26-3-2017 - SUNTO DAGLI SCRITTI DI LUISA PICCARRETA: LIBRO DI CIELO3 

29 - 17.01.1900 - Astuzia perversa dei malvagi. La grande pena di Luisa è di continuare ancora in questa vita, sentendosi separata da Gesù. (…) (Gesù:) "L'uomo dice che non c'è più rettitudine, e fino a tanto che le cose staranno in questo modo non potremo avere nessuna riuscita ai nostri intenti, affettiamo virtù, fingiamoci retti, mostriamoci veri amici esternamente che così sarà più facile tessere le nostre reti e tirarli nell'inganno, e quando usciremo fuori per predarli e farli del male, ognuno credendoci amici l'avremo a mano salva nelle nostre mani. Vedi un po' dove giunge l'astuzia dell'uomo!" (…) 30 - 22.01.1900 - L'immediata corrispondenza alla Grazia. (…) (Gesù:) "Si, si, quel che ti raccomando è la corrispondenza alla mia grazia, e per essere fedele dev'essere come quell'eco che risuona dentro d'un vuoto, che non appena incomincia ad emettersi la voce, subito, senza il minimo indugio si sente rimbombare l'eco appresso. Così tu, non appena incominci a ricevere la mia grazia, senza neppure aspettare che la compisca di dare, subito incomincia l'eco della tua corrispondenza." 31 - 27.01.1900 - Tutte le virtù devono essere ordinate nell'anima, ognuna nella propria stanza. (…) Poi, con una luce intellettuale mi faceva comprendere che nell'anima tutto dev'essere ordinato. L'anima possiede tanti piccoli appartamenti dove ogni virtù prende il suo posto, sebbene si può dire che una sola virtù contiene in sé tutte le altre e che l'anima possedendone una sola, viene ad essere corredata da tutte le altre virtù; ma, con tutto ciò, sono tutte distinte tra loro, tanto che ognuna tiene il suo posto nell'anima ed ecco che tutte le virtù hanno il loro principio dal mistero della Sacrosanta Trinità, che mentre è una sono tre distintamente, e mentre sono tre è una. Comprendevo pure che questi appartamenti nell'anima, o son pieni di virtù o del vizio opposto a quella virtù, e se non c'è né la virtù né il vizio, restano vuoti. A me pareva come una casa che contiene tante stanze, tutte vuote, oppure quelle stanze, chi piena di serpi, chi di fango, chi ripiena di qualche mobile pieno di polvere, chi oscura. Ah! Signore, solo Voi potete mettere in ordine la povera anima mia! 32 - 28.01.1900 - Luisa riceve in sé le amarezze di Gesù. Che cosa fa la mortificazione. (…) "Figlia mia, la mortificazione è come il fuoco che fa disseccare tutti gli umori; cosi la mortificazione dissecca tutti gli umori cattivi che ci sono nell'anima e la inonda d'un umore santificante, in modo da far germogliare le più belle virtù." 33 - 31.01.1900 - La Grazia, la corrispondenza alla Grazia e l'umiltà. (…) (Gesù:) "La grazia è la vita dell'anima. Come al corpo dà vita l'anima, così la grazia dà vita all'anima. Ma non basta al corpo per aver vita, aver l'anima solamente, ma abbisogna ancora d'un cibo come nutrirsi e crescere a debita statura, cosi all'anima non basta avere la grazia per avere vita, ma ci vuole un cibo per nutrirla e condurla a debita statura, e qual è questo cibo? E' la corrispondenza. Sicché la grazia e la corrispondenza formano quella catena inanellata che la conducono al cielo, ed a misura che l'anima corrisponde la grazia, viene formando gli anelli di questa catena." Poi ha soggiunto: "Qual è il passaporto per entrare nel regno della grazia? E' l'umiltà. L'anima, guardando sempre il suo nulla e scorgendosi non essere altro che polvere, che vento, tutta la sua fiducia la rimetterà nella grazia, tanto da renderla padrona, e la grazia, prendendo padronanza su di tutta l'anima, la conduce per il sentiero di tutte le virtù e la fa giungere all'apice della perfezione." (…) 34 - 04.02.1900 - Il male dello scoraggiamento e della sfiducia. (…) (Gesù:) "Lo scoraggiamento è un umore infettivo, che infetta i più bei fiori e i più graditi frutti e penetra fino al fondo della radice, in modo che quell'umore infettante, invadendo tutto l'albero, lo rende appassito, squallido, e se non vi si pone rimedio col innaffiarlo con l'umore contrario, siccome quell'umore cattivo si è introdotto fin nella radice, dissecca la radice e fa cadere l'albero per terra. Cosi succede all'anima che s'imbeve di quest'umore infettivo dello scoraggiamento." (…) La mia mente era occupata che per me era inutile di più sperare come prima le continue visite di Lui, le sue grazie, i suoi carismi, tutto per me era finito. E Lui, quasi sgridandomi, ha soggiunto: "Che fai? Che fai? Non sai tu che la sconfidenza rende l'anima moribonda? Che pensando che deve morire, non pensa più a nulla, né ad acquistare, né a mettere a traffico, né ad abbellirsi di più, né a porre rimedio ai suoi malori, non pensa altro che per lei è finito. E non solo rende l'anima moribonda, ma tutte le virtù la sconfidenza le rende vicine a spirare." (…) 35 - 05.02.1900 - La conoscenza del proprio nulla deve essere unita alla fiducia. (…) "Figlia mia, delle volte l'anima sente un incontro in qualche virtù, e l'anima facendosi forza, supera quell'incontro. Allora la virtù resta più risplendente e più radicata nell'anima. Ma però l'anima deve stare attenta per evitare che essa stessa non somministri la funicella per farsi legare dalla sconfidenza, e questo lo farà col restringersi sempre senza mai uscire dal circolo della verità, che è la conoscenza del proprio nulla." 36 - 12.02.1900 - La luce della verità vivifica e riscalda le anime, a meno che non ci siano difetti volontari. (...) (Gesù:) "La verità è luce, che portò il Verbo sulla terra. Come il sole illumina, vivifica e feconda la terra, così la luce della verità dà vita, luce, e rende feconde le anime di virtù. Sebbene molte nubi offuscano questa luce di verità, quali sono le iniquità degli uomini, ma con tutto ciò non lascia, da dietro le nubi, di mandare barlumi di luce vivificante, onde riscaldare le anime, e se queste nubi sono nubi d'imperfezione e di difetti involontari, questa luce, squarciandole col suo calore le fa svanire e liberamente s'introduce nell'anima." (…) 37 - 13.02.1900 - La mortificazione. (…) (Gesù:) "Come la calce ha virtù di concuocere gli oggetti che vi si menano dentro, così la mortificazione ha virtù di concuocere tutte le imperfezioni e difetti che si trovano nell'anima, e giunge a tanto, che spiritualizza anche il corpo e come cerchio vi si pone d'intorno, e vi suggella tutte le virtù. Fino a tanto che la mortificazione non ti concuoce ben bene, l'anima come il corpo, fino a disfarlo, non potrò suggellare perfettamente in te il marchio della mia crocifissione." (…)

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25 - 05.01.1900 - Luisa fa la confessione dei suoi peccati a Gesù. Effetti del peccato ed effetti del sacramento della Penitenza. (…) "Figlia mia, il peccato è un abbraccio velenoso e mortifero all'anima, non solo, ma come pure a tutte le virtù che nell'anima si trovano, se è grave; se poi è veniale, è un abbraccio feritore, che rende l'anima molto debole ed inferma, ed insieme con essa si infermano le virtù che aveva acquistato. Che arma micidiale è il peccato! Solo il peccato può ferire e dare morte all'anima! Nessun'altra cosa può nuocerla, nessun'altra cosa la rende innanzi a Me obbrobriosa, odiosa, che il solo peccato." (…) "Come il peccato ferisce e dà morte all'anima, così il sacramento della confessione dà la vita e la risana dalle ferite, e restituisce il vigore alle virtù, e questo, più o meno, secondo le disposizioni dell'anima, così opera la virtù del sacramento." (…) 26 - 06.01.1900 - Fusione tra Gesù Bambino e sua Madre. Offerta di Luisa a Gesù, a imitazione dei doni dei Santi Magi. La fiducia. Questa mattina ho fatto la comunione ed essendomi trovata insieme con Gesù, ci stava la Mamma Regina, ed oh! maraviglia, guardavo la Madre e vedevo il cuore di Lei trasmutato in Gesù Bambino, guardavo il Figlio e vedevo nel cuore del Bambino la Madre. In questo mentre, mi son ricordata che oggi è l'Epifania, ed io, ad esempio dei santi magi dovevo offrire qualche cosa al Bambino Gesù, ma mi vedevo che non avevo niente che dargli. Allora, vedendo la mia miseria, mi è venuto in pensiero di offerire per mirra il mio corpo con tutte le sofferenze dei dodici anni che ero stata nel letto pronta a soffrire e a starvi quant'altro tempo a Lui piacesse; per oro, la pena che sento quando mi priva della sua presenza, che è la cosa più penosa e dolorosa per me; per incenso, le mie povere preghiere, unite a quelle della Regina Mamma, acciocché fossero più accettevoli al Bambino Gesù. Onde ne ho fatto l'offerta con tutta la confidenza che il Bambino avesse tutto accettato. Gesù pareva che con molto gusto accettasse le mie povere offerte, ma quello che più gustava era la confidenza con cui lo aveva offerto. Onde mi ha detto: "La confidenza ha due braccia, con uno s'abbraccia alla mia Umanità, e della mia Umanità se ne serve come scala per salire alla mia Divinità, coll'altro si abbraccia alla Divinità ed a torrenti vi attinge le grazie celesti, sicché l'anima vi resta tutta innondata nell'Essere Divino. Quando l'anima è confidente, è certa d'ottenere ciò che domanda. Io mi faccio legare le braccia, le faccio fare ciò che vuole, la fo penetrare fin dentro il mio cuore e da sé stessa faccio prendere quello che mi ha domandato. Se ciò non facessi, mi sentirei in uno stato di violenza." (…) 27 - 08.01.1900 - Quali errori ci sono negli scritti di Luisa, nei quali Gesù stesso le guida la mano? La fermezza e la stabilità nell'agire. (…) "Figlia mia, anche gli errori gioveranno, e questo a far conoscere che non c'è nessun artifizio da parte tua, né che tu sei qualche dottore, che se ciò fosse, tu stessa avresti avvertito dove erravi, e questo pure farà risplendere di più che sono Io che ti parlo, vedendo la cosa alla semplice; ma però t'assicuro che non troveranno l'ombra del vizio e cosa che non dica virtù, perché mentre tu scrivi, ti sto Io stesso guidando la mano; al più potranno trovare qualche errore a primo aspetto, ma se la rimireranno ben bene, vi troveranno la verità." (…) "Il mio retaggio è la fermezza e la stabilità; non sono soggetto a mutamento alcuno, e l'anima, quanto più si avvicina a Me e s'inoltra nella via delle virtù, tanto più si sente ferma e stabile nell'operare il bene, e quanto più sta da Me lontana, tanto più sarà soggetta a mutarsi ed a traballare, ora al bene ed ora al male." 28 - 12.01.1900 - La conoscenza di sé (la verità) e l'amore alla volontaria umiliazione (l'umiltà). (…) "Figlia mia, i soli piccolini si lasciano maneggiare come si vuole, non quelli che sono piccoli di ragione umana, ma quelli che sono piccoli ma ripieni di ragione divina. Solo Io posso dire che sono umile, che nell'uomo ciò che si dice umiltà, piuttosto si deve dire conoscenza di sé stesso, e chi non conosce sé stesso cammina già nella falsità." (…) Solo la mia Umanità fu ripiena d'obbrobri e di umiliazioni, tanto da traboccarne fuori, ecco perciò che innanzi alle mie virtù trema il Cielo e la terra; e le anime che mi amano, si servono della mia Umanità come scala per salire a lambire qualche goccioline