27-4-2017 SUNTO DAGLI SCRITTI DI LUISA PICCARRETA: LIBRO DI CIELO4

82 - 02.09.1901 - Misteriosa indicazione di Gesù riguardante la Passione della Chiesa, adesso moribonda, ma che riacquisterà il suo pieno vigore quando sarà innalzata la Croce. Amore e dolore di Gesù per le sue membra inferme e piagate. Questa mattina il mio adorabile Gesù si faceva vedere unito col Santo Padre e pareva che gli dicesse: "Le cose fin qui sofferte non solo altro che tutto ciò che Io passai dal principio della mia Passione fino che fui condannato alla morte; figliuol mio, non ti resta altro che portare la croce al Calvario." E mentre ciò diceva, pareva che Gesù benedetto prendesse la croce e la metteva sulle spalle del Santo Padre, aiutandolo Lui stesso a portarla. Ora, mentre ciò faceva, ha soggiunto: "La mia Chiesa pare che stia come moribonda, specie in riguardo delle condizioni sociali, che con ansia aspettano il grido di morte; ma coraggio figliuol mio; dopo che sarai giunto sul monte, all'innalzarsi che si farà della croce, tutti si scuoteranno, e la Chiesa deporrà l'aspetto di moribonda e riacquisterà il suo pieno vigore. La sola croce ne è il mezzo, come la sola croce fu l'unico mezzo per riempire il vuoto che il peccato aveva fatto, e per unire l'abisso di distanza infinita che ci era tra Dio e l'uomo, così a questi tempi la sola croce farà innalzare la fronte della mia Chiesa coraggiosa e risplendente, per confondere e mettere in fuga i nemici." Detto ciò è scomparso, e dopo poco è ritornato il mio diletto Gesù tutto afflitto, riprendendo il suo dire: "Figlia mia, quanto mi duole la società presente, sono mie membra e non posso farne a meno di amarli; succede a Me come a quel tale che avesse un braccio, una mano infetta e piagata; l'odia egli forse? L'aborrisce? Ah! non già, anzi le prodiga tutte le cure, chi sa quanto spenda per vedersi guarito, e gli è causa di fargli dolorare tutto il corpo, di tenerlo oppresso, afflitto, fino a tanto che non giunge ad ottenere l'intento di vedersi guarito. Tale è la mia condizione: Veggo le mie membra infette, piagate, e vi sento dolore e pena, e per questo mi sento più tirato ad amarle. Oh! come è ben diverso l'amor mio da quello delle creature, Io son costretto d'amarle perché cosa mia, ma loro non mi amano come cosa loro, e se mi amano, mi amano per proprio loro bene." Dopo ciò è scomparso ed io mi son ritrovata in me stessa. 83 - 04.09.1901 - Tutti i peccati sono stati perdonati a Luisa e anche qualche difetto involontario che le è rimasto. La gratitudine. La pena di Gesù per il bene non fatto dalle creature e i vuoti della sua Gloria. Come compensare questi vuoti. (…) "Diletta mia, il mio cuore arde per l'onore della gloria mia e del bene delle anime; tutto il bene che omettono, tanti vuoti riceve la mia gloria e le anime loro, ancorché non facessero il male, non facendo il bene che potrebbero fare sono come quelle stanze vuote, che sebbene belle, ma non c'è niente d'ammirare, che colpisce lo sguardo, e quindi nessuna gloria ne riceve il padrone, e se un bene si fa e l'altro si tralascia, sono come quelle stanze tutte spopolate che appena qualche oggetto si scorge senza nessun ordine. Diletta mia, entra a parte di queste pene, degli ardori del mio cuore che sente per la gloria della Maestà Divina e del bene delle anime, e cerca di riempire questi vuoti della mia gloria, e potrai farlo col non far passare momento della tua vita che non sia unita colla mia, cioè, in tutte le tue azioni, sia preghiera o patimento, riposo o lavoro, silenzio o conversazione, tristezza o allegrezza, anche il cibo che prenderai, insomma tutto ciò che ti potrà accadere, metterai l'intenzione di darmi tutta la gloria che in tale azioni dovrebbero darmi, e di supplire al bene che dovrebbero fare e non fanno, intendendo di replicare l'intenzione per quanta gloria non ricevo e per quanto bene omettono. Se ciò farai, riempirai in qualche modo il vuoto della gloria che devo ricevere dalle creature, ed il mio cuore vi proverà un refrigerio ai miei ardori, e da questo refrigerio scorreranno rivoli di grazia a pro dei mortali, che infonderà maggior fortezza per fare il bene." 84 - 05.09.1901 - L'amore supplisce a tutto: è ingegnoso, si duole delle pene della persona amata e vuole risparmiargliele, prendendo le sue sofferenze. (…)"Figlia mia, coraggio, non temere; l'amore supplirà a tutto; poi avendo messo la volontà di veramente fare ciò ch'Io voglio, ancorché qualche volta mancassi Io supplirò per te; perciò non temere. Sappi però che il vero amore è ingegnoso, e il vero ingegno giunge a tutto. Molto più quando nell'anima c'è un amore amante, un amore che si duole delle pene della persona amata come se fossero proprie, ed un'amor che giunge a prendere a soffrire sopra di sé ciò che dovrebbe soffrire la persona che si ama, qual è il più eroico e che si rassomiglia al mio amore; essendo molto difficile trovare chi metta la propria pelle. Onde, se in tutta te non ci sarà altro che amore, se non mi compiacerai in un modo lo farai in un'altro. Anzi che se tu starai in possesso di questi tre amori, succederà di Me come a quel tale che essendo ingiuriato, offeso con ogni sorta d'oltraggi da tutti, tra tanti c'è uno che lo ama, lo compatisce, lo ripaga per tutti, quello che fa? Fissa l'occhio nella persona amata e trovando la sua ricompensa, dimentica tutti gli oltraggi, e dà favori e grazie agli stessi oltraggiatori." 85 - 09.09.1901 - Luisa ripara i peccati di superbia. Efficacia dell'intenzione che si mette. (…) "Figlia mia, quando tu soffri le mie stesse spine, tu mi sollevi, e soffrendoli tu, Io mi sento affatto libero da quelle pene; quando ti umili e ti credi indegna di soffrirle, allora mi ripari i peccati di superbia che si commettono nel mondo." (…) 86 - 10.09.1901 - Col compensare i vuoti di gloria a Dio impetrare il bene per le anime, mediante l'offerta continua di ciò che si sta facendo, perseverando in questo, si forma in noi la Vita di Gesù. Continuando a fare ciò che Gesù benedetto m'insegnò di fare il giorno 4 di detto mese, sebbene qualche volta mi distraggo; ma mentre qualche volta mi dimentico, Gesù pare che nel mio interno si mette in guardia e lo fa Lui per me, onde io vedendo ciò arrossisco e subito mi unisco insieme e ne faccio l'offerta di ciò che attualmente sto facendo, e questo fosse pure uno sguardo, una parola, vado dicendo: "Signore, tutta quella gloria che le creature dovrebbero darvi con la bocca e non vi danno, io intendo di darvela con la mia, ed impetro a loro di fare buono e santo uso della bocca, unendomi sempre con la stessa bocca di Gesù." Ora mentre in tutte le cose mie ciò facevo, è venuto e mi ha detto: "Ecco la continuazione della mia vita, quale era la gloria del Padre ed il bene delle anime; se in ciò persevererai, tu formerai la mia vita, ed Io la tua, tu sarai il mio respiro ed Io il tuo." Dopo ciò Gesù si metteva a riposare sul cuor mio, ed io sul cuore di Lui, e pareva che Gesù tirasse il respiro da me, ed io lo tiravo per mezzo di Gesù. Che felicità, qual gaudio, che vita celeste esperimentavo in quella posizione. Sia sempre ringraziato e benedetto il Signore, che tante misericordie usa con questa peccatrice.

********************************************************************

74 - 20.07.1901 - Luisa è per Gesù come la madre per l'uccellino, che lo nutre, lo riscalda, lo ripara e difende e lo fa riposare sicuro. Trovandomi nel solito mio stato, il mio adorabile Gesù non ci veniva. Onde dopo d'avere stentato e quasi perduto la speranza di rivederlo, tutto all'improviso è venuto, e mi ha detto: "Figlia mia, la tua voce mi è dolce come al piccolo uccellino è dolce la voce della madre, che avendolo lasciato per andare buscando il cibo come nutrirlo, nel ritornare, che fa l'uccellino nel sentire la voce, ne sente una dolcezza e ne fa festa. E dopo che la madre l'imbocca il cibo, tutto si rannicchia e si nasconde sotto l'ala materna per riscaldarsi, liberarsi dalle intemperie dell'aria, e prendere sicuro riposo; oh! come riesce caro e gradito al piccolo uccellino questo starsi sotto l'ala materna. Tale sei tu per Me, sei ala che mi riscalda, mi ripara, mi difende, e mi fai prendere sicuro riposo. Oh! come mi è caro e gradito starmene al di sotto di quest'ala." Detto ciò è scomparso, ed io son restata tutta confusa e piena di vergogna, conoscendomi tanto cattiva; ma l'ubbidienza ha voluto accrescere la mia confusione, volendo che ciò scrivessi. Sia fatta sempre la santissima Volontà di Dio. 75 - 23.07.1901 - L'uniformità alla D. Volontà rende immune l'anima. La vera Carità. (…) "Figlia, non temere, quello che ti raccomando è di starti sempre uniformata alla mia Volontà; ché quando nell'anima c'è la Volontà Divina, non hanno forza di entrare nell'anima, né la volontà diabolica, né l'umana, a farne gioco dell'anima." (...) "Questa è la vera carità: Distruggere sé stesso per dare la vita ad altri, e prendere sopra di sé i mali altrui, e darmi beni propri." 76 - 27.07.1901 - Come l'operato di Dio è tutto secondo la verità, anche se la creatura ne può comprendere soltanto qualcosa, così deve essere l'operato dell'anima. (…) (Gesù:) "Il mio operare è sempre appoggiato alla verità, e sebbene molte volte pare oscuro sotto enigmi, ma però non si può fare a meno di dire che è la verità, e sebbene la creatura non capisce con chiarezza il mio operare, ciò non distrugge la verità, anzi fa comprendere molto meglio che è modo d'operare divino, ché essendo la creatura finita non può abbracciare e comprendere l'infinito; al più può comprendere e abbracciare qualche barlume, come le tante cose dette da Me nelle scritture, ed il mio modo d'operare nei santi è stato forse compreso con tutta chiarezza? Oh!quante cose sono lasciato allo scuro e nell'enigma! eppure quante menti di dotti e sapienti si sono stancate nell'interpretarle? E che cosa hanno compreso ancora? Si può dire un bel nulla, a ciò che resta a conoscere. Con ciò pregiudica forse alla verità? Nulla affatto, anzi la fa risplendere maggiormente. Perciò il tuo occhio dev'essere, se c'è la vera virtù, se si sente in tutto, sebbene delle volte allo scuro, che c'è la verità, e del resto bisogna starsi tranquilla ed in santa pace." 77 - 30.07.1901 - La superbia acceca l'uomo, mentre l'umiltà è la virtù che più esalta Dio e la creatura. (…) "Figlia mia, come ha rovinato il mondo la superbia, ha giunto a distruggere quel piccolo lumicino di ragione che tutti portano con sé appena nati; sappi però che la virtù che più esalta Iddio è l'umiltà, e la virtù che più esalta la creatura innanzi a Dio, e presso gli uomini, è l'umiltà." 78 - 03.08.1901 - La Grazia è parte di Dio stesso; quindi, l'anima che la possiede ha potestà sull'inferno, sugli uomini e sullo stesso Dio. (…) (La Madonna:) "Figlia mia, non ti stancare nel chiederlo, ma sii importuna, che questo sfuggire che fa è segno che vuol fare qualche castigo, perciò sfugge la vista delle persone amate, ma tu non ti arrestare, perché l'anima che possiede la grazia tiene potestà sull'inferno, sugli uomini e sopra Dio stesso, perché essendo la Grazia parte di Dio stesso, e possedendola l'anima, non tiene forse il potere sopra ciò che essa stessa possiede?" (…) 79 - 05.08.1901 - La mortificazione è la vista dell'anima. (…) "Figlia mia, come gli occhi sono la vista del corpo, così la mortificazione è la vista dell'anima, sicché si può dire occhi dell'anima la mortificazione." 80 - 06.08.1901 - L'amore per Gesù dei beati nel Cielo e dei viatori sulla terra; questi possono trafficarlo ed accrescerlo. Questa mattina, avendo fatto la comunione, il mio adorabile Gesù si faceva vedere tutto sofferente ed offeso che muoveva a compassione; io l'ho stretto tutto a me e gli ho detto: "Dolce mio bene, quanto sei amabile e desiderabile, come gli uomini non ti amano, anzi vi offendono; amando voi tutto si trova e l'amarti tutti i beni contiene, e non amandoti ogni bene ci sfugge; eppure chi è che ti ama? Ma deh! tesoro mio carissimo, mettete da parte le offese degli uomini e per poco sfoghiamoci in amarci." Allora Gesù ha chiamato tutta la corte celeste ad essere spettatori del nostro amore, ed ha detto: "L'amor di tutto il Cielo non mi renderebbe pago e contento, se non ci fosse il tuo unito, molto più che quell'amore è proprietà mia che nessuno mi può togliere, ma l'amor dei viatori è come proprietà che sto in atto di farne acquisto; e siccome la mia grazia è parte di Me stesso, entrando nei cuori, essendo l'Essere mio attivissimo, i viatori ne possono fare un traffico dell'amore, e questo traffico ingrandisce le proprietà dell'amor mio, ed Io ne sento tale un gusto e piacere, che mancandomi ne resterei amareggiato. Ecco perciò che senza del tuo amore, l'amore di tutto il Cielo non mi renderebbe appieno contento, e tu sappi ben trafficare il mio amore, ché amandomi in tutto, mi renderai felice e contento." Chi può dire quanto sono lasciata stupita nel sentire ciò, e quante cose comprendevo su questo amore, ma la mia lingua si rende balbuziente, perciò faccio punto. 81 - 21.08.1901 - Per trovare Gesù occorre andare appresso alla Mamma. Il segreto della felicità è stare solo con Gesù, come se nient'altro esistesse al mondo. (…) (La Madonna:) "Dolcissima Mamma mia, ho perduta la via per trovare Gesù, non so più dove andare né che fare per ritrovarlo." E mentre ciò dicevo piangevo, ed Ella mi ha detto: "Figlia mia, vieni appresso a Me e troverai la via e Gesù; anzi voglio insegnarti il segreto come potrai star sempre con Gesù, e come vivere sempre contenta e felice anche su questa terra, cioè fissarti nel tuo interno che solo Gesù e tu ci siate nel mondo, e nessun altro, a cui solo devi piacere, compiacere ed amare, e da Lui solo aspettare d'essere riamata e contentata in tutto. Stando in questo modo tu e Gesù, non ti farà più impressione se sarai circondata da disprezzi o lodi, da parenti o stranieri, d'amici o nemici, solo Gesù sarà tutto il tuo contento, e solo Gesù ti basterà per tutti. Figlia mia, fino a tanto che tutto ciò che esiste quaggiù non scomparisca affatto dell'anima, non si può trovare vero e perpetuo contento."(…)

