10-4-2017 -FINE- SUNTO DAGLI SCRITTI DI LUISA PICCARRETA: LIBRO DI CIELO3 

110 - 30.08.1900 - La Mamma Regina offre Luisa come vittima a Gesù per placare la sua Giustizia. Poi l’ha portata in Purgatorio, per sollevare il re d’Italia dalle sue pene.

Avendo passato parecchi giorni di privazione e d’amarezza, al più l’ho visto qualche volta ad ombra ed a lampo. Questa mattina trovandomi nel sommo dell’amarezza, non solo, ma come se avessi perduto la speranza di più rivederlo. Onde, dopo aver fatto la comunione, mi pareva che il confessore mettesse l’intenzione della crocifissione, allora il benedetto Gesù, per farmi obbedire, si ha mostrato e mi ha partecipato le sue pene. In questo frattempo ho visto la Regina Mamma, che prendendomi, mi offriva a Lui, acciò si placasse. E Gesù, avendo riguardo alla Mamma, accettava l’offerta e pareva che si placasse un poco.

Dopo ciò, la Mamma Regina mi ha detto: “Vuoi tu venire in purgatorio a sollevare il re dalle pene orribili in cui si trova?” Ed io: “Mamma mia, come Lui vuole.” In un instante mi ha preso, e di volo mi ha trasportato in un luogo di supplizi atroci, tutti mortali. E là ci stava quel misero, che da un supplizio passava all’altro. Pareva che per quante anime si erano perdute per causa sua, altrettante morti lui doveva subire. Onde, dopo essere passata io per parecchi di quei supplizi, è restato lui un po’ più sollevato. Di nuovo la Mamma Regina mi ha sottratto da quel luogo di pene e mi son trovata in me stessa.

 

111 - 31.08.1900 - Le anime che vivono la propria vita interiore non possono avere turbamento.

(…)“Figlia mia, nelle anime interne non ci può stare la turbazione, e se vi entra è perché si esce fuori di sé stessa, e facendo così, è fare da carnefice a sé stessa, perché uscendo fuori di sé stessa s’appiglia a tante cose che ne riguarda, e che non sono Dio, e delle volte neppure cose che riguardano il vero bene dell’anima, onde ritornando in sé stessa e portando cose che le sono estranee, si strazia da sé stessa, ed con ciò viene ad infermare sé stessa e la grazia. Perciò, statti sempre in te stessa e starai sempre calma.” (…)

 

112 - 01.09.1900 - L’orazione, la meditazione interiore e l’ubbidienza.

(…) è venuto e mi ha detto (Gesù): “Mi sapresti dire che mantiene la corrispondenza tra l’anima e Dio?” Ed io, ma sempre con una luce che mi veniva da Lui ho detto: “L’orazione.” E Gesù, approvando il mio detto ha soggiunto: “Ma che attira Iddio a familiare conversazione con l’anima?” Ed io, non sapendo rispondere, ma subito la luce si è mossa nel mio intelletto ed ho detto: “Se l’orazione vocale serve a mantenere la corrispondenza, certo la meditazione interna deve servire d’alimento come mantenere la conversazione tra Dio e l’anima.” Lui, contento di ciò, ha replicato: “Or, mi sapresti tu dire chi spezza le dolci contese, chi toglie gli amorosi corrucci che possono sorgere tra Dio e l’anima?” Ed io non rispondendo, Lui stesso ha detto: “Figlia mia, la sola ubbidienza tiene questo uffizio, perché lei sola decide delle cose spettanti tra Me e l’anima, e sorgendo delle contese, oppure prendendo qualche corruccio per mortificare l’anima, sorgendo l’ubbidienza spezza le contese, toglie i corrucci e mette pace tra Dio e l’anima.” Ed io: “Ah! Signore, molte volte pare che anche l’ubbidienza non si vuole brigare e se ne sta indifferente, e la povera anima è costretta a starsi in quello stato di contese e di corrucciamento.” E Gesù: “Questo lo fa per un certo tempo, volendosi anche lei compiacere d’assistere a quelle amabile contese, ma poi prende il suo uffizio e pacifica tutto. Sicché l’ubbidienza dà la pace all’anima ed a Dio.” Detto ciò, ha scomparso.

 

113 - 04.09.1900 - Gesù versa in Luisa un po’ delle sue amarezze e anche ciò che Gli è insopportabile e nauseante (le impurità) e insipido (le opere buone fatte malamente). Per avere la salvezza basta mettere tutta l’attenzione.

  Avendo fatto la comunione, il mio adorabile Gesù mi ha trasportato fuori di me stessa, facendosi vedere sommamente afflitto ed amareggiato. Onde l’ho pregato che versasse in me le sue amarezze, ma Gesù non mi dava retta, ma insistendo io, dopo tanto tempo si è compiaciuto di versare. Quindi, dopo aver versato un poco d’amarezza, ho domandato:  “Signore, non vi sentite meglio adesso?” E Lui: “Si, ma non era quello che versai, che mi dava tanta pena, ma un cibo stomachevole ed insipido, che non mi lascia riposare.” Ed io:  “Versate un poco a me, così vi sollevate un poco.” E Lui: “Se non posso digerirlo e sopportarlo Io, come lo potresti tu?” Ed io: “Conosco che la mia debolezza è grande, ma Voi mi darete grazia e forza, e così potrò riuscire a contenerlo in me.” Comprendevo però che il cibo stomachevole erano le impurità, l’insipido le opere buone malamente fatte, tutte strapazzate, che a Nostro Signore gli sono piuttosto di fastidio, di peso e quasi sdegna di riceverle, che non potendo sopportarle, le vuole rovesciare dalla sua bocca. Chi sa quante delle mie ci sono insieme! Onde, come costretto da me ha versato anche un poco di quel cibo. Come aveva ragione Gesù, che era più tollerabile l’amaro che quel cibo stomachevole ed insipido! Se non fosse per suo amore, a qualunque costo non lo avrei accettato.

Dopo ciò, il benedetto Gesù mi ha messo il braccio dietro il collo, e poggiando la testa sulla mia spalla, si è messo in atto di voler prendere riposo. Mentre riposava, mi son trovata in un luogo dove stavano tanti basoli movibili e sotto, l’abisso. Io, temendo di precipitare, l’ho risvegliato, invocando il suo aiuto, e Lui mi ha detto: “Non temere, è la via che tutti battono.  Non ci vuole altro che tutta l’attenzione, e siccome la maggior parte camminano sbadati, ecco la causa perché molti precipitano dentro all’abisso, e pochi sono quelli che giungono al porto della salvezza.” Dopo ciò, è scomparso ed io mi son trovata in me stessa.

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104 - 01.08.1900 - Dinanzi alla Maestà, Purità e Santità di Dio, l'uomo può avvicinarsi con fiducia a Dio soltanto per mezzo dell'Umanità deificata di Gesù, specchio di Dio e dell'uomo. (…) "Figlia mia, innanzi alla mia Maestà e purità non vi è chi possa stare di fronte, anzi, tutti sono costretti a starsene atterriti e colpiti dal folgore della mia santità. L'uomo vorrebbe quasi fuggire da Me, perché è tale e tanta la sua miseria, che non ha coraggio di sostenersi innanzi all'Essere Divino. Ed ecco che facendo campo della mia misericordia, assunsi l'umanità, che temperando i raggi della Divinità, è mezzo come infondere fiducia e coraggio all'uomo per venire a Me; il quale mettendosi di fronte alla mia umanità, che spande raggi temperati della Divinità, ha il bene di potersi purificare, santificare ed anche divinizzare nella mia stessa umanità deificata. Perciò tu statti sempre di fronte alla mia umanità, tenendola come specchio in cui tergerai tutte le tue macchie; ma non solo, ma come specchio in cui rimirandoti, acquisterai la bellezza e mano mano andrai ornandoti a somiglianza di Me medesimo. Perché è proprietà dello specchio far comparire dentro di sé l'immagine simile a quella di chi si rimira; se tale è lo specchio materiale, molto più è il divino, perché la mia umanità serve all'uomo come specchio per rimirare la mia Divinità. Ecco perciò che tutti i beni, all'uomo, dalla mia umanità derivano." (…) 105 - 03.08.1900 - La solidissima costruzione che Dio ha fatto in Luisa, le cui mura giungono al Cielo e nella quale Nostro Signore dimora, ha come fondamenta il nulla di lei. (…) "Figlia mia, perché mi cerchi fuori di te, mentre potresti ritrovarmi più facilmente dentro di te? Quando tu mi vuoi trovare, entra in te, giungi fin nel tuo nulla, ed ivi, senza di te, nel brevissimo giro del tuo nulla, scorgerai le fondamenta che ha gettato in te e le fabbriche che ha innalzato in te l'Essere Divino. Guarda e vedi." (…) 106 - 09.08.1900 - Tutti i desideri, anche buoni e santi, dobbiamo volerli perché li vuole Gesù, cioè, prenderli da Lui e farli nostri. Solo entra in Dio quello che è uscito da Dio. (…) (Gesù:) "Come uno strumento musicale risuona gradito all'orecchio di chi lo ascolta, così i tuoi desideri, le tue aspettazioni, i sospiri, le lacrime tue, risuonano al mio udito come una musica delle più gradite. Ma per fare che scenda più dolce e dilettevole, ti voglio insegnare un altro modo, cioè, desiderarmi non come desiderio tuo, ma come desiderio mio, perché Io amo grandemente di manifestarmi teco. Insomma, tutto ciò che tu vuoi e desideri, volerlo e desiderarlo perché lo voglio Io, cioè, prenderlo da dentro di Me, e farlo tuo. Così sarà più dilettevole la tua musica al mio udito, perché è musica uscita da Me stesso." Poi ha soggiunto: "Tutto ciò che esce da Me entra in Me. Ecco perciò che gli uomini si lamentano che non ottengono così facile quello che mi domandano, perché non sono cose che escono da Me, e non essendo cose che escono da Me, non sono così facili ad entrare in Me ed uscire poi per darsi a loro, perché esce da Me ed entra in Me tutto ciò che è santo, puro e celeste. Or, qual meraviglia se li viene chiusa l'udienza se ciò che domandano non sono tale? Ecco perciò tieni tu bene a mente che tutto ciò che esce da Dio entra in Dio." (…) 107- 19.08.1900 - Solo l'amore operante e fecondo è durevole e vero amore. Lasciamo stare i fatti altrui fino al giorno del Giudizio. (…) "Figlia mia, se un giovane prendesse moglie e questa, presa d'amore verso di lui, volesse stare sempre insieme, senza staccarsi un momento, senza badare alle altre cose dovute ad una moglie per felicitare questo giovane, che direbbe costui? Gradirebbe l'amore di costei, ma al certo non sarebbe contento della condotta di questa tale, perché questo modo d'amare non sarebbe altro che un amore sterile, infecondo, che porterebbe danno a quel povero giovane anziché frutto, ed a poco a poco, questo strano amore recherebbe noia a costui, anziché gusto, perché tutta la soddisfazione di questo amore è della giovane. E siccome l'amore sterile non ha legna come fomentare il fuoco, presto presto verrebbe ad incenerirsi, perché il solo amore operante è durevole, che gli altri amori, come fumo se ne volano al vento, e poi si giunge ad infastidirsi, a non curare e forse a disprezzare ciò che tanto s'amava. Tale è la condotta di quelle anime che badano solo a sé stesse, cioè, alla loro soddisfazione, ai fervori ed a tutto ciò che le gradisce, dicendo che questo è amore per Me, mentre è tutta loro soddisfazione, perché si vede coi fatti che non prendono cura dei miei interessi e delle cose che a Me appartengono, e se viene a mancare ciò che le soddisfa, più non si curano di Me, e giungono anche ad offendermi. Ah! figlia, il solo amore operante è quello che distingue i veri dai falsi amatori, che tutto il resto è fumo." Mentre ciò diceva, vedevo persone e come se io volessi badare a quelle, ma Gesù mi ha distratto da ciò col dirmi: "Non volerti impacciare dei fatti altrui, lasciamoli fare, perché ogni cosa tiene il tempo suo. Quando sarà il tempo del giudizio, allora sarà il tempo di discernere tutte le cose, che crivellandosi ben bene, si verrà a conoscere il grano, le paglie ed il seme sterile e nocivo. Oh! quante cose che compariscono grano si troveranno in quel giorno, paglie e semi sterili, degne solo di essere gettate nel fuoco!" 108 - 20.08.1900 - Luisa non vede Gesù, perché sta dentro di lei, e per mezzo di lei Gesù vede il mondo. Questa mattina il mio adorabile Gesù non ci veniva, onde dopo molto aspettare, quando il mio povero cuore non ne poteva più, si è fatto vedere da dentro il mio interno e mi ha detto: "Figlia mia, non volerti affliggere che non mi vedi, che sto dentro di te, e da qui, per mezzo tuo, sto rimirando il mondo." Onde dopo ha continuato a farsi vedere di tanto in tanto, senza dirmi più niente. 109 - 24.08.1900 - Luisa si sente tutta piena di tentazioni e di peccati; questo serve ad una ulteriore purificazione. Tutto diventa un bene per chi ama veramente Gesù. (…)"Figlia mia, coraggio, non temere. Non sai tu che certe acque fredde ed impetuose sono più potenti a purgare da ogni minimo neo, che lo stesso fuoco? E poi, tutto si converte in bene per chi veramente mi ama." (…)

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99 - 19.07.1900 - Insofferenza di Luisa per vedere Gesù. Le stragi umane che vede sono ancora niente, a confronto di ciò che verrà. Questa mattina, dopo essere stata tutta la notte e gran parte della mattina ad aspettare il mio adorabile Gesù, non si benignava di venire. Onde, stanca d'aspettarlo, mi sforzavo di uscire dal mio solito stato, pensando che non fosse più Volontà di Dio. Mentre mi sforzavo di uscire, quasi impaziente, il mio benigno Gesù si è mosso da dentro il mio cuore, facendosi vedere appena e guardandomi in silenzio. Impaziente come ero, gli ho detto: "Mio buon Gesù, come tanto crudele! Si può dare crudeltà più grande di questa, abbandonare un'anima in preda allo spietato tiranno dell'amore, che la fa vivere in continua agonia? Oh! come ti sei cambiato, da amante in crudele!" Mentre ciò dicevo, innanzi a me vedevo tante membra di gente mutilate, perciò ho soggiunto: "Ah, Signore, quanta carne umana mutilata! Quante amarezze e pene! Ahi! non era minor crudeltà se ti fossi soddisfatto in questo mio corpo, a farlo in tanti pezzi per quante divisioni avete fatto fare in queste membra? Non era minor male veder soffrire una sola che tanti poveri popoli?" Mentre ciò dicevo, Gesù continuava a guardarmi fisso, come se restasse colpito, non so dire se dispiaciuto pure, e mi ha detto: "Eppure è il principio del giuoco, ancora è niente a confronto di ciò che verrà." Detto ciò si è involato alla mia vista, senza poterlo più vedere, lasciandomi in un mare di amarezze. 100- 21.07.1900 - Nel campo seminato da Gesù sono cresciute tanto le erbe cattive e le spine, che soffocano le poche spighe rimaste e impediscono che altre germoglino; perciò è necessaria la purificazione. (…) E Lui: "E' necessario, assolutamente, per la purgazione in tutte le parti, perché nel campo seminato da Me hanno cresciuto tanto le cattive erbe, le spine, che si son fatti alberi, e questi alberi spinosi non fanno altro che innondare il mio campo d'acque velenose e pestifere, che se qualche spiga vi si mantiene intatta, non riceve altro che punture e fetore, tanto che non possono germogliare altre spighe, primo, perché manca loro il terreno, occupato da tante piante nocive; secondo, per le continue punture che ricevono, che non danno loro pace. Ecco la necessità della strage, per svellere tante piante cattive, e lo spargimento del sangue per purgare il mio campo dalle acque velenose e pestifere. Perciò, non volerti rattristare al principio, perché non solo là dove ho mandato già i flagelli, ma in tutte le altre parti ci vuole la purgazione." (…) 101- 25.07.1900 - Gesù dà un sollievo a Luisa nelle sue amarezze. In Gesù non ci può essere crudeltà, ma solo amore. (…) Allora, volendomi rimproverare il parlare dell'altro giorno, dolcemente mi ha detto: "Fammi sentire le tue querele, di', di', sono Io crudele? Il mio amore per te si è cambiato in crudeltà?" Ed io, tutta arrossendo, ho detto: "No, Signore, non siete crudele quando venite, ma quando non ci venite, allora dirò che siete crudele." Sorridendo Lui al mio dire, ha soggiunto: "Pure continua a dire che quando non vengo sono crudele? No, no, non ci può essere in Me crudeltà alcuna, ma tutto è amore; e sappi che se è come tu dici, lo stesso essere crudele è amore più grande." 102- 27.07.1900 - Luisa manifesta lo stesso che disse Gesù nel Getsemani: "Non la mia, ma la tua Volontà sia fatta". Prima, sono i nemici esterni della Chiesa che cercano di distruggerla; poi lo faranno i falsi figli della Chiesa. Trovandomi tutta preoccupata sul misero mio stato, specialmente che non fosse più Volontà di Dio, e ritenevo come indizio certo lo scarso patire e le sue continue privazioni. Ora, mentre mi stavo logorando il piccolo mio cervello su di ciò e sforzandomi per uscirne, il mio sempre buon Gesù, come lampo si è fatto vedere dicendomi: "Figlia mia, che vuoi tu che faccia? Dimmi, Io farò ciò che vuoi tu." Ad una proposta sì inaspettata, non ho saputo che dire, provavo una tale confusione che il benedetto Gesù dovesse fare ciò che io volevo, mentre io devo fare ciò che Lui vuole, che sono restata muta. Onde, non vedendomi dire niente, come lampo è sfuggito, ed io, correndo dietro a quella luce mi son trovata fuori di me stessa, ma non l'ho trovato e sono andata girando la terra, il cielo, le stelle, ed or lo chiamavo con la voce, ed or col canto, pensando tra me che il benedetto Gesù a sentire la voce ed il mio canto resterebbe ferito e con sicurezza lo avrei trovato. Ora mentre giravo, ho visto lo strazio crudele che si continua a fare nella guerra della Cina, le chiese abbattute, le immagini di Nostro Signore gettate per terra, e questo è niente ancora. Quello che mi ha fatto più spavento è stato il vedere che, se ora lo fanno i barbari, i secolari, poi lo faranno i finti religiosi, che smascherandosi e facendosi conoscere chi sono, unendosi cogli aperti nemici della Chiesa, daranno un tale assalto, che pare incredibile a mente umana. Oh! quanti strazi più crudeli! Pare che hanno giurato tra loro di finirla per la Chiesa. Ma il Signore prenderà vendetta di loro col distruggerli, perciò, sangue da una parte e sangue dall'altra. Onde mi son trovata dentro d'un giardino che mi pareva che fosse la Chiesa, e dentro là vi era una turba di gente sotto l'aspetto di dragoni, di vipere e di altre bestie inferocite, che devastando quel giardino, e poi uscendo fuori, formavano la rovina delle genti. Or, mentre ciò vedevo, mi son trovata in braccia il mio diletto Signore ed io ho detto: "Finalmente che vi avete fatto trovare, siete Voi veramente il mio caro Gesù?" E Lui: "Si, si, sono il tuo Gesù." Ed io volevo dirgli che risparmiasse tanta gente, ma Lui, non dandomi retta a questo, tutto afflitto ha soggiunto: "Figlia mia, sono bastantemente stanco, andiamo nel leto a riposare se vuoi che mi trattengo con te." Ed io, temendo che se ne andasse ho fatto silenzio, facendogli prendere il sonno. Onde dopo poco è rientrato nel mio interno, lasciandomi rincorata, si, ma sommamente afflitta. 103 - 30.07.1900 - Un fuoco divampa in Italia e un altro in Cina, che sarebbero poi diventati uno solo: una grande rivoluzione. Ho passato una notte ed un giorno inquieta. Fin da principio mi sentivo uscire fuori di me stessa, senza che potessi trovare il mio adorabile Gesù; non vedevo altro che cose che mi facevano terrore e spavento. Vedevo che nell'Italia si alzava un fuoco ed un altro ne stava alzato nella Cina, che a poco a poco, unendosi insieme, si confondevano in uno solo. In questo fuoco vedevo il re dell'Italia, per inganno repentinamente morto, e questo era mezzo come aizzare e ingrandire l'incendio. Insomma, vedevo una sommossa, un tumulto, un uccidere di gente. Con queste cose vedute, mi sentivo in me stessa e mi sentivo straziare l'anima, da sentirmi morire, molto più che non vedevo il mio adorabile Gesù. Onde, dopo molto aspettare, si è fatto vedere con una spada in mano, in atto di menarla sopra le genti. Io, tutta spaventata, e fatta un po' ardita, ho preso in mano la spada, dicendogli: "Signore, che fai? Non vedete quanti strazi succederanno, se menate questa spada? Quello che più mi addolora è che veggo che prendete in mezzo l'Italia. Ah! Signore, placatevi, abbiate pietà delle vostre immagini! E se dite che mi amate, risparmiate a me questo acerbo dolore." E mentre ciò dicevo, mi tenevo con quanta più forza potevo, la spada. Gesù, mandando un sospiro, tutto afflitto mi ha detto: "Figlia mia, lasciala, lasciala cadere sopra le genti, che più non posso." Ed io stringendola più forte: "Non posso lasciarla, non mi dà l'animo di farlo." E Lui: "Non te l'ho detto tante volte, che son costretto a non farti vedere niente, altrimenti non sono libero di fare ciò che voglio." E mentre ciò diceva, ha abbassato il braccio con la spada e si ha messo in atto di calmarsi del suo furore. Dopo poco mi è scomparso, ed io son lasciata con timore, chi sa, ancora senza farmi vedere mi tirasse la spada e la menasse sopra le genti. Oh! Dio, che crepacuore il solo ricordarmi!

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92 - 09.07.1900 - L'anima non solo deve vivere per Dio, ma in Dio: questo è la vera virtù, che dà all'anima la stessa forma della Divina Persona in cui dimora. (…) (Gesù:) "Coraggio figlia mia, l'anima veramente mia non solo deve vivere per Dio, ma in Dio. Tu cerca di vivere in Me, che in Me troverai il ricettacolo di tutte le virtù e passeggiando in mezzo a loro ti alimenterai del loro profumo, tanto da restarne satolla, e tu stessa non farai altro che mandare luce e profumo celeste, perché il vivere in Me è la vera virtù, ed ha virtù di dare all'anima la stessa forma della Divina Persona in cui fa la sua dimora, e di trasformarla nelle stesse virtù divine di cui si nutrisce." (…) 93 - 10.07.1900 - Differenza tra il vivere per Dio e il vivere in Dio (Continuazione). (…) (Gesù:) "Nel vivere per Dio, l'anima può star soggetta alle turbazioni, alle amarezze, ad essere incostante, a sentire il peso delle passioni, a mischiarsi nelle cose terrene. Ma il vivere in Dio, no, è tutto diverso, perché la cosa principale per fare che una persona potessi entrare ad abitare in un'altra persona, è deporre tutto ciò che è suo, cioè, spogliarsi di tutto, lasciare le proprie passioni, in una parola, lasciare tutto per trovare tutto in Dio. Or, quando l'anima, non solo si è spogliata, ma assottigliata ben bene, allora potrà entrare per la porta stretta del mio cuore a vivere in Me, a mio modo e della mia stessa vita, perché sebbene il mio cuore è larghissimo, tanto che non c'è termino ai suoi confini, ma la porta però è strettissima e solo può entrarvi chi è denudato di tutto. E questo con ragione, perché essendo Io santissimo, non ammetterei giammai a vivere in Me alcunché che fosse estraneo alla mia santità. Perciò, figlia mia, cerca di vivere in Me e possederai il paradiso anticipato." (…) 94 - 11.07.1900 - Anche se i castighi si rendono necessari, ogni tanto occorre spezzare il furore della Divina Giustizia, come fa Luisa col patire grazie all'ubbidienza. Questa mattina, avendo fatto la comunione e continuando lo stesso stato di confusione, me ne stavo tutta rannicchiata in me stessa, quando ho visto il mio adorabile Gesù, che veniva a me tutto in fretta, dicendomi: "Figlia mia, spezzami un poco il mio furore, altrimenti...!" Ed io, tutta spaventata, ho detto: "Che volete che faccia per spezzare il vostro furore?" E Lui: "Col richiamare in te le mie sofferenze verrai a placare il furore mio." In questo mentre, vedevo come se chiamasse il confessore, mandando un raggio di luce, e lui subito ha messo l'intenzione di farmi soffrire la crocifissione. Il Signore benedetto prontamente ha concorso ed io mi son trovata in tante sofferenze che per la forza dei dolori mi sentivo uscire l'anima dal corpo. Quando mi credevo in punto di spirare, e contenta io che Gesù ricevesse l'anima mia, ho visto il confessore, che col dire "basta, basta," mi richiamava in me stessa. Allora Gesù mi ha detto: "L'ubbidienza ti chiama." Ed io: "Neh! Signore me ne voglio venire!" E Gesù: "Che vuoi da Me? L'ubbidienza continua a chiamarti." E così pare che questa nuova ubbidienza non ha fatto andare più innanzi le sofferenze. Ma obbedienza certo per me crudele, perché mentre mi pareva d'afferrare il porto, sono stata sbalzata fuori e navigare la via. Onde dopo, sebbene son lasciata sofferente, ma non mi sentivo quella cosa di morire, il mio benigno Signore ha ripreso a dire: "Figlia mia, se tu oggi non avessi spezzato il mio furore, era giunto tanto al colmo, che non solo avrei distrutto le piante, ma anche gli uomini; e se lo stesso confessore non si avessi interposto col richiamare in te le mie sofferenze, non avrei avuto neppure riguardo di lui. E' vero che sono necessari i castighi, ma è necessario che di tanto in tanto, quando il mio furore si inoltra, che tu me lo spezzi, altrimenti figlia mia, quanti flagelli di più manderò!" E mentre ciò diceva, mi pareva di vederlo tutto stanco, che lamentandosi, or diceva: "Figlia mia." Ed or: "Figli miei, poveri figli miei, come vi veggo ridotti!" E con mia sorpresa mi ha fatto capire che dopo essersi calmato un poco, doveva riprendere il furore per continuare i castighi, e questo era servito solo a non farlo infierire troppo contro le genti. Ah! Signore, placatevi ed abbiate pietà di quei tali che Voi stesso chiamate "figli miei"! 95 - 14.07.1900 - Breve pausa nello stato di sonnolenza che Luisa soffre in questo periodo di castighi. Pare che ho passato diversi giorni senza stare immersa nel letargo del sonno ed un poco insieme con Gesù benedetto, dandoci a vicenda un po' di ristoro. Ma quanto temo che mi abbia a gettare un'altra volta in quel sonno così profondo. Onde questa mattina, dopo avermi ristorata col latte che scorreva dalla sua bocca, versandola in me, ed io l'ho ristorato col togliergli la corona di spine per conficcarla nella mia testa, tutto afflitto mi ha detto: "Figlia mia, il decreto dei castighi è firmato, non resta altro che decidere il tempo dell'esecuzione." 96 - 16.07.1900 - Il problema di Luisa, di accettare il Volere del Signore riguardo ai castighi. Solo nel suo Volere si trova la pace. Nudità delle anime, ridotte ad uno stato mostruoso. (…) (Gesù:) "Non posso placarmi. Che diresti tu se vedessi una persona denudata, e che invece di coprire la sua nudità, badasse ad ornarsi di gingilli, lasciando le parti più necesarie esposte alla nudità?" Ed io: "Mi farebbe orrore a vederla, e certo l'avrei biasimata." E Lui: "Ebbene, tali sono le anime, denudate del tutto, non hanno più virtù che le coprano, onde è necessario che le percuota, le flagelli, le spoglie, per farle rientrare in loro stesse e farle badare alla nudità delle loro anime, più necessario che non è il corpo. E se Io ciò non facessi, baderei ai gingilli, come la persona da te biasimata, e quale sono le cose che si riferiscono al corpo, e non baderei alla cosa più essenziale, qual è l'anima, che l'hanno ridotta sì mostruosa da non più riconoscersi." (…) 97 - 17.07.1900 - Luisa teme che Gesù non la ami più come prima, perché pensa a quello che Gesù non le dà e non a tutto quello che le dà. (…) "Figlia mia, tu tieni conto dei castighi che mando, e di quelli che risparmio non ne fai conto. Quanti altri castighi avrei mandato, quante altre stragi e sangue avrei fatto versare, se non avessi riguardo a quei pochi che mi amano, ed Io amo d'un amore speciale?" 98 - 18.07.1900 - L'uomo è punito dai suoi stessi peccati. Mentre cerca di ferire il Signore, ferisce se stesso. (…) "Figlia mia, dove giunge la cecità degli uomini, che mentre cercano di ferire Me, feriscono sé stessi con le loro proprie mani."

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86 - 24.06.1900 - Luisa sente tutte le sue facoltà come addormentate e lo interpreta come se Gesù la avesse messa in disparte e perciò non venisse da lei, mentre il motivo è dover castigare ed umiliare l'uomo insuperbito. Dopo aver passato qualche giorno di privazione, al più qualche ombra ed a lampo, ma però tutte le mie potenze me le sentivo tutte addormentate, in modo che io stessa non capii ciò che succedeva nel mio interno. In questo assonnamento una sola pena si destava nel mio interno, ed era che mi pareva di essermi accaduto come a colui che mentre dorme perde la vista, ovvero viene spogliato di tutte le sue ricchezze, onde il misero non può né dolersi, né difendersi, né usare qualche mezzo per liberarsi dai suoi infortuni. Poveretto, in che stato compassionevole si trova! Ma qual'è la causa? Il sonno, perché se fosse desto, certo che si saprebbe ben difendere dalle sue sventure. Tale è il mio misero stato; non mi vien dato neppure di mandare un gemito, un sospiro, di versare una lacrima, perché ho perduto di vista colui che è tutto il mio amore, tutto il mio bene e che forma tutto il mio contento. Pare che per non farmi dolere della sua privazione, mi ha assonnato e mi ha lasciato. Ah! Signore, destatemi Voi, acciocché possa vedere le mie miserie e conoscere almeno di che sono priva. Ora, mentre mi trovavo in questo stato, da dentro il mio interno ho inteso il benedetto Gesù, che si lamentava continuamente. Quei lamenti hanno ferito il mio udito ed un po' destandomi ho detto: "Mio solo ed unico bene, dai vostri lamenti avverto lo stato troppo sofferente in cui vi trovate. Ciò avviene che volete soffrire da solo e non volete farmi parte delle vostre pene, anzi, per non avermi in vostra compagnia mi avete assonnato e mi avete lasciato senza farmi capire più nulla. Capisco il tutto donde ciò viene, che per essere più libero nel castigare, ma deh! abbiate compassione di me, che senza di Voi sono cieca, e di Voi, che è sempre buono in tutte le circostanze avere uno che vi faccia compagnia, che vi sollevi e che in qualche modo spezzi il tuo furore. Perché per ora state saldo e mandate flagelli, ma quando vedrete le vostre immagini perire per la miseria, manderete più lamenti che ora e forse mi direte: "Ah! se tu ti avessi più impegnato a placarmi, se avessi preso su di te le pene delle creature, non vedrei tanto straziate le mie stesse membra!" Non è vero mio pazientissimo Gesù? Deh! sollevatevi un poco e lasciatemi soffrire in vece vostra!" Mentre ciò dicevo, Lui continuamente si lamentava, quasi in atto di voler essere compatito e sollevato, ma lo voleva essere strappato quasi per forza questo stesso sollievo, onde dietro le mie importunità, ha disteso nel mio interno le sue mani e piedi inchiodati e mi ha partecipato un poco le sue pene. Dopo ciò, dando un po' di tregua ai suoi lamenti, mi ha detto: "Figlia mia, sono i tristi tempi che a ciò mi costringono, perché gli uomini si sono tanto ingagliarditi ed insuperbiti, che ognuno crede di essere dio a sé stesso, e se Io non metto mano ai flagelli, farei un danno alle loro anime, perché la sola croce è l'alimento dell'umiltà. Onde, se ciò non facessi, verrei Io stesso a far mancare il mezzo come farli umiliare ed arrenderli dalla loro strana pazzia, sebbene la maggior parte più mi offendono, ma Io faccio come un padre che spezza a tutti il pane come alimentarsi, che alcuni figli non lo vogliono prendere, anzi se ne servono per gettarlo in faccia al padre. Che colpa ne ha il povero padre? Tale sono Io. Perciò, compatiscimi nelle mie afflizioni." Detto ciò è scomparso, lasciandomi mezzo desta e mezzo addormentata, non sapendo io stessa né se devo perfettamente destarmi, né se devo un'altra volta assonnarmi. 87 - 27.06.1900 - L'anima non deve conoscersi in sé stessa, ma solo in Gesù; deve dimenticare e disfare sé stessa, per poter ritornare alla sua origine, che è Dio, e vivere in Dio. (…) "Figlia mia, quello che voglio da te, è di non più riconoscerti in te stessa, ma di riconoscerti solamente in Me; sicché di te non più ti ricorderai, né avrai più di te riconoscenza, ma ti ricorderai di Me, e disconoscendo te stessa acquisterai la mia sola riconoscenza, ed a misura che oblierai e distruggerai te stessa, così avanzerai nella mia conoscenza e ti riconoscerai solamente in Me, e quando avrai tu ciò fatto, non più penserai più con la tua mente, ma con la mia; non guarderai coi tuoi occhi, non più parlerai con la tua bocca, né palpiterai col tuo cuore, né opererai con le tue mani, né camminerai coi tuoi piedi, ma tutto coi miei, perché per riconoscersi solamente in Dio, l'anima ha bisogno che vada alla sua origine e che ritorni al suo principio, Iddio, cio' è, da donde uscì, e che uniformi tutta sé stessa al suo Creatore; e tutto ciò che ritiene di sé stessa e che non è conforme al suo principio, lo deve disfare e ridursi al nulla. In questo sol modo, nuda, disfatta, può ritornare alla sua origine e riconoscersi solo in Dio, ed operare secondo il fine per cui è stata creata. Ecco perciò, che per uniformarsi tutta in Me, l'anima deve rendersi indivisibile con Me."(…) 88 - 28.06.1900 - I castighi presenti preparano quelli futuri. Lo stato di vittima di Luisa serve a Gesù nei modi che Lui solo conosce. Questa mattina, trovandomi sommamente afflitta per la privazione del mio amante Gesù, quando appena l'ho visto e mi ha detto: "Figlia mia, quante maschere si smaschereranno in questi tempi di castighi! Perché questi castighi presenti non sono altro che una predisposizione a tutti i castighi che ti manifestai nel corso dell'anno scorso." Mentre ciò diceva, io nel mio interno dicevo: "Se il Signore continua a fare nel modo che sta facendo, cioè, che siccome vuol mandare castighi non viene, non mi partecipa le sue pene, mi tratta con modi insoliti, chi potrà resistere? Chi mi darà la forza a starmene in questo stato?" E Gesù, rispondendo al mio pensiero, ha soggiunto in atto di compatimento: "Ed allora, vuoi tu che sospenda per un poco lo stato di vittima, e poi te lo faccia riprendere?" Mentre ciò diceva ho provato tale confusione ed amarezza, mi vedevo che il Signore con quella proposta mi cacciasse da Sé, che non ho saputo dire né sì, né no, oppure per sentire che cosa decide l'ubbidienza. Onde, senza aspettare il mio dire, mi è scomparso, lasciandomi come un chiodo fitto nel cuore, nel pensare che Gesù mi rigettava da Sé. Era tanto il dolore, che non ho fatto altro che versare lacrime amare. 89 - 29.06.1900 - Arriva un momento in cui, sopra le amarezze che vengono dallo stato del mondo e dalle esigenze della Giustizia, tra Gesù e Luisa ci deve essere un ristoro a vicenda nel loro amore. Continuando a starmi amareggiata, il mio adorabile Gesù, avendo di me compassione è venuto e pareva che mi sostenesse tra le sue braccia. Poi, trasportandomi fuori di me stessa, vedevo che vi regnava un profondo silenzio, una mestizia, un lutto da per ogni dove. Era tanta l'impressione che faceva sull'animo nel vedere in quel modo le genti, che si provava una stretta di cuore. Allora il benedetto Gesù, tirandomi come in disparte mi ha detto: "Figlia mia, allontaniamo per poco ciò che ci affligge e ristoriamoci a vicenda." Mentre ciò diceva, ha cominciato a carezzarmi e baciarmi, ma era tanta la confusione mia, che non ardivo di rendergli i baci e le carezze, e Lui ha soggiunto: "Come! Io ristoro te coi baci e con le carezze, e tu non vuoi ristorare Me col rendermi i tuoi baci e le tue carezze?" Così mi son sentita fiducia di rendergli la pariglia; e mentre ciò facevo, mi è scomparso. 90 - 02.07.1900 - Il patire di Luisa mette in fuga un flagello incombente (un uragano). Continuo a starmi amareggiata ed afflitta, come una stupidita. Questa mattina non c'era venuto affatto; è venuto il confessore ed ha messo l'intenzione della crocifissione. In primo il benedetto Gesù non concorreva, onde, dopo averlo pregato che si benignasse di farmi ubbidire, quando appena mi si faceva vedere mi ha detto: "Che vuoi? Perché volermi fare violenza per forza una volta che è necessario castigare i popoli?" Ed io: "Signore, non sono io, è l'ubbidienza che così vuole." E Lui: "Ebbene, quando è l'ubbidienza ti voglio partecipare la mia crocifissione e fra tanto voglio ristorarmi un poco." Mentre ciò diceva, mi ha partecipato i dolori della croce, e mentre io soffrivo, Gesù si è messo vicino a me, e pareva che si ristorasse alquanto. Ora, mentre mi trovavo in questa posizione insieme con Lui, mi ha fatto vedere nell'aria, che da una parte veniva una nube nera, nera, che al sol vederla metteva terrore e spavento, e tutti dicevano: "Questa volta moriamo." Mentre tutti stavano atterriti, si è sollevata da mezzo a me e Gesù una croce risplendente, che facendosi contro a quella procella, l'ha messo in fuga, in gran parte, tanto che pareva che le genti si calmavano. Non so dire certo, mi pare che fosse un uragano accompagnato da fulmine e da grandine tanto forte, da aver forza di portarsi le fabbriche appresso; e la croce che l'ha fugato in gran parte mi pareva che fosse il piccolo mio patire, che Gesù mi ha partecipato. Sia benedetto il Signore, e tutto sia per la sua gloria ed onore. 91 - 03.07.1900 - Annuncio di futuri castighi: epidemie mortali. Gesù spiega a Luisa il motivo del suo stato di sonnolenza. Questa mattina, avendo fatto la comunione, quando appena ho visto il mio adorabile Gesù gli ho detto: "Mio diletto Signore, com'è che mandate tante castighi? Perché questa volta non volete a nessun conto placarvi? Pare che tutti i mezzi son venuti meno, né il pregare, né il dire: "Signore versate a me le vostre amarezze." Ahi! non è stato il vostro solito agire in questo modo!" Mentre ciò dicevo, Gesù benedetto, spezzando il mio dire ha risposto: "Eppure, figlia mia, i castighi che sto mandando son niente ancora a confronto di quelli che stanno preparati. Perciò non volerti affligere per questi, perché non sono materia di grande afflizione." Mentre ciò diceva, innanzi a me vedevo tante persone infettate da malori contagiosi, che se ne morivano, onde, presa da raccapriccio, gli ho detto: "Neh! Signore, ci vorrebbe anche questa? Che fate? Che fate? Se ciò volete fare, toglietemi da questa terra, che non mi regge l'animo vedere spettacoli così funesti. Eppoi chi potrà resistere a continuare in questo stato in cui mi avete messo, che non ci venite, oppure ad'ombra, ma non solo, ma mi lasciate stupidita, assonata, che non mi fate capire più niente. Eppure mi diceste che mi avresti fatto stare così finchè in qualche modo sfogereste il vostro furore. Ora volete aggiungere furore a furore, pare che non la finirite per ora, quindi, povera me! Povera me! Chi mi darà la forza a stare in questo stato? Chi potrà resistere?" Mentre sfogavo la mia afflizione, Gesù compatendomi mi ha detto: "Figlia mia, non temere del tuo stato d'assonnamento, questo dice che così come Io sto con le genti, come se dormissi, come se non le sentissi e guardassi, così ho messo te nello stesso stato. Del resto, se ti dispiace, ti lo dissi un'altra volta, vuoi che ti sospenda lo stato di vittima?" Ed io: "Signore, non vuole l'ubbidienza che accetti la sospensione." E Lui: "Ebbene, che vuoi da Me? Statti quieta ed ubbidisci!" Chi può dire quanto sono restata afflitta? Non solo, ma mi pare di essere restata tanto addormentate le potenze interne, da vivere come se non vivessi. Ah! Signore, abbiate pietà di me, non mi lasciate in abbandono, in un stato sì compassionevole e doloroso!

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81 - 12.06.1900 - Luisa, per ubbidienza e in nome dell'ubbidienza, costringe Gesù a renderla partecipe del dolore della Croce, e se Lui è costretto dalla sua Giustizia, lo è ancor più dal suo amore all'ubbidienza. Pare che vi inoltrate troppo con la giustizia." E mentre volevo continuare a dire per scusare le miserie umane, Gesù mi ha imposto silenzio col dirmi: "Taci, se vuoi che mi trattenga con te, vieni a baciarmi ed a salutarmi con le tue solite adorazioni tutte le mie membra sofferenti." Così ho incominciato dalla testa, e poi man mano per le altre membra. Oh! quante piaghe profonde conteneva quel corpo sacrosanto, che al solo guardarle metteva raccapriccio. Onde, non appena finito, è scomparso, lasciandomi con scarsissimo patire e con un timore, chi sa come si verserà sopra le genti, che non si è benignato di versare sopra di me le sue amarezze! Dopo poco è venuto il confessore e gli ho detto ciò che io ho detto di sopra, e lui mi ha detto che: "Oggi, per ubbidienza assoluta, quando faccia la meditazione devi pregarlo che ti faccia soffrire la crocifissione e che cessi di mandare i flagelli." Così, quando ho fatto la meditazione, l'ho pregato secondo l'ubbidienza ricevuta quando appena si faceva vedere, ma senza darmi retta, anzi, or si faceva vedere che volgeva le spalle alle genti, or che dormiva per non essere da me importunato. E che so io, mi sentivo crepare che non si curava di farmi fare l'ubbidienza, onde ho preso coraggio, e mettendo tutta la fiducia nella santa ubbidienza, l'ho preso per un braccio e smovendolo per risvegliarlo gli ho detto: "Signore, che fate? Questo è l'amore che portate alla vostra virtù tanto prediletta dell'ubbidienza? Questi sono gli elogi che tante volte le avete dato? Questi sono gli onori che le avete prodigato, fino a dire che vi sentite scosso e non potete resistere alla virtù dell'ubbidienza e vi sentite soggiogare dall'anima che si dona a questa virtù, che adesso pare che non vi curate di farmi ubbidire?" Mentre ciò dicevo e altre cose, che andrei troppo per le lunghe se volessi scriverle, il benedetto Gesù si è scosso, e come colpito da vivissimo dolore, ha dato in dirottissimo pianto e singhiozzando ha detto: "Anch'Io non voglio mandare flagelli, ma è la giustizia che mi costringe quasi per forza, ma tu con questo parlare vuoi pungermi al vivo e toccarmi un tasto troppo per Me delicato e da Me molto amato, tanto che non volli altro onore né altro titolo che quello di ubbidiente. Ed ecco, per farti vedere che non è che non mi curo di farti ubbidire, con tutto ciò che la giustizia mi costringe a non farlo, ti partecipo in parte i dolori della croce." Mentre ciò facevo, mi è scomparso, lasciandomi contenta che mi ha fatto ubbidire e con un dispiacere nell'anima, come se avessi stato causa di far piangere il Signore col mio parlare. Ah! Signore, vi prego a perdonarmi. 82 - 14.06.1900 - La Croce assorbe la Divinità nell'anima, la rende simile all'Umanità di Gesù e ricopia nell'anima le opere di Lui. (…) (Gesù:) "La croce assorbe nell'anima la mia Divinità, la rassomiglia alla mia umanità e ricopia in sé stessa le mie stesse opere." (…) 83 - 17.06.1900 - La pace è segno di stare in Dio. Scopo delle privazioni dell'anima. (…) "Figlia mia, contenersi in Dio e non uscire dai confini della pace è tutto lo stesso. Sicché se tu avverti un poco di turbazione è segno che fai un poco di uscita da dentro Dio, perché contenersi in Lui e non aver perfetta pace è impossibile, molto più che i confini della pace sono interminabili, anzi tutto ciò che a Dio appartiene è tutto pace." Dopo ha soggiunto: "Non sai tu che le privazioni all'anima servono come l'inverno alle piante, che mettono più profonde le radici, le fortifica e le fa rinverdire e fiorire al maggio?" (...) 84 - 18.06.1900 - Gesù, unendo in Sé la Natura Divina e la natura umana, ha unito l'amore a Dio (nel dargli soddisfazione) e al prossimo (salvandolo) e ne ha fatto un solo precetto. A che punto arriva il suo Amore nel sacrificarsi per l'uomo. (…) "Figlia mia, il cielo con tutto il creato, t'addita l'amor di Dio; il mio corpo piagato t'addita l'amor del prossimo, tanto che la mia umanità unita alla mia Divinità, di due nature ne feci una sola e li resi inseparabili, perché non solo soddisfeci alla divina giustizia, ma operai la salvezza degli uomini. E per fare che tutti assumessero quest'obbligo d'amare Dio ed il prossimo, non solo ne feci uno solo, ma giunsi a farne un precetto divino. Sicché le mie piaghe ed il mio sangue sono tante lingue che insegnano ad ognuno il modo d'amarsi e l'obbligo che tutti hanno di badare alla salvezza altrui." (…) "Che tiranno spietato è per Me l'amore, che non solo impiegai tutto il corso della mia vita mortale in continui sacrifizi, fino a morire svenato sopra d'una croce, ma mi lasciai vittima perenne nel sacramento dell'Eucaristia. E questo non solo, ma tutte le mie membra predilette le tengo vittime viventi in continue sofferenze, impiegate per la salvezza degli uomini, come fra tanti ho eletto te, per tenerti sacrificata per amor mio e per gli uomini. Ah si! il mio cuore non trova requie né riposo se non trova l'uomo, e l'uomo, l'uomo, come mi corrisponde? Con ingratitudini enormissime!" Detto ciò è scomparso. 85 - 20.06.1900 - Gesù spiega a Luisa il motivo per cui la priva spesso della sua presenza: le violenze che soffre Gesù. L'umiltà più sublime è perdere la propria ragione, acquistando così la ragione di Dio. (…) (Gesù:) "…Al resto, non voglio che ci pensi perché l'umiltà più perfetta, più sublime, è quella di perdere ogni ragione e di non discorrere sul perché e come, ma di disfarsi nel proprio nulla, e mentre sta ciò facendo, senza avvedersi, si trova dispersa in Dio, e con ciò produce nell'anima l'unione più intima, l'amore più perfetto verso il sommo Bene. Ma però con sommo vantaggio dell'anima, perché perdendo la propria ragione, acquista la ragione divina, e perdendo ogni discorso sul conto proprio, cioè, se freddo o caldo, se favorevoli o avverse le cose che le succedono, s'interesserà e acquisterà un linguaggio tutto celeste e divino. Oltre di ciò, l'umiltà produce nell'anima una veste di sicurezza, onde, involta in questa veste di sicurezza, l'anima se ne sta nella calma più profonda, tutta abbellendosi per piacere al suo diletto ed amato Gesù." (…)

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77 - 03.06.1900 - Luisa è trasformata in Gesù mediante il suo Alito divino (lo Spirito Santo). Luisa, "eletta tra mille". Che cosa è la mancanza di stima di un'altra persona. (…) (Gesù:) "La mancanza di stima delle persone altrui, è mancanza di vera umiltà cristiana e di dolcezza, perché uno spirito umile e dolce sa rispettare tutti ed interpreta sempre a bene i fatti altrui." (…) 78 - 06.06.1900 - Dolore e violenza che prova Gesù (come nel Getsemani), combattuto tra la sua Giustizia ed il suo Amore nell'atto di castigare. Siccome continuava il mio adorabile Gesù a non farsi vedere con chiarezza, questa mattina, avendo fatto la comunione, il confessore ha messo l'intenzione della crocifissione; mentre mi trovavo in quelle sofferenze, il benedetto Gesù, quasi tirato dalle mie pene, si è mostrato con chiarezza. Oh! Dio, chi può dire le sofferenze che soffriva Gesù e lo stato violento in cui si trovava, che mentre era costretto a mandare i castighi, faceva tale violenza, che non voleva mandarli! Faceva tale compassione nel vederlo in questo stato, che se gli uomini lo potessero vedere, ancorché i loro cuori fossero di diamante, si spezzerebbero per tenerezza come fragile vetro. Onde ho incominciato a pregarlo che si placasse e che si contentasse di farmi soffrire a me e risparmiasse il popolo. Poi ho soggiunto: "Signore, se non volete dare ascolto alle mie preghiere, conosco che lo merito. Se non volete avere compassione dei popoli, ne avete ragione, perché grandi sono le nostre iniquità, ma vi chieggo in grazia che avete compassione di Voi stesso, abbiate pietà della violenza che vi fate nel punire le vostre immagini. Ah! si, ve lo chieggo per amor di Voi stesso, che non mandiate castighi, fino a togliere il pane ai vostri figli e farli perire. Ah, no! non è della natura del vostro cuore operare in questo modo, ecco perciò la violenza che provate, che se avesse potere vi darebbe la morte." E Lui, tutto afflitto mi ha detto: "Figlia mia, è la giustizia che mi fa violenza, e l'amore che ho verso degli uomini mi usa violenza più forte, da mettere il mio cuore in angosce di morte nel punire le creature." Ed io: "Perciò Signore, scaricate sopra di me la giustizia, ed il vostro amore non sarà più violentato dalla giustizia e non si troverà in contrasto di castigare le genti, che, davvero, come faranno se Voi fate come mi fate comprendere, di disseccare tutto ciò che serve all'alimento dell'uomo? Deh! vi prego, lasciatemi soffrire a me e risparmiate loro, se non in tutto almeno in parte." E Gesù, come se si vedesse costretto dalle mie preghiere, si è avvicinato alla mia bocca ed ha versato dalla sua un poco d'amarezza, densa e stomachevole, che appena trangugiata mi ha prodotto tali e tante specie di pene che mi sentivo morire. Allora il benedetto Gesù, sostenendomi in quelle pene, altrimenti sarei lasciata vittima (eppure non era stato altro che un poco che aveva versato, che sarà del suo cuore adorabile, che tanto ne conteneva?), ha mandato un sospiro come se si avesse sollevato da un peso e mi ha detto: "Figlia mia, la mia giustizia aveva deciso di distruggere tutto, ma ora, sgravandosi un poco sopra di te, per amor tuo concede un terzo di ciò che serve all'alimento dell'uomo." Ed io: "Ah! Signore, è troppo poco, almeno metà!" E Lui: "No figlia mia, contentati." Ed io: "No Signore, almeno se non volete contentarmi per tutti, contentatemi per Corato e per quelli che mi appartengono." E Gesù: "Oggi sta preparata una grandine che deve fare gran danno. Tu stai coi dolori della croce; esci fuori di te stessa ed in forma di crocifissa va nell'aria e metti in fuga i demoni da sopra Corato, che alla forma crocifissa non potranno resistere e andranno altrove." Così sono uscita fuori de mi stessa, crocifissa, ed ho visto la grandine e i fulmini che stavano per scoppiare sopra Corato. Chi può dire lo spavento dei demoni, come se la davano a gambe alla vista della mia forma crocifissa, come si morsicavano le dita per rabbia e giungevano a prenderla contro del confessore, che questa mattina mi aveva dato l'ubbidienza di soffrire la crocifissione, giacché con me non se la potevano prendere, anzi, erano costretti a fuggire da me per il segno della redenzione che vi scorgevano. Onde, dopo d'averli messi in fuga, me ne sono ritornata in me stessa, trovandomi con una buona dose di patimenti. Sia tutto per la gloria di Dio. 79 - 07.06.1900 - Gesù consegna a Luisa le chiavi e la luce della Divina Giustizia, ma lei preferisce subito non avere quell'ufficio. Siccome mi trovavo in qualche modo sofferente, mi pareva che quelle sofferenze erano una dolce catena che tiravano al mio buono Gesù a farlo venire quasi continuo, e mi pareva che quelle pene chiamavano Gesù a farlo versare in me altre amarezze. Onde, nel venire, or mi sosteneva nelle sue braccia per darmi forza, ed ora versava di nuovo. Io però di tanto in tanto gli dicevo: "Signore, adesso sento in me parte delle vostre pene, vi prego di contentarmi, come vi dissi ieri di darmi almeno la metà di ciò che serve ad alimento dell'uomo." E Lui: "Figlia mia, per contentarti ti consegno le chiavi della giustizia e la conoscenza di quanto è necessario assolutamente di punire l'uomo, e con ciò farai quello che ti piace, non ne sei tu contenta?" Nel sentire dirmi ciò mi consolai e dicevo nel mio interno: "Se starà a me, non castigherò affatto nessuno." Ma quanto restai disingannata quando il benedetto Gesù mi diede una chiave, e mi mise in mezzo ad una luce, che guardando da mezzo quella luce scorgevo tutti gli attributi di Dio, come pure quello della giustizia. Oh! come è tutto ordinato in Dio! E se la giustizia punisce, è ordine; e se non punisse, non starebbe in ordine cogli altri attributi. Onde mi vedevo misero verme in mezzo a quella luce, che se volessi impedire il corso alla giustizia, guasterei l'ordine, ed andrei contro degli uomini stessi, perché comprendevo che la stessa giustizia è amore purissimo verso di loro. Onde mi son trovata tutta confusa e imbarazzata, perciò per sbarazzarmi, ho detto a Nostro Signore: "Con questa luce di cui mi avete circondato, capisco le cose diversamente, e se lascereste fare a me, farei peggio che Voi, perciò non accetto questa conoscenza e vi rinunzio le chiavi della giustizia; quello che accetto e voglio è che facciate soffrire me e che risparmiate le genti; del resto non voglio saperne niente." E Gesù, sorridendo al mio dire mi ha detto: "Come subito vuoi sbarazzarti, non volendo conoscere nessuna ragione e volendomi fare più forte violenza te ne vuoi uscire con due parole: Lasciate soffrire a me e risparmiate loro!" Ed io: "Signore, non è che non voglio sapere ragione, ma è perché non è uffizio mio, ma vostro. Il mio uffizio è quello d'essere vittima, perciò Voi fate il vostro uffizio ed io faccio il mio, non è vero mio caro Gesù?" E Lui, mostrando come un'approvazione, mi è scomparso. 80 - 10.06.1900 - Le pene del Cuore di Gesù nel dover castigare le genti. Mi pare che il mio adorabile Gesù continua a dimezzare la giustizia col versare un poco su di me ed il resto sopra le genti. Questa mattina specialmente, quando mi son trovata con Gesù, mi si straziava l'anima nel vedere la tortura del suo dolcissimo cuore nel castigare le creature. Era tanto lo stato sofferente in cui si trovava Gesù, che non faceva altro che mandare continui gemiti, teneva in testa una folta corona di spine, tutta incarnata dentro, che la testa pareva un pezzo di spine. Onde, per sollevarlo un poco gli ho detto: "Dimmi mio Bene, che hai che sei tanto sofferente? Permettemi che vi tolga queste spine che vi tormentano non poco!" Ma Gesù non mi rispondeva, anzi neppure ascoltava ciò che io dicevo. Quindi, mi son messa a togliere quelle spine, ad una ad una, e dopo la ho messo sulla mia testa. Or, mentre ciò facevo, ho visto che a parte lontane doveva fare un terremoto, che farebbe strage di gente. Dopo Gesù mi è scomparso ed io sono ritornata in me stessa, ma con somma mia afflizione nel pensare allo stato sofferente di Gesù ed alle sciagure della misera umanità.

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72 - 20.05.1900 - Tutta la natura invita al riposo, ma il vero riposo è il silenzio interiore di tutto ciò che non chiama Dio. L'uomo deve annullarsi, affinché Dio possa rifarlo. Condizione per poter partecipare alla festa del Cielo. (…) (Gesù:) "Tutta la natura invita ad un riposo, ma qual'è il vero riposo? E' il riposo interno ed il silenzio di tutto ciò che non è Dio. Vedi, le stelle scintillanti di luce temperata, non abbagliante come il sole; il sonno ed il silenzio di tutta la natura, degli uomini e fin degli animali, che tutti cercano un luogo, una tana dove starsene in silenzio e riposarsi della stanchezza della vita. Se ciò è necessario per il corpo, molto più per l'anima è necessario di riposarsi nel suo proprio centro che è Dio. Ma per potersi riposare in Dio è necessario il silenzio interno, come al corpo è necessario il silenzio esteriore per potersi placidamente addormentare. Ma, qual è questo silenzio interiore? E' di far zittire le proprie passioni col tenerle apposto, d'imporre silenzio ai desideri, alle inclinazioni, agli affetti, insomma, a tutto ciò che non chiama Dio. Or, qual'è il mezzo per giungere a ciò? L'unico mezzo ed assolutamente necessario, è di disfare il proprio essere e ridursi al nulla, come era prima che fosse creata, e quando avrà ridotto al nulla il suo essere, riprenderlo in Dio. (…) ma siamo sempre lì, che tutte le mie opere dal nulla hanno principio, e quando c'è mischianza di altre cose, non è decoro della mia maestà scendere ed operare nell'anima, ma quando l'anima si riduce al nulla, e vi sale a Me, e prende il suo essere nel mio, allora Io vi opero da quel Dio che sono, e l'anima vi trova il vero riposo. Eccoti che tutte le virtù, dall'umiltà e dall'annientamento di sé stesso hanno principio." 73 - 21.05.1900 - L'intenzione di Gesù riguardo a Luisa è fare di lei una sola cosa con la sua Volontà e l'esemplare perfetto di uniformita col suo Volere. Questo è il miracolo dei miracoli. (…) "…Figlia mia, per giungere perfettamente a fare uno il nostro Volere, l'anima deve rendersi invisibile, deve imitare Me, che mentre riempio il mondo col tenerlo assorbito in Me e col non restare assorbito in esso, mi rendo invisibile, che da nessuno mi lascio vedere. Ciò significa che non c'è nessuna materia in Me, ma tutto è purissimo Spirito, e se nella mia umanità assunta presi la materia, fu per rassomigliarmi in tutto all'uomo e dargli un esemplare perfettissimo di come spiritualizzare questa stessa materia. Onde l'anima deve tutto spiritualizzare e giungere a rendersi invisibile per poter formare facilmente una la sua volontà con la mia Volontà, perché ciò che è invisibile può essere assorbito in un'altro oggetto. Di due oggetti, che si vuol formare uno solo, è necessario che uno ne perda la propria forma, altrimenti mai si giungerebbe a formare un solo essere. Quale fortuna sarebbe la tua se distruggendo te stessa, fino a renderti invisibile, potessi ricevere una forma tutta divina! Anzi, tu col restare assorbita in Me ed Io in te, formando un solo essere, verresti a ritenere in te la fonte divina, e siccome la mia Volontà contiene ogni bene che ciò può mai essere, verresti a ritenere tutti i beni, tutti i doni, tutte le grazie e non avresti a cercarli altrove ma in te stessa. E se le virtù non hanno confini, stando nella mia Volontà secondo che la creatura può giungere, troverà il loro termine, perché la mia Volontà fa giungere ad acquistare le virtù più eroiche e più sublimi che la creatura non può sorpassare. E' tanta l'altezza della perfezione dell'anima disfatta nel mio Volere, che giunge ad operare come Dio, e questo non è meraviglia, perché siccome non vive più la sua volontà in essa, ma la Volontà di Dio medesimo, cessa ogni stupore se vivendo con questa Volontà possiede la potenza, la sapienza, la santità e tutte le altre virtù che contiene lo stesso Dio. Basta dirti, per fare che tu t'innamori e cooperi quanto puoi da parte tua per giungere a tanto, che l'anima che giunge a vivere del solo mio Volere è regina di tutte le regine ed il suo trono è tant'alto, che giunge fino al trono dell'Eterno, ed entra nei segreti dell'Augustissima Triade e partecipa all'amore reciproco del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Oh! come tutti gli angeli e santi la onorano, gli uomini l'ammirano e i demoni la temono, scorgendo in lei l'Essere Divino!" (…) 74 - 24.05.1900 - Dialogo di amore tra Gesù e Luisa (la Sposa), che riproduce quello di Cant. 2,1-6. Trovandomi molto afflitta per la privazione del mio adorabile Gesù, al più ad ombra ed a lampi, sento proprio che non posso più tirare innanzi se Lui vuole continuare più oltre! Onde, trovandomi nel sommo dell'afflizione, per un poco si è fatto vedere tutto stanco, come se avesse bisogno di un ristoro, e menando le sue braccia al mio collo mi ha detto: "Diletta mia, portami dei fiori e circondami tutto, che Mi sento languire d'amore. Figlia mia, l'odoroso profumo dei tuoi fiori mi sarà di ristoro e vi porrà un rimedio ai miei mali, che languisco e vengo meno." Ed io subito ho soggiunto: "E Voi, diletto mio Gesù, datemi dei frutti, che l'ozio ed lo scarso patire aumentano talmente il mio languire, che vengo meno, fino a sentirmi morire. Ed allora non solo dei fiori, ma potrò darvi dei frutti, per poter maggiormente ristorare il vostro languire." E Gesù ha ripreso il suo dire e mi ha detto: "Oh! come ci combiniamo bene, non è vero? Pare che il tuo volere è uno col Mio." Per un momento pare che sono lasciata sollevata, come se volesse cessare lo stato in cui mi trovavo, ma dopo poco mi son trovata immersa nello stesso letargo di prima, priva del mio Sommo Bene, abbandonata e sola. 75 - 27.05.1900 - L'Amore e la Grazia di Dio investono l'uomo nel più intimo, ma l'uomo respinge questa corrente. Spiegazione della pena di Luisa, "novello Giobbe", nel non vedere Gesù o non vederlo con chiarezza. (…) (Gesù:) "Come un vento impetuoso investe le persone e penetra fin nelle viscere, in modo da scuotere tutta la persona, così il mio amore e la mia grazia impennandosi sulle ali dei venti, investe e penetra nel cuore, nella mente e nelle più intime parti dell'uomo. Con tutto ciò, l'uomo ingrato respinge la mia grazia e Mi offende. Quale non è il mio acerbo dolore!" (…) 76 - 29.05.1900 - Mentre Luisa si sente angosciata per le genti castigate, nessuno (tranne che lei) ci fa caso a Gesù Bambino che piange. Continuando a stare nello stesso stato, mi sentivo tutta oppressa e avevo tutta la necessità d'un sostegno per poter sopportare la privazione del mio somme Bene. Il benedetto Gesù, avendo di me compassione, per qualche minuti ha mostrato il suo Volto da dentro il mio cuore, ma però non con chiarezza, e facendomi sentire la sua soavissima voce mi ha detto: "Coraggio figlia mia un altro poco, lasciami finire di castigare che dopo ci verrò come prima." Mentre così diceva, nella mia mente dicevo:"Quali sono i castighi che hai incominciato a mandare?" E lui ha soggiunto: "La pioggia continuata è più che grandine, che sta facendo e vi porterà delle tristi conseguenze sopra le genti." Detto ciò, è scomparso ed io mi son trovata fuori de mi stessa, dentro d'un giardino, e da lì dentro si vedeva i raccolti disseccati e le vigne, e dentro di me andavo dicendo: "Povere genti, povere genti, come faranno?" Mentre così dicevo, dentro a quel giardino vi era un ragazzino che piangeva e gridava tanto forte, che assordava Cielo e terra, ma nessuno aveva di lui compassione, sebbene lo sentivano tutti che così piangeva tanto, si brigavano di lui e lo lasciavano abbandonato e solo. Un pensiero mi è balenato: "Chi sa che non fosse Gesù?" Ma non ne sono rimasta certa. Onde, avvicinandomi a Lui, ho detto: "Che hai che piangi, bambino caro? Vuoi venire insieme con me, giacché tutti ti hanno lasciato in preda alle lacrime ed al dolore, che tanto t'opprime che ti fa gridare così forte?" Ma che! Chi poteva quietarlo? Appena con singulti ha risposto che sì, che se ne voleva venire. Onde l'ho preso per mano per condurlo insieme con me e nell'atto stesso di ciò fare mi son trovata in me stessa.

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63 - 23.04.1900 - Luisa fa da infermiera a Gesù coperto di piaghe. La rassegnazione al Divin Volere. (…) Ma Gesù benedetto mi ha fatto capire che la rassegnazione al Divin Volere è olio, che mentre unge e mitiga le nostre pene, nel medesimo tempo è olio che unge e mitiga lo spasimo delle piaghe di Gesù.(…) 64 - 24.04.1900 - Il Sacramento dell'Eucaristia è frutto della Croce. Gesù desidera trovare in Luisa la continuazione della sua Passione, in modo non mistico, ma reale. (…) (Gesù:) "Siccome il sacramento dell'Eucaristia è frutto della croce, perciò mi sento più disposto a concederti il patire quando ricevi il mio corpo, perché vedendo te patire, mi pare che non misticamente, ma realmente continuo in te la mia passione a pro delle anime, e questo è per Me un grande sollievo, che raccolgo il vero frutto della mia croce e dell'Eucaristia." (…) 65 - 25.04.1900 - La purezza nel patire e nell'agire per il solo fine di piacere a Gesù riempie di luce. (…) "La purità del tuo patire, che mentre è piccolo, ma siccome soffri per solo amor mio e saresti pronta a soffrire altro se Io te lo concedessi, ecco la causa di tanta luce. Figlia mia, la purità nell'operare è tanto grande, che chi opera per il solo fine di piacere a Me solo, non fa altro che mandare luce in tutto il suo operare. Chi non opera rettamente, anche il bene non fa altro che spandere tenebre." (…) 66 - 01.05.1900 - Non temere il patire. L'Eucaristia e la Croce. (…) "Figlia mia, se l'Eucaristia è caparra della futura gloria, la croce è sborso come comperarla. Se l'Eucaristia è seme che impedisce la corruzione, ed è come quelle erbe aromatiche, che ungendosi i cadaveri non ne restano corrotti, e dona l'immortalità all'anima ed al corpo, la croce l'abbellisce ed è tanto potente, che se c'è contrazione di debiti essa se ne fa mallevadrice, e con maggior sicurezza si fa restituire la scrittura del debito contratto, e dopo che ha soddisfatto ogni debito, ne forma all'anima il trono più sfolgorante nella futura gloria. Ah! si, la croce e l'Eucaristia si avvicendano insieme, ed una opera più potentemente dell'altra." (…) 67 - 03.05.1900 - Festa alla Croce in Cielo. Questa mattina mi son trovata fuori di me stessa e vedevo tutto il cielo cosparso di croci, chi piccola, chi grande, chi mezzana. Chi più grande, più dava splendore. Era un incanto dolcissimo il vedere tante croci che abbellivano il firmamento, più risplendenti del sole. Dopo ciò, parve che si aprisse il Cielo e si vedeva e sentiva la festa che si faceva dai beati alla croce. Chi più aveva sofferto era più festeggiato in questo giorno. Si distinguevano in modo speciale i martiri, chi aveva sofferto nascosto. Oh! come si stimava la croce e chi più aveva sofferto, in quel beato soggiorno! Mentre ciò vedevo, una voce ha risuonato per tutto l'empireo che diceva: "Se il Signore non mandasse le croci sopra la terra, sarebbe come quel padre che non ha amore per i propri figli, che invece di volerli vedere onorati e ricchi, li vuol vedere poveri e disonorati." Il resto che vidi di questa festa, non ho parole come esprimerlo, me lo sento in me, ma non so uscirlo fuori, perciò faccio silenzio. 68 - 09.05.1900 - Lasciarsi turbare è impedire il riposo a Gesù. Simbolo del mistero della SS. Trinità e dell'uomo fatto a Sua immagine. Dopo aver passato giorni di privazione, non solo, ma di turbazione ancora, questa mattina, trovandomi più turbata sul misero mio stato, l'adorabile Gesù nel venire mi ha detto: "Tu, con lo starti inquieta, hai turbato il mio dolce riposo. Ah! si, non mi fai più riposare." (…) 69 - 13.05.1900 - Pena di Luisa, sentendosi abbandonata dal Signore. Continua lo stesso stato e forse anche peggio, sebbene faccio quanto posso a starmi quieta senza turbarmi, perché così vuole l'ubbidienza, ma con tutto ciò non lascio di sentirne il peso dell'abbandono che mi preme e giunge fino a schiacciarmi. Oh! Dio, che stato è codesto? Ditemi almeno dove vi ho offeso? Quale ne è la causa? Ah! Signore, se volete continuare in questo modo, credo che non potrò aver più resistenza! Onde, quando appena si è fatto vedere, mettendomi una mano sotto il mento in atto di compatirmi, mi ha detto: "Povera figlia, come ti sei ridotta!" E facendomi parte delle sue pene, come lampo è scomparso, lasciandomi più afflitta di prima, come se non fosse venuto; anzi, mi sento come se non fosse venuto da tanto tempo, e vi provo tale afflizione, che vivo, ed il mio vivere è un continuo agonizzare. Ah! Signore, porgetemi aiuto e non mi lasciate in abbandono, sebbene lo merito. 70 - 17.05.1900 - Luisa, insieme con un'altra anima vittima dall'America, impedisce in gran parte un flagello. Continua lo stesso stato di privazione e di abbandono. Onde, trovandomi fuori di me stessa vedevo un'inondazione d'acqua mista con grandine, che pareva che varie città ne restavano inondate con notabile danno. Mentre ciò vedevo, mi trovavo in grande costernazione perché volevo impedire quell'inondazione, ma siccome mi trovavo sola, molto più che non avevo meco Gesù, quindi le mie povere braccia me le sentivo deboli per poter ciò fare. Onde, con mia sorpresa ho veduto venire (mi pareva che fosse dall'America) una vergine, e lei da un punto ed io dall'altro, siamo riuscite ad impedire in gran parte il flagello che ci minacciava. Dopo ciò, essendoci riunite insieme, scorgevo quella vergine con le insegne della passione e coronata con corona di spine, come pure mi trovavo io, ed una persona che mi pareva che fosse angelo, che diceva: "Oh! potenza delle anime vittime! Ciò che non è dato a noi, angeli, di fare, con le loro sofferenze, possono far loro. Oh! se gli uomini sapessero il bene che viene da loro, perché stanno per il bene pubblico e particolare, non farebbero altro che implorare da Dio che moltiplicasse queste anime sulla terra." Dopo ciò, avendoci detto che ci raccomandassimo a vicenda al Signore, ci siamo separate. 71 - 18.05.1900 - Per andare in Cielo occorre riempire di Gesù e di tutte le virtù il proprio interno, fino a traboccarne fuori. (…) (Gesù:) "Fatti cuore, non temere, cerca di riempire il tuo interno di Me e di impinguarlo di tutte le virtù, fino a traboccarne fuori, e quando giungerai a farne il trabocco, allora ti porterò nel Cielo e finiranno tutte le tue privazioni." (…)

