VIA CRUCIS DELLA CARITA'

O GESù, siamo tutti riuniti ai piedi della croce sulla quale stai per morire. Siamo qui fra tua madre, Maria, colui che ti ama, Giovanni, e Maddalena alla quale molto hai perdonato per-ché molto ha amato.

Guardiamo da lontano, o Cristo salvatore, e sappiamo che ci avvi-cineremo secondo la misura della nostra fede, e che comprenderemo secondo la misura dei nostro amo-re. Signore, noi crediamo, ma tu aumenta la nostra fede. Noi amia-mo, ma tu fortifica la debolezza del nostro povero e miserabile amore. Rendici presenti, oggi, alla tua sof-ferenza, alla tua agonia e alla tua morte, in modo da poter essere in-teramente salvati sotto il fiotto del tuo sangue prezioso. Venerdì Santo 1948

 

PRIMA STAZIONE: GESù è CONDANNATO  A MORTE

Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo! Perché con la tua santa croce hai redento il mondo!

Tu l'hai detto: Sono il figlio di Dio.

Per questa affermazione ora sei condannato. Non si tratta di sapere se sia vera. Essa porta scompiglio, è inammissibile. Ecco posti brutalmente l'uno di fronte all'altro l'ordine divino e l'ordine umano. Da una parte l'orgoglioso imperialismo dell'uomo, il farisei-smo implacabile degli scribi e dei dottori, il razionalismo dei capi d'Israele, e la viltà egoista della folla anonima; dall'altra parte la fedeltà assoluta, o Gesù, a tutta la verità del tuo essere di figlio di Dio. Non puoi che esser giudicato e condannato a morte.

Di fronte alle sollecitazioni e alle contraddizioni di tutti i nazionali-smi, dei materialismi, dell'egoismo, della immoralità e dei giudizi del mondo attuale, concedici di essere fedeli, fino e morirne, alla verità e alla purezza della tua immagine di figlio di Dio in noi. Pater, Ave, Gloria.

Santa Madre, deh voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore

 

SECONDA STAZIONE: GESU' E' CARICATO DELLA CROCE

Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo! Perché con la tua santa croce hai redento il mondo!

O CRISTO Gesù, hai preso in consegna, con questo legno, la responsabilità dell'umanità intera, con tutto il suo carico di peccati, di miserie, di de-bolezze e di morte. L'hai fatto per amor nostro e per obbedienza al disegni del Padre tuo. E tra la tua natura, infinitamente pura e inte-gra, e la sofferenza e la morte c'era una tale contraddizione che il solo accettarle fu un'agonia spaventosa e misteriosa. Per noi, questo do-vrebbe venire da sé. In nome del tuo amore e del tuo coraggio ti supplichiamo di donarci la luce per scoprire e vedere chiaramente la nostra croce, quella che tu hai ri-servato a noi e non un'altra, quella che aderisce al nostro stesso essere ed è inseparabile dallo svolgimento delle nostre giornate.

Insegnaci a ravvisarla come uno strumento di redenzione e mostraci come dobbiamo portarla. Pater, Ave, Gloria.

Santa Madre, deh voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore

 

TERZA STAZIONE: GESù CADE LA PRIMA VOLTA

Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo! Perché con la tua santa croce hai redento il mondo!

Tu sei uomo, Gesù salvatore. La redenzione è un peso trop-po grave per un corpo d'uomo e tu sei caduto a terra. Ma ti rialzi, e camminerai ugualmen-te, perché in te c'è la forza di Dio e quella di un amore infinito.

La caduta, la debolezza dell'anima e del corpo, sono per ciascuno di noi miserie comuni e quotidiane. Una delle prime cose che noi dovremmo, imparare camminando dietro di te, e che pratichiamo con tanta difficoltà, è che la nostra croce consisterà anzitutto nell'ac-cettare di cadere e nel sapersi riai-zare. Ti supplichiamo, Gesù, durante il cammino che ancora ci sta innan-zi, non permettere mai alla dispera-zione di toccare il nostro cuore.: fa che ci radichiamo In una fiducia senza :stanchezze e insegnaci ad amare, nella caduta, la bellezza dello sforzo che rialza. Pater, Ave, Gloria.

Santa Madre, deh voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore

 

QUARTA STAZIONE: GESù INCONTRA SUA MADRE

Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo! Perché con la tua santa croce hai redento il mondo!

