affliggerti, Io stesso ti voglio asciugare le lacrime; hai ragione, tu non potevi stare senza di Me, non è vero?” (…)

 

11 – Il mare della Sua Passione

(…) (Gesù:) “Diletta mia, le cose passate non sono state altro che un preparativo, adesso voglio venire ai fatti; e per disporre il tuo cuore a fare quello che voglio da te, cioè, l’imitazione della mia Vita, voglio che ti interni nel mare immenso della mia Passione. E tu quando avrai bene capito l’acerbità delle mie pene, l’amore con cui le soffrii, chi sono Io che tanto soffrii, e chi sei tu vilissima creatura, ahi!, il tuo cuore non ardirà di opporsi ai colpi, alla croce, che Io per solo tuo bene le tengo preparate; ma anzi, il solo pensare che Io, tuo Maestro, ho sofferto tanto, le tue pene ti parranno ombre confrontate con le mie, ti sarà dolce il patire e giungerai a non poter stare senza patimenti”.

(…) Lui stesso delle volte mi faceva la narrazione delle pene da Lui sofferte, che ne restavo tanto commossa che piangevo amaramente. Un giorno, mentre lavoravo stavo considerando le pene acerbissime che soffrì il mio buono Gesù; il mio cuore lo sentivo tanto oppresso dalla pena, che mi mancava la respirazione. Temendo di qualche cosa, volli distrarmi coll’uscire fuori al balcone. Faccio per guardare in mezzo alla strada, ma, che veggo? Veggo la strada tutta piena di gente e, in mezzo, il mio amante Gesù con la croce sulle spalle; chi Lo tirava da una parte e chi dall’altra, tutto affannoso, col volto grondante Sangue, che alzò gli occhi verso di me in atto di chiedermi aiuto. Chi potrà dire il dolore che provai, la impressione che fece sull’anima mia una vista così compassionevole?! Subito entrai dentro, non sapevo io stessa dove mi trovavo, il cuore me lo sentivo spezzare per [il] dolore; gridavo, piangendo Gli dicevo: “Mio Gesù, Vi potessi almeno aiutare! Vi potessi liberare da quei lupi così arrabbiati! Ahi, vorrei almeno soffrire quelle pene in vece vostra, per dare un sollievo al mio dolore! Deh, mio Bene, dammi il patire, ché non è giusto che Voi tanto soffrite, ed io, peccatrice, stia senza penare!”

 

12 – Prova della privazione A

(…) (Luisa:) Ricordo che molte volte dopo la Comunione mi diceva: “Non potrai veramente assomigliarti a Me se non per mezzo dei patimenti. Finora sono stato insieme con te, ora voglio lasciarti un po’ sola, senza farmi sentire. Vedi, finora ti ho portata per mano, insegnandoti e correggendoti di tutto, e tu non hai fatto altro che seguirmi. Adesso voglio che faccia da te stessa, ma però, più attenta che prima, pensando che Io ti sto fissamente guardando, solo senza farmi sentire, e che quando ritornerò a farmi sentire verrò, o per premiarti se Mi sarai fedele, o per castigarti se Mi sarai ingrata”.

Rimanevo tanto spaventata ed atterrita a tale intimazione [che] Gli dicevo: “Signore, mio Tutto e mia Vita, come potrò sussistere senza di Te? Chi mi darà la forza? Come? Dopo che mi hai fatto lasciare tutto, in modo che mi sento come se nessuno esistesse per me, mi vuoi lasciare sola ed abbandonata? Che? Vi siete forse dimenticato quanto sono cattiva e che senza di Voi nulla posso?” E per questo appunto, prendendo un aspetto più serio, mi soggiungeva: “È che ti voglio far ben capire chi sei tu. Vedi, lo faccio per tuo bene, non ti attristare, voglio preparare il tuo cuore a ricevere le grazie che ho disegnato sopra di te. Fino adesso ti ho assistita sensibilmente, ora [in modo] meno sensibile, ti farò toccare con mano il tuo nulla, ti fonderò bene nella profonda umiltà per poter edificare sopra di te altissime mura. Quindi, invece di affliggerti dovresti rallegrarti e ringraziarmi, ché quanto più presto ti farò passare il mare tempestoso, tanto più presto giungerai al porto della sicurezza, a quante più dure prove ti assoggetterò, tante grazie più grandi ti darò. Coraggio, adunque, coraggio, e poi verrò presto!” (…)

 

