VIA CRUCIS COI MARTIRI DEL XX SECOLO

A cura di Arcicongrega dei Sette Dolori della città di Serra San Bruno - 11-2-2002 Chiesa dell'Addolorata

CANTO D'INGRESSO

Teco vorrei, Signore, oggi portar la croce, nella tua doglia atroce io ti vorrei seguir.

Ma troppo infermo e lasso donami tu il coraggio acciò nel mesto viaggio non m'abbia da smarrir.

Tu col prezioso sangue vammi segnando i passi ch'io laverò quei sassi con il mio lacrimar.

Né temerò smarrirmi pel monte del dolore, quando il tuo santo amore m'insegni a camminar.

 

Prima stazione

GESù E' CONDANNATO A MORTE

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Tu vedevi, Signore, l'atrocità della morte che ti aspettava. Nel momento del tuo annientamento, della tua sofferenza interiore, del dilemma nel mi-stero insondabile del tuo essere divino e umano, hai scelto. Hai bevuto il calice, hai pronunciato quel fiat per il quale siamo salvi. Salvi e sigillati nel tuo cuore.

Tu, Signore, hai visto gli orrori che si preparavano nella lunga e tormen-tosa storia dell'umanità: uomini e donne che avrebbero preso e sperimen-tato su di sé la passione della croce. Fra questi c'ero anch'io, Edith Stein, figlia del tuo popolo. Ho fatto la mia scelta:quella di appartenere totalmen-te a te, Signore, germoglio di Davide. Ho consegnato la mia vita alla vo-lontà divina. Ti ho seguito fino in fondo, vittima di espiazione, vittima dell'Olocausto. Gloria al Padre...

Santa Madre, deh voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore.

L' Eterno Riposo...

CANTO: Se il mio Signor diletto a morte hai condannato, spiegami almen Pilato, qual fosse il suo fallir. Che se poi l'innocenza da te orror s'appella, per colpa così bella potessi anch'io morir.

 

Seconda stazione

GESù CARICATO DELLA CROCE

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

In quanti modi, in quante lingue è stata pronunciata una condanna? Spesso non pronunciata, ma soltanto eseguita, perché implicita nell'agire del condannato. Condannato senza avvocato difensore, come te, Signore.

Essere un cristiano vero, fare del Vangelo la testimonianza di tutta la mia vita, è stato il programma nel quale, tu lo sai, Signore, ho gettato tutto me stesso: io, don Giuseppe Puglisi, parroco in un quartiere palermitano corroso dal malessere sociale, dal degrado, anche spirituale, dove il sole brucia ma non illumina le coscienze atrofizzate, deviate ma anche angaria-te. Volevo sottrarre i giovani alla strada, a quella della violenza soprattut-to, allontanarli dalla cultura dell'arroganza e della sopraffazione. Gloria al Padre...

Santa Madre, deh voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore.

L' Eterno Riposo...

CANTO: So che del suo supplizio appare reo ch'il porta, So, che la pena é scorta del già commesso error. Ma se Gesù si vede di croce caricato, paga l'altrui peccato, il suo immenso amor.

 

Terza stazione

GESù CADE A TERRA PER LA PRIMA VOLTA

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Non immaginavo proprio, Signore, che a me, Ceferino Giménez Mal-la, toccasse il martirio e l'onore degli altari, a me, povero zingaro analfa-beta, che vivevo vendendo cavalli nelle fiere; a me che appartengo a una razza su cui gravano, da secoli, intolleranza e pregiudizi. Un popolo, il mio, peregrinante da sempre, che ha assaporato la discriminazione, anche violenta, nel corso della storia.

Nel clima tormentato della guerra civile di Spagna ho difeso un sacerdo-te, aggredito dai miliziani; mi hanno arrestato e incarcerato. Sono reietto e disprezzato, come sempre lo sono gli uomini della mia razza, e come te, Signore, che vedo schernito e insultato. Sei un re coronato di spine e quel-la sarà la prima corona della mia salvezza. Gloria al Padre...

Santa Madre, deh voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore.

L' Eterno Riposo...

CANTO: Chi porta in pugno il mondo a terra é già caduto, né gli si porge aiuto! O ciel che crudeltà! Se cade l'uomo ingrato tosto Gesù il conforta, ed é per Gesù morta, al mondo ogni pietà.