Si compie e si consuma così il destino doloroso di Maria, la madre del Salvatore. La madre non poté mai giungere a pos-sedere interamente suo figlio, perché lei era soltanto donna e perché lui, invece, era figlio di Dio. Nonostante tutta la sua fede e il suo amore, ella non aveva mai potuto abbracciare interamente il mistero del suo bambino. Questa frattura in lei, questa solitudine, si compie nell' orrenda tragedia di una morte da schiavo. Tutta la fede dolorosa e sperduta di Maria è qui, nella fedeltà di un amore forte come la morte. I loro sguardi si sono incontrati. Nell'immensa e in-finita solitudine di una missione redentrice in cui non uno degli apostoli aveva potuto seguire Gesù e neppure comprenderlo, ecco la

presenza di sua madre. La più vicina a lui, presente con tutta la sua tenerezza di madre, ella dovrà tuttavia rimanere indietro. Là dove Io vado, voi non potrete seguirmi,. Estrema rottura e supremo dolore del cuore del figlio, che diventa ora, per la sua passione, proprietà di ogni uomo peccatore, di tutti e del primo venuto.

Dobbiamo anche comprendere che, proprio nella misura in cui la nostra vita parteciperà alla missione del Salvatore, essa sarà solitudine di. stacco abbandono di fronte a ogni affetto particolare, familiare o altro perché noi diventeremo, con lui, l'uomo di tutti, colui che non può rivendicare più nulla per ad. Il no. stro cuore di figlio, di fratello, di amico sarà prima di tutto, d'ora in poi, un cuore di consacrato. Pater, Ave, Gloria.

Santa Madre, deh voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore

 

QUINTA STAZIONE: SIMONE AIUTA GESù A PORTARE LA CROCE

Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo! Perché con la tua santa croce hai redento il mondo!

Di tutta la folla, certamente il più oscuro e il più disprezzato. Non sarebbe stato notato per nessun' altra ragione: ma poi-ché si trattava di un rude la-voro da. facchino e dell' abbiezione di venire associato alla sorte di un condannato a morte, Simone era proprio quello che ci voleva, l'uomo del momento: un operaio, un umile e un povero, da comandare a pia-cere. Non occorreva altro.

Ti rendevi conto, Simone di Cire-ne, della grandezza e del valore del tuo lavoro?, e il tuo cuore ha forse ravvivato l'ingrato sforzo del corpo, già stanco per il peso della giornata? Ci riesce così duro e co-sì difficile comprendere che è pro-prio questa parte più disprezzata e meno rilucente della nostra vita quella più atta a essere associata al lavoro del redentore del mondo. In realtà saremmo inclini a respin-gere dalla nostra vita ciò che la rende povera, abbietta, mentre In-vece proprio questo ci rende atti a essere requisiti dall'amore, al se-guito del Salvatore. Non si requisi-sce un ricco, un ben vestito, colui che è sulla porta di casa sua: ma il povero, il passante, colui che si disprezza, che sa dare una mano, senza dire una parola.

Rimanere poveri noi pure, umili e, se piace a Dio, disprezzati, fino a essere adatti per il servizio del Salvatore. Pater, Ave, Gloria.

Santa Madre, deh voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore

 

SESTA STAZIONE: UNA DONNA PIA ASCIUGA IL VOLTO DI GESù

Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo! Perché con la tua santa croce hai redento il mondo!

L'ASPETTO più orrendo della passione fu che la sofferenza, i colpi e il sangue dovettero fare di te, o Gesù, un essere ripu-gnante, un oggetto di disgu-sto e di orrore. E tuttavia, proprio così sfigurato e sotto una tale ap-parenza, tu continui a camminare in mezzo agli uomini. è terribile pen-sare che rischiamo cento volte di passarti vicino senza riconoscerti e se almeno ci limitassimo a non riconoscertil Spesso, invece, ag-giungiamo uno sguardo sprezzante, carico di tutto l'orgoglio che l'uomo forte e ricco prova di fronte al de-bole e al povero. Sembra intollera-bile a pensarci, ma è così. Il Cristo è qui, ma soltanto un intrepido amo-re, come in questa donna ammire-vole, ci farà riconoscere il suo volto ovunque si nasconda: sotto la po-vertà, la malattia o la sofferenza O Gesù, aiutaci affinché, con il pri-mo slancio del nostro amore, riu-sciamo sempre a raggiungerti là dove ci aspetti, in mezzo alla mas-sa urlante e ostile, nella polvere che dà nausea, tra il disprezzo e i lazzi della folla o dietro un velo di sputi e di sangue. Pater, Ave, Gloria.

Santa Madre, deh voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore

 

SETTIMA STAZIONE: GESù CADE LA SECONDA VOLTA

Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo! Perché con la tua santa croce hai redento il mondo!