13 – Prova della privazione B

(Luisa:) Chi potrà dire la pena che sentivo, il vuoto che lasciava nel mio interno, le amare lacrime che versavo? Mi rassegnavo però alla sua Santa Volontà; (…) Delle volte giungevo a tanta amara desolazione, che mi sentivo mancare la respirazione, gelare tutta ed un fremito per tutta la persona. Delle volte [di ciò] se ne avvertiva la famiglia, e l’attribuivano a male corporale e volevano farmi mettere in cura, chiamare medici; delle volte tanto insistevano che giungevano [a farmi sottoporre alla visita medica]; ma io però facevo quanto più potevo di starmene sola, sicché poche volte avvertivano [questo mio stato]. 

Mi ricordavo ancora tutte le grazie, le parole, le correzioni, i rimproveri; vedevo con occhio chiaro che tutto l’operato fin qui, tutto, tutto era stato opera della sua grazia, e che di me non restava altro che il puro niente e l’inclinazione al male; toccavo con mano che senza di Lui non più sentivo l’amore così sensibile, quei lumi così chiari nella meditazione in modo che restavo le due e tre ore, ma però facevo quanto più potevo di fare quello che facevo quando me lo sentivo, perché mi sentivo ripetere quelle parole: “Se mi sarai fedele verrò per premiarti, se ingrata per castigarti”.

(…) (Luisa:) Dopo che passavo quei giorni in quello stato detto di sopra, specialmente se Gli ero stata fedele me Lo sentivo ritornare dentro di me, mi parlava più chiaramente, e siccome nei giorni passati non avevo potuto concepire dentro di me né una parola, né sentire niente, così ora venivo a conoscere [che] non era la mia fantasia [co]sì come molte volte prima dicevo, tanto che del detto fin qui non dicevo niente né al confessore né ad altra anima vivente; ma però facevo quanto più potevo per corrispondergli, ché altrimenti mi faceva tanta guerra che non avevo pace. Ah, Signore! sei stato tanto buono con me ed io così cattiva ancora!

 

(Il numero, prima del link, corrisponde al rispettivo capitolo del Volume)

6 https://www.dropbox.com/s/ior2iknzcauhu8i/Vol.01%20-%2006.Non%20piu%27%20pensare%20al%20passato.MP3?dl=0

 

7 https://www.dropbox.com/s/klkxvvc7o9aw7ux/Vol.01%20-%2007.Retto%20operare.MP3?dl=0

 

8 https://www.dropbox.com/s/04pfkwakta8mm85/Vol.01%20-%2008.Carita%27%20sopra%20di%20tutto.MP3?dl=0

 

9 https://www.dropbox.com/s/m3z9vpfxuac16s9/Vol.01%20-%2009.Mortificazione.a.MP3?dl=0

 

10 https://www.dropbox.com/s/rl0u18ibknqlk4r/Vol.01%20-%2010.Mortificazione.b.MP3?dl=0

 

11 https://www.dropbox.com/s/nxba0pfzxh2l0kd/Vol.01%20-%2011.Il%20Mare%20della%20Sua%20Passione.MP3?dl=0

 

12 https://www.dropbox.com/s/hywbxf32c6n3ccs/Vol.01%20-%2012.Prova%20della%20privazione.a.MP3?dl=0

 

13 https://www.dropbox.com/s/c4o12g2q0o48r88/Vol.01%20-%2013.Prova%20della%20privazione.b.MP3?dl=0

 

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Il Primo Volume (Fu scritto da Luisa nel 1899, come narrazione della vita passata, allo stesso tempo che scriveva il Secondo Volume, senza seguire inizialmente un ordine cronologico) Questa suddivisione non è di Luisa

 

1 – Preghiera iniziale

(Luisa:) In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Per pura obbedienza incomincio a scrivere.

Voi sapete, o Signore, il sacrifizio che mi costa a farmi, che a mille morti mi assoggetterei anzi che scrivere un solo rigo delle cose che sono passate tra me e Voi!  Oh, mio Dio!  La natura freme, si sente schiacciata e quasi disfatta al solo pensarlo. Deh,  dammi la forza, o Vita della mia vita, affinché possa fare la santa obbedienza! Voi che ne avete dato l’inspirazione al confessore, dammi la grazia di poter eseguire ciò che mi viene comandato.