delle mie virtù. Dimmi un po', dinanzi alla mia umiltà, dov'è la tua? Solo Io posso gloriarmi di possedere la vera umiltà, la mia Divinità unita alla mia Umanità, poteva operare prodigi in ogni passo, parole ed opere, ed invece volontariamente mi restringevo nel cerchio della mia Umanità, e mi mostravo il più povero, e giungevo a confondermi con gli stessi peccatori. L'opera della Redenzione in pochissimo tempo potevo operarla, ed anche per una sola parola, ma volli per il corso di tant'anni, con tanti stenti e patimenti, fare mie le miserie dell'uomo, volli esercitarmi in tante diverse azioni per fare che l'uomo fosse tutto rinnovato, divinizzato, anche nelle minime opere, perché esercitate da Me, che ero Dio ed Uomo, ricevevano nuovo splendore e restavano con l'impronta d'opere divine. La mia Divinità nascosta nella mia Umanità..., scendere a tanta bassezza, soggettarsi al corso delle azioni umane mentre con un solo atto di Volontà avrei potuto creare infiniti mondi..., sentire le miserie, le debolezze altrui, come se fossero sue, vedersi coperta di tutti i peccati degli uomini innanzi alla divina giustizia e che ne doveva pagare il fio col prezzo di pene inaudite e con lo sborso di tutto il suo sangue, esercitava continui atti di profonda ed eroica umiltà. Eccoti oh figlia, la diversità grandissima della mia umiltà con la umiltà delle creature, che innanzi alla mia, appena è un'ombra; anche quella di tutti i miei santi, perché la creatura è sempre creatura e non conosce quanto pesa la colpa come lo conosco Io, sia pure che anime eroine, al mio esempio si son offerte a soffrire le pene altrui, ma queste non sono diverse di quelle, dalle altre creature, non sono cose nuove per loro, perché sono formate dalla stessa creta. Poi, il solo pensare che quelle pene sono causa di nuovi acquisti e che glorificano Iddio, è un grande onore per loro. Oltre di ciò, la creatura è ristretta nel cerchio dove Iddio l'ha messo, né può uscire da quei limiti, onde, stata circuita da Dio. Oh! se stesse in loro potere il fare ed il disfare, quant'altre cose farebbero, ognuno giungerebbe alle stelle. Ma la mia Umanità divinizzata non aveva limiti, ma volontariamente si restringeva in sé stessa, e questo era un intrecciare tutte le mie opere d'eroica umiltà. Era stata questa la causa di tutti i mali che inondano la terra, cioè, la mancanza dell'umiltà, ed Io con l'esercizio di questa virtù, dovevo attirare dalla divina giustizia tutti i beni. Ah! si, che non si partono dal mio trono rescritti di grazie, se non che per mezzo dell'umiltà, né nessun biglietto può essere da Me ricevuto, se non contiene la firma dell'umiltà, nessuna preghiera ascoltano le mie orecchie e muove a compassione il mio cuore, se non è profumata dall'olezzo dell'umiltà. Se la creatura non giunge a distruggere quel germe d'onore, di stima, e questo si distrugge col giungere ad amare di essere disprezzata, umiliata, confusa, sentirà un intreccio di spine intorno al suo cuore, avvertirà un vuoto nel suo cuore che le darà sempre fastidio e la renderà molto dissimile dalla mia Santissima Umanità, e se non si giunge ad amare le umiliazioni, al più potrà qualche poco conoscere sé stessa, ma non risplenderà innanzi a Me vestita della bella e simpatica veste dell'umiltà." (…)

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18 - 21.12.1899 - La purezza. (…) (Luisa:) Mi pareva che la purità fosse la gemma più nobile che l'anima può possedere. L'anima che possiede la purità è investita di candida luce, in modo che Iddio benedetto, rimirandola, ritrova la sua stessa immaggine, si sente tirato ad amarla, tanto che giunge ad inamorarsi di lei, ed è preso da tanto amore che le dà per ricetto il suo purissimo cuore, perché solo ciò che è puro e mondissimo entra in Dio, niente entra macchiato in quel seno purissimo. L'anima che possiede la purità ritiene in sé il suo primiero splendore che Dio le ha dato nel crearla, niente è in lei deturpato, snobilitato, ma come regina che aspira alle nozze del Re celeste, si conserva la sua nobiltà fino a tanto che questo nobile fiore viene traspiantato nei giardini celesti. Oh! come questo fiore verginale è fragante di distinto odore! Sempre si inalza sopra tutti gli altri fiori, ed anche sopra gli stessi angeli. Come spicca di svariata bellezza! Sicché tutti sono presi da stima ed amore, e libero le danno il passo fino a farlo giungere allo Sposo Divino, in modo che il primo posto in torno a Nostro Signore è di questi nobili fiori. Onde Nostro Signore si dileta grandemente di passeggiare in mezzo a questi gigli che profumano la terra ed il Cielo, e molto più si compiace d'essere circondato da questi gigli, che essendone Lui il primo nobile giglio ed il modello, è l'esemplare di tutti gli altri. Oh! come è bello veder un'anima vergine! Il suo cuore non dà altro alito che di purità e di candore, non è neppure ombrato d'altro amore che non è Dio, anche il suo corpo spira odore di purità; tutto è puro in lei: Pura nei passi, pura nel operare, nel parlare, nel guardare, anche nel muoversi, sicché al solo vederla, si sente la fraganza, e vi si scorge un'anima vergine d'avvero. Quali carismi, quale grazie, quale l'amore scambievole, gli strattagemme amorosi tra quest'anima e lo Sposo Gesù! Solo chi li prova può dire qualche cosa, che neppure tutto si può narrare, ed io non mi sento in dovere di parlare su di questo, perciò faccio silenzio e passo innanzi. 19 - 22.12.1899 - Dio attira la creatura ad amarlo a forza di benefici, di simpatie e di persuasione e si manifesta all'anima mediante la Potenza, la Notizia e l'Amore. (…) (Gesù a Luisa:) "Io ti attiro ad amarmi in tre modi: A forza di benefizi, a forza di simpatie ed a forza di persuasioni." (…) "Io mi manifesto all'anima in tre diversi modi: Con la potenza, con la notizia e coll'amore. La potenza è il Padre, la notizia è il Verbo, l'amore è lo Spiritu Santo." (…) 20 - 25.12.1899 - Gesù è nato, offrendosi in sacrificio per la gloria del Padre, per la conversione dei peccatori e per quelli che più Gli furono fedeli compagni nelle pene. (…) ( Gesù:) "Il mio cuore da che nacqui lo tenni sempre offerto in sacrifizio per glorificare il Padre, per la conversione dei peccatori e per le persone che mi circondavano e che più mi furono fedeli compagni nelle mie pene. Così voglio che il tuo cuore stia in continua attitudine, offerto in spirito di sacrifizio per questi tre fini." (…) 21 - 27.12.1899 - La Carità dev'essere perfetta. Gesù è giusto con i giusti. (…) (Gesù ) "La carità dev'essere come un ammanto che deve coprire tutte le tue azioni, in modo che tutto deve rilucere di perfetta carità. Che significa quel dispiacerti quando non soffri? Che la tua carità non è perfetta, perché il soffrire per amor mio e il non soffrire per mio amore, senza la tua volontà, è tutto l'istesso." (…) "Con le anime giuste mi porto con giustizia, anzi ricompensandole duplicatamente per la loro giustizia, col favorirle delle grazie più grandi e col parlarle di parole giuste e di santità." (…) "Non temere, Io sono lo scudo dei tribolati." (…) 22 - 30.12.1899 - Il bene dell'umiliazione. (…) (Gesù:) "L'umiliazione non solo si deve accetare, ma anche amarla, tanto da masticarla come un cibo, e siccome quando un cibo è amaro, quanto più si mastica, tanto più si sente l'amarezza, così l'umiliazione ben masticata, fa nascere la mortificazione, e queste son due potentissimi mezzi, cioè, l'umiliazione e la mortificazione, come uscire da certi intoppi ed ottenere quelle grazie che si vogliono. Mentre pare nocevole all'umana natura, come il cibo amaro pare che voglia recare piuttosto male che bene, così l'umiliazione e la mortificazione, ma no. Quando il ferro è più battuto sopra dell'incudine, tanto più sfavilla fuoco e resta purgato, così l'anima, quanto più è umiliata e battuta sotto all'incudine della mortificazione, tanto più sfavilla scintille di fuoco celeste, e resta purgata se veramente vuol camminare la via del bene. Se poi è falsa, succede tutto al contrario." 23 - 01.01.1900 - La circoncisione di Gesù. Quanto più l'anima si umilia e conosce se stessa, tanto più si accosta alla Verità. (…) (Gesù:) "Quanto più l'anima si umilia e conosce sé stessa, tanto più si accosta alla verità, e trovandosi nella verità, cerca di spingersi nella via delle virtù, da cui si vede molto lontana; e se si vede che si trova nella via delle virtù, scorge subito il molto che le resta da fare, perché le virtù non hanno termino, sono infinite come sono Io. Onde, l'anima trovandosi nella verità, cerca sempre di perfezionarsi, ma mai giungerà a vedersi perfetta, e questo le serve e farà che l'anima stia continuamente lavorando, sforzandosi per maggiormente perfezionarsi, senza perdere il tempo in oziosità; ed Io, compiacendomi di questo lavoro, man mano la vado ritoccando per dipingere in lei la mia rassomiglianza. Ecco perciò volli essere circonciso, per dare un esempio di grandissima umiltà, che fece stordire gli stessi angeli del Cielo." 24 - 03.01.1900 - Il timore di perdere Dio, e la pace a oltranza. (…) Continuo a vedermi tutta piena di miserie, non solo, ma anche inquieta. Mi pare che tutto il mio interno si fosse messo all'arme per la perdita di Gesù. Andavo pensando tra me, che i miei grandi peccati mi avevano meritato che il mio adorabile Gesù mi avesse lasciato, e quindi non dovevo più rivederlo. (…) "Pace, pace, non volerti turbare. Come un fiore odorosissimo profuma il luogo dove si mette, così la pace riempie di Dio l'anima che la possiede." (…)

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11 - 21.11.1899 - Luisa deve rimirarsi in Gesù; ma quando Gesù vuole rimirarsi in Luisa, la Mamma Celeste viene in aiuto di lei, vestendola della sua innocenza. (…) "Figlia mia, tutto il tuo piacere dev'essere nel rimirarte in Me, e se ciò farai sempre, ritrarrai in te tutte le mie qualità, la mia fisonomia, i miei stessi lineamenti, ed Io in contracambio troverò tutto il mio gusto e sommo contento nel dilettarmi di rimirarmi in te." (…) (La Mamma Regina a Luisa:) "Figlia, non temere, voglio Io stessa supplire per te vestendoti della mia innocenza, così il mio Figlio, rimirandosi in te, possa trovare il maggiore diletto che si possa trovare in umana creatura." 12 - 24.11.1899 - Amarezza di Gesù per i sacerdoti. (…) Onde ho detto a Gesù: "Signore, che fai? Non vedete quanta scarsezza di sacerdoti vi sono a Corato che vuoi toglierci degli altri?" E Gesù non dandomi retta, e minacciando con la mano, diceva: "Li distruggerò di più." 13 - 26.11.1899 - L'amore e la purezza con cui Luisa soffre attirano il compiacimento delle Tre Divine Persone. Per meritare la grazia di patire di più, Luisa confessa le sue colpe dinanzi alla SS. Trinità. 14 - 27.11.1899 - Effetti della Grazia nei Beati comprensori del Cielo e nei viatori della terra. (…) "Figlia mia, sai tu che cosa fa la mia grazia? La mia grazia rende felice l'anima dei beati comprensori, e rende felice l'anima dei viatori, con questa sola differenza, che i comprensori beandosi e deliziandosi, e i viatori lavorando e mettendola a traffico. Sicché, chi possiede la grazia ritiene in sé stessa il paradiso, perché la grazia non è altro che possedere Me stesso, ed essendo Io solo l'oggetto incantevole che incanta tutto il paradiso, e che formo tutti i contenti dei beati, l'anima possedendo la grazia, dovunque si trova possiede il suo paradiso." 15 - 28.11.1899 - Solo Gesù ha in suo potere il patire per manifestare di più l'amore. Concede a Luisa di andare in Purgatorio per amore suo. (…) Gesù mi ha detto: "Qui c'è il purgatorio, e molte anime ci sono ammassate in questo fuoco. Andrai tu in questo luogo a soffrire per liberare quelle anime che piacciono a Me, e questo lo farai per amor mio." (…) Giunta laggiù, chi può dire le pene che soffrivano quelle anime? Sono certo inenarrabili a persone vestite d'umana carne. Onde, andando io in quel fuoco, esso distruggevasi e si diradavano le tenebre, e molte anime ne uscivano ed altre ne restavano sollevate. (…) 16 - 30.11.1899 - Il Corpo Mistico di Cristo, nelle sembianze di Gesù flagellato alla colonna. (…) (Gesù:) "Figlia mia, quanti dolori mi danno queste membra! Questo corpo che tu vedi, è il corpo mistico della mia Chiesa, di cui mi glorio d'esserne il capo, ma quanto strazio crudele fanno queste membra in questo corpo! Pare che si aizzano tra loro a chi più possa darmi tormento." (…) 17 - 02.12.1899 - Gesù, ornato da tanti campanelli d'oro, che parlano del suo amore a Luisa, la veste dei suoi stessi campanelli. In questo modo Luisa Gli parla della sublimità della Croce. (…) (Luisa:) "La croce sofferta da Voi mi liberò dalla schiavitù del demonio, e mi sposò alla Divinità con nodo indissolubile; la croce è feconda, e mi partorisce la grazia; la croce è luce e mi disinganna dello temporale, e mi svela l'eterno; la croce è fuoco, e tutto ciò che non è di Dio mette incenere, fino a svuotarmi il cuore d'un minimo filo d'erba che possa starci; la croce è moneta d'inestimabile prezzo, e se io avrò, Sposo Santo, la fortuna di possederla mi arricchivo di monete eterne, fino a rendermi la più ricca del paradiso, perché la moneta che corre in cielo è la croce sofferta in terra; la croce più fa conoscere me stessa, non solo, ma mi dà la conoscenza di Dio; la croce m'innesta tutte le virtù; la croce è la nobile cattedra dell'increata sapienza, che m'insegna le dottrine più alte, sottile e subblime; sicché, la sola croce mi svelarà i misteri più ascosi, le cose più recondite, la perfezione più perfetta nascosta ai più dotti e sapienti del mondo. La croce è qual acqua benefica che mi purifica, non solo, ma mi somministra il nutrimento alle virtù, me le fa crescere ed allora mi lascia quando mi ricondusce alla eterna vita. La croce è qual rugiada celeste che mi conserva e mi abbellisce il bel giglio della purità; la croce è l'alimento della speranza; la croce è fiacola della fede operante; la croce è quel legno solido che conserva e fa mantenere sempre acceso il fuoco della carità; la croce è quel legno asciutto che fa svanire e mettere in fuga tutti i fumi di superbia e di vana gloria, e produce nell'anima l'umile viola dell'umiltà; la croce è l'arma più potente che offende i demoni e mi difende da tutte i loro artigli. Sicché, l'anima che possiede la croce, è d'invidia e d'ammirazione agli stessi angioli e santi; di rabbia e di sdegno ai demoni. La croce è il mio paradiso in terra, dimodochè se il paradiso di là, dei beati, sono i godimenti; il paradiso di qua sono i patimenti. La croce è la catena d'oro purissimo che mi congiunge con Voi, mio sommo Bene, e forma l'unione più intima che dar si possa, fino a far scomparire l'essere mio e mi trasmuta in Voi, mio oggeto amato, tanto da sentirmi perduta in Voi e vivo dalla vostra stessa vita." Dopo che ebbi detto questo (non so se sono spropositi) l'amabile mio Gesù nel sentirmi, tutto si compiaceva e preso da entussiasmo d'amore, tutta mi baciava e mi ha detto: "Bravo, bravo alla mia diletta, hai detto bene. L'amor mio è fuoco, ma non come il fuoco terreno che dovunque penetra rende sterile e mette tutto in cenere. Il mio fuoco è fecondo e solo sterilisce tutto ciò che non è virtù, ma il resto, dà vita a tutto e vi fa germogliare i bei fiori, fa produrre i più squisiti frutti e lo rende il più delizioso giardino celeste. La croce è tanto potente e l'ho comunicato tanta grazia, da renderla più efficace dagli stessi sacramenti, e questo perché nel ricevere il sacramento del mio corpo, ci vogliono le disposizioni ed il libero concorso dell'anima per ricevere le mie grazie, che molte volte possono mancare, ma la croce ha virtù di disporre l'anima alla grazia."

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6 - 11.11.1899 - Luisa, per ubbidienza, non si conforma alla Giustizia Divina (come un santo sacerdote e una vergine del Perù), ma deve contrastarla come vittima. Trovandomi nel solito mio stato, mi son trovata fuori di me stessa e mi pareva che girassi la terra. Oh! come era inondata d'ogni sorta di iniquità, fa orrore a pensarlo! Ora, mentre giravo, sono giunta ad un punto ed ho trovato un sacerdote di santa vita ed a un altro punto, una vergine di vita intemerata e santa. Ci siamo uniti tutti e tre ed abbiamo preso il discorso sui tanti castighi che il Signore sta facendo ed a tanti altri che tiene preparati. Io ho detto loro: "E voi, che fate? Vi siete forse conformati alla divina giustizia?" E quelli: "Vedendo la stretta necessità di questi tristi tempi, e che l'uomo non si arrenderebbe né se uscisse uno apostolo, né se il Signore inviasse un altro san Vincenzo Ferrer, che con miracoli e segni portentosi lo potesse indurre alla conversione, anzi, vedendo l'uomo giunto a tale ostinazione e ad una specie di pazzia, che la stessa forza dei miracoli li renderebbero più increduli, onde, investiti da questa strettissima necessità, per il bene loro, e per arrestare questo mare marcioso che inonda la faccia della terra, e per gloria del nostro Dio, tanto oltraggiato, ci siamo conformati alla giustizia, solo stiamo pregando ed offerendoci vittime, per fare che questi castighi riescano per la conversione dei popoli." E tu, che fai? Non ti sei conformata con noi?" Ed io: "Ah, no! non posso, che l'ubbidienza non vuole, sebbene Gesù vuole che mi uniformassi, ma siccome l'ubbidienza non vuole, deve prevalere a tutto, mi conviene stare sempre in contrasto con Gesù benedetto, cosa che molto mi affligge." E quelli: "Quando è l'ubbidienza, sicuro che non bisogna aderire." Dopo ciò, trovandomi in me stessa, quando appena ho visto il carissimo Gesù, ed io volevo sapere di quale parte fossero quel sacerdote e quella vergine, Lui mi ha detto che erano del Perù. 7 - 12.11.1899 - Gesù concede a Luisa di fermare un flagello, che stava per precipitare sulla terra. Questa mattina, l'amabile mio Gesù è venuto e mi ha trasportato fuori di me stessa, e vedevo come se dovesse dal cielo smuoversi una cosa e toccare la terra. Sono restata tanto spaventata che ho gridato, e gli ho detto: "Neh, neh, Signore, che fai? Quanta rovina succederà se ciò succede. Mi dici che mi vuoi bene e mi vuoi far prendere paura, hai visto, no? Non lo fare, no, no, non puoi farlo, che io non voglio." E Gesù, tutto compassionandomi, mi ha detto: "Figlia mia, non aver timore. E poi, quando mai vuoi tu che faccia niente? Non devo farti vedere niente quando castigo le genti, altrimenti mi leghi dappertutto. Ebbene, fortificherò il tuo cuore di fortezza, e farò spuntare da esso come un tronco, da poter mantenere fermo ciò che tu vedi, e poi verserò in te tante grazie, in modo da potermi nutrire Io ed i miei figli." In questo mentre, è uscito da dentro il mio cuore come un tronco ed alla cima come due rami a modo di forche, che sollevandosi in aria, prendeva in mezzo ciò che stava per smuoversi, così restava fermo solo ad un punto; lontano pareva che toccava la terra. Dopo mi son trovata in me stessa e l'ho pregato che si placasse, e pareva piuttosto che si arrendesse, tanto che mi ha partecipato i dolori della croce. Ed è scomparso. 8 - 13.11.1899 - Contrasto tra il dolore e l'Amore di Gesù e tra la sua Giustizia e la sua Misericordia. Luisa deve placarlo, senza conformarsi alla Giustizia. (…) (Gesù a Luisa:) "Conformati alla mia Giustizia, che più non posso. Ah! l'uomo è troppo ingrato e quasi mi costringe da tutte le parti a castigarlo; me li strappa lui stesso dalle mani i castighi. Se tu sapessi quanto soffro nel fare uso della mia giustizia, ma è l'uomo stesso che mi fa violenza. Ahi! se non avessi fatto altro che comperare a prezzo di sangue la sua libertà, pure mi doveva essere riconoscente; ma quello, per farmi maggior torto, va inventando nuovi modi come rendere inutile il mio sborso." E mentre ciò diceva, piangeva amaramente (…) 9 - 17.11.1899 - Insieme con la Vittima (Luisa), il Sacerdote deve concorrere nel soddisfare la Divina Giustizia. Continua l'amabile mio Gesù a farsi vedere afflitto. Questa mattina, insieme con Lui è venuta la nostra Regina Mamma, e mi pareva che Lei me lo portasse, affinché l'avessi placato e pregato insieme con Lei, che mi avesse fatto soffrire a me per risparmiare le genti e mi ha detto, che se in queste giorni passati non mi avessi interposto, ed il confessore non avesse fatto uso della potestà sacerdotale a concorrere con le sue intenzioni di farmi soffrire, molte catastrofi sarebbero sucesse. In questo mentre, ho visto il confessore, ed io subito ho pregato per lui a Gesù ed alla Regina Madre, e Gesù tutto benignità ha detto: "A misura che si prenderà cura dei miei interessi, col pregarmi ed anche col impegnarsi di rinnovare l'intenzione di farti soffrire, a scopo di risparmiare le genti, così mi prenderò cura di lui e lo risparmierò. Io sarei pronto a fare questo patto con lui." Dopo ciò ho fatto per guardare il mio dolce ed unico Bene, ed ho visto che nelle sue mani teneva due fulmini, in una conteneva come allestito un terremoto forte ed una guerra; nell'altra, tante specie di morti all'improviso e malattie contaggiose. Io gli ho incominciato a pregare che sopra di me versase quei fulmini, e quasi li voleva togliere dalle sue mani, ma Lui per non farmi giungere a questo, ha incominciato ad allontanarsi da me, ed io cercavo di seguirlo e perciò mi son trovata fuori di me stessa; Gesù mi è scomparso ed io son rimasta sola. Ora, trovandomi sola ho girato un poco e mi son trovata in parte dove in questa stagione fanno la mietitura, pareva che là succedevano fracassi di guerra, ed io volevo andare per aiutare quelle poveri genti, ma i demoni m'impedivano d'andare dove stavano per succedere tali cose e mi battevano acciò non potessi aiutare, ed anche impedire i loro artifizi ed hanno usato tanta forza da farmi retrocedere indietro. 10 - 19.11.1899 - La superbia. (…) "Figlia mia, la superbia rode la grazia. Nei cuori dei superbi non c'è altro che un vuoto tutto pieno di fumo, che produce la cecità. La superbia non fa altro che rendere sé stesso un idolo, sicché l'anima superbiosa non ha il suo Dio con sé; col peccato ha cercato di distruggerlo nel suo cuore, ed alzando l'altare nel suo cuore, vi si mette sopra ed adora sé stesso."