NEL suo essere si svolge la lot-ta terribile tra la debolezza dell'uomo e la forza divina di un amore troppo grande: la lotta che dovrà sostenere fino al termine del cammino. Non in una volta sola potrà esser consumato il sacrificio né vuotato il calice accettato nell'orto degli ulivi.

La nostra vita è intessuta di queste cadute di stanchezza, di debolezza o di abitudine. Che siano soltanto tappe nel nostro cammino verso di te, o Salvatore. Siamo forse più spesso a terra che in piedi; ma, grazie alla tua, la nostra debolezza diviene forza e vita, e nulla, neppu-re queste cadute,può separarci dal tuo amore che in noi è sorgente di vita zampillante per l'eternità. Pater, Ave, Gloria.

Santa Madre, deh voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore

 

OTTAVA STAZIONE: GESU CONSOLA LE DONNE D'ISRAELE

Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo! Perché con la tua santa croce hai redento il mondo!

LE lacrime delle donne e i la-menti di compassione non con-tano nulla per Gesù in questo momento, perché la sua stessa sofferenza non ha senso e va-lore ai suoi occhi se non in rappor-to a quel male insondabile e per noi incomprensibile che è tl peccato. Chi potrebbe comprendere ciò che fu per il Cristo la percezione inau-dita e misteriosa del peccato, di tutto il peccato, dell'infinito del peccato del mondo? Che cos'è, di fronte a ciò, il suo corpo martoria-to, per spaventoso che sia? Questa radice. causa di tutta la sofferenza di Gesù, cresce in noi, dentro il nostro cuore di uomini, or-goglioso ed egoista. C'è nel nostro essere, in ogni istante della nostra vita, un male, una debolezza, un rinnegamento costante che sono per Gesù la sofferenza delle sofferenze. Perdonaci, o Salvatore dolcissimo, e il tuo sangue compia in noi ciò che da soli non possiamo fare. Pater, Ave, Gloria.

Santa Madre, deh voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore

 

NONA STAZIONE: GESù CADE LA TERZA VOLTA

Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo! Perché con la tua santa croce hai redento il mondo!

L'AMORE conduce Gesù fino al-la fine, fino all'estremo limite delle sue possibilità d'uomo e delle sue forze fisiche. Egli ha veramente amato fino alla fine, ma adesso non ne può più. Fra poco tutto sarà consumato. Fino al-la fine Gesù ha voluto la volontà del Padre suo.

Sì, l'amore può tutto operare nella debolezza, ma bisogna abbandonar-visi senza riserve. Gesù, tu che sei sfinito, schiacciato dalla debolezza ma non dalla viltà, sotto il peso della Croce, insegnaci a camminare fino al limite di ciascuna delle sol-lecitazioni del tuo amore, fino al termine delle nostre possibilità in ogni istante di grazia, anche se a noi sembra di non poterne più. Bisogna lasciare che in noi si con-sumi ogni particolare dei disegno di Dio Padre, anche se non com-prendiamo! Pater, Ave, Gloria.

Santa Madre, deh voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore

 

DECIMA STAZIONE: GESù SPOGLIATO DELLE SUE VESTI

Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo! Perché con la tua santa croce hai redento il mondo!

QUANDO vogliamo venirti incon-tro, sempre le stesse cose tro-viamo sul nostro cammino abiezione, umiliazione, cose che ci fan ribrezzo. Avremmo voluto tutto, tutto avremmo ac-cettato fuorché questo, ed è invece proprio questo che occorre volere e accettare. Sogniamo sacrificio, co-raggio, dono di noi stessi, morte eroica e bella, e tu invece ci parli di miseria, di vergogna, di obbro. brio, e ci dici che bisogna arrivare alla consumazione finale, assoluta-mente nudi, spogli, nell'orrore delle lacerazioni più intime. Altrimenti nulla potrà compiersi, nulla potrà essere accetto.

Quest'abito che ci racchiude e ci impedisce di essere liberamente tuoi, non è facile togliersi di dosso come si fa con un mantello che si mette il mattino e si smette la sera; ma è incollato al nostro corpo con tutte le piaghe delle nostre miserie. Per questo, o Gesù, prima di mo-rire, fu necessario che le vesti ti fossero strappate di dosso nel san-gue e nella lacerazione della carne. Pater, Ave, Gloria.

Santa Madre, deh voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore

 

UNDICESIMA STAZIONE: GESù è INCHIODATO ALLA CROCE

Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo! Perché con la tua santa croce hai redento il mondo!