Oh Gesù, oh Sposo, oh Fortezza mia! A Voi m’innalzo, a Voi vengo, nelle vostre braccia m’intrometto, m’abbandono, mi riposo. Deh, sollevami nella mia afflizione e non mi lasciare sola e abbandonata! Senza il vostro aiuto sono certa che non avrò forza di fare questa obbedienza che tanto mi costa, mi farò vincere dal nemico e temo d’essere da Voi discacciata giustamente per la mia disobbedienza.

Deh, mirami e rimirami, o Sposo Santo, in queste vostre braccia! Vedete da quante tenebre sono circondata, sono tanto dense che non lasciano di far entrare neppure un atomo di luce nell’anima mia. Oh, mio mistico Sole Gesù, risplenda questa luce nella mia mente, acciocché fuga le tenebre e possa liberamente ricordare quelle grazie che avevi fatto all’anima mia!  Oh, Sole Eterno!, spiccate un altro raggio di luce nell’intimo del mio cuore e lo purificate dal fango in cui giace, l’incendiate, lo consumate del vostro amore, affinché lui che più di tutto ha provato le dolcezze del vostro amore possa chiaramente manifestarle a chi ne è obbligato.  Oh, mio Sole Gesù!, un altro raggio di luce ancora sulle mie labbra acciocché possa dire la pura verità, a solo scopo di conoscere se siete Voi veramente o pure illusione del nemico.  Ma oh, Gesù, quanto scarsa di luce mi vedo ancora in queste vostre braccia! Deh, contentatemi, Voi che tanto mi amate, continuate a mandarmi luce. Oh, mio Sole, mio bello!, voglio proprio entrare nel centro, affinché resti tutta inabissata in questa luce purissima. Fate, o Sol Divino, che questa luce mi proceda innanzi, mi segua d’appresso, mi circondi da per ogni dove, s’intrometta in ogni intimo nascondiglio del mio interno, acciocché [venga] consumato il mio essere terreno, e lo trasformate tutto nel vostro Essere Divino.

Vergine Santissima, Madre amabile, vieni in mio soccorro; ottenetemi dal vostro e mio dolce Gesù grazia e fortezza per fare questa obbedienza. San Giuseppe, protettore mio caro, assistetemi in questa mia circostanza. Arcangelo San Michele, difendetemi dal nemico infernale che tanti ostacoli mi mette nella mente per farmi mancare a questa obbedienza.  Arcangelo San Raffaele e voi Angelo mio custode venite ad assistermi e ad accompagnarmi, a dirigere la mia mano affinché possa scrivere la sola verità.

Sia tutto ad onore e gloria di Dio ed a me tutta la confusione. O Sposo Santo, vieni in mio aiuto! Nel considerare le tante grazie che hai fatto all’anima mia mi sento tutta raccapricciata e spaventata, tutta piena di confusione e vergogna nel vedermi ancora così cattiva ed incorrispondente alle vostre grazie. Ma, mio amabile e dolce Gesù, perdonami, non ritirarti da me, ma continua a versare in me la tua grazia, acciocché possiate fare di me un trionfo della vostra misericordia.

 

2  - Primo e Secondo Eccesso di Amore nella Incarnazione  

Inizio della narrazione e Novena di preparazione al Santo Natale.

(Luisa:) Incomincio. Una Novena del Santo Natale, circa l’età di diciassette anni, mi preparai alla festa del Santo Natale praticando diversi atti di virtù e mortificazione, e specialmente onorando i nove mesi che Gesù stette nel seno materno con nove ore di meditazione al giorno, appartenente sempre al mistero dell’Incarnazione.

Come, per esempio, in un’ora mi portavo col pensiero nel Paradiso e mi immaginavo la Santissima Trinità: il Padre che mandava il Figlio sulla terra, il Figlio che prontamente ubbidiva al Volere del Padre, lo Spirito Santo che vi consentiva. La mia mente si confondeva nel mirare un sì grande mistero, un amore sì reciproco, sì uguale, sì forte tra Loro e verso degli uomini; e poi [consideravo] l’ingratitudine degli uomini e specialmente la mia!  In questa considerazione mi sarei stata non solo una bella ora, ma ancora tutta l’intera giornata, se non mi avesse fatto sentire una voce nel mio interno che mi diceva: “Basta così per ora;  vieni e vedi altri eccessi più grandi del mio amore”.

Quindi la mia mente si portava nel seno materno, e rimaneva stupita nel considerare quel Dio, sì grande nel Cielo, ora così annichilito, impicciolito, ristretto, che non poteva muoversi, e quasi neppure respirare. [Al]la voce interna che mi diceva: “Vedi quanto ti ho amato?  Deh, dammi un po’ di largo nel tuo cuore, togli tutto ciò che non è mio ché così Mi darai più agio a potermi muovere ed a farmi respirare!”, il mio cuore si struggeva, Gli chiedevo perdono, promettevo d’essere tutta sua, mi sfogavo in pianto, ma però, lo dico a mia confusione, che ritornavo ai miei soliti difetti! Oh, Gesù, quanto siete stato buono con questa misera creatura!

Conclusione della Novena.

E così passavo la seconda ora del giorno, e poi, via via il resto, che dirle tutte sarebbe seccare.  E questo lo facevo, quando in ginocchio e, quando ne ero impedita dalla famiglia, anche lavorando, poiché la voce interna non mi dava né tregua né pace se non facevo quel che voleva, quindi il lavoro non mi era d’impedimento di fare quel che dovevo fare. 

Così passai i giorni della Novena. Mentre giunse la vigilia, mi sentivo più che mai accesa d’insolito fervore e vi stavo sola nella stanza; ed eccomi che mi si fa d’innanzi il Bambinello Gesù, tutto bello, sì, ma tremante, in atto di volermi abbracciare; ed io mi alzai e corsi per abbracciarlo, ma nell’atto di stringerlo mi scomparve; e questo si ripetette per ben tre volte.  Restai tanto commossa ed accesa che non so spiegarlo. Ma però dopo qualche tempo non ne feci [più] tanto conto, non feci motto a nessuno, e d’intanto in tanto vi cadevo nelle solite mancanze, sebbene la voce interna non mi lasciò più mai. In ogni cosa mi riprendeva, mi correggeva, mi animava, in una parola: fece, per me, il Signore, come un buon padre, che il figlio cerca di sviare dal dritto sentiero, e lui che usa tutte le diligenze, le cure per ritenerlo, in modo da formarne il suo onore, la sua gloria, la sua corona. Ma, oh Signore, troppo ingrata Vi sono stata!

 

3 – Distacco dalle creature

(Gesù:) “Io sono tutto il bello che merito d’essere amato. Vedi, se tu non togli questo piccolo mondo che ti circonda d’intorno, cioè, pensieri di creature, immaginazione, Io non posso liberamente entrare nel tuo cuore; questo mormorio nella tua mente è d’impedimento a farti sentire più chiara la mia voce, a versare le mie grazie, ad innamorarti veramente di Me. Promettimi d’essere tutta mia, ed Io stesso metterò mano all’opera. Tu hai ragione che non puoi niente; non temere, farò Io il tutto, dammi la tua volontà e ciò Mi basta!” (…)

(Luisa:) Quindi tutto il giorno me Lo sentivo sopra, mi riprendeva di tutto, come, per esempio, se mi lasciavo trasportare nel discorrere un po’ troppo con la famiglia di cose anche indifferente, non necessarie, la voce interna mi diceva: “Questi discorsi ti riempiono la mente di cose che a Me non appartengono, ti circondano il cuore d’una polvere in modo da farti sentire debole la mia grazia, non più viva. Deh, imita Me quando stavo nella casa di Nazareth! La mia mente non si occupava d’altro che della gloria del Padre e della salvezza delle anime, la mia bocca non diceva altro che discorsi santi, con le mie parole cercavo di riparare le offese del Padre, di saettare i cuori e tirarli al mio amore e, primariamente, la mia Madre e S. Giuseppe; in una parola, tutto chiamava Dio, tutto si operava per Dio e tutto a Lui si riferiva. Perché non potresti tu [fare] altrettanto?” (…)

(Luisa:) Se fra il giorno la mia mente si occupava di pensare a persone a cui io volevo bene, subito mi riprendeva dicendomi: “Questo è il bene che mi vuoi? Chi mai ti ha amato come Me? Vedi, se tu non la finisci, Io ti lascio!” Alle volte mi sentivo dare tali e tanti rimproveri amari che non facevo altro che piangere.

 

4 – Amare le creature in Dio

(Luisa:) Specialmente una mattina, dopo la Comunione mi diede un lume tanto chiaro sull’amore grande che Lui mi portava e sulla volubilità ed incostanza delle creature, che il mio cuore ne restò tanto convinto, che d’allora in poi non è stato più capace d’amare persona alcuna.  M’insegnò il modo come amare le creature senza discostarmi da Lui; cioè, col mirare le creature come immagine di Dio, in modo che se ricevevo il bene dalle creature, dovevo pensare che solo Iddio era il primo autore di quel bene e che se ne era servito per mezzo della creatura di mandarmelo; quindi il mio cuore più a Dio si legava. Se poi ricevevo delle mortificazioni, avevo guardarle pure come strumenti nelle mani di Dio per la mia santificazione; onde il mio cuore non restava ombrato col mio prossimo. Onde da questo modo avveniva che io miravo le creature tutte in Dio, [tanto che] per qualunque mancanze vedevo in loro, mai non perdevo la stima; se mi motteggiavano, mi sentivo obbligata, pensando che mi facevano fare nuovi acquisti per l’anima mia; se mi lodavano, ricevevo con disprezzo queste lodi, dicendo: “Oggi questo, domani possono odiarmi”, pensando alla loro incostanza. (…)

 

5 – Abnegazione(Sacrificio) di sé – l’umiltà

(Luisa:) Quando il Divin Maestro mi liberò dal mondo esterno, allora vi pose mano a purificare l’interno, e con voce interna mi diceva: “Adesso siamo rimasti soli, non c’è più nessuno che ci disturbi; non sei adesso più contenta che prima che dovevi contentare tanti e tanti? Vedi, uno solo è più facile contentarlo; devi fare conto che Io e tu siamo soli nel mondo.  Promettimi d’essere fedele ed Io verserò in te tali e tante grazie da restarne tu stessa meravigliata”. (…)

(Gesù:) “Sopra di te ho fatti dei grandi disegni, sempre se Mi corrispondi! Voglio fare di te una mia perfetta immagine, cominciando da che [Io] nacqui finché morii. Io stesso t’insegnerò un poco per volta il modo come fare”. (…)

(Luisa:) [Di] certo non ricordo, ma mi pare che la prima cosa che mi diceva essere necessario per purificare l’interno del mio cuore, era l’annichilimento di me stessa, cioè l’umiltà. E proseguiva a dirmi: “Vedi, per fare che nel tuo cuore [Io] versassi le mie grazie, voglio proprio farti capire che da te niente puoi. Io mi guardo assai bene da quelle anime che attribuiscono a loro stesse ciò che fanno, volendomi fare tanti furti delle mie grazie. Invece a quelle tali che conoscono se stesse, Io sono largo di versare a torrenti le grazie mie, sapendo benissimo che niente riferiscono a loro stesse, Me ne sono grate, ne fanno quella stima che si conviene, vivono con continuo timore che se non Mi corrispondono posso togliere ciò che ho dato, sapendo che non è cosa loro. Tutto all’opposto nei cuori che puzzano di superbia: già neppure posso entrare nel loro cuore, perché gonfio di loro stessi non c’è luogo dove potermi mettere; le misere non fanno nessun conto delle mie grazie e vanno di cadute in cadute fino alla rovina. Perciò voglio che in questo giorno [tu] faccia continui atti d’umiltà, voglio che tu stia come un bambino legato in fasce che non può muovere né un piede per dare un passo né una mano per operare, ma tutto [sta] aspettando dalla madre; così tu ti starai vicina a Me come un bambino, pregandomi sempre che ti assista, che ti aiuti, confessa[ndo]mi sempre il tuo nulla, insomma, aspettando tutto da Me”. (…)

(Luisa:) Onde, la mattina, quando andavo di nuovo alla Comunione, mi pareva che nel venire in me faceva festa per il contento che ne sentiva nel vedermi così annientata. (…)

 

(Il numero, prima del link, corrisponde al rispettivo capitolo del Volume)

1 https://www.dropbox.com/s/57ngpxlw162vivr/Vol.01%20-%2001.Preghiera%20Iniziale.MP3?dl=0

 

2 https://www.dropbox.com/s/ph3nnmw1g0oysmt/Vol.01%20-%2002.Primo%20e%20Secondo%20Eccesso%20di%20Amore%20nella%20Incarnazione.MP3?dl=0

 

3 https://www.dropbox.com/s/rxxjup1oj4dabaq/Vol.01%20-%2003.Distacco%20dalle%20creature.MP3?dl=0

 

4 https://www.dropbox.com/s/wqadwodeuggasxv/Vol.01%20-%2004.Amare%20le%20creature%20in%20Dio.MP3?dl=0

 

5 https://www.dropbox.com/s/osb0tm6iwz4hfc0/Vol.01%20-%2005.Abnegazione%20di%20se%27%20-%20l%27umilta%27.MP3?dl=0