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1 - 01.11.1899 - La Chiesa si trova in uno stato tristissimo di degrado. Per sostenerla, Luisa accetta di essere vittima. Questo stato finirà in una terribile purificazione, dopo la quale spunterà il suo più grande trionfo e la Pace. (…) "La colonna della mia Chiesa non ha dove poggiarsi!" Nell'atto che ciò diceva ho visto una colonna, che la sua cima toccava il cielo, ed al disotto di questa colonna stavano sacerdoti, vescovi, cardinali e tutte le altre dignità che sostenevano la detta colonna, ma con mia sorpresa ho fatto per guardare ed ho visto che di dette persone, chi era molto debole, chi mezzo marcito, chi infermo, chi pieno di fango; scarsissimo era il numero di quelli che si trovavano in stato di sostenerla, sicché questa povera colonna, tant'erano le scosse che riceveva al disotto, che tentennava senza potere star ferma.(…) "Figlia mia, vedi in che stato lacrimevole si trova la mia Chiesa, quelle stesse persone che dovevano sostenerla, vengono meno, e con le loro opere l'abbattono, la percuotono e giungono a denigrarla. L'unico rimedio è che faccia versare tanto sangue, da formare un bagno per poter lavare quel marcioso fango e sanare le loro piaghe profonde, imperocché sanate, rafforzate, abbellite in quel sangue, possano essere strumenti abili a mantenerla stabile e ferma." Poi ha soggiunto: "Io ti ho chiamato per dirti: "Vuoi tu essere vittima e così essere come un puntello per sostenere questa colonna in tempi sì incorreggibili?" (…) Dopo ciò, ho visto la sanguinosa strage che si faceva di quelle persone che stavano al disotto della colonna. Che orribile catastrofe! Scarsissimo era il numero che non rimaneva vittima, giungevano a tale ardimento, che tentavano d'uccidere il Santo Padre. Ma poi pareva che quel sangue sparso, quelle sanguinose vittime straziate, erano mezzi come rendere forti quelli che rimanevano, in modo da sostenere la colonna, senza farla più tentennare. Oh! che felici giorni! Dopo ciò spuntavano giorni di trionfi e di pace; la faccia della terra pareva rinnovata, la detta colonna acquistava il suo primiero lustro e splendore. Oh! giorni felici! da lungi io vi saluto, che tanta gloria darete alla mia Chiesa e tanto onore a quel Dio che ne è il Capo! 2 - 03.11.1899 - La Divinità abita in Luisa abitualmente; per questo, a momenti, Gesù sfugge dai suoi sensi. Questa mattina il mio amabile Gesù è venuto e mi ha trasportato fuori di me stessa, dentro d'una chiesa ed è scomparso, ed io sono lasciata sola. Ora, trovandomi alla presenza del Santissimo Sacramento, ho fatto la mia solita adorazione; ma mentre ciò facevo, mi pareva che fossi divenuta tutt'occhi, per vedere se potevo scorgere il dolce Gesù. In questo mentre, l'ho visto sopra dell'altare, da bambino, che mi chiamava con la sua graziosa manina. Chi può dirne il contento? Ho volato da Lui, e senza pensare ad altro, l'ho stretto fra le mie braccia e l'ho baciato, ma nell'atto di fare ciò, ha preso un aspetto serio, e mostrava di non gradire i miei baci ed ha incominciato a respingermi. Io, ciò non curando, seguitavo e gli ho detto: "Carino mio, bello, l'altro giorno volesti Tu sfogarti con me, coi baci e con gli abbracci, ed io ti diedi tutta la libertà; oggi voglio teco sfogarmi anch'io; deh! dammi la libertà." Ma Lui seguitava a respingermi e vedendo che io non cessavo, mi è scomparso. Chi può dire quanto son lasciata mortificata ed impensierita nel trovarmi in me stessa? Ma dopo poco è ritornato ed io volendo chiedergli perdono delle mie impertinenze, mi ha perdonato col volersi lui sfogarsi con me, e mentre mi baciava mi ha detto: "Diletta del cuor mio, la mia Divinità abita in te abitualmente, e siccome tu vai inventando nuove cose come farmi deliziare con te, così Io, per renderti la pariglia, uso nuovi modi come farti deliziare con Me." Con ciò ho capito che è stato uno scherzo che Gesù voleva fare. 3 - 04.11.1899 - Per discernere se è il Signore oppure il demonio che interviene nell'anima, occorre guardare gli effetti interni. (…) "Figlia mia, la tua attenzione per rassicurarti se sono Io o no, dev'essere dagli effetti interni, se si muovono a virtù o a vizi, imperciocché, siccome la mia natura è virtù, non di altro faccio eredi i miei figli, che di virtù. E questo puoi anche comprenderlo sopra alla natura umana, che essendo carne, se avviene che fa qualche piaga, la carne si cambia in marcia e si può dire che non è più carne; così la mia natura, se menomamente potesse ritenere in sé l'ombra del vizio, cesserebbe di essere quel Dio che è, ciò che non può mai succedere." 4 - 06.11.1899 - A proposito della grande purificazione, Luisa vorrebbe risparmiare le creature soffrendo lei come vittima, ma il Signore glielo impedisce. La purezza d'intenzione di piacere solo al Signore. (…) (Gesù:) "Tutto ciò che si fa per il solo fine di piacermi, risplende innanzi a Me d'una maniera tale, da attirare i miei sguardi divini, e mi piacciono tanto, che a quelle azioni, fossero anche un muovere di ciglia, ne do il valore come se fossero fatte da Me. Invece quelle altre azioni, in sé stesse buone ed anche grandi, fatte non per Me solo, sono come quell'oro infangato e pieno di ruggine che non risplende, ed Io non mi benigno neppure di guardarle." Ed io: "Ah! Signore, quanto è facile che la polvere imbratti le nostre azioni!" E Lui: "Alla polvere non bisogna badare, perché si scuote, ma quello a cui bisogna badare, è all'intenzione." (…) 5 - 10.11.1899 - Gesù, quasi costretto, concede a Luisa il patire come vittima. Che cosa fu l'ubbidienza per Gesù. (…) (Gesù:) "Tu proprio mi vuoi fare violenza, toccandomi quell'anello che congiunse la Divinità e l'umanità e formò un solo anello, qual è l'ubbidienza." (…)

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SUNTO DI LIBRO DI CIELO-2

87 - 25.10.1899 - L'Amore di Dio verso gli uomini Lo costringe agli estremi rimedi, i castighi, pur di salvarli. L'Amore di Dio, che risuona in Cielo e in terra, trova un'eco d'ingratitudine e di peccato. Come riparare quest'eco velenosa. (…) (Gesù:) "Figlia mia, è tanto l'amore verso le creature, che come un eco risuona nelle regioni celesti, riempie l'atmosfera e si diffonde sopra tutta quanta la terra. Ma qual è la corrispondenza che fanno le creature a quest'eco amoroso? Ahi! mi corrispondono con un eco d'ingratitudine, velenoso, ripieno d'ogni sorta di amarezze e di peccati, con un eco quasi micidiale, atto solo a ferirmi. Ma Io spopolerò la faccia della terra, acciocché quest'eco risonante di veleno non assordi più le mie orecchie." (...) "Ah! Signore, che dite?" E Gesù: "Io non faccio altro che come un medico pietoso, che ha gli estremi rimedi verso i suoi figli, e questi figli sono ripieni di piaghe, che fa questo padre e medico, che ama i suoi figli più che la propria vita? Lascerà incancrenire queste piaghe? Li farà perire, per timore che, applicando il fuoco ed i ferri, vengano essi a soffrire? Mai, no! Sebbene sentirà come se sopra di sé si applicassero tali strumenti, con tutto ciò mette mano ai ferri, squarcia e taglia le carni, vi applica il veleno, il fuoco, per impedire che più s'inoltri la corruzione. Sebbene molte volte succede che in queste operazioni i poveri figli se ne muoiono, ma non era questa la volontà del padre medico, ma la sua volontà è di vederli risanati. Tale sono Io. Ferisco per risanarli, li distruggo per risuscitarli. Che molti periscano, non è questa la mia Volontà, questo è effetto solo della loro malvagia ed ostinata volontà, è effetto di quest'eco velenoso che, fino a vedersi distrutti, vogliono inviarmelo." Ed io: "Dimmi, mio unico Bene, come potrei raddolcirvi quest'eco velenoso che tanto vi affligge?" E Lui: "L'unico mezzo è che tu faccia sempre tutte le tue operazioni per il solo fine di piacermi e che impieghi tutti i sensi e le potenze tue per fine d'amarmi e di glorificarmi. Sia che ogni tuo pensiero, parola e tutto il resto non vorrà altro che l'amore che hai verso di Me, così il tuo eco salirà gradito al mio trono e raddolcirà il mio udito." 88 - 28.10.1899 - "Chi sono Io e chi sei tu? Qual è il mio Amore verso di te e dov'è il tuo amore verso di Me?". Che cosa fa il pentimento autentico. (…) Ora, mentre alla prima parola ("Chi sono Io e chi sei tu?") avrei voluto fuggire spaventata dalla sua presenza, alla seconda parola, "qual è l'amor mio verso di te?" mi son trovata inabissata, legata da tutte parti dal suo amore, sicché la mia esistenza era un prodotto dell'amore suo, onde se questo amore cessava, io più non esisteva. Quindi, mi pareva i palpiti del cuore, l'intelligenza e perfino il respiro d'essere un riprodotto del suo amore. Io nuotavo in Lui ed anche a voler fuggire mi pareva impossibile a farlo, perché il suo amore da per tutto mi circondava. Il mio amore poi mi pareva come una gocciolina d'acqua gettata nel mare, che scomparisce, non si sa più discernere. (...) (…) mi sentivo tutta inzuppata dall'amarezza e dal dolore dei miei peccati, e Lui mi ha detto: "Figlia mia, quando un'anima è convinta di aver fatto male nell'offendermi, già fa l'ufficio della Maddalena, che bagnò i miei piedi con le sue lacrime, li unse col balsamo e li asciugò coi suoi capelli. L'anima, quando incomincia a rimirare in sé il male che ha fatto, mi prepara un bagno alle mie piaghe. Vedendo il male, ne riceve un'amarezza e ne prova un dolore e con questo viene ad ungere le mie piaghe con un balsamo squisitissimo. Da questa conoscenza, l'anima vorrebbe fare una riparazione e, vedendo l'ingratitudine passata, si sente nascere in sé l'amore verso d'un Dio tanto buono e vorrebbe mettere la sua vita per attestare l'amore suo, e questo sono i capelli, che come tante catene d'oro, la legano all'amore mio." 89 - 29.10.1899 - Spogliarsi di tutto per rivestirsi di Gesù e poter vivere con libertà l'uno nell'altro. Quando l'anima si è spogliata di tutto, allora Gesù vi entra ed insieme con la volontà dell'anima incomincia a costruire la sua casa. (…) (Gesù:) "Figlia mia, la cosa principale per entrare Io in un'anima e formare la mia abitazione, è il distacco totale da ogni cosa. Senza di questo non solo non posso Io dimorarvi, ma neppure nessuna virtù può prendere abitazione nell'anima. Dopo, poi che l'anima ha fatto uscire tutto da sé, allora vi entro Io ed unito con la volontà dell'anima fabbrichiamo una casa, le fondamente di questa si basano sull'umiltà, e quanto più profonde, tanto più alte e forti riescono le mura. Le dette mura saranno fabbricate da pietre di mortificazione, incalcinate d'oro purissimo di carità. Dopo che si sono costruite le mura, Io, come eccellentissimo pittore, non con calce ed acqua, ma coi meriti della mia Passione, indicata per la calce, e coi colori del mio Sangue, indicato per l'acqua, vi la intonaco e vi formo le più eccellentissime pitture, e questo serve a ben munirla dalle piogge, dalle nevi e da qualunque scossa. Appresso ne vengono le porte, queste per farsi che fossero solide come legno, non soggette al tarlo, è necessario del silenzio, che forma la morte dei sensi esteriori. per custodire questa casa è necessario un guardiano che vigili dappertutto, dentro e fuori, e questo è il timor santo di Dio, che la guarda da qualunque inconveniente, vento od altro che potrà sovrastarla. Questo timore sarà la salvaguardia di questa casa, che farà operare, non con timore della pena, ma per timore d'offendere il padrone di questa casa. Questo timore santo non deve fare altro che far tutto per piacere a Dio, senza nessun'altra intenzione. In seguito si deve ornare questa casa e riempirla di tesori. Questi tesori non devono essere altro che desideri santi, che lacrime. Questi erano i tesori dell'Antico Testamento ed in essi trovarono la loro salvezza, nell'adempimento dei loro voti la loro consolazione, la fortezza nelle sofferenze; insomma, tutta la loro fortuna riponevano nel desiderio del futuro Redentore ed in questo desiderio operavano da atleti. L'anima senza desiderio opera quasi come morta; anche le stesse virtù, tutto è noia, fastidio, rancore; nessuna cosa le piace, cammina quasi strisciando per la via del bene. Tutto all'opposto l'anima che desidera, nessuna cosa le dà peso, tutto è allegria, vola, nelle stesse pene trova i suoi gusti, e questo perché vi era un anticipato desiderio, e le cose che prima si desiderano, poi vengono ad amarsi ed amandosi, si trovano i più graditi piaceri. Perciò questo desiderio va accompagnato dapprima che si fabbricasse questa casa. Gli ornamenti di questa casa saranno le pietre più preziose, le perle, le gemme più costose di questa mia vita, basata sempre sul patire ed il puro patire. E siccome Colui che la abita è il datore d'ogni bene, vi mette il corredo di tutte le virtù, ve la profuma coi più soavi odori, fa olezzare i più leggiadri fiori, fa risuonare una musica celestiale delle più gradite, fa respirare un'aria di Paradiso. Ho dimenticato di dire che bisogna vedere se c'è la pace domestica, e questa non deve essere altro che il raccoglimento ed il silenzio dei sensi interiori." (...) 90 - 30.10.1899 - "Povera Roma, come sarai distrutta!". L'iniquità è tanta, che giunge ad impedire la redenzione delle anime. Solo la preghiera e le piaghe di Gesù sono un argine davanti a questo fiume d'iniquità. Questa mattina il benigno mio Gesù è venuto tutto afflitto e le prime parole che mi ha detto sono state: "Povera Roma, come sarai distrutta! Nel rimirarti, Io ti compiango!" E lo diceva con tale tenerezza, che faceva compassione; ma non ho capito se siano solo le persone o uniti gli edifici. Io, siccome avevo l'ubbidienza di non conformarmi alla giustizia, ma di pregare, perciò gli ho detto: "Mio diletto Gesù, quando si parla di castighi, non bisogna più contendere, ma di pregare solamente." E così ho incominciato a pregare, a baciare le sue piaghe ed a fare atti di riparazione. E mentre ciò facevo, Lui di tanto in tanto mi diceva: "Figlia mia, non farmi violenza; facendo così, tu vuoi violentarmi per forza, perciò statti quieta." Ed io: "Signore, è l'ubbidienza che così vuole, non sono io che ciò faccio." Lui ha soggiunto: "Il fiume dell'iniquità è tanto, che giunge ad impedire la redenzione delle anime, e la sola preghiera e queste mie piaghe impediscono che questo fiume impetuoso non se le assorbisca tutti in sé."

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87 - 25.10.1899 - L'Amore di Dio verso gli uomini Lo costringe agli estremi rimedi, i castighi, pur di salvarli. L'Amore di Dio, che risuona in Cielo e in terra, trova un'eco d'ingratitudine e di peccato. Come riparare quest'eco velenosa. (…) (Gesù:) "Figlia mia, è tanto l'amore verso le creature, che come un eco risuona nelle regioni celesti, riempie l'atmosfera e si diffonde sopra tutta quanta la terra. Ma qual è la corrispondenza che fanno le creature a quest'eco amoroso? Ahi! mi corrispondono con un eco d'ingratitudine, velenoso, ripieno d'ogni sorta di amarezze e di peccati, con un eco quasi micidiale, atto solo a ferirmi. Ma Io spopolerò la faccia della terra, acciocché quest'eco risonante di veleno non assordi più le mie orecchie." (...) "Ah! Signore, che dite?" E Gesù: "Io non faccio altro che come un medico pietoso, che ha gli estremi rimedi verso i suoi figli, e questi figli sono ripieni di piaghe, che fa questo padre e medico, che ama i suoi figli più che la propria vita? Lascerà incancrenire queste piaghe? Li farà perire, per timore che, applicando il fuoco ed i ferri, vengano essi a soffrire? Mai, no! Sebbene sentirà come se sopra di sé si applicassero tali strumenti, con tutto ciò mette mano ai ferri, squarcia e taglia le carni, vi applica il veleno, il fuoco, per impedire che più s'inoltri la corruzione. Sebbene molte volte succede che in queste operazioni i poveri figli se ne muoiono, ma non era questa la volontà del padre medico, ma la sua volontà è di vederli risanati. Tale sono Io. Ferisco per risanarli, li distruggo per risuscitarli. Che molti periscano, non è questa la mia Volontà, questo è effetto solo della loro malvagia ed ostinata volontà, è effetto di quest'eco velenoso che, fino a vedersi distrutti, vogliono inviarmelo." Ed io: "Dimmi, mio unico Bene, come potrei raddolcirvi quest'eco velenoso che tanto vi affligge?" E Lui: "L'unico mezzo è che tu faccia sempre tutte le tue operazioni per il solo fine di piacermi e che impieghi tutti i sensi e le potenze tue per fine d'amarmi e di glorificarmi. Sia che ogni tuo pensiero, parola e tutto il resto non vorrà altro che l'amore che hai verso di Me, così il tuo eco salirà gradito al mio trono e raddolcirà il mio udito." 88 - 28.10.1899 - "Chi sono Io e chi sei tu? Qual è il mio Amore verso di te e dov'è il tuo amore verso di Me?". Che cosa fa il pentimento autentico. (…) Ora, mentre alla prima parola ("Chi sono Io e chi sei tu?") avrei voluto fuggire spaventata dalla sua presenza, alla seconda parola, "qual è l'amor mio verso di te?" mi son trovata inabissata, legata da tutte parti dal suo amore, sicché la mia esistenza era un prodotto dell'amore suo, onde se questo amore cessava, io più non esisteva. Quindi, mi pareva i palpiti del cuore, l'intelligenza e perfino il respiro d'essere un riprodotto del suo amore. Io nuotavo in Lui ed anche a voler fuggire mi pareva impossibile a farlo, perché il suo amore da per tutto mi circondava. Il mio amore poi mi pareva come una gocciolina d'acqua gettata nel mare, che scomparisce, non si sa più discernere. (...) (…) mi sentivo tutta inzuppata dall'amarezza e dal dolore dei miei peccati, e Lui mi ha detto: "Figlia mia, quando un'anima è convinta di aver fatto male nell'offendermi, già fa l'ufficio della Maddalena, che bagnò i miei piedi con le sue lacrime, li unse col balsamo e li asciugò coi suoi capelli. L'anima, quando incomincia a rimirare in sé il male che ha fatto, mi prepara un bagno alle mie piaghe. Vedendo il male, ne riceve un'amarezza e ne prova un dolore e con questo viene ad ungere le mie piaghe con un balsamo squisitissimo. Da questa conoscenza, l'anima vorrebbe fare una riparazione e, vedendo l'ingratitudine passata, si sente nascere in sé l'amore verso d'un Dio tanto buono e vorrebbe mettere la sua vita per attestare l'amore suo, e questo sono i capelli, che come tante catene d'oro, la legano all'amore mio." 89 - 29.10.1899 - Spogliarsi di tutto per rivestirsi di Gesù e poter vivere con libertà l'uno nell'altro. Quando l'anima si è spogliata di tutto, allora Gesù vi entra ed insieme con la volontà dell'anima incomincia a costruire la sua casa. (…) (Gesù:) "Figlia mia, la cosa principale per entrare Io in un'anima e formare la mia abitazione, è il distacco totale da ogni cosa. Senza di questo non solo non posso Io dimorarvi, ma neppure nessuna virtù può prendere abitazione nell'anima. Dopo, poi che l'anima ha fatto uscire tutto da sé, allora vi entro Io ed unito con la volontà dell'anima fabbrichiamo una casa, le fondamente di questa si basano sull'umiltà, e quanto più profonde, tanto più alte e forti riescono le mura. Le dette mura saranno fabbricate da pietre di mortificazione, incalcinate d'oro purissimo di carità. Dopo che si sono costruite le mura, Io, come eccellentissimo pittore, non con calce ed acqua, ma coi meriti della mia Passione, indicata per la calce, e coi colori del mio Sangue, indicato per l'acqua, vi la intonaco e vi formo le più eccellentissime pitture, e questo serve a ben munirla dalle piogge, dalle nevi e da qualunque scossa. Appresso ne vengono le porte, queste per farsi che fossero solide come legno, non soggette al tarlo, è necessario del silenzio, che forma la morte dei sensi esteriori. per custodire questa casa è necessario un guardiano che vigili dappertutto, dentro e fuori, e questo è il timor santo di Dio, che la guarda da qualunque inconveniente, vento od altro che potrà sovrastarla. Questo timore sarà la salvaguardia di questa casa, che farà operare, non con timore della pena, ma per timore d'offendere il padrone di questa casa. Questo timore santo non deve fare altro che far tutto per piacere a Dio, senza nessun'altra intenzione. In seguito si deve ornare questa casa e riempirla di tesori. Questi tesori non devono essere altro che desideri santi, che lacrime. Questi erano i tesori dell'Antico Testamento ed in essi trovarono la loro salvezza, nell'adempimento dei loro voti la loro consolazione, la fortezza nelle sofferenze; insomma, tutta la loro fortuna riponevano nel desiderio del futuro Redentore ed in questo desiderio operavano da atleti. L'anima senza desiderio opera quasi come morta; anche le stesse virtù, tutto è noia, fastidio, rancore; nessuna cosa le piace, cammina quasi strisciando per la via del bene. Tutto all'opposto l'anima che desidera, nessuna cosa le dà peso, tutto è allegria, vola, nelle stesse pene trova i suoi gusti, e questo perché vi era un anticipato desiderio, e le cose che prima si desiderano, poi vengono ad amarsi ed amandosi, si trovano i più graditi piaceri. Perciò questo desiderio va accompagnato dapprima che si fabbricasse questa casa. Gli ornamenti di questa casa saranno le pietre più preziose, le perle, le gemme più costose di questa mia vita, basata sempre sul patire ed il puro patire. E siccome Colui che la abita è il datore d'ogni bene, vi mette il corredo di tutte le virtù, ve la profuma coi più soavi odori, fa olezzare i più leggiadri fiori, fa risuonare una musica celestiale delle più gradite, fa respirare un'aria di Paradiso. Ho dimenticato di dire che bisogna vedere se c'è la pace domestica, e questa non deve essere altro che il raccoglimento ed il silenzio dei sensi interiori." (...) 90 - 30.10.1899 - "Povera Roma, come sarai distrutta!". L'iniquità è tanta, che giunge ad impedire la redenzione delle anime. Solo la preghiera e le piaghe di Gesù sono un argine davanti a questo fiume d'iniquità. Questa mattina il benigno mio Gesù è venuto tutto afflitto e le prime parole che mi ha detto sono state: "Povera Roma, come sarai distrutta! Nel rimirarti, Io ti compiango!" E lo diceva con tale tenerezza, che faceva compassione; ma non ho capito se siano solo le persone o uniti gli edifici. Io, siccome avevo l'ubbidienza di non conformarmi alla giustizia, ma di pregare, perciò gli ho detto: "Mio diletto Gesù, quando si parla di castighi, non bisogna più contendere, ma di pregare solamente." E così ho incominciato a pregare, a baciare le sue piaghe ed a fare atti di riparazione. E mentre ciò facevo, Lui di tanto in tanto mi diceva: "Figlia mia, non farmi violenza; facendo così, tu vuoi violentarmi per forza, perciò statti quieta." Ed io: "Signore, è l'ubbidienza che così vuole, non sono io che ciò faccio." Lui ha soggiunto: "Il fiume dell'iniquità è tanto, che giunge ad impedire la redenzione delle anime, e la sola preghiera e queste mie piaghe impediscono che questo fiume impetuoso non se le assorbisca tutti in sé."

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84 - 21.10.1899 - Luisa continua a sentirsi in contraddizione tra i bisogni della Giustizia e l'essere vittima senza poter impedire i castighi. Dopo aver passato giorni amarissimi di privazione, mi sentivo stanca e sfinita di forze, sebbene andavo offrendo quelle stesse pene dicendo: "Signore, Tu sai quanto mi costa l'essere priva di te, ma però mi rassegno alla tua Santa Volontà, offrendo questa pena acerbissima come mezzo per attestare il mio amore e placarvi. Queste noie, fastidi, fiacchezze, freddezze che sento, intendo di mandarveli come messaggeri di lodi e di riparazioni per me e per tutte le creature. Questo ho e questo vi offro. E' certo che Voi accetate il sacrifizio della buona volontà, quando vi si offre ciò che si può senza riserva alcuna, ma venite, che più non posso." Molte volte mi veniva la tentazione di conformarmi alla giustizia e pensavo che la causa che non ci veniva ero io stessa, perché quando Gesù, nei giorni passati mi aveva detto che se non mi conformasse lo avrei costretto a non farlo venire ed a non dirmi più niente per non tenermi dispiaciuta, ma non mi dava l'animo di farlo, molto più perché l'ubbidienza neppure vi consentiva. Mentre mi trovavo in queste amarezze, primo è venuta una luce, con una voce che diceva: "A misura che l'uomo s'intromette nelle cose terrene, così si allontana e perde la stima dei beni eterni. Io ho dato le ricchezze perché se ne servissero per la loro santificazione, ma essi se ne son serviti per offendermi e formare un idolo per il loro cuore; ed Io distruggerò loro e le ricchezze insieme con loro." Dopo ciò ho visto il mio carissimo Gesù, ma tanto sofferente ed offeso e sdegnato con le genti, che metteva terrore. Io subito ho incominciato a dirgli: "Signore, vi offro le tue piaghe, il tuo sangue, l'uso santissimo dei tuoi santissimi sensi che ne faceste nel corso della tua vita mortale, per ripararvi le offese ed il cattivo uso dei sensi che ne fanno le creature." E Gesù, prendendo un aspetto serio e quasi tuonante, ha detto: "Sai tu come son divenuti i sensi delle creature? Come quei gridi delle bestie feroci, che coi loro ruggiti allontanano gli uomini, invece di farli avvicinare. E' tanto il marciume e la molteplicità delle colpe che scaturisce dai loro sensi, che mi costringono a farmi fuggire." Ed io: "Ah! Signore, come vi veggo sdegnato. Se Voi volete continuare a mandare i castighi, io me ne voglio venire, oppure voglio uscire da questo stato. A che pro starvi, una volta che non posso più offrirmi vittima per risparmiare le genti?" E Lui, parlandomi serio, tanto che mi sentivo atterrire, mi ha detto: "Tu vuoi toccare i due estremi, o che vuoi che non faccia niente, o che te ne vuoi venire. Non ti contenti che le genti siano risparmiate in parte? Credi tu che Corato sia il migliore, ed il minore nell'offendermi? E lo che l'abbia risparmiato a confronto degli altri paesi è cosa da niente? Perciò contentati e quietati, e mentre Io mi occuperò a castigare le genti, tu accompagnami coi tuoi sospiri e con le tue sofferenze, pregandomi che gli stessi castighi riescano per la conversione dei popoli." 86 - 24.10.1899 - I castighi in questo mondo sono misericordia e amore del Signore. Pur soffrendo, Luisa è costretta (a causa della sofferenza che prova il Signore nel dover castigare) a conformarsi con la Divina Giustizia, come fece la Mamma Celeste, purché le anime si salvino. (…) (Gesù:) "Figlia mia, l'uomo è un riprodotto dell'Essere Divino e siccome il nostro cibo è l'amore, sempre reciproco, conforme e costante tra le Tre Divine Persone, quindi, essendo uscito dalle nostre mani e dall'amore puro disinteressato, è come una particella del nostro cibo. Ora questa particella ci è diventata amara; non solo, ma la maggior parte, discostandosi da Noi si è fatta pascolo delle fiamme infernali e cibo dell'odio implacabile dei demoni, nostri e loro capitali nemici. Eccoti la causa principale del nostro dispiacere della perdita delle anime; è questa: Perché sono nostre, sono cosa che ci appartiene. Come pure la causa che mi spinge a castigarli è l'amore grande che nutro per loro, per poter mettere in salvo le loro anime." (...) "Con tutto ciò che soffro, l'amore mi spinge a mandare più pesanti flagelli, e questo perché non c'è mezzo più potente per far entrare in sé stesso l'uomo e fargli conoscere che cosa è il suo essere, che col fargli vedere disfatto sé stesso; gli altri mezzi pare che lo ingagliardiscono di più, onde conformati alla mia giustizia. Veggo bene che l'amore che tu mi vuoi ti spinge tanto a non conformarti Meco e non hai cuore di vedermi soffrire; ma anche mia Madre mi amò più di tutte le creature e che nessun'altra può mai pareggiarla, eppure, per salvare queste anime si conformò alla giustizia e si contentò di vedermi tanto soffrire. Se ciò fece mia Madre, come non lo potresti tu?" (...)

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82 - 14.10.1899 - La Speranza e la Giustizia. Necessità dei castighi. La Speranza è la Pace; quindi, turbarsi o scoraggiarsi è la più grande pazzia. La Speranza diventa Qualcuno: Gesù! Al tempo stesso, è Maria, tenerissima Madre! La Speranza si dà nei Sacramenti. (…) (Gesù:) "Pace, pace, pace, non sai tu che il regno della speranza è regno di pace, ed il diritto di questa speranza è la giustizia? Tu, quando vedi che la mia giustizia si arma contro le genti, entra nel regno della speranza ed investendoti delle qualità più potenti che lei possiede, sali fin sul mio trono e fa' quanto puoi per disarmare il braccio armato; e questo lo farai con le voci più eloquenti, più tenere, più pietose, con le ragioni più possenti, con le preghiere più calde, che la stessa speranza ti detterà. Ma quando vedi che la stessa speranza sta per sostenere certi diritti di giustizia che sono assolutamente necessari, e che volerli cedere sarebbe un voler far affronto a sé stessa, ciò che non può mai essere, allora conformati a Me e cedi alla giustizia." (…) E Lui, impietosendosi e tutto intenerendosi di questo mio dire, prendendo un aspetto afflitto e benigno, mi ha detto: "Figlia mia, tu hai ragione che resterò colpito nelle mie stesse membra, tanto che nel sentirti parlare, tutte le mie viscere Me le sento commosse e muovere a misericordia ed il cuore me lo sento spezzare per tenerezza. Ma credi a Me, che son necessari i castighi, e se tu non vuoi vedermi colpito adesso un poco, mi vedrai colpito di poi più terribilmente, perché più mi offenderanno, e questo non ti dispiacerebbe di più? Perciò conformati meco, altrimenti mi costringerai, per non vederti dispiaciuta, a non dirti più niente, e con questo mi verrai a negarmi il sollievo che prendo nel conversare con te. Ah! si, mi ridurrai al silenzio, senza avere con chi sfogare le mie pene." (...) "Figlia mia, non ti turbare, la speranza è pace; e siccome Io, nell'atto stesso che faccio giustizia sto nella più perfetta pace, così tu, immergendoti nella speranza, statti nella pace. L'anima che sta nella speranza, col volersi affliggere, turbare, sconfidare, incorrerebbe nella sventura di colei che, mentre possiede milioni e milioni di monete, ed anche è regina di vari regni, va fantasticando e menando lamenti, dicendo: "Di che devo vivere? Come devo vestirmi? Ahi! mi muoio dalla fame! Sono ben infelice! Mi ridurrò alla più stretta miseria e finirò col perire." (…) Ah! Signore, come può essere che l'anima possa stare sempre in pace, vivendo nella speranza? E se l'anima commette qualche peccato, come può stare in pace? E Gesù: "Nell'atto che l'anima pecca, già esce dal regno della speranza, giacché peccato e speranza non possono stare insieme. Ogni ragione ritiene che ognuno è obbligato di rispettare, conservare, coltivare ciò che è suo, chi è quell'uomo che va nei suoi terreni e vi brucia ciò che possiede? Chi è che non tiene gelosamente custodita la sua roba? Credo nessuno. Ora, l'anima che vive nella speranza, col peccato offende già la speranza, e se stesse in suo potere, brucerebbe tutti i beni che possiede la speranza, ed allora si troverebbe nella sventura di quella tale che, abbandonando i suoi beni, va a vivere in terre straniere. Così l'anima, col peccato, uscendo da questa madre paciera, della speranza sì tenera e pietosa, che giunge ad alimentarla con le sue stesse carni, qual è Gesù in Sacramento, oggetto primario di nostra speranza, si va a vivere in mezzo a gente barbara, quali sono i demoni, che negandole ogni minimo ristoro, non l'alimentano d'altro che di veleno, qual è il peccato. Eppure, questa madre pietosa, che fa? Mentre l'anima si allontana da lei, se ne starà forse indifferente? Ah! no, piange, prega, la chiama con le voci più tenere, più commoventi, le va appresso ed allora si contenta quando la riconduce nel suo regno." (...) "La speranza contiene tutto il bene presente e futuro, e chi vive in grembo a lei ed alleva sulle sue ginocchia, tutto ciò che vuole ottiene. Che cosa vuole l'anima? Gloria, onore? La speranza le darà tutto l'onore e la gloria più grande in terra, presso tutte le genti, ed in Cielo la glorificherà eternamente. Vorrà forse ricchezza? Oh! questa Madre della speranza è ricchissima, e quello che è più, che dando i suoi beni ai suoi figli, non restano punto scemate le sue ricchezze; poi, queste ricchezze non sono fugaci e passeggere, ma sempiterne. Vorrà piaceri, contenti? Ah! si, questa speranza contiene in sé tutti i piaceri e gusti possibili, che trovar si possano in Cielo ed in terra, che nessun altro potrà mai pareggiarla, e chi al suo seno si nutrisce, a sazietà ne gusta, ed oh! come è felice e contenta. Vorrà essere dotta, sapiente? Questa Madre speranza contiene in sé le scienze più sublimi, anzi è la maestra di tutti i maestri, e chi da lei si fa insegnare apprende la scienza della vera santità." Insomma, la speranza ci somministra tutto, di modo che, se uno è debole, gli darà la fortezza; se un altro è macchiato, la speranza istituì i Sacramenti ed ivi preparò il lavacro alle sue macchie; se si sente fame e sete, questa Madre pietosa ci dà il cibo più bello, più gustoso, quali sono le sue delicatissime carni e per bevanda il suo preziosissimo sangue. Che altro può fare di più questa Madre paciera della speranza? E chi altro mai è simile a lei? Ah! solo lei ha rappacificato Cielo e terra, la speranza ha congiunto con sé la fede e la carità ed ha formato quell'anello indissolubile tra l'umana natura e la Divina. Ma chi è questa Madre? Chi è questa speranza? E' Gesù Cristo, che operò la nostra Redenzione e formò la speranza dell'uomo fuorviato.