ECCO infine il momento supre-mo. Eccoti attaccato, inchioda-to, con le mani e i piedi tinti dal sangue che cola lungo le tue membra e il legno, e len-tamente l'agonia si avvicina in una sofferenza indicibile. Non è questo il battesimo che hai desiderato con infinito desiderio? Eri a un tempo tanto desideroso e tanto spaventato all'avvicinarsi di quest'ora. E ades-so è qui, questa ora; nel sangue, nella nudità e nella sofferenza atro-ce. Ma cosa accade nel tuo essere, o Gesù, se non questa generazione misteriosa di tutte le anime del mondo alla vera vita? Eccoti innal-zato, e tutto è attratto verso te. Anche Giovanni e tua madre son qui. Bisogna lasciarsi trarre verso questa croce: qui c' è per noi la vita suprema, la sola e vera vita Lasciamoci salvare da questo san-gue, usciamoci amare in questo modo, senza quell'inconscia esita-zione provocata dal sentire che do-vremo a nostra volta e allo stesso modo rendere amore per amore. Pater, Ave, Gloria.

Santa Madre, deh voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore

 

DODICESIMA STAZIONE: GESù MUORE SULLA CROCE

Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo! Perché con la tua santa croce hai redento il mondo!

SOLTANTO con le tue stesse - parole - le ultime, o Gesù - osiamo penetrare nel santuario del tuo cuore mentre stai per depositare l'atto della tua morte. «Padre] perdona loro, perché non sanno quello che fanno.

Donna, ecco tuo figlio ... Ecco tua madre.

«In verità, te lo dico, oggi sarai con me in paradiso.

Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?

"Ho sete

"è consumato!

"Padre, rimetto il mio spirito nelle tue maniĄ.

E chinato il capo rese lo spirito. Pater, Ave, Gloria.

Santa Madre, deh voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore

 

TREDICESIMA STAZIONE: GESù è DEPOSTO DALLA CROCE E CONSEGNATO A SUA MADRE

Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo! Perché con la tua santa croce hai redento il mondo!

GESù è morto. Maria lo tiene tra le braccia, inerte sfigurato freddo. Non è questa l'ora ter-ribile in cui ogni speranza vien meno? Come pensare che Gesù non parlerà più, non guarderà più i suoi amici, non poserà più le sue mani sui malati per guarirli ... è finito. D'altro non si parla, a voce bassa, se non di sepoltura e di tomba. O Maria, la fede e la spe-ranza vegliano dolorose nella tua anima. Sei in attesa del seguito, ma per il momento tutto è veramente distrutto. E per gli apostoli è la rovina completa. Fino all'ultimo grido si poteva sperare che st sa-rebbe salvato da sé. Gesù non è dunque la vita se è morto!

O Maria, nelle ore incomprensibili della nostra vita, quando tutto sem-bra finito e Gesù sembra morto donaci la forza della tua speranza perché spesso proprio allora la sorgente definitiva della vita è molto vicina.

O Gesù, con tutte le nostre forze ti chiediamo la grazia della speran-za nella fede. Pater, Ave, Gloria.

Santa Madre, deh voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore

 

QUATTORDICESIMA STAZIONE: GESù è DEPOSTO NEL SEPOLCRO

Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo! Perché con la tua santa croce hai redento il mondo!

NON soltanto ti hanno messo a morte, ma ecco che si impa-droniscono del tuo corpo e si fanno custodi della pace del tuo sepolcro] La resurre-zione non sarà possibile, perché i funzionari han posto i sigilli sulla pietra] Tutto è dunque veramente finito, e umanamente è un affare archiviato.

Gesù, sei rimasto soltanto tre gior-ni nel sepolcro, e questi tre giorni sono per noi una suprema speranza. Sempre di speranza bisogna parlare di fronte alla morte e al fallimento. Noi percorreremo la stessa tua stra-da, e come te conosceremo la rot-tura violenta dell'unità del nostro essere dopo la morte. Con amore ti seguiremo. Ma non è questo che ci tormenta. Qualche volta la cosa è più dura. Il tuo corpo mistico co-nosce talora, dopo i terrori della morte, il silenzio del sepolcro, e spesso non mancano neppure i si-gilli degli uomini trionfanti. Donaci, Gesù, una fedeltà a tutta prova alla tua Chiesa e una fiducia invincibile in essa, con la certezza del defini-tivo trionfo nel mondo della vera vita. In ciò crediamo con tutta la nostra anima. Pater, Ave, Gloria.

Santa Madre, deh voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore