21-7-2017  SUNTO9 DEL LIBRO DI CIELO

22 - 09.11.1909 - L'unione con Gesù nell'agire forma un organo ed ogni sofferenza vi aggiunge un nuovo tasto, che Gesù si compiace di suonare. Trovandomi nel solito mio stato, mi pareva di vedere Nostro Signore che stendeva le sue braccia dentro di me, e con le sue mani pareva come se si facesse una sonatina stando dentro di me con un organo, e Gesù si divertiva col suonare. Io Gli ho detto: "Oh! come vi divertite bene." E Gesù: "Sì che mi diverto. Devi sapere che avendo tu fatto le cose insieme con Me, cioè, avendomi amato col mio amore, adorato con le mie adorazioni, riparato con le mie stesse riparazioni, e così di tutto il resto, quindi in te le cose sono immense come le mie, e questa unione d'operare ha formato quest'organo; ma però ogniqualvolta tu soffri qualche cosa di più, vi aggiungi un altro tasto, ed Io subito ci vengo a fare la mia sonatina per vedere che suono fa questo altro tasto, e vi prendo un divertimento di più, perciò quanto più soffri, tanto più d'armonia vi accresci al mio organo, ed Io più mi diverto." 23 - 16.11.1909 - La privazione di Gesù non è segno di disordine nell'anima; disordine è solo il peccato. Perché c'era e non c'è più la partecipazione della Passione a Luisa. (…) (Gesù:) "…In quanto al disordine te l'avrei detto; e sai chi mette il disordine nell'anima? Solo il peccato, anche minimo, oh! come la deforma, la scolorisce, la debilita, ma gli stati di animo, le privazioni, non le recano nessun nocumento. Perciò statti attenta a non offendermi anche minimamente, e non aver timore di disordine nell'anima tua." (…) 24 - 20.11.1909 - Quanto diversa è la croce, se si prende con vedute umane o con vedute divine. (…) "Figlia mia, chi prende la croce secondo le vedute umane la trova infangata, e quindi più pesante e amara; invece chi prende la croce secondo le vedute divine la trova piena di luce, leggiera e dolce, perché le vedute umane sono prive di grazia, di forza e di luce, e quindi sente la baldanza di dire: "Perché quello mi ha fatto quel torto? Perché questo mi ha recato questo dispiacere, questa calunnia?" E l'anima si riempie di sdegno, di ira, di vendetta, e quindi la croce s'infanga, s'ottenebra e diventa pesante ed amara. Invece le vedute divine sono piene di grazie, di forza e di luce, e quindi non si sente la baldanza di dire: "Signore perché mi hai fatto questo?" Anzi si umilia, si rassegna, e la croce si fa leggera e le porta luce e dolcezza." 25 - 25.11.1909 - Il primo lavoro nelle anime lo fa nell'interno l'Amore; poi sbocca all'esterno. L'agonia di Gesù nel Getsemani: la Passione che Gli fece soffrire l'Amore. (…) "Figlia mia, gli uomini non fecero altro che lavorare la scorza della mia Umanità, e l'amore eterno mi lavorò tutto il di dentro, sicché nella mia agonia, non gli uomini, ma l'amore eterno, l'amore immenso, l'amore incalcolabile, l'amore nascosto mi aprì larghe ferite, mi trafisse con chiodi infuocati, mi coronò con spine ardenti, mi abbeverò con fiele bollente; sicché la mia povera Umanità, non potendo contenere tante specie di martiri in un medesimo tempo, sboccò fuori larghi rivi di sangue, si contorceva e giunse a dire: "Padre, se è possibile togliete da Me questo calice, però non la mia, ma la tua Volontà sia fatta." Ciò che non fece nel resto della Passione. Sicché tutto ciò che soffrii nel corso della Passione, lo soffrii tutto insieme nell'agonia, ma in modo più intenso, più doloroso, più intimo, perché l'amore mi penetrò fin nelle midolla delle ossa e nelle fibre più intime del cuore, dove mai potevano giungere le creature, ma l'amore a tutto arriva, non c'è cosa che gli possa resistere. Onde il mio primo carnefice fu l'amore. Perciò nel corso della Passione non ci fu in Me neppure uno sguardo bieco verso di chi mi faceva da carnefice, perché tenevo un carnefice più crudo, più attivo in Me, qual era l'amore, e dove i carnefici esterni non giungevano, o qualche particella veniva risparmiata, l'amore riprendeva il suo lavoro e in nulla mi risparmiava. E così è in tutte le anime, il primo lavoro lo fa l'amore, e quando l'amore ha lavorato e la ha riempito di sé, quello che si vede di bene all'esterno, non è altro che lo sbocco del lavorio che l'amore ha fatto nell'interno." 26 - 22.12.1909 - L'abbandono e la privazione di Sé che Gesù dà alle anime, alle quali si è comunicato in modo straordinario; le priva delle loro cose, per riempirle delle Sue divine. (…) "Figlia mia, quasi in tutte le anime in cui mi son comunicato in modo straordinario, ho permesso alla fine della vita questi stati di abbandono, e questo non solo per altri miei fini, ma anche per restare in tutta la mia condotta onorato e giustificato, perché molti dicono: "Sicuro che queste anime dovevano giungere ad un punto sì alto di santità e tanto lo hanno amato, con tanti favori, con tante grazie e carismi, dovevano essere ben ingrate per non giungere a tanto. Se li avessimo ricevuto noi, anche noi saremmo giunti più di loro." Ed Io, a giustificare la mia condotta, manifesterò loro gli abbandoni, le privazioni in cui ho messo queste anime, che è un purgatorio vivente per loro, e quindi la loro fedeltà, l'eroismo delle loro virtù, e come è più facile e tollerabile soffrire la povertà senza conoscere le ricchezze, che nascere ricco, abituarsi a vivere ricco, e poi perdere le ricchezze e vivere povero; molto più che le ricchezze soprannaturali non sono come le materiali che servono al corpo, e al più si diffondono all'esterno, le soprannaturali penetrano fin nelle midolla, nelle fibre più intime, nella parte più nobile dell'intelligenza, basta dire che è più che martirio. Io stesso mi impietosisco tanto, che quasi mi si spezza il cuore per tenerezza, e sono costretto a sentirmelo spezzare spesso spesso che non posso resistere, ed anche per dar loro forza per poter compiere la loro consumazione. Tutti gli angeli e santi hanno l'occhio si di loro e me le vegliano per non farle soccombere, sapendo il crudo martirio che soffrono. Figlia mia, coraggio, tu hai ragione; ma sappi che tutto è amore in Me." 27 - 24.02.1910 - Luisa si sente riempita di Gesù: è segno che la tiene nella casa della sua Divinità. Questa mattina, nella comunione, mi lamentavo con Gesù che non so più manifestare il mio stato a chi devo; mi sento, sí, molte volte riempita di Lui, mi pare che lo tocco ovunque, ed anche toccando me stessa tocco Gesù, ma non so dirne parola, non vorrei che perdermi in Gesù, nella profondità del più stretto silenzio, e se sono costretta, oppure aizzata a dire, oh! Dio, che sforzo che devo mettere, e mi sento come una bambina che sente un sonno forte, e la vogliono destare per forza, e di conseguenza prende dei picci. Onde dicevo a Gesù: "Di tutto mi hai privato, dei tuoi patimenti, dei tuoi favori, di farmi sentire la tua voce armoniosa, dolce e soave, non più mi riconosco come mi sono fatta; se mi fai capire qualche cosa è tanto dentro dentro, che non trova la via per uscire fuori. Dimmi mia vita, come devo comportarmi?" E Gesù: "Figlia mia, se tieni Me, tieni tutto, e già ti basta. Se ti senti riempita di Me, è segno che ti tengo nella casa della mia Divinità. Se un ricco ammettesse nella sua casa un povero, è segno che darà al povero tutto ciò che gli sarà necessario, ad onta che non gli parli sempre, che non lo carezzi, altrimenti sarebbe disonore del ricco. E non sono Io più del ricco? Dunque quietati, e cerca di manifestare all'ubbidienza quello che puoi; il resto, lascia tutto alla mia cura."