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79 - 01.10.1899 - Sofferenza di Gesù per le offese, specialmente per gli abusi e le profanazioni dei Sacramenti, ridotti a sola apparenza. Nei sacerdoti, poi, si aggiunge uno spirito d'interesse. (…) (Gesù:) "La mia giustizia non può passare più oltre. Mi sento da tutti ferito, da sacerdoti, da devoti, da secolari, specialmente per l'abuso dei sacramenti: Chi non li cura affatto, aggiungendo i disprezzi, e chi frequentandoli, ne formano conversazione di piacere, e chi non essendo soddisfatto nei suoi capricci, giunge per questo ad offendermi. Oh! quanto resta straziato il mio cuore nel vedere ridotti i sacramenti come quelle pitture dipinte, o come quelle statue di pietra che compariscono vive, operanti da lontano, ma si fa per avvicinarle e si incomincia a scoprire l'inganno; onde si fa per toccarle, e che cosa si trova? Carta, pietra, legno, oggetti inanimati, ed ecco del tutto disingannati. Tali sono i sacramenti, ridotti per la maggior parte, non c'è altro che la sola apparenza. Che dire poi di quelli che restano più lordi che netti? E poi, lo spirito d'interesse che regna nei religiosi, è cosa da piangere. Non ti pare che sono tutt'occhi dove c'è un vilissimo soldo, fino ad avvilire la loro dignità? Ma dove non c'è l'interesse non hanno mani, né piedi per muoversi un tantino. Questo spirito d'interesse li riempie tanto il interno, che trabocca nell'esterno, fino a sentirne la puzza gli stessi secolari, e di ciò scandalizzati, fanno la causa che non prestano fede alle loro parole. Ah! si, nessuno mi risparmia; vi è chi mi offende direttamente, e chi potendo impedire un tanto male, non si cura di farlo, onde non ho a chi rivolgermi. Ma Io li castigherò in modo da renderli inabili e chi distruggerò perfettamente, giungeranno a tanto, che resteranno le chiese deserte, senza avere chi amministrerà i sacramenti." (...) 05.10.1899 - Luisa alle prese con "la Signora Ubbidienza", nel dover scrivere sulla Carità. La Ubbidienza è la quintessenza dell'Amore, che distrugge l'amor proprio. I ministri di Dio non si devono immischiare con le cose terrene. Pregare per gli infermi è fare da medico a N. Signore. (…) "Vuoi sapere che cosa è l'ubbidienza? L'ubbidienza è la quintassenza dell'amore; l'ubbidienza è l'amore più fino, più puro, più perfetto, estratto dal sacrifizio più doloroso, qual è il distruggere sé medesimo per rivivere di Dio. L'ubbidienza, essendo nobilissima e divina, non ammette nell'anima niente d'umano e che non fosse suo, perciò tutta la sua attenzione è distruggere nell'anima tutto ciò che non appartiene alla sua nobiltà divina, qual è l'amor proprio, e fatto questo, poco si cura, che essa sola stenta, fatica ciò che appartiene all'anima, e l'anima la fa tranquillamente riposare. Finalmente, l'ubbidienza sono Io medesimo." (...) Dopo gli raccomandai un infermo, e Gesù mi mostrava le sue piaghe, fattegli da quell'infermo. Ed io ho cercato di pregarlo, placarlo e ripararlo e pareva che quelle piaghe si saldavano. E Gesù tutto benignità mi ha detto: "Figlia mia, tu oggi mi hai fatto l'uffizio d'un peritissimo medico, che non solo hai cercato di medicarle, di fasciarle, ma anche di guarirle le mie piaghe fattemi da quell'infermo; perciò mi sento molto ristorato e placato." (...) 81 - 07.10.1899 - Gesù è sdegnato con il mondo. Gesù è Re, ma non può regnare finché il mondo non sarà purificato dal marciume delle colpe. Quale bene produce lo stato di vittima di Luisa. (…) l'ho visto quasi sdegnato con le genti. Subito gli ho detto: "Mio buono Gesù, vi prego a far pace col mondo." E Lui: "Figlia, non posso; Io sono come un re che vuole andare dentro d'una casa, ma quella casa è piena di cose immonde, di marciume e di tante altre sporcizie. Il re, come re, ne ha il potere di entrarvi, non c'è nessuno che lo potrebbe impedire ed anche con le sue proprie mani può pulire quell'abitazione, ma non vuole farlo, perché non è decente alla sua reale persona scendere a tante bassezze, e fino a tanto che quell'abitazione non verrà pulita da altri, con tutto ciò che ne ha il potere, il volere ed un grande desiderio, fino a soffrirne, mai si benignerà di mettervi il piede. Tale sono Io. Sono re che posso e voglio, ma voglio la loro volontà, voglio che tolgano il marciume delle colpe per entrarvi e far pace con loro. No, non è decente alla mia regalità l'entrarvi e rappacificarmi con loro, anzi, non farò altro che mandare castighi. Il fuoco della tribolazione li inonderà dappertutto, fino ad atterrarli, acciocché si ricordino che esiste un Dio, il solo che può aiutarli e liberarli." (...) 83 - 16.10.1899 - Gesù sta castigando; perciò non viene. I sacerdoti possono (fino ad un certo punto) ottenere che Gesù venga da Luisa e le comunichi queste sofferenze. Questa mattina il mio dolce Gesù non ci veniva e da ieri sera che non l'ho visto, quando si fece vedere in un aspetto che faceva pietà e terrore insieme, si voleva nascondere, per non vedere i castighi che Lui stesso stava mandando sulle genti e il modo come doveva distruggerle.Oh! Dio, che spettacolo straziante, non mai visto. Mentre aspettavo e riaspettavo, nel mio interno andavo dicendo: "Come che non viene? Chi sa che non venga perché io non mi conformo alla sua giustizia? Ma come posso far ciò? Mi pare quasi impossibile dire "Fiat Voluntas Tua." Poi dicevo ancora: "Non viene perché il confessore non me lo manda." Ora, mentre ciò pensavo, quando appena e quasi l'ombra ho visto, mi ha detto: "Non temere, la potestà ai sacerdoti è limitata; solo che a misura che si prestano a pregarmi di farmi venire a te e ad offrirti a farti soffrire per fare che risparmiasse le genti, così Io nell'atto che manderò i castighi, li guarirò e li risparmierò, se poi non si daranno nessun pensiero, neppure Io avrò nessun riguardo per loro." E detto ciò è scomparso, lasciandomi in un mare di afflizione e di lacrime. 85 - 22.10.1899 - Gloria e felicità che produce la Croce, perché nel sopportarla non c'è niente di umano, ma tutto è divino. (…) (Gesù:) "Figlia mia, la via della croce è una via battuta di stelle, conforme si cammina, quelle stelle si cambiano in soli luminosissimi. Quale felicità sarà dell'anima per tutta l'eternità, l'essere circondata da questi soli? Poi, il premio grande che do alla croce è tanto, che non c'è misura, né di larghezza, né di lunghezza, è quasi incomprensibile alle menti umane, e questo perché nel sopportare le croci non ci può essere niente di umano, ma tutto divino."

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75 - 22.09.1899 - Che cosa sono questi scritti. Ancora sull'Ubbidienza. È necessario che insieme alle dolcezze ci siano le amarezze. Gesù stesso suscita in Luisa le difficoltà, per poterla istruire. (…) (Gesù:) "Figlia mia, non volere più affliggerti. Sappi che tutto ciò che ti faccio scrivere, o sulle virtù o sotto qualche similitudine, non è altro che un farti dipingere te stessa ed a quella perfezione a cui ho fatto giungere l'anima tua." (…) (Luisa:) Mio buon Gesù, che giova all'anima mia l'avere tante grazie, mentre dopo mi amareggiano tutta la vita mia, specialmente per le ore di tua privazione? Perché il comprendere chi Tu sei, e di chi son priva, è un continuo martirio per me; quindi non mi servono ad altro che a farmi vivere continuamente amareggiata." E Lui: "Quando una persona ha gustato il dolce di un cibo e poi è costretta a prendere l'amaro, per togliere quell'amarezza accresce al doppio il desiderio di gustare il dolce, e questo giova molto a quella persona, perché se gustasse sempre il dolce, senza gustare mai l'amarezza, non ne terrebbe gran conto del dolce; se gustasse sempre l'amarezza senza conoscere il dolce, non conoscendolo non ne verrebbe neppure a desiderarlo, quindi l'uno e l'altro giova, così giova anche a te." 76 - 25.09.1899 - Timore di Luisa, che gli scritti potessero andare in mano ad altri. Luisa è colei che difende Gesù e gli uomini. (…) (Luisa:) Se questi scritti andassero in mano a qualcuno, forse dirà: 'Sarà una buona cristiana che il Signore le fa tante grazie;' senza sapere che con tutto ciò, sono ancora tanto cattiva. Ecco come le persone si possono ingannare tanto nel bene, quanto nel male. Ah! Signore, Voi solo conoscete la verità, ed il fondo dei cuori. (...) (Gesù:) "Diletta mia, e se le genti sapessero che tu sei la mia difenditrice, e la loro!" (...) Mio Gesù, che dite? E Lui: "Come, non è vero che tu mi difendi dalle pene che esse mi fanno, col metterti in mezzo tra Me e loro, e prendi sopra di te il colpo che era per ricevere sopra di Me, e quello che Io dovevo versare sopra di loro? E se qualche volta non lo ricevi sopra di te, è perché non te lo permetto e questo con tuo grande rammarico, fino a lamentarti con Me; puoi tu forse negarlo?" (...) 77 - 26.09.1899 - Gesù non tiene conto delle ripugnanze che Luisa prova per obbedire, perché la volontà di lei è totalmente immedesimata con quella di Gesù. La SS. Vergine è divenuta per grazia quello che Dio è per natura. Differenza tra il vedere Dio in modo astrattivo ed in modo intuitivo. (…) (Luisa:) Dolcissimo Amor mio, se sono io e prendo tanto diletto nel rimirarti, che potette essere della nostra Mamma Regina, quando vi rinchiudesti nelle sue viscere purissime? Quali contenti, quante grazie non le conferisti? E Lui: "Figlia mia, furono tali e tante le delizie e le grazie che versai in Lei, che basta dirti che ciò che Io sono per natura, la nostra Madre lo divenne per grazia; molto più che, non avendo colpa, la mia grazia potette signoreggiare in Lei liberamente, sicché non c'è cosa dell'Essere mio, che non conferii a Lei." (…) (Gesù:) "Voglio farti capire la differenza che vi è tra l'una e l'altra (tra il vedere Dio in modo astrattivo ed in modo intuitivo). Nella astrattiva l'anima rimira Dio, nell'intuitiva vi entra dentro e consegue le grazie, cioè, riceve in sé la partecipazione dell'Essere Divino; e tu quante volte non hai partecipato all'Essere mio? Quel patire che pare in te come se fosse connaturale, quella purità che giungi fino a sentire come se non avessi corpo e tante altre cose, non te le ho conferito quando ti son tirata a Me intuitivamente?" (...) 78 - 30.09.1899 - Luisa è tentata in modo ossessivo di sentimenti di odio contro il Signore: una pena d'inferno. La pazienza e l'umiliazione nel sopportare le tentazioni è un pane sostanzioso che Gesù gradisce. Primo ho passato più d'un'ora d'inferno. Alla sfuggita ho fatto per guardare l'immagine del bambino Gesù, ed un pensiero, come fulmine, ha detto al bambino: "Come sei brutto!" Ho cercato di non curarlo né turbarmi, per far di evitare qualche gioco col demonio; eppure, con tutto ciò, quel fulmine diabolico mi ha penetrato nel cuore e mi sentivo che il mio povero cuore odiava Gesù. Ah! si, mi sentivo nell'inferno a fare compagnia ai dannati, mi sentivo l'amore cambiato in odio! Oh! Dio, che pena il non poterti amare! Dicevo: "Signore, è vero che non sono degna di amarti, ma almeno accettate questa pena, che vorrei amarti e non posso." Così, dopo aver passato nell'inferno più di un'ora, pare che me ne sono uscita, grazie a Dio; ma chi può dire quanto il mio povero cuore è restato afflitto, debbole per la guerra sostenuta tra l'odio e l'amore? Sentivo tale prostrazione di forze, che mi pareva che non avessi più vita. Onde sono stata sorpresa dal solito mio stato, ma, oh, quanto decaduta di peso. Il mio cuore e tutte le interiori potenze, che con ansia inenarrabile desiderano e vanno in cerca del loro sommo ed unico Bene, ed allora si fermano quando lo hanno già trovato, e con sommo loro contento se lo godono, questa volta non ardivano di muoversi, se ne stavano tanto annichilite, confuse e inabissate nel proprio nulla, che non si facevano sentire...Oh! Dio, che mazzata crudele ha dovuto subire il povero mio cuore. Con tutto ciò, il mio sempre benigno Gesù è venuto, e la sua vista consolatrice ha fatto dimenticare subito di essere stata nell'inferno, tanto, che neppure ho chiesto perdono a Gesù. Le interiori potenze, umiliate, stanche come stavano, pareva che si riposavano in Lui; tutto era silenzio, d'ambi le parti non c'era altro che qualche sguardo amoroso che ci ferivamo i cuori a vicenda. Dopo essere stata qualche tempo in questo profondo silenzio, Gesù mi ha detto: "Figlia mia, ho fame, dammi qualche cosa." Ed io: "Non ho niente che darvi." Ma nell'atto stesso ho visto un pane e se lo ho dato, e Lui pareva che con tutto gusto se lo mangiava. Ora, nel mio interno andavo dicendo: "E' da qualche giorno che non mi dice niente." E Gesù ha risposto al mio pensiero: "Delle volte lo sposo si compiace di trattare con la sua sposa, di affidarle i più intimi segreti; altre volte poi, si diletta con più gusto di riposarsi e contemplarsi a vicenda la loro bellezza, mentre il parlare impedisce di riposarsi, ed il solo pensiero di ciò che si deve dire e di qual cosa si deve trattare, non fa badare a guardare la beltà dello sposo e della sposa; ma però questo serve, che dopo aversi riposato e compreso di più la loro bellezza, vengono più ad amarsi e con maggior forza escono in campo per lavorare, trattare e difendere i loro interessi. Così sto facendo con te, non ne sei tu contenta?" Dopo ciò, un pensiero mi è balenato nella mente, dell'ora passata nell'inferno, e subito ho detto: "Signore, perdonami; quante offese vi ho fatto." E Lui: "Non volerti affliggere né turbare, sono Io che conduco l'anima fin nel profondo dell'abisso, per poter poi condurla più spedita nel Cielo." Poi mi ha fatto comprendere che quel pane trovatomi non era altro che la pazienza con cui avevo sopportato quell'ora di sanguinosa battaglia, quindi la pazienza, l'umiliazione, l'offerta a Dio di ciò che si soffre in tempo di tentazione, è un pane sostanzioso che si dà a Nostro Signore e che Lui l'accetta con molto gusto.

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71 - 09.09.1899 -"L'Albero della Vita" ha come radici le tre virtù teologali, come tronco ha la conoscenza di Dio e del proprio nulla, e come fiori e frutti (a modo di pietre preziose) ha le virtù e il patire per amore. Essi formano un ornamento a Gesù. Amore che Gesù ha verso Luisa, "la sua colomba". (…)Pareva che dal suo cuore benedetto usciva un tronco d'albero, che conteneva tre radici distinte, e questo tronco dal suo sporgeva nel mio, ed uscendo dal mio cuore, il tronco formava tanti bei rami, carichi di fiori, di frutti, di perle e di pietre preziose risplendenti come stelle fulgidissime. Ora, il mio amante Gesù, vedendosi all'ombra di quest'albero, tutto si ricreava, molto più che dall'albero cadevano tante perle che formavano un bell'ornamento alla sua Umanità Santissima. Mentre stava in questa posizione, mi ha detto: "Figlia mia carissima, le tre radici che vedi che contiene quest'albero, sono la fede, la speranza e la carità. E siccome tu vedi che questo tronco esce da Me e s'introduce nel tuo cuore, ciò significa che non c'è bene che posseggano le anime che non venga da Me. Sicché dopo la fede, la speranza e la carità, il primo sviluppo che fa questo tronco, è il far conoscere che tutto il bene viene da Dio, che di loro non hanno altro che il proprio nulla, e che questo nulla non fa altro che darmi la libertà di farmi entrare in loro e farmi operare ciò che voglio; mentre vi sono altri nulla, cioè altre anime, che con la libera volontà che hanno si oppongono; onde, mancando questa conoscenza, il tronco non produce né rami, né frutti, né nessun'altra cosa di buono. I rami che contiene quest'albero, con tutto l'apparato dei fiori, frutti, perle e pietre preziose, sono tutte le diverse virtù che può possedere l'anima. Ora, chi ha dato la vita a quest'albero così bello? Certo le radici. Ciò significa che la fede, la speranza e la carità tutto abbracciano, tutte le virtù contengono, tanto, che sono messe come base e fondamento dell'albero, e senza di loro non si può produrre nessun'altra virtù." Onde ho compreso pure che i fiori significano le virtù, i frutti i patimenti, le pietre e le perle preziose il patire puramente per il solo amor di Dio. Ecco perché quelle perle che cadevano formavano quel bell'ornamento a Nostro Signore. (...) 72 - 16.09.1899 - La febbre d'amore di Gesù si placa con il patire per amore a Lui. (…) (Gesù:) "La vita del cuore è l'amore. Io sono come un infermo che brucia di febbre, che va trovando un rinfresco, un sollievo nel fuoco che lo divora. La mia febbre è l'amore; ma dove estraggo i rinfreschi, i sollievi più adatti al fuoco che mi consuma? Dalle pene ed affanni sofferti dalle anime mie predilette per solo mio amore, molte volte sto aspettando e riaspettando quando l'anima deve volgersi a Me per dirmi: "Signore, solo per amore vostro voglio soffrire questa pena." Ah, si, questi sono i miei refrigeri ed i rinfreschi più adatti, che mi sollevano e mi smorzano il fuoco che mi consuma." (...) 73 - 19.09.1899 - Il timore che il proprio stato non sia Volontà di Dio si deve combattere con l'amore e con l'abbandono in Gesù. La Fede, la Speranza e la Carità. Graziosissima apostrofe di Luisa alla "reverendissima Ubbidienza" (Cfr. 02. 09.1899). (…) Dopo ciò mi ha fatto vedere il suo cuore, e dentro vi conteneva tre globi di luce distinti, che poi formavano uno solo, e Gesù riprendendo il suo dire mi ha detto: "I globi di luce che vedi nel mio cuore, sono la fede, la speranza e la carità che portai sulla terra per felicitare l'uomo sofferente, offerendogli in dono; onde, anche a te ne voglio fare un dono più speciale." (...) "Ecco dove voglio che occupi l'anima tua: Primo vola sulle ali della fede ed in quella luce, tuffandoti, conoscerai ed acquisterai sempre nuove notizie di Me, tuo Dio, ma col più conoscermi il tuo nulla si sentirà quasi disperso e non avrai dove appoggiarti. Ma tu, sollevati di più e gettandoti nel mare immenso della speranza, quali sono tutti i miei meriti che acquistai nel corso della mia vita mortale, tutte le pene della mia Passione che pure ne feci dono all'uomo, e che solo per mezzo di questi puoi sperare i beni immensi della fede, perché non c'è altro mezzo come poterli ottenere. Quindi, tu avvalendoti di questi miei meriti come se fossero tuoi, il tuo nulla non si sentirà più disperso e sprofondarsi nell'abisso del niente, ma acquistando nuova vita, resterà abbellito, arricchito, in modo tale da attirarsi gli stessi sguardi divini. Ed allora non più timida, ma la speranza gli somministrerà il coraggio, la fortezza, in modo da rendere l'anima stabile come colonna, esposta a tutte le intemperie dell'aria, quali sono le varie tribolazioni della vita e che non la smuovono un tantino, e la speranza farà che non solo l'anima senza timore s'immergerà nelle immense ricchezze della fede, ma se ne renderà padrona e giungerà a tanto con la speranza, da rendere suo lo stesso Dio. Ah! si, la speranza fa giungere l'anima dove vuole, la speranza è la porta del Cielo, sicché solo per suo mezzo si apre, perché chi tutto spera, tutto ottiene. Onde l'anima, giunta che avrà a farsi suo lo stesso Dio, subito, senza nessun ostacolo, si troverà nell'oceano immenso della carità, ed ivi portando con sé la fede e la speranza, s'immergerà dentro e farà una sola cosa con Me, suo Dio." (...) "Se la fede è il re, la carità regina, la speranza è qual madre paciera che mette pace a tutto, perché con la fede e con la carità ci possono stare le turbazione, ma la speranza, essendo vincolo di pace, converte tutto in pace. La speranza è sostegno, la speranza è ristoro, e quando l'anima sollevandosi con la fede, vede la bellezza, la santità, l'amore con cui da Dio viene amata, l'anima si sente attirata ad amarlo, ma vedendo la sua insufficienza, il poco che fa per Dio, il come dovrebbe amarlo e non l'ama, si sente sconfortata, turbata e quasi non ardisce di avvicinarsi a Dio; subito esce questa madre paciera della speranza, e mettendosi in mezzo alla fede e la carità, incomincia a fare il suo ufficio di paciera, quindi mette in pace di nuovo l'anima, la spinge, la solleva, le dà nuove forze e portandola innanzi al re della fede ed alla regina della carità, fa le sue scuse per l'anima, mette innanzi all'anima nuova effusione dei suoi meriti e li prega a volerla ricevere, e la fede e la carità, avendo di mira solo questa madre paciera, sì tenera e compassionevole, ricevono l'anima e Dio forma la delizia dell'anima, e l'anima la delizia di Dio." (...) 74 - 21.09.1899 - Continua ad apostrofare l'Ubbidienza con una vena d'innocente umorismo. Gesù dichiara a Luisa: "Questo scritto servirà a far conoscere Chi è Colui che ti parla e occupa la tua persona". Mentre Luisa è angosciata, pensando che il suo stato le avrebbe procurato la sua condanna, Gesù le dichiara lo scopo di tale stato. (:..) (Gesù:) "Questo scritto servirà a far conoscere chi è Colui che ti parla e occupa la tua persona; e poi, se non serve a te, la mia luce servirà ad altri che leggeranno ciò che ti faccio scrivere." (…) "La mia vita fu necessaria per la salvezza dei popoli; e siccome la mia non la potetti continuare sulla terra, perciò eleggo a chi mi piace per continuarla in loro, per poter continuare la salvezza nei popoli, ecco il pro (perché) del tuo stato."