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57 - 02.04.1900 - Lo stato di vittima di Luisa è stare sempre a disposizione della Divina Volontà. Questa mattina ho dovuto molto soffrire per l'assenza del mio caro Gesù, ma però ha ricompensato le mie pene col soddisfare un mio desiderio di voler sapere una cosa che da molto tempo bramavo. Onde dopo aver girato e rigirato in cerca di Gesù, or lo chiamavo con la preghiera, or con le lacrime, or col canto, chi sa potesse restar ferito dalla mia voce e così farsi trovare, ma tutto indarno. Ho replicato i miei gemiti; a chiunque trovavo domandavo di Lui. Finalmente, quando il mio cuore si sentiva crepare e che non ne poteva più, l'ho trovato, ma lo vedevo di tergo, e ricordandomi d'una resistenza che gli feci, che dirò nel libro del confessore, gli ho chiesto perdono e così pare che ci siamo messi d'accordo, tanto che Lui stesso mi ha domandato che cosa volessi, ed io gli ho detto: "Compiacetevi di farmi conoscere la vostra Volontà sul mio stato, specialmente che cosa debbo fare quando mi trovo con poche sofferenze e Voi non ci venite, e se ci venite è quasi ad ombra; onde, non vedendo Voi, i miei sensi me li sento in me stessa, e trovandomi in questa posizione mi sento come se ci mettessi del mio e non fosse necessario aspettare la venuta del confessore per uscire da quello stato." E Gesù: "Soffri o non soffri, vengo o non ci vengo, il tuo stato è sempre di vittima, molto più che questa è la mia Volontà e la tua, ed Io giudico non secondo le opere che si fanno, ma secondo la volontà con cui si opera." Ed io: "Signor mio, va bene come dite, ma mi pare che sto inutile e si perde molto tempo, e mi sento un fastidio, un timore, e poi far venire il confessore, mi tormenta l'anima che non fosse Volontà vostra." E Lui: "Pensi tu che fosse peccato il far venire il confessore?" Ed io: "No, ma temo che non fosse tua Volontà." E Lui: "Del peccato devi fuggire, anche l'ombra, ma del resto non devi darti pensiero." Ed io: "Se non fosse tua Volontà, a che pro starci?" E Lui: "Ah! mi pare che la figlia mia vuole sfuggire lo stato di vittima, non è vero?" Ed io, tutta arrossendo ho detto: "No, Signore, dico questo per quando qualche volta non mi fate soffrire e Voi non ci venite, del resto fatemi soffrire ed io non mi darò nessun pensiero." E Gesù: "Ed a Me mi pare che vuoi sfuggire. Poi, sai tu quando ho riservato di venire e comunicarti le mie pene, se la prima, la seconda, la terza ed anche l'ultima ora? Onde, distraendoti da Me e sforzandoti ad uscire ti occuperai in altro, ed Io venendo non ti troverò preparata e prenderò la mia volta e Me ne andrò altrove." Ed io tutta spaventata: "Non sia mai, oh Signore. Non voglio altro sapere che la vostra Santissima Volontà." E Lui: "Stati calma e aspetta il confessore." Detto ciò è scomparso. Pare che mi sento sgravata da un gran peso da questo parlare di Gesù, ma con tutto ciò non è scemata in me la pena dolorosa quando Gesù mi priva di Lui. 58 - 09.04.1900 - Il non abbandonarsi in Dio è un usurpare i diritti della sua Divinità. (…) Tutto il mio interno me lo sentivo messo in allarme, quando in un istante vi si ha fatto vedere e mi ha detto, quasi rimproverandomi: "Non sai tu che il non abbandonarsi in Me è un voler usurpare i diritti della mia Divinità, facendomi un grande affronto? Perciò abbandonati ed (quieta ???) il tuo interno tutto in Me e troverai la pace, e trovando la pace troverai Me stesso." (…) 59 - 10.04.1900 - L'umiltà attira Gesù all'anima. (…) (Gesù:) "Come l'uccello quando deve volare batte le ali, così l'anima ai voli dei desideri, batte le ali dell'umiltà, ed in quei battiti vi manda una calamita che mi attira, in modo che mentre lei prende il suo volo per venire a Me, Io prendo il mio per andare a lei." (…) 60 - 16.04.1900 - Il passaporto per entrare nella Beatitudine in questa vita deve avere la firma dellarassegnazione, dell'umiltà e dell'ubbidienza. Complotto contro la Chiesa. (…) (Gesù:) "Figlia mia, il passaporto per entrare nella beatitudine che l'anima può possedere su questa terra, dev'essere firmato con tre firme, e queste sono la rassegnazione, l'umiltà e l'ubbidienza. La rassegnazione perfetta al mio Volere è cera che liquefa i nostri voleri e ne forma uno solo, è zucchero e miele; ma una piccola resistenza al mio Volere, la cera si disunisce, lo zucchero si rende amaro ed il miele si converte in veleno. Or, non basta essere rassegnata, ma l'anima dev'essere convinta che il maggior bene per sé ed il maggior modo di glorificarmi è il far sempre la mia Volontà. Ecco la necessità della firma dell'umiltà, perché l'umiltà produce questa conoscenza. Ma chi nobilita queste due virtù? Chi le fortifica, chi le rende perseveranti, chi le incatena insieme in modo da non potersi separare, chi l'incorona? L'ubbidienza. Ah! si, l'ubbidienza, distruggendo affatto il proprio volere e tutto ciò che è materiale, spiritualizza tutto e come corona vi si pone d'intorno, onde la rassegnazione e l'umiltà senza l'ubbidienza saranno soggette ad inestabilità, ma con l'ubbidienza saranno fisse e stabili, ed ecco la stretta necessità della firma dell'ubbidienza, per fare che questo passaporto possa correre per passare al regno della beatitudine spirituale che l'anima può godere di qua. Senza di queste tre firme, il passaporto non avrà valore e l'anima sarà sempre respinta dal regno della beatitudine e sarà costretta a stare nel regno dell'inquietudine, dei timori e dei pericoli, e per sua disgrazia avrà per dio il proprio io, e quest'io sarà corteggiato dalla superbia e dalla ribellione." (…) 61 - 20.04.1900 - Solo Dio si è gloriato della Croce. L'anima trova in essa uno specchio che le presenta i lineamenti della Divinità. (…) (Gesù:) "La croce è uno specchio dove l'anima rimira la Divinità, e rimirandosi ne ritrae i lineamenti, la rassomiglianza più consimile a Dio. La Croce non solo si deve amare, desiderare, ma farsene un onore, una gloria, della stessa croce, e questo è operare da Dio e diventare come Dio per partecipazione, perché solo Io mi gloriai della croce e me ne feci un onore del patire, e l'amai tanto, che in tutta la mia vita non volli stare un momento senza la croce." (…) 62 - 21.04.1900 - I nostri corpi sono vasi sacri dove Dio dimora; perciò ogni tanto deve spolverarli. La Croce suggella l'unione tra Dio e l'anima con più sicurezza che l'Eucaristia. (…) (Gesù:) "E sono i vasi sacri, ed è necessario di tanto in tanto spolverarli; i vostri corpi sono tanti vasi sacri, in cui vi faccio la mia dimora, perciò è necessario che vi faccia di tanto in tanto delle spolveratine, cioè, che li visiti con qualche tribolazione, per fare che Io vi stia con più decoro. Perciò stati calma." (…) "Figlia mia, quanto è preziosa la croce! Vedi un po': Il sacramento del mio corpo nel darsi all'anima, la unisce con Me, la trasmuta fino a diventare una stessa cosa con Me, ma col consumarsi delle specie si disunisce l'unione realmente contratta; ma la croce no, vi prende Iddio e l'unisce con l'anima per sempre, e con maggiore sicurezza lei si pone come suggello. Dunque, la croce suggella Iddio nell'anima, in modo che non c'è mai separazione tra Dio e l'anima crocifissa."

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52 - 15.03.1900 - Se Gesù non si fa vedere da Luisa è per esigenza della sua Giustizia, che non vorrebbe trovarla come vittima quando dovrebbe castigare le creature.

Continuando a non venire, io mi struggevo in dolore e mi sentivo una febbre da dare in delirio. Ora, siccome il confessore è venuto a celebrare il divin sacrificio, ho fatto la comunione, ma non vedevo secondo il solito il mio caro Gesù, onde ho incominciato a dire i miei spropositi: “Dimmi mio Bene, perché non ti fai vedere? Questa volta pare a me che non ti abbia dato occasione come sottrarti! Come, alla buona, alla buona mi lasci? Ahi, neppure gli amici di questa terra agiscono in questo modo! Quando devono star lontani, almeno si dicono addio, e Tu, neppure a dirmi addio? Come, così si fa? Perdonami se così parlo, è la febbre che fa dare in delirio, e mi fa giungere alla follia.” Chi può dire tutti gli spropositi che gli ho detto? Sarebbe un voler perdere tempo. Ora, mentre stavo delirando e piangendo, Gesù, ora faceva vedere una mano, ora un braccio, quando ho visto il confessore che mi dava l’ubbidienza di soffrire la crocifissione, e Gesù, come costretto dall’ubbidienza si ha fatto vedere ed io subito a Lui: “Perché non ti facevi vedere?” E Lui, mostrando un aspetto serio, ha detto: “E’ niente, è niente, è che voglio castigare la terra ed Io, anche a stare in buono con una sola creatura, mi sento disarmato e non ho forza a mettere mano ai castighi, perché col farmi vedere tu incominci a dire, se vedi che devo mandare castighi: “Versate a me, fate soffrire a me.” Ed Io mi sento vincere da te e mai metto mano ai castighi, e gli uomini non fanno altro che imbaldanzirsi di più.”

Or, continuando il confessore a replicare l’ubbidienza di farmi soffrire la crocifissione, Gesù si mostrava lento a farmi fare questa ubbidienza, non come le altre volte che subito voleva che mi sottomettessi, ed ha detto a me: “E tu, che vuoi fare?” Ed io: “Signore, quello che Voi volete.” Allora, volgendosi al confessore con aspetto serio gli ha detto: “Anche tu vuoi legarmi, col darle questa obbedienza di farmela soffrire?” E mentre ciò diceva ha incominciato a parteciparmi i dolori della croce e dopo, mostrandosi placato ha versato le sue amarezze, e poi ha soggiunto: “Il confessore, dove sta?” Ed io: “Signore, non so dove è andato, è certo che non lo veggo più con noi.” E Lui: “Lo voglio, che siccome lui ha ristorato a Me, così Io voglio ristorare lui.”

 

53 - 17.03.1900 - Dolore del Papa per l’abbandono di tanti, soprattutto dei sacerdoti. Chi si umilia attira a sé Dio, la sua Luce e la sua Grazia.

(…) Dopo poco è ritornato ed io mi sentivo tutta annientata in me stessa alla presenza di Gesù, e Lui vedendomi annichilita mi ha detto: “Figlia mia, quanto più ti abbassi in te stessa, tanto più mi sento tirato ad abbassarmi verso di te ed empirti della mia grazia, ecco perciò che l’umiltà è foriera della luce.”

 

54 - 20.03.1900 - Luisa impedisce al Signore di castigare le creature, e questo lo fa per amore a Lui.

Avendo fatto la comunione, vedevo il mio dolce Gesù che mi invitava ad uscire fuori con Lui, con patto però che se dovevo andare insieme, dove vedevo che Gesù era costretto per i peccati a mandare dei castighi, non dovevo contrastare con Lui perché non li mandasse. Con questa condizione siamo usciti, girando la terra. In primo ho incominciato a vedere, non tanto lontano da noi, specialmente a certi punti tutto disseccato, onde a Lui rivolta ho detto:  “Signore, come faranno queste povere gente se le mancherà il cibo come nutrirsi? Deh! Voi tutto potete, come lo avete fatto disseccare, così fatelo rinverdire.” E siccome teneva la corona di spine, ho disteso la mano dicendogli: “Mio Bene, che cosa vi hanno fatto queste gente? Forse vi hanno messo questa corona di spine, ebbene, datela a me, così resterete placato e darete il cibo per non farle perire.” E togliendogliela, l’ho premuto sulla mia testa.

Mentre ciò facevo, Gesù mi ha detto: “Si vede che non posso portarti insieme, perché portare te e non poter far niente è lo stesso.” Ed io: “Signore, non ho fatto niente, perdonami se conoscete che ho fatto male, ma deh! portami insieme con Te!” E Lui: “Il tuo modo d’agire mi lega dappertutto.” Ed io: “Non sono io che faccio così, siete Voi stesso che mi fate operare in questo modo, perché trovandomi con Voi, veggo che le cose tutte sono vostre, e se io non prendessi cura delle cose vostre, mi pare che verrei a non curare Voi stesso. Perciò dovete perdonarmi se agisco in questo modo, che per amor vostro lo faccio, e non dovete allontanarmi per questo.” Dopo abbiamo continuato a girare. Io facevo quanto potevo a non dirgli niente a qualche punto che non castigasse, per non dargli occasione che me ne mandasse a ritirare e perdere la sua amabile presenza. Ma dove non potevo, incominciavo a contrastare. Siamo giunti ad un punto del l’Italia e stavano facendo un combinato, che doveva venire un gran dissesto, ma non ho capito che cosa fosse, perché avendo incominciato a dire: “Signore, non permettete, povera gente! Come faranno?” Vedendo Gesù che io mi affannavo e volevo impedirglielo, mi ha detto con impero: “Ritirati, ritirati!” E togliendosi una cinta di chiodi, di spilli che teneva incarnati nel suo corpo, che lo faceva molto soffrire, ha soggiunto: “Ritirati e portati questa cinta con te, che mi darai molto sollievo.” Ed io: “Si, me la metterò io invece vostra, ma lasciami stare teco.” E Lui: “No, ritirati.” E lo ha detto con tale impero, che non potendo resistere, in un istante mi son trovata in me stessa, e non ho potuto capire il combinato che cosa fosse.

 

55 - 25.03.1900 - Nell’Incarnazione, il Verbo Divino si fece Luce delle anime.

(…) (Gesù:)  “Come il sole è la luce del mondo, così il Verbo di Dio nell’incarnarsi divenne la luce delle anime, e come il sole materiale dà luce in generale ed a ciascuno in particolare, tanto che ognuno lo può godere come se fosse suo proprio, cosi il Verbo, mentre dà luce in generale è sole per ciascuno in particolare, tanto vero, che questo sole divino ognuno lo può tenere con sé come se fosse solo.” (…)

 

56 - 01.04.1900 Gesù cambia le passioni della creatura in virtù, che Gli fanno corteggio e che Lui nutre di continua Grazia.

(…) Onde, non conoscendo il significato di ciò, con un po’ di timore ho chiesto a Gesù di farmi sapere chi erano quelle donzelle, e Gesù mi ha detto: “Queste donzelle erano le tue passioni, che ora con la mia grazia ho cambiato in tante virtù, che mi fanno nobile corteggio; stando tutte a mia disposizione, ed Io in ricompensa le vado nutrendo con la continua mia grazia.” Ah! Signore, eppure mi sento tanto cattiva, che mi vergogno di me stessa!
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45 - 27.02.1900 - Il pieno abbandono nella Divina Volontà fa essere posseduti da Gesù e possederlo. L'anima così trasformata forma il suo riposo. Quale grande male è il mormorare.
(…) "Figlia mia, nell'anima tutta trasformata nel mio Volere, Io vi trovo un dolce riposo. La sua anima addiviene per Me come quegli oggetti soffice che non danno nessuna molestia a chi vuole riposarsi, anzi, ancorché fossero persone stanche ed addolorate, è tanta la morbidezza ed il piacere che prendono nel riposarsi sopra di questi oggetti, che nel risvegliarsi si trovano forti e sani. Tale è per Me l'anima conformata al mio Volere, ed Io in ricompensa mi faccio legare dalla sua volontà e vi faccio splendere il Sole Divino come nel pieno meriggio."
(…) Vedevo molta gente, e Gesù che mi diceva: "Dille, dille che grande è il male che fanno col mormorare l'uno (del)l'altro, perché attirano la mia indignazione, e questo con giustizia, che vedo che mentre sono soggetti alle stesse miserie e debolezze, non fanno altro che alzar tribunale uno contro del altro. Se così fanno tra loro, che farò Io che sono santo e puro, con loro? Con quella carità che si esercitano l'uno coll'altro, così mi sento tirato ad usare misericordia con loro." (…)
46 - 02.03.1900 - Gesù e l'anima: dal possedersi a vicenda al rispecchiarsi a vicenda. Crocifisso Lui e quindi crocifissa lei sulla stessa Croce; così diventa indissolubile l'unione dei loro voleri.
Questa mattina, avendo fatto la santa comunione, il mio dolce Gesù si faceva vedere crocifisso, ed internamente mi sentivo tirata a specchiarmi in Lui, per potermi rassomigliare a Lui, e Gesù si specchiava in me, per tirarmi alla sua rassomiglianza. Mentre così faceva, io mi sentivo infondere in me i dolori del mio crocifisso Signore, che con tutta bontà mi ha detto:  "Il tuo alimento voglio che sia il patire, non come solo patire, ma come frutto della mia Volontà. Il bacio più sincero che lega più forte la nostra amicizia è l'unione dei nostri voleri, ed il nodo indissolubile che ci stringerà in continui abbracciamenti sarà il continuo patire." (…)
47 - 07.03.1900 - L'anima conformata al Volere del Signore si impadronisce della sua Potenza per disarmarlo come vuole.
(…) (Gesù:)  "L'anima conformata al mio Volere si sa tanto infiltrare nella mia potenza, che giunge a legarmi tutto ed a suo piacere mi disarma come vuole. Ah! tu, tu, quante volte mi leghi!" (…)
48 - 09.03.1900 - La Grazia di Dio è come la luce del sole.
(…) (Gesù:) "…Così la mia grazia è un'immagine del sole, che dappertutto inonda le genti, poveri e ricchi, ignoranti e dotti, cristiani ed infedeli, nessuno, nessuno può dire di esserne privo, perché la luce della verità e l'influsso della mia grazia riempie la terra, e più del sole nel suo pieno meriggio. Ma qual è la mia pena nel vedere le genti che, traversando questa luce ad occhi chiusi ed affrontando la mia grazia col torrente pestifero della loro iniquità, fuorviano da questa luce e volontariamente vivono in luoghi tenebrosi, in mezzo a nemici crudeli? Essi sono esposti a mille pericoli, perché non avendo luce, non possono conoscere chiaramente se si trovano in mezzo ad amici o nemici e sfuggire dai pericoli che li circondano. (…)
49 - 10.03.1900 - L'ubbidienza, come il fuoco, purifica, consuma e plasma l'anima.
(…) (Gesù:) "Come il fuoco arde secondo le legne che vi si mettono, così tiene maggiore attività nel bruciare e consumare gli oggetti che vi si menano dentro, e quanto maggiore il fuoco, altrettanto è maggiore il calore e la luce che contiene, così la sofferenza, e l'ubbidienza, per quanto è maggiore, altrettanto l'anima si rende abile a distruggere ciò che è materiale, e l'ubbidienza, come a molle cera, ne dà la forma che vuole."
50 - 11.03.1900 - Le anime del Purgatorio vivono nella Verità, fuori da ogni possibilità d'inganno, e dimorando in Dio, ogni atto della loro volontà è cessato.
(…) (Un'anima del Purgatorio:) "… noi stiamo tanto immersi in Dio, che non possiamo neppure muovere le ciglia, se non abbiamo da Lui il concorso; noi abitiamo in Dio come una persona che abitasse in un altro corpo, che tanto può pensare, parlare, guardare, operare, camminare, per quanto le vien dato da quel corpo che la circonda di fuori, perché a noi, non è come a voi che avete il libero arbitrio, la propria volontà, per noi ogni volontà è cessata, la nostra volontà è solo la Volontà di Dio, di Quella viviamo, in Quella troviamo tutto il nostro contento ed Essa forma tutto il nostro bene e la nostra gloria." 
51 - 14.03.1900 - Come deve fare la Chiesa per conoscere chi appartiene ad essa: convocati e quindi vagliati mediante la Confessione, i suoi membri saranno forti e pronti per l'apostolato.
Avendomi il confessore dato l'ubbidienza di pregare il Signore di manifestarmi il modo come fare per tirare gli anime al cattolicismo e per togliere tanta miscredenza, io ho pregato parecchi giorni ed il Signore non si benignava di manifestarsi su di questo punto. Finalmente, questa mattina mi son trovata fuori di me stessa, trasportata dentro d'un giardino che mi pareva che fosse il giardino della Chiesa, ed ivi vi erano tanti sacerdoti ed altre dignità che disputavano sopra di questo soggetto, e mentre disputavano usciva un cane di smisurata grossezza e fortezza, che la maggior parte restavano tanto impauriti e spossati, che giungevano a farsi morsicare da quella bestia, e dopo si ritiravano come vigliacchi dall'impressa. Solo quel cane inferocito non aveva forza di mordere quei soli che avevano come centro, Gesù, nel proprio cuore, che quindi veniva a formare il centro di tutte le loro azioni, pensieri e desideri. Ah, si!  Gesù formava il suggello di queste persone, e quella bestia restava tanto debole che non aveva forza neppure di fiatare.
Ora, mentre disputavano, io mi sentivo Gesù da dietro le spalle che diceva: "Tutte le altre società conoscono chi appartiene al loro partito, solo la mia Chiesa non conosce chi sono i suoi figli. Il primo passo è conoscere chi sono coloro che le appartengono, e questi li possiate conoscere, col stabilire un giorno una riunione, in cui l'inviterete, che chi è cattolico v'intervenisse al luogo ben destinato per tale riunione, ed ivi, con l'aiuto dei cattolici secolari, stabilire quello che conviene fare. Il secondo passo, di obbligare alla confessione quei cattolici che v'intervengano, cosa principale che rinnova l'uomo e forma i veri cattolici, e questo non solo a quelli che si trovano presenti, ma obbligare a chi è padrone, che obbligasse i suoi sudditi alla confessione, e quando non giungono con le buone, anche col rimandarli dal loro servizio. Quando ogni sacerdote avrà formato il corpo dei suoi cattolici, allora potranno inoltrarsi ad altri passi più superiori, perché il riconoscere l'opportunità del tempo, come inoltrarsi nei partiti e la prudenza nell'esporsi, è come la potazione agli alberi, che fa produrre grossi e stagionati frutti, ma se l'albero non è potato, vi fa, si, una bella pompa di frondi e di fiori, ma appena cade una brina, soffia un vento, non avendo l'albero umore sufficiente e forza onde sostenere tanti fiori per ricambiarli in frutti, i fiori se ne cadono, ed esso vi rimane spogliato. Così succede nelle cose di religione: Prima dovete formarvi un corpo di cattolici conveniente, da poter fare fronte agli altri partiti, e poi potete giungere ad inoltrarvi negli altri partiti, per formarne uno solo."
Detto ciò, non l'ho sentito più, e senza neppure vederlo mi son trovata in me stessa. Chi può dire la mia pena per non aver visto il benedetto Gesù per tutto il giorno, e le lacrime che ho dovuto versare?

 

38 - 16.02.1900 - La mortificazione (continua). (…) (Gesù:) "La mortificazione dev'essere il respiro dell'anima. Come al corpo è necessaria la respirazione, e dall'aria buona o cattiva che si respira così resta infettato o purificato, come pure dalla respirazione si conosce se è sano o infermo l'interno dell'uomo, se tutte le parti vitali vanno d'accordo, così l'anima: se respira l'aria della mortificazione, tutto starà in lei purificato, tutti i suoi sensi suoneranno di uno stesso suono concordante, il suo interno rimanderà un respiro balsamico, salutare, fortificante. Se poi non respira l'aria della mortificazione, tutto sarà discordante nell'anima, manderà un respiro puzzolente, stomachevole; mentre sta per domare una passione, un'altra si sfrena. Insomma, la sua vita non sarà altro che un giuoco da fanciulli." (…) 39 - 19.02.1900 - Il Ventesimo secolo sarà noto per la superbia, che è la più grande pazzia, è perde re la testa; per Gesù, invece, quello che conta è il cuore. Questa mattina il mio adorabile Gesù è venuto e mi ha trasportato fuori di me stessa, ci vedevo molta gente tutta in movimento, mi pareva, ma non so dire certo, come una guerra, oppure rivoluzione, ed a Nostro Signore non faceva(no) altro che intrecciare corone di spine, tanto che, mentre io me ne stavo tutta attenta a toglierne una, un'altra più dolorosa ne conficcavano. Ah! si, pareva proprio che il nostro secolo andrà rinomato per la superbia. La più grande sventura è il perdere la testa, perché perduta che un'abbia la testa con il cervello, tutte le altre membra si rendono inabili, o si rendono nemiche di sé stesso e degli altri, quindi ne avviene che la persona dà una rotta a tutti gli altri vizi. Il mio paziente Gesù tollerava tutte quelle corone di spine, ed io appena avevo tempo di toglierle, onde si è voltato a loro e li ha detto: "Morirete, chi nella guerra, chi nelle carceri e chi al terremoto, pochi ne rimarrete. La superbia ha formato il corso delle azioni della vostra vita e la superbia vi darà la morte." Dopo ciò, il benedetto Gesù mi ha tirato da mezzo a quella gente e facendosi bambino lo portavo nelle mie braccia per farlo riposare. Lui, chiedendomi un ristoro voleva succhiare a me, io temendo che fosse demonio lo ho segnato varie volte con la croce, e poi gli ho detto: "Se siete veramente Gesù, recitiamo insieme l'Ave Maria alla nostra Regina Mamma." E Gesù la ha recitato la prima parte ed io la Santa Maria. Dopo, Lui stesso ha voluto recitare il Pater Noster, oh! come era commovente il suo pregare, inteneriva tanto, che il cuore pareva che si liquefaccesse. Onde dopo ha soggiunto: "Figlia, la mia vita la ebbi dal cuore, distintamente dagli altri; ecco perciò una ragione perché sono tutto cuore per le anime, e perché sono portato a voler il cuore e non tollero neppure un'ombra di ciò che non è mio. Onde fra Me e te voglio tutto distintamente per Me, e quello che concederai alle creature non sarà altro che il trabocco del nostro amore." 40 - 20.02.1900 - Nessuno possiede né luce né profumo di virtù, che non venga da Gesù. (…) (Gesù:) "Io sono il fiore dell'eden celeste, ed è tanto il profumo che vi spando, che al mio olezzo vi resta attirato tutto l'empireo, e siccome Io sono il lume che manda luce a tutti, tanto, da tenerli inabissati, tutti i miei santi attingono da Me le loro piccole lucerne, onde non vi è luce nel Cielo che non sia stata attinta da questo lume." Ah, si! non c'è neppure odore di virtù senza Gesù, e non c'è luce, ancorché si andasse nel più alto dei cieli senza Gesù! 41 - 21.02.1900 - Con Gesù ci vuole tanta pazienza. Il dono della purezza si ottiene con la mortificazione e i patimenti. (…) "Figlia mia, il dono della purità non è dono naturale, ma è grazia conseguita, e questa si ottiene col rendersi simpatico, e l'anima si rende tale con la mortificazione e coi patimenti. Oh! come si rende simpatica l'anima mortificata e sofferente! Oh! come è speciosa! Ed io vi prendo tale simpatia da impazzire per essa e tutto ciò che vuole le dono. (…) " 42 - 23.02.1900 - Il Tempo è giunto, la fine s'appressa, ma l'ora è incerta". Il segno per conoscere se uno stato è Volontà di Dio. (…) Lui: "Il segno più certo per conoscere se è Volontà mia uno stato è quando uno si sente la forza a sostenere quello stato." (…) 43 - 24.02.1900 - Gesù impone a Luisa l'ubbidienza, perché il lei c'era solo timore di essere ingannata dalla fantasia o dal demonio. Questa mattina mi trovavo tutta timore, credevo che tutto era fantasia, ossia demonio, che voleva illudermi. Onde tutto ciò che vedevo disprezzavo e mi dispiacevo: Vedevo il confessore che metteva l'intenzione che Gesù mi rinnovasse i dolori della crocifissione, ed io cercavo di resistere. Il benedetto Gesù in principio mi tollerava, ma siccome il confessore replicava l'intenzione, allora Gesù mi ha detto: "Figlia mia, davvero che questa volta mancheremo a l'ubbidienza. Non sai tu che l'ubbidienza deve suggellare l'anima e che l'ubbidienza deve rendere l'anima come molle cera, in modo che il confessore può dare quella forma che vuole?" Cosi, non curando le mie resistenze, mi ha partecipato i dolori della crocifissione, ed io, non potendo più resistere a tutto ciò, che non volevo per il timore che non fosse Gesù, ho dovuto soccombere sotto il peso dei dolori. Sia sempre benedetto e tutto sia per glorificarlo in tutto e sempre. 44 - 26.02.1900 - La presenza di Gesù ci può sfuggire, ma la sua Volontà possiamo averla sempre in nostro possesso. Non uscendo mai da Essa, formerà la nostra beatitudine sulla terra. (…) "Figlia mia, non temere, che non ti lascio; ma però quando tu sei senza della mia presenza, non voglio che ti disanimi, ma anzi, da oggi innanzi, quando sei priva di Me, voglio che prenda la mia Volontà ed in quella ti bei, amandomi e glorificandomi nella mia Volontà e tenendo la mia Volontà come se fosse la mia stessa persona. Facendo così, tu mi terrai nelle tue stesse mani. Che cosa forma la beatitudine del Paradiso? Certo, la mia Divinità. Or, che formerà la beatitudine dei miei cari sulla terra? Con certezza la mia Volontà. Questa non ti potrà mai sfuggire. L'avrai sempre in tuo possesso, e se tu starai nel circolo della mia Volontà, ivi proverai le gioie più ineffabili e i piaceri più puri. L'anima, non uscendo mai dal circolo della mia Volontà, si rende nobile, si divinizza e tutte le sue operazioni si ripercuotono nel centro del sole divino, come i raggi del sole ripercuotono la superficie della terra, non ne esce neppure uno fuori dal centro che è Dio. L'anima che fa la mia Volontà è la sola nobile regina, che si nutrisce del mio alito, perché il suo cibo e le sue bevande non le prende che dalla mia Volontà, e nutrendosi della mia Volontà tutta santa, nelle sue vene scorrerà un sangue purissimo, il suo alito spirerà un profumo olezzante, che tutto mi ricrearà, perché prodotto dal mio stesso alito. Perciò, non voglio altro da te, che formi la tua beatitudine nel giro della mia Volontà, senza mai uscirne, neppure per un breve istante." (…)

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29 - 17.01.1900 - Astuzia perversa dei malvagi. La grande pena di Luisa è di continuare ancora in questa vita, sentendosi separata da Gesù. (…) (Gesù:) "L'uomo dice che non c'è più rettitudine, e fino a tanto che le cose staranno in questo modo non potremo avere nessuna riuscita ai nostri intenti, affettiamo virtù, fingiamoci retti, mostriamoci veri amici esternamente che così sarà più facile tessere le nostre reti e tirarli nell'inganno, e quando usciremo fuori per predarli e farli del male, ognuno credendoci amici l'avremo a mano salva nelle nostre mani. Vedi un po' dove giunge l'astuzia dell'uomo!" (…) 30 - 22.01.1900 - L'immediata corrispondenza alla Grazia. (…) (Gesù:) "Si, si, quel che ti raccomando è la corrispondenza alla mia grazia, e per essere fedele dev'essere come quell'eco che risuona dentro d'un vuoto, che non appena incomincia ad emettersi la voce, subito, senza il minimo indugio si sente rimbombare l'eco appresso. Così tu, non appena incominci a ricevere la mia grazia, senza neppure aspettare che la compisca di dare, subito incomincia l'eco della tua corrispondenza." 31 - 27.01.1900 - Tutte le virtù devono essere ordinate nell'anima, ognuna nella propria stanza. (…) Poi, con una luce intellettuale mi faceva comprendere che nell'anima tutto dev'essere ordinato. L'anima possiede tanti piccoli appartamenti dove ogni virtù prende il suo posto, sebbene si può dire che una sola virtù contiene in sé tutte le altre e che l'anima possedendone una sola, viene ad essere corredata da tutte le altre virtù; ma, con tutto ciò, sono tutte distinte tra loro, tanto che ognuna tiene il suo posto nell'anima ed ecco che tutte le virtù hanno il loro principio dal mistero della Sacrosanta Trinità, che mentre è una sono tre distintamente, e mentre sono tre è una. Comprendevo pure che questi appartamenti nell'anima, o son pieni di virtù o del vizio opposto a quella virtù, e se non c'è né la virtù né il vizio, restano vuoti. A me pareva come una casa che contiene tante stanze, tutte vuote, oppure quelle stanze, chi piena di serpi, chi di fango, chi ripiena di qualche mobile pieno di polvere, chi oscura. Ah! Signore, solo Voi potete mettere in ordine la povera anima mia! 32 - 28.01.1900 - Luisa riceve in sé le amarezze di Gesù. Che cosa fa la mortificazione. (…) "Figlia mia, la mortificazione è come il fuoco che fa disseccare tutti gli umori; cosi la mortificazione dissecca tutti gli umori cattivi che ci sono nell'anima e la inonda d'un umore santificante, in modo da far germogliare le più belle virtù." 33 - 31.01.1900 - La Grazia, la corrispondenza alla Grazia e l'umiltà. (…) (Gesù:) "La grazia è la vita dell'anima. Come al corpo dà vita l'anima, così la grazia dà vita all'anima. Ma non basta al corpo per aver vita, aver l'anima solamente, ma abbisogna ancora d'un cibo come nutrirsi e crescere a debita statura, cosi all'anima non basta avere la grazia per avere vita, ma ci vuole un cibo per nutrirla e condurla a debita statura, e qual è questo cibo? E' la corrispondenza. Sicché la grazia e la corrispondenza formano quella catena inanellata che la conducono al cielo, ed a misura che l'anima corrisponde la grazia, viene formando gli anelli di questa catena." Poi ha soggiunto: "Qual è il passaporto per entrare nel regno della grazia? E' l'umiltà. L'anima, guardando sempre il suo nulla e scorgendosi non essere altro che polvere, che vento, tutta la sua fiducia la rimetterà nella grazia, tanto da renderla padrona, e la grazia, prendendo padronanza su di tutta l'anima, la conduce per il sentiero di tutte le virtù e la fa giungere all'apice della perfezione." (…) 34 - 04.02.1900 - Il male dello scoraggiamento e della sfiducia. (…) (Gesù:) "Lo scoraggiamento è un umore infettivo, che infetta i più bei fiori e i più graditi frutti e penetra fino al fondo della radice, in modo che quell'umore infettante, invadendo tutto l'albero, lo rende appassito, squallido, e se non vi si pone rimedio col innaffiarlo con l'umore contrario, siccome quell'umore cattivo si è introdotto fin nella radice, dissecca la radice e fa cadere l'albero per terra. Cosi succede all'anima che s'imbeve di quest'umore infettivo dello scoraggiamento." (…) La mia mente era occupata che per me era inutile di più sperare come prima le continue visite di Lui, le sue grazie, i suoi carismi, tutto per me era finito. E Lui, quasi sgridandomi, ha soggiunto: "Che fai? Che fai? Non sai tu che la sconfidenza rende l'anima moribonda? Che pensando che deve morire, non pensa più a nulla, né ad acquistare, né a mettere a traffico, né ad abbellirsi di più, né a porre rimedio ai suoi malori, non pensa altro che per lei è finito. E non solo rende l'anima moribonda, ma tutte le virtù la sconfidenza le rende vicine a spirare." (…) 35 - 05.02.1900 - La conoscenza del proprio nulla deve essere unita alla fiducia. (…) "Figlia mia, delle volte l'anima sente un incontro in qualche virtù, e l'anima facendosi forza, supera quell'incontro. Allora la virtù resta più risplendente e più radicata nell'anima. Ma però l'anima deve stare attenta per evitare che essa stessa non somministri la funicella per farsi legare dalla sconfidenza, e questo lo farà col restringersi sempre senza mai uscire dal circolo della verità, che è la conoscenza del proprio nulla." 36 - 12.02.1900 - La luce della verità vivifica e riscalda le anime, a meno che non ci siano difetti volontari. (...) (Gesù:) "La verità è luce, che portò il Verbo sulla terra. Come il sole illumina, vivifica e feconda la terra, così la luce della verità dà vita, luce, e rende feconde le anime di virtù. Sebbene molte nubi offuscano questa luce di verità, quali sono le iniquità degli uomini, ma con tutto ciò non lascia, da dietro le nubi, di mandare barlumi di luce vivificante, onde riscaldare le anime, e se queste nubi sono nubi d'imperfezione e di difetti involontari, questa luce, squarciandole col suo calore le fa svanire e liberamente s'introduce nell'anima." (…) 37 - 13.02.1900 - La mortificazione. (…) (Gesù:) "Come la calce ha virtù di concuocere gli oggetti che vi si menano dentro, così la mortificazione ha virtù di concuocere tutte le imperfezioni e difetti che si trovano nell'anima, e giunge a tanto, che spiritualizza anche il corpo e come cerchio vi si pone d'intorno, e vi suggella tutte le virtù. Fino a tanto che la mortificazione non ti concuoce ben bene, l'anima come il corpo, fino a disfarlo, non potrò suggellare perfettamente in te il marchio della mia crocifissione." (…)

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25 - 05.01.1900 - Luisa fa la confessione dei suoi peccati a Gesù. Effetti del peccato ed effetti del sacramento della Penitenza. (…) "Figlia mia, il peccato è un abbraccio velenoso e mortifero all'anima, non solo, ma come pure a tutte le virtù che nell'anima si trovano, se è grave; se poi è veniale, è un abbraccio feritore, che rende l'anima molto debole ed inferma, ed insieme con essa si infermano le virtù che aveva acquistato. Che arma micidiale è il peccato! Solo il peccato può ferire e dare morte all'anima! Nessun'altra cosa può nuocerla, nessun'altra cosa la rende innanzi a Me obbrobriosa, odiosa, che il solo peccato." (…) "Come il peccato ferisce e dà morte all'anima, così il sacramento della confessione dà la vita e la risana dalle ferite, e restituisce il vigore alle virtù, e questo, più o meno, secondo le disposizioni dell'anima, così opera la virtù del sacramento." (…) 26 - 06.01.1900 - Fusione tra Gesù Bambino e sua Madre. Offerta di Luisa a Gesù, a imitazione dei doni dei Santi Magi. La fiducia. Questa mattina ho fatto la comunione ed essendomi trovata insieme con Gesù, ci stava la Mamma Regina, ed oh! maraviglia, guardavo la Madre e vedevo il cuore di Lei trasmutato in Gesù Bambino, guardavo il Figlio e vedevo nel cuore del Bambino la Madre. In questo mentre, mi son ricordata che oggi è l'Epifania, ed io, ad esempio dei santi magi dovevo offrire qualche cosa al Bambino Gesù, ma mi vedevo che non avevo niente che dargli. Allora, vedendo la mia miseria, mi è venuto in pensiero di offerire per mirra il mio corpo con tutte le sofferenze dei dodici anni che ero stata nel letto pronta a soffrire e a starvi quant'altro tempo a Lui piacesse; per oro, la pena che sento quando mi priva della sua presenza, che è la cosa più penosa e dolorosa per me; per incenso, le mie povere preghiere, unite a quelle della Regina Mamma, acciocché fossero più accettevoli al Bambino Gesù. Onde ne ho fatto l'offerta con tutta la confidenza che il Bambino avesse tutto accettato. Gesù pareva che con molto gusto accettasse le mie povere offerte, ma quello che più gustava era la confidenza con cui lo aveva offerto. Onde mi ha detto: "La confidenza ha due braccia, con uno s'abbraccia alla mia Umanità, e della mia Umanità se ne serve come scala per salire alla mia Divinità, coll'altro si abbraccia alla Divinità ed a torrenti vi attinge le grazie celesti, sicché l'anima vi resta tutta innondata nell'Essere Divino. Quando l'anima è confidente, è certa d'ottenere ciò che domanda. Io mi faccio legare le braccia, le faccio fare ciò che vuole, la fo penetrare fin dentro il mio cuore e da sé stessa faccio prendere quello che mi ha domandato. Se ciò non facessi, mi sentirei in uno stato di violenza." (…) 27 - 08.01.1900 - Quali errori ci sono negli scritti di Luisa, nei quali Gesù stesso le guida la mano? La fermezza e la stabilità nell'agire. (…) "Figlia mia, anche gli errori gioveranno, e questo a far conoscere che non c'è nessun artifizio da parte tua, né che tu sei qualche dottore, che se ciò fosse, tu stessa avresti avvertito dove erravi, e questo pure farà risplendere di più che sono Io che ti parlo, vedendo la cosa alla semplice; ma però t'assicuro che non troveranno l'ombra del vizio e cosa che non dica virtù, perché mentre tu scrivi, ti sto Io stesso guidando la mano; al più potranno trovare qualche errore a primo aspetto, ma se la rimireranno ben bene, vi troveranno la verità." (…) "Il mio retaggio è la fermezza e la stabilità; non sono soggetto a mutamento alcuno, e l'anima, quanto più si avvicina a Me e s'inoltra nella via delle virtù, tanto più si sente ferma e stabile nell'operare il bene, e quanto più sta da Me lontana, tanto più sarà soggetta a mutarsi ed a traballare, ora al bene ed ora al male." 28 - 12.01.1900 - La conoscenza di sé (la verità) e l'amore alla volontaria umiliazione (l'umiltà). (…) "Figlia mia, i soli piccolini si lasciano maneggiare come si vuole, non quelli che sono piccoli di ragione umana, ma quelli che sono piccoli ma ripieni di ragione divina. Solo Io posso dire che sono umile, che nell'uomo ciò che si dice umiltà, piuttosto si deve dire conoscenza di sé stesso, e chi non conosce sé stesso cammina già nella falsità." (…) Solo la mia Umanità fu ripiena d'obbrobri e di umiliazioni, tanto da traboccarne fuori, ecco perciò che innanzi alle mie virtù trema il Cielo e la terra; e le anime che mi amano, si servono della mia Umanità come scala per salire a lambire qualche goccioline delle mie virtù. Dimmi un po', dinanzi alla mia umiltà, dov'è la tua? Solo Io posso gloriarmi di possedere la vera umiltà, la mia Divinità unita alla mia Umanità, poteva operare prodigi in ogni passo, parole ed opere, ed invece volontariamente mi restringevo nel cerchio della mia Umanità, e mi mostravo il più povero, e giungevo a confondermi con gli stessi peccatori. L'opera della Redenzione in pochissimo tempo potevo operarla, ed anche per una sola parola, ma volli per il corso di tant'anni, con tanti stenti e patimenti, fare mie le miserie dell'uomo, volli esercitarmi in tante diverse azioni per fare che l'uomo fosse tutto rinnovato, divinizzato, anche nelle minime opere, perché esercitate da Me, che ero Dio ed Uomo, ricevevano nuovo splendore e restavano con l'impronta d'opere divine. La mia Divinità nascosta nella mia Umanità..., scendere a tanta bassezza, soggettarsi al corso delle azioni umane mentre con un solo atto di Volontà avrei potuto creare infiniti mondi..., sentire le miserie, le debolezze altrui, come se fossero sue, vedersi coperta di tutti i peccati degli uomini innanzi alla divina giustizia e che ne doveva pagare il fio col prezzo di pene inaudite e con lo sborso di tutto il suo sangue, esercitava continui atti di profonda ed eroica umiltà. Eccoti oh figlia, la diversità grandissima della mia umiltà con la umiltà delle creature, che innanzi alla mia, appena è un'ombra; anche quella di tutti i miei santi, perché la creatura è sempre creatura e non conosce quanto pesa la colpa come lo conosco Io, sia pure che anime eroine, al mio esempio si son offerte a soffrire le pene altrui, ma queste non sono diverse di quelle, dalle altre creature, non sono cose nuove per loro, perché sono formate dalla stessa creta. Poi, il solo pensare che quelle pene sono causa di nuovi acquisti e che glorificano Iddio, è un grande onore per loro. Oltre di ciò, la creatura è ristretta nel cerchio dove Iddio l'ha messo, né può uscire da quei limiti, onde, stata circuita da Dio. Oh! se stesse in loro potere il fare ed il disfare, quant'altre cose farebbero, ognuno giungerebbe alle stelle. Ma la mia Umanità divinizzata non aveva limiti, ma volontariamente si restringeva in sé stessa, e questo era un intrecciare tutte le mie opere d'eroica umiltà. Era stata questa la causa di tutti i mali che inondano la terra, cioè, la mancanza dell'umiltà, ed Io con l'esercizio di questa virtù, dovevo attirare dalla divina giustizia tutti i beni. Ah! si, che non si partono dal mio trono rescritti di grazie, se non che per mezzo dell'umiltà, né nessun biglietto può essere da Me ricevuto, se non contiene la firma dell'umiltà, nessuna preghiera ascoltano le mie orecchie e muove a compassione il mio cuore, se non è profumata dall'olezzo dell'umiltà. Se la creatura non giunge a distruggere quel germe d'onore, di stima, e questo si distrugge col giungere ad amare di essere disprezzata, umiliata, confusa, sentirà un intreccio di spine intorno al suo cuore, avvertirà un vuoto nel suo cuore che le darà sempre fastidio e la renderà molto dissimile dalla mia Santissima Umanità, e se non si giunge ad amare le umiliazioni, al più potrà qualche poco conoscere sé stessa, ma non risplenderà innanzi a Me vestita della bella e simpatica veste dell'umiltà." (…)

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18 - 21.12.1899 - La purezza. (…) (Luisa:) Mi pareva che la purità fosse la gemma più nobile che l'anima può possedere. L'anima che possiede la purità è investita di candida luce, in modo che Iddio benedetto, rimirandola, ritrova la sua stessa immaggine, si sente tirato ad amarla, tanto che giunge ad inamorarsi di lei, ed è preso da tanto amore che le dà per ricetto il suo purissimo cuore, perché solo ciò che è puro e mondissimo entra in Dio, niente entra macchiato in quel seno purissimo. L'anima che possiede la purità ritiene in sé il suo primiero splendore che Dio le ha dato nel crearla, niente è in lei deturpato, snobilitato, ma come regina che aspira alle nozze del Re celeste, si conserva la sua nobiltà fino a tanto che questo nobile fiore viene traspiantato nei giardini celesti. Oh! come questo fiore verginale è fragante di distinto odore! Sempre si inalza sopra tutti gli altri fiori, ed anche sopra gli stessi angeli. Come spicca di svariata bellezza! Sicché tutti sono presi da stima ed amore, e libero le danno il passo fino a farlo giungere allo Sposo Divino, in modo che il primo posto in torno a Nostro Signore è di questi nobili fiori. Onde Nostro Signore si dileta grandemente di passeggiare in mezzo a questi gigli che profumano la terra ed il Cielo, e molto più si compiace d'essere circondato da questi gigli, che essendone Lui il primo nobile giglio ed il modello, è l'esemplare di tutti gli altri. Oh! come è bello veder un'anima vergine! Il suo cuore non dà altro alito che di purità e di candore, non è neppure ombrato d'altro amore che non è Dio, anche il suo corpo spira odore di purità; tutto è puro in lei: Pura nei passi, pura nel operare, nel parlare, nel guardare, anche nel muoversi, sicché al solo vederla, si sente la fraganza, e vi si scorge un'anima vergine d'avvero. Quali carismi, quale grazie, quale l'amore scambievole, gli strattagemme amorosi tra quest'anima e lo Sposo Gesù! Solo chi li prova può dire qualche cosa, che neppure tutto si può narrare, ed io non mi sento in dovere di parlare su di questo, perciò faccio silenzio e passo innanzi. 19 - 22.12.1899 - Dio attira la creatura ad amarlo a forza di benefici, di simpatie e di persuasione e si manifesta all'anima mediante la Potenza, la Notizia e l'Amore. (…) (Gesù a Luisa:) "Io ti attiro ad amarmi in tre modi: A forza di benefizi, a forza di simpatie ed a forza di persuasioni." (…) "Io mi manifesto all'anima in tre diversi modi: Con la potenza, con la notizia e coll'amore. La potenza è il Padre, la notizia è il Verbo, l'amore è lo Spiritu Santo." (…) 20 - 25.12.1899 - Gesù è nato, offrendosi in sacrificio per la gloria del Padre, per la conversione dei peccatori e per quelli che più Gli furono fedeli compagni nelle pene. (…) ( Gesù:) "Il mio cuore da che nacqui lo tenni sempre offerto in sacrifizio per glorificare il Padre, per la conversione dei peccatori e per le persone che mi circondavano e che più mi furono fedeli compagni nelle mie pene. Così voglio che il tuo cuore stia in continua attitudine, offerto in spirito di sacrifizio per questi tre fini." (…) 21 - 27.12.1899 - La Carità dev'essere perfetta. Gesù è giusto con i giusti. (…) (Gesù ) "La carità dev'essere come un ammanto che deve coprire tutte le tue azioni, in modo che tutto deve rilucere di perfetta carità. Che significa quel dispiacerti quando non soffri? Che la tua carità non è perfetta, perché il soffrire per amor mio e il non soffrire per mio amore, senza la tua volontà, è tutto l'istesso." (…) "Con le anime giuste mi porto con giustizia, anzi ricompensandole duplicatamente per la loro giustizia, col favorirle delle grazie più grandi e col parlarle di parole giuste e di santità." (…) "Non temere, Io sono lo scudo dei tribolati." (…) 22 - 30.12.1899 - Il bene dell'umiliazione. (…) (Gesù:) "L'umiliazione non solo si deve accetare, ma anche amarla, tanto da masticarla come un cibo, e siccome quando un cibo è amaro, quanto più si mastica, tanto più si sente l'amarezza, così l'umiliazione ben masticata, fa nascere la mortificazione, e queste son due potentissimi mezzi, cioè, l'umiliazione e la mortificazione, come uscire da certi intoppi ed ottenere quelle grazie che si vogliono. Mentre pare nocevole all'umana natura, come il cibo amaro pare che voglia recare piuttosto male che bene, così l'umiliazione e la mortificazione, ma no. Quando il ferro è più battuto sopra dell'incudine, tanto più sfavilla fuoco e resta purgato, così l'anima, quanto più è umiliata e battuta sotto all'incudine della mortificazione, tanto più sfavilla scintille di fuoco celeste, e resta purgata se veramente vuol camminare la via del bene. Se poi è falsa, succede tutto al contrario." 23 - 01.01.1900 - La circoncisione di Gesù. Quanto più l'anima si umilia e conosce se stessa, tanto più si accosta alla Verità. (…) (Gesù:) "Quanto più l'anima si umilia e conosce sé stessa, tanto più si accosta alla verità, e trovandosi nella verità, cerca di spingersi nella via delle virtù, da cui si vede molto lontana; e se si vede che si trova nella via delle virtù, scorge subito il molto che le resta da fare, perché le virtù non hanno termino, sono infinite come sono Io. Onde, l'anima trovandosi nella verità, cerca sempre di perfezionarsi, ma mai giungerà a vedersi perfetta, e questo le serve e farà che l'anima stia continuamente lavorando, sforzandosi per maggiormente perfezionarsi, senza perdere il tempo in oziosità; ed Io, compiacendomi di questo lavoro, man mano la vado ritoccando per dipingere in lei la mia rassomiglianza. Ecco perciò volli essere circonciso, per dare un esempio di grandissima umiltà, che fece stordire gli stessi angeli del Cielo." 24 - 03.01.1900 - Il timore di perdere Dio, e la pace a oltranza. (…) Continuo a vedermi tutta piena di miserie, non solo, ma anche inquieta. Mi pare che tutto il mio interno si fosse messo all'arme per la perdita di Gesù. Andavo pensando tra me, che i miei grandi peccati mi avevano meritato che il mio adorabile Gesù mi avesse lasciato, e quindi non dovevo più rivederlo. (…) "Pace, pace, non volerti turbare. Come un fiore odorosissimo profuma il luogo dove si mette, così la pace riempie di Dio l'anima che la possiede." (…)

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11 - 21.11.1899 - Luisa deve rimirarsi in Gesù; ma quando Gesù vuole rimirarsi in Luisa, la Mamma Celeste viene in aiuto di lei, vestendola della sua innocenza. (…) "Figlia mia, tutto il tuo piacere dev'essere nel rimirarte in Me, e se ciò farai sempre, ritrarrai in te tutte le mie qualità, la mia fisonomia, i miei stessi lineamenti, ed Io in contracambio troverò tutto il mio gusto e sommo contento nel dilettarmi di rimirarmi in te." (…) (La Mamma Regina a Luisa:) "Figlia, non temere, voglio Io stessa supplire per te vestendoti della mia innocenza, così il mio Figlio, rimirandosi in te, possa trovare il maggiore diletto che si possa trovare in umana creatura." 12 - 24.11.1899 - Amarezza di Gesù per i sacerdoti. (…) Onde ho detto a Gesù: "Signore, che fai? Non vedete quanta scarsezza di sacerdoti vi sono a Corato che vuoi toglierci degli altri?" E Gesù non dandomi retta, e minacciando con la mano, diceva: "Li distruggerò di più." 13 - 26.11.1899 - L'amore e la purezza con cui Luisa soffre attirano il compiacimento delle Tre Divine Persone. Per meritare la grazia di patire di più, Luisa confessa le sue colpe dinanzi alla SS. Trinità. 14 - 27.11.1899 - Effetti della Grazia nei Beati comprensori del Cielo e nei viatori della terra. (…) "Figlia mia, sai tu che cosa fa la mia grazia? La mia grazia rende felice l'anima dei beati comprensori, e rende felice l'anima dei viatori, con questa sola differenza, che i comprensori beandosi e deliziandosi, e i viatori lavorando e mettendola a traffico. Sicché, chi possiede la grazia ritiene in sé stessa il paradiso, perché la grazia non è altro che possedere Me stesso, ed essendo Io solo l'oggetto incantevole che incanta tutto il paradiso, e che formo tutti i contenti dei beati, l'anima possedendo la grazia, dovunque si trova possiede il suo paradiso." 15 - 28.11.1899 - Solo Gesù ha in suo potere il patire per manifestare di più l'amore. Concede a Luisa di andare in Purgatorio per amore suo. (…) Gesù mi ha detto: "Qui c'è il purgatorio, e molte anime ci sono ammassate in questo fuoco. Andrai tu in questo luogo a soffrire per liberare quelle anime che piacciono a Me, e questo lo farai per amor mio." (…) Giunta laggiù, chi può dire le pene che soffrivano quelle anime? Sono certo inenarrabili a persone vestite d'umana carne. Onde, andando io in quel fuoco, esso distruggevasi e si diradavano le tenebre, e molte anime ne uscivano ed altre ne restavano sollevate. (…) 16 - 30.11.1899 - Il Corpo Mistico di Cristo, nelle sembianze di Gesù flagellato alla colonna. (…) (Gesù:) "Figlia mia, quanti dolori mi danno queste membra! Questo corpo che tu vedi, è il corpo mistico della mia Chiesa, di cui mi glorio d'esserne il capo, ma quanto strazio crudele fanno queste membra in questo corpo! Pare che si aizzano tra loro a chi più possa darmi tormento." (…) 17 - 02.12.1899 - Gesù, ornato da tanti campanelli d'oro, che parlano del suo amore a Luisa, la veste dei suoi stessi campanelli. In questo modo Luisa Gli parla della sublimità della Croce. (…) (Luisa:) "La croce sofferta da Voi mi liberò dalla schiavitù del demonio, e mi sposò alla Divinità con nodo indissolubile; la croce è feconda, e mi partorisce la grazia; la croce è luce e mi disinganna dello temporale, e mi svela l'eterno; la croce è fuoco, e tutto ciò che non è di Dio mette incenere, fino a svuotarmi il cuore d'un minimo filo d'erba che possa starci; la croce è moneta d'inestimabile prezzo, e se io avrò, Sposo Santo, la fortuna di possederla mi arricchivo di monete eterne, fino a rendermi la più ricca del paradiso, perché la moneta che corre in cielo è la croce sofferta in terra; la croce più fa conoscere me stessa, non solo, ma mi dà la conoscenza di Dio; la croce m'innesta tutte le virtù; la croce è la nobile cattedra dell'increata sapienza, che m'insegna le dottrine più alte, sottile e subblime; sicché, la sola croce mi svelarà i misteri più ascosi, le cose più recondite, la perfezione più perfetta nascosta ai più dotti e sapienti del mondo. La croce è qual acqua benefica che mi purifica, non solo, ma mi somministra il nutrimento alle virtù, me le fa crescere ed allora mi lascia quando mi ricondusce alla eterna vita. La croce è qual rugiada celeste che mi conserva e mi abbellisce il bel giglio della purità; la croce è l'alimento della speranza; la croce è fiacola della fede operante; la croce è quel legno solido che conserva e fa mantenere sempre acceso il fuoco della carità; la croce è quel legno asciutto che fa svanire e mettere in fuga tutti i fumi di superbia e di vana gloria, e produce nell'anima l'umile viola dell'umiltà; la croce è l'arma più potente che offende i demoni e mi difende da tutte i loro artigli. Sicché, l'anima che possiede la croce, è d'invidia e d'ammirazione agli stessi angioli e santi; di rabbia e di sdegno ai demoni. La croce è il mio paradiso in terra, dimodochè se il paradiso di là, dei beati, sono i godimenti; il paradiso di qua sono i patimenti. La croce è la catena d'oro purissimo che mi congiunge con Voi, mio sommo Bene, e forma l'unione più intima che dar si possa, fino a far scomparire l'essere mio e mi trasmuta in Voi, mio oggeto amato, tanto da sentirmi perduta in Voi e vivo dalla vostra stessa vita." Dopo che ebbi detto questo (non so se sono spropositi) l'amabile mio Gesù nel sentirmi, tutto si compiaceva e preso da entussiasmo d'amore, tutta mi baciava e mi ha detto: "Bravo, bravo alla mia diletta, hai detto bene. L'amor mio è fuoco, ma non come il fuoco terreno che dovunque penetra rende sterile e mette tutto in cenere. Il mio fuoco è fecondo e solo sterilisce tutto ciò che non è virtù, ma il resto, dà vita a tutto e vi fa germogliare i bei fiori, fa produrre i più squisiti frutti e lo rende il più delizioso giardino celeste. La croce è tanto potente e l'ho comunicato tanta grazia, da renderla più efficace dagli stessi sacramenti, e questo perché nel ricevere il sacramento del mio corpo, ci vogliono le disposizioni ed il libero concorso dell'anima per ricevere le mie grazie, che molte volte possono mancare, ma la croce ha virtù di disporre l'anima alla grazia."

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6 - 11.11.1899 - Luisa, per ubbidienza, non si conforma alla Giustizia Divina (come un santo sacerdote e una vergine del Perù), ma deve contrastarla come vittima. Trovandomi nel solito mio stato, mi son trovata fuori di me stessa e mi pareva che girassi la terra. Oh! come era inondata d'ogni sorta di iniquità, fa orrore a pensarlo! Ora, mentre giravo, sono giunta ad un punto ed ho trovato un sacerdote di santa vita ed a un altro punto, una vergine di vita intemerata e santa. Ci siamo uniti tutti e tre ed abbiamo preso il discorso sui tanti castighi che il Signore sta facendo ed a tanti altri che tiene preparati. Io ho detto loro: "E voi, che fate? Vi siete forse conformati alla divina giustizia?" E quelli: "Vedendo la stretta necessità di questi tristi tempi, e che l'uomo non si arrenderebbe né se uscisse uno apostolo, né se il Signore inviasse un altro san Vincenzo Ferrer, che con miracoli e segni portentosi lo potesse indurre alla conversione, anzi, vedendo l'uomo giunto a tale ostinazione e ad una specie di pazzia, che la stessa forza dei miracoli li renderebbero più increduli, onde, investiti da questa strettissima necessità, per il bene loro, e per arrestare questo mare marcioso che inonda la faccia della terra, e per gloria del nostro Dio, tanto oltraggiato, ci siamo conformati alla giustizia, solo stiamo pregando ed offerendoci vittime, per fare che questi castighi riescano per la conversione dei popoli." E tu, che fai? Non ti sei conformata con noi?" Ed io: "Ah, no! non posso, che l'ubbidienza non vuole, sebbene Gesù vuole che mi uniformassi, ma siccome l'ubbidienza non vuole, deve prevalere a tutto, mi conviene stare sempre in contrasto con Gesù benedetto, cosa che molto mi affligge." E quelli: "Quando è l'ubbidienza, sicuro che non bisogna aderire." Dopo ciò, trovandomi in me stessa, quando appena ho visto il carissimo Gesù, ed io volevo sapere di quale parte fossero quel sacerdote e quella vergine, Lui mi ha detto che erano del Perù. 7 - 12.11.1899 - Gesù concede a Luisa di fermare un flagello, che stava per precipitare sulla terra. Questa mattina, l'amabile mio Gesù è venuto e mi ha trasportato fuori di me stessa, e vedevo come se dovesse dal cielo smuoversi una cosa e toccare la terra. Sono restata tanto spaventata che ho gridato, e gli ho detto: "Neh, neh, Signore, che fai? Quanta rovina succederà se ciò succede. Mi dici che mi vuoi bene e mi vuoi far prendere paura, hai visto, no? Non lo fare, no, no, non puoi farlo, che io non voglio." E Gesù, tutto compassionandomi, mi ha detto: "Figlia mia, non aver timore. E poi, quando mai vuoi tu che faccia niente? Non devo farti vedere niente quando castigo le genti, altrimenti mi leghi dappertutto. Ebbene, fortificherò il tuo cuore di fortezza, e farò spuntare da esso come un tronco, da poter mantenere fermo ciò che tu vedi, e poi verserò in te tante grazie, in modo da potermi nutrire Io ed i miei figli." In questo mentre, è uscito da dentro il mio cuore come un tronco ed alla cima come due rami a modo di forche, che sollevandosi in aria, prendeva in mezzo ciò che stava per smuoversi, così restava fermo solo ad un punto; lontano pareva che toccava la terra. Dopo mi son trovata in me stessa e l'ho pregato che si placasse, e pareva piuttosto che si arrendesse, tanto che mi ha partecipato i dolori della croce. Ed è scomparso. 8 - 13.11.1899 - Contrasto tra il dolore e l'Amore di Gesù e tra la sua Giustizia e la sua Misericordia. Luisa deve placarlo, senza conformarsi alla Giustizia. (…) (Gesù a Luisa:) "Conformati alla mia Giustizia, che più non posso. Ah! l'uomo è troppo ingrato e quasi mi costringe da tutte le parti a castigarlo; me li strappa lui stesso dalle mani i castighi. Se tu sapessi quanto soffro nel fare uso della mia giustizia, ma è l'uomo stesso che mi fa violenza. Ahi! se non avessi fatto altro che comperare a prezzo di sangue la sua libertà, pure mi doveva essere riconoscente; ma quello, per farmi maggior torto, va inventando nuovi modi come rendere inutile il mio sborso." E mentre ciò diceva, piangeva amaramente (…) 9 - 17.11.1899 - Insieme con la Vittima (Luisa), il Sacerdote deve concorrere nel soddisfare la Divina Giustizia. Continua l'amabile mio Gesù a farsi vedere afflitto. Questa mattina, insieme con Lui è venuta la nostra Regina Mamma, e mi pareva che Lei me lo portasse, affinché l'avessi placato e pregato insieme con Lei, che mi avesse fatto soffrire a me per risparmiare le genti e mi ha detto, che se in queste giorni passati non mi avessi interposto, ed il confessore non avesse fatto uso della potestà sacerdotale a concorrere con le sue intenzioni di farmi soffrire, molte catastrofi sarebbero sucesse. In questo mentre, ho visto il confessore, ed io subito ho pregato per lui a Gesù ed alla Regina Madre, e Gesù tutto benignità ha detto: "A misura che si prenderà cura dei miei interessi, col pregarmi ed anche col impegnarsi di rinnovare l'intenzione di farti soffrire, a scopo di risparmiare le genti, così mi prenderò cura di lui e lo risparmierò. Io sarei pronto a fare questo patto con lui." Dopo ciò ho fatto per guardare il mio dolce ed unico Bene, ed ho visto che nelle sue mani teneva due fulmini, in una conteneva come allestito un terremoto forte ed una guerra; nell'altra, tante specie di morti all'improviso e malattie contaggiose. Io gli ho incominciato a pregare che sopra di me versase quei fulmini, e quasi li voleva togliere dalle sue mani, ma Lui per non farmi giungere a questo, ha incominciato ad allontanarsi da me, ed io cercavo di seguirlo e perciò mi son trovata fuori di me stessa; Gesù mi è scomparso ed io son rimasta sola. Ora, trovandomi sola ho girato un poco e mi son trovata in parte dove in questa stagione fanno la mietitura, pareva che là succedevano fracassi di guerra, ed io volevo andare per aiutare quelle poveri genti, ma i demoni m'impedivano d'andare dove stavano per succedere tali cose e mi battevano acciò non potessi aiutare, ed anche impedire i loro artifizi ed hanno usato tanta forza da farmi retrocedere indietro. 10 - 19.11.1899 - La superbia. (…) "Figlia mia, la superbia rode la grazia. Nei cuori dei superbi non c'è altro che un vuoto tutto pieno di fumo, che produce la cecità. La superbia non fa altro che rendere sé stesso un idolo, sicché l'anima superbiosa non ha il suo Dio con sé; col peccato ha cercato di distruggerlo nel suo cuore, ed alzando l'altare nel suo cuore, vi si mette sopra ed adora sé stesso."

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1 - 01.11.1899 - La Chiesa si trova in uno stato tristissimo di degrado. Per sostenerla, Luisa accetta di essere vittima. Questo stato finirà in una terribile purificazione, dopo la quale spunterà il suo più grande trionfo e la Pace. (…) "La colonna della mia Chiesa non ha dove poggiarsi!" Nell'atto che ciò diceva ho visto una colonna, che la sua cima toccava il cielo, ed al disotto di questa colonna stavano sacerdoti, vescovi, cardinali e tutte le altre dignità che sostenevano la detta colonna, ma con mia sorpresa ho fatto per guardare ed ho visto che di dette persone, chi era molto debole, chi mezzo marcito, chi infermo, chi pieno di fango; scarsissimo era il numero di quelli che si trovavano in stato di sostenerla, sicché questa povera colonna, tant'erano le scosse che riceveva al disotto, che tentennava senza potere star ferma.(…) "Figlia mia, vedi in che stato lacrimevole si trova la mia Chiesa, quelle stesse persone che dovevano sostenerla, vengono meno, e con le loro opere l'abbattono, la percuotono e giungono a denigrarla. L'unico rimedio è che faccia versare tanto sangue, da formare un bagno per poter lavare quel marcioso fango e sanare le loro piaghe profonde, imperocché sanate, rafforzate, abbellite in quel sangue, possano essere strumenti abili a mantenerla stabile e ferma." Poi ha soggiunto: "Io ti ho chiamato per dirti: "Vuoi tu essere vittima e così essere come un puntello per sostenere questa colonna in tempi sì incorreggibili?" (…) Dopo ciò, ho visto la sanguinosa strage che si faceva di quelle persone che stavano al disotto della colonna. Che orribile catastrofe! Scarsissimo era il numero che non rimaneva vittima, giungevano a tale ardimento, che tentavano d'uccidere il Santo Padre. Ma poi pareva che quel sangue sparso, quelle sanguinose vittime straziate, erano mezzi come rendere forti quelli che rimanevano, in modo da sostenere la colonna, senza farla più tentennare. Oh! che felici giorni! Dopo ciò spuntavano giorni di trionfi e di pace; la faccia della terra pareva rinnovata, la detta colonna acquistava il suo primiero lustro e splendore. Oh! giorni felici! da lungi io vi saluto, che tanta gloria darete alla mia Chiesa e tanto onore a quel Dio che ne è il Capo! 2 - 03.11.1899 - La Divinità abita in Luisa abitualmente; per questo, a momenti, Gesù sfugge dai suoi sensi. Questa mattina il mio amabile Gesù è venuto e mi ha trasportato fuori di me stessa, dentro d'una chiesa ed è scomparso, ed io sono lasciata sola. Ora, trovandomi alla presenza del Santissimo Sacramento, ho fatto la mia solita adorazione; ma mentre ciò facevo, mi pareva che fossi divenuta tutt'occhi, per vedere se potevo scorgere il dolce Gesù. In questo mentre, l'ho visto sopra dell'altare, da bambino, che mi chiamava con la sua graziosa manina. Chi può dirne il contento? Ho volato da Lui, e senza pensare ad altro, l'ho stretto fra le mie braccia e l'ho baciato, ma nell'atto di fare ciò, ha preso un aspetto serio, e mostrava di non gradire i miei baci ed ha incominciato a respingermi. Io, ciò non curando, seguitavo e gli ho detto: "Carino mio, bello, l'altro giorno volesti Tu sfogarti con me, coi baci e con gli abbracci, ed io ti diedi tutta la libertà; oggi voglio teco sfogarmi anch'io; deh! dammi la libertà." Ma Lui seguitava a respingermi e vedendo che io non cessavo, mi è scomparso. Chi può dire quanto son lasciata mortificata ed impensierita nel trovarmi in me stessa? Ma dopo poco è ritornato ed io volendo chiedergli perdono delle mie impertinenze, mi ha perdonato col volersi lui sfogarsi con me, e mentre mi baciava mi ha detto: "Diletta del cuor mio, la mia Divinità abita in te abitualmente, e siccome tu vai inventando nuove cose come farmi deliziare con te, così Io, per renderti la pariglia, uso nuovi modi come farti deliziare con Me." Con ciò ho capito che è stato uno scherzo che Gesù voleva fare. 3 - 04.11.1899 - Per discernere se è il Signore oppure il demonio che interviene nell'anima, occorre guardare gli effetti interni. (…) "Figlia mia, la tua attenzione per rassicurarti se sono Io o no, dev'essere dagli effetti interni, se si muovono a virtù o a vizi, imperciocché, siccome la mia natura è virtù, non di altro faccio eredi i miei figli, che di virtù. E questo puoi anche comprenderlo sopra alla natura umana, che essendo carne, se avviene che fa qualche piaga, la carne si cambia in marcia e si può dire che non è più carne; così la mia natura, se menomamente potesse ritenere in sé l'ombra del vizio, cesserebbe di essere quel Dio che è, ciò che non può mai succedere." 4 - 06.11.1899 - A proposito della grande purificazione, Luisa vorrebbe risparmiare le creature soffrendo lei come vittima, ma il Signore glielo impedisce. La purezza d'intenzione di piacere solo al Signore. (…) (Gesù:) "Tutto ciò che si fa per il solo fine di piacermi, risplende innanzi a Me d'una maniera tale, da attirare i miei sguardi divini, e mi piacciono tanto, che a quelle azioni, fossero anche un muovere di ciglia, ne do il valore come se fossero fatte da Me. Invece quelle altre azioni, in sé stesse buone ed anche grandi, fatte non per Me solo, sono come quell'oro infangato e pieno di ruggine che non risplende, ed Io non mi benigno neppure di guardarle." Ed io: "Ah! Signore, quanto è facile che la polvere imbratti le nostre azioni!" E Lui: "Alla polvere non bisogna badare, perché si scuote, ma quello a cui bisogna badare, è all'intenzione." (…) 5 - 10.11.1899 - Gesù, quasi costretto, concede a Luisa il patire come vittima. Che cosa fu l'ubbidienza per Gesù. (…) (Gesù:) "Tu proprio mi vuoi fare violenza, toccandomi quell'anello che congiunse la Divinità e l'umanità e formò un solo anello, qual è l'ubbidienza." (…)

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SUNTO DI LIBRO DI CIELO-2

87 - 25.10.1899 - L'Amore di Dio verso gli uomini Lo costringe agli estremi rimedi, i castighi, pur di salvarli. L'Amore di Dio, che risuona in Cielo e in terra, trova un'eco d'ingratitudine e di peccato. Come riparare quest'eco velenosa. (…) (Gesù:) "Figlia mia, è tanto l'amore verso le creature, che come un eco risuona nelle regioni celesti, riempie l'atmosfera e si diffonde sopra tutta quanta la terra. Ma qual è la corrispondenza che fanno le creature a quest'eco amoroso? Ahi! mi corrispondono con un eco d'ingratitudine, velenoso, ripieno d'ogni sorta di amarezze e di peccati, con un eco quasi micidiale, atto solo a ferirmi. Ma Io spopolerò la faccia della terra, acciocché quest'eco risonante di veleno non assordi più le mie orecchie." (...) "Ah! Signore, che dite?" E Gesù: "Io non faccio altro che come un medico pietoso, che ha gli estremi rimedi verso i suoi figli, e questi figli sono ripieni di piaghe, che fa questo padre e medico, che ama i suoi figli più che la propria vita? Lascerà incancrenire queste piaghe? Li farà perire, per timore che, applicando il fuoco ed i ferri, vengano essi a soffrire? Mai, no! Sebbene sentirà come se sopra di sé si applicassero tali strumenti, con tutto ciò mette mano ai ferri, squarcia e taglia le carni, vi applica il veleno, il fuoco, per impedire che più s'inoltri la corruzione. Sebbene molte volte succede che in queste operazioni i poveri figli se ne muoiono, ma non era questa la volontà del padre medico, ma la sua volontà è di vederli risanati. Tale sono Io. Ferisco per risanarli, li distruggo per risuscitarli. Che molti periscano, non è questa la mia Volontà, questo è effetto solo della loro malvagia ed ostinata volontà, è effetto di quest'eco velenoso che, fino a vedersi distrutti, vogliono inviarmelo." Ed io: "Dimmi, mio unico Bene, come potrei raddolcirvi quest'eco velenoso che tanto vi affligge?" E Lui: "L'unico mezzo è che tu faccia sempre tutte le tue operazioni per il solo fine di piacermi e che impieghi tutti i sensi e le potenze tue per fine d'amarmi e di glorificarmi. Sia che ogni tuo pensiero, parola e tutto il resto non vorrà altro che l'amore che hai verso di Me, così il tuo eco salirà gradito al mio trono e raddolcirà il mio udito." 88 - 28.10.1899 - "Chi sono Io e chi sei tu? Qual è il mio Amore verso di te e dov'è il tuo amore verso di Me?". Che cosa fa il pentimento autentico. (…) Ora, mentre alla prima parola ("Chi sono Io e chi sei tu?") avrei voluto fuggire spaventata dalla sua presenza, alla seconda parola, "qual è l'amor mio verso di te?" mi son trovata inabissata, legata da tutte parti dal suo amore, sicché la mia esistenza era un prodotto dell'amore suo, onde se questo amore cessava, io più non esisteva. Quindi, mi pareva i palpiti del cuore, l'intelligenza e perfino il respiro d'essere un riprodotto del suo amore. Io nuotavo in Lui ed anche a voler fuggire mi pareva impossibile a farlo, perché il suo amore da per tutto mi circondava. Il mio amore poi mi pareva come una gocciolina d'acqua gettata nel mare, che scomparisce, non si sa più discernere. (...) (…) mi sentivo tutta inzuppata dall'amarezza e dal dolore dei miei peccati, e Lui mi ha detto: "Figlia mia, quando un'anima è convinta di aver fatto male nell'offendermi, già fa l'ufficio della Maddalena, che bagnò i miei piedi con le sue lacrime, li unse col balsamo e li asciugò coi suoi capelli. L'anima, quando incomincia a rimirare in sé il male che ha fatto, mi prepara un bagno alle mie piaghe. Vedendo il male, ne riceve un'amarezza e ne prova un dolore e con questo viene ad ungere le mie piaghe con un balsamo squisitissimo. Da questa conoscenza, l'anima vorrebbe fare una riparazione e, vedendo l'ingratitudine passata, si sente nascere in sé l'amore verso d'un Dio tanto buono e vorrebbe mettere la sua vita per attestare l'amore suo, e questo sono i capelli, che come tante catene d'oro, la legano all'amore mio." 89 - 29.10.1899 - Spogliarsi di tutto per rivestirsi di Gesù e poter vivere con libertà l'uno nell'altro. Quando l'anima si è spogliata di tutto, allora Gesù vi entra ed insieme con la volontà dell'anima incomincia a costruire la sua casa. (…) (Gesù:) "Figlia mia, la cosa principale per entrare Io in un'anima e formare la mia abitazione, è il distacco totale da ogni cosa. Senza di questo non solo non posso Io dimorarvi, ma neppure nessuna virtù può prendere abitazione nell'anima. Dopo, poi che l'anima ha fatto uscire tutto da sé, allora vi entro Io ed unito con la volontà dell'anima fabbrichiamo una casa, le fondamente di questa si basano sull'umiltà, e quanto più profonde, tanto più alte e forti riescono le mura. Le dette mura saranno fabbricate da pietre di mortificazione, incalcinate d'oro purissimo di carità. Dopo che si sono costruite le mura, Io, come eccellentissimo pittore, non con calce ed acqua, ma coi meriti della mia Passione, indicata per la calce, e coi colori del mio Sangue, indicato per l'acqua, vi la intonaco e vi formo le più eccellentissime pitture, e questo serve a ben munirla dalle piogge, dalle nevi e da qualunque scossa. Appresso ne vengono le porte, queste per farsi che fossero solide come legno, non soggette al tarlo, è necessario del silenzio, che forma la morte dei sensi esteriori. per custodire questa casa è necessario un guardiano che vigili dappertutto, dentro e fuori, e questo è il timor santo di Dio, che la guarda da qualunque inconveniente, vento od altro che potrà sovrastarla. Questo timore sarà la salvaguardia di questa casa, che farà operare, non con timore della pena, ma per timore d'offendere il padrone di questa casa. Questo timore santo non deve fare altro che far tutto per piacere a Dio, senza nessun'altra intenzione. In seguito si deve ornare questa casa e riempirla di tesori. Questi tesori non devono essere altro che desideri santi, che lacrime. Questi erano i tesori dell'Antico Testamento ed in essi trovarono la loro salvezza, nell'adempimento dei loro voti la loro consolazione, la fortezza nelle sofferenze; insomma, tutta la loro fortuna riponevano nel desiderio del futuro Redentore ed in questo desiderio operavano da atleti. L'anima senza desiderio opera quasi come morta; anche le stesse virtù, tutto è noia, fastidio, rancore; nessuna cosa le piace, cammina quasi strisciando per la via del bene. Tutto all'opposto l'anima che desidera, nessuna cosa le dà peso, tutto è allegria, vola, nelle stesse pene trova i suoi gusti, e questo perché vi era un anticipato desiderio, e le cose che prima si desiderano, poi vengono ad amarsi ed amandosi, si trovano i più graditi piaceri. Perciò questo desiderio va accompagnato dapprima che si fabbricasse questa casa. Gli ornamenti di questa casa saranno le pietre più preziose, le perle, le gemme più costose di questa mia vita, basata sempre sul patire ed il puro patire. E siccome Colui che la abita è il datore d'ogni bene, vi mette il corredo di tutte le virtù, ve la profuma coi più soavi odori, fa olezzare i più leggiadri fiori, fa risuonare una musica celestiale delle più gradite, fa respirare un'aria di Paradiso. Ho dimenticato di dire che bisogna vedere se c'è la pace domestica, e questa non deve essere altro che il raccoglimento ed il silenzio dei sensi interiori." (...) 90 - 30.10.1899 - "Povera Roma, come sarai distrutta!". L'iniquità è tanta, che giunge ad impedire la redenzione delle anime. Solo la preghiera e le piaghe di Gesù sono un argine davanti a questo fiume d'iniquità. Questa mattina il benigno mio Gesù è venuto tutto afflitto e le prime parole che mi ha detto sono state: "Povera Roma, come sarai distrutta! Nel rimirarti, Io ti compiango!" E lo diceva con tale tenerezza, che faceva compassione; ma non ho capito se siano solo le persone o uniti gli edifici. Io, siccome avevo l'ubbidienza di non conformarmi alla giustizia, ma di pregare, perciò gli ho detto: "Mio diletto Gesù, quando si parla di castighi, non bisogna più contendere, ma di pregare solamente." E così ho incominciato a pregare, a baciare le sue piaghe ed a fare atti di riparazione. E mentre ciò facevo, Lui di tanto in tanto mi diceva: "Figlia mia, non farmi violenza; facendo così, tu vuoi violentarmi per forza, perciò statti quieta." Ed io: "Signore, è l'ubbidienza che così vuole, non sono io che ciò faccio." Lui ha soggiunto: "Il fiume dell'iniquità è tanto, che giunge ad impedire la redenzione delle anime, e la sola preghiera e queste mie piaghe impediscono che questo fiume impetuoso non se le assorbisca tutti in sé."

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87 - 25.10.1899 - L'Amore di Dio verso gli uomini Lo costringe agli estremi rimedi, i castighi, pur di salvarli. L'Amore di Dio, che risuona in Cielo e in terra, trova un'eco d'ingratitudine e di peccato. Come riparare quest'eco velenosa. (…) (Gesù:) "Figlia mia, è tanto l'amore verso le creature, che come un eco risuona nelle regioni celesti, riempie l'atmosfera e si diffonde sopra tutta quanta la terra. Ma qual è la corrispondenza che fanno le creature a quest'eco amoroso? Ahi! mi corrispondono con un eco d'ingratitudine, velenoso, ripieno d'ogni sorta di amarezze e di peccati, con un eco quasi micidiale, atto solo a ferirmi. Ma Io spopolerò la faccia della terra, acciocché quest'eco risonante di veleno non assordi più le mie orecchie." (...) "Ah! Signore, che dite?" E Gesù: "Io non faccio altro che come un medico pietoso, che ha gli estremi rimedi verso i suoi figli, e questi figli sono ripieni di piaghe, che fa questo padre e medico, che ama i suoi figli più che la propria vita? Lascerà incancrenire queste piaghe? Li farà perire, per timore che, applicando il fuoco ed i ferri, vengano essi a soffrire? Mai, no! Sebbene sentirà come se sopra di sé si applicassero tali strumenti, con tutto ciò mette mano ai ferri, squarcia e taglia le carni, vi applica il veleno, il fuoco, per impedire che più s'inoltri la corruzione. Sebbene molte volte succede che in queste operazioni i poveri figli se ne muoiono, ma non era questa la volontà del padre medico, ma la sua volontà è di vederli risanati. Tale sono Io. Ferisco per risanarli, li distruggo per risuscitarli. Che molti periscano, non è questa la mia Volontà, questo è effetto solo della loro malvagia ed ostinata volontà, è effetto di quest'eco velenoso che, fino a vedersi distrutti, vogliono inviarmelo." Ed io: "Dimmi, mio unico Bene, come potrei raddolcirvi quest'eco velenoso che tanto vi affligge?" E Lui: "L'unico mezzo è che tu faccia sempre tutte le tue operazioni per il solo fine di piacermi e che impieghi tutti i sensi e le potenze tue per fine d'amarmi e di glorificarmi. Sia che ogni tuo pensiero, parola e tutto il resto non vorrà altro che l'amore che hai verso di Me, così il tuo eco salirà gradito al mio trono e raddolcirà il mio udito." 88 - 28.10.1899 - "Chi sono Io e chi sei tu? Qual è il mio Amore verso di te e dov'è il tuo amore verso di Me?". Che cosa fa il pentimento autentico. (…) Ora, mentre alla prima parola ("Chi sono Io e chi sei tu?") avrei voluto fuggire spaventata dalla sua presenza, alla seconda parola, "qual è l'amor mio verso di te?" mi son trovata inabissata, legata da tutte parti dal suo amore, sicché la mia esistenza era un prodotto dell'amore suo, onde se questo amore cessava, io più non esisteva. Quindi, mi pareva i palpiti del cuore, l'intelligenza e perfino il respiro d'essere un riprodotto del suo amore. Io nuotavo in Lui ed anche a voler fuggire mi pareva impossibile a farlo, perché il suo amore da per tutto mi circondava. Il mio amore poi mi pareva come una gocciolina d'acqua gettata nel mare, che scomparisce, non si sa più discernere. (...) (…) mi sentivo tutta inzuppata dall'amarezza e dal dolore dei miei peccati, e Lui mi ha detto: "Figlia mia, quando un'anima è convinta di aver fatto male nell'offendermi, già fa l'ufficio della Maddalena, che bagnò i miei piedi con le sue lacrime, li unse col balsamo e li asciugò coi suoi capelli. L'anima, quando incomincia a rimirare in sé il male che ha fatto, mi prepara un bagno alle mie piaghe. Vedendo il male, ne riceve un'amarezza e ne prova un dolore e con questo viene ad ungere le mie piaghe con un balsamo squisitissimo. Da questa conoscenza, l'anima vorrebbe fare una riparazione e, vedendo l'ingratitudine passata, si sente nascere in sé l'amore verso d'un Dio tanto buono e vorrebbe mettere la sua vita per attestare l'amore suo, e questo sono i capelli, che come tante catene d'oro, la legano all'amore mio." 89 - 29.10.1899 - Spogliarsi di tutto per rivestirsi di Gesù e poter vivere con libertà l'uno nell'altro. Quando l'anima si è spogliata di tutto, allora Gesù vi entra ed insieme con la volontà dell'anima incomincia a costruire la sua casa. (…) (Gesù:) "Figlia mia, la cosa principale per entrare Io in un'anima e formare la mia abitazione, è il distacco totale da ogni cosa. Senza di questo non solo non posso Io dimorarvi, ma neppure nessuna virtù può prendere abitazione nell'anima. Dopo, poi che l'anima ha fatto uscire tutto da sé, allora vi entro Io ed unito con la volontà dell'anima fabbrichiamo una casa, le fondamente di questa si basano sull'umiltà, e quanto più profonde, tanto più alte e forti riescono le mura. Le dette mura saranno fabbricate da pietre di mortificazione, incalcinate d'oro purissimo di carità. Dopo che si sono costruite le mura, Io, come eccellentissimo pittore, non con calce ed acqua, ma coi meriti della mia Passione, indicata per la calce, e coi colori del mio Sangue, indicato per l'acqua, vi la intonaco e vi formo le più eccellentissime pitture, e questo serve a ben munirla dalle piogge, dalle nevi e da qualunque scossa. Appresso ne vengono le porte, queste per farsi che fossero solide come legno, non soggette al tarlo, è necessario del silenzio, che forma la morte dei sensi esteriori. per custodire questa casa è necessario un guardiano che vigili dappertutto, dentro e fuori, e questo è il timor santo di Dio, che la guarda da qualunque inconveniente, vento od altro che potrà sovrastarla. Questo timore sarà la salvaguardia di questa casa, che farà operare, non con timore della pena, ma per timore d'offendere il padrone di questa casa. Questo timore santo non deve fare altro che far tutto per piacere a Dio, senza nessun'altra intenzione. In seguito si deve ornare questa casa e riempirla di tesori. Questi tesori non devono essere altro che desideri santi, che lacrime. Questi erano i tesori dell'Antico Testamento ed in essi trovarono la loro salvezza, nell'adempimento dei loro voti la loro consolazione, la fortezza nelle sofferenze; insomma, tutta la loro fortuna riponevano nel desiderio del futuro Redentore ed in questo desiderio operavano da atleti. L'anima senza desiderio opera quasi come morta; anche le stesse virtù, tutto è noia, fastidio, rancore; nessuna cosa le piace, cammina quasi strisciando per la via del bene. Tutto all'opposto l'anima che desidera, nessuna cosa le dà peso, tutto è allegria, vola, nelle stesse pene trova i suoi gusti, e questo perché vi era un anticipato desiderio, e le cose che prima si desiderano, poi vengono ad amarsi ed amandosi, si trovano i più graditi piaceri. Perciò questo desiderio va accompagnato dapprima che si fabbricasse questa casa. Gli ornamenti di questa casa saranno le pietre più preziose, le perle, le gemme più costose di questa mia vita, basata sempre sul patire ed il puro patire. E siccome Colui che la abita è il datore d'ogni bene, vi mette il corredo di tutte le virtù, ve la profuma coi più soavi odori, fa olezzare i più leggiadri fiori, fa risuonare una musica celestiale delle più gradite, fa respirare un'aria di Paradiso. Ho dimenticato di dire che bisogna vedere se c'è la pace domestica, e questa non deve essere altro che il raccoglimento ed il silenzio dei sensi interiori." (...) 90 - 30.10.1899 - "Povera Roma, come sarai distrutta!". L'iniquità è tanta, che giunge ad impedire la redenzione delle anime. Solo la preghiera e le piaghe di Gesù sono un argine davanti a questo fiume d'iniquità. Questa mattina il benigno mio Gesù è venuto tutto afflitto e le prime parole che mi ha detto sono state: "Povera Roma, come sarai distrutta! Nel rimirarti, Io ti compiango!" E lo diceva con tale tenerezza, che faceva compassione; ma non ho capito se siano solo le persone o uniti gli edifici. Io, siccome avevo l'ubbidienza di non conformarmi alla giustizia, ma di pregare, perciò gli ho detto: "Mio diletto Gesù, quando si parla di castighi, non bisogna più contendere, ma di pregare solamente." E così ho incominciato a pregare, a baciare le sue piaghe ed a fare atti di riparazione. E mentre ciò facevo, Lui di tanto in tanto mi diceva: "Figlia mia, non farmi violenza; facendo così, tu vuoi violentarmi per forza, perciò statti quieta." Ed io: "Signore, è l'ubbidienza che così vuole, non sono io che ciò faccio." Lui ha soggiunto: "Il fiume dell'iniquità è tanto, che giunge ad impedire la redenzione delle anime, e la sola preghiera e queste mie piaghe impediscono che questo fiume impetuoso non se le assorbisca tutti in sé."

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84 - 21.10.1899 - Luisa continua a sentirsi in contraddizione tra i bisogni della Giustizia e l'essere vittima senza poter impedire i castighi. Dopo aver passato giorni amarissimi di privazione, mi sentivo stanca e sfinita di forze, sebbene andavo offrendo quelle stesse pene dicendo: "Signore, Tu sai quanto mi costa l'essere priva di te, ma però mi rassegno alla tua Santa Volontà, offrendo questa pena acerbissima come mezzo per attestare il mio amore e placarvi. Queste noie, fastidi, fiacchezze, freddezze che sento, intendo di mandarveli come messaggeri di lodi e di riparazioni per me e per tutte le creature. Questo ho e questo vi offro. E' certo che Voi accetate il sacrifizio della buona volontà, quando vi si offre ciò che si può senza riserva alcuna, ma venite, che più non posso." Molte volte mi veniva la tentazione di conformarmi alla giustizia e pensavo che la causa che non ci veniva ero io stessa, perché quando Gesù, nei giorni passati mi aveva detto che se non mi conformasse lo avrei costretto a non farlo venire ed a non dirmi più niente per non tenermi dispiaciuta, ma non mi dava l'animo di farlo, molto più perché l'ubbidienza neppure vi consentiva. Mentre mi trovavo in queste amarezze, primo è venuta una luce, con una voce che diceva: "A misura che l'uomo s'intromette nelle cose terrene, così si allontana e perde la stima dei beni eterni. Io ho dato le ricchezze perché se ne servissero per la loro santificazione, ma essi se ne son serviti per offendermi e formare un idolo per il loro cuore; ed Io distruggerò loro e le ricchezze insieme con loro." Dopo ciò ho visto il mio carissimo Gesù, ma tanto sofferente ed offeso e sdegnato con le genti, che metteva terrore. Io subito ho incominciato a dirgli: "Signore, vi offro le tue piaghe, il tuo sangue, l'uso santissimo dei tuoi santissimi sensi che ne faceste nel corso della tua vita mortale, per ripararvi le offese ed il cattivo uso dei sensi che ne fanno le creature." E Gesù, prendendo un aspetto serio e quasi tuonante, ha detto: "Sai tu come son divenuti i sensi delle creature? Come quei gridi delle bestie feroci, che coi loro ruggiti allontanano gli uomini, invece di farli avvicinare. E' tanto il marciume e la molteplicità delle colpe che scaturisce dai loro sensi, che mi costringono a farmi fuggire." Ed io: "Ah! Signore, come vi veggo sdegnato. Se Voi volete continuare a mandare i castighi, io me ne voglio venire, oppure voglio uscire da questo stato. A che pro starvi, una volta che non posso più offrirmi vittima per risparmiare le genti?" E Lui, parlandomi serio, tanto che mi sentivo atterrire, mi ha detto: "Tu vuoi toccare i due estremi, o che vuoi che non faccia niente, o che te ne vuoi venire. Non ti contenti che le genti siano risparmiate in parte? Credi tu che Corato sia il migliore, ed il minore nell'offendermi? E lo che l'abbia risparmiato a confronto degli altri paesi è cosa da niente? Perciò contentati e quietati, e mentre Io mi occuperò a castigare le genti, tu accompagnami coi tuoi sospiri e con le tue sofferenze, pregandomi che gli stessi castighi riescano per la conversione dei popoli." 86 - 24.10.1899 - I castighi in questo mondo sono misericordia e amore del Signore. Pur soffrendo, Luisa è costretta (a causa della sofferenza che prova il Signore nel dover castigare) a conformarsi con la Divina Giustizia, come fece la Mamma Celeste, purché le anime si salvino. (…) (Gesù:) "Figlia mia, l'uomo è un riprodotto dell'Essere Divino e siccome il nostro cibo è l'amore, sempre reciproco, conforme e costante tra le Tre Divine Persone, quindi, essendo uscito dalle nostre mani e dall'amore puro disinteressato, è come una particella del nostro cibo. Ora questa particella ci è diventata amara; non solo, ma la maggior parte, discostandosi da Noi si è fatta pascolo delle fiamme infernali e cibo dell'odio implacabile dei demoni, nostri e loro capitali nemici. Eccoti la causa principale del nostro dispiacere della perdita delle anime; è questa: Perché sono nostre, sono cosa che ci appartiene. Come pure la causa che mi spinge a castigarli è l'amore grande che nutro per loro, per poter mettere in salvo le loro anime." (...) "Con tutto ciò che soffro, l'amore mi spinge a mandare più pesanti flagelli, e questo perché non c'è mezzo più potente per far entrare in sé stesso l'uomo e fargli conoscere che cosa è il suo essere, che col fargli vedere disfatto sé stesso; gli altri mezzi pare che lo ingagliardiscono di più, onde conformati alla mia giustizia. Veggo bene che l'amore che tu mi vuoi ti spinge tanto a non conformarti Meco e non hai cuore di vedermi soffrire; ma anche mia Madre mi amò più di tutte le creature e che nessun'altra può mai pareggiarla, eppure, per salvare queste anime si conformò alla giustizia e si contentò di vedermi tanto soffrire. Se ciò fece mia Madre, come non lo potresti tu?" (...)

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82 - 14.10.1899 - La Speranza e la Giustizia. Necessità dei castighi. La Speranza è la Pace; quindi, turbarsi o scoraggiarsi è la più grande pazzia. La Speranza diventa Qualcuno: Gesù! Al tempo stesso, è Maria, tenerissima Madre! La Speranza si dà nei Sacramenti. (…) (Gesù:) "Pace, pace, pace, non sai tu che il regno della speranza è regno di pace, ed il diritto di questa speranza è la giustizia? Tu, quando vedi che la mia giustizia si arma contro le genti, entra nel regno della speranza ed investendoti delle qualità più potenti che lei possiede, sali fin sul mio trono e fa' quanto puoi per disarmare il braccio armato; e questo lo farai con le voci più eloquenti, più tenere, più pietose, con le ragioni più possenti, con le preghiere più calde, che la stessa speranza ti detterà. Ma quando vedi che la stessa speranza sta per sostenere certi diritti di giustizia che sono assolutamente necessari, e che volerli cedere sarebbe un voler far affronto a sé stessa, ciò che non può mai essere, allora conformati a Me e cedi alla giustizia." (…) E Lui, impietosendosi e tutto intenerendosi di questo mio dire, prendendo un aspetto afflitto e benigno, mi ha detto: "Figlia mia, tu hai ragione che resterò colpito nelle mie stesse membra, tanto che nel sentirti parlare, tutte le mie viscere Me le sento commosse e muovere a misericordia ed il cuore me lo sento spezzare per tenerezza. Ma credi a Me, che son necessari i castighi, e se tu non vuoi vedermi colpito adesso un poco, mi vedrai colpito di poi più terribilmente, perché più mi offenderanno, e questo non ti dispiacerebbe di più? Perciò conformati meco, altrimenti mi costringerai, per non vederti dispiaciuta, a non dirti più niente, e con questo mi verrai a negarmi il sollievo che prendo nel conversare con te. Ah! si, mi ridurrai al silenzio, senza avere con chi sfogare le mie pene." (...) "Figlia mia, non ti turbare, la speranza è pace; e siccome Io, nell'atto stesso che faccio giustizia sto nella più perfetta pace, così tu, immergendoti nella speranza, statti nella pace. L'anima che sta nella speranza, col volersi affliggere, turbare, sconfidare, incorrerebbe nella sventura di colei che, mentre possiede milioni e milioni di monete, ed anche è regina di vari regni, va fantasticando e menando lamenti, dicendo: "Di che devo vivere? Come devo vestirmi? Ahi! mi muoio dalla fame! Sono ben infelice! Mi ridurrò alla più stretta miseria e finirò col perire." (…) Ah! Signore, come può essere che l'anima possa stare sempre in pace, vivendo nella speranza? E se l'anima commette qualche peccato, come può stare in pace? E Gesù: "Nell'atto che l'anima pecca, già esce dal regno della speranza, giacché peccato e speranza non possono stare insieme. Ogni ragione ritiene che ognuno è obbligato di rispettare, conservare, coltivare ciò che è suo, chi è quell'uomo che va nei suoi terreni e vi brucia ciò che possiede? Chi è che non tiene gelosamente custodita la sua roba? Credo nessuno. Ora, l'anima che vive nella speranza, col peccato offende già la speranza, e se stesse in suo potere, brucerebbe tutti i beni che possiede la speranza, ed allora si troverebbe nella sventura di quella tale che, abbandonando i suoi beni, va a vivere in terre straniere. Così l'anima, col peccato, uscendo da questa madre paciera, della speranza sì tenera e pietosa, che giunge ad alimentarla con le sue stesse carni, qual è Gesù in Sacramento, oggetto primario di nostra speranza, si va a vivere in mezzo a gente barbara, quali sono i demoni, che negandole ogni minimo ristoro, non l'alimentano d'altro che di veleno, qual è il peccato. Eppure, questa madre pietosa, che fa? Mentre l'anima si allontana da lei, se ne starà forse indifferente? Ah! no, piange, prega, la chiama con le voci più tenere, più commoventi, le va appresso ed allora si contenta quando la riconduce nel suo regno." (...) "La speranza contiene tutto il bene presente e futuro, e chi vive in grembo a lei ed alleva sulle sue ginocchia, tutto ciò che vuole ottiene. Che cosa vuole l'anima? Gloria, onore? La speranza le darà tutto l'onore e la gloria più grande in terra, presso tutte le genti, ed in Cielo la glorificherà eternamente. Vorrà forse ricchezza? Oh! questa Madre della speranza è ricchissima, e quello che è più, che dando i suoi beni ai suoi figli, non restano punto scemate le sue ricchezze; poi, queste ricchezze non sono fugaci e passeggere, ma sempiterne. Vorrà piaceri, contenti? Ah! si, questa speranza contiene in sé tutti i piaceri e gusti possibili, che trovar si possano in Cielo ed in terra, che nessun altro potrà mai pareggiarla, e chi al suo seno si nutrisce, a sazietà ne gusta, ed oh! come è felice e contenta. Vorrà essere dotta, sapiente? Questa Madre speranza contiene in sé le scienze più sublimi, anzi è la maestra di tutti i maestri, e chi da lei si fa insegnare apprende la scienza della vera santità." Insomma, la speranza ci somministra tutto, di modo che, se uno è debole, gli darà la fortezza; se un altro è macchiato, la speranza istituì i Sacramenti ed ivi preparò il lavacro alle sue macchie; se si sente fame e sete, questa Madre pietosa ci dà il cibo più bello, più gustoso, quali sono le sue delicatissime carni e per bevanda il suo preziosissimo sangue. Che altro può fare di più questa Madre paciera della speranza? E chi altro mai è simile a lei? Ah! solo lei ha rappacificato Cielo e terra, la speranza ha congiunto con sé la fede e la carità ed ha formato quell'anello indissolubile tra l'umana natura e la Divina. Ma chi è questa Madre? Chi è questa speranza? E' Gesù Cristo, che operò la nostra Redenzione e formò la speranza dell'uomo fuorviato.

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79 - 01.10.1899 - Sofferenza di Gesù per le offese, specialmente per gli abusi e le profanazioni dei Sacramenti, ridotti a sola apparenza. Nei sacerdoti, poi, si aggiunge uno spirito d'interesse. (…) (Gesù:) "La mia giustizia non può passare più oltre. Mi sento da tutti ferito, da sacerdoti, da devoti, da secolari, specialmente per l'abuso dei sacramenti: Chi non li cura affatto, aggiungendo i disprezzi, e chi frequentandoli, ne formano conversazione di piacere, e chi non essendo soddisfatto nei suoi capricci, giunge per questo ad offendermi. Oh! quanto resta straziato il mio cuore nel vedere ridotti i sacramenti come quelle pitture dipinte, o come quelle statue di pietra che compariscono vive, operanti da lontano, ma si fa per avvicinarle e si incomincia a scoprire l'inganno; onde si fa per toccarle, e che cosa si trova? Carta, pietra, legno, oggetti inanimati, ed ecco del tutto disingannati. Tali sono i sacramenti, ridotti per la maggior parte, non c'è altro che la sola apparenza. Che dire poi di quelli che restano più lordi che netti? E poi, lo spirito d'interesse che regna nei religiosi, è cosa da piangere. Non ti pare che sono tutt'occhi dove c'è un vilissimo soldo, fino ad avvilire la loro dignità? Ma dove non c'è l'interesse non hanno mani, né piedi per muoversi un tantino. Questo spirito d'interesse li riempie tanto il interno, che trabocca nell'esterno, fino a sentirne la puzza gli stessi secolari, e di ciò scandalizzati, fanno la causa che non prestano fede alle loro parole. Ah! si, nessuno mi risparmia; vi è chi mi offende direttamente, e chi potendo impedire un tanto male, non si cura di farlo, onde non ho a chi rivolgermi. Ma Io li castigherò in modo da renderli inabili e chi distruggerò perfettamente, giungeranno a tanto, che resteranno le chiese deserte, senza avere chi amministrerà i sacramenti." (...) 05.10.1899 - Luisa alle prese con "la Signora Ubbidienza", nel dover scrivere sulla Carità. La Ubbidienza è la quintessenza dell'Amore, che distrugge l'amor proprio. I ministri di Dio non si devono immischiare con le cose terrene. Pregare per gli infermi è fare da medico a N. Signore. (…) "Vuoi sapere che cosa è l'ubbidienza? L'ubbidienza è la quintassenza dell'amore; l'ubbidienza è l'amore più fino, più puro, più perfetto, estratto dal sacrifizio più doloroso, qual è il distruggere sé medesimo per rivivere di Dio. L'ubbidienza, essendo nobilissima e divina, non ammette nell'anima niente d'umano e che non fosse suo, perciò tutta la sua attenzione è distruggere nell'anima tutto ciò che non appartiene alla sua nobiltà divina, qual è l'amor proprio, e fatto questo, poco si cura, che essa sola stenta, fatica ciò che appartiene all'anima, e l'anima la fa tranquillamente riposare. Finalmente, l'ubbidienza sono Io medesimo." (...) Dopo gli raccomandai un infermo, e Gesù mi mostrava le sue piaghe, fattegli da quell'infermo. Ed io ho cercato di pregarlo, placarlo e ripararlo e pareva che quelle piaghe si saldavano. E Gesù tutto benignità mi ha detto: "Figlia mia, tu oggi mi hai fatto l'uffizio d'un peritissimo medico, che non solo hai cercato di medicarle, di fasciarle, ma anche di guarirle le mie piaghe fattemi da quell'infermo; perciò mi sento molto ristorato e placato." (...) 81 - 07.10.1899 - Gesù è sdegnato con il mondo. Gesù è Re, ma non può regnare finché il mondo non sarà purificato dal marciume delle colpe. Quale bene produce lo stato di vittima di Luisa. (…) l'ho visto quasi sdegnato con le genti. Subito gli ho detto: "Mio buono Gesù, vi prego a far pace col mondo." E Lui: "Figlia, non posso; Io sono come un re che vuole andare dentro d'una casa, ma quella casa è piena di cose immonde, di marciume e di tante altre sporcizie. Il re, come re, ne ha il potere di entrarvi, non c'è nessuno che lo potrebbe impedire ed anche con le sue proprie mani può pulire quell'abitazione, ma non vuole farlo, perché non è decente alla sua reale persona scendere a tante bassezze, e fino a tanto che quell'abitazione non verrà pulita da altri, con tutto ciò che ne ha il potere, il volere ed un grande desiderio, fino a soffrirne, mai si benignerà di mettervi il piede. Tale sono Io. Sono re che posso e voglio, ma voglio la loro volontà, voglio che tolgano il marciume delle colpe per entrarvi e far pace con loro. No, non è decente alla mia regalità l'entrarvi e rappacificarmi con loro, anzi, non farò altro che mandare castighi. Il fuoco della tribolazione li inonderà dappertutto, fino ad atterrarli, acciocché si ricordino che esiste un Dio, il solo che può aiutarli e liberarli." (...) 83 - 16.10.1899 - Gesù sta castigando; perciò non viene. I sacerdoti possono (fino ad un certo punto) ottenere che Gesù venga da Luisa e le comunichi queste sofferenze. Questa mattina il mio dolce Gesù non ci veniva e da ieri sera che non l'ho visto, quando si fece vedere in un aspetto che faceva pietà e terrore insieme, si voleva nascondere, per non vedere i castighi che Lui stesso stava mandando sulle genti e il modo come doveva distruggerle.Oh! Dio, che spettacolo straziante, non mai visto. Mentre aspettavo e riaspettavo, nel mio interno andavo dicendo: "Come che non viene? Chi sa che non venga perché io non mi conformo alla sua giustizia? Ma come posso far ciò? Mi pare quasi impossibile dire "Fiat Voluntas Tua." Poi dicevo ancora: "Non viene perché il confessore non me lo manda." Ora, mentre ciò pensavo, quando appena e quasi l'ombra ho visto, mi ha detto: "Non temere, la potestà ai sacerdoti è limitata; solo che a misura che si prestano a pregarmi di farmi venire a te e ad offrirti a farti soffrire per fare che risparmiasse le genti, così Io nell'atto che manderò i castighi, li guarirò e li risparmierò, se poi non si daranno nessun pensiero, neppure Io avrò nessun riguardo per loro." E detto ciò è scomparso, lasciandomi in un mare di afflizione e di lacrime. 85 - 22.10.1899 - Gloria e felicità che produce la Croce, perché nel sopportarla non c'è niente di umano, ma tutto è divino. (…) (Gesù:) "Figlia mia, la via della croce è una via battuta di stelle, conforme si cammina, quelle stelle si cambiano in soli luminosissimi. Quale felicità sarà dell'anima per tutta l'eternità, l'essere circondata da questi soli? Poi, il premio grande che do alla croce è tanto, che non c'è misura, né di larghezza, né di lunghezza, è quasi incomprensibile alle menti umane, e questo perché nel sopportare le croci non ci può essere niente di umano, ma tutto divino."

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75 - 22.09.1899 - Che cosa sono questi scritti. Ancora sull'Ubbidienza. È necessario che insieme alle dolcezze ci siano le amarezze. Gesù stesso suscita in Luisa le difficoltà, per poterla istruire. (…) (Gesù:) "Figlia mia, non volere più affliggerti. Sappi che tutto ciò che ti faccio scrivere, o sulle virtù o sotto qualche similitudine, non è altro che un farti dipingere te stessa ed a quella perfezione a cui ho fatto giungere l'anima tua." (…) (Luisa:) Mio buon Gesù, che giova all'anima mia l'avere tante grazie, mentre dopo mi amareggiano tutta la vita mia, specialmente per le ore di tua privazione? Perché il comprendere chi Tu sei, e di chi son priva, è un continuo martirio per me; quindi non mi servono ad altro che a farmi vivere continuamente amareggiata." E Lui: "Quando una persona ha gustato il dolce di un cibo e poi è costretta a prendere l'amaro, per togliere quell'amarezza accresce al doppio il desiderio di gustare il dolce, e questo giova molto a quella persona, perché se gustasse sempre il dolce, senza gustare mai l'amarezza, non ne terrebbe gran conto del dolce; se gustasse sempre l'amarezza senza conoscere il dolce, non conoscendolo non ne verrebbe neppure a desiderarlo, quindi l'uno e l'altro giova, così giova anche a te." 76 - 25.09.1899 - Timore di Luisa, che gli scritti potessero andare in mano ad altri. Luisa è colei che difende Gesù e gli uomini. (…) (Luisa:) Se questi scritti andassero in mano a qualcuno, forse dirà: 'Sarà una buona cristiana che il Signore le fa tante grazie;' senza sapere che con tutto ciò, sono ancora tanto cattiva. Ecco come le persone si possono ingannare tanto nel bene, quanto nel male. Ah! Signore, Voi solo conoscete la verità, ed il fondo dei cuori. (...) (Gesù:) "Diletta mia, e se le genti sapessero che tu sei la mia difenditrice, e la loro!" (...) Mio Gesù, che dite? E Lui: "Come, non è vero che tu mi difendi dalle pene che esse mi fanno, col metterti in mezzo tra Me e loro, e prendi sopra di te il colpo che era per ricevere sopra di Me, e quello che Io dovevo versare sopra di loro? E se qualche volta non lo ricevi sopra di te, è perché non te lo permetto e questo con tuo grande rammarico, fino a lamentarti con Me; puoi tu forse negarlo?" (...) 77 - 26.09.1899 - Gesù non tiene conto delle ripugnanze che Luisa prova per obbedire, perché la volontà di lei è totalmente immedesimata con quella di Gesù. La SS. Vergine è divenuta per grazia quello che Dio è per natura. Differenza tra il vedere Dio in modo astrattivo ed in modo intuitivo. (…) (Luisa:) Dolcissimo Amor mio, se sono io e prendo tanto diletto nel rimirarti, che potette essere della nostra Mamma Regina, quando vi rinchiudesti nelle sue viscere purissime? Quali contenti, quante grazie non le conferisti? E Lui: "Figlia mia, furono tali e tante le delizie e le grazie che versai in Lei, che basta dirti che ciò che Io sono per natura, la nostra Madre lo divenne per grazia; molto più che, non avendo colpa, la mia grazia potette signoreggiare in Lei liberamente, sicché non c'è cosa dell'Essere mio, che non conferii a Lei." (…) (Gesù:) "Voglio farti capire la differenza che vi è tra l'una e l'altra (tra il vedere Dio in modo astrattivo ed in modo intuitivo). Nella astrattiva l'anima rimira Dio, nell'intuitiva vi entra dentro e consegue le grazie, cioè, riceve in sé la partecipazione dell'Essere Divino; e tu quante volte non hai partecipato all'Essere mio? Quel patire che pare in te come se fosse connaturale, quella purità che giungi fino a sentire come se non avessi corpo e tante altre cose, non te le ho conferito quando ti son tirata a Me intuitivamente?" (...) 78 - 30.09.1899 - Luisa è tentata in modo ossessivo di sentimenti di odio contro il Signore: una pena d'inferno. La pazienza e l'umiliazione nel sopportare le tentazioni è un pane sostanzioso che Gesù gradisce. Primo ho passato più d'un'ora d'inferno. Alla sfuggita ho fatto per guardare l'immagine del bambino Gesù, ed un pensiero, come fulmine, ha detto al bambino: "Come sei brutto!" Ho cercato di non curarlo né turbarmi, per far di evitare qualche gioco col demonio; eppure, con tutto ciò, quel fulmine diabolico mi ha penetrato nel cuore e mi sentivo che il mio povero cuore odiava Gesù. Ah! si, mi sentivo nell'inferno a fare compagnia ai dannati, mi sentivo l'amore cambiato in odio! Oh! Dio, che pena il non poterti amare! Dicevo: "Signore, è vero che non sono degna di amarti, ma almeno accettate questa pena, che vorrei amarti e non posso." Così, dopo aver passato nell'inferno più di un'ora, pare che me ne sono uscita, grazie a Dio; ma chi può dire quanto il mio povero cuore è restato afflitto, debbole per la guerra sostenuta tra l'odio e l'amore? Sentivo tale prostrazione di forze, che mi pareva che non avessi più vita. Onde sono stata sorpresa dal solito mio stato, ma, oh, quanto decaduta di peso. Il mio cuore e tutte le interiori potenze, che con ansia inenarrabile desiderano e vanno in cerca del loro sommo ed unico Bene, ed allora si fermano quando lo hanno già trovato, e con sommo loro contento se lo godono, questa volta non ardivano di muoversi, se ne stavano tanto annichilite, confuse e inabissate nel proprio nulla, che non si facevano sentire...Oh! Dio, che mazzata crudele ha dovuto subire il povero mio cuore. Con tutto ciò, il mio sempre benigno Gesù è venuto, e la sua vista consolatrice ha fatto dimenticare subito di essere stata nell'inferno, tanto, che neppure ho chiesto perdono a Gesù. Le interiori potenze, umiliate, stanche come stavano, pareva che si riposavano in Lui; tutto era silenzio, d'ambi le parti non c'era altro che qualche sguardo amoroso che ci ferivamo i cuori a vicenda. Dopo essere stata qualche tempo in questo profondo silenzio, Gesù mi ha detto: "Figlia mia, ho fame, dammi qualche cosa." Ed io: "Non ho niente che darvi." Ma nell'atto stesso ho visto un pane e se lo ho dato, e Lui pareva che con tutto gusto se lo mangiava. Ora, nel mio interno andavo dicendo: "E' da qualche giorno che non mi dice niente." E Gesù ha risposto al mio pensiero: "Delle volte lo sposo si compiace di trattare con la sua sposa, di affidarle i più intimi segreti; altre volte poi, si diletta con più gusto di riposarsi e contemplarsi a vicenda la loro bellezza, mentre il parlare impedisce di riposarsi, ed il solo pensiero di ciò che si deve dire e di qual cosa si deve trattare, non fa badare a guardare la beltà dello sposo e della sposa; ma però questo serve, che dopo aversi riposato e compreso di più la loro bellezza, vengono più ad amarsi e con maggior forza escono in campo per lavorare, trattare e difendere i loro interessi. Così sto facendo con te, non ne sei tu contenta?" Dopo ciò, un pensiero mi è balenato nella mente, dell'ora passata nell'inferno, e subito ho detto: "Signore, perdonami; quante offese vi ho fatto." E Lui: "Non volerti affliggere né turbare, sono Io che conduco l'anima fin nel profondo dell'abisso, per poter poi condurla più spedita nel Cielo." Poi mi ha fatto comprendere che quel pane trovatomi non era altro che la pazienza con cui avevo sopportato quell'ora di sanguinosa battaglia, quindi la pazienza, l'umiliazione, l'offerta a Dio di ciò che si soffre in tempo di tentazione, è un pane sostanzioso che si dà a Nostro Signore e che Lui l'accetta con molto gusto.

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71 - 09.09.1899 -"L'Albero della Vita" ha come radici le tre virtù teologali, come tronco ha la conoscenza di Dio e del proprio nulla, e come fiori e frutti (a modo di pietre preziose) ha le virtù e il patire per amore. Essi formano un ornamento a Gesù. Amore che Gesù ha verso Luisa, "la sua colomba". (…)Pareva che dal suo cuore benedetto usciva un tronco d'albero, che conteneva tre radici distinte, e questo tronco dal suo sporgeva nel mio, ed uscendo dal mio cuore, il tronco formava tanti bei rami, carichi di fiori, di frutti, di perle e di pietre preziose risplendenti come stelle fulgidissime. Ora, il mio amante Gesù, vedendosi all'ombra di quest'albero, tutto si ricreava, molto più che dall'albero cadevano tante perle che formavano un bell'ornamento alla sua Umanità Santissima. Mentre stava in questa posizione, mi ha detto: "Figlia mia carissima, le tre radici che vedi che contiene quest'albero, sono la fede, la speranza e la carità. E siccome tu vedi che questo tronco esce da Me e s'introduce nel tuo cuore, ciò significa che non c'è bene che posseggano le anime che non venga da Me. Sicché dopo la fede, la speranza e la carità, il primo sviluppo che fa questo tronco, è il far conoscere che tutto il bene viene da Dio, che di loro non hanno altro che il proprio nulla, e che questo nulla non fa altro che darmi la libertà di farmi entrare in loro e farmi operare ciò che voglio; mentre vi sono altri nulla, cioè altre anime, che con la libera volontà che hanno si oppongono; onde, mancando questa conoscenza, il tronco non produce né rami, né frutti, né nessun'altra cosa di buono. I rami che contiene quest'albero, con tutto l'apparato dei fiori, frutti, perle e pietre preziose, sono tutte le diverse virtù che può possedere l'anima. Ora, chi ha dato la vita a quest'albero così bello? Certo le radici. Ciò significa che la fede, la speranza e la carità tutto abbracciano, tutte le virtù contengono, tanto, che sono messe come base e fondamento dell'albero, e senza di loro non si può produrre nessun'altra virtù." Onde ho compreso pure che i fiori significano le virtù, i frutti i patimenti, le pietre e le perle preziose il patire puramente per il solo amor di Dio. Ecco perché quelle perle che cadevano formavano quel bell'ornamento a Nostro Signore. (...) 72 - 16.09.1899 - La febbre d'amore di Gesù si placa con il patire per amore a Lui. (…) (Gesù:) "La vita del cuore è l'amore. Io sono come un infermo che brucia di febbre, che va trovando un rinfresco, un sollievo nel fuoco che lo divora. La mia febbre è l'amore; ma dove estraggo i rinfreschi, i sollievi più adatti al fuoco che mi consuma? Dalle pene ed affanni sofferti dalle anime mie predilette per solo mio amore, molte volte sto aspettando e riaspettando quando l'anima deve volgersi a Me per dirmi: "Signore, solo per amore vostro voglio soffrire questa pena." Ah, si, questi sono i miei refrigeri ed i rinfreschi più adatti, che mi sollevano e mi smorzano il fuoco che mi consuma." (...) 73 - 19.09.1899 - Il timore che il proprio stato non sia Volontà di Dio si deve combattere con l'amore e con l'abbandono in Gesù. La Fede, la Speranza e la Carità. Graziosissima apostrofe di Luisa alla "reverendissima Ubbidienza" (Cfr. 02. 09.1899). (…) Dopo ciò mi ha fatto vedere il suo cuore, e dentro vi conteneva tre globi di luce distinti, che poi formavano uno solo, e Gesù riprendendo il suo dire mi ha detto: "I globi di luce che vedi nel mio cuore, sono la fede, la speranza e la carità che portai sulla terra per felicitare l'uomo sofferente, offerendogli in dono; onde, anche a te ne voglio fare un dono più speciale." (...) "Ecco dove voglio che occupi l'anima tua: Primo vola sulle ali della fede ed in quella luce, tuffandoti, conoscerai ed acquisterai sempre nuove notizie di Me, tuo Dio, ma col più conoscermi il tuo nulla si sentirà quasi disperso e non avrai dove appoggiarti. Ma tu, sollevati di più e gettandoti nel mare immenso della speranza, quali sono tutti i miei meriti che acquistai nel corso della mia vita mortale, tutte le pene della mia Passione che pure ne feci dono all'uomo, e che solo per mezzo di questi puoi sperare i beni immensi della fede, perché non c'è altro mezzo come poterli ottenere. Quindi, tu avvalendoti di questi miei meriti come se fossero tuoi, il tuo nulla non si sentirà più disperso e sprofondarsi nell'abisso del niente, ma acquistando nuova vita, resterà abbellito, arricchito, in modo tale da attirarsi gli stessi sguardi divini. Ed allora non più timida, ma la speranza gli somministrerà il coraggio, la fortezza, in modo da rendere l'anima stabile come colonna, esposta a tutte le intemperie dell'aria, quali sono le varie tribolazioni della vita e che non la smuovono un tantino, e la speranza farà che non solo l'anima senza timore s'immergerà nelle immense ricchezze della fede, ma se ne renderà padrona e giungerà a tanto con la speranza, da rendere suo lo stesso Dio. Ah! si, la speranza fa giungere l'anima dove vuole, la speranza è la porta del Cielo, sicché solo per suo mezzo si apre, perché chi tutto spera, tutto ottiene. Onde l'anima, giunta che avrà a farsi suo lo stesso Dio, subito, senza nessun ostacolo, si troverà nell'oceano immenso della carità, ed ivi portando con sé la fede e la speranza, s'immergerà dentro e farà una sola cosa con Me, suo Dio." (...) "Se la fede è il re, la carità regina, la speranza è qual madre paciera che mette pace a tutto, perché con la fede e con la carità ci possono stare le turbazione, ma la speranza, essendo vincolo di pace, converte tutto in pace. La speranza è sostegno, la speranza è ristoro, e quando l'anima sollevandosi con la fede, vede la bellezza, la santità, l'amore con cui da Dio viene amata, l'anima si sente attirata ad amarlo, ma vedendo la sua insufficienza, il poco che fa per Dio, il come dovrebbe amarlo e non l'ama, si sente sconfortata, turbata e quasi non ardisce di avvicinarsi a Dio; subito esce questa madre paciera della speranza, e mettendosi in mezzo alla fede e la carità, incomincia a fare il suo ufficio di paciera, quindi mette in pace di nuovo l'anima, la spinge, la solleva, le dà nuove forze e portandola innanzi al re della fede ed alla regina della carità, fa le sue scuse per l'anima, mette innanzi all'anima nuova effusione dei suoi meriti e li prega a volerla ricevere, e la fede e la carità, avendo di mira solo questa madre paciera, sì tenera e compassionevole, ricevono l'anima e Dio forma la delizia dell'anima, e l'anima la delizia di Dio." (...) 74 - 21.09.1899 - Continua ad apostrofare l'Ubbidienza con una vena d'innocente umorismo. Gesù dichiara a Luisa: "Questo scritto servirà a far conoscere Chi è Colui che ti parla e occupa la tua persona". Mentre Luisa è angosciata, pensando che il suo stato le avrebbe procurato la sua condanna, Gesù le dichiara lo scopo di tale stato. (:..) (Gesù:) "Questo scritto servirà a far conoscere chi è Colui che ti parla e occupa la tua persona; e poi, se non serve a te, la mia luce servirà ad altri che leggeranno ciò che ti faccio scrivere." (…) "La mia vita fu necessaria per la salvezza dei popoli; e siccome la mia non la potetti continuare sulla terra, perciò eleggo a chi mi piace per continuarla in loro, per poter continuare la salvezza nei popoli, ecco il pro (perché) del tuo stato."