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16 - 06.10.1909 - La natura e le tre virtù del vero amore. Stato in cui si trova Luisa, dopo avere rinunciato ad andare subito in Cielo, che ha sacrificato alla carità e all’ubbidienza, ed essendo confermata in Grazia.

(…) "Figlia mia, è proprio così, come tu dicevi, che il vero amore facilita tutto, esclude ogni timore, ogni dubbio, e tutta la sua arte è d’impossessarsi della persona amata, e quando l’ha fatto sua, l’amore stesso le somministra i mezzi come conservare l’oggetto acquistato. Or, che timore, che dubbio può avere l’anima d’una cosa sua? Che cosa non spera? Anzi, quando è giunta a prenderne il possesso, l’amore si fa ardimentoso e giunge fino a pretendere gli eccessi e fino all’incredibile, non più c’è tuo e mio, l’amore vero può dire: "Tuo sono io, e mio sei tu, sicché possiamo disporre insieme, felicitarci insieme, godercela insieme." Se ti ho acquistato voglio servirmene come mi piace. E come l’anima in questo stato di vero amore può andare pescando difetti, miserie, debolezze, se l’oggetto acquistato tutto le ha condonato, di tutto l’arricchisce, e l’oggetto che possiede la va purificando continuamente? Queste sono le virtù del vero amore: Tutto purificare, di tutto trionfare, e a tutto arrivare. Difatti, che amore ci potrebbe essere per una persona che si teme, che si dubita, che non si spera tutto? L’amore ci perderebbe il più bello delle sue qualità, è vero che anche nei santi si vede questo, questo dice che nei santi l’amore può essere imperfetto e può avere la sua varietà, secondo gli stati in cui si trovano. In te la cosa è ben diversa, dovendo essere tu con Me in Cielo, ed avendolo sacrificato per amore dell’ubbidienza e del prossimo, l’amore è restato in te confermato, la volontà confermata a non offendermi, sicché la tua vita è come una vita che è già passata, perciò non avverti il fardello delle miserie umane. Onde statti bene attenta a ciò che a te conviene, e ad amarmi fino all’infinito Amore."

 

17 - 07.10.1909 - Gesù custodisce e difende i suoi, circondandoli di spine.

(…) "Figlia mia, è tale e tanta la gelosia, la cautela che ho delle mie creature, che per non farle guastare sono costretto a circondarle di spine l’anima ed il corpo, affinché le spine tengano allontanato il fango che potrebbe imbrattarle. Ecco perciò figlia mia, ché anche i miei più grandi favori con cui favorisco le anime a Me care le circondo di spine, cioè di amarezze, di privazioni, di stato d’animo, affinché queste spine non solo me le custodiscano, ma non me le facciano imbrattare dal fango dell’amor proprio e di altro."

 

18 - 14.10.1909 - Segni certi che è proprio Gesù Colui che viene da Luisa e a lei si manifesta  (contro ciò che i sacerdoti pensano di lei). Segno anche per Luisa, che Gesù è sempre con lei.

Continuando il mio solito stato, mi pareva di trovarmi in braccia il bambino; e da uno se ne sono fatti tre, ed io mi sentivo tutta immersa in loro. Or la mattina venendo il confessore, mi ha domandato se Gesù fosse venuto, ed io gli ho detto come sopra ho scritto, senza aggiungere altro. Il confessore mi ha detto: "Niente ti hanno detto? Niente hai compreso?"

Ed io: "Non so dire bene." E continuava a dirmi: "Ed è stata tutta la Trinità, e non sai dir niente? Sei diventata più stupida, si vede che sono sogni." Ed io: "Sì, è vero che sono sogni." Ha seguitato a dire altro, e mentre il confessore diceva, io mi sono sentita stringere forte forte dalle braccia di Gesù, tanto da perdere i sensi, e Gesù che mi diceva: "Chi è che vuole molestare la figlia mia?" Ed io: "Il padre ha ragione, perché io non so dire niente non hanno nessun segno che sei Gesù Cristo che vieni da me." E Gesù ha continuato a dirmi: "Io faccio a te come farebbe il mare ad una persona che andasse a tuffarsi nel profondo del mare. Io ti tuffo tutta nel mio Essere, in modo che tutti i tuoi sensi ne restano inondati; in modo che vuoi dire della mia immensità, profondità ed altezza, e puoi dire che era tanta che la vista si è sperduta; se vuoi dire delle mie delizie, delle mie qualità, puoi dire che sono tali e tante che facevi per aprire la bocca per numerarle, e ne restavi affogata, e così di tutto il resto. E poi, come nessun segno ho dato che fossi Io? Falso. Chi ti ha mantenuto ventidue anni di letto, senza romperti, e con piena calma e pazienza? E’ stata forse virtù loro, o virtù mia? E le prove che fecero i primi anni di questo tuo stato, o farti stare immobile per 10, per 7, per 18 giorni senza prendere niente dei necessari alimenti, erano forse loro che ti mantenevano o Io?"

Poi, avendomi chiamato il padre, sono ritornata in me stessa. Onde avendo il confessore celebrato la Santa Messa, ho fatto la comunione, e dopo è ritornato Gesù; ed io mi sono lamentata con Gesù che non ci veniva come prima, che il suo tanto amore che mi voleva, mi pareva convertito in freddezza, è vero che lamentandomi Teco mi adduci sempre scuse, che è ché vuoi castigare e perciò non vieni, a io non ci credo, chi sà che male ci sta nell’anima mia e perciò non vieni, almeno dimmelo, che a qualunque costo, anche a metterci la vita, lo toglierò; ma senza di Te non posso starci, pensa come vuoi, così non posso andare avanti, o con Te in terra, o con Te in Cielo." E Gesù benedetto, spezzando il mio dire mi ha detto: "Chetati, chetati, non sto da te lontano, ma sto sempre con te; non mi vedi sempre, ma sempre sto con te, anzi ci sto nel più intimo del tuo cuore per riposarmi, e come tu mi cerchi e con pazienza tolleri le mie privazioni, così mi circondi di fiori per alleviarmi e farmi riposare più pacifico."

E mentre ciò diceva, pareva che intorno a Gesù erano tante le varietà dei fiori che quasi lo nascondevano. Poi ha soggiunto: "Tu non ci credi che è per castigare il mondo che ti tengo priva di Me; eppure è così. Quando meno ti credi sentirai cose che succederanno." E mentre ciò diceva, mi faceva vedere nel mondo guerre, rivoluzioni contro la Chiesa, chiese incendiate, e quasi imminente.

 

19 - 02.11.1909  - Non guardare il passato, ma solo il presente.

(…) "Figlia mia, non guardare il passato, perché il passato già sta in Me e ti può essere di distrazione, e ti può fare sbagliare quel poco di via che ti rimane da fare, perché quel rivolgerti al passato ti fa rallentare il passo per il presente cammino, e quindi ci perdi tempo e non prendi via. Ma invece guardando solo al presente terrai più coraggio, ti starai più stretta con Me, e prenderai più via e non passerai pericolo di sbagliare."

 

20 - 04.11.1909 - Come prende Luisa tutto l’Essere di Gesù. Che cosa è la Beatitudine dell’Essere Divino.

(…) "Figlia mia, anche tu puoi, col prendere tutto il mio Essere ed insieme la mia beatitudine, rendere beati gli altri. Perché il mio Essere ha la virtù di beatificare? Perché tutto è armonia in Me, una virtù armonizza con l’altra: La giustizia con la misericordia, la santità con la bellezza, la sapienza con la fortezza, l’immensità con la profondità ed altezza, e così di tutto il resto, tutto è armonia in Me, niente è discordante; queste armonie rendono beato Me stesso e beatifico tutti quelli che a Me si avvicinano. Onde tu col prendere il mio Essere, sta attenta che tutte le virtù armonizzino tra loro, e questa armonia comunicherà la beatitudine a chiunque a te s’avvicina, perché vedendo in te bontà, dolcezza, pazienza, carità, uguaglianza in tutto, si sentiranno beati stando a te vicini."

 

21 - 06.11.1909 - La croce della privazione di Gesù purifica l’anima e la unisce sempre di più a Lui.

Stavo lamentandomi con Gesù delle sue privazioni, e facendosi vedere appena mi ha detto: "Figlia mia, la croce unisce sempre più con Me. Queste privazioni che tu soffri ti fanno sorvolare sopra di te stessa, perché non trovando in te Colui che ami, ti viene a noia la vita, le cose che ti circondano tutte t’infastidiscono, non hai dove poggiarti; Colui nel quale tu solo poggiavi, pare che in te ti manca, e quindi l’anima sorvola, sorvola fino a purgarsi di tutto, fino a consumarsi, ed in queste consumazioni il tuo Gesù ti darà l’ultimo bacio e ti troverai in Cielo. Non ne sei tu contenta?"

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14 - 01.10.1909 - Spiegazione delle pene di Luisa. Se lei continua a vivere, è solo per la carità e per l'ubbidienza al Confessore. Luisa ormai è Corpo di Gesù. Trovandomi molto afflitta per il povero mio stato, mi sentivo nauseante a me stessa, ed abominevole presso Dio. Mi sentivo che il Signore mi avesse lasciato a metà del cammino, e senza di Lui non ci posso andare più avanti, mi sento che non più vuol servirsi di me per risparmiare il mondo dai castighi, e quindi ha allontanato da me croci, spine, ha rotto tutta la partecipazione della Passione, comunicazioni; solo quello che veggo è che sta all'erta di farmi stare in pace. Mio Dio, che pena, se Tu stesso non mi tenessi distratta da queste mie perdite di croci, di Te, e tutto, io ne morrei di dolore. Ah! se non fosse per il tuo Santo Volere, in qual mare di mali vi sarei caduta! Ah! tienimi sempre nel tuo Santo Volere, e ciò mi basta. Ora, trovandomi nel solito mio stato, piangevo e dicevo tra me: "Il buon Gesù non ha fatto nessun conto di me, né degli anni di letto, né dei sacrifizi, di niente, altrimenti non mi avrebbe lasciato, e piangevo, piangevo. In questo mentre, me lo son sentito muovere nel mio interno, ed ho perduto i sensi, ed anche fuori di me continuavo a piangere. Ed allora, come se si avesse aperto una porta nel mio interno, ed ho visto Gesù. Io mi sentivo corrucciata e non gli dicevo niente, solo piangevo. Gesù mi ha detto: "Chetati, chetati, non piangere, se tu piangi Io mi sento toccare il cuore e vengo meno d'amore per te. Vuoi tu accrescere le mie pene per cagione dell'amor tuo?" Poi ha soggiunto, prendendo un'aria maestosa e come sedendosi nel mio cuore sopra d'un trono, pareva che teneva una penna in mano e scriveva, ed a me rivolto mi ha detto: "Vedi se non tengo conto delle cose tue, non solo degli anni di letto, di sacrifizi, ma anche dei pensieri che fai per Me; scrivo i tuoi affetti, i tuoi desideri, tutto, tutto, ed anche quello che vorresti fare, vorresti soffrire, e perché Io non te lo concedo, tu non fai. Tutto numero, peso e misuro, affinché niente venga disperso e di tutto venga ricompensata; e come scrivo, così le conservo nel mio proprio cuore." Poi, non si dire come, mentre prima stavo nel mio interno, poi io mi trovavo in Gesù; pareva che la testa di Gesù stesse al posto della mia testa, e tutte le mie membra gli servivano di corpo; ed ha ripetuto: "Vedi come ti tengo, come membra del mio stesso corpo." Ed è scomparso. Dopo poco, essendo ritornato Gesù ed io continuando a starmene afflitta, e di tanto in tanto erompevo in pianto, mi ha detto: "Figlia mia, coraggio, non ti ho lasciato, piuttosto mi sto nascosto, perché se mi facessi vedere come prima, tu mi legheresti dappertutto, ed Io non potrei in niente castigare il mondo. Né ti ho lasciato a mezzo cammino; non ti ricordi quali sono questi anni dello scorcio del tuo vivere? Sono gli anni voluti dal tuo confessore, non ti ricordi che non una volta, ma per ben quattro o cinque volte ti sei trovata a lottare con Me, Io che ti volevo portare, e tu dicevi, l'ubbidienza non voleva, e mentre Io ti avevo preparato per poterti portare con Me, ero costretto a lasciarti di nuovo. Vedi ora le conseguenze che ne porti, sono anni di sosta e di pazienza; la carità e l'ubbidienza hanno le loro spine, che fanno larghe ferite e fanno sanguinare il cuore, ma fanno sbocciare le rose più rubiconde, odorose e belle; perché vedendo nel tuo confessore il frutto del suo buon volere e la carità e il timore che il mondo potesse essere castigato, per ciò, vi ho concorso in qualche modo; ma se Io non avessi trovato nessuno che mi avesse pregato ed interposto, di certo non saresti stata qui. Ma via, coraggio, non sarà poi tanto lungo l'esilio, e ti prometto che verrà un giorno che più non mi farò vincere da nessuno." Chi può dire in quali amarezze io nuoto, confortata, sì, ma amareggiata fino nelle midolla delle ossa, e non posso ricordarmi di ciò senza piangere, tanto, che nel dirlo al confessore, tanta era la foga delle lacrime che pareva che m'inquietassi con lui, e veramente gli ho detto: "Voi siete stato la causa dei miei mali." 15 - 04.10.1909 - Importanza delle "Ore della Passione" per chi le fa. L'ora della Via Crucis. Riparazioni, ringraziamenti, adorazione e amore nella D. Volontà. Distrarsi col pensiero di sé dispiace moltissimo a Gesù. Continuando il mio stato d'afflizione e di perdita del mio benedetto Gesù, stavo secondo il mio solito tutta occupata nel mio interno nelle ore della Passione; giusto quell'ora che parlo era l'ora in cui Gesù si caricava del pesante legno della croce. Tutto il mondo era a me presente: Presente, passato e futuro, tutta la mia fantasia pareva che vedesse tutte le colpe di tutte le generazioni, che pressavano e quasi schiacciavano il benigno Gesù, sicché la croce non era altro che fuscello di paglia, ombra di peso a confronto di tutti i peccati, ed io che cercavo di stringermi presso Gesù e dicevo: "Vedi mia vita, mio bene, mi sto io per tutti loro: Vedi quante onde di bestemmie? Io a ripetere vi benedico per tutti; quante onde di amarezze, di odi, di disprezzi, d'ingratitudini, di pochissimo amore? Ed io voglio raddolcirvi per tutti, amarvi per tutti, ringraziarvi, adorarvi, onorarvi per tutti; ma le mie riparazioni sono fredde, meschine, finite; Tu che sei l'offeso sei Infinito, quindi anche le mie riparazioni, il mio amore, voglio farlo infinito, e per farlo infinito, immenso, interminabile, mi unisco con Te, con la tua stessa Divinità, anzi, insieme al Padre e con lo Spirito Santo, e vi benedico con le vostre bendizioni, vi amo col vostro amore, vi raddolcisco con le vostre stesse dolcezze, vi onoro, vi adoro, come fate tra le Divine Persone." Ma chi può dire tutte le sciocchezze che dicevo? Non la finirei mai se volessi dire tutto. Quando mi trovo nelle ore della Passione, mi sento che insieme con Gesù, io pure abbracciassi l'immensità del suo operato, e per tutti e per ciascuno glorifico Iddio, riparo, impetro per tutti, e quindi il dirlo tutto mi riesce difficile. Onde, mentre ciò facevo, il pensiero mi ha detto: "Pensi ai peccati degli altri, e i tuoi? Pensa a te, ripara per te." Quindi ho cercato di pensare ai miei mali, alle mie grandi miserie, alle privazioni di Gesù, causa i miei peccati, e distraendomi dalle cose solite del mio interno, piangevo la mia grande sventura. In questo mentre, il mio sempre amabile Gesù si è mosso nel mio interno, e con voce sensibile mi ha detto: "Vuoi tu arbitrarti? L'operato del tuo interno non è tuo, ma mio, tu non fai altro che seguirmi, il resto faccio tutto da Me. Il pensiero di te stessa lo devi smettere, non devi fare altro che ciò che voglio Io, ed Io ci penserò ai mali e beni tuoi. Chi può farti più bene, tu o Io?" E mostrava di dispiacersi. Onde mi son messa a seguirlo, ma poco dopo, giunta ad un altro punto del viaggio del calvario, in cui più che mai m'internavo nelle diverse intenzioni di Gesù, il pensiero mi ha detto: "Non solo devi smettere il pensiero di santificarti, ma anche di salvarti, non vedi che per te non sei buona a nulla? Che ti gioverà il fare per gli altri?" Io, rivoltami a Gesù gli ho detto: "Gesù mio, non c'è il tuo sangue per me, le tue pene, la tua croce? Sono stata tanto cattiva che avendole con le mie colpe calpestato sotto dei miei piedi, Tu forse l'hai esaurito per me, ma deh! perdonami, e se non vuoi perdonarmi, lasciami il tuo Volere e sono contenta, la tua Volontà è tutto per me; sono rimasta sola senza di Te, e Tu solo puoi conoscere la perdita che ho fatto, non ho nessuno, le creature senza di Te mi annoiano, mi sento in questo carcere del mio corpo come schiava in catene; almeno per pietà, non togliermi il tuo Santo Volere." Onde, mentre ciò pensavo, mi sono di nuovo distratta dal mio interno, e Gesù di nuovo mi ha fatto sentire la sua voce più forte ed imponente, che diceva: "Non vuoi finirla? Vuoi tu guastare l'opera mia in te?" Non so, come se avesse messo silenzio alla mia mente, ho cercato di seguirlo e di farla finita.

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7 - 22.05.1909 - Come è dolce e dilettevole la nota dell’amore.

Questa mattina, avendo fatto la comunione, il benedetto Gesù non è venuto, e dopo di essere stata molto tempo ad aspettare, tra la veglia ed il sonno, vedendo che passava l’ora e Gesù non ci veniva, volevo uscire dal mio sonno, ed insieme ci volevo stare, per lo strazio che sentivo al cuore per non averlo visto; mi sentivo come un bambino che volendo dormire, e venendo risvegliato per forza prende dei picci e piange, ma nel mio piccio, mentre mi sforzavo a svegliarmi, dicevo nel mio interno: "Che amara separazione! mi sento senza vita, eppure vivo, ma la vita è più dura della morte, ma però, sia per amor tuo la tua stessa privazione, per amor tuo l’amarezza che sento, per amor tuo il mio cuore straziato, per amor tuo la vita che non sento eppure vivo, ma per fare che ti sia più accetto, unisco questo mio patire nell’intensità del tuo amore, e ti offro col mio il tuo medesimo amore."

Ma mentre ciò dicevo, si è mosso nel mio interno e mi ha detto: "Com’è dolce e dilettevole al mio udito la nota dell’amore, dì, dì un’altra volta, ripetila ancora, ricrea il mio udito con queste note d’amore così armoniose, che mi scendono fin nel cuore e tutto mi raddolciscono."

Eppure, chi lo crederebbe? Ho vergogna a dirlo. Nel mio piccio ho risposto: "Non voglio dirlo, Voi vi raddolcite, ed io mi amareggio di più." Il mio dolce Gesù ha fatto silenzio, come se si dispiacesse della mia risposta; e non appena mi sono svegliata ho ripetuto molte volte le mie note d’amore, però non si è fatto più sentire né vedere per tutto il giorno.

 

8 - 25.05.1909 - L’amore è l’unico sollievo e godimento che Gesù ha da parte delle creature.

Continuando il mio solito stato, il benedetto Gesù non ci veniva, però tutto il giorno mi sentivo come uno sopra di me, che non mi faceva perdere un minuto di tempo, ma mi teneva sempre in continua preghiera. Un pensiero voleva distrarmi col dirmi: "Quando il Signore non viene, tu preghi di più, stai più attenta, e con ciò tu dai campo a non farlo venire, perché il Signore dirà: Una volta che si porta meglio quando non ci vado, meglio che la privi di Me." Io non potendo perdere tempo ad ascoltare ciò che diceva il pensiero, per chiudergli la porta in faccia ho detto: "Quanto più Lui non viene, io più lo confonderò d’amore, io non voglio dargli occasione, questo posso e questo voglio fare, e Lui è il padrone di fare ciò che vuole." E senza pensarci allo sproposito che mi aveva detto il pensiero, ho seguitato ciò che dovevo fare.

La sera però io neppure mi ricordavo di ciò, il benedetto Gesù è venuto, e quasi sorridendomi mi ha detto: "Brava, brava alla mia amante che vuol confondermi d’amore, ma però ti dico: Mai mi confonderai, e se qualche volta pare che mi confonda d’amore, sono Io che ti do la libertà di farlo, perché l’unico sollievo e la cosa che più godo da parte delle creature è l’amore. Difatti ero Io che ti sollecitavo a pregare, che pregavo con te, che non ti davo posa, sicché invece di confondermi Io ti confondevo d’amore, e siccome tu ti sentivi tutta ripiena d’amore e ne restavi confusa, vedendo che tanto versava in te il mio amore, credevi di confondere Me col tuo amore; però ti dico, purché tu cerchi d’amarmi di più, godo di questi tuoi sbagli e ne formo uno scherzo tra Me e te."

 

9 - 14.07.1909 - La pace ed il riposo nella D. Volontà sono frutto e prova sicura che tutto l’operato nell’anima è di Dio.

Me la son passata amarissima con la privazione del benedetto Gesù; al più, ad ombra ed a lampo si fa vedere, e qualche volta anche i lampi pareva che fuggivano via. La mia mente era funestata dal pensiero: Come crudelmente mi ha lasciato, Gesù è tanto buono, ah! forse non era Lui che ci veniva, la sua bontà non me lo avrebbe fatto. Chi sa che non sia stato il demonio o la mia fantasia, oppure sogni, ma nella parte intima l’anima non ne voleva sapere di questo, voleva starsene in pace, e pareva che si seccasse di tutto, si addentrava sempre più nella Volontà di Dio, si nascondeva in Essa, pigliando un sonno profondo nel suo Santo Volere, e non c’è via di mezzo che si desta. Pare che il buon Gesù la chiude tanto nel suo Volere, che neppure la porta vi fa trovare per poter picchiare e farla sentire che Gesù la ha lasciato, ed essa dorme e se ne sta in pace. La mente, non vedendosi in niente risposta dice tra sé: "Io sola mi devo prendere bile? Anch’io voglio quietarmi e fare la Volontà di Dio, venga, che venga purché faccia la sua Santa Volontà." Questo è il mio stato presente.

Ora, questa mattina, pensando a ciò che ho detto di sopra, il buon Gesù mi ha detto: "Figlia mia, se fossero fantasie, sogni, demoni, non avrebbero tanta forza da farti possedere l’aureola della pace, e non per un giorno, ma per ben venticinque anni, nessuno poteva farti spirare quell’aura di pace soave dentro e fuori di te, solo Colui che è tutto pace, e che se alito di turbazione potesse sorprenderlo, cesserebbe d’essere Dio, resterebbe offuscata la sua Maestà, impicciolita la sua grandezza, debole la sua potenza, insomma, tutto l’Essere Divino avrebbe ricevuto una scossa. Colui che ti possiede e che tu possiedi, ti sta sopra, ti vigila continuamente d’ogni alito di disturbo, ricordati che in tutte le mie venute sempre ti ho corretto se c’era in te alito di turbazione, e di nessun’altra cosa mi son tanto dispiaciuto, che se non ti vedesse in pace; ed allora ti sono scomparso, quando ti ho tutta rappacificata. La fantasia, il sogno, molto meno il demonio, non hanno questa virtù, e molto meno la possono dare agli altri, perciò quietati e non mi sia ingrata."

 

10 - 24.07.1909 - L’anima non deve distrarsi con stessa turbarsi.  Ciò che si fa per amore di Gesù entra in Lui e si trasforma nelle sue stesse opere, facendo il loro ufficio divino.

(…) "Figlia mia, tutto ciò che è fatto per amor mio, entra in Me e si trasforma nelle stesse mie opere, e siccome le mie opere stanno a benefizio di tutti, cioè, dei viandanti, delle purganti e dei trionfanti, così tutto ciò che tu hai fatto e sofferto per Me, sta in Me e fanno il loro uffizio a bene di tutti, come le mie. Vorresti tu ritirartele in te?"

 

11 - 27.07.1909 - Luisa forma il divertimento di Gesù.

Trovandomi nel solito mio stato, pensavo tra me: "Che me ne faccio? Non serve più a nulla, Lui non viene ed io son rimasta un oggetto inutile, perché senza di Lui non valgo niente, non soffro niente; quindi a che più tenermi su questa terra?" E Lui, quando appena ha fatto un lampo e mi ha detto: "Figlia ma, ti tengo per giuoco, ed i giuochi non sempre si tengono nelle mani; molte volte, anche per mesi e mesi non si toccano, ma con tutto ciò, quando il padrone di quel giuoco lo vuole, non cessa di formare il suo divertimento. Vuoi tu forse che neppure un giuoco tenessi Io sulla terra? Fammi trastullare teco a mio piacere sulla terra, ed Io in contraccambio ti farò trastullare meco nel Cielo."

 

12 - 29.07.1909 - Senza la pace, che è virtù divina, nessuna cosa o virtù piace a Gesù.

(…) "… la pace è virtù divina, e le altre virtù sono umane; sicché, qualunque virtù se non sono coronate dalla pace, non si possono chiamare virtù, ma vizi. Ecco perciò mi sta tanto a cuore la pace, perché la pace è il segno più certo che si soffre e si opera per Me, ed è il retaggio che do ai miei figli, della pace eterna che godranno con Me nel Cielo."

 

13 - 02.08.1909 - Se siamo un gioco di Gesù, siamo a Lui troppo preziosi e cari per disfarsi di noi.

Stavo pensando a ciò che ho scritto il 27 del mese passato, e dicevo tra me: "Credevo che fossi qualche cosa nelle mani del Signore, eppure non sono altro che un giuoco! Che oggetto vilissimo sono io. I giuochi possono essere di creta, di terra, di carta, di molle elastico, che basta che cadano a terra o un minino inconveniente per rompersi, e non servendo più al giuoco, si gettano. Oh! mio bene, come mi sento oppressa pensando che un giorno o l’altro mi potrai gettare." Ed il buon Gesù si è fatto sentire e mi ha detto: "Figlia mia, non ti opprimere, quando i giuochi sono di materia vile e si rompono, si gettano, ma se fossero di oro o di brillanti, o di altra materia preziosa, si fanno aggiustare e servono sempre a formare il gioco di chi ha il bene d possederli. Tale sei tu per Me, un giuoco di brillanti e d’oro purissimo, per avere in te la mia Immagine e per avere sborsato il prezzo del mio sangue per farne acquisto, e sei fregiata con la somiglianza delle mie sofferenze. Quindi non sei un oggetto vile, che posso gettarti, ma mi costa molto caro, puoi star tranquilla, che non c’è pericolo che possa gettarti."

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1 - 10.03.1909 - Gesù fa quello che fa il Padre. Modo in cui si dà continuamente ai Santi e a Luisa.

Continuando il mio solito stato, mi son trovata fuori di me stessa col bambino Gesù in braccia, io gli ho detto: "Dimmi carino mio, che cosa fa il Padre?" E Lui: "Fa una sola cosa con Me, sicché ciò che fa il Padre faccio Io."

Ond’io ho soggiunto: "E coi santi, che cosa fate?" E Lui: "Darmi continuamente, sicché Io sono vita loro, gaudio, felicità, bene immenso, senza termine e confini. Di Me sono ripieni, in Me tutto trovano; Io sono tutto per loro, e loro sono tutti per Me."

Io, nel sentire ciò, volevo prendere dei picci, e gli ho detto: "Ai santi vi date continuamente, ed a me poi così stentato, così avaro, ad intervallo fino a farmi passare parte della giornata senza venire, e qualche volta ci stentate tanto che mi viene il timore che neppure fino a sera ci verrete, onde io vivo morendo, ma d’una morte la più crudele e spietata; eppure dicevate di volermi tanto bene." E Lui: "Figlia mia, anche a te mi do continuamente, ora personalmente, ora con la grazia, ora con la luce ed in tanti altri modi. E poi, chi te lo nega che ti amo tanto, tanto?"

Ora in questo mentre, mi è venuto un pensiero, che domandassi se era Volontà di Dio il mio stato, che era più necessario di quello che gli stavo dicendo, e gliel’ho detto, e Lui invece di rispondermi, si è avvicinato alla mia bocca e mi ha messo la sua lingua nella mia bocca, ed io non ho potuto più parlare; solo che succhiavo una cosa che non so dire; e nel ritirarla, appena ho potuto dire: "Signore, ritornate subito, chi sa quando verrete."

E Lui ha risposto: "Stasera ci verrò di nuovo." Ed è scomparso.

 

2 - 01.04.1909 - Gesù stesso costituisce il martirio di Luisa, perché Egli stesso la veste, la orna ed abbellisce.

Sentendomi molto sofferente, fino a non potermi muovere, stavo offrendo le mie piccole sofferenze con quelle di Gesù, e con quella intensità d’amore con cui Lui intendeva di glorificare il Padre, di riparare le nostre colpe, e tutti quei beni che ci impetrò con le sue sofferenze. E dicevo tra me: "Faccio conto che queste mie sofferenze siano un mio martirio, che i dolori siano i carnefici, che il letto l’eculeo, che l’immobilità le funi che mi tengono legata per rendermi più cara ed amante del mio sommo bene. Ma carnefici io non ne veggo, dunque chi è il mio carnefice, che non solo nell’esterno del corpo, ma anche nelle parti più intime, fino nel fondo dell’anima mi lacera, mi fa a brani, tanto che il cerchio della vita mi pare che volesse crepare? Ah! il mio carnefice è proprio Gesù benedetto!"

In questo mentre, quasi dentro d’un lampo mi ha detto: "Figlia mia, troppo onore per te essere Io tuo carnefice. Io non faccio altro che come uno sposo, che dovendo sposare la sua sposa e farla uscire in pubblico, per farle fare una bella comparsa, e per farla degna di sé, non si fida di nessuno, neppure della sua stessa sposa, ma lui stesso la vuole lavare, pettinare, vestirla, ornarla con le gemme, coi brillanti, questo è un onore grande per una sposa, molto più che non avrà nessun pensiero: "Piacerò io al mio sposo o no? Gradirà egli come sono ornata o mi riprenderà come stolta, non avendo saputo indovinare il modo come meglio piacergli? Così faccio Io con le mie spose dilette, è tanto l’amore che le porto che non mi fido di nessuno; sono costretto a farle anche da carnefice, ma carnefice amoroso. Ed ora le faccio una lavata, or una pettinata, ora a vestirla un po’ più bella, ora ad ingemmarla, ma non con le gemme che caccia la terra, che è cosa tutta superficiale, ma con le gemme che faccio uscire dal fondo dell’anima, dalle parti più intime, che si formano col tocco delle mie dita che crea il dolore, e dal dolore escono le gemme; converte la volontà in oro e questa volontà convertita in oro dalle mie stesse mani, ne manderà fuori di tutti i colori, e le corone più belle, e le vesti più magnifiche, e i fiori più odorosi e le musiche più gradite; ed Io, con le mie stesse mani, come le faccio produrre così le andrò tutte assestando per ornarla sempre di più. Tutto ciò passa con le anime sofferenti, quindi non ho Io ragione di dirti: Troppo onore per te?"

 

3 - 05.05.1909 - Le croci imprimono la Santità di Gesù in chi le riceve bene.

(…) "Figlia mia, le mortificazioni, miserie, privazioni, dolori, croci, non servono ad altro, a chi se ne serve, a bene imprimere la mia santità nell’anima, e come se si andasse abbellendo di tutte le varietà dei colori divini. Di più non sono altro che tanti profumi di Cielo, di cui l’anima ne resta tutta profumata."

 

4 - 08.05.1909 - Di che cosa è segno il molto parlare.

(…) "Figlia mia, chi molto parla è segno che è vuoto nel suo interno, mentre chi è pieno di Dio, trovando più gusto nel suo interno non vuol perdere quel gusto, ci stenta a parlare e solo per necessità parla, ed anche parlando non si parte mai dal suo interno, e cerca per quanto è da sé, d’imprimere negli altri ciò che sente in essa. Mentre chi molto parla, non solo è essa vuota di Dio, ma col suo molto parlare cerca di svuotare agli altri di Dio."

 

5 - 16.05.1909 - La Grazia è come il sole, che con la sua luce riempie ogni vuoto. Come si formano questi vuoti.

(…) "Figlia mia, il sole è come simbolo della grazia, il quale dove trova vuoto, fosse pure una caverna, un sotterraneo, una fessura, un buco, purché vi sia vuoto, e qualunque piccola apertura per entrare, vi entra e tutto riempie di luce; né con esso diminuisce gli altri spazi di luce, e se la sua luce non illumina di più, non è ché gli manca la luce, ma piuttosto gli manca il terreno di sotto per poter diffondere di più la sua luce. Così è la mia grazia, più che sole maestoso ravvolge tutte le creature col suo benefico influsso, ma però non vi entra se non nei cuori vuoti; per quanto vuoto trova, tanta luce vi fa penetrare dentro dei cuori. Questi vuoti, poi, come si formano? L’umiltà è la zappa che scava e forma il vuoto; il distacco da tutto ed anche da sé stessa, è il vuoto medesimo; la finestra per farvi entrare la grazia della luce in questo vuoto è la confidenza in Dio e diffidenza di noi stessi; sicché, per quanto è confidente, altrettanto allarga la porta per farvi entrare la luce e prendervi maggiore grazia; la custode che custodisce la luce e la ingrandisce, è la pace."

 

6 - 20.05.1909 - L’amore è superiore ad ogni altra cosa.

(…) "Figlia mia, non c’è cosa che possa superare l’amore, né la dottrina né la dignità, molto meno la nobiltà. Al più, chi se ne serve a bene di fare delle speculazioni intorno al mio Essere mi può conoscere più o meno; ma chi giunge a farmi suo proprio oggetto? L’amore. Chi giunge a mangiarmi come si fa d’un cibo? L’amore. Chi ama mi divora; chi mi ama, in ogni particella del suo essere trova immedesimato il mio Essere. Passa differenza tra chi mi ama davvero e gli altri di qualunque condizione o qualità siano, tra chi conosce un oggetto prezioso, lo apprezza, lo stima, ma non è cosa sua, e tra chi possiede quell’oggetto prezioso come suo proprio. Chi è più fortunato tra questi, chi lo conosce o chi lo possiede? Certo chi lo possiede. Sicché supplisce per la dottrina e la supera; supplisce alla dignità e supera tutte le dignità, dandole la dignità divina; supplisce per tutto e supera tutto."