/*********************************************************************

68 - 22.04.1901 - In che modo Gesù vuole che l'anima sia in tutto simile a Lui. (…) "Sai che voglio da te? Ti voglio in tutto simile a Me, si nell'operare come nell'intenzione; voglio che sii rispettosa con tutti, ché rispettare tutti dà pace a sé stessa e pace agli altri; che ti tieni la minima di tutti, e che tutti i miei ammaestramenti li rumineri sempre nella tua mente e li conservi nel proprio cuore, acciocché nelle occasioni li troverai sempre pronti come avvalertene e metterli in esecuzione, insomma, la tua vita voglio che sia un trasbocco della mia." 69 - 13.06.1901 - Il soffrire è pegno della gloria futura. Dopo lungo silenzio da parte del mio adorabile Gesù, al più qualche cosa sopra i flagelli che vuole versare, questa mattina trovandomi oppressa, stanca per la mia dura posizione, specie per le continue privazioni a cui vado spesso soggetta. Onde, avendolo visto per brevi istanti, mi ha detto: "Figlia mia, le croci e le tribolazioni sono il pane dell'eterna beatitudine." Quindi comprendevo che maggiormente soffrendo, più abbondantemente e più gustoso sarà il pane che ci nutrirà nel celeste soggiorno, ossia, quanto più si soffre più caparra riceviamo della futura gloria. 70 - 18.06.1901 - La creatura deve passare dallo stato di unione con Gesù allo stato di consumazione (anima e corpo). Nulla deve uscire da essa che possa disonorare il Re che abita in lei. (…) "Figlia mia, non temere ché ti senti venir meno da tutte parte, non sai tu che tutto dev'essere sacrificato per Me, non solo l'anima ma anche il corpo? E che da tutte le minime particelle di te Io esigo la mia gloria? E poi, non sai tu che dallo stato d'unione si passa ad un'altro, qual'è quello della consumazione? E' vero che non vengo secondo il solito per castigare le genti, ma per te me ne servo anche per tuo profitto, che é non solo di tenerti unita con Me, ma di consumarti per amor mio. Difatti, non venendo Io e sentendoti venir meno per la mia assenza, non vieni tu a consumarti per Me? Del resto, non hai gran ragione d'affliggerti, primo ché quando tu mi vedi è sempre dal tuo interno che mi vedi uscire, e questo è un segno certo che con te ci sto, e poi che ancora deve passare giorni senza che puoi dire di non avermi visto perfettamente." (…) "Figlia mia, ti raccomando assai assai, di non fare uscire da te il minimo atto che non sia pazienza, rassegnazione, dolcezza, uguaglianza di te stessa, tranquillità in tutto, altrimenti verresti a disonorarmi; e succederebbe come a quel re che abitasse dentro d'un palazzo bene arricchito, e da fuori quell'abitazione si vedesse tutta piena di screpolature, macchiata, in atto di venir meno; non direbbero, come abita un re in questo palazzo e si vede da fuori un così brutto apparato, che fa temere pure d'avvicinarsi? Chi sa che re sarà costui, e questo non sarebbe un disonore per quel re? Ora, pensa che se da te esce cosa che non sia virtù, lo stesso direbbero di te e di Me, ed Io ne resterei disonorato, ché vi abito dentro." 71 - 30.06.1901 - I segni che l'anima possiede la Grazia. (…)"Il primo segno per vedere se l'anima possiede la mia grazia, è che tutto ciò che può sentire o vedere nell'esterno, che appartiene a Dio, nell'interno sente una dolcezza, una soavità tutta divina, non paragonabile a nessuna cosa umana e terrena. Succede come a quella madre, che anche al respiro, alla voce, conosce il parto delle sue viscere nella persona d'un figlio e ne gongola di gioia; come due intime amiche, che conversando insieme si manifestano a vicenda gli stessi sentimenti, inclinazioni, gioie, afflizioni, e trovando una nell'altra le sue stesse cose scolpite, ne sentono un piacere, un gaudio, e ne prendono tanto amore da non sapersene distaccare. Così la grazia interna che risiede nell'anima, nel vedere esternamente il parto delle sue stesse viscere, ossia nel riscontrarsi in quelle stesse cose che forma la sua essenza, si combaci insieme, e fa provare nell'anima tale una gioia e dolcezza da non sapersi esprimere. Il secondo segno è che il parlare dell'anima che possiede la grazia è pacifico e tiene virtù di gettare negli altri la pace, tanto che le stesse cose dette da chi non possiede la grazia, non hanno recato nessuna impressione e nessuna pace; mentre dette da chi possiede la grazia hanno operato meravigliosamente, ed hanno restituito la pace negli animi. Poi figlia mia, la grazia spoglia l'anima di tutto, e dell'umanità ne fa un velo per starsene coperta, dimodocché squarciato quel velo, si trova il paradiso nell'anima di chi la possiede. Onde, non è meraviglia, se in quell'anima si trova la vera umiltà, ubbidienza ed altro, perché di sé non resta altro che un semplice velo e vedono con chiarezza che dentro di sé è tutta la grazia, che agisce e che le tiene in ordine tutte le virtù, e la fa stare in continua attitudine per Dio." 72 - 05.07.1901 - Perché Luisa non deve temere. Stando con timore sullo stato dell'anima mia, tutto all'improvviso è venuto il mio adorabile Gesù e mi ha detto: "Figlia mia, non temere, ché Io solo sono il principio, il mezzo ed il fine di tutti i tuoi desideri." Con queste parole mi sono acquietata in Gesù. Sia tutto per la gloria di Dio, e benedetto il suo Santo Nome. 73 - 16.07.1901 - Il male nell'uomo incomincia dal ritenersi qualche cosa, perché allora non si appoggia più in Dio. L'amore di Dio per noi e i vuoti del nostro amore a Dio. Che cosa ci vuole per entrare in Cielo. (…)"Figlia mia, vuoi sapere da dove incominciò il male nell'uomo? Il principio è che l'uomo appena conosce sé stesso, cioè, incomincia ad acquistare la ragione, dice a sé stesso: "Io sono qualche cosa." E credendosi qualche cosa, si discostano di Me, non si fidano di Me che sono il Tutto, e tutta la fiducia e forza l'attingono da loro stessi, e da questo avviene che perdono fino ogni buon principio, e perdendo il buon principio, che ne sarà la fine? Immaginalo tu stessa figlia mia. Poi, scostandosi da Me che contengo ogni bene, che può sperare di bene l'uomo essendo lui un pelago di male? Senza di Me tutto è corruzione, miseria, e senza nessun ombra di vero bene, e questa è la società presente." (…) "…: Sappi che ogni anima per tutto il corso della sua vita è obbligata ad amarmi costantemente senza alcuno intervallo, e non amandomi sempre, vi lascia nell'anima tanti vuoti per quanti giorni, ore, minuti che ha trascurato d'amarmi, e nessuno potrà entrare in Cielo se non ha riempito questi vuoti, e solo potrà riempirli o con l'amarmi doppiamente nel resto della vita, e se non giunge li riempirà a forza di fuoco nel purgatorio. Ora, tu, quando sei priva di Me, la privazione dell'oggetto amato fa raddoppiare l'amore, e con questo vieni a riempire i vuoti che ci sono nell'anima tua." (…)

59 - 10.03.1901 - Il vero modo di patire. (…)"Figlia mia, il vero modo di patire è non guardare da chi vengono le sofferenze, né che cosa si soffre, ma al bene che ne deve venire dalle sofferenze; questo fu il mio modo di patire, non guardai né i carnefici, né il patire, ma al bene che intendevo di fare per mezzo del mio patire, ed a quei stessi che mi davano da patire, e rimirando al bene che doveva venire agli uomini disprezzai tutto il resto, e con intrepidezza seguii il corso del mio patire. Figlia mia, questo è il modo più facile e più profittevole, per soffrire non solo con pazienza, ma con animo invitto e coraggioso." 60 - 22.03.1901 - Roma, quanti peccati! Macchinazioni dei nemici della Chiesa: ecco i castighi. (…) Gesù è venuto e mi ha trasportato fuori di me stessa, mi pareva che fosse Roma, quanti spettacoli si vedevano in tutte le clasi di persone, fin nel Vaticano si vedevano cose che facevano ribrezzo. Che dire poi dei nemici della Chiesa? (…) "Figlia, sono necessari i castighi assolutamente, in tutte le classi è entrato il marciume e la cancrena, quindi è necessario il ferro e il fuoco per fare che non perissero tutti, perciò questa è l'ultima volta che ti dico di conformarti al mio Volere, ed Io ti prometto di risparmiare in parte." (…) 61 - 30.03.1901 - L'anima deve restare fissa nella D. Volontà. La perseveranza nel bene. (…) "Figlia mia, come ti ritiri dal mio Volere così incominci a vivere di te stessa, invece se starai fissa nella mia Volontà, vivrai sempre di Me medesimo, morendo affatto a te stessa." Poi ha soggiunto: "Figlia mia, abbi pazienza, rassegnati in tutto alla mia Volontà, e non per poco, ma sempre, sempre, perché la sola perseveranza nel bene è quella che fa conoscere se l'anima è veramente virtuosa, essa sola è quella che unisce tutte le virtù insieme, si può dire che la sola perseveranza unisce perpetuamente Dio e l'anima, virtù e grazie, e come catena vi si pone d'intorno, e legando tutto insieme vi forma il nodo sicurissimo della salvezza; ma dove non c'è perseveranza c'è molto da temere." 62 - 31.03.1901 - La Domenica delle Palme: l'incostanza e la volubilità sono il segno che la verità non ha preso possesso dell'anima. (…) "…Figlia mia, la cosa che più mi dispiace è l'incostanza e la volubilità, perché questo è segno che la verità non ha preso possesso di dette anime, ed anche in cose di religione può essere che trovi la sua soddisfazione, il proprio comodo e l'interesse, oppure perché si trova in quel partito, domani possono venir meno queste cose e si può trovare in mezzo ad altri partiti, ed ecco che fuorviano della religione e senza dispiacere si danno ad altre sette. Perché quando la vera luce della Verità entra in un'anima e s'impossessa d'un cuore, non è soggetta ad incostanza, anzi tutto sacrifica per amor suo e per farsi da Lei sola signoreggiare, e con animo invitto disprezza tutto il resto che alla Verità non appartiene." 63 - 05.04.1901 - Compatire la Madonna Addolorata è compatire Gesù. Tutta l'umanità, dal primo all'ultimo uomo, è presente in Gesù crocifisso, e ognuno in particolare. (…) (Gesù:) "Compatisci insieme la mia Madre, che essendo la ragione dei suoi dolori il mio patire, compatendo Lei, vieni a compatire Me stesso." (…) 64 - 07.04.1901 - Luisa si sente piccola bambina bisognosa di Gesù. La gloria dell'Umanità risorta di Gesù Gliela diede la sua perfetta ubbidienza. Questa forma la risurrezione dell'anima alle virtù. (…) (Gesù:) "Tanta gloria mi ebbi alla mia Umanità per mezzo della perfetta ubbidienza, che distruggendo affatto la natura antica Me ne restituì la nuova natura gloriosa ed immortale. Così l'anima per mezzo dell'ubbidienza può formare in sé la perfetta risurrezione alle virtù, come: Se l'anima è afflitta, l'ubbidienza la farà risorgere alla gioia; se agitata, l'ubbidienza la farà risorgere alla pace; se tentata, l'ubbidienza le somministrerà la catena più forte come legare il nemico, e la farà risorgere vittoriosa dalle insidie diaboliche; se assediata da passioni e vizi, l'ubbidienza uccidendo questi, la farà risorgere alle virtù. Questo all'anima, ed a tempo suo, formerà la risurrezione anche del corpo." (…) 65 - 09.04.1901 - Al solito problema dell'angoscia di Luisa per il suo stato, Gesù le dà la risposta: "Che avrei fatto Io al posto tuo?" I fervori e le virtù non ben radicati all'ubbidienza. (…)il mio paziente Gesù è uscito da dentro il mio interno, ma con un'aspetto grave e serio da incutermi paura, e mi ha detto: "Che pensi tu che avrei fatto Io se mi trovassi nella tua posizione?" Nel mio interno dicevo: "Certo la Volontà di Dio." E Lui di nuovo: "Ebbene, quello fai tu." (…)"Vi sono certi fervori e certe virtù che somigliano a quegli arboscelli che rinascono intorno a certi alberi, che non essendo ben radicati nel tronco, un vento impetuoso, un gelo un po' forte, si disseccano, e sebbene dopo qualche tempo può essere che rinverdiscono di nuovo, ma essendo soggetti all'intemperia dell'aria, quindi a mutarsi, mai vengono ad essere alberi fatti. Così sono quei fervori e quelle virtù che non son ben radicati nel tronco dell'albero dell'ubbidienza, cioè nel tronco dell'albero della mia Umanità che fu tutta ubbidienza, alle tribolazioni, agli infortuni, subito si seccano e mai vengono a produrre frutti per l'eterna vita." 66 - 19.04.1901 - Amarezza di Luisa per la privazione di Gesù, il quale le spiega il motivo dell'amarezza: la Grazia. Finalità dell'abbandono che provò Gesù sulla Croce. (…) (Gesù:) "Essendo la mia Grazia parte di Me stesso, possedendola tu, con ragione e di stretta necessità tutto ciò che forma il tuo essere non può stare senza di Me, ecco la ragione perché tutto ti chiede Me e sei torturata continuamente, ché essendo imbevuta di Me e riempita parte di Me stesso, allora se ne stanno in pace e ne restano contenti quando mi posseggono non solo in parte, ma in tutto." Ed avendomi lamentato della mia dura posizione ha soggiunto: "Anch'Io nel corso della mia Passione provai un'estremo abbandono, sebbene la mia Volontà fu sempre unita col Padre e con lo Spirito Santo; e ciò volli soffrire per divinizzare in tutto la croce, tanto che rimirando Me e rimirando la croce, tu ci troverai lo stesso splendore, gli stessi ammaestramenti, e lo stesso specchio in cui potresti specchiarti continuamente, senza differenza dell'uno e dell'altro." 67 - 21.04.1901 - È tale la corruzione del mondo, che tutti perirebbero, se il Signore non versasse parte della sua Croce sul mondo. Continuando il mio solito stato, quando appena ho visto il mio dolce Gesù con una croce in mano, in atto di versarla sopra le gente, e mi ha detto: "Figlia mia, il mondo è sempre corrotto, ma vi sono certi tempi che giunge a tale corruzione, che se Io non versassi sopra le genti parte della mia croce, perirebbero tutti nella corruzione, come fu ai tempi che venni Io nel mondo, la sola croce salvò molti dalla corruzione in cui erano immersi. Così in questi tempi, è giunta a tanto la corruzione, che se Io non versassi i flagelli, le spine, le croci, facendole versare anche il sangue, resterebbero sommersi nelle onde della corruzione." E mentre ciò diceva, pareva che quella croce la menava sopra le genti e succedevano castighi.

***************************************************************************

53 - 31.01.1901 - La pazienza è la chiave delle altre virtù. (…) "Figlia mia, la pazienza è superiore alla purità, perché senza pazienza l'anima facilmente si sfrena, ed è difficile mantenersi pura, e quando una virtù ha bisogno dell'altra per aver vita si dice, quella superiore a questa; anzi si può dire che la pazienza è custodia della purità, non solo, ma è scala per salire al monte della fortezza, in modo che se uno salisse senza la scala della pazienza, subito precipiterebbe dal più alto al più basso. Oltre di ciò, la pazienza è germe della perseveranza, e questo germe produce dei rami chiamati fermezza. Oh, come è ferma e stabile nel bene intrapreso l'anima paziente, non fa conto né della pioggia, della brina, del ghiaccio, del fuoco, ma tutto il suo conto è di condurre a fine il bene incominciato, perché non vi è stoltezza maggiore di colui che oggi perché piace fa un bene, domani perché non trova più gusto lo tralascia; che si direbbe d'un occhio che ad un'ora possiede la vista, e ad un altra ne resta cieco? D'una lingua che or parla, ed ora ne resta muta? Ah! sì figlia mia, la sola pazienza è la chiave segreta per aprire il tesoro delle virtù, senza il segreto di questa chiave le altre virtù non escono per dar vita all'anima e nobilitarla." 54 - 05.02.1901 - Se per giustizia Dio non concede a Luisa di soffrire la crocifissione in favore del mondo, glielo concede per tolleranza e per dissimulazione. Questa mattina il benedetto Gesù mi ha trasportato fuori di me stessa, ma si faceva vedere in uno stato che moveva a compassione anche le pietre. Oh! come soffriva e pareva che non potendo più reggere, voleva sgravarsi un poco, quasi cercando aiuto. Il mio povero cuore me lo sentivo spezzare per tenerezza, e subito l'ho tirato la corona di spine, mettendola a me per dargli sollievo, poi l'ho detto: "Dolce mio bene, è da qualche tempo che non mi avete rinnovate le pene della croce, vi prego a rinovarmeli oggi, così resterete più sollevato." E Lui: "Diletta mia, è necessario che si domanda alla giustizia per ciò fare; poiché sono giunte a tanto le cose che non può permettere che tu patisca." Io non sapevo come fare per domandare alla giustizia, quando si son presentato due donzelle che pareva che servivano alla giustizia, ed una aveva nome di tolleranza, l'altra dissimulazione; ed avendo domandato loro che mi crocifiggessero, la tolleranza mi ha preso una mano e me l'ha inchiodata, senza voler terminare, allora ho detto: "Oh! santa dissimulazione, compisci tu di crocifiggermi, non vedi che la tolleranza mi ha lasciato, fatti vedere quanto sei più brava nel dissimulare." Onde ha compito di crocifiggermi, ma con tale spasimo, che se il Signore non mi avesse sostenuta fra le sue braccia, certo sarei morta per il dolore. Dopo ciò, il benedetto Gesù ha soggiunto: "Figlia, è necessario almeno che qualche volta tu soffri queste pene, e se ciò non fosse, guai al mondo! che ne sarebbe di esso." Poi l'ho pregato per varie persone, e mi son trovata in me stessa. 55 - 06.02.1901 - L'anima deve guardare e fissarsi tanto in Gesù, da attirarlo tutto in sé, in modo che Egli non senta tanto quello che Gli fanno gli altri. (…) "Figlia mia, quando la mia grazia si trova in possesso di più persone, festeggia di più; succede come a quelle regine, quante più donzelle pendono dai loro cenni e gli fanno corona d'intorno, tanto più godono e fanno festa. Tu fissati in Me e guardami, e resterai di Me tanto presa, che tutto il materiale cadrà morto per te, e tanto devi fissarti in Me, da attirarmi tutto in te, ché Io trovando in te Me stesso, posso trovare in te il mio perfetto compiacimento. Onde, trovando in te tutti i miei piaceri possibili a trovarsi in umana creatura, non possono tanto dispiacermi quello che mi fanno gli altri." (…) 56 - 10.02.1901 - L'ubbidienza ha la vista lunghissima, come la luce; l'amor proprio invece è molto miope ed è sempre nello scrupolo. (…) (Gesù:) "Diletta mia, l'ubbidienza tiene la vista lunghissima e vince in bellezza ed in acutezza la stessa luce del sole, come l'amor proprio è molto corto di vista, tanto che non può dare un passo senza inciampare. E non ti credere tu che questa vista lunghissima l'hanno quelle anime che vanno sempre turbolente e scrupoleggiando, anzi questa è una rete che le tesse l'amor proprio, ché essendo molto corto di vista, prima le fa cadere e poi le suscita mille turbazioni e scrupolosità, e ciò che oggi hanno detestato con tanti scrupoli e timori, domani vi ricadono di nuovo, tanto, che il loro vivere si riduce a starsi sempre immerse in questa rete artifiziosa che le sa tessere ben bene l'amor proprio. A differenza della vista lunghissima dell'ubbidienza, che è omicida dell'amor proprio, ché essendo lunghissima e chiarissima subito prevede dove può dare un passo in fallo, e con animo generoso se ne astiene e vi gode la santa libertà dei figliuoli di Dio. E siccome le tenebre attirano le altre tenebre, così la luce attira altra luce, così questa luce giunge ad attirarsi la luce del Verbo, ed unendosi insieme vi tessono la luce di tutte le virtù." (…) 57 - 17.02.1901 - L'uomo viene da Dio e deve ritornare a Dio. (…) "Figlia mia, l'uomo primo nasce in Me, e ne riporta l'impronta della Divinità, ed uscendo da Me per rinascere dal seno materno le do comando che camminasse un piccolo tratto di via, ed al termino di quella via facendomi da lui trovare, lo ricevo di nuovo in Me, facendolo vivere eternamente con Me. Vedi un po' quanto è nobile l'uomo, donde viene e dove va, e qual'è il suo destino. Or, quale dovrebbe essere la santità di quest'uomo, uscendo da un Dio sì Santo? Ma l'uomo nel percorrere la via per venire un'altra volta a Me, distrugge in sé ciò che ha ricevuto di divino, si corrompe in modo che nell'incontro che gli faccio per riceverlo in Me, non più lo riconosco, non scorgo più in lui l'impronta divina, niente trovo di mio in lui e non più riconoscendolo, la mia giustizia lo condanna ad andar disperso nella via della perdizione." (…) 58 - 08.03.1901 - Solo la Croce fa conoscere Dio all'anima e se l'anima è veramente di Dio. La croce del dolore e la croce dell'amore. (…) "Figlia mia, non le opere, né la predicazione, né la stessa potenza dei miracoli, mi fecero conoscere con chiarezza Dio qual sono, ma quando fui messo sulla croce ed innalzato su di essa come sul mio proprio trono, allora fui riconosciuto per Dio; sicché la sola croce mi rivelò al mondo ed a tutto l'inferno, chi Io veramente ero; onde tutti ne restarono scossi, e riconobbero il loro Creatore. Quindi è che la croce rivela Dio all'anima, e fa conoscere se l'anima è veramente di Dio, si può dire che la croce scovre tutte le intime parti dell'anima e rivela a Dio ed agli uomini chi essa sia." Poi ha soggiunto: "Sopra due croci Io consumo le anime, una è di dolore, l'altra è di amore; e siccome in Cielo i nove cori angelici tutti mi amano, però ognuno ha il suo uffizio distinto, come i Serafini il loro uffizio speciale è l'amore ed il loro coro è messo più dirimpetto a ricevere i riverberi dell'amor mio, tanto che l'amor mio ed il loro saettandosi insieme si combaciano continuamente. Così alle anime sulla terra do il loro uffizio distintamente, a chi le rendo martire di dolore, ed a chi di amore, essendo tutti e due abili maestri a sacrificare le anime e renderle degne delle mie compiacenze."

**************************************************************************

ù48 - 15.01.1901 - Pene d'amore che si procurano a vicenda Gesù e Luisa per il fatto che Gesù non viene da lei, dovendo mandare castighi. Siccome nei giorni passati il mio diletto Gesù si è fatto vedere in qualche modo adirato col mondo, e questa mattina, non vedendolo venire, andavo pensando fra me: "Chi sa che non viene ché vuol mandare qualche castigo? E che colpa ne ho io? Siccome vuol mandare i castighi non si benigna di venire a me; sarebbe bello che mentre vuol punire gli altri, fa toccare a me il più grande dei castighi, qual'è la sua privazione." Ora, mentre dicevo questi ed altri spropositi, il mio amabile Gesù, quando appena si è fatto vedere e mi ha detto: "Figlia mia, tu formi per Me il più grande martirio, perché dovendo mandare qualche castigo non posso teco mostrarmi, perché mi leghi da per tutto, e non vuoi che faccia niente; e non venendo, tu mi assordi con le tue querele, coi tuoi lamenti ed aspettazioni, tanto, che mentre mi occupo a castigare son costretto a pensare a te, a sentirti, ed il mio cuore viene lacerato nel vederti nel tuo stato doloroso della mia privazione, perché il martirio più doloroso è il martirio dell'amore, e quanto più si amano due persone, tanto più riescono dolorose quelle pene, che non da altri, ma da mezzo loro stesse si suscitano, perciò statti quieta, calma, non voler accrescere le mie pene, per mezzo delle tue pene." Onde Lui è scomparso ed io sono lasciata tutta mortificata, nel pensare che io formo il martirio del mio caro Gesù, e che per non farlo tanto soffrire, quando non viene debbo starmi quieta, ma chi può farlo questo sacrifizio? Mi pare impossibile, e sarò costretta a continuare a martirizarci a vicenda. 49 - 16.01.1901 - La carità più gradita al Signore è soccorrere in primo luogo le anime del Purgatorio e in secondo luogo quelli che sono in questa vita più uniti a Gesù e sono nel bisogno; infine, soccorrere chi non è unito a Gesù, a seconda del tipo di aiuto. (…) (Gesù:) "La carità più accettevole a Me è per quelli che mi sono più vicini, onde i più vicini a Me sono le anime purganti, perché confermate nella mia grazia e non c'è nessuna opposizione tra la mia Volontà e la loro, vivono continuamente in Me, mi amano ardentemente, e son costretto a vederle in Me stesso soffrire, impotenti da per sé stesse a darsi il minimo sollievo. Oh! come è straziato il mio cuore dalla posizione di quelle anime, perché non mi sono lontane ma vicine, non solo vicine, ma dentro di Me, e come è gradito al mio cuore chi s'interessa per loro. Supponi tu che avessi una madre, una sorella che convivessero teco in uno stato di dolore, incapaci d'aiutarsi da per sé stesse, ed un'altro estraneo che vivesse fuori della tua abitazione, in uno stato pur di dolori, ma che si può aiutare da per sé stesso; non gradiresti tu di più, se una persona si occupasse a sollevare la tua madre o la tua sorella, che l'estraneo che può aiutarsi da per sé stesso?" Ed io: "Certamente, oh! Signore." Poi ha soggiunto: "La seconda carità più accettevole al mio cuore, è per quelle che sebbene vivono su questa terra, ma si avvicinano quasi alle anime purganti, cioè, mi amano, fanno sempre la mia Volontà, s'interessano delle cose mie come se fossero proprie, or, se questi tali si trovano oppressi, bisognosi, in stato di sofferenze, ed una si occupa a sollevarle ed aiutarle, al mio cuore riesce più gradita che se si facessero ad altri." (…) 50 - 24.01.1901 - La privazione di Gesù che soffre Luisa non è dovuta ad una sua purificazione o "notte oscura" dei mistici, ma al suo ufficio di vittima per il genere umano. Avendo passato i giorni scorsi in silenzio e qualche volta anche priva del mio adorabile Gesù, questa mattina nel venire mi son lamentata con Lui dicendo: "Signore, come non venite! come si son cambiate le cose, si vede che è, o per castigo dei miei peccati che mi private della vostra amabile presenza, o che non mi volete più in questo stato di vittima, deh! vi prego, fatemi conoscere la vostra Volontà; se non potetti oppormi quando ne volesti da me il sacrifizio, molto più ora, ché non trovandomi più meritevole d'essere vittima, me ne volete togliere." E Gesù interrompendo il mio dire, mi ha detto: "Figlia mia, Io con l'essermi fatto vittima per l'uman genere, prendendo sopra di Me tutte le debolezze, le miserie e tutto ciò che meritava l'uomo innanzi alla Divinità, rappresento il capo di tutti, e l'umana natura essendo Io il capo innanzi alla Divinità, trova in Me uno scudo potentissimo che la difende, protegge, scusa ed intercede. Ora, siccome tu ti trovi nello stato di vittima, mi vieni a rappresentare il capo della generazione presente. Quindi dovendo mandare qualche castigo per bene dei popoli e per richiamarli a Me, se Io, secondo il solito a te venissi, solo col mostrarmi teco già mi sento rinfrancato, i dolori si mitigano e mi succede come ad uno che sentisse un forte dolore e per lo spasimo grida, se a costui le cessasse il dolore, non si sentirebbe più di gridare e menarene lamenti. Così a Me succede, mitigandosi le mie pene, naturalmente non sento più di mandare quel castigo; tu poi, col vedermi naturalmente pure, cerchi di risparmiarmi e di prendere sopra di te le pene degli altri, non puoi farne a meno di fare l'uffizio tuo di vittima innanzi alla mia presenza, e se tu ciò non facessi, ciò che non mai può essere, Io ne resterei con te dispiaciuto. Eccoti la causa della mia privazione, non è perché voglia punire i tuoi peccati, tengo altri modi come purgarti, ma però te ne ricompenserò, nei giorni che vengo ti raddoppierò le mie visite, non ne sei tu contenta?" Ed io: "No Signore, ti voglio sempre, sia qualunque la causa non cedo di restarne per un sol giorno priva di Te." Mentre ciò dicevo Gesù è scomparso, ed io mi son ritornata in me stessa. 51 - 27.01.1901 - La stabilità della Fede cattolica sta nella Carità. (…) "Figlia mia, tutto lo stabilimento della fede cattolica sta nello stabilimento della carità, che unisce i cuori e li fa vivere in Me." (…) 52 - 30.01.1901 - Il veleno dell'interesse è entrato in tutti i cuori e i rimedi offerti da Gesù nella sua Passione sono disprezzati. (…) "Figlia mia, il veleno dell'interesse è entrato in tutti i cuori, e come spugna ne sono restati inzuppati di questo veleno. Questo veleno pestifero è penetrato nei monasteri, nei sacerdoti, nei secolari. Figlia mia, ciò che non cede alla luce della verità ed alla potenza della virtù, innanzi ad un vilissimo interesse cede, e le virtù più sublimi ed eccelsi, innanzi a questo veleno, come fragile vetro cadono frantumate." E mentre ciò diceva piangeva amaramente. (…) "Le mie virtù ed i meriti acquistati per l'uomo nella mia Passione, sono tante torri di fortezza in cui ognuno può appoggiarsi nel cammino della via per l'Eternità, ma l'uomo ingrato, sfuggendo da queste torri di fortezza, s'appoggia al fango, e si conduce per la via della perdizione."

****************************************************************************

42 - 26.12.1900 - Per Maria e Giuseppe fu un prodigio poter svolgere la vita ordinaria, nonostante il rapimento continuo che causava loro il Bambino. Continuando a vedere il santo Bambino, vedevo la Regina Madre da una parte e san Giuseppe dall'altra, che stavano adorando profondamente l'infante divino. Stando tutta intenta in Lui, mi pareva che la continua presenza del Bambinello li teneva assorti in estasi continuo, e se operavano era un prodigio che il Signore operava in loro, altrimenti sarebbero restati immobili senza potere esternamente accudire ai loro doveri. Anch'io vi ho fatto la mia adorazione e mi son trovata in me stessa. 43 - 27.12.1900 - Solo la Potenza di Dio poteva fare che durasse tanto tempo lo stato di Luisa; e la perseveranza è segno che l'opera è Sua. Questa mattina mi trovavo con un timore sul mio stato, che non fosse il Signore che operasse in me, con l'aggiunto che non si benignava di venire, onde dopo molto aspettare, quando appena l'ho visto, gli ho esposto il mio timore e Lui mi ha detto: "Figlia mia, prima di tutto, per gettarti in questo stato vi è un concorso della mia potenza, e poi, chi avrebbe dato a te la forza, la pazienza di stare per sì lungo tempo in questo stato, dentro d'un letto? La perseveranza sola è un segno certo che l'opera è mia, perché solo Dio non è soggetto a mutarsi, ma il demonio e la natura umana spesso spesso si mutano, e ciò che oggi amano, domani aborriscono, e ciò che oggi aborriscono, domani amano e trovano le loro soddisfazione." 44 - 04.01.1901 - Pene infernali di Luisa, priva di Gesù. In lei c'è Gesù vivo e crocifisso. (…) (Gesù:) "Se la mia immagine dentro di te fosse di legno, l'amore sarebbe apparente, perché il solo amore vero e sincero, unito alla mortificazione, mi fa rinascere vivo, crocifisso nel cuore di chi mi ama." (…) 45 - 05.01.1901 - L'ubbidienza costituisce la stessa natura umana di Gesù. Per la prima volta Luisa loda e ripara il Signore per chi Lo offende, percorrendo le mani, i piedi e il Cuore di Gesù. Dopo un futuro castigo, il Papa uscirà a consolare le genti. (…) (Gesù:) "Che vuoi da Me, Io non posso fare a meno d'ubbidire, perché la mia Umanità fu fatta apposta per ubbidire e per distruggere la disubbidienza, essendo tanta innestata con Me questa virtù, che in Me si può dire ch'è natura l'ubbidienza, ed il distintivo a Me più caro e glorioso, tanto che se la mia Umanità non avesse questo di proprio, l'aborrirei e non mi avrei giammai con Essa unito. Vuoi tu poi disobbedire? Puoi farlo, ma lo farai tu, non Io." (…) (Luisa:) "Volete qualche riparazione? Facciamola insieme, così le mie riparazioni unite alle vostre avranno i loro effetti, che da me sola credo che vi disgusteranno di più." Così ho preso la sua mano grondante sangue e baciandola ho recitato il Laudate Dominum col Gloria Patri; Gesù una parte ed io l'altra, per riparare le tante opere cattive che si commettono, mettendo l'intenzione di tante volte lodarlo per quante offese riceve per le cattive opere. Com'era commovente veder pregare Gesù. Poi ho seguitato a farlo stesso all'altra mano, mettendo l'intenzione di tante volte lodarlo per quante offese riceve per i peccati di cause. Indi i piedi con l'intenzione di tante volte lodarlo per quanti passi cattivi e per tante vie storte battute, anche sotto l'aspetto di pietà e santità. L'ultimo, il cuore, con l'intenzione di tante volte lodarlo, per quante volte il cuore umano non palpita, non ama, non desidera Iddio. Il mio diletto Gesù, pareva tutto ristorato con queste riparazioni fatte insieme con Lui. (…) 46 - 06.01.1901 - L'adorazione dei Magi: Gesù si comunicò loro con l'amore, con la bellezza e con la potenza, e così ottenne tre effetti. Luisa vuol essere la prima nell'amore a Gesù. Trovandomi fuori di me stessa, mi pareva di vedere quando i santi Magi giunsero nella spelonca di Betlemme; appena giunti alla presenza del Bambino, si compiacque di far rilucere esternamente i raggi della sua Divinità, comunicandosi ai Magi in tre modi: Con l'amore, con la bellezza, e con la potenza. In modo che restarono rapiti e sprofondati alla presenza del Bambinello Gesù; tanto che se il Signore non avesse ritirato un'altra volta internamente i raggi della sua Divinità, sarebbero restati lì per sempre senza potersi più muovere. Onde appena il Bambino ritirò la Divinità, ritornarono in sé stessi i santi Magi, si scossero stupefatti nel vedere un'eccesso d'amore sì grande, perché in quella luce il Signore li aveva fatti capire il mistero dell'Incarnazione. Indi si alzarono ed offrirono i doni alla Regina Madre, ed Essa parlò a lungo con loro, ma non so dire tutto ciò che disse, solo ricordo che l'inculcò forte, non solo la salvezza loro, ma che avessero a cuore la salvezza dei loro popoli, non avendo timore neppure di esporre le loro vite per ottenerne l'intento. Dopo ciò mi son ritirata in me stessa e mi son trovata insieme con Gesù, e Lui voleva che io gli dicessi qualche cosa, ma io mi vedevo tanto cattiva e confusa, che non ardivo dirgli niente; onde vedendo che non dicevo nulla, Lui stesso ha ripreso a dire sui santi Magi dicendomi: "Con l'avermi comunicato in tre modi ai Magi, li ottenni tre effetti, perché mai mi comunico alle anime inutilmente, ma sempre ricevono qualche loro profitto. Onde, comunicandomi con l'amore ottennero il distacco da loro stessi, con la bellezza ottennero il disprezzo delle cose terrene, e con la potenza restarono i loro cuori legati tutti a Me, ed ottennero prodezza di mettere il sangue e la vita per Me." Poi ha soggiunto: "E tu che vuoi? Dimmi, mi vuoi bene? Come mi vorresti amare?" Ed io non sapendo che dire, accrescendo la mia confusione ho detto: "Signore, non vorrei altro che voi, e se mi dite: "mi vuoi bene?", non ho parole a saperlo manifestare, solo so dire che mi sento questa passione che nessuno mi possa prevalere nell'amarvi, e che io fossi la prima ad amarvi sopra a tutti, e nessuno mi potesse sorpassare, ma questo non mi contenta ancora, per essere contenta vorrei amarvi col vostro medesimo amore, e così potervi amare come voi amate voi stesso. Ah, sì! allora solo cesserebbero i miei timori sull'amarvi." E Gesù contento, si può dire dei miei spropositi, mi ha stretto tanto a Sé, in modo che mi vedevo dentro e fuori trasmutata in Lui, e mi ha comunicato parte del suo amore. Dopo ciò mi son ritornata in me stessa, e mi pareva che per quanto amor mi viene dato, per tanto posseggo il mio Bene; e se poco l'amo poco lo posseggo. 47 - 09.01.1901 - Spiegazione dell'oppressione che Luisa sente come vittima. L'anima unita a Gesù è come un raggio unito al Sole. (…) (Gesù:) "Quello che voglio è che tu stia sempre unita con Me, come un raggio del sole che si sta sempre fisso nel centro del sole, e che da esso ne riceve la vita, calore e splendore. Supponi tu che un raggio si potesse partire dal centro del sole, che ne diverrebbe egli? Già appena uscito perderebbe la vita, la luce ed il calore, e ritornerebbe nelle tenebre riducendosi al nulla. Tale è l'anima, fino a tanto che sta unita con Me, nel mio centro, si può dire che è come un raggio del sole che vive, riceve luce dal sole, cammina dove esso vuole, insomma sta in tutto a disposizione ed alla volontà del sole; se poi da Me si distrae, si disunisce, eccola tutta tenebre, fredda e non sente in sé quel movente superno di vita divina."

*********************************************************************

37 - 23.11.1900 - Quel Gesù che si è rinchiuso interamente in Luisa è Dio infinitamente grande, nel quale stanno tutte le creature del Cielo e della terra. Vivendo in Lui, che affronto è offenderlo! E quale offesa è non bere ai ruscelli della sua Misericordia! (…) (Gesù:) "Questo che tu vedi è la misericordia contenuta, e ciò irrita maggiormente la giustizia; come non debbo far giustizia, mentre loro stessi mi contengono la misericordia?" Ed io, prendendole le mani l'ho stretto insieme dicendo: "No, Signore, non potete far giustizia, non voglio io, e non volendo io neppure Voi volete, perché la mia volontà non è più mia, ma vostra, ed essendo vostra, tutto ciò che io non voglio neppure Voi lo volete; non me l'avete detto Voi stesso, che debbo vivere in tutto e per tutto del vostro Volere?" Il mio dolce Gesù, l'ha disarmato il mio dire, si ha impicciolito di nuovo e si ha rinchiuso nel mio interno, ed io mi son trovata in me stessa. 38 - 25.11.1900 - Qual è il segno che si agisce per vero amore. È di somma importanza che la propria volontà operi unita alla Volontà di Dio. (…) (Gesù:) "Diletta mia, vuoi tu sapere quando un'opera si fa per la persona amata? Quando incontrando sacrifizi, amarezze e pene, ha virtù di cambiarle in dolcezze e delizie, perché questa è la natura del vero amore, di trasmutare le pene in gioie, le amarezze in dolcezze, se si sperimenta il contrario, segno è che non è il vero amore che agisce. Oh! quante opere si dice: Che lo faccio per Dio; ma negli incontri si danno indietro, con ciò fanno vedere che non era per Dio, ma per l'interesse proprio e piacere che sentivano." Poi ha soggiunto: "Generalmente si dice che la propria volontà guasta ogni cosa ed infetta le opere più sante, eppure questa volontà propria, si è connessa con la Volontà di Dio, non c'è altra virtù che la possa superare, perché dove c'è volontà c'è vita nell'operare il bene, ma dove non c'è volontà, c'è la morte nell'operare, oppure si opererà stentatamente come se stesse in agonia." 39 - 03.12.1900 - Il mistero della Santissima Trinità. La natura del vero amore è di essere fecondo. (…) (La SS Trinità:) "La nostra natura è formata d'amore purissimo e semplicissimo, comunicativo, e la natura del vero Amore ha questo di proprio, di produrre da sé immagini tutti a sé simile nella potenza, nella bontà e nella bellezza, ed in tutto ciò che esso contiene, solo per dare un risalto più sublime alla nostra onnipotenza, ne mette il marchio della distinzione, in modo che questa nostra natura, liquefacendosi in amore, e siccome è semplice, senza alcuna materia che potrebbe impedire l'unione, ne forma tre, e ritornando a liquefarsi ne forma un solo. Ed è tanto vero che la natura del vero Amore ha questo di produrre immagini tutti a sé simile, o di assumere l'immagine di chi si ama, che la Seconda Persona nel redimere l'uman genere, assunse la natura e l'immagine dell'uomo e comunicò all'uomo la Divinità." (…) 40 - 23.12.1900 - Non vi è nulla di più grande che Gesù e il suo Santo Volere. Che cosa si deve fare perché risulti facile e gustoso vivere in esso. (…) (Luisa:) "Mio dolce Gesù, voglio dirvi che bramo ardentemente di volere voi ed il vostro Santo Volere, e se ciò mi concedete mi renderete appieno contenta e felice." E Lui ha soggiunto: "Tu in una parola hai afferrato tutto chiedendomi ciò che di più grande è in Cielo ed in terra; ed Io, in questo Santo Volere bramo e voglio maggiormente conformarti, e per fare che ti riuscissi più dolce e gustoso il mio Volere, mettiti nel circolo della mia Volontà, e mirane i diversi pregi; fermandoti or nella santità del mio Volere, or nella bontà, or nell'umiltà, or nella bellezza ed or nel pacifico soggiorno che produce il mio Volere, ed in queste soffermazioni, che farai, acquisterai sempre più nuove ed inaudite notizie del mio Santo Volere, e ne resterai tanto legata ed innamorata, che non uscirai mai più, e questo ti porterà un sommo vantaggio, che stando tu nella mia Volontà, non avrai bisogno di combattere con le tue passioni e di stare sempre all'arma con esse, che mentre pare che muoiono, rinascono di nuovo più forti e vive, ma senza combattere, senza strepito, dolcemente se ne muoiono, perché innanzi alla Santità della mia Volontà le passioni non ardiscono di presentarsi, e perdono da per sé stesse la vita, e se l'anima sente i movimenti delle sue passione è segno che non fa dimora continua nei confini del mio Volere; vi fa delle uscite, delle scappatine nel suo proprio, volere ed è costretta a sentirne la puzza della corrotta natura. Mentre poi, se starai fissa nella mia Volontà, starai sbrigata del tutto e la tua sola occupazione sarà l'amarmi, ed essere da Me riamata." (…) 41 - 25.12.1900 - Il prodigio della Nascita di Gesù. Luisa è chiamata a ricevere Gesù dopo la Mamma. Finalità della Croce di Gesù fin dalla sua Incarnazione e dalla sua Nascita. Trovandomi nel solito mio stato mi son sentita fuori di me stessa, e dopo aver girato mi son trovata dentro d'una spelonca, ed ho visto la Regina Mamma che stava nell'atto di dare alla luce il Bambinello Gesù. Che stupendo prodigio! mi pareva che tanto la Madre quanto il Figlio trasmutati in luce purissima, ma in quella luce si scorgeva benissimo la natura umana di Gesù, che conteneva in sé la Divinità, che le serviva come di velo per coprire la Divinità, in modo che squarciando il velo della natura umana era Dio, e coperto con quel velo era uomo, ed ecco il prodigio dei prodigi: Dio ed uomo, uomo e Dio! che senza lasciare il Padre e lo Spirito Santo viene ad abitare con noi e prende carne umana, perché il vero amore non si disunisce giammai. Ora, mi è parso che la Madre ed il Figlio in quel felicissimo istante, sono restati come spiritualizzati, e senza il minimo intoppo Gesù è uscito dal seno Materno, traboccando ambedue in un eccesso d'amore, ossia quei Santissimi corpi trasformati in Luce, senza il minimo impedimento, Gesù Luce è uscito da dentro la luce della Madre, restando sano ed intatto sì l'Uno che l'Altra, ritornando poscia allo stato naturale. Ma chi può dire la bellezza del Bambinello, che in quel momento dal suo nascere trasfondeva anche esternamente i raggi della Divinità? Chi può dire la bellezza della Madre che ne restava tutta assorbita in quei raggi Divini? E san Giuseppe? Mi pareva che non fosse presente nell'atto del parto, ma che se ne stava ad un'altro cantone della spelonca, tutto assorto in quel profondo Mistero, e se non vide cogli occhi del corpo, vide benissimo cogli occhi dell'anima, perché se ne stava rapito in estasi sublime. Or nell'atto che il Bambinello uscì alla luce, io avrei voluto volare per prenderlo fra le mie braccia, ma gli angeli m'impedirono, dicendomi che toccava alla Madre l'onore di prenderlo per prima. Onde la Vergine Santissima come scossa è ritornata in sé, e dalle mani d'un angelo ha ricevuto il Figlio nelle braccia, l'ha stretto tanto forte nella foga dell'amore in cui si trovava, che pareva che volesse inviscerarlo di nuovo, poi volendo dare uno sfogo al suo ardente amore, l'ha messo a succhiare alle sue mammelle. In questo mentre io me ne stavo tutta annichilita, aspettando che fossi chiamata, per non ricevere un'altro rimprovero dagli angeli. Onde la Regina mi ha detto: "Vieni, vieni a prendere il tuo diletto e godilo anche tu, sfoga con Lui il tuo amore." E così dicendo io mi sono avvicinata, e la Mamma e me l'ha dato in braccio. Chi può dire il mio contento, i baci, i stringimenti, le tenerezze? Dopo che mi son sfogata un poco, l'ho detto: "Diletto mio, voi avete succhiato il latte dalla nostra Mamma, fate a me parte." E Lui, tutto condiscendendo, dalla sua bocca ha versato parte di quel latte nella mia, e dopo mi ha detto: "Diletta mia, Io fui concepito unito al dolore, nacqui al dolore, e morii nel dolore, e coi tre chiodi che mi crocifissero, inchiodai le tre potenze: Intelletto, memoria e volontà, di quelle anime che bramano d'amarmi, facendole restare attirati tutte a Me, perché la colpa le aveva rese inferme e disperse dal loro Creatore, senza nessun freno." E mentre ciò diceva, ha dato uno sguardo al mondo ed ha cominciato a piangere le sue miserie. Io, vedendolo piangere ho detto: "Amabile Bambino, non funestare una notte sì lieta col vostro pianto a chi vi ama, invece di dare sfogo al pianto, diamo sfogo al canto." E sì dicendo ho cominciato a cantare, Gesù si ha distratto a sentirmi cantare, ed ha cessato dal piangere, e finendo il mio verso ha cantato il suo, con una voce tanto forte ed armoniosa, che tutte le altre voci scomparivano alla sua voce dolcissima. Dopo ciò, ho pregato il Bambino Gesù per il mio confessore, e per quelli che mi appartengono, ed infine per tutti, e Lui pareva tutto condiscendente. In questo mentre mi è scomparso, ed io sono ritornata in me stessa.

******************************************************************************

32 - 14.11.1900 - Gesù ha ricevuto da sua Madre un "latte" del quale Lui diventa una fonte immensa per tutti gli uomini. Annuncio della futura Grande Guerra europea. La pena di danno delle anime purganti. Questa mattina nel venire il mio adorabile Gesù, mi ha trasportato fuori di me stessa e mi ha chiesto un ristoro alle sue pene, io niente avendo ho detto: "Dolcissimo amor mio, se ci stava la Regina Mamma poteva ristorarvi col suo latte, ché in quanto a me non ho altro che miserie." In questo mentre, è venuta la Santissima Regina, ed io subito a Lei ho detto: "Gesù sente la necessità d'un ristoro, datelo il vostro dolcissimo latte, che resterà ristorato." Onde, la nostra carissima Mamma l'ha datto il suo latte, ed il mio diletto Gesù è restato tutto ristorato. Poi a mi rivolto ha detto: "Io mi sento rinfrancato, anche tu avvicinati alle mie labbra e bevi parte di quel latte che ho ricevuto dalla mia Madre, acciò possiamo restare ambedue ristorate." Così ho fatto; ma chi può dire la virtù di quel latte che da Gesù usciva bollente, e tanto ne conteneva che pareva una fonte immensa, che ancorché bevessero tutti gli uomini, non si scemerebbe punto. Dopo ciò abbiamo girato un poco la terra, e ad un punto pareva che stavano gente seduta ad un tavolino che dicevano: Ci sarà una guerra nell'Europa, e quel ch'è più dolente è che sarà prodotta da parenti." Gesù ascoltava ciò ma non diceva niente a tal riguardo; quindi, non so certo se ci sarà sì, no, essendo i giudizi umani mutabili e ciò che oggi dicono domani disdicono. Poi mi ha trasportato dentro d'un giardino in cui sporgeva un grandissimo edifizio come se fosse un Monastero, popolato di tanta gente che riusciva difficile numerarli, il mio adorabile Gesù, alla vista di quella gente si ha voltato di spalle, si ha stretto tutto a me, mettendo la sua testa poggiata alla mia spalla vicino al collo, e mi ha detto: "Diletta mia, non farmeli vedere, altrimenti verrei molto a soffrire." Anch'io mi l'ho stretto, ed avvicinandomi ad una di quelle anime ho detto: "Ditemi almeno chi siete?" E quella ha risposto: 'Siamo tutte anime purganti, e la nostra liberazione sta legata alla soddisfazione di quei pii legati che abbiamo lasciato ai nostri successori, e siccome non si soddisfano, noi siamo costretti a starci qui, lontani dal nostro Iddio, quel pena è per noi, perché Dio si rende per noi un'Essere necessario, che non si può farne a meno, proviamo una continua morte che ci martirizza nel modo più spietato, e se non moriamo è perché la nostra anima non è a questo soggetta, onde dolenti qual siamo, restando privi di un oggetto che forma tutta la nostra vita, imploriamo da Dio che faccia provare ai mortali una minima parte delle nostre pene, col privarli di ciò che è necessario al mantenimento della vita corporale, acciocché imparino a spese proprie quanto è doloroso l'essere privi di ciò che assolutamente è necessario." Dopo ciò, il Signore mi ha trasportato altrove, ed io sentendo compassione di quelle anime ho detto: "Come, oh! mio buon Gesù, avete voltato il vostro volto da quelle anime benedette che tanto vi sospiravano, mentre bastava farvi vedere solamente per fare che quell'anime restassero libere delle pene e beatificate?" E Lui: "Oh! figlia mia, se Io mi mostrassi loro, siccome non sono del tutto purgate, non avrebbero potuto sostenere la mia presenza, ed invece di slanciarsi fra le mie braccia, confuse si sarebbero ritirate indietro e non avrei fatto altro che accrescere il mio ed il loro martirio. Ecco perciò ho fatto così." Detto ciò ha scomparso. 33 - 16.11.1900 - Gesù rinchiude il cuore di Luisa nel suo Sacratissimo Cuore e le dà come cuore il suo Amore Divino. (…) (Gesù: ) "Vedi, il tuo cuore è nel mio, quindi non è più tuo." E mi baciava e ribaciava, e mille finizze d'amore mi rifaceva; ma chi può dirle tutte? Mi riesce impossibile il manifestarle. Chi può dire quello che sentivo nel trovarmi in me stessa? So dire solamente che mi sentivo come se non fossi più io: Senza passione, senza inclinazione, senza desiderio, tutta inabissata in Dio; dalla parte del cuore sentivo un gelo sensibile a confronto delle altre parte. 34 - 18.11.1900 - Il cuore è simbolo della volontà. Quello che ha fatto Gesù (mettere il cuore di Luisa nel Suo) è per farla passare dallo stato di unione a quello della consumazione (nell'unità). Solo credendo si può vedere ciò che Gesù opera in Luisa. (…) mostrandomi il suo cuore, mi ha detto: "Diletta mia, qual vorresti, il cuor mio o il tuo? Se tu vuoi il mio, ti converrà più soffrire; sappi però che ho fatto questo per farti passare ad un'altro stato, perché quando si giunge all'unione, ad un'altro stato si passa, qual'è quello della consumazione, e l'anima per passare a questo stato di perfetta consumazione ha bisogno, o del mio cuore per vivere, o del suo tutto trasformato nel mio, altrimenti non può passare a questo stato di consumazione." (…) "Allora si conosce il cristallo e ciò che dentro contiene, che ai riverberi della luce; così è per te: Chi porta la luce della credenza toccherà con mano ciò che Io opero in te, se poi no, scorgerà le cose naturalmente." 35 - 20.11.1900 - Avendo Gesù trasformato il cuore di Luisa nel Suo, da non potersi più distinguere, Egli dà a Luisa quattro indicazioni: uniformità perfetta alla sua Volontà, umiltà profonda, purezza e ubbidienza. (…) "Diletta mia, dovendo vivere del mio cuore ti conviene d'intraprendere un modo di vivere più perfetto. Quindi voglio da te: 1. Uniformità perfetta alla mia Volontà, perché mai potrai amarmi perfettamente, che amarmi con la mia stessa Volontà; anzi ti dico che amandomi con la mia stessa Volontà giungerai ad amar Me, ed il prossimo col mio stesso modo d'amare. 2. Umiltà profonda, mettendoti innanzi a Me ed alle creature, l'ultima di tutte. 3. Purità in tutto, perché qualunque minimo mancamento di purità, tanto nell'amare quanto nell'operare, tutto nel cuore vi si rifletta, e ne resta macchiato, perciò voglio che la purità sia come la rugiada sui fiori al nascere del sole, che riflettendovi i raggi, le trasmute quelle piccole goccioline come in tante perle preziose da incantare le genti. Così tutte le tue opere, pensieri e parole, palpiti ed affetti, desideri ed inclinazioni, se saranno fregiati dalla rugiada celeste della purità, tesserai un dolce incanto, non solo all'occhio umano, ma a tutto l'Empireo. 4. L'ubbidienza va connessa con la mia Volontà, perché se questa virtù riguarda i superiori, che ti ho dato in terra, la mia Volontà è ubbidienza che riguarda Me direttamente, tanto che si può dire che l'una e l'altra sono tutte e due virtù d'ubbidienza, con questa sola differenza, che l'una riguarda Dio e l'altra riguarda gli uomini; tutte e due hanno lo stesso valore, e non ci può stare l'una senza dell'altra, quindi tutte e due devi amare d'uno stesso modo." 36 - 22.11.1900 - Gesù ha preso il posto del cuore in Luisa e ne fa l'ufficio, ma ha bisogno di essere sempre nutrito col suo stesso Volere. (…) (Gesù:) "Oggi ho deciso di restituirti, invece del cuore, Me stesso." (…) "Avendo Io preso posto del cuore, ti conviene tenere un cibo sempre preparato come nutrirmi, il cibo sarà il mio Volere e tutto ciò che ti mortificherai e priverai per amor mio." (…)

***************************************************************************

24 - 23.10.1900 - L'Amore eterno della SS. Trinità si compiace di continuare nelle creature; così è nell'unione tra Gesù, Luisa e il Confessore. (…) (Gesù:) "Diletta mia, ecco il simbolo della Sacrosanta Trinità: Io, il padre, e tu. Il mio amore fino ab eterno non è stato mai solo, ma sempre unito in perfetta e scambievole unione con le Divine Persone, perché il vero amore non sta mai solo, ma produce altri amori e gode di essere riamato dagli amori che lui stesso ha prodotto, e se sta solo, o non è della natura dell'amor divino, oppure è solo apparente. Se sapessi quanto mi compiaccio e gusto di poter continuare nelle creature quell'amore che fin ab eterno regnava e regna tutt'ora nella Santissima Trinità. Ecco pure, perciò dico che voglio il consenso dell'intenzione del confessore unito con Me, per poter continuare più perfettamente quest'amore simbolico della Triade Sacrosanta." 25 - 29.10.1900 - Conforto di Luisa, bevendo al costato del Signore. La Carità deve regnare. (…) (Gesù:) "La cosa più essenziale e necessaria in un'anima, è la carità; se non ci sta la carità, succede come a quelle famiglie o regni che non hanno reggitori, tutto è sconvolto, le più belle cose restano oscurati, non si vede nessuna armonia, chi vuol fare una cosa e chi un'altra. Così succede nell'anima dove non regna la carità, tutto è in disordine, le più belle virtù non armonizzano tra loro; ecco perciò la carità si chiama regina, perché ha regine, ordine e dispone tutto." 26 - 31.10.1900 - La Madonna veste Luisa di una veste preziosa, per disarmare con fortezza la Divina Giustizia. La rassegnazione. (…) (Luisa ispirata da Gesù:) "La medicina più salutare ed efficace negli incontri più tristi della vita è la rassegnazione. Tu col disperarti, invece di prendere la medicina, ti stai prendendo il veleno come uccidere l'anima tua. Non sai tu che il rimedio più opportuno a tutti i mali, la cosa principale che ci rende nobili, ci divinizza, ci rassomiglia a Nostro Signore ed ha virtù di convertire in dolcezza le stesse amarezze, è la rassegnazione? Che cosa fu la vita di Gesù sulla terra, se non continuare il Volere del Padre, e mentre stava in terra, stava unito col Padre in Cielo? Così l'anima rassegnata mentre vive in terra, l'animo e la volontà sua sta unita con Dio nel Cielo. Si può dare cosa più cara e desiderabile di questa?" 27 - 02.11.1900 - L'anima afflitta e angosciata nel vedere le offese che si fanno a Gesù, deve ripararlo, ma deve poi entrare in Lui per trovare la pace e i contenti. (…) (Gesù:) "Stati dentro di Me, lì solo troverai la vera pace e stabile contento, perché dentro di Me non penetra nulla di ciò che non appartiene alla pace e contentezza, e chi dimora in Me non fa altro che nuotare nel pelago (signif: quantità grandissima) di tutti i contenti; mentre poi, all'uscire fuori di Me, ancorché l'anima non si brigasse di niente, solo a vedere le offese che mi fanno ed il modo come mi dispiacciono, già viene a partecipare alle afflizioni, e ne resta perturbata; perciò tu di tanto in tanto dimenticati di tutto, entra dentro di Me e vieni a gustare la mia pace e felicità, poi esci fuori e fammi l'ufficio della mia riparatrice." (…) 28 - 08.11.1900 - L'ufficio dell'ubbidienza è di sradicare dall'anima le passioni terrene, riportandola allo stato di Giustizia originale. (…) Onde pareva che (Gesù) mi dicesse: "Che l'ubbidienza è tanto glorificata perché ha virtù di svelare fin dalle radici le passioni umane, distrugge nell'anima tutto ciò che è terreno e materiale, e con suo grande onore restituisce all'anima il suo primiero stato, cioè come fu creata da Dio nella giustizia originale, cioè prima d'essere cacciata dall'Eden terrestre, ed in questo sublime stato, l'anima si sente tirata fortemente a tutto ciò ch'è bene, si sente connaturato con sé tutto ciò che è buono, santo e perfetto, con un'orrore grandissimo anche al l'ombra del male. Con questa natura felice ricevuta dall'espertissima mano dell'ubbidienza, l'anima non prova più difficoltà ad eseguire i comandi ricevuti, molto più che chi comanda sempre il buono deve comandare, ed ecco come l'ubbidienza sa improntare bene l'immagine divina, non solo, ma cambia la natura umana nella divina, perché come Dio è buono, santo e perfettissimo, ed è portato a tutto ciò che è buono ed odia sommamente il male, così l'ubbidienza ha virtù di divinizzare l'umana natura, e di farle acquistare le proprietà divine; e quanto più l'anima si lascia maneggiare da questa espertissima mano, tanto più acquista di divino, e distrugge l'essere proprio. Ed ecco perciò è tanto glorificata ed onorata; tanto che Io stesso mi sottoposi a lei e ne restai onorato e glorificato, e restituii per mezzo suo l'onore e la gloria a tutti i miei figli che per la disubbidienza avevano perduto." (…) 29 - 10.11.1900 - L'amore perfetto sta nella vera fiducia. (…) (Gesù:) "L'amore più perfetto sta nella vera fiducia che dovesse avere verso l'oggetto amato, ed ancorché si vedesse perduto l'oggetto che si ama, allora più che mai è tempo di dimostrare questa viva fiducia. Questo è il mezzo più facile per mettersi in possesso di ciò che ardentemente si ama." (…) 30 - 11.11.1900 - Il patire spirituale di Luisa quando le manca Gesù. Uscire dal D. Volere è cadere nelle tenebre. (…) "Ah! figlia mia, non uscire dal mio Volere, ché uscendo da dentro il mio Volere vieni a perdere la mia conoscenza, e non conoscendo Me, vieni a perdere la conoscenza di te stessa, perché allora si distingue con chiarezza se c'è oro o fango che ai riverbi della luce; che se tutto è tenebre facilmente si possono scambiare gli oggetti. Ora, luce è il mio Volere, che dandoti la mia conoscenza, ai riverbi di questa luce vieni a conoscere chi sei tu, e vedendo la tua debolezza, il tuo puro nulla, ti attacchi alle mie braccia ed unita col mio Volere vivi con Me nel Cielo. Ma se tu vuoi uscire dal mio Volere, prima che verrai a perdere, la vera umiltà, e poi verrai a vivere sulla terra, e sarai costretta a sentire il peso terreno, a gemere e sospirare come tutti gli altri sventurati che vivono fuori della mia Volontà." (…) 31 - 13.11.1900 - Luisa vede nel suo interno la SS. Trinità, raffigurata in tre Bambini, e lo stato tristissimo della Chiesa e dei Sacerdoti. Dopo aver passato parecchi giorni di privazione amarissima, avendo fatto la santa comunione, dentro il mio interno ho visto tre Bambini, era tanta la loro bellezza ed eguaglianza, che parevano tutti e tre nati ad un parto. L'anima mia n'è restata sorpresa e stupita nel vedere tanta bellezza rinchiusa nel cerchio del mio interno tanto miserabile, molto più cresceva il mio stupore, ché vedevo questi tre Bambini come se avessero in mano tante corde d'oro, e con queste sì legavano loro tutto a me, ed il cuore mio tutto a loro. Dopo poi, come se ognuno prendesse posto, hanno incominciato a discutere tra loro; ma io non intendevo e non trovo parole come poter ridire il loro altissimo linguaggio, sol so dire che dentro un batter d'occhio ho visto le tante miserie umane, l'avvilimento e spogliamento della Chiesa, lo stesso degradare dei sacerdoti, che invece d'essere luce per i popoli, sono tenebre, onde tutta amareggiata da questa vista ho detto: "Santissimo Iddio, date la pace alla Chiesa, fatele restituire ciò che l'hanno tolto, non permettete che i cattivi ridano alle spalle dei buoni." E mentre ciò dicevo hanno detto: "Sono arcani di Dio incomprensibili." Detto ciò sono scomparsi, ed io sono ritornata in me stessa.

*****************************************************************************

20 - 15.10.1900 - Luisa, oggetto di accanita lotta tra Gesù, che la vuole crocifissa, e l'ubbidienza, che non vuole e le impedisce perfino il morire. Questa mattina avendo fatto la comunione, il benedetto Gesù mi ha fatto sentire la sua voce che diceva: "Figlia mia, questa mattina mi sento tutta la necessità d'essere ristorato, deh! prendi un po' le mie pene sopra di te, e lasciarmi riposare alquanto nel tuo cuore." Ed io: "Sì mio bene, fatemi sentire le tue pene, e mentre io soffro invece tua, avrete tutto l'agio di potervi ristorare e prendere un dolce riposo; solo vi chiedo che indugiate un'altro poco finché resto sola, perché mi pare che stia il confessore ancora, acciò nessuno mi possa vedere soffrire." E Lui: "Che fa che stia il padre presente, non sarebbe meglio che invece d'averne uno a ristorarmi, ne avessi due? Cioè, tu soffrendo e quello concorrendo meco con la stessa mia intenzione?" In questo mentre, ho visto il confessore che metteva l'intenzione della crocifissione, ed il Signore subito, senza il minimo indugio mi ha partecipato le pene della croce. Onde dopo essere stata un poco in quelle sofferenze, il confessore mi ha chiamato all'ubbidienza, Gesù si è ritirato ed io cercavo di sottopormi a chi mi comandava. Quando in un'istante, di nuovo è venuto il mio dolce Gesù che mi voleva sottoporre la seconda volta alle pene della crocifissione, ed il padre non voleva; ed io quando mi uniformavo con Gesù, cioè a soffrire, Gesù veniva; quando il confessore vedeva che incominciavo a soffrire, con l'ubbidienza arrestava il patire, Gesù si ritirava; soffrivo ben si una pena grande nel vederlo ritirarsi, ma facevo quanto più potevo per obbedire, e delle volte siccome il confessore lo vedevo presente lasciavo fare a Loro, aspettando chi doveva vincere: L'ubbidienza o Nostro Signore. Ah! mi pareva di vedere lottare l'ubbidienza e Gesù, tutte e due potenti, abili a potere affrontare una lotta. Dopo che hanno lottato ben bene, nell'atto di vedere chi vinceva, è venuta la Regina Mamma, che avvicinandosi al padre l'ha detto: "Figlio mio, stamattina che vuole Lui stesso che soffra, lascialo fare, altrimenti non sarete risparmiati, neppure in parte, dai castighi." In quel momento, il padre come se fosse distratto a sostenere la lotta, e Gesù vincitore mi ha sottoposto di nuovo alle pene, ma con tale veemenza ed acerbi spasimi che non so io stessa come sono rimasta viva; quando mi credevo di morire, l'ubbidienza di nuovo mi ha richiamato e per poco mi son trovata in me stessa. Ristorandosi il benedetto Gesù, ma non contento ancora, ritornando voleva ripetere la terza volta, ma l'ubbidienza armandosi di fortezza, questa volta si è fatto vincitrice, perdendo il mio diletto Gesù. Con tutto ciò di tanto in tanto cercavo chi sa potesse vincere Lui di nuovo, tanto che non mi dava requie ed ho dovuto dire: "Ma Signor mio, state un po' quieto e lasciatemi in pace; non vedete che l'ubbidienza si è messa in armi, e non ve la vuol cedere? Perciò abbiate pazienza, e se volete ripetere la terza volta promettetemi di farmi morire." E Gesù: "Sì, vieni." L'ho detto al Padre, ed anche in questo l'ubbidienza si è resa inesorabile, ad onta che il mio dolce bene mi chiamava col dirmi: "Luisa vieni." Lo dicevo che mi chiama, ma mi era risposto un no reciso. Che bella ubbidienza è questa, siccome vuol fare in tutto, e sopra tutto da signora, si vuol ficcare in cose che a lei non l'appartiene, qual'è il morire; e poi bella cosa esporre una povera infelice ai pericoli di morire, farla toccare con mano il porto della felicità eterna, e poi per farsi vedere che sa fare in tutto da signora, a via di forza, che possiede, la trattiene e la fa giacere nella misera prigione del corpo, e se si domanda perché tutto questo, primo che non ti risponde, e poi nel suo muto linguaggio ti dice: "Perché? Perché son signora ed ho impero su di tutto." Pare che se si vuol stare in pace con questa benedetta ubbidienza, ci vuole una pazienza da santo, non solo, ma quella dello stesso Nostro Signore; altrimenti si starà in continui attriti, perché si tratta che vuol toccare gli estremi. Onde vedendo che non poteva vincere niente, il benedetto Signore si è acquietato all'ubbidienza e mi ha lasciato in pace, mi ha mitigato le pene che soffrivo e mi ha detto: "Diletta mia, nelle pene che hai sofferto, ho voluto farti provare il furore della mia giustizia col versarla un poco sopra di te. Se tu potessi vedere con chiarezza il punto dove l'hanno fatto giungere gli uomini, e come il furore della mia giustizia si è armata contro di essi, tu tremeresti verga a verga, e non faresti altro che pregarmi che piovessero sopra di te le pene." Onde pareva che mi sostenesse nelle mie sofferenze, e per rincorarmi mi diceva: "Io mi sento meglio, e tu?" Ed io: "Ah! Signore, chi può dirvi quello che sento, mi pare come se avessi stata stritolata dentro d'una macchina, provo tale sfinimento di forze, che se voi non m'infondete vigore non posso riavermi." E Lui: "Diletta mia, è necessario che almeno di tanto in tanto tu sentissi con intensità le pene; prima per te, perché per quanto buono fosse un ferro, se si lascia a lungo senza metterlo nel fuoco, sempre viene a contrarre qualche poco di ruggine; secondo per Me, se a lungo non mi sgravassi sopra di te, il mio furore si accenderebbe in tal modo, che non avrei nessun riguardo, né le userei nessun risparmio, e se non ti prendesse sopra di te le mie pene, come potrei mantenerti la parola di risparmiare in parte il mondo dai castighi?" Dopo ciò è venuto il confessore a chiamarmi all'ubbidienza, e così sono ritornata in me stessa. 21 - 17.10.1900 - Aspetto con cui si mostra la Giustizia Divina. Chi può disarmare il suo furore. (…) (Gesù:) "Eppure un'anima sofferente, ed una preghiera umilissima mi fa perdere tutta la mia fortezza, e mi rende tanto debole da farmi legare da quell'anima, come a lei pare e piace." (…) 22 - 20.10.1900 - Come la Giustizia vuole la sua soddisfazione, così anche l'Amore e tutti gli altri attributi divini. Questa mattina, nel venire il mio adorabile Gesù, mi faceva vedere i suo attributi e mi ha detto: "Figlia mia, tutti i miei attributi stanno in continua attitudine per gli uomini, e tutti esigono il loro tributo." Poi ha soggiunto: "Come la giustizia vuole la soddisfazione di ciò che è ingiusto, così il mio amore vuole lo sfogo d'amare e d'essere amato. Tu mettiti nella giustizia, e prega, ripara, e quando ricevi qualche colpo abbi la pazienza a sopportarlo; poi passa nel mio amore e dammi lo sfogo dell'amore, altrimenti resterei defraudato nell'amore, come questa volta mi sento tutta la necessità di dare sfogo al mio amore represso, e se non mi venisse dato di farlo, languirei e verrei meno." (…) 23 - 22.10.1900 - Criterio per riconoscere che quello che si opera in Luisa viene da Dio e non dal demonio. Chiarimento riguardo ai castighi. L'ubbidienza vuole sostituire la ragione umana con quella Divina. (…) (Gesù:) "Chi è che assicura che esce il sole se non la luce che mette in fuga le tenebre notturne, ed il calore che spande nella stessa luce? Se si direbbe che è uscito il sole, e con ciò si vede più densa l'oscurità della notte, e non si sentirebbe nessun calore, che diresti tu? Che non è sole vero ch'è uscito, ma falso, perché non si veggono gli effetti del sole. Or, se la mia vista ti fuga le tenebre e ti mostra la luce della verità, facendoti sentire il calore della mia grazia, perché vuoi lambiccarti il cervello che non sono Io che opero in te?" (…)

*********************************************************

15 - 02.10.1900 - Lo stato di vittima di Luisa è più importante agli occhi di Dio dello stesso patire. Uscirà da questo stato quando in Italia incominceranno le stragi. Temendo che non fosse più Volontà di Dio il mio stato, nel venire il benedetto Gesù, ho detto: "Quanto temo che non fosse più Volontà vostra il mio stato, perché veggo che mi mancano le due cose principali che mi tenevano legata, cioè: Il patire e la mancanza della vostra presenza." E Lui: "Figlia mia, non è che non voglia più tenerti in questo stato, ma siccome voglio castigare il mondo, perciò non ci vengo e ti faccio mancare il patire." Ed io: "A che pro starmi in questo stato?" E Lui: "La tua posizione di vittima, ed il tuo continuo aspettarmi, già mi spezza le braccia, perché tu non vedi a Me, Io invece ti veggo benissimo, e numero tutti i tuoi sospiri, le tue pene, i tuoi desideri di volermi, e questo tuo starti tutta intenta in Me, è sempre un'atto di riparazione per tanti che non si brigano di Me, né mi desiderano, mi disprezzano, e stanno tutti intenti alle cose terrene, infangati nel lezzo dei vizi. Onde il tuo stato essendo tutto opposto al loro, viene sempre a spezzare la giustizia; tanto che tenere te in questo stato ed incominciare le guerre sanguinose in Italia, mi riesce quasi impossibile." Ed io: "Ah! Signore, starmi in questo stato senza patire mi riesce quasi impossibile, mi sento mancare le forze, perché la forza di starmi in questo stato mi viene dalle sofferenze. Onde mancandomi queste, qualche giorno quando non ci venite, io cercherò d'uscirmene; ve lo dico prima acciò non vi dispiaciate." E Lui: "Ah! Sì, sì, uscirai da questo stato quando incomincerò le strage in Italia, allora te lo sospenderò del tutto." Mentre ciò diceva, faceva vedere le guerre fierissime che dovranno succedere tanto tra i secolari, quanto quella contro della Chiesa; il sangue inondava i paesi come quando succede una pioggia dirotta, il mio povero cuore si contorceva per il dolore nel vedere ciò, e ricordandomi del mio paese ho detto: "Ah! Signore, come voi dite che mi sospenderete del tutto, fate capire che neppure della povera Corato avrete compassione, neppure la risparmierete?" E Lui: "Se i peccati giungono ad un certo numero, in modo che non si meritano di tenere anime vittime, e quelli che ti tengono vittima non s'interessano, Io non avrò nessun riguardo di lei, cioè, di Corato." Detto ciò è scomparso, ed io sono restata tutta oppressa ed afflitta. 16 - 04.10.1900 - Dolore di Gesù nel dover castigare le sue stesse membra, ma la Giustizia deve essere soddisfatta. Necessità che nel mondo ci siano anime vittime, per non essere annientato. (…)"Figlia mia, che mi sento! che mi sento! sono pene inenarrabili ed incomprensibili all'umana natura; sono carni dei miei figlioli che vengono lacerate, ed è tanto il dolore che sento, che mi sento lacerare le mie stesse carni." E mentre ciò diceva, gemeva e si doleva. 17 - 10.10.1900 - Angoscia di Luisa nel dover scrivere quello che scrive. La cosa più essenziale è non uscire mai dalla verità. L'anima esce dal corpo per l'intensità del dolore o dell'amore al Signore. Le nefandezze di Roma e dei governanti. (…) (Gesù:) "Sicuro che meritano d'essere bruciati questi tuoi scritti, ma vuoi sapere in qual fuoco? Nel fuoco del mio amore, perché non vi è pagina che non manifesti a chiare note il modo come amo le anime; tanto se son cose che riguardano te, tanto se riguardano il mondo; ed il mio amore in questi tuoi scritti trova uno sfogo ai miei preoccupati ed amorosi languori." (…) "…devi sapere che solo per due ragioni l'anima può uscire dal corpo: Per forza del dolore, che succede la morte naturale; o per forza d'amore reciproco tra Me e l'anima, perché essendo quest'amore tanto forte, che né l'anima la durerebbe, né Io posso durarla a lungo senza godere di Lei; perciò la vado tirando a Me, e poi la rimetto di nuovo nel suo stato naturale; e l'anima più che da un filo elettrico tirata, va e viene come a Me piace. Ecco che ciò che tu credi castigo è amore finissimo." (…) Dopo ciò il benedetto Gesù mi ha trasportato ad una città, dove erano tante le colpe che si commettevano, che usciva come una nebbia densissima, puzzolente, che s'innalzava verso il cielo; e dal cielo scendeva un'altra nebbia folta, e dentro vi stavano condensati tanti castighi, che pareva che fossero bastanti a sterminare questa città, ond'io ho detto: "Signore, dove ci troviamo? Che parti son questi?" E Lui: "Qui è Roma, dove son tante le nefandezze che si commettono, non solo dai secolari, ma anche dai religiosi, che meritano che questa nebbia li finisca d'accecare, meritandosi il loro sterminio." (…) 18 - 12.10.1900 - Diversità tra il patire accettato e il patire cercato per amore di Gesù. Nostro Signore sconfisse i nemici più forti dell'uomo: l'amore ai piaceri, alle ricchezze e agli onori. (…) "Figlia mia, i nemici più potenti dell'uomo sono: L'amore ai piaceri, alle ricchezze, ed agli onori, che rendono infelice l'uomo, perché questi nemici s'intromettono fin nel cuore, e lo rodono continuamente, l'amareggiano, l'abbattono, tanto, da farli perdere tutta la felicità, ed Io sul Calvario sconfissi questi tre nemici, ed ottenni grazia per l'uomo di vincerli anch'esso, e gli restituii la felicità perduta. Ma l'uomo sempre ingrato e sconoscente, rigetta la mia grazia, ed ama accanitamente questi nemici, che mettono il cuore umano ad una tortura continua." (…) 19 - 14.10.1900 - L'amore è tutta la gioia e tutto il dolore tra Gesù e Luisa. Arrivano i corruttori dell'innocenza e della gioventù, che apriranno la strada a tanti altri mali. Questa mattina mi sentivo tanto stordita, che non capivo me stessa, né potevo andare secondo il solito in cerca del mio sommo bene. Onde di tanto in tanto si muoveva dentro del mio interno e si faceva vedere, e tutta abbracciandomi e compatendomi mi diceva: "Povera figlia, hai ragione che non sai stare senza di Me, come potresti tu vivere senza del tuo amato?" Ed io, scossa dalle sue parole ho detto: "Ah! diletto mio, che duro martirio è la vita per gli intervalli che sono costretta a starmi senza di voi. Lo dite voi stesso, che ne ho ragione, e poi mi lasciate?" E Lui, furtivamente si è nascosto come se non volesse che sentisse ciò che mi diceva, ed io son lasciata di nuovo nel mio stordimento, senza poter dire più niente; quando mi ha visto stordita di nuovo, è uscito, e diceva: "Tu sei tutto il mio contento, nel tuo cuore trovo il vero riposo, e riposandomi vi provo le più care delizie." Ed io di nuovo scotendomi ho detto: "Anche per me voi siete tutto il mio contento, tanto che tutte le altre cose non son per me che amarezze." E Lui ritirandosi di nuovo, sono rimasta a mezza voce, restando più stordita di prima, e così ha seguitato questa mattina, pareva che avesse voglia di scherzare un poco. Dopo ciò mi son sentita fuori di me stessa, ed ho visto che venivano persone sconosciute vestite da borghesi, e la gente nel vederle, tutte si raccapricciavano e mettevano un grido di spavento e di dolore, specie i bambini e dicevano: "Se questi ci danno sopra, per noi è finita." E soggiungevano: "Nascondete le giovani, povera gioventù se giunge in mani di queste." Onde io, rivolta al Signore ho detto: "Pietà, misericordia, allontanate questo flagello tanto pericoloso per la misera umanità, vi muovano a compassione le lacrime dell'innocenza." E Lui: "Ah! figlia mia, solo per l'innocenza ho riguardo degli altri, solo essa mi strappa la misericordia e mitiga il mio giusto sdegno."

*********************************************************************

9 - 19.09.1900 - L'ubbidienza impone a Luisa che non deve morire e perciò deve chiedere di essere sollevata nel patire. Nessuno come lei potrà amare e desiderare Gesù. Raddoppiandosi sempre più lo spasimo del dolore, avrei voluto nasconderlo e fare che nessuno se ne avvertisse, ed avrei voluto tenere in segreto, senza aprirne col confessore ciò che ho detto di sopra; ma era tanto forte lo spasimo che mi è riuscito impossibile, ed il confessore avvalendosi della sua solita arma dell'ubbidienza, mi ha comandato che gli manifestasse il tutto; onde dopo averlo manifestato, ogni cosa, mi ha detto che per ubbidienza dovevo pregare il Signore che mi liberasse, altrimenti facevo peccato. Che sorta d'ubbidienza, è sempre lei che si attraversa ai miei disegni. Onde, di mala voglia ho accettato questa nuova ubbidienza, e con tutto ciò non avevo cuore di pregare il Signore che mi liberasse da un'amico sì caro, qual'è il dolore, molto più che speravo d'uscire dall'esilio di questa vita. Il benedetto Gesù mi tollerava, e nel venire mi ha detto: "Tu soffri molto, vuoi che ti liberi?" "Sì, ma me ne voglio venire." Gesù è scomparso, ed io ritornando in me stessa mi son ricordata dell'ubbidienza ricevuta, ed ho dovuto accusarmi al confessore, e mi ha comandato che assolutamente non voleva che me ne andassi, e che il Signore mi doveva liberare. Che pena sentivo nel ricevere questa ubbidienza, pare proprio che vuol toccare gli estremi della mia pazienza. Ed io, dimenticata un momento l'ubbidienza, ho detto: "No Signore, no, non mi liberate, me ne voglio venire; e poi Tu sai che non so amarti, sono fredda, non faccio grandi cose per te, almeno ti offro questo patire per soddisfare a ciò che non so fare per amor tuo." E Lui: "Ed Io figlia mia, infonderò tanto amore e tanta grazia in te, in modo che nessuno mi possa amare e desiderare come te, non ne sei tu contenta?" 10 - 20.09.1900 - L'ubbidienza impedisce a Luisa di morire e la libera dalle sue sofferenze mortali. Continuando a soffrire, anzi più che mai mi sentivo un risentimento nel mio interno, ché mi veniva vietato di poter morire. Onde nel venire il mio adorabile Gesù, mi ha rimproverato della mia tardanza nell'ubbidire, che fino allora pareva che mi tollerasse; in questo mentre vedevo il confessore, ed a lui voltandosi gli ha preso la mano e gli ha detto: "Quando vieni, segnatela alla parte del dolore, che la farò ubbidire." Ed è scomparso. Onde, rimanendo sola vi sentivo più intenso il dolore. Dopo è venuto il confessore e trovandomi sofferente, anche lui mi ha rimproverato, ché non ubbidivo, ed avendogli detto ciò che avevo visto, e quello che Nostro Signore aveva detto al confessore, lui nel sentirmi mi ha segnato la parte dove soffrivo, ed in due minuti ho potuto respirare e muovermi, mentre prima non potevo farlo senza sentire spasimi atroci; mi pare che l'ubbidienza e quei segni di croce mi hanno legato il dolore in modo che non posso più dolermi, ed ecco che son rimasta delusa nei miei disegni, perché questa signora ubbidienza ha preso tal potere sopra di me che non mi lascia fare niente di ciò che voglio, anche nello stesso patire vuole lei signoreggiare, e debbo stare in tutto e per tutto sotto il suo impero. 11 - 21.09.1900 - Struggente amore di Luisa al patire. L'ubbidienza fu tutto per Gesù e così deve essere tutto per Luisa. Chi può dire la mia afflizione nel restare priva del mio carissimo amico dolore? Ammiravo, sì, il prodigioso impero della santa ubbidienza, come pure la virtù che il Signore aveva comunicato al confessore, che col'ubbidienza e col segnarmi mi aveva liberato da un male che per me lo ritenevo grave, e che era bastante a disfare il mio corpo; ma con tutto ciò non potevo fare a meno di non sentire la pena d'essere priva d'un dolore tanto buono, che impietosiva ed inteneriva il benedetto Gesù, in modo che lo facevo venire quasi continuamente. Onde nel venire Nostro Signore mi son lamentata con Lui col dirgli: "Diletto mio bene, che mi hai fatto? Mi hai fatto liberare dal confessore, dunque ho perduto la speranza di lasciare per ora la terra, e poi perché fare tanti rigire, potevate voi stesso liberarmi, ché avete messo il padre in mezzo? Ah! forse non avete voluto dispiacermi direttamente, non è vero?" E Lui: "Ah! figlia mia, come presto hai dimenticato che l'ubbidienza fu tutto per Me; l'ubbidienza voglio che sia tutto per te. E poi, ho messo in mezzo il padre, per fare che tu avessi riguardo di lui, come la mia stessa persona." Detto ciò, è scomparso lasciandomi tutta amareggiata. Quante ne sa fare la signora ubbidienza, bisogna conoscerla ed aver che ci fare con lei per lungo tempo, e non per poco, per poter dire veramente chi ella sia, e bravo, bravo alla signora ubbidienza, quanto più si sta, più ti fai conoscere. Io per me, a dire il vero, t'ammiro, son costretta anche ad amarti; ma non posso farne a meno, specie quando me ne fai qualcuna delle grosse, di non sentirmi corrucciata con te. Perciò ti prego, oh! cara ubbidienza, d'essere più indulgente, più indulgente a farmi soffrire. 12 - 22.09.1900 - Non si deve avere mestizia quando tutto ciò che Gesù ha messo è santo. Merito di Luisa nel disporsi tante volte alla morte. (…) "…Sappi però, che ogni qualvolta ti disponi a fare il sacrifizio della morte, altrettante volte ti ridono il merito, come se realmente morissi, e questo ti deve essere di gran consolazione, molto più che ti conformi a Me maggiormente, ché la mia vita fu un continuo morire." (…) 13 - 29.09.1900 - Amore che Gesù sente da parte di Luisa. Il pregare e il soffrire servono a risparmiare, almeno in parte, il mondo. (…) "Figlia mia, è vero che voglio castigare il mondo, tengo in mano le sferze come percuoterlo, ma è pur vero che se v'interessate tanto tu quanto il confessore a pregarmi ed a soffrire, è sempre un appoggio, e verrete a mettere tanti puntelli come risparmiare il mondo, almeno in parte, altrimenti non trovando nessun appoggio e puntelli, a mano libera mi sfogherò sopra le genti." 14 - 30.09.1900 - Gesù ricorre all'argomento della sua Mamma per convincere Luisa a continuare nel suo stato. (…) (Gesù:) "Per ora non volerti occupare di me, ma ti prego d'occuparti della mia Mamma, consolala ché sta molto afflitta per i castighi più pesanti che sto per versare sopra la terra."

*************************************************************

5 - 12.09.1900 - Luisa non riesce a sopportare il patire di Gesù e perciò si sente in colpa, ma Gesù la conforta. Il vero motivo è che ci saranno rivoluzioni e macchinazioni contro la Chiesa. Continua quasi lo stesso, questa mane nel venire ha versato le sue amarezze, ed io son lasciata tanto sofferente, che ho incominciato a pregare il Signore che mi desse la forza e che mi sollevasse un poco, ché non potevo resistere. In questo mentre, mi è venuto un lume nella mente che facevo peccato in ciò fare, e poi, che dirà il benedetto Gesù, mentre in altre occasioni l'ho pregato tanto che versasse, questa volta che senza farsi pregare aveva versato, andavo cercando sollievo, pare che mi vado facendo più cattiva, e giunge a tanto la mia cattiveria, che anche innanzi a Lui stesso non mi astengo di commettere difetti e peccati. Onde, non sapendo che fare per riparare, ho risolto nel mio interno che per questa volta, per fare un maggiore sacrifizio e darmi una penitenza, acciocché la mia natura un'altra volta non ardisse di cercare sollievo, di rinunziare la venuta di nostro Signore, e se venisse dovevo dirgli: "Non venite amore, abbiate compassione di me, e mi sollevate." Così ho fatto, ed ho passato parecchie ore in denso patire e senza di Gesù; quanto mi costava amaro. Ma Gesù avendo di me compassione, senza che lo cercassi è venuto, ed io subito gli ho detto: "Abbiate pazienza, non ci venite, che non voglio sollievo." E Lui: "Figlia mia, son contento del tuo sacrifizio, ma hai bisogno d'un ristoro, altrimenti verresti meno." Ed io: "No Signore, non voglio sollievo." Ma Lui avvicinandosi alla mia bocca, quasi per forza ha versato dalla sua bocca qualche goccia di latte dolce, che ha mitigato il mio patire; chi può dire la confusione, il rossore che provavo innanzi a Lui, aspettandomi un rimprovero, ma Gesù, come se non avesse avvertito la mia mancanza, si mostrava più affabile, più dolce. Io vedendo così, ho detto: "Mio adorabile Gesù, una volta che avete versato in me ed io soffro, non dovete risparmiare il mondo, non è vero?" E Lui: "Figlia mia, credi tu che Io abbia versato tutto in te? E poi, come potresti affrontare tutto ciò che di castigo verserò sul mondo; tu stessa hai visto che quel poco che ho versato non potevi resistere, e se non fossi venuto ad aiutarti, l'avresti finito, or che sarebbe se versassi tutto in te? Cara mia, ti ho data la parola, in parte ti contenterò." Dopo ciò mi ha trasportato fuori di me stessa, in mezzo alle genti, e continuavo a vedere i tanti mali, specie macchinazioni di rivoluzione contro la Chiesa, e tra la società, d'uccidere il Santo Padre e sacerdoti. Io mi sentivo straziare l'anima nel vedere queste cose, e pensavo tra me: "Se non sia mai, giungessero ad effettuarsi queste macchinazioni, che ne sarà? Quanti mali ne verranno? E tutta afflitta ho guardato Gesù, e Lui mi ha detto: "E di quella sommossa successa di qua, che ne dici tu?" Ed io: "Quale sommossa? Nel mio paese non è successo niente." E Lui: "Non ti ricordi la sommossa d'Andria?" "Sì, Signore." "Ebbene, pare ch'è niente, ma non è così, quella fu tutta occasione, ed è un attizzo, una forza ad altri paesi come smuoversi e spargere sangue, recando oltraggio alle persone sacre, ed ai miei tempi, e perché ognuno vuole mostrare quanto sia più bravo nell'elettrizzare il male, faranno a gara a chi più possa farne." Ed io: "Ah! Signore, date la pace alla Chiesa e non permettete tanti guai!" E volendo più dire, mi è scomparso, lasciandomi tutta afflitta ed impensierita. 6 - 14.09.1900 - Gesù sfoga le sue amarezze in Luisa. I pochi buoni di questi tempi saranno come Gesù, l'Agnello condotto al macello. Questa mattina il mio adorabile Gesù non ci veniva, onde dopo molto aspettare si faceva vedere da dentro il mio interno, che facendosi appoggio del mio cuore cingeva le sue braccia d'intorno e poggiava la sua sacratissima testa, tutto afflitto, serio, in modo che t'imponeva silenzio, e voltato di spalle al mondo. Dopo essere stato qualche poco in muto silenzio, perché l'aspetto in cui si mostrava non faceva ardire di dire una parola, si ha tolto da quella posizione e mi ha detto: "Avevo risoluto di non versare, ma son giunto a tal punto le cose, che se non versassi scoppierebbero imminente tali fracassi, da muovere rivoluzione, da farne stragi sanguinolenti." Ed io: "Sì, Signore, versate, questo è l'unico mio desiderio, che sfogate sopra di me l'ira vostra e risparmiate le creature." Così ha versato un poco. Dopo poi, come se si fosse sollevato ha soggiunto: "Figlia mia, come agnello mi feci condurre al macello, e stiedi muto innanzi a chi mi sacrificò, così sarà di quei pochi buoni di questi tempi; ma però questo è l'eroismo della vera virtù." Di nuovo ha soggiunto: "Ho versato, se ho versato vuoi tu che versi un'altro poco, così mi alleggerisco di più?" Ed io: "Signore mio, non me lo domandate neppure, sono a vostra disposizione, potete fare di me ciò che volete." Così ha versato di nuovo e mi ha scomparso, lasciandomi sofferente e contenta per il pensiero che avevo alleggerito le pene del mio diletto Gesù. 7 - 16.09.1900 - Le sommosse di Andria. Continuando a venire il mio amabile Gesù, mi ha partecipato varie pene della sua passione, e poi mi ha trasportato fuori di me stessa, facendomi vedere i paesi circonvicini, specie mi pareva che fosse Andria, che se il Signore non fa uso della sua onnipotenza per loro castigo, le cose smosse si faranno serie, molto più pareva che ci stasse l'incitamento da parte d'alcuni preti a queste smosse, che più amareggiavano Nostro Signore. Onde, dopo d'aver visitato varie chiese insieme con Gesù benedetto, facendo atti di riparazione ed adorazione per le tante profanazioni che si commettono nelle chiese, Gesù mi ha detto: "Figlia mia, lasciami versare un poco, che sono tali e tante le amarezze che non posso tranguggiarle solo, ed il mio cuore non le può sopportare." Così ha versato e mi è scomparso, ritornando altre volte senza dirmi più niente. 8 - 18.09.1900 - La carità verso il prossimo predispone a tutte le virtù; la sua mancanza, a tutti i vizi. A che servono i desideri di Luisa di finire la sua vita terrena per arrivare in Cielo. (…) "Figlia mia, chi fa danno al prossimo fa danno a sé stesso, ed uccidendo il prossimo uccide l'anima sua, e siccome la carità predispone l'anima a tutte le virtù, così non avendo la carità, predispone l'anima a commettere ogni sorta di vizi."

*************************************************************************

1 - 05.09.1900 - L'amore ha bisogno di essere alimentato dalla speranza costante. (…) "Figlia mia, il vero amore è quando è sostenuto dalla speranza, e dalla speranza perseverante, perché se oggi spero e domani no, l'amore si rende infermo, ché essendo l'amore alimentato dalla speranza, per quanto alimento le somministra, tanto più si rende più forte, più robusto, più vivo l'amore; e se questo viene a mancare, prima s'inferma il povero amore, rimanendo solo, senza sostegno, finisce col morire del tutto. Perciò, per quanto grandi siano le tue difficoltà, mai, neppure per un momento devi scostarti dalla speranza col timore di perdermi; anzi, devi fare in modo che la speranza, superando tutto, ti faccia trovare sempre unita con Me, ed allora l'amore avrà perpetua vita." 2 - 06.09.1900 - Luisa, in quanto vittima, deve fare l'ufficio di Gesù, di soffrire, pregare e placare la Divina Giustizia. Continua a venire il mio Dolcissimo Gesù. Questa mattina appena venuto, ha voluto versare un poco le sue amarezze in me, e poi mi ha detto: "Figlia mia, Io voglio dormire un poco, e tu fa il mio uffizio di soffrire, pregare e placare la giustizia." Così Lui ha preso sonno, ed io mi son messa a pregare vicino a Gesù. Dopo, risvegliandosi, abbiamo girato un poco in mezzo alle genti, e mi ha fatto vedere diversi combinamenti che stanno facendo, come uscire per smuovere rivoluzione, e specialmente notavo un'assalto all'improvviso che stavano macchinando per riuscire meglio nel loro intento, e per fare che nessuno si potesse difendere e prevenirsi contro il nemico. Quanti spettacoli funesti! Ma però pare che il Signore non li dà libertà ancora per ciò fare, e non sapendo loro la cagione, si rodono di rabbia, che ad onta della loro perversa volontà si veggono impotenti a ciò fare. Non ci vuol altro che il Signore conceda loro questa libertà, che il tutto è preparato. Dopo ciò ce ne siamo ritornati, e Gesù si mostrava tutto piagato, e mi ha detto: "Vedi quante piaghe mi hanno aperto e la necessità dello stato continuo di vittima, delle tue sofferenze, perché non c'è momento che mi risparmiano d'offendermi; ed essendo continue le offese, continue devono essere le sofferenze e le preghiere per risparmiarmi, e se ti vedi sospeso il patire, trema e temi, ché non vedendomi rinfrancato nelle mie pene, non sia che conceda ai nemici quella libertà da loro tanto bramata." Nel sentire ciò, mi son messa a pregarlo che facesse soffrire a me, ed in questo mentre, vedevo il confessore che con le sue intenzioni sforzava Gesù a farmi soffrire. Allora il benedetto Signore mi ha partecipato tali e tante pene, che non so io stessa come sono lasciata viva, ma però il Signore nelle mie pene non mi ha lasciato sola, anzi pareva che non le dava il cuore di lasciarmi, ed ho passato parecchi giorni insieme con Gesù, e mi ha comunicato tante grazie e mi faceva comprendere tante cose; ma parte per lo stato sofferente, parte che non so manifestarmi, passo innanzi e faccio silenzio. 3 - 09.09.1900 - Luisa ha bisogno di essere preparata da Gesù per riceverlo nell'Eucaristia. Gesù e la Mamma Regina parlano di Luisa: la sua disponibilità totale alla D. Volontà è sufficiente a risparmiare i castighi, almeno in parte, quantunque una purificazione ci deva essere. Continua a venire, però sono stata la maggior parte della notte senza di Gesù, onde nel venire mi ha detto: "Figlia mia, che vuoi, che con tanta ansia mi stai aspettando? Ti bisogna forse qualche cosa?" Ed io, siccome sapevo che dovevo fare la comunione, ho detto: "Signore, tutta la notte vi stavo aspettando, molto più che dovendo fare la comunione, temo che il mio cuore non stasse ben disposto per potervi ricevere, perciò ho bisogno che l'anima mia fosse rivista da voi per potersi disporre ad unirmi con voi sacramentalmente." E Gesù, benignamente ha rivisto l'anima mia per prepararmi a riceverlo, e poi mi ha trasportato fuori di me stessa, ed insieme ho trovato la nostra Regina Mamma che diceva a Gesù: "Figlio mio, quest'anima sarà sempre pronta a fare ed a soffrire ciò che Noi vogliamo; e questo è come un legame che ci lega la giustizia, perciò risparmiate tante strage e tanto sangue che devono spargere le genti." E Gesù ha detto: "Madre mia, è necessario lo spargimento del sangue perché voglio che questa stirpe di re decada dal suo regnare, e questo non ci può essere senza sangue, ed anche per purgare la mia Chiesa perch'è molto infettata; al più posso concedere di risparmiare in parte, per riguardo delle sofferenze." In questo mentre vedevo la maggior parte dei deputati che stavano macchinando come far decadere il re, e pensavano di mettere sul trono uno di quei deputati che stavano consigliandosi, dopo ciò mi son trovata in me stessa; quante miserie umane, ah! Signore, abbiate compassione della cecità in cui è immersa la povera umanità. Onde continuando a vedere il Signore e la Regina Madre, ho visto il confessore insieme, e la Vergine Santissima ha detto: "Vedi, mio Figlio, abbiamo un terzo, qual'è il confessore che si vuole unire con Noi e prestare l'opera sua con l'impegnarsi a concorrere per farla soffrire, per soddisfare la divina giustizia, ed anche questo è un rendere più forte la fune che vi lega come placarvi; e poi, quando mai avete resistito alla forza delle unioni di chi soffre e prega, e di chi concorre teco puramente per il solo fine di glorificarvi e per il bene dei popoli." Gesù sentiva la Madre, aveva riguardo del confessore ma non ha pronunziato sentenza al tutto favorevole, ma si limitava a risparmiare in parte. 4 - 10.09.1900 - Perversità del mondo. Gesù fa parlare Luisa di questa perversità per concludere Lui, di fronte allo sgomento di Luisa, quanto siano necessari i castighi. Questa mattina mi son trovata fuori di me stessa e vedevo le tante nefandezze e peccati enormissimi che si fanno, come pure commessi contro alla Chiesa ed il Santo Padre. Onde, ritornando in me stessa, è venuto il mio adorabile Gesù e mi ha detto: "Che ne dici tu del mondo." Ed io, senza sapere dove voleva sbattere questa domanda, impressionata com'ero delle cose viste, ho detto: "Signore benedetto, chi può dirvi la perversità, la durezza, la bruttezza del mondo? Non ho parola come dirvi quanto ne è cattivo!" E Lui, prendendo occasione delle mie stesse parole ha soggiunto: "Hai visto com'è perverso? Tu stessa l'hai detto, non c'è modo come arrenderlo, dopo che l'ho tolto quasi il pane, se ne sta nella stessa tenacità, anzi peggio, e per ora va a procurarselo coi furti e con le rapine, facendo danno al suo simile, quindi è necessario che gli tocchi la pelle, altrimenti si pervertirà maggiormente." Chi può dire come sono restata di stucco a questo parlare di Gesù, mi pare che sono stata io l'occasione come farlo sdegnare contro del mondo; invece di scusarlo l'ho dipinto nero, ho fatto quanto ho potuto dopo a scusarlo, ma non mi ha dato retta; il male era già fatto. Ah! Signore, perdonami questa mancanza di carità, ed usate misericordia.