 

Quarta stazione

GESU' INCONTRA SUA MADRE

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Ti seguono, Signore, sul cammino del Calvario, uomini e donne: un campione simbolico di quel fiume enorme di popolo che, nel corso della storia, vedrà la propria vita caricata della croce, fatta, il più delle volte, delle piccole angustie e sofferenze che la quotidiana esistenza non rispar-mia, ma in molti, troppi casi, intrisa di sangue.

Sono uomini e donne che avanzano in silenzio: il silenzio di chi è stato messo a tacere dalla sopraffazione. Testimoni che hanno sfidato un potere perverso condividendo, Signore, la tua passione.

Sono uomini e donne perseguitati, torturati, uccisi nei lager, nei gulag, nelle esecuzioni sommarie, nelle stragi. è un'umanità dolente, spesso ano-nima, crocifissa con il Figlio di Dio. Corpi inceneriti, o straziati e dispersi in fosse comuni. Soltanto tu li puoi riconoscere, Signore. Gloria al Padre...

Santa Madre, deh voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore.

L' Eterno Riposo...

CANTO: Sento l'amaro pianto della dolente madre, che gira tra le squadre in traccia del suo ben. Sento l'amato Figlio che dice: "Madre, addio, più fier del dolor mio il tuo mi passa il sen."

 

Quinta stazione

GESù AIUTATO DAL CIRENEO

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

L'avevi detto soltanto poche ore prima, Signore: «Da questo tutti sa-pranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35). E noi volevamo dimostrare concretamente, con la nostra vita, che si può vivere da fratelli anche se si appartiene a etnie diverse. Fra noi, nel-la nostra comunità, qui a Busasamana, diocesi di Nyundo, nel nord del Ruanda, ci sono hutu e tutsi, a testimoniare che vivere e pregare insieme rientra nel tuo disegno d'amore.

Ma l'odio è stato più forte dell'amore e ci hanno «odiato senza ragione» (Gv 15,25).

Le angherie, le ritorsioni, i saccheggi subiti non sono bastati: c'è voluto un massacro per appagare la sete di sangue di coloro che hanno fatto del genocidio uno scopo e una ragione di guerra.

Ci hanno colte in preghiera e così ci siamo presentate a te, Signore, con la tua lode sulle nostre labbra, poiché «la tua grazia vale più della vita...» (Sal 62,4). Gloria al Padre...

Santa Madre, deh voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore.

L' Eterno Riposo...

CANTO: Se di tue crude pene sono io, Signor, il reo, non deve il Cireneo la croce tua portar.

S'io sol potei per tutti di croce caricarti, potrò in aiutarti per uno sol bastar.

 

Sesta stazione

VERONICA ASCIUGA IL VOLTO DI GESU'

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Non mi hanno «costretto» a portare la croce di un altro. Mi sono offerto io. Mi sono fatto avanti e ho detto agli aguzzini: prendete me. Follia? Ma la croce è follia. Si erge in tutta la sua potenza in questa terra di Caino che si chiama Auschwitz, dove il respiro dell'agonia è l'unica libertà concessa nel delirio del terrore e della disperazione. Io, Massimiliano Maria Kol-be, sono un prete, segnato dalla tua grazia speciale, Signore, anche se qui mi hanno segnato con un numero: 16670.

In questo deserto di degradazione, dove esseri umani si contendono an-che minuscole porzioni di cibo, non ho pane né vino da offrire al tuo alta-re, ma offro me stesso, perché tu l'hai detto: «Non c'è amore più grande che dare la vita per i propri amici» (Gv 15,13). Gloria al Padre...

Santa Madre, deh voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore.

L' Eterno Riposo...

CANTO: Si vago é il vostro affanno bel volto del mio bene, che quasi in voi diviene amabile il dolor. In cielo, che farete, se in velo rozzo impresso, da tante pene oppresso innamorate ancor?

 

Settima stazione

GESU' CADE PER LA SECONDA VOLTA

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Il mio Paese, Signore, porta impresso il tuo nome, ma non il tuo volto: El Salvador. Non ci sono lacrime che lo lavino, né lini che lo asciughino. E' una dura maschera incrostata dal fango, dall'odio e dalla violenza. E' la violenza porta dolore e disperazione. Io, Oscar Arnulfo Romero, sono il pastore di un popolo diseredato, oppresso, angariato. Non si può tacere o negare, defilarsi e ignorare quando tu, Signore, hai detto di gridare la veri-tà dai tetti.

Devo farmi voce di chi non ha voce, devo urlare contro l'ingiustizia e la sopraffazione. «La Chiesa, che difende i diritti di Dio, la legge di Dio, la dignità umana, la persona, non può restare silenziosa davanti a tanta igno-minia». Soltanto l'amore che tu ci hai mostrato, Signore, con le tue braccia aperte sulla croce, è la mia bussola, per non valicare quel sottile confine che sbocca nell'odio. Gloria al Padre...

Santa Madre, deh voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore.

L' Eterno Riposo...

CANTO: Sotto i pesanti colpi della ribalta scorta, un nuovo inciampo porta a terra il mio Signor. Più teneri dei cuori siate voi duri sassi, né più ingombrate i passi al vostro Creator.

 

Ottava stazione

GESù INCONTRA LE DONNE DI GERUSALEMME

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Un sentiero tracciato in questa terra un pò misteriosa, il Laos, dove io, padre Mario Borzaga, ho vissuto come avevo desiderato: da sacerdote, a-postolo, missionario, martire. Non potevo sottrarmi, perché «noi missiona-ri siamo fatti così: il partire è una normalità, andare una necessità... Se sa-remo costretti ad ancorarci in una casa, la trasformeremo in una strada che conduce a Dio ». «Perciò ogni difficoltà non è che una grazia, ogni prova un dono, ogni dolore e sofferenza qualcosa di rigorosamente semplice e naturale nella vita di coloro che hanno scelto la croce per salvare il mon-do ».

«Sapevo che la mia vocazione era quella di identificarmi con il Cristo crocifisso, in qualsiasi istante della mia vita. Il Cristo che mi ha scelto è il medesimo che ha dato vita e forza ai martiri, alle vergini: erano esseri u-mani come me, impastati di nulla e di debolezza: sono stati scelti per il combattimento, hanno lottato e hanno vinto ». Gloria al Padre...

Santa Madre, deh voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore.

L' Eterno Riposo...

CANTO: Figlie, non più su queste piaghe, che porto impresse, ma sopra di voi stesse vi prego a lacrimar. Serbate il vostro pianto, o sconsolate donne, quando l'empia Sionne vedrete rovinar.

 

Nona stazione

LA TERZA CADUTA DI GESU'

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Sì, le nostre mamme e i nostri papà sono stati costretti a piangere su di noi e avrebbero preferito gridare, come Davide: «Figlio mio, Assalonne! Fossi morto io invece di te!» (2Sam 19,1).

Il mondo ha visto l'indicibile sofferenza e la morte di una schiera di pic-coli martiri innocenti, vittime dell'odio e delle guerre. Su di loro sono ricadute atrocità, si sono compiuti crimini spaventosi, molto spesso ignora-ti, occultati.

Io non ho nome, non hanno potuto darmelo, perché sono passato dal grembo di mia madre nel tuo grembo accogliente, o Signore della vita, che hai pietà degli indifesi e che, per tua bontà e grazia speciale, vorrai dare anche a me, piccolo innocente privato della vita terrena, la vita eterna. Gloria al Padre...

Santa Madre, deh voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore.

L' Eterno Riposo...

CANTO: L'ispido monte mira il Redentor languente, e sa, che inutilmente per molti ha da salir. Quest'orrido pensiero, sì al vivo il cor gli tocca che languido trabocca, e sentesi morir.

 

Decima stazione

GESU' VIENE SPOGLIATO

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

La strada del Calvario è breve a Gerusalemme, ma si è allungata a di-smisura e arriva anche qui, a San Luis, nella Cordigliera delle Ande, dove io, padre Daniele Badiali, mi sono impegnato a servire gli ultimi, nella carità vissuta in totale fedeltà al Dio dell'amore.

«Perché mi appare che nel mondo attuale la breccia aperta sia quella della carità, demolendo così l'egoismo di questo mondo... Oggi pìù che mai sento che la vita si gioca o a favore di Dio o contro di lui».

Ma il mio sentiero si è interrotto subito, i miei passi sono andati poco lontano dalla mia parrocchia. Li hanno fermati due colpi alla nuca, il 15 marzo 1997. La mia avventura è conclusa: «dolorosissima ma bellissima», come mi ero augurato; unica, che «non avrei mai osato cambiare per tutto l'oro del mondo ». Perché è proprio questo, Signore, «il sentiero della vita, gioia piena nella tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra» (Sal 1-5,11). Gloria al Padre...

Santa Madre, deh voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore.

L' Eterno Riposo...

CANTO: Mai l'Arca del Signore, del vel si vede carca, e ignudo il Dio dell'Arca vedrassi e senza vel? Se nudità sì bella or ricoprir non sanno dite, mio Dio, che fanno li Serafini in ciel?

 

Undicesima stazione

GESU' E' INCHIODATO ALLA CROCE

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

La maniera più alta di amare la vita è quella di donarla.

E ciò che ho fatto io, padre Christian de Chergé, monaco trappista, priore della comunità monastica di Notre-Dame-de-l`Atlas, a Tibhirine, in Algeria, dove, con altri fratelli ho voluto essere, fino in fondo, «testimone dell'Emmanuele, cioè del Dio-con-noi».

La mia sola eredità è un'offerta e un perdono: sono nella pagina del mio testamento, scritto quando ancora non sapevo che la grazia del martirio mi sarebbe stata concessa, il 21 maggio 1996. «Se mi capitasse un giorno (e potrebbe essere oggi) di essere vittima del terrorismo, che sembra voler coinvolgere ora tutti gli stranieri che vivono in Algeria, vorrei che la mia comunità, la mia chiesa, la mia famiglia si ricordassero che la mia vita era donata a Dio e a questo paese. Gloria al Padre...

Santa Madre, deh voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore.

L' Eterno Riposo...

CANTO: Vedo sul duro tronco disteso il mio diletto, e il primo colpo spetta dell'empia crudeltà. Quelle vezzose mani che al tornio sembran fatte ahi! Che il martel le batte, senz'ombra di pietà.

 

Dodicesima stazione

GESù MUORE SULLA CROCE

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Sono chiodi, o lame taglienti, o pallottole, o gas mortali: è vasta la scon-volgente risorsa di ferocia che l'uomo ha escogitato per esercitare sopraf-fazione, vendetta e dilatare l'odio. Ma se l'odio inchioda, l'amore salva.

Volevo salvare il mio gregge, Signore. Povere pecorelle braccate dai lu-pi; alcune centinaia rifugiate nella mia casa. Fra queste, donne poco più che bambine, che i soldati volevano costringere a seguirli per «un lavoro in caserma ». Il grido di una ragazza. Era come se avessi sentito il tuo gri-do sulla croce Signore.

E' stato facile per loro colpirmi: una raffica di proiettili al ventre e una vana corsa all'ospedale. Era il Venerdì santo. Tre giorni di agonia, su un giaciglio che è stato la mia croce. Gloria al Padre...

Santa Madre, deh voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore.

L' Eterno Riposo...

CANTO: Veder L'orrenda morte del suo Signor non puole, Onde si cuopre il sole, e mostra il suo dolor. Trema commosso il mondo; il sacro vel si spezza; piangon per tenerezza I duri marmi ancor.

 

Tredicesima stazione

GESù è DEPOSTO DALLA CROCE

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

C'è una targa sulla cassa di legno di quercia nella quale gli operai di Huta Warszawa hanno ricomposto il mio corpo massacrato con inaudita violenza: «Jerzy Popieluszko. E' vissuto trentasette anni, dodici come prete. E' morto nel 1984».

Colei che mi ha dato la vita ha visto lo strazio che il mio corpo ha subi-to. Non vacilla, perché la sorregge tua Madre, Signore, alla quale non è stato risparmiato il dolore del Figlio messo a morte su una croce. Due ma-dri, lacerate nel cuore, ma forti nella fede. Entrambe mie madri: tutte e due tramite d'amore, nella natura e nello spirito, tra me e la sorgente dell'amore, cui mi affido con infinita speranza.

Io sono già nel cuore dell'amore, anche se il mio corpo, per ora, resta qui, nel giardino della chiesa di San Stanislao Kotska.

Sì, restate saldi, non abbiate paura. «Bisogna aver paura soltanto di tra-dire Cristo per i trenta denari di una meschina tranquillità ». Gloria al Padre...

Santa Madre, deh voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore.

L' Eterno Riposo...

CANTO: Tolto di croce il Figlio l'avide braccia stende l'afflitta Madre, e prende nel grembo il morto ben. Versa per gli occhi il core in lagrime disciolto; bacia quel freddo volto, e se lo stringe al sen.

 

Quattordicesima stazione

GESù è POSTO NEL SEPOLCRO

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Nessuno scorgerebbe un esplosivo «ex sessantottino» in me, padre Christophe Lebreton, monaco trappista in terra d'Algeria. O forse sì, per quello slancio, quell'ardore di chi cerca ideali forti nella vita e avverte commosso di essere parte di un corpo mistico, la Chiesa, adorna come una sposa che va incontro al suo sposo, il «servo sofferente ».

So di andare incontro alla morte, ma non mi fa paura la tomba, perché oltre la tomba la vita si chiamerà ancora vita, in un corpo glorificato. Que-sto corpo terreno lo lascio «per la terra ma, per favore, nessuna barriera tra lei e me. Il mio cuore è per la vita ma, per favore, nessuna leziosità tra lei e me. Le mie braccia per il lavoro saranno incrociate molto semplicemen-te ». Questo io dispongo nel mio testamento. «E per il mio volto: rimanga nudo per non impedire il bacio, e lo sguardo, lasciatelo vedere».

Tutto questo è accaduto, il 21 maggio 1996. Siamo stati messi a morte, «stimati come pecore da macello...» (Sal 43,12), io e i miei confratelli: Christian, Luc, Bruno, Michel, Celestin, Paul, «eterni mendicanti d'amore ». E ora sto dinanzi al volto di Dio, unico bene della mia vita do-nata. Gloria al Padre...

Santa Madre, deh voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore.

L' Eterno Riposo...

CANTO: Tomba, che chiudi in seno il mio Signor già morto: fin ch'ei non sia risorto non partirò da te. Alla spietata morte allor dirò con gloria, dov'é la tua vittoria? dov'é, dimmi dov'é?

 

Quindicesima stazione

GESù è RISORTO

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Chi mi darà la forza di sperare oltre il dolore e la morte? La tua croce, Signore, e una lunga, invisibile fila di uomini, donne e bambini che si ten-gono per mano: un filo incandescente d'amore, che getta un arcobaleno di gioia e di speranza tra la terra e il cielo, una catena ininterrotta di mani che stringe le nostre mani e si salda, Signore, alle tue mani forate dai chiodi, fissate al legno della croce.

è una catena che, in virtù della comunione dei santi, ci porta tutti all'amore del Padre: tutti attirati dalla preghiera di intercessione dei marti-ri, tutti ricolmi della stessa speranza che Gesù ha consegnato al mondo con il soffio del suo Spirito, nel suo ultimo respiro sul la croce. Dal chicco di grano sepolto nella terra è germogliata per l'essere umano la vita eterna.

E' l'alba della storia, perché tutta l'umanità è chiamata a sperare nell'eternità, e un uomo che spera è giovane. Sperare non è evadere: è cre-dere nell'impossibile, umilmente e audacemente. E credere in una promes-sa, è aprir si a Dio entrando per sempre in comunione gioiosa e profonda con il Creatore dell'uni verso. La speranza è stata infusa in noi da Gesù con la sua morte e  risurrezione. Gloria al Padre...

Santa Madre, deh voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore.

L' Eterno Riposo... 

CANTO: Alleluja...

Canto per Cristo che mi libererà quando verrà nella gloria Quando la vita con lui risorgerà Alleluja...

Canto il Cristo un giorno tornerà Festa per tutti gli amici Festa di un mondo che più non morirà Alleluja...

 

PREGHIAMO:

Ero uscito di casa per saziarmi di sole. Trovai un uomo che si dibatteva nel dolore della crocifissione. Mi fermai e gli dissi: Permetti che io ti aiuti a staccarti dalla croce. Lui rispose: Lasciami dove sono, i chiodi nelle mani e nei piedi, le spine intorno al capo, la lancia nel cuore. Io dalla croce da solo non scendo. Non scendo dalla croce fino a quando sopra vi spasimano i miei fratelli. Io dalla croce non scendo fino a quando per distaccarmi non si uniranno tutti gli uomini. Gli dissi: Cosa vuoi che faccia per te? Mi rispose: Va' per il mondo e di' a coloro che incontrerai che c'è un uomo che aspetta inchiodato sulla croce...